Da Monti a Montegrappa il Cane a sei zampe perderà la coda

 

montiDue tecnici per due disfatte annunciate. In Grecia arriva “Pappademos” ed i suoi obiettivi sono già tutti nel nome. In Italia, Monti è il Calvario dove porteremo la croce di questo tracollo su tutta la linea, all’indomani della resa senza condizioni siglata da una classe dirigente inetta e incompetente che ci ha già inferto molti colpi nel costato e troppe frustate sulla schiena.

La parabola discendente di entrambi questi popoli sarà impietosa per aver porto l’altra guancia quando occorreva rivoltare il tempio e per non aver saputo respingere gli attacchi della finanza internazionale e gli assalti geopolitici del mondo occidentale (guidato dagli Stati Uniti) per tempo. I due rappresentanti dei poteri forti planetari greco e italiano (tanto Papademos che Monti sono soci del Bilderberg ed il nostro connazionale, dal 2000 sino ad oggi, ha mancato poche occasioni annuali del gruppo, recandosi nelle segrete stanze di questa massoneria plutocratica in compagnia di un altro nostro illustre concittadino, l’attuale presidente BCE, Mario Draghi) hanno avuto l’ordine esplicito di liquidare i rispettivi Paesi per evitare il default sistemico a tutti gli altri, più arroganti e più potenti di noialtri. L’Italia consegnandosi a Monti ed al suo ventriloquo Draghi, da cui ha copiato il programma di risanamento lacrime e sangue, come svelato dal quotidiano Libero, ha abdicato alla sua sovranità e si è cosparsa il capo di cenere al cospetto di Usa e ed Europa in segno di resipiscenza e sconfitta. Stiamo pagando a caro prezzo l’aver predicato, nei primi tempi del governo Berlusconi, intese bilaterali con gli scismatici ortodossi e gli infedeli arabi. Adesso ci toccherà bere l’amaro calice di questa ritirata su tutto il fronte mondiale, sottoponendoci all’inquisizione americana ed accettando l’ingresso sul nostro territorio di legioni straniere e podestà forestieri che amministreranno la nazione per conto dei loro signori. In sostanza, è una vera e propria apocalisse storica dalla quale difficilmente ci riprenderemo a meno di un miracolo. Tuttavia, a prescindere dai percorsi sepolcrali su welfare e spesa pubblica che il nuovo gabinetto di larghe pretese e subdole intese ha preannunciato, la prima pietra tombale sarà collocata sulle nostre imprese di punta che saranno smembrate e svendute alle truppe d’oltreconfine, le quali stanno reclamando il bottino dopo aver conquistato il fortino statale. Da Monti a Montegrappa il Cane a sei zampe perderà la coda. La profezia, per restare in ambito religioso, è enigmatica ma non troppo. E così Eni e Finmeccanica si ritrovano accerchiate senza scudi per parare i colpi di concorrenti affamati di profitti, borse col sangue al cervello e guerriglieri politici che, lancia in resta, puntano a sottrarcele. Com’è possibile che una corazzata inaffondabile, qual era quella guidata da Guarguaglini solo un anno fa, sia divenuta improvvisamente una bagnarola che imbarca acqua da tutte le parti? Qualcosa non torna evidentemente e i pirati si sono mischiati alla ciurma. Ha cominciato una magistratura troppo zelante e, da qualche decennio, eccessivamente sensibile agli stimoli esterni colpendo con indagini e avvisi di garanzia i vertici della compagnia. Hanno continuato gli investitori privati prima entusiasti delle acquisizioni effettuate dal gruppo in tutto il mondo ed ora invece timorosi di perdere dividendi per i debiti contratti. Hanno proseguito diplomatici e ministri avvalorando guerre che avevano come unico obiettivo quello di togliere spazio e commesse alle nostre aziende le quali godevano di canali privilegiati con alcuni governi, stimolando l’invidia dei competitors esteri. Il colpo di grazia è arrivato dagli appetiti dei partiti nostrani i quali anziché blindare tali gioielli hanno scatenato conflitti e ostilità intestine per collocare propri uomini nei gangli delle conglomerate, ricorrendo a qualsiasi espediente. I risultati sono quelli che abbiamo sotto gli occhi proprio mentre stanno per derubarci sotto il naso. L’Italia è stata tradita e inchiodata al crocefisso dai suoi stessi figli infami e disonesti. Non risorgerà finché questi non saranno travolti da un diluvio di consapevolezza nazionale e di giustizia epocale.

