La distruzione dell’identità maschile/femminile e … omosessuale
Scritto da: RIPENSAREMARX (22/06/2011)
Sono tanti i modi in cui gli esseri umani si rappresentano le contraddizioni che attraversano la loro esistenza, uno dei principali e di più lunga data si è costruito attorno alle differenze di carattere biologico, legate alla riproduzione del genere, sulla base delle quali si sono create delle differenze di carattere culturale e morale incentrate sul principio della complementarietà. Dico subito che non mi interessano, né in negativo, né in positivo le preferenze sessuali individuali, che appartengono alla sfera inviolabile della libertà individuale, non nego che una sessualità "deviante" possa arricchire l'esperienza umana, ma perché appunto possa essere "deviante" bisogna che ci siano delle identità maschili e femminili, mentre qui è in gioco la distruzione dell'identità tout court, anche di quella omosessuale.
Esiste una base naturale nelle differenze tra uomo e donna, e consiste nelle ben note differenze anatomiche, le quali originariamente servivano per la riproduzione, in seguito, poiché l'essere umano non è solo un essere biologico, ma anche culturale, attorno alla sessualità si sono sviluppate varie sovrastrutture culturali, e le "deviazioni" da questa norma, proprio perché l'uomo non è un essere puramente naturale, sono sempre state diffuse in tutte le società, un'eccezione così diffusa da diventare a sua volta norma. Nella Grecia classica l'omosessualità era la norma, ed era dovuta al carattere fortemente maschile della società greca, con esclusione e degradazione della donna, per cui l'Eros, che coinvolgeva sia la facoltà fisiche che spirituali, poteva sorgere soltanto tra gli uomini.
Non vedo perché la cultura gay debba essere esente da critiche, si tratterebbe della solita forma di discriminazione al contrario. Quanto poco i "gay pride" abbiano a che fare con la difesa dei diritti di una minoranza emerge nell'inversione operata, a essere derisa è ora la sessualità eterosessuale, questa derisione è ciò che principalmente viene messa in scena nella "parate" del "gay pride": "Una volta ero etero, ma ora sono guarita" sintetizzava un cartello. Non vedo perché se non si accetta la derisione degli omosessuali, perché si debba accettare la derisione degli eterosessuali.
Esiste una precisa differenza tra l'essere omosessuale e l'essere checca, non a caso epiteto usato frequentemente dagli stessi omosessuali, ed è la differenza che passa tra chi vive una sessualità differente rispetto a quella maschile e femminile e tra chi vuole distruggere, annacquare e imbastardire queste differenze. Essere omosessuale senza essere "checca", vuol dire vivere la propria sessualità "diversa" senza risentimento verso maschi e donne eterosessuali.
L'identità complementare fra uomo e donna si è costruita principalmente intorno ai principi della conflittualità e della relazionalità, entrambi fanno parte dell'esistenza umana (sia maschile che femminile) che è attraversata da questa contraddizione, ma mentre il maschio ha sviluppato il lato della conflittualità la donna ha sviluppato quella della relazionalità (ciò non vuol dire che nell'uomo sia assente la relazionalità e nelle donne sia assente la conflittualità).
Ovviamente non c'è stato nessuno che a tavolino ha progettato i "gay pride", essi nascono spontaneamente dal disfacimento sociale delle società ultracapitalistiche, di cui hanno tutti i connotati, volgarità, vita ridotta a spettacolo, narcisismo, illusione dell'illimitata libertà del singolo illusoriamente staccato dalla collettività, ma come prodotto spontaneo viene incoraggiato e promosso dall'amministrazione statunitense. I "gay pride" hanno ben poco a che fare con i diritti degli omosessuali, sono una polpetta avvelenata dell'impero in disfacimento.
I "gay pride" promuovono l'effeminazione, che è una degenerazione del principio femminile della relazionalità staccato dalla sua complementare conflittualità, e in quanto tali sono molto graditi all'amministrazione americana in quanto facilita la passività e la subordinazione, ma promuovono anche il narcisismo, cioè l'incapacità di relazionarsi.
Questo è il suddito ideale, né uomo né donna, e nemmeno omosessuale, incapace di lottare per la propria dignità e incapace di relazionarsi con gli altri esseri umani, con l'attenzione costantemente fissa sui propri genitali e orifizi vari.

20 comments to “La distruzione dell’identità maschile/femminile e … omosessuale”
Per Scala Gennaro
Se ci fosse Pasolini , prendo spunto proprio da lui visto il contesto, ecco credo che scriverebbe come te .
il discorso è lo stesso che lui faceva coi capelloni ?
io credo proprio di si .
…
Nel mio blog avevo fatto un post con linguaggio indiretto ma non ambiguo,per dimostrare anche un 'altra cosa .
Occorre sempre tener presente che anche questa sezione della società è "mercato",ricchissima fonte di guadagno non solo per le città (commercio alberghi e indotto) che accolgono l'una tantum di questo o quel concerto sfilata e parata
Ti faccio un estremo che consideravo con un altro amico blogger ,piu sul surreale ma non per questo denso di significati CONCRETI
lui esaminava il tuo stesso fenomeno, tramite un cane gay..ecco sembra una pure invenzione ma se il mercato potesse dimostrare l'esistenza del fenomeno anche nel mondo animale, gatti e conigli domestici compresi ( e pure i can arini), tutto cio spiegherebbe la trappola a cui ci si presta con i gay.pride,che si sia di un tipo di sessualità, di un'altra o di un'altra ancora.
creare "il bisogno" non corrisponde al sogno e la pratica del rispetto dei "generi" ne sul piano di societa e diritto , nè sul piano antropologico o se vuoi anche est-etico
il gaypride non è altro che la spettacolarizzazione necessaria perchè tutti gli altri piani, proprio di rispetto delle singole autodeterminazioni, sono tutte fallite e significa consegnarsi al piano delle regole del commercio
è paro paro la stessa cosa avvenuta con il femminismo, ma anche con il femminsimo e la guerra …il caso Linch ha dimostrato come la truffa sugli stupri di guerra ha dato man forte alla macchina di morte che si dovrebbe dire opposta ai dirtti umani fra cui quelli di genere .
