DELL’ ENTRISMO (PROBABILE) DEL TROTZKISTA di G. La Grassa

Avevo capito che il sen. Turigliatto si fosse dimesso da Senatore e speravo non si comportasse come il minore dei Cacciari, che aveva già fatto questa "finta" parecchi mesi or sono. Oggi però leggo sui giornali che il suddetto, espulso dal gruppo parlamentare di Rifondazione e forse dal partito (mi si scusi se non sono aggiornato su che cosa avviene nel porcaio n. 1 della politica italiana), sarebbe finito nel gruppo misto come, mi sembra, l´altro dissidente Ferdinando Rossi (che è stato perfino picchiato per il suo non voto). Quest´ultimo ha già promesso il suo voto di fiducia al Prodi "rivivo"; e forse anche Turigliatto lo darà (è quello che dicono i giornali, che spero mentiscano come al solito).

A questo punto tuttavia, se così fosse, ritirerò immediatamente a questo "signore" la mia solidarietà, che in un primo tempo gli avevo inviata con convinzione, forse perché mi era apparso come una debole fiammella nel buio del porcile. Mi verrebbe anche in mente qualche battutaccia cattiva sui trotzkisti, ma mi astengo fino a che non vedrò questo Turigliatto (e Rossi) votare la fiducia a Prodi.

In generale, indipendentemente da questi (eventuali) fatti singoli, quello che sta avvenendo in questi giorni mi ricorda un gioco che facevo da bambino. Mi divertivo – in effetti un divertimento discutibile (ma ero piccolo) – a buttare dei fiori (rose o margherite o altro) in un liquido fangoso. Si afflosciavano un po´, non avevano più i colori vividi di prima, ma per un bel po´ di tempo sembravano mantenere la loro differenza, i loro contorni di fiore (oserei dire la loro individualità). Poi, improvvisamente, in una violenta accelerazione del processo, si disfacevano, venivano inghiottiti, divenivano omogenei e indistinguibili rispetto al resto.

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IL DODECALOGO
(Una risata li seppellirà!)

 

In un giorno di Quaresima dell’anno duemilasette, sul monte Citorio, dio (alias il Vaticano) dettò a Mosè (alias Prodi bis-chero) i 12 comandamenti da impartire agli it-alieni.

 

Vediamo quali sono in dettaglio.

 

Io sono il tuo governo sovrano:

 

1)    Non avrai altro governo al di fuori del bis-chero.

2)    Non nominare invano i DI.CO.

3)    Ricordati di santificare le Ceneri.

4)    Onora Andreotti e Pininfarina.

5)    Non uccidere i ricchi, ma soltanto i poveracci.

6)    Non fornicare con Mastella e Formigoni.

7)    Non derubare i padroni, ma soltanto gli operai.

8)    Non dire falsa testimonianza, ma nemmeno la verità.

9)    Non desiderare la nostra poltrona.

  10)Non desiderare il nostro stipendio.

  11)Non desiderare la nostra pensione.

  12)Non desiderare soprattutto la nostra caduta.

 

Amen.

Lucio Garofalo

UNA PORCILAIA CHIAMATA UNIONE di G. La Grassa

Continuano ad operare le cellule cancerogene di una sinistra immonda; e la palma ormai spetta proprio a coloro che mantengono ancora il nome "comunista". Vi ricordate due-tre mesi fa quando costoro polemizzavano contro i "moderati" del loro schieramento (tipo Mastella) perché tentavano manovre neocentriste, di conquista di qualche senatore dell´altra parte, onde diminuire il peso della sinistra "radicale"? Adesso, hanno un tale terrore di andare a casa prima dei due anni, sei mesi, un giorno, che da Migliore a Giordano e giù giù fino al PdCI e ai verdi, dichiarano che in fondo qualche acquisto di senatori di centrodestra può essere tollerato, "se daranno maggiore stabilità al paese. Noi siamo favorevoli al rafforzamento del Governo Prodi anche con alcune aggiunte eventuali" (Migliore). Sporcaccioni come questi non ne esistono! Lo fanno in nome di "superiori interessi", questi infami che non credono in nulla se non nei loro privilegi di porcai. Nemmeno nella Francia di Napoleone il piccolo, nell´Italia di Giolitti o nella della Repubblica di Weimar si era arrivati ad un porcile simile.

Minzolini della Stampa (non certo di destra) affermava ieri sera, e nemmeno con ironia ma come un fatto molto normale, che il Senato è ormai un Suk. Si tratta "per acquisti", non sembra per il momento con grande successo, con un senatore forzista calabrese (Gentile) e uno campano (Izzo). Poi si tenta anche con i due senatori di Lombardo (l´autonomista siciliano) che si dice però chieda il ponte di Messina, la Tav isolana, il proporzionale con preferenze, la fiscalità compensativa, no ai pacs ecc. ecc. (e sembra chieda troppo). Inoltre, si corteggia Follini che ha parlato a lungo ieri con Rutelli.

Insomma un quadro che più schifo non si può. Ieri sera l´ineffabile Mannoni ci mostrava sedi dell´Ulivo a Roma, Firenze e non so dove altro, in cui erano riuniti "compagni" (nuovi trinariciuti) tutti di quel tipo da impiegati nei servizi, nel turismo e spettacolo, insegnanti, ecc. che sono l´ossatura del suddetto porcile. E questi geni della politica avevano un unico leit-motiv: bisogna che moderati e radicali del centrosinistra trovino l´accordo per la "governabilità". Hanno tutti imparato dal parroco Prodi: sembrava si parlasse della S.S. Trinità o della Verginità di Maria. Se uno è moderato e l´altro radicale, un cervello non da verme come quello degli intervistati suppone che il primo voglia governare secondo alcune linee direttrici di politica interna, estera, economica, ecc.; mentre l´altro propone un orientamento politico nettamente diverso. No, non importa, perché si deve comunque trovare "una sintesi" nel nome della governabilità, cioè del magna-magna dei maiali di sinistra, i cui rivoletti arrivano anche a questi insensati mascalzoni inseriti nei vari apparati della spesa pubblica per prestare lavori del tutto inutili. Anche questi sinistri, sedicenti di base, sono corrotti e stupidi. Altro genio il leader dei girotondini, Pancho Pardi (non a caso ex sessantottino di orientamento operaista; i peggiori mostri vengono proprio da lì) che ha detto di non capire che testa possano avere Turigliatto e Rossi per comportarsi in modo da far tornare Berlusconi.

Questa gente merita una fine "estrema". Con il suo marciume, con la sua totale corruzione e assenza di qualsiasi principio, sta preparando il terreno per avventure gravi. Giordano, visto in TV, continuava a ripetere a Guidi (della Confindustria) – pensando che il trabocchetto fosse stato preparato da quella parte (perspicace anche lui) – che il Governo (con il loro pieno assenso di "comunisti"!) aveva fatto un mucchio di regali ai grandi industriali (Montezemolo in testa) e ai finanzieri; e questi avevano così mal ricambiato i loro servigi. Avete capito? Nell´amarezza e nel terrore di perdere i loro posticini di mangioni e parassiti e arraffoni, questi sinistri "radicali" rivelano candidamente di essersi venduti al grande capitale e di aspettarsi un po´ di riconoscenza. Non credo affatto che ci sia stato alcun tranello, né che la caduta di Prodi sia stata preparata dalla GFeID (grande finanza e industria decotta), ma è certo che essa gongola perché il vomitevole spettacolo di questi maiali, che sguazzano nella broda del truogolo, è la migliore preparazione ad una loro sostituzione con "chi di dovere" (naturalmente a favore di questi nostri gruppi subdominanti, parassiti e succhiatori del nostro sangue a favore dei predominanti USA, ma trattenendo per sé una discreta percentuale del maltolto al popolo italiano).

Questi sinistri sono i nemici primi, irriducibili, pericolosi per quello che stanno facendo e per il terreno putrido che stanno preparando, un terreno di liquame favorevole a che attecchiscano le male piante di qualche regime "forte". Sarebbe necessario farli fuori prima del disastro annunciato. Ma purtroppo debbo usare il condizionale, perché credo che al disastro arriveremo. Questa sinistra non ha più nulla in sé, nemmeno un piccolo germe. Deve essere eliminata tutta, e non c´è tempo di formare le forze capaci di assolvere questo compito; arriveranno prima altri. Nel finale del film di Romero, "La notte dei morti viventi", arrivano le squadre di eliminazione degli zombies (con pallottole dum-dum nel cervello) e fanno piazza pulita. Purtroppo, eliminano anche l´unico che si era salvato dai morsi degli zombies, che era ancora un essere vivente; non a caso un nero, un diverso. Il messaggio è chiaro. Se non ci rafforziamo e non asportiamo noi questo cancro, verranno altri e saremo tutti stesi. Detto con molta sincerità: è quello che credo accadrà. La "soluzione finale" non è dietro l´angolo, quindi i reali anticapitalisti e antimericanisti avrebbero del tempo per prepararsi; ma sono convinto che nessuno saprà approfittarne.

 

Chiudiamo con una notazione divertente, pur se conferma la putrefazione della politica italiana. Mastella ha promesso l´ira di Dio se si volesse mettere in piedi un Governo istituzionale presieduto da Marini; ha affermato chiaramente che simile Governo approverebbe, su impulso di tutti i più grandi partiti, una legge elettorale con sbarramento al 4%, così il suo partitino (assieme ad altri) sarebbe fatto fuori. Almeno lo dice papale, papale. E´ sempre meno peggiore di quei maialoni che parlano in nome "della stabilità del governo per il bene del paese". Ed è più divertente.

23 febbraio

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REFERENDUM di Andrea Berlendis

Il giorno 21 febbraio si è svolto a Roma (a Palazzo Madama sede del Senato della repubblica) un referendum locale su una materia strettamente amministrativa : si sono confrontati coloro che volevano mantenere l’insediamento della futura base americana e coloro che volevano spostarla un po’ più in là…

L’onere di  illustrare l’oggetto del referendum è spettato di diritto ad uno statista di alta levatura (circa diecimila metri dal suolo, tale era l’altezza da cui i nostri aerei e quelli Nato eroicamente colpivano l’inerme popolazione civile della Serbia, nel volutamente dimenticato, da  loro, 1999) : una esposizione in cui gli esponenti della ‘sinistra radicale’ hanno intravisto aperture   sì quelle dei portelloni dei nostri aerei ( 172  missioni compiute dall’aeronautica militare italiana—Fonte "Giornale di Brescia", Sabato 10 Luglio 1999 ) che insieme a quelli della Nato hanno provocato vittime, disastri umani ed ambientali,  durante l’attacco alla Serbia (a cui allora anche loro—Prc— erano contrari).

 

Immaginiamo se alla popolazione serba fosse stato sottoposto, tramite referendum locale, il seguente quesito : preferireste diventare vittime (pardon ‘danni collaterali’ nel linguaggio delle ‘missioni di pace’ ) di stormi di aerei partiti dalla base di Ghedi oppure da quella di Aviano ?

Certo bisogna riconoscere che vi è una profonda differenza tra il morire venendo straziato da una bomba che colpisce la propria abitazione, o un treno o una stazione televisiva, il morire lentamente perchè gli ospedali che ti  possono curare sono impossibilitati a funzionare per esempio dalla mancanza di energia elettrica provocata dai bombardamenti oppure morire dopo una lunga sofferenza a causa dei tumori provocati dai proiettili all’uranio impoverito.

Inoltre è la provenienza di chi bombarda è sicuramente decisiva per chi ne rimane colpito.

 

Vi è però da dubitare che quella differenza potesse essere colta da ‘chi stava sotto i bombardamenti’    escluso che dai che dai parlamentari della ‘sinistra radicale o meno radicale’ s’intende…

Costoro una qualche differenza sono stati ben capaci di trovarla  : prima, con i Ds che compivano ‘azioni di difesa integrata nel quadro di un intervento militare umanitario’, durante con il Pdci che stava nel governo mentre era in corso li bombardamento della ex-Jugoslavia, dopo con il Prc che si è ri-alleato con i responsabili di tali atti ,quando anche gli esiti nefasti—emblematico il titolo dell’ultimo quaderno di Limes ‘Kosovo-Lo stato delle mafie’—erano conosciuti, oltre che ovviamente confermata la falsità delle motivazioni dell’aggressione.

    

IGNOBILE SINISTRA di G. La Grassa

 La giornata della caduta del Governo è stata di quelle che rappresentano, in un certo senso, un giro di boa. Non è per me una sorpresa, e tuttavia vedere a quale livello di bassezza sono giunti i sinistri, ivi compresi, anzi in particolare, quelli "estremi", non è stato facile da sopportare; anche perché, essendo l´opposizione il loro riflesso speculare, questi scarafaggi disgustosi torneranno in breve tempo a governare e infestare questo "povero paese". C´è stata una persona, Turigliatto, che non conosco e che non voglio incensare con motivazioni che apparirebbero ridondanti e magari demagogiche, dotata del coraggio di votare infine secondo quella che era una minimale coerenza con le proprie idee e che si è perfino dimesso da senatore (e spero non faccia come Cacciari, il "minore"), rinunciando a quel po´ po´ di stipendio, di emolumenti e facilitazioni vari a non finire, alla pensione (per cui occorrono i due anni, sei mesi, un giorno). Per questa minima dignità e coerenza, ha rischiato addirittura l´aggressione fisica da parte di "compagni"; in specie da parte di una Erinni a nome Palermi, che poi lo ha appellato nei TG e nelle trasmissioni serali come traditore e altri infamanti appellativi. E perché, in nome di quale programma politico? Perché il suo non voto rischia di "far tornare Berlusconi". Questa è la sinistra falsa comunista: non ha lo straccio di un´idea, non sa governare nemmeno un cesso pubblico, ma cerca il consenso in nome dell´odio verso una sola persona. Disgustosa e senza cervello, senza morale, senza nulla di nulla.

I vari Giordano, Russo Spena, Diliberto, insomma tutti i meschini individui di questa specie, sono andati a Vicenza per cercare i voti dei pacifisti, ma poi non vogliono mandare a casa chi continua a traccheggiare. Il Ministro degli Esteri ha fatto una relazione, in cui ha tralasciato l´Afghanistan e ha appena accennato a Vicenza, solo dicendo che merita più approfondite discussioni, ma concludendo comunque che il non mantenere tale impegno "sarebbe uno schiaffo per gli Stati Uniti". Eppure, tutti i vermi parlamentari che sono andati a strisciare a Vicenza hanno sostenuto di aver ascoltato un meraviglioso discorso, e hanno aggredito come fossero traditori coloro che si sono attenuti ad un minimo di coerenza. Tutti intanto abbarbicati ai cadreghini; poi discuteranno, non si sa su quali linee date le premesse. Agli imbroglioni, meschini, esseri solo da disprezzare per la loro viltà ed infamia – che hanno partecipato alla manifestazione onde turlupinare una massa di "gonzi" – ciò non interessa. Fra l´altro, per loro è come se la questione non riguardasse una base aerea americana, che coinvolge la Nato (quindi Europa e Italia) in una visione strategica geopolitica a livello globale, secondo gli interessi USA; una base da cui, per esempio, partirà la 173.ma brigata aerea statunitense nella prossima offensiva di primavera nel lontano paese asiatico, dove il contingente italiano è occupante assieme ad altri eserciti della Nato e sotto comando americano. Un problema di politica estera (e militare) viene da questi esseri abietti ridotto a questione di edilizia comunale, se espandere la base verso la città o verso la parte opposta; per cui questi scarafaggi ancora etichettati "comunisti" pretendono un referendum vicentino. Queste le basi di una "seria" discussione, quella promessa nell´"alto", in realtà miserabile, discorso di D´Alema, l´aggressore della Jugoslavia, quello che bombardava allegramente al seguito dell´aviazione americana, sostenendo – con il tipico linguaggio orwelliano di "1984", quello del "Grande Fratello" – che si trattava di "difesa integrata".

