EGREGIO SIGNOR ROSSI

Chissà perché il livello di successo e di intelligenza delle persone è sempre proporzionalmente inverso al loro grado di coscienza e di moralità. Se il primo tocca vette elevate il secondo finisce inevitabilmente sottoterra fino a scomparire dalla vista del mondo. Invece, nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma in menzogna nelle bocche di questi imbonitori che sono sempre impastate di consigli e di buoni propositi per il prossimo, soprattutto quando i giudizi non devono regolare la propria condotta ma quella altrui. E’ vero che, contrariamente all’assunto dal quale siamo partiti,  si può verificare che uomini con un alto grado di onestà siano anche intelligenti ma ciò non inficia  la validità di  questa  legge sociale universale manifestantesi quotidianamente nelle alte sfere del potere. Facciamo un piccolo esempio. Sabato scorso, Guido Rossi, avvocato di fama e principe del foro ha rilasciato un’intervista a La Repubblica con la quale si è premurato di denunciare le potenti lobbies schierate dietro Letizia Moratti a Milano. Nessuna sorpresa per noi perché è quello che stiamo scrivendo da qualche giorno, ma il fatto che a lanciare quest’invettiva sia stato il dio lobbistico delle sacre scritture contabili, il santone con l’indice di borsa puntato sugli speculatori politicamente non affini, la dice lunga sul pudore di certi cattivi profeti col vezzo per gli  affari e la presunzione di poter scacciare dal tempio i mercanti corrotti che sono tali perchè non accettano la sua divina consulenza. Guido Rossi, ha detto qualcuno, rappresenta egli stesso una gigantesca lobby ed è stato l’eminenza grigia che ha guidato operazioni “che contano da trent’anni a questa parte: da Telecom agli swap della Fiat, vere e proprie acrobazie giuridiche che, con lo stesso metro riservato ad altri sarebbero state oggetto di scandalo, diventavano (anche e soprattutto per le autorità di controllo e per i tribunali) regolari e perfette” (Claudio Borghi su Il Giornale). Guido Rossi fu lo stesso leguleio che ai tempi dei capitani coraggiosi definì Palazzo Chigi, divenuto dimora presidenziale di un altro moralizzatore col culo degli altri, Massimo D’Alema, l'unica merchant-bank che non parla inglese. Sua è anche la definizione che segue, rilasciata all’epoca della disputa tra Tronchetti Provera e il Governo Prodi sulle sorti della Telecom: “…E un paese che soffre di una così grave mancanza di regole naturalmente è il terreno ideale per chi vuole approfittarne, per chi pensa a portar via più soldi che può. Invece del fare, c'è l'arraffare. Questa sembra la Chicago degli anni Venti, sembra il capitalismo selvaggio dei Baroni Ladri nell'America del primo Novecento”.  Insomma, il sig. Rossi vede sempre tutto abbastanza chiaro perché si trova al centro delle trame del capitalismo italiano ma pontifica come se lui frequentasse il convento delle dame di San Vincenzo e non il Sancta Sanctorum della finanza nostrana. Infine, da questo arrivista già arrivato non potevamo non aspettarci un undicesimo comandamento per una vita più saggia e morigerata: “l’ambizione sfrenata è uno dei limiti peggiori che spingono alla deriva della acriticità e della cattiva politica”. Si vede che nella testa di costui i buoni cristiani coincidono necessariamente con gli stupidi e con gli idioti, altrimenti non troverebbe il coraggio per dire siffatte amenità. Che Dio li fulmini tutti e li riduca in cenere come i loro derivati!

