La Germania invoca una nuova Ostpolitik verso la Russia.

direttive_europee

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Berlino non ha nessuna intenzione di morire americana. Le sorti dell’Europa sono appese ad un filo. La Germania lo sa e punta a ricucire con Mosca per dare uno sbocco alternativo ai destini continentali. Lo fa anche per mettere un freno all’aggressività statunitense che, attraverso la Nato, punta a ricostruire una cortina di ferro per isolare il Cremlino. Ma quest’ultimo è indispensabile all’Ue per arginare le ingerenze di Washington sul suo suolo.

Secondo il Ministro degli Esteri tesdesco Frank-Walter Steinmeier, le sanzioni alla Russia non hanno dato i risultati attesi. E’ ora di intavolare trattative serie con Putin ed abbassare i toni. L’isteria collettiva, con la quale si affronta il nodo russo, favorisce unicamente interessi esterni all’Unione, togliendo spazio alle soluzioni diplomatiche e ai ragionamenti politici di lungo periodo.

Il ministro degli esteri tedesco, intervenendo al Forum russo-tedesco a Berlino, ha chiesto di superare le sanzioni e di tornare agli strumenti politici normali per ritessere i rapporti con Mosca. Tutto ciò, al fine di raggiungere una reciproca soddisfazione.

“Secondo me – ha affermato Steinmeier – bisogna rispolverare la lezione di Willy Brandt e della Ostpolitik, anche per arrivare ad una distensione nelle relazioni tra Europa occidentale e orientale” (quante volte lo ha scritto La Grassa in questi anni?).

Il punto di partenza è lo stesso di allora: “La Russia è il nostro più grande vicino europeo.”

Senza la Russia, o mettendosela contro, non sarà possibile avere nessuna sicurezza in Europa. I crucchi non hanno dubbi in merito, nonostante i mille tentennamenti della Merkel e i numerosi episodi di arrendevolezza tedesca ai diktat della Casa Bianca.

“Credo che nelle relazioni con la Russia, dobbiamo fermamente rimanere impegnati per i nostri principi, ma cercare, al contempo, di appianare le tensioni e avviare un dialogo” ha preseguito Steinmeier.

In questo senso, le sanzioni non possono rappresentare un fine in sé. Inoltre, le sanzioni creano problemi a tutti senza fornire vantaggi a nessuno. Il tempo delle punizioni unilaterali deve considerarsi concluso, poiché questo scenario è negativo per la stessa tranquillità europea. Una Russia isolata, incerta e insicura destabilizza tutto il Continente.

“Suggerisco – dice Steinmeier – di sviluppare un meccanismo per la graduale sospensione delle sanzioni, in modo da accertare anche i progressi nel processo di pace in Ucraina”.

Parole sagge e sensate che solo un tedesco poteva pronunciare. Per noi è importante sottolineare queste prese di posizione che, ci auguriamo,diventino sempre più costanti e coraggiose nel tempo. Alle intenzioni e alle dichiarazioni devono però seguire i fatti. E anche le giuste strategie che restituiscano all’Europa un ruolo centrale nell’epoca multipolare.

La sinistra di Pavlov e le elezioni austriache. (di A. Terrenzio)

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Ha ragione Maurizio Blondet quando sostiene che le elezioni all’interno dei Paesi dell’UE hanno esito scontato. Primo turno, vittoria ‘clamorosa’ delle destre nazionalistiche ed euroscettiche; secondo turno con successo delle ‘forze moderate’, unite a far ‘fronte comune’ per bloccare l’avanzata del pericolo ‘bruno’ e ‘xenofobo’.

La seconda fase elettorale, sembra rispondere alla precisa funzione di ‘disinnescare’ qualsiasi possibilità di vittoria di forze antisistemiche che possano seriamente mettere in pericolo l’impianto istituzionale e normativo dell’EU.

In Austria il leader dell’FPO, Norbert Hofer, al secondo turno, si è visto superare dal canditato dei Verdi,  Van Der Bellen, per poche migliaia di voti. A “salvare” l’Austria hanno provveduto i voti dei residenti dall’estero, espressione di quella Erasmus generation, ‘no borders’ e ‘mentalmente aperta’, pronta a rispondere come il cane di Pavlov alla minaccia del ritorno al passato ‘nazi-fascista’.

La campagna di diffamazione contro il partito nazionalista, attivata, come di rito,  dai media al servizio dei poteri forti dell’UE e della Nato, non ha dissuaso  il popolo austriaco, dal  votare Hofer, confermando il trend di crescita esponenziale delle ‘destre populiste’, in gran parte dei Paesi Europei.

Nonostante  la sconfitta di misura dell’FPO, sono state evidenziate delle anomalie riguardo al conteggio dei voti e i media austriaci hanno parlato di brogli elettorali. In diversi collegi sono stati registrati piu’ votanti degli aventi diritto, con percentuali fino al 146,9% nel comune di Waidhofen e nella città di Linz, dove l’affluenza alle urne, nel caso di voto ‘per conto terzi’, è stata addirittura del 598%!

