LA MAGGIORANZA SEXY

 

A volte ci si chiede come certi uomini possano arrivare così in alto nella gestione degli affari pubblici. Si parla tanto della politica ridotta a kermesse televisiva e mediatica, ma alla fine ha vinto (anche se per uno 0,6%) uno dei personaggi meno comunicativi, con un fare pretesco ed una speciosa retorica da “volemose bene”, che ricorda tutta la pusillanimità di un Don Abbondio (tralasciamo i torbidi episodi del passato dove Prodi ha fatto anche il medium a latere nell’affaire moro). Guardando Prodi non si riesce proprio ad evitare la tentazione di girargli intorno per capire chi è il suo ventriloquo, chi gli suggerisce le parole da proferire e gli indica la via da seguire. Ormai sappiamo tutti che il primo sponsor di Prodi è Nanni Bazoli, Presidente di Banca Intesa, l’uomo che attraverso il controllo di banche, assicurazioni, e varie partecipazioni azionarie (nonché quella più importante, il 4,79% in Rcs che con l’eventuale, ma ancora lontana, acquisition di Capitalia potrebbe arrivare al 7%), fa il bello e il cattivo tempo nella finanza italiana. Gli squali della finanza di sinistra sono tutti attivissimi, un altro che potrebbe farne le spese è Tronchetti-Provera il quale sta subendo un attacco all’ultimo sangue da De Benedetti che vuole riprendersi Telecom umiliando quanto più possibile l’avversario di sempre (lotta tra “piccoli titani” che danneggiano comunque il sistema-paese).

L’intreccio affari-politica (l’ordine dei termini non è casuale) è tipico di una fase in cui le poche possibilità di sviluppo di un paese accelerano la volatilità finanziaria e speculativa. La Politica, nella ricorsività di tali fasi, è asservita agli interessi predominanti finanziari(soprattutto nei paesi semicentrali) poiché solo legandosi a essa questa casta burocratica può sperare di sopravvivere e di ricevere maggiori ricompense (in termini sociali, come si può ben vedere, le ricadute sono invece disastrose e da stagnazione economica e culturale).

Il problema più grosso è che la finanza italiana, a sua volta, è fortemente asservita a quella statunitense per cui da essa, nonché dai politici che si fanno portavoce di questi interessi, non verrà mai nessuno scatto d’orgoglio antiyankee. Ciò non significa essere antiamericani per partito preso quanto, piuttosto, non rinunciare mai alla possibilità di una maggiore autonomia d’azione (l’indipendenza per ora è impensabile) al fine di ridare a questo paese qualche speranza per il futuro (e siamo comunque sul lungo periodo!). Certo è che Prodi ha pochi amici potenti (anche se contano molto) e molte serpi in seno che covano la fine del suo governo. Paradossalmente sono meno infidi i destri per il professore, totalmente incapaci di fare un’opposizione degna di tale nome, che gli incensatori malfidati della maggioranza che lo sostiene. Ds e Margherita già tramano alle sue spalle e le parole di Marini e di Napolitano sono tutto un programma. I due presidentissimi hanno capito che i numeri li condannano per cui o si pensa davvero ad una Grosse Koalition (che implica necessariamente il defenestramento di Prodi), oppure si attiva una campagna acquisti con i “controfiocchi” (tirando nella maggioranza di governo Follini, Tabacci ed altri tirapiedi di centro). Il problema in questo caso sarebbero Rifondazione, Verdi e PDCI che, nonostante tutta la fantasia semantica a disposizione, difficilmente potrebbero inventarsi un’altra “riduzione del danno” per restare agganciati alle poltrone.

Da questi scenari si comprende quanto la situazione sia davvero ingarbugliata. Il centro-sinistra sta prendendo tutto ciò che può, rimuove chi non gli è gradito o chi si mette di traverso nel suo tentativo di creare un nuovo regime. Così si sta procedendo alla rimozione forzata dei managers delle imprese pubbliche strategiche (cosa legittima con il cambiare dei governi, un po’ meno se l’obiettivo reale è quello di smantellare per vendere agli amici degli amici o per creare un ceto clientelare di amministratori ossequianti, nella fattispecie ciò che accadrà con lo smembramento della rete distributiva energetica). Potremmo fare riferimento a qualche altro episodio più losco come la rimozione dei vertici delle fiamme gialle a Milano,  per intenderci quelli che stavano indagando sulle scalate Unipol-BPI a BNL-Antonveneta, saranno solo coincidenze come dice l’impavido sottosegretario Visco?

Proprio su BNL c’era un articolo del Sole di ieri secondo il quale la BNL di Abete avrebbe cancellato il suo credito verso l’Iraq, grazie all’acquisto dei suoi titoli da parte di banche americane come Citibank e JP Morgan. Ma perché banche americane hanno acquistato tali titoli? In realtà, si sta risarcendo qualche sottoscrittore codino di guerre imperialistiche e cancellando le tracce di uno scandalo che viene da lontano (anni ’80) riguardante i finanziamenti occidentali al Presidente irakeno Saddam Hussein . Ecco come avveniva il finanziamento del tremendo dittatore Hussein (che, evidentemente, all’epoca della guerra Iran-Irak era ottimo amico degli americani): “In taluni casi la Central Bank of Iraq emetteva lettere di credito a favore di industria Usa ed europee, che la Bnl di Atlanta confermava, pagando le aziende e iscrivendo a bilancio un credito verso la banca centrale irachena. In altri casi il denaro era accreditato da Atlanta su conti della banca centrale irachena presso altre banche, che a loro volta pagavano le aziende esportatrici. In altri ancora, da Atlanta i soldi finivano direttamente nelle casse irachene su richiesta del ministero della Produzione militare”. Era con questo sistema che l’Iraq acquistava le armi necessarie a combattere i khomeinisti iraniani.

Di casi come questo ce ne sono a bizzeffe e molti amici di un tempo possono diventare nemici in altre fasi storiche. Oggi l’Italia sta per farsi trascinare in un altro conflitto, quello israelo-libanese, al servizio di un governo criminale che non è nemmeno nella Nato (per cui non si capisce perché dovremmo mandare i nostri soldati a purificare il Libano dagli Hezbollah). La nostra politica estera, grazie ad un servo di prim’ordine come il ministro D’Alema, è solo un riaggiustamento continuo di tiro su questioni internazionali in base ai diktat che vengono d’oltreatlantico.

Insomma che i nostri governanti stiano attenti, se non fanno bene il loro mestiere, se la loro volontà di “irreggimentazione” dell’Italia dovesse non andare per il verso giusto, qualcun altro (abituato ai golpe seri) potrebbe finire il lavoro meglio di loro.

Se questo è sexy i sinistri sono davvero dei masochisti pervertiti.

