Da qualche parte abbiamo letto che Gianfranco La Grassa sia, in qualche modo, assertore di una politica cosiddetta dello struzzo, con la sua presa di posizione irrevocabilmente negativa sul centro-sinistra. In realtà quando l’analisi teorica è fatta seriamente si colgono i nuclei logici delle scelte politiche ed ideologiche che orientano la classe dirigente (che ricomprende tanto quella politica e culturale che quella economica) e, per quanto la realtà richieda continui adattamenti delle ipotesi teoriche, la sostanza delle stesse diviene quasi conseguenziale se gli obiettivi manifesti (ma soprattutto quelli celati dietro la facciata di parole insulse come lo sviluppo e democrazia) seguono un unico filo conduttore. L’articolo sottostante è pertanto un invito a rimboccarsi le maniche e ad incominciare un lavoro serio, proprio sulla base di quello che potrebbe accadere con la vittoria del centro-sinistra. Se i presupposti che poniamo in evidenza si riveleranno fondati, le persone di buon senso dovranno davvero scegliere da che parte stare, cioè se dimostrarsi passivi di fronte agli scenari futuri che si apriranno (e che non promettono davvero nulla di buono) oppure avviare un lavoro collettivo di resistenza e di costruzione teorica anticapitalistica. E’ questo l’unico modo serio per tentare di cambiare l’esistente e non il voto elettorale (che resta una delle forme con la quale si consolida uno strumento di oppressione dei popoli che abbiamo già individuato come "dittatura democratica"). Solo rifiutando i luoghi comuni (le zavorre e le categorie vetuste ampiamente sussunte dall’ideologia dominante) sul fascismo, il feticcio della resistenza partigiana, la sinistra che rappresenta gli sfruttati (e altre nefandezze discorrenti) potremo cogliere il senso della partita che si è aperta in Italia. Il resto spetta a noi e la vera scelta da fare è quella tra bendarci gli occhi e turarci il naso oppure tentare d’interpretare criticamente la direzione seguita dagli eventi. Buona lettura

ANDIAM, ANDIAM, ANDIAMO A LAVORAR (10.04.06 di Gianfranco La Grassa)

(sull’aria della canzone di Churchill da “Biancaneve e i sette nani” di Disney)

 

1. Premetto che comincio a scrivere prima che siano chiuse le urne, per non essere influenzato dai risultati, del resto ormai ben sicuri. Per prima cosa, anche se me ne dispiace, non posso esimermi – perché sono fatto così – dal puntualizzare sia pure poche cose.

Partiamo da un discorso serioso e impegnativo (ma breve). La mia generazione (e quelle immediatamente precedenti e successive) ha evidentemente molte colpe per com’è oggi fatto il mondo (in specie il “nostro”, il cosiddetto occidentale). Inoltre, quelli che pensano (o pensavano) come me hanno subito una sconfitta, che può essere definita “storica” (quella del sedicente comunismo). Circa il fatto di non essere stato molto in gamba, di aver sbagliato molte scelte e giudizi, di essere stato lassista e di larga manica di fronte a tanta merda che debordava da tutti i lati, non voglio avanzare troppe scuse né tanto meno “chiamarmi fuori”. Della sconfitta del comunismo mi sento partecipe, anche se voglio ricordare che, dal 1962-63, ruppi con i PC ufficiali (“da sinistra”, come si diceva allora) e produssi analisi sempre più pungenti e critiche sulla loro degenerazione e su quella del “socialismo reale” (URSS in testa); naturalmente non fui il solo, e per le mie analisi mi basai del resto sulle tesi del mio maestro francese (Charles Bettelheim) e della corrente marxista althusseriana di cui egli divenne parte dal 1967-68.

