Kiev snodo del terrorismo islamico

Ukraine Protest

 

Il sito di attivisti ucraini cyberberkut intercetta alcune email del deputato della Rada di Kiev, Andrei Bogdanovich. Viene alla luce un documento segreto. Il tema sono le forniture di armi ai terroristi islamici in Siria che da Kiev devono essere spostate verso Ryad e dalla Capitale saudita nelle roccaforti dei ribelli in territorio siriano. L’Ucraina si accredita come centro di smistamento di razzi, carri armati e sistemi contraerei per conto degli americani nei teatri di crisi, in funzione antirussa. Nella mail incriminata il deputato dice chiaramente al suo interlocutore che saranno gli stessi statunitensi a sbrogliare le cose con i partner europei, laddove dovessero emergere dei problemi con quest’ultimi. Il commento del parlamentare è di giubilo: “per i russi farà presto caldo!”.

Gli Usa creano e finanziano i jihadisti per combattere Mosca in qualsiasi scenario. Lo fanno inoculando il germe del terrorismo anche in Europa, costruendo Stati fantoccio alle nostre porte e a quelle russe. L’Ucraina non deve entrare a far parte dell’Unione. L’Ucraina deve essere rinormalizzata per il bene dell’Europa. Bruxelles e Mosca, di comune accordo, devono riportare l’ordine il quel paese disastrato prima che accadano cosa più gravi di quelle che già si vedono e si scoprono. Poroshenko e la sua cricca devono essere tenuti a debita distanza . A debita distanza devono essere tenuti i miliziani ucraini e i gruppi parafascisti che vengono addestrati e armati apparentemente per creare problemi a Putin, più prosaicamente per portarci, a breve, il caos in casa. Occorre reagire al più presto, prima che cadano altri aerei, prima che esplodano altre stazioni, prima che si spari di nuovo a casaccio in qualche centro europeo, con decine e decine di morti. Chi non interromperà i rapporti con Kiev si renderà complice del sangue che verrà ancora versato per i piani americani di dominio del mondo. Oggi in Medio Oriente, domani dietro il nostro uscio.

Il voto in Austria

europa

I risultati delle elezioni austriache dovrebbero aprire gli occhi all’Europa. Più della metà degli abitanti che vive nel Paese ha scelto i nazionalisti di Norbert Hofer. Lo scrutinio è stato capovolto a favore dei Verdi di Van der Bellen grazie ai suffragi per corrispondenza e per appena 31.000 voti di scarto.
I filoeuropei che esultano per il voto postale raggiungono cime abissali di ridicolaggine. Qualcuno parla di brogli e ne ha ben donde. In alcune sezioni risulterebbero più schede che aventi diritto. La retorica libertaria dell’Ue non coincide con i suoi magheggi nelle urne. Se passa il concetto che le elezioni valgono soltanto quando vincono i partiti di sistema, le soluzioni di forza diverranno l’unico modo per modificare il corso delle cose. L’arroganza di Bruxelles ridesterà i bassi istinti che covano sotto il malcontento generale. La rabbia abbatterà certe scenografie democratiche allestite da oligarchie antipopolari che badano unicamente ai loro affari e a quelli imposti dagli americani. Se opzione autoritaria deve essere, sia almeno rivolta a preservare l’autodeterminazione europea contro le ingerenze esterne che ne inibiscono lo sviluppo economico e l’indipendenza geopolitica. Il dispotismo comunitario odierno fa esattamente il contrario di questo. I palazzi del potere brussellesi sono troppi distanti dal “continente reale” per capire la portata dei suoi drammi. I cittadini europei sono stanchi degli approcci ideologici coi quali i burocrati comunitari affrontano le criticità collettive senza dare risposte ai problemi concreti. Di questo passo l’edifico crollerà, anche se l’attesa potrebbe non essere breve.
Vorrei ricordare che l’Ue ha un brutto precedente con l’Austria. Qualche decennio fa, quando Haider rischiava di affermarsi alla guida della nazione, l’Unione minacciò tre provvedimenti ritorsivi: 1) non accettazione di nessun contatto ufficiale bilaterale a livello politico; 2) nessun appoggio a candidati austriaci nelle organizzazioni internazionali; 3) rifiuto delle Capitali europee a ricevere gli ambasciatori austriaci se non a livello tecnico.
Dalle intimidazioni si è ora passati agli imbrogli preventivi.
Quando l’Ue parla di democrazia, da oggi in poi, toccatevi i genitali e fate gli scongiuri.

