Un piccolo Flash

 L’on. Marco Rizzo, specializzando in sionismo, ha acceso una piccola polemica con il suo più acculturato segretario Oliviero Diliberto, affermando che il segretario dell’Ucoii, Hamza Piccardo, aveva espresso la volontà di essere candidato per il Pcdi alle politiche, per giunta in una posizione di rilievo, ma lui non lo ha mai incontrato. Che orrore compagno Rizzo! Un antisionista nel tuo partito, meglio qualche nipotino di Teodoro Herzl, magari che so, Gad Lerner per esempio (dati i trascorsi, tra rinnegati ci si intende sempre meglio). Per la verità sono rimasto deluso perché mi aspettavo da Diliberto una rampogna molto più pungente verso testa pelata. Il segretario del Pcdi si è limitato a smentire l’on. Rizzo, sostenendo che in realtà l’Ucoii aveva semplicemente manifestato la volontà di orientare i voti dei propri aderenti a favore del Pdci. Per onore di cronaca Diliberto dice anche che, pur non apprezzando il paragone Nazismo-Sionismo, continuerà ad avere rapporti con l’Ucoii. Bèh, sempre meglio che niente, non si può pretendere tutto, soprattutto che la sinistra torni a ragionare seriamente sulle questioni politiche. Eppure in questi momenti, mi viene da citare il Carlo Marx de La Questione Ebraica: “L’emancipazione sociale dell’ebreo è l’emancipazione della società dal giudaismo”. Come ci siamo allontanati cari compagni…

IL SIONISMO DI SINISTRA (Appendice di G. La Grassa)

Certo che a Marco D’Eramo, il quale scrive un articolo sul Manifesto del 22.8.06 dal titolo Alzheimer storico, non si possono dare tutti i torti ed, infatti, gli diamo una ragione, ma una soltanto. Effettivamente la storia non si ripete mai, se non come farsa. Da questo presupposto emerge che nessuna fase storica è uguale ad un’altra,  tuttavia per giustificare l’inopportunità del paragone tra genocidio nazista e genocidio israeliano D’Eramo usa un argomento da amico del popolo, un giro di parole vacuo quanto tautologico (un po’ specioso?) intorno alla questione israelo-palestinese, che serve solo a disseccare l’organismo lasciando in evidenza la pelle. D’Eramo dice: “Tali corbellerie può dirle solo chi nelle cicatrici (non solo morali) dei propri genitori non ha vissuto il passaggio delle armate naziste”(cioè si riferisce al paragone Nazisti-Israeliani). Allora la domanda mi sorge spontanea, ma lui ha visto che cosa determina il passaggio delle armate israeliane? Qui ci possono tornare utili i numeri dati dall’Ucoii sui morti e sulla quantità di stragi compiute da Israele. Non ci sono campi di concentramento o camere a gas dove “stabulare” il popolo palestinese ma la stabulazione che avviene nei campi profughi, con le provocazioni quotidiane sui confini, la morte di stenti che si patisce in tali luoghi, sono così distanti dalla brutalità di un lager? E’ qual è la finalità di questo accerchiamento dei palestinesi se non la volontà palese di annientare l’ex padrone di casa che vanta i suoi diritti millenari sulla proprietà del suolo e che non vuole rassegnarsi all’”usucapione” che gli israeliani dicono di aver maturato? Sui campi profughi palestinesi non apparirà mai la scritta Arbeith macht frei, questa sarebbe una provocazione troppo spinta che nemmeno il genio criminale di un Goebbels potrebbe rovesciare, dato che i palestinesi muoiono anche a causa dell’assenza di lavoro, delle terre che non possono coltivare perché aride, mentre il più potente vicino si è appropriato della parte migliore. Israele conquista, non con i bliztkrieg, ma con operazioni militari a spizzico che partono da lunghe provocazioni contro i popoli confinanti e giungono alle escalations di violenza che abbiamo visto in questi giorni in Libano. O davvero D’Eramo crede che hanno iniziato gli Hezbollah con il rapimento dei soldati sionisti? Non è più facile che gli Hezbollah si siano incazzati per i tetti delle case scoperchiati dagli aerei militari israeliani che s’avvicinavano al muro del suono per creare angoscia sul popolo libanese, come ben riportato dai rapporti degli ispettori dell’ONU? Gli stessi rapporti, per tre anni e più, hanno continuato a segnalare le provocazioni israeliane, i droni che spiavano il vicino giorno e notte, gli sconfinamenti periodici per tentare di “azzoppare” qualche guerrigliero libanese. In Palestina è ancora peggio e D’Eramo lo sa bene. A questo punto si può continuare a fare giri di parole ma molto più onesto sarebbe dire “io sono Israeliano”. In questa fazione D’Eramo troverà tanti amici, quasi tutti. Noi invece, pur non essendo libanesi o palestinesi, stiamo con la loro giusta lotta di resistenza. 

GIANFRANCO LA GRASSA

Credo sia sbagliato opporre il vomito alle affermazioni di D’Eramo. In effetti, penso si possa ammettere la differenza tra Israele e Germania nazista. Non credo ad es. che ci siano nel primo paese forni crematori né campi di sterminio del genere di Dachau, Auschwitz, ecc. Nemmeno credo che si trovino tappeti fatti con i capelli di arabi uccisi, paralumi fatti con la loro pelle, fosfati tricalcici (concimi) ottenuti con le loro ossa, il sapone, ecc. L’odio per i massacratori non deve far giungere all’assurdo. Ritengo però che l’Ucoii (islamici) abbia fatto altri paragoni; sbaglierò, ma mi sembra che nella pagina a pagamento sono stati paragonati certi massacri compiuti dagli ebrei di oggi a quelli tedeschi di Marzabotto o delle Fosse Ardeatine di allora; il che è corretto checché ne pensi D’Eramo. In questo caso, l’Alzheimer non c’entra per nulla. Certi metodi di guerra fondati sul "bombardamento a tappeto" di popolazioni civili, sul fare terra bruciata incendiando paesi e distruggendo case, certe rappresaglie indiscriminate (come quelle contro i palestinesi, che si contano ormai a centinaia), sono state tipiche della guerra di allora (non solo da parte nazista per la verità). Certi assassinii premeditati, alcuni compiuti dal Mossad, sono simili, ad es. (ma è solo uno dei tanti possibili esempi), a quello dei fratelli Rosselli da parte dei fascisti. E si potrebbe continuare.

Comunque, eviterei di porre solo il problema morale e l’indignazione per i deboli che soccombono per mano dei più forti. E’ indispensabile odiare, ma è anche importante schierarsi in base agli obiettivi strategici che uno crede debbano essere perseguiti in quella data fase storica; per esempio io sono convinto che si debba oggi indebolire l’egemonia, troppo accentuata, degli USA nel mondo; e Israele è sicuramente una pedina rilevante nel gioco egemonico statunitense; ergo…..

Quindi odiamo, ma anche analizziamo e non solo vomitiamo, altrimenti saremo tanto "buoni" e "giusti" ma otterremo sempre molto poco.

ALLARMI SIAM SINISTRI, terror dei professionisti!

(di G. La Grassa)

Con questo caldo mi limiterò alle solite “toccate e fuga”, che comunque sono significative nel dimostrare il crescente merdaio in cui stiamo sprofondando.

