Piccola riflessione (G. La grassa)

Qui si sta veramente esagerando nel senso dell’apprendista stregone. Il ritiro dall’Irak è stato deciso, ma non mi pare che ancora si senta nemmeno l’odore del rientro. In Afghanistan, tanti mal di pancia, ma alla chetichella i nostri soldati sono passati da 1300 a 1900 più una cinquantina dei "corpi speciali" dei paracadutisti e navali. Adesso 3000 in Libano a non si sa bene che cosa fare, perché non si dica che gli impegni sono chiari; altrimenti ci prendiamo per i fondelli. Buffo, ma anche preoccupante, vedere ieri in TV Parisi che passava in rassegna le truppe con un passo da nanetto come Vittorio Emanuele III, ma tutto tronfio e (comicamente) marziale. Berlusconi-Fini sembravano Vanna Marchi e figlia (anche con l’aggiunta di Do Nascimiento); ma Prodi-D’Alema sembrano Goebbels cotto in una salsa untuosa preparata da una "Perpetua" di campagna (veneta). Da tre-quattro mesi, il passo di marcia del patriottismo e del militarismo ha preso un andamento sempre più accelerato. Non ci si rende conto che per la prima volta – non era così nemmeno con il precedente Governo – si sta fornendo credibilità e prestigio all’esercito presso il "poppolo" (la cui parte di sinistra, a questo punto, supera ogni mia più "sinistra" aspettativa e previsione). Continuiamo così, non pensiamoci, e ……ci "divertiremo molto".  

 

B. Brecht, dal Breviario tedesco

Quando chi sta in alto parla di pace/ la gente comune sa/ che ci sarà la guerra./ Quando chi sta in alto maledice la guerra/ le cartoline precetto sono già compilate.

 

Quelli che stanno in alto/ si sono riuniti in una stanza./ Uomo che sei per la via/ lascia ogni speranza./ I governi/ firmano patti di non aggressione./ Piccolo uomo,/ firma il tuo testamento.

 

Chi sta in alto dice: pace e guerra/ sono di essenza diversa./ La loro pace e la loro guerra/ son come vento e tempesta./ La guerra cresce dalla loro pace/ come il figlio dalla madre./ Ha in faccia/ i suoi lineamenti orridi./ La loro guerra uccide/ quel che alla loro pace/ è sopravvissuto.

 

Dalle biblioteche/ escono i massacratori./ Stringendo a sé i figli/ stanno le madri e scrutano atterrite/ nel cielo le scoperte dei sapienti.

 

Nel calendario il giorno non è ancora segnato./ Tutti i mesi, tutti i giorni/ sono là, ancora liberi. Uno di quei giorni/ avrà un segno di croce.

 

J. W. Goethe – 

L’APPRENDISTA STREGONE

Il vecchio maestro d’incantesimi

finalmente è andato via!

E ora devono i suoi spiriti

fare un poco a modo mio!

Le sue parole e l’opere

io ho guardato e i riti,

e con la forza magica

anch’io so fare prodigi.

 

Corri! Corri

per un tratto bello e buono,

ché allo scopo

scorra l’acqua,

e con ricchi, pieni fiotti

si riversi nella vasca!

 

E ora, vecchia scopa, vieni,

prendi gli stracci miseri!

È da tempo, ormai, che servi;

ora esegui i miei ordini!

Sta’ ritta su due gambe,

ci sia una testa, sopra,

fa’ in fretta e vattene

con questa brocca!

 

Corri! Corri

per un tratto bello e buono,

ché allo scopo

scorra l’acqua,

e con ricchi, pieni fiotti

si riversi nella vasca!

 

Guarda, corre giù alla riva;

tocca il fiume ormai, non sembra

vero, e come un lampo arriva

qui di nuovo e versa in fretta.

Ecco, viene un’altra volta.

Come si colma la vasca!

Come ogni coppa

si riempie di acqua!

 

Férmati! Férmati!

Poiché noi

dei tuoi doni

la misura abbiamo colma! –

Ahimè, ora è chiara la faccenda.

Ahi, ahi, ho scordato la parola!

 

La parola che la riduce, alla

fine, com’era una volta.

Ah, lei corre e porta veloce.

Oh, se tu fossi la vecchia scopa!

Rapida, sempre nuovi flutti

lei porta dentro con sé.

Ah, e cento fiumi

si gettano su di me.

 

No, a lungo ancora

non lo posso permettere;

la voglio prendere.

Questa è perfidia!

Ah, cresce sempre più la mia angoscia!

Che sguardi! Che grinta!

 

Oh tu, mostro dell’inferno,

vuoi affogare tutta la casa?

Oltre ogni soglia già vedo

l’acqua a fiumi che dilaga.

Scopa scellerata,

non mi dài ascolto!

Bastone, che sei stata,

fermati di nuovo!

 

Ma non verrà il momento

che tu la voglia smettere?

Io ti voglio prendere,

tenerti stretta,

e sùbito spaccare il vecchio legno

con la tagliente accetta.

 

Ecco, sotto il peso torna di nuovo!

Non appena su di te mi scaglio,

sarai steso a terra, coboldo;

il taglio netto ti coglie di schianto!

Ecco, colpita a dovere!

Guarda, in due è spaccata!

Ora posso sperare

e tirare il fiato!

 

Oh, che guaio!

I due pezzi

in gran fretta, come servi,

sono pronti a ogni cenno,

all’impiedi ritti stanno!

Oh, aiuto, forze del cielo!

 

E corrono! L’acqua irrompe

nella sala e su ogni gradino.

Che orrenda massa di onde!

Signore e maestro, ascolta il mio grido! –

Oh, il maestro arriva!

Signore, il pericolo è grande!

Gli spiriti chiamati per magia,

non riesco a liberarmene.

 

«In quell’angolo, presto

scope, scope!

Siate quello che foste!

Come spiriti voi

al suo scopo evoca il vecchio

maestro, e solo lui.»

 

 

IL RISIKO BANCARIO "ROSICA" L’ITALIA (di G. La Grassa)

Eccoci ad una grande fusione bancaria, Intesa-S.Paolo, che crea il primo grosso colosso bancario italiano (e settimo in Europa). Presto per trarre tutte le conclusioni, anche perché il sottoscritto non ha certo a disposizione i famosi “uccellini” che fischiano alle orecchie degli “informati” le notizie riservate e più succose. Tuttavia qualcosa si può (cominciare) a dire, andando per gradi; e scusandomi di un certo disordine nell’esposizione, che non può al momento stringere sui soli nodi essenziali, tutt’altro che chiari.

Cominciamo dal meno importante. Non sentiremo in nessuna intercettazione telefonica (a parte che quelle sue non le metterebbero sui giornali) Prodi esclamare la ben nota frase “abbiamo una Banca!”, come fece l’“ingenuo” Fassino parlando con Consorte all’epoca del tentativo dell’Unipol di prendersi la BNL (a proposito, che fine ha fatto l’inchiesta sul diessino ex Presidente dell’Unipol che era tanto implicato in “quegli affarucci” quanto Fiorani e Ricucci, invece arrestati?). E non può pronunciarla perché in tal caso è del tutto evidente che il dominus è Bazoli (Intesa), con Salza (S. Paolo) di rincalzo, mentre Prodi è il “loro uomo” nella sfera politica. Mai scordarsi che, nella scuola (economica) di Andreatta, Prodi ricopriva lo stesso ruolo di Buttiglione nella scuola (filosofica) di Del Noce; il ruolo dell’un po’ testone, del classico “secchione”, ma proprio per questo uno di quegli uomini di cui, cum grano salis, ti puoi fidare e puoi far avanzare in carriera quale tua pedina nel gioco di potere (questo vale soprattutto per gli economisti, non tanto per i filosofi, è meglio chiarirlo per non confondere il cattolico Del Noce con il cattolico e politico Andreatta).

Per quanto importante sia la fusione di cui si sta parlando, non scordiamoci che Bazoli puntava alla Capitalia (Geronzi) in quanto questa possiede un congruo pacchetto d’azioni della Mediobanca che, con il il suo 14% azionario, è una buona chiave di accesso alle Generali. Quest’ultima operazione avrebbe creato un potere “insostenibile” in Italia, una vera dittatura finanziaria. IntesaS. Paolo potrebbe essere una via, meno rettilinea e più lunga, per conseguire lo stesso risultato, ma al momento ci sono ancora “spazi liberi”; nel puro senso che non si è chiuso lo scontro all’interno dei poteri forti italiani (lo dico subito: nettamente succubi di quelli finanziari USA, di cui Draghi, Governatore della Banca d’Italia, e Tononi, uno dei viceministri economici, sono uomini di preciso riferimento, in quanto alti dirigenti, fino all’ultimo, della Goldman Sachs).

