FAR SALTARE LA "MOSCHEA" AL NASO

Nonostante la batosta del primo turno alle comunali di Milano non è cambiata la linea oltranzista del Pdl che persevera battendo su questioni retrograde e primordiali per recuperare voti sulla coalizione avversa, ancora avanti di qualche punto nel gradimento dei milanesi. Continuare a sostenere che con Pisapia sindaco Milano si trasformerebbe in una Zingaropoli o in un covo di scalmanati contestatori dei Centri sociali vuol dire non avere alcun rispetto per l’intelligenza del popolo lombardo il quale, evidentemente, secondo Bossi e Berlusconi, porta ancora l’anello al naso e si propizia benessere con riti sciamanici e danze tribali. Ma stiamo parlando di una delle comunità più laboriose e sviluppate d’Europa che agli scongiuri, alla superstizione e alle promesse da marinai dei leaders di centro-destra contrappone il più sostanziale pragmatismo dello “sgamelà” e del fare “schei”. Ci vuole una bella faccia tosta per raccontare in televisione, a reti unificate, tali amenità. Gli italiani, che la sanno lunga, avranno di certo pensato: se vince il cosiddetto estremista avremo qualche zingaro in più e qualche sgombero in meno, se vince la cosiddetta moderata avremo un’orda di scemi al governo della città. Chissà perché poi questo moderatismo politico deve costantemente esprimersi con un’esasperazione ed un’intransigenza verbale che porta al parossismo i pregiudizi dei bassifondi e i preconcetti degli “altifondi” sociali. Se la moderazione deve coincidere sempre con la perdita di equilibrio delle posizioni vuol dire che o non funziona il concetto oppure non funzionano i portatori dello stesso. In un caso come nell’altro la categoria sarebbe da abbandonare perché non ha uno statuto realistico permanente e perché procura misere figure a chi tenta di costruirsi la carriera politica spandendo a destra e a sinistra misura e ponderazione con un tono da killer. Persino l’ultima trovata del Capo del carroccio di spostare i ministeri a Milano entra di diritto nel novero di baggianate a fini elettorali ai quali i nostri concittadini hanno smesso di credere dai tempi della prepubescenza. A questo giro B. ed il suo entourage si sono rivolti all’agenzia sbagliata per farsi accompagnare nella contesa, anche perché i bambini 0-12 non si recano alle urne e preferiscono i cartoni animati ai pupazzi di Stato. Eppure, di argomenti seri per smascherare Pisapia ed il suo falso socialismo ce ne sarebbero a iosa, a partire dall’endorsement dei poteri forti largamente ricevuto dall’avvocato difensore di De Benedetti. Questa contraddizione, che è pari ad una immane bugia narrata ai ceti deboli meneghini dal candidato del Centro-sinistra, vale mille volte di più delle cavolate su cui stanno puntando quelli del Pdl come aumento delle tasse, campi rom e zingarate varie. Far saltare la “moschea” al naso degli italiani li farà precipitare con certezza nella sconfitta. Se trasformi una mosca politica in un elefante da consensi poi non puoi pretendere di abbatterlo col DDT delle promesse dell'ultimo minuto. Oltre alla cadrega perdi anche la faccia. Per la seconda non c'è più nulla da fare, per la prima basterà attendere il ballottaggio.

IL "GLANDE KAHN"