Un discorso che riceve gli apprezzamenti di "Libero" e l´osanna di Della Loggia sul "Corriere", che ormai ne fa l´ultima spiaggia per difendere gli interessi dei padroni del giornale mediante il sostegno ad un ceto politico e intellettuale di un luridume senza pari. A questo punto, bisognerà pur dire con chiarezza quale pattume siano ormai diventati gli ultimi esiti dei "comunisti" (e dei postcomunisti, che hanno tutto rinnegato senza mai seppellire il "cadavere"): e questo sia in Italia che in alcuni paesi dell´ex "socialismo reale" o, ad es., in Irak dove i "comunisti" sono conniventi con gli occupanti stranieri, ecc.

E´ inutile cincischiare e far finta che con simili cellule cancerogene si possa ancora parlare. Questi stanno impestando tutto un paese; ovviamente, so benissimo quali sono i poteri decisivi (internazionali e nazionali, cioè predominanti e subdominanti) che stanno dietro le quinte a organizzare la regia dell´infezione. Tuttavia, questa sinistra – sia post e rinnegata del comunismo, sia ancora a denominazione "comunista" – è l´agente patogeno; è iniettato nell´organismo da quei "poteri forti", ma questo è l´agente. Per farlo dimenticare, disperati come sono ma sapendo di poter contare ancora su una certa massa di quei coglioni che li hanno votati, simili cellule cancerogene, senza più nemmeno cercare di avere un programma purchessia, ripetono come dischi rotti che non si deve far tornare Berlusconi. Che si tratti di cellule incurabili, e che si dovrebbero solo estirpare chirurgicamente, ammesso che sia ancora possibile salvare l´organismo (perché ne ho certo molti dubbi), è per me ormai un assioma.

Non voglio implicare nessun altro del blog in quello che dico, ma io non intendo più recedere da questa posizione: per me la malattia mortale è la sinistra (i postcomunisti nonché rinnegati del comunismo, in alleanza con quelli che ancora fingono d´essere comunisti, ivi compresi i minimi gruppetti di falsi ortodossi che cercano solo di sviare quelle ancor piccole schiere di giovani che potrebbero essere il germe di una "nuova pianta"). Per me è altrettanto ovvio – e anche in questo la giornata del 21 febbraio appare come una illuminazione a giorno del problema – che la cura di questo male non è nella destra, non è in questi fasulli e virulenti liberali (in realtà affossatori di ogni libertà, solo dediti a manovrine da pezzenti per rientrare nel gioco). Sia chiaro: questa destra, al contrario di quello che i vermi di sinistra ci hanno raccontato, è la risposta alla malattia cancerogena rappresentata da loro (in specie quelli già indicati come post e rinnegati del comunismo o "comunisti" per puro inganno). Questi ultimi sono "il lupo", e proprio per celare la loro pericolosità da quasi quindici anni gridano al lupo, dandogli le sembianze di Berlusconi. Tuttavia la risposta al cancro di sinistra, offerta da questa destra, è essa stessa una risposta malata, la risposta di un organismo che non riesce ad organizzare un contrattacco delle difese immunitarie per riconquistare la sanità. Nella giornata di ieri, una qualsiasi opposizione "sana" avrebbe posto un aut aut e, nel caso di reiterato rifiuto ad andarsene, avrebbe chiamato "la gente" (e forse non solo) a un´opera di autentica ripulitura del cancro che ci sta uccidendo. Invece, hanno dimostrato che non sono una cura, ma solo una risposta "autoimmunitaria" (o come divolo si dice) che aggrava la malattia.

D´ora in poi, in sintesi e con calma, bisogna riflettere sulla storia da "mani pulite" in poi; mettere in luce questo cancro di sinistra, questa risposta malata di destra; e si tratta di capire dove (e se) esistono settori sani dell´organismo per dare un´altra risposta. A questo compito sono chiamati soprattutto i più giovani, quelli che non hanno voglia di cedere alla malattia che ci sta completamente devastando; quelli che vogliono prepararsi un diverso futuro rispetto ai vermi e scarafaggi, di cui è composto l´attuale ceto politico e intellettuale asservito alla GFeID (grande finanza e industria decotta), che ha eletto la sinistra (quella già indicata più volte) a suo principale agente patogeno e mortale. In questo blog, ho posto in chiara luce come tutti i giochi interni ai poteri finanziari e industriali (parassitari) siano condotti con l´utilizzo dei vari gruppi di cellule cancerogene di sinistra.

Ieri, l´ultima prova. Geronzi (Capitalia) pretende di liquidare il suo ad Arpe. Geronzi è quello che è stato fin qui oppositore di Bazoli e della "SanIntesa"; soprattutto è un ostacolo alla conquista di Mediobanca e Generali da parte di quest´ultima. L´ho illustrato non so quante volte. Geronzi ha subito dagli avversari un trattamento – mediante il solito intervento di magistrature "molto autonome" – per certi versi analogo a quello di Tronchetti. Come il presidente della Pirelli, anche quello della Capitalia non si rivolge però all´opposizione per difendersi, ma a pezzi del centrosinistra. In effetti a chi ha offerto il posto di ad di Arpe? Fra i nomi fatti ci sono Pietro Modiano (che ha rifiutato) e De Bustis (che non mi sembra abbia ancora dato una risposta). Chi sono questi due? Il primo era al vertice del San Paolo, in un primo momento dimenticato nel nuovo organigramma della superbanca nata dall´ormai nota fusione, e poi ripescato per rimostranze dei DS (Fassino e soprattutto D´Alema). Il secondo era ad della Banca 121 del Salento, poi assorbita ad un prezzo elevatissimo d´acquisizione dal Montepaschi (e l´ad dell´assorbita lo diventa dell´assorbente). Il tutto perché De Bustis è vicino a D´Alema. Poi scoppia lo scandalo della Banca del Salento (su cui la magistratura si è arenata, non va avanti malgrado la rovina di circa 6000 clienti), Il Montepaschi ne subisce un contraccolpo finanziario non da poco; De Bustis si dimette e diventa ad della sezione italiana della Deutsche Bank (cascano sempre in piedi i "protetti"). Si tratta, in ogni caso, di finanzieri legati alla sinistra; e sono questi, appunto, che anche Geronzi vuole ai vertici della sua banca al fine di difendersi da Bazoli, "padrone" del maggiordomo Prodi.

Sono sempre loro, sono le cellule cancerogene in azione per uccidere il corpo della società italiana. Si ricade quindi nello stesso discorso: se è possibile, vanno estirpate, altrimenti l´organismo muore. Ma una cosa è certa: che non si può accettare di essere conniventi con loro, non si può continuare a discutere come "fare giochetti" con questa sinistra, adducendo l´immonda scusa che lì ci sarebbero "le masse". Mi dispiace. E´ vero che politica e morale non debbono andare a braccetto. Ci sono però momenti in cui ciò che alla mera apparenza è un atteggiamento morale, è invece semplicemente politico. Quando c´è un cancro delle dimensioni di quello della sinistra, o lo si estirpa (e senza remore morali) oppure ci si limita ad illustrare il decorso della malattia (come in fondo fa il sottoscritto). Ma non si finga di fare politica alimentando il cancro, discutendo con le cellule infette, con quelli senza cervello che lasciano propagarsi il male affinché "non torni Berlusconi". No, questo non è far politica, questa è stupidità ormai congenita.         

Per adesso, è tutto. Comunque, dal 21 febbraio, la fase è cambiata; almeno per me. Gli altri "amici" decidano. Ma sia chiaro: per me il nemico principale e definitivo da combattere è innanzitutto la sinistra, in particolare i rinnegati del comunismo e i finti "comunisti". La destra è semplicemente la risposta malata, quindi da non seguire per nessun motivo. In questo momento, arrivati a questo punto, non mi interessa se "si vede qualcun altro all´orizzonte". Si cerchi, ma soprattutto si agisca, ognuno come può, perché si crei questo qualcun altro. E senza moralismi, per puro spirito di salvezza dalla malattia mortale rappresentata dalla sinistra che si finge comunista o che ha rinnegato il comunismo; sono della stessa pasta, hanno lo stesso fine di annientarci con la loro malattia.

 

Una volta sciolta infine questa indecisione, che ormai portavo con me da troppo tempo, d´ora in poi – e quando starò un po´ meglio – porterò avanti l´analisi del cancro e delle sue evoluzioni contorte. Cercherò anche nuove categorie d´analisi, perché quelle passate hanno contribuito al dilagare della malattia; e coloro che ancora le usano, forse in buona fede o forse no, sono come minimo oggettivi portatori di agenti patogeni. Per quanto invece riguarda la cura, non ho ricette, e non le posso inventare da solo. L´unico principio direttivo che mi orienta è il seguente: non credo minimamente ai pannicelli caldi ma ai ferri del chirurgo; non credo alla omeopatia, ma ad energiche cure "chimiche" di tipo tradizionale. Detto questo, non posso suggerire altro.

PS Un ulteriore episodio minore, che dimostra però quanto scarafaggi siano questi sinistri. Il 21 muore in Afghanistan, saltando su una mina messa dai guerriglieri, una soldatessa spagnola, che faceva parte di un convoglio di appoggio a due squadre italiane. Il comunicato spagnolo dice che tali squadre erano dell´Omlt; composte di 16 uomini l´una, appartenenti ai nostri corpi speciali, fra i più duri e tipo "teste di cuoio", che fanno da istruttori all´esercito afgano. Gli italiani hanno invece diffuso la notizia che facevano parte del Cimic, un organismo detto di cooperazione civile/militare, incaricato, si sostiene, di operazioni umanitarie. A parte il fatto che già fa ridere il connubio civile/militare, e per compiere operazioni umanitarie. Ciò che più indigna è però la continua menzogna di questi veri vermi. Possibile che, tra quel "ceto medio" dei servizi, del turismo, dello spettacolo e di tutti i lavori più improduttivi che si conoscano, ceto medio che è il vero elettorato dei "rinnegati" di cui sopra, non ci sia un po´ di decoro e dignità, un po´ di senso morale, sufficiente ad indignarsi con questi spudorati mentitori? Ma non era meglio e più coerente l´aperto amerikano Berlusca piuttosto che degli invertebrati del genere? Di questo mi riesce difficile capacitarmi. Esco da una famiglia "borghese", ma quella "classe" non era così disgustosa e priva di moralità come questi vuoti e vanesi borghesucci da quattro soldi, che sostengono degli ignobili "giocatori delle tre carte". Vergognatevi, diessini, rifondaroli, pdicisti e verdi (parlo, sia sempre chiaro, dei politici, giornalisti e intellettuali di questo vomitevole schieramento; non della semplice "gente").

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Riceviamo e pubblichiamo:
LA LEZIONE DI VICENZA di L. Garofalo

Sono opportune, e necessarie, alcune riflessioni sullo straordinario evento della manifestazione di Vicenza, che ha mobilitato oltre 200 mila persone, anche alla luce di un altro avvenimento straordinario, ma non certo imprevedibile – o inevitabile -, vale a dire la rocambolesca e fantozziana caduta del governo sulla mozione dalemiana in materia di politica estera e le doverose dimissioni presentate al Quirinale dal ragionier Fracchia/Prodi.

Anzitutto, va fatta una considerazione positiva sull’esito della manifestazione.

La manifestazione di sabato 17 febbraio a Vicenza si è svolta senza il minimo incidente. L’unico  scontro registrato, è stato un litigio tra cani (esattamente un “feroce” mastino napoletano – sempre i soliti meridionali – e un piccolo, ma combattivo esemplare di razza bastarda – un extracomunitario), visto che in tanti, tra i manifestanti, sono stati accompagnati, non solo dalle rispettive famiglie, ma altresì dall’amico più fedele dell’uomo (che non è Emilio Fede).

Inoltre, qualcuno ha sparato un rumoroso petardo… Ma cosa si pretendeva, il clima era anche un po’ carnevalesco, per cui qualche botta e qualche scherzo, lazzi e frizzi, erano proprio adatti all’occasione! Eppure, le vere, tragiche buffonate e mascherate, sarebbero ancora dovute venire, ma altrove, in altre sedi e in altre circostanze, che non hanno nulla a che spartire con la piazza e con l’esperienza vicentina. Mi riferisco alla farsa e alla tragicommedia messa in scena al Senato il 21 febbraio, giorno delle Ceneri, data di inizio della Quaresima, che è tempo di digiuni e penitenze (per noi comuni mortali, non certo per loro, immortali, nel senso che non si staccheranno mai dallo scranno su cui hanno appoggiato i loro “sacri” deretani) fino alla Pasqua, secondo i precetti sanciti dalla chiesa cattolica apostolica romana.

Non si tratta di una coincidenza puramente casuale! L’idea che nella caduta del governo c’entri lo zampino-zampone dell’eminenza grigia Ruini e delle gerarchie vaticane, non è un’ipotesi tanto azzardata. Come si cercherà di evidenziare nel seguito del presente articolo.

Per il momento soffermiamoci ancora sul tema iniziale.

La vergognosa ed infame strategia della tensione, messa in opera nei giorni immediatamente precedenti la manifestazione vicentina, ha miseramente fallito. Ha fallito miseramente, in modo comico e grottesco, chi, sia negli organi di informazione, sia tra gli esponenti del ceto politico (in entrambi gli schieramenti, centro-destra e centro-sinistra), ha puntato a creare un clima di panico, di psicosi collettiva, di allarmismo eccessivo, per spaventare ed inquietare l’opinione pubblica, al fine di indebolire ed isolare il movimento. Un movimento che, invece, si è riunito e mobilitato in massa a Vicenza. Ha miseramente fallito chi ha agitato e sbandierato lo spettro delle presunte “nuove Brigate rosse”, giungendo persino ad insinuare ed avanzare assurde, farneticanti e deliranti connessioni tra la lotta armata (che in realtà nessuno degli arrestati aveva ancora messo in pratica) e il popolo di Vicenza, ossia il popolo della pace. Un movimento assai contaminato, variegato, eterogeneo, che ha coinciso con il popolo dell’intera sinistra, non soltanto di quella cosiddetta “radicale”, ovvero con una parte consistente della società italiana, rappresentata a Vicenza da un campione di oltre 200 mila persone in carne ed ossa. Un movimento che ha dato vita ad un’imponente manifestazione pacifista, assolutamente pacifica e non violenta, allegra e divertente, colorata e fantasiosa, impartendo una memorabile lezione di civiltà politica e di buon senso, di superiorità e di forza morale, mettendo a tacere quanti, anche tra le fila governative (si pensi all’ex Ministro degli Interni Giuliano Amato e all’ex vice-premier Rutelli), si erano improvvisati oracoli e cassandre, ovvero profeti di lutti e sciagure che non si sono avverati, non per puro caso o per fortuna, ma per l’eccezionale vigore morale e civile del movimento, per il senso di maturità e responsabilità effettivamente mostrato, per la tenacia e la spinta ideale che ha saputo esprimere e che hanno animato l’esperienza vicentina, che non è stata priva di conseguenze, anzi. Come abbiamo poi visto.

