NON ESISTE URGENZA MAGGIORE

gianfranco

 

 

Alla fine, malgrado vari timori, non c’è stata alcuna rivolta dei “grandi elettori” Usa. Solo due dei designati dall’elettorato nei vari States hanno abbandonato Trump, che quindi è il nuovo (mi sembra 46°) presidente. Anche le manifestazioni di piazza contro l’elezione, malgrado la pubblicità fatta come si trattasse di un nuovo sapone o profumo, non hanno visto impegnate masse imponenti, solo piccole schiere di sciamannati. Tuttavia, non termineranno qui le difficoltà del neoeletto. I nemici non si arrenderanno così facilmente. Difficile fare previsioni precise. Tuttavia, ci saranno manovre pericolose e sotterranee accompagnate da pressioni affinché, quanto meno, Trump cambi di un bel po’ le linee direttrici da lui pubblicamente sostenute e accompagnate dalla nomina di personaggi ben diversi dal solito establishment. I centri di potere che si servono dei democratici, e in particolare dei loro settori rappresentati da Obama e Clinton, continuano a puntare sulla Russia come nemico principale e più pericoloso e non desisteranno dal loro intento di creare aree di sommo disordine, conflittuale al massimo grado, tutt’intorno a tale paese.

I centri, che hanno al momento prevalso con Trump, sembrano interessati a sistemi più morbidi con manovre temporanee (non si sa però con quali tempi) di accomodamento e sistemazione dei conflitti più acuti. Credo tuttavia che su un punto Trump non sarà diverso dagli “altri”: vorrà impedire un “asse” Berlino-Mosca e sarà disposto a una minore presa sulla UE solo però se la Germania resta in mani sicure; maggiore libertà di manovra per essa, ma a patto che domini l’Europa respingendo nel contempo relazioni troppo amichevoli con la Russia. Niente zona di libero scambio (TTIP), che renderebbe la Germania “appendice” (almeno economica) degli Usa più o meno al pari degli altri Stati europei, con la generale vittoria dei “cotonieri”. In realtà, per i centri che appoggiano Trump, la Germania deve crescere di potere ma solo in piena autonomia, e anche competitiva, rispetto alla Russia. Lo stesso governo italiano dovrà probabilmente assolvere compiti servili differenti da quelli imposti dai centri che si rappresentavano in Obama-Clinton. Questo rende per certi versi più incerta, e pur sempre pericolosa, la futura evoluzione degli eventi politici nel nostro paese. Vi si scontreranno, anche da noi, i circoli trumpiani e quelli obamian-clintoniani. A meno, lo ripeto, di un drastico revirement di Trump che addivenisse a compromessi con gli avversari, al momento irriducibili.

 

Mi dispiace molto apparire cinico e tuttavia non posso non ritenere il terribile attentato a Berlino come un qualcosa che forse – se si sarà capaci di intenderne la lezione – può salvare molte altre vite in futuro e dare l’avvio ad una svolta politica, che a mio avviso deve partire proprio dalla Germania in quanto più forte paese europeo. Metto qui di seguito una breve informazione – che solo apparentemente può sembrare una diversione – sui rapporti tra Turchia e Russia:

http://www.ilgiornale.it/news/politica/attentato-che-rafforza-patto-dacciaio-putin-ed-erdogan-1344339.html

Forse i rapporti tra Turchia e Russia non sono divenuti proprio così positivi. Tuttavia li indico per sostenere che, in ogni caso, questa è la via da seguire in futuro per i paesi europei. Essi dovranno però allora dotarsi di governi completamente diversi, anzi opposti, agli attuali; in buona parte ancora in mano o fortemente influenzati dalle idee delle “sinistre”. E il cambio di rotta non avverrà certo mai tramite l’ormai paralizzante “democrazia” elettoralistica. Dopo settant’anni di schiacciante predominio statunitense nel nostro continente, ma soprattutto dopo che queste “sinistre” (per null’affatto quelle di un tempo!) sono divenute, con il crollo del “socialismo reale”, le più infami forze del “tradimento” dei nostri interessi, occorre fare un repulisti massiccio delle stesse con una radicalità impossibile da raggiungere tramite quei meschinelli e miserabili che risultano “vincitori” negli insulsi “tornei” chiamati elezioni.

Per tornare alla Turchia, difficile fidarsi di un Erdogan, ma non è impossibile che si decida ad una politica almeno vicina a quella delineata nell’articolo sopra riportato. In ogni caso, questa è la politica che dovrebbero seguire i governi europei; non però quelli odierni, bensì – lo ripeto – quelli che potrebbero risultare da una violenta riscossa della nostra civiltà e cultura di lunga tradizione, schiacciando le deliranti “modernità” dei sedicenti “progressisti”. L’importante è non ricadere in negative e mortificanti campagne di tipo razziale. Questa massiccia invasione di “estranei” dovrebbe essere fermata, ma non certo perché arriverebbero da noi degli “inferiori”, dei “selvaggi”. Il problema è diverso. Che sia stata programmata o meno, l’attuale immissione sfrenata di “migranti” serve ai disperati governanti europei, in particolare appunto a quelli di sinistra, per continuare a devastare i nostri paesi a favore di estreme minoranze politico-economiche (e ideologiche) del tutto avulse dal nostro più vero tessuto sociale, oggi sottoposto a gravi lacerazioni da parte di questi miserabili vigliacchi, cui bisogna togliere ogni più piccolo potere. Ciò non si otterrà con il voto, ma con una terribile lezione storica che resti nei tempi a venire quale monito per chi giunge alle degenerazioni di quelle che vengono ancora chiamate sinistre, e per di più “progressiste”; mentre rappresentano al contrario l’arretramento e degrado mai prima vissuti in una qualsiasi altra epoca di decadenza. Non ci interessa la definizione di questa infezione ormai mortale; va semplicemente curata con l’asportazione chirurgica delle parti malate.