Sul piano della finanza, negli ultimi tempi c’era stato uno scontro tra Bazoli (con Salza sempre di rincalzo) e Profumo (Unicredit). I primi due avevano imposto il loro uomo (Faissola) all’ABI (associazione delle banche) mentre il secondo, con l’aiuto di Tronchetti-Montezemolo-Della Valle, aveva fatto fuori il “bazoliano” alla presidenza dell’RCS (quella che edita il Corriere). Adesso, però, questa fusione di così gran peso sembra avere riflessi di rilievo anche dentro il patto di sindacato dell’RCS, tanto che si vocifera che Mieli, uomo del trio appena sopra nominato, possa essere sostituito da Dario di Vico, bazoliano e che quindi assicurerebbe a Prodi il pieno controllo politico della linea di quel giornale. Del resto il recente scontro sul Corriere tra Giavazzi (critico del Governo) e Padoa-Schioppa (entusiasta della nuova fusione, che lo vede quindi schierato con i bazoliani) potrebbe essere letto anche alla luce di questi spostamenti degli equilibri interni a quel giornale, quale riflesso dell’attuale cambiamento di equilibri economici (finanziari) e, di conseguenza, politici. Si tenga ancora presente che Profumo (Unicredit) è anche lui uomo di sinistra (uno precipitatosi alle “primarie” a favore di Prodi); e tuttavia sembra appartenere al coté laico del centrosinistra, antipatizzante del cattolico di ferro Bazoli (salvo il solito appeasement tra vincitori e sconfitti di cui pagano il conto i citrulli come noi); in ogni caso, ricordo che Profumo fu uno dei principali promotori della riunione (a porte chiuse) della Margherita nel maggio 2005 (mi sembra a Fiuggi e comunque patrocinata da Rutelli in campo politico), che fu l’inizio dell’attacco a Fazio, ai “furbetti del quartierino”, ecc., con il risultato ben noto.

Notiamo intanto un fatto “curioso”. Nella fusione appena fatta sembrano aver avuto pochissima voce in capitolo Iozzo (nientepopodimeno che amministratore delegato del S. Paolo) e il direttore generale di tale banca, Modiano, che era addirittura in vacanza a Capri, dove è stato “sorpreso” dall’improvvisa convocazione dei consigli di amministrazione delle due banche in vista della fusione. Iozzo e Modiano sono il coté diessino del S. Paolo e sono considerati assai vicini a D’Alema, che i tam-tam giornalistici danno per furioso, pur se lo nasconderà e si dichiarerà pubblicamente favorevole alla nascita del colosso finanziario. La soddisfazione espressa da Fassino sulla fusione potrebbe dunque essere di facciata, a meno che il segretario non goda malignamente dell’indebolimento (da parte della sfera economico-finanziaria) di un politico forse per lui un po’ ingombrante, dato il suo attivismo in politica estera. Faccio notare al lettore che tutti gli scontri, le manovre e contromanovre, di cui sto parlando, sono puramente interni al centrosinistra. Ed infatti è in questo schieramento che si sono levate le voci di massima letizia alla notizia. Tuttavia, notiamo che almeno due voci di approvazione non diplomatica si sono alzate anche dal centrodestra: il sen. Luigi Grillo, fan di Fazio fino all’ultimo (e ancor oggi non pentito), e soprattutto Tremonti, di cui sono ben noti i fitti colloqui con Enrico Letta (che, come lui, è uno dei Reviglio’s boys), e che insiste tuttora sul progetto di “grande coalizione”, quindi di un forte centrismo, in cui cattolici e laici dovrebbero trovare un accordo di ferro.

In ogni caso, come all’epoca del Governo D’Alema (che patrocinò la conquista della Telecom da parte dei “capitani coraggiosi” alla Gnutti-Colaninno), Palazzo Chigi è nuovamente divenuto una merchant bank; con il cambio dalla “rude razza padana” degli industriali bresciani alla più pura finanza dell’asse Milano (Intesa)-Torino (S. Paolo). L’asse “industriale” (sia pure in crisi come quello costituito da Montezemolo-Tronchetti-Della Valle) sembra aver preso una brutta botta, malgrado il presidente confindustriale abbia emesso una dichiarazione favorevole alla fusione; ma questa, si, è sicuramente diplomatica. Si tenga presenta che Salza (S. Paolo) sembra sia da tempo in frizione con la famiglia Agnelli (non solo con Montezemolo); e tuttavia John Elkann, di cui si sa che aspira alla Presidenza della “sua” impresa (magari relegando l’attuale presidente alla IFIL, quella che fu di Umberto Agnelli), potrebbe essere tentato di riavvicinarsi, in alleanza con Marchionne (il “borghese buono” di Bertinotti), al duo Bazoli-Salza. Per il momento, sono illazioni; vedremo il seguito.

La conclusione che si impone è che, come del resto era già chiaro da tempo, il predominio finanziario (sulle grandi imprese industriali in netta crisi o in ogni caso prive di vere strategie di lunga lena) è divenuto ancora più netto, pur se non siamo a quella dittatura finanziaria di cui ho sopra parlato (ma solo perché un’altra parte del capitale finanziario, Capitalia-Mediobanca-Generali, non è ancora stata sottomessa alla potestà di Bazoli). Sempre di finanza (dominante) si sta comunque parlando. Ma il predominio crescente di quest’ultima in un paese come il nostro indica la sua ormai sempre più netta dipendenza da quella USA, una finanza che, in quel paese (il dominante centrale), è al servizio degli interessi nazionali strategici globali; e non certo solo finanziari, ma di egemonia industriale, scientifico-tecnica, politico-militare.

Chi non sa vedere oltre il palcoscenico della politica spicciola (televisiva), non capisce che l’amerikano Berlusconi non garantiva la subordinazione dell’Italia così bene come può fare il capitale finanziario che, in questo momento, tenta di blindare il Governo Prodi per devastare meglio il paese al servizio degli USA, prendendosi congrue cointeressenze; destinando però il paese ad essere sfruttato fino all’osso nel più breve tempo possibile (tanto la finanza è veramente internazionalista; altro che il “proletariato”). Draghi (ex vicepresidente della Goldman Sachs, una delle punte d’attacco della finanza americana) è il garante degli USA, in Italia, di questa operazione. Ancora una volta, il superficiale osservatore della politica – la famosa “ggente”, di cui il ceto medio-intellettualoide diessino (con certi “comunisti” di riporto) è il paradigmatico rappresentante – può essere ingannato dal fatto che il Governatore della Banca d’Italia sia soddisfatto di un’operazione apparentemente nazionalistica, che crea un colosso italiano difficilmente scalabile. Ma non c’è bisogno di scalarlo; esso è funzionale, nella sua opera di “sfruttamento” delle risorse finanziarie italiane, ai disegni strategici degli USA che mirano a fare dell’Italia la vera testa di ponte (perfino più fedele dell’Inghilterra) per annettere l’Europa a loro carro nella competizione globale che comincia a “mordere” il loro predominio con l’ascesa di altre potenze ad est. L’impedimento alla scalata per il nuovo colosso finanziario vale semmai per altri settori della finanza a cui saltasse in testa il grillo di fare concorrenza ai dominanti USA.

Un’altra “piccola” notizia, molto meno importante, ma significativa come indizio. La nuova merchant bank governativa ha convinto (con opportune telefonate, ovviamente non intercettate o comunque non pubblicate) la Carlyle (americana) e la nostra Finmeccanica (pubblica) a cedere i motori della Avio a fondi “amici” rappresentati dalla Cinven (fondo europeo di private equity). Riporto, per curiosità, il comunicato asettico dell’accordo:

“In data odierna (7 agosto), The Carlyle Group ha sottoscritto insieme a Finmeccanica un contratto per la vendita di Avio S.p.A., azienda italiana tra i leader mondiali nel campo della propulsione aerospaziale e navale, a fondi gestiti da Cinven Ltd. The Carlyle Group e Finmeccanica hanno ceduto le rispettive quote del 70% e del 30% in un’operazione il cui valore complessivo è pari a € 2,57mld. Finmeccanica, inoltre, si è impegnata a reinvestire in Avio S.p.A. fino ad una quota pari al 30%. Nell’ambito della transazione, Mediobanca ha svolto il ruolo di co-advisor di The Carlyle Group e Finmeccanica”.

