IL DOPPIO GIOCO DI SALVINI E QUELLO DEL COLLE

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Tutto come previsto. Avevamo annunciato che questo (cioè il fallimento) sarebbe stato l’epilogo del governo Lega-5Stelle perché Salvini stava facendo un evidente doppio gioco. Il leader del Carroccio era d’accordo con Berlusconi (che teneva, a sua volta, i contatti con Renzi) per far saltare il tavolo e così è stato. E’ lo stesso Giorgetti, n.2 della Lega, ad aver dichiarato, da quanto riporta Il Giornale, che: “Savona era solo il ‘piede di porco’ [testuale] di Salvini per fare saltare tutto”. M5S e FdI hanno dichiarato di voler mettere in stato d’accusa Mattarella (la Meloni non si è svegliata all’improvviso ma cerca, anch’essa dopo essersi vilmente accodata a Berlusconi, di vellicare i bassi istinti dei suoi elettori per nulla contenti della scelta di restare fuori dal governo), Salvini (da quanto, invece, scrive Libero) avrebbe già detto di no. Ulteriore conferma alle nostre ipotesi. Resta in tutto ciò il precedente gravissimo creato dal PresdelRep che ha respinto la nomina di un Ministro per ragioni di indirizzo politico, nonostante il risultato elettorale. Votare non ha nessun senso, ora c’è anche la controprova, se mai ce ne fosse stato bisogno, perché il Palazzo decide a prescindere dagli esiti delle urne. Il Colle ha giustificato il gran rifiuto con un pretesto che grida vendetta: difendere i risparmiatori. Sono stati i precedenti governi ad azzerare il risparmio degli italiani, favorendo gli istituti in bancarotta collegati alla politica. Sono stati i ministri dei passati esecutivi, con pesanti conflitti d’interessi, a derubare il popolo dei suoi soldi per salvare le banche amiche. Sono stati i Gabinetti di quest’ultimi vent’anni a gettare sul lastrico il Paese, eliminando tutte le vecchie garanzie di cui la gente godeva. Il Quirinale, dopo aver rintuzzato Giuseppe Conte, ha chiamato Cottarelli per formare un Esecutivo del Presidente che non avrà la maggioranza in Parlamento. Mr. Spending Review è un uomo della sinistra, tirato in causa dal governo Letta e confermato, per qualche tempo, anche da quello Renzi nel suo ruolo di tagliatore di sprechi, anche se poi sarà accompagnato all’uscita con un altro incarico, quello di rappresentare l’Italia nel consiglio esecutivo del Fmi. Un ribaltone del risultato delle urne che avrà delle ripercussioni non da poco, anche se non subito. Questi processi possono decantare per un pezzo prima di far esplodere i loro effetti. Ovviamente, la soluzione imposta da Mattarella da provvisoria potrebbe diventare di lunga durata. Non ci lasceranno rivotare tanto presto perché il quadro è ancora negativo per i partiti di sistema. Tuttavia, si è definitivamente scoperta la funzione della Lega che non ha alcuna intenzione di rompere con Berlusconi, il garante dei poteri forti internazionali, perché intende prendersi i voti ed il personale del “vecchio porco”, ormai sul viale del tramonto, per diventare essa stessa l’asse di nuovi equilibri in gestazione. Le dinamiche che stanno sviluppandosi oltreoceano, suggeriscono mutamenti anche qui da noi. L’establishment Usa in via di trasformazione non può più appoggiarsi ai gruppi europei che sostenevano Bush-Obama e abbisogna di sponde diverse, con altri programmi e principi, più confacenti al corso strategico intrapreso dalla potenza egemone in occidente.
Quello più in difficoltà è senza dubbio Di Maio. Probabilmente, dovrà farsi da parte per favorire l’ascesa di personalità interne al gruppo adatte a gestire meglio la situazione che si è venuta a creare. Potrebbe essere il turno di Di Battista che rappresenta “la voce dell’anima movimentista” dei 5 Stelle. Sulla carta sono i grillini quelli che andranno a colmare il vuoto creato da un Pd in sfaldamento, sono loro che sedurranno l’elettorato di sinistra orfano e in sbandamento, in opposizione alla Lega (a sua volta scalatrice del centro-destra). Il quadro è in sviluppo e come agli inizi degli anni ’90 assisteremo ad una riconfigurazione radicale degli assetti della politica italiana con risvolti al momento non del tutto preventivabili. La gabbia d’acciaio americano-europea sul nostro paese non sarà rotta ma muterà di fattezza. A meno che da questo pantano non vengano finalmente fuori drappelli di sganciamento realmente assertivi che per intanto non si vedono all’orizzonte.