vi è poi un'amarissima considerazione sul piano della parola "liberta"…poiche vivendo in una societa violenta che fa finta di essere non violenta , fin dalla tenera età non si hanno condizioni per poter svolgere il porprio percorso di autodeterminazione con un minimo paniere di scelte sperimentali che lo siano senza dover ricorrere all'eccesso continuo ,causa il problema piu profondo di sradicamento dalla matrice intramontabile come in natura ma di più ,visto che saremmo di fornte a una pianta pensante..
l'esibizionismo narcistico inoltre , che fa parte dei vari ingredienti "eccessi", violenti, della societa violenta in cui viviamo, è adottato anche in questo caso per potersi rendere "visibili" , visibili con le stesse regole del piano della televisibilita
vi sono poi effetti " geopolitici" tali per cui alcune societa "democratiche" ,come sappiamo , usano tutto questo " colorato" mondo, non solo per prblemi di mercato : alla la misoginia narcistica di apprtenenza di questosegmento si rifilano le piu ampie gamme di wanna marchi prodotti ( peraltro anche molto costosi oppure anche pericolosissimi perchè quelli sicuri per la salute sono ovviamente per pochissimi eletti..non immaginare solo le operazioni pesanti di interventi chirurgico, che se potessero ripeto dimostrerebbero anche per l'idustria veterinaria di cani di lusso lesbiche o gay o trans)
Usano questa "liberazione" per contrapporsi a popolazioni in cui la donna o il gay o il trans o la lesbica vivono in condizioni di discriminazione "fondamentalista" ,in modo tale da esportare meglio nei mezzi di comunicazione la superiorita dell' "uomo bianco" cosi evoluto e civile ,ripsetto a tutti gli altri ..
dovrei continuare meglio questo discorso limitandomi in quanto donna discriminata in questo nostro occidente di tipo italiano , molto vicina senza alcun femminismo , ad altri mondi e modi di discriminarci, ma molto attenta a non cadere nelel trappole di chi USA le tematiche di genere per dimostrarsi di civiltai "superiori" rispetto a tutte le altre ,civilta da portare guerra su guerra per ben altri fini …dando "spazi" di finte libertà anche con i gay pride si può meglio fare altre parate , quelle militari, non per consentire a questo quell'iraq o cattivone islamico, l'autodterminazione all'identita delle persone anche sul piano sessuale, ma per fottergli meglio i soliti bottini di guerra.
un caro saluto a te e a tutti
ro
ciao,
ti ringrazio ma il paragone con Pasolini è esagerato. In effetti, uno degli aspetti più sgradevoli, tra i tanti sgradevoli, è questa perversione della difesa diritti civili ai fini delle aggressioni statunitensi
grazie per il commento, ciao
Molti dubbi sulla compattezza così granitica che nel post ho l'impressione si sia voluto dare al concetto di identità (sia essa maschile, femminile od omosessuale). Insomma, non vorrei tirar fuori l'auctoritas dei "sacri testi", ma dopo Freud e Lacan (ma anche Althusser) nutro un po' più di sano sospetto verso il "soggetto" (anche nella sua dimensione sessuale), che, non scordiamocelo, si mette in scena, sempre, e con tanta maggiore intensità soprattutto nel teatro sociale. Allo stesso modo, manifesto riserve sulla concezione, che mi pare ispirata da un certo nostalgismo dell'"origine", dell'armonia naturale uomo-donna, la quale poggerebbe sull'asserita complementarietà; sento odor di platonismo, ecco. Insomma, al riguardo, pur nella sua perentorietà (ma è chiaro che va presa come iperbole, non come verità indefettibile ed allo stato puro), mi pare avesse qualche ragione in più Nietzsche nel definire l'amore tramite la guerra, nei suoi mezzi, e l'odio mortale tra i sessi, nel suo fondo. E mi son fatto l'idea che sia proprio questo, a piacerci, dell'amore; anche perché penso che la conflittualità, come presunto carattere del maschio contrapposto alla relazionalità quale preteso tratto del femminile, sia invece essa stessa una forma, assai frequente, proprio della relazionalità. I due concetti, insoma, si collocano su piani diversi. I gay pride e carnevalate del genere, invece, non mi suscitano opinioni particolari (e, se mi sforzo per averne, mi accorgo che ne sono annoiato), lasciandomi, siffatti defilè, piuttosto annoiato. Ma non li ritengo né segnali particolarmente pregnanti di disfacimento sociale né mi pare che invitino pericolosamente all'indulgenza per Venere a detrimento di Marte (riprendendo qui una dicotomia "mitologica" usata dai neo-con statunitensi per criticare le mollezze e diffidenze occidentali, e segnatamente europee, verso i "guerrieri" USA al tempo dell'invasione dell'Iraq), nell'ambito di un progetto culturale (e tanto meno antropologico) di sottomissione ed effemminizzazione ordito dai diabolici USA. Infine, non mi pare che l'eros greco potesse sorgere soltanto tra uomini. Al contrario, in via di diritto, e con innegabile riconoscimento sul piano culturale, la produzione lirica di Saffo, ed il prestigio di cui ha goduto nella società anche letteraria ed intellettuale greca, sembra confutare questa opinione.
Emilio
P.S. Ritengo Pasolini un grande poeta, soprattutto perché ha saputo dare forma letteraria "più moderna di ogni modernità" al suo nostalgismo reazionario. E, come reazionario, si appassionava fino allo struggimento dei ragazzi eterosessuali e sottoproletari, anche perché -. scusate la volgarità ma è vero – più disponibili a darsi per soldi ed a lasciarsi infatuare dalla "mitica" alfetta con cui il poeta, che evidentemente sapeva il fatto suo quando aveva voglia di soddisfarsi sessualmente, si aggirava per le borgate romane a rimorchiare.
