ALLA MINESTRA MEGLIO LA FINESTRA!

europaflagMorto un Rais si fa un Emiro. Così la Jena Ridens di Francia è riuscita a consegnare al Qatar, che agisce per conto della Casa Bianca più e meglio di Parigi, le fortune della Jamaria. Per il piccoletto alticcio dell’Eliseo, l’asse Roma-Mosca, operante sinergicamente attraverso le conglomerate del settore energetico, Eni-Gazprom, in Libia, era motivo di compressione della sua levatura politica e della proiezione geopolitica transalpina, costituendo una sfida diretta ai suoi interessi economici internazionali. Kalifa al Thani, signore feudale del Qatar, dopo aver ammesso la presenza di centinaia di uomini sul suolo della quarta sponda, passa ora all’incasso pretendendo di guidare la forza multinazionale che avrà il compito di addestrare gli apparati di sicurezza del Paese nordafricano, ricomporre le relazioni tribali e godere delle sue ampie ricchezze. Queste sono le ragioni per cui il CNT – già delegittimato da Akim Belhaj, comandante militare di Tripoli al servizio dei qatariani – ha immediatamente estromesso la Russia dalla ricostruzione libica, relegando il suo alleato italiano ad un ruolo marginale rispetto ai privilegi accordati da Gheddafi in 40 anni di rapporti bilaterali quasi esclusivi. Con la crisi che corre lungo la schiena della Penisola si tratta di un colpo durissimo poiché in una botta sola abbiamo perso un giro d’affari di una quarantina di miliardi di euro, pari al costo di una finanziaria (sborsandone qualche milione per aggredire un alleato tra i migliori rimastici), nonchè qualsiasi punto di riferimento nello spazio mediterraneo. Dov’era quell’UE che ci cuoce a puntino per il debito pubblico mentre alcuni suoi membri ci derubavano della cassa? Naturalmente ad asseverare le mire egemoniche francesi (dietro le quali viaggiano quelle americane ed inglesi) e la sua azione espansionistica, perché il cervello politico della Comunità Europea ha le sinapsi oltre le alpi, attivate da impulsi elettrici provenienti d’oltreatlantico. Se a ciò aggiungiamo che il cuore economico-industriale di quest’Europa socialmente deforme, si trova a Berlino, per scarto e rimanenza di deiezioni, di detta de-costruzione comunitaria noi costituiamo il vasino. Vogliamo ancora farci cacare sulla testa o farci prendere per il nasino? A questa minestra indigesta preferisco la finestra!

CON UN CERTO STUPORE FORSE INGENUO, BIFO CI PRENDE TUTTI PER CULO

Con un certo stupore, misto a fetore,  Bifo,

si è autoinviato una letterina al direttore,

giornale registrato al tribunale degli sfigati

a sostegno dei diseredati, degli sfruttati, dei decerebrati.

“Ma cosa sta accadendo

nel secondo decennio del secolo ventuno? “

E dopo essersi fatto la cosmica domanda si è dato pure la supposta:

“Se vuoi capire il senso

Di quel che sta accadendo

chiedilo ai greci. Loro già lo sanno”.

A chi? A Socrate? Oppure a Platone?

Ma neanche per Plutone, povero ignorantone!

Devi chiederlo  a quel plotone d’indignati

che devastano la piazza,

come faceva lui nei settanta,

prima di diventare monomaniaco del bioimperiale e del virtuale

 

E’ vero che: “In poco più di un anno

Il prodotto è disceso

Della bellezza del sette per cento.

Tutto il resto è in aumento,

prezzi miseria debito

depressione violenza”,

Ma tu  che li raggiri coi tuoi sermoni

non paghi mai né pegno né pigioni.
“Non è questo il destino

Che per tutti prepara l’ordinanza

Della banca europea?”

Si è questo,

ma che bella scoperta della cyber protesta!

“Non è chiaro che stanno distruggendo

La vita della gente, le risorse

Prodotte dal lavoro, e quel ch’é peggio

Le condizioni stesse del sapere

Che produce ricchezza?”

Può essere, almeno quando non si manda il cervello all’ammasso

con le nefaste utopie desideranti dei moltitudinari teatranti

“C’è un occulto disegno oppure il dogma

Acceca al punto che la sudditanza

Alle regole astratte eppure umane

Della finanza

Appare un dato senza alternativa

Cosicché, inevitabile,

non possiam che aspettare la mattanza?”

Ma che hai l’hardware bloccato?

Ti hanno crackato il software nel cervello bacato?

Se ti concentri sull’apparenza fenomenica

che vuoi capire dell’essenza?

Leggevi Marx o qualche scemenza?

Che alternativa vuoi proporre se hai il chip deforme?

Ma vai a…blaterare su un altro crinale del Capitale

“Di mattanza si tratta, sia ben chiaro

Non di un vile problema di denaro.

La miseria che torna inaspettata

Sta scatenando i più brutali istinti

In questa psicosfera spaventata”.

