L’ALTRA STRADA. L’ULTIMO SAGGIO DI GIANFRANCO LA GRASSA. DISPONIBILE IN LIBRERIA.

mimesis

mimesisIl volume si divide in tre parti. Nella prima viene reso coerente il modello scientifico marxiano traendone le conclusioni che ne discendono necessariamente. è così possibile individuare con buona precisione dove si situano i suoi errori di previsione, da cui deriva l’esigenza di riformulare radicalmente l’intera teoria, prendendo pur sempre le mosse da quell’impostazione d’origine. Dopo una sosta necessaria a ribadire alcuni punti salienti per la prosecuzione del cammino, si traccia nella terza parte un nuovo percorso, dall’autore già imboccato da oltre un decennio e di cui alla fine, nella bibliografia essenziale, vengono indicate le tappe principali. Il mutamento fondamentale apportato alla teoria originaria si può sintetizzare nell’abbandono della priorità assegnata ai rapporti sociali esistenti nella sfera economica, priorità che conduceva a considerare il dualismo antagonistico tra proprietà dei mezzi produttivi e libera disponibilità della sola forza lavoro quale precipuo carattere della società capitalistica. Nel libro si sostiene invece la necessità di basare l’indagine di quest’ultima sulla centralità del conflitto tra gruppi sociali; i mezzi economici sono strumenti al servizio delle strategie impiegate nella lotta.
Le conseguenze di tale spostamento teorico sono molteplici e sono illustrate passo dopo passo con il massimo possibile di coerenza e chiarezza.
Gianfranco La Grassa già docente di Economia politica nelle Università di Pisa e di Venezia. Specializzazioni alla Svimez e all’Ecole Pratique des Hautes Etudes (oggi Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales) di Parigi, dove ha studiato con Charles Bettelheim. Autore di una cinquantina di volumi (tra individuali e collettanei) e centinaia di articoli su riviste varie, anche all’estero. Per Mimesis ha pubblicato Tutto torna ma diverso (Milano-Udine, 2009).

Gianfranco La Grassa già docente di Economia politica nelle Università di Pisa e di Venezia. Specializzazioni alla Svimez e all’Ecole Pratique des Hautes Etudes (oggi Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales) di Parigi, dove ha studiato con Charles Bettelheim. Autore di una cinquantina di volumi (tra individuali e collettanei) e centinaia di articoli su riviste varie, anche all’estero. Per Mimesis ha pubblicato Tutto torna ma diverso (Milano-Udine, 2009).

Lettera chiusa a Michele Serra

Michele-Serra

Ciao Michele Serra,
ho appena letto il tuo messaggio (https://www.facebook.com/photo.php?fbid=136259176428042&set=a.136259173094709.35727.136259119761381&type=1&theater), il tuo grido di dolore, la cifra della tua indignazione, l’imbarazzo che ti coglie a causa della deriva di questa nazione che non paga le tasse, che passa col rosso, che va in vacanza senza spendere un euro grazie agli intrallazzi premio, che compra l’automobile (possibilmente suv), la casa, la barca con soldi non suoi e, comunque, a sua insaputa, che va a mignotte e non rispetta le donne, i bambini e gli anziani, che eccepisce legittimi impedimenti ed accampa scuse banali per non presentarsi in tribunale, che allestisce battaglie campali, con un esercito di scimmioni ammaestrati e di zoccole retribuite, per non andare in galera, che ricusa i giudici che gli stanno antipatici, che non ha il garage e parcheggia in doppia fila (solo perché il marciapiede è già occupato), che non rilascia ricevuta fiscale né fattura (ma di fatture e di bestemmie quante ne vuoi), che si condona la piscina, la villa in collina e la stanza sugli scogli, che esporta capitali per nasconderli al fisco, che vive di sotterfugi, che guarda di sottecchi, che non frequenta i mozzorecchi togati, che crea fondi neri, che ruba, che bara, che imbroglia, che non legge un libro (figuriamoci il tuo giornale), che impreca al mare, che sporca in montagna, che guida senza rispetto, che si beffa del prossimo, che ripudia il diverso, che ne combina cento trescandone mille, senza un minimo di educazione e di senso civico.

Scusa, Michele, se ti abbiamo urtato e sconfortato con la nostra italianità che non a caso fa rima con volgarità. Eppure, sai Michele, credevamo che le problematiche gravi dell’Italia fossero le speculazioni della finanza, rossa, nera, bianca e a stelle e strisce, i privilegi delle classi dominanti, delle cooperative, dei sindacati, delle lobbies, delle consorterie partitiche, le manovre infide dei farabutti che vogliono svendere il patrimonio statale, i giochetti sporchi dei governanti di ogni colore politico che ci succhiano il sangue e ci privano delle speranze, la disinformazione della stampa servile e superficiale. Che imbecilli che siamo, ci siamo fatti ingannare dalla realtà.

Si vede che abbiamo abbassato troppo il tiro, mentre tu, che sei un’aquila, ci hai innalzati alle grandi questioni del tempo (perso). In questo senso, allora, è vero quello che scrivi, siamo irrecuperabili. Tuttavia, se partirai non te ne vorremo ed, anzi, ci sforzeremo di capire il tuo disagio interiore con quella sensibilità che non ci riesce di esprimere nelle occasioni elencate nel tuo “cahier de redondances” .

Ti faremo un monumento e ti porteremo quale esempio anche per gli altri che continueranno a lagnarsi. Ti assicuro, però, che non lo facciamo di proposito, siamo così rozzi e plebei per istinto e non per vocazione. C’ è che, in qualche modo, dobbiamo pur arrangiarci per sopravvivere alla buoncostume. Se mi permetti, ti potrei consigliare qualche luogo ameno per il tuo buen retiro, un paradiso lontano dove potrai coltivare indisturbato ed inascoltato i pregiudizi che hai seminato e somatizzato per tutta la tua esistenza, dispensando buoni consigli per coprire le cattive azioni. Non credere alla favola della Svezia o della Norvegia, o di altre presunte democrazie ordinate sulle quali i tuoi compagni di partito e di giornale hanno spesso ricamato per farci sentire inadatti e ridicoli.

Lì dissimulano troppo, fingono di essere calmi e cortesi ma alla fine esplodono e ti ritrovi morto ammazzato per mano di un Breivik qualsiasi. Se anche loro, invece di essere così perfettini, si lasciassero andare a qualche intemperanza ogni tanto ci sarebbe qualche ingorgo stradale in più e qualche eccidio in meno. Converrai con me che una rissa per il parcheggio è sempre meglio di una strage. Come diceva Carmelo bene, l’umanità del vicino sembra più progredita ma se la guardi bene è sempre la stessa fossa biologica. Dunque, dicevo, potresti provare con qualche isola sperduta e disabitata dove smetterai di sentirti un perseguitato dagli sgarbati. Solo soletto realizzerai che si stava meglio quando si stava peggio e morirai abbracciato, per ironia della sorte, all’ultimo dei cliché che avevi sempre disprezzato.
Caro Michele, prima di andare a quel paese, vorrei chiederti un piccolo favore. Potresti portare con te anche Massimo Gramellini?

Colpo di Stato lampante e stato di colpa evidente

bce

 

L’ex ministro della Repubblica Giulio Tremonti ritorna sulla famosa lettera degli apostoli della Torre di guardia (Eurotower) ai conti comunitari, il duo Draghi-Trichet, i quali, il 5 agosto del 2011, scrissero all’allora Primo Ministro Berlusconi “intimandogli” di anticipare il pareggio di bilancio dal 2014, così com’era stato pianificato dal governo, al 2013. Quella nota produrrà effetti devastanti nei mesi successivi, tanto che nel novembre dello stesso anno Berlusconi sarà costretto a salire al Colle per rimettere il mandato nelle mani di Napolitano, il quale, con finta afflizione e falsa preoccupazione per le sorti della patria, accetterà le sue dimissioni.

Lettere simili furono mandate anche ad altri Paesi (vedi la Spagna) ma questi si fecero scivolare addosso le minacce e continuarono per la loro strada. Per noi, invece, quel ricatto in forma di epistola si rivelò devastante, sia sotto il profilo della tenuta della compagine ministeriale che sotto quello economico generale. L’accelerazione delle politiche d’austerità, per rendere il bilancio pubblico sostenibile, si voltò in rapina ai danni dei contribuenti ed in uno scossone agli assetti finanziari e produttivi del Paese dal quale non ci saremmo più ripresi.

Ora Tremonti, tornando sulla faccenda, parla di vero e proprio Golpe, seppur dolce o morbido, come si usa in questa fase post-democratica e post-moderna (sono definizioni sue) e, tra le righe, lascia intendere che Draghi, in quell’occasione, si fosse fatto latore consapevole di terze parti, interne ed esterne, le quali, con un piano ben congegnato, intendevano costringere il Cav alla resa politica per imbrigliare Roma e modificare i suoi indirizzi di politica economica

Il fiscalista di Sondrio accenna poi, più esplicitamente, ad un connubio tra forze straniere e quinte colonne interne. Atteniamoci all’evidenza e cerchiamo di essere meno vaghi di lui per capirci qualcosa. Seguiamo l’odore degli affari strategici nostrani che attirano gli sciacalli mondiali su una preda sempre più isolata e sguarnita di difese come l’Italia. Il messaggio di cui sopra porta la firma di un nostro connazionale, italiano di nome e allogeno di fatto, che tempi addietro Cossiga definì “Un vile, un vile affarista…socio della Goldman & Sachs, grande banca d’affari americana …il liquidatore, dopo la famosa crociera sul Britannia, dell’industria pubblica, la svendita dell’industria pubblica italiana, quand’era Direttore Generale del Tesoro”, colui che svenderebbe quel che rimane di questa povera patria (Finmeccanica, l’Enel, l’Eni) “ai suoi comparuzzi di Goldman Sachs”. Cossiga non è mai stato denunciato da Draghi, evidentemente perché in quelle frasi, pronunciate dal Senatore a vita, non c’erano gli estremi della diffamazione, essendo tutto vero o almeno verosimile.

Il progetto dell’ex governatore della Banca d’Italia resta quello di ieri, fare in modo che alla debolezza politica e al caos istituzionale italiano consegua la liquidazione industriale ed economica del patrimonio statale. Per conto di chi agisce Draghi? I macchinatori sono molti, ma possiamo immaginare che dietro a tutto ci siano gli stessi ambienti internazionali per i quali egli ha lavorato in passato e le cricche europee (francesi, inglesi e tedesche) legate a doppio filo alla finanza statunitense. Questo branco di predatori sta separando l’esemplare più debole dagli altri, al fine di immobilizzarlo e spartirsi la ciccia. Abbiamo visto la strana alleanza già all’opera durante il conflitto in Libia, laddove, con il pretesto di abbattere l’ennesimo dittatore sanguinario, si è, innanzitutto, spodestato un potere amico dell’Italia per soffiare ad essa contratti e commesse ed impedire qualsiasi ulteriore sua “espansione” sulla quarta sponda del Mediterraneo.

Per forzare l’Italia a privatizzare le compagnie strategiche non c’è altra via che quella di affrettare la sua caduta nel baratro o, per lo meno, di far percepire l’irreversibilità della situazione di crisi, anche se  la contingenza non è così disperata, in modo che la vendita dei gioielli di famiglia appaia come una necessità ineludibile per salvare il salvabilie. Del resto, anche quest’ultimo Esecutivo di larghe intese, ristrette idee e medesime cattive intenzioni degli altri che lo hanno preceduto ha già annunciato di voler riaprire il dossier dismissioni.

Rebus sic stantibus, anziché denunciare tardivamente il putsch di palazzo, Tremonti e Berlusconi, il cui vittimismo è stucchevole al pari dell’ingiustificata considerazione che hanno di se stessi, dovrebbero spiegare agli italiani perché non opposero nessuna resistenza ai banditi “multinazionali” e finirono per consegnarsi, con le mani legate e senza batter ciglio, al nemico. I registi anti-italiani – se ci sono e, secondo me, ci sono certamente perché questa è un’epoca storica che oggettivamente favorisce il complotto e la diserzione dei singoli e dei gruppi – hanno avuto la meglio perché sulla loro strada hanno incontrano personaggi meschini e arrendevoli che si dichiarano retti statisti durante la bella stagione ma diventano uomini ad angolo retto appena principia la cattiva. Presupposto per la riuscita di un colpo di Stato è lo stato di colpa di chi non lo ha fermato quando doveva e poteva.

 

IL PARTITO NAZIONALE DEI FEDIFRAGHI

SudItaliabordello

 

Se non fossimo governati dal PNF (PARTITO NAZIONALE FEDIFRAGHI) forse saremmo ancora italiani liberi, cioè schiavi solo dei nostri difetti. Ovvero: deboli, depressi, menefreghisti ma non pigri, rassegnati e sottomessi, piegati dalla storia e dalle ideologie di servizio come adesso. Italiani medi ma non mediocri, insomma.
Se non fossimo governati dai politicanti del PNF, burocrati grigi, arrugginiti e rinsecchiti, curvati sotto il peso degli anni e degli inchini, proveremmo ancora a rifarci una vita, a sposarci con gli avvenimenti, ad accordarci ai tempi, a costruire nuovi percorsi, a gettare ponti con la parte del mondo che non vuole sprofondare e preferisce rischiare, resistere, sperare.
Invece, poiché ci siamo innaturalmente “fredifragizzati”, accettiamo che si resuscitino i cadaveri istituzionali, le bolse forme e riforme costituzionali, le leggi elettorali, gli stanchi riti parlamentari, non prima di averli svuotati perché, oramai, siamo incantati dalle sirene partenopee e dalle streghe arcoriane le quali ci attirano sugli scogli europei e sulle rive atlantiche, laddove ci tendono trappole per sottoporci a sacrifici di sangue.
Se fossimo un popolo sano, privo di inutile “grasso” e di un moralismo così “boldrin line”, crederemmo ancora nel nome che individua la cosa e la persona e nella cosa e nella persona che indicano la funzione e la direzione. Ma ci hanno tolto la parola per non farci denunciare cause e responsabili di questo bordello, cioè i sovrani innominabili e gli dèi impronunciabili. Alla fine dell’Italia, come all’inizio di tutto, c’era il verbo: “to badogliate”.
Se fossimo cittadini consapevoli non finiremmo insaccati nel budello della caccia ai dittatori isolati, ai despoti immaginari, ai deportati inventati, rifiuteremmo l’orgia dei diritti umani e delle libertà incivili. Più imbarazzante del gay-pride c’è unicamente il coro del politicamente corretto che si divide in pro-culi e paraculi contro. Finalmente, non ci sarebbe nemmeno tanto fracasso per un ministro nero, che sarebbe un bel segno di progresso epidermico se anche la signora  la smettesse di metterci alla prova per tirare fuori il peggio che c’è in noi.
Se fossimo padroni di noi stessi sbatteremmo la porta in faccia agli esotismi culturali e agli inestetismi congiunturali, con i viaggi premio dell’ONU per chi lancia la bomba e nasconde la mano. Diventare famosi in posa coi bambini denutriti, dopo aver sganciato ordigni sulle teste dei padri e delle madri, con la benedizione degli organismi internazionali, non è pacifismo ma necrofagismo. E tanti applausi per chi è senza fibra e ci fa pure la predica umanitaria con la sua “laura” in vanità e regresso.
Se fossimo stati intelligenti non avremmo mai accettato le larghe intese di chi si è allargato a nostre spese, non avremmo permesso che a rappresentarci fossero i picchiatori sui conti, le camicie inamidate con la coscienza sporca, le bande bancarie e le cricche partitiche eterodirette dall’estero.
Se fossimo stati più attenti, a quest’ora lor signori sarebbero già stati polverizzati e noi non mangeremmo tutta questa polvere. Ma ancora non è detto, dopo il 30 luglio, qualora il Cavaliere dovesse essere condannato, sarebbe la guerra civile. Sui giornali e alla televisione. Gli uomini in carne ed ossa non si muoveranno per i problemi dei guappi di cartone e non crederanno a quest’ennesima telenovela. In Italia non ci siamo mai meritati una vera rivoluzione e anche questa volta non farà eccezione. Ma sui mezzi d’informazione sai che spari, mentre la vita reale continuerà ad andar male pari pari.

 

LA GRANDE CONGIURA (I PUNTATA)

Siberia-orange

La rivoluzione non è un pranzo di gala, non è quell’evento romantico di cui narrano gli avventurieri e i sognatori di una società mondata dagli egoismi e dagli odi di classe, convinti che siano le masse, con il loro spirito libertario e le loro alte passioni morali, a fare la storia.

La rivoluzione è una guerra di avanguardie armate e preparate contro il potere costituito e i gruppi dominanti che controllano lo Stato e i suoi apparati coercitivi. Il popolo sta in mezzo e viene tirato da un lato e dall’altro. La rivoluzione, inoltre, se  veramente nazionale, se proiettata alla costruzione di una sovranità autoctona esclusiva, non eterodiretta dall’estero, diventa uno scontro micidiale di cancellerie mondiali le quali, per timore di vedersi sottrarre appannaggi e risorse strategiche dal nuovo potere, inviano eserciti e agenti segreti al fine di gestire il caos e spostare, a proprio favore, gli equilibri dei conflitti civili. Accadeva ieri ed accade anche oggi.

Questa fu la rivoluzione russa del ’17, il più grande evento sociale del ‘900 che abili condottieri come Lenin e Stalin, leader indiscussi del partito bolscevico, riuscirono a dirigere conquistando il governo nazionale e trascinando dalla propria parte l’esercito, i contadini e gli operai.

Un bellissimo libro del 1948, scritto da due giornalisti americani, Michael Sayers e Albert E. Kahn, narra delle vicende di quegli anni ribollenti, attraverso documenti diplomatici riservati e dispacci dell’intelligence dei servizi di mezzo mondo. Ogni Potenza dell’epoca aveva il suo drappello di agenti provocatori in Russia, ed anche nei paesi confinanti. Del resto, c’era un conflitto mondiale in corso ed ogni vittoria o sconfitta su un fronte significava un pericolo o un beneficio sull’altro. Ne viene fuori un quadro impressionante delle trame che i bolscevichi dovettero sciogliere per emergere sulle altre formazioni politiche e per evitare infiltrazioni al proprio interno, che, comunque, ci furono e rischiarono seriamente di mandare in frantumi i loro progetti. Ne parleremo ampiamente nei prossimi giorni, ripercorrendo le tappe di situazioni ed eventi della rivoluzione russa e del difficile consolidamento dell’Unione Sovietica, dal 1917 alla seconda guerra mondiale.

Adesso però, vogliamo anticipare qualcosa su uno dei dirigenti rivoluzionari più oscuri di quel periodo convulso e disordinato, Lev Trotskij.

Lev Trotskij, magnifico oratore ed esperto organizzatore di truppe, per megalomania caratteriale e propositi personalistici, collaborò con la reazione bianca e straniera, convinto di poterne approfittare per mettere in minoranza Lenin. Alla morte di quest’ultimo, si spinse anche oltre con le sue subdole manovre, tanto che era ormai difficile distinguere in lui il valoroso soldato della repubblica che aveva combattuto impavidamente e che aveva contribuito ad abbattere lo zarismo, dal più grande traditore della Patria.

Su questi episodi di voltafaccia ai danni di Lenin e soci, pubblichiamo intere parti di questo libro, intitolato “la Grande Congiura”, che chiarificano i fatti ed assumono grande valore storico e storiografico perché non si tratta delle risultanze dei processi staliniani, magari accomodate dal regime per sbarazzarsi di un oppositore inappuntabile, ma di informative di barbe finte, generali, feluchei, capi di stato internazionali ecc. ecc., i quali sulla figura di Trotskij avevano puntato per mettere in difficoltà l’emergente Unione Sovietica. C’è da ammutolirsi ma non da sorprendersi. Non chiedetevi più come mai il capo rivoluzionario, nato in Ucraina, sia stato raggiunto fino in Messico, nel 1940, da un killer di Stalin, chiedetevi, piuttosto, come non sia accaduto prima,  per come Trotskij aveva vigliaccamente tramato contro i suoi ex compagni.