SEMPRE PIU’ ALLIBITO, di GLG

il ratto d'europa

Sono sempre più incredulo di fronte alla gigantesca ottusità e meschineria di questa “sinistra” antifascista (ipocrita e menzognera, che parla di “liberazione” quando siamo stati occupati e resi servi degli Stati Uniti) con l’aggiunta di alcuni settori della “destra” (non molto dissimile dall’altro schieramento), che si finge liberale. Si cerca ormai in tutti i modi di rimbecillire sempre più la sedicente opinione pubblica per rendere completamente inutilizzabili i cervelli di chi cade nel tranello della propaganda di questi imbroglioni.

Innanzitutto, se ci sono movimenti sempre più scettici in merito all’attuale funzione della UE, inizia subito la loro demonizzazione in quanto populisti, xenofobi, razzisti e, ovviamente, nazifascisti. Da ormai molto tempo si sa – in realtà, lo sanno coloro che seguono attentamente le informazioni e conservano gli articoli subito messi nel dimenticatoio – com’è nata questa schifezza detta Europa Unita. Si veda:

Qui

Ancora più preciso è Joshua Paul, prof. universitario americano, che ha trovato importanti documenti già 16 anni fa circa l’interessamento (lautamente finanziato) degli Stati Uniti all’Unione Europea; e tutto è appunto stato scordato al più presto. Leggete:

da Italia Oggi

Vedete come i principali uomini politici europei del dopoguerra (addirittura Churchill, Adenauer, De Gasperi) abbiano partecipato alle trame per renderci servi degli Usa; e siano stati per questo compito abbondantemente “unti” da oltreatlantico. Divertente (si fa per dire) è la partecipazione a simile “bell’affare” di Leon Blum, che fu il premier del Governo del Fronte Popolare in Francia all’epoca della guerra civile spagnola. Questo la dice lunga sul tipo di antifascismo in auge già dagli anni ’30. E pone in luce il tragico errore dei comunisti di allearsi con simili “sinistri” in funzione antifascista, che in realtà fu semplicemente un porsi al seguito di forze divenute subito assai servili verso gli Stati Uniti; come fece assai più tardi (negli anni ’70) il sedicente eurocomunismo, guidato dal Pci di quel segretario che straparlava di superiorità morale. Oggi, bisogna smetterla con simili errori. La “sinistra”, finta antifascista, è l’affossatrice di ogni autonomia europea; ed è sempre stata lautamente pagata dagli Usa per questo obiettivo (ci si ricordi, sia pure come episodio minore, della “scissione di Palazzo Barberini” con cui, nell’immediato dopoguerra, dal Psi nacque il Psdi saragatiano).

Adesso la medesima solfa continua subito dopo le elezioni presidenziali austriache. I servitori degli Usa si sentono sollevati perché non hanno vinto….. i nazifascisti, ecc. Riporto qui di seguito uno dei pochissimi commenti seri a queste elezioni

Marcello Foa

Non sto nemmeno a discutere di una vittoria in cui le poste hanno dato 31.000 voti di vantaggio all’ecologista, che aveva avuto in patria quasi il 2% in meno dell’avversario. Non m’interessa nemmeno discutere se ci siano stati o meno brogli. Capisco anche l’importanza che riveste il vincere la “cadrega” di presidente della Repubblica. Tuttavia, secondo me, i problemi sostanziali sono altri. In primo luogo, ai vincitori che “finalmente respirano” per lo scampato pericolo, ricordo che metà popolazione austriaca ha votato per i sedicenti nazifascisti (sono tali per coloro che temono di perdere i lauti “emolumenti” da parte degli Stati Uniti). Ricordo pure che i sentimenti euroscettici, ancora a mio avviso non precisi ed efficaci, si stanno largamente diffondendo nel nostro continente; e anche in Inghilterra (al di là del risultato del prossimo referendum, in cui ritengo vinceranno gli “europeisti”, cioè i servi; non so se con o senza brogli).

Secondo la mia opinione, è da vedere se finalmente questo euroscetticismo avrà una vera consapevolezza del problema della UE quale creatura americana e quindi puro tramite, assieme alla Nato, della nostra dipendenza da quel prepotente paese; oppure se continuerà ad essere sentimento prevalentemente legato alla paura per la massiccia immigrazione degli ultimi tempi. Sia chiaro che personalmente sono contrario a tale processo incontrollato; anche perché non c’è integrazione che tenga se non con un afflusso molto minore e molto più prolungato nel tempo. E poi, pur non essendo affatto interessato ad una qualsiasi religione, resto convinto che la cultura europea sia intrisa di cristianesimo e tale è meglio rimanga; non credo positivo un suo slittamento verso l’islamismo o altro. Tuttavia, la reale pecca dell’Unione Europea, con tutto ciò che ne è conseguito (anche l’euro, se vogliamo), è appunto quella d’essere strumento di una potenza tesa ad assoggettarci a tutte le sue scelte: sia economiche che politiche, e pure guerresche.