 

Intanto il fratello del “Massimo” (Cac-ciari) ha deciso di rimanere a godersi gli emolumenti del deputato. Ha dichiarato che è soddisfatto perché “la Camera ha riconosciuto il suo dissenso”, dato che, com’è prassi del tutto normale, ha respinto le sue dimissioni. Non avevo alcun dubbio su come sarebbe finita la vicenda, pur se non ho voluto anticipare previsioni sul comportamento di questo “eroe dei nostri tempi” per non parere sempre ipercritico e diffidente. Comunque non ho dubbi sul tipo di opinione che avranno le (poche) persone di “sinistra” ancora dotate di cervello e di un minimo di pulizia morale.

 

 Essendo ormai netta la mia avversione per questo regime “democratico”, non metto in discussione il problema se il Presidente del Senato dovesse o meno entrare nel computo del numero legale dei presenti sulla prima delle due fiducie chieste in merito al rifinanziamento della missione afgana; non me ne può fregare di meno. Rilevo soltanto che si è ormai costantemente in bilico in ogni decisione. Ritengo invece incredibile la dichiarazione di Dini di 3-4 giorni fa, riportata da tutti i TG, secondo cui l’aver posto la fiducia (per ben due volte, il che fa ormai 6-7 dall’inizio della legislatura) è la “migliore dimostrazione della compattezza della maggioranza”. Orwell era un vero dilettante nel suo 1984! Questa “sinistra” sta inventando un linguaggio di per(in)versione della verità che attinge livelli assoluti ed è però anche massimamente stupido.

 

Mi ricordo quando i miei “amici di sinistra” recitavano la parte degli scandalizzati di fronte alle fesserie che sparava Berlusconi; era tutto un “ma cosa mai diranno all’estero di noi”, “mi vergogno di essere italiano”, ecc. (gli stranieri non possono proprio dire nulla perché solo chi è di un provincialismo totale non sa delle idiozie che escono dalle bocche dei loro governanti). Comunque, pochi giorni fa l’untuoso Premier attuale ha affermato che l’essere continuamente a rischio al Senato lo “eccita”, gli “sembra molto sexy”. Di questa frase, io non mi vergogno perché ho sempre ritenuto questo “bel tomo” assai poco intelligente; e quindi mi diverto ogni giorno di più. I suoi fan, però, quelli che lo hanno votato (alle primarie e poi alle elezioni), dovrebbero avvertire almeno un po’ di arrossamento del volto; naturalmente, lo dico per pura retorica, perché la “gente di sinistra” è esattamente come i “comunisti” di un tempo, che credevano ciecamente e prontamente ad ogni sciocchezza detta, o anche a ogni mascalzonata commessa, dai dirigenti del “loro partito”. Anche il più intelligente e onesto, quando diventa puro tifoso, perde le sue positive caratteristiche.

 

Per il momento, sembra che il signor V. (come viceministro) sia stato scornato nel suo tentativo di sostituire l’intero comando regionale (lombardo) della Guardia di Finanza, primo passo per tentare di impadronirsi del totale controllo di questo corpo dello Stato. Un altro passo falso – sempre per il momento – di questo Governo di sciamannati. Se a questo aggiungiamo la devastazione del Sismi, per i soliti motivi di sostituzione del suo vertice con propri fedelissimi, con riflessi che potrebbero rivelarsi estremamente pericolosi in tempi brevi, abbiamo un ulteriore “quadretto” della governativa Armata Brancaleone. Anzi aggiungiamoci pure un Ministro (Di Pietro) che si autosospende – ma senza dimettersi – e va fuori del Parlamento con megafono, assieme ai suoi seguaci, per “urlare” contro la sua stessa parte politica; uno spettacolo di una comicità unica (si fa per dire!).

 

Il decreto Bersani si dimostra ogni giorno di più uno strumento dei dominanti per il loro divide et impera: lavoro dipendente (presentato come “i cittadini”) contro quello autonomo (presentato come una accolita di malfattori). Vengono colpiti settori di ceto medio, alcuni mediamente ricchi (notai, avvocati, farmacisti, commercialisti, ma non certo tutti in blocco), altri meno (taxisti, panettieri). In ogni caso, i dominanti non stanno in questi ceti; stanno fra quelli che possiedono Il Corriere e che l’8 marzo, all’unisono, hanno dichiarato il loro appoggio elettorale al centrosinistra tramite il noto “editto Mieli”. Questi non sono per nulla attaccati e messi in difficoltà; anzi alcuni fra loro sono “borghesi buoni” secondo la definizione del fu “subcomandante Faustos”. Per nostra fortuna, stanno entrando in lite. Per il momento Tronchetti fa il “prode Anselmo” contro De Benedetti (con il “volare” di querele e controquerele); Profumo (Unicredit) tenta di circuire Capitalia (verso cui si manifesta anche la simpatia di un Veltroni) per opporsi a Bazoli (Intesa) vero supporter di Prodi. Bene, molto bene: speriamo che si azzannino sempre più in profondità.

Tornando al suddetto decreto, una delle sue migliori trovate – che sta mettendo in moto anche i commercialisti (centomila) – è quella di stabilire che, a partire da una certa data, bisognerà pagare le parcelle sopra i 100 euro tramite assegno, bonifico, bancomat o carta di credito; tutti mezzi di cui credo ogni “cittadino” (non deficiente) conosce i costi. Si ingrasseranno gli istituti bancari, nei cui Consigli di Amministrazione siedono i veri dominanti. Per il resto, chi non è tanto “di sinistra” (cioè tanto coglione) da voler “farsi del male” per sostenere il “suo” Governo si metterà d’accordo per pagare in contanti, con un qualche sconto, senza pretendere fatturazione o almeno con fatturazione ridotta. Proprio oggi leggo un articolo di Francesco Forte, che è stato fra i buoni professori di Scienza delle Finanze (certo migliore di un Visco), in cui si mette in luce la devastante inettitudine dell’appena nominato e soprattutto di questo Bersani, “sano emiliano” dalla bella faccia larga e dalla parlata un po’ “grassa” (e simpatica), ma che ne sta combinando “quante Bertoldo in Francia”. Siamo in mano a dei veri irresponsabili, in tutti i sensi. Almeno apparentemente, poiché mi permetto di nutrire il sospetto che si stiano facendo gli interessi di “qualcuno” fra i veri dominanti (finanziari).

 

Non parliamo della politica estera, dove l’ipocrisia e il linguaggio post-orwelliano dominano incontrastati. La destra è di una ferocia filoamericana e sionista cupa, ottusa, invasata, da “dottor Stranamore”; però, bisogna riconoscerlo, è sincera e scoperta nella sua partigianeria gretta e monocorde. La sinistra è invece grigia, quasi bonaria, assopisce e smussa ogni contrasto ormai irrevocabile e incomponibile. Israele, che massacra i palestinesi da anni, sarebbe stata aggredita dagli Hezbollah; ma ha reagito male, un po’ scompostamente, in modo troppo evidente e senza tante chiacchiere. Ci sono (fino ad ieri e “ufficialmente”) 600 morti in Libano (al 95% civili) e 50 in Israele (più della metà soldati invasori). Tuttavia, sono tutti preoccupati, anche a sinistra, per la pioggia di razzi su Haifa e dintorni; razzi imprecisi, senza guida, che fanno tanto rumore e pochi danni. Sarebbe come se, nella seconda guerra mondiale, fosse stato considerato un pericolo insostenibile il famoso “Pippo”, aereo isolato che buttava una bomba di notte a casaccio; mentre si fosse sospirato di sollievo all’arrivo delle centinaia di “fortezze volanti” che spianavano le città (come a Dresda) con bombardamenti a tappeto. 