Sin dal suo ingresso nel partito, Trotskij cercò di mettersi alla testa dell’opposizione di sinistra per ostacolare Lenin.  Nonostante la famosa lettera testamento di questo, dove sembrava preferire Trotskij a Stalin per il futuro della Russia, negli anni precedenti, anche nei colloqui con eminenti esponenti dell’ambasciata americana a Mosca, Vladimir Il’ič Ul’janov aveva sempre espresso parole di fuoco per il compagno Trotskij, mentre il suo giudizio su Stalin risultava di sicuro più lusinghiero:  “Ecco alcune altre tipiche osservazioni che Lenin, in periodi diversi, ha fatto a proposito di Trotskij e della sua attività inseno al movimento rivoluzionario russo: 1911 «Nel 1903 Trotskij era menscevico; lasciò i menscevichi nel 1904; ritornò ai menscevichi nel 1905, facendo sfoggio nel frattempo di frasi ultra rivoluzionarie e voltò di nuovo le spalle ai menscevichi nel 1906… Trotskij plagia oggi le idee di una fazione e domani quelle dell’altra, e in tal modo si ritiene superiore a entrambe. .. Devo dichiarare che Trotskij rappresenta soltanto la sua propria fazione ».1910. « La gente come Trotskij con le sue frasi roboanti… è la malattia della nostra epoca. Chi appoggia il gruppo di Trotskij appoggia una politica di menzogne e d’inganno contro i lavoratori … non è possibile ragionare con Trotskij su questioni essenziali perché egli non ha opinioni… noi lo denunciamo semplicemente come un diplomatico della più bassa lega ».1912. « Questo blocco è formato da mancanza di principi, da ipocrisia e frasi vuote… Tutto questo Trotskij lo nasconde dietro la frase rivoluzionaria che non gli costa nulla e non lo impegna a nulla ».1914. « Sinora il compagno Trotskij non ha mai avuto un’opinione precisa su un solo serio problema marxista; egli è sempre entrato di soppiatto attraverso qualche fessura lasciata aperta da questa o quell’altra differenza e ha oscillato orain una direzione e ora nell’ altra ».[2] Trotskij era giunto negli Stati Uniti solo due mesi prima della caduta dello zar, dopo essere stato espulso dalla Francia alla fine dell’autunno 1916. Dopo la sconfitta della rivoluzione del 1905 Trotskij era vissuto all’estero. Buchàrin, proveniente dall’ Austria, lo aveva preceduto negli Stati Uniti”.

Direi inequivocabile.

Ed ora vi lascio ai capitoli del libro che ci interessano. Ognuno potrà fare le sue valutazioni.

Titolo originale: The Great Conspiracy
Boni and Gaer, New York
Michael Sayers e Albert E. Kahn
La grande congiura
1948 Giulio Einaudi edìtore.

…L’opposizione a Lenin era capeggiata dall’ambizioso commissario sovietico per gli Esteri, Lev Trotskij, che si considerava l’inevitabile successore di Lenin. Per quattordici anni Trotskij aveva avversato fieramente i bolscevichi; poi, nell’agosto del ’17, pochi mesi prima della rivoluzione bolscevica, era entrato nel partito di Lenin e ne aveva  accompagnato l’ascesa al potere. Entro il partito bolscevico, Trotskij stava organizzando contro Lenin l’opposizione di sinistra.

Quando al principio del 1918 Lockhart raggiunse Pietrogrado, il commissario Trotskij era a Brest-Litovsk a capo della delegazione di pace sovietica.

Trotskij era stato inviato a Brest-Litovsk da Lenin col preciso incanco di firmare la pace. Invece di seguire le istruzioni ricevute, Trotskij, in una seriedi appelli incendiari, incitava il proletariato europeo a sollevarsi e a rovesciare i rispettivi governi. Per nessuna ragione – egli dichiarava – il governo sovietico avrebbe concluso la pace con i regimi capitalisti. ≪ Ne pace ne guerra!≫; gridava Trotskij.

Diceva ai Tedeschi che l’esercito russo non era piu in grado di combattere, che avrebbe continuato la smobilitazione, ma che non avrebbe concluso la pace.

Lenin bollo il comportamento e le proposte di Trotskij a Brest-Litovsk – ≪ cessazione della guerra, rifiuto di firmare la pace, smobilitazione dell’esercito ≫ – come ≪ pazzia, se non peggio ≫.

Il Foreign Office, come Lockhart rivelo poi nelle sue memorie intitolate British Agent (Agente britannico), si interesso enormemente a questi ≪ dissensi tra Lenin e Trotskij, dissensi da cui il nostro governo spera di ottener molto ≫.

Come risultato del comportamento di Trotskij, i negoziati di pace a Brest-Litovsk fallirono. Il comando supremo tedesco non voleva in primo luogo trattare con i bolscevichi. Trotskij – secondo Lenin – si presto al loro giuoco e ≪ aiutò di fatto gli imperialisti tedeschi ≫. Nel bel mezzo di uno dei discorsi di Trotskij a Brest-Litovsk, il generale tedesco Max Hoffmann batte il pugno sulla tavola della conferenza e invito i delegati sovietici a tornarsene a casa.

Trotskij torno a Pietrogrado, e alle rimostranze di Lenin ribatte: ≪ I Tedeschi non oseranno avanzare!≫ Dieci giorni dopo la rottura dei negoziati di pace, il comando tedesco sferro una offensiva in grande stile lungo tutto il fronti: orientale, dal Baltico al Mar Nero. Nel sud le orde tedesche invasero le pianure ucraine. Nel centro l’offensiva punto su Mosca attraverso la Polonia. Nel nord, Narva cadde e Pietrogrado fu minacciata. Dovunque, lungo il fronte i resti del vecchio esercito russo cedettero e si disgregarono.

Il disastro incombeva su tutta la Russia…

 

La « quinta colonna » della Russia

Capitolo dodicesimo

La via del tradimento

1. Un ribelle fra i rivoluzionari.

Dal momento in cui Hitler sali al potere in Germania, la controrivoluzione internazionale divenne parte integrante del piano nazista della conquista del mondo. Hitler mobilito in ogni paese le forze controrivoluzionarie che per quindici anni si erano organizzate in tutto il mondo. Queste forze furono ora trasformate in quinte colonne della Germania nazista, divennero organizzazioni di tradimento, spionaggio e terrore. Erano, queste quinte colonne, le avanguardie segrete della Wehrmacht tedesca. Una delle piu potenti e piti importanti operava nella Russia sovietica. Era capeggiata da un uomo che e forse il piu eminente rinnegato politico della storia.

Il nome di quest’uomo era Lev Trotskij.

Quando sorse il terzo Reich Lev Trotskij era gia a capo di una congiura antisovietica internazionale che contava potenti forze nell’Unione Sovietica. Nel suo esilio Trotskij complottava il rovesciamento del governo sovietico, il proprio ritorno in Russia e l’assunzione di quel potere personale che un tempo era stato proprio sul punto di prendere.

≪ Vi fu un momento – scrisse Winston Churchill nei suoi Great Contemporaries – in cui Trotskij fu quasi sul punto di occupare il trono vacante dei Romanov ≫.

Negli anni 1919-1920 la stampa mondiale soprannomino Trotskij il ≪ Napoleone rosso ≫. Trotskij era Commissario sovietico per la guerra. Vestito di un lungo elegante cappotto militare, con gli stivali lucidi e la pistola automatica al fianco, Trotskij passava da un fronte di battaglia all’altro, tenendo focosi discorsi ai soldati dell’esercito rosso. Trasformo un treno blindato in suo privato quartier generale e si circondo di una personale guardia del corpo in divisa speciale. Aveva la propria fazione nel comando dell’armata; nel Partito bolscevico e nel governo sovietico. Il treno di Trotskij, la guardia di Trotskij, i discorsi di Trotskij, la testa di Trotskij – il suo ciuffo di capelli neri, la sua piccola barba nera a punta e i suoi occhi dardeggianti dietro gli occhiali luccicanti – erano celebri in tutto il mondo. In Europa e negli Stati Uniti le vittorie dell’esercito rosso

erano attribuite al ≪ comando di Trotskij ≫.

Dopo la sua drammatica deportazione dalla Russia sovietica nel 1929, elementi antisovietici crearono in tutto il mondo un mito intorno al nome e alla personalita di Lev Trotskij. Secondo questo mito, Trotskij era ≪il piu grande capo bolscevico della rivoluzione russa ≫ e ≪ l’ispiratore, il piu stretto collaboratore e il logico successore di Lenin≫.

Ma nel febbraio 1917, un mese prima del crollo dello zarismo, Lenin stesso scriveva: ≪ Il nome Trotskij significa: fraseologia di sinistra e blocco con la Destra contro i fini della Sinistra≫.

Lenin chiamo Trotskij il ≪ Giuda≫ della rivoluzione russa [1]. Traditore si diventa, non si nasce. Come Benito Mussolini, Pierre Laval, Joseph GoebbeIs, Jacques Doriot,

Wang Ching-wei e altri famigerati avventurieri dell’epoca moderna, Lev Trotskij aveva cominciato la sua carriera come dissidente, come elemento di estrema sinistra in seno al movimento rivoluzionario del suo paese natale.

Il crollo del regime zarista nel marzo 1917 trovo Trotskij a New York City, intento a pubblicare un giornale russo radicale, ≪ Novy Mir ≫ (Mondo nuovo), in collaborazione con il suo amico e avversario di Lenin, Nikolaj Bucharin, un emigrato politico russo ultra-sinistro descritto un giorno come ≪ un biondo Machiavelli in una giacca di cuoio ≫ [2]. Trotskij si affretto a fissare il suo ritorno in Russia. II viaggio fu interrotto allorche le autorita canadesi lo arrestarono a Halifax. Dopo un fermo di un mese, fu rilasciato su richiesta del governo provvisorio russo e s’imbarco per Pietrogrado.

II governo britannico aveva deciso di lasciar tornare Trotskij in Russia. Secondo le memorie dell’agente britannico Bruce Lockhart, l’Intelligence Service britannico riteneva di poter trarre profitto dai ≪ dissensi fra Trotskij e Lenin … ≫

Trotskij giunse a Pietrogrado in maggio. Cerco in un primo tempo di creare un proprio partito rivoluzionario: un blocco composto di ex emigrati e di elementi dell’Estrema Sinistra, provenienti da partiti radicali diversi. Ma ben presto fu chiaro che il movimento di Trotskij non aveva possibilita di sviluppo. Il partito bolscevico aveva l’appoggio delle masse rivoluzionarie.

Nell’agosto del 1917 Trotskij compi un salto politico sensazionale. Dopo quattordici anni di opposizione a Lenin e ai bolscevichi, Trotskij chiese di entrare nel Partito bolscevico.

Piu volte Lenin aveva ammonito di stare in guardia contro Trotskij e le sue ambizioni personali; ma ora, nella lotta cruciale per la creazione di un governo sovietico, la politica di Lenin richiedeva un fronte unico di tutte le fazioni, di tutti i gruppi e partiti rivoluzionari. Trotskij era il portavoce di un vasto gruppo. Fuori della Russia il suo nome era piu conosciuto di quello di qualsiasi altro capo rivoluzionario russo, a eccezione di Lenin. Inoltre, le doti eccezionali di Trotskij come oratore, agitatore e organizzatore potevano essere utilizzate con grande vantaggio dei bolscevichi. La domanda di ammissione al Partito bolscevico presentata da Trotskij fu accettata.

E significativo che Trotskij fece il suo ingresso nel Partito bolscevico in modo teatrale. Porto con se nel partito tutto il suo seguito di dissidenti di sinistra. Secondo l’espressione scherzosa di Lenin, sembrava di venire a un accordo con una ≪ grande potenza ≫. Al momento della formazione del primo governo sovietico come coalizione di bolscevichi, socialistirivoluzionari di sinistra ed ex menscevichi, Trotskij ebbe il Commissariato agli Esteri. La sua familiarità con le lingue straniere e la sua vasta conoscenza degli altri paesi lo rendevano adatto a tale carica.

2. L’opposizione di sinistra.

Prima come commissario per gli affari esteri e poi come commissario per la guerra, Trotskij fu il portavoce principale della cosiddetta opposizione di sinistra in seno al Partito bolscevico. Benche poco numerosi , questi oppositori erano oratori e organizzatori di talento. Avevano vaste relazioni all’estero e anche in Russia fra i menscevichi e i socialisti-rivoluzionari. Nei primi giorni dopo la rivoluzione essi si assicurarono posti importanti nell’esercito, nel corpo diplomatico e negli organi esecutivi dello Stato.

Nella direzione dell’opposizione Trotskij aveva a fianco altri due radicali dissidenti: Nikolaj Bucharin, il sottile, bionco, sedicente ≪ ideologo marxista ≫, il quale capeggiava un gruppo di cosiddetti ≪ comunisti di sinistra ≫; e Grigorij Zinoviev, tarchiato ed eloquente agitatore di sinistra, il quale, insieme col cognato di Trotskij, Lev Kamenev, guidava una sua fazione chiamata dei ≪ zinovievisti ≫. Trotskij, Bucharin e Zinoviev spesso erano in conflitto su questioni di tattica e a causa di rivalita personali e di contrastanti ambizioni politiche, ma nei momenti cruciali unirono le loro forze in reiterati tentativi di conquistare il controllo del governo sovietico.

Fra i seguaci di Trotskij si trovavano: Yuri Pjatakov, radicale, figlio di una ricca famiglia ucraina, caduto sotto l’influenza di Trotskij in Europa; Karl Radek, il brillante giornalista e agitatore polacco ≪ di sinistra ≫, che in Svizzera si era unito a Trotskij nell’opposizione a Lenin; Nikolaj Krestinskij, ex avvocato e ambizioso rappresentante alla Duma bolscevica; Grigorij Sokolnikov, giovane radicale cosmopolita che entro nel Commissariato degli esteri sotto gli auspici di Trotskij.

Come Commissario per la guerra Trotskij si circondo inoltre di una cricca di uomini dell’esercito, duri, violenti, decisi a tutto, i quali formavano una speciale ≪ guardia di Trotskij ≫, fanaticamente devoti al loro ≪capo ≫. Membro preminente della fazione militare di Trotskij era Nikolaj Muralov, il comandante spilungone e spavaldo della guarnigione militare di Mosca. La guardia del corpo personale di Trotskij comprendeva Ivan Smirnov, Serghjej Mrachkovskij e Ephraim Dreitzer. L’ex terrorista socialrivoluzionario Bljumkin, assassino del conte Mirbach, divenne il capo della guardia del corpo personale di Trotskij.

Trotskij si associo inoltre alcuni ex ufficiali zaristi con i quali aveva stretto rapporti amichevoli e, malgrado i frequenti richiami da parte del partito bolscevico, li assegno a importanti posti militari. Uno di questi ufficiali ex zaristi, con cui Trotskij si lego strettamente nel 1920, durante la campagna di Polonia, era Michail Nicolajevic Tukhacevskij, un capo militare dalle ambizioni napoleoniche.

Scopo dell’opposizione di sinistra, cosi raggruppata, era di soppiantare Lenin e di prendere il potere nella Russia sovietica. Fuori della Russia, gli -amici e i fautori internazionali di Trotskij in seno ai circoli socialisti e comunisti di sinistra, ritenevano che il regime di Lenin fosse condannato. Molti altri osservatori ritenevano inoltre che

Trotskij e l’opposizione di sinistra stessero per prendere il potere. Il corrispondente estero americano Isaac F. Marcosson scriveva che Trotskij aveva ≪ dietro a se i comunisti giovani, la maggior parte degli ufficiali e dei soldati dell’esercito rosso ≫. Ma il mondo esterno sopravvalutava, al pari dello stesso Trotskij, la sua forza e la sua popolarita.

Nel tentativo di trascinarsi dietro le masse, Trotskij percorreva il paese e compariva con fare drammatico nelle pubbliche adunanze, tenendo appassionati discorsi in cui accusava i ≪ vecchibolscevichi ≫ di aver ≪ degenerato ≫, e chiamava la ≪ gioventu ≫ ad appoggiare il suo movimento. Ma i soldati, gli operai e contadini russi, reduci da poco dalla lotta vittoriosa contro coloro che intendevano essere i Napoleoni bianchi, non eranodisposti a tollerare un ≪ Napoleone rosso ≫ che sorgesse dalle loro file. Nella sua Storia della Russia Sir Bernard Pares scriveva a proposito di Trotskij in quel periodo: ≪ Un critico acuto che lo ha avvicinato ha detto giustamente che per la sua natura e per i suoi metodi Trotskij apparteneva a tempi prerivoluzionari. I demagoghi stavano passanto di moda ≫. .

Nel decimo congresso del Partito bolscevico, nel marzo 1921, il Comitato centrale, con a capo Lenin , approvo una risoluzione che dichiarava fuori della legge tutte le ≪ fazioni≫ in seno al Partito, in quanto costituivano una minaccia per l’unita della direzione rivoluzionaria. Da quel momento, tutti i dirigenti del Partito si sarebbero dovuti sottomettere alle deliberazioni della maggioranza e alla sua direzione, pena l’espulsione dal Partito. Il comitato centrale ammoni in modo particolare il ≪ compagno Trotskij ≫ contro la sua ≪ attivita faziosa ≫, e affermo che ≪ nemici dello Stato ≫, approfittando della confusione creata dalla suaattivita disgregatrice, si infiltravano nel Partito col nome di ≪ trotskisti ≫.. Alcuni autorevoli trotskisti e altri oppositori di sinistra furono espulsi.

L’anno seguente, nel marzo 1922, Josif Stalin fu eletto segretario generale del Partito, con l’incarico di portare a compimento i piani di Lenin. In seguito al secco ammonimento del Partito e all’espulsione dei suoi seguaci, la massa che seguiva Trotskij comincio ad assottigliarsi. Il suo prestigio diminuiva. L’elezione di Stalin fu un colpo schiacciante per la sua fazione entro il Partito. Il potere sfuggiva di mano a Trotskij.

 

3. La via del tradimento.

Fin dall’inizio l’opposizione di simstra aveva lavorato in due maniere. Alla luce del giorno, dalle tribune, nei propri giornali e nei propri centri di conferenze, gli oppositori portavano fra il popolo la loro propaganda. Dietro le quinte, in ristrette riunioni segrete della fazione cui partecipavano Trotskij, Bucharin, Zinoviev, Radek, Pjatakov e altri, si elaborava tutta la strategia e si definiva la tattica dell’opposizione.

Sulla base di questo movimento d’opposizione, Trotskij creo in Russia un’organizzazione cospirativa segreta, fondata sul ≪ sistema dei cinque ≫ che Reilly aveva sviluppato e che i socialisti-rivoluzionari e altri cospiratori antisovietici avevano adottato. Nel 1923, l’apparato clandestino di Trotskij era gia un’organizzazione potente e a largo raggio. Codici speciali, cifrari e parole d’ordine furono adottati da Trotskij e dai suoi seguaci per le comunicazioni illegali. Si installarono in tutto il paese tipografie clandestine. Cellule trotskiste furono costituite nell’esercito, nel corpo diplomatico e nelle istituzioni sovietiche di Stato e di partito.

Alcuni anni dopo Trotskij rivelo che suo figlio, Lev Sedov, era coinvolto allora nella congiura trotskista, la quale gia non rappresentava piu una semplice opposizione politica in seno al Partito bolscevico, ma stava per fondersi con la guerra segreta contro il regime sovietico. ≪ Nel 1923 Lev si getto a capofitto nell’attivita dell’opposizione… – scriveva nel 1938 Trotskij, nel suo opuscolo Lev Sedov: figlio, amico e combattente. – In tal modo, a diciassette anni, inizio una vita di rivoluzionario pienamente consapevole. Afferro rapidamente l’arte del lavoro cospirativo, delle riunioni illegali, della pubblicazione e della distribuzione segreta dei documenti d’opposizione. Il Comsomol (organizzazione comunista giovanile) sviluppo rapidamente i propri quadri di dirigenti d’opposizione ≫.

Ma Trotskij era andato piu in la del lavoro cospirativo all’interno della Russia sovietica. Nell’inverno del 1921-22, Nikolaj Krestinskij, ex avvocato ed eminente trotskista, dalla pelle nerastra e dallo sguardo sfuggente, era stato nominato ambasciatore sovietico in Germania. Nel corso delle sue visite di dovere si reco dal generale Hans von Seeckt, comandante della Reichswehr. Seeckt era stato informato dai rapporti del suo servizio spionistico che Krestinskij era trotskista. Il generale tedesco fece capire a Krestinskij che la Reichswehr guardava con simpatia la opposizione russa, capeggiata dal Commissario per la guerra Trotskij.

Pochi mesi dopo, a Mosca, Krestinskij riferi a Trotskij le parole del generale von Seeckt. Trotskij aveva un bisogno disperato di fondi per la sua crescente organizzazione clandestina. Gli rispose che l’opposizione in Russia aveva bisogno di alleati esteri, e doveva essere pronta a concludere alleanze con potenze amiche.

