EUROPA TOMBA DEI POPOLI

europaflagDopo aver decantato le virtù dell’unità europea a tambur battente, scuotendoci timpani e organi bassi fino all’inverosimile, vengono a raccontarci che le debolezze dell’UE sono addirittura strutturali. Gli attacchi speculativi alla moneta comune ed ai singoli anelli deboli della catena continentale sono il risultato dei materiali scadenti utilizzati per amalgamare una comunità di popoli che non condivide quasi nulla e che ha come unico collante una certa sudditanza politica, culturale e militare agli Usa e alle sue organizzazioni internazionali (vedi la Nato). Ovvero ci dicono che l’euro barcolla e forse tracolla perché non vi è un nucleo istituzionale centrale in grado di controllare le politiche fiscali, secondo linee sinergiche, coerenti e solidali e proseguono insistendo sul fatto che la mancanza di un concreto governo federale, con strumenti e legittimità indispensabili ad imporre una determinata visione prospettica del futuro rende instabile la costruzione complessiva. Bella scoperta! Ma laddove fosse anche possibile edificare il primo che tanto a Bruxelles si sprecano gli organi inutili ed ineffettuali, per il secondo non prendiamoci in giro, nessuno è realmente disposto, allo stato dell’arte, a cedere ulteriori pezzi di sovranità ad un superesecutivo europeo deputato a fare gli interessi di tutti e quelli di nessuno. Non ci pensa la Germania che da sola ha la forza industriale di un continente e non lo vuole la Francia che si sente l’unica forza politica di questo stesso continente. Quest’Europa dei banchieri è insomma una dimora nel vuoto che al primo vento di tempesta speculativa si scoperchia e vede le stelle tutto intorno, le quali, non a caso, sono divenute l’emblema della sua scialba bandiera blu, color fifa stellare. Ma l’inconsistenza dell’euro è soltanto la superficie del problema, perché non vi è moneta al mondo che possa affermarsi se dietro di essa non funziona, ben oltre l’economia, uno Stato con i suoi eserciti, la sua politica estera e di difesa, i suoi apparati coercitivi e i suoi rapporti di forza, di conflitto e d’intesa col contesto circostante. Lorsignori questo lo sanno ma evitano accuratamente di parlarne per non mandare all’aria più di mezzo secolo di menzogne e d’inganni in eurovisione  sui quali i singoli popoli europei raramente hanno potuto esprimersi. E se qualcuno paventa il ricorso al referendum per capire cosa ne pensano i diretti interessati di tutta questa baraccopoli nata sotto le stelle e finita sotto le stalle si prende del matto e del disfattista poichè la democrazia è soltanto uno specchietto per le allodole, buona per dichiarare le guerre ma non per fare le istituzione più belle e aperte alla pubblica partecipazione. La chiusura è dunque totale perché l’arroganza è abissale. Per arginare il fuggi fuggi generale i nostri governanti astrali propongono adesso l’emissione di eurobond garantiti dalla BCE, come se questo potesse migliorare le cose. Di grazia, brutti impenitenti, non è la stessa Banca centrale che amministra la moneta con i risultati che tutti abbiamo sotto gli occhi? Perché aggiungendo carta a carta straccia, che peraltro al cambio tra titoli nazionali e titoli europei varrebbe anche di meno, dovremmo essere in grado di tamponare i truci eventi? Volete fotterci ancora e di più? Così stanno le cose e finché i nodi non vengono passati al pettine della politica di potenza l’UE resterà quello che è: una burocrazia bancaria e finanziaria che soffoca i suoi popoli e si fa assoggettare dalla finanza e dalla tracotanza geopolitica degli Stati Uniti.

