LE "CORTI" OCCIDENTALI

 

Iniziamo il resoconto odierno dal vergognoso attacco americano alla Somalia che ha incontrato solo i rimbrotti poco convinti dell’UE. Si è parlato impudentemente di pericolosità delle azioni unilaterali americane ma nessuno ha avuto il coraggio di chiamare questo d’atto di guerra con il suo nome. Soprattutto, l’inanità della Comunità Internazionale è tutta nelle sue vacue richieste di apertura del dialogo per pacificare la Somalia. La domanda sorge, allora, spontanea, come si sarebbe detto una volta. Quali dovrebbero essere gli interlocutori di questo dialogo? Forse i signori della guerra che per 15 anni hanno diffuso il terrore e la morte tra la popolazione civile somala? L’attuale Governo provvisorio di transizione che a stento riesce a controllare gli appetiti delle varie fazioni che lo compongono e che ha applaudito al bombardamento del suo territorio da parte di forze straniere? Oppure, ancora, il governo etiopico che “temendo” per i propri confini si è spinto con i propri eserciti nei villaggi controllati dalla Corti Islamiche, per combattere il terrorismo (sic!)?

Naturalmente, neanche a dirlo, gli unici esclusi a priori da un eventuale tavolo di conciliazione sarebbero proprio le Corti Islamiche, quelle stesse Corti che grazie al sostegno popolare erano riuscite a scacciare i signori della guerra (sponsorizzati dagli USA) e ad assicurare un minimo di ordine e di pace sociale in una Somalia in preda alla famelicità dei trafficanti di armi e di materie prime. Ma certo noi democratici non possiamo prendere in considerazione tali aspetti "secondari" visto che il problema non sono mica le armi o i morti per l’accaparramento delle materie prime. Quello che più ci preme e che le donne non siano costrette ad indossare il velo e che non si sia obbligati a piegarsi in ginocchio alle cinque del pomeriggio orientati verso la Mecca. Bisogna essere democratici, di una democrazia impacchettata che si vende in tutti i migliori supermercati nostrani e con una bella etichetta a caratteri cubitali che recita: “democrazia garantita made in USA”.

Questo è il vero discrimine tra il male ed il bene, tra i buoni e i cattivi. E dato che oggidì la moralità di un governo si definisce, non in base alle azioni che compie o a quello che fa per la propria collettività e per renderne più liberi i cittadini, ma in base alla fedeltà al padrone americano, è chiaro che alla fine la soluzione migliore sarà quella che garantirà il mantenimento degli assetti di potere che meno inficiano il percorso americano verso il dominio incontrastato del mondo. Un mondo ad una dimensione, con un solo popolo eletto e tutti gli altri con un bel culo a stelle e strisce.

Il governo italiano non fa difetto in questa supinità “paneuropea”. Anzi si distingue per maggiore servilismo, del resto, la chiacchiera è l’ingrediente che più abbonda nella ricetta del centro-sinistra da quando guida il paese. D’Alema, sornione pacato qual è, ha colto l’occasione per mettersi un po’ in vista con la solita mellifluità che lo contraddistingue. Si è detto contrario alle azioni unilaterali che non hanno il sostegno della comunità internazionale (come se per gli americani costituisce un problema il farsi autorizzare ex-post, Iraq docet). Stai tranquillo “Maximo”, vedrai che prima o poi ci sarà qualche risoluzione ONU che autorizzerà gli americani a fare quello che vogliono, come è di norma in questi tempi bui. Ma il doppio gioco dalemiano fa il paio con quello di tutta la compagine di governo che non è andata al di là di definizioni aleatorie senza alcuna condanna esplicita per il “gendarme” del mondo. E’stato molto più facile per loro parlare di azione scriteriata. Ma un’azione ha sempre un esecutore, come si può condannare un atto senza farne ricadere la stessa sostanza criminale (se valutata tale) sull’attuatore? Potenza del linguaggio post-moderno che appesta i loschi figuri al governo.

Ma andiamo avanti con l’immonda narrazione dei fatti da parte dei media di "Casa Italia". Siccome sono ancora un po’ illuso ho guardato il TG3 sperando che le notizie fossero meno filtrate dalla cortigianeria filoamericana che abitualmente agisce in tutti gli altri telegiornali nazionali. La notizia di apertura era questa: “Gli americani bombardano Al Quaida”. Al che mi sono chiesto, ma dove si troverà mai questo ameno paese? Che cazzo vuol dire che gli USA bombardano Al Quaida? Un tempo si bombardavano i paesi, i ponti, le case ecc. Oggi si bombardano le entità! Potenza delle armi massmediatiche dell’impero.

Dopo questa digressione sugli affari internazionali uno sguardo anche agli affari di casa nostra. Non si può certo non sorridere per la frequenza con la quale Prodi chiama i suoi a raccolta ultimamente. Ma che gli dirà mai? E’ scontato che queste iniziative le prendi per risollevare il morale alla truppa, o per evitare che qualcuno si faccia solleticare troppo dalle trame che si ordiscono solitamente alle spalle dei comandanti poco amati. E Prodi non è così tanto amato dai suoi. Per questo non ha nascosto la sua intenzione di escludere dalla Reggia di Caserta i leader di partito.  Molti di questi vorrebbero candidarsi a prenderne il posto prima che l’estesa terra bruciata intorno a lui impedisca il fiorire delle loro supreme aspirazioni: da Veltroni a D’Alema da Rutelli a Marini ecc. ecc. hanno tutti lo stesso sogno. E venderebbero madri e consorti per vederlo realizzato. Ma Prodi è ancora molto forte, gode di "sana costituzione finanziaria" ed i suoi amici della GF e ID possono dirsi abbastanza soddisfatti del lavoro che il professore bolognese ha fatto per loro. Certo di questo passo non potrà durare ancora tanto a lungo, il malumore che ha colpito i lavoratori del cosiddetto ceto medio comincia a farsi strada anche tra gli strati più bassi della popolazione che non hanno avuto alcun vantaggio da questo governo di centro-sinistra. Anzi, iniziano a levarsi alti lai anche a sinistra per un supposto riformismo lasciato nel cassetto dei desideri. Questo riformismo reazionario invoca a gran voce le riforme di “struttura”: dalle pensioni, alla sanità, al mercato del lavoro. Tali (contro)riforme si fanno sempre a danno dei ceti sociali più svantaggiati. Staremo a vedere, per ora l’acqua sembra ancora cheta ma potrebbe straripare senza preavviso.