Il meno peggio

gianfranco

 

Beh, a questo punto è ovvio che qualsiasi persona, che non si senta parte dell’establishment (almeno in potenza), è obbligata a votare NO. La mossa degli 85 euro (lordi) agli statali (siamo poi sicuri che non incideranno sul “bonus” degli 80?) è di una indecenza unica. Sono anche capaci di recuperarli accettando le proposte di quel “benefattore” di Boeri, che propone un contributo di “solidarietà” (solo da parte sua al governo e con soldi non suoi) per i pensionati con 1800 o 2000 euro (sempre lordi). C’è il SI di Prodi, quello che iniziò da presidente IRI la rovina dell’industria pubblica (e voleva svendere la SME a De Benedetti e fu bloccato da Craxi), membro di quella “sinistra DC” salvata da “mani pulite” per fare da stampella al post-piciisti da Occhetto in giù (o in su?). Ha sempre parlato malissimo di Renzi, quindi deve avere avuto qualche promessa di quelle “appetitose”. Poi c’è il SI di Briatore. E ancora Berlusconi – mostrando il suo vero volto di complice che deve restare legato al centro-destra per continuare a danneggiarlo anche dopo il 4 dicembre – afferma, esagerando, che se vince il SI è meglio espatriare; dichiarazione da appaiarsi a quella secondo cui si avrebbe la “dittatura”. Infine, la disoccupazione sarebbe diminuita (condizionale d’obbligo perché le statistiche sono ormai manovrate ancor peggio che nei paesi “socialisti” d’antan), ma è aumentato di molto il precariato. La qual cosa dimostra a iosa che siamo sempre – e non solo in Italia! – nella crisi di tendenziale depressione del tipo di quella, da me infinite volte ricordata, del 1873-96, legata al declino inglese e al crescere del multipolarismo con sregolazione complessiva dei vari sistemi economici. Insomma, solo un ignaro o uno che ottiene favori da questo governo può votare SI; e anche astenersi non è più possibile.

 

Naturalmente, ribadisco che il fronte del NO è solo il meno peggio in una situazione in cui il peggio è veramente l’annientamento di questo paese, l’inizio di una sua vertiginosa discesa agli inferi. Tuttavia, occorrerebbe ben altro. Sarebbe necessaria quella che viene definita “dittatura”: da parte di una forza politica feroce, che faccia pagare alla “sinistra” (e ai suoi complici tipo il “nano d’Arcore”) un prezzo terribilmente elevato, con annientamento totale delle sue organizzazioni e messa in galera o peggio dei suoi sostenitori. Non c’è nulla del genere (ma verrà, purtroppo ci vorrà un bel po’ di tempo, ma arriverà) e dunque al momento non resta che un misero NO. Buona fortuna perché ho molti timori; e dei sondaggi mi fido meno che niente.

Populisti coglioni

il ratto d'europa

 

 

Interpretare la Storia è sempre operare delle piccole o grandi revisioni su eventi e protagonisti di processi trascorsi. Per le esigenze di noi contemporanei, perché come diceva Marc Bloch: “si tratta di trarre da quei lontani avvenimenti insegnamenti per l’azione presente, attraverso una comparazione di questi fattori con quelli del presente”. Ma si tratta anche, e questo lo aggiungiamo noi, di scrostare il passato da quelle visioni ideologiche o, peggio ancora, da quei pre-giudizi moralistici vincolati a battaglie politiche, sociali, culturali di un tempo ormai superato. Trascinarsi le medesime divisioni e incomprensioni nell’epoca attuale rende oscure le sue reali problematiche e favorisce le mistificazioni di cui poi si approfittano i prepotenti di oggi col loro codazzo di servitori.

Gianfranco La Grassa lo ha affermato spesso che occorre  rivedere la storia degli ultimi secoli, ed in primo luogo quella del ‘900, in quanto vi è un pauroso isterilimento di date valutazioni storiche ormai depistanti per il (nostro) futuro. Come certe illusioni novecentesche che continuano a produrre impuntamenti e attriti tra settori sociali e soggetti collettivi i quali, invece, potrebbero unire le forze contro i veri nemici, incontrandosi in un nuovo spazio di elaborazione teorica e politica.

Faccio questo ragionamento perché la recente dipartita del grande leader cubano Fidel Castro ha riportato in auge questi steccati, dimostrando che il passato tarda a passare (e ad essere compreso) nella testa di tanti sciocchi ed ignoranti. Che delusione!  Salvini scrive: “un dittatore in meno. Pietà Cristiana si deve a tutti, ma con tutti i morti che ha sulla coscienza, non piango. Libertà”. La pietà cristiana dovrebbe infilarsela dove tutti sanno, un capo di partito non è un chierichetto ed è tenuto a giudicare con ben altre categorie intellettuali. Il Socialista Castro ha costruito una patria indipendente, non il socialismo, resistendo ad un avversario millanta volte più armato ed economicamente attrezzato di lui. Un esempio per il mondo intero ed anche per la Lega che vorrebbe, a parole, un’Italia libera di decidere del suo destino contro  l’invasività di Stati esteri e finanza internazionale. Salvini crede che la libertà sia gratis o si conquisti con le pose sui rotocalchi? Evidentemente, costui non è disposto a sporcarsi le mani per guadagnarsela. Si faccia eleggere in oratorio che quello è il suo posto. La grandezza, che porta spesso con sé la tragedia, non fa per uno come lui.