ITALIANI BRAVI SEMPRE

italiaIn Italia abbiamo elenchi, scritti e non scritti, di eccellenze per qualsiasi categoria di persone. Abbiamo i migliori statisti, i più bravi economisti, i più intelligenti giornalisti, i più sottili opinionisti, eserciti di caparbi sindacalisti, legioni di pionieristici confindustralisti, plotoni di onesti pacifisti, orde di sinceri democraticisti, fitte schiere di non conformisti, drappelli nutriti di europeisti, gruppi di audaci mondialisti, esempi di fieri universalisti, e poi filosofi e storici, scienziati e scrittori, cineasti e artisti, talenti e promesse in ogni disciplina umana che durano sulla scena intellettuale qualche settimana. Oppure tutta la loro breve vita, ça depend dal grado di parentela ben collocata o dalla corruttela morale dell’individuo o, ancora, dalla sua capacità di autoconvincimento circa qualità che non possiede ma che gli altri del suo giro fingono di riconoscergli. Quasi mai però il ricordo di questi grandi uomini supera la loro generazione. Quando poi costoro tirano le cuoia, i compagni di ventura, preoccupati che sia la loro propria figura a finire nel dimenticatoio , dedicano all’amico morto qualche fondazione che ne porta il nome o una saletta nell’istituzione cosicché, mantenendo aperta la memoria di chi visse correttamente senza concludere niente, sperano che altri facciano altrettanto con loro dopo l’estrema unzione. Per questo si moltiplicano i monumenti all’uomo qualunque che in Italia sono inferiori soltanto alla produzione di pasta. Costoro, incensati dai colleghi coi premi alla carriera, alla trovata più originale, al pensiero più autentico, al libro più ardimentoso, al film più introspettivo, prima o poi si bruciano da soli senza essersi accesi, oppure pagano con la propria dignità, su carta intestata al lignaggio, acquisito od originario, la permanenza nei circuiti della propaganda dominante o l’abbonamento ai salotti chic frequentatati da tanta bella gente che non capisce un bel niente. Con tutta questa roba che si rinnova, si modernizza, progredisce, cresce, si trasforma, abbellisce ma stranamente, non si sa perché, istupidisce, non elaboriamo una idea nuova dai tempi di Leonardo da Vinci. Li senti parlare e tutti hanno a portata di lingua la soluzione per l’avvenire. Lo statista liberale: ci vuole rigore. Nella variante di sinistra: ci vuole rigore con un po’ di generale buonumore. L’economista liberista: ci vuole rigore. Nella versione statalista: ci vuole rigore con un pizzico di pubblico amore. L’opinionista liberale: ci vuole rigore. Nella variante progressista: ci vuole rigore con un tot di etica collettiva. Il sindacalista, nell’unica variante che conosciamo: ci vuole rigore contro il padrone. Il confindustrialista: rigori e tremori ai lavoratori. Il pacifista: la guerra mai, ma se la vuole la sinistra non è conquista ma atto di liberazione. L’europeista conservatore, nutre sempre qualche timore. L’europeista progressista, appoggia con ardore. Piccole variazioni sul repertorio per cloni creati in laboratorio che dell’Italia fanno strame e coi trofei all’indecenza fanno la staffetta. Siamo dunque troppo bravi o forse troppo incoscienti per cadere nel burrone senza convinzione e chi annuncia il tracollo generale è un povero disfattista antinazionale, agente di Putin o di Gheddafi, che non ha compreso le nostre potenzialità epocali. Pertanto, checché ne dicano i nostri detrattori noi non stiamo precipitiamo nel fosso e la vertigine che sentiamo non è caduta nel baratro, bensì risalita verso il fondo dal quale non ci sarà ritorno. La nostra originalità non ha davvero limite, perché il limite della decenza l’abbiamo superato da un bel pezzo. Un altro premio al popolo indefesso fatto fesso.

FUORI DALL’EUROPA! A CASA LA CASTA!

 

La situazione è grave e persino disperata. Se da un fronte arrivano rassicurazioni in forma di epistole agli sciacalli internazionali, che, per non sapere né leggere né scrivere, continuano ad affondare i denti nei polpacci del Belpaese (caro Berlusconi non si placano i lupi con le noccioline), dall’altro c’è chi promette di svendere la nazione a prezzi di saldo, liquidando per prime le società a capitale pubblico, cioè quelle che ci tengono in piedi. Così ha annunciato Di Pietro il quale, per accreditarsi al monte di pietà dell’UE, ha promesso, in una intervista alla Stampa di Torino,  di impegnare lo Stato e di ipotecare tutto il suo patrimonio al fine di sfamare i poteri finanziari comunitari dietro i quali si muovono le strategie globali degli Usa.