 

Del resto Cossiga – che, lo ribadisco, non è pazzo per nulla – in visita a Tel Aviv per portare solidarietà al Governo israeliano, ad esponenti di quest’ultimo ha riferito, in presenza di giornalisti che hanno pubblicato (senza alcuna smentita) le sue frasi, di aver parlato con amici del Governo americano, che gli hanno detto di non preoccuparsi minimamente per le posizioni pubblicamente espresse da D’Alema, poiché quest’ultimo li ha avvertiti che le deve dire per rabbonire i “radicali” che ci sono nella maggioranza. Ed io affermo con convinzione: credo a Cossiga ed anzi ero convinto di quello che lui ha riferito già da un bel po’ di tempo; è come se avessi sentito di persona le telefonate dell’infido “baffetto” ai suoi colleghi americani. Non ha cambiato affatto atteggiamento rispetto al 1999, quando andò in guerra al servizio di Clinton. I veri pericolosi filoamericani (e filosionisti) – pericolosi perché più coperti, mentitori, “striscianti lungo i muri”, come ci si deve attendere da chi rinnega il suo passato un minuto dopo il crollo del “socialismo” nel 1989 – sono gli attuali governanti e in particolare, appunto, i rinnegati del PCI-PDS-DS.

Per ultimo, il patetico atteggiamento dei sindacati di fronte alla fusione bancaria di cui sopra. Essi hanno espresso vivo apprezzamento, solo avvertendo che non ci debbono essere riduzioni di personale. Questa è la più bella dimostrazione di che cosa è diventata la tanto amata (solo dai “comunisti” un po’ “andanti”) la contraddizione capitale/lavoro, ormai gestita – e non riesce da decenni ad essere gestita diversamente – da apparati di Stato quali sono i sindacati attuali nei paesi a capitalismo avanzato, nei paesi non più a capitalismo borghese. Le presunte organizzazioni dei lavoratori (solo quelli salariati, e per di più dei lavori prevalentemente esecutivi, come se tutti gli altri non lavorassero affatto) sono associazioni corporative che difendono i loro iscritti affinché non perdano posizioni nella distribuzione del reddito e nelle condizioni di vita; nulla più che questo. E’ ovvio che se non attuano questa difesa, perdono gli adepti e i dirigenti sindacali restano senza truppe, quindi senza potere. Per il resto, simili associazioni – ai fini di strategie veramente vantaggiose per un intero paese, tali da renderlo indipendente e non invece subordinato agli interessi di gruppi dominanti stranieri (soprattutto statunitensi, appunto), ecc. – non servono assolutamente a nulla; sono anzi ormai deleterie e fonte di uno sbriciolamento sociale, con possibile scontro e avversione tra i vari spezzoni che compongono una società capitalistica avanzata, in grado di favorire i disegni di tali gruppi dominanti. E i loro rappresentati sono fra gli strati popolari più incolti, quelli che al 99% seguono gli orrendi talk show televisivi e gli spettacoli più degradanti dell’odierna demenza massmediatica. Altro che “innata” coscienza di classe, del tutto immaginaria sia in sé che per sé.

In ogni caso, per fortuna, non si è ancora saldata una dittatura finanziaria compatta. Permangono varie contraddizioni, anche all’interno del cosiddetto piccolo establishment – quello del patto di sindacato della RCS, quello dominante e che sembrava aver messo a segno colpi unitari durante la crisi legata ai crac Cirio e Parmalat, al risiko bancario (pro e contro Fazio, “furbetti del quartierino”, ecc.). Oggi siamo ai contrasti interni, non però ancora della massima virulenza. Teniamo inoltre presente che, quanto più dura un Governo come quello di Prodi, la situazione marcirà fino al punto di non ritorno, fino alla totale subordinazione agli USA, quella più pericolosa, vile e infame, mascherata da “europeismo” (cioè favorevole alla subordinazione dell’intera Europa). Non c’è più affatto molto tempo; e certamente non mi auguro per nulla che tornino “gli altri”; più smaccati e, a loro modo, sinceri, ma altrettanto favorevoli al servaggio d’Italia e dell’Europa. Una situazione difficile, complicatissima, ma anche perché i “comunisti” hanno fatto una fine indegna: rinnegati o stupidi, incapaci di analisi, tutti presi dall’avanspettacolo odierno, senza vedere i registi, gli scenografi, e tutto il personale che trama silenziosamente dietro le quinte.

 

25 agosto

 

PS Allego la telefonata (cordiale) tra Bush e Prodi

 

Dal sito www.governo.it

 

giovedì 24 agosto 2006

M.O.: colloquio telefonico Prodi – Bush

Il Presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha avuto oggi un’amichevole conversazione telefonica con il Presidente degli Stati Uniti, George W. Bush. Al centro del lungo colloquio vi è stato il dispiegamento della Forza di pace dell’ONU e più in generale la situazione nella regione. Il Presidente Bush ha ripetuto il suo vivo apprezzamento per la forte leadership espressa dall’Italia in queste settimane, che, tra l’altro, ha reso possibile la convocazione della riunione straordinaria dei Ministri degli Esteri europei fissata domani a Bruxelles con la partecipazione del Segretario Generale dell’ONU, Kofi Annan. Il Presidente del Consiglio ha riconfermato la disponibilità italiana ad assumere il comando dell’UNIFIL qualora richiesto dall’ONU e dalla comunità internazionale. Al riguardo il Presidente Bush ha riferito dei suoi contatti con il Segretario Generale dell’ONU nel corso dei quali disponibilità e leadership italiana sono state commentate molto positivamente. Sia il Presidente Prodi che il Presidente Bush hanno confermato la loro determinazione a continuare a lavorare insieme per il successo della missione UNIFIL. Il Presidente degli Stati Uniti ha, tra l’altro, assicurato la continuazione dell’impegno statunitense per acquisire ulteriori contributi di truppe alla missione UNIFIL. I due leader hanno anche discusso dei più ampi temi regionali soffermandosi in particolare sulla Siria, evidenziando la necessità di un ruolo costruttivo di Damasco che favorisca la stabilità regionale. Essi hanno anche convenuto sulla necessità di affrontare il problema palestinese che resta centrale per pervenire a una pacificazione complessiva dell’area. Infine i due leader hanno scambiato alcune valutazione sul dossier nucleare iraniano e concordato di tenersi in stretto contatto sui futuri seguiti.

 

 

 

 La Mediobanca si è in ogni caso limitata al ruolo di mediatrice, mentre il ruolo propulsivo l’ha svolto il Governo, in accordo con la Cinven; il tutto fa quindi parte delle varie trame che stanno eseguendo i governanti attuali (veri sinistri nel cupo significato di questo termine), in quanto mano politica di precisi gruppi di potere economico, sia italiani che europei, ormai costretti al gioco dei dominanti centrali.

Un piccolo Flash

 L’on. Marco Rizzo, specializzando in sionismo, ha acceso una piccola polemica con il suo più acculturato segretario Oliviero Diliberto, affermando che il segretario dell’Ucoii, Hamza Piccardo, aveva espresso la volontà di essere candidato per il Pcdi alle politiche, per giunta in una posizione di rilievo, ma lui non lo ha mai incontrato. Che orrore compagno Rizzo! Un antisionista nel tuo partito, meglio qualche nipotino di Teodoro Herzl, magari che so, Gad Lerner per esempio (dati i trascorsi, tra rinnegati ci si intende sempre meglio). Per la verità sono rimasto deluso perché mi aspettavo da Diliberto una rampogna molto più pungente verso testa pelata. Il segretario del Pcdi si è limitato a smentire l’on. Rizzo, sostenendo che in realtà l’Ucoii aveva semplicemente manifestato la volontà di orientare i voti dei propri aderenti a favore del Pdci. Per onore di cronaca Diliberto dice anche che, pur non apprezzando il paragone Nazismo-Sionismo, continuerà ad avere rapporti con l’Ucoii. Bèh, sempre meglio che niente, non si può pretendere tutto, soprattutto che la sinistra torni a ragionare seriamente sulle questioni politiche. Eppure in questi momenti, mi viene da citare il Carlo Marx de La Questione Ebraica: “L’emancipazione sociale dell’ebreo è l’emancipazione della società dal giudaismo”. Come ci siamo allontanati cari compagni…

IL SIONISMO DI SINISTRA (Appendice di G. La Grassa)

