ROMPERE CON LA DEMOCRAZIA

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La magistratura non è un potere ma un ordine dello Stato. Così la pensava anche Cossiga, uno che la sapeva lunga in materia e che giudicava con disprezzo lo sconfinamento di campo dei giudici nella vita politica.

Con Tangentopoli i magistrati hanno, invece, decretato la morte della I Repubblica e condizionato pesantemente l’attività della II, con risultati devastanti, fino ai nostri giorni. Sono stati i togati ad aver facilitato, agli inizi degli anni ’90, il golpe di Palazzo che ha spazzato via democristiani e socialisti, tenendo in piedi gli ex comunisti e i cattolici di sinistra. Quest’ultimi hanno preso il controllo delle istituzioni, sia civili che “morali” (producendo varie distorsioni culturali), del Paese approfittando del nuovo clima internazionale post guerra fredda. Con l’implosione dell’Impero Sovietico gli Usa hanno esteso il loro dominio all’Europa dell’ex Patto di Varsavia spostando la prima linea del fronte antirusso alle porte di Mosca. Le classi dirigenti nostrane che avevano fatto da argine al socialismo realizzato, giostrando con le contraddizioni del bipolarismo imperfetto Usa-Urss per tenere d’occhio l’autonomia e il benessere nazionale, furono ritenute inadatte a gestire la mutata situazione dei rapporti di forza, ormai totalmente sbilanciata a favore di Washington e del suo ordine unipolare.

Chi non è capace di leggere l’azione di Mani pulite in quest’ottica mondiale non è in grado di comprendere la portata di quella finta rivoluzione che ha ridotto l’Italia ad un concorrente di serie B del panorama occidentale. L’importanza strategica del Belpaese per i predominanti Usa non è mutata ma è cambiato il prezzo al quale la sua subordinazione viene assicurata dai servi che ora l’amministrano, senza badare al suo presente e al suo futuro.

Non contiamo più nulla all’estero e in Europa non perché non vi siano i margini per recuperare spazi d’azione, anzi l’aprirsi di una recente fase multipolare suggerirebbe il contrario, ma perché abbiamo al potere gente priva di spina dorsale e completamente dedita alla cessione di sovranità, per accreditarsi verso i padroni-predoni stranieri.

In assenza di una politica forte è allora ancora la magistratura a condizionare gli scenari istituzionali, colpendo sia in ambito parlamentare che economico. E’ quest’ultima a frenare con le sue indagini ad orologeria la penetrazione delle nostre imprese di punta sui mercati esteri, qualora vengano toccati gli interessi degli Stati che ci sovrastano, ed è quest’ultima ad entrare a gamba tesa nella bagarre politica per influenzare gli esiti di governo, al fine di garantirsi privilegi di casta e rispondere ad ordini sovranazionali. C’è da dire che essendo i partiti e gli uomini di partito tutti ricattabili – per via di quel passato in cui hanno aderito alla sceneggiata moralizzatrice giudiziaria, pur avendo l’anima sporca e preservandola sempre tale, con successive malversazioni e ruberie di Stato a scopo personale o, al massimo, categoriale – diventa agevole colpirli con indagini, avvisi di garanzia e arresti volti a condizionare gli equilibri politici con la costante vidimazione dei nostri “protettori” extraterritoriali. Ora ci stanno provando anche con Renzi, dopo che lo stesso si è avvantaggiato di speculari sistemi per screditare avversari e amici-nemici interni al Pd. Un circolo vizioso che non accenna ad esaurirsi da quasi vent’anni, con grande nocumento per le prospettive del Belpaese, sia geopolitiche che interne. I pochi elementi non implicati nel disastro in atto (penso ai 5 Stelle) hanno, tuttavia, sposato, con un’enfasi settaria e persecutoria, le deleterie logiche giustizialistiche e moralistiche alla base di tutti i nostri guai, dimostrando di non essere all’altezza del compito di liberare la Penisola dai suoi carnefici. Aderendo, inoltre, a sciocchezze ambientalistiche e complottistiche di ogni tipo, propalate apposta per frenare il nostro sviluppo economico, i grillini sbarrano il passo all’innovazione di cui avremmo bisogno in svariati campi scientifici ed industriali.

Stesso ragionamento vale anche per i cosiddetti populisti (Lega e FdI) i quali non riescono a slegarsi dai famigerati richiami democratici che producono solo lagne e piagnistei, provando di non essere poi così cattivi come sembrano e come, invece, dovrebbero, laddove si tratta proprio di rompere la gabbia d’acciaio della democrazia in stile americano e la sua scimmiottatura europeistica, per restituire all’Italia un proprio stile originale, adeguato ad evadere dalla sua sudditanza agli Usa-Ue e per rispondere a quelle istanze liberatorie che potrebbero rilanciarla sul teatro internazionale.

Finché non apparirà all’orizzonte una forza nazionale capace di respingere democrazia, falsi miti di pace e solidarismo ed idiozie ecologistiche non usciremo dal burrone storico in cui siamo tristemente piombati. Eppure l’avvento di una forza così fatta e risoluta è la nostra unica speranza.