 

Aridaje con la psicosfera

Il tuo cervello è in loop

e l’update non basta più

qui ci vuole una bella formattazione

o una definitiva disattivazione.

“Chiuderanno i ribelli nei recinti

Per bestiame

Come hanno fatto a Londra,

e i conformi accuseran gli alieni

e gli alieni i conformi,

finché la guerra ovunque ci trasformi

in belve”.

Non ho parole,

ma con quella faccia da frastornato,

non diventerai né belva né fiera

ma qualche ingenuo di certo lo fai rinchiudere in galera.

“E il ZyklonB sarà sostituito

da notizie allarmanti dello schermo

che spingeranno al pogrom gli affamati”.

Mentre il soma che tu distribuisci in giro

farà finire i creduloni a testa in giù senza respiro

(se non lo avete fatto leggete “Il mondo nuovo” per non perire in questo vecchio)

“Iugoslavia è il futuro dell’Europa

Che obbedisce ai mercati

Come se un dio li avesse generati

Mentre non sono invero

che un atto di linguaggio

Che si può revocare

Con un simile atto di linguaggio

Che dissolva il servaggio”.

Più che linguaggio questa è lingua lunga o neolingua

Che arriva, in men che non si dica,

a qualche culo che specula sull’altrui fatica.

Vero Bifo? Scrittore, filosofo e agitatore culturale italiano

come dice la tua pagina di Wikipedia

che a me non fa pubblicare la biografia di La Grassa

mentre la tua insignificante figura  loda ed ingrassa.

LETTERA DI MORTE

L’ abito economico italiano si sta restringendo troppo e tirando le maniche o i calzoni da una parte e dall’altra non diventeremo più presentabili né, tanto meno, saremo meglio riparati dai venti della crisi. La situazione è grave ma le imbastiture e le toppe che il governo ci sta mettendo sono peggio degli squarci sul sedere che ci ritroviamo. Approfittando di quest’ultimi tentano di rifilarci di tutto nel vano posteriore, facendoci credere che le loro “misure” dolorose (per noi ma non per loro che campano, e dove sennò, alle nostre spalle) siano necessarie a non finire a testa in giù sui mercati. Ma piegati con il deretano esposto alle brame altrui già ci siamo e ci resteremo finché costoro non comprenderanno che la politica economica non si fa solo con la calcolatrice, muovendo e spostando risorse da un capitolo all’altro del bilancio pubblico, quanto piuttosto rilanciando i settori strategici e attivando piani industriali di crescita e d’innovazione. Poiché sono miseri bottegai e non grandi atelieristi non sanno minimamente come applicarsi su tali modelli di sviluppo e preferiscono darsi alla bassa sartoria del taglio e del cucito sugli scampoli sfilacciati in vendita nelle bancarelle dei mercati rionali. Ed è proprio questo che stanno facendo, vogliono dimostrare ai nostri partner comunitari che l’Italia accetta un ruolo sdrucito candidandosi ad essere periferia che non punta gli spilli sulle prerogative altrui. Adesso vorrebbero anche darci a bere che una letterina come quella inviata da Berlusconi all’Ue, piena di cattive intenzioni  e vuota di qualsiasi contenuto che non sia una mera minaccia agli attuali livelli (peraltro degradati da anni di malgoverno)  di vita italiani sia sufficiente a placare gli appetiti speculativi sulle nostre teste. Il nostro Presidente del Consiglio sta soltanto dichiarando all’Europa la sua disponibilità a non ostacolare le mire politiche ed economiche espansionistiche di Francia e Germania che hanno deciso di prenderci per il collo della camicia e di trascinarci ai loro piedi. Leggendo questa supplica epistolare se ne ricava esclusivamente una sensazione di sconforto e d’impotenza laddove le nuove ricette sono le stesse che ci hanno consunto le braghe per un ventennio:  dai rapporti di lavoro a tempo parziale, ai contratti d’inserimento, dai licenziamenti più facili al nodo pensioni che, secondo lor signori, dovrebbero assicurare una maggiore tenuta e flessibilità del sistema. E saremo, da quel che si capisce, ancor più di manica larga nell’aprire i nostri forzieri industriali esponendoli alla concorrenza estera. Noi con le mani in alto e i nostri agguerriti competitors a mani basse sui tesori nazionali. La patria svenduta ai cravattari di Bruxelles! Che si tratti dell’ennesima truffa ai danni del popolo lo rivela, inequivocabilmente, l’ atteggiamento mistificante sulla questione previdenziale che diventa l’emblema del sacco contro la Penisola. Nonostante non siamo lo Stato dove si lascia prima il lavoro, essendo anticipati proprio da chi ci impone questa riforma (età media di pensionamento in Francia sotto i 60 anni ed in Germania, con tutti i cambiamenti approvati, nel 2020 i lavoratori prenderanno l’assegno previdenziale 14 mesi prima degli italiani) giornali e politici nostrani continuano a rintronarci con la loro propaganda disfattista sull’imminente collasso dell’INPS. Palese prese per le bretelle che necessita di paillettes e lustrini ideologici per essere sopportata, al pari di scarpe troppo strette, come la narrazione sui giovani che non trovano occupazione a causa dell’egoismo dei loro padri. Ma se i nostri genitori prolungano la permanenza sul posto di lavoro fino a 67 anni, a rigor di logica, com’è possibile che l’esistenza diventi una discesa senza ostacoli per le nuove leve? Dovremo augurare la morte ai parenti più anziani per prenderne il posto.  Si sparge l’incenso  delle nuove generazioni solo quando occorre coprire l’olezzo di un presente che va marcendo. Inoltre, sono convinto che ai nostri detrattori comunitari questa missiva penosa ed impietosa non li commoverà nemmeno un po’. Sarà anzi il segnale che l’Italia ha abdicato alla propria capacità decisionale attestando di essere pronta a tirare la cintola anche quando non si potrà più ed il suo corpo diventerà scheletrico.  Ci stanno strattonando per la giacca e noi invece di reagire ci scopriamo le spalle. Dietro la foglia di fico della ristrutturazione economica  puntano ad avere anche le nostre mutande, ma sarà l’inferno e non l’eden.

