DISPREZZO PER “DESTRA” E “SINISTRA”, di GLG

LAGRA21

Ancora una volta, come per la verità sempre, la morte di un uomo di fama ha dato vita a manifestazioni, del tutto irritanti, di stupida retorica. O s’inneggia a costui senza alcuna capacità minimamente critica o – sia pure a denti stretti e non avendo il coraggio di attaccare a fondo un morto – si sfogano i propri ottusi odî politici e sociali. Si ammette generalmente che Fo fosse un uomo (e mimo) di talento; bella forza, questo non può che essere unanimemente ammesso per chi abbia anche soltanto visto l’opera teatrale migliore dell’attore, il “Mistero buffo” in sue diverse variazioni e rappresentazioni. Quello che mi ha lasciato perplesso (ed è perfino dire poco) in questo personaggio, però soprattutto nella sua età anziana (comunque non soltanto), è la debolezza delle sue posizioni politiche, improntate ad una ideologia in sintonia con gli sbracamenti del ’68. Non li ho mai apprezzati, e sempre sopportati in nome della lotta al “revisionismo” del Pci; e ancora, a quell’epoca, non avevo capito, se non per un terzo o un quarto, il cambio di campo che quel partito stava preparando con il suo nuovo segretario degli anni ’70 e con l’uomo tanto apprezzato da Kissinger (che lo definì il “migliore comunista” da lui conosciuto; cioè conosciuto da uno dei più lucidi interpreti della strategia statunitense di predominio mondiale. Capite bene di che razza di “comunista” si trattasse!).

Ero pienamente d’accordo con il giudizio che Pasolini diede degli ambiziosi figli della vecchia classe dominante, che volevano solo sostituire i padri con il loro rivoluzionarismo grossolano e fin troppo smaccato. A questo si è ridotto infatti tutto il loro cianciare di “cambiare il mondo”; l’hanno cambiato, di gran lunga in peggio, con un degrado culturale mai visto prima. Per questo, non mi sono molto entusiasmato agli empiti “rivoluzionari” di Dario Fo e Franca Rame (molto inferiore a suo marito e interprete di farse grossolane grevi di un ancor più grossolano femminismo, del resto quello esistente all’epoca e assai ben rappresentato pure ne “La terrazza” di Ettore Scola). Tuttavia, debbo dire che sono perfino più irritato nel leggere i commenti degli ottusi rigurgiti della “destra” italiana, la più ignorante del mondo e ancora dedita ad un anticomunismo di una rozzezza e bassezza senza pari. Io ho conosciuto certo meglio di questi imbecilli i comunisti; e oggi sono in grado di darne un giudizio che credo abbastanza equilibrato, anche in merito ai fallimenti cui essi sono andati incontro. Senza dubbio m’infastidisco quando sento ancora parlare i loro minimi rimasugli con un linguaggio che sembra di qualche secolo fa. Tuttavia, so come i comunisti hanno lottato in un tempo ormai lontano. Molti sono morti e non certo per peggiorare il mondo, che è diventato quasi invivibile nell’ultimo quarto di secolo quando di comunisti non ce n’erano in pratica più, se non nella testa di questi mentecatti detti di “destra”, servi dello straniero più o meno quanto gli ex piciisti voltagabbana.

Per fare un esempio particolarmente evidente, prendo l’assurda accusa fatta a Fo di essere quasi mandante dell’omicidio Calabresi. Sia chiaro che non ho mai approvato quell’uccisione perché si è trattato di un puro e semplice assassinio. Sia altrettanto chiaro che mai ho avuto simpatia per quel personaggio, di cui non si possono dimenticare quelle che almeno vanno ritenute quali complicità nella morte del povero anarchico Pinelli, che si tentò di infamare mettendo in giro la voce che si era buttato dalla finestra gridando (all’incirca): “ormai sono scoperto”. Scoperto un c…. Risultò del tutto evidentemente non colpevole di alcunché. E dubito che si sia buttato volontariamente dalla finestra; altrimenti debbo come minimo pensare a pesanti torture e ad una voluta “distrazione” per farselo scappare di mano. Comunque, non ho voglia di dilettarmi in supposizioni sulla morte di Pinelli, cui va ancor oggi il mio reverente pensiero. Resta il fatto che si è tentato di farla passare per suicidio conseguente al “sentirsi scoperto” di una colpa, che poi risultò senz’ombra di dubbio non essere mai stata commessa. Ciò è infame.

In ogni caso, questi anticomunisti stupidi, e perfettamente incapaci di una qualsiasi autocritica per come hanno ridotto il mondo attuale, sono ben peggiori dei vecchi comunisti. Sia chiaro che io rispetto i veri liberali (pochi), convinti delle loro buone ragioni e in grado di esprimerle con ragionamenti frutto di cervelli pensanti. Questi sedicenti liberali odierni sono solo marci, putrefatti, come lo erano i comunisti andati oltre ogni grado di “maturazione”. Questi ultimi sono però finiti nella ben nota “pattumiera della storia”. Invece gli odierni (il)liberali impestano ancora il mondo. Chissà quando si riuscirà a far fare loro la fine che si meritano. Non mediante omicidi, sia detto con estrema nettezza; solo attraverso processi brevi con condanne esemplari. Fin quando ciò non sarà possibile, ci si deve astenere dalle improprie azioni commesse dai “rivoluzionari” del ’68 e anni seguenti. Molti del resto rapidamente riciclatisi in nuovi corifei dei dominanti peggiori in tutta la storia di questo “pauvre pays”. Altri, i meno, sono rimasti a creare confusione con discorsi pseudo-radicali di rivolgimento del mondo, sempre tesi invece allo stesso fine: mantenere in sella i putridi dominanti odierni, i quali, con la loro crassa ignoranza, non sono capaci di creare correnti culturali minimamente in grado di tenerli in piedi.

Disprezzo massimo per tutti questi imbroglioni e meschini cialtroni, che ancora recitano la parte della “sinistra” (perfino “estrema”) e della “destra” nell’attesa dell’ormai imminente “partito della nazione”, che si definirà, altrettanto grottescamente, “di centro”.