Certo che a Marco D’Eramo, il quale scrive un articolo sul Manifesto del 22.8.06 dal titolo Alzheimer storico, non si possono dare tutti i torti ed, infatti, gli diamo una ragione, ma una soltanto. Effettivamente la storia non si ripete mai, se non come farsa. Da questo presupposto emerge che nessuna fase storica è uguale ad un’altra,  tuttavia per giustificare l’inopportunità del paragone tra genocidio nazista e genocidio israeliano D’Eramo usa un argomento da amico del popolo, un giro di parole vacuo quanto tautologico (un po’ specioso?) intorno alla questione israelo-palestinese, che serve solo a disseccare l’organismo lasciando in evidenza la pelle. D’Eramo dice: “Tali corbellerie può dirle solo chi nelle cicatrici (non solo morali) dei propri genitori non ha vissuto il passaggio delle armate naziste”(cioè si riferisce al paragone Nazisti-Israeliani). Allora la domanda mi sorge spontanea, ma lui ha visto che cosa determina il passaggio delle armate israeliane? Qui ci possono tornare utili i numeri dati dall’Ucoii sui morti e sulla quantità di stragi compiute da Israele. Non ci sono campi di concentramento o camere a gas dove “stabulare” il popolo palestinese ma la stabulazione che avviene nei campi profughi, con le provocazioni quotidiane sui confini, la morte di stenti che si patisce in tali luoghi, sono così distanti dalla brutalità di un lager? E’ qual è la finalità di questo accerchiamento dei palestinesi se non la volontà palese di annientare l’ex padrone di casa che vanta i suoi diritti millenari sulla proprietà del suolo e che non vuole rassegnarsi all’”usucapione” che gli israeliani dicono di aver maturato? Sui campi profughi palestinesi non apparirà mai la scritta Arbeith macht frei, questa sarebbe una provocazione troppo spinta che nemmeno il genio criminale di un Goebbels potrebbe rovesciare, dato che i palestinesi muoiono anche a causa dell’assenza di lavoro, delle terre che non possono coltivare perché aride, mentre il più potente vicino si è appropriato della parte migliore. Israele conquista, non con i bliztkrieg, ma con operazioni militari a spizzico che partono da lunghe provocazioni contro i popoli confinanti e giungono alle escalations di violenza che abbiamo visto in questi giorni in Libano. O davvero D’Eramo crede che hanno iniziato gli Hezbollah con il rapimento dei soldati sionisti? Non è più facile che gli Hezbollah si siano incazzati per i tetti delle case scoperchiati dagli aerei militari israeliani che s’avvicinavano al muro del suono per creare angoscia sul popolo libanese, come ben riportato dai rapporti degli ispettori dell’ONU? Gli stessi rapporti, per tre anni e più, hanno continuato a segnalare le provocazioni israeliane, i droni che spiavano il vicino giorno e notte, gli sconfinamenti periodici per tentare di “azzoppare” qualche guerrigliero libanese. In Palestina è ancora peggio e D’Eramo lo sa bene. A questo punto si può continuare a fare giri di parole ma molto più onesto sarebbe dire “io sono Israeliano”. In questa fazione D’Eramo troverà tanti amici, quasi tutti. Noi invece, pur non essendo libanesi o palestinesi, stiamo con la loro giusta lotta di resistenza. 

GIANFRANCO LA GRASSA

Credo sia sbagliato opporre il vomito alle affermazioni di D’Eramo. In effetti, penso si possa ammettere la differenza tra Israele e Germania nazista. Non credo ad es. che ci siano nel primo paese forni crematori né campi di sterminio del genere di Dachau, Auschwitz, ecc. Nemmeno credo che si trovino tappeti fatti con i capelli di arabi uccisi, paralumi fatti con la loro pelle, fosfati tricalcici (concimi) ottenuti con le loro ossa, il sapone, ecc. L’odio per i massacratori non deve far giungere all’assurdo. Ritengo però che l’Ucoii (islamici) abbia fatto altri paragoni; sbaglierò, ma mi sembra che nella pagina a pagamento sono stati paragonati certi massacri compiuti dagli ebrei di oggi a quelli tedeschi di Marzabotto o delle Fosse Ardeatine di allora; il che è corretto checché ne pensi D’Eramo. In questo caso, l’Alzheimer non c’entra per nulla. Certi metodi di guerra fondati sul "bombardamento a tappeto" di popolazioni civili, sul fare terra bruciata incendiando paesi e distruggendo case, certe rappresaglie indiscriminate (come quelle contro i palestinesi, che si contano ormai a centinaia), sono state tipiche della guerra di allora (non solo da parte nazista per la verità). Certi assassinii premeditati, alcuni compiuti dal Mossad, sono simili, ad es. (ma è solo uno dei tanti possibili esempi), a quello dei fratelli Rosselli da parte dei fascisti. E si potrebbe continuare.

Comunque, eviterei di porre solo il problema morale e l’indignazione per i deboli che soccombono per mano dei più forti. E’ indispensabile odiare, ma è anche importante schierarsi in base agli obiettivi strategici che uno crede debbano essere perseguiti in quella data fase storica; per esempio io sono convinto che si debba oggi indebolire l’egemonia, troppo accentuata, degli USA nel mondo; e Israele è sicuramente una pedina rilevante nel gioco egemonico statunitense; ergo…..

Quindi odiamo, ma anche analizziamo e non solo vomitiamo, altrimenti saremo tanto "buoni" e "giusti" ma otterremo sempre molto poco.

ALLARMI SIAM SINISTRI, terror dei professionisti!

(di G. La Grassa)

Con questo caldo mi limiterò alle solite “toccate e fuga”, che comunque sono significative nel dimostrare il crescente merdaio in cui stiamo sprofondando.

 

Intanto il fratello del “Massimo” (Cac-ciari) ha deciso di rimanere a godersi gli emolumenti del deputato. Ha dichiarato che è soddisfatto perché “la Camera ha riconosciuto il suo dissenso”, dato che, com’è prassi del tutto normale, ha respinto le sue dimissioni. Non avevo alcun dubbio su come sarebbe finita la vicenda, pur se non ho voluto anticipare previsioni sul comportamento di questo “eroe dei nostri tempi” per non parere sempre ipercritico e diffidente. Comunque non ho dubbi sul tipo di opinione che avranno le (poche) persone di “sinistra” ancora dotate di cervello e di un minimo di pulizia morale.

 

 Essendo ormai netta la mia avversione per questo regime “democratico”, non metto in discussione il problema se il Presidente del Senato dovesse o meno entrare nel computo del numero legale dei presenti sulla prima delle due fiducie chieste in merito al rifinanziamento della missione afgana; non me ne può fregare di meno. Rilevo soltanto che si è ormai costantemente in bilico in ogni decisione. Ritengo invece incredibile la dichiarazione di Dini di 3-4 giorni fa, riportata da tutti i TG, secondo cui l’aver posto la fiducia (per ben due volte, il che fa ormai 6-7 dall’inizio della legislatura) è la “migliore dimostrazione della compattezza della maggioranza”. Orwell era un vero dilettante nel suo 1984! Questa “sinistra” sta inventando un linguaggio di per(in)versione della verità che attinge livelli assoluti ed è però anche massimamente stupido.

 

Mi ricordo quando i miei “amici di sinistra” recitavano la parte degli scandalizzati di fronte alle fesserie che sparava Berlusconi; era tutto un “ma cosa mai diranno all’estero di noi”, “mi vergogno di essere italiano”, ecc. (gli stranieri non possono proprio dire nulla perché solo chi è di un provincialismo totale non sa delle idiozie che escono dalle bocche dei loro governanti). Comunque, pochi giorni fa l’untuoso Premier attuale ha affermato che l’essere continuamente a rischio al Senato lo “eccita”, gli “sembra molto sexy”. Di questa frase, io non mi vergogno perché ho sempre ritenuto questo “bel tomo” assai poco intelligente; e quindi mi diverto ogni giorno di più. I suoi fan, però, quelli che lo hanno votato (alle primarie e poi alle elezioni), dovrebbero avvertire almeno un po’ di arrossamento del volto; naturalmente, lo dico per pura retorica, perché la “gente di sinistra” è esattamente come i “comunisti” di un tempo, che credevano ciecamente e prontamente ad ogni sciocchezza detta, o anche a ogni mascalzonata commessa, dai dirigenti del “loro partito”. Anche il più intelligente e onesto, quando diventa puro tifoso, perde le sue positive caratteristiche.