Proprio perché non mi sento un “innocente”, non sopporto molti (troppi) sinistri attuali che vedono il male negli altri, mentre loro sono sempre i più morali, i più intelligenti, i più colti. Tanto intelligenti e colti che di un prodotto del degrado morale e culturale degli ultimi trenta-quarant’anni, verificatosi in tutto il mondo occidentale, hanno fatto l’artefice primo di tale degrado (sto parlando di Berlusconi). Negli ultimi 12 anni sono stato tormentato da questi cazzoni di colti e intelligenti di sinistra con l’assurda e antistorica storiella dell’uomo che assomma in sé tutto il male del mondo, quel male di cui, lo ripeto, sono responsabili le varie generazioni dai quarantacinque anni in su. Almeno, io sento di essere parte di questo degrado; ma invece loro no, si credono perfetti, proprio quando il ceto politico e intellettuale che esprimono è la più perfetta rappresentazione degli “ultimi uomini” vaticinati da Nietzsche. Si tratta di quanto di più mostruoso e abominevole abbia prodotto la storia dell’umanità dall’età della pietra. Non nascondo, proprio nell’ora in cui questi degenerati pensano di aver vinto chissà che, di disprezzare profondamente questi intellettuali e politici di sinistra, nonché questo “ceto medio” improduttivo profondamente stupido che forma l’ossatura di tale raccogliticcio raggruppamento politico (mentre l’ossatura dei PC degli anni ’50 e ’60, con cui ho pur sempre rotto, era almeno costituita da operai e contadini); un ceto medio che si crede colto perché legge quattro romanzetti di scrittorucoli moderni, va a vedere filmetti per cui grida ogni volta al capolavoro, gira con aria da intenditore per le varie mostre (di cui l’arguto Muscetta diceva già molti anni fa: “Il sonno della Regione produce mostre”), va all’estero e crede di conoscere il mondo su cui sputa sentenze da far rabbrividire (e che mi tocca sorbire con aria seria e sorridendo, anch’io “falso come Giuda”).

Questi colti e intelligenti si sono fatti convincere – ripetendolo anche loro cento volte al giorno – che stava avanzando il fascismo, il regime più bieco (anzi il fascismo era acqua di rose di fronte a quello che avanzava). E su questo pericolo fascista hanno guadagnato milioni: i Camilleri e i Conso e i Baricco, i Moretti e i Guzzanti, Fabio Fazio e la Serena Dandini e Benigni, Santoro e Gad Lerner e Biagi, Eco e Furio Colombo e Travaglio, ecc. ecc. Dove si è mai visto un fascismo – Mussolini, Hitler, Franco, Salazar, Peron, ecc. – che abbia impiegato 12 anni a prendere il potere e instaurare un regime? Dove si è mai visto un regime in cui il dittatore si facesse svillaneggiare sui giornali, in TV (perfino nelle reti di cui ha la proprietà), su internet e in ogni dove? Dove si è mai visto un dittatore che, in 12 anni, è stato al Governo per 5 anni e 7 mesi (nel 1994) e ha poi accettato di farsi mandare a casa in elezioni “democratiche”? 

Adesso, nel momento in cui il “dittatore” è stato licenziato, dico basta a tutto l’immondezzaio di troppi (non tutti i) sinistri che mi hanno rotto i “sissi e biribissi” per tanti anni. Non sono né morali né colti né intelligenti; sono come me e come tanti altri, che non la pensano alla loro stessa maniera, non hanno i loro tic, le loro paranoie; ne hanno altre, ma non le loro. Io non sono certo meno colpevole di questi esseri “sinistri” per tutto lo schifo che si constata ogni giorno nel mondo; ma cerco di rendermene conto, di analizzare la situazione riflettendoci sopra, non butto tutta la colpa su altri, e in particolare su “un altro”. Riesco almeno a capire che ci sono motivi storici profondi che stanno minando la nostra cosiddetta civiltà; e, pur essendo invischiato in una vecchia cultura, in un vecchio apparato teorico di analisi, ecc. mi sforzo di capire qualcosa, faccio qualche ipotesi su quanto sta accadendo (sapendo che senz’altro si rivelerà poi sbagliata, ma almeno si tenta). Molti (non tutti i) sinistri non fanno un simile sforzo: sono monomaniaci, la causa del male è una sola, ed è puramente incarnata in un essere umano individuale. 

Certamente io non disprezzo chi è andato a votare; e nemmeno lo stimo. Per me il non voto è come il voto, sono agnostico così come lo sono in campo religioso. Non credo in Dio ma nemmeno predico la sua inesistenza. E così io non predico il non voto, pur se non credo in esso e quindi non vado a votare. Per me, troppi (non tutti i) sinistri non sanno ragionare se non in termini puramente personalistici, sanno solo dare addosso agli individui in carne ed ossa, vedono il male incarnato in un qualche “uomo nero”, non sanno fare il becco di una analisi minimamente fondata su qualche fatto; certo, lo so, analisi che si fonda su ipotesi (perché i “fatti” esistono in funzione delle ipotesi formulate) e quindi sempre aperta all’errore e alla successiva revisione. Ma almeno è una analisi. Invece questi troppi sinistri non sanno farla, perché pensare è difficile, sputare sentenze e odiare un individuo è semplice, è rassicurante, non si fa fatica, il cervello può riposarsi. In tal senso, questi sinistri sono da rottamare perché del tutto inutili, anzi pericolosissimi. 