Dirò subito quello che penso dell’arresto di Strauss-Kahn. A mio modo di vedere si tratta di una macchinazione per eliminare dalla scena mondiale un uomo divenuto scomodo tanto per gli americani, i quali hanno altri programmi per l’FMI (come dimostra l’ “eccitazione” con la quale Timothy Geithner, il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, ha chiesto al Fondo di nominare immediatamente un Presidente ad interim) che per l’Eliseo dove un malconcio Sarkozy sta facendo di tutto, compresa una guerra aggressiva contro un popolo sovrano qual è quello libico, per conservare il posto.Grazie alla incresciosa situazione, guarda caso, il signor Bruni non si troverà tra più i piedi il suo ormai bruciato concorrente che proprio il 26-27 maggio a Deauville, nel nordest della Francia, avrebbe dovuto presiedere la riunione del G8, forse utilizzandola come una vetrina per accrescere il suo prestigio in patria e lanciarsi per la volata alle presidenziali del 2012. Onestamente, non ce lo vedo proprio un dirigente di tale caratura, che per lustro ed importanza è paragonabile ad un capo di Stato, dimenticarsi dell’organismo da lui diretto e mettersi ad inseguire, con l’organo tra i polpastrelli, una pollastrella nera. E’ vero che nell’immaginario degli uomini il servizio alberghiero femminile in divisa scatena da sempre gli ormoni, ma è altrettanto vero che se Kahn è realmente un vecchio porco satirista come si dice, sarà passato già a cose più sofisticate, altro che cliché da depravati ordinari come cameriere, "casalingue", infermiere e monache di clausura. Fosse stata una domestica vestita in abiti nazisti ci avrei sicuramente creduto, così invece i miei dubbi crescono esponenzialmente. Sono decenni che nei libri gialli i maggiordomi hanno smesso di essere gli assassini. Solo le spy stories continuano a scivolare sullo stesso consumato plot, che, tuttavia, per ora ha funzionato, come si evince dalle fasi iniziali di questa vicenda. Ma, soprattutto, anche impegnandomici molto con la fantasia, non riesco proprio ad immaginare come sia possibile concretare uno stupro per via orale. Mettere tra i denti di una persona recalcitrante un aggeggio così delicato è da folli, a meno che l’abusatore non si sia premunito tenendo con una mano il pistolino e con l’altra una pistola puntata alla nuca della sfortunata signorina. Sarebbe bastato cioè un morso ben assestato per mandare all’ospedale l’incauto galletto-porcello il quale prima d’imbarcarsi in siffatte avventure o avrà frequentato un corso accelerato di abusi sessuali sicuri, in particolare il modulo di 9 settimane e mezzo su come farsi slinguazzare evitando l’evirazione, oppure si sarà evidentemente accordato con la preda, aprendo il portafoglio prima di abbassare la lampo. Ammettendo che un contatto sessuale ci sia effettivamente stato. E poi quanta fretta nell’arrestare il francese ed esporlo al pubblico ludibrio internazionale e quanto zelo da parte della direzione dell’albergo che ha creduto immediatamente alle parole di una dipendente con problemi economici ed una storia difficile alle spalle. Il presunto maniaco è così stato scortato in manette dalla polizia come un pericoloso gangster, l’Al Capocchia degli Champs-Elysées o lo spietato “Glande Khan” del Sofitel. Mi pare lapalissiano che si sia voluto colpevolizzare e condannare l’esponente socialista d’oltralpe per via mediatica per facilitare il successivo lavoro del giudice. Potrei sbagliarmi ma la scena più che pronografica mi appare ridicola.Insomma, per concludere, sento puzza di intrigo, internazionale più che sessuale.