 

Per il momento, sembra che il signor V. (come viceministro) sia stato scornato nel suo tentativo di sostituire l’intero comando regionale (lombardo) della Guardia di Finanza, primo passo per tentare di impadronirsi del totale controllo di questo corpo dello Stato. Un altro passo falso – sempre per il momento – di questo Governo di sciamannati. Se a questo aggiungiamo la devastazione del Sismi, per i soliti motivi di sostituzione del suo vertice con propri fedelissimi, con riflessi che potrebbero rivelarsi estremamente pericolosi in tempi brevi, abbiamo un ulteriore “quadretto” della governativa Armata Brancaleone. Anzi aggiungiamoci pure un Ministro (Di Pietro) che si autosospende – ma senza dimettersi – e va fuori del Parlamento con megafono, assieme ai suoi seguaci, per “urlare” contro la sua stessa parte politica; uno spettacolo di una comicità unica (si fa per dire!).

 

Il decreto Bersani si dimostra ogni giorno di più uno strumento dei dominanti per il loro divide et impera: lavoro dipendente (presentato come “i cittadini”) contro quello autonomo (presentato come una accolita di malfattori). Vengono colpiti settori di ceto medio, alcuni mediamente ricchi (notai, avvocati, farmacisti, commercialisti, ma non certo tutti in blocco), altri meno (taxisti, panettieri). In ogni caso, i dominanti non stanno in questi ceti; stanno fra quelli che possiedono Il Corriere e che l’8 marzo, all’unisono, hanno dichiarato il loro appoggio elettorale al centrosinistra tramite il noto “editto Mieli”. Questi non sono per nulla attaccati e messi in difficoltà; anzi alcuni fra loro sono “borghesi buoni” secondo la definizione del fu “subcomandante Faustos”. Per nostra fortuna, stanno entrando in lite. Per il momento Tronchetti fa il “prode Anselmo” contro De Benedetti (con il “volare” di querele e controquerele); Profumo (Unicredit) tenta di circuire Capitalia (verso cui si manifesta anche la simpatia di un Veltroni) per opporsi a Bazoli (Intesa) vero supporter di Prodi. Bene, molto bene: speriamo che si azzannino sempre più in profondità.

Tornando al suddetto decreto, una delle sue migliori trovate – che sta mettendo in moto anche i commercialisti (centomila) – è quella di stabilire che, a partire da una certa data, bisognerà pagare le parcelle sopra i 100 euro tramite assegno, bonifico, bancomat o carta di credito; tutti mezzi di cui credo ogni “cittadino” (non deficiente) conosce i costi. Si ingrasseranno gli istituti bancari, nei cui Consigli di Amministrazione siedono i veri dominanti. Per il resto, chi non è tanto “di sinistra” (cioè tanto coglione) da voler “farsi del male” per sostenere il “suo” Governo si metterà d’accordo per pagare in contanti, con un qualche sconto, senza pretendere fatturazione o almeno con fatturazione ridotta. Proprio oggi leggo un articolo di Francesco Forte, che è stato fra i buoni professori di Scienza delle Finanze (certo migliore di un Visco), in cui si mette in luce la devastante inettitudine dell’appena nominato e soprattutto di questo Bersani, “sano emiliano” dalla bella faccia larga e dalla parlata un po’ “grassa” (e simpatica), ma che ne sta combinando “quante Bertoldo in Francia”. Siamo in mano a dei veri irresponsabili, in tutti i sensi. Almeno apparentemente, poiché mi permetto di nutrire il sospetto che si stiano facendo gli interessi di “qualcuno” fra i veri dominanti (finanziari).

 

Non parliamo della politica estera, dove l’ipocrisia e il linguaggio post-orwelliano dominano incontrastati. La destra è di una ferocia filoamericana e sionista cupa, ottusa, invasata, da “dottor Stranamore”; però, bisogna riconoscerlo, è sincera e scoperta nella sua partigianeria gretta e monocorde. La sinistra è invece grigia, quasi bonaria, assopisce e smussa ogni contrasto ormai irrevocabile e incomponibile. Israele, che massacra i palestinesi da anni, sarebbe stata aggredita dagli Hezbollah; ma ha reagito male, un po’ scompostamente, in modo troppo evidente e senza tante chiacchiere. Ci sono (fino ad ieri e “ufficialmente”) 600 morti in Libano (al 95% civili) e 50 in Israele (più della metà soldati invasori). Tuttavia, sono tutti preoccupati, anche a sinistra, per la pioggia di razzi su Haifa e dintorni; razzi imprecisi, senza guida, che fanno tanto rumore e pochi danni. Sarebbe come se, nella seconda guerra mondiale, fosse stato considerato un pericolo insostenibile il famoso “Pippo”, aereo isolato che buttava una bomba di notte a casaccio; mentre si fosse sospirato di sollievo all’arrivo delle centinaia di “fortezze volanti” che spianavano le città (come a Dresda) con bombardamenti a tappeto. 

 Il Governo italiano si è detto disponibile a guidare una forza di interposizione dell’ONU, che avrebbe il compito di disarmare gli Hezbollah onde consentire ad Israele di dominare nella regione quale gendarme degli USA, uccidendo impunemente i palestinesi, incarcerando i deputati di Hamas regolarmente eletti per favorire invece il Quisling Abu Mazen, uno dei tanti traditori del proprio popolo che nella storia si trovano sempre. Come sempre si trova, nella storia degli ultimi 150 anni, una sinistra del tipo delle socialdemocrazie del 1914 o di quella tedesca della Repubblica di Weimar. Perché è una sinistra della stessa pasta quella che consente a questo Governo di tradire ogni minima decenza; e con una vaselinosa ipocrisia di fronte alla quale quella democristiana di un tempo diventa fulgido esempio di sincerità cristallina.

 

Quelli che – qualcuno in buona fede, i più perché ormai marci e corrotti dalle prebende dei dominanti (anche del tipo dei 18000 euro mensili dei parlamentari) – continuano a tenere in piedi questo Governo, sostenendo che è il meno peggio, lavorano per soluzioni estremamente gravi e pericolose in tempi nemmeno troppo lunghi. Credo mi si riconoscerà di avere previsto l’inconsistenza e inettitudine della sinistra, che avrebbe fatto quasi peggio degli altri una volta al Governo. Tuttavia, “questi qui” hanno largamente superato le mie “più rosee aspettative”; stanno preparando un disastro, soprattutto (ma non solo) politico, di proporzioni considerevoli se non immani. Delle soluzioni che si prospettano – tutte dannosissime per la stragrande maggioranza della popolazione – bisognerà però parlare con più calma e quindi rinvio al futuro; un po’ di tempo per discuterne c’è ancora. Intanto, per “stare allegri”, consiglio di leggere le previsioni circa l’andamento (scadente) dell’economia statunitense, che inciderà sulle prospettive tedesche (per il momento ancora “in leggero rosa”) e, moltiplicando almeno per tre, sulle nostre (già in grigio). 

Tanti auguri per le vacanze

 

 30 luglio   

LA MAGGIORANZA SEXY

 

A volte ci si chiede come certi uomini possano arrivare così in alto nella gestione degli affari pubblici. Si parla tanto della politica ridotta a kermesse televisiva e mediatica, ma alla fine ha vinto (anche se per uno 0,6%) uno dei personaggi meno comunicativi, con un fare pretesco ed una speciosa retorica da “volemose bene”, che ricorda tutta la pusillanimità di un Don Abbondio (tralasciamo i torbidi episodi del passato dove Prodi ha fatto anche il medium a latere nell’affaire moro). Guardando Prodi non si riesce proprio ad evitare la tentazione di girargli intorno per capire chi è il suo ventriloquo, chi gli suggerisce le parole da proferire e gli indica la via da seguire. Ormai sappiamo tutti che il primo sponsor di Prodi è Nanni Bazoli, Presidente di Banca Intesa, l’uomo che attraverso il controllo di banche, assicurazioni, e varie partecipazioni azionarie (nonché quella più importante, il 4,79% in Rcs che con l’eventuale, ma ancora lontana, acquisition di Capitalia potrebbe arrivare al 7%), fa il bello e il cattivo tempo nella finanza italiana. Gli squali della finanza di sinistra sono tutti attivissimi, un altro che potrebbe farne le spese è Tronchetti-Provera il quale sta subendo un attacco all’ultimo sangue da De Benedetti che vuole riprendersi Telecom umiliando quanto più possibile l’avversario di sempre (lotta tra “piccoli titani” che danneggiano comunque il sistema-paese).

