SIAMO ITALIANI O SCARPARI?

dellavalleIl nostro è un periodo di manifesti indignati di carta e di indignados irritati di cartone che sfilano come carri armati, per ora solo allegorici, in piazza contro le piazze affari mondiali. Il testo sociale di costoro è però troppo sbiadito per essere compreso dai molti poichè la carta carbone della loro rivolta è quella di cento anni fa e non va più bene per un’epoca con pochi minatori ed ancora troppi sciacalli delle ferriere. Tutti si dicono inorriditi dallo sbandamento della classe politica italiana e dal rotolamento del paese lungo i piani inclinati della crisi che non sono propriamente come i piani di morbidezza di una nota pubblicità della carta da bagno. Avverso il default da carta straccia borsistica ognuno ha la sua ricetta, sempre di carta, più per ripulirsi la coscienza a danno degli altri che per risollevare l’intera nazione. E’ vero che la débâcle finanziaria ha portato allo scoperto la montagna di carta dei derivati ma non è con la carta igienica diffusa a mezzo stampa che si fermerà lo sciacquone che ci sta scaricando nella fogna dei tempi. Questo vale tanto per gli industriali intenti alla minzione di gruppo, i quali si mettono insieme per stilare rotoli di banalità, che per quelli “sciolti”, come Diego Della Valle, il quale preferisce comprare spazi di “carta pecora” sui giornali per divulgare le sue amenità ricalcate su pagine falsità. Proprio lui che ora fa il guappo di cartapesta alzando la voce col Governo non ci pare sia mai stato come un foglio trasparente. Si sente un vero patriota con la carta del successo tra le mani ma dà appuntamento ai connazionali solo lungo les boulevard de Paris sacramentando e scrivendolo sui quotidiani, senza vederci in ciò alcuna contraddizione. E poi si scaglia contro la casta dall’alto del pulpito dei poteri forti ai quali appartiene i quali, stranamente, si accorgono del malcostume politico soltanto quando la misura del Paese è colma e la loro cassa non abbastanza stracolma. Difficile prendere lezioni d’italiano e d’italianità da uno che di mestiere fa le scarpe agli altri, sperando che gli altri ci rimettano sempre le suole. Quanto meno non è di buon auspicio per via della famosa massima popolare.  Della Valle si lamenta della situazione, impreca sui politici e sulle loro bende agli occhi, ma compra i treni in Francia, fabbrica le scarpe in Cina, nasconde il malloppo in Lussemburgo e fa le morali a Roma. Con quest’etica cartonata di business al più si lanciano pacchi al prossimo, mentre difficilmente si infiocchettano soluzioni per il bene collettivo. Casa Italia va in pezzi, ma lui, col suo amico Montezemolo ed i suoi sodali banchieri, ha un nuovo progetto di ristrutturazione pubblica e si è messo in fila per rifarci il Gabinetto. In fondo a destra.

MINACCE DI MORTE

La lettera inviata da Draghi e Trichet, il 5 agosto scorso, al Governo italiano è la prova che le burocrazie comunitarie hanno lanciato un’Opa sul Paese per stringerlo alla gola. All’Italia viene imposto di rinunciare a tutte le sue prerogative politiche per essere soggiogata da organismi finanziari con denominazione europea e pertinenza extra-continentale. Il fatto che sia stato un conterraneo, con passaporto Goldman Sachs, a sottoscrivere la missiva è cosa di gravità inaudita che meriterebbe una reazione senza precedenti. Il sunnominato banchiere sta collaborando con terzi esteri per schiacciare e iugulare le nostre istituzioni. Va sfiduciato immediatamente. Se fossimo stati un Paese con gli attributi, nei confronti del neo governatore della BCE sarebbe già scattata un’accusa di alto tradimento con conseguente assicurazione alla giustizia, ma da noi purtroppo non c’è più una giustizia, essendo questa impegnata a correre dietro alle gonnelle delle puttanelle. Questo è un golpe in piena regola che avrebbe dovuto allertare magistratura e apparati di difesa dello Stato. Ma ancor più pernicioso è stato l’atteggiamento del Gabinetto Berlusconi il quale, di fronte a tale ricatto che riporta alla memoria gli avvenimenti dei primi anni ’90, allorché la lira fu spinta in un baratro da quelle stesse massonerie finanziarie che ora ci dettano parsimonia ed equilibrio dei conti, piuttosto che informare i cittadini e di chiamarli ad una risposta popolare, ha piegato il capo scaricando su tutti noi la propria codardia ed inettitudine.