UN VILE AFFARISTA

L’attuale Presidente di Bankitalia, Mario Draghi, ha ormai la strada spianata verso l’Eurotower dove ha sede la BCE. La mancanza di altri candidati (o per meglio dire la loro esclusione forzata) ed il recente endorsement dell’Ecofin lanciano ai vertici dell’importante istituzione europea il nostro governatore, il quale sembra gradire il consenso generale degli altri membri comunitari che lo sospingono all’incarico. I media e gli schieramenti politici nazionali sono andati in brodo di giuggiole per l'evento senza distinguersi gli uni dagli altri quanto a valutazione critica e completezza informativa. E’ un coro unanime di giubilo perché si ritiene un immenso privilegio ed un esorbitante onore per il Paese il fatto che un proprio connazionale assurga finalmente ad un ruolo strategico negli assetti dell’UE. Ma si sta dimenticando con troppa facilità il passato del presidente del Financial Stability Forum, già Managing Director di Goldman Sachs International e membro del Comitato esecutivo del Gruppo Goldman Sachs. Quest’ultima merchant bank è salita agli onori della cronaca durante la crisi dei suprime per il suo comportamento poco trasparente e persino fraudolento nella gestione dei prodotti finanziari legati ai mutui d'oltreatlantico, stando almeno alle accuse formulate dalla SEC, l’autorità di borsa americana equivalente alla nostra Consob, nei suoi confronti. La Goldman è un istituto anomalo che viaggia a braccetto con la politica e che rafforza le sue posizioni di mercato costruendosi intorno una rete di protezioni istituzionali che l’avvantaggiano sulle concorrenti come ha dimostrato il caso di Lehman Brothers. Si mormora infatti che quest’ultima big bank sia stata abbandonata al suo destino fallimentare per eliminare un diretto concorrente della GS, mentre altri istituti finanziari, meno centrali per l’economia stellestrisce, venivano salvati dall’amministrazione statunitense proprio perché la GS risultava piuttosto esposta nei loro riguardi. Ecco, Draghi viene da questi ambienti patinati quanto malfamati. Probabilmente, la sua carriera ha svoltato dopo che costui ha lavorato fianco a fianco con gli uomini più importanti della finanza Usa e del gotha finanziario americano. Ma, ancor peggio, fui lui a gestire, da Direttore Generale del Tesoro, lo smantellamento dell’industria pubblica agli inizi degli anni ‘90. Come ricorda Paolo Cirino Pomicino, importante esponente democristiano della corrente Andreotti e più volte Ministro della Repubblica, Draghi si presentò a quel famoso e famigerato rendez-vous sul panfilo Britannia – dove si diede appuntamento l'élite di potere anglo-americana (tra gli altri ospiti vi erano i reali britannici e i rappresentanti di multinazionali del denaro come Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers) – senza essere stato inviato dal Governo, per discutere di privatizzazioni e ristrutturazione dell’economia pubblica. Dopo quell’’incontro, eravamo nel 1992, molti pezzi prelibati dell’industria statale passarono in mani private a cifre ridicole e con una sospetta trasformazione degli assetti societari che sembravano esser stati pensati apposta per favorirne il controllo e la gestione da parte dei compratori privati. Tutti questi avvenimenti portarono, qualche lustro più tardi, l’ex PresdelRep Francesco Cossiga, che pure aveva consigliato Draghi a Silvio Berlusconi per il posto di comando a Palazzo Koch, a dire di lui: “Un vile, un vile affarista, non si può nominare Presidente del Consiglio dei Ministri [anche allora Draghi veniva indicato come papabile per la guida di un governo tecnico in sostituzione del traballante Prodi] chi è stato socio della Goldman & Sachs, grande banca d’affari americana, e male, molto male io feci ad appoggiarne, quasi ad imporne la candidatura a Silvio Berlusconi, male, molto male. E’ il liquidatore, dopo la famosa crociera sul Britannia, dell’industria pubblica, la svendita dell’industria pubblica italiana, quand’era Direttore Generale del Tesoro, e immaginarsi cosa farebbe da Presidente del Consiglio dei Ministri, svenderebbe quel che rimane, finmeccanica, l’enel, l’eni ai suoi comparuzzi di Goldman Sachs”. L’esaltazione dei nostri compatrioti della stampa e del Parlamento per questo italiano che vuò fa l' americano, alla luce di tali notizie, appare pertanto eccessiva se non persino ingiustificata. Non basta essere nati in un posto per essere dei veri patrioti. E’ vero che nessuno è profeta in patria, ma Draghi non ha mai nemmeno tentato di fare qualcosa per i fratelli d’Italia, non dico per farsi amare ma almeno rispettare. Grigio burocrate di apparato lui si sente cittadino aperto al mondo, ma si tratta di un mondo ristretto che va da Washington a Londra senza passare per Roma. Perché ora dovrebbe cambiare, perché la sua investitura alla Bce, con queste pessime credenziali, dovrebbe essere cosa buona e giusta per noialtri? Mistero di un Paese che sceglie sempre i peggiori e riesce a farsi del male da solo.

EGREGIO SIGNOR ROSSI

Chissà perché il livello di successo e di intelligenza delle persone è sempre proporzionalmente inverso al loro grado di coscienza e di moralità. Se il primo tocca vette elevate il secondo finisce inevitabilmente sottoterra fino a scomparire dalla vista del mondo. Invece, nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma in menzogna nelle bocche di questi imbonitori che sono sempre impastate di consigli e di buoni propositi per il prossimo, soprattutto quando i giudizi non devono regolare la propria condotta ma quella altrui. E’ vero che, contrariamente all’assunto dal quale siamo partiti,  si può verificare che uomini con un alto grado di onestà siano anche intelligenti ma ciò non inficia  la validità di  questa  legge sociale universale manifestantesi quotidianamente nelle alte sfere del potere. Facciamo un piccolo esempio. Sabato scorso, Guido Rossi, avvocato di fama e principe del foro ha rilasciato un’intervista a La Repubblica con la quale si è premurato di denunciare le potenti lobbies schierate dietro Letizia Moratti a Milano. Nessuna sorpresa per noi perché è quello che stiamo scrivendo da qualche giorno, ma il fatto che a lanciare quest’invettiva sia stato il dio lobbistico delle sacre scritture contabili, il santone con l’indice di borsa puntato sugli speculatori politicamente non affini, la dice lunga sul pudore di certi cattivi profeti col vezzo per gli  affari e la presunzione di poter scacciare dal tempio i mercanti corrotti che sono tali perchè non accettano la sua divina consulenza. Guido Rossi, ha detto qualcuno, rappresenta egli stesso una gigantesca lobby ed è stato l’eminenza grigia che ha guidato operazioni “che contano da trent’anni a questa parte: da Telecom agli swap della Fiat, vere e proprie acrobazie giuridiche che, con lo stesso metro riservato ad altri sarebbero state oggetto di scandalo, diventavano (anche e soprattutto per le autorità di controllo e per i tribunali) regolari e perfette” (Claudio Borghi su Il Giornale). Guido Rossi fu lo stesso leguleio che ai tempi dei capitani coraggiosi definì Palazzo Chigi, divenuto dimora presidenziale di un altro moralizzatore col culo degli altri, Massimo D’Alema, l'unica merchant-bank che non parla inglese. Sua è anche la definizione che segue, rilasciata all’epoca della disputa tra Tronchetti Provera e il Governo Prodi sulle sorti della Telecom: “…E un paese che soffre di una così grave mancanza di regole naturalmente è il terreno ideale per chi vuole approfittarne, per chi pensa a portar via più soldi che può. Invece del fare, c'è l'arraffare. Questa sembra la Chicago degli anni Venti, sembra il capitalismo selvaggio dei Baroni Ladri nell'America del primo Novecento”.  Insomma, il sig. Rossi vede sempre tutto abbastanza chiaro perché si trova al centro delle trame del capitalismo italiano ma pontifica come se lui frequentasse il convento delle dame di San Vincenzo e non il Sancta Sanctorum della finanza nostrana. Infine, da questo arrivista già arrivato non potevamo non aspettarci un undicesimo comandamento per una vita più saggia e morigerata: “l’ambizione sfrenata è uno dei limiti peggiori che spingono alla deriva della acriticità e della cattiva politica”. Si vede che nella testa di costui i buoni cristiani coincidono necessariamente con gli stupidi e con gli idioti, altrimenti non troverebbe il coraggio per dire siffatte amenità. Che Dio li fulmini tutti e li riduca in cenere come i loro derivati!