 Il Governo italiano si è detto disponibile a guidare una forza di interposizione dell’ONU, che avrebbe il compito di disarmare gli Hezbollah onde consentire ad Israele di dominare nella regione quale gendarme degli USA, uccidendo impunemente i palestinesi, incarcerando i deputati di Hamas regolarmente eletti per favorire invece il Quisling Abu Mazen, uno dei tanti traditori del proprio popolo che nella storia si trovano sempre. Come sempre si trova, nella storia degli ultimi 150 anni, una sinistra del tipo delle socialdemocrazie del 1914 o di quella tedesca della Repubblica di Weimar. Perché è una sinistra della stessa pasta quella che consente a questo Governo di tradire ogni minima decenza; e con una vaselinosa ipocrisia di fronte alla quale quella democristiana di un tempo diventa fulgido esempio di sincerità cristallina.

 

Quelli che – qualcuno in buona fede, i più perché ormai marci e corrotti dalle prebende dei dominanti (anche del tipo dei 18000 euro mensili dei parlamentari) – continuano a tenere in piedi questo Governo, sostenendo che è il meno peggio, lavorano per soluzioni estremamente gravi e pericolose in tempi nemmeno troppo lunghi. Credo mi si riconoscerà di avere previsto l’inconsistenza e inettitudine della sinistra, che avrebbe fatto quasi peggio degli altri una volta al Governo. Tuttavia, “questi qui” hanno largamente superato le mie “più rosee aspettative”; stanno preparando un disastro, soprattutto (ma non solo) politico, di proporzioni considerevoli se non immani. Delle soluzioni che si prospettano – tutte dannosissime per la stragrande maggioranza della popolazione – bisognerà però parlare con più calma e quindi rinvio al futuro; un po’ di tempo per discuterne c’è ancora. Intanto, per “stare allegri”, consiglio di leggere le previsioni circa l’andamento (scadente) dell’economia statunitense, che inciderà sulle prospettive tedesche (per il momento ancora “in leggero rosa”) e, moltiplicando almeno per tre, sulle nostre (già in grigio). 

Tanti auguri per le vacanze

 

 30 luglio   

LA MAGGIORANZA SEXY

 

A volte ci si chiede come certi uomini possano arrivare così in alto nella gestione degli affari pubblici. Si parla tanto della politica ridotta a kermesse televisiva e mediatica, ma alla fine ha vinto (anche se per uno 0,6%) uno dei personaggi meno comunicativi, con un fare pretesco ed una speciosa retorica da “volemose bene”, che ricorda tutta la pusillanimità di un Don Abbondio (tralasciamo i torbidi episodi del passato dove Prodi ha fatto anche il medium a latere nell’affaire moro). Guardando Prodi non si riesce proprio ad evitare la tentazione di girargli intorno per capire chi è il suo ventriloquo, chi gli suggerisce le parole da proferire e gli indica la via da seguire. Ormai sappiamo tutti che il primo sponsor di Prodi è Nanni Bazoli, Presidente di Banca Intesa, l’uomo che attraverso il controllo di banche, assicurazioni, e varie partecipazioni azionarie (nonché quella più importante, il 4,79% in Rcs che con l’eventuale, ma ancora lontana, acquisition di Capitalia potrebbe arrivare al 7%), fa il bello e il cattivo tempo nella finanza italiana. Gli squali della finanza di sinistra sono tutti attivissimi, un altro che potrebbe farne le spese è Tronchetti-Provera il quale sta subendo un attacco all’ultimo sangue da De Benedetti che vuole riprendersi Telecom umiliando quanto più possibile l’avversario di sempre (lotta tra “piccoli titani” che danneggiano comunque il sistema-paese).

L’intreccio affari-politica (l’ordine dei termini non è casuale) è tipico di una fase in cui le poche possibilità di sviluppo di un paese accelerano la volatilità finanziaria e speculativa. La Politica, nella ricorsività di tali fasi, è asservita agli interessi predominanti finanziari(soprattutto nei paesi semicentrali) poiché solo legandosi a essa questa casta burocratica può sperare di sopravvivere e di ricevere maggiori ricompense (in termini sociali, come si può ben vedere, le ricadute sono invece disastrose e da stagnazione economica e culturale).

Il problema più grosso è che la finanza italiana, a sua volta, è fortemente asservita a quella statunitense per cui da essa, nonché dai politici che si fanno portavoce di questi interessi, non verrà mai nessuno scatto d’orgoglio antiyankee. Ciò non significa essere antiamericani per partito preso quanto, piuttosto, non rinunciare mai alla possibilità di una maggiore autonomia d’azione (l’indipendenza per ora è impensabile) al fine di ridare a questo paese qualche speranza per il futuro (e siamo comunque sul lungo periodo!). Certo è che Prodi ha pochi amici potenti (anche se contano molto) e molte serpi in seno che covano la fine del suo governo. Paradossalmente sono meno infidi i destri per il professore, totalmente incapaci di fare un’opposizione degna di tale nome, che gli incensatori malfidati della maggioranza che lo sostiene. Ds e Margherita già tramano alle sue spalle e le parole di Marini e di Napolitano sono tutto un programma. I due presidentissimi hanno capito che i numeri li condannano per cui o si pensa davvero ad una Grosse Koalition (che implica necessariamente il defenestramento di Prodi), oppure si attiva una campagna acquisti con i “controfiocchi” (tirando nella maggioranza di governo Follini, Tabacci ed altri tirapiedi di centro). Il problema in questo caso sarebbero Rifondazione, Verdi e PDCI che, nonostante tutta la fantasia semantica a disposizione, difficilmente potrebbero inventarsi un’altra “riduzione del danno” per restare agganciati alle poltrone.

Da questi scenari si comprende quanto la situazione sia davvero ingarbugliata. Il centro-sinistra sta prendendo tutto ciò che può, rimuove chi non gli è gradito o chi si mette di traverso nel suo tentativo di creare un nuovo regime. Così si sta procedendo alla rimozione forzata dei managers delle imprese pubbliche strategiche (cosa legittima con il cambiare dei governi, un po’ meno se l’obiettivo reale è quello di smantellare per vendere agli amici degli amici o per creare un ceto clientelare di amministratori ossequianti, nella fattispecie ciò che accadrà con lo smembramento della rete distributiva energetica). Potremmo fare riferimento a qualche altro episodio più losco come la rimozione dei vertici delle fiamme gialle a Milano,  per intenderci quelli che stavano indagando sulle scalate Unipol-BPI a BNL-Antonveneta, saranno solo coincidenze come dice l’impavido sottosegretario Visco?