Ho ripetuto mille volte, e lo ribadisco, che amo molti caratteri culturali di quel paese: dal jazz alla letteratura e soprattutto al suo cinema. Sono invece nettamente contrario alla sua pretesa “democrazia”, al modo in cui si svolgono le elezioni presidenziali, all’eccesso di competizione e individualismo che ne sbriciolano i rapporti sociali, ecc. Inoltre, esso ha appunto acquisito – anche grazie al fallimento della sognata “rivoluzione e transizione al socialismo” – un eccesso di forza rispetto agli altri paesi; il che lo rende fortemente aggressivo e nocivo per il futuro dell’intera società mondiale. E’ indispensabile lavorare (in politica internazionale) per tagliargli le unghie, per modificare i rapporti di forza. Ed è fondamentale, per il suo ridimensionamento, che i vari paesi europei, a partire dai principali, comincino ad autonomizzarsi rispetto a quella potenza così recidiva nei suoi comportamenti miranti al massimo caos, soprattutto nelle aree a noi più vicine.

Non credo che ciò possa essere ottenuto da una Unione Europea ormai segnata irrimediabilmente dal servaggio seguito alla seconda guerra mondiale, e poi accresciuto dal crollo dell’Urss. Bisogna passare necessariamente per un periodo in cui nascano – autonomamente in diversi paesi europei – forze realmente interessate a liberarsi della subordinazione agli Stati Uniti, con completo ridimensionamento della Nato e senza accettare altri “patti” tipo TTIP; forze, quindi, di fatto antiamericane e, lo riaffermo con forza, rivolte verso est, verso la Russia. Non ho speciali simpatie nei confronti di tale paese. Culturalmente mi resta più lontano degli Usa; apprezzo moltissimo la letteratura russa, ma si tratta di quella del XIX secolo e, al massimo, inizio XX. E poi amo quella prima fase del cinema sovietico, di cui è immortale capolavoro la fantozziana “cagata (o boiata) pazzesca”. Sono comunque decisamente favorevole ad accordi stretti con la Russia e ad una ferma opera di indipendenza rispetto agli Stati Uniti. Nessuna forma di euroscetticismo che non contempli un simile atteggiamento mi sembra minimamente adeguata. Tanto meno una critica alla Germania, che non sia semplicemente rivolta al comportamento di tale paese tutto intento a diventare il maggiordomo tra i servitori europei degli Usa.

Nel contesto di queste mie predisposizioni, giudico in ogni caso positivo il risultato delle elezioni austriache; e non certo per la più che striminzita vittoria dell’imbelle ecologista. Il problema, lo ripeto, è solo vedere come evolverà anche in altri paesi europei l’opposizione alle decisioni della serva UE. Per il momento, ammetto che non saprei fare una sicura previsione, la nostra “opinione pubblica” mi sembra ancora largamente immatura e inconsapevole degli effettivi obiettivi da perseguire. Non basta la paura dell’immigrazione, c’è ben altro sul tappeto.

NON COMPRENDO, di GLG

gianfranco

Ci sono persone anche amiche, e con cui solitamente concordo, che prendono sul referendum costituzionale (che si terrà in ottobre) posizioni a mio avviso poco comprensibili. Ci sono quelli che voteranno “no” perché vedono nella cosiddetta riforma della “meravigliosa” Costituzione italiana (ovviamente “antifascista”, perché questo è un termine che deve essere sempre aggiunto) un attentato a regole presunte democratiche; di quella “democrazia” detta tante volte formale, più semplicemente, a mio avviso, demagogica e fasulla. Altri invece voteranno “sì” perché è necessario togliere ostacoli ad un altrettanto presunto efficace decisionismo governativo. Credo che non andrò a votare, perché sono ormai affezionato a questa scelta di tanti decenni. Tuttavia, se vi dovessi andare, voterei “no” puramente e semplicemente come indicazione di sfiducia e di spregio nei confronti dell’attuale governo, con il suo “bamboccione” presidente del consiglio. Perché questo, secondo la mia opinione, dovrebbe essere lo spirito che informa ogni atto di un “cittadino” (mi vergogno un po’ del termine così abusato, ma mi si perdonerà) nettamente ostile a meschini servitorelli, per di più incapaci perfino di intendere che cosa significhi fare politica. Un’ulteriore precisazione: servitorelli non della Germania, come sostengono altri ebeti (o disonesti?), bensì degli Stati Uniti, i nostri padroni dal 1945, ma che oggi ci stanno riducendo ad un tappetino su cui pulirsi i piedi.