ALLOCCHI DI DESTRA

Niente da fare, far ragionare quelli di destra è tempo sprecato come quello impiegato a spiegare la grammatica italiana ad un cavallo berbero. Va bene che per vincere alle elezioni si può ricorrere a qualche colpo basso, ma con un pizzico d’intelligenza si dovrebbe almeno essere in grado di non inciampare su quei temi che rappresentano da sempre il cavallo di battaglia del proprio capo. Giuliano Pisapia, candidato a sindaco di Milano per il centro-sinistra, è stato assolto dall’accusa di aver rubato un’auto con il concorso di pericolosi terroristi di Prima Linea, punto. Si è fatto la galera senza meritarlo, pagando con la limitazione della propria libertà un reato che non aveva mai commesso. Costui dovrebbe essere un eroe per i berlusconiani i quali da secoli ci ripetono che la casta dei togati è un corpo dello Stato impazzito con la bava giustizialista alla bocca, le manette facili e le grate sugli occhi. Tentare adesso di rimediare alla figura da cani con lo spostamento dell’asse di certe accuse infondate, dal furto alle cattive amicizie, è un escamotage puerile oltreché una maniera grossolana per non ammettere l’errore commesso. La pezza è insomma peggio del buco. Se poi lo sport deve essere quello di sotterrare tutti coloro che si accompagnano con qualche perdigiorno o che frequentano giri poco edificanti e comitive troppo baldanzose, non basterebbe un intero cimitero per contenere B. e il suo entourage di procuratori di gnocche e procacciatori di affari. Tra sbadati e sbandati sarebbe una inumazione di massa. Addirittura insopportabile è poi leggere sulla stampa vicina al Premier che “gli uomini possono cambiare la pelle, non la te­sta e neppure il cuore”. Tanto sostiene Sallusti nel suo editoriale di oggi su il Giornale per supportare le sciocchezze fuori tempo politico e storico della Moratti. Bravo l’allocco! Perché allora non va a portare questa riflessione ai suoi colleghi Giuliano Ferrara (ex Pci che ospita graditamente sulle colonne del suo quotidiano), Mughini e Liguori (anche loro con un passato da extraparlamentari di sinistra e molte brutte compagnie)? Che c’entra dirà l’esimio direttore, costoro non pretendono di farsi eleggere a cariche politiche. Vero, allora si rivolga direttamente a Bondi (ex comunista pure lui e dunque "bazzicatore" di stalinisti ma oggi nei vertici del PDL ) e così chiudiamo qui questa stupida questione.

ELEZIONI DI "MIL'ANO"

