FINMECCANICA: CI STANNO SEGANDO LE GAMBE

 

finmeccanicaNel sistema capitalistico la realtà ha sempre un doppio livello, qualcosa che sta davanti in bella mostra e qualcosa d’invisibile che scivola perennemente sottotraccia. Per questo l’ineguaglianza di fatto appare in superficie come uguaglianza di diritto, il rapporto di forza disequilibrato e sbilanciato come scambio proporzionato tra soggetti consenzienti, la sopraffazione e la prepotenza come nesso di reciprocità normalizzato e contrattualizzato. Chi si ferma alla superficie vede un mondo dove vigono le regole, la tensione asintotica alla giustizia, il libero arbitrio dei contraenti, le forme di coinvolgimento e di partecipazione della società civile che influenzerebbe, con le proprie istanze, il processo democratico. Chi, invece, va oltre la cornice predefinita del contesto comunemente accettato, penetra la dura crosta delle immagini dell’esistenza, tenta di districare l’imbroglio metafisico della merce e del denaro, suo duplicato necessario, e le proiezioni della legisimilità fenomenica sociale vede dipanarsi al di sotto di tutto ciò un fitto intrico di conflitti, tra uomini, corpi, gruppi, classi, istituzioni, paesi ed aree aggregative di Stati e di popoli. Secondo l’economista Gianfranco La Grassa il flusso conflittuale è quel che sta alla base del capitalismo, anzi il capitalismo stesso è precisamente questo flusso che si dirama in maniera microreticolare precipitando in macroapparati “economici come le imprese o politici e ideologici come Stato, partiti, sindacati, lobbies, associazioni, scuola, media, ecc.” all’interno delle diverse formazioni particolari; sia di queste ultime, trattate nella loro interezza di aree, paesi, ecc. nell’ambito di quella globale o mondiale”.(G. La Grassa, Il Generale e lo specifico; Gianni Petrosillo, Una teoria delle formazioni sociali capitalistiche). Compito dello scienziato è dunque di (di)mostrare quello che non è immediatamente percepibile con i sensi o di svelare ciò che ad una prima percezione sembra noto e arcinoto ma non lo è (non a caso, sosteneva Hegel, che “il noto non è conosciuto”), ovvero il suo dovere intellettuale è di cogliere l’essenza dietro l’apparenza fenomenica, come direbbe Karl Marx. Compito dell’ideologo, del propagandista, del sacerdote di regime è, invece, di coprire tutto con la grande narrazione, la giustificazione, la mistificazione palese e il raddoppiamento fantasioso. Per questo lo scienziato viene quasi sempre deriso ed emarginato sulla faccia della terra mentre l’imbonitore rassicurante ed assicurato alla premiata ditta dei poteri dominanti viene ben retribuito e riverito. Mi scuserete per il volo pindarico e grossolano dal generale al particolare ma non c’è nulla di meglio di un esempio concreto ed attuale per verificare quanto appena sostenuto. Prendiamo il recente scandalo Finmeccanica. In primo luogo, si tratta davvero di uno scandalo? Non direi punto, in quanto il nostro player dell’aerospaziale opera in un settore fortemente influenzato dalla politica e dalle scelte strategiche degli Stati, ancor prima che dalle leggi della domanda e dell’offerta. Se ci si attiene alla mano invisibile del mercato e ai suoi eterei ed eterni codici regolativi i vertici del gruppo di Montegrappa si sono comportati disonestamente corrompendo manager, passando tangenti sottobanco, creando fondi neri, promettendo il dovuto ma, soprattutto, il non dovuto a mediatori, affaristi e lestofanti, tanto in casa che all’estero. Messe così le cose sarebbero ovviamente tutti da mandare in galera ma non siamo nel Paese di Alice dove le meraviglie prendono il posto delle bassezze e delle scorrettezze. Come pensate che agiscano i competitors di Finmeccanica nei loro paesi d’origine ed in quelli di penetrazione? Ve lo diciamo noi senza timore di smentita: nella stessa maniera, se non peggio. La differenza è che qui da noi lo Stato si autoprocessa e si evira mentre in altri luoghi si mescola sapientemente l’anima al fango, pur di emergere e primeggiare economicamente e politicamente. E’ una battaglia senza esclusione di colpi dove non ci sono precetti, l’unica norma non scritta è quella per cui nulla deve trapelare e nulla deve sapere la pubblica opinione di quel che si combina e si ordisce per il bene dello Stato e la prosperità dei cittadini. Quando, invece, una nazione è debole e succube dei suoi nemici si fa mettere alle corde e si fa portare sul banco degli imputati per essere giudicata parzialmente e condannata senza attenuanti. Anche qui l’ordine delle situazioni deve essere invertito per capirci qualcosa. Finmeccanica è sotto osservazione non perché ha trasgredito alle regole ma perché chi applica quest’ultime è più protetto e spalleggiato di Finmeccanica. Questo sta capitando al Belpaese col capo chino e l’orgoglio sotto i tacchi, all’indomani dell’abdicazione del governo e del parlamento alle loro funzioni decisionali e legislative, cominciata ben prima che s’insediasse il fantomatico esecutivo tecnico. Quest’ultimo infligge solo il colpo di grazia all’animale ferito e stordito. Se lo Stato non è in grado di difendere i suoi gioielli industriali, finisce presto in mutande. Ma chi ha deciso di svestire il paese, con la complicità della sua classe dirigente nuda e scostumata, non si accontenterà di ridicolizzare le nostre membra scoperte. Il suo scopo è di amputarci gli arti per impedirci di camminare. Noi ci siamo segati il ramo da sotto i piedi, i nostri detrattori sono pronti adesso a segarci direttamente le gambe. In politica l’ultima cosa da fare è porgere l’altra guancia, figuriamoci cosa può accadere porgendo addirittura il sedere.