Di Pietro non è propriamente un patriota e lo abbiamo appreso a nostre spese agli inizi degli anni ’90. Il Pm di Montenero di Bisaccia più che da giudice si comportò da inquisitore nei confronti dei protagonisti politici della I Repubblica (che ebbero il solo torto di essere invecchiati sul posto mentre l’abbattimento del Muro trasfigurava il mondo intorno a loro), e, ancor prima (seconda metà degli ’80), con indosso i panni del questurino che alle vie legali prediligeva quelle brevi, si era travestito da agente segreto, non autorizzato dai suoi diretti superiori, al servizio di centrali estere come la Cia. Non abbiamo ancora ben capito (eppure nutriamo dei fondati sospetti) come costui sia riuscito a diventare magistrato e non ci aiuta nell’ardua impresa il suo stentato linguaggio sgrammaticato. Chi lo promosse al ruolo parlò di offerte che non si potevano rifiutare, in perfetto stile mafioso, nonostante il candidato non avesse, a detta della stessa commissione esaminatrice che ebbe l’ingrato compito di valutarlo, la preparazione e la competenza necessarie per svolgere quel lavoro.

Tutta la carriera di Di Pietro, tra luci ed ombre, inizia comunque con una raccomandazione, quella del giudice Corrado Carnevale, il quale si pentì presto di avergli fatto superare l’esame da togato. Ma, appunto, ci furono pressioni esterne sulla Commissione la quale giunse a strappare i verbali e a ritornare sulla sua primigenia decisione di non promuovere il molisano. Per uno che sostiene di avere le mani pulite non è questo il biglietto da visita adeguato e tutta la sua successiva carriera politica, tra urla scomposte e gestione autoritaria di una lista portante il suo nome, dimostra la torbidezza del personaggio che ora si erge a garante della solvibilità della nazione con una mano sul cuore e l’altra nelle nostre tasche.

Se dunque Berlusconi non ha più futuro, dopo aver dilapidato un capitale di consensi e di promesse, chi vuole succedergli ha un passato troppo oscuro per rappresentare un’alternativa o una soluzione alla débâcle del Paese. Le istituzioni stanno marcendo e la classe politica, indistintamente, da destra a sinistra, si ciba del materiale putrefatto per conservarsi ai posti di comando. Scenario nauseabondo dal quale si esce soltanto con un terremoto epocale, abbandonando l’Europa e l’euro al proprio destino, come farà presto la Grecia col referendum e come già propongono i tories in Inghilterra. Chi sostiene che se non fossimo dentro l’UE saremmo già falliti dice una corbelleria, in primo luogo perché, al pari di quello che afferma Vittorio Feltri su Il Giornale, non esiste alcuna controprova. Anzi, oggi godremmo ancora di quelle prerogative monetarie sottratteci dalla BCE. In secondo luogo, perché nessuno Stato è andato in bancarotta per essersi dato una linea politica degna di tale nome, semmai è stato sempre il contrario. Il disegno dell’Europa è quello di fare dell’Italia un bordello come da descrizione dell’Economist, un bivacco turistico per tedeschi in calzoncini corti, francesi arroganti con il naso all’insù ed inglesi ubriachi pronti alla rissa. I manipoli che ci governano non oppongono resistenza e preparano le carte per farsi dichiarare insolventi e contenti dai tribunali comunitari. Ma sarà un altro Tribunale, quello della Storia, a comminare loro la condanna che meritano. La nostalgie de la boue con la quale dissimulano la loro vicinanza ai ceti sociali più deboli, previ accordi con le classi finanziarie parassitarie, tramuterà in un fiume di fango reale che li travolgerà fino a farli soffocare, periranno con disonore per aver rotto gli argini dello Stato e dell’unità nazionale.

ALLA MINESTRA MEGLIO LA FINESTRA!