Sia chiaro, su queste basi considero statisti anche uomini come Hitler, Mussolini, Lenin, Stalin, Mao, De Gaulle, ecc. ecc.

Tutta gente che non è andata mai per il sottile, ha commesso dei delitti, anche feroci, eppure ha continuamente avuto ben presente come si governa e si difende uno Stato. Si contano i morti che si portano sulla coscienza e mai le vite che hanno salvato o la dignità che hanno preservato ai loro popoli, respingendo gli eserciti invasori, tenendo lontani i saccheggiatori e incrementando il benessere generale. O almeno ci hanno sinceramente provato.

Non ho nessuna simpatia per il Furher, né umana, né politica, ma chi può negare che fu lui a risollevare la Germania dalla polvere, dopo anni di umiliazioni e predazioni, cui era stata sottoposta dalla Società delle Nazioni e dal resto dell’Europa.

Come mai non si getta il medesimo disprezzo su chi ha sganciato bombe atomiche, cosparso le teste asiatiche di napalm e quelle medio-orientali di uranio impoverito? E no, quelli sono i padroni, ci vuole coraggio per condannarli ed il coraggio non si trova in sagrestia dove abbiamo appena lasciato Salvini e soci.

Che dire poi dell’odierna polemica di Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni, contro un assessore del comune di Trieste, il quale ha avuto l’ “ardire” di definire Tito “indubbiamente un grande statista”. Sì, proprio indubbiamente perché non ci sono equivoci su ciò, ci sono le sue gesta a confermarlo, si condividano o meno.

E questi sarebbero i pericolosi populisti, quelli che rivolteranno l’Europa dei banchieri e della Nato? Ma fatemi il piacere. Con queste educande sicuramente l’Ue creperà, dal ridere.

CREPINO I MANICHEI!

gianfranco

 

Una gran massa di coglioni, che sono della cosiddetta “destra”, di fronte alla morte di Castro si sono comportati da perfetti ignoranti, anticomunisti viscerali, livorosi. E hanno battuto qualsiasi semicolto e ciò mi dispiace data la mia antitetica posizione rispetto a questi ultimi. Personalmente, non ho tessuto le lodi del defunto, ho solo detto che era un uomo – buono o cattivo che fosse, generoso o crudele che fosse – di notevole spessore e la cui lotta per mutare la struttura di comando politica del suo paese – vedete, evito il termine di “liberazione” come usano fare i maiali che ci parlano sempre della “liberazione” dal fascismo e degli americani come i “liberatori” – è stata condotta in condizioni difficilissime a causa del pieno appoggio americano a Batista (che ovviamente per i maiali non era un “dittatore” e un “massacratore”, doti attribuite solo a Castro). Malgrado l’avversità della più grande potenza del mondo, questi è riuscito a condurre a successo la sua “guerra” e a mantenere in piedi, con tanta difficoltà e in proibitive condizioni economiche (dato un non certo debole accerchiamento dell’isola), un determinato ordinamento sociale non proprio amato né dagli Usa né dall’Europa filo-americana. E 25 anni fa cadeva anche il debole aiuto proveniente dall’Urss e dal sedicente campo “socialista”. I cretini, vissuti sempre nell’abbondanza e nella pace (ottenuta scaricando i conflitti altrove), credono che una lotta come quella condotta da Castro (e Guevara finché visse, molto poco), e poi il mantenimento di una certa organizzazione politica e sociale, possano essere caratterizzati da infinita gentilezza; quella usata dagli Stati Uniti, i massacratori per eccellenza in ogni angolo del mondo e fin dall’inizio della loro storia (il genocidio dei “pellerossa”).
Il sottoscritto, sottolineando la grandezza del personaggio, non ha minimamente nascosto che molto di quanto fatto (e non solo a Cuba) deve essere rivisto criticamente; non certo però seguendo l’insegnamento degli schifosi anticomunisti viscerali, incapaci di una qualsiasi oggettività. Io riconosco la grandezza anche degli avversari, anche dei nemici; e ho voluto, provocatoriamente, nominare perfino Hitler e Mussolini che fanno andare in convulsioni questi maiali anticomunisti tanto quanto antifascisti, ma sempre vermiciattoli incapaci di qualsiasi visione minimamente obiettiva circa le dimensioni e la rilevanza di dati processi che, come ogni altro processo messo in moto dagli umani, non finisce mai come lo si voleva e come lo si propagandava. Fate ribrezzo e nulla più; e non atteggiatevi a grandi democratici, falsi e violenti quanto siete in realtà. Solo che siete dei minuscoli omuncoli e di voi vedrete cosa farà la storia a tempi non infiniti. Io non inneggio a nessuno, non tesso le lodi di nessuno, cerco di afferrare le dimensioni e la valenza di determinati processi. Come tutti posso sbagliare, anch’io sono influenzato – senza nemmeno saperlo bene – da tutta la mia storia passata. Tuttavia, un minimo di lucidità tento di mantenerlo. Il disprezzo che spesso manifesto è proprio perché avverto il miserabile manicheismo di certi farabutti che si credono vincitori per sempre. Con chi ha atteggiamenti di ripensamento e di riflessione su ciò che è accaduto in passato e su quanto si sta sviluppando oggi non ho alcun atteggiamento di ripulsa. E soprattutto non l’ho con chi sa che, anche se si sceglie un fronte oppure il suo contrario, non ci sono i buoni dalla parte nostra e i perversi dall’altra parte. Bisogna scegliere e combattere, e quando è inevitabile si usano metodi di lotta poco “gentili”, ben sapendo però quanti mascalzoni ci sono pure tra le nostre fila e quanti in buona fede e onesti si battono contro di noi.