IL RE DELLE MACERIE

napolitanoIl virtuoso e misurato Governo dei tecnici, forte di una maggioranza bulgara e trasversale nelle aule parlamentari (a proposito, si è finalmente capito che destra e sinistra, tolto di mezzo Berlusconi, sono praticamente culo e camicia e che non c’è alcuna differenza tra Bersani ed Alfano, Pd e PDL?) colpisce con l’ennesimo salasso la povera Italia per indebolirla e tenerla intubata all’Europa.

Non conta che quest’ultima ci stia utilizzando come una flebo per rinvigorirsi a nostro danno. Il privilegio vale lo sfregio, almeno per i nostri politicanti da salottino e da congrega degli idioti i quali, ammantati di progresso e senso di responsabilità, conservano la credibilità di facciata soltanto fino a che non si voltano di spalle, allorché vengono in evidenza i segni delle suole sul sedere, residuo di pedate internazionali ricevute dai banchieri di Bruxelles e dalla banda dei pirati neri guidata da Obama. Di fronte a questo sfacelo, aver assistito al teatrino dei professorini che rifiutavano le scrivanie ministeriali del passato, appartenute a Mussolini o a Togliatti, accresce lo sdegno e la rabbia. Questi burocrati arroganti ed ignoranti che meriterebbero di stare dietro alla lavagna con i ceci sotto le ginocchia si lamentano per il tavolo da lavoro che non sarebbe all’altezza della loro morale pulizia e democratica morigeratezza. E’ proprio vero che più si è corti di gambe e di cervello più si deve rimpicciolire la Storia per sentirsi dei giganti. Ma la Storia si vendica sempre dei nani con la testa troppo vicina al suolo che vivono di pensieri terra terra e di nessunissimo orizzonte ideale. Così accadrà anche per il nostro Napolitano il piccolo, artefice di un colpo di mano in piena regola che ha stordito la nazione e l’ha messa nelle mani di troppi signori, con intenzioni diverse ma ugualmente ferali. Re Giorgio, incoronato in America per tiranneggiare sulle macerie di Roma, è stato nominato personaggio dell’anno dalla stampa statunitense, ma trattasi di refuso essendoci una consonante di troppo. Vedrete in quale orifizio recondito verrà relegato costui dai posteri e come gli eventi s’incaricheranno di sporcare definitivamente il suo nome. Nel diluvio di applausi verso il despota costituzionale, una giornalista non ancora assuefatta al clima tecnocratico pudico e spudorato ha urlato una verità nel deserto delle coscienze politiche e nello spazio vuoto di uomini coraggiosi. C’è poco da entusiasmarsi se “il preferito di Kissinger, il primo ad ottenere un prezioso visto per entrare negli Usa, ma anche Presidente della Camera all’epoca della liquidazione della Prima Repubblica, poi, nel 1996, Ministro degli Interni, ancora una volta il primo post comunista, posizione politicamente delicata che comprende il ruolo di controllo dei servizi segreti…(M.G. Maglie, Libero del 4/12)” sia diventato artefice di un terremoto istituzionale che ha disintegrato, in una botta sola, Costituzione e dignità del Paese. E c’è pochissimo da compiacersi per un esecutivo tecnocratico, sorto repentinamente sulle ceneri della II Repubblica, che è frutto di una strategia “concordata con il Quirinale, con l’Eliseo, con la Cancelleria federale di Berlino e con la Casa Bianca” (Giuliano Ferrara, Il Giornale del 4/12) . L’ordine dei padroni è tutto da invertire ma il pessimo risultato non cambia di una virgola. Signore e Signori, da oggi in poi ricordate sempre che quando la sobrietà diventa principio di Stato e di Governo non significa che ci si comporterà seriamente. Significa soltanto che i medesimi organi, non avendo il controllo di se stessi e non disponendo più né di sovranità né di forza per reagire, si sono seriamente consegnati ai conquistatori esterni. Ed è giusto che ai funerali non si rida, soprattutto se sono della patria.