Probabilmente, visto che mi è stata fatta un'obiezione simile, data la voluta senteticità del testo, non si capisce bene il mio punto di vista, o forse è necessaria una certa familiarità con la dialettica. Non credo affatto che l'identità maschile sia "graniticamente" attestata attorno alla conflittualità, né che quella femminile sia attestata intorno alla relazionalità, vi è una compresenza di entrambi, soltanto i maschi hanno sviluppato maggiormente il lato della conflittualità, le donne quello della relazionalità. Nella stessa relazione amorosa sessuale vi è la compresenza di relazionalità e conflittualità.
Non credo che sia scomparsa l'identità maschile e femminile, io personalmente ne faccio esperienza quotidianamente, ma questo forse dipende dalla percezione soggettiva.
Saffo dedicava le sue poesie ad altre donne, si trattava quindi anche in questo caso di amore omosessuale. L'Eros fra i greci poteva nascere solo fra gli uomini, con la sola eccezione delle etere, le uniche che per professione, avevano goduto di una certa istruzione.
Certo, il gay pride è uno dei tanti strumenti della propaganda imperiale, ma ti sarei ben accorto, caro Emilio, vivendo a Roma, del battage pubblicitario con cui è stato promosso. E' intervenuta addirittura l'ambasciata americana che ha sponsorizzato la partecipazione di Lady Gaga.
Consiglio inoltre la lettura di questo articolo:
http://sitoaurora.splinder.com/post/24749558/glbqt-da-bombardamento-lady-gaga-ultima-risorsa-delloccidente
1) Se parliamo dell'Eros riferendoci al Simposio di Platone si può dire che in genere, in ogni simposio dell’antica Grecia, era preferito l'amore omosessuale. D'altra parte, nella suddetta opera del grande filosofo greco si fa cenno alla mitologica nascita di Eros dal rapporto fra il maschile Poro e la femminile Penia:
"Quando nacque Afrodite, gli dei si trovavano a banchetto e, tra gli altri, c'era anche Poro, il figlio di Metide. Avevano già finito di pranzare, quando giunse Penia, per elemosinare, dato che sontuoso era stato, il banchetto e se ne rimase sull'uscio. In quel mentre Poro, gonfio di nettare, se ne uscì nel giardino di Giove e, mezzo ubriaco com'era, s'addormentò. Allora, Penia, sempre afflitta dalle sue angustie, pensò se non le fosse possibile avere un figlio da Poro e così gli si stese al fianco e restò incinta di Amore. Per questo Amore è compagno e ministro di Afrodite, perché fu concepito nel giorno della sua nascita ed è, nello stesso tempo, amante del bello perché bella è Afrodite."
2) condivido le osservazioni critiche di Emilio anche se gran parte del discorso di Gennaro, o almeno il senso generale del suo ragionamento, mi pare giusto.
3) Gennaro, in particolare, ha ragione a dire che non devono esistere discriminazioni contro le persone omosessuali e neppure contro quelle eterosessuali. Purtroppo, nelle grandi città dei paesi tardo capitalistici, esistono invece delle zone in cui di notte non c’è la libertà di movimento a causa di cretini che danno la caccia all’omosessuale e perfino a causa di alcuni gay che pretendono di controllare il territorio e infastidiscono gli eterosessuali (quest’ultimo fatto succede nel cuore delle metropoli, tanto a Roma quanto a Parigi).
4) mi pare esagerato pensare che i "gaypride" costituiscano di per sé una forma di addomesticamento imperiale statunitense così come risultava sbagliato attribuire la decadenza morale dell’impero romano agli omosessuali (ad un certo punto i rapporti omosessuali legalizzati furono solo quelli fra i patrizi e gli schiavi).
5) senza dubbio gli Stati Uniti d’America e le grandi imprese capitalistiche cercano di sfruttare e strumentalizzare le mode culturali, ma questo non significa che gli uni e le altre riescano a comandare tutto e tutti 24 ore al giorno (in tal caso si tratterebbe di totale schiavizzazione, cosa improbabile da dimostrarne scientificamente).
6) ciò che invece mi pare andrebbe capito è il rapporto esistente nei paesi tardo capitalistici fra le "dinamiche strutturali", la fase finale del "ciclo lungo" egemonizzato dagli Usa, la crisi della riproduzione sociale, la crisi della crescita demografica, la mercificazione/esternalizzazione di gran parte delle attività lavorative domestiche, la crisi della famiglia mononucleare, la fine della secolare tendenza alla riduzione del tempo di lavoro per riprodurre la famiglia dei salariati e i movimenti di lesbiche, omosessuali eccetera.
Ovviamente la mia è una semplice ipotesi di ricerca su un determinato fenomeno socio-culturale che sembra svilupparsi nel quadro della moltiplicazione/frammentazione dei modelli relazionali in una fase di "accumulazione flessibile" e di crisi dei sistemi di riproduzione sociale.
