SE LA FIAT VA A GONFIE VELE… 

Università Bocconi: Marchionne fa lezione
agli studenti come fare i licenziamenti.

Questa mattina una delegazione di 50 cassintegrati dell’Alfa Romeo di Arese ha fatto un presidio di protesta davanti all’università Bocconi di Milano, ove era presente ad un convegno l’amm. delegato della Fiat Sergio Marchionne.

I cassintegrati e lo Slai Cobas hanno protestato contro il licenziamento, avvenuto due giorni fa, di 355 cassintegrati dell’Alfa Romeo di Arese.
Marchionne, il quale si è rifiutato di incontrare i lavoratori, ha dichiarato oggi alla Bocconi che "Fiat sta assumendo dappertutto, stiamo assumendo per le macchine movimento terra, per i trattori, per i motori. C’e’ un impegno a 360 gradi per assumere gente in Italia e lo stiamo facendo".
<<In merito alle proteste degli ex dipendenti Alfa Romeo di Arese nei pressi della sede del convegno, Marchionne ha dichiarato che "e’ un problema che risale a molti anni prima del mio arrivo. Non credo ci sia una base per giustificare la posizione che hanno preso">>.

MA I LICENZIAMENTI NON NON SONO DI MOLTI ANNI PRIMA, PERCHE’ LI HA FATTI LUI SOLO L’ALTRO IERI.
E Marchionne è nel consiglio di amministrazione della Fiat dal 2003.

Il "miglior manager d’Europa"licenzia 355 cassintegrati dell’Alfa e nessuno -neanche nelle istituzioni- gliene chiede conto nonostante la Fiat, negli ultimi 20 anni, dopo aver avuto in regalo l’Alfa Romeo, abbia avuto a sbafo dallo Stato solo per Arese 2.000 miliardi di lire di finanziamenti pubblici!

E solo sei mesi fa un alto dirigente Fiat, Luigi Arnaudo, ex presidente della Rinascente ed ex comitato esecutivo del Cda di Ifil/Fiat, è stato nominato presidente della società proprietaria di tutta l’area dei 2milioni e 300mila mq dell’Alfa Romeo di Arese, area "venduta" ? nel 2000 dalla Fiat attraverso due società gestite da dirigenti della tangentopoli Fiat.

MERCOLEDI prossimo i cassintegrati dell’Alfa faranno una manifestazione alla Procura della Repubblica di Milano per chiedere giustizia.

Arese, 11-5-2007              
Slai Cobas Alfa Romeo

L'(in)Faust Presidente (di L. Garofalo)

E’ proprio vero! Dev’essere estremamente scomodo e duro essere criticati, essere accusati ingiustamente, apostrofati come "buffone", "guerrafondaio", "voltagabbana" ecc., soprattutto quando si è totalmente disabituati al ruolo di "incassatore", mentre si è sempre stati dalla parte opposta, a ricoprire il ruolo di "picchiatore", aduso a giudicare e contestare il potere detenuto da altri.

 