LA TERZA GUERRA MONDIALE. SUI GIORNALI.

giornalismo

 

L’agente Drago 6 del Corriere, con licenza di far ridere, ha gettato nel ridicolo se stesso ed il giornale per cui scrive. Aver paventato la III Guerra mondiale, perché in Russia si accumulano scorte di grano e si scavano bunker anti-atomici (notizia tutta da verificare), non segnala il conflitto imminente ma semmai l’isteria collettiva che, ad est come ad ovest, si va diffondendo per il crescere degli attriti internazionali. Purtroppo, la comprensione del processo storico è una fatica intellettuale che molti commentatori evitano, o perché sono giornalisti, quindi per definizione somari, o perché lavorano coscientemente per diffondere una certa propaganda catastrofista, adatta a nascondere meglio determinate manovre politiche. C’è da dire che tanti filorussi o amici di Mosca non si sottraggono alle stesse stupidaggini e blaterano di apocalisse alle porte, mettendosi al medesimo livello dei russofobi. Mi viene il dubbio che costoro fingano simpatie per la Russia ma, in realtà, lavorino mascheratamente per i suoi nemici. Tante volte abbiamo cercato di spiegare che siamo in una fase di squilibrio geopolitico, molto simile a quella che iniziò a metà ottocento circa. All’epoca si trattava del declino inglese mentre si andavano affermando nuove potenze concorrenti, in primis gli Usa che uscivano, dopo il conflitto civile del 1861-65, con le idee più chiare sul loro futuro. Nel 1871 la Germania raggiunge l’unificazione e si candida a diventare potenza regionale europea. Sono anche gli anni della seconda rivoluzione industriale in settori che diventeranno presto fondamentali, dai trasporti su rotaia alla chimica. Nonostante ciò, a partire dal 1873, inizia una lunga fase di stagnazione economica che durerà almeno fino alla fine del secolo e si ripresenterà con più vigore dopo la I GM (il famigerato ’29). Eppure, la tecnologia e le sue applicazioni tecniche nei processi produttivi, in questo periodo, faranno ancora passi da gigante. Comunicazioni, motore a scoppio, miglior sfruttamento delle fonti energetiche accendono il faro su sorti magnifiche e progressive per la civiltà. Ma l’economia traballa, per fattori ad essa esogeni. Come scrive G. La Grassa: “Tra fine ottocento e prima guerra mondiale si profila una superiorità statunitense, ma in embrione e ben lungi dall’essersi consolidata. Come in tutti i periodi di intenso sviluppo produttivo, si verifica la crescita più che proporzionale degli apparati finanziari, con credito facile ai nuovi settori dove si guadagnano enormi profitti. Si creano allora le cosiddette “bolle finanziarie” che poi esplodono; e ciò avvenne appunto nel 1907. L’epicentro, come detto, fu negli Usa, ma la prima stretta creditizia di fronte all’eccesso di esposizione delle banche partì dalla Banca d’Inghilterra, con riflessi sul sistema finanziario inglese che si adeguò e mise così in difficoltà i flussi diretti negli Usa; e fu appunto dalla Borsa di New York che prese avvio il crack. Fin qui siamo tuttavia al “terremoto”, ma per il momento non approfondiamo il problema. Interessa rilevare che dopo il 1907 la ripresa fu sostanzialmente stentata e si basò soprattutto sul riarmo delle diverse potenze”. Dunque, se si rileva la crisi, se cresce l’instabilità, se i pilastri della diplomazia vacillano, se aumentano le diatribe tra paesi, è perché si va aprendo un vuoto di potenza nel quale molti attori cercano d’insinuarsi, per occupare posizioni migliori rispetto al passato. Rammentiamo che il lungo percorso di spodestamento di Londra, che perderà la sua centralità nel contesto globale, si concluderà solo dopo il 45, con la sconfitta dei player europei nel confronto bellico (anche di quelli che canteranno vittoria) e l’emersione di un bipolarismo imperfetto ma relativamente stabile tra Usa e URSS.
Mutatis mutandis, possiamo dire che siamo all’imbocco di un’altra transizione multipolare (fase in cui si livelleranno i gap d’influenza tra le aree geografiche) la quale sfocerà poi in acceso policentrismo (epoca di un vero regolamento di conti tra potenze che farà risaltare, infine, una nuova nazione predominante) con la possibilità di guerre che non è detto siano mondiali come quelle già viste. Soffriremo e moriremo molto ma per ora c’è tempo. Preoccupiamoci piuttosto di contribuire a far uscire l’Italia da un’alleanza con gli Usa che la sta devastando nella sua sovranità e nel suo benessere sociale. Diamo insomma un calcio in culo a chi la pensa come l’agente Drago 6 e non fasciamoci la testa prima di essercela rotta.

Un ideale minuto di silenzio

gianfranco

 

 

E’ morto un altro dei “mostri sacri” d’un tempo che non sembra soltanto d’un altro secolo, ma proprio di un secolo e più fa. Mi dispiace della morte di Fo come della morte di un qualsiasi altro, che mi ricordi quei tempi lontani e in cui non soltanto ero molto più giovane, ma soprattutto ero, come molti altri, assai credulone. Per mia fortuna non ho mai pensato ad una rivoluzione vicina, tanto meno che “padroni e borghesi” avessero “pochi mesi”. Già allora intuivo (e anche qualcosa in più) l’ingrippamento del sedicente “socialismo” e dell’Urss in particolare. Tuttavia, ancora pensavo che si potesse riformulare una teoria rivoluzionaria di impronta marxista e che si riuscisse – non subito, nel giro di un bel po’ d’anni – a rilanciare una certa pratica nella direzione per il momento abbandonata. Non ho particolare nostalgia di quella credulità, ma ricordo egualmente quei tempi come qualcosa di perduto.