Il PdL ha trasformato le amministrative di Milano in un referendum sul Premier e in una sfida aperta alle Procure che lo tengono alle corde. Ci può stare, sia perché per vincere le elezioni vale tutto, sia perché il Presidente del Consiglio è oggettivamente preso di mira dai magistrati italiani da quando ha messo piede in politica, non per amore di Giustizia ma per giustizialismo cieco e unilaterale. Ciò che invece non va bene sono i colpi sotto la cintura che Letizia Moratti ha sferrato contro Pisapia, servendosi degli stessi mezzi infanganti del nemico. Innanzitutto, l’avvocato della SEL è stato assolto da quella vecchia accusa sventolatagli sotto il naso dai giornalisti di destra, in secondo luogo con una lista di ricchi e di potenti, qual è quella del sindaco meneghino uscente, ci vuole un bel coraggio a dare del mariolo a chicchessia. Non ho mai visto un benestante arricchirsi onestamente e lo scassinamento della portiera di un' auto non è peggio di reati come il falso in bilancio, l’esportazione di capitali all’estero per non pagare le tasse, la truffa, l’aggiotaggio, e tutti gli altri trucchetti necessari per accumulare capitali. Non sono un moralista e credo che anche sul mercato valga tutto se solo si è capaci di non farsi beccare, ma almeno si eviti di dare patenti di correttezza civica a destra e manca. Dalle mie parti si dice insultarsi tra ladro e ladrone, proverbio azzeccatissimo che dovrebbe fare abbassare i toni a tutti quanti. Inoltre  i quotidiani berlusconiani perdono il diritto di contestare l’uso dei collaboratori di giustizia a fini “anti-cavallereschi” allorchè appoggiano un pentito come Sandalo, detto Roby il pazzo, per asseverare le accuse contro Pisapia. Con questi presupposti diventa tutto lecito, anche che si chiami a testimoniare Jack lo squartatore e Hannibal Lecter. Dal primo verremmo a sapere che B. alla fine del Bunga-Bunga infibula ed uccide le sue sciacquette con un bisturi ed il secondo ci rivelerebbe che Pisapia divora bambini a colazione, suore a pranzo e preti a cena, bagnando il tutto con vino sangue di giuda dell'Oltrepò pavese. Fatela finita e non prendeteci per i fondelli. Piuttosto urge esame di coscienza da parte di entrambi i contendenti che sono coerenti al pari di schizofrenici con doppia personalità. Letizia dice di essere indipendente dalla finanza milanese e dall’influenza di CL, e noi le crediamo così come crediamo che suo figlio sia veramente Batman. Pisapia sostiene, invece, di essere l’amico dei diseredati e degli sfruttati e noi gli crediamo così come crediamo che Milly Moratti non sia la moglie del Presidente dell’Inter e padrone della Saras ma la Wonder woman degli oppressi venuta al mondo per vendicare l’ingiustizia sociale. Milanesi di tutta Milano: il prossimo week-end non sarebbe meglio andare al mare a mostrar le chiappe chiare piuttosto che farsi inchiappettare da questi supereroi senza poteri che amano il potere?

COITI DI REGIME

L’intervento degli alleati occidentali in Libia non solo è andato oltre il mandato dell’Onu e la lettera della risoluzione 1973, ma si è rivelato di tutt’altro tenore rispetto allo spirito inizialmente dichiarato dalle parti che era quello di proteggere i civili nella guerra tra fazioni gheddafiane e gruppi ribelli.  Quindi un intento di equidistanza tra i disputanti che si è subito dissolto sotto i bombardamenti mirati (? ) francesi, inglesi, americani ed italiani i quali, come giudici di pace, hanno dimostrato di avere lo stesso equilibrio e la medesima imparzialità degli arbitri di calcio italiani nell’era Moggi. La Comunità internazionale come il WWF dice di voler proteggere i cittadini inermi dall’ “estinzione” ma per farlo li elimina come i panda, senza tante discriminazioni tra lealisti, insorti, donne, vecchi, figli e nipoti. Ordigni di tecnologica esattezza che colpiscono con la stessa precisione chirurgica dei disastri naturali. Ma WWF non è l’acronimo di World Wildlife Fund ed i volonterosi della coalizione non sono esattamente quegli attivisti solerti che ci mettono il cuore e la passione per ripulire le spiagge, segnalare gli illeciti ambientali, salvare l’habitat e le specie animali, donandoci un mondo migliore. Questi militanti della civiltà menano mazzate a più non posso come nella World Wrestling Federation‎ (WWF), spazzano per sempre le coste e le dune dalla faccia della terra e assicurano agli uomini la pace eterna mandandoli all’altro mondo. World (Deadly) Weapons Federation (WWF)‎, federazione mondiale delle armi letali, questo rappresentano lorsignori della guerra ma si spacciano per benefattori disinteressati del genere antropico. Tra un po’ verranno pure a raccontarci che puntare un missile Tomahawk, con più di 1400 kg di esplosivo, sotto la cintola di un presunto dittatore che si trova di spalle è meramente un atto di giustizia umanitaria e non una perversione bellico-sodomitica. Nel circuito mediatico ufficiale nessuna voce fuori dal coro si è levata per denunciare gli eccidi dell’alleanza civilizzatrice che sta annichilendo tutta la fauna libica per stanare un solo leone del deserto. Ma i portatori malsani di democrazia stanno sempre ben attenti a scegliere le aree paludose da bonificare perché non si deve alterare l’ "ecosistema geopolitico" che gli assicura la predominanza mondiale. Perchè con Gheddafi si sono scagliati in 15 contro uno mentre non si è trovato nessuno che vendicasse la libertà e i diritti civili violati in altri Stati (vedi Bahrein) dove iene ancora più sanguinarie stanno terrorizzando tutta la savana? C’è inoltre un’altra incongruenza che vorrei segnalare. Da quando sono iniziate le proteste in Siria (che non hanno carattere di massa come sostiene la stampa internazionale) si stende ogni giorno un bollettino di morti ammazzati dal regime. Già il primo giorno si parlava di cento manifestanti uccisi e così via fino a ieri con altri trenta sventurati che avrebbero tirato le cuoia. A questo punto in quella nazione dovrebbe essere rimasta in vita solo la famiglia regnate degli Assad e qualche umile servitore di corte  ma la Clinton è riuscita a dichiarare quanto segue: “La situazione in Siria è complessa e dolorosa, ma sappiamo che Damasco può ancora attuare le riforme e crediamo che ci sia un futuro possibile”. La signora ci ha preso tutti per imbecilli o, più prosaicamente, cerca di applicare il teorema Clinton (Bill) sulle relazioni di coppia alle relazioni internazionali. Infatti, l'illustre marito pizzicato ad amoreggiare con una stagista affermò di essere quasi vergine perché il sesso orale, del quale aveva libidinosamente usufruito nella “stanza ovaie”, non poteva essere considerato un rapporto sessuale. La mogliettina ragiona nello stesso modo: le mitragliate sulla folla non necessariamente sono un massacro, basta la volontà verbale di dichiarare delle riforme per rendere quest’ultimo parziale. E si sa che il massacro parziale, proprio come il coito orale, non è un rapporto completo, cioè è un peccato veniale al quale si può sempre rimediare. Hillary Clinton: ma vai al tuo paese!