Se Trump non si atterrà – per decisione propria o perché costretto dalle forze che ancora lo contrastano – a quanto per ora appena delineato, l’importante è che in Europa si affermi una decisa svolta in grado di far arretrare ciò che in settant’anni di “liberazione” ha provocato la nostra così grave involuzione. E non vi è dubbio che il primo gradino della rinascita europea deve essere l’affermazione di nuove forze politiche in Germania – lo ripeto: non razziste in nessun senso, solo violente in modo adeguato alla gravità del disastro provocato soprattutto dalla presenza, negli ultimi 25 anni, di una sedicente “sinistra” – e la loro alleanza con la Russia. Un’alleanza per interesse, non per “affinità elettive”; tuttavia ormai indispensabile per opporsi alla potenza statunitense che forse, negli ultimi tempi, ha infine incontrato qualche intoppo. Non c’è nulla di definitivo; anzi siamo ancora ai vagiti di una nuova epoca, che potrebbe forse sorgere – purtroppo caratterizzata dai luttuosi eventi degli ultimi anni, del tipo di quello svoltosi ieri a Berlino – ma che potrebbe spegnersi se ancora si esita di fronte al falso pietismo cui le orrende “sinistre” (e la Chiesa di questo nuovo Papa che sa di falso ad anni-luce di distanza) vorrebbero indurre le genti europee. Si deve affermare la violenza annientatrice di questi “alieni”; bisogna convincersi che nulla hanno a che fare con quella definizione – la “sinistra progressista” – assolutamente usurpata. Da dove questa è arrivata ormai lo sappiamo (ma bisognerà farne un’analisi ancora migliore); per il momento, però, è urgente inviare gli “alieni” in luoghi dove non possano più nuocerci.

 

Un’ultima aggiunta di carattere personale. Non mi piace affatto la violenza per se stessa. Mai avuto scontri fisici con individui che mi rompevano solennemente le balle anche quando potevo facilmente dar loro una lezione memorabile. I momenti della socievolezza e tranquillità di rapporti sono agognati da tutte le persone sane di mente. Tuttavia, occorre anche la lucidità nell’analisi delle situazioni in cui si viene a vivere. Ci sono momenti, in cui non può né deve esserci falsa serenità, che conduce solo all’accettazione del degrado che un pattume sociale, formatosi in seguito al fallimento e quindi putrefazione di idee che furono un tempo di grande valore (almeno per me), sta provocando. Questo ammasso di sciagurati ha ritrovato temporaneo “splendore”, facendo pagare a tutti noi quelli che sono ormai degli autentici tradimenti; perché, pur di non accettare il fallimento e rifletterci con molta intelligenza onde venire a capo delle sue reali cause, simili miserabili si sono messi al servizio dei nostri gruppi dominanti di bassa levatura, i “cotonieri” sottomessi ad un potere straniero. E non semplicemente straniero rispetto all’Italia, ma pure rispetto a quell’Europa che alcuni di questi imperdonabili falliti hanno chiamato ad una unione soltanto capace di servire i falsi “liberatori” del 1945. I “padri dell’Europa” sono morti tutti o quasi. Hanno però lasciato una pesante eredità, di cui si sono impossessati dei venduti ancora peggiori di loro. Si levi infine in piedi una forza vendicatrice, che faccia giustizia. Non si tratterà di violenza per la violenza, non sarà una gioia di tipo sadico. Ci sarà sofferenza, vero dolore, ma coscienza che questi vili devono essere isolati da un consesso che si voglia civile. Speriamo che infine le nostre popolazioni – in fondo non marce come questi miserabili, solo disorientate e impotenti – trovino una guida: feroce, certamente, ma quel tanto che è necessario per liberarci da questo obbrobrio. Nessuna violenza superflua; nemmeno contro chi la pensa in modo diverso, ma è del tutto evidente la sua buona fede. Perché purtroppo ce ne sono ancora molti in questa condizione; e bisogna cercare d’essere giusti.

 

ALCUNE OSSERVAZIONI SUL “NUOVO ORDINE ECONOMICO”

pan

 

Michael Spence (1) è considerato uno dei più importanti e prestigiosi economisti viventi. Naturalmente quando uno di questi “grandi” professori di economia interviene scrivendo un articolo su un giornale quotidiano non lo fa esibendo la sua preparazione tecnica specifica ma cercando di sviluppare un discorso che abbia una valenza “politica”, anche se spesso da intendere in senso lato. Sul Sole 24 ore del 06.12.2016 così scrive il famoso studioso:

<<Dalla fine della seconda guerra mondiale, la gerarchia delle priorità economiche è stata relativamente chiara. In cima c’era la creazione di un’economia globale orientata al mercato aperto, innovativo e dinamico, in cui tutti i Paesi possono (prima di tutto) prosperare e crescere. Venendo al secondo – si potrebbe anche dire un secondo per distacco – c’era la generazione di modelli di crescita nazionale vigorosa, sostenibile e inclusiva. Niente di più.>>

Naturalmente è necessario aggiungere che questo è avvenuto nell’area cosiddetta “occidentale” ad egemonia americana (che comprendeva in termini geoeconomici anche il Giappone)  soprattutto nel periodo che va dal 1945 alla metà degli anni settanta; si parlò in quell’epoca, e anche dopo, di una sorta di “età dell’oro” per lo sviluppo capitalistico in questa parte del mondo. Monocentrismo bipolare potrebbe essere definito l’ordine globale allora vigente, con l’Urss spesso alleata con il cosiddetto Terzo Mondo allo scopo di contrastare la supremazia americana che – nonostante una certa retorica sul presunto declino del modello capitalistico e sull’immancabile avanzata di forme più o meno radicali di “socialismo” – risultava anche in quell’epoca abbastanza netta. Successivamente, prima dell’avvento della “grande depressione” iniziata nel 2008, abbiamo assistito alla svolta cinese in direzione di una economia (capitalistica) di mercato combinata con un autoritarismo e una centralizzazione politica estrema; al crollo dell’Urss e dei paesi satelliti e ad una quindicina di anni in cui è sembrato affermarsi un sistema “mondializzato” governato dagli Usa in direzione del completo dispiegarsi di quell’apertura dei mercati e del flusso dei capitali che doveva realizzare il trionfo della cosiddetta “globalizzazione” su scala planetaria. In questa fase gli altri due “grandi” paesi dell’area occidentale, la Germania e il Giappone,  hanno attraversato importanti trasformazioni – con il secondo che è entrato in un periodo di grave stagnazione (con deflazione) – mentre, oltre alla Cina, nuovi paesi sono emersi come potenze economico-politiche e tra di esse anche la stessa Russia “post-comunista”.  Secondo Spence, comunque, il principale cambiamento ora in atto è quello che subordina gli stessi accordi internazionali potenzialmente vantaggiosi che regolano i flussi di merci, capitali, tecnologie e persone (i quattro flussi chiave dell’economia globale) al

<<raggiungimento di una forte crescita inclusiva a livello nazionale per rianimare una classe media in declino, rilanciare i redditi stagnanti e ridurre la disoccupazione giovanile>>.