ALLOCCHI DI DESTRA

Niente da fare, far ragionare quelli di destra è tempo sprecato come quello impiegato a spiegare la grammatica italiana ad un cavallo berbero. Va bene che per vincere alle elezioni si può ricorrere a qualche colpo basso, ma con un pizzico d’intelligenza si dovrebbe almeno essere in grado di non inciampare su quei temi che rappresentano da sempre il cavallo di battaglia del proprio capo. Giuliano Pisapia, candidato a sindaco di Milano per il centro-sinistra, è stato assolto dall’accusa di aver rubato un’auto con il concorso di pericolosi terroristi di Prima Linea, punto. Si è fatto la galera senza meritarlo, pagando con la limitazione della propria libertà un reato che non aveva mai commesso. Costui dovrebbe essere un eroe per i berlusconiani i quali da secoli ci ripetono che la casta dei togati è un corpo dello Stato impazzito con la bava giustizialista alla bocca, le manette facili e le grate sugli occhi. Tentare adesso di rimediare alla figura da cani con lo spostamento dell’asse di certe accuse infondate, dal furto alle cattive amicizie, è un escamotage puerile oltreché una maniera grossolana per non ammettere l’errore commesso. La pezza è insomma peggio del buco. Se poi lo sport deve essere quello di sotterrare tutti coloro che si accompagnano con qualche perdigiorno o che frequentano giri poco edificanti e comitive troppo baldanzose, non basterebbe un intero cimitero per contenere B. e il suo entourage di procuratori di gnocche e procacciatori di affari. Tra sbadati e sbandati sarebbe una inumazione di massa. Addirittura insopportabile è poi leggere sulla stampa vicina al Premier che “gli uomini possono cambiare la pelle, non la te­sta e neppure il cuore”. Tanto sostiene Sallusti nel suo editoriale di oggi su il Giornale per supportare le sciocchezze fuori tempo politico e storico della Moratti. Bravo l’allocco! Perché allora non va a portare questa riflessione ai suoi colleghi Giuliano Ferrara (ex Pci che ospita graditamente sulle colonne del suo quotidiano), Mughini e Liguori (anche loro con un passato da extraparlamentari di sinistra e molte brutte compagnie)? Che c’entra dirà l’esimio direttore, costoro non pretendono di farsi eleggere a cariche politiche. Vero, allora si rivolga direttamente a Bondi (ex comunista pure lui e dunque "bazzicatore" di stalinisti ma oggi nei vertici del PDL ) e così chiudiamo qui questa stupida questione.

ELEZIONI DI "MIL'ANO"

Il PdL ha trasformato le amministrative di Milano in un referendum sul Premier e in una sfida aperta alle Procure che lo tengono alle corde. Ci può stare, sia perché per vincere le elezioni vale tutto, sia perché il Presidente del Consiglio è oggettivamente preso di mira dai magistrati italiani da quando ha messo piede in politica, non per amore di Giustizia ma per giustizialismo cieco e unilaterale. Ciò che invece non va bene sono i colpi sotto la cintura che Letizia Moratti ha sferrato contro Pisapia, servendosi degli stessi mezzi infanganti del nemico. Innanzitutto, l’avvocato della SEL è stato assolto da quella vecchia accusa sventolatagli sotto il naso dai giornalisti di destra, in secondo luogo con una lista di ricchi e di potenti, qual è quella del sindaco meneghino uscente, ci vuole un bel coraggio a dare del mariolo a chicchessia. Non ho mai visto un benestante arricchirsi onestamente e lo scassinamento della portiera di un' auto non è peggio di reati come il falso in bilancio, l’esportazione di capitali all’estero per non pagare le tasse, la truffa, l’aggiotaggio, e tutti gli altri trucchetti necessari per accumulare capitali. Non sono un moralista e credo che anche sul mercato valga tutto se solo si è capaci di non farsi beccare, ma almeno si eviti di dare patenti di correttezza civica a destra e manca. Dalle mie parti si dice insultarsi tra ladro e ladrone, proverbio azzeccatissimo che dovrebbe fare abbassare i toni a tutti quanti. Inoltre  i quotidiani berlusconiani perdono il diritto di contestare l’uso dei collaboratori di giustizia a fini “anti-cavallereschi” allorchè appoggiano un pentito come Sandalo, detto Roby il pazzo, per asseverare le accuse contro Pisapia. Con questi presupposti diventa tutto lecito, anche che si chiami a testimoniare Jack lo squartatore e Hannibal Lecter. Dal primo verremmo a sapere che B. alla fine del Bunga-Bunga infibula ed uccide le sue sciacquette con un bisturi ed il secondo ci rivelerebbe che Pisapia divora bambini a colazione, suore a pranzo e preti a cena, bagnando il tutto con vino sangue di giuda dell'Oltrepò pavese. Fatela finita e non prendeteci per i fondelli. Piuttosto urge esame di coscienza da parte di entrambi i contendenti che sono coerenti al pari di schizofrenici con doppia personalità. Letizia dice di essere indipendente dalla finanza milanese e dall’influenza di CL, e noi le crediamo così come crediamo che suo figlio sia veramente Batman. Pisapia sostiene, invece, di essere l’amico dei diseredati e degli sfruttati e noi gli crediamo così come crediamo che Milly Moratti non sia la moglie del Presidente dell’Inter e padrone della Saras ma la Wonder woman degli oppressi venuta al mondo per vendicare l’ingiustizia sociale. Milanesi di tutta Milano: il prossimo week-end non sarebbe meglio andare al mare a mostrar le chiappe chiare piuttosto che farsi inchiappettare da questi supereroi senza poteri che amano il potere?