 

 

IN RICORDO DI CHARLES BETTELHEIM

( di Gianfranco La Grassa)

 

Il 20 luglio è morto a Parigi Charles Bettelheim. Era del 1913, e negli ultimi due mesi stava molto, molto male; per cui la notizia del suo decesso non mi è giunta inaspettata, e tuttavia non mi ha colpito di meno né meno in profondità. Non solo per motivi di vero affetto personale, ma  anche per lo struggimento e la malinconia della fine di un’epoca. Con Bettelheim si può veramente dire che è morto l’ultimo grande pensatore marxista del ‘900 (e quindi del marxismo tout court, secondo la mia opinione). Ufficialmente era catalogato quale economista, ma il suo pensiero non può affatto essere confinato entro ambiti così angusti; egli fu inoltre esponente di primissimo piano di un marxismo fortemente critico e in fase di impetuoso ripensamento e sviluppo come quello althusseriano, nel cui ambito conservò sempre una impronta tutta propria e originale.

Unì l’attività teorica a quella eminentemente pratica poiché fu consulente per i problemi delle economie pianificate in URSS come in India, Algeria, Egitto, Cuba e in non ricordo ora quanti altri paesi. Un personaggio di primissimo piano, quindi, in rapporti diretti, spesso di vera amicizia, con i principali dirigenti del movimento comunista internazionale e degli Stati del “socialismo reale”; e così pure con quelli dei paesi in via di sviluppo nel periodo d’oro della conquista della loro indipendenza (si pensi a Nehru, a Ben Bella, a Nasser, a Fidel e al Che, e a tanti altri).

Negli ultimi anni aveva modificato profondamente le sue posizioni senza abbandonare i propri ideali di fondo; ed è rimasto fino all’ultimo estremamente lucido, seguendo i vari avvenimenti politici ed economici del suo paese e quelli internazionali. Malgrado l’importanza della sua opera teorica e pratica, e delle relazioni intrattenute, è sempre stato personaggio schivo, quasi timido, di una assoluta modestia che metteva a suo agio qualsiasi interlocutore; curioso di ogni novità e di una cultura, non semplicemente scientifica, di rara ampiezza. Insomma, un vero grande Maestro.

Il suo pensiero era di un rigore eccezionale; non consentiva, né a se stesso né ai suoi allievi, svolazzi e fantasie, ogni passo era controllato. Era come un ottimo capitano marittimo che, man mano che la sua nave si avvicina a riva, fa lanciare regolarmente e frequentemente lo scandaglio onde evitare di restare incagliato. Come ha scritto su Le Monde il suo principale allievo, Bernard Chavance, malgrado la sua fragile salute, era di una tenacia incredibile, di una forza di volontà sempre tesa all’estremo limite. Aveva un senso preciso del suo dovere di pensatore e di esperto d’eccezione. Purtroppo, nemmeno lui ha potuto sconfiggere i limiti dell’età ormai molto avanzata, e non è riuscito a terminare quell’autobiografia teorica cui teneva moltissimo e che avrebbe costituito una notevolissima eredità culturale. E’ da augurarsi che i suoi allievi riescano a raccogliere l’enorme mole di lavoro che comunque aveva già svolto, e siano così in grado di consegnarci almeno in parte i passaggi fondamentali della sua pluridecennale riflessione teorica, che rappresenterebbe sicuramente una miniera da cui estrarre molto materiale prezioso.

Nel 2005, la collana althusseriana, diretta da Maria Turchetto presso le edizioni Mimesis, aveva ripubblicato la traduzione italiana del suo principale testo teorico (del 1969), Calcul économique et formes de propriété, edito in Francia dalla Maspero e pubblicato per la prima volta in Italia dalla Jaca Book circa trent’anni fa. Ebbi l’onore di scrivere la prefazione a questa nuova edizione; e in essa credo di aver indicato, con sufficiente chiarezza, i principali temi teorici affrontati dall’autore. Mi esimo quindi dal riproporli. Voglio invece piangerlo come Uomo e come, appunto, Maestro di tutti quei marxisti che non si sono appiattiti sulla stereotipata riproposizione di un marxismo scolastico, sterile, incapace di qualsiasi analisi relativa al mondo contemporaneo.

Solo una lettura superficiale dei testi bettelheimiani, una lettura che si fermi alla forma di espressione, può credere che il “suo tempo” è ormai irrimediabilmente passato. Invece io invito – e in un certo senso sfido – i più giovani, quelli che non sono stati irretiti da “cattivi maestrucoli” di un marxismo economicistico, rozzo, catechistico (ma per fortuna questi sono mosche bianche), a rileggere Bettelheim con spirito aperto, innovativo, scevro da ogni dottrinarismo; e allora avranno la piacevole sorpresa di incontrare un pensiero stimolante perché fortemente critico di ogni schema precostituito, un pensiero che ad ogni pagina scava in se stesso oltre che in quello dei classici; un pensiero che non riflette in generale su come dovrebbe essere l’uomo nuovo, ma che si arrovella sulle condizioni di possibilità di nuove strutture di rapporti sociali in cui gli individui, senza rinunciare a se stessi, si abituino a forme cooperative e di eventuale competizione non reciprocamente distruttiva, sopraffattrice. 

Bettelheim ha concluso la sua esistenza corporea, materiale; ma è morto definitivamente solo per coloro che sono già morti essi stessi, per coloro che hanno abdicato ad ogni ideale di rinnovamento sociale per godere dei vantaggi di una società sempre più aberrante, cialtronesca, verminosa e….sono a corto di termini adeguati. Piccoli uomini che per ottenere una qualche carica istituzionale, un qualche buon stipendio senza produrre nulla né faticare gran che, si prodigano per colpirsi l’un l’altro, per prostituirsi l’un l’altro, per mentire, per dir bianco il nero e viceversa. Per gli altri, Bettelheim è vivo, vivissimo; come Sweezy, come Lukàcs, come Althusser e come non so quanti altri (il nostro movimento è ricchissimo di personalità che hanno lasciato un segno profondo del loro passaggio). Ovviamente, ma credo che ognuno abbia ormai capito questo, Bettelheim e tutti i personaggi sunnominati sono assurti all’ideale Olimpo, alla cui sommità stanno i più grandi: Marx e Lenin.

 

Conegliano    26 luglio 2006

 

Nota Redazionale: Vi invitiamo a cliccare su questo link http://www.mercatiesplosivi.com/althusser/prefazbett.html.

E’ la prefazione al testo di C. Bettelheim “Calcolo economico e forme di proprietà”  (Mimesis Milano, 2005) scritta da Gianfranco La Grassa.  Si tratta di un’analisi più teorica degli importanti contributi forniti alla scienza marxista da questo eminente studioso morto il 20 luglio scorso a 92 anni.