In Europa c’è chi sta peggio di noialtri, chi ha un debito privato maggiore, chi ha banche più compromesse e sull’orlo del fallimento, chi cresce poco ma parla tanto e chi fa la voce grossa pur avendo la cassa vuota. Dopo gli avvenimenti nel mediterraneo e la guerra in Libia non c’è più da traccheggiare. La mossa a tenaglia sulla Penisola viene condotta tanto con mezzi economici che con provocazioni politico-militari. Ci hanno buttati fuori dagli affari internazionali e pretendono anche di farci pagare il prezzo dei loro assalti al calor bianco. Rischiamo seriamente di sprofondare nella sentina di questa convulsa fase storica e di non tornare più in superficie. Siamo all’emergenza nazionale e il dibattito politico continua a girare intorno ai buchi, quelli tra le gambe delle signorinelle e quelli tra le mammelle della spesa pubblica. Tutto questo mentre nessuno si accorge della voragine epocale che ci sta inghiottendo. Considerato che le nostre manovre vengono scritte nell’eurotower di Francoforte e che la nostra politica estera viene dettata da Londra, Parigi e Berlino, non c’è più bisogno di mantenere alcun Parlamento interno. Lo Stato è in liquidazione ed i cialtroni di regime vengono a predicare contenimento e moderazione. Qui il morto ci scappa di sicuro, ma dalla loro parte.

LA LETTERA TRADOTTA IN ITALIANO

«C’è l’esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita»

Francoforte/Roma, 5 Agosto 2011

Caro Primo Ministro,

Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 Agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un’azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori.
Il vertice dei capi di Stato e di governo dell’area-euro del 21 luglio 2011 ha concluso che «tutti i Paesi dell’euro riaffermano solennemente la loro determinazione inflessibile a onorare in pieno la loro individuale firma sovrana e tutti i loro impegni per condizioni di bilancio sostenibili e per le riforme strutturali». Il Consiglio direttivo ritiene che l’Italia debba con urgenza rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità di bilancio e alle riforme strutturali. Il Governo italiano ha deciso di mirare al pareggio di bilancio nel 2014 e, a questo scopo, ha di recente introdotto un pacchetto di misure. Sono passi importanti, ma non sufficienti.

Nell’attuale situazione, riteniamo essenziali le seguenti misure:

1. Vediamo l’esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita. Alcune decisioni recenti prese dal Governo si muovono in questa direzione; altre misure sono in discussione con le parti sociali. Tuttavia, occorre fare di più ed è cruciale muovere in questa direzione con decisione. Le sfide principali sono l’aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l’efficienza del mercato del lavoro.
a) È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala.
b) C’è anche l’esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d’impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione. L’accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali si muove in questa direzione.
c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi.

2. Il Governo ha l’esigenza di assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche.
a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie. Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L’obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell’1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa. È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l’età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario, riducendo gli stipendi.
b) Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali.
c) Andrebbero messi sotto stretto controllo l’assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle autorità regionali e locali, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo.

Vista la gravità dell’attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di Settembre 2011. Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio.

3. Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell’amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l’efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l’uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell’istruzione). C’è l’esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province). Andrebbero rafforzate le azioni mirate a sfruttare le economie di scala nei servizi pubblici locali.

Confidiamo che il Governo assumerà le azioni appropriate.

Con la migliore considerazione,

Mario Draghi, Jean-Claude Trichet

COME SI APPARECCHIA UNO STATO

 

medvedevIl Tremonti russo, il Ministro delle finanze Alexei Kudrin, è stato licenziato dal suo Presidente e dal suo Premier senza tanti convenevoli. Il calcio nel sedere che costui ha ricevuto dai Capi si è sentito da Roma fino a Washington. Gran fragore e poche parole. Così si detta l’Agenda politica da quelle parti e si tiene fede agli impegni assunti con l’elettorato. Kudrin, come il nostro fiscalista di Sondrio, veniva considerato l’uomo del rigore e dei conti in ordine dall’establishment finanziario mondiale, il volto presentabile di una nazione ancora imbrigliata nelle pastoie del soviettismo la quale, tuttavia, poteva avere qualche chances, almeno nella testa degli illusi occidentali, per integrarsi nel sistema globale aderendo ai meccanismi finanziari e ai diktat degli organismi economici planetari. Che ovviamente sono tutti eterodiretti dalla Casa Bianca. Kudrin vantava amicizie e legami negli ambienti esteri che valgono, si sentiva protetto dal suo saper stare tra la gente che piace alla gente che piace, criticava in pubblico ed in privato il dispotismo dei suoi superiori intenti, a suo parere, ad egemonizzare i gangli vitali del potere ricorrendo alle cattive maniere. Col Bon ton ed il self control s’impara forse a stare a tavola ma non a digerire e metabolizzare le questioni di Stato. Ma Kudrin si sentiva in grado di risollevare la Russia dalla crisi che l’ aveva investita sin dal 2008 mettendola a dieta. Proprio mentre criticava il servizio ha avuto il ben servito senza che nessuno si preoccupasse di perdere il cliente. Lui è restato a bocca aperta ma il Paese non rischierà più di restare a bocca asciutta, tra riduzione della spesa pubblica e manovre sulle pensioni, come da menù scritto dai suoi affini del FMI. Il Ministro è stato messo alla porta perché c’è un primato della politica sulla ragioneria e della geopolitica sull’economia che non può essere messo in discussione da tecnici rimpinzati di teorie ma a digiuno di sovranità nazionale. I russi confermano di essere gente di buona forchetta che sa apparecchiare le sue istituzioni e che non intende pagare conti salati per partecipare all’abbuffata di democrazia del mondo libero. Noi italiani dovremmo imparare da loro. Ed invece che facciamo? Non riuscendo a liberarci di Tremonti vorremmo ammettere al banchetto la sua versione dimidiata che si chiama Monti. Perché forse mangerà di meno? Forse perché, come qualcuno ha scritto recentemente sui giornali, costui sarebbe: “Un signore serio, pacato, equilibrato…che sa dove mettere la mani” (M. Gramellini, La Stampa del 28/09/2011)? Ci risiamo col galateo applicato alla ragion di Stato. La verità è un’altra. Vogliono Monti a capotavola perché questo sa certamente dove tenere le mani: nelle tasche degli italiani per saziare i poteri internazionali. Hanno preso l’Italia per un ristorante dove si mangia a sbafo, infischiandosene del fatto che è già ridotta ad una mensa dei poveri.