PER FIDEL CASTRO

gianfranco

 

 

E’ morto Fidel Castro. Non mi metto a fare retorica in nessun senso. Dico però subito che per me è morto in pratica l’ultimo grande personaggio di un’epoca che ne ha prodotti in quantità; mentre oggi vedo solo miserabili e opportunisti di mezza tacca. Tanto per chiarire le cose, io considero grande pure un personaggio come De Gaulle, che credo avesse idee assai differenti da quelle di Castro. Mentre oggi vedo sono dei nanetti come Renzi e Berlusconi, come Hollande e la Merkel, come Bush, Obama e i Clinton; e anche Trump non credo sarà un personaggio chissà che. Certamente per coloro che continuano a ricordare un mediocre come Reagan quale grande presidente, perché avrebbe fatto crollare l’Urss (totali idioti che nemmeno sanno iniziare l’analisi di un fallimento, che ha cause ben più profonde e anche grandiose), è logico che i veri “giganti” non significano nulla. Come volete che dei maiali, capaci di emettere soltanto grugniti nei loro truogoli pieni di rifiuti, possano comprendere la nobiltà dei cavalli di razza con i loro fieri nitriti. Fidel, come tutti coloro che hanno cercato una via diversa, non è riuscito a creare la “società nuova”, piena di meraviglie. E come poteva farlo, fra l’altro, alle porte di un enorme paese nemico, prima potenza del mondo; e dopo la fine dell’Unione Sovietica, che forniva qualche, ma solo qualche, aiuto, entrata essa stessa in fase di declino e guidata da altri nani alla Gorbaciov. Per quanto mi riguarda, è in ogni caso evidente che se un’epoca è stata caratterizzata da alcuni giganti, mentre la presente conosce solo dei miserabili da suscitare nausea, ciò significa che si devono capire le differenze tra le due epoche e non tanto quelle tra i personaggi caratterizzanti le stesse. E’ ovvio che per me sono le epoche a creare i personaggi e non viceversa.

Che gli esuli cubani, nostalgici di Batista, esultino pure; così come i nostri giornalisti e politicanti (e altri laidi personaggi di ogni specie). Mentre pochi altri, semplici residui putrefatti di un’epoca ormai tramontata, si metteranno a fare la retorica su chi lottò contro l’imperialismo e per la costruzione del “socialismo”, mai esistito in nessuna parte del mondo; e che, proprio per gli errori di prospettiva commessi, aveva prodotto disfunzioni sociali e miserie da ammettere con lucidità e con la volontà di analizzarne le cause onde trarne debiti insegnamenti. Per carità, i primi mi procurano solo un po’ di nausea, pur se posso capirli poiché anch’io, quando crepa uno dei loro beniamini “da quattro soldi” (o uno di loro), provo intima soddisfazione. I secondi mi annoiano e fanno provare la rabbia che suscitano tutti i finti rivoluzionari, tutti quelli che cianciano di emancipazione sociale; e loro si sono già bellamente emancipati con tutto un corteggio di sponsor e finanziatori che, avendo ben capito la loro falsa retorica di pseudo-rinnovamento, li foraggiano per corrompere anche i più giovani, già rincoglioniti da una scuola dove furoreggiano i semicolti.

Non alzerò piagnistei per questa morte. Si tratta di un uomo che ha vissuto a lungo, che ha avuto le sue soddisfazioni. Certamente, come tutti, avrà sofferto delusioni e dolori; anche per la morte di amici e compagni di lotta. E forse gli ultimi anni sono stati tristi, come per tutti quelli di una certa generazione (che in fondo è quasi la mia; quindi conosco bene il problema). Comunque, è stata una vita spesa bene e di cui penso sarà andato complessivamente fiero e soddisfatto. Mi consento di salutare Fidel da uomo a uomo (non da pari a pari, sia chiaro). Se per caso – non ci credo, ma se per caso – incontrasse “di là” qualcuno del tipo di Stalin e Mao o anche, non ci sputo sopra, Hitler e Mussolini; o addirittura qualcuno di più vecchio come Napoleone o magari perfino Giulio Cesare; o Attila e Gengis Khan; dica loro di soffiare forte quaggiù. Vuoi vedere che magari ci “divertiamo” nuovamente un po’! Comunque, saluti bell’anima, hai vissuto da uomo e da grande.