GROSSE "SPAGHETTI" KOALITION (di G. La Grassa)

 

C.V.D. I Resistenti sul finanziamento della missione in Afghanistan hanno esaurito le loro munizioni e si sono arresi; e questo – diciamoci la verità – che venga o meno chiesta la fiducia (pur se al momento si sostiene che verrà chiesta; ma vedremo). Incuranti del ridicolo, i Resistenti usano termini inglesi (“senza adeguata exit strategy non voteremo una seconda volta”) o immagini ardite ed “esplosive” (“il nostro si è ad orolegeria”). Di fronte a personaggi di simile meschinità, è difficile decidere se ci si deve indignare o si deve provare persino un po’ di pena. Poi però, pensando che i loro “grandi ideali” di Resistenza servono per gli elettori gonzi, ma essi si guardano bene dal rischiare nuove elezioni in cui perderebbero il cadreghino da 18000 euro al mese, prevale francamente l’impulso ad inviare un bel “vaffanculo” a questi miserabili. 

 

Dove l’indignazione, e peggio, non è da porre in dubbio, è sui giochi che si vanno facendo onde mantenere in piedi un Governo eletto con 25000 voti (0,6 per mille) di maggioranza alla Camera; mentre ha avuto 400000 voti in meno al Senato, dove quello che è stato combinato all’estero per passare in maggioranza di due seggi è ormai chiaro salvo che ai cretini e ai mascalzoni.

Partiamo dal vecchio e dal nuovo Presidente della Repubblica che spingono – assieme a molte forze trasversali, fra cui si distinguono un Tremonti o un Marini – verso una “grande coalizione” con asse in FI-Margherita-DS (pur magari con la perdita di qualche pezzo), versione maleodorante e disgustosa della simile “ammucchiata” esistente in Germania, dove tuttavia una simile cloaca ha una diversa tradizione che ha consentito al cattivo odore di stemperarsi un po’ con il tempo.

Poi abbiamo quelli che pensano al passaggio dell’UDC (con l’aggiunta di qualche forzaitaliota e magari qualche aenne tipo Alemanno) alla maggioranza, tagliando (o almeno ricattando pesantemente) la cosiddetta “estrema sinistra” (estrema in cosa?). Tuttavia avremo numeri altrettanto risicati rispetto agli attuali pur con l’ammissione aperta, e non tanto difendibile, di un cambio di maggioranza. Allora si mettono all’opera i mostriciattoli ipocriti del centrosinistra. E’ partito Letta (Enrico) e si è arrivati fino a Russo Spena, quello che un tempo si travestiva ridicolmente mettendosi la Kefiah (si vedano le sue dichiarazioni sul Corriere di ieri, 25 luglio, p. 8 in basso). Basterebbe ottenere, obiettivo ormai quasi raggiunto, il passaggio di alcuni UDC (Follini e 3-4 senatori a lui fedeli) per impinguare almeno un po’ la maggioranza.

Dice l’uomo della fu Kefiah: “Non ci vedrei nulla di male se, dopo la crisi del berlusconismo, alcuni pezzi dell’opposizione che stimo [i simili si annusano, si cercano, si trovano! ndr] cercassero un diverso collocamento” [che linguaggio “dolce” per esprimere la propria svendita al fine di partecipare a qualche buon banchetto; ndr]. Credo inutile qualsiasi commento. Se un sedicente “compagno” non sente salire conati di vomito a simili parole, è ovvio che è ormai tanto degenerato che è inutile tentare di spiegargli che si è ormai trasformato in verme.

 

Per il momento,limitiamoci a rilevare questi giochetti in corso. Ci sono tuttavia alcune altre cose più rilevanti, e non è facile starci dietro. Chiederei una maggior presenza dei veri compagni in questa attività di rilevazione dei fatti degli ultimi tempi (movimenti del capitale bancario, affermazioni in sede confindustriale, incredibili rivelazioni di Cossiga di cui nessuno, né a destra né a sinistra, vuol parlare; e non certo perché “è pazzo”, no, proprio no!), che si accumulano fornendo un quadro sempre più fosco, disgustoso e anche pericoloso della situazione politica nel nostro paese. Potrà durare a lungo? Forse si, ma non sembra così facile.

 

NECROLOGIO COMUNISTA

 

Alla fine i 4 senatori ribelli di Rifondazione Comunista vengono ricondotti all’ordine come vuole il principio imperituro del centralismo democratico. Bertinotti aveva avvertito, non si può far cadere il governo sulle divergenze di politica estera. Così i 4 senatori fanno dietrofront, i “dissidenti” voteranno sì alla fiducia che il governo metterà sul rifinanziamento delle missioni di guerra. Si tratta dei senatori Malabarba, Grassi, Gianni e Turigliatto. In realtà, la questione più evidente è la crisi di Rc, un partito che aveva costruito le sue fortune su parole d’ordine poco comunistiche ma totalmente congruenti col politicamente corretto di questi tempi, vedi la nonviolenza e il pacifismo alle quali si affiancavano rivendicazioni sociali ottocentesche (quindi per nulla pericolose), senza nessuna presa di coscienza dei cambiamenti avvenuti a livello di blocchi sociali e di agenti strategici nell’ambito del modo di produzione capitalistico.

Questa carenza analitica ha dato la stura a scelte politiche “modaiole” che si sono espresse in un linguaggio da indiani metropolitani con un vocabolario “pararesistenziale” a poche voci: globalizzazione, neo-liberismo, moltitudini, imperi senza centro, movimento dei movimenti ecc. Data per scontata questa lettura dei fenomeni si sono proposte soluzioni-reazioni antitetico-speculari, accettando implicitamente il linguaggio dominante (e quindi dei dominanti) scendendo pertanto sullo stesso terreno concettuale, per cui si è parlato e si continua a farfugliare di globalizzazione (ma dal basso) contro l’anarchia immorale dei mercati o di neo-keynesismo da domanda, al fine di alleviare il disagio crescente dei lavoratori salariati (soluzioni insulse o vecchie per non modificare l’esistente). Ma non siamo nel periodo del New Deal né, tanto meno, nella fase della ricostruzione dei paesi europei dopo la seconda guerra mondiale. Il ruolo degli Stati non è lo stesso, non c’è più l’URSS e il “bipolarismo freddo” con gli USA che, piacente o meno, garantiva un equilibrio stabile tra aree del mondo rispetto all’attuale fase di squilibratissimo monocentrismo americano. Insomma non ci sono più gli spazi per scavare buche e ricoprirle al fine di stimolare la domanda.

La sinistra non si accorge (o fa finta di non accorgersi) che lo Stato non è mai stato un organo neutrale (per quanto non sia nemmeno la stanza di compensazione degli interessi di una borghesia riottosa) ma è sempre stato il luogo della coercizione e della sintesi delle istanze sistemiche. Lo Stato ha sempre fatto la sua sporca parte al fine di garantire la riproducibilità sistemica complessiva e senza di esso il sistema capitalistico non avrebbe potuto sorreggersi.