Se questo è un uomo

marchionne03gConsiderate se questo è un uomo, che lavora col fango, che non conosce la parola data, che intriga alle spalle dei lavoratori, che disdice gli accordi, che scappa con la cassa, che svende la nazione. Marchionne sta facendo tutto questo contro l’Italia eppure stampa, politica, istituzioni ed un variegato parterre di lacchè di concetto e di scarso intelletto, soprattutto del management finanziario e del mondo universitario, continuano a parlare di lui come l’Uomo del giorno nuovo, simbolo di modernità e di progresso, di colui che ha rifiutato gli aiuti di Stato per riportare il mercato al centro del sistema e ridare speranza ad un paese impastoiato all’assistenzialismo e all’invasività dello Stato nella libera intrapresa. Dopo essersi scontrato coi sindacati e con la Confindustria, fatto la voce grossa col governo, imposto alle maestranze condizioni contrattuali assolutamente vessatorie, in nome di un fantomatico bene nazionale troppo vicino al valore delle sue stock option, promesso investimenti a pioggia e dato poche gocce di sudore per la ricerca e l’innovazione, proposto piani di rilancio rivoluzionari ma concretizzato esclusivamente restyling di precedenti modelli, chiude le fabbriche e fugge col bottino perché le sue auto non si vendono e la concorrenza nemmeno si preoccupa della sua presenza. E non si tratta di aspettare l’annuncio ufficiale del grande addio che non farà disperare nessuno. Fiat è già una fabbrica straniera che preferisce produrre all’estero e affermarsi su quelle piazze emergenti ed in piena crescita dove c’è spazio per tutti, almeno per il momento. Ma se pensate che abbondonerà l’Italia potete scordarvelo. Resterà qui a svolgere quel ruolo di guastatore e di provocatore che gli statunitensi le hanno affidato. Marchionne ama ripetere che la sua azienda è una multinazionale e non un ente di mutuo soccorso che può scendere a patti con la Fiom per trasformare il lavoro alla catena in una vacanza Valtur. Sarà pure, ma questo presunto player intercontinentale riesce a smerciare i suoi macinini solo sul mercato brasiliano che è così vasto da accettare tutti, belli e brutti, e ci vorrà ancora del tempo prima di rovinarsi il nome ed essere marginalizzati anche da quelli parti. Fiat ha il motore in panne e sopravvive perché Obama ci ha messo la faccia, i soldi e qualche retropensiero politico. E’ notizia di ieri che Morgan Stanley vede nero nel futuro del Lingotto. Il downgrading è imminente, come si legge dal rapporto rilasciato il 30 novembre poiché “pensiamo che Fiat può sopravvivere ad una nuova recessione potenziale dell’UE, ma a costo di un ulteriore ritardo negli investimenti essenziali [che non ha mai fatto]. Per Fiat potrebbe essere necessario un nuovo piano per aumentare la sua competitività”. Ma senza liquidità quello che resta a Marchionne è soltanto il suo potente sponsor d’oltreatlantico e le relazioni finanziarie che finora lo hanno tenuto al riparo dal collasso su tutta la linea, di montaggio e di sciacallaggio. Questo dovrebbe aprire gli occhi agli italiani che ancora nutrono qualche speranza su “Fabbrica Italia”, la quale, stando ai dati e alle previsioni, è ovviamente un bluff per tenere sulla corda tutto il Paese. La presenza di un esecutivo tecnico, in questa particolare fase storica, fa il gioco del Ceo Canadese che, per esempio, può annunciare più facilmente la chiusura degli stabilimenti, come quello di Termini Imerese (a chi tocca poi?), senza passare per estenuanti trattative con la politica. I partiti non si sentono responsabili di niente e non temono di perdere voti, poiché le decisioni impopolari vengono prese da un grigio burocrate della finanza internazionale che si eclisserà quando il suo compito sarà esaurito. Poi torneranno ancora loro ad amministrare l’esistente che non basterà più ad assicurare l’esistenza di nessuno. In Europa non c’è ciccia per la Fiat scalzata da Volskwagen, che investirà oltre il triplo di Torino in ricerca e sviluppo nei prossimi cinque anni e da altre omologhe come Renault che fino al 2013 spenderà 5,7 mld di euro “senza chiudere siti e cancellare posti di lavoro”. Esattamente il contrario di quanto accade in casa nostra. Chi fa il nome di Marchionne per segnalare la presenza in Italia di talenti ed eccellenze che ci salveranno dal tracollo è ovviamente complice. Non tanto del pupillo di Obama, ma di questo clima pestilenziale che ci sta scaraventando la crisi tra capo e collo, perchè siamo appena all’inizio ed il peggio deve ancora arrivare. I torturatori sono tra di noi e non sappiamo ancora riconoscerli.

LODEN E FIORETTO, TECNICO PERFETTO

montiSe qualcuno ha creduto che la reale mascherata governativa fosse quella di Berlusconi e della sua corte si è sbagliato di grosso. Il Cavaliere copriva con la goliardia e la bassa boutade il disorientamento nel ruolo ma, soprattutto, la sua profonda debolezza politica e l’incapacità di prendere decisioni. Eppure c’era nei suoi tentativi maldestri, almeno inizialmente, la volontà di uscire dagli ingessamenti e dai rituali istituzionali, tanto nazionali che internazionali, che costringevano la nostra nazione a fare solo da comparsa sul teatro mondiale. Con pacche e corna il Cavaliere sovvertiva la seriosità dei pagliacci che si credono migliori e più autorevoli perché vestono e si accordano alle nostre spalle pro forma. Quelli che lo hanno sostituito deridendolo sono, invece, bautte professionali che utilizzano meglio di lui trucco e travestimento, al fine di nascondere una inettitudine di fatto che viene surrogata dalla sobrietà ostentata e dai costumi tecnici esclusivi. L’aristocrazia minore, appena insediatasi, non a caso, è stata immediatamente riconosciuta, cerone e parrucche compresi, dalle altre e alte nobiltà europee e mondiali. Stessi codici caratteriali e medesime etichette comportamentali hanno dato ad essa, istantaneamente, quella credibilità da sempre negata al giullare presidenziale dell’antinoblesse e del mega party fuori dai salotti. Tuttavia, questo bouleversement non cambia la sostanza della situazione che resta pessima ed anzi si aggrava. Monti, più di Berlusconi, ha diritto di parola tra i dominanti di sangue blu ma questa stessa parola continua ugualmente a non valere nulla. Pensateci bene, queste cose le illustrava già Blaise Pascal. La guerra tra la ragione e l’immaginazione pende a favore di quest’ultima non quando i folli si fanno avanti coi loro squilibri mentali ma quando a marciare impettiti e convinti sono i cosiddetti saggi che hanno gli strumenti per convincere gli altri uomini degli effetti positivi, seppur inesistenti, delle proprie rappresentazioni. La sobrietà, l’aggrottamento dei sopraccigli, la voce misurata, i gesti controllati sono i riti di un ballo in maschera ben più pericoloso e mistificante di quello partito Arcore e giunto a Palazzo Chigi. Ora non sfilano più i carri allegorici seguiti da nani e ballerine ma i carrarmati della tecnica e della contabilità con a bordo uomini in loden, donne ben impellicciate o in tayeur (niente autoreggenti né minigonne) che devono attivare il cerimoniale della morigeratezza perché il mito abbia seguito e ci rassicuri delicatamente mentre il deserto avanza. Dice Pascal: ai magistrati toghe ed ermellini, ai medici sottane e piattelle e ai dottori berretti quadrati e vesti quattro volte troppo ampie… e ai tecnici, aggiungiamo noi, loden, cravatta e titoli professionali acquistati sul mercato degli utili idioti. Il tutto per abbindolare la gente che non può resistere a questa mostra così autentica. Ma se questi attori possedessero la giustizia vera e la vera arte di fare e di risolvere “la maestà delle loro scienze sarebbe venerabile di per se stessa…ma possedendo soltanto scienze immaginarie, è d’uopo che mettano mano a questi vani apparati, che colpiscono l’immaginazione con la quale hanno a che fare; e con ciò in realtà si attirano il rispetto”. Ovvero, la deferenza del coglione che sta per essere bastonato e percosso dall’austerità del buffone senza chitarra e senza bandana, ma anche senza spina dorsale e autonomia decisionale. Il Carnevale è divenuto carnaio nella devozione generale.

