NECROLOGIO COMUNISTA

 

Alla fine i 4 senatori ribelli di Rifondazione Comunista vengono ricondotti all’ordine come vuole il principio imperituro del centralismo democratico. Bertinotti aveva avvertito, non si può far cadere il governo sulle divergenze di politica estera. Così i 4 senatori fanno dietrofront, i “dissidenti” voteranno sì alla fiducia che il governo metterà sul rifinanziamento delle missioni di guerra. Si tratta dei senatori Malabarba, Grassi, Gianni e Turigliatto. In realtà, la questione più evidente è la crisi di Rc, un partito che aveva costruito le sue fortune su parole d’ordine poco comunistiche ma totalmente congruenti col politicamente corretto di questi tempi, vedi la nonviolenza e il pacifismo alle quali si affiancavano rivendicazioni sociali ottocentesche (quindi per nulla pericolose), senza nessuna presa di coscienza dei cambiamenti avvenuti a livello di blocchi sociali e di agenti strategici nell’ambito del modo di produzione capitalistico.

Questa carenza analitica ha dato la stura a scelte politiche “modaiole” che si sono espresse in un linguaggio da indiani metropolitani con un vocabolario “pararesistenziale” a poche voci: globalizzazione, neo-liberismo, moltitudini, imperi senza centro, movimento dei movimenti ecc. Data per scontata questa lettura dei fenomeni si sono proposte soluzioni-reazioni antitetico-speculari, accettando implicitamente il linguaggio dominante (e quindi dei dominanti) scendendo pertanto sullo stesso terreno concettuale, per cui si è parlato e si continua a farfugliare di globalizzazione (ma dal basso) contro l’anarchia immorale dei mercati o di neo-keynesismo da domanda, al fine di alleviare il disagio crescente dei lavoratori salariati (soluzioni insulse o vecchie per non modificare l’esistente). Ma non siamo nel periodo del New Deal né, tanto meno, nella fase della ricostruzione dei paesi europei dopo la seconda guerra mondiale. Il ruolo degli Stati non è lo stesso, non c’è più l’URSS e il “bipolarismo freddo” con gli USA che, piacente o meno, garantiva un equilibrio stabile tra aree del mondo rispetto all’attuale fase di squilibratissimo monocentrismo americano. Insomma non ci sono più gli spazi per scavare buche e ricoprirle al fine di stimolare la domanda.

La sinistra non si accorge (o fa finta di non accorgersi) che lo Stato non è mai stato un organo neutrale (per quanto non sia nemmeno la stanza di compensazione degli interessi di una borghesia riottosa) ma è sempre stato il luogo della coercizione e della sintesi delle istanze sistemiche. Lo Stato ha sempre fatto la sua sporca parte al fine di garantire la riproducibilità sistemica complessiva e senza di esso il sistema capitalistico non avrebbe potuto sorreggersi.

Così stanno le cose e sono tragiche per noi comunisti. Invece di parlare di tali tragedie ci crogioliamo con capriole concettuali per giustificare le guerre imperialistiche americane. Non sono capaci nemmeno di tenere fede ai proclami di cui si servono in campagna elettorale che, detto una volta per sempre, non hanno nulla a che vedere col comunismo, anche se contengono giuste istanze di progresso morale e civile (fossero davvero pacifisti fino in fondo!). “La riduzione del danno”(ennesima invocazione mistica dei pacifisti in malafede e in “Malabarba”) serve soltanto per lasciare la bandiera rossa a mezz’asta, in attesa del totale affossamento al prossimo compromesso suicida. Oggi ridurre i danni significa, per chi non vuole buttare il comunismo nel cesso, liberarsi di questa pletora di inetti e sicofanti che si fanno chiamare comunisti.