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mimesis
L’ALTRA STRADA. L’ULTIMO SAGGIO DI GIANFRANCO LA GRASSA. DISPONIBILE IN LIBRERIA.

Scritto da Gianni Petrosillo:

mimesisIl volume si divide in tre parti. Nella prima viene reso coerente il modello scientifico marxiano traendone le conclusioni che ne discendono necessariamente. è così possibile individuare con buona precisione dove si situano i suoi errori di previsione, da cui deriva l’esigenza di riformulare radicalmente l’intera teoria, prendendo pur sempre le mosse da quell’impostazione d’origine. Dopo una sosta necessaria a ribadire alcuni punti salienti per la prosecuzione del cammino, si traccia nella terza parte un nuovo percorso, dall’autore già imboccato da oltre un decennio e di cui alla fine, nella bibliografia essenziale, vengono indicate le tappe principali. Il mutamento fondamentale apportato alla teoria originaria si può sintetizzare nell’abbandono della priorità assegnata ai rapporti sociali esistenti nella sfera economica, priorità che conduceva a considerare il dualismo antagonistico tra proprietà dei mezzi produttivi e libera disponibilità della sola forza lavoro quale precipuo carattere della società capitalistica. Nel libro si sostiene invece la necessità di basare l’indagine di quest’ultima sulla centralità del conflitto tra gruppi sociali; i mezzi economici sono strumenti al servizio delle strategie impiegate nella lotta.
Le conseguenze di tale spostamento teorico sono molteplici e sono illustrate passo dopo passo con il massimo possibile di coerenza e chiarezza.
Gianfranco La Grassa già docente di Economia politica nelle Università di Pisa e di Venezia. Specializzazioni alla Svimez e all’Ecole Pratique des Hautes Etudes (oggi Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales) di Parigi, dove ha studiato con Charles Bettelheim. Autore di una cinquantina di volumi (tra individuali e collettanei) e centinaia di articoli su riviste varie, anche all’estero. Per Mimesis ha pubblicato Tutto torna ma diverso (Milano-Udine, 2009).

Gianfranco La Grassa già docente di Economia politica nelle Università di Pisa e di Venezia. Specializzazioni alla Svimez e all’Ecole Pratique des Hautes Etudes (oggi Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales) di Parigi, dove ha studiato con Charles Bettelheim. Autore di una cinquantina di volumi (tra individuali e collettanei) e centinaia di articoli su riviste varie, anche all’estero. Per Mimesis ha pubblicato Tutto torna ma diverso (Milano-Udine, 2009).

GIANFRANCO LA GRASSA
gianfranco
“ACCANIMENTO TERAPEUTICO”, di GLG, 11 maggio ‘13

Scritto da Gianfranco La Grassa


Appena possibile preparerò un riassunto più articolato degli eventi degli ultimi tre anni. Tuttavia, desidero rilevare che si sta svolgendo una pantomima, ormai da anni appunto. Le tappe fondamentali sono state il viaggio strettamente personale di Berlusconi da Putin il 9-10 maggio 2009, l’offensiva straripante contro il primo nel 2010 (intercettazioni, continuo controllo dei festini ad Arcore), i viaggi di Napolitano e Fini negli Usa sempre in quell’anno, in cui poi il governo del cavaliere si salvò per tre voti il 14 dicembre. Arrivò infine il 2011 con le false “rivoluzioni arabe” (uno dei punti salienti del mutamento strategico statunitense), in cui Berlusconi accettò di tradire Gheddafi, pur mugugnando e sostenendo, molti mesi dopo, che non era d’accordo; una commedia per salvarsi un po’ l’anima.

Abbiamo assistito alle polemiche dei giornali di centro-destra contro certe manovre presidenziali, mentre Berlusconi giocava sul morbido, non rivelando tuttavia il suo sostanziale agire in accordo (non so se completo, ma comunque consistente) con le manovre presidenziali che – approfittando del fuoco di sbarramento “finanziario”: crisi di borsa, spread, pericolo di fare la fine della Grecia, ecc. – misero in piedi un governo di finti tecnici con il fine di spaventare il popolo italiano mediante demenziali manovre di finto salvataggio (dei “conti pubblici”, divenuti nel contempo ossessione e specchietto per le allodole); di modo che infine si potesse svolgere adeguatamente la pantomima della (ri)elezione presidenziale – per la quale si prese tempo con la nomina dei “dieci saggi”, su cui tuonò ancora il centrodestra mentre il suo “capo” manifestava pazienza e buona disponibilità ad attendere – in quanto precedente indispensabile alla successiva nomina del governo di “larghe intese” (altrimenti detto dell’“inciucio”), con un qualche sospiro di sollievo del popolo per l’allontanarsi del temuto peggiore sprofondamento.

