I giornalisti, che si paludano da esperti di economia e sono solo dei banaloni liberisti d’antan (altro che il veteromarxismo!), talvolta si lasciano sfuggire piccoli “segnali” di verità. Sul Giornale d’oggi, nell’editoriale, Porro scrive, in mezzo a tante altre “piacevolezze”: “Marchionne, come Draghi, ha una forte sponda negli Stati Uniti [sottolineatura mia]. Per i suoi successi a Detroit, dove ha salvato Chrysler dal crac e per il gran favore reso a Obama [sempre mia la sottolineatura] togliendogli la spina nel fianco di un fallimento dell’auto made in Usa, che solo pochi anni fa era cosa assai probabile. Draghi, dal canto suo, ha guidato il Financial stability forum nel pieno della crisi finanziaria americana, e la sua linea da presidente della Bce è molto simile a quella della Fed [idem]: per questi motivi oggi è visto con sospetto dai circoli più ortodossi del purismo anti inflattivo di Francoforte”.
Poco più sopra però sta scritto che Marchionne vorrebbe un accordo fra i produttori d’auto (tipico accordo tra oligopolisti, quello tanto inviso, a parole, ai neoliberisti) per ridurre la produzione e tenere alti i prezzi (ecco da dove nascerebbero le tendenze inflattive tanto invise ai “circoli tedeschi”) anche a costo di chiudere stabilimenti e licenziare mano d’opera con ulteriore aggravamento della crisi, che gli stolti giornalisti e politici italiani (ma non solo) continuano a trattare da finanziaria, con condimento di Borse e spread, magari poi raccontando, senza nemmeno provare vergogna, come Draghi abbia sconfitto la speculazione (evidentemente, per questi ribaldi, esiste solo quella al ribasso, mentre lo speculatore guadagna proprio “facendo altalena”, seguito dal povero gregge di pecore dei sedicenti piccoli risparmiatori).
A bocca storta, e senza le solite sparate enfatiche sul “libero mercato”, Porro dice che i tedeschi nemmeno intendono intavolare dialoghi sulla proposta di Marchionne perché hanno un vasto mercato in Cina (infatti, lo ricordo io, hanno accresciuto, e non di poco, i loro utili pur in un periodo di crisi e avendo ribassato i prezzi; un liberista dovrebbe essere felice di un simile risultato, se non lo fosse invece soltanto per il suo utile che, anch’esso, cresce in periodo di crisi quando si può raccontare con maggiore impudenza un cumulo di idiozie e/o bugie o mezze verità). E così Porro cade in un’altra mezza verità: “l’americana Chrysler [quella che la Fiat avrebbe salvato dal fallimento! ndr] sta tenendo in piedi il gruppo torinese e, anche se non si può definire la Cina della Fiat [ma va là, poteva esserci qualche sospetto che lo fosse? ndr], certamente è la sua lussuosa bombola d’ossigeno [idem]. E Marchionne, come la sua dileggiata Italia, si scontra contro le rigidità tedesche”.
Intanto, notiamo subito come siano da ringraziare queste rigidità tedesche, che invece i nostri sciocchi, appiattiti sulle posizioni degli Stati Uniti, condannano e vogliono far passare per il motivo principale della crisi; iniziata quattro anni fa, imbroglioni che non siete altro, e da allora non avete mai criticato i tedeschi fino a pochi mesi or sono! Vorrei ricordare quanto scrivemmo subito, non appena ci fu il presunto acquisto della Chrysler da parte della Fiat. L’azienda torinese – quella che ha fatto ridere qualsiasi persona di buon senso (quindi non certo un liberista, il più troglodita fra tutti gli ideologi che infestano questo mondo di “folli”) per il (ri)lancio della “grande innovazione di prodotto”, la nuova 500 – non si è minimamente distinta per innovazioni tecnologiche e ammodernamenti dell’organizzazione produttiva, affidandosi esclusivamente a manager finanziari e al massimo di marketing, buoni nel vecchio periodo del mondo bipolare in cui il campo capitalistico era centrato e regolato dagli Usa, ma oggi semplici arnesi arrugginiti. La Volkswagen non ha invaso la Cina con semplici pratiche di mercato e finanziarie. Si è giovata della politica di uno Stato forse un po’ meno asservito del nostro; e di effettive innovazioni che hanno aumentato la produttività del lavoro. Altro che prezzi “stracciati”, con i quali, guarda un po’, ha guadagnato utili.