COITI DI REGIME

L’intervento degli alleati occidentali in Libia non solo è andato oltre il mandato dell’Onu e la lettera della risoluzione 1973, ma si è rivelato di tutt’altro tenore rispetto allo spirito inizialmente dichiarato dalle parti che era quello di proteggere i civili nella guerra tra fazioni gheddafiane e gruppi ribelli.  Quindi un intento di equidistanza tra i disputanti che si è subito dissolto sotto i bombardamenti mirati (? ) francesi, inglesi, americani ed italiani i quali, come giudici di pace, hanno dimostrato di avere lo stesso equilibrio e la medesima imparzialità degli arbitri di calcio italiani nell’era Moggi. La Comunità internazionale come il WWF dice di voler proteggere i cittadini inermi dall’ “estinzione” ma per farlo li elimina come i panda, senza tante discriminazioni tra lealisti, insorti, donne, vecchi, figli e nipoti. Ordigni di tecnologica esattezza che colpiscono con la stessa precisione chirurgica dei disastri naturali. Ma WWF non è l’acronimo di World Wildlife Fund ed i volonterosi della coalizione non sono esattamente quegli attivisti solerti che ci mettono il cuore e la passione per ripulire le spiagge, segnalare gli illeciti ambientali, salvare l’habitat e le specie animali, donandoci un mondo migliore. Questi militanti della civiltà menano mazzate a più non posso come nella World Wrestling Federation‎ (WWF), spazzano per sempre le coste e le dune dalla faccia della terra e assicurano agli uomini la pace eterna mandandoli all’altro mondo. World (Deadly) Weapons Federation (WWF)‎, federazione mondiale delle armi letali, questo rappresentano lorsignori della guerra ma si spacciano per benefattori disinteressati del genere antropico. Tra un po’ verranno pure a raccontarci che puntare un missile Tomahawk, con più di 1400 kg di esplosivo, sotto la cintola di un presunto dittatore che si trova di spalle è meramente un atto di giustizia umanitaria e non una perversione bellico-sodomitica. Nel circuito mediatico ufficiale nessuna voce fuori dal coro si è levata per denunciare gli eccidi dell’alleanza civilizzatrice che sta annichilendo tutta la fauna libica per stanare un solo leone del deserto. Ma i portatori malsani di democrazia stanno sempre ben attenti a scegliere le aree paludose da bonificare perché non si deve alterare l’ "ecosistema geopolitico" che gli assicura la predominanza mondiale. Perchè con Gheddafi si sono scagliati in 15 contro uno mentre non si è trovato nessuno che vendicasse la libertà e i diritti civili violati in altri Stati (vedi Bahrein) dove iene ancora più sanguinarie stanno terrorizzando tutta la savana? C’è inoltre un’altra incongruenza che vorrei segnalare. Da quando sono iniziate le proteste in Siria (che non hanno carattere di massa come sostiene la stampa internazionale) si stende ogni giorno un bollettino di morti ammazzati dal regime. Già il primo giorno si parlava di cento manifestanti uccisi e così via fino a ieri con altri trenta sventurati che avrebbero tirato le cuoia. A questo punto in quella nazione dovrebbe essere rimasta in vita solo la famiglia regnate degli Assad e qualche umile servitore di corte  ma la Clinton è riuscita a dichiarare quanto segue: “La situazione in Siria è complessa e dolorosa, ma sappiamo che Damasco può ancora attuare le riforme e crediamo che ci sia un futuro possibile”. La signora ci ha preso tutti per imbecilli o, più prosaicamente, cerca di applicare il teorema Clinton (Bill) sulle relazioni di coppia alle relazioni internazionali. Infatti, l'illustre marito pizzicato ad amoreggiare con una stagista affermò di essere quasi vergine perché il sesso orale, del quale aveva libidinosamente usufruito nella “stanza ovaie”, non poteva essere considerato un rapporto sessuale. La mogliettina ragiona nello stesso modo: le mitragliate sulla folla non necessariamente sono un massacro, basta la volontà verbale di dichiarare delle riforme per rendere quest’ultimo parziale. E si sa che il massacro parziale, proprio come il coito orale, non è un rapporto completo, cioè è un peccato veniale al quale si può sempre rimediare. Hillary Clinton: ma vai al tuo paese!