Così stanno le cose e sono tragiche per noi comunisti. Invece di parlare di tali tragedie ci crogioliamo con capriole concettuali per giustificare le guerre imperialistiche americane. Non sono capaci nemmeno di tenere fede ai proclami di cui si servono in campagna elettorale che, detto una volta per sempre, non hanno nulla a che vedere col comunismo, anche se contengono giuste istanze di progresso morale e civile (fossero davvero pacifisti fino in fondo!). “La riduzione del danno”(ennesima invocazione mistica dei pacifisti in malafede e in “Malabarba”) serve soltanto per lasciare la bandiera rossa a mezz’asta, in attesa del totale affossamento al prossimo compromesso suicida. Oggi ridurre i danni significa, per chi non vuole buttare il comunismo nel cesso, liberarsi di questa pletora di inetti e sicofanti che si fanno chiamare comunisti.

 

SINISTRO GOVERNO DI SINISTRA (di G. La Grassa)

Per quanto ne so, la maggioranza della minoranza di Rifondazione sta di fatto implorando Prodi affinché metta la fiducia sulla questione del rifinanziamento della missione in Afghanistan. Così ci si salverebbe la coscienza; non si voterebbe la missione ma si sarebbe costretti a dare la fiducia ad un Governo che il “popolo” (di “sinistra” ovviamente; cioè 25000 voti in più dell’altro) vuole che resti in carica per 5 anni. La minoranza della minoranza è invece critica verso questa posizione che giudica pericolosa ed estremistica; ormai ci si sarebbe già salvata l’anima con questa “lunga resistenza” e adesso bisogna rispettare la volontà del suddetto “popolo di sinistra”, cioè che duri indefinitamente il Governo.

In tutto questo bel dibattito, ci si scorda due piccoli fatti:

 

1) dal 4 maggio le condizioni di ingaggio dei militari in Afghanistan sono passate da peacekeeping a combat; il che significa che viene infine messa da parte l’ipocrisia che si tratti di una missione di pace e si riconosce, anche nella sostanza, che siamo in presenza di una aggressione militare.

2) nel documento per il rifinanziamento vi sono clausole per cui è possibile aumentare di 600 unità il numero delle nostre truppe laggiù; esattamente come ha fatto Zapatero che ha ritirato il contingente dall’Irak e poi, per rabbonire gli americani, ha aumentato l’impegno a Kabul. Alla fin fine, anche il nuovo Governo farebbe quello che avrebbe fatto il precedente, poiché questo aveva già deciso per la fine anno il ritiro dall’Irak e un maggior invio di truppe in Afghanistan.

 

Anche il movimento pacifista più scatenato mi sembra sorvoli su questi punti, a dimostrazione che tutti sono invischiati in un ridicolo gioco di gravi compromessi, silenzi, dimenticanze. Il problema peggiore è però un altro e mi permetterò un piccolo giro vizioso.

Nel 1915, il socialismo italiano (dopo le altre socialdemocrazie, l’anno precedente) tradì gli impegni pacifisti presi al Congresso dell’Internazionale dell’anno prima, e acconsentì all’entrata in guerra salvo, pure allora, piccole defezioni, qualche distinguo, contorcimenti vari. La scusa era quella solita: il popolo (la sua maggioranza) voleva la guerra, voleva “liberare Trento e Trieste” (malefica potenza delle menzogne ideologiche!). Dopo 600.000 morti e il resto, penso che in molti avessero cambiato idea nel 1918; ma il già fatto non si cancella.

La storia si ripete in farsa, è stato detto tante volte. Ed infatti, nel 2006, la maggioranza della metà del popolo (che ha votato a “sinistra”) vuole che un Governo etichettato come progressista duri almeno l’intera legislatura; quel che fa non importa, è sufficiente che sopravviva e impedisca che tornino “gli altri”. Ricordo quel che disse nel 1994 un personaggio odioso ma non stupido di nome Gianni Agnelli: “Se voglio che un Governo faccia i miei interessi (di destra), ho bisogno che governi la sinistra”. Perché in effetti, sotto l’etichettatura aperta di destra, certe misure non possono passare per l’opposizione di chi si dichiara “di sinistra”; appena lo fa la “sinistra”, tutto va bene, perché l’importante è che un Governo “di sinistra” continui ad esistere. Con il dpef , in autunno, ne vedremo delle migliori ancora rispetto alla farsa (tragica) dell’Afghanistan.

E’ ormai evidente che i cervelli di “sinistra” non secernono un solo milligrammo di intelligenza in più rispetto a quelli di “destra”. Prendiamo atto che perfino alcuni che ancora si dichiarano comunisti, marxisti e quant’altro – oltre ai semplici pacifisti “anime belle” – non guardano a come agisce un Governo, una certa forza politica, uno schieramento, ecc. L’importante è che sia ufficialmente di sinistra (anzi di centrosinistra, è più che sufficiente); e che usi parole “meditate” e “problematiche” per poi fare quello che vuole, cioè quello che farebbero gli altri (di centrodestra) proclamandolo a chiare lettere, rozzamente, senza infingimenti. Decisiva – per i “comunisti” dell’oggi – non è l’azione effettivamente compiuta, bensì il “tormento”, l’avvoltolarsi in fumosi discorsi che danno il classico “un colpo al cerchio e uno alla botte”. Per esempio: che schifo Berlusconi e Fini che dicono: “Stiamo con gli USA e Israele, senza se e senza ma”. Mentre invece che estasi sentire D’Alema: la colpa è senz’altro degli Hezbollah e di Hamas, troppo estremisti; Israele ha senza dubbio il diritto di difendersi dalla messa in discussione della sua esistenza. Però questo paese (“aggredito”) ha esagerato, ecceduto, un po’ come Zidane di fronte agli insulti di Materazzi.

Però, nel calcio, il primo ha avuto tre turni di squalifica e il secondo due; invece Israele ha avuto finora poco più di trenta morti (metà militari) mentre centinaia di palestinesi sono stati uccisi negli ultimissimi tempi in Palestina, e altre centinaia di libanesi (95% di civili) in questi ultimi pochi giorni. E da questa sera potrebbe iniziare l’invasione del Libano. Si, c’è un po’ di esagerazione nella risposta di Israele (e degli USA di cui esso è gendarme in Medio Oriente); mentre fanno schifo sia i discorsi di D’Alema, sia i “casi di coscienza” di coloro che parlano di comunismo, pretendono di esserne i depositari per i secoli futuri, ma si apprestano a non far cadere un Governo che sentono come “loro”. Ed è vostro infatti, siatene certi e votatelo senza far finta di tormentarvi; siete della stessa pasta, della pasta di tutti gli opportunisti, gli ipocriti, i sepolcri imbiancati di ogni tempo ed epoca. Sono sempre esistiti, voi non fate più schifo dei precedenti; anche se fra “liberare Trento e Trieste” e “non far cadere il Governo Prodi” forse c’è qualche differenza di serietà e di imbecillità.    