GRAMELLINI

gramellini1La categoria di persone che odio di più è quella dei giornalisti con le idee incellophanate come Gramellini. Il suo pensiero sottovuoto si conserva nelle buste Domopak, si ripone nel freezer e si serve in ogni epoca e circostanza, anche fuori stagione, sempre fresco ma assolutamente insapore. Glen Gram: aspetto chiaro, gusto pietoso. L’editorialista de La Stampa ci propina luoghi comuni tascabili come concetti brillanti e slogan precotti come alimenti di giornata. L’epitome è il suo debole, la banalità la sua forza. Se non fosse per il suo stile originale i suoi articoli sembrerebbero lanci dell’ansa in formato ridotto. Quando penso ai pezzi Gramellini l’unica cosa che mi viene in mente sono gli hamburger plastificati di McDonald che senza l’assortimento di salsine e spezie sarebbero immangiabili. Comunque, sia gli uni che gli altri risultano assolutamente indigeribili. Su Monti il vice direttore del quotidiano torinese ha dato il meglio di sé, contrapponendo la sobrietà del professore alla sregolatezza del suo predecessore. Da quando in qua la morigeratezza è una categoria della politica? Se questo Monti è davvero così buono e misurato si dedichi alle opere pie piuttosto che allo Stato. Del bocconiano possiamo insomma fidarci perché, secondo Gramellini, costui è normale, non dice le barzellette, non si scalda i polpacci con i mutandoni, non fa le corna, sa stare a tavola, non sporca per terra, non sbava dietro alle gonnelle, non giura sulle zucche, non si trapianta i bulbi, non si sfila un paio di chili dalla pancia, non usa il botox, non va a braccetto con dittatori e puttanieri, non va alle feste con la bandana, non ama la canzone napoletana e non aggancia le donne per la sottana. Stesso giudizio sull’altro Mario, attuale presidente della BCE. Di quest’ultimo è riuscito persino a dire che non sembra italiano, perché sa di cosa parla e parla di ciò che sa. Null’altro da dichiarare sui curricola dei due gendarmi a disposizione di banche e organizzazioni trilaterali. A Gramellini piacciono le persone serie e laboriose che, ovviamente, elegge lui con la sua penna come tali. Cioè, tali e quali a lui, con la contabilità nel cuore e nessun amore per la nazione che viene vituperata a parole (come nel suo caso) o con i fatti (nel caso degli altri due, mercenari della finanza globale ed esecutori prezzolati di ordini mondiali). Senza Berlusconi finalmente gli ottimati si fanno avanti. Gramellini, che si sente uno di loro, ha infatti scritto che le dimissioni di B rappresentano un primo passo. Di tanti passi indietro (di cui il Cavaliere è pure responsabile), sulla strada che ci porterà dritti alla disfatta. Berlusconi ha smesso di fare le corna per il compiacimento di Gramellini, ma adesso il vile gesto lo fa tutto il popolo che teme per il suo destino. La situazione è peggiorata per tutti, Gramellini è circondato dalla maleducazione e noi da suoi amici competenti ma traditori.

Siamo all’epilogo dell’Italia canile che era belva ai tempi di Roma ed ora è vile cagna di ogni padrone

italiaTra pochi musi noti e molti sconosciuti nasce il Governo Monti di stretta osservanza finanziaria e di immarcescibile fede atlantica. Questo è un Esecutivo che per composizione, appartenenze, simpatie, relazioni, interessi, frequentazioni, carriere, comunanze ideologiche favorite con rapide promozioni professionali e facili ascese sociali, risponderà direttamente alla Casa Bianca, ai centri occulti del denaro, alle massonerie mondiali, alle lobbies bancarie, ai think thanks universitari e alle centrali militari anglosassoni, agli organismi internazionali influenzati da Washington, e a chissà quali altri cerchi sovrastrutturali ignoti ma non meno ferali. Insomma, risponderà a tutti fuorché al popolo italiano. Ci renderemo presto conto che Berlusconi, al confronto del Professore Bocconiano, era soltanto un Re Travicello, sovrano immobile ed immobilizzato di questa malsana palude chiamata Italia, e che adesso è invece arrivato, strisciando e sibilando, il vero serpente con la borsetta di pitone e le scarpe di coccodrillo, lo stile che piace alla gente che lecca e che tace, il quale stritolerà, senza indugi, gli abitanti del pantano. Il gabinetto tecnico imposto dal Presidente della Repubblica e asseverato dai partiti sfatti dello Stato su ordine planetario dovrà svendere il possibile per realizzare l’impossibile, cioè quell’appianamento dei conti che dipende da una strutturale debolezza politica della nazione, in una fase in cui per allontanare gli assalti e le provocazioni ci sarebbero voluti coraggio e cannoni. L’Italia, invece, vacilla senza reagire agli sganassoni che le giungono in faccia da oltre i confini, porgendo l’altra guancia e facendosi svuotare la pancia. Il deficit che ci ha indebolito non è economico ma politico, debito di ossigeno, di idee, di strategie e di soluzioni che ha annebbiato il pensiero riducendo in cenere le speranze di una risalita. Ergo, si smobilita e si svende per non mobilitare gli eserciti proprio nel momento in cui solo una prova di forza poteva salvarci. La democrazia è stata sospesa da quattro liquidatori ben vestiti e malintenzionati che si fanno spalleggiare dai poteri forti internazionali. Gli avvoltoi girano sull’Italia annusando il suo fetore cadaverico mentre gli sciacalli autoctoni, discendenti dal Colle e dai Monti, indicano quali Bocconi attaccare per primi. E all’intorno le cornacchie della stampa istituzionale accompagnano il sacco vorace con il loro gracchiare stordente e petulante finalizzato a coprire i passi dei traditori che marciano calpestandoci l’onore e rapinandoci la dignità. Siamo ai titoli di coda con la coda tra le gambe, di questo Paese rognoso che dimena la coda per pagare le spese, alla resa incondizionata del branco di cani che si è disperso senza nemmeno digrignare i denti, alla fine miserabile di uno Stato pulcioso e peloso preso per il collo e tenuto alla catena come una bestia sconfitta senza lottare. Mondo cane per popoli bassotti. Siamo all’epilogo dell’Italia canile che era belva ai tempi di Roma ed ora è vile cagna di ogni padrone.