L’ANTICOMPLOTTISMO DEI COMPLOTTISTI

L’anticomplottista, come il conformista, è uno che sta sempre dalla parte giusta, potremmo dire parafrasando il bravissimo Gaber. Non vede il complotto perché entra lui stesso nella macchinazione quale attore protagonista, come fiancheggiatore ideologico delle forze-ombra o, ancora, facendo la comparsa, consapevole o incosciente, del gioco nel torbido e nell’ oscurità. Pertanto, non c’è nulla di più facile che nascondere i sabotaggi nazionali e mondiali  sotto chilometri di righe di buon senso, di frasi acute e di battute astute con le quali innalzare la propria lungimiranza e  rimarcare la propria distanza dagli intrecci del sottosuolo facendo passare gli altri per paranoici e mitomani. Per carità, a volte l’odor di congiura può entrare nel cervello ed annebbiare la vista, tanto da far vedere nemici ovunque, ma questo non implica che dove c’è fumo non ci possa essere anche arrosto. La cospirazione, pertanto, esiste, il passato è pieno di trame e di disegni invisibili che sono tali proprio perché non emergono mai completamente in superficie, pur segnalandosi con singoli episodi o eventi, ma, soprattutto, con gli effetti che producono. L’intrigo fa parte del carattere degli uomini e della Storia, e, prima ancora, di quello del potere che per sua natura agisce dietro le quinte per espandersi e rafforzarsi, per celare le sue asimmetrie e i suoi conflitti, proiettando sul davanti dalla scena sovrastrutture culturali, impalcature legali e sintesi sociali più o meno omogenee. E meno male che le cose vanno così perché una società totalmente trasparente, oltreché impossibile, sarebbe costantemente distrutta dai suoi nemici esterni e messa in subbuglio da quelli interni. Ma tutto questo Pierluigi Battista non lo sa. Oppure dobbiamo pensare che essendo lui giornalista del Corsera, quotidiano dei peggiori poteri marci italiani, in uno dei suoi ultimi articoli intitolato “Particelle elementari”, abbia proprio svolto quel compitino altrettanto elementare da pennivendolo al servizio del Sacro Ordine del Gran Capitale. Sostiene Battista che tra quanto accadde sul Panfilo Britannia (di cui ci parlano altri colleghi di Pigi in maniera meno convenzionale: http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=2008) e quanto seguì subito dopo, tra sconquassi politici e arraffamenti delle proprietà di Stato, non vi sia correlazione. Non lo dice espressamente ma lo fa intendere con una scarna ironia da intellettuale superiore che disdegna l’incurabile complottista inferiore. Tanto che anche B. ci sarebbe caduto, forse perché le sue turbe sessuali si sono aggravate fino a diventare manie di persecuzione politico-internazionali. E’ la sindrome della “perfida Albione” altrimenti detta degenerazione anglofobica acuta. Parola di chi mangia solo concetti e vive di libere idee e non dello stipendio ritirato mensilmente dallo sportello della Stanza di compensazione dei padroni del vapore asserragliati nell’amministrazione della corazzata di via Solferino. B. sarà pure un vecchio psicolabile che si sente assediato, ma di Pierluigi Battista cosa possiamo dire? Che è schizofrenico oppure che è un bugiardo cronico?