europaflagMorto un Rais si fa un Emiro. Così la Jena Ridens di Francia è riuscita a consegnare al Qatar, che agisce per conto della Casa Bianca più e meglio di Parigi, le fortune della Jamaria. Per il piccoletto alticcio dell’Eliseo, l’asse Roma-Mosca, operante sinergicamente attraverso le conglomerate del settore energetico, Eni-Gazprom, in Libia, era motivo di compressione della sua levatura politica e della proiezione geopolitica transalpina, costituendo una sfida diretta ai suoi interessi economici internazionali. Kalifa al Thani, signore feudale del Qatar, dopo aver ammesso la presenza di centinaia di uomini sul suolo della quarta sponda, passa ora all’incasso pretendendo di guidare la forza multinazionale che avrà il compito di addestrare gli apparati di sicurezza del Paese nordafricano, ricomporre le relazioni tribali e godere delle sue ampie ricchezze. Queste sono le ragioni per cui il CNT – già delegittimato da Akim Belhaj, comandante militare di Tripoli al servizio dei qatariani – ha immediatamente estromesso la Russia dalla ricostruzione libica, relegando il suo alleato italiano ad un ruolo marginale rispetto ai privilegi accordati da Gheddafi in 40 anni di rapporti bilaterali quasi esclusivi. Con la crisi che corre lungo la schiena della Penisola si tratta di un colpo durissimo poiché in una botta sola abbiamo perso un giro d’affari di una quarantina di miliardi di euro, pari al costo di una finanziaria (sborsandone qualche milione per aggredire un alleato tra i migliori rimastici), nonchè qualsiasi punto di riferimento nello spazio mediterraneo. Dov’era quell’UE che ci cuoce a puntino per il debito pubblico mentre alcuni suoi membri ci derubavano della cassa? Naturalmente ad asseverare le mire egemoniche francesi (dietro le quali viaggiano quelle americane ed inglesi) e la sua azione espansionistica, perché il cervello politico della Comunità Europea ha le sinapsi oltre le alpi, attivate da impulsi elettrici provenienti d’oltreatlantico. Se a ciò aggiungiamo che il cuore economico-industriale di quest’Europa socialmente deforme, si trova a Berlino, per scarto e rimanenza di deiezioni, di detta de-costruzione comunitaria noi costituiamo il vasino. Vogliamo ancora farci cacare sulla testa o farci prendere per il nasino? A questa minestra indigesta preferisco la finestra!

CON UN CERTO STUPORE FORSE INGENUO, BIFO CI PRENDE TUTTI PER CULO

Con un certo stupore, misto a fetore,  Bifo,

si è autoinviato una letterina al direttore,

giornale registrato al tribunale degli sfigati

a sostegno dei diseredati, degli sfruttati, dei decerebrati.

“Ma cosa sta accadendo

nel secondo decennio del secolo ventuno? “

E dopo essersi fatto la cosmica domanda si è dato pure la supposta:

“Se vuoi capire il senso

Di quel che sta accadendo

chiedilo ai greci. Loro già lo sanno”.

A chi? A Socrate? Oppure a Platone?

Ma neanche per Plutone, povero ignorantone!

Devi chiederlo  a quel plotone d’indignati

che devastano la piazza,

come faceva lui nei settanta,

prima di diventare monomaniaco del bioimperiale e del virtuale

 

E’ vero che: “In poco più di un anno

Il prodotto è disceso

Della bellezza del sette per cento.

Tutto il resto è in aumento,

prezzi miseria debito

depressione violenza”,

Ma tu  che li raggiri coi tuoi sermoni

non paghi mai né pegno né pigioni.
“Non è questo il destino

Che per tutti prepara l’ordinanza

Della banca europea?”

Si è questo,

ma che bella scoperta della cyber protesta!

“Non è chiaro che stanno distruggendo

La vita della gente, le risorse

Prodotte dal lavoro, e quel ch’é peggio

Le condizioni stesse del sapere

Che produce ricchezza?”

Può essere, almeno quando non si manda il cervello all’ammasso

con le nefaste utopie desideranti dei moltitudinari teatranti

“C’è un occulto disegno oppure il dogma

Acceca al punto che la sudditanza

Alle regole astratte eppure umane

Della finanza

Appare un dato senza alternativa

Cosicché, inevitabile,

non possiam che aspettare la mattanza?”

Ma che hai l’hardware bloccato?

Ti hanno crackato il software nel cervello bacato?

Se ti concentri sull’apparenza fenomenica

che vuoi capire dell’essenza?

Leggevi Marx o qualche scemenza?

Che alternativa vuoi proporre se hai il chip deforme?

Ma vai a…blaterare su un altro crinale del Capitale

“Di mattanza si tratta, sia ben chiaro

Non di un vile problema di denaro.

La miseria che torna inaspettata

Sta scatenando i più brutali istinti

In questa psicosfera spaventata”.

 

Aridaje con la psicosfera

Il tuo cervello è in loop

e l’update non basta più

qui ci vuole una bella formattazione

o una definitiva disattivazione.

“Chiuderanno i ribelli nei recinti

Per bestiame

Come hanno fatto a Londra,

e i conformi accuseran gli alieni

e gli alieni i conformi,

finché la guerra ovunque ci trasformi

in belve”.

