IL PENTAGONO HA ESEGUITO IL TEST DELLA BUNKER-BUSTER ANTI IRAN di G. Caprara

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Un accordo di massima è stato raggiunto sulla questione nucleare iraniana, ma permangono dubbi su alcuni passaggi nel documento preliminare di intesa. Questo, ha convinto i decision makers statunitensi a concludere lo sviluppo di un nuovo sistema d’arma iniziato nel 2013. È un miglioramento della bomba bunker-buster, la quale era già in grado di distruggere manufatti costruiti sotto terra. Ora, ha sviluppato la capacità di disattivare gli impianti nucleari più pesantemente fortificati in Iran e, parallelamente, sono state sviluppate anche le contro misure elettroniche atte ad impedire agli avversari di intercettare il dispositivo di guida della bomba. La bunker buster è stata sganciata da un bombardiere B-2, decollato dalla Whiteman Air Force Base in Missouri, in un poligono negli Stati Uniti. Per migliorare il potenziale distruttivo, si ipotizza il lancio contemporaneo di due bombe sullo stesso punto di impatto, ciò dovrebbe consentire una maggiore accuratezza al bersaglio e la certezza di distruggerlo o comunque di arrecare danni tali da impedirne l’utilizzo. Secondo le stime del Pentagono, la simultaneità di due ordigni lanciati insieme, garantirebbe un effetto non paragonabile a nessuna arma convenzionale. La combinazione con i miglioramenti anti-jamming, inoltre, consentirebbe una accuratezza al bersaglio sin ora possibile solamente con un attacco portato da un numero ben superiore di ordigni. Un rapporto dell’intelligence statunitense, riporta che l’opzione militare contro gli impianti nucleari iraniani non sarebbe comunque risolutiva, al massimo ne ritarderebbe l’attuazione di un paio di anni. La lettura più accurata del documento sottintenderebbe la necessità di eludere la capacità tecnica umana piuttosto che l’hardware. I tecnici statunitensi hanno condiviso i dettagli del sistema d’arma con i loro omologhi israeliani, ma lo Stato Ebraico non sarà dotato della nuova bunker-buster. In particolare è stato mostrato loro un video nel quale è possibile evincere le capacità della bomba. Lo sviluppo di un’arma di questo genere, detta Penetrator Ordnance Massive, rappresenta una sorta di dissuasione all’Iran, laddove i colloqui ed in particolare le specifiche sull’accordo preliminare, non siano soddisfacenti per l’Amministrazione statunitense. L’aggiunta della MOP nelle potenziali minacce ai siti nucleari iraniani, ma anche a quelli della Corea del Nord, palesa la continuazione dell’opzione militare USA, che evidentemente ipotizza il possibile fallimento della diplomazia, impegnata in Svizzera, nel tentativo di regolare lo sviluppo nucleare della Repubblica Islamica, ed anche di rendere credibile l’accordo quadro sin ora raggiunto ed applicabile entro il 30 giugno 2015. Nel contempo, però, permangono le sanzioni occidentali varate contro l’Iran.

Giovanni Caprara

 

Fonte:

JULIAN E. BARNES e ADAM ENTOUS, “Pentagon Upgraded Biggest ‘Bunker Buster’ Bomb as Iran Talks Unfolded”. The Wall Street Journal, 2015

Vedere oltre la superficie di Ludovico Nobile

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Riceviamo e pubblichiamo

Secondo Esiodo prima di tutto esistevano le Tenebre da cui emerse il Caos. La loro unione portò la Notte, il Giorno, l’Erebo e l’Aria. La Notte ed Erebo si accoppiarono ed ebbero due gemelli Thanatos il dio della morte s Hypnos quello del sonno. Ancora dall’incesto di Hypnos e la Notte nacque Morfeo. Hypnos viveva in una grotta sulle rive del fiume Oblìo, cercando di sopire le sofferenze del genere umano. Per far ciò, inviava i suoi figli tra cui Morfeo ad addormentare e a far sognare gli uomini.

 

Oggi che la Grecia ha vessata da creditori che in malafede hanno prestato ad uno stato insolvente, Hypnos e Morfeo hanno problemi più grossi da risolvere, e chi comanda il mondo allevia le nostre sofferenze con i mezzi di comunicazione di massa che ci dipingono opportunisticamente la realtà che fa comodo al momento. Non vi sembra di vivere in un matrix come quello descritto dai fratelli Wachowski in un film del 1999? Se non vi sentite presi in giro dai telegiornali e dalla stampa nazionale ed internazionale il cosiddetto Mainstream non capirete come si potesse sentire Neo protagonista del citato film all’incontro con Morfeo.

 

http://www.youtube.com/watch?v=TbYirSi08m4

 

Morfeo: Immagino che in questo momento ti senti un po’ come Alice (nel paese delle meraviglie).

Neo: Si potrebbe dire così .

Morfeo: vedo nei tuoi occhi. Hai lo sguardo di un uomo che accetta quello che vede solo perché aspetta di svegliarsi. Ironia della sorte, questo non è lontano dalla verità. Credi nel destino, Neo?

Neo: No.

Morfeo: Perché no?

Neo: Perché non mi piace l’idea che io non sia in controllo della mia vita.

Morfeo: So esattamente quello che vuoi dire. Lascia che ti dica perché sei qui. Sei qui perché sai qualcosa. Che cosa si sa, non si può spiegare. Ma lo senti. Lo hai sentito tutta la vita. Che ci sia qualcosa di sbagliato con il mondo. Non sai di cosa si tratta, ma è lì. Come un chiodo fisso nel cervello – ti fa impazzire. È questa sensazione che ti ha portato a me. Sai di cosa sto parlando?

Neo: Il Matrix?

Morfeo: Vuoi sapere che cos’è?

(Neo annuisce.)

Morfeo: Matrix è ovunque, è tutto intorno a noi. Anche adesso, in questa stanza. Lo si può vedere quando si guarda fuori dalla finestra, o quando accendi il televisore. Si può sentire quando si va a lavorare, o quando andare in chiesa o quando paghi le tasse. E ‘il mondo che è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità.

Neo: Quale verità?

Morfeo: Che tu sei uno schiavo, Neo. Come tutti gli altri, sei nato in schiavitù, nato all’interno di una prigione che non si può sentire l’odore, il gusto, o toccare. Una prigione per la tua mente. (Lunga pausa, sospira) Purtroppo, nessuno può dire che cos’e’ il Matrix. Bisogna vederlo di persona. Questa è la tua ultima possibilità. Dopo questo, non si può tornare indietro.

(Nella mano sinistra, Morfeo mostra una pillola blu.)

Morfeo: Si prende la pillola blu e la storia finisce. Ti svegli nel tuo letto a credere quello che vuoi credere. (Una pillola rossa è indicata in altra mano) Si prende la pillola rossa e si rimane nel paese delle meraviglie e ti mostro quanto scende in profondità la tana del coniglio. (Lunga pausa, Neo inizia a raggiungere per la pillola rossa) Ricorda – tutto quello che offro è la verità, niente di più.

(Neo prende la pillola rossa e ingoia con un bicchiere d’acqua)

 

Voi lo avete mai sentito il matrix nella vostra vita? La volete sapere la verità ?

 

Se non avete mai avuto la percezione del matrix e l’informazione Mainstream vi sembra più o meno corretta vi consiglierei di digitare la repubblica.it e lasciare questo sito altrimenti buona fortuna con la pillola rossa!

 

Tempo fa lessi un articolo di Claudio Gallo[1] che richiamava il concetto di un ‘mondo liquido’ del sociologo polacco Zygmunt Bauman. “Per vivere in un mondo liquido, siamo propensi a sviluppare attività cerebrali che possono retrocedere ad un rapido ripetersi di una successione continua di immagini ed emozioni. In tale mondo, una struttura razionale è pura archeologia… la struttura logica di una pellicola non è più importante; il punto focale della trama può essere un’ emozione o un sentimento che filtriamo volentieri attraverso un qualche schema cerebrale in cui la razionalità non è coinvolta.”.

 

Non ci facciamo più domande davanti alle troppe incongruenze delle versioni ufficiali che i media ci danno delle torri gemelle o dei fatti di Charlie Hebdo; rimanendo a casa nostra la lista di eventi storici che la gente ancora oggi non capisce perché i mezzi di informazione sono a servizio di chi ci dipinge il matrix: l’omicidio di Moro, di come sia stato fatto fuori Craxi per dare inizio alle privatizzazioni italiane ed avere gioco facile con il progetto Unione Europea (e agli americani ancora bruciava la vicenda di Sigonella) , o come abbiano fatto fuori Berlusconi perché si rifiutava di avere l’Italia che contribuisse al fondo Salva-Stati europeo in base alla quota di partecipazione del nostro paese al capitale della Bce e non in percentuale rispetto «all’effettivo grado di esposizione al rischio estero di ciascun sistema bancario-finanziario nazionale» (per salvare le banche francesi e tedesche).

 

Noam Chomsky per anni ci ha spiegato di come i media servano a ‘fabbricare il consenso’[2] spiegandoci come in un mondo in cui la ricchezza si concentra nelle mani di pochi con grandi conflitti di interesse tra classi sociali, si ha bisogno di propaganda sistematica per inculcare idee, valori, comportamenti che inducano la popolazione ad un’integrazione nel sistema costituito e le sue istituzioni. Nel caso di alcuni regimi che esercitano il controllo monopolistico sui media, spesso integrato con censura ufficiale, è evidente come questi servono le estremità di una élite dominante. È più difficile invece capire come tale sistema sia fondamentalmente lo stesso nei paesi occidentali dove la censura ufficiale è quasi assente (a sentire il premier Britannico e quello Francese[3] non per molto tempo ancora) e venga sostanzialmente esercitata attraverso un sistema di filtri in grado di distorcere la percezione dell’importanza della notizia, marginalizzando il dissenso, e consentendo al governo e interessi privati ​​dominanti di fare passare i propri messaggi al pubblico. Non ci dobbiamo quindi sorprendere che nel piano di rinascita democratica della P2 si identificassero obbiettivi di controllo dei media; la P2 è la piramide rovesciata attraverso la quale gli Stati Uniti hanno sempre controllato l’Italia. Il controllo dei media è un obbiettivo pienamente raggiunto in tutti i paesi dell’Unione Europea dove l’Atlantismo rappresenta ormai una forma di totalitarismo[4] e neocolonialismo[5] (non ci scandalizziamo nemmeno che dopo avere supportato il colpo di stato in Ucraina , il finanziamento dell’IMF sia stato condizionato ad interventi militari nel Donbass , che il Ministro delle finanze sia una ex dipendente dello State Department Americano e che al figlio del vice Presidente degli Stati Uniti sia stata offerta una posizione del consiglio di amministrazione della più grande società di gas in Ucraina).

 

Ma allora vi chiederete voi chi comanda il mondo? Gli americani?