Proprio su BNL c’era un articolo del Sole di ieri secondo il quale la BNL di Abete avrebbe cancellato il suo credito verso l’Iraq, grazie all’acquisto dei suoi titoli da parte di banche americane come Citibank e JP Morgan. Ma perché banche americane hanno acquistato tali titoli? In realtà, si sta risarcendo qualche sottoscrittore codino di guerre imperialistiche e cancellando le tracce di uno scandalo che viene da lontano (anni ’80) riguardante i finanziamenti occidentali al Presidente irakeno Saddam Hussein . Ecco come avveniva il finanziamento del tremendo dittatore Hussein (che, evidentemente, all’epoca della guerra Iran-Irak era ottimo amico degli americani): “In taluni casi la Central Bank of Iraq emetteva lettere di credito a favore di industria Usa ed europee, che la Bnl di Atlanta confermava, pagando le aziende e iscrivendo a bilancio un credito verso la banca centrale irachena. In altri casi il denaro era accreditato da Atlanta su conti della banca centrale irachena presso altre banche, che a loro volta pagavano le aziende esportatrici. In altri ancora, da Atlanta i soldi finivano direttamente nelle casse irachene su richiesta del ministero della Produzione militare”. Era con questo sistema che l’Iraq acquistava le armi necessarie a combattere i khomeinisti iraniani.

Di casi come questo ce ne sono a bizzeffe e molti amici di un tempo possono diventare nemici in altre fasi storiche. Oggi l’Italia sta per farsi trascinare in un altro conflitto, quello israelo-libanese, al servizio di un governo criminale che non è nemmeno nella Nato (per cui non si capisce perché dovremmo mandare i nostri soldati a purificare il Libano dagli Hezbollah). La nostra politica estera, grazie ad un servo di prim’ordine come il ministro D’Alema, è solo un riaggiustamento continuo di tiro su questioni internazionali in base ai diktat che vengono d’oltreatlantico.

Insomma che i nostri governanti stiano attenti, se non fanno bene il loro mestiere, se la loro volontà di “irreggimentazione” dell’Italia dovesse non andare per il verso giusto, qualcun altro (abituato ai golpe seri) potrebbe finire il lavoro meglio di loro.

Se questo è sexy i sinistri sono davvero dei masochisti pervertiti.

 

 

IN RICORDO DI CHARLES BETTELHEIM

( di Gianfranco La Grassa)

 

Il 20 luglio è morto a Parigi Charles Bettelheim. Era del 1913, e negli ultimi due mesi stava molto, molto male; per cui la notizia del suo decesso non mi è giunta inaspettata, e tuttavia non mi ha colpito di meno né meno in profondità. Non solo per motivi di vero affetto personale, ma  anche per lo struggimento e la malinconia della fine di un’epoca. Con Bettelheim si può veramente dire che è morto l’ultimo grande pensatore marxista del ‘900 (e quindi del marxismo tout court, secondo la mia opinione). Ufficialmente era catalogato quale economista, ma il suo pensiero non può affatto essere confinato entro ambiti così angusti; egli fu inoltre esponente di primissimo piano di un marxismo fortemente critico e in fase di impetuoso ripensamento e sviluppo come quello althusseriano, nel cui ambito conservò sempre una impronta tutta propria e originale.

Unì l’attività teorica a quella eminentemente pratica poiché fu consulente per i problemi delle economie pianificate in URSS come in India, Algeria, Egitto, Cuba e in non ricordo ora quanti altri paesi. Un personaggio di primissimo piano, quindi, in rapporti diretti, spesso di vera amicizia, con i principali dirigenti del movimento comunista internazionale e degli Stati del “socialismo reale”; e così pure con quelli dei paesi in via di sviluppo nel periodo d’oro della conquista della loro indipendenza (si pensi a Nehru, a Ben Bella, a Nasser, a Fidel e al Che, e a tanti altri).

Negli ultimi anni aveva modificato profondamente le sue posizioni senza abbandonare i propri ideali di fondo; ed è rimasto fino all’ultimo estremamente lucido, seguendo i vari avvenimenti politici ed economici del suo paese e quelli internazionali. Malgrado l’importanza della sua opera teorica e pratica, e delle relazioni intrattenute, è sempre stato personaggio schivo, quasi timido, di una assoluta modestia che metteva a suo agio qualsiasi interlocutore; curioso di ogni novità e di una cultura, non semplicemente scientifica, di rara ampiezza. Insomma, un vero grande Maestro.

Il suo pensiero era di un rigore eccezionale; non consentiva, né a se stesso né ai suoi allievi, svolazzi e fantasie, ogni passo era controllato. Era come un ottimo capitano marittimo che, man mano che la sua nave si avvicina a riva, fa lanciare regolarmente e frequentemente lo scandaglio onde evitare di restare incagliato. Come ha scritto su Le Monde il suo principale allievo, Bernard Chavance, malgrado la sua fragile salute, era di una tenacia incredibile, di una forza di volontà sempre tesa all’estremo limite. Aveva un senso preciso del suo dovere di pensatore e di esperto d’eccezione. Purtroppo, nemmeno lui ha potuto sconfiggere i limiti dell’età ormai molto avanzata, e non è riuscito a terminare quell’autobiografia teorica cui teneva moltissimo e che avrebbe costituito una notevolissima eredità culturale. E’ da augurarsi che i suoi allievi riescano a raccogliere l’enorme mole di lavoro che comunque aveva già svolto, e siano così in grado di consegnarci almeno in parte i passaggi fondamentali della sua pluridecennale riflessione teorica, che rappresenterebbe sicuramente una miniera da cui estrarre molto materiale prezioso.

Nel 2005, la collana althusseriana, diretta da Maria Turchetto presso le edizioni Mimesis, aveva ripubblicato la traduzione italiana del suo principale testo teorico (del 1969), Calcul économique et formes de propriété, edito in Francia dalla Maspero e pubblicato per la prima volta in Italia dalla Jaca Book circa trent’anni fa. Ebbi l’onore di scrivere la prefazione a questa nuova edizione; e in essa credo di aver indicato, con sufficiente chiarezza, i principali temi teorici affrontati dall’autore. Mi esimo quindi dal riproporli. Voglio invece piangerlo come Uomo e come, appunto, Maestro di tutti quei marxisti che non si sono appiattiti sulla stereotipata riproposizione di un marxismo scolastico, sterile, incapace di qualsiasi analisi relativa al mondo contemporaneo.

Solo una lettura superficiale dei testi bettelheimiani, una lettura che si fermi alla forma di espressione, può credere che il “suo tempo” è ormai irrimediabilmente passato. Invece io invito – e in un certo senso sfido – i più giovani, quelli che non sono stati irretiti da “cattivi maestrucoli” di un marxismo economicistico, rozzo, catechistico (ma per fortuna questi sono mosche bianche), a rileggere Bettelheim con spirito aperto, innovativo, scevro da ogni dottrinarismo; e allora avranno la piacevole sorpresa di incontrare un pensiero stimolante perché fortemente critico di ogni schema precostituito, un pensiero che ad ogni pagina scava in se stesso oltre che in quello dei classici; un pensiero che non riflette in generale su come dovrebbe essere l’uomo nuovo, ma che si arrovella sulle condizioni di possibilità di nuove strutture di rapporti sociali in cui gli individui, senza rinunciare a se stessi, si abituino a forme cooperative e di eventuale competizione non reciprocamente distruttiva, sopraffattrice. 