La Germania non era nemica della Russia – aggiunse Trotskij -, e non c’era nessuna probabilita di un prossimo conflitto fra i due paesi; i Tedeschi guardavano a Ovest, con l’ardente brama di vendicarsi della Francia e dell’Inghilterra. Gli uomini politici dell’opposizione nella Russia sovietica dovevano esser pronti a trarre vantaggio da questa situazione …

Al suo ritorno a Berlino nel 1922, Krestinskij ebbe l’incarico di ≪ approfittare di un incontro con Seeckt in occasione di negoziati ufficiali per proporgli di concedere a Trotskij un sussidio regolare per lo sviluppo dell’attivita illegale trotskista ≫.

Ecco, secondo le parole dello stesso Krestinskij, quel che accadde: ≪ Sollevai il problema con Seeckt, e accennai alla somma di 250.000 marchi oro. Dopo essersi consultato

con il suo aiutante, il capo di stato maggiore Hasse, il generale Seeckt si disse d’accordo in via di principio e pose la controrichiesta che alcune delicate e importanti informazioni di carattere militare gli fossero date, anche se non regolarmente, o dallo stesso Trotskij a Mosca o per mezzo mio. Inoltre, egli doveva essere favorito nella concessione di visti d’entrata per le persone che avrebbero inviato come spie nell’Unione Sovietica. Questa controrichiesta del generale Seeckt fu accettata e nel 1923 l’accordo fu concluso [3] ≫.

[3] Le citazioni e i dialoghi riportati nel libro III, a proposito della attivita segreta dei trotskisti in Russia, senza indicazione di fonte nel testo, risultano dalla testimonianza dei processi che ebbero luogo dinanzi alla Sezione Militare della Corte Suprema dell ‘U.R.S.S. a Mosca nell’agosto 1936, gennaio 1937 e marzo 1938. Dialoghi e incidenti che coinvolgono direttamente Trotskij e suo figlio Sedov, e di cui, nel testo, e taciuta la fonte, risultano dalla deposizione degli accusati in questi processi.

4. La lotta per il potere.

Il 21 gennaio 1924 moriva Vladimir Ilič Lenin, creatore e capo del Partito bolscevico. Subito dopo la morte di Lenin, Trotskij reclamo apertamente il potere. Al Congresso del Partito, nel maggio 1924, Trotskij chiese che riconoscessero lui e non Stalin come successore di Lenin. Contro il parere dei propri alleati, volle che la richiesta fosse messa ai voti. I 748 delegati bolscevichi del Congresso si pronunziarono all’unanimita perche a Stalin fosse conservata la carica di segretario generale, e condannarono la lotta di Trotskij per il potere personale. Il movimento d’opposizione di Trotskij intensifico la sua attivita cospirativa. In una propaganda e in una lotta politica contro il governo sovietico, condotte su scala nazionale , raccolse ogni sorta di elementi malcontenti e sovversivi. Come Trotskij stesso ebbe a scrivere piu tardi: ≪ Al seguito di questa avanguardia si trascinava un codazzo di ogni specie di carrieristi insoddisfatti, male in arnese e scontenti ≫. Spie, sabotatori, controrivoluzionari, bianchi , terroristi affluivano alle cellule segrete della nuova opposizione. Le cellule cominciarono ad accumulare armi. Una vera armata segreta trotskista si stava costituendo in territorio russo.

≪ Dobbiamo mirare molto lontano – disse Trotskij a Zinoviev e a Kamenev, come egli ricorda in La mia vita. – Dobbiamo prepararci per una lotta lunga e grave ≫.

Dal di fuori, il capitano Sidney George Reil1y dell’lntelligence Service decise che era giunto il momento per vibrare il colpo. Boris Savinkov, aspirante dittatore della Russia e agente degli Inglesi, fu rimandato quella estate in Russia per preparare l’attesa rivolta controrivoluzionaria. A quanto riferisce Winston Churchill, che ebbe anch’egli la sua parte in questa congiura, Savinkov era in relazioni segrete con Trotskij. In Great Contemporaries Churchill scrisse: ≪ Nel giugno 1924 Kamenev e Trotskij lo [Savinkov] invitarono definitivamente a ritornare ≫.

Dopo l’arresto di Savinkov e dopo la morte di Reilly, Trotskij inizio una campagna a fondo contro il governo sovietico. ≪ Durante il 1926 – scrive Trotskij in La mia vita – la lotta del Partito si sviluppo con crescente intensita. In autunno l’opposizione usci persino all’aperto nelle assemblee di sezione del Partito ≫. Questa tattica falli e un diffuso risentimento si manifesto tra gli operai i quali denunziarono con indignazione l’attivita disgregatrice trotskista. ≪ L’opposizione – scrisse Trotskij – fu costretta a battere in ritirata… ≫

Mentre nell’estate del 1927 incombeva sulla Russia la minaccia di una guerra, Trotskij rinnovo i suoi attacchi contro il governo sovietico. Nella sua autobiografia, egli descrive la febbrile attivita cospirativa del suo movimento in quell’epoca : ≪ In varie parti di Mosca edi Leningrado si tennero riunioni segrete, cui partecipavano operai e studenti di entrambi i sessi, i quali si raccoglievano in gruppi da venti a cento e a duecento per ascoltare qualche rappresentante dell’opposizione. In una sola giornata io intervenivo a due,

tre e talvolta anche a quattro di queste riunioni… ≫

Trotskij preparava febbrilmente il momento di scoprire le carte. Alla fine di ottobre i suoi piani erano pronti. Un’insurrezione doveva aver luogo il 7 novembre 1927, giorno del decimo anniversario della rivoluzione bolscevica. I seguaci piu risoluti di Trotskij, gia membri della Guardia dell’esercito rosso, dovevano capeggiare l’insurrezione. Si costituivano distaccamenti per l’occupazione di punti strategici in tutto il paese.

Segnale dell’insurrezione doveva essere una dimostrazione politica contro il governo sovietico durante la grande parata degli operai che doveva aver luogo a Mosca la mattina del 7 novembre. L’ insurrezione di Trotskij falli appena ebbe inizio. La mattina del 7 novembre, mentre gli operai marciavano per le vie di Mosca, volantini di propaganda trotskisti piovevano su di loro con l’annuncio dell’avvento della ≪ nuova direzione ≫. Piccole bande di trotskisti apparvero improvvisamente nelle strade, agitando bandiere e

cartelli. Gli operai indignati le dispersero. Le autorita sovietiche agirono con prontezza. Agenti del governo irruppero nelle tipografie clandestine trotskiste e nei depositi d’armi. Zinoviev e Radek furono arrestati a Leningrado, dove si erano recati per organizzare un putsch nel medesimo giorno e nella medesima ora. Uno dei seguaci di Trotskij, il diplomatico Joffe, gia ambasciatore in Giappone, si uccise. In alcuni luoghi i trotskisti furono arrestati in compagnia di ex ufficiali bianchi, terroristi social-rivoluzionari e agenti stranieri…

Trotskij fu espulso dal Partito bolscevico e esiliato ad Alma Ata, capitale della repubblica sovietica del  Kazachistan in Siberia, vicino al confine cinese. Gli fu data una casa per lui, la moglie Nataša e il figlio Sedov. Il governo sovietico, che non conosceva ancora il vero obiettivo e il significato della sua congiura, lo tratto con indulgenza. Gli fu permesso di conservare alcune delle sue personali guardie del corpo, fra cui l’ex ufficiale dell’esercito rosso Ephraim Dreitzer. Poteva ricevere e spedire carteggio personale, poteva

disporre di una propria biblioteca e di ≪ archivi ≫ riservati e poteva ricevere di tanto in tanto le visite di amici e ammiratori.

Ma l’esilio non pose affatto fine alla sua attivita cospirativa. La casa di Trotskij ad Alma Ata era il centro di attivi intrighi antisovietici. ≪ La vita ideologica dell’opposizione

bolliva in quel tempo come un caldaia ≫, scrisse piu tardi nel libello Lev Sedov: figlio, amico e combattente. Da Alma Ata, egli dirigeva una propaganda clandestina su scala nazionale e una campagna sovversiva contro il regime sovietico.

Nel dicembre 1928 un rappresentante del governo sovietico fu inviato ad Alma Ata per visitare Trotskij. Secondo quanto e riferito in La mia vita, egli disse a Trotskij : ≪ L’attivita dei vostri simpatizzanti politici ha assunto negli ultimi tempi in tutto il paese un carattere decisamente controrivoluzionario; le condizioni in cui vi trovate ad Alma Ata vi danno tutta la possibilita di dirigere questa attivita … ≫ Il governo sovietico desiderava da parte di Trotskij la promessa che avrebbe desistito dalla sua attivita sediziosa. Altrimenti, sarebbe stato costretto a considerarlo un traditore e a procedere energicamente. Trotskij si rifiuto di ascoltare l’ammonimento. Il suo caso fu deferito al collegio speciale del Ogpu a Mosca.

La mattina del 22 gennaio 1929 Trotskij fu formalmente espulso dall’Unione sovietica. Fu l’inizio della fase piu straordinaria della sua carriera. ≪ L’esilio significa di solito l’eclissi. Il contrario e accaduto nel caso di Trotskij, – scriveva piu tardi Isaac F. Marcosson in Turbulent Years (Anni turbolenti). – Calabrone umano mentre si trovava entro i confini sovietici, la sua puntura e difficilmente meno efficace a distanza di migliaia di miglia. Esercitando un controllo da lontano, era diventato il nemico pubblico numero uno della Russia. Napoleone ebbe una Sant’Elena che mise termine alla sua carriera di perturbatore d’Europa. Trotskij ne ebbe cinque. Ognuna fu un covo di intrighi. Maestro nell’arte della propaganda, visse in un’atmosfera fantastica di congiura nazionale e internazionale, come un personaggio da romanzo giallo di Oppenheim ≫.

Capitolo tredicesimo

Genesi di una quinta colonna

1. L’isola d’Elba di Trotskij.

Il 13 febbraio 1929 Lev Trotskij arrivo a Costantinopoli. Vi giunse non come un esule politico screditato, ma anzi come un sovrano in visita. La stampa mondiale riferiva in prima pagina, a grandi titoli, il suo arrivo. Corrispondenti esteri aspettavano per salutare il motoscafo privato che lo portava al molo. Scostatili, Trotskij si diresse all’automobile guidata da una delle sue guardie personali ,che lo attendeva e spari.

A Prinkipo, la pittoresca isola del Mar Nero dove Woodrow Wilson aveva sognato di tenere una conferenza della pace fra alleati e sovietici, Trotskij esule fisso il suo nuovo quartier generale politico con il figlio, Lev Sedov, come aiutante maggiore e comandante in seconda. Un’atmosfera strana, piena di mistero e di intrigo, circondava la piccola casa in cui viveva Trotskij. La casa era guardata al di fuori da cani poliziotti e da guardie del corpo armate. All’interno, era invasa da avventurieri radicali provenienti dalla Russia, dalla Germania, dalla Spagna e da altri paesi, i quali avevan seguito Trotskij a Prinkipo.

In un primo tempo, a capo della sua guardia del corpo, a Prinkipo stava Bljumkin, l’assassino socialistarivoluzionario che lo aveva seguito come un cane fedele sino dai primi anni dopo il 1920. Piu tardi, nel 1930, Trotskij lo rinvio in Russia con una missione speciale. Bljumkin fu preso dalla polizia sovietica, processato, giudicato colpevole di aver introdotto clandestinamente nell’URSS armi e propaganda antisovietica, e fucilato. Piu tardi, capi della guardia del corpo furono il francese Raymond Molinier e l’americano Sheldon Barte.

Trotskij con la massima cura cerco di conservare nel suo esilio temporaneo la fama di ≪ grande rivoluzionario≫. Era nel suo cinquantesimo anno d’eta. La sua figura tarchiata, leggermente curva, stava diventando pesante e flaccida. Il suo famoso ciuffo di capelli neri e la sua piccola barba a punta erano grigi. Ma i suoi movimenti erano ancor sempre rapidi e impazienti. I suoi occhi scuri dietro gli occhiali luccicanti sopra il suo naso a punta davano alle sue fattezze cupe e mobili un’espressione di speciale malevolenza.

Molti osservatori erano respinti dalla sua fisonomia ≪ mefistofelica ≫. Altri trovavano nella sua voce e nei suoi occhi un fascino quasi ipnotico. Cercando di mantenere la sua fama fuori della Russia sovietica, Trotskij non abbandono nulla al caso. Gli piaceva citare le parole dell’anarchico francese Proudhon: ≪ Il destino – me ne rido; e quanto agli uomini, sono troppo ignoranti, troppo asserviti, perche io abbia risentimento verso di loro ≫. Ma, prima di concedere interviste a visitatori importanti, Trotskij provava accuratamente la sua parte e studiava persino i gesti adatti dinanzi allo specchio della sua camera.

Emil Ludwig, lo scrittore tedesco, intervisto Trotskij poco dopo che si era stabilito a Prinkipo. Trotskij era ottimista. Una crisi incombeva sulla Russia, disse a Ludwig; il piano quinquennale era un fallimento; vi sarebbe stata disoccupazione e un disastro economico e industriale; il programma di collettivizzazione nell’agricoltura era condannato; Stalin stava conducendo il paese alla catastrofe; l’opposizione stava aumentando…

– Di qual entita e il vostro seguito in Russia? – domando Ludwig. Trotskij divenne improvvisamente prudente. Fece un gesto con la mano bianca, grossa e ben curata. – E

difficile precisarlo. I suoi seguaci erano ≪ dispersi ≫ – disse a Ludwig – lavoravano clandestinamente, ≪ sotto terra ≫. – Quando pensate di riprendere l’azione aperta?

A questa domanda, Trotskij rispose, dopo qualche riflessione:

– Quando si presentera l’occasione dall’esterno. Forse una guerra, un nuovo intervento europeo, quando la debolezza del governo avesse agito come stimolo!

Intorno alla stessa epoca anche il corrispondente estero americano John Gunther visito il quartier generale di Trotskij. Parlo con Trotskij e con diversi dei suoi seguaci russi ed europei. Con sorpresa di Gunther, l’atteggiamento di Trotskij non fu quello di un esule sconfitto. Fu piuttosto quello di un sovrano o di un dittatore. Gunther penso a Napoleone all’Elba, proprio nei giorni che precedettero il drammatico ritorno e i Cento Giorni. Gunther riferi :

≪ Un movimento trotskista e sorto quasi in tutta Europa. In ogni paese vi e un nucleo di agitatori trotskisti. Essi prendono ordini direttamente da Prinkipo. Vi e una specie di collegamento fra i diversi gruppi, attraverso le loro pubblicazioni e i loro manifesti, ma per lo piu attraverso lettere private. I vari comitati centrali sono legati a un quartier generale internazionale a Berlino ≫.

Gunther cerco di far parlare Trotskij della sua Quarta Internazionale, gli chiese che cosa rappresentasse e che cosa facesse. Trotskij fu molto riservato sull’argomento. In un momento di espansione mostro a Gunther diversi ≪ libri vuoti ≫ in cui si nascondevano e si trasportavano documenti segreti. Elogio l’attivita di Andrea Nin in Spagna. Trotskij aveva anche seguaci e simpatizzanti influenti negli Stati Uniti. Parlo di cellule trotskiste in via di formazione in Francia, Norvegia e Cecoslovacchia. La loro attivita, disse a Gunther, era ≪ semi-clandestina ≫.

Gunther scrisse che Trotskij aveva ≪ perduto la Russia o per lo meno l’aveva perduta per il momento. Nessuno sa se egli la riconquistera fra dieci o venti anni ≫. La mira principale di Trotskij era di ≪ tener duro, sperando nella caduta di Stalin in Russia e, nel frattempo, di consacrare ogni briciola di energia all’incessante perfezionamento della sua organizzazione anticomunista all’estero ≫.

≪ Una cosa sola – concludeva Gunther – potrebbe far tornare subito Trotskij in Russia ≫.

Questa cosa era ≪ la morte di Stalin ≫.

2. Appuntamento a Berlino.

Fino al 1930, l’agente di Trotskij, Krestinskij, aveva ricevuto dalla Reichswehr tedesca circa due milioni di marchi oro per il finanziamento dell’attivita trotskista in Russia, in cambio di informazioni consegnate al Servizio segreto militare tedesco dai trotskisti. Nel 1930 Krestinskij fu nominato vice-commissario per gli affari esteri e trasferito da Berlino a Mosca. Il suo allontanamento dalla Germania insieme alla crisi in seno alla Reichswehr dovuta alla crescente potenza del nazismo, arrestarono di nuovo per un certo tempo il flusso del denaro tedesco nelle casse trotskiste.Ma gia Trotskij era sul punto di stringere un nuovo, ampio accordo con il Servizio segreto militare della Germania…

Nel febbraio del 1931 il figlio di Trotskij, Lev Sedov, affitto un appartamento a Berlino. Secondo il suo passaporto, Sedov era in Germania come ≪ studente ≫; era venuto a Berlino ostentatamente per frequentare un ≪ istituto scientifico tedesco ≫. Ma quell’anno, il soggiorno di Sedov nella capitale della Germania era dovuto a motivi ben piu seri.

Sedov agiva a Berlino per conto di suo padre, con incarichi cospirativi. ≪ Lev stava sempre all’erta, – scrisse piu tardi Trotskij nel suo libello Lev Sedov: figlio, amico e combattente, – e cercava affannosamente il modo di comunicare con la Russia, andando alla caccia di turisti che ne tornavano, di studenti sovietici destinati all’estero o di funzionari simpatizzanti nelle rappresentanze estere ≫. Compito principale di Sedov a Berlino era di prendere contatti con vecchi membri dell’opposizione, di comunicar loro le istruzioni di Trotskij, o di riceverne messaggi importanti destinati a suo padre. ≪ Per evitare di compromettere i suoi informatori ≫ e per ≪ sfuggire alle spie della Ghepeu – scrisse Trotskij – Sedov correva per ore intere lungo le strade di Berlino ≫.

Diversi eminenti trotskisti erano riusciti ad assicurarsi posti nella Commissione sovietica per il commercio estero. Fra questi Ivan N. Smirnov, gia ufficiale dell’esercito rosso e membro influente della guardia di Trotskij, e Juri Pjatakov, capo di una importante missione commerciale sovietica a Berlino, vecchio seguacee devotissimo ammiratore di Trotskij. Sedov entro in rapporti con loro.

Ecco la relazione dello stesso Pjatakov sul suo incontro con Sedov: ≪ C’e un caffe noto col nome di ” Am Zoo “, a breve distanza dal giardino zoologico sulla piazza omonima.

Vi andai e vidi Lev Sedov seduto a un tavolino. In passato, ci conoscevamo molto bene. Mi disse che non mi parlava a suo nome, ma a nome di suo padre; che Trotskij, sapendo che ero a Berlino, gli aveva dato l’ordine categorico di cercarmi, di incontrarsi con me e di parlarmi. Sedov disse che Trotskij non aveva abbandonato affatto l’idea di riprendere la lotta contro Stalin, che vi era stato un temporaneo rallentamento dovuto in parte ai diversi spostamenti di Trotskij da un paese all’altro, ma che questa lotta ora veniva

ripresa, del che egli Trotskij, a mezzo suo, mi stava informando… Dopo questo, Sedov mi chiese di punto in bianco: – Trotskij vi domanda di prender parte a questa lotta -. Acconsentii ≫.

Allora Sedov prosegui e informo Pjatakov della linea su cui Trotskij proponeva di riorganizzare l’opposizione: ≪ Sedov passo a definire il carattere dei nuovi metodi di lotta: non era il caso di sviluppare una qualsiasi forma di lotta di massa, di organizzare un movimento di massa; adottando una qualsiasi specie di lavoro di massa, saremmo immediatamente perduti; Trotskij era fermamente convinto che bisognava rovesciare Stalin con la violenza, coi metodi del terrorismo e del sabotaggio ≫.

Fra Sedov e Pjatakov ebbe presto luogo un altro incontro. Questa volta Sedov gli disse: ≪ Vi renderete conto, Juri Leonodovic, che, poiche la lotta e stata ripresa, occorre denaro. Voi potete provvedere i fondi necessari alla lotta ≫. Sedov spiego a Pjatakov come si poteva fare. Nella sua qualita di rappresentante ufficiale di commercio del governo sovietico in Germania, Pjatakov doveva assicurare il maggior numero possibile di ordinazioni alle due ditte tedesche, Borsig e Demag. Nel trattare con questi consorzi, Pjatakov

non doveva essere ≪ particolarmente esigente quanto ai prezzi ≫. Trotskij aveva un accordo con Borsig e Demag. ≪ Voi dovrete pagare prezzi piu elevati – disse Sedov -, ma questo denaro sara destinato al nostro lavoro ≫.