LUPI E AGNELLI

Si dice che in Italia il Governo non ci sia e che quando finalmente si fa notare è soltanto per peggiorare le cose. In un certo senso non si può negare questa situazione che fino a qualche tempo fa era almeno attenuata da una politica estera saggia e coraggiosa, miseramente smarritasi nel deserto libico, tra le dune iraniane e nella steppa russa. Da Tripoli ci stanno cacciando a pedate francesi e inglesi, da Teheran siamo scappati alle prime minacce degli americani e con Mosca ci siamo evirati da soli dopo le giravolte sul South Stream.Ma se è vero che il Belpaese va alla deriva senza timonieri occorre ugualmente dire che l’ammutinamento dei partiti di centro-sinistra nei luoghi della dialettica democratica non facilita l’inversione della rotta. Oggi tutto è riposto nelle mani di vertici istituzionali che utilizzano impropriamente la loro carica per smentire od ostacolare qualsiasi decisione prendano il Premier ed il suo Gabinetto. Tra i rimbrotti di un Presidente della Camera bello, abbronzato e con la stessa passione obamiana per i fondali marini e le reprimende di un Presidente della Repubblica che parla un ottimo inglese e si muove con una sospetta ed umbertina regalità atlantica, si stanno esaurendo le speranze peninsulari di evitare il decisivo assalto piratesco alla sua sovranità nazionale. I due reggenti di Montecitorio e del Quirinale stanno sopperendo allo scoordinamento dell’opposizione, incapace di formare un’unica massa d’urto contro l’odiato caimano nano (tale specie esiste davvero in natura e non soltanto in politica), utilizzando le loro esclusive prerogative istituzionali come una trappola per topi adattata ai rettili. Non c’è più quella storica sinergia tra organi dello Stato, indispensabile a tenere unita la nazione in fasi storiche delicate come quella in corso, perché esso è stato svuotato della sua identità per essere riconvertito in una agenzia di disbrigo degli affari stranieri. Inoltre, tanto Fini che Napolitano devono supplire all’immobilismo e alla mancanza di idee del principale partito della coalizione, lasciato nelle mani di un dipendente della premiata tortellineria Giovanni Rana, il quale si scuoce nel brodo delle sue correnti e si fa cucinare da un ex Pm con la vocazione per le cene segrete e i minestroni giustizialisti. Bersani, nel tentativo di tenere insieme le disiecta membra dell’alleanza, sta pure snaturando le sue qualità. Messi da parte gli studi ha preso a bighellonare sui tetti e nelle piazze come un qualunque debosciato fuori corso. Il risultato è ovviamente pessimo. Egli si atteggia a manifestante esperto ma si muove meccanicamente come un grigio burocrate di partito nel bel mezzo di un rave party. Dopo un po’ il trucco si vede e così partono bordate di fischi contro il suo mascheramento posticcio. Se B. regge ancora, nonostante la tempesta che investe lui e la sua maggioranza, lo deve pertanto all’incapacità dei suoi nemici che pure con l’aiuto di ambienti internazionali e con l’appoggio di una magistratura "persecutoria" non sono in grado di speronarlo definitivamente. Nel frattempo però a finire fuori carreggiata è il Paese che sbanda sui dossi della crisi e si avvicina pericolosamente alla scarpata. Sulla via del multipolarismo ci sono tanti crocicchi e prima ancora di giungere ai bivi dell'Epoca si deve sapere almeno dove si sta andando per non ritrovarsi al punto di partenza o persino ancora più indietro rispetto allo start. Il percorso può essere modificato strada facendo ma senza dimenticare la meta finale. Veniamo dai fasti dei secoli passati e vogliamo giungere dove il futuro riserverà all’Italia il posto che le spetta. Marciamo in cattiva compagnia e con guide corrotte che ci sviano nelle selve oscure per farci sbranare dai lupi. Non possiamo pertanto assecondare chi vuol fare di noi agnellini da banchetto che finiscono immancabilmente o sacrificati o divorati. Questo nelle storielle, figurarsi nella Storia con la S maiuscola. L'Italia merita tutt'altro finale della favola.