SE SARKOZY RIDE NON CI RESTA CHE PIANGERE

 

nicolas-sarkozy-carla-bruniIl Presidente francese Nicolas Sarkozy ride dell’Italia. I mille uomini, sparsi un po’ per tutto il pianeta, con i quali Carla Bruni dice di essersela spassata, compresi alcuni nostri connazionali, non si divertono meno quando vedono il franco tiratore di bombe passeggiare all’altezza del fianco dell’italica modella. C’è gente designata ad essere minotaurizzata (Balzac lo spiegava) e solitamente il cornuto non si sottrae al suo destino sposando le adultere (diceva Alphonse Allais). Gli avi di “Nanopoleone” sul tema ne sapevano qualcosa in più di lui.
Monsieur le Président fa lo spiritoso e purtroppo ne ha ben donde. Dopo averci fregato la Libia soppiantandoci negli appalti e nei contratti – su segnalazione ho fatto il giro dei siti istituzionali transalpini scoprendo che stanno invitando i loro imprenditori ad invadere in massa (dopo gli eserciti arrivano gli esercenti) la nostra ex quarta sponda, contando sull’appoggio illimitato dei fondi e dell’intelligence della République Française – vorrebbe ora scaricare il peso della crisi economica sul nostro Paese, facendosi assistere dai tedeschi. E questo nonostante Parigi e Berlino, capitali politiche e finanziarie dell’Europa, siano ugualmente una discarica di titoli spazzatura accatastati in banche sull’orlo del fallimento, nonchè altrettanto disattente sul fronte del debito pubblico. Maledetto Bastiat il quale non aveva capito nulla. La sua famosa massima deve essere capovolta poiché soltanto quando passano gli armigeri le merci circolano senza freni, con profitti che salgono alle stelle per i vincitori, mentre per tutti gli altri sono stalle e calate di bretelle. Militarizzati ed aggressivi questi governi attraverseranno i campi della crisi uscendone rafforzati, mentre chi si arrocca in attesa dell’umore dei mercati, dietro linee ideologiche maginot, si troverà a contare danni e cadaveri. Occorre afferrare i pugnali per respingere gli assalti della speculazione (a tergo della quale si confondono manovre e disegni politici), anche se si finge di condividere soluzioni e piani per sfuggire compattati al presunto dramma comune. Purtroppo la nostra Penisola è piena di liberali sciocchi o ben remunerati che inseguono Bastiat nel momento in cui ci bisognerebbe rincorrere con i bastoni in mano tutti gli economisti e chiunque li ascolti. La colpa è dunque nostra se Sarkozy può fare l’ariete alle porte di Roma. Con un po’ più di coraggio e di visione strategica per interpretare il gioco multipolare sulla schacchiera geopolitica mondiale da parte delle nostre istituzioni, oggi l’inquilino dell’Eliseo sarebbe sempre un animale con le corna, ma ferito da motivazioni che lo avrebbero reso inoffensivo per la nazione e offeso nell’orgoglio maschile. Ed, invece, ci tocca essere scherniti da un una mezza tacca che non arriva al tacco della sua signora. Il nostro Presidente del Consiglio mezza sega nemmeno tra questi nani della politica internazionale è riuscito a sollevarsi di una spanna sulle altrui diramazioni. Dopo il voltafaccia a Gheddafi, che equivale all’affondamento degli interessi italiani nel mare nostrum, il governo affoga nel mare magnum della sua incoerenza e inconsistenza. Anche quel tanto che era restato saldo negli ultimi anni, soprattutto sul versante delle conglomerate pubbliche, sta precipitando con questo gabinetto che ha tirato la catenina della sovranità, politica e industriale, ed ha afferrato quella del rosario per pregare e scongiurare. Per Finmeccanica si preannuncia uno spezzatino e per l’ Eni uno spiedino, e non soltanto in Libia dove è stata già infilzata dalle corrispondenti compagnie inglesi e francesi. I partner europei applicano, per il raggiungimento e l’estensione delle proprie prerogative egemoniche, la dottrina della guerra geoeconomica e noi ci facciamo gli impacchi di autolesionismo per accelerare la riuscita dei loro sforzi. Per quanto Berlusconi urli di voler tener duro, tentando di restare in piedi, non otterrà grandi risultati perché la sua statura politica è quella di un uomo inginocchiato che ha bisogno del predellino per non apparire del tutto inchinato. Anche la levatura di Sarkozy non è quella del grande statista, al netto delle sporgenze sulla testa, ma costui anziché salire sullo scalino per cianciare come un cretino si è elevato su un carrarmato per rubarci spazio e mozzarci il fiato. La politica arrogante del “cocu”  ha funzionato meglio della diplomazia civettuola del cucù. E vissero i cervi prepotenti e perirono i maiali dementi.