 

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=14QRXH

MARCIANO I PACIFISTI…

paceMarciano i pacifisti panciafichisti ben in vista, ma non vedono le guerre di conquista. Sull’altare della democrazia a suon di bombe dispiegano il loro pensiero conforme. La loro pace assoluta si coniuga coi diritti civili e il libero pensiero che conduce dritti al cimitero. L’Onu dà loro la benedizione mentre la Nato porta a chi non ci sta l’estrema unzione. Nel nome della fraternità mondiale e della unione universale si affidano all’organismo internazionale. Una bomba, una fossa, una tomba per la pace eterna che trionfa con la risoluzione a favore per fare meno rumore. Costoro si riposano per la pace senza disturbare il gendarme americano che piace. Da Perugia ad Assisi, per la solidarietà e la tolleranza, mentre in Libia ed in Afghanistan si distrugge ogni speranza. Questa loro coscienza al tritolo fa più danni di un ordigno che rade al suolo. Sono loro l’anima del commercio delle idee occidentali e delle menzogne imperiali che spaccano il cuore sul bel suol d’amore ed in ogni dove. Sono senza vergogna e senza pudore, i figli di Ghandi e della Madonna, che mettono al centro le persone per colpirle in fronte senza troppe parole. Leggete la loro “Mozione Finale per la pace e la fratellanza dei popoli” dove si spacciano finzioni per buone intenzioni, dove reclamano tutto ma non fanno niente oltre che camminare scalzi seguendo la corrente. Si richiamano alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, auspicano dignità e eguali diritti fondamentali ma se è l’alleanza atlantica a massacrare e crivellare di colpi si girano dall’altra parte facendo gli gnorri. Pacifisti per vigliaccheria e servi per inclinazione, se la cantano e se la suonano ad ogni occasione, pretendono questo e quello, senza muovere un capello. Di ogni luogo comune ne fanno una religione, dall’inquinamento climatico alla deforestazione, piangono lacrime di coccodrillo per la terra che duole ma se ne fottono letteralmente della gente che muore. Sacerdoti del regresso e predicatori dei beni comuni a basso prezzo fanno affari con le tecnologie verdi, il bio(il)logico e gli stili di vita da depressi. Basta con l’individualismo, la mercificazione e il consumismo che declassano l’uomo a bestione, meglio vendere al prossimo un bel cofanetto d’amore, di confronto e letizia che se non si mangia almeno ci si consola con l’amicizia. Cioè noi a fare la fame e loro a sgranocchiare la pace e ad intascare il sovvenzionamento statale. Dai pulpiti mondiali, assistiti dai circuiti mediatici planetari, fanno le morali ma si comportano come maiali. Alle loro spalle si sgozza e si scanna ma il loro sguardo è sempre intento altrove, a scrutare un inesistente mondo pieno di calore. Non c’è modo peggiore per rendersi complici dei criminali che fingere di non vedere le loro mire coloniali. I pacifinti un tanto all’etto sono la feccia al servizio del quartetto (Usa, Italia, Francia e Inghilterra) che a Tripoli ha insediato un governo di terroristi e di razzisti i quali non sembrano propriamente dei boccioli di primavera. Altro che “mare di pace e benessere per tutti”…i farabutti! Ed anche se costoro si sentono migliori, superiori, dispensatori di concordia e di armonia sono soltanto degli imbonitori da sagrestia. Proprio loro che si nascondono dietro il vangelo e i colori dell’arcobelano i sono tra i primi sicari dell’Occidente e della reazione permanente.