Infatti, il ragionier Fracchia/Fantozzi (alias Prodi) si è immediatamente affrettato ad applaudire ed elogiare (in pratica ad irridere ed ingannare, ancora una volta) i cittadini che hanno manifestato in massa, aggiungendo una chiosa, ossia che le manifestazioni non rappresentano la “forma suprema della partecipazione politica” e non sono “il sale della democrazia” (allora, ragioniere, ci dica quali e dove sono il “sale della democrazia” e “la suprema partecipazione politica”, forse nei banchi, e sotto-banchi, governativi e parlamentari?), concludendo che in ogni caso il governo non avrebbe affatto cambiato la decisione già presa (ma da chi?) in merito all’allargamento della base NATO di Vicenza. Bene, un caloroso applauso a mister Fracchia!

Già questa sprezzante prova di insulsa e sciocca arroganza, di assoluta incapacità, o assenza di volontà, di ascoltare ed apprezzare in concreto le istanze di pace (e non solo di pace, ma anche di giustizia, di equità sociale, di rispetto della sovranità nazionale, di osservanza dei principi costituzionali, eccetera) provenienti dal basso, dalla gente reale (in particolare dagli elettori del centro-sinistra, perché di questo si tratta), avrebbe meritato una lezioncina.

Ma costoro quando capiranno, quando impareranno a vivere, e a governare? Giammai!

Si sapeva, e si sa, che il movimento non si sarebbe certo arrestato dopo la manifestazione di Vicenza, anzi avrebbe proseguito, e proseguirà nelle mobilitazioni e nelle lotte, con la giusta e necessaria fermezza, continuando anzitutto a presidiare la zona del Dal Molin, al fine di creare un solido blocco di resistenza popolare e territoriale, come già accaduto in Val di Susa e altrove. Questo nessuno l’ha capito, o comunque l’ha ponderato, tra i boss dell’Unione che ambivano velleitariamente a governare alla stessa stregua del berlusconismo, senza però avere il Berlusca (vale a dire “l’uomo forte”, “l’uomo della provvidenza”, ovvero “l’unto del Signore”, e via discorrendo), ossia con metodi autoritari e antidemocratici, in forme plebiscitarie e populistiche, senza tuttavia la prepotenza e la spinta trascinatrice del populismo berlusconiano, insomma non solo nei contenuti, ma persino nei modi e nelle procedure formali del berlusconismo, pur avendo alla guida dell’esecutivo Fracchia, e non la Belva Umana.

Ma non dobbiamo dimenticare che costoro sono, come al solito, “forti con i deboli (noi miseri sudditi) e deboli con i forti”, vale a dire i poteri forti che da sempre condizionano in maniera pesante e determinante la vita politica e sociale in Italia. E non mi riferisco solo al Vaticano, alla Confindustria e alla NATO, bensì pure a quei poteri occulti quali mafia, massoneria (leggi P2), servizi segreti, più o meno deviati, nostrani ed esteri (leggi soprattutto CIA e Mossad). Poteri verso cui qualsiasi governo si è dimostrato sempre subalterno e succube.

Insomma, una piccola lezione se la sono proprio cercata!

E’ indubbio che il governo è caduto da solo e si è fatto male da solo. Mister “baffetto sparviero” poteva fare a meno di chiedere e di effettuare la verifica sulla “sua” politica estera, eppure l’ha fatto ugualmente, commettendo un grave, fatale errore/orrore di ingenuità, o di presunzione. Come mai? Il fatto è che una verifica parlamentare era davvero opportuna e doverosa, proprio alla luce di quanto era successo a Vicenza. Pur nella sua nota arroganza e furberia, il baffetto è stato politicamente corretto e scorretto nello stesso tempo.

Nel frattempo, infatti, c’è stata Vicenza, dove hanno sfilato, pacificamente (smentendo tutti gli artefici e i complici della suddetta strategia terroristica e allarmistica), oltre duecentomila persone del popolo della sinistra, non gente di Berlusconi (sebbene, per onestà, occorra ammettere che all’interno dei comitati cittadini contro il Dal Molin ci fosse anche qualche simpatizzante leghista o della destra locale), ma dell’intera sinistra, dalla CGIL a Rifondazione comunista, da Pax Christi all’area dei centri sociali e dell’antagonismo anarchico.

Dunque, l’esperienza di Vicenza ha innescato un meccanismo tale da indurre all’esplosione, comunque inevitabile, di quelle contraddizioni insite sin dall’inizio nella coalizione governativa, troppo eterogenea e troppo composita, in cui i vari boss – presunti leader e statisti – si sono rivelati assolutamente incapaci di conciliare e mediare tra le posizioni contrapposte.

Come dicevo all’inizio, nella rovinosa caduta del governo c’è con molta probabilità lo zampino dei poteri forti, in particolari del Vaticano e della Confindustria. Vediamo perché e come.

La rappresentanza parlamentare di alcune lobbies, quali quella delle gerarchie vaticane e confindustriali, è simbolicamente concentrata e segnalata in due illustri e potenti figure/figuri, e nei loro voti decisivi. Infatti, l’astensione del senatore Giulio Andreotti (uomo del Vaticano, abilissimo maestro nel far cadere tanti governi nella storia della Prima repubblica, ed ora anche della Seconda Repubblica) e l’astensione del senatore Pininfarina (uomo della Confindustria, un po’ più inesperto, ma non meno abile del primo) soltanto in apparenza sono da collegare direttamente alla votazione sulla mozione presentata da D’Alemabaffetto perfetto – in materia di politica estera, ma in effetti celano ben altri significati ed altre implicazioni politiche più occulte, di stampo quasi massonico-mafioso, riconducibili ad altre materie oggetto dell’attività di governo negli ultimi mesi, vale a dire il disegno di legge sui DI.CO. e la legge economico-finanziaria – di lacrime e sangue.

Ora ci attende una fase si inciuci e compromessi, di politica politicante, di trattative sotto banco, di opportunismi e trasformismi, che probabilmente condurrà ad allargare e rafforzare la base del consenso parlamentare al governo, puntando ovviamente al centro del centro-destra, per indebolire e marginalizzare ulteriormente l’ala della cosiddetta “sinistra radicale”.

E così avremo un Prodi bis-chero!

 

Lucio Garofalo

L’UNIONE DEL MARCIUME

 

Già prima della vittoria (risicata) del Centro-sinistra avevamo previsto la gran parte delle mosse che il futuro governo avrebbe compiuto, o meglio avevamo inteso la direzionalità di queste, mentre tutto il popolo di sinistra danzava il suo ballo di esorcizzazione identitaria al fine di allontanare gli spiriti maligni berlusconiani. Quando dichiarammo sul blog, e a più riprese (grazie alla mirabili analisi di Gianfranco La Grassa sul connubio stretto tra GF-ID e ceto politico-professionale del costituendo governo del Centro-sinistra), che il pericolo maggiore per l’Italia veniva proprio da questi lestofanti (una miscela esplosiva di cattolicesimo "laicista" rutelliano e di riciclati ex-piccìisti dezavorrati del moralismo comunista) che si sarebbero schierati nell’ala sinistra del parlamento, parlavamo con cognizione di causa. Tutti i poteri forti (finanziari, in primis) sono schierati col Centro-sinistra. Si tratta degli stessi uomini che hanno buttato l’Italia sul lastrico, di una classe dirigente che s’apprestava a scavare sul fondo del barile per garantirsi la propria misera sopravvivenza a tutto danno del “popolo” italiano. Quale sciocco si aspettava una diversità (che pure c’è stata, ma solo al ribasso) tra il governo che usciva e quello che entrava? (quest’ultimo, e le cose sono sotto gli occhi di tutti, ha fatto sicuramente peggio).

 Il governo Prodi non solo non ha segnato nessuna discontinuità col governo Berlusconi in politica estera (vorremmo ricordare ai rifondaroli infausti-pacifinti-attaccati-al-cadreghino e via disprezzando) che sulla politica estera si sono comportati come tanti “Fido” che fingevano di guardare dalla parte opposta per poi scodinzolare allegramente appena il padrone americano gli prestava un po’ d’attenzione e qualche bella ciotolina “imbandita”(bye-bye Condy). Dall’Iraq si è usciti secondo i tempi previsti dal governo di Centro-destra (salvo essersi presi il merito di aver ritirato le truppe con la solita faccia di tolla) cioè in giugno e come da accordi presi da Berlusconi con gli alleati. La missione in Afghanistan è stata rifinanziata come missione di guerra (e le parole di Bush di questi ultimi giorni sull’intensificazione dell’azione Nato (Italia compresa) contro i taleban non fanno altro che confermare quanto lorsignori vorrebbero tenere nascosto) ma i bugiardi patentati della maggioranza hanno fatto i gargarismi con le parole pur di non dire come stavano esattamente le cose. Del resto, è stato il Ministro Parisi ha parlare di impegno italiano in Afghanistan fino al 2011. Questi orripilanti omuncoli pretendono di fare la guerra opponendo fiori a cannoni, e così incattiviscono il clima in quegli scenari di guerra (guerra! guerra! guerra! non mi stancherò mai di ripeterlo) con i nostri soldati mandati allo sbaraglio pur di mantenere una parvenza di pacifintismo con la quale “imboccare” una base elettorale credulona. E queste immani menzogne solo per quel che riguarda la politica estera. Non ci dilunghiamo su altre questioni quali il Libano e la conferma delle sanzioni contro il legittimo governo di Hamas (altro che equivicinanza!), materie sulle quali D’Alema dice di aver ridato lustro internazionale al nostro Paese, con il segretario di rifondazione Giordano (e non intendo sprecare aggettivi per questo omiciattolo che ieri, a Ballarò, ha dato tutto il meglio di sé ovvero tutto il peggio che la ragione umana sia capace di esprimere) che ha definito ineccepibile e superlativo il discorso di D’Alema a palazzo Madama. E ancora ieri, mentre D’Alema rifletteva sulle parole dette qualche giorno prima circa il fatto che si sarebbe dimesso se non ci fosse stata compatezza della maggioranza sulla politica estera, gli idioti del Pdci e di Rifondazione consideravano il ruolo svolto in politica estera dal “compagno spezzaferro”  come il climax dell’attestazione di una rinnovata indipendenza che ci saremmo guadagnati sul campo (oggi siamo cento volte più servili nei confronti del paese dominante, e facciamo ridere 1000 volte di più, rispetto al governo di centro-destra). Sono vermi e come i vermi strisciano senza alzare mai la testa, ignorando la dimensione verticale. Quanto ai due senatori che non hanno permesso di raggiungere il quorum previsto nella votazione (uno, Rossi non ha nemmeno imbucato la scheda, l’altro, Turigliatto si è “semplicemente” astenuto) hanno compiuto un atto giusto ma solo a metà. Avrebbero dovuto votare contro per mettere fine a questo schifo. Ma ancora più obbrobriosi erano i cani che li insultavano mentre questi, secondo coscienza, si ritraevano di fronte alla schizofrenia generale di chi dice una cosa e poi fa l’esatto contrario. La senatrice Palermi del Pdci è partita all’attacco dell’ “infido” collega urlando “sei uno STRONZO!”. Poi, addirittura, ha tentato di confrontarsi fisicamente con il senatore Rossi, reo di starle facendo perdere la “pigione”. E da tutti i banchi del Centro-sinistra era un turbinio di invettive, invocazioni alla Madonna e di inveimenti vari che non ripeterò per pudore (dalla mie parti si dice che il toro apostrofa cornuto l’asino!).

Questo governo è la putrefazione allo stato più maleodorante, un agglomerato di arruffoni, falsi, bugiardi, lo diciamo con le prove e con i fatti. In questi 280 giorni non è successo nulla che non avesse un puzzo nauseabondo di denaro iniettato alla grande Finanza e alla Industria Decotta. Dapprima si sono piazzati gli uomini giusti al posto giusto: Padoa-Schioppa, Draghi, Tononi Costamagna ecc. tutti grandi tecnici che portavano sulla fronte il marchio a fuoco della Goldaman Sachs. Poi hanno incominciato ad estendere i loro tentacoli in tutto lo Stato (sempre con l’appoggio delle grandi Banche nostrane, a loro volta controllate dalla finanza americana): da quella creatura mostruosa chiamata CDP fino al fondo F21; volevano (e vogliono!) ingoiare  tutta l’Italia con una voracità pantagruelica. Che cosa hanno avuto i settori deboli da questi signori? Nulla, assolutamente nulla! Come ripeteva incautamente lo stesso Giordano nella trasmissione televisiva di ieri sera, hanno fatto ogni regalo possibile alla Confindustria ed hanno ricevuto un bel ringraziamento! (lo dice pure il fellone!). Il famoso cuneo fiscale, quello che doveva essere equamente ripartito tra imprese e lavoratori, è finito tutto nelle tasche di Montezemolo e soci. Ma non erano contenti di questo scempio, hanno voluto continuare con le prebende da distribuire. Eccoti l’ennesima trovata per celare le loro intenzioni da servi di professione: prima l’epos per la FIAT che si è risollevata sul mercato e poi altri fondi pubblici alla combriccola capeggiata da Montezemolo-Marchionne (la mobilità lunga).

Questi sono i fatti, queste le loro fantomatiche riforme per i settori deboli. L’unico effetto che hanno ottenuto è stato quello di scatenare i lavoratori salariati contro i “bottegai”, i lavoratori dipendenti contro quelli autonomi. Il sig. Bersani e il Sig. Visco hanno autorizzato liberalizzazioni del piffero giocando sull’acredine atavica esistente da sempre tra questi ceti sociali. E mentre si costringevano i barbieri a stare aperti anche al lunedì (che grande trovata per risollevare le sorti economiche del paese) si distribuivano i soldi veri alle Banche amiche e agli industriali decotti ed assistiti, mandano il nostro paese alla sfascio, giorno dopo giorno. Non si era mai visto in Italia un governo così corrotto, un blocco sociale controllato da una “san-intesa” così salda tra Governo-Banche-Partiti-Confindustria-Sindacati. Il marcio è tutto interno al centro-sinistra ed i peggiori giochi di potere (finalizzati al controllo delle risorse del Sistema-Italia) si svolgono tutti in questa parte politica.