We came, we saw, he died..ahahah

hillary-clintonCi sono stati tempi in cui Hillary Clinton camminava con il capo chino per il peso delle corna. Più che una Minerva un Minotauro insomma. Mentre il consorte fedifrago cercava di convincere il mondo che il coito orale non è fornicazione ma un’ intervista spinta alla stagista in calore, la mogliettina lo difendeva pensando alla carriera e alla Casa chiusa Bianca dove chi meglio cavalca più comanda. Si tentava di far passare l’idea che il karaoke presidenziale fosse normale, almeno fino a quando la menzogna non diveniva globale e teatrale. Scioglilingua di bugie politiche a cappella che però escludono rigorasamente l’uso di strumenti a fiato. Ma Clinton volle negare, contro ogni evidenza, di aver maneggiato il piffero, trovandosi quasi impalato per non aver confessato di essersi trastullato nella camera ovaie con l’apprendista delle stecche che canzoni non stona ma bacchette flette. C’era da capirlo povero Bill balls ballons, non deve esser stato facile trascorrere la vita con una donna così incapace di trombeggiare eppure così abile a fiatare. Ed allora meglio una bocca larga che gonfia di una bocca di fogna che brama ma non pompa. Ci siamo lamentati dell’Italia dove lo Stato si è fatto bordello dietro le scappatelle del menestrello e ci ritroviamo in un mondo depravato laddove le degenerate divengono segretarie di Stato. Al cospetto della morte di Gheddafi la Signora ha riso di gusto esclamando We came, we saw, he died. E poco importa che in nome della democrazia il presunto tiranno veniva sodomizzato per la via. Anzi, con quest’atto indegno ed infame i ribelli hanno dimostrato l’appartenenza alla famiglia occidentale dove la sevizia sessuale è segno di maturità governamentale. La virago, del resto, è cresciuta alla corte del marito che per distrarre da una fellatio e da un 69 scatenò una guerra in Serbia nel ‘99. L’occidente è il regno delle libertà, nel senso che si prende tutte le licenziosità che vuole senza rispetto di alcun codice di onore. Ciò che è successo in Libia finirà un giorno sui libri di Storia e ricorderà ai nostri simili le bassezze di cui siamo stati capaci nel XXI secolo. Siamo giunti così in basso che ormai scrutiamo l’orizzonte del domani da un buco troppo stretto per la vista di esseri umani. C’è poco da ridacchiare, dunque, nostra regina delle natiche.

VERGOGNA MONDIALE

gheddafi4Ora che Gheddafi non c’è più vengono a galla molti retroscena che fino a ieri restavano mescolati con sofisticazioni mediatiche, mezze verità e palesi falsità circa le presunte persecuzioni, fosse comuni, bombardamenti di civili, perpetrati dal regime libico. Tutta immondizia televisiva e giornalistica da dare in pasto ad una pubblica opinione addormentata e distratta, ad uso ed abuso dei veri aggressori atlantici i quali abbisognavano del caso bellico per occupare un paese sovrano, con l’ausilio di brancaleoni addestrati e corrotti in loco (leggere qui: http://www.ilgiornale.it/interni/la_nato_non_deve_piu_fingere_missione_era_unesecuzione/21-10-2011/articolo-id=552740-page=0-comments=1).