Ragioniamo un momento sul fatto. Renzi ha affermato che, nel caso vincesse il “no”, abbandonerebbe la sua carica. Non ci credo affatto: troverebbe qualche scusa, più o meno arzigogolata, per rimangiarsi quanto promesso. Del resto, nemmeno è decisivo che ci sia o non ci sia lui quale premier; pur se ce ne fosse un altro, non muterebbero le nostre sorti poiché manca proprio ogni prospettiva di ricambio politico effettivo. Le attuali opposizioni sono solo in grado di battibeccare con Renzi senza la minima idea realmente alternativa. Incapaci inoltre di liquidare definitivamente quel personaggio, che da ben cinque anni continua nella sua opera di sostanziale appoggio a qualsiasi governo nominato da “rappresentanti istituzionali” degli Usa in Italia, pur fingendo d’esserne critico per meglio rendere evidente l’inconsistenza dell’opposizione. La prima mossa di quest’ultima dovrebbe essere la denuncia della UE quale pedina politica messa in piedi dagli Usa (come sostanziale complemento dell’organismo militare Nato). E non semplicemente per le sue scelte economiche e monetarie; queste vanno senza dubbio apertamente criticate, mettendo anche in chiara luce che cos’è l’euro. Tuttavia, sarebbe necessario far leva sul più aperto rifiuto della dipendenza da oltreatlantico, aprendo con decisione a est, soprattutto nei confronti della Russia; non per trovare un altro padrone, più semplicemente per accelerare la via verso il multipolarismo e il progressivo esaurimento dell’egemonia mondiale statunitense.

Ai fini delle scelte veramente indispensabili oggi, il voto al referendum costituzionale è inessenziale. Tuttavia, almeno lo si viva come un possibile sputo in faccia al “pirotecnico” fiorentino, il livello politico più basso mai raggiunto dall’Italia; sia in termini di servitù sia per l’incredibile incapacità e, direi quasi, congenita stupidità dei membri di questo governo, che pure fa e disfa a suo piacimento, che nomina ai posti più alti dei vari apparati statali (e mediatici) fedeli e inetti subordinati. Purtroppo, altrettanto inetta e stupida è l’opposizione, che fa soltanto chiasso e strepita senza costrutto alcuno. Un quadro di una desolazione pressoché unica nella pur non esaltante storia di questa nostra povera Italia. Una scipita canzoncina dei tempi andati (molto andati) recitava: “Torna al tuo paesello che è tanto bello, torna al tuo casolare, torna a cantare”. Sarebbe uno splendido sogno spedire tutti i politicanti italiani al loro paesello; magari, invece che cantare, sarebbe consolante sentirli piangere per essere stati finalmente messi in condizione di non più nuocerci.

Chi comanda in Europa?