Non ho parole,

ma con quella faccia da frastornato,

non diventerai né belva né fiera

ma qualche ingenuo di certo lo fai rinchiudere in galera.

“E il ZyklonB sarà sostituito

da notizie allarmanti dello schermo

che spingeranno al pogrom gli affamati”.

Mentre il soma che tu distribuisci in giro

farà finire i creduloni a testa in giù senza respiro

(se non lo avete fatto leggete “Il mondo nuovo” per non perire in questo vecchio)

“Iugoslavia è il futuro dell’Europa

Che obbedisce ai mercati

Come se un dio li avesse generati

Mentre non sono invero

che un atto di linguaggio

Che si può revocare

Con un simile atto di linguaggio

Che dissolva il servaggio”.

Più che linguaggio questa è lingua lunga o neolingua

Che arriva, in men che non si dica,

a qualche culo che specula sull’altrui fatica.

Vero Bifo? Scrittore, filosofo e agitatore culturale italiano

come dice la tua pagina di Wikipedia

che a me non fa pubblicare la biografia di La Grassa

mentre la tua insignificante figura  loda ed ingrassa.

LETTERA DI MORTE

L’ abito economico italiano si sta restringendo troppo e tirando le maniche o i calzoni da una parte e dall’altra non diventeremo più presentabili né, tanto meno, saremo meglio riparati dai venti della crisi. La situazione è grave ma le imbastiture e le toppe che il governo ci sta mettendo sono peggio degli squarci sul sedere che ci ritroviamo. Approfittando di quest’ultimi tentano di rifilarci di tutto nel vano posteriore, facendoci credere che le loro “misure” dolorose (per noi ma non per loro che campano, e dove sennò, alle nostre spalle) siano necessarie a non finire a testa in giù sui mercati. Ma piegati con il deretano esposto alle brame altrui già ci siamo e ci resteremo finché costoro non comprenderanno che la politica economica non si fa solo con la calcolatrice, muovendo e spostando risorse da un capitolo all’altro del bilancio pubblico, quanto piuttosto rilanciando i settori strategici e attivando piani industriali di crescita e d’innovazione. Poiché sono miseri bottegai e non grandi atelieristi non sanno minimamente come applicarsi su tali modelli di sviluppo e preferiscono darsi alla bassa sartoria del taglio e del cucito sugli scampoli sfilacciati in vendita nelle bancarelle dei mercati rionali. Ed è proprio questo che stanno facendo, vogliono dimostrare ai nostri partner comunitari che l’Italia accetta un ruolo sdrucito candidandosi ad essere periferia che non punta gli spilli sulle prerogative altrui. Adesso vorrebbero anche darci a bere che una letterina come quella inviata da Berlusconi all’Ue, piena di cattive intenzioni  e vuota di qualsiasi contenuto che non sia una mera minaccia agli attuali livelli (peraltro degradati da anni di malgoverno)  di vita italiani sia sufficiente a placare gli appetiti speculativi sulle nostre teste. Il nostro Presidente del Consiglio sta soltanto dichiarando all’Europa la sua disponibilità a non ostacolare le mire politiche ed economiche espansionistiche di Francia e Germania che hanno deciso di prenderci per il collo della camicia e di trascinarci ai loro piedi. Leggendo questa supplica epistolare se ne ricava esclusivamente una sensazione di sconforto e d’impotenza laddove le nuove ricette sono le stesse che ci hanno consunto le braghe per un ventennio:  dai rapporti di lavoro a tempo parziale, ai contratti d’inserimento, dai licenziamenti più facili al nodo pensioni che, secondo lor signori, dovrebbero assicurare una maggiore tenuta e flessibilità del sistema. E saremo, da quel che si capisce, ancor più di manica larga nell’aprire i nostri forzieri industriali esponendoli alla concorrenza estera. Noi con le mani in alto e i nostri agguerriti competitors a mani basse sui tesori nazionali. La patria svenduta ai cravattari di Bruxelles! Che si tratti dell’ennesima truffa ai danni del popolo lo rivela, inequivocabilmente, l’ atteggiamento mistificante sulla questione previdenziale che diventa l’emblema del sacco contro la Penisola. Nonostante non siamo lo Stato dove si lascia prima il lavoro, essendo anticipati proprio da chi ci impone questa riforma (età media di pensionamento in Francia sotto i 60 anni ed in Germania, con tutti i cambiamenti approvati, nel 2020 i lavoratori prenderanno l’assegno previdenziale 14 mesi prima degli italiani) giornali e politici nostrani continuano a rintronarci con la loro propaganda disfattista sull’imminente collasso dell’INPS. Palese prese per le bretelle che necessita di paillettes e lustrini ideologici per essere sopportata, al pari di scarpe troppo strette, come la narrazione sui giovani che non trovano occupazione a causa dell’egoismo dei loro padri. Ma se i nostri genitori prolungano la permanenza sul posto di lavoro fino a 67 anni, a rigor di logica, com’è possibile che l’esistenza diventi una discesa senza ostacoli per le nuove leve? Dovremo augurare la morte ai parenti più anziani per prenderne il posto.  Si sparge l’incenso  delle nuove generazioni solo quando occorre coprire l’olezzo di un presente che va marcendo. Inoltre, sono convinto che ai nostri detrattori comunitari questa missiva penosa ed impietosa non li commoverà nemmeno un po’. Sarà anzi il segnale che l’Italia ha abdicato alla propria capacità decisionale attestando di essere pronta a tirare la cintola anche quando non si potrà più ed il suo corpo diventerà scheletrico.  Ci stanno strattonando per la giacca e noi invece di reagire ci scopriamo le spalle. Dietro la foglia di fico della ristrutturazione economica  puntano ad avere anche le nostre mutande, ma sarà l’inferno e non l’eden.

