PROPOSTE ECONOMICHE PER PROMUOVERE IL DECLINO DELL’ITALIA

Sul Corriere della Sera di oggi (17.07.2011) Ernesto Galli Della Loggia ammette, bontà sua, che l’Italia è un paese in declino ma scrive anche:

<<Non c’entrano (o sono solo sullo sfondo) le nostre pur difficili condizioni economiche, il debito pubblico stratosferico, la “manovra”. C’entrano piuttosto […]il senso d’inadeguatezza di ogni nostra infrastruttura, le disfunzioni di quasi ogni nostra istituzione; e ancor più c’entra l’incapacità di chi dirige la cosa pubblica d’ immaginare qualche rimedio, di dare l’impressione (almeno l’impressione) di capire che cosa è in gioco; la sua incapacità di avere un sussulto ….>>.

Certo quanto dice il professore appare sostanzialmente condivisibile ma il problema fondamentale rimane quello di riuscire a mettere in moto delle forze sociali e delle risorse “produttive” (in senso lato) che siano in grado di far fronte all’attuale stato di eccezione, mondiale, europeo, ma nell’ottica specifica che qui ci interessa del sistema-paese Italia. Della Loggia critica in particolare l’attuale governo i cui esponenti

<<non sanno mai dire una parola, mai compiere un gesto, mai trovare un’occasione simbolica che trasmetta un messaggio di serietà e coerenza, di preoccupazione per l’interesse collettivo, magari anche contro il proprio; un gesto che sia testimonianza di sollecitudine per l’identità della nazione e il suo futuro>>.

In una comunità statale, ovviamente, non esiste un “interesse collettivo” o un “bene comune” in cui si possano identificare tutti i gruppi sociali ma una classe politica (e anche economica) dirigente deve essere in grado di far pensare – soprattutto agli strati medi e subordinati – che la prospettiva per la quale si chiedono sacrifici, i quali devono “apparire” come coinvolgenti l’intero corpo sociale, è effettivamente perseguibile. Bisogna saper creare un minimo di fiducia, far balenare l’idea che alla fine di un tunnel lungo e pericoloso vi possa veramente essere l’uscita dalla situazione critica e una progressiva rinascita della vitalità del paese. Ed è necessario, in particolare, mettere in evidenza alcuni punti cruciali della struttura del nostro paese che devono veramente venire modificati; all’inizio ci si dovrà concentrare su due o tre progetti ma si dovrà convincere la maggioranza degli italiani che non si può più scherzare e che bisognerà andare fino in fondo nel cambiamento. Della Loggia , nel suo articolo, ricorda poi l’atteggiamento “miserabile” del ceto politico quando blocca qualsiasi prospettiva di riforma degli ordini professionali e quando rinvia sine die quei tagli ai propri privilegi ed emolumenti che materialmente, ma soprattutto simbolicamente, avrebbero dato un segnale positivo ai lavoratori dipendenti e autonomi e ai ceti medi produttivi. Esso avrebbe in qualche maniera rimesso in questione il livello di legittimità dell’intera classe politica che ci governa; livello che è ormai vicino a zero e che potrebbe implicare una implosione caotica delle nostre principali istituzioni per la loro mancanza di credibilità . La nostra presunta democrazia – “formale” per quanto riguarda il suo statuto giuridico – risulta sempre più, informalmente, una vera e propria “democrazia commissaria” in cui i commissari stazionano oltre Atlantico con i loro delegati che bazzicano a Roma e dintorni (superfluo fare i nomi, comunque uno di essi ha ormai traslocato a Francoforte).