EPPUR SI MUOVE (un po’ per ridere)

 

Eppur si muove. Il piccolo establishment riunito nel patto di sindacato della RCS, che accorpa in perfida alleanza i capitani “poco coraggiosi” che comandano questo “povero paese”, si prepara a qualche colpo di mano e di coda. Tronchetti-Provera sa di essere nel mirino di Carlo De Benedetti ma anche di Prodi. Sbraita, si muove e poi temporeggia. R. Murdoch gli tende la viscida mano, gli offre protezione prima che qualcuno s’immagini una scalata e lo estrometta dalla sua Telecom. Questa è l’epoca della finanza di “sinistra, (di Bazoli e di De Benedetti)che spalanca il sacco dei desideri per raccattare tutto il possibile grazie anche a Babbo Natale Prodi, il quale accontenta i suoi mentori senza bisogno di ricevere letterine affettuose. Si salvi chi può, cioè si salvino i più ricchi e i più astuti mentre il popolo sonnolente continui pure a scornarsi sull’importanza logistica (oltre che fisiologica) di evacuare andando al cesso (che notoriamente è sempre in fondo a destra) o di trangugiare “il mortadella” (che altrettanto notoriamente è, invece, di sinistra). Come dire il processo nelle sue due varianti, da valle a monte o viceversa. Il risultato? Sempre la stessa merda!

 La sinistra degli spettri comunisti ha scelto i suoi condottieri in carne ed ossa: Bazoli, De Benedetti, Montezemolo e il burocrate Prodi.  Mentre i vili scudieri, cioè una pletora rincoglionita di militanti Ds e di radical-chic rifondaroli, s’affrettano a sgombrare la sentina dai liquami maleodoranti, prima che l’olezzo arrivi al popolo ignaro del suo tremendo destino. E così Gennaro Migliore si sbigottisce sul voto contrario di 4 deputati del suo partito sul rifinanziamento delle missioni di guerra, mentre il suo più prosaico segretario Giordano promette vendetta ed espulsioni. Bravo Giordano! Bisogna fare analisi concreta della situazione concreta, il partito si fonda sulle epurazioni come ricordava Lassalle a Marx. 

A destra sono in sfaldamento, l’assenza di potere evoca il potere perduto e grossi mal di pancia. Si stava così bene in alto. E così fate largo, tutti insieme appassionatamente prendiamo l’aspirina della Grosse Koalition. Venite siore e siori! Accorrete allo spettacolo insulso dei nani e delle ballerine della mega alleanza sinistra-centro-destra! Insomma pure il cortigiano Feltri si è incazzato su “Libero” per tal deriva da inetti.

Questa volta ridiamo noi poveretti finalmente, ci gustiamo lo spettacolo della lotta per il potere sperando che, alla fine, restino tutti sul selciato. Primo incontro: Bazoli contro Profumo, pum! Spiaccicati al suolo. Secondo incontro: Tronchetti_Provera contro De Benedetti, pum! Pochi brandelli per i familiari. Montezemolo contro Benetton, pum! Scampoli di roba per terra. E poi via così anche per gli altri: Prodi, Berlusconi, Fassino, Bertinotti, Casini, Rutelli. D’Alema no! Per D’Alema abbiamo qualcosa di meglio, è troppo sottile per finire come gli altri. Per lui un bel viaggio in barca a vela verso la Serbia, ospite dei parenti incazzati di Milosevic, ai quali ovviamente dovrà far digerire la frottola della pulizia etnica contro i Kossovari. Eppur si muove dicevo all’inizio, i dominanti si azzuffano e questa è una buona notizia, speriamo solo che non finisca come prevede l’etichetta dell’italico costume: a tarallucci e vino.

Il vero volto della sinistra (di G. Amodio)

 

Ancora una volta gli appartenenti alla "sinistra radicale" ( che ormai è tale solo per i mass media dominanti!) hanno messo in scena il tradizionale e consueto psicodramma collettivo: è da oltre un mese che le coscienze dei "compagni della base" si  laceravano affrontando estenuanti dibattiti sul pacifismo, mentre i parlamentari rappresentanti del popolo (di sinistra, ovviamente!) più volte minacciavano il dissenso ed il voto negativo nei riguardi del disegno di legge governativo avente per oggetto il rifinanziamento delle missioni militari italiane all’estero. L’esito finale di tutto questo? La solita sceneggiata comunista all’italiana!

       Al dunque, cioè in occasione del voto parlamentare (ad oggi quello della camera), i presunti pacifisti – quelli che preferiscono impugnare la bandiera color arcobaleno, piuttosto che quella rossa – hanno espresso parere favorevole al provvedimento governativo che stanzia ben 488 milioni di euro per la copertura finanziaria dell’operato internazionale dei militi italici. Che faccia tosta questi sinistri! In tal modo hanno addirittura negato le loro precedenti votazioni contrarie (ben 8, se non ricordiamo male!) a decreti con contenuto similare presentati dal centro destra. Due sole posizioni degne di nota: l’annunciata dimissione dal seggio di deputato del rifondarolo Paolo Cacciari, il quale, in questa maniera, non ha voluto coerentemente sporcarsi le mani e la coscienza (vedremo se manterrà la parola…) ed il rifiuto opposto da soli quattro critici dissidenti delle minoranze di Rifondazione Comunista, le quali, nonostante la decisione negativa sostenuta alla camera, molto probabilmente chineranno il capo ossequiosamente ai dettami della direzione del partito quando si perverrà al voto nel senato, soprattutto in seguito alle avvisaglie provenienti dal ministro degli esteri D’Alema e dal segreterio alla presidenza del consiglio Letta, tesi entrambi a minacciare una riconfigurazione della compagine governativa in ragione di una nuova maggioranza.

       Veramente schifosi questi comunisti da palazzo d’estate! Si sono intensamente impegnati per la redazione e l’approvazione di una mozione da premettere al quid strategico-finanziario del disegno di legge, in altre parole il solito preambolo intriso di pie intenzioni: il governo italiano, in sede internazionale (ONU e NATO) farà presente agli alleati USA i propri rilievi critici circa la missione Enduring freedom, alla quale l’Italia, peraltro, non partecipa direttamente, dunque non ha e non avrà alcuna voce in capitolo. In verità, non sono riusciti nemmeno ad ottenere la presentazione di più decreti governativi in cui fossero differenziate le funzioni delle missioni militari che riguardano l’invio e/o il posizionamento di truppe in ben 18 nazioni diverse; eppure, questo non molto tempo fa rappresentava il minimo comune denominatore alla base dell’opposizione in tema di politica estera dell’Unione + Rifondazione nei confronti del centro destra: che coerenza  quella dei comunisti nostrani!