La Fiat non aveva affatto “soldi” per acquistare una qualsiasi altra impresa. Gli sono stati forniti, evidentemente non in modo scoperto, dagli Usa di Obama. Questi finanziamenti (a fondo perduto) potevano magari essere impiegati per salvare direttamente la Chrysler, ma, agendo in modo più contorto, si sono presi due piccioni…. ecc. La Fiat è divenuta pedina degli Usa in alcuni altri paesi, e soprattutto in Italia, sulla cui rilevanza per la nuova strategia statunitense, nell’area mediterranea e medio-orientale, noi abbiamo idee ancora poco precise; ma le hanno ben più chiare, credo, gli ambienti statunitensi all’opera su scala mondiale. Intendiamoci bene, non va sopravvalutata la mossa compiuta con “l’acquisto” – perché tale è stato, malgrado la “forma di manifestazione” del tutto opposta – della “pedina Fiat”. E’ ovvio che assai più rilevante, nell’ottenimento dei notevoli risultati acquisiti dagli Usa in Italia a partire dalla fine del 2010, è stato il totale cedimento di Berlusconi, che ha tradito Gheddafi, ha lasciato scoperti i russi in qualche ambito, si è reso complice di tutte le malefatte compiute dal nuovo Governo e dal suo Protettore italiano, colui che già dagli anni ’70 aveva iniziato a “confabulare” con gli americani (di ambienti democratici) per portare il Pci e l’“eurocomunismo” nell’area di stretta osservanza atlantica.
Tuttavia, è stata utilizzata pure la pedina Fiat. Quest’ultima ha impiegato il “metodo Monti”, precedendolo però: ha cioè attuato incessantemente il “terrorismo” con notizie ondivaghe e con effettive smobilitazioni produttive. In ogni caso, non ha compiuto alcuna mossa da vera impresa industriale, solo giochi di ricercata (per null’affatto inconsapevole) miopia, con il solito appoggio dei media dei nostri “cotonieri”, all’interno dei quali l’azienda (ex) torinese ha del resto portato un qualche scompiglio onde spostare viepiù gli equilibri in favore di una sempre più accentuata “semicolonizzazione” italiana (uso il termine in senso non proprio, ma spero se ne capisca il significato comunque autentico di ignobile servaggio).
Questo paese è ormai una cloaca a cielo aperto; con un popolo disorientato, demotivato, incapace di comprendere qualcosa in fatto di politica. Quest’ultima è condotta da inetti, meschini, privi ormai di qualsiasi identità minimamente nazionale. Sono furfantelli da quattro soldi, ma sono quelli adeguati ad una classe che si pretende dirigente e non sa fare nulla di positivo; e ad un presidente del tipo Obama, che rappresenta un paese sceso molto in basso quanto a visione politica globale, cui sopperisce solo, in questa fase storica, con l’ancora superiore potenza militare e, tramite questa, con la capacità di ricatto e la minaccia di procedere ad aggressioni massacratrici (vedi Libia e tentativi in Siria) e ad omicidi mirati (vedi Bin Laden). Siamo veramente in un tornante storico che ha dell’incredibile, assomiglia ormai ad un lungo incubo. L’importante sarebbe che fosse realmente un tornante. Per il momento sembra quasi un’autostrada che affonda nella sabbia di un imperscrutabile deserto.
9 comments to “QUALCHE VOLTA SCAPPA LA (MEZZA) VERITA’; scritto da GLG 28 luglio 12”
in queste continue “germaneidi” occorre sempre precisare che la germania non ha voluto NE l’ euro NE la globalizzazione e che la sua “colpa” e’ quella di avere tratto da queste due imposizioni imperiali MENO “danni” degli altri semplicemente perche’e’ una “colonia” ” meglio disciplinata e diretta della “nostra”.
Non e’ infatti per il millantato ” differenziale euro” che la VW butta fuori la fiat dai mercati asiatici , perche’ a parita’ di costo del lavoro e della materia LOCALE ( tutte le auto vendute in cina sono fabbricate COLA’ ) essa e’ in grado di produrre con miglior rapporto qualita’/prezzo.
Ed e’ per le stesse ragioni che la gemania ha salvato sul mercato interno europeo il suo apparato produttivo meglio del nostro, visto che, pur avendo un mercato e una moneta comune ,gli operai italiani sono ANCORA pagati la meta’ di quelli tedeschi.