ВОЙНА МИРОВ (traduzione de La guerra dei mondi)

medvedev

Медведев сообщил о том, что он приказал:

– во-первых, ввести в боевой строй радиолокационную станцию системы предупреждения о ракетном нападении (СПРН) в Калининградской области;

– во-вторых, усилить прикрытие объектов стратегических ядерных сил (СЯС);

в-третьих, оснащать межконтинентальные баллистические ракеты (МБР) перспективными комплексами преодоления ПРО и новыми высокоэффективными боевыми блоками;

в-четвёртых, разработать комплекс мер, которые будут направлены на обеспечение возможности уничтожения информационных и управляющих средств системы ПРО.

Так отреагировал президент России Дмитрий Медведев на ускоренный импринтинг американских военных программ, направленный на установку ПРО у ворот бывшего советского гиганта, между Польшей и Румынией. “На месте холодной войны воцаряется холодный мир”, заявил постпред России при НАТО Рогозин. А старый и помятый русский медведь больше не реагирует как раньше, однако, он не напуган и демонстрирует, что все еще может укусить, когда опасность угрожает ему близко. Его медлительные рефлексы (в Ливии, Египте, Тунисе и т.д. никогда не были дальновидными), а шаги лишают уверенности (в Сирии, Иране и на всем Ближнем Востоке можно увидеть только несколько его следов) и все же, даже побитый зверь может отступать не защищаясь пока не напали в его берлоге. Белый дом глух как змея, тем не менее дает понять Кремлю свои намерения и не собирается отступать, в свою
очередь, уже становится ощутимым призыв к некоторыми странами-изгоями, “случайно” размещеным на одной прямой видимости от Москвы. Эти стычки объявляют трудный и долгий конфликт между дикими животными и ядовитыми, которые до столкновения в бою, исполняют длительный военный танец, имеющий свою технику и манеру исполнения, ожидая движение другого, подскок вперед или скольжения назад на продвижения противника. Повторяющиеся тактические ходы и продолжающаяся перерисовка стратегического профиля показывают, что эта История все еще на марше. Испытывая силы измеряются способности противника, чтобы противостоять атакам различных видов и выжидается подходящий момент для лобового столкновения. Но это не говорит о том, что эти ритуалы непременно ведут к финальной битвы – дуэли на смерть. Действительно, последнее случается редко, однако, всегда наступает момент проверки на прочность, первые цели здесь вторичны и в решающем выпаде, нащупав истинные намерения необходимо принять решение: сдаться или отклонить нападки с зубами и когтями. Более того, это борьба никогда не бывает одиночной. Меньшие стада объединяются на одной стороне враждующих зверей или встают в ряды другой, показывая преданность к борцам, для того, чтобы оставить свое пространство нетронутым и не понести серьезных потерь или хотя бы попытаться не страдать слишком много при домогательствах, когда один из зверей будет преобладать. Таковы обряды в геополитике, которые являются проекцией мировой сферы при стратегическом конфликте между доминирующими переходами человеческого общества и формированием его силы. В свете этих объяснений можно понять почему, как справедливо заявил сегодня Карло Жан – генерал итальянской армии в отставке, демократия является надстройкой, охватывающей политическую, экономическую и военные сферы, целью которой является не привнесение свободы в цивилизацию, но навязать “стабильность”, что позволяет гегемону оставаться таковым и не быть подорванным развивающейся властью соперника. Очевидно, что кто-то проигрывает в этой игре, но те кто проигрывает в большинстве всегда трусливы и нерешительны – крысы и кролики, которые пытаются убежать, даже если они загнаны в угол. Великая страна, которая несет потери отвечая на вызов, имеет возможность развиваться дальше, о чем свидетельствует пример России. Но те, кто знает только как избежать споров в надежде взойти на трон и, если необходимо, находясь в постоянной готовности чтить хозяина, тот не имеет никакой надежды, чтобы выгравировать свое имя в истории человечества. Для людей-рабов нет истории, для них есть только окаменелое время под руководством других и их горизонты – безграничные руины всех эпох.

