Un pregio va riconosciuto a Mario Monti, quello di aver reso evidente che in Italia si può fare benissimo a meno del Parlamento e dei partiti i quali, essendo senza idee e senza forza, simulacri di una democrazia troppo simile ad una eterocrazia (potere delle puttane di stato) approvano qualsiasi cosa passi sotto il loro naso, purché vi sia un tornaconto. Il loro. Questo stato di inverecondia viene chiamato senso di responsabilità nazionale. Responsabilità è, dunque, la parolina magica dell’era tecnica per mezzo della quale raggiro, imbroglio, passività istituzionale e svendita di apparati e gioielli pubblici, con il consenso di Colli e di Monti, diventano merce da scambiare nel suk della politica ridotta a commercio di cadreghe e di ruoli. Questi qui pensano davvero che con l’attuale Premier abbiano finalmente in mano la pietra filosofale grazie alla quale potrà riconvertirsi in patrimonio individuale e identitario lo sterco accumulato negli anni, ma si accorgeranno molto presto, andando a finire nello scarico degli indici di credibilità popolare, che sul mercato elettorale non contano le loro soggettive deiezioni, e nemmeno le escrezioni sondaggistiche, ma esclusivamente la reale qualità del prodotto. Puoi acconciare come vuoi il concio su un piatto d’argento ma sempre tale resta. Nelle teste di costoro Monti, con la puzza universitaria sotto il naso, ha il compito di stringere la cinghia a noi e tirare la catena per loro, al fine di evitare i cumuli visibili e placare l’ondata anticasta, dopodiché torneranno le orde partitico-patriottiche del letame ad ammassarne ancora per un’ ulteriore generazione di “eletti” stercorari. Però, luccicante o meno che appaia tale schifezza, grazie alle pennellate indoranti dell’accademia assurta ai ranghi di Governo, difficilmente troverà, dopo tanti anni di mancato spurgo, compratori entusiasti della farcitura. La gente è sottovento e non tollera più la maleducazione di chi utilizza il Gabinetto come un cesso. I sondaggi sembrano avvalorare questa ipotesi. Il Pdl pare abbia già perso per strada 1,2 milioni di voti mentre il Pd, seppur in scalata, litiga su tutto ma pretende di rioccupare il Gabinetto. Insomma ,una cagata pazzesca, come direbbe Fantozzi. Risultato: le cloache istituzionali resteranno intasate e l’olezzo li precederà ovunque si recheranno a sostenere la loro infima causa, rivelando che sono gli stessi puzzoni di ieri, almeno da un ventennio a questa parte. Ferrara ha definito i partiti biada per cavalli morti ma è stato fin troppo buono, sono strutture in decomposizione infestate dai vermi. Non ci sono ormai altre vie di ripulitura per lo Stato, se non quella della disinfestazione generale. Vanno accompagnati in discarica, con tanto di pubblica smerdatura. Il Paese, ridotto ad una latrina, per loro è ormai definitivamente closet.




Concordo anche sulle virgole.
grazie
L’aspetto che ritengo più confortante di questo post è che, finalmente, su queste “pagine” sembra si riesca a scorgere la fase attuale con sguardo più oggettivo e, soprattutto, strategico, il che vuol dire prendere in considerazione gli effetti che la novità del Governo Monti può determinare su taluni determinati assetti politico-sociali del nostro paese, tra cui, appunto, sulle attuali forze politiche, “sub specie” di un loro eventuale sgretolamento. Effetti, dunque, a mio avviso in sé e per sé tendenzialmente positivi, anche se – è bene precisarlo onde evitare il rischio d’attirarsi i fulmini di qualche vestale del sacro fuoco dell’antimontismo religioso (di cui darò in fine al commento la definizione) – occorrerà valutarli nuovamente nella loro combinazione con le ulteriori dinamiche, quasi tutte sembra di segno negativo, innescate sempre dal Governo Monti, e ciò allo scopo di osservarne la risultante finale (relativamente finale). Sotto questo angolo visuale, peraltro, credo sarebbe utile tracciare un ipotetico scenario concernente gli effetti dell’azione, attuale e futura, del Governo Monti anche sugli apparati sindacali (ed in ispecie sulla CGIL) e sul loro rapporto con le forze politiche (ed in ispecie con il PD), così come sulle stratificazioni sociali sottese a detto rapporto.
Sempre, naturalmente, prestando massima attenzione a non commettere intelligenza col nemico, perché, ad es., rilevo che già questo post, con quell’incipit, pare prendere una brutta piega. Mentre si dovrebbe sapere che, secondo ciò che ricavo da quanto ha accennato un commentatore con l’elmetto il quale evidentemente pensa che i destini dell’italica nazione dipendano da ciò che si scrive su questo blog, in tempi di guerra non si hanno da svolgere pubbliche disamine quando quest’ultime presentano l’inconveniente di includere valutazioni positive su determinate azioni compiute dal nemico. Anche quando tali valutazioni possono servire a destreggiarsi meglio e con più inventiva in questo momento politico, e quindi a disporre di una modalità di “condotta” aggiuntiva, rispetto a quella che prevede sempre e soltanto, quale unica forma di risposta (anzi, reazione), l’impeto del toro che carica quando avvista il rosso. Ciò osservato, sciolgo la riserva assunta prima: con “antimontismo religioso” definisco quel modello argomentativo secondo cui condizione necessaria e sufficiente per lo svolgimento di un’analisi – quale che sia lo specifico argomento da essa trattato – dell’attuale fase politica italiana, è l’assiomatizzazione del carattere servile del Governo Monti rispetto agli USA, e la ripetizione di questo assioma per un numero x di volte ogni numero y di righe del testo ed unità discorsiva in cui tale modello argomentativo è all’opera. Il corollario di tale definizione è che, una volta soddisfatta la suddetta condizione, l’analisi può e deve ritenersi esaurita ed esauriente, articolata ed intelligente, con divieto assoluto, quindi, di esaminare talune azioni del Governo Monti avvalendosi di parametri valutativi che per avventura fuoriescano dalla citata assiomatizzazione e da ciò che essa implica.
Emilio
si i vecchi ” partiti ” si illudono di poter sopravvivere al governo extraparlamentare monti esattamente come si illusero di poter sopravvivere al governo extraparlamentare di mussolini. Ma il dato politico e che essi saranno fatti fuori proprio perche’ non servono piu a chi li ha usati come un calesse. E analoga fine faranno, meritatamente, anche i sindacati.
Ma questo e’ un guaio perche’ la scomparsa delle vecchie pur corruttissime organizzazioni di massa lascera’ il ” poppolo” completamente alla merce’ dei nuovi ” padroni”.