Bertinotti contestato

Che ingrati, però! Chi? Ma i giovani contestatori del nostro Presidente! Son proprio degli estremisti. Per non dire peggio… Ma si sa, il dissenso è quasi sempre legittimo e condivisibile quando non ci riguarda direttamente, quando non siamo noi il bersaglio, a maggior ragione quando siamo noi ad esprimerlo contro altri, mentre diventa insopportabile e indigeribile quando siamo noi a subirlo, per cui viene rigettato e disprezzato, addirittura criminalizzato, quando ci investe in prima persona… Il camerata Fausto BertinottiLa verità è che si predica sempre bene ma si razzola sempre male. Una volta al governo, tutte le incantevoli e seducenti promesse sbandierate in campagna elettorale, soprattutto sui temi della pace, della precarietà e del lavoro, della giustizia sociale, della scuola ecc., sono state sistematicamente e puntualmente disattese. Il Nostro magico parolaio è diventato l’emblema e l’artefice degli abbagli più clamorosi, delle peggiori e più subdole involuzioni, delle più ardue e tortuose giravolte e oscillazioni, della metamorfosi kafkiana per antonomasia, anzi della metamorfosi faustiana, dello zig-zag politico-ideologico. Non si erano mai visti ondeggiamenti e serpentine del genere negli ultimi decenni di storia del movimento operaio e sindacale italiano. Il FaustRicordo l’iniziativa intitolata "Bertinotti Presidente", durante la campagna condotta per le elezioni primarie. Sarebbe bastato aggiungere "Bertinoti Presidente… della Camera" e il gioco era fatto. Tutto sarebbe stato più chiaro. Ci saremmo messi l’anima in pace, avremmo compreso l’obiettivo reale del nostro infelice e sventurato Presidente, e ci saremmo regolati di conseguenza. Invece no, serviva il maggior numero di voti da racimolare all’interno dei movimenti e delle ali più "dure e pure" della cosiddetta "sinistra radicale". L’inganno e la menzogna erano strumenti necessari. "Il fine giustifica i mezzi", diceva un fiorentino che la sapeva lunga… E’ estremamente difficile portare il conto delle innumerevoli svolte e controsvolte compiute dall’ex-segretario rifondarolo, esteta e ballerino, prima in senso movimentista, poi ghandiano, infine governista, dunque interventista e militarista… Addio alla lotta di classe, addio al comunismo, addio al sindacalismo operaio, addio al pacifismo, addio al partito… E per cosa? Per una poltrona che fu occupata anche dal delicato fondoschiena della Pivetti? Ma ne valeva davvero la pena? Fausto Bertinotti con Napolitano e MariniCome il dottor Faust che vendette l’anima al diavolo, il nostro (in)Faust ha svenduto le battaglie e gli ideali di una vita, ottenendo in cambio un ben misero (si fa per dire!) incarico istituzionale, un ruolo che è costituzionalmente simbolico e formale, quindi privo di poteri decisionali… 

Voglio ricostruire in breve la parabola. Nel febbraio 2004 il quotidiano Liberazione, organo ufficiale di Rifondazione comunista, pubblicò un libro intitolato "La politica della non-violenza", nel quale erano contenuti diversi interventi ospitati da Liberazione e Il Manifesto sul tema della non-violenza.

bertinotti

Alla faccia! Il dibattito si accese e si allargò immediatamente, coinvolgendo e appassionando tanti intellettuali, scrittori, dirigenti politici, militanti, attivisti, simpatizzanti del partito e dei movimenti, ma in realtà giovò esclusivamente al Nostro futuro Presidente al fine di riscuotere maggiore visibilità politica e mediatica, dunque maggiori consensi. Ma soprattutto servì a sottrarre autonomia politico-organizzativa e capacità di iniziativa strategica, non solo alle componenti più movimentiste e più critiche dell’area contigua al PRC, per depotenziare e marginalizzare quelle soggettività che non si riconoscevano affatto nella linea seguita dal PRC. In effetti, l’occasione si rivelò alquanto propizia per creare un ampio serbatoio di voti e consensi che hanno favorito il Nostro aristocomunista nella scalata al potere, per sdoganare il partito e poggiare finalmente il suo fiacco deretano sullo scranno della Presidenza di Montecitorio. Faust 22giu2006Il resto lo sappiamo. Questo governo, che doveva essere il più "pacifista", "progressista", "operaista" , più"ista" di tutti, e quant’altro ancora, si è rivelato un governicchio "forte con i deboli e debole con i forti" , privo di autonomia, di coraggio, di energia e spirito di iniziativa per combattere, ad esempio, l’evasione fiscale, totalmente subalterno ai poteri del Vaticano, della Nato, della Confindustria. Un governicchio che però demonizza e reprime con brutalità le lotte e la rabbia dei ceti più deboli e indifesi, dei disoccupati e dei proletari disperati ed emarginati, degli operai scippati del TFR, dei lavoratori precari che non intendono più subire ricatti, degli immigrati (anche quelli pienamente integrati nel tessuto sociale del Paese) stanchi di sopportare torti e vessazioni. Un esecutivo ipocrita e meschino che nel giro di un anno ha votato a favore delle spedizioni militari in Libano e in Afghanistan (tralasciamo in questa sede altre "lodevoli" decisioni assunte in diversi ambiti ministeriali), per la cui impresa sono stati rinnovati i crediti di guerra. Non c’è che dire, si tratta proprio di un bel risultato. E nell’arco di un solo anno! Auguri Presidente! Si aspetti altre dure contestazioni. Le suggerisco di allenarsi, magari con Caruso & soci… Ricorda? I disobbedienti? C’erano una volta…