Detto questo, sono rimasto sbalordito di fronte al premio Nobel assegnato a Fo; secondo me possiamo ricordare di lui al massimo il “Mistero buffo”, nient’affatto male. I testi più politicizzati sono non proprio eclatanti e abbastanza demagogici. In particolare, scordiamoci di quando veniva sostenuto in merito agli operai che, se non fossero stati soffocati e deviati dai dirigenti sindacali e piciisti, avrebbero fatto la rivoluzione. La saldatura tra movimento studentesco del ’68 e l’autunno caldo operaio del ’69 è stata di fatto un’interpretazione assai forzata; e non c’era bisogno dell’attentato del venerdì 12 dicembre ’69 per creare forti imbarazzi alla “rivolta”. I capi studenteschi (pomposamente definitisi “potere operaio”, “lotta continua” e via dicendo) si sono piuttosto presto riciclati; ed erano già all’inizio fin troppo ambigui. Il movimento operaio, malgrado alcune “energiche” manifestazioni, non aveva alcuna finalità rivoluzionaria. Solo minoranze non sconvolgenti avevano idee di mutamento sociale; ma di una vecchiezza sconfortante. Ed infatti quelle minoranze furono messe a posto in poco tempo. La maggioranza degli operai aveva intenzioni decisamente approvabili di un effettivo miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, quelle che oggi vengono rimesse in piena discussione; e non solo per i ceti operai ma per almeno i due terzi del cosiddetto ceto medio.

Sia chiaro una volta per tutte che le cosiddette masse sono importanti per qualsiasi movimento radicale; da sole manifestano tuttavia puri motivi di malcontento, di disagio, perfino di piena rivolta se le condizioni di vita diventano insostenibili (in senso materiale e non solo, anche come totale disorganizzazione del vivere civile). Tuttavia, o sono dirette da gruppi di vertice estremamente decisi e preparati alle strategie necessarie sia per vincere sia per dar vita ad una nuova riorganizzazione della società che ridiventi stabilmente vivibile, oppure addio rivoluzione. Che ci siano masse pronte alla rivoluzione, che sappiano cosa fare e che poi tuttavia vengano spente dai loro capi, è una pura e semplice fantasia demagogica, tipica appunto di uomini di spettacolo o comunque con la testa tra le nuvole.

Ricordiamo Dario Fo, ma non con gli stessi sentimenti provati per Giorgio Gaber, il vero cantore di un fallimento generazionale, del disincanto; o anche per Jannacci e molti altri (in primo luogo, per i grandi registi e attori della “commedia all’italiana”). In ogni caso, è vero che tutti hanno rappresentato un periodo decisamente migliore vissuto da questo paese ormai in totale degrado. Quindi, chiniamo pur sempre il capo e rispettiamo il nostro ideale minuto di silenzio. Oggi c’è da piangere; proprio per quanto si è dilapidato vergognosamente. Non lo si chini invece mai quando moriranno (alcuni già sono morti e io non l’ho certo chinato) tutti quelli che hanno tradito il paese; a partire dai “padri dell’Europa” e dal falso “antifascismo della liberazione” (cioè dell’asservimento) per arrivare ai piciisti del tradimento e svendita allo straniero (che li privilegiò con “mani pulite”). E infine non lo si chini, anzi si intonino inni di gioia, quando creperanno i venduti odierni, che stanno apprestando altri più aperti tradimenti per i prossimi anni. Il dramma di personaggi come Fo è che, zeppi di ideologia e incapaci di capirne l’ormai irrimediabile insostenibilità e l’inversione di segno, hanno continuato ad essere sostenitori fino alla fine dei traditori e di chi ha svenduto questa povera Italia.

 

VOTIAMO NO

RENZI

 

Credo che Gianfranco La Grassa abbia colto il punto essenziale sul Referendum costituzionale, previsto per il 4 dicembre. Dietro la scenografia delle opposte propagande per il sì e per il no, che, in ogni caso è più sì che no, considerato che gli oppositori di Renzi sono suoi segreti alleati e stanno lavorando per il re di Prussia, si nasconde il prossimo colpo di mano contro il popolo italiano. Quest’ultimo sarà anche peggiore di quello messo in atto da Monti. Quello del bocconiano lo ricorderemo appena come un pizzicotto rispetto agli sganassoni che prenderemo, a breve, dal fiorentino. Del resto, Napolitano aveva calcolato quasi tutto. Il Paese doveva essere prima tramortito per poi finire rottamato. Non nei suoi stravizi burocratici e politici, che continueranno a proliferare bellamente, ma nelle sue ultime sicurezze sociali. Saltare la transizione avrebbe accresciuto i rischi di rivolta popolare e questa classe politica di maiali attaccati al trogolo, corrotta dalla testa alla coda, non avrebbe mai avuto il fegato di passare subito alle nefaste conclusioni.
Il referendum è pertanto la pantomima che precede la tempesta. Siamo, insomma, all’anticamera di un altro golpe bianco contro la nazione paragonabile a quello dei primi anni ’90, quando le Mani pulite e le coscienze sporche rovesciarono come un calzino l’economia del Paese per ridurlo sul lastrico. Solo che questa volta, le solite masse ignoranti, anziché andare a lanciare monetine all’Hotel Raphael, si recheranno direttamente ai seggi a depositare il loro voto nell’urna e lo faranno, oggi come allora, condizionate da un tam tam mediatico che le ha confuse senza possibilità di rinsavimento.
Se vince il sì, come probabilmente avverrà, non useranno la vaselina per sodomizzarci. Ci caleranno i calzoni e ci infileranno su per il culo pensioni, sanità, assistenza e quant’altro ci abbia permesso di resistere in questi anni di crisi impietosa. Poi ci butteranno in mezzo ai profughi a lottare per la sopravvivenza. Con l’affermazione del si nascerà, dunque, il partito della Fazione che raccoglierà traditori da tutti gli altri movimenti, svuotando soprattutto Forza Italia. Se vince il no si dovrà cambiare la tattica di intortamento, magari sostituendo il Premier con un altro burattino più incline alle larghe intese e alla gradualità del disfattismo, ma la strategia complessiva resterà la stessa, nonostante la battuta d’arresto. In questo clima di forzata riconciliazione è più facile che emerga una specie di partito della nazione, anche se non lo chiameranno così per giocarsi sempre la carta delle finte contrapposizioni tra sedicente destra e sedicente sinistra.
Una soluzione sicuramente migliore dell’andare a votare sarebbe quella di bruciare tutte le sedi elettorali, la sede del Governo e del Parlamento esercitando il diritto lockiano di resistenza e ribellione contro i governanti che usano il potere “non per il bene di quelli che vi sottostanno” ma per i loro vantaggi privati e le corvè ai loro signori stranieri.
Poiché costoro hanno deciso la distruzione di ogni conquista sociale, dall’unità d’Italia fino ad oggi, saremmo più che legittimati ad agire con la violenza. Siccome però non voglio farmi arrestare per intanto vi invito ad andare a votare. Meglio no che si, anche se scegliere il male minore non significa allontanare il male.