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Gli Stati Uniti, che già occupano militarmente l’Europa con la Nato, hanno deciso di conquistarla anche economicamente col TTIP. L’accordo, in corso di perfezionamento, è la strada per accedere più facilmente ai suoi mercati e condizionarli dall’interno. Ma è anche un modo per farle terra bruciata intorno, rendendo inagibili gli spazi commerciali euroasiatici, nonché gli scambi strategici con paesi come Russia e Cina, tornati alla ribalta mondiale negli ultimi anni. Questo è il punto fondamentale della questione. Chi sostiene che gli Usa, con tale accordo di libero-scambio, vogliono invaderci con i loro prodotti spazzatura e sovvertire le basi sanitarie delle nostre società, dice una falsità. Questi argomenti deboli servono proprio a far fallire la battaglia contro il Transatlantic Trade and Investment Partnership che, per noi, genera problematiche di origine (geo)politica ben più complesse di quelle alimentari, ambientali, sanitarie o culturali portate avanti dagli ambientalisti o dai gruppuscoli pregiudizialmente anti-statunitensi.
Washington, per arrivare al suo scopo, ha prima contribuito a creare il caso ucraino e poi ha trascinato Bruxelles in una nuova guerra fredda con Mosca, introducendo sanzioni contro il Cremlino, per via della sua reazione all’ennesima rivoluzione colorata nel suo estero vicino. Inoltre, ha militarizzato i confini interni orientali dell’Europa, a ridosso del gigante dell’Est, dove sta dispiegando l’Anti Ballistic Missile System, tra Polonia e Romania, percepito come una minaccia dai russi. A questa provocazione l’establishment putiniano sta replicando con una corsa al riarmo nucleare in ogni ambito. Dai treni atomici, ai sottomarini nucleari fino al potenziamento dei razzi Iskander nell’enclave Kaliningrad, autentica spina nel fianco di Mosca in territorio europeo. L’aggressività americana, che gioca sulle contraddizioni della zolla europea, ha un costo ormai elevatissimo per tutto il Vecchio Continente, sai in termini di (mancata) sicurezza che di (limitata) sovranità. Il piano americano ha come priorità quella di far aumentare l’incomprensione tra Russia ed Europa per destabilizzare ed indebolire entrambe. La manovra è necessaria anche per evitare il saldamento degli interessi euro-russi con quelli cinesi. Come ha scritto recentemente Zbigniew Brzezinski impedire che questi tre player (Europa, Russia e Cina) giungano ad un’intesa politico-economica è di vitale importanza per la conservazione della proiezione egemonica statunitense nei prossimi lustri.
Infatti, proprio mentre le gerarchie atlantiche, ricorrendo ad un surplus di ideologia liberista, spingono per l’abbattimento delle barriere commerciali e finanziarie in Occidente (col TTIP), alzano muraglie contro l’economia cinese. Due pesi e due misure. La mano del mercato sarà invisibile ma qualcuno sa ancora come afferrarla. Il Parlamento di Strasburgo ha recentemente approvato una risoluzione per mantenere o elevare i dazi sui prodotti cinesi. L’Ue ha anche negato alla Cina lo status di economia di mercato. Perché questa disparità di trattamento tra Pechino e Washington? Forse perché la Cina non rispetta certi standard europei? A quanto pare, nemmeno l’America. Allora? La democrazia cinese non poggia su solide basi come quella americana. Basi solidissime sparse in tutta Europa. Did you get it?

Telecom contro Enel

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L’articolo che ripubblichiamo è denso di spunti importanti non solo per chi si preoccupi delle sorti di due imprese fondamentali per l’economia italiana. Troviamo ben rappresentata in questa ricostruzione la validità della revisione teorica che G.La Grassa conduce da anni: centralità teorico-pratica della Politica intesa come conflitto di strategie per la dominanza anche nella conduzione delle imprese sia private che pubbliche, centralità del conflitto per le sfere di influenza, che letteralmente non hanno prezzo. Non condividiamo invece l’investitura che l’articolista sembra offrire al governo Renzi come difensore dell’interesse nazionale

 

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2016/5/14/TELECOM-ITALIA-Lo-scontro-con-Enel-che-lascia-il-Governo-senza-alibi-/704202/

HA STATO PUTIN!

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Il caso dell’aereo MH17 della Malaysia Airlines, abbattuto nei cieli dell’oblast di Donetsk nel luglio 2014, torna alla ribalta. Stati Uniti e Gran Bretagna puntano di nuovo il dito contro filorussi e loro protettori a Mosca.
Lo avevano fatto all’indomani della tragedia senza prove documentate. Lo rifanno adesso con argomenti piuttosto carenti.
I russi, al contrario, organizzarono, il 21 luglio del 2014, appena quattro giorni dopo la sciagura, una conferenza al Ministero della difesa nella quale mostrarono immagini satellitari, rilevazioni radar, tracciati aerei e posizionamenti sul terreno dei sistemi d’arma delle parti in conflitto, arrivando alla conclusione che il colpo fosse partito da una zona sotto controllo di Kiev, sparato da un sistema missilistico Buk 1 in dotazione all’esercito ucraino.
Ma Washinton e Londra non demordono e ripropongono la loro tesi sulla responsabilità dei russi portando a sostegno della versione di cui sono fermamente convinti, udite udite, un rapporto inglese, pubblicato in febbraio dal sito Bellingcat e redatto da giornalisti investigativi, basato su “post di social network, immagini pubbliche e altre fonti”, ora incrociato con alcune foto satellitari di cui è venuto in possesso il think tank d’analisi geopolitica Stratfor, legato all’intelligence Usa.
Dall’incrocio di tali dati, secondo l’agenzia statunitense, emergerebbe la colpevolezza quasi certa dei ribelli (e dunque di Putin che li sostiene). Questo perché l’immagine ripresa dal satellite svela “un sistema di difesa aerea, montato in cima ad un Transloader, spostato da Donetsk a Makiivka” prima che il volo MH17 precipitasse in una località nei pressi di Grabovo. La foto è stata scattata circa cinque ore prima che l’aereo fosse abbattuto da una posizione vicino alla città di Snizhne, a circa 40 chilometri di distanza.
I miliziani sarebbero entrati in possesso del Buk il 15 luglio 2014, allorché dalla frontiera russa qualcuno lo avrebbe trasportato a Donetsk. Di questo passaggio o traffico di missili però non esistono testimonianze.
Per Stratfor questo sarebbe un corpo di prove circostanziali eppure i suoi analisti sono costretti ad ammettere che manca la pistola fumante. Non possono essere sicuri sul fatto che sia stato proprio quel “particolare sistema Buk ad esplodere un missile contro l’aereo di linea malese”. Se è così, l’unica cosa che resta in piedi del teorema angloamericano sono le illazioni dei social. Un po’ poco per arrivare alla verità, abbastanza per sprofondare nel ridicolo.
In ogni caso, Stratfor ritiene che il coinvolgimento, dimostrato o no, di Mosca nella vicenda non comporterà (ulteriori) ripercussioni per i russi. Al netto, ovviamente, delle sanzioni ancora operanti. E pazienza se queste sono ingiuste poiché restano giustificabili (per motivazioni geopolitiche) agli occhi della Casa Bianca in competizione col Cremlino per l’egemonia mondiale.
Oramai gli Usa, in questi tempi dirimenti, badano sempre più al sodo e cercano di cavarsela sbrigativamente senza metterci troppa fantasia. Le suonano e si decantano. Poi si autoassolvono. Mentre non sono altrettanto tolleranti con chi li sfida.
Bastano i social per costruire delle improbabili trame ed addebitare ai nemici le conseguenze di ogni nefandezza che accade in questo mondo. Comunque hanno sempre ragione, con o senza “provette”. Dai tempi di Colin Powell.