A partire dal referendum in Gran Bretagna, poi, avrebbe ripreso nuovo slancio la spinta verso la difesa del  “ principio della sovranità” nazionale con la relativa avanzata di

<<movimenti politici nazionalisti e populisti in tutta Europa, molti dei quali ritengono che gli accordi sovranazionali dovrebbero giungere dopo la prosperità nazionale […e] che dare risalto ai mercati e ai rapporti internazionali può ostacolare la capacità di un Paese di far avanzare i propri interessi>>.

Lo stesso Trump, secondo il professore, “potrebbe perseguire gli accordi bilaterali reciprocamente vantaggiosi” solo in subordine “a priorità nazionali, in particolare gli obiettivi distributivi, e supportarli solo nella misura in cui siano coerenti con queste priorità”. Spence riprende anche un tema a cui ho accennato sopra, quando scrive che grazie all’affermazione del “vecchio ordine”, nato nel 1945, e durato sino all’inizio degli anni settanta, “gli aspetti distributivi dei modelli di crescita globali […] sono stati positivi, sia per i singoli Paesi che per il mondo nel suo complesso”. “Rispetto a tutto ciò che è venuto prima, l’ordine del dopoguerra è stato un vantaggio per l’inclusività”. Ma, aggiungiamo noi, l’ordine esteso di mercato si sviluppa attraverso fasi ricorsive e, come affermava Schumpeter, grazie ad un processo di distruzione creatrice e di innovazione che risulta dolorosa per la maggior parte della popolazione il cui tenore di vita dipende dalla vendita della forza-lavoro propria o dei propri familiari. Così è accaduto che, negli ultimi trent’anni, “la disuguaglianza tra i Paesi è diminuita, la disuguaglianza all’interno dei Paesi è aumentata”. A questo punto l’economista prendendo atto della situazione attuale prevede che le maggiori potenze, e in primis gli Usa, ridimensioneranno la loro “quota” nei “costi di fornitura di beni pubblici globali” come nel caso, ad esempio, delle spese militari in organismi di difesa globale come la Nato. Il “multilateralismo” a cui accenna il professore ha già, difatti, lasciato spazio a un multipolarismo in cui gli interessi nazionali divengono talmente preminenti che persino la tendenza verso gli accordi commerciali e gli investimenti bilaterali e regionali viene subordinata a una politica che, anche per le maggiori potenze, mette in secondo piano le strategie tese a sviluppare alleanze stabili tra paesi nelle varie aree. Come suggerisce anche la scelta di Trump, con la sua opposizione alla ratifica del Partenariato Transpacifico, sembra proprio che gli  accordi “regionali” e “interregionali” risulteranno sempre più legati a interessi che potrebbero, nel medio periodo, essere meglio difesi con esplicite politiche protezionistiche. Alcune scelte, come quella americana nell’area del Pacifico, potrebbero, comunque, implicare conseguenze geopolitiche significative; si apre, infatti,

<<un’opportunità per la Cina a guidare la creazione di un patto commerciale per l’Asia – un’opportunità che i leader cinesi sono già intenzionati a cogliere. In concomitanza con la sua strategia “one belt, one road” e la creazione dell’Asian infrastructure investment bank, l’influenza della Cina nella regione si espanderà di conseguenza in modo significativo.>>

Spence prevede anche maggiori regolamentazioni a livello nazionale in campo tecnologico all’interno del “nuovo ordine”. Si tratta di misure che divengono necessarie a causa delle minacce informatiche e della  necessità, aggiungiamo noi, di gestire in maniera nuova i mass media di fronte a masse scontente che, seppure confusamente, manifestano il loro disagio sputando in faccia al “politicamente corretto”. L’adozione di tecnologie digitali tesa a risparmiare lavoro può, inoltre, secondo il professore, diventare decisiva “in modo che l’aggiustamento strutturale dell’economia possa tenere il passo”. Nella conclusione del suo articolo il noto economista ci pare, infine, manifestare una posizione realistica e sensata:

<< La nuova enfasi sugli interessi nazionali ha chiaramente costi e rischi. Ma può anche portare benefici importanti. Un ordine economico globale situato in cima a una fondazione fatiscente – in termini di supporto democratico e coesione politica e sociale nazionale – non è stabile. Fino a quando le identità delle persone sono per lo più organizzate, come lo sono ora, intorno alla cittadinanza in stati-nazione, un approccio che mette al primo posto il Paese può essere la più efficace. >>

Ovviamente sono pur sempre le parole di un liberale che non può non credere o far finta di credere che l’interesse nazionale debba essere sempre collegato alle procedure della democrazia formale e dello Stato di diritto. Su questo, ovviamente, dissentiamo anche se non siamo in grado di proporre il paradigma di un regime politico alternativo, definito in maniera precisa e adeguato all’epoca attuale. E d’altra parte, come ammette lo stesso L. Canfora, si può ricordare che in Aristotele la democrazia – in quanto forma “degenerata” di governo al pari della tirannide e dell’oligarchia – si contrappone alla politeia (repubblica costituzionale) per il fatto di essere caratterizzata da

<<-la violenza, che è [anche] per Platone condizione necessaria alla nascita della democrazia e sua cifra significativa;

-il prevalere, non sempre legittimato dal principio di maggioranza, di una parte della società sull’altra; tuttavia, anche nel caso in cui il gruppo al comando detenesse la maggioranza numerica, non verrebbe comunque rispettato il principio di maggioranza così come è stato codificato in età contemporanea: sarebbe infatti necessario che chi si trova momentaneamente al potere rispettasse l’avversario sconfitto, consentendogli di stare pacificamente all’opposizione;

-l’intolleranza delle opinioni contrarie a quella dominante: è attraverso l’intolleranza che si svolge la lotta politica, a maggior ragione quando la guerra esterna spinge alla guerra civile all’interno della polis in difficoltà.>>

 

(1)Michael Spence è professore emerito in Management presso la Business School dell’Università di Stanford. Dal Settembre 2010 ricopre l’incarico di professore di Economia alla Stern School of Business della New York University. Nato nel 1943, Michael Spence ha ottenuto il Ph.D. all’Università di Oxford nel 1972. Nel 2001 è stato insignito del Premio Nobel per l’Economia insieme ad Akerlof e Stiglitz per gli studi sui mercati in presenza di asimmetrie informative. È stato presidente della Commissione indipendente per la Crescita e lo Sviluppo (2006-2010). È consigliere dei governi di Cina e India in materia di crescita, sviluppo e cambiamenti strutturali. È senior advisor di Oak Hill Investment Management, una società di consulenza di PIMCO. Presiede inoltre l’Academic Council of the Fung Global Institute ed è membro del consiglio della Stanford Management Company. È, inoltre, membro dei consigli di amministrazione di diverse società private e pubbliche. Dal 2011 insegna economia nella Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi di Milano (SDA Bocconi School of Management). Tra le sue pubblicazioni, La convergenza inevitabile. Una via globale per uscire dalla crisi, Laterza (2012). – Profilo ricavato da varie fonti su Internet.