L’intreccio affari-politica (l’ordine dei termini non è casuale) è tipico di una fase in cui le poche possibilità di sviluppo di un paese accelerano la volatilità finanziaria e speculativa. La Politica, nella ricorsività di tali fasi, è asservita agli interessi predominanti finanziari(soprattutto nei paesi semicentrali) poiché solo legandosi a essa questa casta burocratica può sperare di sopravvivere e di ricevere maggiori ricompense (in termini sociali, come si può ben vedere, le ricadute sono invece disastrose e da stagnazione economica e culturale).

Il problema più grosso è che la finanza italiana, a sua volta, è fortemente asservita a quella statunitense per cui da essa, nonché dai politici che si fanno portavoce di questi interessi, non verrà mai nessuno scatto d’orgoglio antiyankee. Ciò non significa essere antiamericani per partito preso quanto, piuttosto, non rinunciare mai alla possibilità di una maggiore autonomia d’azione (l’indipendenza per ora è impensabile) al fine di ridare a questo paese qualche speranza per il futuro (e siamo comunque sul lungo periodo!). Certo è che Prodi ha pochi amici potenti (anche se contano molto) e molte serpi in seno che covano la fine del suo governo. Paradossalmente sono meno infidi i destri per il professore, totalmente incapaci di fare un’opposizione degna di tale nome, che gli incensatori malfidati della maggioranza che lo sostiene. Ds e Margherita già tramano alle sue spalle e le parole di Marini e di Napolitano sono tutto un programma. I due presidentissimi hanno capito che i numeri li condannano per cui o si pensa davvero ad una Grosse Koalition (che implica necessariamente il defenestramento di Prodi), oppure si attiva una campagna acquisti con i “controfiocchi” (tirando nella maggioranza di governo Follini, Tabacci ed altri tirapiedi di centro). Il problema in questo caso sarebbero Rifondazione, Verdi e PDCI che, nonostante tutta la fantasia semantica a disposizione, difficilmente potrebbero inventarsi un’altra “riduzione del danno” per restare agganciati alle poltrone.

Da questi scenari si comprende quanto la situazione sia davvero ingarbugliata. Il centro-sinistra sta prendendo tutto ciò che può, rimuove chi non gli è gradito o chi si mette di traverso nel suo tentativo di creare un nuovo regime. Così si sta procedendo alla rimozione forzata dei managers delle imprese pubbliche strategiche (cosa legittima con il cambiare dei governi, un po’ meno se l’obiettivo reale è quello di smantellare per vendere agli amici degli amici o per creare un ceto clientelare di amministratori ossequianti, nella fattispecie ciò che accadrà con lo smembramento della rete distributiva energetica). Potremmo fare riferimento a qualche altro episodio più losco come la rimozione dei vertici delle fiamme gialle a Milano,  per intenderci quelli che stavano indagando sulle scalate Unipol-BPI a BNL-Antonveneta, saranno solo coincidenze come dice l’impavido sottosegretario Visco?

Proprio su BNL c’era un articolo del Sole di ieri secondo il quale la BNL di Abete avrebbe cancellato il suo credito verso l’Iraq, grazie all’acquisto dei suoi titoli da parte di banche americane come Citibank e JP Morgan. Ma perché banche americane hanno acquistato tali titoli? In realtà, si sta risarcendo qualche sottoscrittore codino di guerre imperialistiche e cancellando le tracce di uno scandalo che viene da lontano (anni ’80) riguardante i finanziamenti occidentali al Presidente irakeno Saddam Hussein . Ecco come avveniva il finanziamento del tremendo dittatore Hussein (che, evidentemente, all’epoca della guerra Iran-Irak era ottimo amico degli americani): “In taluni casi la Central Bank of Iraq emetteva lettere di credito a favore di industria Usa ed europee, che la Bnl di Atlanta confermava, pagando le aziende e iscrivendo a bilancio un credito verso la banca centrale irachena. In altri casi il denaro era accreditato da Atlanta su conti della banca centrale irachena presso altre banche, che a loro volta pagavano le aziende esportatrici. In altri ancora, da Atlanta i soldi finivano direttamente nelle casse irachene su richiesta del ministero della Produzione militare”. Era con questo sistema che l’Iraq acquistava le armi necessarie a combattere i khomeinisti iraniani.

Di casi come questo ce ne sono a bizzeffe e molti amici di un tempo possono diventare nemici in altre fasi storiche. Oggi l’Italia sta per farsi trascinare in un altro conflitto, quello israelo-libanese, al servizio di un governo criminale che non è nemmeno nella Nato (per cui non si capisce perché dovremmo mandare i nostri soldati a purificare il Libano dagli Hezbollah). La nostra politica estera, grazie ad un servo di prim’ordine come il ministro D’Alema, è solo un riaggiustamento continuo di tiro su questioni internazionali in base ai diktat che vengono d’oltreatlantico.

Insomma che i nostri governanti stiano attenti, se non fanno bene il loro mestiere, se la loro volontà di “irreggimentazione” dell’Italia dovesse non andare per il verso giusto, qualcun altro (abituato ai golpe seri) potrebbe finire il lavoro meglio di loro.

Se questo è sexy i sinistri sono davvero dei masochisti pervertiti.

 

 

IN RICORDO DI CHARLES BETTELHEIM

( di Gianfranco La Grassa)

 

Il 20 luglio è morto a Parigi Charles Bettelheim. Era del 1913, e negli ultimi due mesi stava molto, molto male; per cui la notizia del suo decesso non mi è giunta inaspettata, e tuttavia non mi ha colpito di meno né meno in profondità. Non solo per motivi di vero affetto personale, ma  anche per lo struggimento e la malinconia della fine di un’epoca. Con Bettelheim si può veramente dire che è morto l’ultimo grande pensatore marxista del ‘900 (e quindi del marxismo tout court, secondo la mia opinione). Ufficialmente era catalogato quale economista, ma il suo pensiero non può affatto essere confinato entro ambiti così angusti; egli fu inoltre esponente di primissimo piano di un marxismo fortemente critico e in fase di impetuoso ripensamento e sviluppo come quello althusseriano, nel cui ambito conservò sempre una impronta tutta propria e originale.

Unì l’attività teorica a quella eminentemente pratica poiché fu consulente per i problemi delle economie pianificate in URSS come in India, Algeria, Egitto, Cuba e in non ricordo ora quanti altri paesi. Un personaggio di primissimo piano, quindi, in rapporti diretti, spesso di vera amicizia, con i principali dirigenti del movimento comunista internazionale e degli Stati del “socialismo reale”; e così pure con quelli dei paesi in via di sviluppo nel periodo d’oro della conquista della loro indipendenza (si pensi a Nehru, a Ben Bella, a Nasser, a Fidel e al Che, e a tanti altri).

Negli ultimi anni aveva modificato profondamente le sue posizioni senza abbandonare i propri ideali di fondo; ed è rimasto fino all’ultimo estremamente lucido, seguendo i vari avvenimenti politici ed economici del suo paese e quelli internazionali. Malgrado l’importanza della sua opera teorica e pratica, e delle relazioni intrattenute, è sempre stato personaggio schivo, quasi timido, di una assoluta modestia che metteva a suo agio qualsiasi interlocutore; curioso di ogni novità e di una cultura, non semplicemente scientifica, di rara ampiezza. Insomma, un vero grande Maestro.

Il suo pensiero era di un rigore eccezionale; non consentiva, né a se stesso né ai suoi allievi, svolazzi e fantasie, ogni passo era controllato. Era come un ottimo capitano marittimo che, man mano che la sua nave si avvicina a riva, fa lanciare regolarmente e frequentemente lo scandaglio onde evitare di restare incagliato. Come ha scritto su Le Monde il suo principale allievo, Bernard Chavance, malgrado la sua fragile salute, era di una tenacia incredibile, di una forza di volontà sempre tesa all’estremo limite. Aveva un senso preciso del suo dovere di pensatore e di esperto d’eccezione. Purtroppo, nemmeno lui ha potuto sconfiggere i limiti dell’età ormai molto avanzata, e non è riuscito a terminare quell’autobiografia teorica cui teneva moltissimo e che avrebbe costituito una notevolissima eredità culturale. E’ da augurarsi che i suoi allievi riescano a raccogliere l’enorme mole di lavoro che comunque aveva già svolto, e siano così in grado di consegnarci almeno in parte i passaggi fondamentali della sua pluridecennale riflessione teorica, che rappresenterebbe sicuramente una miniera da cui estrarre molto materiale prezioso.

