Barbarie o indipendenza nazionale?

Scritto da: Gianni Petrosillo (27/06/2012)

Quando una ciurmaglia politica di tromboni, allenatasi tutta la vita a preannunciare temporali mondiali se solo non si fosse seguita la corrente dei tempi moderni da essa incarnata pedissequamente – della globalizzazione, dell’integrazione internazionale, della libera concorrenza – continua a sostenere, insostenibilmente, che abbandonando l’attuale direzione si finisce in una tempesta epocale ancor più tremenda, proprio mentre siamo nel bel mezzo di un diluvio universale, vuol dire che l’acqua ha invaso le sue cabine cerebrali.

I nostri politicanti pluviali, la cui intelligenza strategica è circumnavigabile con un canotto, sostengono che un’uscita dall’euro sarebbe la catastrofe mentre ancora non riescono a dimostrarci che invece l’entrata sia stata un’estasi. Probabilmente, l’attracco alla Lira non sarebbe sufficiente come scialuppa di salvataggio ma costituirebbe, ad ogni modo, un segnale della reversibilità di questo naufragio che ha origini geopolitiche prima ancora che economiche.  Insomma, un atto di piccolo cabotaggio monetario al quale dovrebbe seguire un vero e proprio sabotaggio politico degli attuali assetti europei.

Tale è infatti il senso da dare ad un eventuale rientro nel porto più sicuro della vecchia moneta, ovvero che il bastimento Italiano non accetta di affondare contro i suoi stessi interessi, che non si fa imporre dalle compagnie atlantiche rotte e mappe per attraversare il mare ingrossato di questa fase per colare a picco sui fondali della Storia. L’Italia non ha alcuna intenzione di farsi saccheggiare dai corsari della finanza e dai pirati industriali della nazioni concorrenti esclusivamente per tenere fede alle ideologie internazionali e ai dogmi professorali.

Proprio dalla Germania e dai suoi pensatori possiamo ancora imparare molto, anche se ultimamente il tiro al tedesco pare sia diventato lo sport più praticato in Italia, secondo soltanto al calcio alla nostra dignità nazionale. Ci dispiace che in questa trappola del crauto avvelenato siano caduti anche economisti non conformisti come Emiliano Brancaccio, pure lui convinto, erroneamente, che sia in corso una “egemonizzazione tedesca attraverso la quale si vorrebbe fare dell’Unione europea una sorta di ‘grande Germania’ “. Il citato progetto è, purtroppo, più velleitario che fattibile poiché sarebbe comunque da preferire all’attuale sottomissione di tutta l’area continentale europea agli Usa. Sarebbe ora di piantarla di paventare imminenti pericoli crucchi per nascondere alla vista i concreti rapporti di sudditanza, effettivamente realizzati ed operanti, favorevoli non a Berlino ma a Washington.  Fossi teutonico e valutate le forze in campo mi comporterei da panzer con i partners viciniori che non accettano la mia leadership preferendo quella di una Amministrazione d’oltreoceano estranea e prepotente, la quale fa unicamente i suoi interessi benché accompagnandoli con un linguaggio d’inclusione universale.  Per questo gli italiani, che non riescono mai ad essere loro stessi, se proprio devono vestire gli altrui panni, siano più tedeschi che americani, poichè in questa specifica congiuntura risulterebbe meno deleterio per noi.