La legge dell’infinocchiamento

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Ci sono le unioni civili ma manca tutto il resto. I gay poveri condivideranno i fluidi. Quelli ricchi i liquidi. Proprio come nella famiglie cosiddette normali ma tutte diverse per condizione reddituale. La vita è sempre meno dignitosa ma dalla vita in giù sono tutti più liberi. Questa sarebbe la nuova frontiera del progresso per i sedicenti progressisti. La libertà ridotta al livello del culo fa letteralmente cagare. Dai culi non nasce niente e il troppo letame soffoca i fiori. Personalmente non ho pregiudizi ma non vedo cosa ci sia da festeggiare per quest’ennesima presa per il sedere. I deputati che si sono abbracciati ad hanno pianto all’approvazione della Cirinnà sono gli stessi criminali che da decenni stanno facendo sprofondare l’Italia nell’abisso della crisi. Sono quelli che tutelano i potenti e bastonano i cittadini. I loro giochetti sporchi ci hanno stufato come le loro orgette per il potere che violentano le istituzioni. Ci hanno tolto pure le mutande per sodomizzarci meglio. Ora c’è la legge che lo certifica.
I soldi scarseggiano per ogni cosa, si sta raschiando il fondo del barile per sopravvivere, aumentano le ruberie di Stato e le truffe ai danni dei contribuenti da parte di banche e finanziarie. Il Governo salva quest’ultime e affossa i risparmiatori. Ma i nostri rappresentanti danno battaglia sulle baggianate dimenticandosi l’essenziale. L’economia va a picco, c’è la disoccupazione, la burocrazia che soffoca le imprese, i pensionati umiliati, i giovani bistrattati. L’Italia viene umiliata in patria e all’estero e chi dovrebbe difenderla si mette a novanta gradi di fronte agli abusi dell’Ue, ai soprusi della Nato e alle soverchierie degli Stati Uniti.
Il culattonismo di Stato è la nostra rovina. Il Belpaese sta dando via il deretano per trenta denari e lorsignori si compiacciono dei loro lavoretti praticati in aule di antico pregio ridotte a postriboli. Coi finocchi ci vogliono infinocchiare. Con rispetto parlando. Prendete l’Inps. Ci ha detto che la trippa per i gatti è finita. Si andrà a riposo sempre più tardi e con emolumenti da fame. Adesso però, il suo Presidente, annuncia candidamente che ci sono le coperture per la reversibilità della pensione anche agli omosessuali. Lo trovo giusto ma dove lo teneva nascosto il tesoretto? Trovo sommamente ingiusto ed intollerabile che questi incompetenti terrorizzino la popolazione con la loro corta visione schiacciata sui problemi odierni di cui sono i primi artefici. Sono convinto che sbarazzandoci di loro, facendo tornare a correre l’Italia, collocandola in nuove alleanze internazionali, le cose potrebbero cambiare. E la prosperità ricominciare. Tutti avremmo prospettive migliori di quelle esistenti. Sono, invece, la loro presenza e la loro mancanza di iniziativa a proiettare anche nel domani il disastro di oggi.
Togliamoceli dai coglioni e il sole tornerà a spledere.