Spartaco
Sapevo dell'attivismo di Thorne attorno all'EuroPride. Ed infatti non ho mai affermato che questo tipo di manifestazioni non rechi in sé uno stigma culturale statunitense (anche perché credo sia nato lì, e precisamente a San Francisco, negli anni '70), e che quindi possano essere strumenti di colonizzazione culturale da parte degli USA. Solo che non li ritengo particolarmente significativi da questo punto di vista (nel mio commento precedente ho scritto "particolarmente pregnanti"). Anche perché allora dovremmo scagliarci pure contro il pervasivo uso della lingua inglese (soprattutto l'impiego dell'orribile gergo invalso nel settore economico-finanziario), di Microsoft, di Facebook (cui io non sono iscritto né credo mi iscriverò mai), forse anche contro i jeans (che non indosso oramai da quando ero adolescente, ché non mi piacciono). Allora lanciamo una campagna estetico-culturale contro tutte le merci e pratiche che connotino una dipendenza anche simbolica dell'Italia (e dell'Europa) dagli USA. Beninteso, io sarei d'accordo; ma sarebbe un compito infinito e probabilmente velleitario. Ben altri sono gli strumenti su cui poggia e fonda il controllo USA sull'Italia, e conseguentemente, se disponessimo della capacità di colpirli, i bersagli che dovremmo sceglierci. Quanto al discorso sull'identità, caro Gennaro (anzi: Scala Gennaro, come usava alla visita di leva), continuo a ritenere che il '900 – filosofico, scientifico e letterario – non sia passato invano e ci abbia insegnato a dubitare delle certezze identitarie, in tutti i campi. Così, l'elaborazione intorno alla radicale messa in questione della categoria di soggetto, cui credo che il concetto di identità sia profondamente avvinto, costituisce ancora, secondo me, un'eredità da non disperdere.
Emilio
il bersaglio " imperiale " non e' "l' identita' " ma la famiglia intesa come cellula sociale di " resistenza " dal momento che l' unione eterosessuale e' l' ovvio luogo dove nascono i nuovi sudditi intorno e per i guali i due genitori sono disposti a lottare per il futuro .
tutto il resto " l' omosessualita' " o anche solo il puro edonismo sessuale essendo individuale sterile e collocato nel presente va molto meglio perche' non crea punti di opposizione politica .
Naturalmente c' e' il prezzo della " sterilita' " ma l' impero e ' anche maltusiano . Se l' impero non dominasse l' intero mondo la steilita' dei sudditi sarebbe per lui autolesionistica , ma se l' impero domina su tutto il mondo la " sterilita' " o quanto meno il trasferimento della opzione riproduttiva fuori dalla famiglia e' la migliore opzione pe r garantire la sopravvivenza del sistema
in altre parole stanno selezionando un umanita' nuova .. l' androgino pecora.
ws
sono di nuovo ro .ciao a tutti, voglio spiegare meglio perchè ho sentito il profumo di pasolini nelel parole di Scala . Io come reazionario non l'ho mai vissuto ,però non ho i vostri strumenti per fargli questo tipo di fotografia.
La sua per me era autentica carnalità poetica-politica e cio' che non si faceva p-rendere nella realtà per via di tutti i neri che conteneva, lui lo prendeva nell'altra carnalità da "corpi" che fossero lontani da quelli di potere ,di qualsiasi tipo di potere ,compreso quello intellettuale perchè a proposito dell'ultima frase con cui il nostro scrittore ( di questo post) in un crescendo chiude il suo articolo, solo quel tipo di corpi potevano garantirgli il piano "intimo" di un contatto vero capace di " relazionarsi" almeno con il corpo.
il problema della societa dell'immagine fa a cazzotti con la pratica UOMO( =donna,uomo, gay,lesbica o trans etc) per ogni tipo di lesione ,ergo difesa, dei valori uomo …
la spettacolarizzazione ormai coinvolge purtroppo tutti i lati della vita umana e sociale : dalle persone che vanno sui tetti o le gru alle piazze palco cabaret musica e oratori oppure la semplice celebrita da fessbuk o socialnetwork etc ove alla fine le parole o le canzoni o sfilate che dovevavno servire a incollare quelle a nuovi comportamenti , non raggiungono i risultati ,mai neanche quelli minimali perchè nella pratica di tutti i giorni il modello dentro cui si vive ,non è stato ribaltato , non genera mai l'uomo nuovo che diceva marx …quindi allora si rimane con tutta una serie di pseudo libertà ,dove posso far diventare gay o trasn anche il mio cane ,ma se poi incontro il picchiatore nato,mi mena a me e al cane e di lady gaga e i gaypride me ne faccio un piffero
se una società deve raccontarsi, con tutti i vari e possibili modi spettacolo , i vari segmenti politici, di genere, di ambiente, di questo o quel bene comune o diritto umano compreso quello della liberta sessuale, tutto si ridurrà a "contentino" ,ergo fuffa, che con grande felicita sarà promosso e incoraggiato dai vari ambasciatori come per lady gaga e la campagna pro gaypride…e sarà cosi perche il potere fortissimo sa che più concede queste forme recita, più il modello sociale rimane invariato e per fortuna cosi le schiva perchè altre sarebbero le vere forme capaci di incidere …l'ipocrisia orwelliana ha raggiunto cosi il suo scopo massimo del suo impianto che è quello stesso che non fa assolutamente nulla per contenere le discriminazioni quotidiane vuoi dentro i sistemi(scolastici, lavorativi, etc etc) vuoi ad opera dei singoli ai singoli
La segmentazione nei vari dirtti e sfilate di appartenenza( di genere, di precarietà, di interesse, di soggettivita etc etc) ha assolto poi a un altro fine molto molto importante e particolarmente raggiunto :l'atomizzazione ,al massimo l'atomizzazione per una minriade infinita di gruppi e sotto gruppo..il tutto ha mandato per aria l'identita "umana" di base, e finisci che se non rientri in nessun gruppo di forte identita- di genere o non di genere, di precarietà o di extraqualcosa- non ti vedono….non ti vedono nemmeno piu come Uomo , ma come un nulla.
se poi prendiamo infatti la guerra in libia, orwell lo capiamodi piu ancora ,perchè è fatta a persone non in quanto gay o precari o extracomunitari, ma a persone ,vecchi bambini donne uomini , ma non le vedono…non le vede nessuno. Pasolini sapeva anche questo.
il gay pride è una truffa come la truffa dei dirtti umani.
ciao a tutti
ro
Lanciano bombe e creano il caos in Libia e nel mondo, basta guardare dietro, ieri nella prima e seconda guerra mondiale.
Le bombe e la forza, il piombo che entra dentro il corpo, uccide, ma all'ultimo ottieni una nazione. Senza le bombe o le armi nessun Impero avrebbe potuto occupare il territorio di un altro uomo.