La Germania non è un paese di M…erkel (le cui scelte sono spesso discutibili e sbagliate), poiché esiste ancora in essa una forte dialettica geopolitica che, anche grazie ai socialdemocratici, garantisce il confronto delle posizioni sulle alleanze internazionali, mai univoche o unidirezionali come, ad esempio, accade all’Italia, il vero paese di M. (che in questo caso non sta per Monti). Dicevo che dai tedeschi possiamo prendere ed apprendere molto, a cominciare dalle teorie economiche di uno di loro,  Friederich List (Reutlingen, 6 agosto 1789 – Kufstein, 30 novembre 1846). Quest’ultimo viene solitamente ricordato per il contributo teorico in tema di “industria nascente” e per avere invocato il protezionismo in difesa degli interessi nazionali contro l’ideologia del libero scambio, all’epoca propugnata da un’Inghilterra dominante per mare e per terra. Il merito principale di List (andarsi a leggere il libro di La Grassa, Finanza e Poteri, edito dal Manifesto) è quello di avere elaborato una teoria relativa ad una specifica fase dello sviluppo capitalistico. La sua concettualizzazione fu in grado di rappresentare efficacemente la contraddizione di quel particolare periodo, e cioè l’asimmetria nella distribuzione del potere tra i Paesi già nel pieno della loro rivoluzione industriale e quelli che invece l’avevano da meno tempo avviata. List individuerà nel processo di unificazione per mezzo del commercio internazionale un’opportunità ed un pericolo. Proprio come per la globalizzazione di oggi. Per l’economista tedesco è l’indipendenza dell’industria avanzata che garantisce ad un popolo la possibilità d’inserirsi da protagonista, respingendo le imposizioni esterne, nei meccanismi della produzione della ricchezza del commercio internazionale. Nella nostra epoca globalizzata la protezione delle prerogative nazionali è di vitale importanza nelle contrapposizioni tra stati e aree che si confrontano per l’egemonia mondiale. Traslando List nell’attualità della nostra situazione possiamo affermare che la prosperità di un paese dipende dalla sua capacità di garantirsi quell’autonomia, politica ed economica, che lo mette al livello delle altre potenze mondiali. Naturalmente, in questo contesto le alleanze tra entità statuali che condividono obiettivi simili e convergenti sono fondamentali, soprattutto in un periodo di accesa rivalità geopolitica (multipolarismo, policentrismo) sulla scacchiera mondiale. Sotto questo aspetto non si può dire che sia la Germania quella potenza predominante che schiaccia le varie potenze regionali e le diverse potenzialità europee.  Per dette ragioni l’insegnamento di List, mutatis mutandis, torna attualissimo, occorre infatti:  “Conservare, sviluppare e perfezionare la nazionalità: questo, perciò, è l’obbiettivo principale cui devono essere indirizzati gli sforzi di una nazione: una tendenza del genere non è errata, né egoistica, ma sensata…”. E a chi parla acriticamente di globalizzazione, quasi si trattasse di un processo oramai realizzato, perfetto ed equilibrato, laddove emergono vieppiù antinomie irrimediabili, sotto forma di crisi economiche E di attriti politico-militari, tuttavia coperti dalla soggezione e dalla menzogna di classi dirigenti deboli come la nostra, risponderemo con List che: “Un’unione universale originata dalla potenza politica e dalla ricchezza preponderante di una sola nazione, basata cioè sulla sottomissione e sulla dipendenza di tutte le altre, avrebbe per risultato l’annientamento di tutte le particolarità nazionali e di ogni emulazione fra i popoli. Una unificazione su queste basi sarebbe contraria agli interessi ed ai sentimenti di tutte quelle nazioni che si sentono chiamate all’indipendenza ed al raggiungimento di un alto grado di ricchezza e di importanza politica; non sarebbe che la ripetizione di quanto è già avvenuto nella storia con l’Impero romano; con la differenza che questa volta accadrebbe con l’aiuto del commercio e dell’industria, invece che delle armi; ciò non di meno, ricondurrebbe i popoli alla barbarie”.

Barbarie o indipendenza nazionale? E’ questa dunque la domanda del secolo.






6 comments to “Barbarie o indipendenza nazionale?”