VINCERANNO I Sì

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Sono quasi convinto che al referendum del 4 dicembre i “sì” prevarranno sui “no”. So benissimo che i sondaggi affermano il contrario ma abbiamo già saggiato, negli ultimi eventi cruciali, della loro scarsa affidabilità, dalla Brexit alla elezione di Trump.
I sì vinceranno per un motivo banale che non c’entra nulla con le riforme della propaganda governativa: la gente vuole un cambiamento purchessia.
In questi giorni ne leggo di tutti i colori, persino che la vittoria del sì sconfiggerà il cancro. E perché no, di colonizzare anche Marte? Questo è l’infimo livello del dibattito in corso. Quanto a fandonie, dall’altra parte non sono da meno. Vedrete che a cose fatte marziani e terroristi della psiche troveranno un accordo, per il bene della loro piccola patria di partito. Passata la festa, gabbato lo santo.
E’ chiaro che questo voto non modificherà, se non in peggio, la vita degli italiani. Ci vuol ben altro per superare la palude in cui siamo precipitati negli ultimi vent’anni. Ma al popolo questa profanazione della Costituzione piace perché intaccare il Totem fa cadere l’ennesimo tabù, verso il quale essi non hanno alcuna riverenza, in quanto non ne colgono i vantaggi concreti. Un (falso) segnale positivo, insomma, per chi è stufo di vivere in un Paese ingessato, ormai improduttivo e impoverito in ogni settore economico-sociale.
La partita tra costituzionalisti improvvisati ed anticostituzionalisti della domenica non è di nessun interesse per gli elettori. I pareri di insigni professori o quelli contrapposti dei concorrenti di quiz stanno per loro quasi sullo stesso piano. Non temono le derive autoritarie di cui blaterano i soloni in cattedra e non credono, fino in fondo, alle promesse di questi riformatori extraterrestri, tuttavia meglio affidarsi alla ruota della fortuna che rassegnarsi ai presagi di sventura. Almeno ci avranno provato a grattare la sorte.
Le persone sono infatti concentrate sulla necessità di dare una scossa alla nazione, dove le loro aspirazioni individuali, quelle dei loro figli e dei loro nipoti sembrano avere il futuro sbarrato e per nulla sereno.
C’è da capire chi, tra i comuni mortali, voglia votare sì, senza che sia coperto di disdegno da chi voterà per il contrario. E viceversa. Il disprezzo, andrebbe, invece, riservato tanto ai politicanti propugnatori del “no” che a quelli del “si”, i quali manipolano il malcontento pubblico per l’ennesima partita di Palazzo, di nessun giovamento per il presente e il domani dell’Italia e valevole solo ai fini delle loro carriere parlamentari.
L’ideale, sarebbe restarsene a casa per dimostrare di essere alieni (noi, non loro) a queste beghe tra prestigiatori pasticcioni che vorrebbero dare ad intendere di avere a cuore il destino del Paese mentre svendono il suo patrimonio collettivo, fatto di storia(cultura) ma anche di averi materiali (benessere). Il totale disinteresse del popolo dimostrerebbe a lor signori che ci vuole ben altro per ripristinare la fiducia nelle élite che ci hanno condotto alla rovina. Chiunque vincesse sarebbe allora screditato dalla scarsa partecipazione generale e dovrebbe “muoversi sulle uova” con la paura costante di vedersele prima o poi tirare in faccia.
Purtroppo per noi, mancano ancora in Italia quelle forze autenticamente nazionali capaci di “frenare il franamento” in maniera seria e decisa. Difetta la presenza in fieri di una vera classe politica sovranista in grado di chiamare a raccolta gli spiriti e le energie migliori per lanciare la sfida all’epoca in corso. Quando queste truppe marceranno all’orizzonte sapremo riconoscerle dalle spade, non dalle carte bollate. Nessun cambiamento è mai venuto dalle leggi, viceversa sono queste ad adattarsi alla sana e robusta costituzione di un popolo. Noi italiani, invece, siamo sempre più malaticci, di norma in norma.

ROMPERE CON I “MODERATI”

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Qui…

Questo ignobile complice dei piddini governativi fa dichiarazioni gravissime sul fatto che Salvini e Meloni sarebbero d’accordo con lui su quasi tutto e su una laida “riunione dei moderati”, cioè dei peggiori opportunisti mai esistiti. Se questi due personaggi, chiamati in causa dal “badogliano”, non smentiscono un simile atteggiamento disgustoso, diventa problematico, direi perfino inutile, andare a votare al referendum. Se vince il SI, il gioco dei due – “bamboccione” e “nano” – va liscio come l’olio. Se anche vince il NO, il gioco sarà lo stesso con solo qualche giravolta in più, ma senza assolutamente alcuna difficoltà. Quest’individuo, che ormai merita il peggio, è in tutta evidenza assai soddisfatto del sicuro rifiuto del presdelarep circa le elezioni anticipate. Ciò spiana la strada all’operazione di una “grande coalizione”, che mostra proprio crepe in Germania, sempre presa ad esempio dal doppiogiochista. Del resto, con grandissima probabilità, nemmeno questa vedrebbe la luce; si tratterebbe solo di agitazione propagandistica per rendere più scorrevole l’operazione Parisi, assai simile a quella di tempo fa con Verdini. Berlusconi chiarisce a tutte lettere che la sua preoccupazione è la stessa di Renzi: impedire che i “5 stelle” abbiano una qualsiasi possibilità di far saltare il banco.
Tutto è ormai sotto la luce del sole per chi ha un briciolo di cervello. Salvini e Meloni devono dire con estrema forza e ad altissima voce che il compito principale del momento è impedire il gioco di Renzi; e che si deve andare ad elezioni immediate. Comunque, che non sono affatto d’accordo con discorsi su “grandi coalizioni”, sulla continuazione della vergogna di avere Renzi come premier, sull’unione di forze “moderate” e cioè del tutto subordinate rispetto alle manovre di chi vuol mantenere la UE quale camicia di forza per l’ormai indispensabile autonomia dei vari paesi. Nessuna “moderazione”, che va lasciata ad un opportunista della peggiore specie qual è il “nano”. Altrimenti, non si vede la necessità di sporcarsi le mani con l’invereconda scheda elettorale, che da settant’anni sancisce la servitù italiana ed europea in genere. Salvini e Meloni dichiarino immediatamente che non hanno nulla a che vedere con una melmosa “riunione dei moderati”, che non c’è affatto alcun accordo su questo punto con un personaggio di una bassezza senza paragoni. In caso contrario, non ci sarà alcun bisogno di doversi turare il naso e andare a votare assieme a D’Alema e Fini, ai vecchi rigurgiti di un antifascismo di puro tradimento che inneggia alla Costituzione, di cui solleva già forte ilarità l’articolo uno, quello della Repubblica fondata sul “lavoro”. Basta manovre tatticistiche. Si presentino forze nette e senza compromessi, contrarie a tutti gli attuali governi europei e a questa UE, che deve soltanto sollevare ira e disgusto e non essere riformata, ma combattuta senza quartiere.