ECONOMISTI PECORONI, POLITICI IMBROGLIONI

crisi-mondoPrima che sopraggiungesse la crisi economica, si dice la più dura dopo quella del ’29, eravamo circondati da migliaia di esperti del benessere perpetuo, da centinaia di vaticinatori della prosperità continua, da innumerevoli predicatori del capitalismo florido e progressivo che non conosceva confini. Arrivato il crollo finanziario gli stessi catechisti di questa realtà perennemente fertile e vigorosa si sono convertiti alla stregoneria borsistica, alla religione del default, allo spiritualismo monetario post-apocalittico. All’inizio era il verbo di Keynes o di Von Hayek, ora è il tempo di Nostradamus, nella sua versione liquido-catastrofistica alla Zygmunt Bauman o in quella gassosa-hegeliana alla Ulrich Beck. Per la verità c’è qualcuno che ha cercato di non saltare letteralmente di palo in frasca ma si è trovato ugualmente a commistionare stili e discipline per rimediare al suo mutismo di fronte all’imprevedibile (ma non troppo). Per aggirare l’inconveniente che ammutoliva e toglieva credito davanti alle platee bovine ci si è dati all’arte del dosaggio, tra scuole e pensatori, concetti e categorie, dottrine e teoresi. Meno Friedman e più Krugman, più statalismo e meno liberismo, maggiore sostegno alla domanda e più tasse per i ricchi, o viceversa, e la ricetta per l’avvenire veniva corretta almeno fino alla prossima previsione sbagliata. Ma in un caso come nell’altro si nota sempre più volentieri la presenza di un ingrediente che fa da amalgama al brodino economicistico, ovvero un fantomatico ritorno ad un’etica negli affari che, a quanto pare, in passato veniva snobbata e derisa (nonostante la filantropia di George Soros o di Bill Gates). Insomma, ci si arrampica sugli specchi della Storia e sui piani scivolosi dei cicli del capitale per ritornare in sella ai tempi che hanno disarcionato uomini e modelli dai loro piedistalli oracolari, ornati di biglietti verdi e di fama. Erano intellettuali strapagati e si ritrovano ad essere profeti altrettanto ben remunerati. Così mentre i titoli crollano, le fabbriche chiudono e i posti di lavoro saltano, cresce una nuova ideologia della parsimonia, della misura e del limite combinantesi con una morale globale che pone l’uomo al centro e la responsabilità tutto intorno. E dove questa non basta c’è anche la Marx renaissance, perché il barbuto di Treviri aveva tutto indovinato, dalla globalizzazione alla finanziarizzazione. Il denaro ci ha contaminati ma l’etica ci salverà. Questa la soluzione più efficace per superare la débâcle generale, almeno stando al pensiero dell’economista filosofo italiano Giovanni Reale. Per gettare il cuore oltre l’ostacolo del crac bisogna rigenerare l’uomo dalla testa ai piedi poiché “la finanza non basta alla finanza, l’economia non basta all’economia e la politica non basta alla politica”. Mentre, evidentemente, la confusione nel cervello di questi sedicenti professori basta a sé stessa. Dopo Sraffa e la sua produzione di merci a mezzo di merci, Toni Negri e la sua catena cognitiva che esita menti a mezzo di menti, il capitalismo trova la sua definitiva sublimazione nella generazione di chiacchiere a mezzo di chiacchiere. Ma è troppo facile dare addosso allo speculatore senza scrupoli quando poco fa il medesimo imbroglione era venerato e riverito in quanto si arricchiva e arricchiva chi gli stava accanto. Il fatto grave è che chi ora vuole fornire soluzioni per il domani non aveva capito nemmeno ieri il funzionamento della sfera finanziaria in regime capitalistico, ma non rinuncia analogamente a dire la sua a governi e cittadini per risalire la china. La prevalenza del capitale finanziario, come sostiene l’economista Gianfranco La Grassa, non è per niente “un aspetto o sintomo della decadenza del sistema. Non esiste il predominio dei rentier. Anche gli agenti dominanti dei settori finanziari non sono semplici percettori di “rendite”, bensì più spesso agenti del conflitto strategico. Gli apparati finanziari sono ineliminabili fino a quando non saranno superati i rapporti capitalistici. La finanza nasce dalla presenza del denaro, e quest’ultimo è un “riflesso speculare” della produzione di merci, il suo necessario “duplicato” monetario. La finanza è uno degli aspetti che assume necessariamente la competizione per la preminenza nella sfera economica, ed è strettamente connessa –in una società fondata sulla merce e dunque sull’investimento di capitali quale mezzo d’espansione della propria potenza– alla conflittualità tra gli strateghi del capitale, che si trovano ai vertici delle imprese come degli apparati della sfera politica e di quella ideologico-culturale”. In sostanza, dice La Grassa, la finanza produce mezzi per il conflitto strategico e quando essa si perde nel cielo della speculazione viene riportata sulla terra dagli agenti politici che utilizzano quegli stessi mezzi per approntare le loro azioni egemoniche, all’interno come all’esterno del Paese. Se stanno saltando regole e norme a livello economico è perché il sistema politico mondiale si sta riposizionando, stanno mutando i rapporti di forza tra le nazioni e si sta determinando un diverso ordine sulla scacchiera geopolitica. Non a caso la finanza produce più danni in Europa che non in America dove pure la crisi ha fatto il suo esordio. Quindi, gli aruspici delle caverne si mettano l’anima in pace, il capitalismo non crollerà sotto una montagna di cdo o di csa e non si riformerà placando i suoi animal spirits ma, piuttosto, diventerà un luogo sempre più rischioso e avvilente per i popoli che sono guidati da intellettuali pecoroni e da classi dirigenti inette e corrotte fino al midollo. Come in Europa. Come in Italia.

DATECI UN TAGLIO

larussaPure a La Russa capita di essere bombardato. Ma, per sua fortuna, si è trattato di fischi e non di razzi come quelli che piovono in Libia. A contestarlo sono stati gli agenti di polizia che proprio non ci stanno ad essere umiliati e tagliati sotto la cintola. Il nostro Capo della Difesa ha affrontato la folla inferocita con sprezzo della paura e, ai poliziotti delusi e arrabbiati, ha detto fieramente con termini appuntiti: “per voi mi taglierei una mano”. E perché no la testa per tutti gli italiani? Se proprio vuol fare l’eroe non lasci le cose a metà. Scelga un atto eclatante che faccia contenti tutti piuttosto che una sola categoria di persone. Del resto, La Russa si è sempre vantato di essere un patriota e di voler bene al Paese intero. In epoca di sforbiciamenti costui è pertanto chiamato a dare il buon esempio. Sia dia dunque un bel taglio, quell’unico colpo di mannaia che non depaupera nessuno ma fa felice un’intera nazione. Tuttavia, allontanatosi dalla calca contestatrice, dopo le parole acuminate di circostanza, pare che costui abbia tagliato corto commentando: “Secondo me non erano veri poliziotti”. Ma perché lui sarebbe un vero Ministro? In Italia la finzione dei burattini e degli uomini di plastica ha raggiunto il vertice delle istituzioni già da qualche decennio. Se lui è diventato uno dei primi pupazzi del Palazzo è proprio perché il Parlamento è ridotto ad un teatro delle marionette. Se si è ritagliato un ruolo di prestigio nella carovana di Governo è proprio perché a fare il fantoccio ci è proprio tagliato. Dal Premier all’ultimo sottosegretario, siamo governati da mezzecalzette e guappi di cartone che ci tagliano i viveri per vivere alle nostre spalle. Tanto vale anche e di più per l’opposizione. Per l’Italia sarebbe ora di tagliare i ponti con questi cialtroni prima che questi ci seghino il ramo della storia sul quale siamo precariamente seduti. Insomma tagliamo la testa al toro e facciamoli piangere come vitigni tagliati. Questi sono tempi affilati, non adatti ai politici spuntati.