‘
Non ci facciamo illusioni, purtroppo i ” padroni” hanno avuto la loro piena “rivincita” con l’ arma della corruzione morale ed ideologica e dalle carcasse putrescenti delle vecchie idee e organizzazioni di massa non ne nasceranno di nuove e vincenti , quantomeno , temo ,nei tempi della nostra di vita
Ma come GP?
Ma cosa mi combini? Parli ancora pane al pane e vino al vino di tutte le cose con cui, come si dice giù, ci mangiano e ci ricacano?
Ma non lo vuoi proprio capire che dobbiamo “dissociarci per riconciliarsi”?
Cazzolina!Accipicchia!Perdincibacco!.. senza un po’ di neolingua come faremo? ..e pure Giancarlo, no non va proprio per nulla bene, senza neopunteggiatura dove crede di andare?
ps ogni riferimento all’ultimo “manifesto” che ho letto con orrore promosso da G.Z. con tutte le firme autorevolissime della pseudo- o fanta-societa civile, non è puramente casuale.
da Emilio Ricciardi: “si dovrebbe sapere che, secondo ciò che ricavo da quanto ha accennato un commentatore con l’elmetto il quale evidentemente pensa che i destini dell’italica nazione dipendano da ciò che si scrive su questo blog, in tempi di guerra non si hanno da svolgere pubbliche disamine quando quest’ultime presentano l’inconveniente di includere valutazioni positive su determinate azioni compiute dal nemico.”.
Non m’importa minimamente che le (mie) opinioni non abbiano alcuna influenza sulle sorti dell’Italia ma penso e agisco come se potessero averle!
Effettivamente io mi sento in guerra con questo governo infame (e continuerò a definirlo tale anche dopo ogni riga che scrivo), perciò non mi preoccupa affatto né mi dispiace neppure l’ironica definizione di “commentatore con l’elmetto”. Spero di meritarla perché la preferisco al fatto di voler essere tanto “obiettivi” e “puri” e “critici responsabili” che, quando “piove”, non si ha paura di dirlo assieme a Monti. Ma a parte questa mia impostazione di “principio” (per cui arriverei senza problemi al punto di dire che c’è il sole se quello dicesse che piove) sulla quale ciascuno è padrone di dissentire, ritengo errate e infondate proprio nel merito le argomentazioni portate dai commentatori senza elmetto.
Si parla di “risparmio” di somme enormi, “di inutilità” di quelle spese basando tutte queste affermazioni solo su ipotesi o sulla vulgata corrente che tali si sarebbero dimostrate in passato spese analoghe! Ammesso pure che tale risparmio ci sia, dove andranno a finire le “enormi somme risparmiate”? Non ipotesi, ma fatti obiettivi ben attuali (le varie guerre nelle quali siamo impegnati e saremo impegnati) fanno più che ragionevolmente temere che quei risparmi prenderanno ben altre strade da quelle auspicate. E se così andranno le cose, chi oggi è soddisfatto della decisione sulle non-olimpiadi, avrà semplicemente permesso a quell’infame ipocrita e servo di disporre di quelle somme per altre guerre e non certamente per scuole ed altro. Solo un ingenuo può sperare che quei risparmi serviranno per costruire case o scuole e via dicendo! Questo è il governo più infame della storia d’italia e anche le sue mosse apparentemente sagge nella migliore delle ipotesi sono nient’altro che truffa!
caro ro, a volte mi comporto come un’educanda…
non arriverei a dire che c’è il Sole se Monti dice che piove e magari proprio piove. Si dà il caso che però, perfino nel deterministico moto degli astri, i fatti non corrispondono a ciò che si vede. Basti pensare al moto del Sole intorno alla Terra, pensato così per migliaia e migliaia d’anni, salvo minime e irrilevanti eccezioni. Come dice Marx, non ci sarebbe scienza se ciò che appare fosse esattamente ciò che è. Nel campo sociale appare più nettamente la leniniana “presa di partito” che è scelta di campo nel conflitto; senza asettiche oggettività, che nascondono un’altra scelta di campo. Per il resto, non insisto più perché l’incomprensione e il menar il can per l’aia dei “senza elmetto” mai come in questa occasione mi sono apparse manifeste. E nessuno pensi che non ne tenga conto anche in sede di collaborazione a questo blog, che nutre ancora, io spero, ambizioni di non eterea “oggettività”. Se avessi anche un solo sospetto che così non è, chiederei una immediata verifica dello stato del blog. Ricordo bene nel 1956, dopo la crisi d’Ungheria, il movimento dei “sciolti dal giuramento”. Con questa scusa se ne andarono con tranquilla coscienza con gli Usa e contro l’Urss. E solo i più ingenui cambiarono campo immediatamente; i furbi si macerarono nel tormento e i dubbi, dicendo che bisogna inseguire l’oggettiva verità. Poi finirono come gli altri, però a ondate successive. Il sottoscritto non fece nulla di tutto questo; e tuttavia, anche se ho il sospetto che in questo blog nessuno ne sappia nulla, ho cominciato fin dagli anni ’60 a criticare il “socialismo” sovietico, poi nei ’70 (al seguito di Bettelheim) produssi analisi teoriche sul “fallimento” socialistico e infine sono arrivato a criticare le previsioni marxiane in merito alla dinamica capitalistica portatrice (nel suo stesso seno) delle nuove forme sociali. Il tutto senza “serena oggettività” e senza rinnegare d’un solo grammo le mie scelte d’origine nel contesto degli anni ’50 (ivi compresa la posizione d’appoggio all’Urss nella repressione d’Ungheria). Ma per capirlo, forse almeno un solido copricapo è necessario.