       Quindi, come detto, assopita ed accomodata la cattiva coscienza grazie ad una insulsa premessa-promessa sull’Afghanistan, si acconsente al provvedimento omnibus concernente le "missioni di pace" all’estero nel quale, in particolare, si prevede: 1) che proseguirà la missione nei dintorni di Kabul, pur non disponendo alcun aumento dei militari (anche se saranno inviate ben 10 unità della Guardia di Finanza, finora non presenti!, per l’addestramento di "personale locale") e non cambiando le regole di ingaggio e di collocazione territoriale (cioè gli italiani non si addentreranno nel sud afghano, dove i ribelli stanno riconquistando interi villaggi, combattendo aspramente con i militari USA); 2) il contingente italiano si ritirerà dall’esplosivo Iraq – stando al testo governativo – secondo i tempi "compatibili con le preoccupazioni di sicurezza per i soldati e per la popolazione irachena", (saranno questi i famosi e fumosi tempi tecnici adombrati dall’attuale presidente della camera durante la campagna elettorale? Non coincideranno mica con quelli stabiliti dal governo Berlusconi?) mentre, dall’altra parte, si stanziano, sempre per la zona irachena,  33,5 milioni di euro, molti di più dei 22,9 previsti precedentemente dal centro destra.

       Non c’è alcun dubbio che siamo in presenza del classico capolavoro politico-istituzionale, ovvero una grossa presa in giro. Ma come possono i sinistri rivendicare ancora la loro "diversità" rispetto alle altre forze politiche? E’ ovvio che la nostra è una domanda retorica, in quanto ci era chiaro sin dai risultati del passato congresso di Rifondazione (gli altri, quelli del Pdci neppure li consideriamo!) che la pochezza e l’ambiguità delle posizioni in esso presenti – ed i relativi precari compromessi raggiunti tra la prima, la seconda e la quarta tesi – non nascondevano altro che la malafede dei politicanti che vi si riconoscevano. Lo spauracchio del demone Berlusconi era agitato per non far vedere ai militanti – ormai  teoricamente inconsistenti e sempre più incapaci di leggere le reali dinamiche di potere – l’osceno patto di sindacato capitalistico italiano (ad esempio, vedi quello della RCS) retrostante il centro sinistra. Oggi, il pericolo di un ritorno del "cavaliere nero" (o del Ranger Yankee) sospinge i comunisti verso un realismo politico internazionale da loro sinora abbandonato in nome di una convinta adesione al pacifismo tout court. Ma come ci si può razionalmente confrontare con personaggi tipo Lidia Menapace o con l’infausto Bertinotti, i quali non hanno fatto altro che partecipare a convegni e marce della pace ed oggi invitano i "dissidenti" a non emarginarsi, pena l’impotenza politica, dal corso degli eventi storici?

       Noi non siamo mai stati pacifisti, e dietro l’oscena sofferenza prodotta dalle guerre abbiamo voluto continuare a leggervi le dinamiche geo-politiche messe in atto dalle forze politiche ed economiche dominanti in determinati stati-nazione per divenire egemoni in certe macro-aree del globo. All’indignazione suscitata dalla constatazione della ferocia esercitata in guerra, il più delle volte perpretata nei confronti della inerme popolazione civile, ha sempre fatto seguito l’analisi politica delle mire delle forze in campo. Non abbiamo mai dimenticato la lezione di Lenin, che riteniamo imprenscindibile per la comprensione delle dinamiche  capitalistiche e per l’abbozzo di una seria lotta anticapitalistica.

       Peraltro, prendendo atto dei conflitti che attraversano il mondo e ricordando una realistica massima hobbesiana, pensiamo che sia giusto << cercare e conseguire la pace in quanto si ha la speranza di ottenerla; e, quando non si può ottenerla, cercare e usare tutti gli ausili e i vantaggi della guerra>> [T. Hobbes Il Leviatano]. Siamo consapevoli che quest’ultima citazione non è "culturalmente corretta", stando agli odierni paradigmi politologici in voga, ma non è forse un giusto criterio per orientarsi nella dura realtà che ci circonda? Forse che gli Hezbollah dovrebbero attendere i carri armati israeliani impugnando le bandierine della pace?

       Probabilmente, gli insulsi ex pacifisti comunisti nostrani oggi supini ad una "ragionevole" responsabilità di governo risponderebbero di sì (a tal proposito, ai nostri occhi, sono giustificati soltanto i pacifisti che anche in occasione di questo governo perseverano nelle loro credenze e nei loro comportamenti, astenendosi da ogni logica di potere con il marchio di centro sinistra: la coerenza valoriale, per quanto estranea al nostro modo di intendere, non possiamo che rispettarla!).

       Un’ultima annotazione, dato che si è accennato all’esercizio della violenza: ben 18 dei 29 compagni sotto processo per i fatti di Milano dell’11 marzo scorso (cioè la manifestazione, sfociata in duri scontri, indetta per opporsi allo svolgimento di un corteo di aderenti ad una formazione fascista) sono stati condannati in primo grado dalla magistratura ad una pena di 4 anni per aver devastato la città e distrutto beni di proprietà privata. Gli  manifestiamo la nosta solidarietà, considerando peraltro che alcuni di essi sono rimasti ininterrottamente dall’epoca dei fatti fino ad oggi in carcere, come fossero dei pericolosi ed incalliti criminali; altresì, abbiamo compreso la loro reazione violenta nei confronti degli stessi luridi vermi che attaccando le sedi dell’antagonismo sociale milanese le hanno bruciate, ferendo dei compagni ed in un caso, al di fuori di un locale, addirittura ammazzandone uno, Dax!

       Nei loro confronti un solo appello: qualche decennio fa si era compreso, seppur vagamente, che i fascisti, per quanto pericolosi e da contrastare efficacemente, erano da considerare alla stregua di un epifenomeno all’interno del campo in cui esercitare il conflitto; che ben altra cosa e di ben altro calibro erano invece quelli di "via Solferino" ed i  loro sodali. Bene, che si ritorni ad una consapevolezza del genere, e che si sappia concretamente confliggere e definitivamente distanziarsi da coloro che oggi parlano a sproposito della funzione progressiva della "grande borghesia" e del ruolo della non violenza.