Pjatakov torno a Mosca. Poco dopo, un emissario segreto gli porto una lettera di Trotskij in cui si specificavano i compiti immediati che l’opposizione doveva svolgere nella Russia sovietica.

Il primo era ≪ di ricorrere a ogni mezzo possibile per rovesciare Stalin e i suoi associati ≫. Cio significava terrorismo. Il secondo consisteva nell’ ≪ unire tutte le forze antistaliniane ≫. Cio significava collaborazione con il Servizio segreto militare tedesco e con qualsiasi altra forza antisovietica disposta a lavorare con l’opposizione.

Il terzo compito era ≪ di contrastare tutti i provvedimenti del governo sovietico e del Partito bolscevico, specialmente nel campo economico≫. Era il sabotaggio. Pjatakov doveva essere il primo luogotenente di Trotskij: l’apparato cospirativo all’interno della Russia sovietica doveva far capo a lui.

 

3. l tre strati.

Durante tutto il 1932, la futura quinta colonna in Russia comincio ad assumere forme concrete nel mondo clandestino dell’opposizione. In piccole riunioni segrete e in furtivi abboccamenti, i partecipi della congiura venivano informati della nuova linea e istruiti per i loro nuovi compiti. Una rete di cellule terroristiche e sabotatrici e un sistema di corrieri furono organizzati nella Russia sovietica. La richiesta pressante di Trotskij di preparare atti terroristici allarmo in un primo tempo alcuni dei vecchi intellettuali trotskisti. Il giornalista Karl Radek non nascose il suo sgomento allorche Pjatakov lo mise al corrente della nuova tattica. Nel febbraio 1932, Radek ricevette da Trotskij una lettera personale, inviatagli, come tutte le comunicazioni trotskiste di carattere riservato, per mezzo di un corriere segreto. ≪ Dovete ricordare l’esperienza del periodo precedente, – scrisse Trotskij al suo tentennante seguace, – e rendervi conto che per voi non vi puo essere un ritorno al passato, che la lotta e entrata in una fase nuova e

che l’aspetto nuovo di tale fase e questo: o perire insieme all’Unione Sovietica o porre il problema di allontanarne i capi ≫.

La lettera di Trotskij, insieme all’insistenza di Pyatakov, convinsero alla fine Radek. Consenti ad accettare la nuova ≪ linea ≫ : terrorismo, sabotaggio e collaborazione con ≪ potenze straniere ≫. Fra gli organizzatori piu attivi delle cellule terroristiche, le quali venivano ora costituite in tutta l’Unione sovietica, erano Ivan Smirnov e i suoi compagni piii vecchi della guardia di Trotskij: Serghjej Mrachkovskij e Ephraim Dreitzer.

Sotto la direzione di Smirnov, Mrachkovskij e Dreitzer cominciarono a costituire piccoli gruppi permanenti di armati e di elementi che avevano seguito Trotskij ai tempi della guerra civile ed erano disposti a usare metodi violenti. ≪ Le speranze da noi riposte nel crollo della politica del Partito – disse Mrachkovskij a uno di questi gruppi terroristici a Mosca nel 1932 – sono da considerarsi condannate. I metodi di lotta usati finora non han dato nessun risultato positivo. Rimane solo una via di lotta ed e l’eliminazione violenta dei dirigenti del Partito. Stalin e gli altri capi vanno eliminati. Ecco il compito principale! ≫

Nel frattempo Pjatakov si dava alla ricerca di cospiratori nei posti-chiave dell’industria, specialmente nelle industrie belliche e nei trasporti, reclutandoli per la campagna di sabotaggio sistematico che Trotskij voleva scatenare contro l’economia sovietica.

Nell’estate del 1932, tra Pjatakov, quale luogotenente di Trotskij in Russia, e Bucharin, capo dell’opposizione di destra, fu discussa la possibilita di un accordo per metter termine alle passate rivalita e ai dissidi e svolgere un lavoro comune sotto il comando supremo di Trotskij. Il gruppo minore capeggiato dai

veterani dell’opposizione, Zinoviev e Kamenev, acconsenti a sottomettersi all’autorita di Trotskij. Le ultime trattative furono concluse in quell’autunno e una riunione segreta fu tenuta in una casa di campagna abbandonata, una dascia alle porte di Mosca. I congiurati avevano disposto sentinelle attorno alla casa e lungo tutte le vie di accesso per difenderla da ogni sorpresa e per garantirsi una segretezza assoluta. In questa riunione fu costituito una specie di alto comando delle forze d’opposizione riunite, il quale doveva dirigere le future campagne di terrorismo e di sabotaggio in tutta l’Unione Sovietica.

Questo alto comando dell’opposizione fu chiamato il ≪ Blocco delle Destre e dei trotskisti ≫. Era formato di tre compartimenti diversi. Se uno di questi veniva scoperto, gli altri avrebbero continuato l’opera. Il primo compartimento, il Centro terroristico trotskista-zinovievista, capeggiato da Zinoviev, era responsabile dell’organizzazione e della direzione del terrorismo. Il secondo compartimento, il Centro trotskista parallelo, capeggiato da Pjatakov, era responsabile dell’organizzazione e della direzione del sabotaggio.

Il terzo compartimento, che era anche il piu importante, il reale Blocco delle Destre e dei trotskisti, capeggiato da Bucharin e da Krestinskij, comprendeva la maggior parte dei dirigenti e dei membri piu autorevoli delle forze d’opposizione riunite.

L’intera organizzazione consisteva soltanto di poche migliaia di membri e di venti o trenta dirigenti che avevano cariche importanti nell’esercito, agli esteri, nel servizio segreto, nell’industria, nei sindacati e negli uffici del Partito e del governo.

Fin dall’inizio, nel Blocco delle Destre e dei trotskisti si infiltrarono, e ne presero in mano le redini, agenti pagati di servizi segreti stranieri, e specialmente agenti del Servizio segreto militare tedesco. Ecco alcuni degli agenti dei servizi segreti stranieri membri dirigenti del nuovo blocco cospirativo:

Nikolài Krestinsij, trotskista e vice-commissario per gli Esteri, era agente del Servizio segreto militare tedesco sin dal 1923, anno in cui per la prima volta ricevette incarichi di spionaggio dal generale Hans von Seeckt.

Arkadij Rosengoltz, trotskista e commissario del popolo per il commercio estero, aveva assolto compiti di spionaggio per il comando supremo tedesco sin dal 1923. ≪ La mia attivita di spionaggio risale al 1923 – racconto lo stesso Rosengoltz piu tardi, – quando, su istruzioni di Trotskij, trasmisi varie informazioni segrete al comandante in capo della Reichswehr, Seeckt, e al capo dello stato maggiore tedesco, Hasse ≫. Nel 1926 Rosengoltz comincio a lavorare per l’Intelligence Service, mantenendo tuttavia i suoi contatti con la Germania.

Christian Rakovskij, trotskista ed ex ambasciatore in Gran Bretagna e in Francia, agente dell’Intelligence Service a partire dal 1924. Ecco le parole dello stesso Rakovskij: ≪ Entrai in rapporti criminali con l’Intelligence Service nel 1924 ≫. Nel 1934, Rakovskij divenne anche agente del Servizio segreto giapponese.

Jakov Livscitz, trotskista e funzionario della commissione sovietica per la ferrovia del lontano Oriente, era agente del Servizio segreto militare giapponese e trasmetteva regolarmente al Giappone informazioni segrete sulle ferrovie sovietiche.

lvàn Knuazev, trotskista, membro dell’esecutivo per il sistema ferroviario degli Urali; agente del Servizio segreto giapponese. Sotto la direzione di questo attuava un’attivita di sabotaggio negli Urali, e teneva l’alto comando giapponese informato sul sistema dei trasporti sovietico.

Josif Turok; trotskista vice-direttore del reparto trasporti della ferrovia Perm e Urali; agente del Servizio segreto giapponese. Nel 1935 Turok ricevette dai Giapponesi 35.000 rubli per le operazioni di spionaggio e di sabotaggio che egli assolveva negli Urali.

Michail Cernov, membro dell’opposizione di destra e Commissario del popolo per l’agricoltura dell’URSS; agente del Servizio segreto militare tedesco dal 1928. Sotto la direzione dei Tedeschi, Cernov svolgeva in Ucraina una larga attivita di sabotaggio e di spionaggio.

L’ organizzazione cospirativa dei trotskisti, dell’opposizione di destra e degli zinovievisti era, di fatto, la quinta colonna dell’Asse nella Russia sovietica.

 

1. La diplomazia del tradimento.

Negli anni 1933-34 le nazioni d’Europa sembravano prese da un misterioso malessere. Un paese dopo l’altro veniva scosso improvvisamente da colpi di Stato, putsch militari, sabotaggi, assassini e impressionanti rivelazioni di intrighi e di congiure. Non passava quasi mese senza qualche nuovo atto di tradimento e di violenza. Un’epidemia di tradimento e di terrore dilagava in tutta l’Europa. La Germania nazista era il focolaio dell’infezione. L’11 gennaio 1934 un telegramma dell’United Press riferiva da Londra: ≪ Ora che la Germania nazista e il centro dei nuovi movimenti fascisti, tutto il continente e scosso dalle agitazioni e dalle violenze di coloro che ritengono condannate le vecchie forme di governo ≫.

Il termine ≪ quinta colonna≫ non era ancora noto. Ma gia le avanguardie segrete dell’alto comando tedesco avevano lanciato la loro offensiva contro le nazioni d’Europa. I Cagoulards e le Croix de Feu in Francia; la Union of Fascists in Inghilterra; i Rexisti nel Belgio; il POW polacco; gli Henleinisti e le Guardie di Hlinka in Cecoslovacchia; i Quislinghiani in Norvegia; la Guardia di ferro in Romania ; l’Imro bulgaro; il finlandese Lappo; il Lupo di ferro in Lituania; la Croce fiammeggiante in Lettonia, e molte altre societa segrete naziste di recente fondazione o leghe controrivoluzionarie riorganizzate erano gia all’opera per spianare la via alla conquista della Wehrmacht tedesca e all’asservimento del continente e stavano preparando l’attacco all’Unione Sovietica.

Due erano in prima linea gli uomini responsabili dell’organizzazione e della direzione di quest’attivita della quinta colonna nazista che presto si estese molto al di la dell’Europa, penetrando negli Stati Uniti, nell’America Latina, nell’Africa e, d’intesa col Servizio segreto giapponese, in tutti i territori dell’Estremo Oriente. Essi erano Alfred Rosenberg e Rudolf Hess. Rosenberg sovraintendeva all’ufficio per la politica estera della NSDAP, avente il compito di dirigere migliaia di agenzie di spionaggio, sabotaggio e propaganda naziste in tutto il mondo, con determinati punti di riferimento nell’Europa orientale e nella Russia sovietica. Come delegato di Hitler, Rudolf Hess aveva l’incarico di tutte le trattative estere segrete per conto del governo nazista.

Fu Alfred Rosenberg, l’ex emigrato zarista di Reval, a stabilire per primo rapporti ufficiali segreti fra i nazisti e Lev Trotskij. Fu Rudolf Hess, il sostituto di Hitler, a rafforzarli …

Nel settembre 1933, otto mesi dopo che Hitler era diventato dittatore della Germania, il diplomatico trotskista e agente tedesco Nikolai Krestinskij, che era diretto a una casa di cura di Kissingen per il suo annuale ≪periodo di riposo ≫, sosto alcuni giorni a Berlino. Krestinskij era allora vice-commissario del popolo per gli affari esteri.

A Berlino, Krestinskij vide Serghjej Bessonov, l’agente di collegamento trotskista all’Ambasciata sovietica. Krestinskij, in preda a grande agitazione, informo Bessonov che ≪ Alfred Rosenberg, capo del reparto di politica estera del partito nazionalsocialista di Germania ≫, aveva ≪ compiuto sondaggi nei nostri ambienti circa una possibile alleanza segreta fra i nazionalsocialisti tedeschi e i trotskisti russi ≫.

Krestinskij disse a Bessonov che doveva vedere Trotskij. Bisognava combinare un incontro a ogni costo. Krestinskij si sarebbe fermato nella casa di cura di Kissingen sino alla fine di settembre, poi sarebbe andato a Merano, nell’Alto Adige. Trotskij avrebbe potuto avvicinarlo, con la dovuta cautela, nell’uno o nell’altro dei due luoghi.

L’incontro fu fissato. Nella seconda meta dell’ottobre 1933 Lev Trotskij, accompagnato dal figlio Sedov, varco con un passaporto falso la frontiera franco-italiana e s’incontro con Krestinskij all’Albergo ≪ Bavaria ≫ di Merano.

Si discusse su quasi tutte le questioni fondamentali che riguardavano il futuro sviluppo della congiura entro la Russia sovietica. Trotskij esordi asserendo chiaramente che ≪ la conquista del potere poteva avvenire in Russia solo con la forza ≫.. Ma, cosi da solo, l’apparato cospirativo non era abbastanza forte per effettuare un colpo con successo e per mantenersi al potere senza un aiuto dal di fuori. Per questo era assolutamente necessario stabilire un accordo concreto con quegli stati stranieri che, per i loro fini, fossero interessati ad appoggiare i trotskisti contro il governo sovietico.

≪ L’embrione di un tale accordo – disse Trotskij a Krestinskij – e stato il nostro accordo con la Reichswehr; ma quest’accordo non era soddisfacente ne per i trotskisti ne per i Tedeschi per due ragioni: in primo luogo, una delle parti non era il governo tedesco nel suo insieme, ma solo la Reichswehr… In secondo luogo, quale era la sostanza del nostro accordo con la Reichswehr? Ricevevamo modeste somme di denaro, ed essi a loro volta ricevevano informazioni di cui avrebbe avuto bisogno in caso di un attacco armato. Ma il governo tedesco, e Hitler specialmente, desidera colonie, territori, e non solo informazioni di spionaggio. E si accontenterebbe di territori sovietici piuttosto che di colonie per le quali dovrebbe far la guerra all’Inghilterra, all’America e alla Francia. Quanto a noi, non abbiamo bisogno di 250.000 marchi oro. Abbiamo bisogno delle forze armate tedesche per conquistare il potere con il loro appoggio. Ed e in questa direzione che il lavoro dovrebbe essere continuato ≫.

La prima cosa – disse Trotskij – era di cercare un accordo col governo tedesco. ≪ Ma anche i Giapponesi sono una forza con cui ci si dovrebbe necessariamente accordare – aggiunse Trotskij. – Sarebbe necessario che i trotskisti russi iniziassero sondaggi presso i rappresentanti giapponesi a Mosca. A questo riguardo, usate Sokolnikov che lavora al Commissariato del popolo per gli Esteri ed e incaricato degli affari orientali…≫

Trotskij istrui a fondo Krestinskij sull’organizzazione dell’apparato cospirativo russo. ≪ Anche se l’Unione Sovietica fosse attaccata dalla Germania – diceva Trotskij – questa non ci permetterebbe ancora di impadronirci della macchina dello Stato se certe forze interne non sono state preparate… E necessario avere un punto d’appoggio,  un’organizzazione fra i comandanti dell’esercito rosso e allora, riunendo i nostri sforzi , potremo impossessarci, al momento opportuno, dei centri piu vitali e salire al potere, sostituendo al governo attuale, che bisognera arrestare, un governo nostro formato in precedenza ≫.

Al suo ritorno in Russia, Krestinskij doveva avvicinare il generale Tukhacevskij, vice-capo di stato maggiore dell’esercito rosso. ≪ E un uomo di tipo bonapartista, – disse Trotskij a Krestinskij, – un avventuriero ambizioso, desideroso non solo di avere un’importante parte militare ma anche militare-politica, e fara certamente causa comune con noi ≫.

I seguaci di Trotskij in Russia dovevano dare ogni appoggio al generale Tukhacevskij, badando allo stesso tempo di collocare i loro uomini in posizioni strategiche cosi che, al momento del colpo di Stato, l’ambizioso Tukhacevskij non sarebbe stato capace di controllare il nuovo governo senza l’aiuto di Trotskij.

Tornato a Mosca, Krestinskij fece, in una riunione clandestina di trotskisti russi, un’ampia relazione del suo incontro con Trotskij. Alcuni cospiratori, in particolare Karl Radek, ritenuto il ≪ ministro degli esteri ≫ di Trotskij, erano irritati dal fatto che Trotskij avesse iniziato trattative cosi importanti senza prima essersi consultato con loro.

Radek, udito il rapporto di Krestinskij, mando a Trotskij un messaggio speciale chiedendo ≪ ulteriori chiarimenti sulla questione della politica estera ≫.

La risposta di Trotskij, scritta dalla Francia, fu consegnata a Radek poche settimane dopo, da Vladimir Romm, un giovane corrispondente estero dell’Agenzia Tass, che serviva da corriere trotskista. Romm aveva ricevuto la lettera da Trotskij a Parigi e l’aveva portata clandestinamente in Russia, nascondendola nella copertina di un popolare libro sovietico, Tsushima. Piu tardi, Radek descrisse il contenuto della lettera nei termini seguenti:

≪ Trotskij formulava il problema in questo modo. In Germania l’avvento al potere del fascismo aveva fondamentalmente mutato l’intera situazione. Implicava la guerra in un prossimo futuro, una guerra inevitabile tanto piu che al tempo stesso si acutizzava la situazione nell’Estremo Oriente. Trotskij non aveva nessun dubbio che questa guerra sarebbe finita con la disfatta dell’Unione Sovietica. La disfatta, – scriveva, – creera condizioni favorevoli per l’avvento al potere del blocco… Trotskij affermava di aver preso contatto con uno stato dell’Estremo Oriente e con uno stato dell’Europa Centrale, e di aver detto apertamente in circoli semi-ufficiali di questi stati che il blocco era disposto a trattare con essi e a fare considerevoli concessioni sia di carattere economico che di carattere territoriale ≫.

Nella stessa lettera, Trotskij informava Radek che i trotskisti russi, i quali occupavano posti diplomatici, sarebbero stati presto avvicinati da alcuni diplomatici stranieri e avrebbero dovuto confermare ad essi la propria lealta verso Trotskij e assicurarli che appoggiavano Trotskij in ogni maniera… Grigorij Sokolnikov, il vice-commissario trotskista incaricato degli affari orientali, si precipito poco tempo dopo nell’ufficio di Radek, all’ ≪ Izvestia ≫. ≪ Immagina un po’! – proruppe Sokolnikov nervosamente, appena la porta fu chiusa. – Sto conducendo trattative al commissariato del popolo per gli affari esteri. La conversazione si avvia alla fine. Gli interpreti hanno lasciato la stanza.

Improvvisamente l’inviato giapponese si rivolge a me e mi chiede se sono informato delle proposte che Trotskij ha fatto al suo governo ≫. Sokolnikov fu profondamente turbato da quest’incidente. – Come vede Trotskij questa cosa? – domando a Radek. – Come posso io, vice-commissario del popolo, condurre simili trattative? E una situazione assolutamente impossibile!

Radek cerco di calmare il suo amico agitato. – Calmati , – disse. – Trotskij non si rende conto di questa particolare situazione, e ovvio -. Radek continuo ancora assicurando Sokolnikov che la cosa non si sarebbe ripetuta. Aveva gia scritto a Trotskij dicendogli che era impossibile che i trotskisti russi conducessero trattative con agenti tedeschi e giapponesi – ≪ sotto gli occhi dell’Ogpu ≫.. I trotskisti russi, avrebbero dovuto lasciare carta bianca a Trotskij, incaricandolo di continuare le trattative per suo conto, purche li tenesse pienamente informati degli ulteriori sviluppi.

Poco dopo, lo stesso Radek presenziava una cerimonia diplomatica a Mosca, quando un diplomatico tedesco gli sedette accanto e gli disse tranquillamente:

– I nostri capi sanno che il signor Trotskij si sta adoperando per un avvicinamento con la Germania. I nostri capi desiderano sapere che cosa significa quest’idea del signor Trotskij. Forse e l’idea di un emigrato che dorme male? Che cosa vi e dietro queste idee?