CHE MEDIOCRI! di GLG

gianfranco

 

 

Salvini e la Meloni hanno delle “melone” (testone in veneto) di autentica pietra durissima, che non si lascia penetrare da barlumi di buon senso se non di intelligenza. Hanno sopportato calci e sputi da Berlusconi e, di fatto, sono passati dalla parte del torto come fossero loro ad affossare una solida unione delle opposizioni di “destra”. Hanno continuato a dire ad intermittenza e solo a mezza bocca la verità – la complicità governativa del “nano d’Arcore” – quando hanno ricevuto i colpi più duri. Così la popolazione, mai informata di nulla di essenziale, ha pensato solo a ripicche, a scatti di nervi. E il “nano” si è permesso tutte le giravolte, come quelle incredibili di Roma (appoggio incondizionato e irrinunciabile a Bertolaso per poi cambiare candidato appena gli è parso opportuno), senza di fatto pagare nulla. Adesso, pur non credendo a sondaggi ben manipolati, si ha la netta impressione che F.I. non andrà troppo male e magari i suoi candidati (a Milano Parisi, candidato unico delle “destre”, è stato scelto dal berlusca) faranno un’ottima figura, mentre quelli degli altri due partiti sono un po’ in affanno. A Roma la Meloni rischia di perdere il ballottaggio e a Milano la lista di FdI potrebbe addirittura essere esclusa dalle elezioni.

Sarebbe stato indispensabile rifare bene la storia degli ultimi 5 anni, a partire – lo ripeto per la millesima volta – dagli “scambi” tra Berlusconi e Obama a Deauville al G8 del maggio 2011. C’è stato il reale tradimento di Gheddafi da parte del primo, che poi si permise vigliaccamente e disgustosamente, a fattacci avvenuti, di pronunciare: “sic transit gloria mundi”. Già dalla metà di quell’anno cominciarono tutte le manovre per sostituirlo con Monti e si prepararono l’innalzamento dello spread e le varie crisi di Borsa, per convincere la popolazione della crisi in atto e della necessità del ricambio senza nemmeno adombrare un possibile voto elettorale. E solo due anni più tardi, i giornali berlusconiani hanno cominciato a dire la verità sullo spread, ecc. E anche dopo Monti, Napolitano – facendosi pure rieleggere con il consenso del “nano” – continuò nella sua opera in quanto rappresentante degli interessi americani, con semplici brontolii da parte di chi aveva in realtà accettato la manovra “sostitutiva”.

Tutto questo non viene minimamente ricordato dalle “melone di pietra”. E quando brontolano con battute da “vecchie comari” impermalosite, al massino accennano bofonchiando agli interessi aziendali del berlusca. In realtà, ci sono anche questi, ma sono secondari; il problema è l’essersi inginocchiato davanti ad Obama e aver accettato di non infastidirlo più con la presunta “amicizia” verso Putin; consentita però ancora, in quanto pura facciata, dall’Amministrazione statunitense. E va chiarito un altro punto decisivo. Berlusconi non è complice, mascherato, di Renzi (perché lo sentirebbe non troppo lontano al suo modo di sentire la politica). E’ complice, con le opportune dichiarazioni di disaccordo, di tutte le operazioni condotte dai vertici Usa, ivi compresa, lo ribadisco, l’aggressione alla Libia; e poi, certamente, delle svariate giravolte impresse alla politica italiana. E se un domani Renzi, un po’ in difficoltà, venisse cambiato per “interessamento” degli americani, il “nano” si adatterebbe pur sempre alla nuova bisogna. E ancora con brontolii per le vessazioni subite, con qualche critica della “sua” stampa nei confronti di alcune mosse della politica Usa, ecc.

Tutto ciò doveva essere spiegato adeguatamente alla popolazione italiana dalle “melone” di cui sopra. Invece niente. Di conseguenza, sarà un miracolo se il “nano” non uscirà indenne o perfino rafforzato dalle prossime elezioni amministrative; e se F.I. prenderà infine la solenne batosta che merita. Temo accadrà invece tutto il contrario; e perciò proseguirà questa sotterranea complicità berlusconiana, con il prolungarsi della stagione governativa di Renzi; o comunque di uno a lui simile se gli Stati Uniti dovessero decidere di sostituirlo. Speriamo di no, speriamo che la popolazione contraria a Renzi comprenda quale losco gioco politico svolga ormai da anni l’individuo, condannato dai dementi semicolti “di sinistra” soprattutto per i festini con giovani ragazze. Teste di minchia ci circondano da ogni parte. Sarà un miracolo se non verranno prodotti danni irreparabili.