Bettelheim ha concluso la sua esistenza corporea, materiale; ma è morto definitivamente solo per coloro che sono già morti essi stessi, per coloro che hanno abdicato ad ogni ideale di rinnovamento sociale per godere dei vantaggi di una società sempre più aberrante, cialtronesca, verminosa e….sono a corto di termini adeguati. Piccoli uomini che per ottenere una qualche carica istituzionale, un qualche buon stipendio senza produrre nulla né faticare gran che, si prodigano per colpirsi l’un l’altro, per prostituirsi l’un l’altro, per mentire, per dir bianco il nero e viceversa. Per gli altri, Bettelheim è vivo, vivissimo; come Sweezy, come Lukàcs, come Althusser e come non so quanti altri (il nostro movimento è ricchissimo di personalità che hanno lasciato un segno profondo del loro passaggio). Ovviamente, ma credo che ognuno abbia ormai capito questo, Bettelheim e tutti i personaggi sunnominati sono assurti all’ideale Olimpo, alla cui sommità stanno i più grandi: Marx e Lenin.

 

Conegliano    26 luglio 2006

 

Nota Redazionale: Vi invitiamo a cliccare su questo link http://www.mercatiesplosivi.com/althusser/prefazbett.html.

E’ la prefazione al testo di C. Bettelheim “Calcolo economico e forme di proprietà”  (Mimesis Milano, 2005) scritta da Gianfranco La Grassa.  Si tratta di un’analisi più teorica degli importanti contributi forniti alla scienza marxista da questo eminente studioso morto il 20 luglio scorso a 92 anni.

GROSSE "SPAGHETTI" KOALITION (di G. La Grassa)

 

C.V.D. I Resistenti sul finanziamento della missione in Afghanistan hanno esaurito le loro munizioni e si sono arresi; e questo – diciamoci la verità – che venga o meno chiesta la fiducia (pur se al momento si sostiene che verrà chiesta; ma vedremo). Incuranti del ridicolo, i Resistenti usano termini inglesi (“senza adeguata exit strategy non voteremo una seconda volta”) o immagini ardite ed “esplosive” (“il nostro si è ad orolegeria”). Di fronte a personaggi di simile meschinità, è difficile decidere se ci si deve indignare o si deve provare persino un po’ di pena. Poi però, pensando che i loro “grandi ideali” di Resistenza servono per gli elettori gonzi, ma essi si guardano bene dal rischiare nuove elezioni in cui perderebbero il cadreghino da 18000 euro al mese, prevale francamente l’impulso ad inviare un bel “vaffanculo” a questi miserabili. 

 

Dove l’indignazione, e peggio, non è da porre in dubbio, è sui giochi che si vanno facendo onde mantenere in piedi un Governo eletto con 25000 voti (0,6 per mille) di maggioranza alla Camera; mentre ha avuto 400000 voti in meno al Senato, dove quello che è stato combinato all’estero per passare in maggioranza di due seggi è ormai chiaro salvo che ai cretini e ai mascalzoni.

Partiamo dal vecchio e dal nuovo Presidente della Repubblica che spingono – assieme a molte forze trasversali, fra cui si distinguono un Tremonti o un Marini – verso una “grande coalizione” con asse in FI-Margherita-DS (pur magari con la perdita di qualche pezzo), versione maleodorante e disgustosa della simile “ammucchiata” esistente in Germania, dove tuttavia una simile cloaca ha una diversa tradizione che ha consentito al cattivo odore di stemperarsi un po’ con il tempo.

Poi abbiamo quelli che pensano al passaggio dell’UDC (con l’aggiunta di qualche forzaitaliota e magari qualche aenne tipo Alemanno) alla maggioranza, tagliando (o almeno ricattando pesantemente) la cosiddetta “estrema sinistra” (estrema in cosa?). Tuttavia avremo numeri altrettanto risicati rispetto agli attuali pur con l’ammissione aperta, e non tanto difendibile, di un cambio di maggioranza. Allora si mettono all’opera i mostriciattoli ipocriti del centrosinistra. E’ partito Letta (Enrico) e si è arrivati fino a Russo Spena, quello che un tempo si travestiva ridicolmente mettendosi la Kefiah (si vedano le sue dichiarazioni sul Corriere di ieri, 25 luglio, p. 8 in basso). Basterebbe ottenere, obiettivo ormai quasi raggiunto, il passaggio di alcuni UDC (Follini e 3-4 senatori a lui fedeli) per impinguare almeno un po’ la maggioranza.

Dice l’uomo della fu Kefiah: “Non ci vedrei nulla di male se, dopo la crisi del berlusconismo, alcuni pezzi dell’opposizione che stimo [i simili si annusano, si cercano, si trovano! ndr] cercassero un diverso collocamento” [che linguaggio “dolce” per esprimere la propria svendita al fine di partecipare a qualche buon banchetto; ndr]. Credo inutile qualsiasi commento. Se un sedicente “compagno” non sente salire conati di vomito a simili parole, è ovvio che è ormai tanto degenerato che è inutile tentare di spiegargli che si è ormai trasformato in verme.

 

Per il momento,limitiamoci a rilevare questi giochetti in corso. Ci sono tuttavia alcune altre cose più rilevanti, e non è facile starci dietro. Chiederei una maggior presenza dei veri compagni in questa attività di rilevazione dei fatti degli ultimi tempi (movimenti del capitale bancario, affermazioni in sede confindustriale, incredibili rivelazioni di Cossiga di cui nessuno, né a destra né a sinistra, vuol parlare; e non certo perché “è pazzo”, no, proprio no!), che si accumulano fornendo un quadro sempre più fosco, disgustoso e anche pericoloso della situazione politica nel nostro paese. Potrà durare a lungo? Forse si, ma non sembra così facile.

 

NECROLOGIO COMUNISTA

 

Alla fine i 4 senatori ribelli di Rifondazione Comunista vengono ricondotti all’ordine come vuole il principio imperituro del centralismo democratico. Bertinotti aveva avvertito, non si può far cadere il governo sulle divergenze di politica estera. Così i 4 senatori fanno dietrofront, i “dissidenti” voteranno sì alla fiducia che il governo metterà sul rifinanziamento delle missioni di guerra. Si tratta dei senatori Malabarba, Grassi, Gianni e Turigliatto. In realtà, la questione più evidente è la crisi di Rc, un partito che aveva costruito le sue fortune su parole d’ordine poco comunistiche ma totalmente congruenti col politicamente corretto di questi tempi, vedi la nonviolenza e il pacifismo alle quali si affiancavano rivendicazioni sociali ottocentesche (quindi per nulla pericolose), senza nessuna presa di coscienza dei cambiamenti avvenuti a livello di blocchi sociali e di agenti strategici nell’ambito del modo di produzione capitalistico.