Descrivendo la propria reazione a quest’inatteso approccio nazista, Radek disse piu tardi : – La nostra conversazione duro, naturalmente, solo un paio di minuti; l’atmosfera di un ricevimento diplomatico non e propizia a lunghi discorsi. Avevo letteralmente un minuto secondo per decidere e dargli una risposta. Gli dissi che gli uomini politici realisti dell’URSS capivano il significato di un ravvicinamento tedesco-sovietico ed erano disposti a fare le necessarie concessioni per attuarlo.

 

2. La diplomazia del terrore.

Mentre i congiurati russi rafforzavano i loro rapporti e preparavano il tradimento con i rappresentanti della Germania e del Giappone, un’altra fase dell’offensiva segreta contro il governo sovietico era gia avviata. Al tradimento si aggiungeva il terrore. Nel settembre 1934 V. M. Molotov, presidente del consiglio dei commissari del popolo dell’URSS, arrivo in Siberia per un giro d’ispezione nei territori minerari e industriali. Molotov stava tornando dalla visita di una delle miniere del bacino carbonifero di Kuznetsk quando l’automobile su cui viaggiava usci improvvisamente fuor di strada, ando giu per un argine scosceso e si arresto proprio sull’orlo di un profondo bacino d’acqua.

Fortemente scossi e contusi, ma senza gravi conseguenze, Molotov e i suoi compagni uscirono dall’automobile rovesciata. Per poco erano sfuggiti alla morte. Guidava la macchina Valentin Arnold, direttore del garage locale. Arnold faceva parte dell’organizzazione terroristica trotskista. Scestov gli aveva dato istruzione di assassinare Molotov; e Arnold aveva deliberatamente fatto uscire l’automobile dalla strada, con l’intenzione di uccidere se stesso insieme a Molotov. L’attentato falli solo perche all’ultimo momento Arnold perse il coraggio e rallento, avvicinandosi all’argine dove l’≪ infortunio ≫ sarebbe dovuto avvenire. Nell’autunno del 1934 gruppi di terroristi trotskisti e di destra agivano in tutta l’Unione Sovietica. In molti luoghi, agenti nazisti e giapponesi ne dirigevano direttamente le operazioni. Era stata compilata una lista dei capi sovietici da assassinare. Capolista era Stalin . Fra gli altri, c’erano i nomi di Klementi Voroscilov, V. M. Molotov, Serghjej Kirov, Lazar Kaganovic, Andrej Zdanov, Vjaceslav Menzhinskij, Maxim Gorkij e Valerian Kuibjscev.

I terroristi ricevevano periodicamente messaggi da Lev Trotskij, nei quali si sottolineava la necessita di eliminare i capi sovietici. Uno di tali messaggi giunse a Ephraim Dreitzer, l’ex guardia del corpo di Trotskij, nell’ottobre del 1934. Trotskij lo aveva scritto con inchiostro invisibile sui margini di una rivista cinematografica tedesca. Fu portato a Dreitzer da sua sorella che lo aveva ricevuto da una corriere trotskista a Varsavia. Esso diceva:

≪ Caro amico. Comunica che oggi abbiamo dinanzi a noi i seguenti compiti principali:

1) eliminare Stalin e Voroscilov;

2) svolgere attivita per l’organizzazione di nuclei nell’esercito;

3) nel caso di una guerra, approfittare di ogni insuccesso e di ogni confusione per prendere il potere ≫.

Il messaggio era firmato Starik (≪ il vecchio ≫), che era la firma cifrata di Trotskij. Il centro terroristico trotskista-zinovievista stava per vibrare l’importante primo colpo della congiura contro il governo sovietico. Questo primo colpo fu l’assassinio di Serghjej Kirov, segretario del Partito a Leningrado e uno dei piu stretti collaboratori di Stalin nel governo.

Il 10 dicembre 1934, alle 4,27 pomeridiane Serghjej Kirov lasciava il suo ufficio allo Smolnyj. Scendeva il lungo corridoio ornato di marmo che conduce a una stanza dove egli doveva fare un rapporto circa la deliberazione del Comitato Centrale sull’abolizione del razionamento del pane. Mentre passava per un corridoio che incrociava quello principale, un uomo salto fuori, gli punto la rivoltella sull’occipite e sparo.

Alle 4,30 Kirov era morto.

 

2. Una lettera di Trotskij.

Alla fine del 1935, mentre la guerra s’avvicinava sempre piu, Karl Radek ricevette a Mosca, per mezzo di un corriere speciale, una lettera di Trotskij, da tempo attesa. Veniva dalla Norvegia. Radek l’apri e comincio a scorrerla ansiosamente. In otto pagine di sottile carta, Trotskij illustrava i particolari dell’accordo segreto che stava finalmente per concludere con i governi della Germania e del Giappone.

Dopo un preambolo in cui accentuava l’importanza della ≪ vittoria del fascismo tedesco ≫ e l’imminenza della ≪ guerra internazionale ≫, Trotskij veniva al punto piu importante:

≪ Ci sono due forme possibili del nostro avvento al potere: la prima che esso avvenga prima della guerra e la seconda durante la guerra… ≪ Bi sogna riconoscere che la questione del potere, in pratica, si presentera al blocco soltanto nel caso della sconfitta in guerra dell’URSS. Per questa ragione il blocco deve fare energici preparativi… ≫

≪ D’ora innanzi, scriveva Trotskij – gli atti di sabotaggio dei trotskisti nelle industrie belliche dovevano essere compiuti sotto il diretto controllo degli alti comandi tedesco e giapponese ≫. I trotskisti non dovevano intraprendere nessuna ≪ attivita pratica ≫ senza il previo consenso dei loro alleati tedeschi e giapponesi.

Per garantire il pieno appoggio della Germania e del Giappone, senza i quali ≪ sarebbe assurdo sperare di salire al potere ≫, il Blocco delle Destre e dei trotskisti doveva esser pronto a fare notevoli concessioni.

Trotskij le elencava:

≪ La Germania ha bisogno di materie prime, di alimentari e di mercati. Dovremo permetterle di partecipare allo sfruttamento dei minerali, del manganese, dell’oro, del petrolio, delle apatiti, e impegnarci di rifornirla per un certo periodo di prodotti alimentari e di grassi a prezzi inferiori a quelli mondiali. ≪ Dovremo dare il petrolio di Sakhalin al Giappone e impegnarci a rifornirlo di petrolio nel caso di una guerra con l’America. Dovremo anche permettergli di sfruttare i nostri giacimenti auriferi.

≪ Dovremo accogliere la richiesta della Germania di non opporci alla sua annessione dei paesi danubiani e dei Balcani, e non dovremo ostacolare l’annessione della Cina da parte del Giappone… Dovremo, inevitabilmente, fare delle concessioni territoriali. Dovremo cedere la Provincia marittima e l’Amur al Giappone, e l’Ucraina alla Germania ≫.

La lettera di Trotskij concludeva:

≪ Dobbiamo accettare qualsiasi cosa, ma se resteremo in vita e al potere, non tardera a scoppiare – come conseguenza della vittoria di questi due paesi (Germania e Giappone), dei loro saccheggi e profitti, – un conflitto fra di essi e altri paesi, e questo portera a un nostro nuovo passo in avanti, alla nostra revanche ≫.

Il mattino seguente Radek mostro la lettera di Trotskij a Pjatakov. – Bisogna assolutamente incontrarsi con Trotskij in una maniera o nell’altra – disse Pjatakov. Egli stesso stava per andar all’estero con un incarico ufficiale e si sarebbe fermato a Berlino alcuni giorni. Radek doveva mandare un messaggio urgente per informare Trotskij del viaggio di Pjatakov e per chiedergli di avvicinarlo a Berlino il piu presto possibile.

3. Volo a Oslo.

Pjatakov giunse a Berlino il 1O dicembre 1935. Era stato preceduto da un messaggio di Radek a Trotskij; un corriere doveva avvicinare Pjatakov appena fosse arrivato a Berlino. Il corriere era Dmitri Bukhartsev, un trotskista, corrispondente berlinese delle ≪ Izvestia ≫. Egli disse a Pjatakov che un tale Stirner gli avrebbe portato notizie di Trotskij. Stirner – disse – era 1’≪ uomo di Trotskij ≫ a Berlino.

Pjatakov si reco con Bukharstev in un viale del Giardino zoologico. Un uomo li stava aspettando. Era ≪ Stirner ≫. Consegno a Pjatakov una nota di Trotskij, che diceva: ≪ Y. L. (le iniziali di Pjatakov), il latore della presente e uomo di assoluta fiducia ≫.

In parole concise come quelle della nota consegnata, Stirner dichiaro che Trotskij era molto desideroso di vedere Pjatakov e aveva dato a lui l’incarico di prendere le isposizioni necessarie. Si sentiva Pjatakov di recarsi in aereo a Oslo, in Norvegia? Pjatakov si rese pienamente conto del rischio di essere scoperto che un simile viaggio implicava. Ma era

deciso a vedere a ogni costo Trotskij. Accetto. Stirner gli disse di trovarsi la mattina seguente all’aeroporto di Tempelhof.

Quando Pjatakov s’informo del passaporto, Stirner rispose: – Non vi preoccupate. Ci pensero io. Ho conoscenze a Berlino. Il mattino seguente, all’ora fissata, Pjatakov ando all’aeroporto di Tempelhof. Stirner lo aspettava all’ingresso. Fece segno a Pjatakov di seguirlo. Mentre andavano verso il campo, Stirner mostro a Pjatakov il passaporto che era stato preparato per lui. Era rilasciato dal governo nazista.

Al campo un aereo stava aspettando, pronto a decollare. In quello stesso pomeriggio l’aereo atterro su un campo nelle vicinanze della citta di Oslo. Un’automobile era

in attesa di Pjatakov e di Stirner. Girarono per una mezz’ora finche giunsero a un quartiere di campagna nei dintorni di Oslo. L’automobile si fermo davanti a una piccola casa, dove Trotskij stava aspettando il suo vecchio amico.

Gli anni dell’amaro esilio avevano mutato l’uomo che Pjatakov riconosceva come capo. Trotskij sembrava piu vecchio dei suoi cinquant’anni circa. La barba e i capelli erano grigi. Era incurvato. Dietro al pince-nez, i suoi occhi brillavano con un’intensita quasi di maniaco.

Poche parole furono perdute per i saluti. Per ordine di Trotskij, egli e Pjatakov furono lasciati soli nella casa. La loro conversazione duro due ore. Pjatakov comincio con un resoconto sulla situazione nella Russia. Trotskij lo interrompeva continuamente con commenti taglienti e sarcastici. – Voi non riuscite a staccarvi dal cordone ombelicale di Stalin! – esclamo. – Voi scambiate l’opera staliniana per una costruzione socialista!

Trotskij ripete la sua convinzione che il crollo del regime staliniano era inevitabile. Il fascismo non avrebbe tollerato molto piu a lungo lo sviluppo della potenza sovietica.

I trotskisti si trovavano in Russia dinanzi a questa alternativa: o ≪ perire fra le rovine del regime staliniano ≫, o galvanizzare immediatamente tutte le loro energie in uno sforzo a fondo per rovesciarlo. Non ci doveva essere nessuna esitazione circa l’accettazione della guida e dell’assistenza degli alti comandi tedesco e giapponese in questa lotta cruciale.

Un conflitto militare fra Unione Sovietica e potenze fasciste era inevitabile – aggiunse Trotskij – non in un’epoca lontana, ma presto, molto presto. ≪ La data dello scoppio della guerra e gia fissata – disse Trotskij.- Sara nel 1937≫.

Era chiaro per Pjatakov che Trotskij non aveva inventato questa informazione. Trotskij rivelo ora a Pjatakov che qualche tempo addietro aveva ≪ condotto trattative piuttosto lunghe con il vice-presidente del partito nazionalsocialista tedesco, Rudolf Hess ≫. In seguito a esse aveva concluso un accordo, ≪ un accordo assolutamente definitivo ≫, con il governo del terzo Reich. I nazisti erano disposti ad aiutare i trotskisti a salire al potere nell’Unione Sovietica.

– Va da se – disse Trotskij – che tale atteggiamento favorevole non e dovuto a uno speciale affetto per noi. Deriva semplicemente dai reali interessi dei fascisti e da quanto abbiamo promesso di fare per loro, se saliremo al potere.

In concreto l’accordo concluso da Trotskij con i nazisti consisteva di cinque punti. In cambio dell’ appoggio tedesco dato alla presa del potere dei trotskisti in Russia, Trotskij aveva accettato:

l) di garantire un atteggiamento generale favorevole verso il governo tedesco e la necessaria collaborazione con esso nelle piu importanti questioni internazionali ;

2) di fare concessioni territoriali (l’Ucraina);

3) di permettere a industriali tedeschi, in forma di concessione (o in altre forme), di esercitare a loro vantaggio industrie complementari o essenziali per l’economia tedesca (metalli ferrosi, manganese, petrolio, oro, legname da costruzione, ecc.);

4) di creare nell ‘URSS condizioni favorevoli all’attivita dell’impresa tedesca privata;

5) di procedere in tempo di guerra a vaste operazioni di sabotaggio nell’industria bellica e al fronte. Quest’attivita sabotatrice doveva essere condotta – secondo le istruzioni di Trotskij – d’accordo con lo stato maggiore tedesco.

Trotskij continuo a insistere sull’ importanza del fattore tempo. – Si tratta di un periodo piuttosto breve. Se ci lasciamo sfuggire quest’occasione, sorgera da un lato il pericolo di una completa liquidazione del trotskismo in Russia, e dall’altro il pericolo che presenta l’esistenza, per altri decenni, di quella mostruosita che e il regime staliniano, favorito da un certo numero di risultati economici, e specialmente da quadri nuovi, da giovani che si sono formati e sono stati educati a considerare tale regime come naturale, a considerarlo come un regime socialista, sovietico. Essi non pensano a nessun altro e non possono immaginarne nessun altro! E nostro dovere opporci a tale regime!

– Sentite! – concluse Trotskij, quando s’avvicino l’ora della partenza di Pjatakov. – Ci fu un tempo in cui tutti noi socialisti democratici consideravamo lo sviluppo del capitalismo un fenomeno progressivo, positivo… Ma avevamo un altro compito, cioe quello di organizzare la lotta contro il capitalismo, di preparare i suoi affossatori. Allo stesso modo, noi, ora, dovremmo entrare al servizio del regime staliniano, non pero per aiutarne la costruzione, ma per divenirne gli affossatori. Questo il nostro compito! Due ore dopo Pjatakov lasciava Trotskij nella casetta dei dintorni di Oslo, e rientrava a Berlino con lo stesso mezzo con cui era venuto, un aereo privato preso a nolo, e servendosi di un passaporto nazista.

4. Ora zero.

La seconda guerra mondiale che, secondo Trotskij, avrebbe dovuto colpire la Russia sovietica nel 1937, s’era gia iniziata. Dopo la conquista dell’Etiopia da parte di Mussolini (maggio 1936), gli eventi erano precipitati. Nel marzo 1936 Hitler aveva, rimilitarizzato la Renania. Nel luglio, i fascisti promossero in Spagna una rivolta mil itare contro il governo repubblicano. Con il pretesto della ≪ lotta contro il bolscevismo ≫ e della soppressione di una ≪ rivoluzione comunista ≫, truppe tedesche e italiane sbarcarono in Spagna per appoggiare la rivolta. Il capo fascista spagnuolo, il generale Francisco Franco, marcio su Madrid. ≪Quattro colonne stanno marciando su Madrid – si vantava l’ubriacone generale fascista Quiepo de Llano – . Una quinta colonna e in attesa di darci il benvenuto dentro la citta! ≫ Fu la prima volta che il mondo udi la fatale espressione: ≪ quinta colonna ≫. Adolf Hitler, parlando a migliaia di militi al congresso del Partito nazista a Norimberga, manifesto pubblicamente, il 12 settembre, la sua intenzione di invadere l’Unione Sovietica. ≪ Siamo pronti in qualunque momento ! – grido. – Non posso permettere che, sulla soglia di casa mia, ci siano Stati rovinati!… Se avessi i monti Urali con la loro immensa massa di tesori di materie prime, se avessi la Siberia con le sue vaste foreste e l’Ucraina con i suoi immensi campi di grano, la Germania con il suo

regime nazionalsocialista nuoterebbe nell ‘abbondanza! ≫ Il 25 novembre 1936 il ministro degli Esteri nazista Ribbentrop e l’ambasciatore giapponese in Germania, Mushakoji, firmarono a Berlino l’ accordo anti-Comintern, impegnando le loro forze unite per un attacco comune contro il ≪ bolscevismo mondiale ≫.

Consapevole dell’imminente pericolo di guerra, il governo sovietico inizio una subitanea controffensiva contro il nemico entro i propri confini. Durante la primavera e l’estate del 1936, in una serie di energiche operazioni compiute in tutto il paese, le autorita sovietiche fecero retate di spie naziste, organizzatori segreti trotskisti e della Destra, terroristi e sabotatori. L’uno dopo l’altro, i capi del primo ≪ strato≫ della congiura venivano scovati.

I congiurati russi furono invasi da uno stato di febbrile ansieta. Ora, tutto dipendeva dall’ attacco dall’esterno. Gli sforzi di Jagoda diretti a ostacolare le indagini ufficiali diventavano sempre piu brutali. Uno dei suoi uomini, l’agente del NKVD Borisov, fu chiamato di punto in bianco al quartier generale delle investigazioni speciali, all’Istituto Smolnyj a Leningrado, per esservi interrogato. Barisov aveva avuto una parte decisiva nei preparativi dell’assassinio di Kirov. Jagoda agi da disperato. Mentre si recava allo

Smolnyj, Borisov fu ucciso in un ≪ incidente automobilistico ≫.

Ma l’eliminazione di un testimone non bastava. Le indagini ufficiali proseguirono. Di giorno in giorno giungevano notizie di nuovi arresti. Uno a uno, le autorita sovietiche mettevano insieme i complicati pezzi della congiura, del tradimento e dell’assassinio. In agosto, quasi tutti i membri piu importanti del centro terroristico trotskista-zinovievista erano in stato d’arresto. Il governo sovietico annunziava che le indagini speciali sull’assassinio di Kirov avevano portato alla luce materiale nuovo sensazionale. Kamenev e Zinoviev dovevano essere processati.

Il processo comincio il 19 agosto 1936, dinanzi al Collegio Militare della Corte suprema dell’URSS nella sala d’Ottobre della casa dei sindacati. Zinoviev e Kamenev condotti dinanzi al tribunale dalla prigione, dove scontavano ancora delle pene per condanne anteriori, erano accusati di alto tradimento insieme a quattordici dei loro vecchi seguaci.

Il processo – che fu il primo dei cosiddetti ≪ processi di Mosca ≫ – mise a nudo e distrusse il centro terroristico, primo strato dell’apparato cospirativo. Contemporaneamente, mise in luce che la cospirazione contro il regime sovietico era molto piu grave e coinvolgeva forze di gran lunga piu importanti dei terroristi trotskisti e zinovievisti processati. Il pubblico ebbe una prima visione negli stretti rapporti che si erano creati fra Trotskij e i capi della Germania nazista.

La sera del 23 agosto il Collegio militare della Suprema Corte sovietica emise la sua sentenza. Zinoviev, Kamenev, Smirnov e gli altri tredici membri del blocco terroristico trotskista e zinovievista erano condannati alla fucilazione per tradimento e per attivita terroristiche.

Una settimana dopo, Pjatakov, Radek, Sokolnikov e Serbryakov furono arrestati. Il 27 settembre, Jagoda fu allontanato dal suo ufficio di presidente del NKVD. Lo sostitui N. I. Yezhov, capo del comitato d ‘investigazione speciale della commissione centrale di controllo del partito bolscevico. Il giorno prima del suo allontanamento dagli uffici del NKVD, Jagoda fece un ultimo disperato tentativo: quello di avvelenare il suo successore, Yezhov. Il tentativo falli.

Era giunta l’ora ≪ zero ≫ per i congiurati russi. I capi della Destra – Bucharin, Rykov e Tomskij – di giorno in giorno si aspettavano di essere arrestati. Chiesero un’azione immediata senza attendere lo scoppio della guerra. Tomskij, il capo sindacalista della Destra, preso da panico, proponeva di passare immediatamente a un attacco armato contro il Cremlino. La proposta fu scartata perche troppo rischiosa. Le forze non erano pronte per un’avventura simile.

In un ultimo incontro fra i capi del Blocco delle Destre e dei trotskisti, poco prima che Pjatakov e Radek fossero arrestati, fu deciso di preparare un colpo di forza armato. La sua organizzazione e la direzione di tutta l’organizzazione cospirativa furono affidate a Nikolai Krestinskij, vice-commissario per gli affari esteri.