перевод Светланы Б.

SOTTOSEGRETARIO MARTONE: L’UOMO DELLA CIVILTA’ SUPERIORE

michel-martoneNae iste magno conatu magnas nugas dixerit (Eccolo che si accinge a dire con grande sforzo grandi stoltezze).

Vorrei che guardaste il video sotto riportato perché quest’uomo è diventato sottosegretario: http://www.youtube.com/watch?v=SyD0mNF-g2I&feature=related. Michel Martone, 37 anni, è nato a Nizza ed è di madrelingua francese, avvocato e ordinario di Diritto del lavoro, da ieri è persino viceministro. Collabora con il Sole 24 Ore ed altre testate giornalistiche nazionali sui temi legati al lavoro ma sentendosi anche un geniaccio esonda su questioni sulle quali persino un bambino delle elementari saprebbe qualcosa in più di lui. Adesso ditemi pure, se non avete ancora rotto il desktop, se uno con questa faccia imbalsamata, lo sguardo vuoto e l’aria da secchione un po’ rincitrullito, il prototipo dell’alunno seduto al primo banco che prendeva sempre 10 alle interrogazioni e sempre 100 scappellotti sulla nuca dai compagni, nonostante la vaga somiglianza con Gramsci, possa permettersi di dare del pagliaccio a Gheddafi (che il cielo lo abbia in gloria) e proferire, con l’aria del pretoriano saccente che mentre il Rais è soltanto un beduino proveniente dal deserto noi siamo membri di una società civile e millenaria. Noi forse lo siamo davvero ma dubito che lui appartenga alla nostra medesima stirpe. Dai tempi di Roma fino ad ora, se la sorte avesse permesso la riproduzione di troppi individui simili a costui oggi in Europa vivremmo ancora nelle caverne. Questo giovane signore le dice di tutti i colori, sembra un clown vestito per una serata di gala ed anche senza la palla rossa sul naso non riesce a liberarsi dei suoi numeri da circo. Michel Martone è figlio di Antonio Martone, ex avvocato generale in Cassazione nonchè ex presidente dell’Anm e dell’Autorità garante sul diritto di sciopero, che lasciò la magistratura subito dopo essere stato accusato di aver fatto pressioni sui giudici della consulta chiamati a decidere sul Lodo Alfano. Di lui disse un altro togato, Livio Pepino di Magistratura democratica, che “ i suoi rapporti con centri di potere…rendevano inopportuno affidargli un incarico così delicato, come quello di avvocato generale in Cassazione”. Non so se Martone abbia mai approfittato dei rapporti privilegiati del genitore per la sua rapida scalata sociale e professionale. Il fatto è che in Italia finisce spesso così, carriera e lignaggio sono due risvolti della stessa medaglia e della stessa faccia di bronzo. E le cose diventano talmente imbarazzanti che è difficile girarsi dall’altra parte, come nel 2010 quando Pietro Ichino, senatore del Pd, presentò un’interrogazione, all’allora Ministro Brunetta per sapere questo:

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA n° 4-04178
al ministro per la Funzione pubblica
presentata dai Senatori Pietro Ichino, Luigi Zanda ed Enrico Morando

Premesso che: – a quanto risulta dai dati pubblicati dallo stesso Ministero della Funzione pubblica, esso ha stipulato un contratto di consulenza con il prof. Michel Martone, avente per oggetto “la valutazione degli aspetti giuridici inerenti alla fattibilità degli interventi in materia di digitalizzazione ed informatizzazione del settore pubblico nei Paesi terzi”, contratto che prevede un corrispettivo pari a euro 40.000 per il 2010; – è peraltro fatto notorio che il prof. Michel Martone è figlio del dott. Antonio Martone, presidente della Commissione per la Valutazione, l’Integrità e la Trasparenza delle Amministrazioni pubbliche (Civit), ovvero dell’Autorità indipendente preposta anche a funzioni di garanzia del corretto funzionamento dell’intera Funzione pubblica;

si chiede

preliminarmente, se il ministro non ritenga gravemente inopportuna la stipulazione da parte del suo Dicastero di un contratto di questo genere con un parente stretto del presidente di un organismo il quale dovrebbe caratterizzarsi per l’assoluta indipendenza rispetto al Governo;
nel merito, se il ministro non ritenga gravemente inopportuno lo stanziamento di 40.000 euro per una consulenza su di un tema di nessuna urgenza e di poco apprezzabile rilievo, quale quello dei problemi giuridici della digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche di Paesi terzi, nello stesso periodo in cui la stretta finanziaria imposta dal ministro dell’Economia costringe il Governo a tagliare i finanziamenti per la sanità pubblica, la scuola, la ricerca, l’assistenza alle persone non autosufficienti, la conservazione del patrimonio artistico del Paese, e molti altri servizi essenziali; – in quali documenti si sia concretata fino a oggi la consulenza in questione.

 

Voi prendereste lezioni di democrazia e civiltà da uno così? In un mondo realmente meritocratico i vostri figli sarebbero tutti astronauti mentre troveremmo Martone nelle edicole vicino all’Università a vendere i libri del padre con lo sconto del 50%.