 Per aprire una piccola parentesi finanziaria, tutti sapranno che Geronzi (presidente Capitalia) ha dato il benservito ad Arpe (AD Capitalia). A quanto pare la disputa è nata perché Arpe avrebbe osteggiato l’entrata del Santander nella banca romana (credo, tuttavia, che si tratta anche di più di questo ma per ora non ne sappiamo abbastanza). Sapete a chi ha pensato Geronzi per sostituire l’AD riottoso? Pietro Modiano (quello che Fassino ha fortemente voluto ai vertici della SanIntesa) e a De Bustis (l’ex AD di Banca 121 vicino a D’alema) quello che ha rovinato molti risparmiatori pugliesi con i suoi prodotti finanziari “volatili”.

Adesso si può smentire il fatto che tutti i giochi di potere avvengono in un sol ambito politico, quello di Centro-sinistra? Se la risposta è quella che penso io dobbiamo mandarli tutti a casa pur sapendo che l’alternativa è pessima. Ma come disse Gramsci: tra due diverse tipologie di condanne a morte è sempre meglio un pollo. Cominciamo non scegliendo, dunque, e liberiamoci per ora di questa ottusa parte politica chiamata Centro-sinistra.

LAMPI NEL BUIO di G. La Grassa (20.02.07)

 Qualche lampo nel buio, che provoca un minimo di sollievo (ma proprio minimo, per il momento). Il sindaco di Vicenza (non ricordo nemmeno il nome) ha affermato che, se ci deve essere referendum, deve tenersi in sede nazionale. Meno male, un po´ di buon senso in merito ad un problema riguardante la base militare USA (con coinvolgimento NATO), che impegna l´intera politica estera del paese, per quanto governato da saltimbanchi senza cervello. Questo sindaco sembra un´Aquila in confronto ai "sinistri" che ho udito ieri sera nei TG. Qualcuno, notando "bandiere venete" all´interno della manifestazione, è arrivato alla conclusione che, su certe questioni, la distinzione tra destra e sinistra fa acqua. Qualcuno ha addirittura parlato di contatti tra Liga veneta (che non è la Lega bossiana) e i "disobbedienti" e no global. Mi auguro che non ci siano connubi del genere; un "matrimonio" tra due "mostriciattoli" del genere chissà che cosa farebbe nascere. L´importante è che si cominci a prendere atto che la distinzione destr-sinistr dovrebbe restare solo nelle sfilate a passo di marcia.

Sul Giornale (e ripeto: Giornale), a fianco di un articolo dell´ultrà filoamerikano Teodori, ce n´è un altro (in prima pagina, in testa, al posto di un editoriale) intitolato "C´è una destra che non sta con l´America" – da condividere se non proprio in tutto, comunque in larga parte – in cui si critica senza tanti peli sulla lingua l´atteggiamento prono agli USA della Cdl, ricordando che i sondaggi, all´epoca dell´intervento statunitense in Irak, dava per contrario almeno 1/3 dell´elettorato di centrodestra. Cito dell´articolo solo poche righe finali: "La contrarietà a `Ederle2´ o la critica di alcune scelte [per me tutte; ndr] politico-militari dell´amministrazione americana non richiede per forza di esporre bandiere arcobaleno, suonare i bonghi con i centri sociali o fare i pagliacci dell´antiamericanismo [scusatemi, ma applaudo veramente queste ultime frasi! Ndr]. Si possono, ad esempio, seguire le ragioni molto pragmatiche, che qualche volta [per me invece quasi sempre; ndr] non coincidono con quelle degli Stati Uniti". Sono frasi "da destra"; c´è qualcuno che vuol obiettare (a parte il "qualche volta", ecc.)? Appunto: comincia a slabbrarsi e scolorire questa distinzione tra destra e sinistra, mantenuta in piedi soprattutto dalla seconda per potersi concedere tutte le mascalzonate che Prodi, Fassino, Bertinotti & C. ci stanno propinando, in una smania di occupare ogni spazio di quel potere politico veramente servo dei grandi interessi finanziari italoeuroamericani (italo sotto, euro in mezzo, americani sopra).

 Dovremmo tutti fare una buona pubblicità al libro "Compagni di scuola" (Mondatori), scritto da Andrea Romano, che diresse la rivista "Italianieuropei" (dell´omonima Fondazione creata da D´Alema e Amato). Si tratta di un "riformista", deluso dai buffoni cui aveva creduto, che redige un ritratto dello stesso Ministro degli Esteri, di Fassino e di Veltroni assolutamente impietoso, ma preciso fino al più minuscolo dettaglio. Non concordo soltanto sulla definizione del primo di questi personaggi quale "mesto incrocio" tra Don Abbondio e Don Chisciotte. Non mi si tocchi quest´ultimo, troppo grande per un meschino di quella fatta. Semmai si citi "Tecoppa" (quello che, nei duelli, pretendeva che l´avversario non si movesse, altrimenti non riusciva ad infilzarlo), "Monsù Travet" (il prototipo dell´impiegato subordinato), forse Pulcinella (che è però già personaggio di tutto rispetto); ma Don Chisciotte no, non arriviamo nemmeno a "Tartarin de Tarascone". Fassino è dipinto come un diligente e inconcludente amministratore di condominio, Veltroni come un furbone illusionista, D´Alema come uno che passa, in una stagione, dal priapismo carismatico alla sterilità riformista. Si afferma che "la leadership postcomunista oggi appare impegnata a traghettare le proprie spoglie familiari sull´ennesima sponda sicura, a tutelare i piccoli grandi feudi personali dal declino che incombe". Bello sul partito democratico: "una sorta di lavanderia identitaria che dovrebbe rimettere a nuovo la casacca stinta del postcomunismo". Bellino anche su Veltroni: "la leggerezza veltroniana è tale da fargli associare la rivendicazione per sé del massimo del coraggio con il minimo del rischio". E tante altre definizioni "simpatiche" e "ricordi di famiglia" relativamente a questi cialtroni applauditi dai "sinistri" elettori. E resta comunque il fatto che un D´Alema va considerato "l´orbo che è re in una terra di ciechi"; ma questo la dice lunga sul degrado della politica e dell´elettorato che porta in Parlamento e al Governo questi squallidissimi personaggi di mezza tacca.

Pur trattandosi solo di lampi nel buio, il marciume comincia ormai prepotentemente ad affiorare alla superficie (per quanto piatto sia il cervello di gran parte della popolazione). Non mi voglio illudere più che tanto, ma la misura sta diventando colma. Che bello sarebbe, prima di "incontrare Caronte", assistere ad una pulizia di fondo. Ormai Pasqua è vicina; e il Carnevale finisce oggi! Domani è il giorno delle Ceneri. E decidiamoci ad incenerire questa destra-sinistra, per passare oltre!!

GIANBUR(L)ASCA di A. Berlendis

 

La derubricazione a ‘questione urbanistica’  del problema dei rapporti con gli USA per cui l’oggetto del contendere diventa dove ubicare la base militare americana (tramite referendum locale), richiede  analoga immaginazione per tentare di spiegare il comportamento della cosiddetta  ‘sinistra radicale’.

Nell’accingerci a farlo occorre tener presente che la suddetta ‘sinistra radicale’ ha contribuito a (ri)scrivere le pagine di un noto libro di fantasia (in questo caso, ipocrita) e umorismo (in questo caso, nero) per ragazzi .

Il libro in questione è ‘Il giornalino di Gian Burrasca’ (pubblicato a puntate tra il 1907 e il 1908), in cui l’aspirante deputato socialista, l’avvocato Maralli viene descritto dal  giornale di parte politica avversa (che si chiamava l’ “Unione) come esempio di doppiezza : sia perché era colui  che vorrebbe ora apparire un eroe del disinteresse e un martire dell’altruismo” , ma era in realtà profondamente frustrato ed arrabbiato per essere stato diseredato dal ricco zio, sia perché si era sposato di nascosto in chiesa con rito religioso (niente Pascs quindi…)  prima di ripetere la cerimonia ufficiale in Comune  ("L’avvocato Maralli libero pensatore in città e bigotto in campagna", titolava l’Unione)…

 

La doppiezza non è una caratteristica morale ma strutturale per forze politiche a cui i dominanti hanno riconosciuto  l’ affidabilità (dal loro punto di vista) , attraverso il compito di gestire , controllare ed indirizzare verso obiettivi scarsamente incisivi,la possibile azione collettiva di strati sociali che a queste forze fanno riferimento (Vicenza è stata l’ennesima triste dimostrazione ): queste forze politiche svolgono quindi  un ‘lavoro’ socialmente utile … per i dominanti (ed in subordine anche per i propri vertici organizzativi).

 

E’ forse un po’ triste che il commento più appropriato sia venuto da Stefano Zecchi  su ‘Il giornale’  di domenica 18 febbraio 2007 secondo il quale "…questi ragazzi gratificano sè stessi nel semplice movimento che li esalta, che li illude di essere importanti. E il modesto politico professionista di sinistra si aggrega a loro, mentre quello cinico e scaltro li usa."

Questa definizione del ceto politico  ‘massimalistico’ è in perfetta sintonia rispetto a come ne ‘Il giornalino di Gian Burrasca’ ,un secolo prima, si descriveva l’avvocato socialista Maralli quale “opportunista della peggiore specie, non spinto da altre molle in ogni sua attitudine nell’agone politico che da quelle di un volgare interesse e di una smodata ambizione”.

Quando sosterranno  il ri-finanziamento delle missioni militari, in primo luogo quella in Afghanistan,  (in modo diretto votando a favore oppure in modo  indiretto,cioè trovando una  qualche scappatoia : “Consci del fatto che difficilmente i dissidenti potranno cambiare idea, l’ultimo punto di mediazione è quasi una richiesta d’aiuto ai ribelli: se non potete dare il vostro assenso in Aula al decreto, almeno non partecipate alla votazione.” www.corriere.it 19-02-2007  ) :  dimostreranno che la mobilitazione vicentina è stata una burla.

Da qui il titolo del nuovo romanzo : Gianbur(L)asca…

 

 

PS.

 

Per gentile concessione degli intrepidi autori del nuovo libro possiamo pubblicare l’anteprima del quesito ,rigorosamente amministrativo, che sarà sottoposto ai soli elettori vicentini, non avendo nessun interesse (nazionale) per gli altri cittadini italiani :

 

Volete che le prossime azioni militari intraprese dalle truppe americane per ‘esportare la democrazia’  partano dalla nuova base  situata nel  centro storico cittadino, pur potendo ciò interferire con il traffico e le  normali attività quotidiane   oppure   preferite non essere disturbati collocando la nuova base, con adeguata mimetizzazione da grande parco giochi, nella verde campagna circostante, nell’ovvio rispetto dei vincoli paesaggistici ed idrogeologici?

FIAT VOLUNTAS FIAT

 

L’ineffabile Amministratore Delegato della Fiat, Sergio “Marpionne”, continua a mostrare il suo bel faccione sorridente ai media dell’Italia intera, ci tiene a far sapere quanto lui e il suo staff siano stati bravi nel risanamento dell’azienda automobilistica di Torino. Un’ impresa che sembrava ormai fallita, annunci di chiusure di stabilimenti un po’ dappertutto, la grande fabbrica dell’automazione degli anni ’80 divenuta ad un tratto un cumulo di ferraglie d’inefficienza (quanto aveva contribuito lo Stato italiano alle innovazioni di processo del colosso torinese?) senza alcuna speranza di risollevamento. Poi invece è arrivato lui, Sergio Marchionne, come un cristo venuto dal Canada, a moltiplicare le vendite e a ridurre i debiti. Peccato che l’ad di Fiat finge di dimenticare alcuni “grossi” regali che hanno consentito alla Fiat di continuare ad esistere sul mercato dell’auto. Dai due miliardi di dollari che la General Motors ha dovuto versare al lingotto per evitare di comprare ciò che all’epoca appariva (ed era) un “ferro vecchio” (e se gli americani hanno scucito tale somma pur di non rilevare la FIAT qualche ragione ci doveva anche essere) alle reiterate “donazioni” dello Stato Italiano (con i sinistri sempre magnanimi nei confronti della famiglia Agnelli: dalla rottamazione dalemiana dello scorso governo  di centro-sinistra fino al cuneo fiscale e alla mobilità lunga del nuovo corso Prodi).

Marchionne però fa lo smemorato e interviene con grande diplomazia anche sulle condanne comminate dalla CONSOB alla combriccola di Torino per la questione IFIL (IFIL-EXOR-SAPA, ma per questa vicenda vi rimandiamo agli ottimi articoli Tombolini e Blondet, abbastanza esplicativi della truffa messa in atto) sostenendo, con il tipico candore dei manager strapagati, che   “senza l’investimento aggiuntivo fatto da IFIL in Fiat al momento della conversione del convertendo nel settembre del 2005, con ogni probabilità il gruppo di leaders che ha operato e sta operando con dedizione al risanamento del Gruppo non avrebbe avuto l’opportunità’ di completare il proprio lavoro”. Quello che in termini giuridici dovrebbe essere qualificato come un reato (con conseguente condanna, come in effetti è stato) è divenuto nelle parole di Marchionne un fatto di necessità superiore che ha consentito alla FIAT di rinascere e a migliaia di famiglie di operai di continuare a lavorare (il solito paternalismo filantropico dei dominanti).

A Marchionne è andata pure bene (grande stratega o persona informata sui fatti?) dato che ha comprato un milione di euro di azioni FIAT proprio in concomitanza di tutti questi strani movimenti di titoli da parte delle società legate in qualche maniera alla FIAT stessa (insider trading?). Sta di fatto che la FIAT oggi è "rinata" ma continua a usufruire degli aiuti di Stato. Vorremmo ricordare a Marchionne che un’impresa davvero risanata non si appoggerebbe alla stampella pubblica in una fase come questa, ma penserebbe piuttosto a camminare con le proprie gambe. Se non erro, qualche anno fa, un’impresa automobilistica americana (non ricordo con precisione, mi sembra fosse proprio la GM) restituì, con un assegno simbolico, le sovvenzioni governative che aveva fino a quel momento incassato perché era riuscita a recuperare terreno. Perché non riproporre questo anche in Italia?  Invece no! Il Ministro Damiano (quello dei fondi integrativi facili) ha concesso alla FIAT l’ennesimo bagno di fondi pubblici (soldi nostri!) sotto forma di mobilità per tre anni a carico dello Stato (dicesi assistenzialismo!!!). Ma se i nostri governanti rabbrividiscono quando l’assistenzialismo è finalizzato ad andare incontro ai settori deboli della società, cambiano repentinamente umore se vanno a tutto vantaggio dei “padroni”. Del resto, questi presentano le loro credenziali e le loro garanzie a sostegno del credito ricevuto, proprio come ha fatto la FIAT: futuri guadagni (a tutto vantaggio della nazione…) e rosee aspettative che, tuttavia, restano sempre sulla carta. Volete un esempio? Ecco qual è la garanzia che la FIAT ha presentato al governo italiano: un fatturato di 70 mld fino al 2010 con investimenti di 20 mld (8 in ricerca e sviluppo). Ciò significa che fra tre anni il fatturato FIAT sarà il 2% del PIL dell’Italia. Se così fosse dovrebbe essere la FIAT ha pagare lo Stato e non il contrario. Ma i vertici FIAT si spingono ancora più in alto e contano di raggiungere i 3,5 milioni di vetture vendute a partire dal 2010. Io non credo a questa bufala, al primo intoppo la FIAT tornerà in vendita e tutte queste ottimistiche previsioni finiranno nel dimenticatoio, con la famiglia Agnelli che si ritirerà dal settore auto con  le tasche ancora piene di soldi pubblici. Loro non vanno mai in perdita, statene certi.

