PROSPETTIVE MULTIPOLARI E MUTAMENTO D’EPOCA

LAGRA21

 

1. Ho la netta sensazione che si debba pian piano (ma con decisione e con continua progressione) procedere verso posizioni nette e che vadano oltre le singole contingenze tipo la cosiddetta guerra Russia-Ucraina; in realtà risposta russa alla richiesta di due repubbliche ormai autonome (e dopo due precisi referendum) di essere aiutate perché rischiavano ulteriore aggressione ucraina dopo tutte quelle subite dal 2014 in poi; dopo cioè il colpo di Stato che aveva esautorato il presidente eletto, che era favorevole a buoni rapporti con i russi.

Con la fine del preteso “socialismo” (in realtà mai costruito realmente) nell’Europa orientale (1989) e in URSS (1991), era sembrato che il mondo fosse in pieno sotto il controllo statunitense. Si pensava tutt’al più che forse con il XXI secolo si sarebbe presentato come seconda potenza mondiale il Giappone. Per due-tre anni (lo ricordo molto bene) si sostenne “quelque part” che forse anche la Germania (che infatti tentava penetrazione economica in Polonia, Cecoslovacchia, Slovenia e Croazia) avrebbe potuto avere voce in capitolo. Nel giro dei pochi anni mancanti alla fine del XX secolo tutto mutò. Il Giappone – che non aveva capito la decisività della “terza rivoluzione industriale” e credeva di conquistare la supremazia con l’industria automobilistica – entrò in una dozzina d’anni (e forse più) di stagnazione; adesso si sta riprendendo ma è ancora ben lontano dal costituire una potenza di tipo “multipolare”. La Germania fu abbondantemente fermata; e a ciò contribuì la non mai ben chiarita (nei suoi motivi essenziali) aggressione USA alla Serbia con il preteso genocidio dei kosovari, che portò a costruire la più grossa base militare statunitense proprio in Kosovo, assai rilevanteper il controllo dell’intera zona. Ricordiamo, en passant, la solita vergognosa bugia delle armi di distruzioni di massa in possesso di Saddam Hussein per invadere l’Irak, l’eliminazione della Libia di Gheddafi e l’identico tentativo in Siria; e tutte le infantili e vergognose bugie raccontate oggi in merito a quanto accade in Ucraina. Lasciamo perdere l’Afghanistan e tutte gli altri crimini americani.

Ci interessa adesso quanto ha cominciato a verificarsi già da anni. La Cina non ha avuto problemi interni (malgrado si sia tentato di montare la faccenda della Tien-an-men), ma ha cominciato a diventare una potenza negli ultimi 10-15 anni. La Russia è ricresciuta; e più rapidamente e robustamente di quanto si vuol oggi far credere. Non ha soltanto petrolio, gas e grano. Ha ben altre potenzialità; e armi ancora poco conosciute che implicano capacità di notevoli progressi tecnologici. Gli americani, con i loro Servizi, ben lo sanno, ma mentono a tutti gli altri. Tuttavia, anche in Europa molti lo sanno, ma fingono di far credere il contrario ai loro popoli per tenerli agganciati al carro americano. Comunque, al momento, i paesi del “blocco atlantico”si guardano bene dall’arrivare a confronti diretti con la Russia servendosi di manovre varie per cercare di ritardare almeno il suo rafforzamento. E l’Ucraina è uno di questi mezzi, nulla più che questo. Così come lo è stata la Georgia, i tentativi in Kazakistan e perfino in Bielorussia. E la Siria appartiene alla stessa metodologia “d’insieme”.

Comunque ormai è evidente la crescita del multipolarismo. Non per il famoso BRICS, un bel po’ montato. Può darsi che l’India riesca a diventare una delle potenze multipolari, ma non è per nulla scontato come si cerca di far credere; comunque, forse ce la farà ma ci vuole ancora tempo. Sono convinto che in un sufficiente periodo di tempo si riaffaccerà anche il Giappone. Quella che al momento sembra in disfacimento è l’Europa. Penso che alla fine forse in qualche paese ci sarà almeno un tentativo di “inversione di rotta”, oggi diretta ad una decadenza “epocale”. Nulla del genere potrà però mai verificarsi senza una svolta assai dura – di quelle dette “autoritarie” – che non potrà affatto riguardare i 27 (o quanti sono) paesi della UE. Questa dovrebbe essere rotta e 2-3 paesi (o poco più) potrebbero avere la suddetta svolta. Ma è molto incerta, lo ammettiamo.