 

2. Toltomi qualche sassolino (ancora pochi) dalle scarpe, posso anche dire: “chi ha avuto, ha avuto, ha avuto; chi ha dato, ha dato, ha dato; scurdammose o’ passato, siamo in Italy paisà”. In realtà, lo scorderò solo fino a quando qualcuno non riprenderà a parlarmi di qualche altro uomo che è causa di ogni male, di qualche altro fascismo o regime che avanza. Chi non ha voglia di fare qualche piccolo sforzo di analisi, chi non ha voglia di pensare ma solo di dire stronzate immani come quelle dei troppi (non tutti i) sinistri che mi hanno tormentato in questi ultimi anni, è bene che mi lasci in pace, che si allontani da me per sua personale decisione; perché a me dispiacerebbe dover essere sgarbato e mandarlo infine “affanculo”. Arrivato alla mia bella età, non intendo avere più pazienza, per il semplice fatto che non ho più tempo. E’ inutile raccontarsela; l’orologio biologico è entrato nell’ultimo quadrante (anzi “ottante”).

C’è adesso molto da fare, proprio sul piano del pensare e riflettere e analizzare. Non ripeterò qui quanto ho già inviato negli ultimi giorni. Si sa bene come la penso sul centrosinistra, sul fatto che non ha autonomia rispetto ai “poteri forti”; che tuttavia ipotizzo siano molto deboli invece, e che porteranno, secondo me con altissima probabilità, il paese in una situazione difficile (oscillante tra il semplice sfascio ed un periodo di scarsa crescita e di corrompimento del tessuto sociale, con fenomeni socio-politici poco piacevoli non troppo lontani nel tempo). Si tratta, come già detto, di ipotesi, quindi di un discorso che resta aperto e va continuato.

Sono poi deciso ad andare oltre l’orizzonte teorico e culturale in cui ci si è imbozzolati per troppo tempo. Mi è difficile farlo, per le mie “tradizioni”, ma cercherò di scrollarmele di dosso il più possibile; e quando mi capiteranno a tiro dei “giovani”, dirò loro apertamente di mandare al Diavolo sia coloro che hanno rinnegato ogni loro principio sia coloro che ai principi stanno attaccati come certi vermi ai cadaveri in putrefazione. E basta con le scuole accademiche: che siano liberali, riformiste, marxiste (“creative” o “ortodosse”). Il dibattito esca dal ceto intellettuale, sempre più narcisista e autoreferente, e circoli tra gli “ignoranti”. In Manhattan, di fronte ad una Diane Keaton, “pierina” e che annovera tra le sue conoscenze un mucchio di intellettuali alla moda, Woody Allen sbotta: “conosci troppi intelligenti, se avessi frequentato qualche imbecille, saresti meno insopportabile”. Ecco, è la risposta giusta in certi casi!

Tuttavia, ci sono anche tanti miti della “sinistra che fu” – non parlo dei cialtroni attuali, dove non esiste destra o sinistra se non nella testa bacata di molti (troppi) elettori – che bisognerà ridiscutere, e talvolta perfino prendere a calci (sempre dopo approfondite analisi e discussioni). Non basta il “popolo lavoratore”, i diseredati, le strutture sociali, ecc. (anche questo ma non solo); ci sono i rapporti di forza, la configurazione delle relazioni tra le varie aree e paesi del mondo, ecc. Ci sono lotte di popoli contro specifiche forme imperialistiche, ma anche sviluppo di forme nuove di capitalismo (nuove potenze “capitalistiche”) che non possono essere identificate semplicisticamente, e quasi per forza di inerzia di una teoria ormai alla frutta, con i capitalismi già sviluppati. Insomma, c’è da aprire molti “cantieri” di ricerca; e li debbono aprire le nuove generazioni. Le vecchie siano di supporto, ma non scodellino quattro nozioncine dell’epoca di Marco Cacco, irretendo qualche giovane dalla psiche troppo fragile e in cerca di sicurezze ideologiche.

Spero di essere stato chiaro. Lo ripeto: non voglio apparire migliore di quello che sono, so di avere limiti paurosi per una troppo lunga storia di miti e di certezze alle spalle. Una volta resomene conto, mi appare negativo frequentare ancora coglioni; che non sono i votanti a sinistra, ma quelli fra questi votanti che non pensano, che risparmiano l’uso del cervello convogliando il male su qualcuno, sia che poi abbandonino ogni decenza per frenesia di qualche posticino sia che invece restino a presidiare i cimiteri. E che “Dio” ce la mandi buona!