[[PS Referendum, l’Economist: “L’Italia dovrebbe votare No” (da La Repubblica)
Il settimanale britannico scrive che il nostro paese ha effettivamente bisogno di ampie riforme, “ma non quelle proposte” da Renzi. Le modifiche potrebbero “creare un uomo forte. E questo è il paese che ha prodotto Benito Mussolini e Silvio Berlusconi”]]

Un piccolo diversivo solo per far notare come “paludati” giornali, cui tutti mostrano riverenza (come pure il francese “Le Monde”, ormai scaduto in modo impressionante), sono diretti e scritti da perfetti cretini. Da restare annichiliti di fronte all’idiozia di simili dichiarazioni.

Una volta tanto

GRILLO

 

 

Questa volta devo esprimere solidarietà verso i pentastellati. Sono accusati per le firme false raccolte al fine di presentare le liste (mi pare sia così). Per quel che ho sempre saputo, tutti e reiteratamente hanno raccolto firme del genere, da che mondo è mondo. Il fatto è che, come sempre (anche questo da che mondo è mondo), la magistratura si muove non dico su comando, ma quando riceve il benestare di qualcuno. Così accadde nell’operazione – ben più importante – di liquidazione della prima Repubblica. I cosiddetti ladrocini e i finanziamenti ai partiti, ecc., esistevano dalla nascita di questa Repubblica e riguardavano tutti i partiti. Fu possibile farne un can can allorché crollò il “campo socialista” (e non fu più pericoloso creare del caos in un pilastro della Nato come l’Italia) e si presentò l’occasione di avere al governo servi molto più obbedienti quali i post-piciisti, vendutisi agli Usa già dagli anni ’70 (ma allora era ancora in piedi l’Urss con i paesi detti suoi “satelliti”; chissà cos’era l’Italia per gli Usa?). I sedicenti “comunisti” furono infatti salvati dalla tormenta giudiziaria assieme alla “sinistra” Dc, che doveva costituirne la cornice (con Prodi e altri “fidi”).

Così accade adesso. Mentre Berlusconi, con metodi diversi, contribuisce a disgregare o almeno indebolire permanentemente l’opposizione di centro-destra, Renzi (come del resto promesso) si occupa di “mettere a posto” i “5 stelle”, che hanno preso troppo aire e rischiano di ingrossarsi ancora e porsi come alternativa di governo. Alla guisa dei primi anni ’90, ecco allora che la magistratura infine si muove per condannare una pratica in uso da sempre. Non le sono stati impartiti veri ordini, si sono solo avute indicazioni “di massima” e piena libertà d’azione, assicurando, tramite i media (questi, sì, ben pagati per lo sporco lavoro da compiere), il favore di larga parte dell’opinione pubblica, quella influenzata dai semicolti e costituita dagli elettori incalliti del Pd, “comunisti” quand’era Pci e sempre fedeli “all’idea” (che è cambiata nel frattempo qualche decina di volte); una vera raccolta di vecchi con il cervello cristallizzato, da una parte, e di giovani corrotti e ambiziosi, dall’altra, cioè il peggio della società italiana.

Quello che mi augurerei lo può capire chiunque abbia ancora qualche piccolo lembo d’anima non marcita dopo un quarto di secolo di predominio dei peggiori “malintenzionati” mai esistiti. Però, la popolazione è in troppo larga parte marcita essa stessa e dorme. Sta sempre peggio, è in difficoltà crescenti, ma teme di andare ancora peggio. Si troverà nella merda e continuerà a dire: chissà cosa potrà arrivare dopo la merda. E state allora nella merda; io con nove gatti mi sono un po’ abituato all’odore. Arriverà comunque la resa dei conti, cari concittadini rincoglioniti; e avrete brutti risvegli, ma vi sveglierete! Quanti di voi, però, saranno sacrificati per questo ritardo nel prendere coscienza che già da tempo i semicolti e i loro conniventi berlusconiani sono gli insetti roditori da disinfestare.

LA IDEE CONFUSE DELLA SINISTRA LIBERALE

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Riallacciandomi alla brillante ed efficace arringa di Gianni (Petrosillo) nel suo intervento del 17 novembre mi pare che si possa rilevare come la canea immane dei liberali “normali” che monopolizzano i giornali stia tentando, spesso goffamente, di far intendere di aver compreso che il “politicamente corretto” deve a sua volta essere “corretto”. Allo scopo, naturalmente, di renderlo di nuovo, almeno in parte, efficace nel condizionare i prodotti della materia grigia dei “grigi” esponenti dalla masse “abbastanza scolarizzate” e perciò “incolte” (o “semicolte” come direbbe GLG). Così si esprime, ad esempio, Mario Ajello in un articolo apparso su Il Gazzettino del 13.11.2016:

<<I populisti […] vincono per tante ragioni e una di queste è che la sinistra, tecnocratica, salottiera, anti-popolare, autoreferenziale e freddamente riformista spesso senza riforme, risulta antipatica. […] Troppa ragione, almeno presunta, e troppo poca passione rendono i progressisti spesso invisi alle masse vogliose di emozionarsi (magari sbagliando). Troppo Cupertino (per restare negli Usa) e poco Kansas, ossia troppo fighettismo da radical Volvo (altro modo per chiamare i radical chic) e poca attenzione alle periferie dove si vincono orsi (“e si” [N.d.r. – correzione refuso]) perdono le elezioni: ecco la sinistra antipatica, tutta Martha’s Vineyard, Hollywood, Silicon Valley e stampa di Washington. Un operaio del depresso Wisconsin l’altra sera ha spiegato in tivvù: “Qui la Clinton non l’abbiamo mai vista, mentre The Donald è venuto cinque volte in tre mesi”. Alla prossima winter o summer school di formazione politica del nostro Pd, invece del solito sociologo di Harvard, si provi a invitare l’operaio del Wisconsin. Almeno per vedere come sono fatti gli alieni.>>

Risulta abbastanza inquietante anche leggere (Il Messaggero – 13.11.2016), in un intervento pieno di filo-americanate, le cose scritte da quel mai dimenticato ex-leader del centrosinistra – e grande “affossatore”, in Italia e in Europa, di quello che rimaneva in tema di dignità politica e autonomia decisionale – che risponde al nome di Romano Prodi (primo componente della micidiale trimurti Prodi-Napolitano-Renzi). L’ex-presidente della Commissione europea tenta anche di articolare dei ragionamenti plausibili prima di scadere nelle più trite banalità. Così, infatti, si esprime riferendosi a quelle recenti elezioni e referendum che hanno evidenziato le difficoltà da parte dei “decisori” di tenere sotto controllo l’”opinione pubblica”:

<< Le spiegazioni dei risultati elettorali si sono soprattutto concentrate sulla frustrazione e la paura di una consistente parte della classe media, sulle delusioni nei confronti dell’andamento dell’economia, sui limiti della globalizzazione e sulla crescente differenziazione dei redditi fra i cittadini. Tutto giusto, ma questi erano i temi classici che in passato conducevano all’alternanza fra diversi partiti politici. Negli ultimi tempi invece, in tutti i sistemi democratici, le differenze fra i partiti sono fortemente diminuite e i programmi si sono standardizzati e omogeneizzati. In Europa questo ha dato spazio alla formazione di un crescente numero di governi di coalizione. Negli Stati Uniti, la candidata del partito democratico, pur tradizionalmente posizionata a sinistra, è stata messa in croce in quanto rappresentante della finanza e del big business mentre il suo antagonista, invece di convergere al centro come lei, ha scelto una posizione estremista. Questo ci dice che, quando le insoddisfazioni degli elettori ricevono una risposta non adeguatamente differenziata da parte dei partiti tradizionali, in Europa si ha come risultato la crescita dell’astensionismo e dei nuovi partiti estranei al sistema. Negli Stati Uniti lo spazio è stato invece occupato non da nuovi partiti ma da un candidato altrettanto estraneo al sistema. L’insoddisfazione provoca cioè l’attesa di alternative che, anche se prive di programmi coerenti e concreti, mandano tuttavia un messaggio di cambiamento radicale. Non si spiegherebbe in altro modo il rilevante consenso raccolto alle primarie del partito democratico americano da parte di un candidato che si definiva “socialista” come Bernie Sanders e il fatto che una parte sostanziosa dei suoi sostenitori non abbia poi votato per Hillary Clinton che, in teoria, avrebbe dovuto essere a loro ben più vicina di Trump. Pensando al round di elezioni europee che ci attende, le elezioni americane ci inducono quindi a porci l’interrogativo se la mancata differenziazione tra i partiti tradizionali favorirà l’astensionismo e i nuovi partiti o sarà invece la differenziazione sociale a costringerli a radicalizzarsi, differenziandosi fra di loro.>>

Insomma, l’attuale presidente dell’International advisory board di Unicredit, arriva a domandarsi se gli attuali partiti che occupano il “centro”, e si dichiarano “moderati” e “liberali” con l’aggiunta di lievi tinteggiature di destrismo o sinistrismo, saranno infine costretti a riconvertirsi – assumendo posizioni più spregiudicate – per contrastare le forze cosiddette populiste. Gli umori del “popolo” stanno cambiando e i toni “forti” capaci di intercettare il disagio e la rabbia di molti ceti sociali in difficoltà – che hanno bisogno inoltre di sfogare il loro astio e recuperare una identità culturale e morale messa sempre più in discussione da istanze iperpluralistiche e interculturali estreme – risulterà determinante nella prossima fase storica multipolare in cui la ricerca di una nuova identità nazionale e l’avanzata del protezionismo economico non potranno non giocare un ruolo rilevante.