glg
Quando si giunge al punto di affermare che per principio si asserirebbe il contrario di ciò che si vede così com’è al di là di ogni dubbio sol perché questo quid indubitabile lo vede e nomina anche un individuo che risponde al nome di Monti, allora reputo si sia al cospetto di uno dei primi prodotti di ciò che ho definito l’antimontismo religioso. Che, evidentemente, inizia a fare proseliti. Sicché, ne saranno probabilmente soddisfatti coloro che predicano questa nuova fede cieca, condita dalla ripetizione ossessiva del medesimo, ossia da strepiti senza costrutto, fervore ed aneliti del cuore, e ciò a tutto detrimento di razionalità e tentativo di adottare oggettività d’analisi. Vale a dire a detrimento di quei criteri metodologici su cui questo blog ha sempre insistito in ogni momento sin dalla sua costituzione, e fino a circa cento giorni orsono, per l’esattezza. Potrei produrre, al riguardo, forse centinaia di commenti di chi, sul blog, scherniva costantemente – ed a ragione, ritengo – tutti coloro che ponevano “er core” (perché ogni volta costui usa questo dialettismo romanesco) avanti alla razionalità. Ora, invece, si ritiene, evidentemente, che la razionalità consista nell’avallo di quelle che ritengo le incontinenze di qualche fanatico esagitato che ritiene si sia in guerra. In guerra. Oggi. In Italia. Curioso, in effetti. Perché questo convincimento di essere in guerra echeggia di fatto una tesi di Preve sull’esistenza di una quarta guerra mondiale, iniziata dalla fine dell’URSS, la quale avrebbe fatto seguito a quella presunta terza guerra mondiale costituita dalla c.d. “guerra fredda”. Ebbene, tale tesi di Preve venne ritenuta una solenne sciocchezza – ed anche in questo caso credo a ragione – da quello stesso spregiatore delle ragioni del cuore cui più sopra ho fatto cenno ed eminente collaboratore del blog, il quale in buona sostanza evidenziò, credo di ben ricordare, che il termine “guerra” va usato con molta precisione e senza smodatezza, perché esso designa tutt’altra cosa, ossia sistematica e pianificata distruzione fisica degli essenti, che non quanto indicato da Preve. Adesso, invece, il copione è cambiato e l’è tutto da rifare: dunque, all’armi, ognun con l’elmetto e si richiamino i riservisti. La nuova parola d’ordine è che in Italia c’è la guerra. Ed un minimo di significato proprio delle parole svanisca pure. Tanto l’oggettività, anzi il tentativo di ricercarla, secondo alcuni non va bene; perché è fredda ed asettica; e nasconde, in realtà, un incipiente tradimento. A proposito, poteva mai mancare la rituale evocazione del tradimento? No, non poteva. Ad ogni modo, sottolineo che, questi da me appena ricordati, sono fatti, documentabili in ogni momento. Per aggirare la scomoda presenza dei quali non credo potranno servire quelle che mi paiono nient’altro che diversioni tematiche volte a far dimenticare ciò che ritengo essere una deriva intellettuale preoccupante. Certo, probabilmente segno dei tempi. Tant’è che non escludo potrebbe rivelarsi esperimento interessante quello di vedere sino a che punto arriverà questa nouvelle vague tutta impeto ed assalto. Chissà, potrebbe contribuire, pro quota, alla riproposizione in Italia di un decennio di contrapposizione intorno ad un individuo, e suoi sodali, così come accaduto, seppure per un ventennio, per Berlusconi: Montiani-antinazionali ed antimontiani-nazionali. Perlomeno la (dolente) farsa si ripeterebbe con maschere diverse.
Emilio
a Emilio
hai cominciato con una diversa interpretazione e collocazione di una decisione del Governo Monti, fermo restando il ruolo del personaggio; sin qui, va bene. Hai ribadito la tua posizione, di fronte agli argomenti di altri tre blogger; questo va ancora, anche se propendo per le argomentazioni altrui (mi pare che Alfredo abbia evidenziati diversielementi). Hai sottolineato i rischi di un approccio dogmatico all’interpretazione e all’analisi della situazione; la sottolineatura, espressa una volta va bene, può essere d’aiuto a chi è costantemente impegnato, in queste condizioni,nel lavoro di analisi. Continuamente ribadita più volte e nei tuoi termini, mi pare che celi un’altra intenzione ed altre finalità. Mi pare più un atteggiamento di un legale che debba comunque difendere una tesi e un assistito, che un approccio analitico e critico costruttivo. Il blog ha comunque dei punti fermi, rimettendo continuamente in discussione i quali, rischia di paralizzarsi
Sam Rayburn presidente della Camera Usa (1957): “A cosa servono una solida economia e un bilancio equilibrato se perdiamo la nostra indipendenza nazionale?” Già, andatelo a dire ai nostri politici closet…
http://www.ilgiornale.it/interni/processo_mills_fallito_agguato_giudiciberlusconi_e_prosciolto_prescrizione/condanna-prescrizione-sentenza-processo_mills-silvio_berlusconi/25-02-2012/articolo-id=574129-page=0-comments=1
sembra un “primo premio” (primo in ordine di tempo, potremmo anche dire “pagamento”)dato al migliore sostenitore attuale del governo.
Caro Emilio (se così posso rivolgermi)
nei miei commenti non “c’azzecca” nè il misticismo religioso antimontiano nè la tesi di Preve che citi (per il quale Preve, comunque, sento di poter nutrire ampia simpatia e stima).
Sei stato tu a parlare di “elmetti” e altro e io mi sono sostanzialmente adattato al tuo linguaggio metaforico.
Tuttavia bisognerebbe anche intendersi sul termine “guerra” e, quindi, se non ci si limita a definire tale solo una situazione in cui piovono bombe e sibilano proiettili, ma anche quella di “guerra di classe” alla quale faceva riferimento Marx ritenendola presente anche in assenza di fatti bellicosi in senso stretto, allora – anche a non voler più accettare le analisi di Marx – il termine non dovrebbe suonare così improprio anche nella situazione attuale che è innegabilmente punteggiata (anche in europa), se non da bombe e raffiche di mitra, almeno da una SIGNIFICATIVA contrapposizione sociale più o meno aspra a seconda di dove si volge lo sguardo.
Comunque, a parte le metafore e i termini, non c’è dubbio che il mio atteggiamento – sebbene immerso nell’odio per questo pseudo-governo e per il suo principale rappresentante … odio motivato da ragioni molto meno “mistiche” o “religiose” di quanto immagini – è molto più razionale e analitico del tuo che ritieni di poter “obiettivamente” scorgere una valenza positiva in quella decisione di monti riguardo alle olimpiadi. Infatti mentre la tua razionalità ti permette di indagare quella decisione esclusivamente dal lato della “presunta” possibilità di “riparmio”, io ho cercato non solo di scorgere le contraddizioni tra questa “presunzione” e altri fatti reali (acquisto di ben dispendiosi aerei usa) ma, soprattutto ho cercato di cogliere il significato di fondo di quella decisione. La quale decisione, a mio giudizio, è ispirata da ben più sicuri (rispetto alle tue “ipotesi”) intenti “bellicosi” (a rimorchio degli Usa) più che da esigenze di risparmio. Perciò credo che abbia pienamente ragione glg quando dice che bisogna vedere non tanto l’albero quanto la foresta … foresta nella quale – aggiungo metaforicamente – si nasconde un omino di pelle scura che indica giornalmente al nostro “sobrio” monti e al suo protettore del quirinale cosa fare e cosa non fare.