MA BRUTO E’ UOMO D’ONORE

sarkozyIl 20 maggio di quest’anno, subito dopo l’arresto del Presidente del FMI, Strauss-Kahn, scrivemmo un articolo per sostenere che quello in atto era un complotto con tutti i crismi, teso, peraltro, con un piano classico e senza troppa fantasia. Il pezzo lo riporto sotto a vostra memoria. Dopo 6 mesi, con Strauss-Kahn ormai tolto di mezzo, viene fuori che le palle di pelle del pollo d’oltralpe sono sempre rimaste nelle mutande, ma i pesci saliti a galla hanno ugualmente abboccato all’amo. La cronaca, riportata dai principali quotidiani nazionali ed internazionali, rivela che quella mattina del 14 maggio, l’economista e possibile candidato alle presidenziali francesi si accorge di avere il Black Berry sotto controllo, poiché un messaggio spedito alla moglie sta facendo il giro degli uffici di Sarkozy. A tal uopo, Strauss-Kahn chiede alla consorte di fargli bonificare cellulare e i-pad. Nel frattempo si prepara a ripartire, ma inspiegabilmente per una camera ancora occupata, entra nella suite la cameriera per svolgere le sue mansioni. La stessa cameriera, subito dopo il presunto stupro, invece di correre a denunciare l’accaduto, entra in un’altra stanza sullo stesso piano e vi si trattiene per qualche tempo. In compagnia di chi? Non si sa perché l’albergo non ha fornito ai legali di DSK il nome dell’ospite ignoto. Le telecamere a circuito chiuso del Sofitel riprendono poi uno strano confabulare, con tanto di give me five, tra Brian Yearwood, funzionario del Sofitel, ed uno sconosciuto. Segue balletto di gioia tra i due felloni. Ma la notizia più eclatante è che Ren´ Georges Querry, responsabile di tutta la sicurezza degli hotel Sofitel, è parente di Ange Mancini, coordinatore del servizi di sicurezza del Presidente Sarkozy. Et voilà le jeux sont fait. “Il nobile Bruto v’ha detto che Cesare era ambizioso: se così era, fu un ben grave difetto: e gravemente Cesare ne ha pagato il fio”. Bruto è uomo d’onore. Come Sarkozy. Tuttavia, non è credibile che i francesi potessero macchinare tutto questo ambaradan senza la collaborazione degli americani. DSK era evidentemente scomodo per gli uni e per gli altri. E’ notizia di queste ultime ore che il FMI, stia predisponendo un maxi finanziamento per l’Italia da 600 mld di euro. Nel fondo dirigono le operazioni cinque paesi: Usa, Francia, Germania, Inghilterra e Giappone. Si vogliono comprare l’Italia con il consenso dei nostri tecnici al governo e politicanti allo spasso. Forse DSK non era tra quelli disponibili a siffatte macchinazioni per cui è stato umiliato pubblicamente e scaricato con infamia. Siamo finiti in mano agli uomini d’onore che, con l’assenso dei nostri onorevoli codardi, stanno svendendo la nazione. Se passa la linea del FMI, cioè di Washington, Parigi, Berlino e Londra, l’Italia sarà strozzata economicamente dopo esser stata commissariata politicamente. Allora, miei cari concittadini, siete ancora convinti che loden e sobrietà siano meglio di bandane e festini? I porci ci hanno circuito e i parchi stanno abusando di noi.

Il “Glande Kahn”

di Gianni Petrosillo – 20/05/2011

Dirò subito quello che penso dell’arresto di Strauss-Kahn. A mio modo di vedere si tratta di una macchinazione per eliminare dalla scena mondiale un uomo divenuto scomodo tanto per gli americani, i quali hanno altri programmi per l’FMI (come dimostra l’ “eccitazione” con la quale Timothy Geithner, il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, ha chiesto al Fondo di nominare immediatamente un Presidente ad interim) che per l’Eliseo dove un malconcio Sarkozy sta facendo di tutto, compresa una guerra aggressiva contro un popolo sovrano qual è quello libico, per conservare il posto.Grazie alla incresciosa situazione, guarda caso, il signor Bruni non si troverà tra più i piedi il suo ormai bruciato concorrente che proprio il 26-27 maggio a Deauville, nel nordest della Francia, avrebbe dovuto presiedere la riunione del G8, forse utilizzandola come una vetrina per accrescere il suo prestigio in patria e lanciarsi per la volata alle presidenziali del 2012. Onestamente, non ce lo vedo proprio un dirigente di tale caratura, che per lustro ed importanza è paragonabile ad un capo di Stato, dimenticarsi dell’organismo da lui diretto e mettersi ad inseguire, con l’organo tra i polpastrelli, una pollastrella nera. E’ vero che nell’immaginario degli uomini il servizio alberghiero femminile in divisa scatena da sempre gli ormoni, ma è altrettanto vero che se Kahn è realmente un vecchio porco satirista come si dice, sarà passato già a cose più sofisticate, altro che cliché da depravati ordinari come cameriere, “casalingue”, infermiere e monache di clausura. Fosse stata una domestica vestita in abiti nazisti ci avrei sicuramente creduto, così invece i miei dubbi crescono esponenzialmente. Sono decenni che nei libri gialli i maggiordomi hanno smesso di essere gli assassini. Solo le spy stories continuano a scivolare sullo stesso consumato plot, che, tuttavia, per ora ha funzionato, come si evince dalle fasi iniziali di questa vicenda. Ma, soprattutto, anche impegnandomici molto con la fantasia, non riesco proprio ad immaginare come sia possibile concretare uno stupro per via orale. Mettere tra i denti di una persona recalcitrante un aggeggio così delicato è da folli, a meno che l’abusatore non si sia premunito tenendo con una mano il pistolino e con l’altra una pistola puntata alla nuca della sfortunata signorina. Sarebbe bastato cioè un morso ben assestato per mandare all’ospedale l’incauto galletto-porcello il quale prima d’imbarcarsi in siffatte avventure o avrà frequentato un corso accelerato di abusi sessuali sicuri, in particolare il modulo di 9 settimane e mezzo su come farsi slinguazzare evitando l’evirazione, oppure si sarà evidentemente accordato con la preda, aprendo il portafoglio prima di abbassare la lampo. Ammettendo che un contatto sessuale ci sia effettivamente stato. E poi quanta fretta nell’arrestare il francese ed esporlo al pubblico ludibrio internazionale e quanto zelo da parte della direzione dell’albergo che ha creduto immediatamente alle parole di una dipendente con problemi economici ed una storia difficile alle spalle. Il presunto maniaco è così stato scortato in manette dalla polizia come un pericoloso gangster, l’Al Capocchia degli Champs-Elysées o lo spietato “Glande Khan” del Sofitel. Mi pare lapalissiano che si sia voluto colpevolizzare e condannare l’esponente socialista d’oltralpe per via mediatica per facilitare il successivo lavoro del giudice. Potrei sbagliarmi ma la scena più che pornografica mi appare ridicola. Insomma, per concludere, sento puzza di intrigo, internazionale più che sessuale.