MISERIA DEL GIORNALISMO POLITOLOGICO

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Prendo spunto per questo intervento da un articolo dal quale si può ancora una volta desumere che la situazione del ceto intellettuale “che conta” è “disperata ma non seria”. Il giornalista e politologo Paul Berman (da non confondere con il filosofo, presunto marxista, Marshall Berman autore di un “popolare” saggio sulla “tarda” modernità) ha scritto un “curioso” articolo nell’ultimo numero del mensile del Sole 24 ore. Berman è un ideologo e corifeo, piuttosto noto, della cricca che capeggia tuttora il partito democratico Usa. Il problema per quanto mi riguarda nasce, poi, anche dal fatto che il professore tira in ballo il grande teologo islamico Al-Ghazālī (1058 – 1111) forse per dare l’impressione di essere un vero erudito e non un misero scribacchino. Berman scrive che Al-Ghazālī

<<sosteneva che le leggi naturali non esistono e che non esiste neppure il rapporto causa-effetto, in quanto quello che accade è deciso da Dio e non dalle leggi scientifiche [e obiettare a questa tesi con l’affermazione – A.d.r.(1)] che il volere di Dio e le leggi naturali sono la stessa identica cosa significa ridurre Dio a un sistema meccanico. Ma Dio non è una macchina. Pertanto, le leggi naturali non esistono>>.

A questo punto, non riesco a farne a meno, sono costretto a tediarvi un po’ con alcune citazioni anche un po’ lunghette. In una recensione a Le perle del Corano Carlo Saccone scrive:

<< Perciò è stato detto agli uomini: “Riflettete sulla creazione di Dio, non sull’essenza di Dio”. […][Questa – A.d.r.] citazione si presta anche ad altre considerazioni che ci riportano all’episteme dell’islam medievale, per un verso, e al mondo contemporaneo per un altro. Essa ci fa comprendere per esempio una delle ragioni profonde della legittimazione delle scienze in generale, e di quelle naturali in particolare, nel mondo islamico medievale: il loro dichiarato e direi costitutivo “statuto teologico”. Studiare la natura significava studiare la creazione di Dio (ovvero i suoi atti), cosparsa dei suoi infiniti signa , per cui lo scienziato naturale era (si sentiva) un “teologo”! Le scienze naturali (la “filosofia” in senso lato) sono insomma, in questo islam, una branca della teologia e non a caso fanno parte dei curricula studiorum delle università religiose […] .Diremo di più, le scienze naturali in quanto studio degli atti del Dio Creatore, sembrerebbero situarsi nella piramide delle scienze disegnata da Al-Ghazali, al disopra delle stesse scienze dei teologi e dei dottori della Legge! Per altro aspetto, il detto profetico sopra ricordato da Al-Ghazali (“Riflettete sulla creazione di Dio, non sull’essenza di Dio”) verrà non a caso ripreso e sbandierato come uno slogan dai riformisti e modernisti musulmani a cavallo tra ‘800 e ‘900, nella loro lotta per promuovere lo studio delle moderne scienze e delle tecniche importate dall’Occidente “infedele e colonialista”, fortemente osteggiato dagli ulema più conservatori che vi vedevano una minaccia alla cultura e alla stessa identità islamica>>.

Al-Ghazālī, con il supporto del parere di validi studiosi, oltre a vantare una notevole competenza nel campo della logica non ha, quindi, come si può qui rilevare, mai voluto affermare una tesi balzana come la “non-esistenza” delle leggi naturali. Una semplificazione del genere mostra solo la superficialità del giornalista americano. Altra faccenda, come ben si sa, è quella che concerne lo specifico rapporto tra causa e effetto secondo il grande pensatore musulmano. Come scrive, infatti, quel grande studioso del pensiero islamico che è Massimo Campanini:

<<Al-Ghazālī imposta una ferma – e ben nota – critica alla logica della connessione necessaria. Averroè lo comprende acutamente, quando rileva che per Al-Ghazālī “non vi è connessione necessaria tra l’antecedente e il conseguente”. Ciò che noi crediamo “causa” è in realtà “abitudine”. Al-Ghazālī scrive inequivocabilmente nell’Incoerenza dei filosofi che “la continuità dell’accadere abitudinario una volta dopo l’altra imprime nelle nostre menti un’impressione di scorrimento, conforme all’abitudine trascorsa, tale che non si dà in esso alcuna interruzione”. Si tratta di una posizione che potremmo definire “humeana”: la causalità è una mera “credenza” (un belief), derivata dall’àbito di sperimentare la connessione reciproca di due fatti, non un dato di fatto naturale determinabile al di là di ogni dubbio>>.