AI POSTER L’ARDUA SENTENZA

monti vigLa democrazia è una specie di formula apotropaica che non appartiene a questo mondo ma incide pesantemente sulla vita corrente. È un racconto serotino per il popolo bovino, è una favola notturna per la folla sonnolente che desidera addormentarsi dolcemente. E’ il sogno ricorrente della moltitudine assopita che crede di avere il potere ma viene risvegliata con sculacciate sul sedere. In nome suo e per il bene nostro finiscono i dittatori nel fosso, si decimano i civili col drone liberatore e si insediano ai governi i pupi integralisti travestiti da autentici liberisti. Per la democrazia si uccide, si bombarda e si rade al suolo, ma col nobile intento di dare all’umanità il pluralismo del parlamento e ai più forti e violenti un comodo paravento. Gli autocrati ostinati che vengono abbattuti a colpi di cannone sono degli stolti antiquati i quali non hanno capito che fondamentale non è davvero attuare quell’ impianto decisionale dove ogni testa vale, ma è sufficiente dichiararsi osservanti del verbo parlamentare nonché tali e quali ai prepotenti globali. Anche nei nostri paesi che sono la culla di questo sistema ormai secolare, il calmante sociale va preso a piccole dosi affinché la massa ignorante non creda veramente di essere importante. Si viene chiamati ad esprimersi a scadenze prefissate e pure se subentra l’imprevisto istituzionale non si deve abusare delle iniezioni di volontà popolare. Per questo i nostri politici dottori, appena la sentono nominare fuori dal normale periodo elettorale e prima di avere maturato il diritto alla pensione, cominciano a mettere in guardia dai pericoli connessi all’eccesso di consultazione che compromette la salute dell’ istituzione. La più avanzata medicina, se presa secondo una posologia sbagliata, produce controindicazioni e aumenta le allucinazioni come quella di volere ad ogni costo nuove elezioni. Le deiezioni abbondanti nell’urna rendono la democrazia sdrucciolevole, parola di onorevole. In questo periodo di crisi e di pestilenze finanziarie anche il referendum può diventare un veleno mortale soprattutto se attenta all’integrità del corpo comunitario continentale. Qualcuno si è spinto ad affermare che chiamare la nazione a dire la sua su questo tema è persino una pazzia che, ovviamente, ammorba la democrazia. Per le urgenze è sempre aperta la guardia medica parlamentare e non c’è bisogno di reiterare il suffragio universale. Pertanto se le cose si mettono male ed i deputati non sanno cosa fare si chiama a legiferare il Tecnico neutrale che piace alla finanza internazionale. Il cittadino che reclama la parola è come un bimbo che geme ad ogni ora, va dondolato e coccolato ma non assecondato perché si rischia seriamente di mettere la nazione nelle mani della gente. La democrazia è invece un’altra cosa, dove chi governa si riposa, arraffa e non osa e chi lavora e vuol partecipare viene dichiarato ritardato mentale. Tra la democrazia e il coinvolgimento popolare c’è di mezzo il mare. Nonostante questo, anche se non serve a niente vorremmo ugualmente far sentire la nostra voce e non essere fatti in un sol boccone da un tale che ha studiato alla Bocconi. Come si dice in questi casi, non sarà vera gloria ma almeno l’apparenza di poter affidare ai poster (elettorali) l’ardua sentenza.