LUPI E AGNELLI

Si dice che in Italia il Governo non ci sia e che quando finalmente si fa notare è soltanto per peggiorare le cose. In un certo senso non si può negare questa situazione che fino a qualche tempo fa era almeno attenuata da una politica estera saggia e coraggiosa, miseramente smarritasi nel deserto libico, tra le dune iraniane e nella steppa russa. Da Tripoli ci stanno cacciando a pedate francesi e inglesi, da Teheran siamo scappati alle prime minacce degli americani e con Mosca ci siamo evirati da soli dopo le giravolte sul South Stream.Ma se è vero che il Belpaese va alla deriva senza timonieri occorre ugualmente dire che l’ammutinamento dei partiti di centro-sinistra nei luoghi della dialettica democratica non facilita l’inversione della rotta. Oggi tutto è riposto nelle mani di vertici istituzionali che utilizzano impropriamente la loro carica per smentire od ostacolare qualsiasi decisione prendano il Premier ed il suo Gabinetto. Tra i rimbrotti di un Presidente della Camera bello, abbronzato e con la stessa passione obamiana per i fondali marini e le reprimende di un Presidente della Repubblica che parla un ottimo inglese e si muove con una sospetta ed umbertina regalità atlantica, si stanno esaurendo le speranze peninsulari di evitare il decisivo assalto piratesco alla sua sovranità nazionale. I due reggenti di Montecitorio e del Quirinale stanno sopperendo allo scoordinamento dell’opposizione, incapace di formare un’unica massa d’urto contro l’odiato caimano nano (tale specie esiste davvero in natura e non soltanto in politica), utilizzando le loro esclusive prerogative istituzionali come una trappola per topi adattata ai rettili. Non c’è più quella storica sinergia tra organi dello Stato, indispensabile a tenere unita la nazione in fasi storiche delicate come quella in corso, perché esso è stato svuotato della sua identità per essere riconvertito in una agenzia di disbrigo degli affari stranieri. Inoltre, tanto Fini che Napolitano devono supplire all’immobilismo e alla mancanza di idee del principale partito della coalizione, lasciato nelle mani di un dipendente della premiata tortellineria Giovanni Rana, il quale si scuoce nel brodo delle sue correnti e si fa cucinare da un ex Pm con la vocazione per le cene segrete e i minestroni giustizialisti. Bersani, nel tentativo di tenere insieme le disiecta membra dell’alleanza, sta pure snaturando le sue qualità. Messi da parte gli studi ha preso a bighellonare sui tetti e nelle piazze come un qualunque debosciato fuori corso. Il risultato è ovviamente pessimo. Egli si atteggia a manifestante esperto ma si muove meccanicamente come un grigio burocrate di partito nel bel mezzo di un rave party. Dopo un po’ il trucco si vede e così partono bordate di fischi contro il suo mascheramento posticcio. Se B. regge ancora, nonostante la tempesta che investe lui e la sua maggioranza, lo deve pertanto all’incapacità dei suoi nemici che pure con l’aiuto di ambienti internazionali e con l’appoggio di una magistratura "persecutoria" non sono in grado di speronarlo definitivamente. Nel frattempo però a finire fuori carreggiata è il Paese che sbanda sui dossi della crisi e si avvicina pericolosamente alla scarpata. Sulla via del multipolarismo ci sono tanti crocicchi e prima ancora di giungere ai bivi dell'Epoca si deve sapere almeno dove si sta andando per non ritrovarsi al punto di partenza o persino ancora più indietro rispetto allo start. Il percorso può essere modificato strada facendo ma senza dimenticare la meta finale. Veniamo dai fasti dei secoli passati e vogliamo giungere dove il futuro riserverà all’Italia il posto che le spetta. Marciamo in cattiva compagnia e con guide corrotte che ci sviano nelle selve oscure per farci sbranare dai lupi. Non possiamo pertanto assecondare chi vuol fare di noi agnellini da banchetto che finiscono immancabilmente o sacrificati o divorati. Questo nelle storielle, figurarsi nella Storia con la S maiuscola. L'Italia merita tutt'altro finale della favola.