Questa carenza analitica ha dato la stura a scelte politiche “modaiole” che si sono espresse in un linguaggio da indiani metropolitani con un vocabolario “pararesistenziale” a poche voci: globalizzazione, neo-liberismo, moltitudini, imperi senza centro, movimento dei movimenti ecc. Data per scontata questa lettura dei fenomeni si sono proposte soluzioni-reazioni antitetico-speculari, accettando implicitamente il linguaggio dominante (e quindi dei dominanti) scendendo pertanto sullo stesso terreno concettuale, per cui si è parlato e si continua a farfugliare di globalizzazione (ma dal basso) contro l’anarchia immorale dei mercati o di neo-keynesismo da domanda, al fine di alleviare il disagio crescente dei lavoratori salariati (soluzioni insulse o vecchie per non modificare l’esistente). Ma non siamo nel periodo del New Deal né, tanto meno, nella fase della ricostruzione dei paesi europei dopo la seconda guerra mondiale. Il ruolo degli Stati non è lo stesso, non c’è più l’URSS e il “bipolarismo freddo” con gli USA che, piacente o meno, garantiva un equilibrio stabile tra aree del mondo rispetto all’attuale fase di squilibratissimo monocentrismo americano. Insomma non ci sono più gli spazi per scavare buche e ricoprirle al fine di stimolare la domanda.

La sinistra non si accorge (o fa finta di non accorgersi) che lo Stato non è mai stato un organo neutrale (per quanto non sia nemmeno la stanza di compensazione degli interessi di una borghesia riottosa) ma è sempre stato il luogo della coercizione e della sintesi delle istanze sistemiche. Lo Stato ha sempre fatto la sua sporca parte al fine di garantire la riproducibilità sistemica complessiva e senza di esso il sistema capitalistico non avrebbe potuto sorreggersi.

Così stanno le cose e sono tragiche per noi comunisti. Invece di parlare di tali tragedie ci crogioliamo con capriole concettuali per giustificare le guerre imperialistiche americane. Non sono capaci nemmeno di tenere fede ai proclami di cui si servono in campagna elettorale che, detto una volta per sempre, non hanno nulla a che vedere col comunismo, anche se contengono giuste istanze di progresso morale e civile (fossero davvero pacifisti fino in fondo!). “La riduzione del danno”(ennesima invocazione mistica dei pacifisti in malafede e in “Malabarba”) serve soltanto per lasciare la bandiera rossa a mezz’asta, in attesa del totale affossamento al prossimo compromesso suicida. Oggi ridurre i danni significa, per chi non vuole buttare il comunismo nel cesso, liberarsi di questa pletora di inetti e sicofanti che si fanno chiamare comunisti.

 

SINISTRO GOVERNO DI SINISTRA (di G. La Grassa)

Per quanto ne so, la maggioranza della minoranza di Rifondazione sta di fatto implorando Prodi affinché metta la fiducia sulla questione del rifinanziamento della missione in Afghanistan. Così ci si salverebbe la coscienza; non si voterebbe la missione ma si sarebbe costretti a dare la fiducia ad un Governo che il “popolo” (di “sinistra” ovviamente; cioè 25000 voti in più dell’altro) vuole che resti in carica per 5 anni. La minoranza della minoranza è invece critica verso questa posizione che giudica pericolosa ed estremistica; ormai ci si sarebbe già salvata l’anima con questa “lunga resistenza” e adesso bisogna rispettare la volontà del suddetto “popolo di sinistra”, cioè che duri indefinitamente il Governo.

In tutto questo bel dibattito, ci si scorda due piccoli fatti:

 

1) dal 4 maggio le condizioni di ingaggio dei militari in Afghanistan sono passate da peacekeeping a combat; il che significa che viene infine messa da parte l’ipocrisia che si tratti di una missione di pace e si riconosce, anche nella sostanza, che siamo in presenza di una aggressione militare.

2) nel documento per il rifinanziamento vi sono clausole per cui è possibile aumentare di 600 unità il numero delle nostre truppe laggiù; esattamente come ha fatto Zapatero che ha ritirato il contingente dall’Irak e poi, per rabbonire gli americani, ha aumentato l’impegno a Kabul. Alla fin fine, anche il nuovo Governo farebbe quello che avrebbe fatto il precedente, poiché questo aveva già deciso per la fine anno il ritiro dall’Irak e un maggior invio di truppe in Afghanistan.

 

Anche il movimento pacifista più scatenato mi sembra sorvoli su questi punti, a dimostrazione che tutti sono invischiati in un ridicolo gioco di gravi compromessi, silenzi, dimenticanze. Il problema peggiore è però un altro e mi permetterò un piccolo giro vizioso.

Nel 1915, il socialismo italiano (dopo le altre socialdemocrazie, l’anno precedente) tradì gli impegni pacifisti presi al Congresso dell’Internazionale dell’anno prima, e acconsentì all’entrata in guerra salvo, pure allora, piccole defezioni, qualche distinguo, contorcimenti vari. La scusa era quella solita: il popolo (la sua maggioranza) voleva la guerra, voleva “liberare Trento e Trieste” (malefica potenza delle menzogne ideologiche!). Dopo 600.000 morti e il resto, penso che in molti avessero cambiato idea nel 1918; ma il già fatto non si cancella.

La storia si ripete in farsa, è stato detto tante volte. Ed infatti, nel 2006, la maggioranza della metà del popolo (che ha votato a “sinistra”) vuole che un Governo etichettato come progressista duri almeno l’intera legislatura; quel che fa non importa, è sufficiente che sopravviva e impedisca che tornino “gli altri”. Ricordo quel che disse nel 1994 un personaggio odioso ma non stupido di nome Gianni Agnelli: “Se voglio che un Governo faccia i miei interessi (di destra), ho bisogno che governi la sinistra”. Perché in effetti, sotto l’etichettatura aperta di destra, certe misure non possono passare per l’opposizione di chi si dichiara “di sinistra”; appena lo fa la “sinistra”, tutto va bene, perché l’importante è che un Governo “di sinistra” continui ad esistere. Con il dpef , in autunno, ne vedremo delle migliori ancora rispetto alla farsa (tragica) dell’Afghanistan.

E’ ormai evidente che i cervelli di “sinistra” non secernono un solo milligrammo di intelligenza in più rispetto a quelli di “destra”. Prendiamo atto che perfino alcuni che ancora si dichiarano comunisti, marxisti e quant’altro – oltre ai semplici pacifisti “anime belle” – non guardano a come agisce un Governo, una certa forza politica, uno schieramento, ecc. L’importante è che sia ufficialmente di sinistra (anzi di centrosinistra, è più che sufficiente); e che usi parole “meditate” e “problematiche” per poi fare quello che vuole, cioè quello che farebbero gli altri (di centrodestra) proclamandolo a chiare lettere, rozzamente, senza infingimenti. Decisiva – per i “comunisti” dell’oggi – non è l’azione effettivamente compiuta, bensì il “tormento”, l’avvoltolarsi in fumosi discorsi che danno il classico “un colpo al cerchio e uno alla botte”. Per esempio: che schifo Berlusconi e Fini che dicono: “Stiamo con gli USA e Israele, senza se e senza ma”. Mentre invece che estasi sentire D’Alema: la colpa è senz’altro degli Hezbollah e di Hamas, troppo estremisti; Israele ha senza dubbio il diritto di difendersi dalla messa in discussione della sua esistenza. Però questo paese (“aggredito”) ha esagerato, ecceduto, un po’ come Zidane di fronte agli insulti di Materazzi.