Mauro Tozzato           19.12.2016

 

ANCORA PIÙ PERICOLOSO

gianfranco

 

 

http://www.ilgiornale.it/news/politica/renzi-perdente-e-gradasso-ammette-sconfitta-d-colpa-agli-1343901.html

 

E’ ancora più pericoloso di prima. Non per meriti suoi, non è “il grande dittatore”. Comanda per l’insipienza degli oppositori e perché al momento è sempre aiutato (e si fa aiutare come un buon servitore) dai centri di potere statunitensi convinti di vincere le elezioni presidenziali con la Clinton e per il momento in grossa difficoltà e forse disorientamento. Questi centri continuano comunque un gioco mai visto contro il presidente eletto (sia pure con metà popolazione a favore e metà contro), utilizzando fra l’altro i due principali Servizi Segreti con l’incredibile pubblicazione di notizie che dovrebbero essere del tutto riservate e che non sono minimamente provate. Renzi sicuramente opererà per restare pur sempre una pedina ossequiosa di chi avrà il potere oltreoceano; e tuttavia, come del resto la UE, non dovrebbe troncare i contatti con gli sconfitti che, nel caso fosse oggi eletto Trump (come penso), continueranno a operare pericolosamente quanto meno tentando di correggere l’impostazione fin qui dichiarata dal nuovo presidente. Entriamo sempre più nell’epoca multipolare, ricca di molteplici svolte e densa di incognite; e ciò avverrà pure se vi saranno “amichevoli” (e temporanei) accomodamenti tra i due principali avversari degli ultimi tempi: Usa e Russia.

In ogni caso, che Trump sia libero d’agire o invece ostacolato da potenti avversari, l’Italia non interessa più che tanto a Putin mentre sarà comunque considerata importante dagli Stati Uniti per certi “controlli d’area”. Se la Russia avesse ritenuto opportuno intrattenere rapporti stretti con noi, avrebbe risposto alla richiesta di aiuto fatta da Berlusconi quando corse, tutto solo, a Mosca nell’ottobre 2009. Invece, Putin evidentemente, pur rimanendo “amico” (ciò non costa nulla), chiarì che non poteva (o anche non gli interessava?) intervenire (con i suoi Servizi) per consentirci maggiore indipendenza dall’influenza americana. E così sappiamo bene come il “nano” si sia subito dopo “venduto” a Obama; da allora ha sempre funzionato come pedina complice dei governanti piddini fino al rapporto privilegiato, tenuto coperto ma senza nemmeno troppa cura, con Renzi. Quest’ultimo non è per nulla fatto fuori e tornerà presto; a meno che i centri di potere stranieri che lo controllano, al di là di tutte le sue “gradassate”, non trovino un sostituto migliore di lui (come servo intendo), cosa per il momento nemmeno all’orizzonte. Aspettiamoci il peggio del peggio.

 

 

PS Mi lascia quasi divertito vedere fior di oppositori che ragionano circa il miglior metodo elettorale per poter sviluppare la loro azione di irrisorio contrasto verso la maggioranza attuale; e poi, magari, come la Lega, si dichiarano favorevoli a quello preferito dal nemico n. 1, Renzi. Sembra non ci si ricordi che con il Mattarellum fu subito premiato uno dei peggiori personaggi della scena politica italiana; nel 1996 vinse le elezioni e divenne premier Prodi, quello che era fra l’altro stato presidente dell’IRI e aveva dato inizio al disfacimento del settore pubblico dell’economia. Poi nel ’98, sempre nella stessa legislatura, fu seguito da un altro “bel politico”, D’Alema, che si mise a disposizione di Clinton per aggredire la Serbia e realizzò successivamente l’“ottima” operazione di svendita della Telecom ai “capitani coraggiosi”, Gnutti e Colaninno, non certo ricopertisi di gloria come imprenditori. A parte tutto questo, l’unico mattarellum che dovrebbe piacere a certuni, se fossero oppositori interessati alle sorti d’Italia e non a qualche posticino ben remunerato, dovrebbe essere la mazza da baseball (per un uso magari un po’ diverso da quello sportivo).

Si fa finta di credere alla possibilità di liberarsi della dipendenza da altri “padroni”, molto lontani dall’Italia, scegliendo di depositare una scheda nell’urna, con quella scarsa conoscenza dei giochi politici in atto che è tipica del 95% almeno degli elettori. Se Renzi preferisce il mattarellum, non credo sia dovuto ad un improvviso attacco di masochismo. La si smetterà di giocare con ciò che non è nemmeno l’ombra lontana della “democrazia”? Almeno, il proporzionale consente un buon frazionamento dell’elettorato in base ai variabili umori di una popolazione ignara di quanto si sta svolgendo alle sue spalle per consentire a degli sfaticati e inetti di diventare deputati o senatori o consiglieri regionali o altro ancora al fine di godere di un buon stipendio. Il frazionamento dovuto al proporzionale assicura spesso quella “deliziosa” instabilità, che serve mirabilmente a mettere in luce quanto questa “democrazia” serva a porre ai vertici i più incapaci e i più interessati ai fatti propri e non a quelli del paese.

 

PROVE DI RITORNO (di RENZI)

gianfranco

 

 

http://www.ilgiornale.it/news/mediaset-confalonieri-scalata-ostile-anche-senso-politico-1343687.html

 

http://www.ilgiornale.it/news/prepariamoci-voto-noi-pronti-governare-1343695.html

 

Ecco qui colui che ha votato SI per Mediaset e coloro che sono pronti a governare, ma con i piddini renziani, che si stanno dimostrando “buoni” con le aziende del loro “capo”.