La germania resta quindi l’ unico attore parzialmente autonomo all’ interno dell’impero amerikano , ma puo’ solo scegliere alla fine quale danno subire ( e quindi “morirne” ) , perche’la catastrofe finanziaria che minaccia la germania non sono i ” titoli pigs” ( che all’ interno del mercato finanziario europeo potrebbero essere pure consolidati dalla BCE) quanto l’ immensa massa di merda finanziaria amerikana che la germania si e’ presa nella pancia delle sue banche come “obbligo di guerra” a “pagamento” del suo sessantennale surplus commerciale con gli USA .
08:41
29 Lug
Stati Uniti al fianco di Draghi:
ammorbidire la Bundesbank
leggere il testo sul Giornale on line, di cui, dopo il loro cambio di “motore”, non sono in grado di riportare il link. Ogni commento alla notizia è supefluo; di fatto c’è già nel mio articolo sopra scritto. Di Draghi non va mai scordato che era quasi sicuramente sul Panfilo Britannia e, questo è fatto acclarato, non si presentò ad esercitare il “diritto di veto” (golden share) il giorno del 1999 in cui fu realizzata la vendita della Telecom ai “capitani coraggiosi” (Gnutti e Colaninno) da parte del governo, presieduto dal bombardatore della Serbia al seguito di Clinton. E si ricordino le parole di pieno disprezzo pronunciate al suo indirizzo poco prima di morire da Cossiga, che lo conosceva e lo aveva appoggiato alla nomina di Governatore della Banca d’Italia. E che dire di Berlusconi, il vigliacco, che lo propose per la BCE. Questo fu uno dei sintomi più significativi del suo avvenuto totale passaggio dalla parte di Obama, dopo i “consigli che non si possono rifiutare” (ricordarsi sempre del fotografo che lo riprese, con evidente “disattenzione” dei Servizi, in Sardegna mediante teleobiettivo).
glg
Dall’art. di Micalessin sul Giornale d’oggi, di cui non sono più in grado di copiare e incollare il link: “Ad Aleppo, cuore commerciale e industriale del paese, la popolazione seppure a maggioranza sunnita, e quindi teoricamente ostile al regime alawita di Bashar, guarda con scarsa simpatia a quei partigiani barbuti venuti a rovinare i loro lucrosi affari. Anzi, per molti abitanti di Aleppo quei combattenti armati da Arabia Saudita, Turchia e Qatar sono pericolosi e inaffidabili. I primi ad ammetterlo sono i nemici di Assad: ‘Questa è una città complessa, la classe media e quella più agiata non ci vogliono. Per loro contano solo gli affari. C’è molto malcontento nei confronti di chi ha dispiegato le proprie forze in città’, spiegava al quotidiano inglese Guardian un abitante di Aleppo sostenitore dei ribelli [……] A questo punto viene da chiedersi quale sia la strategia dei consiglieri militari di Arabia Saudita, Qatar e Turchia che, secondo indiscrezioni d’Intelligence, coordinano l’offensiva ribelle da un centro di Adana, città turca a un centinaio di km. dal confine siriano”.
Rispetto alla merda sparsa dagli altri giornali, questo articolo rivela qualche verità. Da leggersi anche l’articolo di Gaiani su Libero riguardante il ritiro, senza vittoria, delle truppe “alleate” dall’Afghanistan, che prenderà comunque un paio d’anni.
Senza dimenticare che gli scopi degli Usa – perché gli altri sono solo loro sicari e sguatteri – restano sempre gli stessi dalla fine dell’Urss in poi, va comunque detto che gli “ambienti democratici” hanno superato, in bassezza ma anche insipienza, quelli “repubblicani”, che oggi mi sembrano comunque nell’impasse. Purtroppo, mentre Malcolm X rappresentò l’intelligenza e l’orgoglio dei neri d’America, l’attuale presidente farebbe meglio a tornare alla “capanna dello zio Tom”. Comportandosi come si comporta, dimostra solo d’essere un servo dei gruppi dominanti più feroci; e d’essere cattivo, di una cattiveria meschina e vile, come tutti i servi. Torni alla bonomia strisciante dello zio Tom e la smetta di contribuire a diffondere la delinquenza più miserabile in ogni dove. Come minimo, un po’ di criminalità d’alto livello, con una visione ampia dei problemi strategici! Ma siamo proprio andati a finire in una discarica!
glg
<>.