Krestinskij non si era mai esposto come gli altri; ed era poco probabile che venisse sospettato; d’altro canto , aveva mantenuto stretti rapporti con Trotskij e con i Tedeschi. Sarebbe stato in condizione di proseguire l’attivita anche se Bucharin, Rykov e Tomskij fossero stati arrestati.

Come sostituto e comandante in seconda Krestinskij si scelse Arkadij Rosengoltz che era tornato a Mosca da poco, dopo aver diretto per molti anni a Berlino la Commissione sovietica per il commercio estero. Alto, biondo, dall’aspetto atletico, Rosengoltz, – che aveva occupato posti importanti nell’amministrazione sovietica -, aveva tenuta accuratamente nascosta la sua affiliazione all’opposizione trotskista. Solo Trotskij e Krestinskij sapevano che era trotskista e agente pagato del Servizio segreto militare tedesco fin dal 1923.

Da questo momento in poi il controllo diretto del Blocco delle Destre e dei trotskisti si trovava nelle mani di due trotskisti che erano entrambi agenti tedeschi: Krestinskij e Rosengoltz. Dopo una prolungata discussione, entrambi decisero che era giunto il momento in cui la quinta colonna russa doveva giocare l’ultima carta.

Quest’ultima carta era il putsch militare. L’uomo scelto come capo dell’insurrezione armata fu il maresciallo Tukhacevskij, vicecommissario per la difesa dell’URSS.

Capitolo diciassettesimo

La fine della storia

1. Tukhacevskij.

Michail Nicolaievic Tukhacevskij, ex ufficiale zarista, era entrato nel Partito bolscevico nel 1918. Trovo presto il suo posto fra gli avventurieri militari gravitanti intorno al commissario per Ia guerra Trotskij; ma si guardo dal lasciarsi implicare nei suoi intrighi politici. Ufficiale ben preparato e di grande esperienza, Tukhacevskij fece una rapida carriera nel ranghi inesperti dell’esercito rosso. Comando la prima e la quinta armata sul fronte contro Wrangel, partecipo alla felice offensiva contro Denikin e, insieme a Trotskij, diresse la disgraziata controffensiva contro gli invasori polacchi. Nel 1922 divenne capo dell’Accademia Militare dell’esercito rosso. Era fra gli eminenti ufficiali russi che presero parte alle trattative militari con la repubblica di Weimar tedesca, dopo il trattato di Rapallo concluso in quell’anno.

Negli anni successivi Tukhacevskij capeggio un piccolo gruppo di militari di carriera e di ufficiali ex zaristi nello stato maggiore dell’esercito rosso, i quali si risentivano della direzione degli ex partigiani bolscevichi, il maresciallo Budienni e il maresciallo Voroscilov. Il gruppo di Tukhacevskij includeva i generali Jakin, Kork, Uborevic e Feldmann, aventi un ‘ammirazione quasi servile per il militarismo tedesco. Gli uomini piu vicini a Tukhacevskij erano l’ufficiale trotskista V. I. Putna, addetto militare a Berlino, Londra e Tokio, e il generale Jan B. Gamarnik, amico personale dei generali della Reichswehr Seeckt e Hammerstein.

Insieme a Putna e Gamarnik, Tukhacevskij creo presto una piccola e influente cricca filotedesca in seno allo stato maggiore dell’esercito rosso. Tukhacevskij e i suoi sapevano dei rapporti che Trotskij aveva con la Reichswehr, ma li consideravano cosa ≪ politica ≫, la quale doveva essere completata da un’alleanza militare fra il gruppo militare di Tukhacevskij e i capi militari tedeschi. Hitler, come Trotskij, era un ≪ politico ≫. I militari avevano le loro idee. Dopo l’organizzazione del Blocco delle Destre e dei trotskisti, Trotskij aveva sempre considerato Tukhacevskij come la carta decisiva di tutta la congiura, da giocarsi solo al momento finale, strategico. Trotskij mantenne i suoi rapporti con Tukhacevskij soprattutto attraverso Krestinskij e l’addetto militare trotskista, Putna. Piu tardi Bucharin nomino Tomskij suo agente personale di collegamento con il gruppo

militare. Sia Trotskij che Bucharin si rendevano pienamente conto del disprezzo di Tukhacevskii per i ≪ politici ≫ e gli ≪ ideologi ≫ ne temevano le sue ambizioni militari. Discutendo con Tomskij la possibilita di far entrare in azione il gruppo militare, Bucharin domando:

– In che maniera vede Tukhacevskij il meccanismo del colpo di Stato?

– Cio riguarda l’organizzazione militare – rispose Tomskij, aggiungendo che, al momento dell’attacco nazista contro la Russia sovietica, il gruppo militare intendeva ≪ aprire il fronte ai Tedeschi ≫: cioe arrendersi all’alto comando tedesco. Questo piano era stato elaborato in tutti i particolari e concordato fra Tukhacevskij, Putna, Gamarnik e i Tedeschi.

– In tal caso – disse Bucharin sovrappensiero – potremmo sbarazzarci del pericolo bonapartista che mi allarma. Tomskij non capi. Bucharin prosegui: Tukhacevskij avrebbe tentato di instaurare una dittatura militare, avrebbe forse persino tentato di rendersi popolare facendo dei capi politici della congiura i capri espiatori.

Ma, una volta al potere, i politici avrebbero potuto invertire le parti. Bucharin disse a Tomskij : – Potrebbe essere necessario processare coloro che sono colpevoli della ≪ sconfitta ≫ al fronte. Questo ci darebbe la possibilita di conquistare le masse servendoci di parole d’ordine patriottiche…

2. Il processo del Centro parallelo trotskista.

Anche il governo sovietico stava passando all’azione. Le rivelazioni del processo Zinoviev-Kamenev avevano tolto ogni dubbio sul fatto che la congiura all’ interno del paese era ben piu grave di una semplice opposizione segreta di ≪ sinistra ≫ . In realta i centri della congiura non erano in Russia; erano a Berlino e a Tokio. Man mano che le investigazioni proseguivano, apparivano al governo sovietico con sempre maggiore chiarezza la conformazione e il carattere della quinta colonna dell’Asse.

Il 23 gennaio 1937 Pjatakov, Radek, Sokolnikov, Scestov, Muralov e dodici loro compagni di congiura, fra cui alcuni agenti chiave del Servizi segreti tedesco e giapponese, furono processati per tradimento dinanzi al Collegio Militare della Corte Suprema dell’URSS.

Per mesi e mesi i membri dirigenti del centro trotskista avevano negato le accuse loro rivolte. Ma le prove a loro carico furono complete e schiaccianti. Uno dopo l’altro essi ammisero di aver diretto attivita di sabotaggio e terroristiche, di aver mantenuto, su istruzioni di Trotskij, rapporti con i governi tedesco e giapponese. Ma, sia all’interrogatorio preliminare che al processo, non rivelarono tutto. Non dissero nulla sull’esistenza del Gruppo militare; non accennarono ne a Krestinskij ne a Rosengoltz; serbarono il silenzio

sul Blocco delle Destre e sui trotskisti, lo ≪ strato ≫ ultimo e piu potente della congiura, che, mentre essi erano sottoposti a stringenti interrogatori, si preparava febbrilmente per conquistare il potere. In prigione, Sokolnikov, ex vice-commissario incaricato degli affari orientali, aveva rivelato gli aspetti politici della congiura; le trattative con Hess, lo smembramento dell’URSS, il piano di instaurare, dopo il rovesciamento del regime sovietico, una dittatura fascista. Davanti alla corte Sokolnikov depose:

≪ Consideravamo che il fascismo era la forma piu organizzata del capitalismo, che avrebbe trionfato, invaso l’Europa e ci avrebbe schiacciati. Percio, era meglio cercar un accordo con esso… Tutto questo fu spiegato l’argomento seguente: meglio fare certi sacrifici, anche molto gravi, piuttosto che perdere ogni cosa… ragionavamo da uomini politici… ritenevamo di dover correre certi rischi ≫.

Pjatakov ammise di essere il capo del centro trotskista. Parlando con voce tranquilla, risoluta, scegliendo con cura le parole, l’ex membro del Consiglio supremo dell’economia nazionale testimonio i fatti accertati delle attivita di sabotaggio e terroristiche da lui dirette fino al suo arresto. In piedi dietro la sbarra, con il lungo e magro viso pallido, del tutto impassibile, sembrava, secondo l’ambasciatore americano Joseph E. Davies, ≪ un professore che facesse lezione ≫.

Come John Gunther riferi piu tardi nel suo Inside Europe:

≪ L’impressione, ampiamente diffusa all’estero, che gli accusati raccontassero tutti la stessa storia, che fossero abietti e striscianti, che si comportassero come pecore al macello, non e del tutto esatta. Essi discutevano ostinatamente con il Pubblico Ministero; in generale dissero solo quello che erano costretti a dire… ≫

Man mano il processo proseguiva, e dalle successive deposizioni degli accusati Pjatakov veniva rivelandosi come un assassino politico spietato, un traditore di gran sangue freddo e calcolatore, una nota di in certezza e di disperazione si fece sentire in quella voce fino allora calma ed equilibrata. Era evidente che alcuni dei

fatti in possesso dell’autorita furono per lui un colpo. L’atteggiamento di Pjatakov muto. Allego in sua difesa che, anche prima dell ‘arresto, aveva cominciato a mettere in discussione la direzione di Trotskij. Disse che non approvava le trattative con Hess. ≪ Ci eravamo cacciati in un vicolo cieco disse. – Io cercai una via d’uscita… ≫ Nella sua ultima difesa dinanzi alla Corte, Pjatakov esclamo: ≪ Si, sono stato trotskista per molti anni! Ho lavorato in stretta unione con i trotskisti… Non pensate, cittadini giudici… che durante questi anni spesi nei soffocanti bassifondi del trotskismo, io non vedessi quello che accadeva nel paese! Non pensate che io non capissi quello che si realizzava nell’industria. Vi dico francamente: talvolta, quando uscivo dai bassifondi trotskisti e mi dedicavo all’altro mio lavoro, pratico, sentivo qualche volta una specie di sollievo, e, naturalmente, parlando da un punto di vista umano, questo dualismo non era solo una questione di condotta esteriore, ma vi era anche un dualismo nel mio intimo…

Fra poche ore voi emetterete la vostra sentenza… Non negatemi una cosa sola, cittadini giudici. Non negatemi il diritto di sentire che, anche ai vostri occhi, ho trovato in me la forza; benche troppo tardi, di romperla col mio passato criminale! ≫ Ma fino all’ultimo istante, non una parola sugli altri congiurati usci dalle sue labbra.

Karl Radek, fissando attraverso i suoi grossi occhiali l’aula affollata, sotto il fuoco di fila di domande dell’accusatore Viscinskij, fu a volte umile, desideroso di ingraziarsi la Corte, a volte impertinente e arrogante. Come Pjatakov, ma con maggiore completezza, ammise il suo tradimento. Radek asseri anche che, prima dell’arresto, appena aveva ricevuto la lettera di Trotskij sulle trattative con i governi nazista e giapponese, si era deciso a ripudiare Trotskij e a denunziare la congiura. Per settimane intere, fu incerto sul

da farsi .

Viscinskij. Quale fu la vostra decisione?

Radek. Il primo passo da fare sarebbe stato di andare dal Comitato Centrale del Partito, di fare una dichiarazione, di fare il nome di tutte le persone. Questo non l’ho fatto. Non fui io ad andare dalla Ghepeú, ma la Ghepeú a venire a prendermi.

Viscinsèij. Risposta eloquente!

Radek. Risposta triste!

Il verdetto fu pronunziato il 30 gennaio 1937. Gli accusati furono giudicati colpevoli di tradimento, di essere ≪ agenti delle forze fasciste tedesche e giapponesi -per svolgere attivita di sabotaggio e terroristiche ≫, colpevoli di aiutare gli ≪ aggressori stranieri ad impadronirsi di territori dell’URSS ≫. La Sezione Militare della Corte suprema sovietica condanno alla fucilazione Pjatakov, Muralov, Scestov e altri dieci . Radek, Sokolnikov e altri due agenti, meno importanti, furono condannati a molti anni di reclusione.

L’ambasciatore americ ano a Mosca, Joseph E. Davies, fu profondamente impressionato dal processo a cui assisteva giornalmente e di cui, con l’aiuto di un interprete, non perdeva una parola. L’ambasciatore Davies, ex consulente legale di complessi industriali, dichiaro che l’accusatore sovietico Viscinskij , generalmente descritto dai propagandisti antisovietici come un ≪ inquisitore brutale ≫, gli ricordava ≪ molto da vicino Homer Cummings, come lui calmo, spassionato, intellettuale, abile e sagace. Condusse il processo di tradimento in una maniera, che conquisto il mio rispetto e la mia ammirazione di uomo di legge ≫.

Il 17 febbraio 1937 l’ambasciatore Davies, in un dispaccio riservato al segretario di Stato Cordell Hull, riferiva che quasi tutti i diplomatici esteri di Mosca condividevano la sua opinione circa la giustizia della sentenza. L’ambasciatore Davies scriveva: ≪ Ho parlato con molti membri del corpo diplomatico qui

accreditati, se non con tutti, e, con una sola eccezione, tutti erano del mio parere che il processo abbia provato chiaramente l’esistenza di una cospirazione politica diretta a rovesciare il governo ≫.

Ma questi fatti non furono resi pubblici. Potenti forze cospiravano per nascondere la verita sulla quinta colonna nella Russia sovietica. L’11 marzo 1937, l’ambasciatore Davies scriveva nel suo diario di Mosca: ≪ Un altro diplomatico, il ministro ***, mi ha fatto ieri una dichiarazione molto significativa. -Discutendo il processo, mi disse che, secondo lui, gli accusati erano indubbiamente colpevoli; che tutti quelli di noi che avevano assistito al processo erano praticamente d’accordo su questo; che il mondo esterno, a giudicare dai resoconti della stampa, sembrava tuttavia pensare che il processo era una messinscena (façade , diceva); che, benche egli sapesse che le cose non stavano cosi, era pero bene che fuori della Russia si pensasse cosi ≫.

 

3. Azione in maggio.

Ma la cospirazione era ancora tutt’altro che schiacciata. Al pari di Pjatakov, anche Radek aveva nascosto alle autorita sovietiche informazioni importanti, benche le sue deposizioni fossero apparse esaurienti. Ma i congiurati rimasti erano convinti che ogni ulteriore ritardo del colpo finale sarebbe stato fatale. In tutta fretta Krestinskij , Rosengoltz, Tukhacevskij e Gamarnik tennero una serie di conferenze segrete. Tukhacevskij comincio con l’assegnare ufficiali del gruppo militare a ≪ comandi ≫ speciali, ciascuno dei quali avrebbe dovuto assolvere compiti speciali al momento dell’attacco. Alla fine del marzo 1937, i preparativi per il colpo di forza militare erano nel loro stadio finale. In un incontro con Krestinskij e Rosengoltz, nell’appartamento di quest’ultimo a Mosca, Tukhacevskij annuncio che il gruppo militare sarebbe stato pronto ad agire entro sei settimane. La data dell’azione sarebbe stata fissata per i primi di maggio, ad ogni modo prima del 15 maggio. Il Gruppo militare – egli aggiunse – stava ancora

discutendo ≪ alcune differenze ≫ circa i sistemi da seguire per impadronirsi del potere. Secondo uno di questi piani , quello su cui Tukhacevskij ≪ contava soprattutto ≫ – come affermo Rosengoltz piu tardi, ≪ un gruppo di militari, suoi aderenti, dovevano sotto vari pretesti adunarsi nel suo appartamento, entrare nel Cremlino, impossessarsi della centrale telefonica del Cremlino e uccidere i capi del Partito e del governo ≫. Contemporaneamente, secondo questo piano, Gamarnik e le sue unita ≪ si sarebbero

impadroniti del Commissariato del popolo per gli affari interni ≫. Aprile passo rapidamente fra gli ultimi febbrili preparativi del colpo. Krestinskij comincio a compilare lunghe liste di ≪ persone di Mosca da arrestare e da allontanare dai loro posti, al momento in cui sarebbe stato sferrato il colpo, ed elenchi di gente che potevano sostituirle ≫.

Uomini armati al comando di Gamarnik ebbero l’incarico di uccidere Molotov e Voroscilov. Rosengoltz, nella sua qualita di Commissario per il commercio estero, parlava di fissare un appuntamento con Stalin alla vigilia del colpo e di assassinare il capo sovietico nel suo quartier generale del Cremlino.

Era la seconda settimana del maggio 1937.

Poi il governo sovietico vibro rapidamente il colpo di grazia. L’11 maggio, il maresciallo Tukhacevskij veniva allontanato dal suo posto di vice-commissario della guerra e

assegnato a un comando di minore importanza nel distretto del Volga. Al generale Gamarnik veniva tolta la carica di vice-commissario della guerra. Anche i generali Jakir e Uborevic, complici di Tukhacevskij e Gamarnik, venivano allontanati. Altri due generali, Kork e Eidemann, venivano arrestati e accusati di essere in rapporti segreti con la Germania nazista.

Un comunicato ufficiale rivelava che Bucharin, Rvkov e Tomskij, che erano stati strettamente sorvegliati e seguiti, erano ora accusati di tradimento. Bucharin e Rikov erano stati arrestati. Tomskij, sfuggito all’arresto, si uccise. Il 31 maggio il generale Gamarnik segui il suo esempio e si uccise con un colpo di pistola. Si annuncio che Tukhacevskij e diversi altri alti ufficiali erano stati arrestati dal NKVD. Poco dopo, fu arrestato Rosengoltz. Continuava su scala nazionale il rastrellamento di persone sospette di essere agenti della quinta colonna.

La mattina dell’11 giugno 1937, alle undici, il maresciallo M. N. Tukhacevskij e altri sette generali dell’esercito rosso furono tradotti dinanzi a un tribunale militare speciale della Suprema corte sovietica. Il processo ebbe luogo a porte chiuse per il carattere militare riservato delle deposizioni. Fu una corte marziale militare. Gli imputati erano accusati di cospirazione con potenze nemiche ai danni dell’Unione Sovietica.

Il 12 giugno il Tribunale militare emise la sentenza. Accertata la fondatezza delle accuse, gli imputati erano condannati alla fucilazione, come traditori. Ventiquattro ore dopo, la sentenza fu eseguita da un distaccamento dell’esercito rosso.

Ancora una volta, assurde dicerie e calunnie antisovietiche dilagarono in tutto il mondo. L’intero esercito rosso, si diceva, era in fermento, pronto a rivoltarsi contro il governo sovietico; Voroscilov ≪ marciava su Mosca ≫ a capo di un’armata antistaliniana; ≪ fucilazioni in massa ≫ avvenivano in tutta la Russia sovietica; da questo momento in poi, l’esercito rosso, perduti i suoi ≪ generali migliori ≫, non costituiva ≪ piu un fattore importante nella situazione internazionale ≫. .

Molti osservatori onesti furono profondamente turbati dagli avvenimenti nella Russia sovietica. Il carattere e la tecnica della quinta colonna erano ancora sconosciuti. Il 4 luglio 1937, Joseph E. Davies,ambasciatore americano a Mosca, ebbe un colloquio col ministro degli Esteri sovietico Maxim Litvinov. Disse francamente a Litvinov che l’esecuzione dei generali e i processi dei trotskisti avevano suscitato un’impressione sfavorevole negli Stati Uniti e in Europa.

≪ Un giorno – disse Litvinov – il mondo capira quello che abbiamo fatto per proteggere il nostro governo dalla minaccia del tradimento… Noi abbiamo reso un servizio a tutto il mondo, proteggendo noi stessi contro la minaccia di un dominio hitleriano e nazista sul mondo intiero , e facendo in tal modo dell’Unione Sovietica un forte baluardo contro la minaccia nazista ≫.

Il 28 luglio 1937, dopo aver personalmente fatto delle indagini sulla reale situazione interna della Russia sovietica, l’ambasciatore Davies mando al segretario di Stato Cordell Hull il ≪ Dispaccio N. 457, strettamente riservato ≫.. L’ambasciatore passava in rassegna gli avvenimenti recenti e smentiva le assurde voci sul malcontento delle masse e sul crollo imminente del governo sovietico. ≪ Non vi e traccia (come pretendono i giornali) di Cosacchi accampati vicino al Cremlino o in movimento sulla Piaz.za Rossa≫,scriveva.