In un impeto di “obiettività” potrei anche arrivare a dire che monti non è servo di nessuno e potrei aggiungere, quindi, che fa quello che fa perché è talmente “alieno” e “alienato” rispetto agli interessi italiani, talmente “robotizzato” da aver assorbito e fatto proprio – da perfetto funzionario del capitale – sia il modo di ragionare che di agire dei cosiddetti “mercati”, della Bce e della federal reserve. Il risultato non cambia: l’italia e noi stessi , grazie alla sua “sobrietà” saremo ridotti a tappeto. Se tutto questo ha un fondamento, stare a sottilizzare sui termini, mi sembra davvero riduttivo e sintomo del fatto che in realtà non si sia capito fino in fondo quello che monti rappresenta nè il fatto che in qualsiasi sua decisione (quindi, anche in quella sulle non-olimpiadi) c’è sempre … la coda del diavolo (naturalmente il riferimento al diavolo è solo per acquiescenza a un comune modo di dire e ogni misticismo religioso è puramente casuale).
Ma guarda, Pino, che di regola ognuno tende a difendere la propria tesi (di cui è evidentemente persuaso), tanto più nel corso delle discussioni pubbliche di carattere politico. Anche tu, nell’atto di formulare il tuo commento, difendi tue tesi o comunque opinioni. Ma non si capisce perché il fatto di sostenere una propria posizione, per quanto con tono polemico, ne debba escludere il carattere costruttivo. Ragion per cui mi sfugge in virtù di quale superiore visione a te apparirebbe che io difenda una tesi invece di adottare “un approccio analitico e critico costruttivo”. Il che – inferisco, credo non abusivamente – sta a significare che i miei contraddittori (ossia gli “altri tre blogger”; che poi mi pare siano stati due) tale approccio avrebbero invece assunto. Piuttosto, visto che tu stesso mostri di avere colto la mia intenzione di sottolineare “i rischi di un approccio dogmatico all’interpretazione e all’analisi della situazione”, mi chiedo il motivo per cui hai ritenuto di non intervenire nello svolgimento della discussione proprio su questo punto che reputo cruciale (e che ho buoni motivi per pensare sia considerato importante anche da te), magari in modo un po’ più diffuso ed articolato, invece di limitarti ad un accenno soltanto ora, e nel contesto di un commento con cui, più che prendere posizione nello stretto merito, sembra che tu voglia tracciare un bilancio consuntivo in base al quale distribuire torti (nella cui attribuzione noto che mi fai fare la parte del leone) e ragioni fra le parti in contesa. Analogamente, non vedo motivo di scandalo nel fatto di ribadire più volte, da parte mia, una determinata posizione (anzi, poiché da ciò ricavi che questa mia reiterazione “celi un’altra intenzione ed altre finalità”, ti sarei grato se tu potessi avere la bontà di esplicitarmi quali sarebbero a tuo avviso quest’ultime), tanto più se mi pare non essere l’unico che nel blog indulge in questa prassi. Io poi sono d’accordo in generale sulla considerazione dell’utilità pratica di non mettere “continuamente in discussione” i “punti fermi” del blog, pena la sua paralisi. Ma il fatto è che bisognerebbe decidere prima di quali punti si stia parlando, dopodiché, fatto questo, se tali punti siano davvero così fermi come dici o non abbiano invece subito, magari sotto la spinta dei profondi cambiamenti politici che stiamo vivendo, una mutazione non pienamente consapevole e tematizzata e forse anche perniciosa.
Con inalterata stima.
Emilio
Non sono un esegeta di Marx, ma mi pare che egli nei suoi testi abbia sempre impiegato non già l’espressione “guerra di classe” ma semmai la locuzione “lotta di classe”, il che è, evidentemente, diverso. E se pure avesse adoperato (ma, ripeto, non mi consta) la prima, nella teoria marxiana il concetto fondamentale, o meglio uno di essi, resta quello, appunto, di “lotta di classe”. E si consideri come Marx fosse assai scrupoloso ed attento all’esigenza di fare un uso corretto e rigoroso della lingua (il che poi non esclude, anzi, l’uso del linguaggio figurato; che, difatti, quando in Marx ricorre è potente e preciso, ma in quanto sempre volto ad elucidare i concetti, mai a farne a meno, sostituendo loro l’abbaglio effimero di un’immagine il cui unico merito sia l’effetto parossistico che induce nel lettore). Comunque, trattasi di esigenza che, naturalmente, condivido, al punto che critico, e criticherò sempre, le smargiassate massimaliste ed abusivamente apocalittiche in cui troppo spesso s’indulge nella discussione politica, tanto più quando essa si svolge sul web. In effetti, il blog, in questo, ha sempre inteso distinguersi, tentando di proporre non soltanto un’analisi aliena dall’eccitare facili emozioni, ma anche una terminologia corrispondente, ossia sorvegliata. Consapevole, ritenevo, del rischio che, a lungo andare, cedendo sulle parole si finisca per cedere sulle cose; e della circostanza che, a determinate tipologie d’analisi e di stile di scrittura, corrispondono diverse tipologie e qualità di lettori e commentatori.
Ad ogni modo, basta leggere i miei interventi (post e commenti) sull’argomento per constatare come abbia motivato il mio giudizio positivo sulla decisione di Monti, anzitutto, non già con il supposto “risparmio” che ciò comporterebbe, ma con la verosimile inutilità della gran parte delle opere che si sarebbero dovute realizzare, e segnatamente con quelle che più direttamente sarebbero servite allo svolgimento dei giochi olimpici. Tant’è che ho poi affermato che quelle opere che invece servissero alla città di Roma, indipendentemente dalle Olimpiadi, si dovrebbero realizzare con eguali impegno e celerità, ma senza quel clima da stato d’emergenza che accompagna la costruzione delle infrastrutture quando essa avviene in occasione di manifestazioni del genere; e che agevola nella distrazione del denaro a favore delle solite consorterie politico-affaristiche-finanziarie (nel caso, romane, quali quelle composte, per fare dei nomi, dai vari Letta, Caltagirone, Pescante, Petrucci, Toti, Malagò, Veltroni, Zingaretti; in occasione di Torino 2006, invece, una parte rilevante la ebbe la Fiat nonché varie società collegate, tra cui la Sestrieres S.p.A., senza dimenticare l’allora SanPaolo IMI S.p.A. e la Telecom).
E quand’anche si volesse pervicacemente insistere nella fallace tesi del “risparmio”, ribadisco non essere concepibile, e tecnicamente ed in base a considerazioni inerenti la linea strategico-politica sottesa alle scelte di bilancio, stabilire, a mio parere, alcuna corrispondenza diretta tra presunto risparmio di spesa per il no alle Olimpiadi e costi da sostenere per l’acquisto degli F-35. Pertanto, continuo a pensare che la foresta che gli avversari della decisione dell’esecutivo sono così persuasi di avere scoperto dietro ed al di là della decisione stessa, a differenza del supposto solo albero che invece riduttivamente vedrebbero i favorevoli ad essa, in realtà non trattasi di scoperta, e dunque dell’esito di una ricerca effettiva o comunque di una disamina dotata di sufficiente razionalità, bensì del portato di un assunto aprioristicamente posto, secondo uno schema di ragionamento che più volte ho illustrato e contestato.