SE SARKOZY RIDE NON CI RESTA CHE PIANGERE

 

nicolas-sarkozy-carla-bruniIl Presidente francese Nicolas Sarkozy ride dell’Italia. I mille uomini, sparsi un po’ per tutto il pianeta, con i quali Carla Bruni dice di essersela spassata, compresi alcuni nostri connazionali, non si divertono meno quando vedono il franco tiratore di bombe passeggiare all’altezza del fianco dell’italica modella. C’è gente designata ad essere minotaurizzata (Balzac lo spiegava) e solitamente il cornuto non si sottrae al suo destino sposando le adultere (diceva Alphonse Allais). Gli avi di “Nanopoleone” sul tema ne sapevano qualcosa in più di lui.
Monsieur le Président fa lo spiritoso e purtroppo ne ha ben donde. Dopo averci fregato la Libia soppiantandoci negli appalti e nei contratti – su segnalazione ho fatto il giro dei siti istituzionali transalpini scoprendo che stanno invitando i loro imprenditori ad invadere in massa (dopo gli eserciti arrivano gli esercenti) la nostra ex quarta sponda, contando sull’appoggio illimitato dei fondi e dell’intelligence della République Française – vorrebbe ora scaricare il peso della crisi economica sul nostro Paese, facendosi assistere dai tedeschi. E questo nonostante Parigi e Berlino, capitali politiche e finanziarie dell’Europa, siano ugualmente una discarica di titoli spazzatura accatastati in banche sull’orlo del fallimento, nonchè altrettanto disattente sul fronte del debito pubblico. Maledetto Bastiat il quale non aveva capito nulla. La sua famosa massima deve essere capovolta poiché soltanto quando passano gli armigeri le merci circolano senza freni, con profitti che salgono alle stelle per i vincitori, mentre per tutti gli altri sono stalle e calate di bretelle. Militarizzati ed aggressivi questi governi attraverseranno i campi della crisi uscendone rafforzati, mentre chi si arrocca in attesa dell’umore dei mercati, dietro linee ideologiche maginot, si troverà a contare danni e cadaveri. Occorre afferrare i pugnali per respingere gli assalti della speculazione (a tergo della quale si confondono manovre e disegni politici), anche se si finge di condividere soluzioni e piani per sfuggire compattati al presunto dramma comune. Purtroppo la nostra Penisola è piena di liberali sciocchi o ben remunerati che inseguono Bastiat nel momento in cui ci bisognerebbe rincorrere con i bastoni in mano tutti gli economisti e chiunque li ascolti. La colpa è dunque nostra se Sarkozy può fare l’ariete alle porte di Roma. Con un po’ più di coraggio e di visione strategica per interpretare il gioco multipolare sulla schacchiera geopolitica mondiale da parte delle nostre istituzioni, oggi l’inquilino dell’Eliseo sarebbe sempre un animale con le corna, ma ferito da motivazioni che lo avrebbero reso inoffensivo per la nazione e offeso nell’orgoglio maschile. Ed, invece, ci tocca essere scherniti da un una mezza tacca che non arriva al tacco della sua signora. Il nostro Presidente del Consiglio mezza sega nemmeno tra questi nani della politica internazionale è riuscito a sollevarsi di una spanna sulle altrui diramazioni. Dopo il voltafaccia a Gheddafi, che equivale all’affondamento degli interessi italiani nel mare nostrum, il governo affoga nel mare magnum della sua incoerenza e inconsistenza. Anche quel tanto che era restato saldo negli ultimi anni, soprattutto sul versante delle conglomerate pubbliche, sta precipitando con questo gabinetto che ha tirato la catenina della sovranità, politica e industriale, ed ha afferrato quella del rosario per pregare e scongiurare. Per Finmeccanica si preannuncia uno spezzatino e per l’ Eni uno spiedino, e non soltanto in Libia dove è stata già infilzata dalle corrispondenti compagnie inglesi e francesi. I partner europei applicano, per il raggiungimento e l’estensione delle proprie prerogative egemoniche, la dottrina della guerra geoeconomica e noi ci facciamo gli impacchi di autolesionismo per accelerare la riuscita dei loro sforzi. Per quanto Berlusconi urli di voler tener duro, tentando di restare in piedi, non otterrà grandi risultati perché la sua statura politica è quella di un uomo inginocchiato che ha bisogno del predellino per non apparire del tutto inchinato. Anche la levatura di Sarkozy non è quella del grande statista, al netto delle sporgenze sulla testa, ma costui anziché salire sullo scalino per cianciare come un cretino si è elevato su un carrarmato per rubarci spazio e mozzarci il fiato. La politica arrogante del “cocu”  ha funzionato meglio della diplomazia civettuola del cucù. E vissero i cervi prepotenti e perirono i maiali dementi.