L’ambasciatore Davies riassumeva la sua analisi del caso Tukhacevskij nelle seguenti parole: ≪ Se non sopravverranno o assassini, o guerre all’esterno, la posizione di questo governo e dell’attuale regime appare ben salda oggi, e probabilmente anche per parecchio tempo a venire. Il pericolo del sorgere di un Corso per il momento e stato eliminato ≫.

4. Finale.

L’ultimo dei tre celebri processi di Mosca ebbe inizio il 2 marzo 1938 nella sede dei sindacati, dinanzi alla Sezione Militare della Corte suprema dell’URSS. Le udienze, comprendenti sessioni antimeridiane, pomeridiane e serali e a porte chiuse – durante le quali furono udite le deposizioni implicanti segreti militari – durarono sette giorni.

Gli imputati erano ventuno. Fra di essi si trovavano l’ex capo dell’OGPU Jagoda e il suo segretario Pavel Bulanov; i capi della Destra, Nikolai Bucharin e Aleksjej Rykov; i dirigenti trotskisti e agenti tedeschi Nikolaj Krestinskij e Arkadij Rosengoltz; e altri quindici cospiratori, membri del Blocco, sabotatori, terroristi e agenti stranieri, compresi l’agente di collegamento trotskista Serghjej Bessonov, e i medici assassini Levin e Kazakov.

Il giornalista americano, Walter Duranty, che assistette al processo, scrisse nel suo libro The Kremlin and the People: ≪ Era realmente il ” processo per finire tutti i processi “, perche le finalita erano ben chiare, il Pubblico Ministero aveva tutte le prove, e aveva individuati i nemici, all’interno e all’esterno. I dubbi e le esitazioni del passato erano ora superati, perche un caso dopo l’altro, e specialmente, ritengo, il caso dei ” generali “, avevano gradualmente completato il quadro che era cosi confuso e incompleto all’epoca dell’assassinio di Kirov… ≫

Il processo del Blocco delle Destre e dei trotskisti, per la prima volta nella storia, rese pubbliche in ogni particolare le attivita di una delle quinte colonne dell’ Asse. L’intiera tecnica del metodo impiegato dall’Asse per le conquiste segrete fu messa a nudo; la propaganda, lo spionaggio, il terrore, il tradimento nelle alte cariche, le macchinazioni dei Quisling, la tattica di un’armata segreta che colpisce dall’interno, tutta la strategia della quinta colonna per mezzo della quale i nazisti minavano gia la Spagna, l’Austria, la

Cecoslovacchia, la Norvegia, il Belgio, la Francia e altri paesi d’Europa e d’America, furono rivelate in pieno.

≪ I Bucharin e i Rykov, i Jagoda e i Bulanov, i Krestinskij e i Rosengoltz, – dichiaro l’accusatore sovietico Viscinskij, nel suo discorso conclusivo dell’1l marzo 1938 – sono una sola cosa con la quinta colonna ≫.

L’ambasciatore Joseph E. Davies, che assistette alle udienze, trovo che il processo era ≪ impressionante ≫ nei suoi elementi drammatici, legali, umani e politici. Scrisse alla figlia 1’8 marzo: ≪ Tutte le debolezze e tutti i vizi fondamentali della natura umana – e nella loro luce peggiore le ambizioni personali – emergono in questo processo. Essi rivelano il profilo di una cospirazione che fu abbastanza vicina a conseguire lo sperato successo e a rovesciare questo governo ≫.

Alcuni fra gli accusati, per salvarsi, tentarono di svincolarsi dalla piena responsabilita dei loro delitti, di addossare la colpa ad altri, di atteggiarsi a uomini politici sinceri, ma traviati. Altri, senza apparente emozione o speranza di sfuggire alla sentenza, riferivano i truci particolari degli assassini ≪ politici ≫ commessi, e le operazioni di spionaggio e di sabotaggio compiute sotto la direzione dei Servizi segreti militari tedesco e giapponese.

La sentenza fu letta la mattina del 13 marzo 1938. Tutti gli accusati furono trovati colpevoli. Tre di essi, Pletnev, Bessonov e Rakovskij furono condannati al carcere, gli altri alla fucilazione. Tre anni dopo, nell’estate del 1941, dopo l’invasione nazista dell’URSS, Joseph E. Davies, ex ambasciatore americano nell’Unione Sovietica, scriveva:

≪ In Russia e mancata la cosiddetta ” aggressione interna ” pronta a collaborare con l’Alto Comando tedesco. La marcia di Hitler su Praga nel 1939 fu accompagnata dall’attivo appoggio militare delle organizzazioni di Henlein in Cecoslovacchia; lo stesso avvenne nell’invasione della Norvegia. Nel quadro russo invece non vi furono ne Henlein alla maniera sudetica, ne Tiso a quella slovacca, ne Degrelle del tipo belga, ne Quisling come in Norvegia… .

≪ Il perche di questo va cercato nei cosiddetti processi di tradimento o di epurazione a cui avevo assistito e di cui avevo sentito parlare nel 1937 e nel 1938. Riesaminando da sotto una nuova visuale i resoconti di quei processi e rivedendo quel che io stesso ne avevo allora scritto, mi avvidi che, praticamente, tutti i metodi dell’attivita della quinta colonna tedesca, quale ora la conosciamo, erano stati scoperti e messi a nudo dalle confessioni e dalle deposizioni rese in questi processi dai Quisling russi confessi…

≪ Tutti quei processi, epurazioni e liquidazioni che sembrarono allora tanto violenti e che scandalizzarono il mondo, appaiono ora chiaramente come uno degli aspetti del vigoroso e risoluto sforzo del governo di Stalin per proteggersi non solo da una rivoluzione all’interno, ma anche da un attacco dall’esterno, si misero a lavorare per ripulire il paese da tutti gli elementi che potessero tradire, e i casi dubbi furono tutti risolti a favore del governo. Nel 1941 non ci furono in Russia affiliati alla quinta colonna: erano stati tutti giustiziati in precedenza. L’epurazione aveva ripulito il paese, liberandolo dal tradimento ≫.

La quinta colonna dell’Asse, nella Russia sovietica, era stata schiacciata.

Capitolo diciottesimo

Assassinio nel Messico

L’imputato principale di tutti e tre i processi di Mosca era un uomo che si trovava a cinquemila miglia di distanza. Nel dicembre 1936, dopo il processo Zinoviev-Kamenev e l’arresto di Pjatakov, Radek e di altri membri dirigenti del centro trotskista, Trotskij fu costretto a lasciare la Norvegia. Varco l’Atlantico e arrivo nel Messico il 13 gennaio 1937. Egli organizzo un nuovo quartier generale in una villa a Coyoacan, sobborgo di Citta del Messico. Da Coyoacan, nei mesi successivi, Trotskij segui, senza poter far nulla, lo sfacelo – pezzo per pezzo – della complicata e potente quinta colonna russa sotto i potenti colpi del governo sovietico…

Al Messico, come in Turchia, in Francia e in Norvegia e ovunque aveva vissuto, Trotskij non tardo a essere circondato da una congrega di discepoli, avventurieri e guardie armate. Ancora una volta, viveva in un’atmosfera fantastica di intrigo. La villa di Coyoacan dove Trotskij aveva installato il suo quartier generale era virtualmente una fortezza. Un muro alto circa sette metri la cingeva. Nelle torri a quattro angoli montavano la guardia giorno e notte sentinelle armate di mitra. Oltre alla unita di polizia messicana distaccata appositamente fuori della villa, vi era la guardia del corpo armata di Trotskij che teneva il suo quartier generale sotto incessante controllo.

Tutti i visitatori dovevano presentare documenti d’identita e subire un interrogatorio stringente simile a quello dei posti di guardia di frontiera. I loro lasciapassare dovevano essere firmati e controfirmati. Dopo essere stati ammessi a varcare i cancelli del muro di cinta, venivano perquisiti, in cerca di armi nascoste, prima di poter, entrare nella villa.

All’interno della casa vi era un’atmosfera di intensa attivita. Vi lavoravano numerose persone che prendevano istruzioni dal capo e eseguivano i suoi ordini. Segretari

particolari preparavano scritti di propaganda antisovietica, i proclami di Trotskij, articoli, libri e comunicazioni segrete in russo, tedesco, francese, spagnolo e inglese. Come a Prinkipo, Parigi. e Oslo, molti di questi ≪ segretari ≫ di Trotskij portavano la rivoltella al fianco, e la stessa atmosfera fantastica di intrigo e di mistero circondava il cospiratore antisovietico.

La posta era moltissima e affluiva al quartier generale messicano da tutte le parti del mondo. Spesso le lettere esigevano un trattamento chimico, trattandosi di messaggi scritti con inchiostro invisibile fra innocue righe visibili. Continua e intensa era la corrispondenza telegrafica e telefonica con I’Europa, l’Asia e gli Stati Uniti. Un fiume ininterrotto di giornalisti, celebrita, uomini politici, misteriosi visitatori in incognito, venivano a intervistare il capo ≪ rivoluzionario ≫ del movimento antisiovietico o a conferire con lui. Vi erano frequenti delegazioni di trotskisti esteri – trotskisti francesi, americani, indiani, cinesi, agenti del P.O.U.M. Dalla sua villa fortificata di Coyoacan, Trotskij dirigeva in tutto il mondo la sua organizzazione antisovietica: la quarta Internazionale.

In tutta l’Europa, l’Asia, America del Nord e del Sud, legami stretti esistevano fra la quarta Internazionale e la rete nazista della quinta colonna. Nella Cecoslovacchia, trotskisti collaboravano con l’agente nazista Konrad Henlein e con il suo Sudeten Deutsche Partei (Partito dei Tedeschi dei Sudeti). Serghjej Bessonov, il corriere trotskista che era stato

consigliere dell’ambasciata sovietica a Berlino, depose, durante il suo processo nel 1938, che nell’estate del 1935 aveva stretto rapporti con Konrad Henlein a Praga. Bessonov dichiaro di aver fatto personalmente da intermediario tra il gruppo di Henlein e Lev Trotskij.

In Francia, Jacques Doriot, agente nazista e fondatore del partito popolare fascista, comunista rinnegato, era trotskista. Doriot lavorava in stretto rapporto con la sezione francese della quarta Internazionale trotskista, al pari di altri agenti nazisti e fascisti francesi. In Spagna, trotskisti si trovavano in grande numero nelle file del P.O.U.M., l’organizzazione della qumta colonna che appoggiava la rivolta fascista di Franco. Il capo del P.O.U.M. era Andreas Nin vecchio amico e alleato di Trotskij.

In Cina, trotskisti operavano sotto il controllo diretto dello spionaggio militare giapponese. La loro attivita era molto apprezzata dagli ufficiali dirigenti lo spionaggio gtapponese. II capo del Servizio di spionaggio giapponese dichiaro nel 1937 a Pechino: ≪ Dovremmo appoggiare il gruppo trotskista e aiutarlo attivamente, in modo che la loro attivita nelle varie parti della Cina possa riuscire utile e vantaggiosa per l’impero, poiche questi Cinesi disgregano l’unita del paese. Essi lavorano con finezza e abilita non comuni ≫.

In Giappone, i trotskisti erano chiamati il ≪ trust dei cervelli del Servizio segreto ≫. In apposite scuole si insegnava agli agenti segreti giapponesi la tecnica di penetrare nel Partito comunista nella Russia sovietica e di combattere l’attivita antifascista in Cina e in Giappone. In Svezia, Nils Hyg, uno dei trotskisti piu in vista, aveva ricevuto un sussidio finanziario dal finanziere e truffatore filonazista Ivar Kreuger. Le prove dell’appoggio finanziario dato al movimento trotskista da Kreuger, vennero alla luce dopo il suicidio di Kreuger, quando i revisori trovarono fra le sue carte ricevute di avventurieri politici di ogni sorta, compreso Adolf Hitler.

In tutto il mondo i trotskisti erano diventati lo strumento con cui i servizi di spionaggio dell’Asse cercavano di penetrare nei movimenti liberale, radicale e operaio per raggiungere i propri fini. Nel settembre 1939, un agente trotskista europeo, che viaggiava sotto il nome di Frank Jacson, arrivava negli Stati Uniti sul piroscafo francese Ile de France. Jacson era stato reclutato nel movimento trotskista da una trotskista americana, Sylvia Ageloff, mentre era studente alla Sorbona a Parigi. Nel 1939, a Parigi fu

avvicinato da un rappresentante dell’ ≪ Ufficio della Quarta Internazionale ≫ segreto e incaricato di recarsi al Messico per diventarvi uno dei ≪ segretari ≫ di Trotskij. Gli fu consegnato un passaporto che in origine aveva appartenuto a un cittadino canadese, Tony Babich, membro dell’esercito repubblicano spagnuolo, ucciso in Spagna dai fascisti. I trotskisti avevano ottenuto il passaporto di Babich, ne avevan tolto la fotografia sostituendola con quella di Jacson.

Jacson fu accolto al suo arrivo a New York City da Sylvia Ageloff e da altri trotskisti, e fu condotto a Coyoacan, dove inizio il suo lavoro per Trotskij. In seguito Jacson diede le seguenti informazioni alla polizia messicana:

≪ Trotskij stava per mandarmi in Russia con l’incarico di organizzarvi un nuovo ordinamento. Mi disse che dovevo andare su aereo a Sciangai, dove avrei trovato altri agenti su certa nave, e insieme, attraverso il Manciukuo, saremmo andati in Russia. La nostra missione consisteva nel portare la demoralizzazione in seno all’esercito rosso, nel commettere atti diversi di sabotaggio negli impianti bellici e in altre fabbriche ≫.

Jacson non parti mai per la sua missione terroristica nell’Unione Sovietica. Nel tardo pomeriggio del 20 agosto 1940, nella villa di Coyoacan, potentemente fortificata, Jacson assassino il suo capo, Lev Trotskij, fracassandogli la testa con una piccozza da montagna.

Arrestato dalla polizia messicana, Jacson disse di aver voluto sposare Sylvia Ageloff, e che Trotskij aveva vietato questo matrimonio. Un litigio violento, che riguardava la ragazza, scoppio fra i due uomini. ≪ Per amore di lei – disse Jacson – decisi di sacrificarmi fino all’estremo ≫. In ulteriori dichiarazioni, Jacson affermo: ≪ .. . Invece di trovarmi faccia a faccia con un capo politico che dirigesse la lotta per la liberazione della classe operaia, mi vidi dinanzi un uomo che non voleva altro che sodisfare i suoi bisogni e le sue ambizioni di vendetta e di odio e che si serviva della lotta operaia soltanto come di un mezzo di celare la propria bassezza e i suoi calcoli spregevoli… .

≪ Quanto a questa casa, che egli disse giustamente di aver trasformato in una fortezza, molto spesso mi domandavo da dove fosse venuto il denaro per tali lavori… Forse il console di una grande nazione straniera che spesso lo visitava potrebbe rispondere alla domanda in vece nostra … ≪ Fu Trotskij a distruggere il mio carattere, il mio avvenire e tutti i miei affetti. Mi trasformo in un uomo senza nome, senza paese, in uno strumento suo. Ero in un vicolo cieco… Trotskij mi fece a pezzi con le sue mani come se fossi stato un pezzo di carta ≫.

La morte di Lev Tfotskij lasciava un solo candidato vivente alla parte di Napoleone in Russia: Adolf Hitler.

Il decalogo del politicamente corretto italiano

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1. La Costituzione italiana è la più bella del mondo. Anche secondo l’art.89 della Costituzione sovietica del 1918, l’art.VII di quella americana del 1789 (pure precedenti), l’art.60 di quella francese del 1958 ecc. ecc. che, ovviamente, nessuno conosce. Per questo è la più bella del mondo. L’ignoranza non vede oltre l’Arno.
2. L’Italia è una Repubblica fondata da Eugenio Scalfari.
3. Lo Stato siamo noi. Il popolo si senta escluso.
4. Garantire la laicità dei poteri dello Stato. In sæcula sæculorum. Amen.
5. La libertà è partecipazione. Al consiglio d’amministrazione ma della banca etica che sperpera e specula sognando una finanza ascetica nel cielo dell’avvenire
6. Libertà di culto. Della personalità del Presidente della Repubblica.
7. Rispetto delle principali cariche dello Stato. Sempre che non torni il nano altrimenti minacciare di nuovo il colpo di stato militare per bocca di Rosa (Asor)
8. Libertà sessuale. Eccetto per Berlusconi, l’eversore di Botta Continua.
9. Pari opportunità per tutti. Dopo aver riservato quote di riserva alle quote rosa, alle quote gay, alle quote trans, alle quote immigrati, alle quote correnti, alle quote parenti, affini e sopraffini, alle quote amici, alle quote amanti, alle quote in contanti e alle quote della snai.
10. La meritocrazia prima di tutto. Tornare al punto precedente e metterla in culo a tutto il resto.

La “domenica delle salme” dell’industria strategica nazionale

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I ministri dei temporali in un tripudio di tromboni…auspicavano liquidazioni, parafrasando ed aggiornando il De André della “domenica delle salme”.  Così, i nostri attuali politicanti non sono da meno nell’annunciare disgrazie per il Paese allorché qualcuno prova ad avanzare l’ipotesi di liberarsi di loro.

Salito Monti al Governo, con un colpo di mano tecnocratico favorito dalla partitocrazia, veniva sostenuto che qualsiasi attacco alla sua leadership avrebbe comportato un cataclisma nazionale. Poi il bocconiano se n’è andato ma l’apocalisse non è arrivata. Anzi, a distanza di qualche mese scopriamo che l’emerita testa di professore ha peggiorato la situazione dei bilanci pubblici per la quale era stato invocato, come un deus ex machina, da destra e da sinistra.

Se dovesse cadere Enrico Letta, sentenziano oggi gli stessi che ci terrorizzavano ieri, verrebbe giù il diluvio universale. Speriamo che a questo punto gli italiani abbiano capito il ricatto psicologico e non si facciano più intimorire da tali venditori di fumo e di iettature.

La distruzione non fa più paura al popolo, mentre i profeti di sventura, incapaci di recuperare dignità e sovranità, continuano a fargliene ancora tanta, in quanto sono proprio essi gli esecutori materiali dei loro stessi foschi presagi. I barbari non verranno perché sono già dentro le mura della città travestiti da irreprensibili burocrati e sobri politici.

Li guida un innominabile, il cui nome è impronunciabile anche nel tempio della democrazia. Egli è infallibile nell’esercizio delle sue funzioni, comprese le telefonate private. Garante delle larghe intese è il vicario delle divinità oltreoceaniche nel Belpaese.

Ormai è chiaro il compito di cui uominicchi e semidei sono stati investiti, per il bene delle patrie altrui. Liquidare il patrimonio strategico italiano svendendolo al peggior offerente. Non passa giornata che, con qualche dichiarazione avventata, poi ritirata o calmierata (ma la logica della partita al massacro consiste in questo tiremmolla ubriacante di annunci, smentite e contro smentite), si mettano sul mercato le nostre imprese di punta, da Eni ad Enel a Finmeccanica.

Sia chiaro, chi scrive non è un cultore della proprietà pubblica di ogni bene, spesso il privato è in grado di fare di più e meglio, laddove opera come un imprenditore vero, cioè rischiando in proprio mezzi e capitali, e non come prenditore parassita delle risorse dei contribuenti attraverso gli aiuti di stato.

Ma la disputa pubblico-privato è altamente ideologica e fuorviante quando si dipana dai classici pregiudizi di chi ritiene lo Stato una mera macchina contemperatrice degli interessi generali o da quelli opposti e speculari di chi, invece, considera il mercato un meccanismo automatico di competizione e concorrenza leale. Né l’una né l’altra cosa, poiché tutto dipende dalla natura e dai progetti dei gruppi decisori che siedono nelle istituzioni pubbliche o ai vertici delle compagnie private, nonché dalla loro visione degli avvenimenti epocali e delle istanze nazionali.

Oggi, i privati che insidiano le compagnie pubbliche, collegandosi ai piani alti di aziende straniere o, ancora, facendo pesare le loro relazioni con gli organismi internazionali, sperano di fare cassa raccogliendo le briciole che cadranno dai banchetti allestiti dai nostri detrattori esteri, con l’ausilio di rappresentati governativi ugualmente interessati al bottino.