Il filosofo, teologo e mistico basa, di fatto, tutte quelle connessioni tra eventi che vediamo ripetersi con regolarità su una sorta di “collegamento” che Dio, liberamente, e in certo qual modo arbitrariamente stabilisce, ad esempio, tra un antecedente e un conseguente (occasionalismo). Questo occasionalismo teologico, quindi, proponeva la tesi che tutti gli eventi e le interazioni causali non fossero prodotte da circostanze materiali ma fossero espressioni immediate e tangibili della “potentia Dei absoluta” ossia della volontà-potenza di Dio sciolta da ogni vincolo. Ma nel suo sviluppo il pensiero di Al-Ghazālī si è contrapposto in maniera ancora più radicale alla filosofia islamica che si ispirava e ricollegava con la tradizione greca classica e che ha, forse, avuto i suoi massimi esponenti in Ibn Sīnā (Avicenna; 980-1036) e Ibn Rushd (Averroè; 1126 – 1198). Come scrive ancora Campanini, difatti:

<<Al-Ghazālī arriva a sostenere che tutta la teoria filosofica della possibilità è assurda, e ciò poiché i filosofi, coerenti alla dottrina di Aristotele, identificano il possibile con il potenziale, mentre i teologi islamici identificano il possibile con il contingente e il transeunte. Per i filosofi, la possibilità diventa esistenza per inerente necessità ontologica; per Al-Ghazālī e i teologi la possibilità diventa esistenza perché Dio “collega” nell’atto creativo l’essere a un determinato punto spazio-temporale. […] Di fatto,  per Al-Ghazālī, “nessun giudizio a priori può essere enunciato rispetto alla modalità del possibile. Nella sua oggettiva realtà, e quindi in relazione all’intelletto, il possibile si trova in una posizione di assoluta indeterminatezza”>>.

Se togliamo di mezzo il “guscio mistico” e la rappresentazione religiosa vediamo che questo approccio può essere letto come un rifiuto del razionalismo idealistico che permea sia la filosofia classica greca che, nell’epoca moderna, la filosofia classica tedesca e in particolare Kant e Hegel. La volontà e la sapienza di Dio è per noi inattingibile e inconoscibile  e questo significa che il flusso del reale è altrettanto incomprensibile e indeterminato per la nostra coscienza. Gli schemi teorici servono per orientarci nella pratica in modo da portare avanti nel miglior modo possibile i nostri scopi. Così, come osserva ancora Campanini, la differenza essenziale tra Averroè e Al-Ghazālī sta nel fatto che il secondo distrugge “il nesso epistemologico tra scienza e mondo conosciuto, tra il discorso sul mondo e il mondo stesso, mentre Averroè ritiene che, epistemologicamente, la scienza (e il linguaggio) corrispondano alla realtà, poiché il necessario logico corrisponde al reale ontologico. […] Averroè teme lo sradicamento dell’essere dal pensiero e del pensiero dall’essere; teme di precipitare nello scetticismo”. Similmente in Hegel, in quanto filosofo moderno, l’Idea assoluta è la potenza (razionale) che inesorabilmente costringe la realtà ad identificarsi con essa ma è in Kant, nonostante le sue acquisizioni meritorie nel campo della metodologia e della gnoseologia ( nella Critica della ragion pura speculativa e nella Critica del giudizio), che è presente, ancor più, come presupposto della sua costruzione della ragion pratica un vero e proprio “monstrum” ultrateologico e ultrametafisico. La “dea ragione” a cui furono eretti altari durante la rivoluzione francese è nella sua unicità e unità la garante che i principi della “legislazione universale” imposti dall’imperativo categorico corrispondano al razionalismo liberale “monoteista” della borghesia trionfante della prima rivoluzione industriale. Hegel – prendendo coscienza da bravo allievo che a causa di un forte deficit di “realismo” del “maestro”  il formalismo e l’astrattezza dell’etica kantiana avrebbero potuto portare a un proliferare di opinioni, interessi  e prese di posizione diverse – si rivolse, così, necessariamente all’autorità dello Stato risolvendo la moralità in “eticità” e riducendola integralmente al diritto positivo. Qualcuno commenterà ironicamente che sono il solito scopritore “dell’acqua calda” perché per quanto riguarda l’etica kantiana Horkheimer, Adorno, Scheler e lo stesso Heidegger hanno sviluppato, da molto tempo ormai, critiche già molto pertinenti e lo stesso è avvenuto per la dialettica di Hegel ad opera, tra gli altri, di pensatori come Trendelenburg, Kierkegaard e Colletti. Ad ogni modo provo una strana sensazione quando penso che solo adesso, dopo tanti anni, mi è venuto in mente pensando a Kant ad un inevitabile riferimento allo Shemà Israel: “Ascolta, O Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno”, naturalmente con la Dea Ragione al posto di Adonai. Kant e Hegel sono stati e sono ancora il punto di partenza anche del razionalismo idealistico propriamente ideologico-politico che muta e si sviluppa alla stessa maniera della formazione sociale capitalistica come letta e interpretata da La Grassa. Quando al capitalismo “ borghese” segue il capitalismo “dei funzionari del capitale” la nuova razionalità liberale si riallaccia sempre a Kant proponendo le oscene ideologie del valore del “mondo libero”, della “democrazia universale”, dell’”interventismo umanitario” garante dei “diritti universali” e dell’ imperativo utopico della ricerca  della “pace perpetua” sotto la guida della potenza globale egemone. Viceversa il vecchio Hegel pare più adatto a corroborare e legittimare i capitalismi non liberali, con istituzioni politiche “forti” e centralizzate. Ma dopo essermi sforzato, forse non riuscendoci, di fare qualche discorso “serio” ora è meglio che concludiamo con qualcosa di frivolo. Quel simpaticone di Berman arriva a dire che forse  Al-Ghazālī aveva ragione perché almeno nelle scienze sociali il “rapporto causa-effetto” si dimostra “inesistente, o quantomeno, inaffidabile”:

<<Perché altrimenti che cosa potrebbe spiegare l’ondata antiliberale che sta spazzando il mondo in questo periodo ? L’intensificarsi di populismi di matrice etnica, la riabilitazione dei partiti della destra estrema […], la strabiliante crescita del prestigio e del potere di Vladimir Putin e dell’autocrazia zarista – cosa può giustificare questi fenomeni ?>>

Lasciando perdere gli “strafalcioni” siamo costretti a rilevare che la presunzione del signor Berman raggiunge livelli veramente patologici: questo “professore di giornalismo” ritiene che certi avvenimenti siano incomprensibili solo perché lui non ci capisce un “tubo”. Non riesce neanche ad immaginare che ci sia qualcuno in grado di proporre delle ipotesi e delle analisi che, basandosi sui fatti, possano dar luogo a delle spiegazioni razionali. E, infine, egli ci propina tutti i più banali luoghi comuni dai quali è infestato il cervello suo e dei suoi amici, esposti per di più con un linguaggio impreciso e trasandato:

<<I miei amici marxisti, e perfino i miei amici non marxisti, dicono che la causa è il capitalismo finanziario, altresì noto come globalizzazione. […] Ma, d’altra parte, anche la ripresa economica è altrettanto vera e ha condotto alla quasi completa occupazione per i lavoratori bianchi degli Stati Uniti. I redditi della maggior parte degli americani sono cresciuti, seppure in modo modesto. Una crisi economica nazionale negli Stati Uniti non esiste. E, ciò nonostante, la ribellione populista che ha condotto alla vittoria di Donald Trump non potrebbe essere più radicale. Come si possono spiegare questi sviluppi, quindi ? Credo che possano essere spiegati con un collasso culturale. Ma questo è come dire che le scienze sociali non possono spiegarli.>>

Ragionamenti sconclusionati e “balle spaziali” ma soprattutto due “malattie” che si chiamano “economicismo” e “culturalismo”. Il momento “politico” è quello decisivo nelle varie sfere delle formazioni sociali particolari e in quella globale; ma lo è anche nella teologia, nella filosofia e nelle scienze sociali. L’avanzata del multipolarismo e la resa dei conti policentrica spazzerà via le miserabile elucubrazioni dei venditori di fumo e dei lacchè delle elitè strategiche.

(1)Aggiunta del redattore

Mauro Tozzato 01.03.2017

QUANT’E’ “BELLO” L’“OMICIDIO MIRATO”, di GLG

gianfranco

 

http://www.ilgiornale.it/redirect/mondo/servizi-segreti-e-omicidi-stato-nell-era-controllo-massa-1370320.html

 

“Celebri le sue esecuzioni [del leader nordcoreano; ndr.] in patria con l’utilizzo di cannoni antiaerei e lanciafiamme”.

Celebri anche le balle raccontate a tal proposito e magari smentite in breve tempo, senza che i grandi organi della “libertà di stampa” occidentali ne dessero particolare risalto. Abbiamo a che fare sempre più con figli di p…. straordinariamente spudorati. Non credo proprio che il regime nordcoreano sia il responsabile della soppressione, soprattutto con quel modo un po’ troppo “spettacolare”. Del resto, mi sembra che anche l’articolista, con cautela, manifesti molti dubbi e sospetti altre soluzioni. E senza dubbio abbiamo a che fare con altre soluzioni, ma con quali è francamente difficile saperlo. Quanto meno per noi che non abbiamo a disposizione Servizi e quant’altro.

La Cina appoggiava l’ucciso? Può essere, ma sembra non del tutto comprensibile perché non mi si venga a dire che il grande paese asiatico, con leaderato detto (per me ridicolmente) comunista, era contrario a quello nordcoreano. Dubito assai che quest’ultimo si reggerebbe senza un discreto, quanto non sbandierato (anzi!), appoggio cinese. Qualcuno ha voluto avvertire proprio i cinesi. Intendiamoci bene: non creare tensioni tra Cina e Nord Corea (dato che “ufficialmente” quest’ultima avrebbe soppresso un uomo appoggiato dai dirigenti cinesi); questa è soltanto pura apparenza. La Cina deve guardarsi proprio da Trump (e dalla nuova strategia americana, se finalmente si capisse bene qual è e quale direzione intende intraprendere) e dal ritrovato “flirt” tra questi e Israele.