  1. Giancarlo Says:

    In attesa del vertice “salvifico” di giovedì/venerdì prossimi venturi, tutti sono/siamo con il fiato sospeso, le borse sono in attesa, lo spread sale e scende, sopratutto sale, i politicanti italioti non sanno, come al solito, che pesci pigliare. Monti parte per la “guerra”, guarda caso si troverà ad affrontare la Merkel mentre 11 azzurri in mutante affronteranno il Reich germanico-eurasiatico, si spera in una duplice vittoria, anche se non si sa bene, nel caso di Monti, di quale vittoria augurarsi. I giornalai italioti, sportivi e non, invitano alla guerra santa contro il krukko, il popolino tende a confondere le due cose. E noi? Noi stiamo a vedere come tutti gli altri, io lancio una provocazione, se le cose vanno bene, a Bruxelles, e l’euro si salva, il nostro destino è segnato, lento ed inesorabile decadimento verso la deindustrializzazione e la povertà, se l’euro non si salva, si va diritti al ritorno della Lira. Urla e grida di giubilo da parte nostra? Vorrei spegnere subito il vostro/nostro entusiamo riportandovi alla realtà: chi guiderebbe il ritorno all’euro? La Merkel? Mazzini? Cavour? Giolitti? De Gasperi? Togliatti? Persino Craxi o Andreotti? No! Sarebbero Berlusconi, Casini, Bersani, Vendola! Capite perchè non posso unirmi al coro, eventuale, di giubilo? Capite perchè sotto sotto vi ritrovo a sperare in un lento decadimento ed impoverimento a cui la cura Monti ci sta portando? Quando vedo in TV la faccia di Berlusconi o quella di Bersani o quella di Casini o quella di Vendola/Di Pietro, oltre al vomito mi viene anche l’idea di pensare che Monti non è il male assoluto. Pensate a come mi sono ridotto.

  2. Gianfranco La Grassa Says:

    mi auguro che il buon Emiliano (non Zapata) sappia invertire il percorso di troppi intellettuali dal ’68 in poi; e oggi ancor più pervicacemente seguito. Si prendono posizioni apparentemente radicali, in realtà sempre più soft in merito al dibattito in corso, che è totalmente falsato per nascondere la crescente subordinazione agli Usa. L’atteggiamento sulla Germania è una vera cartina tornasole. Senza assolutamente mettersi a diventare filo-tedeschi (onestamente, questo non potrei mai divenirlo, e per motivi nient’affatto ideologici o politici, ma radicati negli “oscuri meandri” della nostra psiche, da cui sgorgano simpatie e antipatie non legate al “dominio della Ragione”), chi si nasconde dietro l’improbabile (direi impossibile) predominio tedesco – mentre l’Europa è l’obiettivo della neostrategia obamiana per riprendere in mano l’egemonia mondiale, minata dall’incipiente multipolarismo – sta portando acqua al mulino dei subdominanti (“cotonieri”) che stanno dilagando su tutti i fronti annientando ogni minima autonomia italiana.
    glg

  3. Gianfranco La Grassa Says:

    d’accordo con Giancarlo circa il fatto che restare o uscire dall’euro non ci porterà comunque bene, perché il problema di fondo – come del resto il bog ha sempre sostenuto – non si risolve sul piano monetario e/o semplicemente finanziario. In disaccordo con quel “Monti non è il male assoluto”. Se prendessi l’affermazione alla lettera, dovrei dire che nessun personaggio e nessuna soluzione è il male assoluto; però rappresentano tutte il peggio del peggio per l’Italia, per il semplice motivo che vi è molta più connivenza di quanto non sembri tra soluzione Monti (provvisoria, al fine di effettuare il “reset” di cui ho parlato) e tutto ciò che seguirà e che sarà comunque orientato, se si continua così, dai vari ABC, da Berlusconi, ecc. Ognuno di questi personaggi gioca certo per sé, ma nell’ambito di una strategia fissata dagli Usa e che trova il suo “Quisling” in Italia assiso in collina. Quindi, Monti è comunque il male, che prepara le soluzioni definitive pessime per i nostri interessi.
    glg

  4. ws Says:

    “sia in corso una “egemonizzazione tedesca attraverso la quale si vorrebbe fare dell’Unione europea una sorta di ‘grande Germania’ “”

    nella sostanza sara’ cosi’ qualora la germania riuscisse a non farsi travolgere come tutti gli altri euro-scemi.