MENZOGNE AMERIKANE

Osama Bin Laden, il cosiddetto sceicco del terrore, l’uomo che ha tenuto in scacco l’Occidente e i servizi segreti di mezzo pianeta per più di un decennio, la primula verde di Maometto con la passione per la finanza e gli investimenti in borsa, riposa in fondo al mare. Anche la sua morte, come la sua vita, resterà avvolta nella nebbia con la quale i presunti demoni appaiono e scompaiono da questa terra. Osama non era “nettuno” ma gli americani ne hanno fatto qualcuno, prima un alleato nella guerra all’Unione Sovietica e poi un mostro degli abissi nella battaglia contro l’asse del male che, come sempre, cresce copioso negli occhi di chi lo vede o di chi ne ha bisogno per fare un male più grande. I mezzi di comunicazione del mondo libero soltanto a metà hanno avvalorato la versione yankees perché la verità è una moneta che ha corso legale solo quando viene emessa a Washington. Le versioni sul blitz dei Navy Seals sono state diverse eppure nessun governo o organizzazione internazionale ha avuto da ridire sulle differenti e contraddittorie dinamiche dei fatti rilasciate dall’amministrazione Usa. Si è affermato, in un primo momento, che Osama fosse armato, poi che fosse disarmato, poi che si fosse fatto scudo con una moglie, poi che avesse reagito a mani nude, poi che si fosse arreso ma "attivamente" ecc. ecc. I giornali italiani hanno sottoscritto pedissequamente tutte queste giravolte senza esprimere un dubbio o una incertezza, ringraziando calorosamente Sua Nobeltà per aver reso il globo un posto migliore e più sicuro. Gli Stati civili pare che non facciano altro che portare pace e libertà laddove esse difettano, per il bene dei popoli e dell’umanità. Tutto ad interessi zero. Balle vergognose. Persino un vero liberale come Benedetto Croce metteva in guardia da queste menzogne: “Gli Stati in quanto tali non sono in grado di promuovere la libertà di altri Stati se non quando questa torni a loro utile, e sia perciò, rispetto ad essi, non un fatto morale ma accrescimento o mantenimento della propria potenza”. Ed ecco a voi la formula per spiegare tutti i conflitti di questa epoca, di quelle precedenti e di quelle che verranno. Con questa filigrana s’interpretano meglio i bombardamenti in Libia, prima ancora quelli in Serbia del ‘99, nonché il sostegno alle recenti rivolte nella dorsale mediterranea e nel Medioriente. In questi luoghi, ci narrano i cantori della modernità, manca il pane perché invece di coltivare grano si seminano monoculture di dittatori. La nostra è davvero un’epoca buia dove la libertà porta le catene sotto abiti sgargianti e la Democrazia va in giro col Kalashnikov. Naturalmente qui in Italia il servilismo e la cecità storica sono diventate materie bipartisan e chi ci governa da qualche lustro, sia esso di destra o di sinistra, ha ripulito il cervello dall’intelligenza per fare spazio alla segatura propagandistica. La nostra classe dirigente non ha spina dorsale perché non ha più ideali, essa è stata allevata in batteria come il pollame dopo l’eclissamento della I Repubblica (dalla quale questi pennuti parlamentari hanno beccato tutto il peggio). Anche qui ci assistono le parole di Benedetto Croce che spiegano abilmente chi sono gli uomini e le donne ai quali abbiamo messo in mano il nostro futuro: “Tutto il peggio del peggior passato può sempre tornare, sebbene torni in condizioni sempre nuove e perciò, vinto e superato che sia, porti a un nuovo e maggior elevamento: l’epopea della storia è più vicina alla tragedia che non all’idillio. Il non aver meditato questa verità, e l’essersi lasciati andare a quel fatuo e pericoloso ottimismo, è la principale cagione del presente pessimismo e della presente sfiducia, che innanzi alle difficoltà sopraggiunte, – le quali bisognava aspettarsi perché intrinseche alla vita così degli individui come della storia tutta e rispondenti al suo ritmo eterno, – invece di disfarsi delle proprie illusioni e correggere la propria leggerezza non trova altro miglior partito che di disfarsi dell’ideale stesso rinnegandolo e rimanendo senza ideale, in una sorta di stupefazione che rende l’uomo preda delle forze che gli turbinano intorno”. Già, ma più che alla stupefazione i nostri leaders nazionali sono ormai in preda alla più grama stupidità mentre le forze che gli turbinano intorno sono diventate oscure e inconoscibili perché affrontate con una categorizzazione esoterico-moralistica e con una mistica sociale conformistica che ha sostituito l’equipaggiamento dell’analisi politica con l'armamentario dell'esorcismo religioso. “Agnostici” all’idealità non potevano che trasformarsi in “atei” della politica. Il nostro problema non è dunque il Male ma il fatto che siamo messi proprio male.