       Chissà, una bella manifestazione ci vorrebbe dopo lunedì, quando al senato i parlamentari seguaci della non violenza con la spilletta rossa si inchineranno e voteranno, con buona pace dei visionari dell’arcobaleno, magari "costretti" dalla provvidenziale pressione della fiducia richiesta dal governo, compatti ed uniti con il resto del centro sinistra per il mantenimento delle truppe italiane all’estero…

Genova, 19-07-06

 

 

Una lettera sugli attuali scontri nel Medio Oriente (di Marino Badiale).

 

La discussione pubblica sui fatti mediorentiali è viziata da  alcune distorsioni di fondo. La prima, fondamentale, è la rimozione del fatto basilare dell’occupazione israeliana di terre palestinesi. L’occupazione, con il carico che essa comporta di violenza, arbitrarietà, oppressione, è il punto cruciale. Quando si parla dei rapporti fra israeliani e palestinesi non si sta parlando di due stati sovrani che devono regolare i loro rapporti reciproci in maniera equa: si sta parlando di uno stato che opprime un popolo. Presentare l’oppressore, una potenza nucleare che dispone del più potente esercito del Medio Oriente, ed è appoggiato in tutti i modi dalla superpotenza mondiale USA, come una vittima, è un rovesciamento della ragione possibile solo per la rimozione del fatto dell’occupazione.

La seconda distorsione, collegata alla prima, è  quella legata al problema del “riconoscimento dello stato di Israele”. Quando si pone tale questione, si confondono volutamente le parole e le cose. Alcune parti politiche arabe o islamiche affermano di non riconoscere lo stato di Israele, ma queste sono parole di scarsa importanza, almeno finché permangono i rapporti di forza di cui si è detto. I fatti sono che lo stato di Israele esiste ed è uno degli stati più potenti della regione. Lo stato al quale non viene, nella realtà, riconosciuto il diritto all’esistenza è lo stato palestinese che infatti, nella realtà, non esiste, e non esiste perché Israele ne impedisce l’esistenza. Chiedere agli oppressi di “riconoscere” l’oppressore è un altro rovesciamento della ragione.

Infine l’ultima distorsione fondamentale è legata all’uso della nozione di “terrorismo”. Si tratta di una parola priva di un preciso significato, per la quale non esiste una definizione sensata e internazionalmente accettata. Tale espressione è una scatola vuota che ciascuna parte riempie secondo i propri interessi. Se solo si prova a dare un significato preciso a tale espressione si hanno immediatamente conseguenze che evidenziano le distorsioni del dibattito attuale: se per esempio si accetta l’idea che si abbia terrorismo quando vi sono azioni militari contro civili, allora non sono terrorismo gli attacchi ai soldati israeliani da parte di palestinesi e Hizbollah, mentre l’aggressione israeliana a Gaza e al Libano, che ha fatto vittime civili, è terrorismo.

Se si vuole una discussione razionale sui problemi del Medio Oriente occorre per prima cosa rimuovere queste distorsioni.

 

 

 

Marino Badiale

Docente di Analisi Matematica

Università di Torino.

I BORGHESI BUONI

 A sentir parlare Bertinotti, nell’intervista pubblicata ieri dal Corriere della Sera, non si sa se pisciarsi sotto dalle risate o piangere dalla rabbia. Il parolaio rosso, come al solito, parla troppo ma da quando ricopre un importante ruolo istituzionale parla con la voce delle “illustrissime” istituzioni che, come tutti sanno, sono la nuova via per il comunismo. Ebbene, è in nome delle istituzioni che il Comunista par excellence in(Fausto), ritiene che sull’ Afghanistan non si possa rischiare di far cadere il governo delle “sinistve”, perché, a suo dire, il popolo della sinistra non lo capirebbe. Il popolo della sinistra richiede a gran voce cinque anni di governo per risanare il Paese. Come? Per risanare il paese? Il subcomandante Bertinotti sceso dalla montagna si è già dimenticato che in campagna elettorale non si parlava di risanare il paese ma di intervenire contro le guerre imperialistiche volute dagli Usa e nelle quali l’Italia si era fatta trascinare. Non si parlava di liberalizzazione delle professioni ma di smantellamento delle Legge 30 che ha precarizzato i rapporti di lavoro tanto che si deve parlar inglese per non farci capire niente a nessuno (job sharing, job on call, ecc. ecc.).

Ma Bertinotti ha sposato in pieno la causa di Draghi e Padoa-Schioppa e si è unito al coro di chi promette una fase di momentanea stretta della cinghia per successive fasi di ripresina e conti a posto. E come si può realizzare tutto ciò? Semplice basta rafforzare una sana , robusta e servile alleanza con quei "borghesi buoni" che «hanno capito che è il momento di dare loro un contributo, perché non si possono chiedere solo sacrifici agli altri». E chi sarebbero questi borghesi buoni, filantropi e sostenitori del proletariato italiano? Bertinotti cita Marchionne, Ad di Fiat e “compare” di Montezemolo. No, non avete letto male Bertinotti propone un’alleanza strategica con il primo "dipendente" di uno dei maggiori responsabili del saccheggio avvenuto in questi anni ai danni del paese, Bertinotti definisce l’Ad di Fiat un generoso sostenitore dello sviluppo per il bene di tutti gli italiani.

 

E quando parla di borghesi Bertinotti dice: “penso a una borghesia che abbia il senso di sé e del suo ruolo”. In pratica l’infausto comunista pensa ad una classe sociale che non esiste più da tempo, a quella borghesia illuminata, la cui falsa coscienza necessaria, permetteva ancora di pensare a sè stessa come classe universalistica che aveva una missione emancipatrice da compiere.

Dopo lo spostamento dell’asse egemonico/imperialistico dall’Inghilterra agli Stati Uniti (che ha portato quest’ultimo paese ad essere il controllore armato del mondo) esiste una diversa formazione economico-sociale impropriamente chiamata dei “funzionari del capitale” e che non ha assolutamente nulla a che vedere con la borghesia della libertà, dell’uguaglianza e della fratellanza di un tempo. Ma Bertinotti non ha proprio più pudore, accecato com’è dal narcisismo, arriva persino a commemorare il gotha della Goldman Sachs in Italia. Di Draghi dice:”il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi parla con un linguaggio che da un punto di vista delle politiche economiche generali mi trova lontanissimo ma dentro cui leggo la spina dorsale di un discorso che si scontra con tutti gli elementi di complicità con i fenomeni degenerativi e anzi propone quasi un’etica protestante”. Di Padoa-Schioppa dice: “Ho anche apprezzato la parte del discorso del ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa all’assemblea dell’Abi dedicata alle corporazioni: ne ha assunto le valenze positive, in quanto però siano in grado di autodisciplinarsi come elementi di selezione dei fattori innovativi e dinamici. Ecco, questi sono casi in cui mi pare di vedere delle tracce, di un emergere di fattori nuovi”.