Intanto la Russia “galleggia” in fase di attesa; e sono sicuro che non si fida moltissimo della nuova dirigenza americana, pur se la ritiene meno nociva di quella obamian-clintoniana. Mantiene comunque rapporti con la Cina, ma sa bene che da tale paese ha sempre dovuto guardarsi, in pratica da quando è nata, nel 1949, la Repubblica popolare cinese. Tiene duro su Assad in Siria e si è sobbarcato il compito della lotta al terrorismo islamico. Adesso, nel mentre ha ottimi rapporti con il regime libico di Tobruk, ha invitato anche Serraj, l’uomo designato dalla precedente Amministrazione Usa e dalla Nato per reggere il governo fantoccio di Tripoli. Trump mostra di aver rotto con quegli Usa e dice di voler ridimensionare la Nato (o comunque assegnarle altri compiti). Vedremo, vedremo. Il 2017 sarà abbastanza interessante.

Un omicidio è delinquenza, un milione è eroismo

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Giornalisti, politici, sindacalisti, esperti tuttologi in nulla abbellito con niente ed altre teste vuote assortite che affollano, generalmente, i media politicamente corretti hanno condannato all’unanimità la protesta violenta dei tassisti esasperati dalla concorrenza di Uber et similia. Né pugni in faccia né braccia tese, dicono sdegnati lor signori abituati ai modi falsi e cortesi dei salotti buoni dove s’incontrano per tramare sulle nostre teste. Li condanno anche io “tassinari”. I tirapugni ed i saluti romani sono demodé, come il servizio taxi. Non siamo più ai tempi “de Marco Caco”. Con questa gentaglia che non ha cuore per gli italiani in difficoltà bisogna essere più risoluti. Occorre passare dalle cazzottiere ad altri strumenti più efficaci e meno rudimentali. E basta pure con i rimpianti per un regime flaccido come quello fascista che ricorreva all’olio di ricino e ai manganelli per zittire disfattisti e guastafeste con risultati non sempre soddisfacenti. Ormai ci vuole ben altro per mettere in riga questa nazione che sta sprofondando nell’abisso della degenerazione politica, economica sociale e culturale. Provo simpatia per i tassisti perché il loro mestiere è in estinzione, rende sempre meno mentre la fatica e la frustrazione, purtroppo, raddoppiano. Hanno tutto il diritto di lamentarsi contro un governo che spilla soldi per licenze e tasse, nonostante i profitti calanti, non mostrando un minimo di compassione per la loro condizione lavorativa. Se avessi vissuto nel ‘800 avrei avuto la stessa empatia per i poveri luddisti, storicamente perdenti, proprio come i tassisti, costretti a distruggere i telai per non essere buttati fuori dagli opifici sempre più meccanizzati. Rabbia inutile ma comprensibile. Ma che volete da questa gente, che si suicidi col sorriso sulle labbra e senza rompere i coglioni? Con la violenza non si ottiene nulla, affermano i finti buonisti di cui sopra, proprio loro che approvano le bombe intelligenti americane ed occidentali lanciate contro gli Stati recalcitranti all’ordine globalizzato, senza versare mai una lacrima per i disperati che le beccano su crani. Ha ragione Paragone che su Libero scrive: “…la rabbia di chi non si rassegna a farsi asciugare il proprio stipendio sarà sempre maggiore. Fatevene una ragione. Se uno tenta di strangolarmi, io mi ribello. E divento violento. O contro gli altri o contro me stesso. Se lo divento contro gli altri, ottengo ascolto. Se invece lo divento contro me stesso,ottengo due minuti di compassione se va bene. E poi basta. Giù la maschera: il nostro ipocrita perbenismo vorrebbe che la violenza si materializzasse solo verso se stessi. Meglio i suicidi,delle manifestazioni dure, dei blocchi stradali, delle urla. La violenza dei tassisti e degli ambulanti disturba perché è caos collettivo. Il suicidio è silenzioso. Il suicidio lo rimuovi alla svelta, le macerie restano nell’animo dei familiari. Il suicidio è della stessa invisibilità cui stiamo spingendo il lavoro, i salari, i diritti”.

Probabilmente, il mestiere di tassista soccomberà per le innovazioni introdotte dalle nuove forme di mobilità nel trasporto di persone, forse qualche stoico riuscirà a resistere negli anfratti delle mutazioni logistiche dei percorsi cittadini ma il cambiamento non si può arrestare. Questo non vuol dire che si debba sputare in faccia a chi ci sta rimettendo tempo, denari e identità opponendo una sterile resistenza alla vita che trasmuta. Quei lavoratori devono essere necessariamente risarciti, ricollocati, accompagnati alla pensione ecc. ecc. Non li si può abbandonare come ormai si usa in questi nostri giorni sventurati. I fondi dello Stato non devono servire solo a salvare le banche legate ai partiti, salvo poi accusare gli italiani di aver vissuto a lungo a spese di pantalone. Tutto falso. Se la Penisola ha qualche problema di conti pubblici è perché i suoi gruppi dirigenti hanno arraffato dalle casse pubbliche distribuendo briciole al resto della popolazione. Sono loro che hanno sperperato e svenduto il patrimonio collettivo, non gli italiani. Sono state le combriccole (dominanti nel Belpaese ma servili verso l’estero) dei partiti, dei sindacati, dell’alta finanza speculatrice e delle industrie decotte ad aver rovinato la nazione portandola sull’orlo della bancarotta.