La maggioranza di questi  voti è confluito verso il candidato ‘politicamente corretto’  Van Der Bellen. Mauro Bottarelli, su ‘IlSussidiario’,  segnala come  il numero dei votanti all’estero sia aumentato di 20mila schede in una sola notte.  E’ facile immaginare che senza tali sotterfugi la vittoria sarebbe andata al leader nazionalista.

In Austria abbiamo visto andare in scena lo stesso copione delle presidenziali francesi del 2015, quando Socialisti e Repubblicani non esitarono a mettere in piedi  la più oscena delle alleanze, pur di frenare l’avanzata di Marine Le Pen e del suo Front National.

In tale quadro, va necessariamente evidenziato il dato di una ‘sinistra’ che ‘resettando’ le sue basi socialiste e abbandonando il lessico marxista, non ha potuto più proporsi come anti-capitalista. Questa sinistra di nuovo conio ha accettato i valori del mercato e ponendosi come paladina dei ‘diritti individuali’ ha aderito ad un ‘liberismo societario’ che rappresenta in campo sociale l’applicazione dei valori del liberismo economico.

Al di là del dubbio risultato elettorale, il dato che le ‘guardie bianche’ del pensiero unico  continuano ad ignorare é che in Austria, ma in gran parte d’Europa, le classi popolari, hanno voltato le spalle ai tradizionali partiti di ‘sinistra’ per rivolgersi ai movimenti populisti di ‘destra’. Alla novità di tale scenario, le Boldrini e gli Shulz di turno non fanno che riproporre il solito mantra del ‘ritorno al fascismo. La retorica ‘democraticamente corretta’ si ostina a ridurre il successo dei  partiti identitari’ alla ‘paura’  per il fenomeno immigratorio. In realtà, essa ha ragioni piu’ complesse.

Il deficit di rappresentanza delle istituzioni comunitarie, la richiesta di sovranità, la sordità dei partiti tradizionali a recepire i problemi del ‘popolo reale’, la riduzione del concetto di Europa a mercato unico, l’imposizione di norme e misure che ignorano i bisogni  delle comunità nazionali, l’ideologia astratta dei ‘diritti dell’uomo’, la deindustrializzazione: queste sono le vere ragioni che spiegano il successo dei populismi di ‘destra’.

In questi giorni, in Francia quasi cinquecentomila persone  hanno manifestato contro la nuova riforma del lavoro (legge Homri)lanciata dal governo ‘socialista’ di Hollande. Tale disegno di legge, sulle orme del ‘Job Act’ renziano, pretende di liberalizzare e precarizzare maggiormente il mercato del lavoro. Scioperi diffusi in tutto il territorio transalpino, nei comparti  dell’alta industria e del nucleare, rischiano di paralizzare il Paese.

Di fronte al completo smarrimento ideologico e al ‘tradimento’ delle varie sedicenti ‘sinistre’ europee,  movimenti come Il FN, l’FPO, Alternative fur Deuchland appaiono gli unici in grado di intercettare le necessità dei popoli.  Tali movimenti, difendono le istanze di sovranità dimenticate dai partiti tradizionali e danno voce ai c.d. ‘perdenti della globalizzazione’: operai,  artigiani, piccoli commercianti,  impiegati, disoccupati  che subiscono sulla propria pelle i guasti del mercato mondializzato, senza frontiere e regole. Gli unici a contrastare le politiche indiscriminate di accoglienza, a richiedere maggiori garanzie sociali per le classi più deboli, a sostenere la fuoriuscita dalla Nato.

Per questo immaginiamo che negli appuntamenti elettorali a venire la stampa legata al sistema dispiegherà i consueti metodi di demonizzazione preventiva, già sperimentati nei riguardi di partiti e governi sovranisti, che si oppongono alle politiche euro-atlantiste e a programmi come il TTIP, che se approvati, avrebbero conseguenze economiche e geopolitiche nefaste per l’Europa.

Il prossimo appuntamento sarà il referendum inglese per la permanenza nell’Ue. Non ci aspettiamo sorprese ma ulteriori segnali di insofferenza nei confronti dei palazzi di Bruexelles, da parte dei cittadini britannici.

Se volgiamo lo sguardo all’altra parte dell’atlantico, la società americana appare anch’essa attraversata dagli stessi problemi che attanagliano  i cittadini  Europei. La fallimentare presidenza Obama, incapace di dare risposte concrete sul piano della sicurezza economica e sociale, ha portato alla ribalta  candidati ‘outsiders’ come Sanders e Trump che stanno corrodendo dall’interno l’establishment dei rispettivi partiti. Le elezioni di novembre prossimo potrebbero riservare delle novità alla Casa Bianca, con probabilità di cambiamenti cruciali, soprattutto per la politica estera Usa .

Parallelamente, in Europa  un successo del Front National in Francia e di AfD in Germania, contro una Merkel oramai in calo di popolarità, potrebbe cambiare il volto politico del Vecchio Continente. Sono scenari tutti da verificare ma auspicabili per il futuro dell’Ue.

L’ideale sarebbe la formazione di un asse franco-tedesco sovranista ed ostile alla Nato che apra alla Russia in funzione multipolare (come sostiene La Grassa).