I CETRIOLI DI MARE

La realtà batte sempre la fantasia e non si fa in tempo ad acciuffarla che ti scivola via con un ulteriore scatto di intrinseco realismo che supera qualsiasi estrinseca immaginazione soggettiva. Dagli intellettuali di sinistra pensavamo di averle viste e sentite quasi tutte: girotondi, tavole rotonde, gruppi in fusione fusi di cervello, sedute collettive in salotto col criminologo, lo psicologo, il naturologo, il tuttologo, quattro amici anarchici al bar, ecc. ecc.. Ci eravamo sbagliati, ci mancava la regata transatlantica per abbozzare un programma in 7 punti con l’intento di migliorare il Paese. Che se li porti il vento e l’acqua che scorre veloce, avrebbe detto Catullo! Ma non è uno scherzo, una sinistra ciurmaglia si è imbarcata da Genova il 25 aprile con direzione New York per farsi ispirare dalle onde e vomitare un programma rivoluzionario al fine di salvare l’Italia. I pirati del progresso con le bende agli occhi e le corsare del femminismo vento in poppa e poppe al vento hannp preso la corrente e stanno veleggiando verso il mondo nuovo dove tutto è più bello, dove tutto è più umano. Organizzatore della manifestazione il geometra Filini, dell'ufficio politico Sinistri (appunto!), guest star la Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare (e da dove sennò!). Navigatori d’eccezione alcuni impiegati della cultura e qualche padroncino illuminato: Alessan­dro Baricco, Riccardo Illy, Giorgio Faletti, Lella Costa, Matteo Marzotto, Piergiorgio Odifreddi, Oscar Farinetti, il ragionier Ugo Fantozzi, la signorina Silvani, il geometra Calboni, mentre la regia della traversata oceanica è stata affidata al dott. Guidobaldo Maria Riccardelli, quello che costringeva i colletti bianchi della Megaditta, nella saga dei film interpretati da Paolo Villaggio, a guardare il capolavoro di Eisenstein la Corazzata Kotiomkin in russo con sottotitoli in polacco. Il risultato sarà lo stesso del cineforum aziendale: UNA CAGATA PAZZESCA. Gli ottimati marini, tra spruzzi di acqua e di champagne, tartine al caviale e crudités de mer, puntano ad elevare la nazione che oggi sarebbe in mano ai mediocri essendo il loro acume intellettuale il metro per giudicare il livello culturale di un popolo intero. Ecco il diario di bordo sul quale si concentreranno i nostri marinai: 1.Meno politici più politica, 2.Ridurre la spesa corrente, 3.Mi­gliorare le entrate, 4.Smettiamola di giocare al­la guerra, 5.L’Italia nel mondo, 6.Per la qualità della vita, 7. Meno leggi più disciplina-Meno Chiesa più Gesù. E siamo già alla camminata sulle acque dei divi della democrazia e delle pasionarie della libertà. Un abisso di qualunquismo che nemmeno le erre arrotate di questi radical-chic in simil-pelle popolare rendono meno volgare. Le olutarie – volgarmente dette pizze marine o cetrioli di mare, e chi viene dalle mie parti sa che non è un complimento – della civiltà sono un’esca perfetta per gli allocchi militanti dell’antiberlusconismo. Questi signori hanno perso la bussola della ragione ma pretendono di indicare la giusta rotta a tutti gli italiani. Il naufragio è assicurato. Purtroppo però li vedremo galleggiare, gli stronzi non affondano mai.

OSAMA BIN LADEN: I DIAVOLI SE NE VANNO LA PUZZA DI ZOLFO RESTA

La Cia ci ha messo 10 anni per stanare un villeggiante nella città turistica di Abbottabad in Pakistan. Osama bin Laden, col suo corteggio di mogli e guardie del corpo, faceva la vita del vacanziere forzato, un po’ asserragliato ed un tantino braccato (in un compound di lusso del valore di un milione di dollari) dalla macchina da guerra americana. Una grande potenza contro un solo uomo, l’intera montagna è andata a schiacciare il topolino di maometto per vincere facile come nelle lotterie italiane.

Tutti noi credevamo che il Principe del terrore girovagasse a dorso di mulo sulle montagne afghane e si nascondesse in grotte scavate nella roccia o in rifugi di fortuna. L'immagine era quella di un San Giuseppe a mano armata di Riad, accompagnato non da una ma da innumerevoli madonne, mentre i suoi ultimi giorni sono stati simili a quelli della passione di Cristo. Unica differenza, il corpo del saudita è sparito dalla vista dei fedeli in meno di tre lune. Il miracolo del Santo sepolcro subacqueo che solo a quei satanassi di Yankees hollywoodiani poteva venire in mente. In questo racconto pseudo biblico c’è senz’altro anche uno o più traditori che ai sicli, ormai fuori corso, avranno sicuramente preferito i dollari. Paese che vai, biglietto verde stampato a Washington D.C che trovi. Osama è stato scaricato tanto dai suoi perché diventato immobile come un sepolto vivo ed inutile alla causa che dai finti nemici occidentali i quali, per uscire da uno scenario bloccato come quello afghano, gli hanno dato l’estrema unzione. E pensare che individuato l’obiettivo epocale lo Zio Sam era indeciso se scatenare l’apocalisse oppure ricorrere ad un esorcismo mirato. Buona la seconda per non accompagnare il martire nell'aldilà a colpi solenni di cannone. Infine, ci ha pensato il vero messia nero di Honolulu all’ “annunciazione” dell’evento al Pianeta intero. A reti civilizzatrici unificate sua "Nobeltà" ha detto: i buoni hanno sconfitto il demonio, il mondo è un posto migliore. Certo, un paradiso di omologati alla divina legge della Casa Bianca che coltiva l'hobby del fai da te. Impasta il fango della creazione per fabbricarsi, in casa e all’estero, un esercito di cattivi che esalti il suo livello di bontà. Che strani questi angeli d’oltreoceano, per portare la pace devono sempre scaricare rumorosamente  il tamburo della pistola. Tuttavia, anche ora che bin Laden non è più nei paraggi si sente comunque puzza di zolfo. Sarà suggestione, ma in questa baraonda a me risulta sempre più difficile distinguere i buoni cristiani dai cattivi musulmani.