Per quanto riguarda le problematiche più strettamente economiche sul Sole 24 ore di ieri (16.07.2011) è apparso una sorta di “manifesto” – ad opera, presumo, degli economisti che collaborano al medesimo quotidiano – che riassume le cose da fare nel breve e medio periodo. Da notare che lo stesso presdellarep si è affrettato a congratularsi con il direttore del Sole per il suo impegno “sociale” in questa fase gravosa. La premessa del breve “manifesto”, intitolato “Nove impegni per la crescita”, appare piuttosto scontata:

<<L’ultima asta dei Buoni del Tesoro poliennali (BTp) a 15 anni è stata sottoscritta a un tasso (5,9%) che è ai massimi dalla nascita dell’euro. Un segnale inequivoco. L’economia italiana deve assolutamente evitare il rischio dell’avvitamento della crisi con l’aumento dei tassi di interesse per finanziare i titoli del debito pubblico. Rigore e crescita sono un binomio inscindibile per impedire che l’Italia finisca in questo circolo vizioso. La manovra approvata ieri definitivamente va nella direzione giusta del pareggio di bilancio, ma è indispensabile una fase due che ponga la crescita al centro della politica economica>>.

I nove punti si possono così sintetizzare:

1 – Riduzione della tassazione sul lavoro che porti a un alleggerimento dell’Irap attraverso una rimodulazione dell’Iva.

2 –L’innalzamento dell’età pensionabile obbligatorio per tutti a 70 anni, accorciando il percorso che, con l’ultima manovra, farebbe raggiungere tale soglia nel 2050, per arrivarvi entro il 2020. Ciò permetterebbe di pagare pensioni più elevate e di ridurre gradualmente il carico dei contributi sociali molto elevati.

3 – L’Europa adotti eurobond (titoli di debito europeo) per sostenere i Paesi in difficoltà, evitando l’innalzamento nell’area euro dei tassi e garantendo la possibilità per tutti i Paesi membri di finanziarsi a costi accettabili.

4 – Scossa forte sulle privatizzazioni a cominciare dalla Rai e dalle aziende di public utility oggi possedute da enti locali o da loro controllate. Al di là dei vantaggi diretti sul debito e quindi del risparmio sulla spesa per interessi, si ridurrebbe drasticamente l’intervento diretto della politica (e delle sue logiche spartitorie e di arricchimento) nella produzione di beni e servizi.

5 – Un piano di liberalizzazione di licenze e orari per tutte le attività del commercio, servizi, farmacie, para-farmacie e reti distributive. Liberalizzazione delle professioni.

6 – Definire un patto di stabilità interno effettivamente non derogabile sui parametri dei costi standard per la spesa sanitaria.

7 – Aumento delle rette universitarie. Non c’è motivo per cui chi può permetterselo non debba pagare in modo adeguato l’investimento formativo dei figli. Gli studenti meritevoli e non abbienti vanno invece sostenuti con un sistema generoso e mirato di borse di studio e/o di prestiti (come in numerose esperienze straniere).

8 – Trasparenza della pubblica amministrazione:una forte iniziativa con l’adozione di una legge per la libertà d’informazione (“Freedom of Information Act”, secondo le migliori esperienze straniere). Questo consentirebbe di monitorare l’operato dei funzionari pubblici e li renderebbe più responsabili di inutili ritardi, evitando il rimpallo delle pratiche tra un ufficio e l’altro.

9 – Riduzione dei costi della politica: adeguamento immediato delle indennità dei parlamentari e del numero degli eletti alla media europea, abolizione delle Province e accorpamento dei Comuni più piccoli, dimezzamento delle rappresentanze dei consigli regionali, comunali e circoscrizionali e riduzione dei componenti dei Cda di tutte le società controllate dagli enti locali.

Alcuni punti sono fortemente discutibili, il punto n. 9 appare sostanzialmente condivisibile, mentre naturalmente la nostra posizione rispetto al punto n. 4 è di totale contrapposizione. Esso è in qualche maniera il punto di rilevanza strategica e come ricordato da Red nel suo ultimo intervento su questo blog <<la privatizzazione delle reti strategiche, la derubricazione dei campioni nazionali a componenti aziendali degli interessi euro-atlantici e la “normalizzazione” delle Fondazioni bancarie alla loro specifica funzione di enti no-profit, con l’abbandono definitivo di qualsiasi velleità di sviluppo autonomo nazionale >> significherebbe il trionfo, forse definitivo, della GFeID e dei ceti parassitari italiani con la conclusione del processo di sottomissione agli Usa da concretizzarsi infine con la totale subordinazione anche alle loro “guardie armate” europee (Regno Unito e Francia in primis).