 

Comanda la ‘mafia globale’[6] come la chiamava il Generale-Maggiore dell’esercito sovietico Kostantin Pavlovich Petrov. Penso che questa definizione sia più precisa di altri tentativi come military-industrial complex[7] o élite finanziarie[8]. La definizione del Generale Maggiore Petrov coglie qualcosa che sfugge alle altre più asettiche definizioni, è il carattere criminale di questi gruppi di potere. Penso si possa parlare di carattere criminale senza entrare nello specifico guardando al risultato del loro operato. La ricchezza continua a concentrarsi nelle mani di meno persone al punto che il rapporto di gennaio dell’Oxfam ci informa che ormai le 80 persone più ricche del mondo detengono la stessa ricchezza dei 3.5 miliardi di persone più povere e perché già nel 2016 l’1% dei più ricchi avranno più che il restante 99% della popolazione[9]. Questa concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi è stata studiata da James B. Glattfelder che ha applicato metodi di analisi propri della fisica per studiare l’interconnessione di sistemi complessi dell’economia globale[10] con risultati inquietanti. Il fatto che l’organizzazione della nostra società assomigli sempre più ad una azienda dovrebbe portarci a riflettere visto che le aziende non sono strutture democratiche ma al contrario rigidamente gerarchiche.

 

Nella premessa del suo ultimo libro Noam Chomsky ci ricorda un episodio che ci racconta Sant’Agostino: è la storia di un pirata catturato da Alessandro Magno, il quale gli chiese come osasse creare scompiglio per mare; il pirata rispose: ‘Poiché io lo faccio con una piccola nave, mi chiamano malfattore; mentre tu, che lo fai con una grande flotta, sei chiamato imperatore’.

 

Si consiglia di esaminare attentamente i vari link /referenze !!!

 

http://rt.com/op-edge/171240-global-totalitarianism-change-neoliberalism/

 

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&thold=-1&mode=flat&order=0&sid=13751

 

http://www.chomsky.info/books/consent01.htm

 

http://lidiotduvillage.org/2012/10/22/la-soumission-des-medias-a-lideologie-atlantiste/

 

 

http://lidiotduvillage.org/2012/10/10/latlantisme-est-un-totalitarisme/

 

http://www.youtube.com/watch?v=5FwQ2NG3fSE

 

http://www.youtube.com/watch?v=iDtBSiI13fE

 

http://www.oxfam.org.uk/blogs/2015/01/richest-1-per-cent-will-own-more-than-all-the-rest-by-2016

 

http://www.youtube.com/watch?v=NgbqXsA62Qs

 

[1] Inglese : http://rt.com/op-edge/171240-global-totalitarianism-change-neoliberalism/

Italiano: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&thold=-1&mode=flat&order=0&sid=13751

 

[2]http://www.chomsky.info/books/consent01.htm

 

[3]http://www.globalresearch.ca/france-moves-to-make-conspiracy-theories-illegal-by-government-decree/5438970

[4]http://lidiotduvillage.org/2012/10/22/la-soumission-des-medias-a-lideologie-atlantiste/

 

 

[5]http://lidiotduvillage.org/2012/10/10/latlantisme-est-un-totalitarisme/

 

[6]http://www.youtube.com/watch?v=5FwQ2NG3fSE

 

[7] si riferisce al manifesto intreccio di interessi e affari tra gruppi industriali, rappresentanti politici del congresso negli stati federali dove queste industrie si trovano, e il comando delle forze armate degli Stati Uniti

 

[8]http://www.youtube.com/watch?v=iDtBSiI13fE

 

[9]http://www.oxfam.org.uk/blogs/2015/01/richest-1-per-cent-will-own-more-than-all-the-rest-by-2016

 

[10]http://www.youtube.com/watch?v=NgbqXsA62Qs

IL RIFIUTO DEL COMANDANTE di G. Caprara

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Una nota ufficiale della Marina Militare statunitense, informa della destituzione del comandante dello “Strategic Communications Wing 1”(SCW1) e “Task Force 124”(TF124), in servizio presso la base aerea di Tinker, Oklahoma. L’accaduto risale al 17 marzo 2015 e nel comunicato è precisata anche la motivazione: in sintesi si tratta di una mancanza di fiducia nelle capacità di condotta dell’ufficiale. Lo SCW1, integrato dalla TF124, svolge funzioni di comando e controllo nell’ambito del sistema TACAMO, Take Charge and Move Out, ed è competente, per la Marina Militare statunitense, del mantenimento delle comunicazioni nonché della diramazione degli ordini in caso di attacco nucleare mediante posti comando aerotrasportati sempre in volo. Questa vicenda legata al sollevamento dall’incarico del comandante di un servizio dedicato alle trasmissioni, potrebbe essere correlata con un accaduto risalente a pochi giorni prima e riferito ad una insolita attività sul traffico web in uscita dal Texas e diretto verso il Regno Unito. I messaggi erano stati instradati attraverso i sistemi di telecomunicazione ucraini e russi con una deviazione inconsueta, benchè Il traffico di rete richieda spesso un percorso tortuoso a causa della congestione del web o di difficoltà per l’interconnessione. Però nessuna delle due sarebbe sufficiente a giustificare un percorso così insolito. Inizialmente l’ipotesi dell’errore era la più accreditata, e questo poteva essere generato dall’azienda di telecomunicazioni ucraina Vega, che avrebbe reindirizzato involontariamente il traffico web fra Stati Uniti e Regno Unito. Tale fenomeno è noto come “dirottamento del percorso,” ed è un problema di sicurezza comune ai tecnici di rete, ma in questo caso ha coinvolto siti particolarmente sensibili e protetti: l’Atomic Weapons Establishment , che gestisce le testate nucleari del Regno Unito; la Royal Mail ed il Contractor della difesa americana Lockheed Martin. Le tabelle di routing, dette “traceroute”, sono facilmente consultabili, in quanto pubbliche, perciò è stato semplice verificare esattamente quando e come è avvenuto il dirottamento del percorso. il Ministero della Difesa russo ha aperto una indagine sull’accaduto. L’incarico è stato affidato all’FSB in collaborazione con il laboratorio Kaspersky, Лаборатория Касперского, un’azienda con sede a Mosca specializzata in prodotti per la sicurezza informatica. L’analisi delle traceroute evidenziarono inequivocabilmente un piano di attacco nucleare contro la Russia che sarebbe stato lanciato dalla Gran Bretagna. Verge aveva infatti scoperto “A Network Error Routed Traffic For The UK’s Nuclear Weapons Agency Through Russian Telecom”. Ciò rese necessario mettere al sicuro il Presidente Vladimir Putin, porre in stato di allarme le forze missilistiche nucleari russe e schierare i bombardieri strategici nelle posizioni fail safe sull’Artico. Questa allerta è durata dieci giorni, nei quali tutto il mondo si chiese il motivo della mancanza di notizie del Presidente russo, il quale successivamente ordinò la più grande esercitazione militare dalla fine della guerra fredda. La destituzione del comandante dell’SCW1, resa pubblica dalla nota, configurerebbe il traffico web come una esercitazione statunitense per testare i tempi di reazione delle forze nucleari russe. Di fatto, i messaggi inviati dal Texas alla Gran Bretagna potrebbero essere stati intenzionalmente reindirizzati su Vega telecom dall’NSA. In questa esfiltrazione pilotata dei dati, mancava però una componente fondamentale, esattamente quella di competenza dell’ufficiale destituito: l’inserimento del PAL. Il “permissive action link” è un congegno elettronico che impedisce l’armamento a meno che non si disponga del codice corretto. Devono essere inseriti due codici in modo simultaneo od a distanza di breve tempo. Si tratta del principio “two man rule”, che rende impossibile l’armamento di qualunque arma nucleare da parte di un singolo individuo. I codici sono abitualmente modificati secondo uno schema regolare. I PAL sono stati sviluppati in diverse versioni, designati con lettere da A ad F. A seguito dell’abilitazione del PAL, è possibile armare e lanciare il sistema d’arma. L’ex comandante dell’SCW1, secondo alcune fonti, sarebbe stato tratto in arresto, ma molto più realisticamente trasferito ad altro incarico in attesa della formulazione dei capi di accusa, i quali dovrebbero essere incentrati ufficialmente sulla carenza delle performance personali. Ma è possibile che riguardino la mancata comunicazione del PAL nei messaggi che autorizzavano l’impiego di armi nucleari per un attacco limitato alla Russia. La storia ci restituisce un caso analogo avvenuto nel 1983, durante l’esercitazione NATO Able Archer 83 durata 10 giorni, nella quale veniva simulata una escalation globale che avrebbe portato alla guerra nucleare. La simulazione iniziò il 2 novembre 1983, ed era controllata dal Supreme Headquarters Allied Powers Europe con sede a Casteau, a nord della città di Mons. L’addestramento includeva un nuovo codice di criptazione delle comunicazioni, silenzi radio, partecipazione diretta dei governi membri della NATO e simulazione dello stato di DEFCON 1. Venne concertata in modo talmente reale da essere considerata dai russi come un possibile attacco all’Unione Sovietica. Se il mancato inserimento del PAL sia stato intenzionale od occasionale, rappresenterebbe comunque un fallimento della catena di comando e controllo statunitense, ma la destituzione del comandante dell’SCW1 potrebbe celare altre interpretazioni, come la copertura di atti ben più gravi perpetrati dell’Amministrazione USA.

Giovanni Caprara

 

Fonte:

Mark D. Faram, “TACAMO wing CO fired amid investigation.” Navy Times, 2015

Associated Press, “Navy Strategic Air Wing Commander Fired”. Military.com Mar 18, 2015

Permissive Action Link, From Wikipedia, the free encyclopedia

Impariamo ad informarci in tempi moderni – di Ludovico Nobile

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Riceviamo e Pubblichiamo

ISIS: Biografia ed Analisi di C. Barlati (riceviamo e pubblichiamo)

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ISIS: Biografia ed Analisi della Strategia Della Tensione In Medio Orientale In Un contesto Multipolare. Contraddizioni dello Jihadismo Armato, Generalizzazioni e Futuri Scenari Internazionali.

L’articolo ha lo scopo di offrire una visione quanto meno generale degli eventi in corso, avulsa dalle innumerevoli strumentalizzazioni e dalle disinformazioni correnti, possibilmente capace di donarvi uno spunto su cui poter riflettere liberamente e senza pregiudizio.

 

Come di solito avviene dopo l’improvvisa apparizione di un fenomeno sulla scena internazionale, numerose si sviluppano diatribe e pretese di verità, che tendono gradualmente a mistificare la reatà dei fatti, nonché la reale compresione del fenomeno stesso. La proclamazione dello Stato Islamico non è stata risparmiata da critiche ed ipotesi volte ad analizzare, alle volte anche con un notevole azzardo, la sua ascesa, il suo sviluppo e la sua crescente popolarità. Il pensiero maggiormente condiviso tra gli amanti dell’informazione ricollega l’apparizione dell’Isis e il dilagare dello jihadismo armato ad una non ben definita strategia statunitense di destabilizzazione.