    Perche’ bisogna ragionare in termini geopolitici e non ” calcistici” ( errore che stanno commettendo molti buoni analisti oltre che brancaccio). L’ europa si e’ suicidiata con due guerre mondiali di tipo ” inglese” e nel 1945 e’ finita spartita tra due imperi , il crollo dell’ impero sovietico ha di fatto lasciata un ‘ europa interamente soggetta agli USA dimodo che tutto quello che ci succede qua in ” colonia” e’ mosso e finalizzato secondo gli interessi americani.

    Questo ” fato” potrebbe essere rotto solo da eventi geopolitici , ma bisogna che sia chiaro che l’ uscita dalla nostra condizione servile non puo’ venire se non con scelte sovraniste . Senza di queste qualora infatti la presa americana sull’ europa declinasse si tratterebbe solo di un pasaggio del greggie da un pastore ad un altro.

    quindi stante la vergognosa condizione di questo paese, ragionando sempre in termini geopolitici la questione si riduce a domandarci: meglio l’ attuale pastore americano o uno ( ipotetico ) tedesco?.

    Ora poiche’ la “nostra” vergognosa e criminale elite ha gia’ scelto il padrone ameirkano,viene da se che l’ unica ( ipotetica) possibilita’ nostra di riprenderci un po di margine operativo e che la germania rompa il gioco invece di restarne sottomessa.

    ma ha senso ancora discuterne ?

  5. Gianfranco La Grassa Says:

    http://www.ilgiornale.it/economia/confindustria_come_guerracrollano_pil_e_posti_lavoro/confindustria-pil-lavoro-occupazione-pareggio_bilancio/28-06-2012/articolo-id=594553-page=0-comments=1

    miracolo! Per una volta si lasciano stare le cazzate su “capitali o risparmi bruciati in borsa”, sullo spread, sulle dichiarazioni della Merkel, il demonio che provocherebbe la crisi. Ogni tanto il caldo dà alla testa, così che si va almeno un po’ al sodo.
    glg

  6. Gianfranco La Grassa Says:

    http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=finale%20in%20nome%20del%20popolo%20italiano&source=web&cd=2&ved=0CE4QtwIwAQ&url=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DI5vykOLEEmc&ei=n7TsT_u3Aa324QTk7pyWBQ&usg=AFQjCNF5vFcVlunZXdXKfJXni53_zOecUA

    mancano, non si sa perché, 30 secondi finali in cui Tognazzi butta nel rogo dell’auto inglese, bruciata dalla “vile plebaglia”, il diario della “escort” d’allora, in cui essa svelava che si era suicidata. Gassman, incolpato dal giudice dell’omicidio, veniva così condannato. Non era comunque approvabile il comportamento del giudice Tognazzi (“mani pulite” ante litteram), ma è comunque ben disegnata la barbarie del “poppolo” (non diverso dalla plebe romana dei tempi antichi). Bene sempre ricordare con chi si ha a che fare. Poi, prima di Natale, ci “divertiremo” a vedere come andrà a finire. Per il resto, vinca sempre….chi vincerà (e chissenefrega).
    glg
    PS.
    http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201206282026-ipp-rt10288-luce_e_gas_piu_care_dal_primo_luglio_nuovi_aumenti_in_bolletta

    divertitevi pure, ahahah. E adesso, per favore, si prendano finalmente misure precise contro la Merkel per mettere fine al rincaro delle bollette, alle previsioni nere circa il crollo del Pil, dell’occupazione, ecc. Dopo l’uomo nero, che se ne è andato, è arrivata la donna nera. Insomma, quando ci sarà il vero avvento del “Cristo nero”, ovvero Obama, che porterà Giustizia e Verità?

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