Altro motivo, poi, consisteva proprio nel possibile indebolimento delle sunnominate consorterie capitoline, determinato dall’indisponibilità di quei mezzi finanziari su cui, sino a qualche settimana addietro, suppongo confidassero con certezza, stante quello che ritenevano fosse il debito di riconoscenza di Monti e del suo Governo nei loro confronti (si tenga presente, difatti, l’indiscutibile ruolo rilevante svolto dal capofila e portavoce di dette consorterie, ossia Letta, nel determinare il cambio di Governo).
Detto questo, ho colto, poi, l’occasione della discussione in atto per sollevare una questione più generale ed al contempo di fondo cui tengo molto, attenendo a quello che è parso un per me tanto inatteso quanto nocivo mutamento dell’originaria metodologia d’analisi, il quale ha prodotto ciò che ho compendiato nella definizione di “antimontismo religioso”, già precedentemente fornita. Laddove proprio il tenore di tale definizione dovrebbe far balzare immediatamente agli occhi di chiunque come il “misticismo” nulla, ma proprio nulla, c’entri.
Emilio
La nostra “democrazia” e stato di diritto erano già prima più formali che sostanziali. Così come la sovranità nazionale. Ora ciò è diventato solo un poco più evidente probabilmente perchè non più nemmeno necessaria la facciata. Tragicamente alla gran parte delle persone ciò non importava e non importa assolutamente nulla. Senza tralasciare l’assoluta capacità di manipolazione delle corazzate mediatiche unificate che sono in grado di far apparire e scomparire e manipolare ogni cosa. Dubito che ci possa essere anche il minimo miglioramento senza la consapevolezza della maggioranza dei cittadini di cui non si vede traccia.
“Dubito che ci possa essere anche il minimo miglioramento senza la consapevolezza della maggioranza dei cittadini di cui non si vede traccia.”
purtroppo, ma “la vita e’ severa maestra” e l’ evidenza che la gggente ancora non vuol vedere con la propria testa esperimentera’ poi sulla propria pelle …sfortunatamente temo troppo tardi
> Ws: purtroppo non è detto che le dure condizioni di vita e il progressivo deterioramento dell’esistenza portino poi alla consapevolezza e alla volontà di riscatto. Come per esempio accade già in in centroamerica e sudamerica ci si può abbrutire e rimbambire all’infinito in mille modi perpetuando la schiavitù. E di certo l’Italia già ora è ben più simile al Messico che ad altri Paesi dell’Europa occidentale…
Temo che Emilio continui quantomeno a confondere le sue “speranze” con i reali intendimenti di questo infame pseudo-governo che non sono affatto quelle di “risparmiare” o – per dirla con Emilio che sottolinea di non aver parlato di “risparmi” – non sono affatto quelle di non fare “spese inutili” nè quelle di “indebolire le consorterie” le quali ultime, guarda caso, continuano convintamente ad appoggiarlo nonostante la loro presunta “delusione” che le sue “analisi” pretendono di attribure a quelle consorterie. Fare “sconti” a monti su questa questione delle non-Olimpiadi significa, a mio parere, non riuscire a vedere che, dietro quella decisione c’è soprattutto, se non esclusivamente, la totale soggezione ai progetti bellicosi di medio e lungo termine del padrone Usa e i presunti “risparmi” (“non fare spese” non significa forse “risparmiare” specie se quelle spese sono “inutili”? perché, dunque, Emilio si lamenta di avergli attribuito parole che non avrebbe detto?) sono solo un pannicello ipocritamente steso per coprire la vera natura di quella decisione in merito alle Olimpiadi !
Non vedere nessun legame tra “decisione di acquistare aerei usa” e la rinuncia alle Olimpiadi secondo il mio modo di vedere significa non riuscire ad avere una visione d’insieme frammentando la realtà in tanti “fotogrammi” separati l’uno dall’altro .
Per quanto riguarda Marx, neppure io sono sicuro che abbia usato il termine “guerra di classe” ma sono sicuro che Marx non concepisse affatto la “lotta di classe” come una specie di gara sportiva e, quindi, mi sembra davvero “inconsistente” la precisazione che Marx parlasse di “lotta di classe” e non di “guerra di classe”. Ma, a parte Marx, è ovvio che ho parlato di “sentirmi in guerra” con questo governo per evidenziare la mia contrapposizione più netta e totale possibile a questo governo nei cui provvedimenti (compreso quello sulle Olimpiadi), a differenza di Emilio o di altri, non vedo assolutamente niente di positivo. Non vedo in questo nessun “antimontismo religioso” o, come ho scritto per meglio colorire la sua espressione, non vedo nessun “misticismo religioso antimontiano”. Vedo solo la consapevolezza del grave punto di svolta che rappresenta questo infame-governo nel corso degli eventi italici: un governo che senza titubanze persegue lo scopo principale di sottometterci totalmente ai padroni e padroncini della scena politica mondiale ed europea. E se questo è vero, mi sembra davvero fuori luogo stare a sottilizzare sui termini “guerra” anziché “lotta”
o “religioso antimontismo” anziché “misticismo”!
E con questo credo che abbiamo ampiamente chiarito anche ai lettori le reciproche posizioni.
nel mio precedente commento ho fatto una piccola inversione di termini che preferisco correggere prima che lo facciano altri. Perciò nel penultimo periodo si legga:”E se questo è vero, mi sembra davvero fuori luogo stare a sottilizzare sui termini “lotta” anziché “guerra”
o “religioso antimontismo” anziché “misticismo”
pugacev disse
“purtroppo non è detto che le dure condizioni di vita e il progressivo deterioramento dell’esistenza portino poi alla consapevolezza e alla volontà di riscatto.”
certo , ma non dobbiamo essere deterministi , la storia ci offre grandi esempio di efficace resistenza e riscatto ad un potere dominante superiore ,e il discriminante e’ la “cultura”, fattore da non intendere come libresco ma come un proprio complesso di valori e convinzioni. Chi mantiene una propria cultura trovera’prima o poi in questa una volonta’ di ribellione e riscatto.
Il grande disastro dei poppoli “occidentali” e che essi non hanno piu’ una cultura ma sono completamente immersi e acquiescenti a quella dei “padroni”.