MENZOGNE AMERIKANE

Osama Bin Laden, il cosiddetto sceicco del terrore, l’uomo che ha tenuto in scacco l’Occidente e i servizi segreti di mezzo pianeta per più di un decennio, la primula verde di Maometto con la passione per la finanza e gli investimenti in borsa, riposa in fondo al mare. Anche la sua morte, come la sua vita, resterà avvolta nella nebbia con la quale i presunti demoni appaiono e scompaiono da questa terra. Osama non era “nettuno” ma gli americani ne hanno fatto qualcuno, prima un alleato nella guerra all’Unione Sovietica e poi un mostro degli abissi nella battaglia contro l’asse del male che, come sempre, cresce copioso negli occhi di chi lo vede o di chi ne ha bisogno per fare un male più grande. I mezzi di comunicazione del mondo libero soltanto a metà hanno avvalorato la versione yankees perché la verità è una moneta che ha corso legale solo quando viene emessa a Washington. Le versioni sul blitz dei Navy Seals sono state diverse eppure nessun governo o organizzazione internazionale ha avuto da ridire sulle differenti e contraddittorie dinamiche dei fatti rilasciate dall’amministrazione Usa. Si è affermato, in un primo momento, che Osama fosse armato, poi che fosse disarmato, poi che si fosse fatto scudo con una moglie, poi che avesse reagito a mani nude, poi che si fosse arreso ma "attivamente" ecc. ecc. I giornali italiani hanno sottoscritto pedissequamente tutte queste giravolte senza esprimere un dubbio o una incertezza, ringraziando calorosamente Sua Nobeltà per aver reso il globo un posto migliore e più sicuro. Gli Stati civili pare che non facciano altro che portare pace e libertà laddove esse difettano, per il bene dei popoli e dell’umanità. Tutto ad interessi zero. Balle vergognose. Persino un vero liberale come Benedetto Croce metteva in guardia da queste menzogne: “Gli Stati in quanto tali non sono in grado di promuovere la libertà di altri Stati se non quando questa torni a loro utile, e sia perciò, rispetto ad essi, non un fatto morale ma accrescimento o mantenimento della propria potenza”. Ed ecco a voi la formula per spiegare tutti i conflitti di questa epoca, di quelle precedenti e di quelle che verranno. Con questa filigrana s’interpretano meglio i bombardamenti in Libia, prima ancora quelli in Serbia del ‘99, nonché il sostegno alle recenti rivolte nella dorsale mediterranea e nel Medioriente. In questi luoghi, ci narrano i cantori della modernità, manca il pane perché invece di coltivare grano si seminano monoculture di dittatori. La nostra è davvero un’epoca buia dove la libertà porta le catene sotto abiti sgargianti e la Democrazia va in giro col Kalashnikov. Naturalmente qui in Italia il servilismo e la cecità storica sono diventate materie bipartisan e chi ci governa da qualche lustro, sia esso di destra o di sinistra, ha ripulito il cervello dall’intelligenza per fare spazio alla segatura propagandistica. La nostra classe dirigente non ha spina dorsale perché non ha più ideali, essa è stata allevata in batteria come il pollame dopo l’eclissamento della I Repubblica (dalla quale questi pennuti parlamentari hanno beccato tutto il peggio). Anche qui ci assistono le parole di Benedetto Croce che spiegano abilmente chi sono gli uomini e le donne ai quali abbiamo messo in mano il nostro futuro: “Tutto il peggio del peggior passato può sempre tornare, sebbene torni in condizioni sempre nuove e perciò, vinto e superato che sia, porti a un nuovo e maggior elevamento: l’epopea della storia è più vicina alla tragedia che non all’idillio. Il non aver meditato questa verità, e l’essersi lasciati andare a quel fatuo e pericoloso ottimismo, è la principale cagione del presente pessimismo e della presente sfiducia, che innanzi alle difficoltà sopraggiunte, – le quali bisognava aspettarsi perché intrinseche alla vita così degli individui come della storia tutta e rispondenti al suo ritmo eterno, – invece di disfarsi delle proprie illusioni e correggere la propria leggerezza non trova altro miglior partito che di disfarsi dell’ideale stesso rinnegandolo e rimanendo senza ideale, in una sorta di stupefazione che rende l’uomo preda delle forze che gli turbinano intorno”. Già, ma più che alla stupefazione i nostri leaders nazionali sono ormai in preda alla più grama stupidità mentre le forze che gli turbinano intorno sono diventate oscure e inconoscibili perché affrontate con una categorizzazione esoterico-moralistica e con una mistica sociale conformistica che ha sostituito l’equipaggiamento dell’analisi politica con l'armamentario dell'esorcismo religioso. “Agnostici” all’idealità non potevano che trasformarsi in “atei” della politica. Il nostro problema non è dunque il Male ma il fatto che siamo messi proprio male.