Le dichiarazioni rilasciate delle autorità italiane sulla cattura e successiva esecuzione a sangue freddo del Rais sono più feroci del linciaggio subito da quest’ultimo per mano dei mercenari del CNT. Dal Presidente della Repubblica all’ultimo ed inutile parlamentare non si è sentita una voce dissonante sull’epilogo libico e sul suo Colonnello, il quale, solo pochi mesi fa, più che un pazzo sanguinario, era considerato da costoro un capo amato dal suo popolo ed un partner affidabile da invitare a Roma con tutti gli onori riservati ai potenti. Soltanto Borghezio, da sempre invasato antislamico, si è rivelato più onesto dei suoi colleghi parlando di «un grande leader, un vero rivoluzionario non confondibile con i nuovi dirigenti libici portati al potere dalle baionette della Nato e dalle multinazionali del petrolio»…«è stata una morte gloriosa. Onore delle armi al templare di Allah. Anche se sono stato il primo e forse il solo a criticare il modo con cui è stato ossequiato in Italia recentemente, devo dire che è stata certamente una morte gloriosa e con le armi in pugno in mezzo ai suoi pochi fedeli che gli erano rimasti». I peggiori sono stati invece Frattini e La Russa i quali hanno agito, sin dal principio, per conto di interessi stranieri che puntavano (e ci sono riusciti) ad azzerare i nostri vantaggi geoeconomici e le nostre prerogative strategiche sulla quarta sponda. Negli occhi del Ministro della Difesa c’era l’immagine di Piazzale Loreto, ma questa volta lui si è trovato dalla parte degli sciacalli, prima gheddafiani di ferro con ruoli importanti nel regime e poi suoi nemici giurati. Proprio come accadde a Mussolini che aveva creato un ampio consenso intorno a sé sino al momento della disfatta, dopodiché in Italia era impossibile trovare un fascista anche col lanternino. Un bel contrappasso per un’ex camicia nera. Il Ministro degli Esteri è stato invece smentito in diretta. Mentre invocava per il leder libico un processo secondo le regole ha potuto saggiare il livello di civiltà dei barbari di Bengasi e di Misurata (ai quali ha leccato il culo e lisciato il pelo per tutta la durata del conflitto) che sono passati ai fatti senza aspettare il pronunciamento di alcuna corte nazionale o internazionale. Credeva forse il nostro diplomatico di avere a che fare con i bigol che lo commuovono tanto? Frattini, il quale oltre a non avere cervello difetta pure di pudore, ripete come un disco rotto che gli affari italiani sono al sicuro ma dovrebbe spiegarci come mai il presidente del CNT si sia rifiutato di sottoscrivere qualsiasi accordo con il nostro governo. Forse perché il belluino di Bengasi non poteva siglare contratti e memorandum che sono stati già perfezionati con francesi, inglesi e americani?

Ma non è finita, perché nel “fu” Belpaese i cialtroni non stanno esclusivamente nelle istituzioni. La carta stampata è la principale fucina di ominidi di servizio. E quelli che giocano a distinguersi sono i più ciarlatani di tutti. Ecco cosa dichiarava Massimo Fini giorni addietro: “Anche Muammar Gheddafi, che per tutta la vita ha fatto il gradasso, sembra seguire questa via vergognosa: dopo aver chiesto per mesi ai suoi l’estremo sacrificio (‘combatteremo fino all’ultima goccia di sangue’) lui sta fuggendo, come una lepre impazzita, per ogni dove invece di affrontare il nemico nell’ultima battaglia… La guerra ha almeno questo di buono: rivela gli uomini. Ci sono individui che in tempi normali, quando sono al sicuro, fanno i gradassi e i prepotenti e che poi, al momento del dunque, battono i denti come conigli e altri, a cui nella vita civile non avresti dato un soldo, che si dimostrano uomini di grande coraggio”. Qui l’unico gradasso è lui che parla a vanvera e scrive di quello che non conosce. Non gli consiglio di cessare con la penna perchè la sua penna è già finita nel cesso. Questo è un fatto, infatti scrive sul Fatto con i fatti che non ha.

HIC SUNT LEONES

gheddafi-2Gheddafi è morto. I giornali riportano la notizia che il leader libico, nascosto in una buca come un topo, avrebbe urlato ai ribelli di non sparare. Altri sostengono invece che sia rimasto vittima di un bombardamento della Nato mentre cercava di muoversi da Sirte. Se davvero egli è stato ammazzato propendiamo per questa seconda versione, perché un leone non sbraita e non chiede pietà nemmeno al cospetto della falce. Altro che roditore! Tanto meno si sarebbe fatto intimorire dai vermi di Bengasi e di Misurata, dopo aver resistito per mesi sotto le bombe dei papponi vergognosamente unificati. Così se ne va l’uomo fiero che fino all’ultimo ha lottato per il suo paese, bagnando del suo sangue la terra della patria. Berlusconi ha commentato l’evento con una frase latina di circostanza, sic transit gloria mundi. E’ vero, le glorie del mondo passano ma restano l’esempio, la forza delle storie, il coraggio delle idee e la coerenza dei valori anche nelle avversità e nella tragedia. Di Gheddafi qualcosa vivrà per sempre, nella testa e nei cuori di chi non vuole piegarsi ad un mondo che afferma la sua prepotenza costruendo falsità e menzogne. Non stiamo santificando Gheddafi, in tal maniera non gli renderemmo quello che merita nel giorno del lutto. Egli era semplicemente un grande condottiero con tutte le contraddizioni dell’uomo di potere che per preservare la nazione ha commesso delitti ed ingiustizie ma in nome di principi superiori, portando benessere e prosperità al suo popolo. Questo perchè lo Stato non si dirige coi fiori e col fioretto, bensì con la spada ed il coltello tra i denti. In Libia come altrove. E di quelli che lo hanno ucciso cosa resterà? Lo sdegno, la viltà, l’ignominia, l’infamia di cui si sono macchiati per screditarlo prima ed eliminarlo poi. Qui lo commemoriamo stendendo sul suo ricordo il drappo dell’onore perchè hic sunt leones, qui ci sono i leoni e non le scimmie ammaestrate o le bestie in gabbia.