Gli Usa cercheranno in tutti i modi di evitarlo, così come i loro servi europei ora al potere. Ma la direzione per salvare il Continente è solo quella che guarda ad est per facilitare l’ingresso nella fase multipolaristica grazie alla quale depotenziare il superdominio americano e riconfigurare i rapporti di forza mondiali.

Finmeccanica cacciata dall’India

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finmeccanicaOKI marò sono rientrati a Roma. Sono innocenti ed è bene che, in qualche modo, la loro odissea si sia conclusa. I fucilieri del Battaglione san Marco, che prestavano servizio su un mercantile italiano, per difenderlo da eventuali attacchi di pirateria, non hanno ucciso nessuno. Non sono degli assassini ma nemmeno degli eroi. Sono soltanto due lavoratori sfortunatissimi finiti in una disputa internazionale tra Paesi che avevano un conto in sospeso. C’entrano alcune stecche sugli appalti per la fornitura di armamenti, da parte di Finmeccanica agli indiani, che sono finite nelle mani sbagliate. Probabilmente, non è solo una questione di soldi. Forse, non sono stati rispettati degli interessi emergenti o non sono stati capiti degli equilibri essenziali. Può darsi che siano stati ignorati i gruppi in ascesa di quella particolare fase, per favorirne altri con (ormai) minor peso politico. Oppure, ancora, sono state tentate delle ingerenze negli affari indiani che si sono ritorte contro di noi. Sono ipotesi. Comunque siano andati i fatti, chi ha gestito la cosa lo ha fatto malissimo. I vertici dell’impresa o gli elementi degli apparati statali che si occupano di queste situazioni all’estero hanno commesso dei passi falsi. Per certi business bisogna ungere le ruote, lo sappiamo, ma occorre farlo con oculatezza e tenendo presenti i rapporti di forza interni al contesto in cui si opera. Se non si toccano le corde esatte o se non si pigiano i bottoni giusti si rischia di combinare dei guai. Grossi guai. Con tanto di figure barbine diplomatiche che vanno a ingarbugliare la dinamica degli eventi. Infatti, abbiamo assistito allo spettacolo penoso di ministri ed ambasciatori che si arrampicavano sugli specchi, senza cavare un ragno dal buco, e a quello, altrettanto poco edificante, dei poveri marò trattati come pacchi postali e quasi rinnegati nello svolgimento delle loro funzioni dagli organi politici nazionali. Che Paese è quello incapace di tutelare le sue aziende strategiche sui mercati stranieri e di abbandonare i suoi militari alla (in)giustizia lontano da casa? Un posto di merda. Insomma, l’Italia. Mica siamo gli Usa che pure di fronte alle stragi di civili (vedi Cermis) rimpatriano i loro uomini, assolvendoli senza ritegno e rispetto per le vittime. Ora che il caso sembra essersi chiuso arriva il conto salatissimo di tutta la sceneggiata.

Come riporta Il Giornale: ‘Il governo indiano ha cancellato tutte le gare d’appalto nel campo della Difesa vinte da Finmeccanica, nell’ambito dell’inchiesta per corruzione che aveva coinvolto la controllata Agusta Westland nel subcontinente. Lo ha dichiarato all’agenzia Pti il ministro della Difesa di Nuova Delhi, Manohar Parrikar, il quale ha annunciato che è già in corso il processo per inserire l’azienda italiana nella “lista nera“. La manutenzione annuale o l’importazione di componenti di beni già acquistati, ha aggiunto il ministro, andranno avanti. “Finmeccanica è stata bandita dal partecipare agli approvvigionamenti della difesa. Non posso proibirle di fare altro se lo desidera”, ha aggiunto Parrikar lasciandosi andare all’ironia: “Nel campo della difesa non compriamo materiale da alcuni Paesi per motivi di sicurezza ma ciò non impedisce a quei paesi di vendere smart phone in India”. “Ovunque ci siano commesse assegnate a Finmeccanica e alle sue sussidiarie, tutte le richieste di proposta saranno chiuse”, ha detto ancora il ministro, “sono molto chiaro”. Parrikar ha inoltre spiegato che il governo ha trovato un fornitore alternativo per i siluri che erano stati commissionati a Wass, una divisione di Finmeccanica. Nei giorni scorsi era già emerso che New Delhi avrebbe cancellato il contratto da 300 milioni per i siluri forniti alla sua Marina dalla società Wass, controllata di Leonardo-Finmeccanica’.