Guardiamo ai nostri giovani ( in media ovviamente ..) per capire l’ entita’ del disastro..
pregherei tutti di terminare il “dotto” dibattito sulle Olimpiadi. Quando mia nipote mi ha chiarito che quest’anno non ci sono i mondiali di calcio bensì “solo” gli europei, ho comunque tirato un (mezzo) sospiro di sollievo; pensate quanto me ne sbatto di gare sportive. Per il resto, ognuno resta sulle sue posizioni. E’ ovvio che io sono più vicino ad AM e gm. Spero che il blog deciderà la sua posizione definitiva sulla “religione antimontiana” al più presto possibile. Il fatto che Marx – almeno stando alle traduzioni – impiegasse “lotta di classe” (ma ha comunque parlato a volte, assai più raramente, di guerra) non dice nulla sulla teoria di Marx, sulla sua funzione nella battaglia scientifica e ideologica su cui apparirà domani un mio breve e sintetico scritto. Purtroppo so in anticipo che i 5-6 punti cruciali, teorici come storici, che vi adombro saranno ignorati (e non per stupidità di nessuno). Ormai necessitano dei seminari in cui i vari punti vengano delucidati in tutta la loro ampiezza e pregnanza. Adesso pensiamo anche ad altro.
1,2 milioni di elettori persi dal Pdl credo che dovrebbero far riflettere un pò di più prima di parlare di “ggente completamente acquiescente ai valori padronali”. Quanto al Pd credo che i sondaggi che lo danno in crescita siano di parte e saranno presto smentiti. una qualche batosta o, comunque, delusione anche per il Pd non sarebbe il segnale della “rivoluzione” ma almeno dimostrerebbe che gli Italiani non sono tanto stupidi come spesso li si vorrebbe rappresentare.
Probabilmente anche quelli che oggi scendono in piazza in grecia o in spagna, fino a poco tempo fa erano impregnati di “cultura padronale” eppure questo non gli ha impedito di buttare all’aria quella cultura o, almeno, di non accettarla più anche se forse non sanno ancora bene con quale sostituirla. In Italia, per varie ragioni (compreso un certo maggior controllo che sindacati infami hanno sulla gente), probabilmente ci vorrà un pò più di tempo ma – appunto – è solo questione di tempo e poi si vedrà meglio se davvero , per parafrasare quel tizio che siede nel palazzo, “gli italiani non sono come i greci”
Trovo condivisibile l’invito a cessare il dibattito sulla decisione governativa in merito alle Olimpiadi 2020, e tuttavia mi si vorrà concedere cortesemente un’ultima serie di considerazioni, che tenterò di svolgere nel modo più schematico possibile.
In primo luogo, non ho mai attribuito al Governo l’intenzione d’indebolire le consorterie romane, ma ho sempre parlato di possibili effetti di certe azioni dell’esecutivo che probabilmente vanno al di là delle stesse intenzioni dello stesso. Io, a differenza di altri, ritengo che nelle disamine politiche vadano presi in considerazione gli effetti ed i risultati delle azioni, non tanto le intenzioni degli “attori”.
Secondo, torno a ripetere che il non sobbarcarsi spese inutili non equivale senz’altro a risparmiare, nel momento in cui ho più volte sottolineato che il denaro non impiegato in tali spese (ed anche un ammontare maggiore, se del caso) ben potrebbe essere investito in opere infrastrutturali realmente necessarie alla città di Roma, indipendentemente dalle Olimpiadi. Il che è, appunto, esattamente il contrario della nozione di risparmio.
Terzo ed ultimo punto, ribadisco che, a mio avviso, un’eventuale decisione governativa di accettazione della candidatura di Roma, non avrebbe minimamente inciso sulla decisione – strategica e di fondo – di acquistare gli aerei F-15. Il che significa, se la logica ha ancora diritto di cittadinanza nelle disamine politiche, che i due temi, ossia si/no alle Olimpiadi e si/no all’acquisto degli F-15, risultano separati ed indipendenti l’uno dall’altro (o, se si vuole, legati da un rapporto d’indifferenza). E questo non vuol dire operare una frammentazione della “realtà in tanti ‘fotogrammi’”, bensì distinguere e sceverare, prima, ed istituire relazioni, poi. Il contrario, invece, vuol dire mettere tutti gli accadimenti sullo stesso piano e farne un tutto indistinto ed informe, pretendendo poi di aver fatto analisi, mentre si è colta solo l’occasione per compitare la solita formoletta esorcistica (“Monti è l’affamatore del popolo e servo degli USA”), che ha il vantaggio, per chi la usa, di dispensare dalle fatiche dell’osservazione e della ponderazione. Ed infatti, il perseverare nell’asserto secondo cui “dietro quella decisione c’è soprattutto, se non esclusivamente, la totale soggezione ai progetti bellicosi di medio e lungo termine del padrone Usa”, fa assumere, per me, a quell’asserto i connotati dell’articolo di fede: credo quia absurdum.
Infine, un’osservazione che esula direttamente dal tema delle Olimpiadi, che comprendo possa essere venuto a noia. In particolare, insisto nel reputare che la lingua, soprattutto in sede di discussione e disamina politiche, andrebbe usata in modo sorvegliato e preciso, senza farla diventare espressione immediata e diretta dei propri non ponderati fervori. E tutte le proverbiali arrampicate sugli specchi non potranno cancellare il fatto che, in italiano, la parola “guerra”, tanto più se adoperata con riferimento alle questioni politiche e sociali, ha un significato, mentre la parola “lotta” ne ha un altro. Così come affermare che “si è in guerra”, e poi tuttavia considerare di fatto questa affermazione equivalente a dire che “ci si sente in guerra”, vuol dire ritenere identiche le categorie, rispettivamente, dell’essere e del mentale, del vissuto. Il che mi pare dimostri il modo, a mio avviso sciatto, con cui taluno usa la lingua. D’altra parte, non voglio certo sottovalutare come l’uso esagerato e retorico della lingua nell’espressione delle opinioni politiche possa servire quale valvola di sfogo. L’importante, credo, è che chi, commentando su questo blog, sembra avere eletto come proprio registro “stilistico” principe, nel parlare dell’attuale momento politico italiano, l’accesso furioso ed apocalittico, sia consapevole che, in tal modo, fa un uso della lingua a mio parere solo consolatorio, senza nulla dare sul piano conoscitivo. Per quanto non mi consta fosse e sia tutt’ora questo lo scopo per cui è nato il blog.
Prima di concludere, desidero operare una puntualizzazione cui non mi posso sottrarre. In altro mio commento ho affermato che “nella teoria marxiana il concetto fondamentale, o meglio uno di essi, resta quello, appunto, di ‘lotta di classe’”. Nel commento nel quale si è avanzato l’invito ad ultimare la discussione sulle Olimpiadi, invece, si sostiene sul punto che “Il fatto che Marx – almeno stando alle traduzioni – impiegasse ‘lotta di classe’ (ma ha comunque parlato a volte, assai più raramente, di guerra) non dice nulla sulla teoria di Marx”.