BISOGNERA’ RIPARTIRE DA ZERO, di GLG

gianfranco

 

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Ecco come i berlusconiani presentano il dibattito interno al Pd, con chiara simpatia per Renzi e sprezzo per gli altri. Non ho alcuna simpatia per questi ultimi, responsabili di quanto sta avvenendo (e che giustamente oggi li supera e mette da parte), ma mi rendo conto di chi è e di chi è servo totale Renzi. E’ evidente che si avvicina il “partito della nazione” (non importa come si chiamerà). La vittoria del NO non cambierà molto le cose, ma metterà in allarme Renzi e Berlusconi e le loro trame. La vittoria del SI sarà il pieno affermarsi di una stretta coltre che avvolgerà l’Italia. E anche gli industriali sono ormai per questa soluzione, come sempre nei momenti cruciali (basti pensare al loro andare verso gli “Alleati” già a fine 1942, ben prima dell’8 settembre). Sono sempre stati favorevoli a funzionare come appendice dell’industria americana. Sono il ceto sociale più traditore esistente nel paese. Solo l’industria pubblica, per un certo periodo di tempo (e nemmeno tutta, ma settori in essa decisivi), ha avuto aneliti di un po’ di indipendenza. La soluzione di “mani pulite”, l’annientamento della prima Repubblica e l’aver dato il potere ai D’Alema, Prodi e gente simile ha dato avvio al progressivo disgregarsi di tale settore industriale. Berlusconi, per motivi non del tutto chiari, frenò (solo parzialmente) tale processo; ma dal 2011 si è totalmente piegato al fronte avverso e ne è complice con comportamento subdolo e quindi perfino più pericoloso di quello di Renzi. Gli altri oppositori (nemmeno parlo dei “grillini”, a mio avviso o complici “oggettivi” o ottusi) non hanno il coraggio di denunciare il “nano” per quello che è diventato, ancora cercano compromessi; così vanno incontro alla piena sconfitta. Occorre ripartire da altre basi e quasi da zero.

E’ ORMAI TROPPO TARDI? di GLG

gianfranco

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altro “grande scontro” tra due nani. Se ne parla come se fosse un incontro di pugilato. Qui abbiamo solo tifosi. Non credo che nessuno tiri in ballo la democrazia se ce ne sono di più per la Juventus o il Milan o l’Inter, ecc. Quanto ai sondaggi, sono anch’essi mirati a far pendere i voti da una parte o dall’altra a seconda di com’è schierata la maggioranza dei media, a loro volta indirizzati dai veri centri del potere, che influenzano (e con mezzi non certo messi in piazza) i gruppi proprietari degli stessi. In ogni caso, appare sempre più in evidenza il disastro procuratosi con la seconda guerra mondiale. La vittoria degli Usa, dovuta anche ad errori madornali degli avversari, si perfezionò poi a fine secolo per altri errori e malformazioni di quello che ci si ostinò a prendere per socialismo, mentre era una struttura di rapporti sociali bloccata e incapace di vero sviluppo, dato che i suoi irrigiditi gruppi dirigenti non avevano cognizione di dove andare. Alla fine ci siamo trovati, soprattutto in questa degenerata “società occidentale”, in mano di autentiche gang tutte “all’americana”; e nessuno lo capisce o comunque nessuno lo dice perché, se qualcuno anche soltanto lo intuisce, è abbondantemente pagato (il che non significa con semplice denaro) da questi banditi. Viviamo un degrado di civiltà di cui nessuno, nemmeno chi scrive lo ammetto, ha vera consapevolezza. Lo sento, lo afferro confusamente: siamo nell’abiezione più pura. Eppure tiriamo avanti come fossimo nel mondo in cui i popoli decidono con il loro miserabile voto. No, l’unica salvezza, se un giorno verrà, dipenderà da una violenza e ferocia mai prima vissute. Occorreranno chissà quanti morti. Soprattutto non dovrà restare vivo più nessuno che ancora inneggi a questa democrazia solo assassina e devastatrice dei nostri cervelli. Appena uno ne accennasse, dovrà essere lì, sull’istante, tolto di mezzo. Dovrà entrare nel senso comune che la democrazia americana è stata il periodo più buio della storia umana. Se così non avverrà, entro questo secolo avremo infine, e senza bisogno di mutazioni genetiche, una nuova specie, tutta composta di gente carina, pulita, piena zeppa di aggeggi per fare ogni cosa piaccia; e senza più alcuna capacità di pensare qualcosa, di credere in qualcosa. Nulla di nulla, una pura massa di beoti, che però ogni tanto si ammazzeranno fra loro per curiosità, divertendosi all’agonia dei moribondi. E però assisteranno ancora ai duelli televisivi tra “mostri” e andranno a votare e diranno: stiamo decidendo tutto noi.