Però l'Impero, usa altre bombe mediatiche, usa le armi e dardi infuocati immorali per entrare come fosse piombo fondendo il territorio della coscienza, in modo tale che non più all'Alba della vita apparteniamo ma oggi milioni o miliardi appartengono come sedotti da dosi di droga al Tramonto degli Imperi.
Queste dosi di alta immoralità rendono gli uomini come donne, esseri indifesi, esseri castrati dalla viralità, perciò innocui, all'Impero questo piace, le donne sono uomini, gli uomini diventono donne, perciò come adesso in Libia seminano il caos nelle menti degli uomini per occupare il tutto. Le famiglie sono sotto attacco "nucleare", le colonne portanti sono abbattute. Lanciano "bombe" di immoralità mediatica solo perchè l'Impero vuole degenerare l'equilibrio umano per poter far meglio il suo lavoro e appropiarsi della vita di miliardi di uomini come fossero usciti da una catena di montaggio dell' industria chiamata "Sodoma e Gomorra S.p.A." con Capitale Sociale: Il Mondo
Non mi azzardo ad interpretare la soggettività intima di Pasolini come se ne conoscessi – per una sorta di impossibile prodigio dovuto ad un'altrettanta impossibile empatia – la psiche, così da poter decifrare moventi e modi dei suoi desideri verso i corpi (un certo tipo di corpi). Preferisco, piuttosto, giudicare, per quel che consente lo spazio di un commento, oltreché taluni profili (pubblici e, peraltro, comuni a qualsiasi altro mortale) del suo stile di vita i quali contrastano con una certa agiografia invalsa soprattutto tra la sinistra perbenina e perbenista à la Veltroni, Calvi, Veronesi, Cerami, Vendola, ecc., le sue poetica e funzione politico-culturale. E allora, proprio a quest'ultimo riguardo starei attento a non farne un santino, descrivendolo come uomo ostile o comunque lontano da ogni forma di potere, compreso quello intellettuale. Perché Pasolini, negli anni '50 e '60, era a tutti gli effetti una delle figure più influenti, insieme a Moravia (di cui era grande amico), Calvino, Montale, Raboni, ecc., della cultura italiana, capace di decretare, ad es., il successo o l'insuccesso di un autore, e ciò anche tramite la frequente partecipazione a giurie di premi letterari. Non dimenticherei, poi, come egli, dai primi anni '70 sino alla sua ignobile morte, scrivesse su alcuni dei più importanti quotidiani e riviste italiani, di diversissima latitudine politico-culturale, dal Corriere della Sera a Paese Sera, passando per Il Mondo. E si noti che, per me, nel fatto che uno conquisti – nel mercato culturale – l'autorevolezza tale da poter scrivere "quello che vuole" (ma fino a che punto, poi, non è dato sapere) ed in modo "trasversale" su siffatte pubblicazioni, non c'è nulla di esecrabile. Importante, però, è che non si dipinga Pasolini come una sorta di – chessò – Céline italiano, emarginato ed alieno da ogni compromissione con il potere intellettuale; perché così, semplicemente, non è stato. Comunque, per quanto mi riguarda, con le presenti righe chiudo definitivamente la digressione su Pasolini aperta con il P.S. del mio primo commento.
Emilio
Leggendo questo post e i commenti mi viene da pensare quanto sia sbagliato leggere con le categorie della politica tout court o rifarsi a figure del mito più o meno archetipizzate i fenomeni complessi dei comportamenti erotico-sessuali delle società odierne. Non è facile, secondo me, passare dal campo della politica ( o da quello del mito) al campo storico della sessualità usando lo stesso strumento. Per semplificare: ci sono cose che possono essere tagliate con l’accetta; ed altre che, per essere tagliate (ammesso che siano da tagliare), richiedono il bisturi.
Se La Grassa, nel campo dell’analisi dei conflitti che si rifà a Marx, sottolinea oggi quanto sia urgente liberarsi da dicotomie (es. borghesia-proletariato), una volta valide ma ora non più adatte a cogliere l’attuale complessità dei conflitti, a me pare che ancora più cauti si dovrebbe essere se pur da un’ottica politica si vuol parlare della attuale complessità delle esperienze erotico-sessuali che uomini e donne fanno non solo in condizioni sociali ed economiche diverse ma entro schemi culturali diversissimi. Perciò dire che i gay pride sono «una polpetta avvelenata dell'impero in disfacimento» è per me una semplificazione, è fare un cortocircuito tra politica e dinamiche erotico-sessuali reali, che sono molto più complesse di quanto gli stessi gay pride riescono a dire.
Negli anni Sessanta-Settanta si sviluppò un tentativo molto interessante di coniugare marxismo, antropologia e psicanalisi. I nomi di Lacan, di Foucault, dello stesso Basaglia, Laing (e sotto alcuni aspetto dello stesso tardo Althusser opportunamente ricordato in un commento) segnalano almeno per i più vecchi zone di fertili discussioni poi colpevolmente abbandonate. Esse andarono quantomeno a mettere in discussione, a storicizzare le rigide suddivisioni tra maschile e femminile, normalità e follia, bisogno e desiderio. Oggi la discussione su temi di tale portata pare accontentarsi di poco e nascere solo dal fastidio che possono suscitare fenomeni spettacolari e contingenti (il gay pride). Ritornare, come qui si fa, a parlare di sessualità “deviante” è già mettersi dentro un discorso sulla sessualità rigido (forse falsamente rassicurante) invece che in un altro aperto e pronto a cogliere e a distinguere i possibili ( non ho competenza per dire con sicureza che ci sono…) elementi di novità. Ma come si fa a dire che tutti o quasi questi comportamenti (di cui i gay pride possono essere al massimo una rappresentazione parziale o distorta) siano senz’altro o unicamente sintomi del «disfacimento sociale delle società capitalistiche»? Come se non ce ne fossero anche nelle società subdominate da una delle varie forme di capitalismo soltanto perché non possono essere “esibiti” o trovare una qualche “rappresentazione” ( e magari devono esprimersi ancora solo nelle pieghe della produzione letteraria o cinematografica che qualcosa ne capta)?