Stabilire con precisione aritmetica gli esatti meccanismi che hanno generato l’apparato terroristico Jihadista è impossibile. In compenso, possiamo provare ad identificare quali avvenimenti hanno permesso il suo sviluppo e quali i fattori che hanno contribuito ad alimentarne le ambiguità.

Origini del’Isis e del terrorismo. Quanto c’è di Medio Orientale nello Jihad?

Data per certa l’impossibilità di poter formulare una chiara ed indiscutibile definizione della nascita dello Jihadismo Al-Qaediano, procederemo su di un altro versante, non meno importante, che ci vedrà impegnati nel ricostruire una breve storia delle ingerenze statunitensi in Asia, le quali, a loro volta, hanno contribuito al dilagare dello Jihadismo-militare-terroristico.

La prima significativa ed ufficiale ingerenza statunitense, nei precari equilibri Medio Orientali, risale all’ appoggio fornito dagli USA alle lobby sioniste, per la creazione dello stato di Israele. E’ d’uopo precisare che un’analisi del terrorismo Palestinese richiederebbe una trattazione molto più vasta, che si discosta nettamente dal filo conduttore dell’articolo. Per tanto, il mio discorso si focalizzarà solo ed esclusivamente sullo jihadismo terroristico post-Saddam, che vedrà in qualche modo coinvolti i governi occidentali, nella formazione e nello sviluppo delle cellule estremiste di matrice Al-Qaediane e nelle esacerbanti divisioni religiose.

La sedonda importante ingerenza risale, invece, alla Guerra del Golfo. Gravi sono state le ripercussioni, successive al conflitto, che hanno turbato irrimediabilmente gli equilibri politico-sociali tra le diverse fazioni religiose.

L’Iraq di Saddam, a seguito dell’intervento della coalizione occidentale, scaturito dall’invasione del Kuwait da parte del dittatore Iracheno, fu obbligata a ritornare sui suoi passi, a suon di sanzioni e di limitazioni territoriali. I procedimenti più importanti, avallati in tale occasione, e posti a garanzia del nuovo equilibrio, hanno riguardato l’istituzione di una no fly zone e la creazione di una entità Curda, quasi indipente dal controllo di Baghdad.

Il supporto militare ed economico ai curdi, ed occasionalmente alle altre minoranze irachene, si configurerà come uno dei capisaldi della politica imperialista atlantica, finalizzato alla conquista delle principale rotte petrolifere continentali(la destabilizzazione dei paesi Islamici moderati sarà, come vedremo, foriera di numerosi conflitti civili e diverrà motivo di interventi ‘umanitari’, a sostegno delle reclamate richieste di ‘democratizzazione’).

La presenza delle armate alleate, dopo il termine del conflitto, ha conosciuto una graduale progressione, per via dei rivendicati attacchi terroristici jihadisti di Al-Qaeda. La nuova lotta all’impero del male ha dato, così, inizio ad una nuova campagna di ingerenze in Medio Oriente, che ha visto come protagonisti prima l’Afghanistan(2001) e poi l’Iraq(2003). L’esecuzione dei capi di Stato, la destabilizzazione delle sette politiche-religiose, l’aspirazione delle lobby Arabo-Statunitensi(e di Turchia, Egitto, Qatar e Arabia Saudita), hanno contribuito all’esasperazione del già esistente ”Divit et Impera” occidentale, degenerato, col tempo, in un riduttiva corsa al finanziamento dei gruppi d’opposizione.

Grazie alla nuova ideologia islamofobica del terrore, attacchi preventivi contro obiettivi civili ed esecuzioni sommarie di capi di stato, da parte dei combattenti per la libertà(oggi terroristi) e delle truppe alleate, hanno inaugurato l’instaurazione della democrazia, salutata da molti accademici e giuristi come un’attuazione, seppur eclatante, dell’autodeterminazione dei popoli arabi(primavere arabe). Purtroppo, occorre ricordare, a tali illustri giuristi, quanto sia stato fondamentale il finanziamento statunitenese per tali liberatori e quanto sia stata infima la partecipazione civile in tali conflitti, combattuti, nella stragrande maggioranza, dalle forze speciali francesi(Libia) e statunitensi(Iraq e Siria).

Il passaggio da ‘combattenti per la libertà’ a ‘terroristi’ si è avuto a seguito della caduta del regime di Muammer Gheddafi, la quale ha spianato la strada, definitivamente, alla creazione, autonoma o meno, di una Stato Islamico Jihadista nell’Ovest, attraverso la conquista e l’affermazione dei gruppi armati, nei territori distrastati dai bombardamenti e dall’anarchia post conflitto. L’assassinio di Gheddafi, oltre all’instaurazione di un governo filo-occidentale, ha comportato, come gravissima conseguenza, l’annichilimento di ogni pressione laica e moderata, non solo nazionale, precedentemente esercitata dall’apparato Statale libico, al fine di contenere, pacificamente, in un’unica entità, etnie e frangenti diversi, ma anche nei rapporti con l’estero, evitando, in tal modo, il dilagare di inutili e allarmanti estremismi.

 

Possiamo ‘parlare’ di jihadismo? E di musulmani?

Da un po’ di tempo a questa parte, impropriamente vengono adoperati termini quali ”Islam”, ”Arabo”, ”Musulmano”, ”jihadista”, per identificare nazioni, etnie, gruppi ed individui. In particolare, la questione diventa intricata in riferimento all’esatta definizione del concetto di ‘jihad’, a cui erroneamente si attribuisce un significato negativo. Le generalizzazioni principali hanno preso spunto da una errata comprensione di concetti molto importanti nel mondo dell’Islam, sui quali è doveroso far luce, ai fini di una , se non perfetta, quanto meno chiara ed a-condizionata comprensione del fenomeno:

1• Il concetto di ‘Musulmano’

2• Il concetto di ‘Islam’

3• Il concetto di ‘Jihad’ e di ‘sciita’

•In una qualsivoglia società, teocratica o meno, ‘Musulmano’ è il cittadino-credente, letteralmente ‘devoto ad Allah’. Molte volte si confonde l’attribuzione religiosa con quella etnica(arabo-musulmano). Ciò e totalmente sbagliato poiché l’una non implica necessariamente l’altra.

• l’Islam è la religione dei musulmani, che riconosce come dio Allah e come suo unico profeta Maometto. La religione islamica trae i suoi precetti fondanti dal Corano, il libro sacro dei musulmani, rivelato da Allah a Maometto e ritenuto la parola di Allah in terra.

• Lo sciismo originariamente rientra nelle grandi divisioni di cui è composto il mondo Islamico, costituendone circa il 10%. ‘Sciismo’ si traduce in ‘partito’, ‘fazione’ e la sua origine risale al tempo delle lotte civili per la successione alla morte del profeta Maometto. Diversi gruppi e sette religiose si scontrarono,all’epoca, sul tema dell’estrazione sociale del successore. I futuri ‘sunniti’ sostenavano che qualsiasi musulmano credente e idoneamente preparato potesse succedere al profeta. I futuri ‘sciiti’, invece, erano dell’idea che solo un diretto discendente della famiglia del profeta poteva ambire a tale posizione. Ciò diede avvio al grande scisma dell’Islam, foriero di innumerevoli divisioni nonché delle numerose interpretazioni del testo coranico. La storia dello scisma è ricca di frazionamenti interni e di motivazioni più politiche che dottrinali. Il ‘jihad’, nell’accezione contemporanea, post conflitti del Golfo, ne è solo una conseguenza.

Il jihad: ”sforzo” e ”lotta armata”, divisioni più politiche che religiose.

Letteramente ‘jihad’ si traduce con ‘sforzo’. ”Jihâd fî-sabîli-llah” è lo sforzo sulla via di Allah. Nonostante le interpretazioni, volutamente, riduttive questo termine è pregno di una quantità di significati e designa atteggiamenti diversi. Quello più noto riguarda la lotta armata(italianizzata ‘la’ jihad). La guerra, nell’Islam, tuttavia obbedisce a precise norme, stabilite dal Corano.

”Combattete per la causa di Allah contro coloro che ci combattono, ma senza eccessi, perché Allah non ama coloro che eccedono.” Ed è lo stesso Maometto che specifica: ” Non uccidete i vecchi, i bambini, i neonati e le donne” perché ” i credenti sono i più umani negli scontri più crudeli.”

La belligeranza viene, dunque, genericamente intesa come condizione eccezionale di difesa, la quale deve terminare il prima possibile: ”Combatteteli finché non ci sia più persecuzione ed il culto sia [reso solo] ad Allah.”

Coloro che partecipano alla ”lotta sulla via di Allah” sono chiamati ‘Mujahidin’ e godono della massima considerazione nella loro comunità. ”Sforzo” e ”lotta” non sono da intendersi unicamente in modo violento, bensì anche attraverso lo studio degli scritti, l’esempio morale e le sfide all’ingiustizia. Ogni comportamente che va’ al di la di quanto è prescritto può essere considerato jihad, solo e soltanto se finalizzato al compiacimento di Allah, al suo avvicinamento, come segno d’amore: ”Tutti colo che moriranno senza aver partecipato al jihad, o senza aver nutrito in cuor loro la speranza di parteciparvi, lasceranno la vita con una punta di ipocrisia”(Maometto).

Chi e cosa sono i terroristi?

Gli onnipresenti ‘terroristi’, sempre visibili sui canali televisivi di tutto il mondo, attivi su internet attraverso i social network, date le accademiche e su citate definizioni, si discostano nettamente dal concetto di jihadista armato(Olp e Hamas).

Fin ora, tutte le loro azioni, paradossalmente, più che ‘avvicinarli ad Allah’, hanno soddisfatto le esigenze geopolitiche statunitensi. Tra queste, alcune in particolare vanno contro ogni logica militare e precetto coranico:

a) il diverso comportamento riservato ai prigionieri

b) I falsi video dell’Isis riguardanti la decapitazione dei prigionieri ‘cristiani’ e la distruzione delle copie delle opere d’arte del museo di Mosul

c) le minacce di attacchi terroristici rivolte agli Stati europei

Il differente trattamento a cui sono stati sottoposti prigionieri diversi(Greta e Vanessa, giornalisti, civili cristiani), non può essere spiegato ricollegandosi esclusivamente ad una diversa interpretazione del Corano. Un’analisi oggettiva di tale problematica dovrebbe tener conto non solo dell’estrazione socio-politica delle diverse componenti armate, ma anche delle diverse esigenze politico-militari a cui i gruppi armati(e non comunità) vanno incontro.

Il contributo statunitense nella formazione del jihadismo armato(non solo Isis).