UNA SITUAZIONE DI M…… di GLG

gianfranco

silvio-berlusconi

Articolo da Il Giornale

nel mentre Guzzanti scrive quest’articolo (e qualche volta Sallusti fa editoriali incazzati), il loro “Mentore”, sempre più “nano”, rilascia una dichiarazione in cui afferma che, se nel referendum sulla Costituzione vincesse il no, non chiederà le dimissioni di Renzi e nuove elezioni (cioè non gli chiederà di mantenere la sua parola di andarsene in caso di sconfitta), bensì premerà per un governo di unità (o salute o una parola simile) nazionale. Naturalmente, come già in prossimità delle ultime elezioni politiche, Berlusconi ha accentuato una serie di critiche al governo e anche alla confindustria in quanto appiattita su quest’ultimo. Il tutto per recuperare dei voti e non porsi in una situazione marginale che poi gli impedisca di contare qualcosa e di dimostrare agli Stati Uniti, ecc. come li serve bene, come mantiene la parola data a Obama 5 anni fa, proprio a maggio. E quei suoi alleati sono talmente sciocchi e incapaci che non lo smascherano minimamente. Ne parleremo meglio dopo il 5 giugno.

Intanto, si precisa sempre più il disegno che con perseveranza sta portando a termine il complesso dei traditori di questo paese, i fautori di un nuovo 8 settembre (come nel ‘43). Ho ripetuto non so quante volte qual è questo disegno: creare una sorta di nuova Dc (che si chiami partito della nazione o altro non importa), cioè un partito che si presenti in una linea mediana (detta centrista) rispetto a quelle che verranno ancora, fastidiosamente e irrealisticamente, definite “destra” e “sinistra”. Naturalmente, questo novello partito sarà massimamente scadente, con personale che non ha la più pallida idea della politica. Abbiamo i bamboccioni alla Renzi, le “minestrine” alla Boschi e alla Madia e ministri economici e degli esteri che non sanno nemmeno quale tipo di organismi stanno dirigendo. Sono personaggi di una inettitudine e ottusità che farà epoca; e tuttavia il progetto andrà avanti con la partecipazione di una grossa quota di popolazione ormai ad un livello di rimbecillimento altrettanto epocale. Inoltre, non siamo più in un sistema bipolare relativamente ordinato (almeno nel “primo mondo”) e con l’Italia in decisa crescita (economica e politica) malgrado una serie di minime crisi dette “recessioni”. Oggi siamo nella “decrescita” (per null’affatto “felice” secondo quanto sostenuto da alcuni altri rimbambiti) e, come ho messo più volte in luce fin dall’inizio della crisi nel 2008, quest’ultima non è una recessione, è fenomeno di scollegamento e scoordinamento mondiali; e durerà ancora per un bel po’ con effetti politici ancor più disastrosi di quelli economici, che già non ci faranno divertire.

Le opposizioni saranno anch’esse prive di qualsiasi mordente. Un tempo c’era il Pci sulla “sinistra” e il Msi sulla “destra”. E già allora non riuscivano a gran che salvo qualche compromesso e qualche coinvolgimento in posizione sostanzialmente subordinata. Oggi avremo all’opposizione (ai due lati del “centro”) altri rincoglioniti assai simili a quelli centristi governativi. Essi giocheranno a ottenere il minimo indispensabile per sopravvivere; e otterranno certo qualche concessione perché sarà interesse del “centro” avere imbelli opposizioni alle “ali”. Sulla “sinistra” vi è la sedicente opposizione a Renzi interna al Pd, e poi il Sel, ecc. Si tratta di rimasugli dei vecchi eredi postpiciisti (con l’“arricchimento” dei vari intellettualoidi sessantottardi riciclatisi). Questi buffoni o andranno verso il centro o, appunto, costituiranno l’“utile” opposizione di “sinistra”. A “destra” abbiamo Lega e Fdi che faranno (ma per quanto?) un po’ di elettori in più rispetto al Msi della prima Repubblica, ma saranno del tutto impotenti poiché non hanno avuto il coraggio di denunciare fino in fondo i disegni governativi e il fine nettamente filoamericano degli stessi; né hanno smascherato la complicità del “nano”. Fanno gli anti-europeisti, ma in modo tale da non far capire i veri motivi per cui si deve essere contro questa UE quale pura longa manus (assieme alla Nato) degli Usa, come organismo messo in piedi, fin dal dopoguerra, con finanziamenti americani a tutti i principali leader politici di quei tempi. Quanto ai grillini, oltre ad essere una accolita di grandi confusionari, resto convinto che i più lucidi puntano ad ottenere un riconoscimento da parte degli Usa, sperando così di avere qualche possibilità di buoni posti di sottogoverno e forse, un domani, la possibilità di qualche ricambio, magari a livello regionale e d’area.

Una vera situazione di m…. dalla quale non so come usciremo. Questo il quadro desolante di un paese che non credo sia mai stato ad un simile livello di servitù e di progressivo impoverimento (in tutti i sensi, compreso quello culturale, uno dei più paurosi).

Kiev snodo del terrorismo islamico

Ukraine Protest

 

Il sito di attivisti ucraini cyberberkut intercetta alcune email del deputato della Rada di Kiev, Andrei Bogdanovich. Viene alla luce un documento segreto. Il tema sono le forniture di armi ai terroristi islamici in Siria che da Kiev devono essere spostate verso Ryad e dalla Capitale saudita nelle roccaforti dei ribelli in territorio siriano. L’Ucraina si accredita come centro di smistamento di razzi, carri armati e sistemi contraerei per conto degli americani nei teatri di crisi, in funzione antirussa. Nella mail incriminata il deputato dice chiaramente al suo interlocutore che saranno gli stessi statunitensi a sbrogliare le cose con i partner europei, laddove dovessero emergere dei problemi con quest’ultimi. Il commento del parlamentare è di giubilo: “per i russi farà presto caldo!”.