CIRCONVENZIONE D’INCAPACI. IL PATTO CON L’EUROPA E’ DA ANNULLARE

italiaL’Italia si sta decomponendo per l’aggressività dei trafficanti in “beni” sovrani più che di fronte ai ricatti dei mercati mondiali. Da questo momento in poi il voto popolare non servirà punto, considerato che le uniche condizioni per assurgere al premierato nel nostro paese saranno due e non discenderanno dagli esiti delle urne: gradimento dei poteri forti internazionali dell’incaricato a guidare l’esecutivo e assecondamento dei capricci del regime finanziario globale. Il valore dei nostri buoni pubblici non dipenderà dalla solvibilità dello Stato ma dall’aria che tirerà in Germania, dal tempo che farà in Francia e dei bollettini meteo sulla crisi che rilascerà per tutti Washington. Berlusconi si è dimesso perché sfiduciato dai mercati i cui fili vengono tirati da potenti centri strategici mondiali, questo pericoloso precedente diventerà la regola per chiunque non si dimostrerà in grado di difendere le proprie prerogative nazionali da pressioni esterne. Il Parlamento romano invece di gonfiare il petto ed evitare di prendere in faccia la torta Sarkel, confezionata a Washington, ha accettato di essere il bersaglio immobile dei tiri bassi occidentali. Ma non siamo nel cinema muto e la cosa non fa ridere, ragione per cui il silenzio dei nostri politicanti, che è pari solo a quello di tali film del passato, è ancora più imbarazzante e deprimente. Il Capo dello Stato ha praticamente imposto il suo candidato alla Presidenza del Consiglio facendolo passare dal Senato. Il Colle è ormai “rex estensa” che occupa tutto lo spazio della politica italiana e disoccupa le altre istituzioni democratiche. Su questa irritualità nessun cogitante, esperto di materie giuridiche o di scienze politiche, ha avuto da ridire e ciò ha accelerato la convinzione che si trattasse di un fatto rientrante nella normalità, nonchè dell’unica possibilità per non essere travolti dalla sfiducia dei mercati pur essendo stati appena ricoperti dalla merda epocale. Conferito l’incarico a Monti che fa pietà e che ipotecherà lo Stato per compiacere quest’Europa spettrale, senza corpo politico e senza spirito collettivo, si esaurisce la storia della II Repubblica ma anche quella di tutte le altre a venire sulla cui eterodirezione, da fuori i confini patri, non ci sarà da dubitare. L’investitura dell’ex commissario europeo è una cambiale in bianco firmata, senza colpo ferire, dalle forze dell’arco (in)costituzionale per dimostrare ai nostri detrattori esteri la piena disponibilità a iugulare la Penisola con torture economiche di ogni tipo, purché questo serva a dare stabilità al sistema. La stabilità non arriverà comunque ed il sistema perirà lo stesso perché se lo Stato non può tutelare i suoi interessi con gli strumenti a disposizione, tenendoli ben saldi nelle sua mani corazzate di egemonia e di coercizione, diventa mero protettorato o insediamento coloniale per legioni di sciacalli e di mercenari di ogni dove. L’accordo concluso dalla classe politica nostrana con gli organismi europei e mondiali deve essere impugnato da tutto il popolo italiano perché trattasi di patto leonino che addossa a noi le perdite e le fregature più grosse di tutta l’operazione e distribuisce a loro i profitti attuali e quelli futuri. In ogni caso, questo contratto con l’UE non può avere nessun valore legale e tanto meno politico perché sottoscritto da una rappresentanza istituzionale del tutto incapace d’intendere e di volere. Trattasi di circonvenzione di politici minorati che devono essere immediatamente riportati sotto la tutela del popolo sovrano prima che ci riducano in mutande.

IL CNT ITALIANO

 

italiaIl CNT italiano sta per insediarsi al governo che sarà retto da un passacarte della burocrazia Ue, Mario Monti, fantoccio di Draghi, a sua volta fantoccio della Merkel e di Sarkozy, e tutti insieme fantocci di quella faccia ovale di Obama e di quella gran dama americana “incoronata” dal consorte pervertito che spesso svestito indicava la stagista senza il dito. L’Italia di dolore ostello diventerà casino per i connazionali, casinò per i ladroni finanziari e bordello per i padroni internazionali. Garantisce il Capo dello Stato, con la sua nobiltà istituzionale e regalità protocollare che ricordano vagamente la maniera di danzare politicamente di un certo casato reale, nient’affatto leale alla fine della II guerra mondiale. Condotta parentale. Un esecutivo senza sovranità e poteri che svenderà tutti i nostri averi.  La tecnica è cambiata poco o niente dall’ultimo decennio del secolo precedente. Si affida al Tecnico riconosciuto e pluridecorato, da qualche organo mondiale che per essere apparato integrale deve ovviamente contemplare il coglionamento globale, lo smantellamento di quanto faticosamente edificato in periodi meno devastati dai somari che si fanno chiamare parlamentari. Poi tornano i medesimi politici diroccati ad amministrare le macerie patrimoniali e istituzionali cercando di convincere, noi poveri mortali disastrati, che hanno fatto tutto questo in nome del progresso. Non per le loro mance, ma per le nostre pance. Tutte balle e ciance. L’Italia è in rovina perché è diventata una repubblichina in mano ad adulatori della democrazia che non hanno la minima idea di cosa sia l’autonomia. Questa non è una filastrocca ma quello che si merita il popolo che abbocca. Inizia la mattanza dei tonni senza più speranza.