Come più e più volte sottolineato dai colossi occidentali dell’informazione, i miliziani dello Stato Islamico sono ‘spuri’, ovvero provenienti da Paesi diversi. La presenza di veri ”Arabi ” o di veri ”musulmani” è minore del previsto(special modo per l’Isis) rispetto a quanto propinato dai media. Perfino il rudimentale addestramento, a cui sono stati sottoposti i cadetti, e’ di origine statunitense. Nei numerosi video disponibile in rete, resi noti dai ribelli, si vedono chiaramente i soldati eseguire le forme marziali del ”Tae kwo ndo”, molto in voga tra le forze speciali statunitensi negli anni ’90- 2000, sostituito, col tempo, dall’israeliano Krav Maga. Inoltre, molti sono i gruppi esistenti, che lottano per la realizzazione dello jihadismo nel mondo, ricollegabili, almeno formalmente, ad Al-Qaeda. Le contraddizioni tra queste fazioni, le quali hanno origine comune, sono molteplici ed inspiegabili alla luce del comune passato che li ha visti insieme uniti nella lotta terroristica all’occidente.

La prima e più evidente contraddizione si è evinta dal trattamento riservato alle due giovani italiane rapite in Siria, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo. Come rende noto un articolo di ”Aurora”, ripreso dal quotidiano online ”Imola Oggi”, le due italiane hanno goduto di invidiabili appoggi da parte sia della Farnesina, che di varie organizzazioni legate ai terroristi anti-Assad(aiutati e finanziati, successivamente, dal riscatto pagato per liberare le due ragazze). Ora, considerando l’ingente quantitativo di teste mozzate, nonché le efferate esecuzione di numerosi civili innocenti, comprese donne e bambini, lo stato di perfetta detenzione, privo di qualsiasi turbativa, appare del tutto inconsueto, se si tiene conto dei legami delle due italiane con associazioni anti-governative, filo statunitensi e di stampo cattolico (nemiche dunque assolute di qualsiasi cellula islamica ribelle). E’ vero che il Corano proibisce l’uccisione di donne e bambini, e condanna l’esecuzione di coloro che si sono arresi (”Nel giorno della resurrezione io stesso sarò nemico di chi ha dato fastidio ad un protetto”(Maometto)), ma di fronte alle infinite incoerenze di cui si sono macchiati i militanti islamici di Al-Nusra( in passato militanti di Al-Qaeda), quanto poteva pesare l’uccisione, in questo caso giustificata, di due probabili spie? Per quanto attiene l’uccisione dei civili innocenti, al di la’ delle onnipresenti ingerenze straniere e degli eventuali sabotaggi, condannare a morte innoqui cittadini, senza chiedere alcun riscatto (considerato l’elevato numero dei prigionieri), e rilasciare, invece, dietro cauzione, due possibili spie, risulta strategicamente inutile e privo di senso.

Osando possiamo definire questa mossa un’azione veramente stupida per un guerrigliero. Se volessimo, invece, considerare attinente l’ipotesi del falso rapimento e del finaziamento indiretto alle fazione siriane anti-Assad, il ragionamento si inscriverebbe a tutti gli effetti in una ben orchestrata strategia della tensione e della disinformazione internazionale, volta a fomentare divisione e contrasti, in chiave prettamente anti moderata. Una perfetta strategia della tensione avallata dagli USA, eseguita dalle colonie europee, a favore di generalizzazioni e divisioni delle fazioni jihadisti(al-Nusra e l’Isis sono rivali ma hanno origine entrambi da Al-Qaeda). Il diverso trattamento riservato alla medesima tipologia di prigionieri dimostra quanto sia incomprensibile la strategia di determinati nuclei terroristici(non solo terroristi dell’Isis) e quanto lo zampino statunitense tenda ad intricarne la trama.

Falsa propaganda. Il mito del miliziano dell’Isis.

Il copioso materiale presente su internet, targato Isis, rappresenta lo strumento principale del Califfato Islamico per reclutare aspiranti combattenti da qualsiasi parte del mondo. Come ogni tipo di propaganda, quella del califfato si sforza di dimostrare l’efficacia delle sue operazioni e la competenza dei suoi soldati. Solo una fatto appare inspiegabile. Perché perdere tempo nell’elaborare falsi video di decapitazioni e nel riprendere la distruzione di copie di opere storiche?

Stando ai rendiconti ufficiali, lo scopo di tali falsificazione è da ricercare nel tentativo di non render nota lo loro posizione ai satelliti nemici. Nonostante la spiegazione al quanto riduttiva e priva di fondamento, numerosi sono i dubbi che assillano i meno ingenui.

Se volessimo considerare le numerose e cruenti uccisioni riprese dalle telecamere dei militari, a disposizione dei rispettivi eserciti ribelli e di internet, risulterebbe molto più logico filmare e caricare una ‘comune’ esecuzione sommaria al posto di montare, in maniera tanto sofisticata, con tanto di enfasi scenografica ed effetti speciali, una simile opera pubblicitaria. In più, tali conoscenze dovrebbere essere prerogativa di informatici e di grafici pubblicitari ultra specializzati. Altro punto poco chiaro riguarda l’elevata abilità informatica a disposizions degli hacker nel manomettere e prelevare dati, indiscusso primato raggiunto solo da Julian Assange, Eduard Snowden ed Anonymous.

 

Minacce all’Europa. Guerra ai miei ‘amici’.

L’ultimo punto della mia analisi riguarda la conflittualità che la maggior parte delle cellule anti-moderate jihadiste, in particolare quella dell’Isis, ha nei confronti dell’Europa. Contestualizzando, gli Stati europei tra cui Francia, Germania ed Inghilterra hanno da sempre appoggiato qualsiasi risoluzione statunitense nella lotta ai governi libici, siriani ed iracheni garantendo, in qualunque occasione, il loro sostegno alle primavere arabe. L’ostilità dei jihadisti, manifestatasi attraverso le minacciose dichiarazione indirizzate alle potenze europe, appare, ancora una volta, in conflitto con un postulato base del mondo militare, ovvero ”il nemico del mio nemico è mio amico”.

Ogni intervento statunitense, da quello in Iraq fino a quello in Siria, è stato finalizzato all’annientamento dei governi non allineati, ostili all’avanzata atlantica. I jihadisti, essendo in teoria i difensori dell’Islam, nemici di conseguenza dell’occidente, avrebbero dovuto combattere l’esercito alleato e non quello governativo, poiché essendo anch’essi musulmani, avrebbero avuto solo da guadagnare alleandosi con i loro simili nello scacciare l’invasore. Ecco dunque che il nemico del mio nemico diventa, anch’egli, mio nemico.

Considerazioni personali

La ‘questione’ Isis, più che porsi come un’ emergenza, si sta trasformando, lentamente, in un vero e proprio affare per le super potenze occidentali, tanto che, stando così le cose, Stati Uniti ed Israele, dall’ascesa del califfato ad oggi, hanno avuto solo da guadagnarci.

Se consideriamo l’attuale scenario geopolitico, in trasformazione verso un multipolarismo sempre meno americanicentrico, noteremo che gli sconvolgimenti che stanno dilaniando il Medio Oriente hanno tutte un denominatore comune: L’Europa.

Non dimentichiamo che, oggigiorno, è in corso un conflitto in Ucraina tra Stati Uniti e Russia, e che gli USA sono in stallo per una serie di motivi sia militari che politici, tra cui i forti problemi di integrazione delle minoranze in patria ed il mancato appoggio dell’Europa per la guerra del Donbass , la quala , agli occhi delle potenze europee, rischia di danneggiare irrimediabilmente le economie nazionali, spianando, in tal modo, la strada alle destre nazionaliste, dichiaratamente antiamericane ed anti europee. Un grave colpo per la Germania eurocentrica e per gli equilibri atlantici, dunque.

Se a tutto ciò aggiungiamo l’insistenza di Israele nel richiamare la comunità internazionale a procedere con misure di sicurezza straordinarie per il contenimento dello sviluppo energetico dell’Iran, causa dei recenti battibecchi con gli Stati Uniti, possiamo, a pieno diritto, formulare un’ipotesi alquanto singolare: l’Isis e il fondamentalismo jihadista non sono solo creature statunitensi, bensí spauracchi di natura israeliana per alimentare la propaganda islamofobica e spingere, così, le potenze europee alla guerra contro la Russia, favorendo, allo stesso tempo, le politiche Israeliane per il controllo della Palestina.

Non dimentichiamo che l’attentato in Francia, alla redazione Hebdo, è avvenuto alla luce di un accordo tra il governo Hollande e la Russia per la costruzione e la consegna di due navi da guerra di ultima generazione, nonostante le fortissimi critiche delle Nazioni europee. Hollande ha giustificato tale accordo con l’impossibilità di recidere un contratto(di 1,2 miliardi di euro) che avrebbe gerato benefici e posti di lavoro. La consegna delle navi è stata però bloccata dalle sanzioni ed il resto, come si suol dire, è storia.

Per spiegare più semplicemente tali questioni, un paragone con l’Italia degli anni di piombo potrebbe rivelarsi d’aiuto.

Proprio come, all’epoca, le brigate rosse ammazzarono chi li voleva, per compromesso storico, in parlamento, così l’Isis sta cercando di eliminare tutte le fazioni jihadiste Al-Qaediste sue ‘compagne'(i brigatisti separatisti). Il tutto avviene nell’intento palese di distruggere gli stati islamici moderati(Aldo Moro), i quali, paradossalmente, a loro volta, costituiscono gli unici oppositori contro le ingerenze anti sovraniste euro-statunitensi(trame Andreottiane)e contro i tentativi di strumentalizzare i gruppi armati interni(coinvolgimenti mafiosi e camorristici per sviare i sospetti).

I possibili scenari futuri concernono poche alternative. Nella lunga e sempre attuale storia delle strategie manipolative la fine del fenomeno separitista, politico brigatista o religioso terrorista, ha sempre coinciso con la realizzazione dell’intento o col fallimento del piano che si voleva attuare. Ma, vista e considerata la variante multipolare, eventuali dissidi potrebbero avallare unilateralmente azioni non coordinate ed avere effetti di non secondaria importanza. Le conseguenze principali potrebbero riguardare:

– Un intervento Israeliano in Iran e l’isolamento dello stato sionista in Medio Oriente.

Lo scoppio di un conflitto potrebbe determinare un’allenza tra Israele e l’Iran per l’annientamento del Califfato oppure la creazione di un’asse Isis-stato sionista, nemico dell’Iran. Questa e’ una ipotesi poco probabile ma data la sfacciataggine dello stato israeliano non e’ assolutamente da escludere.

– un intervento statunitense in Medio Oriente, che potrebbe provocare la definitiva rottura con l’Europa e lo scoppio di un conflitto nucleare con la Russia, per l’inammissibile ingerenza nelle politiche degli Stati suoi alleati.

– una radicalizzazione del terrorismo in Europa che spingerà unicamente le nazioni europee alla guerra in Russia.

– Un doppio conflitto multipolare, dovuto alla rottura tra Usa e Israele, il primo in Europa, contro la Russia e il secondo in Medio Oriente, contro l’islam.

– Un intervento nucleare a sorpresa contro gli stati Islamici o contro la Russia.