Nel 2005, la collana althusseriana, diretta da Maria Turchetto presso le edizioni Mimesis, aveva ripubblicato la traduzione italiana del suo principale testo teorico (del 1969), Calcul économique et formes de propriété, edito in Francia dalla Maspero e pubblicato per la prima volta in Italia dalla Jaca Book circa trent’anni fa. Ebbi l’onore di scrivere la prefazione a questa nuova edizione; e in essa credo di aver indicato, con sufficiente chiarezza, i principali temi teorici affrontati dall’autore. Mi esimo quindi dal riproporli. Voglio invece piangerlo come Uomo e come, appunto, Maestro di tutti quei marxisti che non si sono appiattiti sulla stereotipata riproposizione di un marxismo scolastico, sterile, incapace di qualsiasi analisi relativa al mondo contemporaneo.

Solo una lettura superficiale dei testi bettelheimiani, una lettura che si fermi alla forma di espressione, può credere che il “suo tempo” è ormai irrimediabilmente passato. Invece io invito – e in un certo senso sfido – i più giovani, quelli che non sono stati irretiti da “cattivi maestrucoli” di un marxismo economicistico, rozzo, catechistico (ma per fortuna questi sono mosche bianche), a rileggere Bettelheim con spirito aperto, innovativo, scevro da ogni dottrinarismo; e allora avranno la piacevole sorpresa di incontrare un pensiero stimolante perché fortemente critico di ogni schema precostituito, un pensiero che ad ogni pagina scava in se stesso oltre che in quello dei classici; un pensiero che non riflette in generale su come dovrebbe essere l’uomo nuovo, ma che si arrovella sulle condizioni di possibilità di nuove strutture di rapporti sociali in cui gli individui, senza rinunciare a se stessi, si abituino a forme cooperative e di eventuale competizione non reciprocamente distruttiva, sopraffattrice. 

Bettelheim ha concluso la sua esistenza corporea, materiale; ma è morto definitivamente solo per coloro che sono già morti essi stessi, per coloro che hanno abdicato ad ogni ideale di rinnovamento sociale per godere dei vantaggi di una società sempre più aberrante, cialtronesca, verminosa e….sono a corto di termini adeguati. Piccoli uomini che per ottenere una qualche carica istituzionale, un qualche buon stipendio senza produrre nulla né faticare gran che, si prodigano per colpirsi l’un l’altro, per prostituirsi l’un l’altro, per mentire, per dir bianco il nero e viceversa. Per gli altri, Bettelheim è vivo, vivissimo; come Sweezy, come Lukàcs, come Althusser e come non so quanti altri (il nostro movimento è ricchissimo di personalità che hanno lasciato un segno profondo del loro passaggio). Ovviamente, ma credo che ognuno abbia ormai capito questo, Bettelheim e tutti i personaggi sunnominati sono assurti all’ideale Olimpo, alla cui sommità stanno i più grandi: Marx e Lenin.

 

Conegliano    26 luglio 2006

 

Nota Redazionale: Vi invitiamo a cliccare su questo link http://www.mercatiesplosivi.com/althusser/prefazbett.html.

E’ la prefazione al testo di C. Bettelheim “Calcolo economico e forme di proprietà”  (Mimesis Milano, 2005) scritta da Gianfranco La Grassa.  Si tratta di un’analisi più teorica degli importanti contributi forniti alla scienza marxista da questo eminente studioso morto il 20 luglio scorso a 92 anni.

GROSSE "SPAGHETTI" KOALITION (di G. La Grassa)

 

C.V.D. I Resistenti sul finanziamento della missione in Afghanistan hanno esaurito le loro munizioni e si sono arresi; e questo – diciamoci la verità – che venga o meno chiesta la fiducia (pur se al momento si sostiene che verrà chiesta; ma vedremo). Incuranti del ridicolo, i Resistenti usano termini inglesi (“senza adeguata exit strategy non voteremo una seconda volta”) o immagini ardite ed “esplosive” (“il nostro si è ad orolegeria”). Di fronte a personaggi di simile meschinità, è difficile decidere se ci si deve indignare o si deve provare persino un po’ di pena. Poi però, pensando che i loro “grandi ideali” di Resistenza servono per gli elettori gonzi, ma essi si guardano bene dal rischiare nuove elezioni in cui perderebbero il cadreghino da 18000 euro al mese, prevale francamente l’impulso ad inviare un bel “vaffanculo” a questi miserabili. 

 

Dove l’indignazione, e peggio, non è da porre in dubbio, è sui giochi che si vanno facendo onde mantenere in piedi un Governo eletto con 25000 voti (0,6 per mille) di maggioranza alla Camera; mentre ha avuto 400000 voti in meno al Senato, dove quello che è stato combinato all’estero per passare in maggioranza di due seggi è ormai chiaro salvo che ai cretini e ai mascalzoni.

Partiamo dal vecchio e dal nuovo Presidente della Repubblica che spingono – assieme a molte forze trasversali, fra cui si distinguono un Tremonti o un Marini – verso una “grande coalizione” con asse in FI-Margherita-DS (pur magari con la perdita di qualche pezzo), versione maleodorante e disgustosa della simile “ammucchiata” esistente in Germania, dove tuttavia una simile cloaca ha una diversa tradizione che ha consentito al cattivo odore di stemperarsi un po’ con il tempo.

Poi abbiamo quelli che pensano al passaggio dell’UDC (con l’aggiunta di qualche forzaitaliota e magari qualche aenne tipo Alemanno) alla maggioranza, tagliando (o almeno ricattando pesantemente) la cosiddetta “estrema sinistra” (estrema in cosa?). Tuttavia avremo numeri altrettanto risicati rispetto agli attuali pur con l’ammissione aperta, e non tanto difendibile, di un cambio di maggioranza. Allora si mettono all’opera i mostriciattoli ipocriti del centrosinistra. E’ partito Letta (Enrico) e si è arrivati fino a Russo Spena, quello che un tempo si travestiva ridicolmente mettendosi la Kefiah (si vedano le sue dichiarazioni sul Corriere di ieri, 25 luglio, p. 8 in basso). Basterebbe ottenere, obiettivo ormai quasi raggiunto, il passaggio di alcuni UDC (Follini e 3-4 senatori a lui fedeli) per impinguare almeno un po’ la maggioranza.

Dice l’uomo della fu Kefiah: “Non ci vedrei nulla di male se, dopo la crisi del berlusconismo, alcuni pezzi dell’opposizione che stimo [i simili si annusano, si cercano, si trovano! ndr] cercassero un diverso collocamento” [che linguaggio “dolce” per esprimere la propria svendita al fine di partecipare a qualche buon banchetto; ndr]. Credo inutile qualsiasi commento. Se un sedicente “compagno” non sente salire conati di vomito a simili parole, è ovvio che è ormai tanto degenerato che è inutile tentare di spiegargli che si è ormai trasformato in verme.

 

Per il momento,limitiamoci a rilevare questi giochetti in corso. Ci sono tuttavia alcune altre cose più rilevanti, e non è facile starci dietro. Chiederei una maggior presenza dei veri compagni in questa attività di rilevazione dei fatti degli ultimi tempi (movimenti del capitale bancario, affermazioni in sede confindustriale, incredibili rivelazioni di Cossiga di cui nessuno, né a destra né a sinistra, vuol parlare; e non certo perché “è pazzo”, no, proprio no!), che si accumulano fornendo un quadro sempre più fosco, disgustoso e anche pericoloso della situazione politica nel nostro paese. Potrà durare a lungo? Forse si, ma non sembra così facile.

 

NECROLOGIO COMUNISTA

 

Alla fine i 4 senatori ribelli di Rifondazione Comunista vengono ricondotti all’ordine come vuole il principio imperituro del centralismo democratico. Bertinotti aveva avvertito, non si può far cadere il governo sulle divergenze di politica estera. Così i 4 senatori fanno dietrofront, i “dissidenti” voteranno sì alla fiducia che il governo metterà sul rifinanziamento delle missioni di guerra. Si tratta dei senatori Malabarba, Grassi, Gianni e Turigliatto. In realtà, la questione più evidente è la crisi di Rc, un partito che aveva costruito le sue fortune su parole d’ordine poco comunistiche ma totalmente congruenti col politicamente corretto di questi tempi, vedi la nonviolenza e il pacifismo alle quali si affiancavano rivendicazioni sociali ottocentesche (quindi per nulla pericolose), senza nessuna presa di coscienza dei cambiamenti avvenuti a livello di blocchi sociali e di agenti strategici nell’ambito del modo di produzione capitalistico.