Si ritiene (come il Papa!) che ci siano identità maschili e femminili "normali" e poi delle “deviazioni” da esse? Ma queste identità che fondamento hanno?
Le spiegazioni finora date a sostegno di certe pratiche ( alcune riconosciute, altre sanzionate) o hanno fatto ricorso ad una legge divina o a una legge naturale o all’andamento (non finalistico) della storia (materiale, culturale). Per cui, se si vuole sostenere che ancora oggi e in tutte le società esistenti ci sono delle forti e stabili identità sessuali, le quali permetterebbero anche di accettare–diciamo in certe zone sociali “d’avanguardia” o “privilegiate” o d’élite – il “lusso” o il “capriccio” della «sessualità “deviante”», bisogna pur dire che le stesse forme storiche di sessualità oggi "normali" si sono (tanto o poco) distanziate dalle identità iniziali. E che dunque non sono affatto fisse o “naturali”. E che potrebbero ancora di più distanziarsi, variare, etc.. magari vantaggiosamente sia per gli individui che vivono certe spinte erotico-sessuali (etero, omo, ecc.) e non altre, sia per le società che meno sarebbero costrette a reprimerle diminuendo quel disagio della civiltà di cui parlò Freud all’inizio del Novecento.
Ennio Abate
Come può verificare ogni vero lettore non c'è nel mio scritto nessuna concezione repressiva della "devianza", anzi la stessa "devianza" è normalità, perché fa parte dell'essere umano, che non è un essere puramente biologico, "deviare" dalla natura. Ciò invece respingo è ogni culto del "diverso", nelle sue varie forme, l'immigrato, il gay, la donna, su cui invece si basa la sinistra-merda di oggi. Forse è questo che da fastidio.
Il centro della discussione di questo post non è costituito da quelli che Ennio definisce come “fenomeni complessi dei comportamenti erotico-sessuali delle società odierne”. Il problema è invece quello di capire come mai, da circa 3-4 decenni e in tali società, si sviluppino MOVIMENTI socio-culturali di lesbiche, gay, bisex e trans.
A me pare ci sia un legame – dialettico e mai meccanico – fra le “dinamiche strutturali” delle società odierne nei paesi tardocapitalistici e quei movimenti socio-culturali.
Sono convinto che i movimenti lgbt presentino al proprio interno diverse tendenze, comprese alcune del tutto negative e più o meno forti : ad esempio il lobbysmo oligopolistico in alcuni settori economici (come quello nell’industria della moda italiana strictu sensu) e una certa aggressività – più o meno latente – verso gli eterosessuali (di cui ho fatto cenno in un precedente commento).
Alcune volte invece, tanto per fare un esempio concreto, ti trovi di fronte a gruppi di lesbiche – in condizioni lavorative di precariato – che portano avanti delle lotte sociali condivisibili nei quartieri periferici delle grandi città. A me non interessa sapere perché sono lesbiche. Interessa capire come mai hanno bisogno di autodefinirsi per il loro comportamento erotico-sessuale piuttosto che per la loro condizione-funzione sociale OGGETTIVA di lavoratrici precarie (nei call center ad esempio).
C’è sempre uno scarto fra le idee (filosofiche, religiose eccetera) che le persone hanno di se stesse e le loro oggettive funzioni nei rapporti sociali storicamente determinati.
D’altra parte, la nascita del movimento gay statunitense nel 1969 fu la risposta alla repressione poliziesca contro l’esistenza di piccole e specifiche forze produttive di ceti medi e lavoratori autonomi: i bar per gay.
Un’analisi che sembra interessante sulla storia di questo movimento l’ho trovata su questo sito: http://gionata.files.wordpress.com/2008/07/tesi-di-laurea_anrea-puggelli.pdf
Si tratta di una tesi di laurea di alcuni anni fa. Non l’ho letta completamente. Ho solo iniziato a leggerla e vi ho trovato alcune informazioni che non conoscevo.
A me poi, tanto per essere più chiari, non interessano i gusti e i desideri di Tizio o di Caio.
La storia non la fanno i SOGGETTI “desideranti” se non in parte assai limitata e sempre in maniera subalterna rispetto alle condizioni OGGETTIVE determinate soprattutto dal nesso realmente esistente, sul piano delle singole società e a livello globale, fra le forze produttive e i rapporti sociali di produzione e di potere.
Spartaco
Secondo me è molto importante questo post senza togliere nulla ad altri scrittori e altri articoli /post.
Io so che ho una forma mentis diversa ,sia per strumenti sia per altro ,
diciamo che è diversa dell'impostazione un pochetto rigida dogmatica di questa vostra comunità, che per certi temi mi aiuta tantissimo a portare a disciplina le cose, per altre cose no , ma detto questo non avete idea quanto e come vi apprezzi ,
nel caso speicifico di questo tema anche Emilio mi ha aiutato , anche se ha fatto un pochetto a pezzettini ciò che non è un mio "feticcio",tanto come potrebbe essere stato per una certa sinistra e un acerta sinistra di grande potere intellettuale quale era invece quella di moravia ad esempio
pur nel mio piccolissimo da ignorante, ho amato sempre figure che non andavano bene nè agli uni nè agli altri e via via rimanendo sempre piu isolati ,hanno identificato nella loro grandezza , ciò che nel piccolezza ignorante di per sone come me, poteva non essere quell'italiano medio supermedio , vuoi di un tipo , vuoi dell'altro ,tanto piu quando si crede scomodo perchè crede di esserlo allo stesso modo di come si "vende" scomodo il feticcio di turno alla santoro
io non vgolio con questo commento prendere la parti dello Scrittore di questo post , credo però , scusate la presunzione, che senza troppe strutture mentali( che rappresentano il bello di molti di voi scrittori di questa comunità) io posso aprezzare di più questo articolo come anche l'altro commentatore che si riferiva alle pecore elettriche di Dick .