L'OPINIONE GENERALE

“Non c’è alcuna opinione, per quanto assurda, che gli uomini non abbiano esitato a far propria non appena si è arrivati a convincerli che tale opinione è universalmente accettata. L'esempio fa effetto sia sul loro pensiero, sia sul loro agire. Essi sono pecore che vanno dietro al montone ovunque le conduca: è per loro più facile morire che pensare. E’ assai curioso che l’universalità di una opinione abbia per loro tanto peso, dal momento che essi possono pur vedere su di sé quanto si accettino opinioni senza giudizio e solo in forza dell’esempio. Ma in realtà non lo vedono, perché manca loro ogni conoscenza di sé. Solo i migliori dicono, con Platone, i molti hanno molte opinioni [Repubblica, IX, 576, c], cioè il vulgus ha molte frottole in testa e, se si volesse tenerne conto, si avrebbe un gran da fare. L'universalità di un'opinione, parlando seriamente, non costituisce né una prova né un motivo che la rende probabile. Coloro che lo affermano devono ammettere: 1) che la distanza nel tempo priva quella universalità della sua forza probante: altrimenti dovrebbero riportare in vigore tutti gli antichi errori che un tempo erano universalmente considerati verità: per esempio dovrebbero ripristinare il sistema tolemaico oppure nei paesi protestanti il cattolicesimo 2) che la distanza nello spazio produce lo stesso effetto: altrimenti l'universalità di opinione fra chi professa il buddhismo, il cristianesimo e l'islamismo li metterà in imbarazzo. Ciò che così si chiama opinione generale è a ben guardare l'opinione di due o tre persone; e ce ne convinceremmo se potessimo osservare come si forma una tale opinione universalmente valida. Troveremmo allora che furono in un primo momento due o tre persone ad avere supposto o presentato e affermato [o imposto, ndr] tali opinioni, e che si fu così benevoli verso di loro da credere che le avessero davvero esaminate a fondo: il pregiudizio che costoro fossero sufficientemente capaci indusse dapprima alcuni ad accettare anch'essi l'opinione: a questi credettero a loro volta molti altri, ai quali la pigrizia suggerì di credere subito piuttosto che fare faticosi controlli. Così crebbe di giorno in giorno il novero di tali accoliti pigri e creduloni: infatti, una volta che l'opinione ebbe dalla sua un buon numero di voci, quelli che vennero dopo l'attribuirono al fatto che essa aveva potuto guadagnare a sé quelle voci solo per la fondatezza delle sue ragioni. I rimanenti, per non passare per teste irrequiete che si ribellano contro opinioni universalmente accettate e per saputelli che vogliono essere più intelligenti del mondo intero, furono costretti ad ammettere ciò che era già da tutti considerato giusto. A questo punto il consenso divenne un obbligo. D'ora in poi i pochi che sono capaci di giudizio sono costretti a tacere e a poter parlare è solo chi è del tutto incapace di avere opinioni e giudizi propri, ed è la semplice eco di opinioni altrui: tuttavia, proprio costoro sono difensori tanto più zelanti e intolleranti di quelle opinioni. Infatti, in colui che la pensa diversamente, essi odiano non tanto l'opinione diversa che egli professa, quanto l'audacia di voler giudicare da sè, cosa che essi stessi non provano mai a fare, e in cuor loro ne sono consapevoli. Insomma: a esser capaci di pensare sono pochissimi, ma opinioni vogliono averne tutti: che cos'altro rimane se non accoglierle belle e fatte da altri anziché formarsele per conto proprio? Poichè questo è ciò che accade, quanto può valere ancora la voce di cento milioni di persone? Tanto quanto un fatto storico che si trova in cento storiografi, ma poi si verifica che tutti si sono trscritti l’un l’altro, per cui alla fine, tutto si riconduce all’affermazione di uno solo… "io lo dico, tu lo dici, ma alla fine lo dice anche quello:/dopo che lo si è detto tante volte, altro non vedi se non ciò che è stato detto" (Goethe, dalla Farbenlehre)”. Arthur Schopenhauer