OCCHI APERTI E MANI A POSTO

Com’era prevedibile, sulla giornata “d’indignazione” romana si sono lanciati come sciacalli giornalisti inservienti e politici servitori, per deprecare le violenze ed invocare giustizia contro i criminali che volevano uccidere.  Ai trogloditi isolati di terra che agitano le clave nel vuoto politico spaccando teste e vetrine si contrappongono le tribù organizzate dell’aria che sganciano bombe dal cielo sterminando i popoli. La sproporzione è immane ma grazie a “Er pelliccia” e ai suoi pellicciotti travestiti da contestatori, i quali degli estintori fanno un uso non proprio ortodosso, si spegne in anticipo qualsiasi ragione della protesta (labile in partenza) e si accendono i riflettori sui cassonetti incendiati e sui marciapiedi divelti, a maggior profitto della manipolazione mediatica e dello splatter televisivo. Qualche quotidiano si è persino impegnato a pizzicare i colpevoli pubblicando on line le foto dei facinorosi, invitando i lettori alla delazione e al riconoscimento dei balordi vestiti di nero ma svestiti di senso. La solita mania italiana di aizzare gli spioni che viene biasimata dai pennivendoli, conservatori e liberali, se utilizzata per scovare gli evasori ma encomiata per sbattere in galera chi aggiunge disordine al disordine generale. Su Facebook gli ululati di rabbia dei ragazzi per bene erano pari solo a quelli degli scalmanati che, striscioni e bastoni alla mano, preferiscono il rave party al golf club, i peggiori bar di Caracas agli american bar, i casini di massa ai casinò delle località esclusive. Questioni di gusti sociali lungo uno stesso crinale di stupidità.  E così tra un “fuciliamo tutti i black bloc” ed uno “sbattiamo in galera i comunisti” spunta fuori che Er Pelliccia amava più Hitler che Stalin ma preferiva le droghe all’olio di ricino, non sapendo ancora bene a quale allucinazione votarsi.  Per non dire dei sermoni sulla necessità di rifuggire una società fondata sulla violenza fattici sorbire dai soliti accaniti malfattori che sparano a casaccio sugli Stati occidentalmente scorretti ma si commuovono per le vessazioni contro gli animali impotenti. Costoro non resistono al richiamo della sottomissione soprattutto quando a zufolare sul sedere sono gli Usa e la Nato, l’Europa e l’Onu. Lorsignori credono che il pulpito scagioni dall’incompetenza e liberi dal male per cui anche se Pinco di notte va a puttane di giorno diventa Pallino del giornale e può discettare di pubblica morale, se Tizio si fa acquistare la casa da un suo sodale, entrando a Montecitorio diventa Caio parlamentare e può far leggi per obbligare gli altri a pagare quello che lui non vuol versare fino al prossimo condono tombale.  Con questi comuni mascalzoni riempiamo le istituzioni, con Calpurnio voltagabbana, Melvio bandieruola, Filano predone e Tal dei Tali tale è quale a tutti gli altri impostori. La violenza è una cosa seria, fa parte del mondo ed è l’unica via per costringere gli usurpatori a sloggiare dai posti che occupano, a tradimento e per tradimento, danneggiando la nazione. Ridurre l’ira e la frustrazione agli assalti alle camionette è una insulsaggine soprattutto laddove, con l’aria che tira anche tra le forze dell’ordine, prima o poi i blindati circonderanno il Palazzo. Occorre capire che in questo momento nessun movimento e nessuna manifestazione che non siano in grado di coniugare tutela degli interessi sovrani, difesa delle nostre imprese di punta e situazione di crisi sociale avrà mai uno sbocco positivo. Chi oggi va in piazza sotto le bandiere delle vecchie ideologie fa il gioco di una classe dirigente venduta e corrotta che tornando alla divisioni degli anni di piombo vuole mettere una palla dello stesso materiale allo Stivale per farlo sprofondare. Aprite gli occhi e chiudete la bocca divenuta una fogna di slogan dall’oltretomba, ma, soprattutto, tenete le mani a posto che tanto non sapete dove menarle per fare davvero male al potere ferale che all’Italia vuol preparare il funerale.