FASSINO IL MONACO BIRMANO

fassino_gollumPer dissotterrare dal suo tumulo piemontese Piero Fassino ci voleva la candidatura alle prossime elezioni suppletive in Birmania di Aung San Su kyi, leader dell’opposizione al regime militare (ormai passato dietro le quinte del potere dopo le votazioni di un anno fa) nonché paladina dei diritti umani e degli occidentali. Come dire, è bastata una “Sans Souci” fresca di galera per riportare in vita quel mucchio d’ossa che Fassino si porta dietro come un pesante fardello esistenziale. L’esponente di spicco del Pd è stato inviato speciale per l’UE in Myanmar e pare che la carica gli si sia calcificata sull’ossatura tanto da aver voluto dire la sua sulle recenti evoluzioni politiche del paese del sud-est asiatico. Naturalmente, Pietro il Lungo si augura che la Signora che ha ottimi rapporti con Washington, possa prendere in mano la Birmania, tirarla fuori dall’orbita cinese e consegnarla agli statunitensi i quali, dopo aver inviato in Vietnam la portaerei George Washington ed aver svolto esercitazioni navali congiunte con India, Filippine, Giappone e lo stesso Vietnam stanno rivendicando la propria supremazia egemonica su tutto il sistema Asia-Pacifico. La coraggiosa Lady, come la chiama Mr. Skeleton, porterà una ventata di democrazia in quel remoto mondo dove le ragioni del potente vicino con gli occhi a mandorla impediscono lo sviluppo di una sana e robusta costituzione liberale. Fassino, prima di parlare, dovrebbe pensare alla sua costituzione fisica perché ultimamente lo abbiamo visto più sciupato del solito, sarà per il duro lavoro di Sindaco o per le preoccupazioni che gli dà il partito il quale lo ha relegato cinicamente, una vera bastardata trattandosi di un uomo appeso alla pelle, ai margini della vita organizzativa. Naturalmente, Frassino, pardon Fassino, sostiene che le misure urgenti da prendere per resuscitare la collettività birmana dal suo sonno politico e civico sono il ripristino della libertà di Stampa e la sospensione della costruzione di una diga fortemente voluta dal governo cinese. Vi chiederete che c’entra la diga con la libertà e la giustizia e me lo domando anch’io. Ma così dice l’ex comunista che sembra uscito pelle ed ossa da un gulag. Piuttosto, Piero il Pero dovrebbe spiegarci come mai sia più civile fare le grandi ed invasive opere in Italia come la TAV e, allo stesso tempo, ostacolare le iniziative di Pechino per modernizzare la sua area d’influenza. A noi vanno bene invece entrambe le cose perché non abbiamo pregiudizi politici come Sua Eccellenza dei cipressi. E non ci dispiace nemmeno che egli orienti i suoi sforzi al fine di portare l’Università americana sotto la Mole, anzi proponiamo di aprire centri di ricerca e istituti scientifici d’oltreatlantico mettendoli al posto di tutte le basi Usa in Italia. Infine, al caro Sindaco, vorremmo ricordare che è nato ad Avigliana e non in Louisiana, pertanto utilizzi pure il francese nei suoi discorsi ma non si faccia bello con l’ inglese solo per sentirsi pienamente cittadino dell’impero. In ogni caso, non è regolare infilare in solo paragrafo quattro termini anglosassoni per dire sciocchezze per le quali basta e avanza la nostra lingua. Facciamo a Fassino un promemoria considerato che per adottare l’idioma dei padroni ha abbandonato quello dei padri: engagement = impegno, commitment= affidamento, impegno, institution building: edificazione istituzionale, ecc.ecc.

R.I.P., Resta in Piero e non fare il Monaco Birmano, tieni i piedi ben saldi nel suolo della terra natia che è quello che accoglierà le tue spoglie mortali mai state davvero vitali.