Questa carenza analitica ha dato la stura a scelte politiche “modaiole” che si sono espresse in un linguaggio da indiani metropolitani con un vocabolario “pararesistenziale” a poche voci: globalizzazione, neo-liberismo, moltitudini, imperi senza centro, movimento dei movimenti ecc. Data per scontata questa lettura dei fenomeni si sono proposte soluzioni-reazioni antitetico-speculari, accettando implicitamente il linguaggio dominante (e quindi dei dominanti) scendendo pertanto sullo stesso terreno concettuale, per cui si è parlato e si continua a farfugliare di globalizzazione (ma dal basso) contro l’anarchia immorale dei mercati o di neo-keynesismo da domanda, al fine di alleviare il disagio crescente dei lavoratori salariati (soluzioni insulse o vecchie per non modificare l’esistente). Ma non siamo nel periodo del New Deal né, tanto meno, nella fase della ricostruzione dei paesi europei dopo la seconda guerra mondiale. Il ruolo degli Stati non è lo stesso, non c’è più l’URSS e il “bipolarismo freddo” con gli USA che, piacente o meno, garantiva un equilibrio stabile tra aree del mondo rispetto all’attuale fase di squilibratissimo monocentrismo americano. Insomma non ci sono più gli spazi per scavare buche e ricoprirle al fine di stimolare la domanda.

La sinistra non si accorge (o fa finta di non accorgersi) che lo Stato non è mai stato un organo neutrale (per quanto non sia nemmeno la stanza di compensazione degli interessi di una borghesia riottosa) ma è sempre stato il luogo della coercizione e della sintesi delle istanze sistemiche. Lo Stato ha sempre fatto la sua sporca parte al fine di garantire la riproducibilità sistemica complessiva e senza di esso il sistema capitalistico non avrebbe potuto sorreggersi.

Così stanno le cose e sono tragiche per noi comunisti. Invece di parlare di tali tragedie ci crogioliamo con capriole concettuali per giustificare le guerre imperialistiche americane. Non sono capaci nemmeno di tenere fede ai proclami di cui si servono in campagna elettorale che, detto una volta per sempre, non hanno nulla a che vedere col comunismo, anche se contengono giuste istanze di progresso morale e civile (fossero davvero pacifisti fino in fondo!). “La riduzione del danno”(ennesima invocazione mistica dei pacifisti in malafede e in “Malabarba”) serve soltanto per lasciare la bandiera rossa a mezz’asta, in attesa del totale affossamento al prossimo compromesso suicida. Oggi ridurre i danni significa, per chi non vuole buttare il comunismo nel cesso, liberarsi di questa pletora di inetti e sicofanti che si fanno chiamare comunisti.

 

SINISTRO GOVERNO DI SINISTRA (di G. La Grassa)

Per quanto ne so, la maggioranza della minoranza di Rifondazione sta di fatto implorando Prodi affinché metta la fiducia sulla questione del rifinanziamento della missione in Afghanistan. Così ci si salverebbe la coscienza; non si voterebbe la missione ma si sarebbe costretti a dare la fiducia ad un Governo che il “popolo” (di “sinistra” ovviamente; cioè 25000 voti in più dell’altro) vuole che resti in carica per 5 anni. La minoranza della minoranza è invece critica verso questa posizione che giudica pericolosa ed estremistica; ormai ci si sarebbe già salvata l’anima con questa “lunga resistenza” e adesso bisogna rispettare la volontà del suddetto “popolo di sinistra”, cioè che duri indefinitamente il Governo.

In tutto questo bel dibattito, ci si scorda due piccoli fatti:

 

1) dal 4 maggio le condizioni di ingaggio dei militari in Afghanistan sono passate da peacekeeping a combat; il che significa che viene infine messa da parte l’ipocrisia che si tratti di una missione di pace e si riconosce, anche nella sostanza, che siamo in presenza di una aggressione militare.

2) nel documento per il rifinanziamento vi sono clausole per cui è possibile aumentare di 600 unità il numero delle nostre truppe laggiù; esattamente come ha fatto Zapatero che ha ritirato il contingente dall’Irak e poi, per rabbonire gli americani, ha aumentato l’impegno a Kabul. Alla fin fine, anche il nuovo Governo farebbe quello che avrebbe fatto il precedente, poiché questo aveva già deciso per la fine anno il ritiro dall’Irak e un maggior invio di truppe in Afghanistan.

 

Anche il movimento pacifista più scatenato mi sembra sorvoli su questi punti, a dimostrazione che tutti sono invischiati in un ridicolo gioco di gravi compromessi, silenzi, dimenticanze. Il problema peggiore è però un altro e mi permetterò un piccolo giro vizioso.

Nel 1915, il socialismo italiano (dopo le altre socialdemocrazie, l’anno precedente) tradì gli impegni pacifisti presi al Congresso dell’Internazionale dell’anno prima, e acconsentì all’entrata in guerra salvo, pure allora, piccole defezioni, qualche distinguo, contorcimenti vari. La scusa era quella solita: il popolo (la sua maggioranza) voleva la guerra, voleva “liberare Trento e Trieste” (malefica potenza delle menzogne ideologiche!). Dopo 600.000 morti e il resto, penso che in molti avessero cambiato idea nel 1918; ma il già fatto non si cancella.

La storia si ripete in farsa, è stato detto tante volte. Ed infatti, nel 2006, la maggioranza della metà del popolo (che ha votato a “sinistra”) vuole che un Governo etichettato come progressista duri almeno l’intera legislatura; quel che fa non importa, è sufficiente che sopravviva e impedisca che tornino “gli altri”. Ricordo quel che disse nel 1994 un personaggio odioso ma non stupido di nome Gianni Agnelli: “Se voglio che un Governo faccia i miei interessi (di destra), ho bisogno che governi la sinistra”. Perché in effetti, sotto l’etichettatura aperta di destra, certe misure non possono passare per l’opposizione di chi si dichiara “di sinistra”; appena lo fa la “sinistra”, tutto va bene, perché l’importante è che un Governo “di sinistra” continui ad esistere. Con il dpef , in autunno, ne vedremo delle migliori ancora rispetto alla farsa (tragica) dell’Afghanistan.

E’ ormai evidente che i cervelli di “sinistra” non secernono un solo milligrammo di intelligenza in più rispetto a quelli di “destra”. Prendiamo atto che perfino alcuni che ancora si dichiarano comunisti, marxisti e quant’altro – oltre ai semplici pacifisti “anime belle” – non guardano a come agisce un Governo, una certa forza politica, uno schieramento, ecc. L’importante è che sia ufficialmente di sinistra (anzi di centrosinistra, è più che sufficiente); e che usi parole “meditate” e “problematiche” per poi fare quello che vuole, cioè quello che farebbero gli altri (di centrodestra) proclamandolo a chiare lettere, rozzamente, senza infingimenti. Decisiva – per i “comunisti” dell’oggi – non è l’azione effettivamente compiuta, bensì il “tormento”, l’avvoltolarsi in fumosi discorsi che danno il classico “un colpo al cerchio e uno alla botte”. Per esempio: che schifo Berlusconi e Fini che dicono: “Stiamo con gli USA e Israele, senza se e senza ma”. Mentre invece che estasi sentire D’Alema: la colpa è senz’altro degli Hezbollah e di Hamas, troppo estremisti; Israele ha senza dubbio il diritto di difendersi dalla messa in discussione della sua esistenza. Però questo paese (“aggredito”) ha esagerato, ecceduto, un po’ come Zidane di fronte agli insulti di Materazzi.

Però, nel calcio, il primo ha avuto tre turni di squalifica e il secondo due; invece Israele ha avuto finora poco più di trenta morti (metà militari) mentre centinaia di palestinesi sono stati uccisi negli ultimissimi tempi in Palestina, e altre centinaia di libanesi (95% di civili) in questi ultimi pochi giorni. E da questa sera potrebbe iniziare l’invasione del Libano. Si, c’è un po’ di esagerazione nella risposta di Israele (e degli USA di cui esso è gendarme in Medio Oriente); mentre fanno schifo sia i discorsi di D’Alema, sia i “casi di coscienza” di coloro che parlano di comunismo, pretendono di esserne i depositari per i secoli futuri, ma si apprestano a non far cadere un Governo che sentono come “loro”. Ed è vostro infatti, siatene certi e votatelo senza far finta di tormentarvi; siete della stessa pasta, della pasta di tutti gli opportunisti, gli ipocriti, i sepolcri imbiancati di ogni tempo ed epoca. Sono sempre esistiti, voi non fate più schifo dei precedenti; anche se fra “liberare Trento e Trieste” e “non far cadere il Governo Prodi” forse c’è qualche differenza di serietà e di imbecillità.    

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