 

VICENZA E MOLTO DI PIU’ di G. La Grassa

 

Sono del tutto contento che la manifestazione di Vicenza sia riuscita, prescindendo dal numero dei partecipanti che, com’è ben noto, viene diviso per due dagli organi ufficiali e moltiplicato per tre dagli organizzatori. Ero convinto (al 99%) che non ci sarebbero stati incidenti e sono lieto che così sia stato. Vi era “l’ignobile” (secondo i nostri benpensanti governativi e di opposizione) scritta a favore delle BR. In TV ho visto solo delle parole di “solidarietà con gli arrestati”; a me sembra che solo due di questi si sono dichiarati “prigionieri politici”, per gli altri dovrebbe vigere ancora il principio della semplice presunzione di colpa fino al processo ed eventuale condanna. Faccio il facile profeta: almeno i 2/3 degli arrestati e indagati saranno alla fine prosciolti e lasciati in pace (solo fino alla prossima occasione utile per creare tensione).

Non sono rimasto invece per nulla soddisfatto delle immagini da “sagra paesana” trasmesse dalla TV; mi auguro che esse svisassero il vero senso della manifestazione. Va bene essere pacifisti e non violenti, ma cantare, ridere, far rullare tamburi, vestirsi e truccarsi in modo variopinto e arlecchinesco, non dà il senso della serietà degli intenti. C’è un tempo per la festa e un altro per gli impegni veri e soprattutto consapevoli. Mi piacerebbe sapere se, a parte i dirigenti di una sinistra che cerca un po’ di consenso per meglio mantenere i propri cadreghini (governativi e sottogovernativi), ci fosse tra “i 100.000” (o più) almeno una decina di persone consapevoli di chi “mena la mastella” nel mondo, ma anche qui in Italia (sia pure da subdominanti). Ho letto che erano vendute magliette con la scritta (in 10 lingue): “io non ho votato Berlusconi”. Ho l’impressione che la stragrande maggioranza dei partecipanti (credo la totalità, salvo i fottuti dirigenti di cui sopra) non abbia nemmeno il minimo sentore che tutte le battaglie di potere (quello reale e pesante come l’intero Mondo) sono combattute nel nostro paese – al seguito degli interessi predominanti statunitensi – da grandi concentrazioni finanziarie (e industriali; quelle “pubblicamente”, cioè statalmente, assistite), i cui giochi contrapposti si svolgono tutti, senza eccezione, con la rappresentanza politica delle varie fazioni del centrosinistra; con semmai qualche puntata verso l’UDC di Casini.

 No, non lo sa nessuno del “popolo di sinistra”, il prodotto di una degradazione culturale verificatasi nell’ultimo trentennio ad un livello tale da dare il capogiro. Una manifestazione, cui partecipasse anche mezzo milione di appartenenti a questo “popolo” di inconsistenti, non muterebbe nemmeno dello 0,000000……1% i “destini del mondo”. Per fortuna, in altre parti del globo c’è qualcuno con un poco più di testa sulle spalle. Questa nostra sinistra ignorante e senza voglia di pensare (ma solo di “partecipare”) finirà, non dico in tempi brevi ma nemmeno eterni, in un “gran falò”; e sarà un gran giorno, il giorno della rinascita di una prospettiva, dell’inversione di tendenza.

 

Il Congresso americano ha votato contro l’invio di nuove truppe in Irak voluto da Bush; al Senato ci sono stati 56 voti a favore su 100, ma ne occorrevano 60 per dichiarare approvata la stessa mozione. Non si tratta di votazioni vincolanti per il Presidente, ma è un ulteriore indizio che sono in corso discussioni per un mutamento di strategia; pur sempre imperiale. Tali discussioni investono perfino il Pentagono. Alcuni importanti uomini politici, non “colombe”, hanno dichiarato recentemente la loro contrarietà ad un attacco all’Iran. Insomma, i sintomi di possibile revisione strategica non mancano. Sarebbero sciocchi quelli che pensassero ad una svolta pacifista degli USA. Nessun paese di quella forza, oggi unica al mondo dopo il crollo dell’URSS, rinuncerà mai ai propositi di mantenere una supremazia globale; oggi contestata, ma ben lungi ancora dall’essere seriamente intaccata, soprattutto perché il vantaggio americano, non solo in campo militare ma in tutti i settori d’avanguardia della scienza e della tecnica, è assai considerevole.

Resta il fatto che la politica aggressiva condotta per oltre dieci anni dagli USA, e particolarmente accentuatasi dopo l’11 settembre 2001, non ha conseguito quei successi che gli ambienti più “focosi” speravano. Se non erro, manca un anno e mezzo alle nuove elezioni presidenziali. Questi ambienti tentano il tutto per tutto alla guisa di un pokerista che gioca al rialzo. Vogliono accentuare lo sforzo bellico in Irak, scatenare l’offensiva di primavera in Afghanistan, hanno una voglia matta di almeno bombardare i siti atomici in Iran (non abbandonando nemmeno i tentativi di alimentare “quinte colonne” interne a questo paese). Nel contempo – in quest’area brandendo già ora bastone e carota, e sfruttando la presenza di forti correnti opportuniste – accelerano la pressione in Palestina per sistemare gli affari in quella zona a completo favore di Israele. Il tempo a disposizione è poco, non so francamente quante probabilità esistano di modificare radicalmente situazioni non brillanti; comunque è chiara l’intenzione di provarci.

Se però, come penso e spero, i risultati saranno assai parziali per non dire addirittura scarsi, una qualche revisione strategica si imporrà; non credo ad una vera ritirata, ma comunque a “correzioni di tiro” non marginali. Ci si dovrà rassegnare, da parte statunitense, all’affermazione di un minimo di policentrismo: contrattare quindi di più con Russia e Cina, fare maggiori concessioni alla possibile alleanza con l’India e stringere patti più stringenti con il Giappone. Critica sarà la situazione in Pakistan, dove le varie spinte e controspinte saranno forti e produrranno nuovi equilibri complessivi, difficili da prevedere nei loro esatti contorni. Ci si potrebbe attendere una maggiore spigolosità in Sud America, forse in Africa, ma pur sempre con cautela; in Europa, si produrranno nuove spinte per un rafforzamento della Nato, magari con una accentuazione del lato “economico” (dove le politiche dei predominanti hanno maggiori possibilità di affermarsi in modo più nascosto e sotterraneo; si pensi alle manovre finanziarie già in pieno svolgimento) rispetto al lato più scopertamente militare (anche se non credo che questo verrà realmente depotenziato, al massimo solo “riqualificato” e reso un po’ meno scoperto e ingombrante). Si potranno perciò manifestare concessioni di pura forma ai “fedeli alleati” al fine di non farli sentire troppo sudditi, quali invece sono (e continueranno ad essere pur se in forme diverse). In fondo, il nostro centrosinistra si sta preparando a questa eventualità, mentre il centrodestra continua stupidamente, e perché non sa come differenziarsi altrimenti, a puntare sulla politica “bushiana” al tramonto.

Sono dunque possibili revisioni anche riguardo alla politica delle basi militari americane in Europa; rendendole ad es. meno visibili, apparentemente ristrette perché più agili e flessibili, non meno minacciose ma meno appariscenti. Del resto, perfino nella immediatamente prossima fase, di bushiano “gioco al rialzo”, si potrebbero fare concessioni su questioni attinenti alle basi in cambio di più sostanziosi apporti nelle varie aree di crisi (come in Afghanistan). E se ciò dovesse per caso verificarsi, è facile prevedere che i pacifisti, le “anime belle”, ecc. grideranno di aver compiuto il miracolo; crederanno di aver rinnovato le “gesta” di Gandhi, che del resto “vinse” quando ormai l’Inghilterra era una potenza coloniale in rovinosa decadenza e sostituita in toto dagli USA; i quali, certamente, ancora per molti decenni non si troveranno nella stessa condizione inglese di declino, per cui gli imbecilli avranno in tempi brevi risvegli comunque poco piacevoli. L’unica “speranza” – e non è certo una bella prospettiva – va riposta nella crescente potenza di Russia e Cina, cioè nell’effettivo perfezionarsi di una nuova fase di policentrismo. A meno che…..; a meno che non sorga in alcuni paesi europei una forza politica estremamente dura contro destra e sinistra, contro gli imbelli pacifisti; una forza che rimetta questa parte del mondo in gioco nella nuova epoca in via di divenire, entro i “giusti tempi storici”,  policentrica (o imperialistica).

Diceva Mao: “O la rivoluzione metterà termine alla guerra o nascerà dalla guerra”. A occhio e croce, non credo si verificheranno nuovi scontri mondiali dello stesso genere degli eventi bellici della prima epoca dell’imperialismo. Tuttavia, la conflittualità sarà aspra come sempre avviene quando si apre in modo radicale la resa dei conti tra le diverse frazioni capitalistiche – in quanto siano anche partizioni (finora sempre paesi) della formazione capitalistica mondiale – nella loro lotta per la supremazia. Allora mutiamo adeguatamente la frase di Mao: “O la rivoluzione metterà termine alla lotta per la supremazia [cioè muterà la struttura dei rapporti sociali secondo forme che, sconfiggendo l’oppressione, depotenzieranno anche il conflitto tra oppressori] o nascerà da tale lotta”. Considerando che le vecchie cariatidi del comunismo sono interamente confluite nella sinistra, e che quest’ultima è la cloaca massima di tutte le cloache, mi permetto la convinzione che la seconda opportunità sia l’unica realistica. La prima fa parte delle “belle favole”, che ci raccontiamo per restare aperti a tutte le possibilità (e ai “sogni”); ma credo resterà solo tale. I “grandi movimenti” di questi ultimi anni non fanno che confermare questa certo sconsolante conclusione.

 

PS Di questi tempi, uno deve veder sollecitati continuamente i suoi peggiori istinti. E’ impossibile non aggiungere qualche rigo su questa sinistra (soprattutto quella “estrema”), che ogni 24 ore supera in “puzza e nausea” il pur orrendo odore che già emanava. Li ho sentiti ai TG di questa sera; fra gli altri l’“esimio” Ministro Ferrero e il “segretario” Giordano. Il leitmotiv era: dopo la manifestazione, il Governo non può non ripensarci. Ma in che modo? Deve quanto meno indire un referendum (non in Italia ma a Vicenza) e ridiscutere il progetto di ampliamento con la popolazione (locale). Un problema di politica estera, riguardante l’atteggiamento generale da tenere nei confronti della strategia militare e geopolitica statunitense (e della NATO), viene ridotto a problema di edilizia e aree urbane comunali. L’ineffabile sottosegretario (all’economia, figuratevi!) Cento – verde (anche di testa) – metteva avanti il solito ambientalismo (che solo per questo uno ha in antipatia, perché è stato consegnato a dei deboli di mente, a dei mediocrissimi “conformisti dell’anticonformismo”, a uomini “medi” come li intendeva Pasolini ne La ricotta) e la possibilità di rivedere le modalità dell’ampliamento. Sembra infatti che il Governo si appresti ad una mediazione (sulla quale gli USA sono pronti a discutere): sviluppare le nuove costruzioni non verso l’aeroporto civile (cioè verso la città) ma “dalla parte opposta”, quella dell’aeroporto militare. Uno resta allibito: “ma ci sono o ci fanno?”.

Ricordo i coglioni – anche alcuni miei conoscenti purtroppo – che inorridivano di fronte a certe ridicole affermazioni di Berlusconi e, nascondendosi il viso tra le mani con gesto teatrale, dicevano: “Ma cosa mai diranno all’estero, come mi vergogno di essere italiano(a)”. Beh, io mi vergogno di appartenere al loro stesso genere homo; avendo nella scatola cranica un cervello con encefalogramma piatto, hanno votato questi bricconi che ci s-governano; da noi si dice: “i g’ha ‘na testa che non ‘a magna neanche i porsei”. Qui è necessario che qualcuno pensi ad eliminare questi irresponsabili deficienti, perché non si può tirare avanti a lungo con gente che affida le sorti di un paese, già sufficientemente disastrato, ad una simile genia di arruffoni e arraffoni. D’altronde, sono anche d’accordo che non debbano tornare “gli altri”; basta dover scegliere tra le teste “di minchia” e quelle “da mona”! Occorre aria nuova e fresca. Non un “venticello de Roma”, ma un uragano come quello che colpì New Orleans; spazzare via finalmente questa accolita di decerebrati e malandrini: una accoppiata ben difficile a prodursi, la sinistra (con l’estrema in testa) è proprio speciale in tutto!

 

19 febbraio 

 

UNA REPUBBLICA DI "SOGNATORI" di G. La Grassa

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La Repubblica – parlo dei suoi lettori – è lo specchio della sinistra diessina, semicolta, intellettualoide, un po’ chic e con la puzza sotto il naso di fronte alla “cattiva estetica” dei “berluscones”; mentre i lettori del Corriere sono più ferrati in affari e finanza, sono commercialisti, avvocati, consulenti, manager, ecc. Una quota di entrambe queste “cordate di lettori” compra anche Il Sole24ore, perché gioca in borsa e con la sua compravendita di titoli sente di essere la vera “struttura portante” dell’Italia “che fa ricchezza” (non producendo che chiacchiere, imbrogli, raggiri vari con carta straccia). Complessivamente, i lettori di cui si tratta sono una buona rappresentazione del cancro – in via di metastasi – che sta distruggendo il paese. Per loro occorrerebbe una punizione esemplare e non indolore; ogni angolino della società andrebbe ripulito da queste cellule ormai putride, fonte di sempre nuove infezioni.

Un piccolo sintomo di quanto si sta dicendo lo si riscontra nello scontro che oppone da mesi i redattori di Repubblica all’editore (che più “progressista” non si può). A dicembre, la redazione inviò un comunicato al “padrone”, in cui lo definiva “delle ferriere” (dal titolo di un vecchio romanzo di fine ottocento, un feuilleton ma significativo dello spirito dei capitalisti del tempo, sfruttatori nel senso letterale e peggiore del termine); e affermava “che si professa liberal, pretende di avere come ragione sociale la difesa dei diritti delle persone e della dignità del lavoro”, ma in realtà “disprezza la redazione”.