Ora. a mio avviso, invece, il concetto di lotta di classe non dirà tutto, ed infatti ho precisato essere uno, non l’unico, dei concetti fondamentali della teoria di Marz, ma ne rinvia ad un aspetto, appunto, fondamentale, che è quello della previsione marxiana (rivelatasi errata) della transizione dal modo di produzione capitalistico verso uno socialista e, poi, comunista.
Al riguardo, lascio la parola a chi su Marx sa più di me, ma che sul punto sembra darmi ragione:
“Poi subentra un’epoca, quella della centralizzazione dei capitali, in cui – come già chiarito più volte – la proprietà si stacca dalle capacità direttive, che vanno a riunirsi all’insieme delle attività prestate nelle diverse unità produttive.
La proprietà esercita solo un controllo formale sui mezzi produttivi mediante l’utilizzazione dello Stato in quanto apparato detentore del potere coercitivo. Il controllo reale spetta ormai al corpo lavorativo nel suo complesso. I lavoratori avrebbero dunque preso coscienza di dover abbattere quel dato Stato perché il controllo reale staccato da quello formale avrebbe creato – sempre nella convinzione di Marx – un intralcio allo sviluppo delle forze produttive, facendo ristagnare la società e impedendole ogni ulteriore sviluppo. La saldatura che si sarebbe così compiuta tra controllo reale e formale avrebbe rappresentato appunto la forma decisiva della cooperazione nel prestare attività lavorativa” (Gianfranco La Grassa, Se Marx è economicista…, pag. 6).
Laddove a me pare nitido come la frase “I lavoratori avrebbero dunque preso coscienza di dover abbattere quel dato Stato [...]“, si riferisca al processo di presa di coscienza dei lavoratori quale aspetto essenziale del più ampio processo della lotta di classe.
Ancor più chiara, in argomento, la seguente proposizione, formulata nel contesto di un confronto fra l’URSS degli anni ’50 e la “più sperimentata struttura competitiva capitalistica”, caratterizzata, tra l’altro, da “notevole mobilità sociale” e dai “cosiddetti ceti medi in forte crescita”, i quali:
“hanno assunto in ogni società industriale sia un’espansione proporzionalmente maggiore di altri strati sociali, sia una forza egemonica e di collante sociale, che non erano nelle previsioni di Marx, basate sul modello dicotomico della ‘lotta di classe’: capitalisti ormai rentier contro operai divenuti corpo lavorativo collettivo, controllore reale dell’insieme dei mezzi produttivi” (Id, op. cit., pag. 7).
Dunque, secondo l’autore citato, con il quale concordo, le previsioni teoriche di Marx erano fondate “sul modello dicotomico della ‘lotta di classe’”.
Emilio
avevo chiesto gentilmente la fine di una polemica diversiva oltre che offensiva (ad esempio verso AM, che si è astenuto molto educatamente dal ripagare con la stessa moneta). Adesso, dopo sciocche (ma rivelatrici) accuse di religiosità antimontiana, vedo utilizzato un mio testo, che so essere di qualche valore scientifico, come si farebbe in Pretura per discussioni condominiali. Me ne dispiace molto perché speravo nella simpatia di una persona. Ma questa mi sembra la famosa “goccia, ecc.” Sarebbe bene che i redattori del blog ne prendessero atto. Comunque, per quanto mi riguarda, ho altro di meglio da fare che leggere frasi supponenti, grevi di sarcasmo di grana grossa, scritte in linguaggio ottocentesco. Ho due libri in preparazione (e uno l’editore lo aspetta per aprile); al limite mi dedico a quelli.
La falsa coscienza necessaria agli agenti storici è tale proprio perché muove da un conseguimento eccedente l’intenzionalità soggettiva. Senza un qualche “scarto” dialettico tra ciò che la soggettività consegue e ciò che l’oggettività “materialmente è” non capiremmo niente di niente. In questo senso, forse, il fattore soggettivo è fondamentale È fondamentale, cioè, nella misura in cui la falsa coscienza si incontra con la realtà in modi sempre diversi, portando ad ulteriori impensabili sviluppi. Vorrei dire che senza l’ideologia non succederebbe niente, per quello essa ha una potenza immane. Ovviamente, poi, l’ideologia è anche nostra, ma se così non fosse, ripeto, non capiremmo davvero nulla del flusso. Non potremmo nemmeno parlare di flusso e di campo. Il campo, poi, mi pare sia anche un po’ nostro, dunque tra le due oggettività che Glg presenta trovo la prima più convincente. Forse non siamo propriamente nella corrente del fiume. Ma mentre scrivo mi stanno in effetti venendo molti dubbi… Il nuovo pezzo di Glg ho appena iniziato a leggerlo, dunque poi se ne riparla certamente. Speriamo davvero di persona, perché con il “solipsismo virtuale” incomincio a non farcela più.
Francesco Ravelli
Ps. Il testo di Lukács che GP ha inserito è per caso tolto dall’Ontologia?
Volevo inserire il mio precedente post nello spazio commenti agli «Appunti sulla lotta scientifica e ideologica» di Giellegi e invece mi sono sbagliato e l’ho messo qua. Pardon!
Fr. Rav.
questo commento, Francesco, andava inserito nell’altro articolo. Ciao
glg
E’ vero, scusa. Avevo mandato un messaggio di correzione, ma è ancora in sospeso. Comuque, se devo rispedisco il mio commento al posto giusto.
Fr. Rav.
no, è il testo di una conferenza
A costo di suscitare l’ira di glg o di altri e di essere sbattuto fuori dalla porta almeno un’ultima cosa devo dirla riguardo a Emilio.
Nello scrivere io non ho il suo stile raffinato anche perché non pretendo né di scrivere un testo scentifico nè un commento al “Capitale” e quindi, anche se un pò rozzamente, dico che:
1) la sua affermazione che “un’eventuale decisione governativa di accettazione della candidatura di Roma, non avrebbe minimamente inciso sulla decisione – strategica e di fondo – di acquistare gli aerei F-15″ è solo un suo postulato tutto da dimostrare ma che lui non dimostra affatto.
2) Sta di fatto che la seconda decisione (no alle Olimpiadi) è stata successiva alla prima (acquisto degli aerei usa) e, quindi, invertendo i termini della sua ipotesi, è altrettanto lecito dire: “l’eventuale rinuncia agli aerei Usa avrebbe favorito il “si” alle olimpiadi”… e, al di là di tante chiacchiere, a me questa sembra un’ipotesi nient’affatto campata in aria e molto più valida della sua.