Non siamo però alla fine della farsa. La parte di magistratura (“politicizzata”) insiste contro il “Mostro”, gran parte del Pd pure, in quanto scherani di potenti gruppi industriali e finanziari, che hanno la loro cassa di risonanza nella vasta schiera di giornali capitanati da “Repubblica”, l’organo nato nel 1976 quale vero punto di svolta nella creazione dell’ “antifascismo del tradimento”, che ha in pratica semidistrutto l’Italia rendendola un Protettorato statunitense e un luogo di selvagge operazioni di rapina ai danni di una popolazione rimbecillita. Ormai il “Mostro” è ampiamente devitalizzato da quel lontano ottobre 2009; da allora egli ha agito in combutta con coloro che lo attaccavano per portare avanti, a guisa di maschera, manovre di sempre crescente asservimento dell’Italia, evidentemente funzionale alla neostrategia USA quale completamento e punto d’appoggio nel “riverniciare” il predominio di tale paese nel nordafrica e medioriente, ecc.

La rielezione presidenziale e l’attuale governo sono chiaramente a tempo, rappresentano una necessaria fase di transizione a qualcosa che al momento non è del tutto chiaro (a parte il suddetto servaggio per i suddetti motivi sostanziali). Ciò che soprattutto si presenta in modo ambiguo è il permanere del “tormentone” dell’ultimo ventennio: contro o a favore di Berlusconi, un percorso seguito da chi non aveva nulla di politico da proporre, ma doveva in qualche modo procedere all’annientamento di ogni nostra pur minima autonomia. Si è trattato di un processo cui fu eminentemente funzionale la creazione di una marea di parassiti e mignatte (in buona parte nei settori del pubblico impiego, ma debordante verso il nugolo di “nani e ballerine” venuti ad esistenza soprattutto dopo il ’68 e che hanno impestato tutti i mass media, ben nutriti da una “classe dirigente” incapace di dirigere alcunché); quella marea da me denominata “ceto medio semicolto”, un vischioso e nauseabondo ammasso di ipocriti moralisti e buonisti, pregni dell’orrido politically correct.

Perché s’insiste nel far sopravvivere un “Mostro” che è evidentemente alla fine della sua ragion d’essere? Il “tormentone” è ancora necessario per 6 mesi-un anno onde assestare una più stabile costellazione di forze in grado di situare l’Italia nella sua posizione di solido strumento della politica statunitense? Oppure vi sono gruppi di falliti nel loro precedente tentativo d’essere i servi migliori della potenza d’oltreoceano, che compiono l’ultimo disperato tentativo di farsi nuovamente prendere in considerazione come avvenne subito dopo il crollo dell’Urss e la fine della prima Repubblica? O forse sussistono entrambi i motivi, variamente intrecciati fra loro? La risposta verrà data nel corso, appunto, del prossimo anno (dubito di più).

Per concludere, noi seguiremo indubbiamente il corso degli eventi nell’immediato futuro, e cercheremo di capirne la direzione oltre che le reali finalità di chi li sta ponendo in essere. Un punto fermo esiste però fin d’ora. Chiunque insista nell’antiberlusconismo – nel volere la sopravvivenza del “Mostro”, ormai l’ombra di se stesso – è un furfante matricolato, un pericoloso criminale che attenta alle sorti d’Italia, che la vuol ridurre in una pietosa condizione di servaggio. L’antiberlusconismo è la maschera dietro la quale si nascondono questi pericolosi criminali, assassini di un paese intero. Che si tratti della “sinistra” – mai stata una vera sinistra, solo uno strumento manovrato dagli assassini in questione – o invece di un nuovo virus della medesima infezione (ad es., i cosiddetti “grillini” se insisteranno appunto nella loro azione di agitazione antiberlusconiana), non fa differenza. Cialtroni e furfanti comunque. Che quote di popolazione – com’è del resto nell’abitudine di tutti coloro che diventano “massa”, sempre manovrata sia che svolga una funzione positiva o invece negativa – seguano la “sinistra” o invece i sedicenti “grillini”, poco importa. Rilevante è soltanto il loro essere o meno strumento (la maschera) di quella finta “classe dirigente”, che si sta comportando in modo assimilabile a quello della “borghesia compradora” dei paesi soggetti nei secoli scorsi alle forme coloniali di quelle epoche.

Da vent’anni a questa parte, l’antiberlusconismo è l’infezione che ha ammalato l’organismo italiano, è il cancro che lo corrode. D’ora in poi, sia la cartina tornasole utile ad individuare subito, e senza fallo, chi va combattuto con determinazione. Non esistono eccezioni. E’ un metodo d’individuazione della malattia preciso e incontrovertibile. Addosso a chi se ne fa portatore (non sano, non esistono “portatori sani” di questa malattia). Ne riparleremo, ma intanto diventi il nostro indicatore d’infezione. Non si accetti alcun “accanimento terapeutico” per tenere in vita la maschera del nostro processo d’asservimento. Non facciamo sconti a chiunque intenda promuovere l’antiberlusconismo.

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