Altrettanto duro e articolato il comunicato di questi ultimi giorni. In esso si afferma che l’editore “a parole smentisce di essere uno dei ‘falchi’ ma poi non fa nulla di concreto per sbloccare la situazione” mentre “un quarto dei colleghi….fa letteralmente fatica ad arrivare alla fine del mese”. “Nonostante quasi ogni giorno le testate del gruppo raccontino quale impatto abbia avuto l’arrivo dell’euro sui prezzi e denuncino la perdita del potere d’acquisto dei salari, il nostro editore trova il tempo e il denaro per tentare la conquista di Alitalia, dimenticando che i suoi dipendenti devono far quadrare il loro bilancio con gli stessi salari di sette anni fa. Bella coerenza. Un gran brutto segnale da parte di chi aspira a sottoscrivere la tessera n. 1 del Partito democratico”. In conclusione, la redazione invita i “lettori ad aprire gli occhi su una realtà, quella del Gruppo Espresso, che a parole promuove la concertazione, il dialogo, il rapporto costruttivo e negoziale con tutte le componenti del mondo del lavoro e che invece, al suo interno, mantiene retribuzioni, sistemi normativi e rapporti di lavoro del tutto incoerenti con questi ‘buoni’ propositi”.

Per carità, ai redattori, in quanto lavoratori salariati, vada tutta la nostra solidarietà. Ci consentiamo solo di ricordare loro sommessamente che i lettori di Repubblica sono quei semicolti intellettualoidi già sopra ricordati. Gente dai lavori più improbabili e improduttivi, nei settori del turismo e dello spettacolo, dell’informazione soprattutto pubblicitaria, dell’organizzazione di kermesse similculturali e di viaggi, dell’apparato sanitario semipubblico e semiprivato, del volontariato e del sedicente no profit, del multi e interculturalismo, delle scuole di specializzazione e formazione (di perfetti incapaci nei più vari lavori inutili, e nella scuola anch’essa ormai inutile, anzi dannosa), delle organizzazioni non governative, degli aiuti ai diseredati di mezzo mondo, insomma  del “magna-magna” foraggiato da pezzi importanti dell’apparato pubblico (centrale e locale); quello controllato dai marpioni di sinistra, che succhiano risorse a non finire, nel mentre i Prodi e TPS e Visco e Bersani d’occasione pestano sui ceti produttivi per estorcere tutto il possibile e anche di più.

I lettori di Repubblica sono quelle persone di “raffinata” cultura – e che odiano i bottegai così ignoranti – che non hanno mai letto (o quasi) i grandi classici della letteratura; si sbronzano con gli autorucoli di quest’epoca di nani, trovandoli sempre “bellissimi”, girano l’Italia e l’estero per “consumare” mostre d’arte (anch’esse sempre “bellissime”, originalissime, perché “timbrate” dalla loro presenza onnivora e superficiale), fanno viaggi “esotici” e ne ritornano con orripilanti filmini con cui torturano gli “amici non colti” che non viaggiano, si recano sempre in spiagge esotiche dove, purtroppo, solo rarissimamente sono organizzati attentati “islamici” e si sollevano Tsunami (che risparmiano sempre i peggiori, quelli veramente “di sinistra”).

Chi scrive critica da tempo l’idea di tempi preistorici secondo cui esisterebbe la Classe Universale, quella del “levarsi del Sol dell’avvenire”. Tuttavia, sia chiaro che stimo pienamente sia i veri e propri operai sia, in generale, i lavoratori salariati dei settori produttivi e dei servizi effettivamente utili; si tratta di persone estremamente serie, la reale parte sana che ancora manda avanti questa povera Italia. Se rientrasse nella mia possibilità, mi si perdoni questo insano desiderio, sterminerei invece – magari con qualche gas esilarante, così questi buffoni morirebbero nel modo più adatto alla loro assoluta superfluità – una buona parte dei lettori di Repubblica (e del Corriere pure), in specie la quota diessina e margheritina, la più ghiotta da “servire” secondo queste “dolci” modalità. In fondo, non è che un innocuo sogno, ma fa sentire un certo calorino in tutto il corpo. Solidarietà convinta dunque ai redattori di cui abbiamo parlato, ma perché non imparano anch’essi a coltivare questi sogni innocui? Una Repubblica di “sognatori”, il che non nuoce alla energica richiesta di “non sognati” aumenti salariali.

 

19 febbraio

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UN PRIMO CHIARIMENTO

di G. La Grassa

 

Vorrei risultasse evidente che, almeno per me, la sinistra non ha nulla a che vedere con il comunismo. Considero Rifondazione o il PdCI di sinistra, ma precisamente perché l’aggettivo comunista, da queste formazioni politiche utilizzato (credo che la prima lo dismetterà tra poco), è una semplice presa per “i sissi e biribissi”. Esse sono di sinistra, ergo non comuniste. La sinistra, in specie quella italiana, è sempre stata un’accozzaglia di maneggioni, arrivisti, trasformisti, con rarissimi uomini di buona levatura (e in altra epoca, non certo negli ultimi 30 anni); in particolare, è da troppo tempo intrisa di un misto di ipocrisia e di rinnegamento dei valori ufficialmente dichiarati, ed usa sistematicamente la menzogna come proprio strumento d’elezione. Non si tratta di nemici aperti, da rispettare, ma di individui viscidi e melliflui, da tenere a debita distanza; soprattutto mai voltando loro la schiena, perché il colpire a tradimento è il loro usuale comportamento.

Li ho d’altronde sempre considerati così da quando sono divenuto comunista nel 1953 (salvo, lo ripeto, qualche rara eccezione, e all’inizio); tale atteggiamento mi è stato insegnato dai compagni di quel tempo assai diverso. Oggi, non mi dichiaro più comunista, ma non certo perché mi sia pentito di quella scelta. La rivendico invece con orgoglio. Posso ammettere che il comunismo ha compiuto azioni non encomiabili. Sarebbe tuttavia da discutere se chi ha commesso certi misfatti fosse effettivamente comunista, perché del termine è stato fatto un eccessivo uso o abuso. Non è però questo l’essenziale; non credo che nulla di nuovo nella storia sia mai stato esente da macchie e infamie. Le migliori intenzioni a volte, come si dice, servono a “lastricare le vie dell’Inferno”; eppure le intenzioni – in particolare di quelli che hanno dato la vita o l’hanno interamente consumata nel sacrificio di ogni benessere per lottare – hanno in ogni caso la loro importanza. Inoltre, non permetto a chi difende il capitalismo di fare la morale ai comunisti. Tale società si è formata tramite il massacro, l’indigenza, la fame e miseria nera di decine di milioni di individui; ha compiuto efferate imprese coloniali con altre decine di milioni di morti e affamati; la sua parte oggi più avanzata (e che ha dato vita a quella che denomino “società dei funzionari del capitale”) è nata da un capillare genocidio, e il suo metodo principale di “libera concorrenza” è stato l’uso di Colt e Winchester, l’omicidio, la lotta tra gang, ecc. Chi sta con questa società non dovrebbe nemmeno permettersi di ergersi a giudice di chicchessia. 

Non posso comunque definirmi oggi comunista perché per me il comunismo era effettivamente ciò che sosteneva Marx: “il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente”. Indubbiamente, sono stato per certi versi leninista più ancora che marxista; per cui non ho mai creduto che “il movimento”, nella sua spontaneità (o con un semplice supplemento di organizzazione assai “leggera”), avrebbe mai realizzato una nuova società. Se si crede al Machiavelli – e si può essere così sciocchi da non credergli? – occorre molta forza, astuzia, coordinamento di azioni multiple, alcune scoperte altre sotterranee, ecc. Quindi, per me, il partito leninista non era un feticcio da adorare, ma semplicemente un marchingegno costruito mediante il “normale e sensato” uso del nostro cervello. Pensavo però che servisse soltanto a travolgere gli ostacoli e le resistenze di una “classe morente” onde aprire la via al “movimento reale ecc. ecc.”. Non era così, dato che la dinamica della società capitalistica non è stata esattamente quella prevista da Marx; non perché questi fosse preda di utopie – come sostengono molti superficiali che si danno arie di intenditori di Marx – ma perché ogni analisi scientifica commette errori.

Marx ha sbagliato, punto e a capo. Sono convinto che la classe, di cui egli vide l’ascesa e predisse il tramonto (e con grande acume, secondo il mio parere), fosse la vera e propria borghesia; ma dopo la sua eclissi non fu ineluttabile la “liberazione dell’Umanità” da parte del “proletariato”, da parte della “Classe Operaia”; è venuta invece un’altra società, fondata comunque su mercato e impresa, su “classi” dominanti (gruppi di oppressori) per nulla morenti, mentre la pretesa classe universale si è rivelata composta da una svariata congerie di spezzoni del lavoro comunque salariato (ma non certo intrinsecamente, in sé, rivoluzionario). Ed è ovvio che, stando così le cose, nemmeno il partito leninista poteva funzionare come si era pensato dovesse funzionare; tuttavia, guai a “buttare il bambino….”, con quel che segue. L’analisi dei mercati e del conflitto intercapitalistico deve tener conto di Marx, deve ripartire da lui, ma smettendola con ogni forma di accademismo, di ossessiva discussione intorno a certi “schemi” (matematici) della teoria del valore; deve ripartire proprio dai suoi errori di previsione in fatto di dinamica sociale e dal semplicismo della sua “divisione in classi antagoniste” del capitalismo. La discussione circa la politica della trasformazione sociale non può che prendere le mosse dall’importanza decisiva attribuita da Lenin all’organizzazione – il Movimento è il peggior nemico di chi vuol trasformare, è un importante alleato dei “funzionari del capitale” – ma senza più il “certificato di garanzia” della rivoluzione mondiale verso cui tenderebbe, per oggettive tendenze interne al capitalismo, il proletariato presunto internazionalista.

Fra l’altro, il capitalismo non unifica per nulla il mondo; amplia i mercati (e li “approfondisce”), collega le varie parti in un Tutto, omogeneizza “orizzontalmente” certi comparti sociali (e più verso le aree di vertice che alla base!); ma il suo sviluppo si fonda sull’irriducibile conflitto tra frazioni dominanti per la supremazia – sia pure attraverso epoche cicliche di accentuazione e smorzamento dello stesso – con la costante presenza di una tendenza allo sviluppo ineguale delle diverse parti del capitalismo, in sede nazionale come internazionale. Un processo intuito da Lenin, ma da lui considerato come mera fase (stadio) di una società tendente all’unità centralizzata; fase da utilizzare per la rivoluzione, ma comunque soltanto transitoria. Invece no, è permanente. Il capitalismo non finisce, non si spegne, non muore e nemmeno ristagna per sua intrinseca natura; ricrea però periodicamente le condizioni per il suo rivoluzionamento, in direzioni per nulla affatto prefissate come voleva il marxismo (e anche il leninismo): quelle direzioni molteplici che – provvisoriamente e in mancanza di concetti adeguati, per la ricerca dei quali il marxismo serve a molto poco – ho raggruppato nelle due grandi “classi” della “rivoluzione” dentro e contro il capitale.

Per quanto ho sintetizzato in queste poche righe, è evidente che non posso più definirmi comunista, perché per me esserlo non è banale “impulso morale”, pio desiderio di un “uomo tanto buono” che ama i suoi simili. Odio, lo ammetto, questi fatui moralisti. Mi irritano con il loro comunismo d’accatto, con la loro bontà lagnosa; anche perché, per la maggior parte, non sono sinceri, bensì ipocriti e sepolcri imbiancati. Sono inoltre melanconici residuati di un fallimento, ma invece di ammetterlo e di ricominciare a pensare, sollecitando le nuove generazioni ancora libere dalle nostre ideologie di necrofili, si accaniscono nelle loro fissazioni e tentano di rovinare qualche giovane che avrebbe altre potenzialità. Logicamente, dato che i dominanti non sono fessi, li finanziano (poco) e li aiutano a trovare spazi (pochi ma li trovano) in ambito accademico, editoriale, nei mass media, nella fondazione di “centri studi”, dove si studia in realtà come deviare le menti di chi potrebbe dare qualcosa, al fine di instradarle lungo binari morti. E questi “duri e puri”, che recitano “a soggetto” la parte dei comunisti e marxisti, poi “si degnano” – tanto per andare anche nel concreto – di appoggiare elettoralmente i vari Cacciari e Veltroni, e in genere il centrosinistra, ecc.

Non sono di questa pasta; e dunque, poiché non sussiste alcun “movimento reale…ecc.”, mi dichiaro non più comunista, ma provo solo disprezzo per chiunque mi voglia dare del pentito. Non mi pento di nulla, non considero il movimento comunista – quello vero, non quello dei piccoli gruppi odierni di semplici imbroglioni – un insieme di criminali, bensì di grandi personaggi che hanno tentato l’“assalto al Cielo”. Questo assalto non ha però sortito risultati entusiasmanti; e io voglio, tra mille difficoltà e verso la fine della mia vicenda “biologica”, ripensare l’intera vicenda (pratica e teorica) e tentare di trasmettere qualcosa di questo ripensamento. Tuttavia, non ho nessuna simpatia per il capitalismo, non prendo affatto la fine del comunismo come avallo della bestialità oscena degli attuali dominanti; so però che non si battono con l’impeto morale. Certamente anche mi sfogo e dico tutto ciò che penso sul loro conto e sul conto dei loro servi di sinistra, ma cerco pure di riflettere sul fallimento dei passati tentativi di batterli, onde trarne le lezioni che sono capace di trarre con quel poco di testa che ancora mi resta.

 Per concludere: anche se non sono più comunista, considero la sinistra – nella quale comprendo oggi gli avanzi dei falsi comunisti – come l’ho sempre considerata: un’accolita di opportunisti, intriganti, ipocriti. Va combattuta; e chiunque riuscisse a distruggerla andrà elogiato e premiato. Bisogna estirpare questa gramigna esiziale, che corrompe sia la politica che la cultura. E tuttavia, spero che questa forza distruttrice non sia l’attuale destra; come suol dirsi, Dio ne scampi e liberi! Sono però sicuro che ciò non può avvenire; la destra esistente è solo l’“altra faccia della Luna”, e tutti sanno che questa è invisibile. Ciò non significa che la destra non possa fare danni, ma non avrà mai le redini, quelle vere, quelle che guidano il cavallo. E se fa danni, è solo perché esiste la sinistra, una masnada di bricconi per liberarsi della quale una massa di ignari, non sapendo a che Santo votarsi, potrebbe riaffidare un ruolo maggioritario all’altra parte, nell’usuale “gioco degli specchi”. Ma sarebbe solo disperazione, dovuta all’insopportabilità di questa sinistra di inetti e bugiardi, strumento di frazioni capitalistiche parassitarie, a loro volta subordinate a quelle del paese imperiale centrale, che ci sta succhiando la linfa vitale.

Questo è intanto un primo chiarimento, che mi sembrava utile per chi legge.