Gli Usa creano e finanziano i jihadisti per combattere Mosca in qualsiasi scenario. Lo fanno inoculando il germe del terrorismo anche in Europa, costruendo Stati fantoccio alle nostre porte e a quelle russe. L’Ucraina non deve entrare a far parte dell’Unione. L’Ucraina deve essere rinormalizzata per il bene dell’Europa. Bruxelles e Mosca, di comune accordo, devono riportare l’ordine il quel paese disastrato prima che accadano cosa più gravi di quelle che già si vedono e si scoprono. Poroshenko e la sua cricca devono essere tenuti a debita distanza . A debita distanza devono essere tenuti i miliziani ucraini e i gruppi parafascisti che vengono addestrati e armati apparentemente per creare problemi a Putin, più prosaicamente per portarci, a breve, il caos in casa. Occorre reagire al più presto, prima che cadano altri aerei, prima che esplodano altre stazioni, prima che si spari di nuovo a casaccio in qualche centro europeo, con decine e decine di morti. Chi non interromperà i rapporti con Kiev si renderà complice del sangue che verrà ancora versato per i piani americani di dominio del mondo. Oggi in Medio Oriente, domani dietro il nostro uscio.

Il voto in Austria

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I risultati delle elezioni austriache dovrebbero aprire gli occhi all’Europa. Più della metà degli abitanti che vive nel Paese ha scelto i nazionalisti di Norbert Hofer. Lo scrutinio è stato capovolto a favore dei Verdi di Van der Bellen grazie ai suffragi per corrispondenza e per appena 31.000 voti di scarto.
I filoeuropei che esultano per il voto postale raggiungono cime abissali di ridicolaggine. Qualcuno parla di brogli e ne ha ben donde. In alcune sezioni risulterebbero più schede che aventi diritto. La retorica libertaria dell’Ue non coincide con i suoi magheggi nelle urne. Se passa il concetto che le elezioni valgono soltanto quando vincono i partiti di sistema, le soluzioni di forza diverranno l’unico modo per modificare il corso delle cose. L’arroganza di Bruxelles ridesterà i bassi istinti che covano sotto il malcontento generale. La rabbia abbatterà certe scenografie democratiche allestite da oligarchie antipopolari che badano unicamente ai loro affari e a quelli imposti dagli americani. Se opzione autoritaria deve essere, sia almeno rivolta a preservare l’autodeterminazione europea contro le ingerenze esterne che ne inibiscono lo sviluppo economico e l’indipendenza geopolitica. Il dispotismo comunitario odierno fa esattamente il contrario di questo. I palazzi del potere brussellesi sono troppi distanti dal “continente reale” per capire la portata dei suoi drammi. I cittadini europei sono stanchi degli approcci ideologici coi quali i burocrati comunitari affrontano le criticità collettive senza dare risposte ai problemi concreti. Di questo passo l’edifico crollerà, anche se l’attesa potrebbe non essere breve.
Vorrei ricordare che l’Ue ha un brutto precedente con l’Austria. Qualche decennio fa, quando Haider rischiava di affermarsi alla guida della nazione, l’Unione minacciò tre provvedimenti ritorsivi: 1) non accettazione di nessun contatto ufficiale bilaterale a livello politico; 2) nessun appoggio a candidati austriaci nelle organizzazioni internazionali; 3) rifiuto delle Capitali europee a ricevere gli ambasciatori austriaci se non a livello tecnico.
Dalle intimidazioni si è ora passati agli imbrogli preventivi.
Quando l’Ue parla di democrazia, da oggi in poi, toccatevi i genitali e fate gli scongiuri.

SEMPRE PIU’ ALLIBITO, di GLG

il ratto d'europa

Sono sempre più incredulo di fronte alla gigantesca ottusità e meschineria di questa “sinistra” antifascista (ipocrita e menzognera, che parla di “liberazione” quando siamo stati occupati e resi servi degli Stati Uniti) con l’aggiunta di alcuni settori della “destra” (non molto dissimile dall’altro schieramento), che si finge liberale. Si cerca ormai in tutti i modi di rimbecillire sempre più la sedicente opinione pubblica per rendere completamente inutilizzabili i cervelli di chi cade nel tranello della propaganda di questi imbroglioni.

