FAR FINTA DI ESSERE SANI di G.P.

(…)Le proprietà del denaro sono mie, di me suo possessore: le sue proprietà e forze essenziali. Ciò ch’io sono e posso non è dunque affatto determinato dalla mia individualità. Io sono brutto, ma posso comprarmi la più bella fra le donne. Dunque non sono brutto, in quanto l’effetto della bruttezza, il suo potere scoraggiante, è annullato dal denaro. Io sono, come individuo storpio, ma il denaro mi dà 24 gambe: non sono dunque storpio. Io sono un uomo malvagio, infame, senza coscienza, senza ingegno, ma il denaro è onorato, dunque lo è anche il suo possessore. Il denaro è il più grande dei beni, dunque il suo possessore è buono: il denaro mi dispensa dalla pena di esser disonesto, io sono, dunque, considerato onesto; io sono stupido, ma il denaro è la vera intelligenza di ogni cosa: come potrebbe essere stupido il suo possessore? Inoltre questo può comprarsi le persone intelligenti, e chi ha potere sulle persone intelligenti non è egli più intelligente dell’uomo intelligente? Io, che mediante il denaro posso tutto ciò che un cuore umano desidera, non possiedo io tutti i poteri umani? Il mio denaro non tramuta tutte le mie deficienze nel loro contrario?(…)

Karl Marx

 

Ben Bernanke, con un ottimismo ostentato, prevede che non ci sarà recessione, eppure le perdite provocate dai subprime, come egli stesso ammette, potrebbero raggiungere i 5oo mld di dollari. Cifre cospicue che, al contrario, confermano l’ipotesi di “recessflazione” già avanzata da questo blog, attraverso gli studi dei ricercatori del LEAP/E2020.

Le grandi banche continuano a sprofondare sotto il peso dei mutui ad elevato tasso d’insolvenza, tra queste Citygroup che ha annunciato svalutazioni fino a 24 miliardi, accompagnate da 17-24mila licenziamenti e un taglio del 40% dei dividendi, seguita a ruota da Merryll Linch, con perdite da subprime per 10 mld, nel solo periodo ottobre-dicembre, dopo aver effettuato svalutazioni per 14,6 mld, mentre altri istituti sono già sotto indagine negli Usa da parte della SEC  (la Consob italiana) a causa di operazioni  di trading poco chiare. Nell’elenco figura anche la JP Morgan.

La Fed si è messa subito in moto per  evitare che l’emorragia finanziaria  arrivi a toccare l’economia reale, rastrellando almeno 100 mld con i quali dare al sistema una boccata d’ossigeno e  prendere tempo al fine di studiare soluzioni più "strutturali".

A quanto sembra le capacità di autoregolazione e la mano invisibile del mercato, elementi tanto decantati dell’economia classica e neoclassica, si risolvono nella visibilissima mano delle banche centrali, chiamate a riparare i guasti prodotti dalla sfera finanziaria che viaggia indipendentemente dall’economia reale.

Gli stessi analisti hanno lanciato l’allarme in un momento in cui la situazione era già compromessa, dimostrando che la loro comprensione del problema è arrivata solo un attimo prima dell’uomo comune. Da ciò si percepisce che anche loro non hanno ben chiaro il quadro globale della crisi e brancolano nel buio. Del resto, si è solo nella I fase del “ciclone”, quello che potrebbe infine travolgere l’economia statunitense e tutte le altre ad essa legate.

Secondo gli studi che abbiamo riportato sul blog, da parte di esperti indipendenti, l’ “ondulazione” dovrebbe approfondirsi con tanto di “occlusione” (per restare nell’ambito della metafora meteorologica) – fino all’esplodere della situazione con una serie di fallimenti a catena che trasferiranno sulla produzione materiale il peso della speculazione finanziaria degli ultimi anni – proprio durante la prima parte del 2008. Effettivamente tutti i segnali sembrano andare in questa direzione.

Le soluzioni prospettate dalle Banche centrali restano per il momento  di “scuola”, poiché la mera iniezione di liquidità serve più che altro a ritardare gli effetti ma non certo a risolvere una crisi che si annuncia devastante, stando almeno ai paragoni (che si sprecano) con la famosa crisi del ’29. E se i confronti devono essere fatti è bene farli fino in fondo e ricordare che durante il crollo delle borse della fine degli anni ’20 non tutte le banche e le imprese si piegarono sulle gambe ed alcune, anzi, si rafforzarono proprio a spese delle concorrenti (come nel caso dei Rockfeller). Oggi tutto lascia pensare che proprio la Goldman Sachs, nemmeno sfiorata dalla debacle dei subprime, possa accaparrarsi più grandi quote di mercato.

Oltre agli interventi citati comincia a farsi strada quello dei cosiddetti fondi sovrani (provenienti soprattutto dai paesi esportatori di petrolio e dalle economie che hanno avuto, negli ultimi anni, una crescita esponenziale come quella cinese) i quali hanno a disposizione ingenti riserve valutarie da poter investire nei mercati finanziari, mettendo così qualche pezza alle falle aperte dalla speculazione. Eppure, fino a qualche tempo fa i fondi sovrani erano visti come uno spauracchio dal sistema occidentale in quanto si temeva che alcuni paesi, non proprio amici, potessero, attraverso queste imponenti “masse” monetarie, influenzare maggiormente le economie dei sistemi "democratici". Ma dalla notte dei tempi pecunia non olet, soprattutto se si è appesi ad un filo che comincia a sibilare per la tensione a cui è sottoposto.

Tuttavia, occorre stare ben attenti a non confondere questa crisi con la caduta del sistema nel suo complesso, come ha già spiegato La Grassa nei suoi precedenti interventi.

Alla politica spetterà l’ultima parola sulla situazione ed è probabile che proprio nel paese centrale si proceda  ad una ridefenizione degli assetti geoeconomici e geopolitici, con conseguente riposizionamento degli equilibri strategici di tutto il globo. In ogni caso questa crisi finanziaria non sarà senza conseguenze come invece millantato dai guru delle banche centrali.