2. Noi siamo comunque in Italia, forse il peggiore e più squinternato paese della UE (assieme a qualche altro magari: tipo Polonia, paesi baltici, ecc.). Ho la netta sensazione che qui da noisia molto difficile il prodursi della suddetta svolta con adeguati mezzi assai poco gentili”. Tuttavia, siamo qui e dobbiamo cercare di capire cosa si può minimamente fare. Siamo certo pochi e nulla di effettivamente organizzato può essere al momento pensato. Però certe posizioni vanno prese. Le sintetizzo nei fatti perché non so quante volte ne ho già scritto e parlato nei video.Ma chi si avvicina a noi (in fondo al momento il gruppetto degli otto che fanno video insieme) deve discuterne. Nessuno pretende identità assoluta di impostazione, ma una certa vicinanza è d’obbligo altrimenti si fa solo confusione.

Possiamo anche avere un po’ di “comprensione” nei confronti di chi ancora resta a mio avviso troppo legato al passato, ormai “remoto”. Tuttavia, resto sorpreso dal fatto che perfino certi giovanissimi siano su quelle posizioni e siano anche i più freddi nei nostri (o almeno miei) confronti e spesso si allontanano e nemmeno vogliono discutere di quei temi. Per me l’epoca che, facendola larga, è iniziata con il marxiano “Manifesto” del 1848 – ma che soprattutto ha conosciuto una energica “virata” con la “Rivoluzione d’ottobre” del 1917 – è terminata da alcuni decenni (diciamo dagli anni ’90 del XX secolo) ed è iniziata un’epoca di transizione del tipo, come detto spesso, di quella successiva al Congresso di Vienna (1814-15), detto della “Restaurazione” (mai avvenuta perché storicamente impossibile) e durata fino a metà ‘800 o poco più. Tuttavia, anche se non vi è stata alcuna possibile “restaurazione”, sarebbe stato inconsistente chiunque avesse ancora parlato degli intenti “giacobini” della “Rivoluzione francese”; sia chiaro, senza affatto rinnegarli come qualcosa di feroce e crudele, solo riconoscendone la non attuazione (e inattuabilità).  

La stessa cosa oggi. La “Rivoluzione d’ottobre” resta un punto fermo (e di fatto ha comunque mutato lo svolgimento storico successivo), ma non ha realizzato non dico il comunismo (di questo solo gli ignoranti continuano a parlare), ma nemmeno quella che per quasi tutto il secolo si era creduta possibile: la transizione al (“costruzione” del) socialismo. Questo non porta nessuno di noi – che qualcosa del secolo XX abbiamo capito – a considerare quella rivoluzione e le successive in modo negativo. Semplicemente dobbiamo analizzarne i limiti e soprattutto considerare che cosa non avevamo ben capito. L’errorefondamentale commesso, per cui abbiamo sempre frainteso il processo storico in atto, è stato di continuare a cianciare di “lotta di classe” tra borghesia e proletariato (che poi era la “classe operaia”). Innanzitutto, ci si è completamente scordati che quest’ultima, per poter alla fine conquistare l’egemonia nella società e mutarla da capitalismo a socialismo, doveva essere l’“associazione dei produttori” dal livello massimamente direttivo al livello esecutivo. Con evidenti contraddizioni interne, ma non antagonistiche come quelle della “lotta di classe” appena ricordata.

La classe operaia – come infine la si è intesa; eminentemente quella esecutiva con al massimo alcuni livelli di specializzazione, ecc. – non ha mai compiuto una sola rivoluzione. Lotte dure, anche a volte con esplosioni di violenza, ecc. ma sempre fondamentalmente per migliori condizioni di vita e di lavoro, non certo per rovesciare il potere capitalistico e iniziare la presunta altra via seguita in URSS e paesi consimili. Le vere rivoluzioni sono avvenute in paesi a grande maggioranza contadina, ma quando questa “massa” è stata diretta da nuclei dirigenti strategicamente accorti e ben preparati, di estrazione nient’affatto operaia (né proletaria in genere). Non abbiamo ancora afferrato con precisione che cosa è veramente stata la “Rivoluzione d’ottobre” (e le altre seguite alla seconda guerra mondiale); tanto meno quelle fallite e gravemente involutesi come in Italia e Germania tra le due guerre mondiali, di cui non si è mai fatta una reale analisi scevra da considerazioni “morali”, che in politica sono “patrimonio” solo di autentici mistificatori del tipo dei sedicenti “antinazifascisti”. Una “oggettiva” riflessione su quei fenomeni condurrebbe a interessanti conclusioni, che dovremmo cominciare a trarre (già ho iniziato a farlo in alcuni scritti e video, ma ammetto di esserne solo parzialmente soddisfatto). Iniziamo sul serio; e anche magari con discussioni collettive.