E’ vero, ostacolare il mutamento non si può, salvare chi è rimasto indietro è, invece, un obbligo di governanti responsabili e seri. Quelli che noi non abbiamo. Non sono sicuro che, come scrive Porro sul suo blog, la new economy stia “distruggendo l’economia tradizionale con la medesima forza con cui la rivoluzione industriale ha spazzato via la civiltà agricola”, tuttavia è innegabile che l’Italia sia sempre attardata rispetto alle trasformazioni in corso. I “progressi” dell’epoca sono gestiti malamente e con una mentalità micragnosa da parte dei gruppi decisori (meglio sarebbe dire oligarchie etnocratiche guidate da manine straniere), politici ed economici, che scaricano i costi dei loro ritardi e imbrogli sui ceti subalterni.

Per questo la presunta violenza dei tassisti non mi scandalizza ed, anzi, la comprendo. Nemmeno però mi soddisfa questa escandescenza estemporanea perché non è adeguata a spazzare via la marmaglia che sta devastando il Paese. Ci vuole ben altra organizzazione e visione politica per sbarazzarsi di certi lestofanti attaccati alla cadrega e al nostro sangue. Come recitava Chaplin nel bellissimo film di Monsieur Verdoux, scritto insieme a Orson Welles, “il delitto [e anche la violenza] al dettaglio non rende abbastanza, per avere successo in qualsiasi cosa bisogna essere organizzati…un omicidio è delinquenza, un milione è eroismo, il numero legalizza”. Chi ci massacra ogni giorno conosce questa morale alla perfezione. Impariamola finalmente anche noi.

COMBATTERE GLI “ALIENI”, di GLG

gianfranco

 

http://www.ilgiornale.it/news/politica/medico-che-ha-curato-dj-fabo-lasciato-solo-e-1369546.html

 

credo anch’io che si sia fortemente ideologizzata la questione, facendone una bandiera per attaccare chiunque non sia convinto della giustezza della decisione presa. Dico la mia, pur se mi ripugna un po’ partecipare a questa insana discussione. Intanto, non si parli di eutanasia né di non accanimento terapeutico; è più semplicemente un suicidio assistito. Non ho nulla contro i suicidi, anche se lo fanno per una semplice depressione o una delusione amorosa; mi sembrano esagerati, ma non sono nei loro panni e non voglio quindi emettere giudizi. Tuttavia, ritengo assurdo chi mi dicesse: cosa mai dici, un conto è essere abbandonati o non corrisposti da un partner che tu ami e un altro è essere completamente immobilizzato da una malattia o da un incidente. Perché? Che cosa mai si sa di come si sente “immobilizzato” e ormai privo di ogni speranza e volontà di vita uno che non viene riamato? Io ci sopravvivrei come a cosa normale e non nutrirei pensieri “strani”, ma so cosa prova un altro?

Non sono religioso, non ho la più pallida idea se veramente esista un qualcosa o qualcuno che gli uomini chiamano Dio – e se esiste, non credo proprio che abbia le caratteristiche, in genere molto “personali”, attribuitegli dalle religioni umane – e quindi non mi tocca il discorso che questo Dio, avendo dato la vita, può toglierla soltanto lui. Non nascondo di essere comunque antipatizzante verso il suicidio; tuttavia, mi sforzo di comprendere il suicida e in ogni caso mi astengo da inutili condanne. Faccio però una qualche difficoltà ad accettare l’idea che sia una persona caritatevole e buona colui che aiuta il suicida. Se uno sceglie di morire, decida lui come e quando. Però, si dice, nei casi come questo in discussione, il volenteroso (di morire) non riesce a farlo da solo. Va bene, accettiamo che lo si aiuti. Allora lo si fa senza pubblicità e tanta rinomanza di persona dotata di grande sensibilità. Ma, si obietta, la discussione accanita serve ad avere una legge che consenta anche in Italia ciò che ormai è permesso in molti altri paesi (sottinteso: più civili e moderni; e già questo m’indispone). Mi dispiace. Si approvi la legge, se c’è da approvare, senza ricorso all’emotività e al solito battage pubblicitario, tipico di altri episodi meno tragici. Una vera tragedia, se deve essere tale, va vissuta con riservatezza; altrimenti è solo un mezzo per cui qualcuno si conquista fama e può aspirare, prima o poi, a qualche premio “pubblico”.

Che qualcuno si faccia notorietà sulla pelle di un povero disgraziato mi rompe il c…. E una persona simile tendo piuttosto a disprezzarla, altro che ammirarla perché si è dimostrata pronta ad andare incontro anche a punizioni di legge. Figuriamoci; oggi ci si fa fama anche con l’assassinio (individuale o di massa), con infrazioni comunque gravi alle leggi (che sembrano a volte fatte apposta per consentire a qualcuno di violarle, facendosene un vanto e grande fama). In ogni caso, vorrei che certi eventi, magari inevitabili o indispensabili, venissero dati con notizia breve, priva di tanti strascichi e infinite discussioni. Questa è per me inciviltà massima. E poi non accetto minimamente che chi manifesta un’idea contraria, perché è fortemente attaccato all’idea della vita, venga attaccato  violentemente e messo alla gogna quasi fosse disumano; o “antiquato”.