LA PROTESTA E’ REAZIONE

orwell-1984Non sono il solo ad essere critico nei confronti dei cosiddetti indignados e non si tratta esclusivamente dei soliti pregiudizi provenienti da destra i quali, ovviamente, descrivono per tradizione filosofica e opposizione di “corporazione”, come fumo negli occhi le sciocche parole d’ordine della sedizione in bocca ai figli di papà. Fabrizio Rondolino, ex consigliere di D’Alema, ha parlato giustamente di indignados nel ’68 e di padroni oggi.

Perché così sono andate le cose 40 anni fa e tal quali finirebbero odiernamente. Come ho già scritto altrove, se le teste non pensano le battaglie retrocedono a casini di piazza e se gli occhi non vedono il raddoppiamento ideologico che li porta fuori strada le mani colpiscono a casaccio. Forze sprecate da cervelli bacati e braccia sottratte alla vera politica del cambiamento. Così è avvenuto anche a Roma dove il moto di popolo è diventato un tiro all’ obiettivo grosso dei palazzi bancari e delle auto di lusso che sono in verità gli unici bersagli visibili a chi manca di diottrie e dottrine adeguate. Quando è la vivida immaginazione a plasmare le circostanze, si moltiplicano i miraggi e le apparizioni ma si sfuoca la realtà. Così, anziché concentrarsi sui risvolti multipolari della fase geopolitica ci si perde dietro le presenze “spectrali” della finanza e i riti magici dei circoli del capitale. Insomma, gli indignados si rivelano rivoluzionari da sanpietrini con i sassi nella testa pronti ad essere lastricati sulla via della sommossa o per ascendere, ma soltanto i più scaltri tra loro, nelle stanze dei bottoni. Basti pensare ai nomi citati dallo stesso Rondolino, ieri leader della protesta ed ora vermi striscianti nel gotha dei poteri marci della patria: da Paolo Mieli a Gad Lerner. Se una generazione non impara dalla Storia non merita nessun posto nella stessa. Quest’ultima diventa magistra vitae se ascoltata, horror vacui e fossa comune se inesaudita. A tale bailamme generazionale va aggiunto un altro dato poco rassicurante, ovvero che ci sono all’opera in Italia centrali di provocazione e cellule più o meno dormienti di istigazione alla rivolta, tutte di matrice atlantica, che hanno interesse a far precipitare il malcontento per mangiarsi quel poco di autonomia che resta al Paese. Non mi sto inventando nulla, queste notizie mi sono state sussurrate all’orecchio e mi hanno gelato il sangue nelle vene. Indignato avvisato mezzo salvato. Interessante anche quel che scrive il gen. Piero La Porta su Italia Oggi del 15 ottobre e che dovrebbe contribuire a far sgranare gli occhi di fronte alle astuzie del dominio. Uno dei gruppi più attivi degli anni ’70, Lotta continua, stampava le sue notizie rivoluzionarie con inchiostro e carta dell’intelligence statunitense, in una stamperia di David Thorne, attuale ambasciatore americano nel nostro Paese. Il gruppuscolo settario movimentava informazioni riservate e mobilitava le masse con l’ausilio della Cia celandosi dietro i falsi ideali dei soviet supremi della classe. Adriano Sofri, capo di LC, allora soprannominato il piccolo Lenin, oggi fa il megafono della democrazia inveendo sugli stati canaglia avversari degli Usa e perorando i diritti civili che tanto piacciono all’Occidente. Alla bassa statura fisica e politica di Sofri corrisponde una grande arroganza e una ancor più larga sicofanza che rivela il dovuto sulla sua carriera di sicario al soldo dei media ufficiali. Infine, la tremenda giornata romana ha messo in evidenza uno strano immobilismo degli agenti, meno attivi del normale rispetto a disordini di livello elevato. Costoro hanno svelato di aver ricevuto l’ordine di difendersi ma di non attaccare per evitare il morto. Forse ci si aspettava che il martire cadesse tra le file dei celerini per dichiarare l’emergenza totale. Ad avvantaggiarsene non sarebbe stato il Governo Berlusconi ma i suoi detrattori in combutta con i cerchi sovrastrutturali stranieri che ci vogliono, questi sì, morti e sepolti per colpo sinistro e gancio destro. Il mondo si è capovolto ma le orde rivoltose non se ne accorgono perché lobotomizzate dal grande fratello della contestazione. La protesta è reazione, la libertà della globalizzazione è oppressione, i diritti umani rovescio di bombe. Questo è l’antisocing post-owelliano che potrebbe evitarci il colpo di mano.