Innanzitutto, se ci sono movimenti sempre più scettici in merito all’attuale funzione della UE, inizia subito la loro demonizzazione in quanto populisti, xenofobi, razzisti e, ovviamente, nazifascisti. Da ormai molto tempo si sa – in realtà, lo sanno coloro che seguono attentamente le informazioni e conservano gli articoli subito messi nel dimenticatoio – com’è nata questa schifezza detta Europa Unita. Si veda:

Qui

Ancora più preciso è Joshua Paul, prof. universitario americano, che ha trovato importanti documenti già 16 anni fa circa l’interessamento (lautamente finanziato) degli Stati Uniti all’Unione Europea; e tutto è appunto stato scordato al più presto. Leggete:

da Italia Oggi

Vedete come i principali uomini politici europei del dopoguerra (addirittura Churchill, Adenauer, De Gasperi) abbiano partecipato alle trame per renderci servi degli Usa; e siano stati per questo compito abbondantemente “unti” da oltreatlantico. Divertente (si fa per dire) è la partecipazione a simile “bell’affare” di Leon Blum, che fu il premier del Governo del Fronte Popolare in Francia all’epoca della guerra civile spagnola. Questo la dice lunga sul tipo di antifascismo in auge già dagli anni ’30. E pone in luce il tragico errore dei comunisti di allearsi con simili “sinistri” in funzione antifascista, che in realtà fu semplicemente un porsi al seguito di forze divenute subito assai servili verso gli Stati Uniti; come fece assai più tardi (negli anni ’70) il sedicente eurocomunismo, guidato dal Pci di quel segretario che straparlava di superiorità morale. Oggi, bisogna smetterla con simili errori. La “sinistra”, finta antifascista, è l’affossatrice di ogni autonomia europea; ed è sempre stata lautamente pagata dagli Usa per questo obiettivo (ci si ricordi, sia pure come episodio minore, della “scissione di Palazzo Barberini” con cui, nell’immediato dopoguerra, dal Psi nacque il Psdi saragatiano).

Adesso la medesima solfa continua subito dopo le elezioni presidenziali austriache. I servitori degli Usa si sentono sollevati perché non hanno vinto….. i nazifascisti, ecc. Riporto qui di seguito uno dei pochissimi commenti seri a queste elezioni

Marcello Foa

Non sto nemmeno a discutere di una vittoria in cui le poste hanno dato 31.000 voti di vantaggio all’ecologista, che aveva avuto in patria quasi il 2% in meno dell’avversario. Non m’interessa nemmeno discutere se ci siano stati o meno brogli. Capisco anche l’importanza che riveste il vincere la “cadrega” di presidente della Repubblica. Tuttavia, secondo me, i problemi sostanziali sono altri. In primo luogo, ai vincitori che “finalmente respirano” per lo scampato pericolo, ricordo che metà popolazione austriaca ha votato per i sedicenti nazifascisti (sono tali per coloro che temono di perdere i lauti “emolumenti” da parte degli Stati Uniti). Ricordo pure che i sentimenti euroscettici, ancora a mio avviso non precisi ed efficaci, si stanno largamente diffondendo nel nostro continente; e anche in Inghilterra (al di là del risultato del prossimo referendum, in cui ritengo vinceranno gli “europeisti”, cioè i servi; non so se con o senza brogli).

Secondo la mia opinione, è da vedere se finalmente questo euroscetticismo avrà una vera consapevolezza del problema della UE quale creatura americana e quindi puro tramite, assieme alla Nato, della nostra dipendenza da quel prepotente paese; oppure se continuerà ad essere sentimento prevalentemente legato alla paura per la massiccia immigrazione degli ultimi tempi. Sia chiaro che personalmente sono contrario a tale processo incontrollato; anche perché non c’è integrazione che tenga se non con un afflusso molto minore e molto più prolungato nel tempo. E poi, pur non essendo affatto interessato ad una qualsiasi religione, resto convinto che la cultura europea sia intrisa di cristianesimo e tale è meglio rimanga; non credo positivo un suo slittamento verso l’islamismo o altro. Tuttavia, la reale pecca dell’Unione Europea, con tutto ciò che ne è conseguito (anche l’euro, se vogliamo), è appunto quella d’essere strumento di una potenza tesa ad assoggettarci a tutte le sue scelte: sia economiche che politiche, e pure guerresche.

Ho ripetuto mille volte, e lo ribadisco, che amo molti caratteri culturali di quel paese: dal jazz alla letteratura e soprattutto al suo cinema. Sono invece nettamente contrario alla sua pretesa “democrazia”, al modo in cui si svolgono le elezioni presidenziali, all’eccesso di competizione e individualismo che ne sbriciolano i rapporti sociali, ecc. Inoltre, esso ha appunto acquisito – anche grazie al fallimento della sognata “rivoluzione e transizione al socialismo” – un eccesso di forza rispetto agli altri paesi; il che lo rende fortemente aggressivo e nocivo per il futuro dell’intera società mondiale. E’ indispensabile lavorare (in politica internazionale) per tagliargli le unghie, per modificare i rapporti di forza. Ed è fondamentale, per il suo ridimensionamento, che i vari paesi europei, a partire dai principali, comincino ad autonomizzarsi rispetto a quella potenza così recidiva nei suoi comportamenti miranti al massimo caos, soprattutto nelle aree a noi più vicine.