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Cos’altro vogliamo aggiungere se non che questo accadeva prima che si affermassero i grandi mezzi di comunicazione? All’epoca non c’erano Berlusconi e Murdoch eppure i meccanismi di formazione della pubblica opinione (o opinione generale come la chiama Schopenhauer) non erano così dissimili da quelli di oggi. Due o tre individui (appartenenti a drappelli di decisori o al circuito mediatico dominante) apparecchiano un'ipotesi che diviene una convinzione, la impongono facendo leva sulla loro autorità ed ecco che il pubblico segue pedissequamente la corrente di questo pensiero, formandosi delle opinioni che ritiene partorite dal suo cervello. Ma sono cibi socialmente precotti che vengono riscaldati nel microonde della soggettività. Crediamo di star cucinando qualcosa mentre veniamo cotti a puntino. Cosa ne dicono gli urlatori di sinistra che attribuiscono a B. il disonore di aver ridotto gli italiani ad un popolo di ingrifati e lobotomizzati senza visioni personali? Ancora il semiologo Umberto Eco, qualche giorno fa, parlava di educare il nostro popolo per renderlo aderente a valori più democratici e progressisti. Cioè alle sue opinioni sul mondo che, a mio modo di vedere, sono altrettanto confuse, sbagliate e per di più fin troppo accordate a quelle dei poteri forti che infestano la nazione, dalle banche ai padroni delle ferriere. Detto questo, forse è il caso di farsi un'opinione diversa di tali imbonitori chiamati impropriamente professori.

Ps. Umberto Eco, anche facendo un gran balzo, non supererà mai l'unghia del piede di Althusser. Il filosofo piemontese si è fatto bello sostenendo in una intervista a Il Manifesto  che quando lui parlò per la prima volta di strutturalismo fu aspramente attaccato da Althusser il quale in seguito, smentendosi puerilmente, avrebbe tentato un innesto dello stesso strutturalismo sul marxismo. Dubito che il pensatore di Birmandreis si sia mai occupato di Eco e, soprattutto, so che mai accettò in vita di essere incasellato in detta corrente. E' vero che non è possibile giudicare un intellettuale dall'idea che egli ha di sè stesso, ma non è nemmeno corretto attribuirgli l'appartenenza ad apparati concettuali che ha sempre respinto. 

I° MAGGIO DI PENA

Un museo delle cere, un'esposizione di mummie, una necropoli di scapigliati, un cimitero di debosciati, una foresta di pietrificati, un'agorà di ossificati, un assembramento di invertebrati, un essiccatoio per sindacalizzati. I morti dei secoli passati vengono a sotterrare i vivi, il corteo delle tenebre progressiste ha preso la testa della civiltà e sta per staccargliela per sempre da Piazza San Giovanni. Decollato. Primo maggio di festa funesta, primo maggio di noia manifesta. Storia, Patria, Lavoro, ovvero tutto ciò che non c'è a causa di rapinatori di futuro organizzati e coalizzati, talvolta fintamente divorziati, che si fanno chiamare sindacati. E quest'anno niente retorica su pace, amore e fantasia che la guerra in Libia si è portata tutto via. Ci sarebbe restato male Napolitano e tutto il circondario libertario che speculando sul mondo operaio è diventato miliardario. Come ogni anno si alternano sul palco gli attachés della fatica altrui che gridano viva il proletariato senza aver mai lavorato.  Precari di tutto il mondo unitevi ma per bastonare questi chiacchieroni maggiolini. Primo maggio di litania cantata sui diritti anelati dai giovani, dalle donne, dai disoccupati, ma tuttavia negati proprio da quei confederati che li hanno stracciati per garantire il posto ai propri associati inamidati. E, soprattutto, anche in questa 22° edizione nessuna lesina su parole come libertà e democrazia che la televisione e Berlusconi hanno ridotto a porcheria. Resistenti del XXI secolo che salgono sulle montagne di carognate della sinistreria per dare sfogo alla propria isteria. Militonti della vigliaccheria che tra un canto partigiano e una bevuta alla birreria fanno la rivoluzione della scioccheria. E così sia. Infine, gran coro campestre del popolo rupestre: chi non salta Berlusconi è! Vero, chi salta non è né Cavaliere né Fantino. Trattasi semplicemente di cretino. Zombies del primo maggio "concertato" ve lo siete proprio guadagnato  quest'orizzonte politicamente necrotizzato. Perchè allora tutto questo danzare e vocalizzare a squarcia gola? Il lutto richiede silenzio. Abbiate almeno rispetto per i cadaveri, cioè per voi stessi.

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