3. In questa (si potrebbe dire appena iniziata, data la lunghezza dei processi storici) epoca, che ripeto essere “di transizione”, sospendiamo (solo temporaneamente, volete capirlo!) le considerazioni relative alle trasformazioni senz’altro in atto nella stratificazione, per gruppi o ceti, di diverse “formazioni sociali”. Da una parte abbiamo il cosiddetto “mondo occidentale” (cioè USA ed Europa, almeno la sua stragrande maggioranza); poi Russia e poi Cina, una serie di paesi asiatici, poi quelli africani (anche qui con varie differenziazioni). Non esistono più i “Tre Mondi”, la situazione è variegata come non mai. Il conflitto per la supremazia – caratteristica fondamentale e che sempre esisterà nella società umana (come in ogni altro dove) – era un tempo collocato nelle sue forme più violente e micidiali nel “Terzo Mondo”. Oggi comincia a debordare “qua e là” e arriverà infine – ma non così presto come pensano dei superficiali “profeti” – a riguardare le principali potenze che andranno rafforzandosi nel corso di quello che definiamo “multipolarismo” (in crescita continua).

La cosiddetta “guerra” combattuta in Ucraina – in realtà il tentativo USA di riprendere quota e ostacolare il rafforzamento di una delle “nuove” (si fa per dire perché era “crollata” trent’anni fa) potenze – è solo un piccolo tassello di quanto vedremo espandersi e diventare sempre più violento nel corso di alcuni decenni; non dico tanti, ma comunque non solo anni comepensano alcuni ben scarsi analisti. Per un bel po’ d’anni ancora dobbiamo concentrarci sulla crescita del multipolarismo e seguire attentamente quali saranno le potenze che andranno affermandosi fino a raggiungere una forza (alla fine aggressiva) quasi pari. Non saranno solo Russia e Cina, ne sono convinto. Ci saranno altri paesi “forti” – al momento non ben visibili – che dovrebbero aggiungersi nel contrasto con gli USA (e anche fra loro in certi casi). Tutto ciò creerà quel caos internazionale, oggi appena agli inizi, che porterà alla necessità, come dico scherzosamente, dell’affermazione di un “capomandria”, in grado di riportare un po’ d’ordine; ma certamente con profonde trasformazioni dell’intera società mondiale. Così com’è avvenuto tra il 1914 e il 1945.

Ci si troverà allora in una decisamente diversa epoca storica”, come sempre accade. E anche la strutturazione sociale (la forma dei rapporti tra gruppi e ceti diversi) nei vari paesi, in particolare nei più forti o comunque socialmente più avanzati (anche se perdenti nel futuro scontro mondiale), sarà totalmente differente da oggi; e pensarla adesso è operazione da “perditempo”. Non parlo nemmeno di quelli che oggi pensano alla possibilità del riaffermarsi di vecchie tradizioni tanto rimpiante. Costoro spariranno pressoché completamente dagli orizzonti della nuova epoca. Magari pensino già oggi in quali “grotte montuose” ritirarsi a rimuginare sul “bel mondo perduto”.

In tutte le epoche storiche delle varie forme di società in queste succedutesi – lasciamo perdere le tribù primitive e preistoriche – ci sono stati gruppi dominanti (ristretti) e dominati (la gran “massa delle diverse popolazioni differenziate al loro interno). Sorvolo adesso sulla tematica del plusprodotto, tipico del genere umano, di cui si appropriano le classi dominanti, visto che ne hoparlato non so quante volte. Ricordo solo, per i soliti “ciechi e sordi”, che i gruppi dominanti sono essenziali affinché si realizzi questo plusprodotto. Nelle epoche schiavista e servile detti gruppi controllavano l’organizzazione di quella data società ed esercitavano le attività di difesa e aggressione necessarie in ogni momento della storia evolutiva dell’umanità. Nell’ultima epoca, detta capitalistica (e ormai ritengo sia stata una semplificazioneterminologica che induce in errori di valutazione storica), i dominanti sono stati decisivi anche per quei processi di trasformazione di “materie prime” in “prodotti” da cui poi “emerge” il plusprodotto.

Di epoca in epoca mutano i diversi gruppi dominanti e dominati (divisi in vari strati sociali, cioè disposti in serie verticali), fra i quali ci sono spesso – ma non così continuativamente come affermava Marx all’inizio del suo “Manifesto” – scontri e attriti di entità assai differente. Spesso i dominati sono in maggioranza soddisfatti di come funziona la società organizzata e gestita dai gruppi dominanti. Il malcontento di “massa” si accentua quando, proprio nello scontro tra diversi gruppi dominanti in aree geografico-sociali differenti (oggi i paesi o nazioni; e soprattutto le potenze arrivate ad alto grado di “multipolarismo”), si crea profonda disgregazione in alcune di queste aree (paesi) a causa dell’ormai inarrestabile degrado e decadenza di parte di detti gruppi dominanti. Se in alcuni di detti paesi in piena crisi dei dominanti si sono formati (e ci vogliono anni e anni) alcuni nuclei – parte dei quali è rappresentata da fuoriusciti dai gruppi dominanti per presa di coscienza dell’irreversibile crisi di questi – in possesso delle conoscenze (la “teoria”) circa la situazione creatasi e dotati di abilità strategiche per muovere all’attacco, allora si produce quella che definiamo rivoluzione(nulla a che vedere con la cosiddetta “rivolta della massa”) e inizia un effettivo mutamento d’epoca storica non soltanto per l’area sociale interessata dalla stessa.