We came, we saw, he died..ahahah

hillary-clintonCi sono stati tempi in cui Hillary Clinton camminava con il capo chino per il peso delle corna. Più che una Minerva un Minotauro insomma. Mentre il consorte fedifrago cercava di convincere il mondo che il coito orale non è fornicazione ma un’ intervista spinta alla stagista in calore, la mogliettina lo difendeva pensando alla carriera e alla Casa chiusa Bianca dove chi meglio cavalca più comanda. Si tentava di far passare l’idea che il karaoke presidenziale fosse normale, almeno fino a quando la menzogna non diveniva globale e teatrale. Scioglilingua di bugie politiche a cappella che però escludono rigorasamente l’uso di strumenti a fiato. Ma Clinton volle negare, contro ogni evidenza, di aver maneggiato il piffero, trovandosi quasi impalato per non aver confessato di essersi trastullato nella camera ovaie con l’apprendista delle stecche che canzoni non stona ma bacchette flette. C’era da capirlo povero Bill balls ballons, non deve esser stato facile trascorrere la vita con una donna così incapace di trombeggiare eppure così abile a fiatare. Ed allora meglio una bocca larga che gonfia di una bocca di fogna che brama ma non pompa. Ci siamo lamentati dell’Italia dove lo Stato si è fatto bordello dietro le scappatelle del menestrello e ci ritroviamo in un mondo depravato laddove le degenerate divengono segretarie di Stato. Al cospetto della morte di Gheddafi la Signora ha riso di gusto esclamando We came, we saw, he died. E poco importa che in nome della democrazia il presunto tiranno veniva sodomizzato per la via. Anzi, con quest’atto indegno ed infame i ribelli hanno dimostrato l’appartenenza alla famiglia occidentale dove la sevizia sessuale è segno di maturità governamentale. La virago, del resto, è cresciuta alla corte del marito che per distrarre da una fellatio e da un 69 scatenò una guerra in Serbia nel ‘99. L’occidente è il regno delle libertà, nel senso che si prende tutte le licenziosità che vuole senza rispetto di alcun codice di onore. Ciò che è successo in Libia finirà un giorno sui libri di Storia e ricorderà ai nostri simili le bassezze di cui siamo stati capaci nel XXI secolo. Siamo giunti così in basso che ormai scrutiamo l’orizzonte del domani da un buco troppo stretto per la vista di esseri umani. C’è poco da ridacchiare, dunque, nostra regina delle natiche.

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