Non credo che ciò possa essere ottenuto da una Unione Europea ormai segnata irrimediabilmente dal servaggio seguito alla seconda guerra mondiale, e poi accresciuto dal crollo dell’Urss. Bisogna passare necessariamente per un periodo in cui nascano – autonomamente in diversi paesi europei – forze realmente interessate a liberarsi della subordinazione agli Stati Uniti, con completo ridimensionamento della Nato e senza accettare altri “patti” tipo TTIP; forze, quindi, di fatto antiamericane e, lo riaffermo con forza, rivolte verso est, verso la Russia. Non ho speciali simpatie nei confronti di tale paese. Culturalmente mi resta più lontano degli Usa; apprezzo moltissimo la letteratura russa, ma si tratta di quella del XIX secolo e, al massimo, inizio XX. E poi amo quella prima fase del cinema sovietico, di cui è immortale capolavoro la fantozziana “cagata (o boiata) pazzesca”. Sono comunque decisamente favorevole ad accordi stretti con la Russia e ad una ferma opera di indipendenza rispetto agli Stati Uniti. Nessuna forma di euroscetticismo che non contempli un simile atteggiamento mi sembra minimamente adeguata. Tanto meno una critica alla Germania, che non sia semplicemente rivolta al comportamento di tale paese tutto intento a diventare il maggiordomo tra i servitori europei degli Usa.

Nel contesto di queste mie predisposizioni, giudico in ogni caso positivo il risultato delle elezioni austriache; e non certo per la più che striminzita vittoria dell’imbelle ecologista. Il problema, lo ripeto, è solo vedere come evolverà anche in altri paesi europei l’opposizione alle decisioni della serva UE. Per il momento, ammetto che non saprei fare una sicura previsione, la nostra “opinione pubblica” mi sembra ancora largamente immatura e inconsapevole degli effettivi obiettivi da perseguire. Non basta la paura dell’immigrazione, c’è ben altro sul tappeto.

NON COMPRENDO, di GLG

gianfranco

Ci sono persone anche amiche, e con cui solitamente concordo, che prendono sul referendum costituzionale (che si terrà in ottobre) posizioni a mio avviso poco comprensibili. Ci sono quelli che voteranno “no” perché vedono nella cosiddetta riforma della “meravigliosa” Costituzione italiana (ovviamente “antifascista”, perché questo è un termine che deve essere sempre aggiunto) un attentato a regole presunte democratiche; di quella “democrazia” detta tante volte formale, più semplicemente, a mio avviso, demagogica e fasulla. Altri invece voteranno “sì” perché è necessario togliere ostacoli ad un altrettanto presunto efficace decisionismo governativo. Credo che non andrò a votare, perché sono ormai affezionato a questa scelta di tanti decenni. Tuttavia, se vi dovessi andare, voterei “no” puramente e semplicemente come indicazione di sfiducia e di spregio nei confronti dell’attuale governo, con il suo “bamboccione” presidente del consiglio. Perché questo, secondo la mia opinione, dovrebbe essere lo spirito che informa ogni atto di un “cittadino” (mi vergogno un po’ del termine così abusato, ma mi si perdonerà) nettamente ostile a meschini servitorelli, per di più incapaci perfino di intendere che cosa significhi fare politica. Un’ulteriore precisazione: servitorelli non della Germania, come sostengono altri ebeti (o disonesti?), bensì degli Stati Uniti, i nostri padroni dal 1945, ma che oggi ci stanno riducendo ad un tappetino su cui pulirsi i piedi.

Ragioniamo un momento sul fatto. Renzi ha affermato che, nel caso vincesse il “no”, abbandonerebbe la sua carica. Non ci credo affatto: troverebbe qualche scusa, più o meno arzigogolata, per rimangiarsi quanto promesso. Del resto, nemmeno è decisivo che ci sia o non ci sia lui quale premier; pur se ce ne fosse un altro, non muterebbero le nostre sorti poiché manca proprio ogni prospettiva di ricambio politico effettivo. Le attuali opposizioni sono solo in grado di battibeccare con Renzi senza la minima idea realmente alternativa. Incapaci inoltre di liquidare definitivamente quel personaggio, che da ben cinque anni continua nella sua opera di sostanziale appoggio a qualsiasi governo nominato da “rappresentanti istituzionali” degli Usa in Italia, pur fingendo d’esserne critico per meglio rendere evidente l’inconsistenza dell’opposizione. La prima mossa di quest’ultima dovrebbe essere la denuncia della UE quale pedina politica messa in piedi dagli Usa (come sostanziale complemento dell’organismo militare Nato). E non semplicemente per le sue scelte economiche e monetarie; queste vanno senza dubbio apertamente criticate, mettendo anche in chiara luce che cos’è l’euro. Tuttavia, sarebbe necessario far leva sul più aperto rifiuto della dipendenza da oltreatlantico, aprendo con decisione a est, soprattutto nei confronti della Russia; non per trovare un altro padrone, più semplicemente per accelerare la via verso il multipolarismo e il progressivo esaurimento dell’egemonia mondiale statunitense.