A parte che Freud non lo digerisco e amo Jung, a parte tante altre cose, io non ravvedo in quest'articolo un "potere" dello scrittore per " controllare" dove sta andando il femminile o il maschile , nè credo che le sue intenzioni fossero quelle di farci una morale , ma al massimo un est-etica vista la catastrofe umana che siamo sotto tanti punti di vista , compreso quello della famiglia, che sapppiamo anche senza strutture mentali intellettuali come me, quale istituzione totale possa essere stata.
un caro saluto allo "scrittore" e a tutti
ro
ps
considero cosi importante questo tema, che osservandomi quasi potessi andare nel mio inconscio, non capisco perchè non l'ho ancora segnalato nel mio blog.
Nel mio scritto c'era una piccola trappola per sinistrati che consisteva nell'utilizzo neutro del termine "devianza". C'era il cattolicesimo per il quale era negativa ogni "deviazione" dalla strada prestabilita matrimonio eterosessuale – famiglia, c'è stato chi in opposizione ha dato un segno positivo a questa "devianza" (sinistrati), e c'è invece chi non gli attribuisce a priori nessun segno negativo o positivo, ma la considera come una devianza che in alcune condizioni, per il suo sguardo obliguo sulla società può illuminare aspetti nascosti della società (penso ai tanti scrittori e artisti omosessuali), in altre condizioni sfociare nella volgarità, nel narcisismo e nella spettacolarizzazione della vita come è il caso del gay pride.
Caro Scrittore di nome Scala Gennaro ,
in un mondo pieno di trappole ,comprese quelle che ho cercato di descrivere non solo io, sulle infinite truffe nascoste dentro certo occidente in certi suoi segmenti di genere, che servono meglio a vendere certi stati come democratici da una sponda all'altra dell'atlantico, cosa vuoi che sia quella piccola divagazione deviazione musicale immessa nel suono delle tue parole?
ciao:-)
ro
Dopo tutto quello che qui è stato discusso.. ho trovato su Internet una recentissima dichiarazione del medico Veronesi che suona così:
"Quello omosessuale è l'amore più puro"
http://news.liquida.it/focus/2011/06/23/umberto-veronesi-contro-l-omofobia-quello-omosessuale-e-l-amore-piu-puro/
Ecco, vedete, questa TESI è indimostrabile scientificamente esattamente come quella opposta – di tipo omofobo – lanciata da un analfabeta che fa il sindaco a Sulmona!
Ricordo inoltre che lo stesso Veronesi qualche tempo fa disse pure che "Senza nucleare l’Italia è un Paese morto".
E' dimostrabile scientificamente quest'altra tesi? Neppure questa! Siamo circondati da emeriti cretini (sedicenti TUTTOLOGI) rispetto ai quali una mezza calzetta come Tremonti, ex giornalista del quotidiano Il Manifesto, appare come un grande e saggio intellettuale allorché - CON CRITERI MATERIALISTICI osserva che l'Italia, non avendo il "debito nucleare", è relativamente più forte rispetto ad altri che in futuro dovranno sostenere l'altissimo e CERTO costo del decommissioning (costo della chiusura delle centrali nucleari).
Spartaco
Non esiste un gay grande e libero: vivere l’omosessualità da gay e non da uomo integralmente e totalmente civile è da vigliacchi; i gay che si dichiarano e si vivono in quanto gay sono dei finti coraggiosi che si parano il culo, dopo averci rimesso le palle della virilità sociale per quello che è, con la vocazione ai servizi e ai servizietti della perpetua avita a vita, e una perpetua avita a vita può ben illudersi di brontolare o addirittura di alzare la voce: per chi la sente sta solo scoreggiando, e altra sua esternazione sonora non perverrà al mondo. Semmai doveva pensarci prima e ribellarsi subito a quel ruolo che è servile sia se sta china a sfregare le mutande del padrone maschio aureolato sia se sta ritta con un cartello di rivendicazione tra le mani contro i maschi crudeli. Se uno è perpetua, è perpetua perpetua: una serva nata.
Ovviamente, non esistono serve nate, vengono allevate apposta a sentirsi tali, e la loro perversa educazione consiste essenzialmente nel perfezionarne l’autolobotomizzazione e l’autocastrazione che le porterà inesorabilmente a essere serve nate felici di essere nate serve; l’omosessualità vissuta da gay e non da uomo-cittadino è una nicchia-cilicio sull’altare del sacrificio dei coglioni politici cui seguono, quale zuccherino una volta perduto il palato, le risibili battaglie, oggi già fornite con dotazione di cuscinetti antiturto, per i diritti di pochi, cioè le loro, che non riguardando nessuno, non riguardano che loro, che sono programmati per essere e restare nessuno e quindi per diventare gay, cioè uomini omologati a una cittadinanza di serie C (di sottogenere c.c., è inutile che scriva le etichette per intero) e siamo di nuovo a capo del circolo viziosissimo: il gay si morde la coda, e in culo ; la gayzzazione dell’omosessualità è una nicchia-ghetto che, per quanto ristretta e patita, è una sistemazione clericale da martiri-per-niente sempre più comoda di una messa in culo all’aria aperta per i diritti di tutti a pari merito dei propri; si deve lottare da cittadini contro l’omofobia, non da gay o da bisessuali o da trans/trashgender o, rara avis, da eterosessuali per quanto illuminati, esattamente come da cittadini si lotta contro la violenza sulle donne, contro la pedofilia, contro lo sfruttamento della prostituzione minorile e la tratta di esseri umani; solo un uomo stupidamente disperato, e quindi solo un omosessuale disperatamente stupido, si piega alla rassegnazione civile, politica e infine umana di ridursi a gay, esattamente come solo un uomo stupidamente etero, e quindi solo un eterosessuale stupidamente normale, ripiega sulla rassegnazione civile, politica e infine umana di ridursi da un tutto a un cazzo, fosse pure un cazzo-da-figa - senza tenere conto del fatto che poi dietro ci sia in agguato o no un culo-da-cazzo.