BOMBARDARE IL PARLAMENTO

montiSappiamo bene che il tradimento, prima che nelle persone, è nelle cose. E’ il contesto che produce i suoi artefici soggettivi ma su presupposti oggettivi. Il voltafaccia è dunque una dinamica che sprigiona dalla combinazione di determinate circostanze nella realtà e che, tuttavia, per completarsi e concretarsi necessita di Giuda e di Badoglio.

Berlusconi si è sentito tradito dalla sua corte che lo ha scaricato proprio mentre stava affondando. E’ un fatto di prammatica che negli istanti in cui la situazione precipita i buoi rompano le recinzioni. Altrettanto usuale è che i leccaculo di un tempo battono sul tempo tutti gli altri ruminanti per rapidità di corsa verso nuove stalle. Ma Berlusconi non può permettersi di stigmatizzare gli infedeli che lo hanno abbandonato, proprio lui che appena qualche settimana fa, con una giravolta vergognosa, ha fatto massacrare l’amico africano. Al Premier, male che gli vada, lo lasceranno scoperto in vita. Ma l’altro, per la sua codardia, ci ha già rimesso la vita. Si tolga dunque dalle palle sapendo che salverà la pelle ed è già tanto per uno che meriterebbe la forca dopo aver abusato della “sorca” invece di fare il suo dovere. Mettere il pene al posto del bene, come si vede, non è una bella azione e porta male alla nazione e a chi fa del sesso l’unica ragione. Purtroppo per noi però, il tradimento al quale stiamo assistendo in questi giorni non è del ciambellano versus il Sovrano ma di tutti i camerlenghi avverso lo Stato sovrano. Spuntano dal Colle i Monti e per noi si annuncia una brutta tramontana, unita ad un vento di tempesta da ponente, che scuoterà le nostre teste. Tecnicamente parlando vogliono fotterci pienamente, affidando all’uomo dei poteri forti internazionali, via consigli napoletani, il compito di strapparci le ali. Sangue, lacrime e sudore con ricette catastrofiche di rigore, prescritte da un sistema finanziario che fa esclusivamente gli interessi dell’unica Potenza eletta del creato. Sentir dire a questi politicanti da strapazzo, con l’amplificazione giornalistica degli scribacchini a ore, che non si può fare altrimenti perché lo chiede l’Ue o l’FMI è già un buon motivo per scatenare una rivoluzione. Li abbiamo messi lì per fare politica, trovare soluzioni, far posto alle nostre imprese nel mondo, migliorare la situazione a nostro favore, e questi signori sanno solo ripetere a pappagallo quello che i nostri detrattori esteri vogliono Imporci dall’alto dei loro organismi mondiali per sottraci spazio vitale e denari. Adesso basta, prima che combinino altri danni chiediamo a gran voce un bel colpo di Stato, ma di quelli seri con bombardamento del parlamento e impiccagione di tutti i traditori della nazione. E nessuno si permetta di dire che sono un esaltato o un esordiente fascistone perché tra i cosiddetti uomini di buon senso si sono affermate soluzioni ben peggiori. Per esempio, il colpo di Stato lo ha reclamato per primo il professorone dei mei stivaloni Asor Rosa, sebbene solo per mettere al posto di Berlusconi proprio quelli che ora si accingono a svendere la patria, quindi più che un golpe una liquidazione ante stagione. Poi ha parlato come un elitario evoliano anche quell’intelligentone di Gramellini che sponsorizzava Monti sin dai giorni di Tremonti e si augurava che soltanto ai sapientoni come lui fosse concesso il diritto di voto, per realizzare quella democrazia degli ottimati dove si sollazzano unicamente i decerebrati illuminati. Io sono molto più serio di costoro e su tutta la classe politica invoco il pandemonio. Vadano tutti all’inferno che tanto non possiamo stare peggio. Anche se non ci fosse nessuno al timone si farebbe molto meglio e abbatteremmo almeno il malumore, anziché aggiungere allo sfacelo pure le genuflessioni ai nostri predatori.