Concludiamo con le parole di un premio Nobel dell’economia che, probabilmente, ha ormai delle difficoltà a connettere le funzioni delle varie parti del suo cervello. Il prof. Krugman dapprima esterna la sua “disperazione” per l’elezione di Trump in questo modo (Sole 24 ore-15.11.2016):

<< Ha senso, a livello personale, continuare a lottare dopo una botta del genere? Non è più logico smetterla di cercare di salvare il mondo e dedicarsi a se stessi e alle persone care? Ammissione: ho trascorso gran parte della giornata dopo il voto ad ascoltare musica, fare esercizio fisico, leggere un romanzo, sostanzialmente a prendermi una vacanza mentale.>>

Successivamente il leader dei neokeynesiani incomincia a farneticare usando il gergo degli economisti e ribadendo che la presidenza Trump risulterà catastrofica in questo momento per la condizione di estrema fragilità in cui versa ancora il “pianeta”, otto anni dopo la crisi finanziaria:

<< È vero che l’occupazione sta crescendo di buon ritmo e che l’economia statunitense è vicina alla piena occupazione. Ma finora le cose sono andate bene solo grazie a tassi di interesse estremamente bassi. Non c’è niente di male in questo di per sé, ma che succederà se capiterà qualcosa di brutto e l’economia dovesse aver bisogno di una spinta? La Federal Reserve e le sue consorelle degli altri Paesi sono rimaste con spazi ridottissimi per apportare ulteriori tagli dei tassi, e di conseguenza possono fare molto poco per reagire a eventi negativi. E ora arriva una presidenza Trump, la madre di tutti gli eventi negativi: e porterà con sé un regime ignorante di politica economica e ostile a qualsiasi sforzo per farla funzionare. Che la politica di bilancio possa venire efficacemente in aiuto alla Fed è fuori discussione. Al contrario, potete scommettere che la Fed perderà la sua indipendenza e verrà presa di mira dai fanatici.>>

Ohè, signor Krugman, ma chi cavolo ha governato gli Usa a partire dal 20 gennaio 2009 ? Non è stato forse il nobel per la pace e “uomo di colore” Barack Hussein Obama il presidente degli Stati Uniti fino a oggi? E i presidenti della Federal Reserve erano, per caso, degli agenti della destra repubblicana ? Il “mago” Alan Greenspan ad esempio – che non ha capito niente riguardo alla crisi dei mutui subprime e a tutto quel casino derivato dai titoli di credito derivati -era forse uno scatenato razzista e uno xenofobo misogino ? E Bernanke e la Yellen ? Sissignori , per il grande Krugman la colpa è tutta di chi non ha governato, di quelli che ricevono ora i voti della gente perché si è stancata di chi ha comandato fino ad ora ! In maniera lamentosa e piagnona l’insigne economista si scandalizza, infine, nello scoprire che il popolo americano è composto da un mucchio di persone “rozze” e “abbruttite”, dando per scontato che quando le cose vanno male, lavoratori, disoccupati, ceti medi finiti sul lastrico, debbano “ringraziare” quei governanti che, dopo averli rassicurati, hanno dimostrato la loro incapacità portando allo sfacelo le istanze e le istituzioni fondamentali per la tenuta del tessuto sociale. Con lo stupore di un maestrino di scuola elementare così conclude il signor Krugman:

<<Pensavamo che la nazione, anche se ancora lontana dall’essersi lasciata alle spalle pregiudizi razziali e misoginia, fosse diventata enormemente più aperta e tollerante col tempo. Pensavamo che la stragrande maggioranza degli americani considerasse un valore le regole democratiche e lo Stato di diritto. Ci sbagliavamo. Abbiamo scoperto che c’è una quantità enorme di persone – persone bianche, che vivono prevalentemente nelle aree rurali – che non condividono minimamente la nostra idea di cos’è l’America. Per loro l’America è una questione di sangue e suolo, di patriarcato tradizionale e gerarchia razziale. E ci sono moltissime altre persone che magari non condividono questi valori antidemocratici, ma sono comunque disposti a votare per chiunque si presenti sotto le insegne del Partito repubblicano.>>

E questo sarebbe uno degli esponenti più importanti del ceto intellettuale della sinistra liberale contemporanea !

Il vecchio Heidegger, a suo tempo, ha detto: “Solo un dio ci può salvare”. Ma noi siamo costretti ad aggiungere: “Se non esiste o non arriva dobbiamo provare a fare qualcosa lo stesso altrimenti siamo rovinati ! Amen”.

Mauro Tozzato 23.11.2016

Basta con l’abbrutimento

gianfranco

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due scene cruciali (fra cui il finale) di “Lui è tornato”, film di notevole intelligenza, fra i più significativi degli ultimi tempi. Metto qui di seguito le notizie necessarie:

Lui è tornato (Er ist wieder da) è un film del 2015 diretto da David Wnendt, basato sull’omonimo bestseller satirico di Timur Vermes.

Similmente a Borat – Studio culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan, il film è composto in parte da scene improvvisate, in cui l’attore principale (in questo caso Oliver Masucci, interprete di Adolf Hitler) interagisce con ignari passanti nei panni del suo personaggio, con conseguenze sorprendenti.

Trama

Adolf Hitler si risveglia, direttamente dall’aprile 1945, nella Berlino odierna, moderna e multietnica, precisamente il 23 ottobre 2014, dopo essere rimasto ibernato senza invecchiare per 70 anni, per sua volontà, tra il terreno e l’inferno, avendo forse preferito quello al suicidio. Disorientato dalla situazione e notando diversi cambiamenti, capisce di essere in un’altra epoca e chiede a diversi passanti in quale anno si trovi. Scoperta la verità (di essere nel 2014 appena dopo la vittoria dei mondiali e sotto la Merkel) e dopo essere stato approcciato da diversi passanti chiedendo di farsi una foto con lui, incontra un edicolante che lo ospita per due giorni. L’edicolante gli fa conoscere Fabian Sawatzki, un aspirante regista che ha appena perso lavoro in un’emittente televisiva privata, e vedendo in lui del potenziale come attore gira un video in cui viene mostrato il Führer in diverse situazioni (in spiaggia, con un cane).