Insomma lui starebbe dalla parte di quelle classi dirigenti e imprenditoriali “che si pongono il problema del loro concorso a questa grande operazione (crescita e risanamento N.D.R.) in modo diverso dal ventennio precedente.

Chi ancora concedeva la buona fede a questi personaggi può fugare ogni sua perplessità. Buonanotte compagni.

  LA FATTORIA DEGLI ANIMALI


Speriamo che non si sia persa la buona abitudine di leggere i quotidiani di quelli che, una volta, venivano definiti i nemici della Classe. Oggi c’è davvero da sedersi e godersi la succulenta lettera di Cossiga (un nemico d’altri tempi e anche di questi), pubblicata da “Libero” in prima e seconda pagina, ad Armando Spataro, magistrato che sta indagando sul ruolo del SISMI nell’affaire Abu Omar (e non è certo un caso che sia Libero a pubblicare la difesa ad oltranza dei Servizi Segreti da parte di Kossiga). Verrebbe voglia di riportare per intero l’articolo, giusto per far capire di che cosa si tratta, ma ci limiteremo ad alcune affermazioni di Cossiga che svelano retroscena incredibili dei rapporti tra politica e servizi segreti (che non erano affatto deviati quanto pienamente agenti secondo precise “regole d’ingaggio”). Per esempio, citiamo testualmente: “ Quando i terroristi palestinesi tentarono – con missili terra-aria piazzati nei dintorni all’Aeroporto di Fiumicino – di abbattere un aeromobile civile israeliano dell’El-Al e furono arrestati, Moro (l’insigne statista divenuto tale solo in seguito al martirio imposto dalle BR N.D.R.) intervenne personalmente sul presidente del tribunale con la cortesia e la fermezza che gli erano proprie e fece concedere ai terroristi la libertà provvisoria”. Qui poi, da quello che dice Cossiga, intervennero uomini del SID che si premurarono di riportare i palestinesi a casa a bordo di un DC3 e senza troppo clamore. Cossiga va oltre sostenendo che la struttura che normalmente utilizzava quei mezzi era Gladio(“Mamma mia, Gladio!” questa è la sua chiosa alla fine del racconto per turlupinare l’ “ingenuo” Spataro). Gli Israeliani non furono contenti e poi quel DC3 lo fecero saltare in aria, giusto per ristabilire la parità. Come a dire che i servizi segreti fanno un po’ come i bambini e non accettano di essere gabbati senza almeno sputacchiare l’amichetto di gioco. Spataro già a questo punto dovrebbe intendere e se non fosse per il dilettantismo e la marcescenza di questa classe politica, probabilmente lui starebbe ad indagare qualche caso di abigeato, a meno di non voler restare inoperoso o andare in pensione anzitempo (del resto, nemmeno Cossiga parlerebbe così se ci fosse una classe politica seria o un tribunale popolare senza premura per la prescrizione dei reati).

Cossiga ricorda, inoltre, di un altro episodio quando fu arrestato il capo del SID. Moro ancora una volta lo chiamò (dimostrando il suo vero volto) e gli chiese di esprimere la propria solidarietà alla famiglia dell’agente (un po’ come ha fatto con Mancini del SISMI) poi, l’allora giovane Ministro Cossiga, si recò in carcere per dare istruzione allo 007 su ciò che doveva o non doveva dire al magistrato che lo avrebbe interrogato(sicuramente quello che ha fatto anche con Mancini del SISMI).

Cossiga non si ferma qui e va avanti con i racconti (alla fine inviterà Spataro ad ingoiare questo boccone amaro perché tanto gli eventuali reati sono tutti prescritti). Parla di presunti estremisti di sinistra arrestati per strada dopo aver fatto scivolare nelle loro tasche bustine di droga. Una volta in caserma i malcapitati capivano che non gli sarebbero state fatte domande sul narcotrafficante colombiano Escobar ma sull’universo del “terrore” di sinistra che agitava quegli anni inquieti. Così si arrestavano i sovversivi e si sgominavano i gruppuscoli sediziosi di destra e di sinistra (i quali, ovviamente, non raccontavano quanto avevano subito perché il loro silenzio equivaleva ad uno sconto di pena). Insomma Spataro è avvisato (e minacciato) e non lo salveranno i girotondi prolegalità buoni solo a mostrare un’indignazione moralistica e perbenista da film morettino, almeno da quello che ammonisce Cossiga.

Ma ciò che sicuramente deve invitare ad una riflessione più penetrante è proprio il ruolo giocato dalla sinistra oggi di fronte a tali eventi. La situazione è davvero delle più putride e maleodoranti. Il governo per bocca dei suoi più insigni rappresentanti, svela tutta la sua pochezza politica e di fronte al bombardamento di Beirut da parte israeliana, parla di reazione spropositata. Quasi a dire che gli israeliani hanno ragione ma così non si fa, non rientra nella posizione del politicamente corretto che dovrebbe animare le relazioni internazionali. Cioè non si può fare come Zidane che per “innocui” apprezzamenti sulle donne di casa sfonda il petto dell’avversario con una testata. Ecco come si fa per non prendere una posizione netta, ecco come si galleggia sulle merda altrui e sulla propria incompetenza, altrimenti che cosa potrebbero pensare il padrone americano e il suo alleato sionista? E gli elettori pacifisti di sinistra?

La sinistra sta dimostrando tutta la sua inettitudine mentre s’appresta a far la fine della repubblica di Weimar, senza nemmeno avere la tensione ideale che aveva animato gli inizi di quella esperienza e che, è bene non dimenticarlo, alla fine ha spalancato, con la sua corruzione, la via al nazionalismo più becero costato la vita a migliaia di proletari. Della destra sapevamo tutti, il suo americanismo da bancarella e il suo servilismo parossistico, oltre alla sua rozzezza culturale, non può sorprendere più nessuno, del resto la CDL è in pieno sfaldamento e i centristi (compresi alcuni settori di An e FI) si preparano al salto della quaglia nell’altro schieramento. Ma la sinistra? Il governo fa le capriole, anche linguistiche (vedi quell’aborto concettuale che è l’ “equivicinanza”), fa finta di rompersi sul rifinanziamento delle missioni in Irak e Afghanistan e fa il gioco delle parti sul ritiro immediato dei contingenti italiani dagli scenari di guerra ( “Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi…”). Ma siccome al ridicolo non c’è mai limite, i sinistri propongono di eliminare il codice di guerra per la missione in Afghanistan e di applicare il codice penale militare di pace, ovvero siccome siamo pacifisti lasciamo che i nostri militari possano morire “in pace” tanto la guerra è solo uno stato della mente, basta non volerla e come d’incanto essa sparisce.

Al governo dei maiali è succeduto quello dei conigli. Verrebbe quasi la voglia di ripristinare la scomoda alleanza tra i porci e il signor Jones. Chi ha orecchie per intendere intenda…

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