VIZIO E STRAVIZIO (scritto per tiscali)

Giacomo Leopardi sosteneva che il genere umano si fonda sull’impostura sociale e gli faceva eco Arthur Schopenhauer, il quale citando il primo, condivideva lo stesso giudizio con ancora maggiore disillusione. Bernard Mandeville su questo atteggiamento degli uomini votati all’imbroglio e all’intrigo scrisse persino un meraviglioso saggio dichiarando che il male è inestirpabile dal mondo ma che non sempre la malvagità nuoce allo stesso, anzi può essere sua linfa vitale allorché sui vizi individuali crescono le virtù generali. La sua favola, Fable of the Bees, si conclude con la seguente morale: “Occorre che esistano la frode, il lusso e la vanità, se noi vogliamo fruirne i frutti…È così che si scopre vantaggioso il vizio, quando la giustizia lo epura, eliminandone l’eccesso e la feccia. Anzi, il vizio è tanto necessario in uno stato fiorente quanto la fame è necessaria per obbligarci a mangiare. È impossibile che la virtú da sola renda mai una nazione celebre e gloriosa. Per far rivivere la felice età dell’oro, bisogna assolutamente, oltre all’onestà riprendere la ghianda che serviva di nutrimento ai nostri progenitori”. Quindi il vizio fa bene ma solo quando la giustizia lo setaccia, ovvero quando non si distrae troppo sui reati permettendo che quest’ultimi tramutino in esclusiva sostanza della vita associata. Il vizio è dunque come la libertà che se non imbrigliata in pesi e contrappesi svolta in anarchia e caos, ma, al contrario, se rettamente incanalata e accuratamente ispezionata ordina l’esistenza e la rende più prolifica. Un giorno il defunto Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, ad un giornalista che lo incalzava sul malcostume italiano (ma non solo nostro) della raccomandazione rispose fieramente che lui invece non si vergognava affatto di aver aiutato qualcuno ad affermarsi nelle varie professioni, con qualche spintarella. Ma aggiungeva che con ciò si assumeva ugualmente una grande responsabilità poiché da uomo delle istituzioni aveva il dovere di privilegiare solo l’ascesa di chi considerava più bravo anche seguendo le vie brevi. Questo, ad ogni modo, non lo sgravava dall’ obbligo di scegliere con oculatezza perché se il soggetto avvantaggiato dimostrava di essere un inetto ed un imbecille, per la proprietà transitiva, anche il raccomandante avrebbe fatto simile figura. Considerato che non era sua abitudine passare per scemo si era sempre premurato di favorire solo i migliori o quelli che considerava tali. Oggi, invece, pare che queste preoccupazioni non trovino più riscontro e gli scimuniti assurgano a tutti i vertici apicali a prescindere da qualsiasi competenza e attitudine. Applicando la legge di Cossiga ne inferiamo che costoro sono lo specchio esatto della classe dirigente che li promuove. Pertanto ne riscontriamo che la stupidità va dilagando perché il meccanismo del vizio virtuoso si è inceppato. Molti in Basilicata (ma accade un po’ in tutta Italia), dopo alcuni esiti concorsuali, si lamentano di questa pratica, che non fa avanzare quelle qualità individuali di cui abbisogna il progresso della collettività ed il perpetuamento del benessere comunitario. Ciò vuol dire che occorre mettere un freno alle benevolenze concesse perché non si è in grado di opzionare adeguatamente i talenti e le eccellenze. E sicuramente la tessera di partito non è mai garanzia di siffatte caratteristiche distintive. Eventualmente l’iscrizione all’organizzazione deve seguire più che precedere l’investitura in qualsiasi ruolo. Non si tratta di moralismo ma di un’esigenza fisiologica del corpo sociale che per abbuffata di inadeguati comincia ad avere la dissenteria. Insomma, va bene il vizio ma non lo stravizio che aumenta i mal di pancia della gente.

IL VERO POTERE E’ UNA VERA BUFALA

Circolano lettere a Berlusconi animate da buone intenzioni ma da pessime soluzioni. Non esiste l’Unico Grande Crimine e non c’è un solo Vero Potere in nome e per conto del quale l’Italia prende calci nel sedere. Se queste sono le ragioni per cui Berlusconi dovrebbe restare in sella allora è meglio che torni ai suoi affari, se mai gli lasceranno ancora qualcosa da fare dopo averlo buttato a mare. Del resto, l’assaggio di quello che potrà accadergli è stato l’esproprio padronale di De Benedetti, avvenuto con l’ausilio di una giustizia partigiana e persecutoria che alla sinistra fa da apripista. Ma in fondo quello che gli è capitato se l’è meritato per codardia istituzionale e per non aver saputo difendere il suolo nazionale quando la Nato e il protettore unificato, giocando di sponda, ci hanno sottratto la quarta sponda. Quindi al Premier bisognerebbe non mandare epistole ma spedire lui direttamente a quel Paese.