 

N.B. Magari è un quadro appena un po’ esagerato. Meglio così piuttosto che fingere di vivere nel migliore (o meno peggiore) dei mondi possibili

 

UN PO’ DI VERITA’, BASTA INFINGIMENTI, di GLG

gianfranco

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Ormai si accumulano infinite prove del doppio gioco e della falsità di Berlusconi; del tutto errato è dunque l’atteggiamento di “nuova alleanza” tenuto da Lega e FdI nei suoi confronti. Confalonieri non avrebbe mai il coraggio di esprimere pubblicamente un parere contrario a quello del suo capo, che in questi giorni fa mostra di voler rientrare in campo per guidare la campagna referendaria a favore del NO. Confalonieri è chiaramente per il SI e per il mantenimento della UE malgrado critiche generiche per come funziona. Ormai la marcia dei berlusconiani verso quello che venne anche detto “partito della nazione”, cioè verso la completa subordinazione agli Stati Uniti, appare in tutta la sua evidenza. Il “nano” continua nel suo gioco traditore al fine di arrecare il massimo nocumento a chi si oppone del tutto maldestramente e senza convinzione a questa deriva di finale disfacimento dell’Italia, che diventerà semplice appendice della politica americana. E questo indipendentemente dal fatto che Renzi resti o meno al governo.

Credo che al momento non si sia troppo soddisfatti del comportamento poco intelligente del premier; gli sono state infatti rivolte critiche, peraltro blande, da parte di Napolitano. Tuttavia, si tratta per il momento solo di avvertimenti, non si vedono ricambi attendibili. In ogni caso, si sta facendo di tutto per far vincere il SI. Intendiamoci bene: anche accadesse il contrario, non vi sarebbe nessuno realmente in grado di pretendere un effettivo mutamento del governo. Al massimo (ma già poco probabile) si cambierebbe il premier, non la politica che egli attua; né all’interno né soprattutto verso l’estero dove non c’è più alcun briciolo, nemmeno la parvenza, di una qualche nostra autonomia. In ogni caso, è in atto un gioco sempre più confuso per non far capire i reali intendimenti del coacervo di dominanti con a capo gli ambienti decisivi degli Usa, seguiti da tutti i loro servitori in Europa. Non abbiamo capito tale gioco all’epoca dei “padri dell’Europa”, ampiamente finanziati d’oltreatlantico per svolgere il loro ruolo di (s)venditori dei nostri paesi; non lo capiamo oggi quando molti dati della situazione sono mutati, ma le mene sono assai simili.

A questo punto, senza alcuna illusione in proposito, andrò a votare NO, ben conscio che non servirà comunque a favorire la sconfitta dei tradimenti perpetrati da personaggi come Berlusconi, perché nessuno sa veramente opporsi ai vari tranelli dei filo-americani. E’ comunque facile che addirittura vinca il SI in modo da andare più speditamente, e senza contorcimenti vari (tipo quelli berlusconiani), verso la dipendenza dagli Stati Uniti. Si sta facendo di tutto per far prevalere simile orientamento.

Così come si accentua anche nel paese dei “padroni” la manovra per assicurare la presidenza alla Clinton, che a questo punto è a mio avviso sicura vincitrice. Tutta la campagna sullo spionaggio da parte dei russi, accusati di intervenire nella contesa presidenziale americana, è di palmare evidenza. [[Non c’è alcuno spionaggio, bisogna semplicemente dare il colpo finale a Trump, che d’altronde, è bene dirlo, facilita tale operazione con la sua rozzezza e notevole improntitudine. A volte, sembra quasi che si siano inventati un finto candidato contrario per poter vincere sicuramente. Non sarà così, non lo credo; dico solo che il gioco di chi sembra aver sbagliato tutte le mosse degli ultimi anni (a partire da quelle compiute in Africa e Medioriente) ha invece creato una notevole confusione, cui soggiacciono gli oppositori]]. Perfino la “brexit” ne darà dimostrazione. Sia chiaro, sono convinto che i filo-americani si sono adoperati perché vincesse la non uscita della fondamentale pedina statunitense (l’Inghilterra) dalla UE. Tuttavia, si vedrà presto che anche avvenisse quest’uscita, ciò non farà che rinsaldare i rapporti di dipendenza inglese dagli Usa; e il predominio di tale paese sulla UE non verrà minimamente scosso.

E’ dalla seconda guerra mondiale che, in forme diverse, si protrae grosso modo lo stesso ruolo dell’Inghilterra, anche se essa poteva allora sembrare ancora, ma a chi non aveva ben capito i mutamenti in corso, una grande potenza (e Usa e Inghilterra continuarono ad essere chiamati gli “Alleati”, quando invece erano il “Cavaliere” con il suo “scudiero” al fianco). Hitler non capì gran che della situazione creatasi, si fece fregare dall’Inghilterra e, invece di annientarla impedendo al “Cavaliere”, privo del suo “scudiero”, di entrare in Europa, aggredì l’Urss (e andò allo scontro aperto con gli Usa), facendo proprio quello che gli avversari aspettavano. Appunto per questo, oggi sarebbe cruciale l’affermazione in Germania di una forza, estremamente decisa e dura com’è nelle sue tradizioni, dotata però dell’intelligenza necessaria a capire l’urgenza di una netta alleanza con la Russia per cacciare dall’Europa gli americani, che i vecchi dirigenti germanici fecero entrare da vincitori con la loro improntitudine e la violenta politica razziale, responsabile di aberrazioni disumane, e pure impolitiche, tali da creare nemici dappertutto.

Prendiamo atto finalmente anche di un’altra vecchia questione che ancora si stenta ad afferrare. A partire dagli anni ’70 del XX secolo, quella che era nell’Europa occidentale una forza politica alleata dell’Urss e dunque decisamente anti-americana fu progressivamente inquinata dal cosiddetto eurocomunismo, nato proprio in Italia e guidato da chi ancora, e talvolta in buona fede, viene considerato un mito di onestà e moralità politiche. Precisamente in quegli anni i pretesi comunisti cominciarono a definirsi “sinistra”, che fino allora era sempre stata considerata una corrente “borghese” riformista. La “Resistenza” (che per i comunisti era stata una lotta di mutamento sociale non riuscita per la presenza dei cosiddetti “Alleati”) divenne mera “liberazione” dal fascismo, naturalmente ottenuta per merito dei dirigenti americani, tanto amanti della “libertà e democrazia” da massacrare milioni di esseri umani per conseguirle (perfino uccidendosi tra loro nella “guerra civile” del 1861-65).