Fabian pubblica il suo video su Internet, ottenendo numerose visualizzazioni e dopo averlo mostrato al vice-direttore dell’emittente, Christoph Sensenbrick, viene riassunto. Hitler viene inserito in un programma televisivo dell’emittente, riscuotendo un grandissimo successo e diventando un’icona mediatica. La direttrice dell’emittente, Katja Bellini, decide quindi di farlo partecipare a qualsiasi programma televisivo in modo da sfruttare l’onda del successo. Proprio durante una di queste ospitate però, viene mostrato un filmato in cui Hitler uccide un cane suscitando lo sdegno della Germania. Hitler, Fabian e la Bellini vengono perciò licenziati. Hitler viene ospitato a casa della madre di Fabian, dove inizia a scrivere il suo secondo libro intitolato “Lui è tornato”. Fabian raccoglie i fogli e li propone alla Bellini; la donna intende girare un film diretto da Fabian.

Sawatzki scopre che il presunto comico è in realtà il vero Hitler, ma non viene creduto e quindi viene portato in un ospedale psichiatrico. Le riprese del film si concludono, Hitler pensa di essere sulla strada della vittoria e riflette sulla situazione politica attuale.

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Qualcuno, in specie un semicolto “progressista”, si metterebbe in testa che si tratta di un film pericoloso, di rivalutazione del nazismo. E penserebbe una fesseria tipica di certi cervelli ormai lontanissimi da una anche soltanto media intelligenza. Il film, secondo me acuto, fa capire che una certa sensibilità, certe convinzioni, sono in fondo dentro di noi e non sono affatto la nostra parte peggiore, non sono per nulla quelle di “mostri” ma proprio il contrario. Quanto più a lungo sono conculcate, anzi cadute nell’oblio a causa di una profonda depressione e appiattimento degli spiriti vitali tipici del genere umano, tanto più possono poi sprizzare fuori secondo particolari deformazioni che le rendono senza dubbio pericolose. Il nazismo fu frutto della sconfitta tedesca nella prima guerra mondiale, seguita da una lunga crisi, di cui banalmente (come accade ancor oggi) fu considerato il solo lato economico, quello più meschino e superficiale; mentre i semicolti di allora mettevano in piedi e lodavano una miserabile, vile, Repubblica di Weimar, appunto “democratica” e quindi mortificatrice di ogni entusiasmo, di ogni volontà di rinascere come esseri umani pensanti e senzienti.

Il risultato di quindici anni di abbrutimento tanto disumano fu il risorgere di una sensibilità esasperata e ovviamente distorta; non poteva essere diversamente per la stupidità dei governanti e politicanti tedeschi di allora. Bisogna dirlo alto e forte: i principali responsabili di una simile resurrezione avviata verso eventi tragici furono i liberali e i socialdemocratici del tempo. I comunisti erano tutti presi dalla difesa dell’Urss, presunto primo risultato e inizio della rivoluzione proletaria che avrebbe infine (chissà quando!) sepolto il capitalismo, nel frattempo rinnovatosi completamente negli Usa e avanzante con il suo volto suadente e la promessa di una società meno tetra di quella sovietica. I comunisti decisero così di allearsi con i socialdemocratici nella cruciale riunione del Comintern del 1935 (caratterizzata dal famoso rapporto Dimitrov), giungendo alla formazione dei fronti popolari, di cui il più “riuscito”, quello francese, fu diretto da Leon Blum, uno dei “padri dell’Europa”, di cui oggi sappiamo da chi furono finanziati abbondantemente: proprio dal quel capitalismo americano, che iniziò la “guerra fredda” contro l’Urss già con il lancio delle atomiche in Giappone e il massacro di centinaia di migliaia di civili, un massacro continuato allegramente nei settant’anni successivi in tutto il mondo.

Adesso la storia si sta ripetendo in forme dalle apparenze meno drammatiche, ma perché ingannevoli. Da settant’anni abbiamo una quantità enorme di “Repubbliche di Weimar”, fattrici di una “democrazia” che ha addormentato e fatto degenerare la sensibilità di centinaia di milioni di esseri umani nelle più sviluppate nazioni del mondo; sviluppate appunto economicamente, perché l’economia è battistrada dell’abbrutimento e spegnimento d’ogni sensazione del nostro assai particolare genere animale. E ci sono ancora i cretini, o forse molto peggio, che proprio di questi tempi continuano a porre in primo piano i problemi dell’euro e della necessità dell’autonomia monetaria, della finanza “cattivona”, ecc. Non sanno dire altro quelli che pur si pongono (o fingono di porsi?) quali oppositori degli attuali dominanti europei, tutti sdraiati davanti ai vertici statunitensi; e lo saranno pure con il nuovo presidente. Andando avanti così, si preparerà una reazione ben più grave e distruttiva di quella del 1933 in Germania. E sarà tuttavia indispensabile come lo fu quella di allora.

Questo ci racconta e ci illustra l’intelligente film di cui sto trattando. O ci si riappropria secondo forme adeguate, ma in ogni caso estremamente energiche, delle nostre prerogative tipicamente umane; o altrimenti arriverà ciò che deve accadere, perché prima o poi sprizzerà di nuovo quanto sembra oggi sepolto nella psiche totalmente piatta di perfetti abbrutiti, entusiasticamente dediti alle loro “brillanti novità”, alla loro “libertà” che nulla è se non il saltare del “tappo” capace di tenere allo stato sano e generoso il “vino” contenuto in quella “bottiglia” che è il nostro animo. Guardatevi il film e rigeneratevi se ne siete ancora capaci.

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