3)definire “formuletta esorcistica” il fatto di dire che monti è “un affamatore del popolo e un servo degli Usa” (formuletta che, comunque, non è stata mai utilizzata da nessuno in questi termini … e pensare che si lamenta che gli vengono attribuite parole e frasi non dette) significa, nonostante tutta la sua raffinata logica, porsi oggettivamente nel campo avverso… e tutto il “male” che poi ritiene di poter dire di monti su altre questioni diventa del tutto irrilevante di fronte a un’ affermazione di questo genere.
End
correggo: leggasi “scientifico” e non “scentifico” come ho scritto per errore.
Tentando di essere succinto, osservo quanto segue.
Più che un postulato, è un’ipotesi illustrata ampiamente nei miei precedenti interventi, tant’è che un lettore forse meno trafelato o solamente meno accecato e congestionato dalla foga, si sarebbe accorto che il richiamo a tale ipotesi è introdotto dal verbo “ribadisco”. E l’ipotesi – ripeto per i superficiali e distratti – è che, poiché la decisione governativa di acquistare gli F-35 è, in quanto decisione strategica e direttamente derivante dall’elevato, sembra, grado di subalternità dell’attuale nostro esecutivo alla politica degli USA, essa è verosimile (ho sempre utilizzato espressioni che evocano valutazioni probabilistiche e/o soggettive, non certezze, come invece altri) che risulti del tutto svincolata dalla decisione in tema d’Olimpiadi 2020. Ecco perché nel caso in discussione appare ragionamento fallace quello basato su un’attribuita rilevanza a ciò che si opina essere la successione cronologica delle decisioni politiche per valutarle ed anzi convertirle automaticamente in termini di rapporto causa-effetto. Difatti, la decisione di prosecuzione del “progetto F-35” è stata resa nota dal Ministro Di Paola quantomeno intorno alla metà del mese di dicembre 2011. In un momento in cui, quindi, non consta minimamente fosse stata assunta ancora alcuna decisione sulle Olimpiadi, la quale, pertanto, poteva ritenersi all’epoca ancora impregiudicata. Ma anche a volere per un istante accettare il criterio – per così dire – della coincidenza senza residui tra successione cronologica degli eventi e nesso di causa-effetto, il mio contraddittore trascura che, nella stessa riunione del Consiglio dei Ministri nella quale si è deliberato il diniego sulle Olimpiadi, e svoltasi il 14 febbraio 2012, si sono anche approvate le linee-guida per la riforma del modello di difesa proposte da Di Paola, nel cui novero rientrava anche la decisione di ridurre del 30% il quantitativo di F-35 da acquistare. Pertanto, se davvero la decisione sulle Olimpiadi, e con essa il presunto relativo risparmio di spesa, fossa stata funzionale ed avesse consentito l’acquisto degli F-35, non si spiegherebbe il motivo per cui, contestualmente a detta decisione, si è invece andati nella direzione contraria, ossia quella della sensibile riduzione dell’entità dei costi per tale acquisto.
Da ultimo, sono e ci tengo ad essere nonché a risultare oggettivamente collocato non già semplicemente “nel campo avverso” a quello di appartenenza di quel commentatore (e di chi è si è dichiarato vicino alle sue posizioni) aduso a salmodiare le formolette esorcistico-demagogiche, poiché stare in un campo avverso ad altro presuppone quantomeno che si abbia un territorio comune in cui tali campi insistono, bensì proprio in un universo – ideologico-politico, culturale ed intellettuale – altro e distinto.
Su altro tema, poiché non vorrei mi si prendesse per un insensibile, mi preme puntualizzare come comprenda perfettamente l’irritazione dello studioso che veda smentite in modo irrefutabile le proprie affermazioni, avanzate in un dato momento su specifici temi teorici, da proposizioni da egli stesso formulate “ex professo” qualche settimana addietro. E quindi comprendo altresì, anche se però non posso giustificare, la bizzosa stravaganza dello stesso quando pretende che tali proposizioni siano adoperate soltanto in sedi che non siano da egli scientificamente omologate, con divieto di loro impiego in luoghi ritenuti prosaici ed indegni di “cotanto senno”.
Emilio
Il Ricciardi di teoria non capisce un accidenti. E’ ovvio che in una fase di transizione, nessuna teoria può acquietarsi e deve prendere atto di continui adattamenti. Tuttavia, solo un ignorante o un prevenuto non afferra gli avanzamenti teorici dal sottoscritto compiuti e come essi si stiano in realtà dimostrando sufficientemente fecondi. Totalmente sarebbe pretendere troppo; nemmeno se fossi un grande pensatore, e non lo pretendo, potrei azzeccare tutto. D’altronde ho ampiamente dimostrato come lo stesso Marx si sia sbagliato nel valutare la dinamica del modo di produzione capitalistico prendendo le mosse da quello inglese, convinto che si sarebbe esteso più o meno così in tutto il mondo. In realtà, il Ricciardi mostra di essere solo un provocatore, un cuculo che è venuto, come altri, a fare il nido in questo blog, per disturbare e guastare il clima. Si è presentato bene, affabile e cordiale, ma ha poi mostrato proprio scrivendo quello che era. Per quanto mi riguarda, non prendo più in considerazione le sue provocazioni ormai patetiche. Con me ha sicuramente finito di “rompere”. Gli altri collaboratori decideranno per conto loro, ma il sottoscritto non lo considera più un interlocutore; solo uno che si è infiltrato per precisi motivi da guastatore. E con questo chiudo ogni e qualsiasi rapporto con lui e con chiunque si presti alle sue mene da leguleio pretestuoso e di una supponenza degna di migliore causa.
Sig. Ricciardi,
lei mi ha rotto alquanto le scatole con i suoi modi offensivi di rivolgersi a chi non condivide le sue opinioni ed è il tipico odioso supponente che si crede un padreterno mentre è solo un poveruomo.
Poiché puntualizza di aver posto un’ipotesi più che un “postulato” le rammento che Postulato= assunto,congettura,ipotesi,presunzione,supposizione.
Non sarò bravo come lei nell’uso della lingia italiana ma, come può notare, tra i vari significati o sinonimi sopra riportati c’è anche quello che lei ci tiene a precisare.
Lei è talmente gonfio di sé stesso (come il suo amico o non nemico monti) per cui solo le sue “ipotesi” sembrano dover essere valide! Ho fatto anch’io un’ipotesi (almeno nel mio commento precedente a questo) e credo che sia più valida della sua.
La riduzione del 30% degli aerei da acquistare significa poco o niente, significa solo che, anche rinunciando alle olimpiadi (cosa sicuramente già nella mente del suo amico al momento di decidere sulla riduzione degli aerei), il suo governo non aveva altri soldi da regalare agli americani.
Secondo me non solo lei non capisce niente di marxismo ma le fa difetto anche la logica e la buona educazione.
Ora la lascio definitivamente alle sue cazzate e mastubazioni mentali mentre io scendo nell’arena con l’elmetto.