Ricordiamoci che la vera “sinistra”, apertamente socialdemocratica, seppe a volte, come quella tedesca (sotto la guida di Brandt e Schmidt), esercitare pure una certa “ostpolitik” (apertura all’Urss), subito contrastata dagli Usa e dai settori tedeschi più servili (Dc con gran parte dei Servizi inquinati da quelli americani), che crearono fra l’altro anche lo scandalo su Brandt (per la sua “segretaria” infida ecc.). Invece, i settori “comunisti” (divenuti “sinistra”) – e in particolare la loro guida, predominante nel Pci – furono subdolamente, ma decisamente, filoamericani fino a sanzionare tale scelta con il ben noto viaggio del ’78 di un loro alto esponente, ancora oggi in campo a dettare la “linea” al governo italiano (per conto altrui). Per cui oggi dobbiamo dire alto e forte che i principali servi degli Stati Uniti in Italia sono i sedicenti antifascisti e progressisti del “fu Pci”, i quali hanno poi “figliato” quelli, come Renzi (ma non è il solo), intenzionati a liberarsi pure di loro per perfezionare la sudditanza al paese “padrone”. L’inconsistenza degli eredi dei voltagabbana piciisti – cui si ricongiunsero i peggiori esiti del sessantottismo e seguenti – è tale che l’ormai vecchio viaggiatore del ‘78 negli Usa può ancora dar loro dei “consigli”.

I giochi di questi servi – semplice riflesso degli ordini provenienti da oltre oceano – resteranno senz’altro intricati e creeranno difficoltà di comprensione. Tuttavia, dobbiamo afferrare il nocciolo della questione. Nostri irriducibili nemici sono gli ambienti statunitensi – in specie quelli che credo si affermeranno con la nuova presidenza – e i loro servi privilegiati: i sedicenti antifascisti predicatori della “liberazione”, che fu una vera occupazione con asservimento dei popoli europei (prima di tutti, fin dal 1945, quelli occidentali). Si tratta, insomma, degli antifascisti eredi dei “padri dell’Europa” ben “unti” (con “money”) dagli Stati Uniti. Non ci si fidi tuttavia nemmeno di certi settori detti di “destra” (fra cui appunto i falsi oppositori del governo italiano alla Berlusconi), che eleggono la Germania a nostro principale antagonista. E’ piuttosto chiaro che la dirigenza tedesca attuale non dà affidamento di reale indipendenza. Tuttavia, una serie di “fatterelli” indica come potrebbero sorgere in quel paese forze più consone ad assumere posizioni diverse. In ogni caso, al massimo si può accusare l’attuale vertice tedesco di non essere autonomo dagli Usa; resta quindi indubitabile che questi sono il nemico fondamentale, non certo la Germania.

Così pure non è sufficiente il contrastare la UE o l’euro, ecc. Deve essere dichiarata senza reticenze che l’avversione all’unità europea dipende dal suo essere lo strumento degli Stati Uniti affiancato alla Nato. E si deve guardare ad est, pretendendo dalla Russia una sempre più netta opposizione agli americani, assicurando a tale politica il nostro appoggio. Vedremo.

 

P.S. (adesso)

Avevo già ultimato il mio pezzo ieri quando stamattina, nella pagina di un’amica, ho trovato questo “divertente” (diciamo così) “sogno”. Non voglio nemmeno io essere proprio complottista, però certo un’idea simile viene in testa. Ho messo tra doppia parentesi quadra il brevissimo pezzo dove anch’io manifesto grande perplessità per l’atteggiamento di Trump.

Massimo Introvigne:

Ogni tanto mi capita di sognare delle trame di romanzi: una cosa divertente ma inutile perché il mio mestiere non è scrivere romanzi. Stanotte ne ho sognata una curiosa. Ho sognato Hillary Clinton al momento di lanciare la sua candidatura alla presidenza. Nonostante anni di sforzi da parte della sua macchina politica, la più grande e costosa di tutti i tempi negli Stati Uniti, dunque in tutto il mondo, i suoi sondaggisti – a loro volta i più costosi del mondo – le rivelano che non ha nessuna speranza di farcela. Gli americani la odiano. Tra gli stessi elettori democratici il sessanta per cento la considera il simbolo della corruzione e della casta. “Perderei anche con il fratello di Bush?”, chiede Hillary ai sondaggisti. “Anche con il cane di Bush”, le rispondono. “Possibile che la più costosa macchina politica di tutti i tempi non riesca a farmi vincere?”. Silenzio tombale. Fino a che uno dei sondaggisti si alza e dice a Hillary (non le dà del tu perché è un sogno ma perché in America tutti danno del tu a tutti): “Forse una possibilità ci sarebbe. Bisognerebbe trovare un candidato repubblicano, con tutto il rispetto, ancora più antipatico e impresentabile di te”. Sulle prime, Hillary pensa che sia impossibile: “I repubblicani mica sono scemi”. Poi le viene in mente di avere un amico, per la verità sempre stato democratico e un po’ troppo noto come amico suo e di suo marito. Sembra un piano molto azzardato, ma Hillary non ha a disposizione la macchina propagandistica più grande del mondo per nulla. Convince l’amico a candidarsi per i repubblicani, gli trova i finanziatori e lo fa attaccare durante le primarie dai media al servizio della sua macchina (cioè quasi tutti i media americani) in modo così sgangherato ed eccessivo che, fingendo di ostacolarlo, questi attacchi in realtà gli fanno vincere le primarie. A primarie finite, l’amico di famiglia comincia a comportarsi in modo bizzarro, nei dibattiti non reagisce agli attacchi e non attacca a sua volta comportandosi più da sparring partner che da avversario, e nelle ultime settimane di campagna spuntano documenti e filmati di tanti anni prima che lo rendono odioso ai più. Nessuno sa spiegarsi come abbiano fatto a saltare fuori proprio ora ma nessuno pensa alla spiegazione più semplice: è il candidato stesso che li ha fatti arrivare ai media, perché è stato programmato fin dall’inizio come candidato a perdere. Il candidato repubblicano si circonda anche di brave persone – cattolici, pro life, e così via – perché se, oltre a tutto il resto, si circondasse pure di amici di Hillary il gioco sarebbe troppo scoperto. La cosa più bizzarra è che Hillary è talmente odiata che rischia persino che la manovra le scoppi in mano e alla fine gli americani votino il candidato a perdere, nonostante faccia di tutto, ma proprio di tutto per perdere. Ma se i sondaggi diranno qualche cosa di simile il candidato a perdere potrà sempre dire qualcosa di veramente oltraggioso o far saltare fuori uno scandalo particolarmente grosso, o perfino rinunciare alla candidatura.
Naturalmente io non credo ai complotti ed è una vita che parlo male dei complottisti. Però los sueños sueños son ed è inutile discutere con i sogni…