Vediamo un po’ gli ultimi avvenimenti. Sono state messe in condizioni pietose le amministrazioni dei Comuni delle due grandi città italiane. Lungi da me il sostenere che non ci siano reati, soprattutto in quel di Roma. Questo del resto si vedrà in seguito. Intanto, si vorrebbe capire perché non si procede con durezza nei confronti di chi ha provocato il disastro di Banca Etruria (con altre tre), nella quale sono cointeressati familiari di una “membra” (bisogna usare il femminile, no?) del vecchio governo. Tuttavia, sorvoliamo sul problema, che speriamo resti però ben fisso nella memoria della gente. Ancora una volta colpisce il tempismo degli attacchi portati a sindaco e “sindaca” (idem come sopra). Tutto avviene dopo il massiccio NO con dimissioni (di fatto a tempo) di Renzi e formazione di un governo tipicamente “fantoccio”; chiaramente ispirato dalla volontà di far inorridire gli italiani per la pochezza incredibile delle striminzite immissioni fatte in un governo fotocopia del precedente. Il messaggio al paese è: continuate a opporvi alle decisioni, di cui Renzi è l’esecutore più servile per ora trovato sul mercato, e vi troverete nella “palta” con governi simili a quello appena formato.

La situazione di degrado sarà tale che molti degli italiani del NO prenderanno paura e allora saranno pronti ad accettare chiunque porti un po’ di “stabilità”; una stabilità che implicherà ulteriore disfacimento della nazione, impoverimento soprattutto del ceto medio, con le solite misure strombazzate di mancette varie e magari un piccolo, irrisorio, aumento di qualche assegno (o pensione) di povertà nera, con aiuti a banche e a industriali “amici”, ecc. Adesso ormai mi sembra piuttosto chiara l’intenzione di questo pericoloso “bambolotto” assai cattivo e vendicativo. Nei prossimi mesi si chiarirà la stoffa degli oppositori. Se continuano a tenersi vicino il vile complice di Renzi – anche questo è ormai di rara evidenza – si renderanno esse stesse responsabili della situazione pressoché disperata in cui verrà a trovarsi il nostro paese. Non credo gran che in simili opposizioni; mi sembrano velleitarie o, peggio, interessate a prendersi quote di elettori sufficienti a contare qualcosa, pur se in opposizione a chi continuerà a fare e disfare a suo piacimento. In ogni modo, non dovremo aspettare molto. Il prossimo anno sarà molto lungo e tormentoso per gli italiani; e nel bene o nel male si chiariranno le intenzioni dei nostri pessimi governanti. Almeno così sembra (e si spera).

Fallimento MPS di G. Duchini

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Alquanto contorto il ragionamento di Volker Wieland relativamente al commissariamento del governo italiano con un possibile salvataggio del Fondo Europeo e del Fondo Monetario Internazionale. Contorto perché nel momento in cui si chiede l’aiuto dei Fondi si sottende larvatamente una richiesta   di sequestro del governo.

Sequestro che per certi aspetti  è  già avvenuto, si pensi  alla vittoria del no che ha paradossalmente tenuto in serbo una riscossa delle truppe cammellate inviate a soccorrere il defunto governo Renzi con l’elezione del governo Gentiloni.

Con l’arrivo di Trump alla guida degli Usa e le conseguenti attese di una crescita dell’inflazione negli Usa qualche osservatore aveva ipotizzato che la Bce deponesse le armi del “bazooka” del Qe, ma non sembra essere questo caso.

Nelle stanze ovattate e rarefatte della Bce si parla  di Quantitative easing fino a marzo 2017, al ritmo attuale di 80 miliardi al mese e con la possibilità di andare oltre, fino al 2019 alla scadenza naturale di Draghi. Una  imponente immissione di liquidità a conferma di una “stagnazione secolare si sta delineando, per indicare una condizione di crescita anemica o assente all’interno delle economie mature” così coniata dall’ex segretario al Tesoro americano Lawerence Summers.

E’ un ginepraio di stimoli monetari di una liquidità iniettata solo “sulla carta” ed è al tempo stesso una delle cause del fallimento della Bce che inietta una montagna di denaro alle banche senza farlo arrivare al sistema economico.

Ma quello che intanto cuoce nella pentola del prossimo governo a guida Gentiloni è la crisi del Monte dei Paschi di Siena protrattasi troppo a lungo nonostante che il noto venditore di tappeti (Renzi) abbia sottovalutato la portata di un impatto così devastante per l’insieme del sistema bancario. Eppure l’ex premier aveva dichiarato il 21 gennaio (1916) a Porta a Porta “Mps oggi è risanata, investire è un affare”.

La crisi del Mps è sostanzialmente la crisi del sistema bancario italiano su cui Renzi non ha inciso minimamente se non peggioralo ulteriormente.

La nazionalizzazione del Monte Paschi di Siena è quasi certa. La raccolta di adesioni all’aumento di capitale fa parte del  “detour” degli azionisti e dei creditori della banca oltre alle condizioni richieste dalle normative europee per cui l’intervento dello stato è consentito solo dopo un utile tentativo  di risolvere i problemi con i criteri del mercato.

Mps deve intanto estendere lo scambio delle obbligazioni in azioni per circa 40 mila obbligazionisti che hanno in portafoglio titoli (obbligazioni) per un valore di 2 miliardi. Questo passaggio comporterà un peggioramento della situazione patrimoniale trasformando i possessori di obbligazioni in semplici azionisti e perciò alla mercé di un mercato in default.

Si ricorda inoltre che per salvare Banca Etruria ha immolato i risparmi di 12000 obbligazionisti subordinati, poi ha immesso 4,2 miliardi nel fondo Atlante nel tentativo di liberarsi di 80 miliardi di crediti in sofferenza ed evitare il bail in  di Veneto Banca e Popolare Vicenza.

Dopo circa un anno la vendita di Etruria Banca, Marche, CariChieti, Ubi Banca, CariFerrara, non ha ancora l’avallo della Bce.

GIANNI DUCHINI dicembre ’16

 

UDITE UDITE

gianfranco

 

 

Sull’Huffington Post trovo questo: “Chi percepisce pensioni più alte ha un tasso di mortalità più basso della media nazionale e questo ci dice che interventi perequativi sugli assegni in essere avrebbero ‘un impatto sul sistema pensionistico ancora più forte’ diventando una ‘fonte di risparmio importante’. LO HA DETTO IL PRESIDENTE DELL’INPS, TITO BOERI [maiuscolo mio], aprendo il convegno dell’Ordine degli attuari. ‘Rafforza l’idea – ha detto a proposito dell’indagine che rileva un’aspettativa di vita a 65 anni più alta per chi percepisce pensioni più generose – che interventi perequativi potrebbero essere fonte di risparmio importante’. Non si risparmierebbe infatti solo sull’importo dell’assegno ma anche sulla durata della corresponsione dell’assegno”.