I CETRIOLI DI MARE

La realtà batte sempre la fantasia e non si fa in tempo ad acciuffarla che ti scivola via con un ulteriore scatto di intrinseco realismo che supera qualsiasi estrinseca immaginazione soggettiva. Dagli intellettuali di sinistra pensavamo di averle viste e sentite quasi tutte: girotondi, tavole rotonde, gruppi in fusione fusi di cervello, sedute collettive in salotto col criminologo, lo psicologo, il naturologo, il tuttologo, quattro amici anarchici al bar, ecc. ecc.. Ci eravamo sbagliati, ci mancava la regata transatlantica per abbozzare un programma in 7 punti con l’intento di migliorare il Paese. Che se li porti il vento e l’acqua che scorre veloce, avrebbe detto Catullo! Ma non è uno scherzo, una sinistra ciurmaglia si è imbarcata da Genova il 25 aprile con direzione New York per farsi ispirare dalle onde e vomitare un programma rivoluzionario al fine di salvare l’Italia. I pirati del progresso con le bende agli occhi e le corsare del femminismo vento in poppa e poppe al vento hannp preso la corrente e stanno veleggiando verso il mondo nuovo dove tutto è più bello, dove tutto è più umano. Organizzatore della manifestazione il geometra Filini, dell'ufficio politico Sinistri (appunto!), guest star la Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare (e da dove sennò!). Navigatori d’eccezione alcuni impiegati della cultura e qualche padroncino illuminato: Alessan­dro Baricco, Riccardo Illy, Giorgio Faletti, Lella Costa, Matteo Marzotto, Piergiorgio Odifreddi, Oscar Farinetti, il ragionier Ugo Fantozzi, la signorina Silvani, il geometra Calboni, mentre la regia della traversata oceanica è stata affidata al dott. Guidobaldo Maria Riccardelli, quello che costringeva i colletti bianchi della Megaditta, nella saga dei film interpretati da Paolo Villaggio, a guardare il capolavoro di Eisenstein la Corazzata Kotiomkin in russo con sottotitoli in polacco. Il risultato sarà lo stesso del cineforum aziendale: UNA CAGATA PAZZESCA. Gli ottimati marini, tra spruzzi di acqua e di champagne, tartine al caviale e crudités de mer, puntano ad elevare la nazione che oggi sarebbe in mano ai mediocri essendo il loro acume intellettuale il metro per giudicare il livello culturale di un popolo intero. Ecco il diario di bordo sul quale si concentreranno i nostri marinai: 1.Meno politici più politica, 2.Ridurre la spesa corrente, 3.Mi­gliorare le entrate, 4.Smettiamola di giocare al­la guerra, 5.L’Italia nel mondo, 6.Per la qualità della vita, 7. Meno leggi più disciplina-Meno Chiesa più Gesù. E siamo già alla camminata sulle acque dei divi della democrazia e delle pasionarie della libertà. Un abisso di qualunquismo che nemmeno le erre arrotate di questi radical-chic in simil-pelle popolare rendono meno volgare. Le olutarie – volgarmente dette pizze marine o cetrioli di mare, e chi viene dalle mie parti sa che non è un complimento – della civiltà sono un’esca perfetta per gli allocchi militanti dell’antiberlusconismo. Questi signori hanno perso la bussola della ragione ma pretendono di indicare la giusta rotta a tutti gli italiani. Il naufragio è assicurato. Purtroppo però li vedremo galleggiare, gli stronzi non affondano mai.

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