Per questo guardiamo con sospetto ai movimenti sui tesori industriali dello Stato che producono dividendi e hanno ancora un grande potenziale di sviluppo e di affermazione sulle piazze estere. Sappiamo come sono andate a finire le privatizzazione dei primi anni ’90 e ricordiamo, purtroppo, come l’Italia si sia impoverita dopo quelle operazioni scriteriate. Basta coi capitani coraggiosi e coi politici falsi e ipocriti che paventano la catastrofe “con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni” (restando a De André). Evitiamo una domenica delle salme dell’industria strategica nazionale perché se riceviamo un altro colpo di simile non avremo la forza di rialzarci. Ci stiamo giocando l’Italia e siamo circondati da giuda italioti.

CORSI, RICORSI E NUOVI PERCORSI DELLA STORIA

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Corsi, ricorsi e nuovi percorsi storci. La storia si ripete ma in forme sempre diverse ed è proprio in questo scarto fondamentale che si trova l’originalità di ogni epoca. Mutatis mutandis, direbbero i latini. Tutto torna ma diverso, afferma l’economista Gianfranco La Grassa.

Per conoscere il presente gli uomini devono approfondire le lezioni della storia.Si fissano gli elementi generali, comuni ad ogni fase, si riscontrano  le similarità col passato (meglio, con un periodo che ci sembra maggiormente significativo perché segnala singolarità affini) e, una volta definito quello che pensiamo sia il quadro generale o un suo taglio abbastanza realistico, ottenuto in via comparativa – dati certi elementi sociali, politici, economici, culturali ecc. ecc. – si procede ad una interpretazione specifica delle caratteristiche peculiari, in ogni sfera sociale, dell’era in cui si opera.

Scrive Marx nell’Introduzione del 1857, per indicare l’evoluzione dei modi di produzione che sono altrettante tappe dello svolgimento sociale:

“La produzione in generale è un’astrazione ma un’astrazione che ha un senso, in quanto mette effettivamente in rilievo l’elemento comune, lo fissa e ci risparmia una ripetizione. Tuttavia questo generale, ossia l’elemento comune astratto e isolato mediante comparazione, è esso stesso un qualcosa di complessamente articolato che si dirama in differenti determinazioni. Di queste alcune appartengono a tutte le epoche; altre sono comuni solo ad alcune. Certe determinazioni saranno comuni all’epoca più moderna come alla più antica. E senza di esse sarà inconcepibile qualsiasi produzione; ma, se le lingue più sviluppate hanno leggi e determinazioni comuni con quelle meno sviluppate, appunto ciò che costituisce il loro sviluppo le differenzia da questo elemento generale. Le determinazioni che valgono per la produzione in generale debbono venire isolate in modo che per l’unità – che deriva già dal fatto che il soggetto, l’umanità, e l’oggetto, la natura, sono gli stessi – non vada poi dimenticata la differenza essenziale [corsivo mio]. In questa dimenticanza consiste, per esempio, tutta la saggezza degli economisti moderni che dimostrano l’eternità e l’armonia dei rapporti sociali esistenti. Essi spiegano ad esempio che nessuna produzione è possibile senza uno strumento di produzione, non fosse altro questo strumento che la mano; né senza lavoro passato e accumulato, non fosse altro questo lavoro che l’abilità riunita e concentrata per reiterato esercizio nella mano del selvaggio. Il capitale è fra l’altro anche uno strumento di produzione, anche lavoro passato, oggettivato. Quindi il capitale è un rapporto naturale eterno, universale; a condizione che io tralasci proprio quell’elemento specifico che, solo  fa di ‘uno strumento di produzione’, di un ‘lavoro accumulato’, un capitale”

Facciamo qualche esempio. Possiamo permetterci di affermare che la crisi sistemica in atto, dal punto di vista economico, si avvicina molto alla grande stagnazione principiata intorno all’ultimo trentennio dell’ottocento e durata fino agli inizi del novecento (chi sta parlando ottimisticamente di uscita, a breve, dal tunnel dello sconquasso finanziario, dunque, non sa quel che dice), mentre la situazione politica e geopolitica ricorda, sotto certi aspetti, l’epoca degli imperialismi, o almeno gli albori di questa, che poi sfociò nelle prima guerra mondiale.

Tale supposizione nasce dall’osservazione dei fenomeni politici, economici e finanziari. Di quest’ultimi esaminiamo l’andamento a piccoli balzi in avanti e pesanti ricadute all’indietro, con intervalli ravvicinati tra una puntata e l’altra che, tuttavia, non preludono ad uno schianto generalizzato imminente. Nella fase antecedente a questa, invece, i cicli di crescita erano più lunghi e le strozzature risultavano più brevi, tanto che si parlava di recessioni e non di crisi.

Adesso, sentiamo spesso tirare in ballo affermazioni come la seguente: “siamo davanti ad una crisi senza precedenti, paragonabile a quella del ’29”. O, ancora, altre antitetico-speculari che annunciano magnifiche sorti e progressive ed un ritorno alla prosperità, in pochi mesi, appena si manifestano i bagliori di “ripresine”. Gli economisti che si cimentano in queste profezie ritengono che la coordinazione delle politiche governative mondiali riaggiusterà i meccanismi regolativi dell’economia e del mercato, fino a ripristinare l’equilibrio perduto per la gioia dei popoli e delle nazioni. Poiché non hanno mai capito la natura della crisi del ’29 e da quale strada si venne fuori continuano a finire in un vicolo cieco anche ora. L’altra faccia del catastrofismo è l’ottimismo a capocchia.

Scrive sul punto, La Grassa:

“…Dopo alcuni anni di crisi, nel ’33 partì il ben noto New Deal, basato sull’intervento dello Stato in economia con l’effettuazione di spesa pubblica in deficit di bilancio, ecc. E’ ovvio che per prendere decisioni simili doveva già essersi formato un certo senso comune nell’interpretazione, sia pure ancora rudimentale, del processo di svolgimento della crisi nei quattro anni precedenti. Quell’interpretazione venne sgrossata e raffinata, ricondotta a “rigorosa” teoria, con un sistema di procedimenti logici svolti anche in forma matematica, ecc. Ciò avvenne nel ’36 con l’opera fondamentale di Keynes. Proprio in quell’anno, o al massimo nel successivo, il complesso delle operazioni di intervento statale compiute durante la presidenza Roosevelt mostrò la corda, e l’economia Usa tornò ad assaggiare i morsi della crisi, da cui uscì definitivamente – come messo in chiaro molte volte e non solo dal sottoscritto – con la seconda guerra mondiale.”

I propagandisti della lotteria economicistica, invece, proseguono a sparare previsioni a casaccio perché, in verità, non hanno afferrato quali grandi mutamenti stiano covando sotto il terreno della storia. Lo fanno per imperizia ma qualcuno anche per furbizia, essendo intenzionati a sfruttare l’aura oracolare che i dominanti e i potenti vestono loro addosso per confondere le acque ed impedire alla scienza di fare il suo corso.

Ecco cosa dice ancora G. La Grassa:

“…quando [la crisi] è scoppiata e in tempi relativamente brevi (assai meno di un anno), la mia interpretazione si è indirizzata appunto alla s-regolazione politica del sistema e quindi alla previsione – sempre “all’ingrosso”, secondo il metodo indiziario – della progressiva affermazione di una tendenza ad un futuro nuovo autentico policentrismo (di pieno conflitto), instaurando una similitudine tra questa crisi e quella di fine XIX secolo (inizio dell’epoca detta dell’imperialismo, da non confondere come solitamente si è fatto con il colonialismo). Ho quindi escluso sia eventi del tipo delle crisi (iniziate con crolli finanziari maggiori) del tipo 1907-1929, sia la possibilità di nuove impetuose crescite generalizzate. Un prevalente andamento a sinusoide, invece, con trend piatto o quasi piatto per gran parte dei paesi (in particolare per quelli più avanzati capitalisticamente), nel mentre si andranno preparando gli assestamenti maggiori nel campo dei rapporti di forza tra varie potenze: quella ancora in deciso vantaggio e le altre che conosceranno con ogni probabilità notevoli difficoltà nel portarsi alla pari con gli Usa, ma proseguiranno comunque in questo sforzo, magari a fasi alterne”.

Condividiamo questa analisi perché, al momento, si è avvicinata più di qualunque altra alle circostanze che stiamo vivendo e verificando passaggio dopo passaggio. Le scosse di questi ultimi anni sono dovute ad una “sregolazione” politica di cui gli smottamenti finanziari sono il segnale inequivocabile. Agire sugli effetti, in modo così conformistico e ristretto, aggraverà l’agonia di quei Paesi, come l’Italia, incapaci di ricostruirsi una visione politica dei processi messi in moto dal multipolarismo, nonché di quelli che saranno accesi dal prossimo policentrismo.

Non esiste più un centro di stabilizzazione (o due, come durante la guerra fredda, per aree diverse e contrapposte del pianeta, Est-Ovest, che facevano riferimento a modelli sociali antinomici) in grado di assicurare saldezza politica e relativa sicurezza economica. Venendo a mancare la supremazia di una Potenza tutto viene messo in discussione perché si allarga la cerchia dei competitori che ambiscono ad estendere la propria sfera d’influenza e d’interesse.

Tuttavia, è bene rammentare che, pur essendo destinati ad aumentare gli attriti sullo scacchiere geopolitico, anche di tipo militare, lo sbocco non sarà necessariamente una guerra mondiale in stile “classico”, come quella del ‘15-‘18 o  ancora del ‘39-‘45.

Anche la forma del conflitto bellico si modificherà profondamente in ragione del progresso scientifico-tecnologico e di quello militare-strategico raggiunto dalla nostre civiltà.

Basti pensare a come si sta evolvendo la dottrina statunitense in questo campo. L’indirizzo Usa si basa sulla nozione di “light footprint strategy” che dovrebbe essere di difesa ma è, piuttosto, il massimo camuffamento di un’offensiva irriducibile prolungata nel tempo.

Droni, forze speciali e cyber attacchi ne costituiscono l’ossatura. Ieri carrarmati e bombardieri erano indispensabili, sin dalle primi fasi delle controversie tra contendenti, per colpire e neutralizzare determinati target, ma ora che gli stessi obiettivi si sono tramutati, a cagione del livello di modernizzazione della formazione globale capitalistica, cambiano anche i mezzi, gli equipaggiamenti e gli allestimenti per adempiere alla guerra.  Ovvero, si colpirà frontalmente soltanto in circostanze estreme e non su tutti i fronti.

Questo vale, particolarmente, per le grandi potenze che si equivarranno militarmente e adotteranno strategie militari speculari. La guerra asimmetrica, ad intensità variabile, ritarderà o, persino, eviterà una contesa armata generale, pari a quelle del secolo scorso. Ma, in conclusione, dovrà emergere prima o poi un polo di forza (composto da uno o più stati alleati) capace di sottomettere un’area geografica abbastanza vasta, in modo da poter esercitare la sua egemonia esclusiva e consolidare (a proprio vantaggio) la situazione.  Gli squilibri si attenueranno per alcuni anni e lustri (monocentrismo), in primo luogo nello spazio politico che uscirà vincitore dalla controversia descritta. L’umanità di questi luoghi crederà di aver toccato vette di benessere e di ricchezza incontrovertibili (dimenticandosi di chi, invece, da qualche altra parte se la passerà male o peggio o non abbastanza bene e anelerà, guidata da gruppi decisori ambiziosi, agli stessi standard) poi, “improvvisamente”, sopraggiungerà un’altra crisi, nella forma finanziaria-economica e successivamente ancora in quella politica-istituzionale, perché l’immortale vecchia talpa del conflitto avrà scavato ancora sotto la superficie sociale, facendo sprofondare le strutture dell’equilibrio apparente alle quali si era agganciata la speranza umana della pacificazione universale.

Ed il ciclo ricomincerà daccapo… Le spinte squilibranti che attraversano le costruzioni sociali e le strutture organizzative umane sono ineliminabili, per questo motivo si scatenano i conflitti che, dunque, sono connaturati alla nostra esistenza collettiva. Un mondo di solidarietà e di cooperazione piene non esisterà mai, nemmeno in una ipotetica società dell’avvenire non più fondata sull’estorsione del plusvalore e su conchiuse oligarchie dominanti.

 

 

LO SCIMMIOTTO MALINCONICO

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Vizi e virtù umane volano, strisciano, galoppano, mai che restino in posizione eretta, sulla pellaccia nostra ove nascono, imputridiscono e muoiono, a sigillo della specificità della specie che farebbe meno specie se non attribuisse al resto dell’abitato terrestre i suoi pochi pregi e tanti difetti.

Eppure, stupido come un uomo renderebbe meglio di qualsiasi altro epiteto l’idea della stupidità che ci affligge ma l’idea, evidentemente, non ci “sconfinfera” affatto tanto che la proiettiamo lontano o antropomorfizziamo invano tutto il mondano. Infatti, al destino non si sfugge, chi è nato umano per quanto si sforzi di migliorare non salirà mai al nobile rango belvesco o vegetale.

Bocca di rosa o cervello di acciuga non importa, sempre di noi si parla che benché camuffati in quel che non siamo, nobili rapaci, bestie puzzolenti o “ginepri folti di coccole aulenti”, restiamo un gradino al di sotto della rappresentazione metaforica dove ci deresponsabilizziamo. Certo, fa più piacere sentirsi dire bello come un levriero, fiero come un leone o snello come un’antilope che scemo come un pollo, ma la sostanza non cambia.

Un esponente del Senato ha dato dell’orango ad un Ministro. Va bene che siamo nella Repubblica delle Banane ma non esageriamo. Voleva offenderla ma l’ha elevata scadendo lui ad un livello di forma di vita unicellulare. Anzi, direi proprio ad una forma che sta sotto la vita e non sempre vive. Rivolgersi al Cavalier pompetta.

Il leghista pavone si sarà sentito una vera volpe. Ma all’aquila che vola peggio di una quaglia vorremmo ricordare che l’orango, avendo progenitori comuni, è più simile a noi della stessa volpe o della lince, nonché di tutte le altre bestie che incarnerebbero, al modo di vedere generale, intelligenza, astuzia e numerose qualità delle quali lui si sentirà sicuramente depositario.

Ergo, orango dovrebbe essere molto meno offensivo di falco per un sapiens sapiens, a meno che egli non voglia sposare la nostra teoria, cioè quella secondo cui noi apparteniamo alla razza più sciocca esistente sul pianeta. A quel punto, dovrebbe convenirne, lui rappresenterebbe, insieme a noialtri, il terminale di questa involuzione millenaria che porta dritto dritto alla imbecillità attuale. Dunque, se lo volessimo oltraggiare fino a farlo incazzare come una iena lo appelleremmo Cro-Magnon. Ma lasciamo stare, se non altro perché rinunciando all’antropomorfismo dovremmo cancellare le nostre radici mitologiche, letterarie e politiche, da Fedro a Trilussa passando per Machiavelli. Comunque, non avremmo più il piacere di dire che il nostro leghista è un asino risalito in politica al quale manca troppo la stalla, tanto che invece di ragionare raglia.

Ma anche ai progressisti che fanno tanto baccano per questa storia abbiamo da rimproverare tutto. Con tutto quello che stanno combinando al Paese con che coraggio menano il can per l’aia? Perché questo casino per questioni di lana caprina mentre non fanno nulla per impedire (anzi, piuttosto accelerano come serpi in seno nazionale) la liquidazione dell’Italia? Come mai tutti questi sassi in piccionaia? Ai porci l’ardua impudenza.

LO SCIMMIOTTO MALINCONICO (di Trilussa)

Ho visto lo Scimmiotto ranguttano:

cià ‘na bocca accusì, che pare un forno,

o magna o dorme, e resta tutt’er giorno

co’ la testa appoggiata ne la mano

come pensasse a un sito più lontano,

lontano da la gente che cià intorno.

Forse, chissà?, je passa pe’ la testa

l’ora tranquilla d’un tramonto d’oro,

cór sole che j’entrava de straforo

framezzo a li bambù de la foresta

mentre spurciava quarche scimmia onesta

come succede da le parte loro.

Forse je seccherà de fa’ la mostra:

sarà scocciato d’esse messo in piazza

come rappresentante d’una razza

che s’avvicina tanto a quela nostra:

‘st’affare l’avvilisce, e lo dimostra

perché se vede l’ommini s’incazza.

Oppure in quela bestia pensierosa

nun ce sarà che l’anima egoista

d’uno Scimmiotto che se mette in vista

co’ la speranza d’arivà a una cosa…

C’è infatti un deputato socialista

che quanno pensa cià la stessa posa.

Extraordinary rendition all’amatriciana

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La vicenda della moglie dell’oligarca kazako Mukhtar Ablyazov riaccende i riflettori sui dilettanti allo sbaraglio che ci (s)governano. Di chiunque siano le responsabilità dirette non importa, in molti dalle parti del Governo dovrebbero cambiare mestiere e darsi all’ippica con risultati che sarebbero, c’è da scommetterci, altrettanto deludenti.

Le colpe dei delinquenti non ricadono sulle mogli e sui figli ma si faccia in modo che non creino problemi internazionali tra diplomazie che hanno affari lucrosi in ballo. Dunque c’è modo e modo di togliersi dagli impicci senza apparire impacciati o, peggio ancora, incompetenti. I nostri rappresentanti al Gabinetto più sporco della storia nazionale sono stati l’una e l’altra cosa. Tirare lo scarico con l’aria distratta diventa sempre più complicato per lorsignori. Non per essere cinici ma una extraordinary rendition condotta in quella maniera, cioè all’amatriciana, contro una persona che aveva tutti i titoli per starsene al calduccio in Italia, è roba da scalzacani. Se proprio si doveva fare un regalo ad Astana, in ossequio a certi contrattucci energetici, si poteva scegliere una scorciatoia, una strada più coperta ed intelligente, evitando imbarazzi a noi e a loro che adesso saranno costretti a rispedire al mittente non la donna ma la richiesta di rimpatrio. Ne accadono di tutti i colori su questa terra, compresa l’Italia. L’uomo è debole per natura, commette sempre qualche peccatuccio nelle circostanze adeguate e finisce per violare la legge. Se non lo fa spontaneamente si possono creare ad arte le condizioni. Un piccolo incidente di percorso, magari provocato da mani esperte, sarebbe stato sufficiente per dichiarare la persona non gradita e rispedirla a casa. Troppa roba per chi ha ormai un solo neurone nel cervello e teme di contraddirlo per non risultare divisivo nell’epoca delle larghe intese.

In conclusione, puntualmente, è arrivata la solita figura di palta che ci mette alla berlina di fronte a tutti, senza che nessuno si periti di fare un passo indietro.

Stiamo ai fatti però. Il cosiddetto oppositore Kazako è un furfante internazionale. E’ stato un uomo forte del regime di Nezarbayev, già ministro dell’Energia e presidente della BTA bank alla quale ha sotratto 6 mld di dollari. Fuggito a Londra, dopo alcuni scandali finanziari, ha continuato a scandalizzare nel continente, dalla Russia all’Ucraina fino alla medesima Londra, che pure gli aveva concesso asilo politico nel 2011. Anche nel Regno Unito si è dato molto da fare perché il lupo kazako è come quello nostrano, perde il pelo ma non il vizio di cacciare l’agnello. Londra lo lasciava pascolare perché l’oligarca si spendeva molto per finanziare qualsiasi iniziativa contro Astana (e Mosca), poi però l’ha fatta grossa e chiudere gli occhi diventava impossibile. Mano lesta ha truffato la British banks HSBK e la Royal Scottish bank RBS, beccandosi una sentenza di condanna a 22 mesi che non ha mai scontato per essersi reso irreperibile. Si mormora che il tribunale sia stato fin troppo buono con lui per via dei precedenti servigi alla corona. In Inghilterra hanno scritto che il processo indugiava così tanto da essersi trasformato in un teatro dell’assurdo e la corte in una mucca impotente. Stiamo parlando dell’efficienza togata inglese, quella delle leggende nostrane, che tanto efficiente evidentemente non è. I suoi sodali giacciono nelle galere di Mosca, Cipro, Repubblica Ceca e Londra. Per non parlare dei suoi amichetti di partito i quali si danno alle attività provocatorie che lambiscono il crimine. L’Alga, la sua organizzazione in patria, è un branco di squali predatori che mimetizza le proprie azioni aggressive e criminali dietro il mantello dell’opposizione perseguitata.

Detto ciò, la letterina di Ablyazov che ringrazia Letta  per il rapido ripensamento sull’estradizione della famigliola non è un fatto del quale rallegrarsi, a meno di non diventare completamente ridicoli. Piuttosto ci sarebbe da piangersi addosso per l’ennesima gaffe alla quale ci hanno costretti. Povera Italia e poveretti loro, politici ad insaputa di tutti.

 

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