Le affermazioni riportate tra virgolette semplici dovrebbero essere quelle proferite da simile “alto” personaggio sulla base di studi statistici che, pure quelli, andrebbero ricoperti con la “bassa produzione umana” il cui nome inizia per “m”. Se non erro questo “bel tomo” propone interventi al ribasso sulle pensioni al di sopra dei 2500 lordi (o addirittura 2000?) onde riportarle alla media nazionale; con ciò stesso, stando a quanto appena citato, riducendo pure la vita media di quote di pensionati, il che farebbe risparmiare l’Istituto che dirige con lauto stipendio (sarebbe per favore possibile sapere quanto percepisce l’esimio “necrofilo”?). Quando quest’ultimo avrà attuato le sue idee mortifere, sarà possibile accusarlo di “omicidio premeditato”? Non credo, passerà per eroe.

Se avesse vinto il SI, le idee di costui sarebbero già nel listino del vecchio governo. Adesso, i tempi saranno più lunghi, ma grazie al progetto che ho già indicato nel precedente articolo – una bel minestrone tra renziani e berlusconiani (o chi per essi) – certi propositi saranno realizzati entro il prossimo anno. E non ci saranno solo gli interventi “perequativi” sulle pensioni (e sulla vita media dei pensionati e quindi anche degli italiani, con grandi svantaggi per tanti giovani aiutati da padri e nonni). Se la vedranno brutta anche quegli imprenditori che non siano semplici “cotonieri”, cioè “complementari” all’economia Usa o la parte più alta (e ristretta) di coloro che vivono di turismo e di moda. Non parliamo dei lavoratori salariati, per i quali – sempre per questi economisti e statistici degli istituti “ufficiali” – aumenta l’occupazione; cioè aumenta in realtà il precariato e i salari da fame, ulteriormente favoriti dalla massiccia e incontrollata accettazione degli immigrati. E la politica estera cercherà di adeguarsi al cambio di presidenza statunitense con una vocazione al servilismo tipica di questi sciagurati, che continuiamo a sopportare al governo.

Purtroppo, perfino chi è nettamente contrario a questi politicanti non si rende conto che contrastarli secondo le modalità in uso presso le “opposizioni ufficiali” favorisce i loro progetti e condurrà quindi al progressivo impoverimento di questo nostro paese, che sarà ridotto al rango di paese industriale minore e di grande bacino di sopravvivenza di torme di uomini in fuga da aree sottosviluppate. E’ indispensabile passare in tempi non secolari ad una importante agitazione popolare per il rigetto di questi minuscoli parassiti, saliti agli onori della politica dove ci sono stati ben altri personaggi. Altrimenti, passerà al massimo un altro quinquennio e l’Italia sarà ridotta quasi allo stremo. Quando la si smetterà di andare solo in cerca di voti? Mi sembra di capire, anche dalle reazioni di chi mi legge, che siamo ben lontani dalla consapevolezza dei danni arrecati da questa presa in giro chiamata “democrazia”. Non è nulla del genere; arriveremo così ad essere governati da autentici pigmei del cervello e privi di una qualsiasi moralità. Sta decadendo tutto: politica, amministrazione statale, conduzione dell’economia, ogni cosa insomma. Questa “democrazia” è solo la “danza dei sette veli” di Salomè ed è durata fin troppo; ormai temo che siamo arrivati al settimo o almeno al sesto. Salomè nuda dicono che fosse un piacevole spettacolo; la nostra “democrazia” proprio no. E’ orrenda, gobba, guercia, con una gamba di legno, cicatrici profonde sul viso, tutte piaghe rossastre lungo corpo e gambe. Impediamole di spogliarsi ancora!

OHI CHE BEL CASINO, DIRON DIRON DIRONDINO, di GLG

gianfranco

 

Le opposizioni hanno mostrato tutta la loro debolezza sia alla Camera che al Senato, senza alcun coordinamento minimale; e per di più con discorsi di ben diversa incisività. Dire se questo governo durerà o meno è difficile. Sarà però deciso dall’establishment, da quello che poco appare, non certo da chi urla facendosi forte dell’indubbio malcontento che serpeggia in gran parte della popolazione, ivi compreso il ceto medio e quello piccolo-imprenditoriale, che non vivranno anni futuri facili. Sempre più appare chiaro che tale malcontento non sa bene dove indirizzarsi; e soprattutto che in effetti non sussiste nessun partito in grado di raccoglierlo veramente.

Nessuno poi dice una “verità”, che ammetto non essere del tutto chiara nei suoi contorni precisi, ma che comunque non può non essere tenuta in considerazione da chi capisce qualcosa di politica; e soprattutto si rende conto del livello di subordinazione agli Usa, a cui sono scesi negli ultimi anni il ceto grande industriale italiano (compreso quello dell’industria “pubblica”, che ha avuto qualche momento felice in questo paese) e quello politico. Quest’ultimo, dopo il ricambio seguito a “mani pulite”, è giunto all’asservimento più degradante che, tuttavia, si è ulteriormente accentuato negli ultimi cinque anni. Indubbiamente si dovrà meglio comprendere quale sarà la strada seguita dalla nuova Amministrazione americana dopo il 20 gennaio p.v.

La durata di questo governo dipende anche dalle vicende che si andranno sviluppando in politica estera se vi saranno rilevanti mutamenti nella strategia statunitense, che sembra al momento intenzionata a migliorare i rapporti con la Russia e ad inasprirli con la Cina. Tutto sommato, però, tale atteggiamento mira ad impedire una saldatura tra i due paesi, che non sono per nulla particolarmente amici (non lo furono nemmeno durante la presunta esistenza del “campo socialista”, figuriamoci ora); e tuttavia, sono stati costretti negli ultimi anni ad alcune mosse di riavvicinamento per la politica dei Bush e degli Obama (che sarebbe proseguita con la Clinton). Adesso, bisognerà aspettare come minimo l’andamento degli eventi nel prossimo anno. D’altronde, gli Usa (anche quelli di Trump) non vorranno affatto che si sviluppino in Europa rapporti troppo amichevoli con la Russia; e soprattutto saranno osteggiati quelli tra Berlino e Mosca. Da questo punto di vista, l’Italietta continua ad essere un “territorio” (poiché chiamarla nazione sarebbe un insulto all’intelligenza) del tutto fondamentale per creare caos in Europa, cercando di avvantaggiare quelle forze (l’ultima e la peggiore quella guidata da Renzi) che si battono affinché non si crei mai una politica di importanti paesi europei minimamente indipendente dagli Usa.