In tutti gli scenari su elencati non bisogna tralasciare che il terrorismo verrà utilizzato 1) dagli USA come strumento di pressione in Europa, per giustificare un intervento in Ucraina 2)dagli israeliani per invocare un intervento armato in Iran. Insomma, il vecchio detto del giocattolo conteso tra i due bambini. Speriamo solo che il giocattolo non si rompa, o che i grandi, stufi dei loro capricci, si arrabbino.

 

Chris Barlati

 

Fonti

Traduzione articoli stranieri ad opera di Gloria Meneghini(VR)

•https://byebyeunclesam.wordpress.com/2015/01/16/lo-spirito-del-tempo-o-lislamofobia-radicale/#more-11640

•http://www.imolaoggi.it/2015/01/02/ecco-chi-sono-in-realta-greta-ramelli-e-vanessa-marzullo/

•http://notizie.virgilio.it/videonews/le-statue-distrutte-dall-isis-sono-copie-in-gesso-quelle-vere-in-salvo-a-baghdad.html

• http://www.thepostinternazionale.it/mondo/iraq/l-isis-spiegato

•http://www.europaquotidiano.it/2014/11/25/mistral-parigi-rinvia-sine-die-la-consegna-delle-navi-a-mosca/

•http://www.storiaestorici.it/index.asp?art=211

•https://aurorasito.wordpress.com/taqfiri-ditalia/

•http://www.corriere.it/inapp/index.shtml?logged=false&returnUrl=http://www.corriere.it/esteri/15_febbraio_22/forse-falso-video-dell-uccisione-21-cristiani-giustizia-dall-isis-02deedb0-ba6c-11e4-9133-ae48336c4c83.shtml

•http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/nordamerica/2015/03/02/netanyahu-relazioni-con-usa-non-finite_54a4cd3c-7482-4166-9bf1-85632a1467ae.html

•http://www.imolaoggi.it/2015/02/05/isis-tortura-decapita-e-crocifigge-anche-i-bambini-lonu-se-la-prende-con-liraq/

•http://albainformazione.com/2015/02/27/nuove-prove-degli-aiuti-usa-allisis-in-iraq-e-siria/

•http://albainformazione.com/2015/02/21/gli-usa-hanno-creato-lisis-per-combattere-hezbollah/

•http://openews.eu/nouveau-fail-non-les-documents-de-snowden-naffirment-pas-que-le-chef-de-leiil-a-ete-forme-par-le-mossad-debunking/

•http://www.bbc.com/news/world-middle-east-24179084

•http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/penn-all-arrabbiata-isis-hanno-inventato-cheney-bush-colpa-97130.htm

•http://www.huffingtonpost.it/2015/03/25/isis-leoncini-del-califfato_n_6938774.html?

•http://video.ilmessaggero.it/mondo/isis_calci_allo_stomaco_mitra_e_sangue_il_brutale_addestramento_dei_bimbi_della_jihad-47753.shtml

RITAGLI DI GIORNALE di Malachia di Armagh

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L’ ipotesi di Luca Ricolfi sull’articolazione delle classi sociali nella congiuntura attuale

di Malachia di Armagh (25.03.2015)

La classe dominante nelle formazioni sociali capitalistiche attuali appare articolata in maniera corrispondente alla ripartizione in sfere o sottosistemi. Non staremo qui a disquisire su una questione prettamente teorica come quella che oppone i sostenitori della tripartizione della società – a partire dalle tre forme che il potere assume negli Stati-comunità in cui sono articolate le formazioni sociali dell’area “occidentale” e paesi vicini – e coloro che propongono una più complessa articolazione sistemica. Bobbio, tra gli altri, parla di potere politico (il potere, potestas in senso stretto), potere economico o dominio e potere ideologico o autorità. Parsons aggiunge un quarto sottosistema perché suddivide l’azione di contenimento della devianza/squilibrio all’interno di una formazione sociale particolare in due imperativi funzionali: quello finalizzato all’integrazione degli individui e gruppi, ognuno secondo modalità specifiche, nel corpo dello Stato-società e l’altro cruciale in ultima istanza, che ha come obiettivo il mantenimento del modello sociale (latente). Di fatto, però, non si può attribuire, in maniera semplicistica, alla sola sfera ideologica il compito di salvaguardare l’ordine sistemico e la persistenza del tipo di società perché quest’ultimo scopo richiede l’impiego coordinato e calcolato di tutti e tre i poteri con il loro prolungamento nelle forze armate e in quelle di polizia /intelligence. Nella voce “classi sociali” dell’Enciclopedia Italiana Luciano Gallino descrive così l’articolazione degli agenti dei gruppi dominanti nelle varie sfere:

<<Tra le classi specifiche del sistema politico rientrano in primo luogo i politici di professione: individui che per un periodo significativo della loro vita ricoprono a tempo pieno una posizione in Parlamento, nelle assemblee o nei consigli degli enti territoriali, nelle direzioni o nelle segreterie generali di partiti e sindacati. Ad essa segue la classe degli alti funzionari, coloro che trasformano in norme di comportamento specifico le direttive emanate dal centro politico o ne controllano l’attuazione. Tra di essi si annoverano i dirigenti della burocrazia pubblica e i magistrati. Avvocati, notai, commercialisti, consulenti del lavoro e simili, specializzati nel produrre servizi d’intermediazione tra il cittadino e lo stato, compongono la classe di servizio. Specifica del sistema politico è anche la classe dei militari di qualunque arma. Il sistema economico è più vasto e differenziato di ogni altro sistema. Perciò si ritrova in esso il maggior numero di classi specifiche, sviluppatesi storicamente in rapporto a un particolare modo di produzione.[…] Connesse storicamente con le origini del modo di produzione capitalistico-imprenditoriale sono le classi degli imprenditori[…]. La transizione dal capitalismo imprenditoriale al capitalismo oligopolistico ha visto crescere le classi dei dirigenti, amministratori e managers di alto livello professionale e grande potere, i quali tuttavia condividono con i lavoratori dipendenti, non essendo di norma proprietari della maggioranza del capitale delle aziende che dirigono, la possibilità di venir licenziati; e dei tecnici, il cui ruolo primario consiste nell’ideare, progettare e innovare mezzi di produzione e prodotti. Nel sistema di riproduzione socio-culturale le funzioni di trasmettere in modo sistematico da una generazione all’altra una parte cospicua delle informazioni cognitive e prescrittive che formano la cultura non materiale, d’innovare la cultura e di assicurarne la trasmissione sincronica, di trasmettere valori d’orientamento morale e affettivo di origine religiosa vengono svolte dalle classi degli intellettuali, degli insegnanti e dei religiosi>>.

Anche dove non è specificatamente indicato è poi dato per scontato che i ruoli direttivi che non abbiano, in quanto tali, per caratteristiche proprie, una competenza propriamente tecnica si avvarranno di uno specifico supporto; saranno, cioè, affiancati da individui che siano in grado di svolgere funzioni che richiedono queste competenze specifiche. Ovviamente non riteniamo per nulla esaustiva la descrizione di Gallino ma non è certo questa la sede per ulteriori approfondimenti sviluppabili a partire dagli scritti che La Grassa ha prodotto nell’ultimo decennio.

E’ forse però utile osservare alcuni punti. Penso abbia una importanza notevole la differenza che caratterizza i funzionari del potere giudiziario in ambito anglo-sassone rispetto agli altri paesi occidentali e non solo. Nell’Europa continentale il potere esecutivo e quello legislativo sono rappresentati da individui formalmente eletti dal popolo , anche se, ovviamente, la loro selezione avviene sostanzialmente ad opera degli agenti dominanti, dell’interno e dell’esterno, con la mediazione ed il contributo di partiti, sindacati, gruppi di pressione e di interesse. La selezione preliminare garantisce che l’accesso alle elitè dirigenti avvenga in un modo regolato da coloro che in quel determinato momento possiedono la supremazia. La magistratura europeo-continentale invece, e l’Italia ne è un esempio, non è nemmeno formalmente soggetta alla scelta dei cittadini mediante una votazione e questo le permette di svolgere un ruolo fondamentale, in quanto corporazione soggetta a cooptazione dall’alto, nel gioco e nei contrasti legati alla separazione costituzionale dei poteri. Per quanto riguarda gli agenti-funzionari della sfera ideologico-culturale così a suo tempo si esprimeva Costanzo Preve (1999) osservando che la nostra è l’epoca del

<<tramonto irreversibile della categoria degli intellettuali, così come li abbiamo conosciuti nell’ultimo secolo, e nello stesso tempo dell’avvento irresistibile di una sorta di nuovo clero globalizzato, americanizzato e postmoderno, che non è più composto, neppure marginalmente, da preti e religiosi di varie confessioni, ma è strutturato sulla base di una componente “secolare”, il clero giornalistico, e di una componente “regolare”, il clero universitario.[…] Le due categorie di “clero” e di “intellettuali” non si riferiscono allo stesso oggetto teorico ed allo stesso concetto. Per quanto riguarda il “clero”, che è una categoria più ampia, mi riferisco agli specialisti della mediazione simbolica e della coltivazione dell’immaginario di un’intera società, cioè di un legame sociale complessivo, che “tiene insieme” dimensioni economiche, politiche, tecniche e scientifiche che altrimenti si disgregherebbero e si frantumerebbero. Per quanto riguarda gli “intellettuali”, che è invece una categoria meno ampia, mi riferisco a quella particolare figura, prevalentemente europea, sorta alla fine dell’Ottocento, che utilizzava una legittimazione culturale prevalentemente specialistica per affermare la validità di una presa di posizione impegnata di tipo prevalentemente morale, politico e filosofico. È appunto questa la figura che sta oggi tramontando, forse non per sempre, ma certamente per questa fase storica, laddove il clero è più vivo che mai, ed ha semplicemente assunto una nuova forma, non più religiosa, ma giornalistica ed universitaria>>.

Bisogna però considerare, io credo, che gli tecnoscienziati rappresentano in qualche maniera una categoria a parte a causa del loro ruolo di servizio diretto alla produzione – in quanto preposti immediatamente allo sviluppo delle innovazioni di prodotto (e visto che anche gli scienziati “puri” delle discipline “hard” come fisica matematica, chimica ecc. esistono solo in funzioni delle applicazioni tecniche che ne derivano) – e al supporto determinante che le loro competenze rivestono per gli agenti strategici decisivi. Ed infine giova ricordare la distinzione fondamentale, ribadita più volte da La Grassa, tra gli agenti che ricoprono ruoli – anche ai massimi vertici nelle tre “sfere – di carattere tecnico-culturale o amministrativo, contabile e organizzativo e gli agenti strategici dominanti, ovvero gli autentici “capi” e “decisori”, che rappresentano la élite della società qualsiasi sia la funzione specifica da loro formalmente ricoperta.

Questa premessa, relativamente lunga in relazione alle finalità di questa rubrica, mi è sembrata necessaria per introdurre l’interessante articolo di Luca Ricolfi (1) – che a quanto ho capito risulterebbe essere la sintesi di un più ampio saggio – apparso sul Sole 24 ore del 22.03.2015 con il titolo Terza società, l’amaro lascito della crisi.