IL PASTO AMERICANO, IL DIGIUNO ISRAELIANO

 

obama-150x150Venerdì prossimo Abu Mazen, leader dell’AP, chiederà all’Onu il riconoscimento dello Stato della Palestina. Per molti analisti si tratta di una forzatura, di un muro contro muro che infrangerà definitivamente le speranze palestinesi d’indipendenza dopo decenni di guerra e di occupazione, di un braccio di ferro pericoloso e pretestuoso che rischia d’incendiare il campo della riconciliazione, di una provocazione gratuita non solo contro lo Stato d’Israele, il quale ha pur sempre gravi responsabilità nel naufragio dei negoziati, ma anche contro gli Usa, i quali, almeno a parole (e Obama ne spara tante quanto i missili delle sue forze armate) stavano tentando di riallacciare i fili delle trattative tra le parti. Ma le cose non stanno esattamente così. Considerato che senza gli aiuti economici e senza il supporto politico statunitense Mahmud Abbas sarebbe già finito dietro le sbarre di qualche prigione islamica o sotto la stessa terra che tanto dice di amare, si comprende che questa mossa palestinese è stata concordata con la Casa Bianca. Quest’ultima sta realizzando un nuovo disegno geopolitico per il Medio-Oriente nel quale le pedine si muovono per traiettorie innovative e i rapporti di forzano si ridefiniscono, secondo schemi strategici ancora abbozzati ma non casuali. Dietro il caos delle rivolte arabe c’è un’architettura geopolitica in conformazione della quale sapremo meglio man mano che gli scenari andranno stabilizzandosi e gli eventi (per quanto possibile) placandosi. Certo, ci vorranno ancora mesi e anni, i tempi degli aggiustamenti, delle provocazioni, delle ribellioni, vere, fasulle o eterodirette, non sono ancora finiti ma, sostanzialmente, abbiamo compreso che la miccia del cannone in tutta la zona è stata accesa dagli Stati Uniti, i quali stanno riprogettando la loro supremazia nell’area in funzione di un diverso contesto multipolare. Al momento, il bailamme pseudorivoluzionario che ha squassato e continua a scuotere il mondo arabo, ci segnala che il cuciniere predominante sta predisponendo il suo banchetto planetario a base di egemonia e prepotenza, ma non è detto che lo stesso, a termine della cottura, avrà la saporosità che i suoi chefs immaginano. Ad ogni modo, l’unico ingrediente che tuttora non si abbina agli altri nella preparazione del piatto medio-orientale, perché ha un gusto troppo forte per la delicatezza della ricetta e per la giusta esaltazione dei sapori, è il ruolo d’Israele. Il governo di Gerusalemme è per gli Usa una spezia da dosare bene e da calibrare col peperoncino turco che si trangugia a piccole dosi, l’aglio iraniano che si digerisce a fatica e a seconda delle pietanze, il pepe nero siriano che si esporta in Russia e del quale non bisogna abusare e i correttori di sapidità delle petromonarchie fedeli della penisola araba. Insomma, checché ne pensino Netanyahu e Lieberman, è finito il tempo in cui il cuscus israeliano condito al veleno riempiva la bocca delle popolazioni vicine. Questo non vuol dire che Obama stia licenziando il suo ultradecennale aiutante in cucina, ma piuttosto che quest’ultimo dovrà, d’ora innanzi, condividere i suoi spazi e le sue provviste con altri camerieri. Come ha scritto in un recente articolo Thomas Friedman, il governo americano si è “stufato” dei leaders israeliani e delle loro lobbies che rendono pesanti ed indigeribili i suoi pasti mondiali. E considera anche fastidioso sedere in tavola con un commensale che ti alita sul collo mentre cerchi di goderti il desinare. Israele, se continua così, rischia sul serio di trovarsi a consumare la sua sbobba nella stanza di servizio senza convitati. Ciò pensa anche Friedman interpretando il menù di questo periodo scritto dall’amministrazione statunitense. Vi dico come credo si chiuderà tale convito solenne, dall’antipasto al digestivo. Probabilmente verrà a mancare il quorum in sede di Consiglio di Sicurezza e gli Usa non saranno nemmeno costretti a porre il loro veto. Oppure il numero legale ci sarà e gli Stati Uniti faranno il loro dovere bloccando l’istanza palestinese. In un caso come nell’altro, il messaggio e l’odore di cavoli amari sarà però giunto fino a Gerusalemme. Da adesso in poi gli israeliani dovranno essere più educati portandosi la forchetta alle labbra solo quando il padrone di casa avrà iniziato a masticare. Chi ha orecchi per intendere intenda e chi ha denti per mordere morda. Come si dice in questi casi “quando ha fame il cuoco c’è da scialar poco” ed il cuoco americano è attualmente affamato come un lupo.