Non viviamo in un film di fantascienza del tipo Fluido Monetario Mortale o L’invasione dei Biglietti Verdi benché nella nostra epoca spuntino dal nulla stregoni e sciamani con idee sommarie i quali, con la sola imposizione delle mani, fanno tutto senza usare il cervello. Queste sono espressioni infelici ed errate che non colgono la questione principale. Ma soprattutto occorre diffidare di chi declina il Vero con la maiuscola che se non è una incomprensione parziale potrebbe essere persino un inganno totale, o l’Inganno Totale , al quale si accompagna quella furia del dileguare che strapiomba nel vuoto astratto sociale, cioè in quel luogo ferale dove i mostri immaginari diventano moloch sostanziali. Così, con questa interpretazione superficiale il potere finanziario diventa il Solo Fatto Terminale e tutto il resto Mero Anfratto Spettrale. Il capovolgimento è completo come il nostro andare a capofitto.

Ed invece, ci sono crimini e poteri al plurale, di cui il singolare è soltanto abbreviazione e riduzione verbale, che sono il risultato di conflitti tra forze interdominanti (non del male, non siamo in una diatriba piscologica, teologica o morale) che si disputano l’egemonia segmentandosi e verticalizzandosi in quella formazione mondiale globale che ci ostiniamo a chiamare sistema del capitale, sempre per comodità linguistico-categoriale. Nella nostra organizzazione sociale la Finanza prende il davanti della scena deformando il panorama e celando la vera trama dei conflitti svolgentisi nella sfera politica. L’attacco speculativo contro l’Italia è una parte del programma politico occidentale  che vuol fare pagare le spese della sua strategia coloniale al nostro Paese, adesso con l’ausilio del suo nuovo gendarme francese. Ci troviamo nel bel mezzo di una guerra multipolare e per questo saremo stritolati, se non proteggeremo col ferro e col fuoco le nostre prerogative sovrane, dalle ingerenze straniere. Dunque, lasciate perdere Barnard, al quale ho anche scritto tempo fa per provare ad aprire un dialogo ma mi ha risposto che non poteva impiegare più tempo a leggere e capire le domande che a scrivere le risposte. Evidentemente io non sarò stato chiaro ma lui è salito così in alto nell’illusione del denaro da essere irraggiungibile per chiunque gli porga una mano. Permettetemi una lunga citazione dal mio maestro per togliere la testa da siffatto capestro:

“Più si generalizza lo scambio e più si sviluppa anche la circolazione generale del denaro (nelle varie figurazioni monetarie o ad esse assimilabili; come titoli, ecc.), che acquisisce una sua autonomia e manifesta andamenti di mercato molto erratici, non in perfetta linea con quelli degli altri mercati. Questa fantasmagoria fa perdere di vista la moneta come mezzo d’acquisto di ogni merce, in particolare della forza lavoro, di qualsiasi forza lavoro (perfino, in certi casi, di quella dello stratega). Si perde di vista pure l’acquisto di merci che sono armi, strumenti adatti all’uso nell’ambito di particolari strategie. La fantasmagoria finanziaria prende il davanti della scena, che sia mezzo ognuno lo scorda. Lo scorda l’apologeta del capitalismo che getta le colpe di certi dissesti del sistema sulle cattive azioni di chi gestisce denaro; lo scorda ancor più il critico che si butta a corpo morto contro il capitale finanziario, dichiarando che è la quintessenza del capitalismo, che combattendo la finanza si combatte il capitalismo, che il crollo finanziario preannuncia quello del capitalismo, che tagliando le unghie ai cattivi finanzieri si toglierà di mezzo questa circolazione malefica, questo “sangue velenoso”, purificando così l’organismo, trasformandolo in buona linfa, sana, docile ai voleri dei riformatori; tutti inutili e sciocchi quanti sono.
E il capitale va avanti, combatte intanto le sue battaglie di ristrutturazione dei suoi rapporti interni, promuove le sue campagne guerresche o comunque bellicose d’altro genere, sobilla popolazioni, sovverte governi contrari ai gruppi dominanti più forti, quelli dotati non solo di maggiori strumenti, ma anche di migliori centri d’elaborazione di strategie, con il solito mix della loro applicazione nella sfera economico-finanziaria, politico-militare, ideologico-culturale. E i critici finiscono per divenire spesso i migliori propagandisti dei centri strategici più potenti, più criminali. Non insisto adesso sul problema perché da oltre quindici anni ho colto l’errore marxiano nell’aver sottovalutato tale problema, puntando soprattutto sulla proprietà capitalistica invece di comprendere che il fulcro del capitalismo sta nel fattore strategico. Ho parlato del primo disvelamento (marxiano), del secondo, non certamente portato a termine né arrivato ad univoche determinazioni, ecc. Pur avendo scritto ormai migliaia di pagine, come minimo dalla metà degli anni ‘90 (mettendo termine alle incerte ingenuità del capitalismo lavorativo, mia precedente teorizzazione), ho indicato, per semplicità, cinque volumi contenenti il succo di quanto detto”.  (G. La Grassa, Su Marx e sull’individualismo, www.ripensaremarx.it).