Il professore inizia rinviando ad un epoca lontana, gli anni settanta del secolo scorso, e ad un intellettuale piciista, ancora piuttosto famoso, Alberto Asor Rosa. Chi ha la mia età si ricorderà senz’altro della risonanza che ebbe la tesi sulle “due società” in un contesto, era il 1977, in cui si concludeva, in maniera disordinata e scomposta, l’onda di proteste e contestazioni giovanili, di ribellismo anticapitalistico confuso e acefalo che culminò nella demenziale rivendicazione del rifiuto del lavoro. Un rifiuto, più ideologico che reale per fortuna, che risultava collegato immediatamente al boom economico degli anni precedenti e a una condizione di benessere abbastanza generalizzato stigmatizzato da Pasolini nei termini di degenerazione consumistica. Si era in presenza, ad ogni modo, di una dinamica reale relativamente nuova che Ricolfi descrive nei termini di una

<<frattura che si era creata fra il mondo dei produttori, difesi e garantiti dal sindacato e dal Partito Comunista, e il variegato mondo degli esclusi, “fatto di emarginazione, disoccupazione, disoccupazione giovanile, disgregazione” (così lo descriveva Asor Rosa), privo di rappresentanza, sostanzialmente estraneo al mondo del lavoro, talora per necessità, spesso per scelta (sono gli anni del “rifiuto del lavoro”, dell’allergia al “posto fisso”, del primato dei “bisogni” più o meno proletari, come documenta una sterminata letteratura sociologica sulla condizione giovanile)>>.

Asor Rosa, si disse allora e Ricolfi conferma, prese partito per la società dei “produttori” intesa come unica forza sociale capace di affrontare la nuova crisi che improvvisamente aveva investito l’occidente e l’Italia; ma naturalmente si riconoscevano le rivendicazioni “ragionevoli” dei marginali a patto che fossero in grado di rinunciare agli eccessi. Il Pci, inoltre, come ha ricordato più volte La Grassa, iniziò proprio in quegli anni la sua grande “svolta” verso l’atlantismo e l’americanismo sotto la guida di Berlinguer e Napolitano. Ricolfi ricollega la tesi di Asor Rosa agli studiosi che, a partire dagli anni sessanta, cominciarono a parlare di “dualismo del mercato del lavoro italiano” ossia della divisione

<<fra le fasce forti e le fasce deboli dalla popolazione: da una parte i lavoratori maschi adulti (o “nel fiore dell’età”, come allora ebbe a descriverli l’economista Marcello de Cecco), dall’altra i giovani, le donne e gli anziani, tendenzialmente esclusi dal mercato del lavoro in quanto meno produttivi>>.

Nel ventennio successivo, secondo l’editorialista, l’interpretazione prevalente vide la trasformazione della società degli esclusi in una nuova società dei precari:

<< Più che sull’esclusione, si è insistito sulla piaga della precarizzazione, contrapponendo agli occupati garantiti, insediati in posti di lavoro sicuri, a tempo pieno, e protetti dai sindacati, il vasto arcipelago delle occupazioni a termine, prive di tutele e di stabilità, tipicamente riservate ai giovani e alle donne>>.

A questo punto Ricolfi introduce la sua considerazione principale riguardante le novità che la crisi recente ha provocato:

<<di società non ne convivono due ma tre. C’è la Prima società, o società delle garanzie, fatta di dipendenti pubblici inamovibili e di occupati nelle grandi fabbriche, tutelati dai sindacati e dagli ammortizzatori sociali. C’è la Seconda società, o società del rischio, fatta di partite Iva, artigiani, piccoli imprenditori e loro dipendenti più o meno precari, accomunati dalla esposizione alle turbolenze e ai capricci del mercato. E c’è la Terza società, o società degli esclusi, fatta di lavoratori in nero (spesso immigrati), disoccupati che cercano attivamente un’occupazione, lavoratori scoraggiati che il lavoro non lo cercano solo perché hanno perso la speranza di trovarlo>>.

Ma la novità non sta tanto in questa tripartizione che, aggiungo io, fa riferimento ai soli gruppi sociali dominati e/o subordinati ma piuttosto, secondo il professore nel fatto che

<<nel corso del 2014, le dimensioni della Terza società sono per la prima volta nella storia d’Italia divenute comparabili a quelle delle altre due: dieci milioni di persone, più o meno quante ne contano la Prima e la Seconda società. La grande svolta, secondo la ricostruzione storico-statistica della Fondazione David Hume, sembra essere intervenuta fra il 2004 e il 2007, giusto un istante prima dell’esplosione della grande crisi del 2007-2014. È allora che il tasso di occupazione delle fasce deboli (giovani e donne) ha cominciato a perdere colpi. È allora che il peso della Terza società ha cominciato a salire vertiginosamente, a colpi di mezzo milione di persone in più ogni anno. Ed eccoci, alla fine di questa triste galoppata, ad occupare la terz’ultima posizione fra i 34 Paesi Ocse: solo in Grecia e in Spagna la Terza società è più ampia che da noi>>.

L’articolista afferma poi, con decisione, che questa situazione non è da riportare alla “anomala storia economico-sociale” del nostro paese e continua rivendicando che la Terza società, piuttosto che un retaggio del passato, appare come “un tratto distintivo dell’Italia contemporanea”. E questo “tratto distintivo” richiede, secondo Ricolfi, la nascita di una o più forze politiche che la rappresentino. E mentre la “sinistra-sinistra” e i sindacati continuano a “guardare alla Prima società e al mondo dei garantiti” e la “destra” alle “partite Iva e alla società del rischio” il PdR (il Partito di Renzi) “tenta con discreto successo di rappresentarle entrambe”. La Terza società, così, sembrerebbe non trovare nessuno capace di darle voce ma, a nostro parere, ciò può essere dovuto alla incompleta decantazione dei processi di cui parla Ricolfi. Senza scomodare i teorici della “modernità e/o società liquida” (Baumann in testa) bisogna comunque riconoscere che la Grande crisi ha innescato dinamiche di frammentazione/ricomposizione sociale intense provocando un altissimo livello di mobilità tra le tre società a cui fa riferimento l’autore dell’articolo. Anche se da tempo non lo riprendo in mano bisogna riconoscere il valore degli studi che Domenico Losurdo, un autore rispetto a cui nutriamo un profondo disaccordo su diverse questioni, ha prodotto sulle forme e i meccanismi di esclusione sociale dall’inizio del XIX secolo fino a oggi. Non è necessario, non lo è per niente, che coloro che si trovano in fondo alla scala sociale partecipino alla vita politica del loro paese e quindi siano rappresentati: l’importante è che la Quarta società, quella dei gruppi dominanti, sia in grado di strutturare e istituire le necessarie istanze che garantiscano di controllare le devianze/squilibri sociali e le anomalie che il disagio di strati sociali numericamente consistenti possono innescare.

(1)   Da Wikipedia:Luca Ostilio Ricolfi (Torino, 1950) è un sociologo italiano. Al 2011, è professore ordinario di Psicometria presso la Facoltà di Psicologia dell’Università di Torino, responsabile scientifico dell'”Osservatorio del Nord Ovest”, direttore della rivista di analisi elettorale Polena e membro dell’EAS (European Academy of Sociology). È inoltre editorialista di La Stampa e tiene una rubrica su Panorama. Ha scritto testi universitari di statistica e numerose opere di saggistica riguardanti l’analisi della scena politica italiana.

 

 

Israele e Germania: convergenze indigeste per gli amici della Russia di Marco Bordoni

RUSSIAN PRESIDENT VLADIMIR PUTIN VISITS CHINA

“Non abbiamo alleati eterni, e non abbiamo nemici perpetui. I nostri interessi sono eterni e perpetui, e il nostro dovere è seguire quegli interessi.” Lord Palmerston

Si preparano dei mal di pancia per il pubblico che segue con simpatia la lotta della Russia per difendere la propria sovranità dai tentativi di sottomissione delle potenze occidentali, specialmente  per le persone che militano nel campo della “sinistra” post comunista (anche se non solo per loro). L’ evoluzione delle relazioni fra potenze potrebbe creare delle convergenze inattese, tali da destabilizzare alcune consolidate convinzioni su quali siano i “buoni” ed i “cattivi” sul proscenio internazionale. Queste evoluzioni potrebbero creare delle tensioni ideali che non abbiamo intenzione di risolvere nel breve spazio di questo intervento, nel quale intendiamo solo segnalare i due casi più significativi.

Israele. Come noto l’Unione Sovietica fu uno dei “padrini” che portarono a battesimo lo stato di Israele, che poi assistette nei primi passi fino ad una crisi diplomatica intervenuta nel 1953. In seguito le relazioni si fecero difficili, con il consolidarsi del legame dello stato ebraico con gli Stati Uniti e dei paesi arabi con il blocco comunista. Ma negli ultimi anni la situazione è cambiata radicalmente. Dopo la nascita della Federazione Russa quasi un milione di Russi di origine ebraica si trasferì in Israele. Questa comunità si esprime politicamente a favore di una laicizzazione dello stato e di una politica estera muscolare. Sebbene la politica estera russa sia rimasta sul solco tradizionale dell’appoggio ad Iran e Siria, e sebbene la Russia abbia, per esempio, condannato la compagna israeliano “piombo fuso” nel 2009, i contatti fra diaspora russa e madrepatria si sono intensificati il che ha reso più difficile, ai russi, prendere una posizione netta contro Gerusalemme. Osservava Vladimir Putin nel 2008: “La particolarità che rende unica la nostra situazione risiede nel fatto che abbiamo delle tradizionali relazioni di fiducia con il mondo Arabo, con la Palestina. Ma allo stesso tempo Israele, come sappiamo, è sede di un gran numero di immigrati dall’ex Unione Sovietica e questo rappresenta di certo un legame in più fra Israele e la Russia.”. Questa situazione “unica” è stata, di recente, complicata dal “nuovo corso” politico della presidenza Obama che pare avere deciso di trovare un modus vivendi con l’Iran, attraverso un accordo che potrebbe andare ben oltre il cosiddetto problema del “nucleare iraniano” e rivoluzionare alleanze ed equilibri consolidati da decenni in Medio Oriente. Scrive, a tal proposito, il sito di analisi politiche e militari Geopoliticalcenter: “l’Iran ha goduto di molti benefici potendo trattare con una amministrazione americana che tratta oggi Teheran come partner e non come avversario, benefici che consolideranno l’espansionismo sciita in tutta la regione mediorientale ed in particolare nel Golfo Persico, in Irak, In Yemen, in Siria, in Libano, a Gaza e nel Sudan, nuovo punto focale degli interessi di Teheran in Africa e sul Mar Rosso”.

