SUGLI AGENTI STRATEGICI (di M. Tozzato)

Nel testo di G. La Grassa apparso pochi giorni fa in questo blog, intitolato “Punti da evidenziare”, vengono sintetizzate perfettamente una serie di questioni teoriche e politiche assolutamente decisive per comprendere l’attuale congiuntura. Si tratta di un dibattito da sviluppare e in questa sede mi limiterò ad alcune osservazioni riguardanti il quarto punto toccato da La Grassa. I testi sulla Terza Forza sono stati interpretati in maniera diversa da coloro che li hanno letti e commentati, anche se, di fatto, soltanto Costanzo Preve ha provato a porre obiezioni di merito sufficientemente argomentate.

A mio parere è del tutto evidente che l’apparente assunzione in prima persona della proposta politica della Terza Forza da parte di La Grassa era finalizzata a provocare decise e precise prese di posizione, che si trattava “althusserianamente” di “storcere il bastone” verso il lato di una auspicabile, nel breve e medio periodo, modificazione del panorama politico italiano in relazione alla più complessiva situazione geopolitica globale. Ma gli equivoci alimentati  dai “critici” sono risultati numerosi per cui il pensatore di Conegliano deve commentare:<<Qualcuno continua a ritenere che il sottoscritto veda la trasformazione della società soltanto come portato della conflittualità tra dominanti.>> Io proverei ad aggiungere  che qualcuno ha pensato anche che La Grassa si volesse far promotore in prima persona di una organizzazione politica che si facesse portatrice delle istanze appartenenti a quella frazione dei dominanti in Italia  che crede alla possibilità di uno sviluppo, soprattutto industriale, basato su investimenti, ricerca  e innovazioni anche dei settori più avanzati nel panorama geoeconomico entrando così potenzialmente in conflitto (tramite un sistema di alleanze con tendenze europee di tipo simile) con gli interessi egemonici dei predominanti USA. Probabilmente tutti diranno che non è così, che il percorso teorico e politico di G. La Grassa, almeno a partire dagli anni 60-70, è ben noto e che nessuno potrebbe credere ad una simile fregnaccia ma la confusione su questo punto ,vista anche la necessità del nostro autore di ripetere più volte certi argomenti, di spiegare e rispiegare, sta diminuendo solo faticosamente. La Terza Forza (o in qualunque altro modo la si voglia chiamare) è per GLG, se non proprio una necessità, almeno un “bisogno” storico per sviluppare (fino all’innesco di “congiunture critiche”)  quel tipo di conflittualità che porti come <<conseguenza precipua il ben noto sviluppo ineguale dei vari capitalismi (dei diversi gruppi capitalistici all’interno di un dato sistema e dei differenti sistemi capitalistici su scala mondiale), con l’alternarsi di quelle epoche che ho denominato mono e policentriche>>. In numerosi testi  degli scorsi anni La Grassa aveva posto il problema di come potessero nascere ed articolarsi gruppi di agenti strategici “contro il capitale” ma di fatto il livello di coscienza e di autonomia assolutamente  disastroso all’interno dei gruppi dominati che compensa abbondantemente le difficoltà egemoniche dei (sub)dominanti nel nostro paese( e non solo nel nostro) sembra richiedere proprio quei processi, all’interno delle dinamiche di “guerra” tra i dominanti, al cui costituirsi può contribuire proprio una “Terza Forza”.

Secondo La Grassa, nelle epoche capitalistiche che si possono definire policentriche (imperialistiche), <<la lotta intercapitalistica (interdominanti) è talmente acuta da aprire, nei leniniani “anelli deboli”[…], fratture, strappi, lacerazioni gravi che si estendono al tessuto sociale d’insieme […] aprendo così la strada  ad attività rivoluzionarie, cioè di radicale mutamento di quella data totalità sociale. Il risultato di tale attività […] non è […] spesso nemmeno […] il mero tentativo di uscire dal capitalismo in una “qualche direzione”; più semplicemente, quest’ultimo viene modificato in profondità e con radicalità, attribuendo la direzione della società (e l’eventuale egemonia complessiva) a nuovi gruppi pur sempre capitalistici e tuttavia nettamente diversi – anzi acerrimi nemici – dei precedenti. In tal senso, ho avanzato la tesi delle rivoluzioni dentro il capitale>>.

 

 

Mauro Tozzato                                    30.01.2007