Sognare è la sorte dei deboli: attenti ai cialtroni

Ogni epoca è vissuta da uomini che si lamentano della decadenza e della corruzione del proprio tempo. A volte si tratta di una mera attitudine caratteriale (certa gente deplorerebbe gli sbalzi della vita in qualsiasi caso), ma più spesso si tratta di una percezione psicologica inevitabile allorché il soggetto si smarrisce al cospetto di eventi che non stanno mai fermi e trasfigurano il mondo davanti ai suoi occhi. La caduta delle precedenti convinzioni e la perdita di stabilità nei diversi ambiti sociali (politici, economici culturali), soprattutto nelle fasi di immensi cambiamenti, ingenerano nell’individuo  la paura di quello che si manifesterà innanzi, il timore di non riuscire a comprendere la direzione in cui evolveranno gli avvenimenti, la propria collocazione rispetto alle novità ed il proprio ruolo nella Storia. Tuttavia, c’è da distinguere tra una “degenerazione” relativa che è sempre possibile correggere in quanto è solo spaesamento soggettivo di fronte ad una oggettività in mutamento, da una degenerazione assoluta che è peggioramento complessivo della situazione senza movimento mentale da parte di chi, per inedia e mancanza di strumenti di discernimento, subisce le metamorfosi sociali senza nemmeno tentare di comprendere e direzionare i processi in atto nelle diverse sfere dell’esistenza associata. L’oscuramento intellettuale di chi dovrebbe fornire risposte meno estemporanee e banali sulla crisi in gestazione (perchè siamo ancora agli inizi), dicendosi dalla parte degli esclusi dai percorsi decisionali, è la prova lampante che il sistema dei capitalismi sta già incedendo indisturbato a riconfigurarsi secondo le sue logiche e dinamiche(sempre conflittuali) intrinseche che condurranno ad una ridefinizione dei rapporti di forza tra le formazioni nazionali all’interno della formazione capitalistica globale. I poveri in saccoccia si troveranno ancora in mezzo a questi fenomeni restandone stritolati, mentre i poveri di zucca, ma bravi a parole, si ricicleranno facendo carriera e servendo altri padroni. Oggi mi pare che siamo in questa condizione e troppi dati lo confermano. Appena ieri leggendo Schopenhauer e il suo “Il mondo come volontà e rappresentazione” coglievo tali aspetti, laddove nell’introduzione alla seconda edizione del 1844, egli registrava l’involuzione morale dei suoi contemporanei e la perdita di spirito dei suoi anni. Ma erano appunto in procinto di scoppiare grandi accadimenti a sostegno del fatto che quella società era in ebollizione, in essa brulicavano corpi collettivi in cerca di vie alternative e innovative per costruire un altro futuro. Non c’era ristagno ideologico e alterazione etica perché non si aveva lo sguardo rivolto ad un passato fuori dal periodo storico come avviene per i nostri tempi in cui si conciona a vanvera di edificazione dell’avvenire con materiali di vecchie e sepolte generazioni. Inoltre, lui aveva come interlocutori quelli che spesso definiva, un po’ ingiustamente, vacui (Fichte e Schelling) e ciarlatani (Hegel) ma che erano pur sempre eccelsi pensatori e non improvvisatori di narrazioni per masse di studenti sciocchi e incolti, pronte ad essere mandate al macello o a trasformarsi in squadracce. Giganti  che fanno rimpicciolire a formichine gli pseudo-intellettualini di oggi i quali arringano le moltitudini al fine di vendere i loro squallidi e inutili libri o occupare posticini nell’accademia. Non voglio annoiarvi con la filosofia di cui per altro non sono esperto, ma dopo aver letto il discorso di Slavoj Zizek tenuto ai manifestanti del movimento “Occupy Wall street” a New York, apparso su Liberazione, e l’intervista all’ex pot-op Franco Berardi Bifo, pubblicata sulla Stampa, mi sono caduti i coglioni per terra. Mentre Bifo ha dichiarato che non siamo mai stati così vicini al comunismo come in questo momento (facile sperare e sparare siffatte cazzate quando si hanno nel cervello i chip resettati) Zizek offriva, sotto il tempio della finanza Usa, a giovani affamati di stupidaggini, le sue croste teoriche sulla nonviolenza e la fine del capitalismo.  Costoro sono sempre i primi a blaterare di rivolgimenti inevitabili che conducono all’eden degli sfruttati, ma lo fanno per meglio obnubilare le traiettorie evenemenziali ed impedire che qualcosa cambi davvero. In momenti incasinati come questi, gli imbonitori e i depistatori spuntano come funghi perchè sono gli anticorpi che il sistema libera nell’organismo sociale per attaccare  le idee non conformi che possono mettere a rischio la sua tenuta. Questa frotta di stregoni è pericolosa e va isolata senza tentennamenti. Tali truffatori vi parleranno sempre di un mondo migliore e di sogni rivoluzionari perché il loro mestiere è proprio quello di far affaticare il pensiero critico dietro alla processione utopie irrealizzabili, per dare il colpo di grazia a chi si lascierà disorientare e stremare dalle chimere irraggiungibili. Ricordatevi delle parole di Pasolini (oh generazione sfortunata… tu obbedisti disobbedendo), di Brecht (al momento di marciare molti non sanno che alla loro testa marcia il nemico. La voce che li comanda è la voce del loro nemico. E chi parla del nemico è lui stesso il nemico) e di quelle di Lenin (sognare è la sorte dei deboli).

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