Però, nel calcio, il primo ha avuto tre turni di squalifica e il secondo due; invece Israele ha avuto finora poco più di trenta morti (metà militari) mentre centinaia di palestinesi sono stati uccisi negli ultimissimi tempi in Palestina, e altre centinaia di libanesi (95% di civili) in questi ultimi pochi giorni. E da questa sera potrebbe iniziare l’invasione del Libano. Si, c’è un po’ di esagerazione nella risposta di Israele (e degli USA di cui esso è gendarme in Medio Oriente); mentre fanno schifo sia i discorsi di D’Alema, sia i “casi di coscienza” di coloro che parlano di comunismo, pretendono di esserne i depositari per i secoli futuri, ma si apprestano a non far cadere un Governo che sentono come “loro”. Ed è vostro infatti, siatene certi e votatelo senza far finta di tormentarvi; siete della stessa pasta, della pasta di tutti gli opportunisti, gli ipocriti, i sepolcri imbiancati di ogni tempo ed epoca. Sono sempre esistiti, voi non fate più schifo dei precedenti; anche se fra “liberare Trento e Trieste” e “non far cadere il Governo Prodi” forse c’è qualche differenza di serietà e di imbecillità.    

EPPUR SI MUOVE (un po’ per ridere)

 

Eppur si muove. Il piccolo establishment riunito nel patto di sindacato della RCS, che accorpa in perfida alleanza i capitani “poco coraggiosi” che comandano questo “povero paese”, si prepara a qualche colpo di mano e di coda. Tronchetti-Provera sa di essere nel mirino di Carlo De Benedetti ma anche di Prodi. Sbraita, si muove e poi temporeggia. R. Murdoch gli tende la viscida mano, gli offre protezione prima che qualcuno s’immagini una scalata e lo estrometta dalla sua Telecom. Questa è l’epoca della finanza di “sinistra, (di Bazoli e di De Benedetti)che spalanca il sacco dei desideri per raccattare tutto il possibile grazie anche a Babbo Natale Prodi, il quale accontenta i suoi mentori senza bisogno di ricevere letterine affettuose. Si salvi chi può, cioè si salvino i più ricchi e i più astuti mentre il popolo sonnolente continui pure a scornarsi sull’importanza logistica (oltre che fisiologica) di evacuare andando al cesso (che notoriamente è sempre in fondo a destra) o di trangugiare “il mortadella” (che altrettanto notoriamente è, invece, di sinistra). Come dire il processo nelle sue due varianti, da valle a monte o viceversa. Il risultato? Sempre la stessa merda!

 La sinistra degli spettri comunisti ha scelto i suoi condottieri in carne ed ossa: Bazoli, De Benedetti, Montezemolo e il burocrate Prodi.  Mentre i vili scudieri, cioè una pletora rincoglionita di militanti Ds e di radical-chic rifondaroli, s’affrettano a sgombrare la sentina dai liquami maleodoranti, prima che l’olezzo arrivi al popolo ignaro del suo tremendo destino. E così Gennaro Migliore si sbigottisce sul voto contrario di 4 deputati del suo partito sul rifinanziamento delle missioni di guerra, mentre il suo più prosaico segretario Giordano promette vendetta ed espulsioni. Bravo Giordano! Bisogna fare analisi concreta della situazione concreta, il partito si fonda sulle epurazioni come ricordava Lassalle a Marx. 

A destra sono in sfaldamento, l’assenza di potere evoca il potere perduto e grossi mal di pancia. Si stava così bene in alto. E così fate largo, tutti insieme appassionatamente prendiamo l’aspirina della Grosse Koalition. Venite siore e siori! Accorrete allo spettacolo insulso dei nani e delle ballerine della mega alleanza sinistra-centro-destra! Insomma pure il cortigiano Feltri si è incazzato su “Libero” per tal deriva da inetti.

Questa volta ridiamo noi poveretti finalmente, ci gustiamo lo spettacolo della lotta per il potere sperando che, alla fine, restino tutti sul selciato. Primo incontro: Bazoli contro Profumo, pum! Spiaccicati al suolo. Secondo incontro: Tronchetti_Provera contro De Benedetti, pum! Pochi brandelli per i familiari. Montezemolo contro Benetton, pum! Scampoli di roba per terra. E poi via così anche per gli altri: Prodi, Berlusconi, Fassino, Bertinotti, Casini, Rutelli. D’Alema no! Per D’Alema abbiamo qualcosa di meglio, è troppo sottile per finire come gli altri. Per lui un bel viaggio in barca a vela verso la Serbia, ospite dei parenti incazzati di Milosevic, ai quali ovviamente dovrà far digerire la frottola della pulizia etnica contro i Kossovari. Eppur si muove dicevo all’inizio, i dominanti si azzuffano e questa è una buona notizia, speriamo solo che non finisca come prevede l’etichetta dell’italico costume: a tarallucci e vino.

Il vero volto della sinistra (di G. Amodio)

 

Ancora una volta gli appartenenti alla "sinistra radicale" ( che ormai è tale solo per i mass media dominanti!) hanno messo in scena il tradizionale e consueto psicodramma collettivo: è da oltre un mese che le coscienze dei "compagni della base" si  laceravano affrontando estenuanti dibattiti sul pacifismo, mentre i parlamentari rappresentanti del popolo (di sinistra, ovviamente!) più volte minacciavano il dissenso ed il voto negativo nei riguardi del disegno di legge governativo avente per oggetto il rifinanziamento delle missioni militari italiane all’estero. L’esito finale di tutto questo? La solita sceneggiata comunista all’italiana!

       Al dunque, cioè in occasione del voto parlamentare (ad oggi quello della camera), i presunti pacifisti – quelli che preferiscono impugnare la bandiera color arcobaleno, piuttosto che quella rossa – hanno espresso parere favorevole al provvedimento governativo che stanzia ben 488 milioni di euro per la copertura finanziaria dell’operato internazionale dei militi italici. Che faccia tosta questi sinistri! In tal modo hanno addirittura negato le loro precedenti votazioni contrarie (ben 8, se non ricordiamo male!) a decreti con contenuto similare presentati dal centro destra. Due sole posizioni degne di nota: l’annunciata dimissione dal seggio di deputato del rifondarolo Paolo Cacciari, il quale, in questa maniera, non ha voluto coerentemente sporcarsi le mani e la coscienza (vedremo se manterrà la parola…) ed il rifiuto opposto da soli quattro critici dissidenti delle minoranze di Rifondazione Comunista, le quali, nonostante la decisione negativa sostenuta alla camera, molto probabilmente chineranno il capo ossequiosamente ai dettami della direzione del partito quando si perverrà al voto nel senato, soprattutto in seguito alle avvisaglie provenienti dal ministro degli esteri D’Alema e dal segreterio alla presidenza del consiglio Letta, tesi entrambi a minacciare una riconfigurazione della compagine governativa in ragione di una nuova maggioranza.