Ovviamente questa nuova situazione si adatta assai male alle speculazioni che vedrebbero la lobby sionista dominare la politica estera degli Stati Uniti e, attraverso questi, il mondo. Mentre l’Unione Europea si orienta in direzione sempre più critica nei confronti dell’occupazione dei territori, mentre l’inimicizia fra la presidenza Obama e il governo israeliano è ormai talmente scoperta che Netanyahu, non ricevuto dal Presidente, si rivolge direttamente al Congresso degli Stati Uniti e che il Capo dell’Amministrazione Presidenziale USA parla della questione palestinese come una “occupazione cinquantennale che deve finire”  fra Israele e Russia si delineano possibili convergenze che vanno ben oltre le forniture di frutta e carne, prontamente garantite da Gerusalemme a Mosca in barba a qualsiasi divieto americano.

Alcuni hanno visto la cancellazione della vendita russa dei sistemi S 300 alla Siria dell’anno passato come una contropartita rispetto alla benevola neutralità di Israele sul tema del “ritorno” della Crimea, mentre capitali e turisti russi scoprono nello stato ebraico un approdo alternativo alla ormai screditata Europa occidentali. Il meno che si possa dire di questa situazione è che apre vaste praterie agli interventi diplomatici russi e promette più di un mal di testa a chi inserisce le lotte irredentiste palestinesi e novorusse nella stessa cornice ideale.

Veniamo al caso della Germania e della sua cancelleria Merkel. In seguito alla crisi greca del 2009 la dirigenza tedesca si è assicurata il podio dell’antipatia europea (specie nei paesi sottoposti alle attenzioni della troika) e l’ha difeso con le unghie e con i denti. Le forze “sovraniste” di destra e di sinistra vedono ormai la Germania come un paese che ha imposto la propria egemonia al continente e, costringendo economie deboli in una zona valutaria forte, fa valere la propria aggressività commerciale utilizzando i paesi periferici dell’Unione come mercato sottosviluppato per la propria esuberanza produttiva. Da questo deriva un impoverimento che rende insostenibili i conti pubblici delle economie minori creando i prerequisiti per le privatizzazioni selvagge che obbligano i paesi alla svendita degli asset economici strategici il che, svendita di cui si avvantaggiano di nuovo le economie del nord chidendo così un circolo vizioso mortale. Di certo, nella sua qualità di paese guida dell’eurozona, la Germania in Ucraina ha sbagliato quasi tutto finanziando in un primo tempo il partito Udar di Vitalj Klitschko  e continuando a sostenere il progetto imperiale statunitense  anche dopo che la telefonata della sig.ra Nuland chiarì che gli americani non avevano nessuna intenzione di assegnare ai protetti dei tedeschi un ruolo di primo piano nell’Ucraina post Maidan. La posizione intransigente sulla Crimea e l’adesione alla campagna di sanzioni ha ulteriormente complicato la situazione, di fatto vanificando il lavoro del predecessore Schroder, architetto dell’asse continentale Berlino Mosca.

Si tratta di censure ragionevoli, e che tuttavia scontano una semplificazione forse eccessiva. Prima di tutto: è facile esultare per la vittoria di Syriza ad Atene, e tuttavia se mai vi sarà un cambiamento negli orientamenti politici dell’Unione questo cambiamento verrà da Berlino, non da Atene. Atene potrà, al massimo, essere una leva che permetterà alla Russia (ma anche agli Stati Uniti) di agire sulla Germania, ma mai un baricentro capace di spostare, da solo, il peso dell’Europa. Secondo: l’unica Europa che c’è oggi è quella della Germania e delle burocrazie della Lotaringia (Bruxelles, Francoforte e Strasburgo). Cosa succederebbe se questa struttura fosse indebolita dall’affermazione dei movimenti “sovranisti”? Si creerebbe “un’altra Europa” finalmente affrancata dalla influenza della NATO, o piuttosto una miriade di piccole patrie, prigioniere di rigurgiti nazionalisti e governate con ancora più facilità da burattini di Washinghton? Non è facile trovare una risposta a questi problemi, ma occorre però, nel mentre, prendere nota che infine sulla questione dell’armamento all’Ucraina (così come accadde per la campagna in Libia) la Germania sta definendo una posizione parzialmente autonoma da Washington.

Dopo il fallimento del vertice di Milano dello scorso ottobre, si assistette ad una prima iniziativa autonoma europea con la “sosta” non prevista del Presidente francese Hollande a Mosca il 6 dicembre 2014: incontro che fece alzare qualche sopracciglio oltre Atlantico. Questo primo abboccamento portò poi alla tornata di trattative svoltasi a Minsk l’11 e 12 febbraio e preceduta da una visita a Washington in occasione della quale il Cancelliere si espresse chiaramente contro la prospettiva un sostegno militare statunitense al regime di Poroshenko . In seguito l’ostilità tedesca alla prospettiva di una fornitura letale statunitense all’Ucraina si è trasformata in un vero e proprio pressing diplomatico. Mentre l’ambasciatore a Washington “rivelava” che il 9 febbraio, in occasione della visita della Merkel negli Stati Uniti, Obama si sarebbe “impegnato” a non sostenere lo sforzo militare ucraino , il Ministro degli Esteri Steimeier visitava a sua volta gli Stati Uniti nel tentativo di scoraggiare questa iniziativa.

L’impressione che se ne ricava è che la dirigenza tedesca si sia finalmente resa conto  di avere compiuto un catastrofico errore, e che, per non entrare in collisione frontale con gli Stati Uniti e per non perdere la faccia in un dietrofront umiliante, tenti di congelare il conflitto secondo le migliori tradizioni della politica occidentale, solita a differire i problemi che non si possono e non si vogliono risolvere. Questa consapevolezza ha prodotto gli accordi di Minsk. Oggi, però, Berlino pare accorgersi che la decisione statunitense di armare ed addestrare l’esercito ucraino provocherà necessariamente una risposta russa e si configura, quindi, come un attacco diretto al precario equilibrio raggiunto a Minsk. Colto questo aspetto, le autorità tedesche si muovono, se pur debolmente, per allontanare il pericolo. La Germania rappresenta quindi, se non un alleato, un interlocutore necessario per la Russia e l’unico baricentro europeo che possieda un peso specifico sufficiente a frenare la discesa del continente verso gli inferi. Questa consapevolezza lascia agli amici della Russia una sensazione di disorientamento che deriva dalla necessità di stabilire se Berlino faccia parte del problema o della soluzione.

Ci aspetta, in conclusione, una stagione in cui il modello interpretativo tradizionale di molti ambienti di sinistra e di destra (quello con il potere finanziario sionista e statunitense intento a spogliare ed opprimere i popoli del mondo con i suoi lacchè tedeschi nella veste di amministratori della filiale europea) si troverà a dover fare i conti con alcune inspiegabili convergenze politiche e dovrà, quindi, adeguarsi alle nuove circostanze ed evolvere in uno strumento più complesso.

Fonte: Sakeritalia, col consenso dell’autore

Previsioni per il decennio 2015-2025

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[Estratti e traduzione di PiergiorgioRosso da:https://www.stratfor.com/forecast/decade-forecast-2015-2025]

Pubblichiamo con l’autorizzazione di Stratfor una nostra sintesi che include ampi tratti del documento Previsioni del decennio 2015-2025 nel quale il think-tank statunitense delinea le tendenze principali del decennio a venire, espresse a partire dal modello interpretativo di base dell’istituto che continua a ritenere gli USA la potenza dominante. In estrema sintesi la previsione di Stratfor è che il prossimo decennio vedrà “un mondo disordinato con cambi della guardia in diverse regioni ma con l’unica costante di una potenza USA continuata e più matura, meno visibile e meno utilizzata che nel passato”. L’analisi riguarda le aree Europa, Russia, Medio oriente e Nord Africa, Estremo Oriente e Cina, USA.

Europa

L’Europa è entrata in una fase critica della sua struttura politica ed economica. La frammentazione fra nazioni mediterranee da una parte e Germania con i suoi satellite dall’altra ha raggiunto il limite in cui “ciò che beneficia una parte nuoce all’altra”. Dunque non c’è una singola politica che possa soddisfare tutte le nazioni europee. Se si inserisce in questo contesto la crisi ucraina e la crescente focalizzazione politica delle nazioni centro-europee sulla paura rispetto all’assertività russa, si può parlare di un’altra Europa ancora che diventano poi quattro considerando la Gran Bretagna e la Scandinavia. Ciò che definirà l’Europa nel prossimo decennio è “il riemergere della nazione-Stato come primario veicolo politico del continente”.

Il nazionalismo crescente porterà le nazioni più deboli a mettere in campo maggiori controlli sui movimenti di capitale e quelle più forti a controlli sui flussi di immigrazione. Complessivamente ci si può attendere che le esportazioni europee subiscano una competizione crescente in un ambiente internazionale instabile e quindi che il benessere economico della Germania declinerà creando le condizioni di una crisi interna politica e sociale: “ciò ridurrà l’influenza politica della Germania in Europa nei prossimi dieci anni”.

Riportiamo ampi tratti dell’ultimo paragrafo del capitolo dedicato all’Europa che consideriamo molto significativo: “al centro della crescita economica e e della sua influenza politica ci sarà la Polonia….mentre la Germania subirà cambiamenti dolorosi nell’ambito economico e demografico, la Polonia diversificherà le sue relazioni commerciali per emergere come la potenza dominante nella regione strategica delle Pianure Europee del Nord. Inoltre ci si aspetta che la Polonia assuma la guida di una coalizione anti-russa che potrebbe includere la Romania entro la prima metà del decennio. Nella seconda metà del decennio questa alleanza giocherà un ruolo nel ridisegnare le regioni ai bordi della Russia attraverso strumenti formali ed informali. Alla fine, mentre la Russia si indebolisce, questa alleanza potrebbe influenzare in modo dominante sia la Bielorussia che l’Ucraina e anche regioni ancora più ad est …. La Polonia beneficerà dell’alleanza strategica degli USA . Tutte le volte che la potenza globale dominante entra in relazione con un partner strategico, è nell’interesse della potenza globale rendere il partner il più economicamente vigoroso sia per stabilizzare la società che per renderlo capace di costruirsi una forza militare. La Polonia sarà in questa posizione con gli USA così come la Romania. Washington ha reso evidenti i suoi interessi nella regione.”

Russia

“La Russia non sopravvivrà nella sua presente forma”. La Russia ha mancato di trasformare le sue risorse economiche energetiche in una struttura economica auto-sostentante ed è quindi vulnerabile alle fluttuazioni dei prezzi energetici internazionali ed alle forze di mercato che le determinano. Questo comporterà che il flusso di risorse che da Mosca scorre nelle regioni periferiche della Federazione subirà rallentamenti e riduzioni, mentre le regioni faranno di tutto per badare a loro stesse creando entità autonome formali o informali. “Non ci saranno rivolte contro Mosca ma l’appassimento delle capacità di Mosca di supportare e controllare la Federazione Russa lascerà un vuoto. Ciò che riempirà tale vuoto saranno i singoli frammenti della Federazione Russa …. Il declino del potere di Mosca aprirà la questione su chi controlla l’arsenale missilistico nucleare e come possa essere garantito il suo non-utilizzo”.