ADDAVENI’ BAFFONE SPAZIALE

Martedì 20 Settembre

stalinGiuseppe Stalin, in tutta la sua vita, ha avuto almeno un grande merito che nessuno potrà mai disconoscergli. È stato il primo, l’originale, l’inimitabile, l’impareggiabile, l’insuperabile e, soprattutto, il più conseguente picconatore della storia. Niente parole sferzanti come mannaie metaforiche alla Cossiga ma, direttamente, piccozze taglienti sulle teste “leonine” per evitare di perdersi in una savana chiacchiere vacue e locuzioni vane. Il Georgiano sarà forse stato troppo zelante nell’affrontare i traditori, abusando spesso della sua qualità d’identificarli immediatamente e di consegnarli all’altro mondo, cioè con poche perifrasi e zero processi, ma dobbiamo ammettere che raramente cadeva in fallo. Raramente sbagliava la mira, pur eccedendo in crudeltà e spietatezza. Purtroppo, la sua mirabile opera di pulizia umanitaria non ha impedito la proliferazione dei perfidi epigoni della rivoluzione permanente e dell’idiozia sussistente i quali, pur discendendo da un “Leone” della steppa, vanno assomigliando sempre più a conigli in cattività. Eppure il loro Capo, che per livore di successione aveva accettato un patto col demonio capitalista facendosi servire e riverire al calduccio messicano, era stato animale politico di una certa consistenza, fine letterato e freddo comandante militare. I suoi sostenitori odierni invece sono stalattiti e fossili col cervello pietrificato che sprecano inchiostro e forze intellettuali per appoggiare le guerre imperiali della Nato. Hanno incominciato affiancandosi all’UCK in Kosovo, cioè confondendo ladri, furfanti, spacciatori, signori della guerra ed espiantatori di organi sovvenzionati da Washington con coraggiosi rivoluzionari amanti del popolo e della libertà. Sono poi passati a supportare i ribelli libici, questi giovani con le maglie del “Che” che con armi leggere e male addestrati affronterebbero senza timore i cannoni e i missili dei lealisti di Gheddafi. Parole precise di uno di questi ammutinati del buon senso, il professor Antonio Moscato (è qui davvero il cognome è presagio di sbornia), il quale dopo l’ennesima bevuta internazionalista ha affermato: “i rivoluzionari vengono definiti nel migliore dei casi come “ribelli” o “militari ammutinati”, senza accorgersi che, purtroppo per loro, i militari esperti e dotati di carri armati e armi pesanti nelle loro file erano e sono pochi, perché la maggior parte degli ufficiali era rimasta con Gheddafi. E ai ragazzi entusiasti con la maglietta di Guevara non si insegna a combattere in pochi giorni”. Ma non è finita perchél’intellettuale col gomito alzato più del pugno ha proseguito rampognando le “persone che si considerano non solo di sinistra ma anche rivoluzionari” i quali si schierano impunemente “dalla parte di un tiranno che bombarda il suo popolo, giustificando la repressione con una eventuale “ambiguità” degli oppositori”. I bombardamenti li ha visti soltanto lui mentre persino la stampa più reazionaria parlava di set cinematografico costruito maldestramente per giustificare l’intervento sproporzionato dei protettori unificati. Dunque, colpa dei media i quali fanno opera di disinformazione, permettendosi di enfatizzare il ruolo degli islamisti nella ribellione libica, quale pretesto per non armare i ribelli. Ma anche colpa di Amnesty International che si è assunta la responsabilità di denunciare le efferatezze di quelli del CNT. E poi pure del Manifesto ammalato di ideologia stalinista (e te pareva!) il quale si è azzardato a riportare tali notizie con un metodo che lo “indigna perché alimenta, anche in quel poco di sinistra che rimane, un disprezzo per questa rivoluzione, che grazie a questo più facilmente potrà esser deviata e sconfitta, come in molti stanno provando a fare; e magari potrà essere davvero ereditata da quegli integralisti che finora non hanno contato niente se non nella propaganda di Gheddafi e nella fantasia di qualcuno”. E’  tutto un complotto ai danni della grandiosa rivoluzione libica, complotto al quale sta partecipando anche quella centrale imperialista della Croce Rossa (usurpatrice di colore rivoluzionario) che ha recentemente smentito bombardamenti, genocidi e fosse comuni. Su che pianeta vive Moscato? Sul pianeta della quarta internazionale dove i marxisti diventano marziani e fanno riunioni rivoluzionarie del quarto tipo. Addavenì Baffone spaziale!