Ecco il problema di fondo. Si tratta sempre dei fautori del “politicamente corretto”, di quelli che, ad es., strombazzano pure le assurdità sul genere maschile o femminile non come fatto di natura, bensì soltanto culturale; di quelli che cianciano di genitore n. 1 e 2 e di altre “innovazioni” veramente indicative della fine non della semplice civiltà, ma proprio di un essere umano ormai diventato un autentico alieno. E per me gli alieni vanno combattuti aspramente. Questi mai si suicideranno. Dobbiamo lottare contro di essi. E se non ci sbrighiamo a farlo, avremo una società ben peggiore di quella raccontata dalla fantasia – assai inferiore infine alla realtà – di Ionesco ne “Il rinoceronte”. In fondo, quella era una bestia dotata di naturalità. L’alieno “politicamente corretto” non è più tale, è un mostro proveniente da abissi che finora nessun film di fantascienza è riuscito a sondare. E’ un essere abnorme, inimmaginabile, ancor oggi non rappresentabile nell’orrore che diffonde intorno a sé. Non lo si può rappresentare perché chi dovrebbe farlo (il sedicente artista) è ormai al 90% appartenente alla stessa “razza”; e l’altro 10%, se è umano, come fa a immaginarsi simili enormità? D’altra parte, senza adeguata descrizione di questo orrore, popolazioni ormai inebetite, assuefatte a subirlo, assistono a immondi spettacoli e nulla eccepiscono perché anestetizzate. E’ indispensabile denunciare e combattere gli alieni. E’ assai difficile, ma si dovrà scegliere infine, perché temo non ci siano mediazioni. Ovviamente, mi auguro di sbagliare, tuttavia lo temo fortemente.

 

BASTA CON LE FREGNACCE DI CRETINI O FURFANTI, di GLG

Mr. Trump- Yellow Tie

 

 

http://www.corriere.it/esteri/17_febbraio_23/stati-uniti-trump-arsenale-nucleare-va-ampliato-b3f9a9f2-fa0a-11e6-9b43-a08eac6546a0.shtml

 

Come vedete, Trump vuole (ma perché deve, lo si capisca infine) rappresentare chi cerca il rafforzamento del proprio paese quale prima potenza mondiale. Ed è assolutamente giusto che sia così; solo degli sciocchi o dei furfanti possono parlare di pace e di “intesa fra i popoli”. I popoli non esistono, esistono solo gruppi in conflitto fra di loro. E piaccia o non piaccia, siamo ancora nell’epoca in cui tali gruppi si servono dei vari paesi dotati di apparati statali, che costituiscono lo strumento principe del conflitto per la supremazia. All’interno dei vari paesi ci sono gruppi in lotta per conquistarsi una posizione di preminenza nel controllo dello Stato. E poi, “al di sopra” sta il conflitto tra vari Stati per il predominio mondiale. I cretini o furfanti chiacchierano di organizzazioni transnazionali (e supernazionali) che dominano il mondo; e oggi è di moda supporre che si tratti di organizzazioni di carattere finanziario. C’è stato un tempo in cui si blaterava di una sorta di “classe media” cosmopolita, parlante inglese, che rappresentava l’humus del mondo.

Per fortuna, sta sempre più venendo al pettine il nodo del conflitto tra più gruppi per avere la prevalenza decisiva su scala più globale. Tuttavia, lo ripeto, alla fine ancor oggi si dovrà usare di questo “vecchio strumento” che è lo Stato per regolare i propri conti; ma per controllarlo ci sono gli altri “vecchi strumenti” del tipo dei partiti per conseguire la supremazia all’interno dei vari paesi e conquistarsi quindi l’uso dei principali apparati di Stato. E non vi è nemmeno dubbio che in questo conflitto “interno” intervengano spesso gruppi di paesi diversi (o di uno decisamente egemone), che di fatto ne asserviscono altri (e dunque i loro Stati) a sé; oggi però lo fanno non con vecchi metodi di aperto colonialismo (diretto o indiretto), ma con tutte le garanzie (puramente formali) di una indipendenza dei paesi subordinati. Tipico il caso degli Usa con la UE e le varie nazioni in questa rappresentate.

Dobbiamo ringraziare Trump (ma solo in quanto rappresenta certi nuclei dirigenti Usa) perché ci fa comprendere presto e senza tante “commedie” che tali nuclei semplicemente non erano convinti della strategia “obamiana” (cioè di altri nuclei dirigenti); le finalità sono però le stesse. Qualcuno si chiederà: perché allora tutto questo “astio” – esploso in forme così scoperte come mai prima negli Stati Uniti – nei confronti della nuova presidenza? Evidentemente, gli interessi in gioco per i gruppi battuti (per il momento) erano molto alti e la vittoria di Trump comporta probabilmente dei rovesciamenti di supremazia assai radicali, che sollecitano resistenze particolari e decisamente acute.