Quindi, il governo Gentiloni è a tempo; ma questo tempo verrà deciso anche in base agli sviluppi della politica estera americana, sulla quale dobbiamo mantenere una doverosa incertezza. Credo che invece sia un po’ più sicura la via, lungo la quale i manigoldi della politica italiana vorranno avviarsi. Il Pd è in fase di sfascio, e assomma brutte figure su brutte figure. Del tutto scombiccherato è pure il centrodestra, dove Berlusconi continua nella sua malefica ambigua condotta, mentre i suoi due “alleati” brontolano ma non sanno in definitiva che pesci prendere. Inoltre, si capisce bene che non c’è nemmeno un grande accordo tra Lega e FdI e la prima è inoltre abbastanza rotta pure al suo interno. Del partito (ma è un partito?) dei “grillini” è difficile dire qualcosa di sensato, dato che sono in grande confusione. L’unica considerazione possibile è che raccolgono i favori di quelli che non ne possono più dei politicanti di questo paesello da operetta. Benissimo, ma occorre che sorga qualche movimento in grado di capitalizzare tale rabbia inconsulta e di recuperare pure quella degli elettori degli altri schieramenti d’opposizione.

Non so vedere nulla di serio all’orizzonte. Quindi, la linea che verrà seguita il prossimo anno (e se non basta il 2017 si userà anche il successivo) sfocerà alla fine, dopo aver sfasciato il paese, nell’arrivo dei “salvatori”: quelli che hanno già parlato da tempo di “partito della nazione”. Ritornerà Renzi (o un suo successore ma chiaramente orientato da quanto accadrà negli Usa) e ad esso si uniranno i forzaitalioti (sostituendo quei brani di Pd e di “sinistra alternativa” in via di disgregazione) e forse perfino pezzi di Lega (tipo i “bossiani” e non solo). Dei seguaci dei “5 stelle” è difficile dire qualcosa poiché la confusione sarà ancora maggiore di adesso, così come l’incazzamento per l’ulteriore degrado del quadro politico italiano. I “salvatori” in questione ci butteranno definitivamente nel burrone dove dovremo stare …. non so quanto tempo; e si affretteranno ad allinearsi alla strategia che decideranno di seguire gli Stati Uniti, dove si profilano delle divisioni da seguire con tanta attenzione e con sempre maggiore difficoltà nell’afferrarle.

Insomma, un bel “periodino” in cui non ci divertiremo per nulla. Seguiamo gli eventi e prepariamoci al peggio. Si vorrà, “timidamente”, cominciare ad incontrarsi e a discutere sul da farsi?

Un governo “positivo”

gianfranco

 

 

Ha infatti il pregio di aver fatto incazzare quelli che hanno votato NO e ha lasciato costernati anche molti dei SI di fronte ad una apparente “provocazione”. Tuttavia, non lo è e si tratterà di capire che cosa vuole l’ex premier, buffoncello e tuttavia pericoloso, che ha messo tutti i suoi uomini ai vertici degli apparati amministrativi statali, della Guardia di Finanza, della RAI, delle industrie pubbliche. Il fatto è che gli oppositori sono inadeguati a raccogliere e alimentare un malcontento e un forte disagio che in queste ore si sono fatti abbastanza palesi. La minoranza piddina, quanto di peggio si possa immaginare, voleva un governo che durasse fino alla scadenza elettorale. Hanno detto di votare NO ma solo per disattendere il malcontento popolare. Sono dei cialtroni dai quali guardarsi. Solo che ormai sono patetici nei confronti dei renziani. Chi può prendere sul serio due sopravvalutati (in altri tempi) come D’Alema e Bersani? Oggi appare a quasi tutti quanto mediocri e solo intrallazzoni essi siano sempre stati. Nessun credito a simili personaggi da “vaudeville”. Vi ricordate “noio volevon savuar l’idris”? Quelli ci facevano ridere ed erano veri grandi comici. Questi fanno venire il famoso “latte ai cojoni”.

Tralascio Mattarella perché sappiamo che il presdelarep va rispettato per legge. Resta la cosiddetta opposizione: il movimento “5 stelle” e il sedicente centro-destra. Mediaset è sotto attacco di “Vivendi”, gruppo, se non erro, di Vincent Bolloré. Berlusconi non può che prendere ufficialmente le distanze dal governo dato che si tratta di un incredibile insulto rivolto agli italiani, la cui maggioranza è sicuramente incazzata. Tuttavia, il “nano” sarà in fermento e cercherà la via d’uscita per salvare lui e le sue aziende senza smerdarsi completamente. Gli altri oppositori avrebbero l’occasione di dichiarare una unità d’azione sia pure temporanea, cioè fino a quando durerà l’emergenza di una simile scelta catastrofica per il paese. Sono però personaggi privi di vero carisma, ognuno preso dalla sua ambizione di emergere per quanto è necessario a conquistarsi una fetta d’elettorato. Stiano attenti perché Renzi è consigliato dall’estero e non può non sapere quanto discredito si vada accumulando a causa di questo governo. E’ vero che negli Usa non ha vinto la Clinton. Tuttavia, se il “toscanello” compie una mossa così avventuristica, è per approfittare dell’insipienza dei suoi oppositori e dimostrare anche a Trump che lui è la sola carta da giocare per tenere l’Italia sotto il tallone statunitense.

Nel dibattito per la fiducia sono rimasti fuori dall’aula solo i grillini e i leghisti (di Verdini e soci non tengo conto perché si tratta solo di rabbia per non avere avuto nemmeno un posto al governo). FdI sembra quindi rimasto a sorbirsi “venti minuti di sussurri” (così titola perfino il “Corriere”). Non mi sembra un atteggiamento che faccia sperare in un minimo di forte opposizione. Tutti a calcolare convenienze partitiche. Manca un condottiero o, meglio ancora, un gruppo coeso, deciso e capace di convogliare il malcontento che si fa più palese, ma non può “concentrarsi” se la gente viene delusa e dunque si smonta. La situazione va maturando verso una forte disaffezione a questo quadro politico; manca però totalmente chi dovrebbe raccoglierla e scagliarla contro i ciarlatani al comando. L’opposizione non ha dirigenti capaci e chiari nei loro intenti; solo meschini chiacchieroni e opportunisti di vario genere. Una situazione senza via di uscita. Tuttavia, non è risolvibile in nessun modo pacifico e dunque, alla lunga, potrebbe maturare qualcosa di infine diverso dalla “poltiglia maleodorante” della politica odierna in questo paesello da operetta (almeno per il momento). Non resta che sperare; per il momento nulla di decente sembra esistere nemmeno in embrione.