IL TRIANGOLO ONNIPOTENTE

occhio massonico - msn live sidusL’ultima stangata da 54 miliardi di euro varata dal Governo non è a saldo ma ad anticipo di quel che l’Europa vuole ancora “strozzinare” all’Italia. E questo accade perché abbiamo un Esecutivo economicamente iugulato da Berlino e politicamente commissariato da Parigi e da Londra E’ lo stesso Tremonti ad affermare che è più importante il voto del Parlamento tedesco delle decisioni prese nelle sedi comunitarie. Così come determinanti, inappellabili ed ovviamente non collegiali, sono state le mosse di Sarkozy e Cameron (con dietro la Casa Bianca) per buttarci fuori dalla Libia ed allungare le mani sull’oro di Tripoli. In teoria ed in pratica l’Ue non esiste anche se produce una mole di provvedimenti ridondanti, pari solo alla sua inutilità, mentre contano i rapporti di forza, gli equilibri ed i patti segreti imposti dal triangolo Germania-Francia-Inghilterra, con al centro l’occhio onnipotente di Washington. L’Italia è stata estromessa da tutto ed ora paga le conseguenze della sua debolezza sia sul teatro estero che sullo scenario interno. Stiamo assistendo ad una estorsione che ci lascia senza aree d’influenza e che ci fa precipitare tra i paesi pezzenti della comunità continentale. Il risultato di questa azione a tenaglia sullo Stivale è un accrescimento del nostro caos politico che rischia di farci collassare definitivamente. Se siamo stati calpestati dal tallone di ferro della speculazione è proprio perché non siamo stati capaci di erigere una linea fortificata a protezione delle nostre prerogative nazionali mentre ognuno cercava, al contempo, di scaricare la crisi sul vicino. E ci siamo incredibilmente aperti alle razzie dei nostri falsi partners europei e atlantici in un momento delicatissimo in cui occorreva una diversa tempra per farsi rispettare. Era già accaduto agli inizi degli anni ’90 con le conseguenze che conosciamo, dalla svalutazione della lira all’esproprio delle imprese pubbliche. A questo punto anche se a Roma non ci fosse alcun gabinetto a tenere le redini della fase le cose non potrebbero andare peggio di così. Ma questo bordello non preoccupa la nostra classe dirigente, abituata com’è a tollerare  le attività venatorie del Premier e gli uccellamenti del gerente dell’opposizione. Entrambi si perdono nella selva oscura mondiale, chi ad infilzare giovenche chi a smacchiare i pettirossi. Su queste facezie da  stalla e da gabbia non si costruisce il futuro del paese ma lo si espone al ludibrio generale e alla generale derisione. Questa pericolosa assenza di argini politici sta determinando la straripamento di alcuni poteri dello Stato come la magistratura (mai realmente rientrata nei ranghi da tangentopoli in poi), la quale sta mandando a processo le istituzioni e i vertici delle aziende strategiche facendo un favore a chi intende sottometterci e ridurci all’impotenza. Egualmente imprudente è però mettere nelle mani di faccendieri domenicali e mezze calzette imprenditoriali importanti contratti in settori sensibili, dagli armamenti all’energia. Uno come Tarantini, tanto per fare un esempio, non può arrivare fino a Finmeccanica offrendo, a destra e a manca, animatrici notturne. Chi cercava di aiutarlo a fare il salto di qualità forse non aveva ben presente la differenza tra commerciare in donne ben carrozzate e piazzare corazzate. L’impazzimento è dunque generalizzato ma come spesso accade nei manicomi si finisce col credere che i veri matti stiano al di là del palazzo, tra la gente che protesta per il carovita e le imprese che si lamentano delle tasse. Se qualcuno pensa di rimediare a tutti questi malanni con patrimoniali, riduzione della spesa pubblica, balzelli ed altre amenità economicistiche si sbaglia di grosso. Se non viene ripensata l’agenda politica del Paese, se non si capovolgono le relazioni internazionali che al momento ci collocano su una china perdente e disfattista, se non viene siglato un patto con gli italiani, finalizzato sì a qualche sacrificio ma in cambio di una difesa strenua dell’autonomia nazionale, più niente potrà risollevarci. Possono gli attuali schieramenti partitici offrire tutto questo ad un popolo arrabbiato ma anche troppo distratto? No, non possono perché in quasi quattro lustri di seconda Repubblica, tra connivenze dirette con gli usurpatori (dalla Grande Finanza e Industria Decotta nostrane alle Centrali di potere statunitensi) e piccole operazioni d’autodeterminazione abortite sul nascere, la situazione è completamente marcita. Nessuna manovra economica ci restituirà la sovranità perduta. Qui o si volta rapidamente pagina oppure si resta a versare lacrime amare dinanzi all’ennesima pagina nera della storia italiana.

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