LA “GUERRA FREDDA” E’ IRRIPETIBILE, di GLG

gianfranco

Qui

 

non credo che si possa parlare di “guerra fredda” come se si fosse ricostituito il mondo bipolare. Oggi si va, con varie sinuosità, verso il multipolarismo. Tuttavia, come sostengo si può dire da sempre (comunque sicuramente dal 2003 in poi), la Russia è pur sempre il primo fra gli antagonisti, ancora incerti o detto meglio prudenti, degli Stati Uniti. Il paese eurasiatico è in primo piano come avversario di questi ultimi sia per potenza militare – assai indebolita dal periodo gorbaciovano con successiva implosione dell’Urss, ma pur sempre rispettabile e in ripresa – sia, soprattutto, perché l’area europea è decisiva per gli Usa che, se vogliono continuare a mantenere la loro preminenza, devono impedire la “fuga” verso est di qualche paese europeo, in primo luogo della Germania. Dopo il crollo sovietico, l’influenza americana si è estesa a tutta Europa; figuriamoci se è per quel paese accettabile una “ritirata”. In particolare con la presidenza Obama, si è accentuato il disturbo apportato alla Russia per farle perdere velocità nell’indubbia ripresa di potenza che ha conosciuto nell’ultimo decennio. Giunti a questo punto, Putin vuol semplicemente avvertire che si deve giungere a qualche accordo e ad una diminuzione dell’arroganza d’oltreatlantico. Per il momento, non penso proprio che si vada verso una nuova “guerra fredda”. Quella d’un tempo fu chiaramente motivata dalla necessità di non perdere l’influenza sull’Europa dell’est, in diminuzione in specie dagli anni ’60 in poi a causa del declino socio-economico dell’Urss. Oggi la situazione è diversa; si deve far capire agli americani che la Russia non si fa mettere sotto i piedi senza reazione alcuna. Situazione veramente assimilabile, non certo eguale per tanti motivi (fra i quali la nascita e crescita del “movimento operaio”), a quella di fine ‘800. Niente a che vedere, in ogni caso, con il periodo 1945-91, del tutto irripetibile.

L’UE come avamposto contro la Russia

RUSSIAN PRESIDENT VLADIMIR PUTIN VISITS CHINA

 

Che cos’è l’Unione Europea? Un avamposto contro i russi. Oggi l’Europa non vive una vita propria ma è mero strumento degli americani, i quali vogliono impedire a competitori “orientali”, in accordo con alcuni Stati Europei che ancora non hanno abbassato del tutto la cresta, di insidiare la loro egemonia globale.
Questa funzione dell’Europa è evidentissima ai suoi confini. Gli Stati Uniti hanno fatto della cosiddetta Nuova Europa, quella sottratta all’ex impero Sovietico ed annessa alla Nato o alla stessa Ue, il bastione avanzato dei loro interessi in occidente ma anche un elemento di perturbazione degli equilibri generali all’interno del continente. Tutti i tentativi russi di ristabilire un minimo di relazioni cordiali con i satelliti della precedente epoca vanno in malora perché si mettono immediatamente di mezzo gli yankee. E Bruxelles non ha nemmeno la forza di provare qualche mediazione o compromesso per togliere a Washington l’esercizio di questo strapotere sul suo territorio.
Come scrive l’analista Sergey Rekeda, la Russia prova in tutti i modi a superare la diffidenza dei vicini ma i suoi approcci amichevoli vengono vanificati dai pregiudizi delle classi dirigenti di queste nazioni sotto controllo statunitense. La Russia promette investimenti economici? E’ occupazione economica. Vuole costruire un gasdotto? E’ dipendenza energetica. Si sforza di intavolare un dialogo politico? E’ propaganda o tentativo d’infiltrazione di agenti del Cremlino. Le medesime proposte fatte dalla Casa Bianca, a questi membri giovani e sprovveduti dell’Unione, vengono invece accolte senza alcuna discussione. Sono come i consigli che non si possono rifiutare di Don Corleone. Così è stato per il dispiegamento di uomini in armi della Nato che hanno preso il posto delle truppe sovietiche nel Baltico o tra gli ex aderenti al Patto di Varsavia. Cambiano i nemici esterni dai quali occorre farsi difendere ma l’occupazione reale è sempre dei sedicenti amici.
Al momento, Europa e Russia sono avversarie ma potrebbero presto diventare persino più ostili allorquando gli Usa decideranno di affrontare sul serio le velleità concorrenziali del Cremlino al suo dominio. Questa ostilità è, tuttavia, ingiustificata perché non sono i russi il suo problema ma gli americani. Se Bruxelles si pensasse come centro indipendente della politica mondiale (passare dall’ombrello della Nato al colbacco cosacco non rappresenta un’alternativa) troverebbe come principale ostacolo alla sue aspirazioni Washington e non Mosca. Il recupero della sovranità europea non può avvenire che a scapito di chi oggi la comprime. Non mi pare sia il Cremlino ad impedirle di sviluppare maggiore autonomia decisionale. Anzi, esso tende una mano alle Cancellerie europee al fine agevolare il multipolarismo e rompere la gabbia unipolare statunitense sul mondo. Non lo fa certo per benevolenza nei confronti dell’Europa ma per trovare un alleato che gli copra il fianco nella sua battaglia volta a ricreare una più ampia area d’influenza. Chi trova un amico indebolisce il nemico o rende più difficili le sue manovre tese a a fare altrettanto. Purtroppo, chi governa l’Europa si fa dettare la linea da oltre oceano pregiudicando le sue possibilità. La recente dottrina strategica europea lo testimonia. In quest’ultima si stabilisce che la deterrenza è l’unico modo per approcciarsi al grande vicino slavo e si assecondano le paure dei suoi confinanti che trovano ulteriori pretesti per spillare quattrini alla Comunità o invocare la sicurezza Atlantica. E’ una maniera suicida di affrontare le problematiche in corso che ci separerà da Mosca sui dossier decisivi della fase, lasciandoci alla mercé dei diktat americani.
Pagheremo severamente questa arrendevolezza perché le dinamiche in atto continueranno a produrre effetti destabilizzanti a livello geopolitico, anche in opposizione ai nostri sforzi di ritrovare la stabilità, in un panorama internazionale consuetudinario. I processi storici stanno ineluttabilmente cambiando il quadro delle relazioni globali, mettendo in gioco la sopravvivenza di intere zone geografiche. Gli europei sembrano ignorarlo ed hanno ancora la testa rivolta all’indietro, convinti che il loro ruolo possa preservarsi inalterato. Sono l’emblema di una conservazione ormai impossibile. Però il passato non torna anche se, evidentemente, “frastorna”.