4. Arrivo quindi alle conclusioni di questa mia succinta esposizione di alcuni temi decisivi, di cui si devono approfondire i vari punti. La storia è caratterizzata solo in dati periodi, di solito relativamente brevi (tenuto conto dei suoi tempi “maledettamente” lunghi), dallo scontro acceso tra dominanti e dominati; e questo, DI PER SE’, non produce cambiamenti “epocali”. Quello che è invece permanente è lo scontro tra dominanti, che però conosce caratteri e acutezza molto differenti di fase in fase. Certamente si vanno modificando – con velocità e tempi assai diversi nelle variearee sociali (ripeto: oggi paesi) – le stratificazioni sociali tra i ceti dominati; e ovviamente anche nelle relazioni tra diversi gruppi dominanti, all’interno dei paesi, si accentuano frazionamenti e conflitti. Tuttavia, per lunghe fasi storiche gli scontri più rilevanti – e che “fanno la storia” – si svolgono tra dominanti di aree (paesi) diversi.

Bisogna però che si arrivi a quel “punto di non ritorno”, quando ormai nessun compromesso e nessuna mossa strategica “pacifica” può mantenere in “equilibrio” (in ogni caso sempre instabile) le relazioni tra potenze; e soprattutto non esiste più una o due soltanto di esse che hanno la netta prevalenza “generale”. Si arriverà, come detto più volte, al “pieno multipolarismo” e occorre lo scontro decisivo per la supremazia. Solo allora, ci si renda conto infine, si creeranno in alcuni punti cruciali – anche all’interno delle potenze, ma di quelle più deboli e con gruppi dominanti in netto declino – le condizioni per quel violento movimento detto rivoluzione (lo ripeto: mai confonderla con la rivolta!). Ma ripeto anche l’assoluta necessità che nel corso dei prossimi anni si siano formati nuclei in grado di dirigere le “masse”, essendo ormai in possesso di “teoria” e “pratica strategica”. Oggi siamo assai lontani da una simile situazione; inesistente in ogni dove!

E’ avvilente vedere la totale incapacità di comprendere come un passato – lo ribadisco per i più duri a capire: di grande significato storico e da ricordare e rifletterci sempre sopra – sia comunque effettivamente e definitivamente passato. I nuclei di “critici del sistema sociale attuale” (compresi quelli che ancora pretendono di essere comunisti, mentre sono solo dei banali “religiosi terreni”) sono assolutamente in ritardo; qualcuno direi anche di cent’anni. Parlano del declino e degrado (evidentissimi, sia chiaro) dell’attuale società a capitalismo detto “avanzato” (o “maturo”);ma credono di opporsi a quest’ultimo e di invertire il corso della storia con le “elezioni”. E si riuniscono – al momento in verità litigando – in un gruppetto che vorrebbe superare il limite del 3% dei voti; altrimenti questi opportunisti non prendono quel piccolo gruppetto di parlamentari per poi offrirlo al miglior offerente se fosse necessario per avere la maggioranza governativa.

E questo gruppetto si denomina “Uniti per la Costituzione”. Una carta di tre quarti di secolo fa, scritta da forze in pieno compromesso tra loro, che un anno dopo rompono ogni (finta) alleanza (su pressione degli USA verso la DC di De Gasperi,andato appunto nel gennaio del 1947 a prendere ordini a Washington) e che già erano in pieno ripiegamento dopo l’esperienza della “Resistenza”, cui gli “Alleati” misero fine,facendo capire come li avrebbero messi tutti in riga se avessero osato ancora sostenere qualche cambiamento sociale. Sono ridicoli, non riesco a credere siano in vera buona fede; altrimenti dovrei avere forti dubbi sul loro possesso di un cervello. Chiedo invece a quei pochi – perché tali siamo al momento – interessati ad un reale ripensamento storico, direi appunto “epocale”, di mettere fine a tentennamenti e cincischiamenti. Iniziamo infine a lavorare per il futuro, per quando – ma dopo il maturarsi completo del multipolarismo e anche di una più consolidata stratificazione sociale nei diversi paesi – si saranno evidenziati con nettezza i caratteri della nuova formazione sociale; parlo di quella a livello mondiale, che poi, come al solito, conoscerà delle varianti in diverse aree e paesi.

Attendo quelli di voi che vorranno aderire alla richiesta. Però, niente più indugi, per favore. Per chi ha voglia di mettersi al lavoro sono qui!