 

 

ITALIETTA IN MANO AD UNA “BANDA DEL BUCO”

gianfranco

 

 

Che pena vedere a cosa siamo ridotti. Nessuno poteva immaginarselo nemmeno cinque anni fa. Certamente, era chiaro fin dall’inizio (almeno per me) quale sporca operazione di finta giustizia fosse stata “mani pulite”. E quell’Italia, mai divenuta seconda Repubblica, era già visibile nei primissimi anni seguiti alla manovra giudiziaria incentivata da oltreoceano. Tuttavia, oggi siamo al peggio mai visto in tutta la storia del nostro paese. Abbiamo combattuto (dopo averlo incensato) un Duce, almeno dotato di una certa caratura, per arrivare dopo lunga e tormentosa malattia (da virus americano) a un ducetto toscano, un furbastro adatto al “gioco delle tre carte”.

Gentiloni, personaggio di una mediocrità da Guiness dei primati, è sua semplice controfigura. Ha accettato con riserva, ma solo perché sarà Renzi a decidere se l’evolversi della situazione conviene al suo restare a galla. Si cerca di farci credere, anche da parte dei finti giornali d’opposizione, che il presdelarep è in contrasto con l’ex premier perché non accetta l’idea di quest’ultimo di un governo a tempo prima di elezioni in tempi ravvicinati. Molto più correttamente va detto: Renzi fa la bella figura di volersi mettere in gioco al più presto (data l’accusa di avere tenuto il governo senza mai essere stato votato). Nello stesso tempo si è già accordato con il Quirinale, che si atteggia invece a rigido difensore delle procedure più regolari, secondo le quali occorre la presenza di un governo a tempo indeterminato per portare a termine alcuni incarichi, in particolare il varo di una legge elettorale decente. Il Pd, come partito (e sia quelli del SI che quelli del NO), si inchina “con deferenza” alla volontà presidenziale, pur seguendo Renzi nella finta voglia di farsi legittimare da una veloce votazione.

Che cialtroni. La politica è fatta di inganni, lo sappiamo e in certi casi lo approviamo; tuttavia, solo quando si fanno gli interessi di un paese o almeno di suoi vasti strati sociali. Qui abbiamo a che fare con quattro buffoncelli senza arte né parte, che hanno in mano le nostre sorti. Ci sono innanzitutto i loro fan mascalzoni che dicono: in fondo il 40% della popolazione è con Renzi, gli altri sono tutti divisi. Farabutti e null’altro. Alle elezioni il 60% della popolazione che ha detto NO (e con un afflusso elettorale sorprendente per tutti) voterà magari per più partiti; ma in quest’occasione ha votato CONTRO Renzi in massa. Il referendum non li obbligava a specificare quale idea partitica avessero. E non si venga a raccontare che una simile maggioranza ha votato pensando al testo della Costituzione e a come si voleva riformarla. Tra i 18 e i 35 anni non avevano proprio per nulla conoscenza dell’oggetto specifico del referendum; e per quattro quinti hanno votato inviando un bello sputazzone al premier, che sta distruggendo l’Italia ed è quindi responsabile delle loro difficoltà di lavoro e di vita in generale.

Si sta cercando di ridurre il referendum contro la persona di Renzi allo stesso esito della “brexit” (che aveva conosciuto un successo più modesto). Si cerca di non farne nulla, di far restare in sella questo nefasto personaggio che ci condurrà verso gli ultimi posti tra i paesi ben industrializzati. Purtroppo, alla recita di Renzi e della presidenza della Repubblica si aggiunge quella di un uomo vile che recita la parte di rappresentare, in eventuali consultazioni (eterne) per riformare la legge elettorale, i suoi “alleati” Lega e FdI; i quali non ne possono più di lui e tuttavia non sanno trovare la via per scaricarlo, consegnandolo al ludibrio generale assieme a tutti coloro che hanno una parte ben precisa in questa farsa. I partiti che effettivamente si oppongono a questa vergognosa nullificazione del voto referendario sono in fondo tre (almeno fra quelli con un po’ di seguito): i già citati Lega e FdI e i “5 stelle” (il più numeroso). Il minimo che si richiede da loro è di unirsi per quest’occasione e di chiamare la massa del NO a manifestare contro ogni presa in giro da parte delle “Autorità”. Bisogna far capire che siamo all’ultima spiaggia, che negli ultimi cinque anni si è raggiunto il massimo dell’ignominia da parte di personaggi e gruppi politici cui non si deve più concedere alcun credito: si denuncino quali “bande del buco” e nulla più. Se si consente a queste ultime di imperversare ancora, si deve allora smettere di fare politica. Si ritirino Salvini e Meloni e Grillo e tutti gli altri dei tre partiti sunnominati. Altrimenti, avanti verso una mobilitazione generale.

Del tutto pacifica, ma urlando senza più riserve mentali il disgusto per tutti quelli che stanno recitando questa ignobile presa in giro della netta maggioranza della popolazione. O la “democrazia” impone invece che si disattenda il voto del 60% della popolazione perché il 40 starebbe “compatto” con Renzi? Dove, furfanti da quattro soldi che non siete altro? Il Pd è dato a meno del 30%; e in esso molti hanno votato NO. Per il SI hanno scelto i vecchi e per di più anche parte di quelli che alle elezioni votano F.I. e, in misura però nettamente minore, perfino Lega e FdI. Quindi il NO significa chiaramente il rifiuto della parte più giovane della popolazione (di vario orientamento partitico) di stare al gioco di meschini arroganti, che continuano a turlupinarci e a servire i sedicenti poteri forti, i quali sono solo alla disperata ricerca di nuovi padroni dopo la sconfitta di Obama-Clinton nella potenza predominante. Questo NO, chiaro e netto nella sua maggioranza, deve infine trovare i suoi rappresentanti, autentici dirigenti “con le palle” e che mettano la “banda del buco” nell’impossibilità di nuocere ancora.

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