AVERE COSCIENZA DEL REALE GIOCO IN ATTO

liberta

 

Qui:

Gli Stati Uniti, dopo aver espresso ormai non so quante volte (anche tramite il loro ambasciatore a Roma) la loro preferenza per il SI, hanno manifestato indirettamente il loro scontento per il comportamento imprudente di Renzi che offre il destro ad una molto moderata (e inetta) opposizione per metterlo in difficoltà. Che vinca il SI è ormai chiaramente l’opzione statunitense; tuttavia, si critica la goffaggine di Renzi, che ha reso possibile una lettura del risultato referendario, nel caso di vittoria del NO, quale manifestazione di malcontento popolare verso il governo scelto dagli Usa attraverso la serie Monti-Letta-Renzi, dopo aver ridotto a molto miti consigli l’ometto d’Arcore.

E’ comunque evidente che una reale opposizione deve evitare lo stesso errore del premier. Si deve andare al fondo della questione: l’intervento degli Usa e dei loro rappresentanti in Italia dimostra a quale grado di subordinazione siamo giunti con l’ultimo governo. La scelta del NO diventa obbligata, ma solo chiarendo che si tratta di una semplice risposta (in un certo senso, un pernacchio) all’arrogante paese, che vuole renderci ancora più servi nonché docile strumento di un’altrettale subordinazione imposta all’intera Europa. Tuttavia, non è la vittoria del NO o del SI a indicare la via maestra della nostra rinascita. Questa via è invece la denuncia aperta dell’atteggiamento prepotente degli Stati Uniti e la chiara scelta di una diversa politica estera di avvicinamento alle potenze in contrasto con tale paese.

Il NO lo si consiglia quale segno di ripudio della dipendenza; e tuttavia, visti anche i settori PD (fra cui D’Alema, il premier che aggredì la Serbia al seguito di Clinton) che votano in tal senso, una simile scelta non deve essere enfatizzata quale principale opposizione al governo dei servi degli Stati Uniti. Chi si dedica a tale enfatizzazione, non a caso promossa da Berlusconi (e Parisi), evita di schierarsi senza remore e timidezze per l’autonomia italiana dalla potenza degli arroganti. Deve gridarsi alto e forte che gli Stati Uniti sono i principali nostri nemici; e i loro portavoce nel nostro paese devono essere apertamente denunciati quali “spirituali eredi” della Monarchia e Badoglio, che ci lasciarono allo sbando l’8 settembre del ’43.

Per favore, un po’ di chiarezza su questo referendum del c…. Smettiamola con l’imbrogliare le carte e fingere opposizione a Renzi mentre si è complici in ogni caso di chi lascia da parte il nemico principale; come sta facendo colui che si prostrò di fatto davanti a Obama cinque anni fa e cui paurosi oppositori s’inchinano nuovamente, abbracciandolo con grandi sorrisi in nome di un’alleanza assolutamente obbrobriosa e che protrarrà la nostra sudditanza.

Non a caso, si legge in “Repubblica”: “ Nel corso della lezione, il presidente aveva spiegato che ‘è probabile che in vista delle elezioni del 2018 si arriverà con tre raggruppamenti: se poi si tratterà di tre partiti o tre raggruppamenti elettorali è difficile a dirsi, ritengo si possa essere primi senza avere la maggioranza assoluta. Non si può considerare una bestemmia cercare alleati per governare’. Sull’ipotesi di un governo di coalizione ha detto: ‘Difficile fare previsioni. Tuttavia, avere governi di coalizione e una politica di alleanze, non è una bestemmia’ ”. Avete capito? L’uomo che chiese a Monti di sostituire Berlusconi nel 2011 (e, lo ripeto, a mio avviso con il pieno consenso di quest’ultimo) – per arrivare infine a Renzi tramite Letta; e poi si dimise dalla seconda nomina presidenziale avendo conseguito lo scopo per cui era stato rieletto – non ha mai escluso l’appoggio del “nano” ad un governo di coalizione per rendere inoperante qualsiasi opposizione. Così verrà ribadita e rinserrata la nostra subordinazione agli Stati Uniti. E gli oppositori tacciono su questo e fingono che il problema unico sia il NO al referendum come manifestazione di dissenso a Renzi. Ridicoli! Dubito che siano in buona fede; altrimenti dovrebbero essere di una stupidità tale da essere ricoverati in Istituti per ritardati mentali.

Si voti comunque No, ma infine con la coscienza di quale sporco gioco sia oggi sul tappeto.

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