 

Spero che il richiamo vi spinga a leggere tutto il saggio per rispondere con la scienza a chi fa del rito apotropaico antifinanziario la soluzione al colpo di mano. Anche se costoro sono mossi da tutti i buoni propositi del caso ci portano ugualmente fuori strada e disperdono energie preziose per la lotta a difesa dello Stato. Alla visione bizzarra e soggettivistica di Barnard che vede il Vero Potere seduto intorno ad un tavolo a decidere dei destini dell’umanità, avendo in un mente un progetto definito e preciso per schiavizzare il prossimo, noi opponiamo un’analisi oggettiva delle dinamiche del capitale che portano ad individuare le sue intrinseche traiettorie conflittuali e le sue precipitazioni in apparati, al di là dei nomi e della volontà dei singoli esseri umani. Per me Barnard ha il solo merito di non aver ceduto alla favola del signoraggio, nata negli ambienti della destra liberista e diffusasi presto nelle anguste prigioni mentali del settarismo antagonistico di destra e di sinistra. Ma ha il torto, ben più grave, di essere caduto in un’altra grande narrazione, quella che La Grassa definisce la finta quintessenza del Capitale, cresciuta come erbaccia nella capoccia bacata dei marxisti decadentisti, ancora convinti che il capitalismo morirà per troppa finanziarizzazione, oppure per autosoffocamento da centralizzazione o, ancora, per esaurimento nervoso da caduta tendenziale del saggio di profitto.

DOPO IL NANO GLI ULTRACORTI DEL DENARO

berlus

Verranno dopo il nano gli “ultracorti” del denaro e del servilismo cinico e baro. Arriveranno armati di fango i sicari della palude per offuscare il sole e imporci sangue e sudore. Sotto i vessilli della Costituzione verranno a sciogliere il popolo perché per governare non hanno altra via che quella di commissariare la democrazia, consegnandola alla bancocrazia internazionale e alla gendarmeria geopolitica mondiale. Arroccati dietro le insegne della tecnocrazia spalancheranno i forzieri e liquideranno i nostri averi. A loro non occorre essere votati perchè votati al tradimento salgono sul podio istituzionale grazie all’intrigo internazionale. Le forze dell’antistato, i giannizzeri del parastato, i parassiti del sindacato e le mignatte dell’industrialato si prenderanno gli avanzi del potere, quelli lasciati cadere dalle cosche politico-militari e dai massoni delle borse, riducendoci con le pezze al sedere. Le loro penne lecca inchiostro e i loro scribacchini a ore, come sgualdrine in calore, sono già al lavoro per dare decoro a quello che mai avrà ritegno: la svendita della nazione per cacciare il dittatore. Se fossimo in Libia costoro avrebbero già chiamato la Nato e il protettore unificato ma poiché siamo solo in Italia è bastata la minaccia del mercato per incenerire un diavoletto seduto su un gabinetto improvvisato che aveva contro anche il Capo dello Stato. Il quale s’impiccia troppo senza timore di essere  impeachmentato poichè essendo ambasciatore americano si sente ben tutelato. Costoro sono sinistri di cuore ma, ancor più, di intenzioni, becchini della sovranità nazionale, al popolo italiano stanno già preparando le bare. Noi li conosciamo sin dal tempo in cui erano piazzari e non del tutto piazzisti, figli di papà ma non ancora di femministe incallite, da quando coi calzoncini corti e i fazzoletti al collo, tenendo ben stretto il portafoglio della famiglia, pullulavano come la gramigna, da quando sventolavano le rosse bandiere e non facevano preghiere. Ovvero dall’epoca in cui, per affossare idee e proposte, come ben sapevano a Pechino, innalzavano i drappi vermigli a più non posso per farli sparire per sempre dentro ad un fosso. Gli illuminati di tenebra, in camera obscuritatis, hanno deciso di consegnare le chiavi della patria ai predoni stranieri. Dietro il feretro di Berlusconi, che per troppo tempo ha fatto il cadavere ambulante invece di reagire e gestire il Paese, avanza un esercito di morti viventi che vengono a sotterrare i pochi vivi rimasti in piedi. Sta calando il sipario su questa pantomima. Povera Italia, tu non sei caduta in basso, tu sei proprio finita!

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