O si è uomini tutti o non lo è nessuno, e nessuno è un uomo tanto speciale da esserlo di più o di meno di un altro uomo, donne in testa. La sessualità è un attimo per chiunque e va difesa nella sua irrinunciabile e non stigmatizzabile bellezza e poetica individuale democraticamente universale politicamente non appropriabile e ancor meno sequestrabile, è una propria banconota preziosa, sì, ma dentro la zecca comune del bene e del male pubblici, perché poi la vita ah, la vita! la vita, come la politica, è tutto il resto e io lo voglio indietro centesimo per centesimo, non faccio sconti né permetto a nessuno il potere di farmene o no a suo capriccio o convenienza.
E sia chiaro: un gay è un povero disgraziato anche se diventa uno stilista miliardario o se addirittura si fa in due per diventarlo. Una perpetua non si riscatta con uno scherzo da prete, cioè neanche se fa una carriera da prete. Prendere i voti è l’ultima conferma della sua servitù di serva nata, di agnello sacrificale che al massimo ce l’ha fatta a diventare lupo, uomo mai.
Aldo Busi
Una segnalazione per Gennaro Scala e Spartaco da parte di Ennio Abate per approfondire la questione da me posta del rapporto tra marxismo e psicanalisi. Roberti Finelli è uno che sta lavorando in tale direzione.
Ciao
E.A.
Roberto Finelli, Globalizzazione, postmoderno e “marxismo dell’astratto”
http://www.sinistrainrete.info/filosofia/1441-roberto-finelli-globalizzazione-postmoderno-e-marxismo-dellastratto
A patto però di porre questo Marx appunto contro il Marx della contraddizione operaia e proletaria, della soggettività presupposta dell’homo faber, del socialismo come esito necessario di una filosofia della storia fondata sullo sviluppo delle forze produttive, della concezione materialistica della storia come supposto predominio in ogni fase della storia e in ogni formazione sociale della materia di contro allo spirito. A patto cioè di liberarci della pretesa facilità di una contraddizione oggettiva e di collocarla invece nell’animo e nella mente della soggettività di Marx, quale certamente genio ed eroe eponimo della modernità, ma pensatore anche multiverso e contraddittorio, e dotato perciò di molte arretratezze accanto a profondissime intuizioni e concettualizzazioni. Senza alcuna intenzione, come talvolta è stato detto, di riscoprire, con il sovrappiù di un filologismo colto e accademico, la purezza originaria e incontaminata, al di là dei marxismi, del suo pensiero. Qui non si tratta di far rivivere, oltre le deformazioni di scuola e di partito, un Marx autentico, ma di far morire il Marx da sempre impari a pensare la modernità a fronte del Marx ancora vivo, anzi ogni giorno ancora più attuale.
Ma appunto pensare ciò che da sempre è vivo e ciò che è morto nell’opera di Marx significa, a mio avviso, liberare la sua matura critica dell’economia, quale scienza di un soggetto astratto e non-antropomorfo, dalle pastoie della filosofia della storia che pure il Moro ha intensamente concepito, quale divenire predeterminato di un soggetto antropomorfo e antropocentrico.
Detto questo, per i limiti di spazio in cui questo intervento va contenuto, non è possibile aggiungere altro e svolgerlo analiticamente. Deve perciò essere rinviata altrove la pars costruens del discorso: quella volta al futuro e alla configurazione di una soggettività, individuale e collettiva, che possa farsi carico, ma in modo profondamente diverso ed originale, degli ideali di emancipazione e di trasformazione sociale delle generazioni e delle classi subalterne che ci hanno preceduto.
Qui posso solo dire che non potrà darsi ipotesi alcuna di fuoriuscita storica dal capitalismo se non si abbandona il materialismo spiritualistico e fusionale dell’antropologia di Marx e non la si sostituisce con un nuovo materialismo che attinga come sua fonte fondamentale d’ispirazione alla psicoanalisi. Come ho già detto altrove10, la psicoanalisi ha complicato enormemente l’antropologia dell’umano, perché ha scoperto e teorizzato che prima dell’alterità orizzontale, della relazione cioè con gli altri esseri umani, il principio dell’alterità è interiore e si dà per ciascuno di noi nella compresenza e nell’irriducibilità del corpo alla mente. Ossia nel convincimento che la mente e il pensiero nascano nell’essere umano con il compito primario di dare coerenza e padroneggiare la complessità impulsiva e riproduttiva della vita corporea. E che tale costruzione verticale della soggettività sia, nello stesso tempo, inscindibilmente intrecciata con la sua costruzione orizzontale, quanto cioè a necessità dell’essere riconosciuta, accolta e legittimata da un’altra (o altre) soggettività.
Senza muovere da tale nuovo materialismo, che integra i tradizionali bisogni materiali con il bisogno di ciascuno al riconoscimento della propria irripetibile singolarità, non ci potrà essere, io credo, nessuna proposta antropologica e politica capace di contrastare la messa in gioco della falsa soggettivazione posta in essere dall’astrazione capitalistica. Per questo il marxismo dell’astratto lascia cadere la vieta antropologia giovanil-marxiana e si apre alla fecondazione della scienza antropologica più innovativa del Novecento qual è stata ed è la psicoanalisi. Ma di tutto questo sarà bene argomentare altrove, con spazi e moduli analitici più appropriati.
Da un punto di vista più "marxista" (in cui non mi riconosco) perché il connubio marxismo-psicoanalisi non funziona (cap-. 5)
http://www.picturas.it/pensaresenzaschemi/b-b.pdf
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