LA GUERRA DEI MONDI

medvedev“Ho dato ordine alle forze armate di mettere a punto misure che portino, se necessario, alla distruzione dei sistemi radar e degli intercettori.” Così il Presidente russo Dimitri Medvedev ha reagito all’accelerazione impressa dagli Usa al proprio programma militare, indirizzato ad installare uno scudo spaziale alle porte dell’ex gigante Sovietico, tra Polonia e Romania. Inizia la pace fredda, ha commentato Rogozin, ambasciatore russo alla Nato. Il vecchio ed acciaccato Orso russo non è più reattivo come un tempo, tuttavia non si fa intimorire e dimostra di saper ancora mordere quando il pericolo lo minaccia da vicino. I suoi riflessi sono lenti (in Libia, Egitto, Tunisia ecc. ecc. non è mai stato avvistato) ed il passo è incerto (in Siria, in Iran ed in tutto il medio oriente si scorgono solo poche tracce) eppure non c’è bestia, anche la più malconcia, che possa retrocedere senza difendersi se attaccata nella sua tana. La casa Bianca, sorda come un serpente, fa comunque sapere che, al di là degli umori del Cremlino, non ha intenzione di ripiegare poiché, a sua volta, si sente sfidata da alcuni Stati canaglia, “casualmente” collocati sulla stessa linea di tiro di Mosca. Queste schermaglie annunciano un duro e lungo conflitto tra animali feroci e velenosi i quali, prima di affrontarsi corpo a corpo, compiono lunghe danze di guerra aspettando la mossa dell’altro, lo scatto in avanti o lo scivolamento all’indietro del nemico. Ripetute mosse tattiche e continui ridisegnamenti dei profili strategici segnalano che la Storia è ancora in marcia. Si dosano le forze, si misura la capacità del contendente di tenere testa agli assalti di varia natura e si attende il momento propizio per lo scontro frontale. Ma non è detto che questi rituali portino immediatamente alla battaglia finale, al duello all’ultimo sangue. Anzi, quest’ultimo è raro benché aleggiante sulle reciproche provocazioni, cionondimeno arriva sempre l’istante in cui bisogna sfoggiare concretamente la forza, prima su obiettivi secondari e poi sul bersaglio grosso, per tentare di prendere il sopravvento o respingere, con le unghie e con i denti, i colpi altrui. Questa lotta, inoltre, non è mai solitaria. Branchi minori si radunano da una parte e dell’altra degli schieramenti per dimostrare fedeltà ai combattenti, al fine di ricavarsi spazi di seconda importanza, cercare piccole compensazioni o almeno non subire troppe vessazioni allorché una delle belve avrà la meglio. Tali sono i riti della geo-politica che è la proiezione nella sfera mondiale del conflitto strategico interdominanti attraversante le società umane e modellante i suoi rapporti di forza. Alla luce di queste delucidazioni si comprende perché, come afferma giustamente oggi il Generale Carlo Jean su Il tempo, la democrazia è una sovrastruttura che copre interessi politici, economici e militari il cui obiettivo non è portare civiltà e libertà laddove esse difettano o sono assenti, ma imporre quella “stabilità” che permette alla potenza egemonica di restare tale o non essere scalzata da altra potenza emergente e antagonista. Ovviamente, qualcuno perde in questo gioco ma quelli che ci rimettono di più sono sempre i vili e gli indecisi, i ratti ed i conigli che cercano di scappare anche quando sono all’angolo. Un grande Paese che perde la sfida può ancora risorgere, come attesta l’esempio Russo. Chi invece sa soltanto sottrarsi alla disputa, sperando di salire all’occorrenza sul carro dei vincitori, essendo costantemente pronto a riverire un padrone, non ha alcuna speranza di incidere il proprio nome nella Storia dell’umanità. Per i popoli servili non c’è corso degli eventi, a loro toccano esclusivamente i tempi immobili della sottomissione e gli orizzonti sconfinati delle rovine di ogni epoca.

PROVOLONI DI REGIME

montiScaduta una mozzarella di governo se ne produce subito un’altra che ne nomina, a sua volta, altre 13, equamente distribuite nei vari dicasteri per dare l’idea che la produzione di latticini di Stato in Italia resti comunque il settore privilegiato della nostra economia e della nostra politica. Inoltre, il capo delle scamorze che si sente il più Bra della classe, perché una maggioranza di deputati e senatori di ricotta glielo ha fatto credere, si sdoppia pure in due come una sottiletta, tenendo per sé il Tesoro, accontentando così contemporaneamente poteri forti stranieri e loro derivati nazionali, nonchè il suo ego ipertrofico montato come la panna. Il concorrente del burro PreAlpi, chiamato appunto PreMonti, è il degno rappresentante di questo caseificio istituzionale che ha il cervello come una gruviera e l’anima fatta completamente di margarina. Da tanti parlamentari caseari non poteva che emergere uno stagionato di Varese, alla faccia della freschezza e del facciamo largo ai giovani di primo sale, il quale per essere sicuro che il Paese vada subito a male come lo yougurt si è impegnato ad affrontare la grossa grana del debito consegnandola direttamente ai topi internazionali che potranno allargare i buchi nel formaggio fino a lasciarci solo la crosta. Dovremo ringraziare i politici pecorini e i loro tecnici vaccini se tra un po’ l’Italia sarà ridotta a stracciatella. Questi puzzoni di regime che ci stanno facendo scendere il latte alle ginocchia invece di rispondere, col sale e col pepe, agli assalti alla cantina nazionale si sono dati subito da fare per svendere tutto il magazzino. Questo succede quando invece di estrarre la pistola dalla fondina si sfodera una fontina sperando che gli assalitori fuggano via per l’odore mentre già ne pregustano il sapore. Diceva il Generale De Gaulle: come si può governare un paese che ha 246 varietà differenti di formaggio? Già, e come si può lasciare un paese intero in mano ad incompetenti appesi a testa in giù al pari di provoloni?

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