Secondo Stratfor questa sarà la maggiore prova per gli USA che non avrà a disposizione una soluzione militare per risolverla e dovrà pertanto o accettare il rischio di lanci incontrollati o creare governi stabili ed autorevoli nelle regioni interessate per neutralizzare i missili nel tempo.

Medio Oriente e Nord Africa

In quest’area gli Stati creati dalle potenze europee nel XVIII° e XIX° secolo stanno collassando secondo linee di frattura religiose, monarchiche e di interessi economici in via di cambiamento. Queste fazioni sono in guerra le une contro le altre e nel vuoto di potere creatosi i gruppi jadisti hanno spazio di azione, ma saranno in definitiva contenuti dalle loro stesse divisioni interne. La situazione non può essere mutata per mezzo di un intervento esterno la cui entità sovrasterebbe anche le capacità di dispiegamento degli USA, i quali in ogni caso – e considerata la prospettiva della Federazione Russa – non può concentrare la sua azione geopolitica in quest’area.

Lentamente la realtà si incaricherà di dimostrare che c’è un solo paese che è in grado ed è interessato a stabilizzare la regione: questo paese è la Turchia. Stratfor prevede che alla fine la Turchia sarà obbligata ad intervenire nelle guerre che si stanno svolgendo ai suoi confini, in particolare al confine sud, sia per timore di un contagio all’interno che per le conseguenze di politica interna che queste guerre potrebbero avere. Al contrario né l’Iran né l’Arabia Saudita sono nelle condizioni geografiche di intervenire. E’ probabile che la Turchia cercherà di formare delle coalizioni stabilizzanti che abbiano successo anche nel Nord Africa, in competizione con l’Iran, ma “manterrà aperte tutte le opzioni di lavoro insieme sia all’Iran che all’Arabia Saudita secondo quanto necessario. Qualunque sarà la dinamica, la Turchia ne sarà al centro”. Ovviamente avrà bisogno del sostengo politico e militare degli USA che glielo concederanno ma ad un prezzo: il contributo al contenimento della Russia. Gli USA vogliono “un certo grado di cooperazione nella gestione del Mar Nero”.

Ma la Turchia non si proietterà solo al suo sud. Mentre la Russia si indebolisce e l’Europa si frammenterà, si può prevedere che essa “proietterà la sua potenza sulla costa nord del Mar Nero, dove ha interessi storici, commercialmente, politicamente ed in qualche misura anche militarmente. Inoltre …. la Turchia aumenterà la sua presenza nei Balcani come unica potenza rimasta a poterlo fare”.

Prima che ciò accada la Turchia dovrà trovare un equilibrio politico interno tra secolaristi ed islamisti. “Un nuovo governo emergerà sicuramente negli anni a venire …. I militari, l’intelligence ed i servizi diplomatici dovranno crescere in quantità e come funzione nel prossimo decennio”.

Estremo oriente e Cina

In Cina la crescita delle regioni costiere basata su esportazioni e bassi salari si è fermata. Mentre duplicare tale crescita nelle regioni interne è impossibile. Dunque il problema che si pone alla Cina nel prossimo decennio è come contenere le difficoltà politiche e sociali conseguenti alla fine di questo paradigma di crescita economica. Se da una parte Stratfor non considera probabile una rivolta dei ceti medi della costa contro la politica di Pechino volta a trasferire ricchezza all’interno, dall’altra la previsione è “l’imposizione di una dittatura comunista, un elevato grado di centralizzazione economica e politica ed un nazionalismo crescente” che potrebbe volgersi verso gli interessi marittimi russi, se il declino della Russia si avverasse. “I cinesi ed i giapponesi saranno entrambi interessati ad acquisirli ed a prevenire che l’altro possa farlo. Prevediamo che questa sarà la questione centrale nella regione mentre la Russia declina e la competizione sino-giapponese cresce”.

Stratfor identifica 16 paesi in gran parte gravitanti nel bacino dell’Oceano Indiano e Pacifico Sud-Orientale, che potranno svolgere il ruolo che la Cina ha svolto finora nello sviluppo della manifattura ad alto tasso di impiego del lavoro (vedi figura). “… nel prossimo decennio molte di queste nazioni – e forse altre non identificate – prenderanno collettivamente il ruolo che la Cina ebbe negli anni ’80. Ciò significa che per la fine del decennio, esse entreranno in una fase di interessante crescita anche in una gamma più estesa di prodotti. Il Messico, la cui economia esibisce potenziale sia nell’industria a basso che in quella ad alto livello tecnologico, in un ambiente ad alta competitività, si posizionerà per beneficare sostanzialmente degli investimenti e dell’alto livello di consumi del suo vicino a nord”.

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USA

L’economia USA dipende poco dalla volatilità delle altre economie, esporta merci per un valore pari al 9% del suo PIL e quasi la metà vanno in Canada e Messico. Gli USA continuano a dominare gli oceani e possiedono l’unica forza militare veramente intercontinentale. Il suo vantaggio fondamentale sta nell’insularità. D’altra parte dipende poco anche dalle importazioni da quando è emersa come potenza energetica. “Quanto alla perenne paura che la Cina ritiri i suoi depositi dal mercato americano, questo succederà comunque lentamente mentre la crescita della Cina rallenta e gli investimenti all’interno cresceranno. Ma un ritiro improvviso è impossibile. Non c’è altro posto in cui investire. Sicuramente il prossimo decennio vedrà fluttuazioni nella crescita e nei mercati USA ma essi rimarranno il cuore del sistema internazionale Gli USA saranno più selettivi nell’assumersi responsabilità politiche nel prossimo decennio e saranno più selettivi anche negli interventi militari.”

Il problema strategico degli Stati Uniti è impedire il sorgere di un egemone in Europa ed in particolare un’alleanza tra Germania e Russia o la conquista di uno dei due da parte dell’altro. Per cui l’azione statunitense nelle due guerre mondiali e nella “guerra fredda” era giustificata da questa esigenza. Pertanto, anche se Stratfor prevede il declino della Russia, l’azione degli USA sarà ancora concentrata nella prima parte del prossimo decennio nel prevenire questo rischio strategico, cercando di costruire un sistema di alleanze esterno alla NATO dal Mar Baltico alla Bulgaria, cercando di coinvolgere la Turchia e l’Azerbaijan.

“Nella seconda parte, Washington cercherà di assicurarsi che il declino della Russia non causi un disastro nucleare. Gli USA non si faranno coinvolgere nel cercare di trovare una soluzione ai problemi europei, non farà guerra alla Cina ed il suo coinvolgimento in Medio oriente sarà minimo.”

La prossima crisi seria si comincerà a vedere negli USA verso la fine del prossimo decennio e sarà la crisi del ceto medio: “ il problema non è l’ineguaglianza ma la possibilità per il ceto medio di vivere come ceto medio. Oggi il reddito mediano negli USA è circa 50.000$ … questo permette di comprare una casa modesta e vivere sobriamente fuori dalle aree metropolitane. Per la quota bassa di ceto medio, il 25° percentile, ciò è praticamente impossibile. … Questa non è una crisi politica per ora. Lo diventerà verso la fine del prossimo decennio, ma non sarà affrontata prima delle elezioni del 2028 o 2032. Sarà una normale crisi ciclica ma comunque dolorosa.”

 

LA SOMMA DI TUTTE LE PAURE. Attacco Nucleare alla Russia? di G. Caprara

RUSSIAN PRESIDENT VLADIMIR PUTIN VISITS CHINA

 

vladimir_putin2Una insolita attività sul traffico web in uscita dal Texas e diretta verso il Regno Unito, è stata instradata   attraverso i sistemi di telecomunicazione ucraini e russi. Una deviazione apparentemente inconsueta e forse risultanza di un errore. Il traffico di rete richiede spesso un percorso tortuoso a causa della congestione del web o di difficoltà per l’interconnessione, ma nessuna delle due sarebbe sufficiente per giustificare un percorso così insolito. L’errore potrebbe essere stato ingenerato dall’azienda di telecomunicazioni ucraina Vega, che ha reindirizzato involontariamente il traffico web fra Stati Uniti e Regno Unito, ma se anche così fosse, avrebbe sortito un effetto non di così larga portata. Questo fenomeno è noto come “dirottamento del percorso,” ed è un problema di sicurezza comune ai tecnici di rete, ma in questo caso ha coinvolto siti particolarmente sensibili e protetti: l’Atomic Weapons Establishment , che gestisce le testate nucleari del Regno Unito; la Royal Mail ed il Contractor della difesa americana Lockheed Martin. Il traffico era ovviamente criptato, ma non gli indirizzi IP e questo ha esposto le Aziende implicate ad attacchi cibernetici, con il pericolo che i dati scambiati in rete potessero subire modifiche. Le tabelle di routing, dette “traceroute”, sono facilmente consultabili, in quanto pubbliche, perciò è stato semplice verificare esattamente quando e come è avvenuto il dirottamento del percorso. Il motivo non è stato ancora chiarito, ma soprattutto non è possibile dimostrare l’attendibilità delle informazioni transitate, in quanto potrebbero aver subito modifiche dagli hacker. Il traceroute analizzato rivela che c’è stata una interconnessione fra l’Ucraina e la Russia, dunque le due Nazioni sono parte in causa in questa vicenda, questo perché erano i bersagli di un evento che ha convinto il Ministero della Difesa russo ad indagare sull’accaduto. La decisione di approfondire il caso è legata soprattutto ad un inequivocabile messaggio che appariva sui computer di Vega. L’incarico è stato affidato all’FSB che in collaborazione con il laboratorio Kaspersky, Лаборатория Касперского, un’azienda con sede a Mosca specializzata in prodotti per la sicurezza informatica, ha scoperto un attacco informatico dell’NSA, il cui scopo era azzerare le difese strategiche russe e diramare un ordine ben preciso. Gli esperti di Kaspernsky sono riusciti ad isolare i maleware, e li hanno utilizzati per decifrare il contenuto del traffico di informazioni. Quest’ultime hanno rivelato un piano di attacco nucleare contro la Russia che sarebbe stato lanciato dalla Gran Bretagna. Verge aveva infatti scoperto involontariamente “A Network Error Routed Traffic For The UK’s Nuclear Weapons Agency Through Russian Telecom”. Poteva essere una semplice esercitazione, ma ciò ha reso necessario mettere al sicuro il Presidente Vladimir Putin e porre in stato di allarme le forze nucleari strategiche russe. Questa allerta è durata dieci giorni, nei quali tutto il mondo si è chiesto il motivo della mancanza di notizie del Presidente russo. E’ plausibile che si sia trattato di una esercitazione, ma anche che l’involontario intervento di Vega, abbia privato del determinante fattore sorpresa, il piano di attacco della NATO.

Giovanni Caprara

 

Fonte:

Vega telecom

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