In ogni caso, o in una forma o nell’altra, con rallentamenti e con accelerazioni a seconda di differenti contingenze (non tutte prevedibili; anzi…..), si andrà verso un crescente multipolarismo che sfocerà infine, com’è sempre avvenuto da quanto esiste la società umana, in uno scannatoio generale, in grado di ridare vita a questo mondo un po’ smorto e soprattutto degradato a pratiche meschine e avvilenti, tipiche manifestazioni di un semplice disfacimento delle vere capacità aggressive – nutrite di pensiero, coraggio, decisione; e ovviamente di inganno, raggiro, intrappolamento – che sono le qualità precipue di quest’essere strano che è l’uomo. Si può quindi sperare che forse ci potrà essere una rinascita dell’umanità dopo parecchi decenni di deciso “appannamento” e perdita di vitalità; almeno nella nostra area detta “avanzata”. Non è un processo di sicura ripresa quello che ci aspetta. La decadenza potrebbe anche continuare. Diciamo che c’è una speranziella, ma è ancora troppo presto per fare previsioni dotate di qualche sicurezza.

Mi dispiace che comunque ho vissuto il periodo della decadenza. Tante speranze per un decennio o poco più e poi giù, sprofondati nella merda. Sono buono e quasi altruista e quindi auguro ai giovani di vedere una nuova “alba”. Potrei dire a loro: cercate comunque di svegliarvi. Sarebbe però abbastanza velleitario; si rinasce realmente quando le condizioni oggettive, le contraddizioni crescenti – che superano la volontà dei singoli e le determinano – ridanno slancio alle già sopra indicate qualità “migliori” degli umani. Altrimenti, si continuerà a languire e a dedicarsi alle pratiche che dilapidano ogni energia nell’abbrutimento e corruzione, con crescita esponenziale della possibilità che la società umana diventi una grande raccolta di amebe pronte a prendere ogni forma possibile e, alla fine, a sparire in un grande “brodo” di mille verdure marce. La nostra speranza è che si lotti ancora con durezza per prevalere. Basta con la merdosa menzogna della cooperazione, dell’abbraccio “fraterno”, che è solo un nome falso dato al generale incularsi. Brutti ipocriti, crepate; e gli altri rinascano e si battano.

 

SONO RIUSCITI A SORPRENDERMI, di GLG

gianfranco

 

 

 

Voi ben conoscete il disprezzo che ho per i semicolti di “sinistra”; così come, per la verità, per gli ignorantacci di “destra”, che oggi sul Giornale sono lieti perché finalmente escono sconfitti in pieno i comunisti mascherati da democratici. Stanno parlando di gente che aveva iniziato a “intrugolare” con gli Usa già dal 1969-70, aveva cambiato cavallo apertamente nel 1989 e si è schierata con Clinton nell’aggressione alla Serbia nel 1999. Beh, per adesso lasciamo perdere. Questi semicolti sono riusciti a lasciarmi a bocca aperta con quanto rivelato dalle “Iene”. Spero non sia una falsa notizia (lo dico in italiano perché ne ho pieni i coglioni della terminologia in inglese). Inutile fare commenti perché siamo ormai a corto di termini adeguati a simili assurdità. E’ bene però che si conosca sempre più quanto stiamo sopportando e senza che nessuno si alzi a colpire a morte simili abbrutiti. Sia chiaro che non li considero esseri umani e mi sembrerebbe normale che si facesse una disinfestazione nel vero senso della parola; non punizioni inutili, la sorte che deve toccare ai germi patogeni.

DEDICATO AL RINNOVAMENTO DELLA SINISTRA ITALIANA, di GLG

gianfranco

Qui

Con grande rispetto e viva Speranza salutiamo (con questo “entusiasmante” finale del film “Signore e signori buonanotte” di registi vari) la riunione della rinascita della sinistra italiana, che si trova oggi a Roma e ha iniziato la “raccolta dei cocci” al canto di “Bandiera rossa”; e questo magari mi fa incazzare un poco, perché vorrei sapere dove va cercato il rosso in questo assemblaggio di pezzi avariati. Tuttavia, quando uno sente i nomi di D’Alema e Bersani, i garanti di un “glorioso passato” (magari con qualche caduta filo-Usa come durante l’aggressione alla Serbia o benevoli verso il capitale privato con liquidazione di pezzi importanti dell’industria pubblica, tipo svendita della Telecom; e via dicendo), e poi quelli dei giovani Speranza, Emiliano, Rossi e tanti altri campioni della nuova “rivoluzione” dei “gamberi” (che camminano all’indietro), sente che il passato ricomincia a macinare quel “vecchio frumento”, un tempo ammonticchiato nelle cantine di Botteghe Oscure, n. 4. Finalmente, proviamo la nostalgia dei tempi andati (a male); e il nostro cuore si allarga, certamente con pericolo di scoppio di atri e ventricoli. Ma non importa: finalmente ci siamo….. e ci resteremo a spanciarci dal ridere. O invece dobbiamo piangere? In ogni caso, spero che, almeno “in rete”, questo “ballo delle cariatidi” diventi la sigla distintiva della “sinistra dem”.

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