Ai fini delle scelte veramente indispensabili oggi, il voto al referendum costituzionale è inessenziale. Tuttavia, almeno lo si viva come un possibile sputo in faccia al “pirotecnico” fiorentino, il livello politico più basso mai raggiunto dall’Italia; sia in termini di servitù sia per l’incredibile incapacità e, direi quasi, congenita stupidità dei membri di questo governo, che pure fa e disfa a suo piacimento, che nomina ai posti più alti dei vari apparati statali (e mediatici) fedeli e inetti subordinati. Purtroppo, altrettanto inetta e stupida è l’opposizione, che fa soltanto chiasso e strepita senza costrutto alcuno. Un quadro di una desolazione pressoché unica nella pur non esaltante storia di questa nostra povera Italia. Una scipita canzoncina dei tempi andati (molto andati) recitava: “Torna al tuo paesello che è tanto bello, torna al tuo casolare, torna a cantare”. Sarebbe uno splendido sogno spedire tutti i politicanti italiani al loro paesello; magari, invece che cantare, sarebbe consolante sentirli piangere per essere stati finalmente messi in condizione di non più nuocerci.

Chi comanda in Europa?

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Gli Stati Uniti, che già occupano militarmente l’Europa con la Nato, hanno deciso di conquistarla anche economicamente col TTIP. L’accordo, in corso di perfezionamento, è la strada per accedere più facilmente ai suoi mercati e condizionarli dall’interno. Ma è anche un modo per farle terra bruciata intorno, rendendo inagibili gli spazi commerciali euroasiatici, nonché gli scambi strategici con paesi come Russia e Cina, tornati alla ribalta mondiale negli ultimi anni. Questo è il punto fondamentale della questione. Chi sostiene che gli Usa, con tale accordo di libero-scambio, vogliono invaderci con i loro prodotti spazzatura e sovvertire le basi sanitarie delle nostre società, dice una falsità. Questi argomenti deboli servono proprio a far fallire la battaglia contro il Transatlantic Trade and Investment Partnership che, per noi, genera problematiche di origine (geo)politica ben più complesse di quelle alimentari, ambientali, sanitarie o culturali portate avanti dagli ambientalisti o dai gruppuscoli pregiudizialmente anti-statunitensi.
Washington, per arrivare al suo scopo, ha prima contribuito a creare il caso ucraino e poi ha trascinato Bruxelles in una nuova guerra fredda con Mosca, introducendo sanzioni contro il Cremlino, per via della sua reazione all’ennesima rivoluzione colorata nel suo estero vicino. Inoltre, ha militarizzato i confini interni orientali dell’Europa, a ridosso del gigante dell’Est, dove sta dispiegando l’Anti Ballistic Missile System, tra Polonia e Romania, percepito come una minaccia dai russi. A questa provocazione l’establishment putiniano sta replicando con una corsa al riarmo nucleare in ogni ambito. Dai treni atomici, ai sottomarini nucleari fino al potenziamento dei razzi Iskander nell’enclave Kaliningrad, autentica spina nel fianco di Mosca in territorio europeo. L’aggressività americana, che gioca sulle contraddizioni della zolla europea, ha un costo ormai elevatissimo per tutto il Vecchio Continente, sai in termini di (mancata) sicurezza che di (limitata) sovranità. Il piano americano ha come priorità quella di far aumentare l’incomprensione tra Russia ed Europa per destabilizzare ed indebolire entrambe. La manovra è necessaria anche per evitare il saldamento degli interessi euro-russi con quelli cinesi. Come ha scritto recentemente Zbigniew Brzezinski impedire che questi tre player (Europa, Russia e Cina) giungano ad un’intesa politico-economica è di vitale importanza per la conservazione della proiezione egemonica statunitense nei prossimi lustri.
Infatti, proprio mentre le gerarchie atlantiche, ricorrendo ad un surplus di ideologia liberista, spingono per l’abbattimento delle barriere commerciali e finanziarie in Occidente (col TTIP), alzano muraglie contro l’economia cinese. Due pesi e due misure. La mano del mercato sarà invisibile ma qualcuno sa ancora come afferrarla. Il Parlamento di Strasburgo ha recentemente approvato una risoluzione per mantenere o elevare i dazi sui prodotti cinesi. L’Ue ha anche negato alla Cina lo status di economia di mercato. Perché questa disparità di trattamento tra Pechino e Washington? Forse perché la Cina non rispetta certi standard europei? A quanto pare, nemmeno l’America. Allora? La democrazia cinese non poggia su solide basi come quella americana. Basi solidissime sparse in tutta Europa. Did you get it?

Telecom contro Enel

10.jpg-Potenze in conflitto per la supremazia

L’articolo che ripubblichiamo è denso di spunti importanti non solo per chi si preoccupi delle sorti di due imprese fondamentali per l’economia italiana. Troviamo ben rappresentata in questa ricostruzione la validità della revisione teorica che G.La Grassa conduce da anni: centralità teorico-pratica della Politica intesa come conflitto di strategie per la dominanza anche nella conduzione delle imprese sia private che pubbliche, centralità del conflitto per le sfere di influenza, che letteralmente non hanno prezzo. Non condividiamo invece l’investitura che l’articolista sembra offrire al governo Renzi come difensore dell’interesse nazionale

 

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2016/5/14/TELECOM-ITALIA-Lo-scontro-con-Enel-che-lascia-il-Governo-senza-alibi-/704202/

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