 

17 febbraio     

CONTRO LA BASE NATO DI VICENZA

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Tutti quanti noi del blog (e del sito) RIPENSAREMARX esprimiamo la nostra più viva solidarietà ai manifestanti che, oggi (17 febbraio), tenteranno d’impedire che si consumi l’ennesimo deturpamento ai danni della nostra nazione da parte del paese centrale e dominante (gli Usa) con la connivenza della “depravata” classe dirigente italiana. La costruzione della base di Dal Molin sarebbe solo un’altra spada conficcata nella sovranità e nell’indipendenza del nostro paese da parte statunitense. Pertanto, noi crediamo che un’azione dal basso sia necessaria per dire no a questi lestofanti e per contrastare l’azione dei predominanti americani (e dei subdominanti italiani a questi legati per la propria misera  sopravvivenza). La corrotta classe subdominante italiana (la quale non deve essere nemmeno più qualificata come classe dirigente, in quanto non dirige più un bel nulla) ha il cervello immerso in un liquido finanziario maleodorante di pura speculazione (sotto l’egida della finanza americana che dispone ciò che si può e ciò che non si può fare). La classe politica italiana è, a sua volta, preda degli appetiti della finanza parassitaria nostrana ed agisce in combutta con questa per drenare le misere risorse che il nostro sistema-paese riesce ancora a produrre. GF-ID-PS (Grande Finanza, Industria Decotta, Politica Servile) hanno sentenziato, sulla testa di milioni di italiani, che il nostro paese deve restare l’avamposto dei più beceri interessi guerrafondai della NATO, nonostante siano venute meno, da circa un quindicennio, le ragioni storiche di una presenza militare alleata sul nostro suolo (con la caduta dell’Impero Sovietico). Ma se la Nato non ha più alcuna funzione anti-Urss deve necessariamente avere un altro ruolo. Chi non crede alle fandonie sul pericolo Al Quaida o a quelle sull’asse del terrore coalizzatosi in funzione antioccidentale sa bene che gli scopi americani sono differenti (e molteplici), come l’inglobamento, sotto la propria sfera d’influenza, dell’Europa (in parte già avvenuto dopo lo sbriciolamento dell’asse franco-tedesco) e, a partire da questo, la possibilità di estendere la propria egemonia ad est (per meglio controllare la Russia) ma anche (soprattutto, direi) tutta quell’area a forte instabilità politica (ed economica) che va dall’Afghanistan (ecco le vere ragioni di una guerra che non è finalizzata al solo controllo delle materie prime), al Pakistan (ricordiamo che quest’ultimo paese confina con Iran, Cina e India). Nel progetto egemonico USA noi siamo soltanto una provincia “avanzata”, lo spazio di stanziamento per un’ennesima guarnigione a stelle e strisce dal quale sferrare attacchi contro altri popoli sovrani (da Vicenza partirà la nuova offensiva alleata contro la resistenza Afghana, come si può evincere dalle parole di G.W. Bush). In questo verminaio la sinistra gioca un ruolo fondamentale con la sua doppiezza e con le sue corvè nei confronti del governo USA. Dalle parole di Prodi della prima ora (il pavido quanto pilatesco Primo Ministro cercò di lavarsi le mani sull’affaire Dal Molin, difatti, dapprima sostenne che si trattava di una questione locale, poi invece finì per arroccarsi dietro l’asseverazione di patti stipulati dal precedente governo Berlusconi) a quelle ignominiose del ministro Parisi (il quale vorrebbe essere il più fedele dei cani da guardia lasciando le nostre truppe in Afghanistan fino al 2011) passando per le solite subdole e melliflue affermazioni di D’Alema (il leader Maximo arrivò a proporre di spostare la base in una vasta area vicino ad Aviano, come se il problema fosse logistico e non di affermazione/rivendicazione della sovranità nazionale) per arrivare al presidente della camera l’(in)Fausto Bertinotti che per la carica istituzionale ha rifuggito le “cariche” (speriamo di no) della polizia. Gli altri sedicenti radicali, quelli del Pdci di Diliberto, parteciperanno alla manifestazione ma con lo spirito di chi, nel 1999, autorizzò il bombardamento della Yugoslavia. All’epoca O. Diliberto era ministro della giustizia e per salvare il suo scranno (e il suo culo di comunista prezzolato) si rese complice di una delle guerre più criminali della storia d’Europa.

Tuttavia, ebbene chiarire alcuni punti ed allontanare alcune perniciose infezioni che s’insinuano sempre nelle giuste motivazioni di protesta e nelle scarne lotte di questi tempi. In tutto ciò la nonviolenza e il pacifismo non c’entrano assolutamente nulla, questi due elementi sono il cavallo di troia più volte utilizzato dalla sinistra benpensante (e, nella fattispecie, da quella che oggi si autodefinisce radicale) per depotenziare la spinta politica dei dominati ed impedire una seria analisi antiegemonica ed anticapitalistica capace di cogliere la dinamica conflittuale (e i relativi rapporti di forza) tra segmenti di classi dominanti all’interno (paesi) e all’esterno (guppi di paesi) della configurazione (formazione) mondiale capitalistica, ma anche la porosità (e i punti di debolezza) che tale movimento conflittuale interdominanti genera (e che può aprire la strada alle "ragioni" dei dominati). L’altro lato speculare delle torbide idee pacifiste è rappresentato  dall’affastellamento di teorie irrealistiche che blaterano di moltitudini desideranti o di conflittulità Capitale/Lavoro (analisi inadatta a comprendere la segmentazione orizzontale e la conseguente stratificazione verticale della formazione sociale prodotta dalla dinamica capitalistica) che non coglie la continua di frammentazione (e la differenziazione per livelli di reddito e di cultura) dei corpi sociali che il sistema mette continuamente in atto (altro che borghesi contro proletari!).

Da Vicenza deve perciò ripartire un’azione critica dei dominati che smascheri la doppiezza e la corruzione della nostra classe dirigente (da destra a sinistra, con una smaccata predilezione per i più farabutti tra questi, oggi tutti a sinistra). Solo se ci si convince che molti dei problemi dell’Italia sono causati proprio da questi servi zelanti quanto schiocchi, preoccupati esclusivamente della loro misera sopravvivenza da parassiti (ed incapaci di un pur qualsiasi scatto d’orgoglio per rilanciare il nostro sistema-paese e il suo ruolo nella formazione mondiale capitalistica), allora potremo pensare di dare una giusta direzionalità alle lotte. Dobbiamo liberarcene al più presto e con un’azione energica.

FUORI LA NATO DALL’ITALIA

FUORI L’ITALIA DALLA NATO

NO ALLA BASE DI DAL MOLIN

IL REGNO DELLA (SINISTRA) MENZOGNA

di G. La Grassa

 

Stiamo vivendo in un mondo di menzogne; sempre più meschine e avvilenti e sempre più patrocinate dalla sinistra (ultragovernativa e paragovernativa). Mi viene in testa il premier ungherese (almeno mi sembra fosse di quel paese) che, qualche mese fa, non essendosi accorto che il microfono era ancora aperto, si fece scoprire mentre irrideva ai gonzi che credevano a dati e cifre forniti, per suo conto, dall’ufficiale istituto di statistica. Qui non riusciamo a beccare i nostri governanti “fuori onda”, mentre sicuramente ridono di noi; comunque, fuori onda hanno sicuramente il cervello, le loro furbizie vanno bene per un popolo ormai inerte e alla deriva come il nostro (e quelli europei in genere).

Malgrado tutto, le bugie hanno veramente le gambe corte. Da non meno di cinque anni, questi bei tomi ci raccontano di un’inflazione intorno al 2%, ma nessuno ci crede più; e perfino un “raffinato” economista del Corriere, poco tempo fa, ha ammesso che è inutile raccontar(si) balle e che l’euro vale ormai non più delle vecchie mille lire (non circa 2000 com’è ufficialmente); in realtà, credo che l’ammissione sia tardiva e che oggi il potere d’acquisto di tale moneta sia ben sotto le mille lire. Del resto, in Europa (dove in quasi tutti i principali paesi, dopo l’introduzione dell’euro, si è verificata una notevolissima inflazione), si forniscono dati sulla stessa ancora più bassi di quelli italiani. Eppure, con “estrema (in)coerenza”, la Banca europea continua a lanciare allarmi sulle pressioni inflazionistiche e alza ogni tot mesi il tasso di sconto. Ultimo episodio di questa ridicola saga: nemmeno una settimana fa l’Istat ha indicato un ulteriore abbassamento del nostro costo della vita all’1,9% (su base annua) nell’ultimo mese rispetto al precedente (2%). L’altro ieri, “puntualmente”, Draghi si è detto preoccupato di pressioni inflazionistiche (sic!).

La stessa pantomima si sta recitando con riguardo agli indici di crescita del Pil. Avevo già scritto sul blog che dovevamo aspettarci per fine anno clamorosi sintomi di ripresa (logicamente in sede di dati statistici fornitici da istituti asserviti ai dominanti). E puntualmente si sono verificati. Nella primavera scorsa si prevedeva una crescita dell’1,3%; in autunno si aggiornavano le stime a 1,6 e poi 1,7%. Adesso, si annuncia trionfalmente che, grazie ad un ultimo trimestre veramente eccezionale, siamo a circa il 2% per l’intero 2006. E in sede europea si è “notificato” lo stesso fenomeno; così pure negli USA. Si sono a questo punto scatenate in Italia destra e sinistra per assegnarsi il merito della ripresa. La sinistra fa particolarmente ridere, come sulla faccenda dei conti “disastrati” (che sapeva benissimo non essere tali!) poi miracolati da una “improvvisa” abbuffata di entrate fiscali. Esattamente come queste ultime, anche una ripresa economica – ammesso (e non concesso) che ci sia stata – non dipende certo da misure prese due-tre mesi prima del manifestarsi della stessa; e tanto più se queste misure sono rappresentate da una bastonata fiscale come quella assestata con la finanziaria di Prodi-TPS (e Visco-Bersani). Nemmeno è però lecito che si pavoneggi il centro destra, giacché la ripresa, sempre stando agli imbrogli statistici, è statunitense e mondiale; quindi, semmai, noi siamo stati “trascinati”.

Il nostro premier, che veramente si dimostra ogni giorno più sc….o, si è gonfiato il petto affermando che abbiamo fatto meglio degli USA. Una bugia. Gli Usa sono cresciuti del 2,7%, la Germania del 3% (ultimo trimestre 3,7% contro il 2,9 italiano); la Francia quasi come noi, l’Austria del 3,4%, l’Inghilterra del 3,3%, la Spagna del 4%. Del resto, Draghi, in “perfetta sintonia” con Prodi, ha affermato che, per quanto riguarda l’Europa (continentale evidentemente), il ruolo trainante spetta alla Germania. In ogni caso, sempre secondo i più che dubitabili dati statistici, lo sviluppo italiano al 2% (2,9 nell’ultimo trimestre) è al massimo un mero effetto (al ribasso!) del più generale (e più consistente) sviluppo dei paesi capitalistici avanzati. Di conseguenza, il nostro ceto politico, di qualsiasi parte sia, dimostra di non saper mai cogliere l’occasione per osservare un decoroso silenzio; e magari anche un po’ imbarazzato. Aggiungo, come ciliegina finale, che persino quell’essere “ilare e giulivo” che è TPS ha mostrato preoccupazione perché l’Italia continua a perdere quota (percentuale) nell’ambito dell’interscambio mondiale, è quindi sempre meno competitiva. Se a questo aggiungiamo che la produttività del lavoro aumenta di circa il 3% annuo – ed è perciò ovvio che, anche se ci si fosse sviluppati al 2%, vi è bisogno di un minor numero di lavoratori per ottenere il nostro prodotto nazionale – se ne deve necessariamente concludere che dovrà crescere la disoccupazione o quanto meno la fascia del precariato, dell’instabilità e provvisorietà, ecc.

 

Ormai le classi dominanti (ma non più dirigenti in senso proprio) hanno perso ogni decenza, che la vecchia borghesia (certo dura, perfino crudele) manteneva ancora. Questa società occidentale, americanizzata, vede al suo vertice dei “funzionari del capitale”, intendendo per questi una “classe” di “soggetti” che hanno certo ricchezza e potere, ma sono per altri versi dei fantocci, ripetitivi e banali, privi di qualsiasi decoro e coerenza, capaci di rendersi responsabili del massacro di grandi moltitudini senza particolare cattiveria né un “rigurgito” di coscienza; sono ipocriti e mentitori al limite della “sincerità”, perché dicono, in ogni singolo momento, ciò che conviene loro dire, smentendosi ogni mezzo secondo e dimenticando il precedentemente affermato, mai preoccupati di essere sbugiardati –  se è il caso, sostengono di essere stati fraintesi – perché il diaframma, costituito da potere e denaro, li rende lontani qualche milione di anni-luce da noi povera “gente comune”, e dunque impermeabili ai nostri dubbi, alle nostre difficoltà di vita, alla nostra ira per essere presi continuamente per i fondelli, ecc.

Questo cappello introduttivo per parlare brevemente di quelle altre facce di tolla della Fiat. Grandi miracoli nel giro di due anni! Da che erano moribondi a che non solo sono rinati, ma sembra debbano surclassare tutti i concorrenti. E’ vero che hanno avuto il “colpo di culo” con la GM e preso molti bei soldini. Ovviamente, però, non è questo che riesce a rimediare una situazione negativa in campo produttivo. Secondo me c’è molto da diffidare – e personalmente non comprerei azioni o obbligazioni di quel “gruppo” – ma non sono in grado di smentire alcunché. Comunque, accettiamo per il momento i “dati” che ci sono forniti, ammettiamo che non siano falsi come quelli relativi all’inflazione e anche, assai probabilmente, come quelli sulla crescita del Pil.

Si resta tuttavia sorpresi, dati i successi proclamati, che questa azienda abbia ancora bisogno di regalini statali (tipici del centrosinistra) del tipo della cosiddetta mobilità lunga, che è in definitiva un prepensionamento, ancora una volta della rottamazione, ecc. Divertente – si fa per dire – è la “pena” inflitta dalla Consob ai dirigenti dell’Ifil e dell’Ifi – multa di 16 milioni di euro e interdizione per alcuni mesi per quanto riguarda l’assunzione di cariche in società quotate in borsa – accusati di aver compiuto una serie di operazioni giudicate molto “scorrette” in termini di violazione della legalità. E’ inutile descrivere nel dettaglio le “manovre” in questione, queste equity swaps (scambi), in cui sono state implicate le due suddette finanziarie legate alla Fiat e la Exor, cassaforte degli Agnelli con sede in Lussemburgo (per cui “gli uomini” della Ifi e Ifil sono stati puniti, ma quelli della Exor no). Con abili mosse effettuate sotto il naso della banche creditrici (non sapevano nulla?) – che, ad una certa data ormai prossima, avrebbero potuto mutare i crediti in proprietà di una quota azionaria tale da consentire loro il controllo dell’azienda – si è riusciti ad evitare questo fatto, increscioso per gli Agnelli, che hanno così mantenuto detto controllo (mi sembra con oltre il 30% delle azioni).