Una volta c’erano i Servizi

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Avere dei Servizi Segreti abili ed efficienti è determinante per la sicurezza di un Paese. Lo è anche per la tutela dei suoi interessi all’estero. La protezione delle imprese di punta che operano nei mercati e nei settori strategici, da quelli degli armamenti a quelli energetici, tanto per citarne alcuni, passa dall’opera silente delle sue agenzie sul terreno, oltre che da una attività diplomatica all’altezza degli scopi.
L’Italia per difendersi e far valere le sue ragioni non è nella posizione di ricorrere alla guerra e nemmeno alla sua minaccia ma deve agire con iniziative preventive per evitare di essere scavalcata o presa alle spalle, lì dove ha il vantaggio della vicinanza geografica, dell’esperienza sul campo e della conoscenza degli ambienti.
In questa fase di caos e di ridisegnamento degli equilibri mondiali occorre riannodare i fili di un discorso rimasto in sospeso da troppi decenni che ci ha fatto arretrare in molti contesti.
Precedentemente, la nostra Intelligence ha svolto tali compiti con grade capacità togliendo le castagne dal fuoco al governo e agli operatori economici, i quali sapevano di poter contare su gente affidabile per risolvere i propri problemi e aggirare gli inghippi creati ad arte dai concorrenti. Oggi le cose non stanno più così. Lo si è visto negli ultimi eventi sui quali stiamo faticosamente cercando di recuperare dopo che competitor esteri ci hanno rotto le uova nel paniere.
L’Italia non ha molti amici nel mondo e men che meno nel Vecchio Continente, nonostante la retorica dell’Europa unita e della Nato sulla quale i nostri inetti governanti hanno costruito le loro fortune e le nostre sventure. E’ necessario farseli questi amici ma non si può più andare a pescare nel solito giro di compagnie che ormai ci tollera e non ci considera degni di esprimere prerogative nazionali, tanto meno esclusive.
Nella situazione odierna, con il crescere del multipolarismo, ogni centimetro di influenza deve essere difeso col coltello tra i denti e con geometrie tattiche, che senza attirare troppa attenzione, respingano le brutte intenzioni di chi ci insidia. Esattamente ciò che non è stato fatto in Libia dove abbiamo perso terreno a vantaggio di americani, francesi ed inglesi che hanno eliminato il nostro alleato Gheddafi. Sono gli stessi che ci provavano da quarant’anni e che l’ultima volta sono riusciti nell’intento senza incontrare alcun ostacolo, addirittura ottenendo la complicità del nostro esecutivo e del capintesta al Colle. Abbiamo tradito uno Stato al quale avevamo promesso, con un trattato appena siglato, risarcimenti per il passato e cooperazione per il futuro.
Nel 1971, il SID (Servizio Informazioni Difesa) sventò un tentativo di golpe contro il Colonnello interrompendo un traffico di armi che avrebbe dovuto rifornire gli oppositori del Rais, le cui file sarebbero state rimpolpate da mercenari francesi ed inglesi. L’operazione era stata avallata da Washington (un film già visto che ha avuto il suo remake, senza però il lieto fine, nel 2011). Con quel colpo Roma si conquistò la fiducia di Tripoli e si vide spalancati pozzi di petrolio e miliardi di affari in equipaggiamenti militari.
Altri tempi ed altre situazioni. E, soprattutto, un’altra consapevolezza da parte dei nostri politici che sapevano guardare al benessere del paese sostenendo i propri Servizi e incitandoli ad agire con spregiudicatezza, a correre dei rischi quando lo richiedeva il bene dello Stato e la protezione della sovranità nazionale. Ora, invece, i nostri rappresentati nelle istituzioni fanno a gara per smantellare gli apparati di sicurezza e si mettono a piagnucolare quando qualche doppiogiochista ci lascia la pelle. Abbiamo quasi perso la Libia, ma ancor peggio abbiamo perso la faccia. Adesso, per riparare, qualcuno propone di fare di nuovo la guerra. Abbiamo voglia di menare le mani ma finiremo per essere schiaffeggiati perchè stiamo per essere attirati in un’altra trappola.  Fino a quando gli italiani tollereranno tutta questa merda?

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