       Veramente schifosi questi comunisti da palazzo d’estate! Si sono intensamente impegnati per la redazione e l’approvazione di una mozione da premettere al quid strategico-finanziario del disegno di legge, in altre parole il solito preambolo intriso di pie intenzioni: il governo italiano, in sede internazionale (ONU e NATO) farà presente agli alleati USA i propri rilievi critici circa la missione Enduring freedom, alla quale l’Italia, peraltro, non partecipa direttamente, dunque non ha e non avrà alcuna voce in capitolo. In verità, non sono riusciti nemmeno ad ottenere la presentazione di più decreti governativi in cui fossero differenziate le funzioni delle missioni militari che riguardano l’invio e/o il posizionamento di truppe in ben 18 nazioni diverse; eppure, questo non molto tempo fa rappresentava il minimo comune denominatore alla base dell’opposizione in tema di politica estera dell’Unione + Rifondazione nei confronti del centro destra: che coerenza  quella dei comunisti nostrani!

       Quindi, come detto, assopita ed accomodata la cattiva coscienza grazie ad una insulsa premessa-promessa sull’Afghanistan, si acconsente al provvedimento omnibus concernente le "missioni di pace" all’estero nel quale, in particolare, si prevede: 1) che proseguirà la missione nei dintorni di Kabul, pur non disponendo alcun aumento dei militari (anche se saranno inviate ben 10 unità della Guardia di Finanza, finora non presenti!, per l’addestramento di "personale locale") e non cambiando le regole di ingaggio e di collocazione territoriale (cioè gli italiani non si addentreranno nel sud afghano, dove i ribelli stanno riconquistando interi villaggi, combattendo aspramente con i militari USA); 2) il contingente italiano si ritirerà dall’esplosivo Iraq – stando al testo governativo – secondo i tempi "compatibili con le preoccupazioni di sicurezza per i soldati e per la popolazione irachena", (saranno questi i famosi e fumosi tempi tecnici adombrati dall’attuale presidente della camera durante la campagna elettorale? Non coincideranno mica con quelli stabiliti dal governo Berlusconi?) mentre, dall’altra parte, si stanziano, sempre per la zona irachena,  33,5 milioni di euro, molti di più dei 22,9 previsti precedentemente dal centro destra.

       Non c’è alcun dubbio che siamo in presenza del classico capolavoro politico-istituzionale, ovvero una grossa presa in giro. Ma come possono i sinistri rivendicare ancora la loro "diversità" rispetto alle altre forze politiche? E’ ovvio che la nostra è una domanda retorica, in quanto ci era chiaro sin dai risultati del passato congresso di Rifondazione (gli altri, quelli del Pdci neppure li consideriamo!) che la pochezza e l’ambiguità delle posizioni in esso presenti – ed i relativi precari compromessi raggiunti tra la prima, la seconda e la quarta tesi – non nascondevano altro che la malafede dei politicanti che vi si riconoscevano. Lo spauracchio del demone Berlusconi era agitato per non far vedere ai militanti – ormai  teoricamente inconsistenti e sempre più incapaci di leggere le reali dinamiche di potere – l’osceno patto di sindacato capitalistico italiano (ad esempio, vedi quello della RCS) retrostante il centro sinistra. Oggi, il pericolo di un ritorno del "cavaliere nero" (o del Ranger Yankee) sospinge i comunisti verso un realismo politico internazionale da loro sinora abbandonato in nome di una convinta adesione al pacifismo tout court. Ma come ci si può razionalmente confrontare con personaggi tipo Lidia Menapace o con l’infausto Bertinotti, i quali non hanno fatto altro che partecipare a convegni e marce della pace ed oggi invitano i "dissidenti" a non emarginarsi, pena l’impotenza politica, dal corso degli eventi storici?

       Noi non siamo mai stati pacifisti, e dietro l’oscena sofferenza prodotta dalle guerre abbiamo voluto continuare a leggervi le dinamiche geo-politiche messe in atto dalle forze politiche ed economiche dominanti in determinati stati-nazione per divenire egemoni in certe macro-aree del globo. All’indignazione suscitata dalla constatazione della ferocia esercitata in guerra, il più delle volte perpretata nei confronti della inerme popolazione civile, ha sempre fatto seguito l’analisi politica delle mire delle forze in campo. Non abbiamo mai dimenticato la lezione di Lenin, che riteniamo imprenscindibile per la comprensione delle dinamiche  capitalistiche e per l’abbozzo di una seria lotta anticapitalistica.

       Peraltro, prendendo atto dei conflitti che attraversano il mondo e ricordando una realistica massima hobbesiana, pensiamo che sia giusto << cercare e conseguire la pace in quanto si ha la speranza di ottenerla; e, quando non si può ottenerla, cercare e usare tutti gli ausili e i vantaggi della guerra>> [T. Hobbes Il Leviatano]. Siamo consapevoli che quest’ultima citazione non è "culturalmente corretta", stando agli odierni paradigmi politologici in voga, ma non è forse un giusto criterio per orientarsi nella dura realtà che ci circonda? Forse che gli Hezbollah dovrebbero attendere i carri armati israeliani impugnando le bandierine della pace?

       Probabilmente, gli insulsi ex pacifisti comunisti nostrani oggi supini ad una "ragionevole" responsabilità di governo risponderebbero di sì (a tal proposito, ai nostri occhi, sono giustificati soltanto i pacifisti che anche in occasione di questo governo perseverano nelle loro credenze e nei loro comportamenti, astenendosi da ogni logica di potere con il marchio di centro sinistra: la coerenza valoriale, per quanto estranea al nostro modo di intendere, non possiamo che rispettarla!).

       Un’ultima annotazione, dato che si è accennato all’esercizio della violenza: ben 18 dei 29 compagni sotto processo per i fatti di Milano dell’11 marzo scorso (cioè la manifestazione, sfociata in duri scontri, indetta per opporsi allo svolgimento di un corteo di aderenti ad una formazione fascista) sono stati condannati in primo grado dalla magistratura ad una pena di 4 anni per aver devastato la città e distrutto beni di proprietà privata. Gli  manifestiamo la nosta solidarietà, considerando peraltro che alcuni di essi sono rimasti ininterrottamente dall’epoca dei fatti fino ad oggi in carcere, come fossero dei pericolosi ed incalliti criminali; altresì, abbiamo compreso la loro reazione violenta nei confronti degli stessi luridi vermi che attaccando le sedi dell’antagonismo sociale milanese le hanno bruciate, ferendo dei compagni ed in un caso, al di fuori di un locale, addirittura ammazzandone uno, Dax!

       Nei loro confronti un solo appello: qualche decennio fa si era compreso, seppur vagamente, che i fascisti, per quanto pericolosi e da contrastare efficacemente, erano da considerare alla stregua di un epifenomeno all’interno del campo in cui esercitare il conflitto; che ben altra cosa e di ben altro calibro erano invece quelli di "via Solferino" ed i  loro sodali. Bene, che si ritorni ad una consapevolezza del genere, e che si sappia concretamente confliggere e definitivamente distanziarsi da coloro che oggi parlano a sproposito della funzione progressiva della "grande borghesia" e del ruolo della non violenza.

       Chissà, una bella manifestazione ci vorrebbe dopo lunedì, quando al senato i parlamentari seguaci della non violenza con la spilletta rossa si inchineranno e voteranno, con buona pace dei visionari dell’arcobaleno, magari "costretti" dalla provvidenziale pressione della fiducia richiesta dal governo, compatti ed uniti con il resto del centro sinistra per il mantenimento delle truppe italiane all’estero…

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