In linea di principio, si potrebbe convenire che far cadere un’azienda industriale sotto la potestà di istituti finanziari è fondamentalmente negativo. Per questo, tutti, a sinistra come a destra, hanno alzato alti lai sulla condanna (non degli Agnelli, salvi con la loro Exor in “terra straniera”) di chi ha salvato le prospettive industriali di una così benemerita azienda, che ha sempre mantenuto buoni rapporti con il mondo anglosassone anche durante il fascismo (pur sfruttando le “doverose” amicizie coltivate in questo regime) e, al profilarsi della sconfitta delle potenze dell’Asse, ha saputo ben riciclarsi con i vincitori; e che poi, nei sessanta anni trascorsi dal 1945, ha goduto di continui privilegi. Per fare un esempio: in Italia, a differenza degli altri paesi europei, il trasporto merci su strada è quasi il 90% del totale, con la conseguente costruzione di tutte le infrastrutture viarie, e altre, a ciò necessarie; per non parlare dei continui finanziamenti (magari a fondo perduto per gli investimenti al sud), dei prepensionamenti e le rottamazioni, della fornitura di materie prime sotto costo da parte di imprese statali (ad es. le Acciaierie di Cornigliano Ligure), e via dicendo. Ricordiamo ancora il suo piccolo particolare “compromesso storico” relativo all’accettazione della scala mobile, che le ha garantito anni di relativo riguardo da parte dei sindacati. Infine, tale azienda ha goduto di una buona campagna “pubblicitaria” (ideologica in senso proprio) all’epoca delle balle sulla “qualità totale” (e il Robogate, il Lam, ecc.), per cui ha assoldato schiere di storici, sociologi, economisti, anche di sinistra, anzi di “estrema” sinistra del tipo dei “sempre pronti” (a tutte le stronzate) di parte “operaista” (ma non voglio nascondere che perfino il sottoscritto si è rimbecillito per qualche anno, pur non raggiungendo i livelli “stratosferici” degli operaisti).

Il futuro – non tantissimi anni – ci dirà se il capitalismo famigliare agnelliano, “condito” con un pizzico di bertinottiano “borghese buono” à la Marchionne, è veramente tanto migliore di un controllo da parte della finanza. Fin da subito va però fatta una considerazione molto precisa: il settore automobilistico, pur con tutto il suo “indotto”, non è più oggi quello trainante di un complessivo sistema-paese. Se è per quello, l’immobiliare ha un indotto perfino superiore a quello dell’auto, ma nessuno si sognerebbe di pensarlo quale settore di punta, “di eccellenza”, poiché esso non fornisce all’insieme dell’economia nazionale grandi impulsi né nel senso del progresso tecnico-scientifico né in quello “della potenza” di un paese, indispensabile per la sua maggiore autonomia, per una crescita non solo dipendente da altri.

Vogliamo considerare un esempio eclatante. Negli anni ottanta, il Giappone, con la sua industria automobilistica (veramente di qualità eccellente, con alla testa la Toyota, all’avanguardia in tema di innovazioni di processo, di spinta automazione, di just in time, ecc.), invase gli USA, mise quasi in ginocchio la corrispondente industria di tale paese; al seguito di tale invasione si scaricarono nel centro dell’impero enormi capitali immobiliari. Il Giappone si compra gli Stati Uniti, così si urlò in un impeto di ammirazione, mista a paura, per il Sol Levante. Ci fu chi vide ormai imminente – questione di anni – il “passaggio di testimone” dagli USA al grande paese asiatico per ciò che concerne la posizione di supremazia nel campo capitalistico, rimondializzatosi dopo il crollo del socialismo reale. Anche in simili “profezie” si distinsero gli immaturi della sinistra “estrema” con il loro “marxismo-leninismo” da scuola elementare. E ancora una volta, debbo io pure fare ammenda per un simile svarione; ma ancora una volta mi fermai almeno a mezza strada, cioè alla convinzione dell’affermarsi, dopo la “caduta del muro”, di un mondo tripolare: Usa, Giappone, Europa (in specie la Germania). Tutte sciocchezze. I settori veramente fondamentali – per la ricerca scientifica e tecnica, per le innovazioni di prodotto (le vere innovazioni fondamentali nel capitalismo, formazione sociale che non vive solo di nuove tecnologie per alzare la produttività del lavoro e quindi, secondo il marxismo degli scolastici, il saggio e la massa del plusvalore) e per, in ultima e fondamentale analisi, acquisire la potenza necessaria ad accrescere e mantenere le decisive sfere di influenza  sono ben altri che non l’automobilistico: biotecnologie, aerospaziale, elettronica, informatica e telecomunicazioni; e, fra poco, robotica, nanotecnologie, ecc. Inoltre, sempre importantissimo è tutto il campo delle fonti di energia: ancora quelle “vecchie”, per il momento, ma con la crescente attenzione prestata a quelle nuove (e di un futuro prossimo).

Gli USA si sono prepotentemente sviluppati in tutti questi settori; e in questi ultimi tempi, perfino sotto l’amministrazione “reazionaria” di Bush, stanno ponendo in primo piano il problema delle nuove fonti energetiche. Il povero Giappone si è così ingrippato, è entrato in un periodo di ben 12 anni di pura stagnazione, ha ritirato precipitosamente tutti i capitali immobiliari dagli USA, con perdite fino al 50%. Una débacle totale. Oggi tale paese sta ritrovando la via dello sviluppo, ma senza più trionfalismi, in piena alleanza subordinata rispetto al paese centrale. Sono altre le nuove potenze in nuce; e stanno spostando forti capitali dai settori decotti del crollato socialismo reale – come, ad es., le 3000 grandi imprese statali in Cina destinate, sia pure gradualmente per questioni sociali, ad essere liquidate e passate a ben altro tipo di management –  a quelli nuovi appena sopra indicati e ad una sempre più avanzata ricerca. Il nuovo mondo multipolare che si annuncia nei prossimi 20-30 anni – ma non sono affatto escluse ulteriori sorprese – sembra dover essere USA-Russia-Cina-India; credo di meno nel Brasile, ma le previsioni sono difficili.

E la povera Europa? E questa miserabile Italia in essa? Se continuiamo a gonfiare il petto (di Marchionne e di Montezemolo; o magari di John Elkann, tanto adorato, ad es., dalla stampa di ogni parte politica) con la “stupida” automobile, possiamo prepararci ad un futuro di sempre più stretto servaggio, magari un po’ più in là da Arlecchino (“servo di due padroni”). Per questo, fin d’ora, si può sorridere di fronte a tutti quelli che sbavano dietro alla sorte della Fiat, della famiglia Agnelli, di che cosa farà il Tribunale di Torino (ripeto: di Torino): darà ragione alla Consob o alla “meravigliosa” operazione Ifi-Ifil-Exor, che ha visto il “sacrificio” di questi nuovi “Enrico Toti” (Gabetti, Franzo Grande Stevens, ecc.). Il nostro è un paese che ha ritrovato la sua dignità nazionale rivendicando l’italianità dell’Istria e della Dalmazia; un paese, dunque, servile verso i potenti e arrogante con i più deboli, che stanno facendo la questua per entrare in questo caravanserraglio che è l’Europa. Un paese diretto (pardon, deragliato) da subdominanti che meritano solo ludibrio e disprezzo, assieme a questi clown di destra e di sinistra; nel mentre gli omuncoli della “estrema” sinistra si dimostrano ancora più disgustosi perché si vendono praticamente per niente, per un po’ di lustro delle cosiddette “alte” cariche, che non significano nulla rispetto ai dominanti veri.      

  

P.S. Poiché stiamo parlando del regno delle menzogne, debbo fare una coda per commentare il clamoroso annuncio di Bush di ieri, riportato in sordina da tutti i giornali (anche quelli di opposizione), salvo “Libero” e “Il Manifesto” (con qualche ambiguità). Ha “proclamato” Bush che a primavera verrà scatenata l’offensiva contro i talebani (cioè la guerriglia di liberazione nazionale) in Afghanistan [vedi notizie da Adn kronos riportate alla fine], ha ringraziato il Governo italiano per la sua collaborazione e ha allertato la 173.ma brigata (aerea) di stanza, guarda caso, a Vicenza. Non è proprio esatto che ha semplicemente affermato: “l’offensiva la condurremo noi” (in questo sta l’ambiguità del Manifesto). Ha anzi chiamato tutti alle armi, ha fatto chiaramente capire che le truppe Nato (fra cui quelle italiane), questa volta, non possono tirarsi indietro. A modo suo è stato serio e coerente; perché o si fa la guerra o si torna a casa. Il “partecipo ma non troppo” mette solo a maggior rischio i soldati e li inasprisce, li fa diventare ancora più cattivi perché sono loro a rimetterci le penne; mentre dimostra la viltà e l’ipocrisia di chi sta casa a fare i giochetti politici sulla pelle degli altri.

Antipatici certo i destri che ridanno fiato alle campagne patriottarde (“la Patria, l’ultimo rifugio delle canaglie”, parola di Samuel Johnson); del resto seguite da chiunque pronunci frasi incaute di stampo nazionalistico, da chi nemmeno si rende conto del veleno che certe “frasi coraggiose” instillano e lentamente diffondono nello stesso corpo della “sinistra”. Tuttavia, il massimo danno è provocato da chi mente, si contorce, tira il sasso e nasconde la mano, e non so con quali altre espressioni dipingere adeguatamente il vomitevole atteggiamento dei bugiardi. Vi sono tanti peccati capitali (sette, non è vero?), ma nulla è paragonabile al rinnegamento e all’ipocrisia. Chi si macchia di questi due “vizi” ha ormai perso gran parte del suo “essere umano”. Magari parla come gli umani, ha la loro stessa struttura anatomico-fisiologica, ma in realtà è ormai quasi del tutto estraneo al genere homo (che pure ne combina di tutti i colori). Perché il rinnegato e l’ipocrita (e la menzogna è lo strumento principe utilizzato da questi tipi extraumani) sono impermeabili ad ogni morale, ad ogni valore o principio. Spargono inchiostro di seppia ma non per la pura sopravvivenza (come questo non indegno animale), bensì per difendere bassi e meschini interessi puramente personali, ricchezza e potere, talvolta semplicemente l’immagine (Presidente o segretario o “responsabile” di “qualcosa”). E’ gravissimo il danno provocato da questi “animaletti” viscidi e ripugnanti. Queste “cose” (nel senso di Carpenter) si trovano proprio a sinistra (anche in quella ultra-ultra). Gli avversari o anche i nemici sono senz’altro più tollerabili; non ammorbano l’aria, stanno di fronte a noi e si fanno individuare senza atteggiamenti vili e untuosi, senza aggiramento alle spalle.

Di conseguenza, la sinistra (tutta) è il principale obiettivo di ogni possibile critica e di ogni radicale rifiuto. Se la destra segue “a ruota” è proprio perché non ha nulla del nemico degno di rispetto di cui ho appena detto. Ed essa va combattuta esattamente in quanto riflesso speculare della sinistra. Qualcuno si ricorda come e perché Berlusconi – non il “corruttore”, ma il prodotto di “un sistema”, alla cui creazione la sinistra ha contribuito a piene mani per decenni – è entrato in politica? Dagli USA – approfittando della fine del sedicente “Impero del Male” (URSS ecc.) – è stato dato l’impulso al mutamento di regime in Italia (DC-PSI) tramite un ben noto “pentito”, ottimamente sfruttato dall’operazione “mani pulite” (che qualcosa ha inventato, ma molto non ha fatto altro che “scoprire” quando i “registi” hanno voluto che si scoprisse). Solo che si è così liquidata la rappresentanza politica di 2/3 d’Italia, “moderata”, e solo un quarto all’incirca di essa (i votanti per i settori moderati del centrosinistra) ha accettato di seguire un’operazione che gli USA – come successivamente in Georgia, Ucraina, Repubbliche centroasiatiche, ecc. – hanno affidato ai rinnegati del PCI, vendutisi senza ritegno [è un fenomeno da studiare: una ideologia di grande rilievo politico e morale, che voleva creare una società migliore, ha invece prodotto, durante il suo sfacelo finale, il peggior “tipo umano” – direi subumano – il più pervertito e abominevole, cui la storia abbia mai dato vita]. Dal rifiuto di questa operazione da parte dell’Italia moderata – e tuttavia meno degenerata del ceto politico e intellettuale di derivazione “comunista” – è nato Berlusconi. Non il contrario, come si tenta di far credere: lo stimolo è venuto da quell’operazione di cambio regime, che in Italia gli USA non sono riusciti a far guidare, come negli altri più forti paesi capitalistici europei, da forze di lunga tradizione socialdemocratica o conservatrice. Da noi è stato un po’ – con analogia di larga massima, certo – come per le “rivoluzioni arancione”; ma qui la reazione è venuta dal vecchio elettorato DC e PSI, ed è nato Berlusconi. Se questi “fa schifo”, ancora più schifo fa chi l’ha prodotto, ed è di una pasta ancora peggiore e più degradata (appunto verso la “mutazione” in “creature subumane”).  

E adesso, grazie a queste “creature”, apprestiamoci a nuove avventure; che sia in Afghanistan, in Libano o altrove. Cerchiamo di essere però consapevoli che le peggiori e per noi più drammatiche si svolgeranno qui, all’interno! O ci liberiamo presto della sinistra (tutta, per favore; non deve restarne nemmeno un briciolo, ché si riproduce come il “verme solitario”!) – e da tale evento si produrrebbe, non dico subito e automaticamente, ma nemmeno in tempi troppo lunghi, la fine anche di questa destra, e in particolare di Berlusconi – oppure la pagheremo cara, ma tanto cara che è oggi ancora difficile immaginarselo.

 

16 febbraio

 

Appendice. Washington, 15 febbraio (Adnkronos) – "Gli alleati devono abolire le restrizioni sull’uso delle forze che forniscono". Così George Bush ha chiesto, nel discorso pronunciato oggi all’American Enterprise Institute, agli alleati Nato di inviare più forze in Afghanistan e soprattutto di abolire i ‘caveat’ nazionali che impediscono loro di inviare le loro truppe nel sud e nell’est del Paese dove sono in corso i combattimenti con i Talebani. Combattimenti che aumenteranno nelle prossime settimane, quando inizierà "l’offensiva di primavera" contro i talebani che Bush ha confermato.
Il presidente Usa ha ricordato che l’Alleanza Atlantica si fonda sul principio che "l’attacco contro un Paese è l’attacco contro tutti", ed ha invitato tutti i Paesi della Nato al rispetto degli impegni assunti in risposta dell’attacco dell’11 settembre, quando per la prima volta dalla nascita dell’Alleanza Atlantica è stato attivato l’articolo 5 della difesa collettiva. "Quando i nostri comandanti sul campo dicono ai nostri paesi ‘abbiamo bisogno di più aiuto’, i Paesi della Nato devono fornirlo", ha detto Bush che ha confermato l’invio di 3 mila militari inizialmente destinati all’Iraq, rinforzi che porteranno ad un totale di 27 mila soldati il contingente statunitense, il picco di presenze dall’inizio della guerra. "Allo stesso tempo – ha continuato Bush – gli alleati devono abolire le restrizioni alle forze che forniscono in modo che i comandanti della Nato abbiano la flessibilità di cui hanno bisogno per sconfiggere il nemico dovunque esso si presenti". "L’Alleanza è fondata su questo principio: un attacco contro un Paese è un attacco contro tutti e questo principio è valido sia se l’attacco avviene sul suolo nazionale di un paese membro – ha aggiuto il presidente riferendosi appunto all’11 settembre – sia contro forze alleate impegnate in un’operazione Nato all’estero". Un’azione incisiva in Afghanistan è poi nell’interesse della sicurezza nazionale di ciascun paese membro dell’Alleanza: "stando insieme in Afghanistan – ha concluso – le forze Nato proteggono i propri popoli".

 

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