Sottoscrivo in pieno, pur nella consapevolezza che noi italiani siamo maestri nell’insultarci da soli. Purtroppo, mi pare, facciamo “bene” a farlo…
Questo paese è ormai una cloaca a cielo aperto; con un popolo disorientato, demotivato, incapace di comprendere qualcosa in fatto di politica. Quest’ultima è condotta da inetti, meschini, privi ormai di qualsiasi identità minimamente nazionale. Sono furfantelli da quattro soldi, ma sono quelli adeguati ad una classe che si pretende dirigente e non sa fare nulla di positivo
(era la citazione dal pezzo di GLG che credo non sia apparsa nel primo commento).
caro glg come per le macchine, con gli uomini non bisogna mai confondere la “carrozzeria” con quello che ci sta sotto. Cosi come ci sono milioni e milioni di “bianchi” che nascono “schiavi” Obama invece nasce ” nero” ma non nasce ” schiavo”; per la sua parte ” bianca” madre e nonno erano funzionarii CIA e per parte ” nera” il padre apparteneva alla elite keniota “collaborazionista” col ” padrone bianco”.
Ed e’ per questo che e’ stato educato da ” bianco” interno al sistema di potere americano dal quale e’ stato utilmente cooptato quando il colore della sua “corrozzeria” e’ venuto utile.
Il 27 luglio Reuters pubblica una esclusiva intervista ad una fonte in Doha, in merito al tipo di appoggio che Turchia, Qatar e Arabia Saudita stanno offrendo al “libero esercito siriano”.
La Turchia ha creato una base segreta con gli alleati Arabia Saudita e Qatar per dirigere aiuti vitali militari e comunicazioni ai ribelli Siriani da una città vicino il confine.
La notizia relativa al “centro nervoso” medio orientale che lavora per rovesciare il Presidente Bashar al-Assad sottolinea la misura in cui i poteri Occidentali – che hanno giocato un ruolo chiave nello scalzare Muammar Gaddafi in Libia – hanno evitato finora un coinvolgimento militare in Siria.
“È la Turchia che militarmente controlla questo centro. La Turchia è il principale coordinatore. Pensa ad un triangolo, con la Turchia al vertice e Arabia Saudita e Qatar alla base,” ha detto la fonte in Doha.
“Gli americani non hanno le loro mani in questo. L’intelligence degli USA sta lavorando attraverso intermediari. Intermediari che controllano accesso ad armi e percorsi.”
Il centro in Adana, una città nel sud della Turchia circa 100 km dal confine siriano, è stato creato dopo che il ministro degli esteri Saudita Abdulaziz bin Abdullah al-Saud ha visitato la Turchia e richiesto la creazione di questo, ha detto la fonte in Doha. Ai turchi è piaciuta l’idea di avere la base in Adana così da poter controllare le operazioni, ha aggiunto la fonte.
Un funzionario del Ministro degli Esteri Saudita non è stato immediatamente disponibile a commentare l’operazione.
In Adana si trova Incirlik, grande base aerea Turco/Americana (NDT http://it.wikipedia.org/wiki/Base_aerea_di_Adana ) che Washington ha usato in passato per la ricognizione e per operazioni logistico militari. Non è chiaro da quanto detto dalla fonte se il “centro nervoso” anti-siriano è stato creato nella base di Incirlik o nella città di Adana.
Il Qatar, minuscolo stato del Golfo ricco di gas che ha giocato la parte del leader nel fornire armi ai ribelli libici, ha un ruolo chiave nel dirigere le operazioni nella base di Adana, ha detto la fonte. L’intelligence militare del Qatar e i funzionari di sicurezza sono coinvolti.
“Tre governi forniscono armi: Turchia, Qatar e Arabia Saudita,” ha detto la fonte.
Ankara ha ufficialmente negato di fornire armi.
“Tutte le armi sono russe. L’ovvia ragione è che i ribelli siriani sono stati addestrati all’uso di armi russe, anche perchè gli americani non vogliono mettere le mani in questo. Tutte le armi vengono dal mercato nero. Un’altra via per ottenere armi è rubarle all’esercito Siriano. Sono stati assaliti i depositi di armi.”
La fonte aggiunge: “I turchi hanno disperatamente cercato di migliorare la loro debole sorveglianza ed hanno elemosinato a Washington droni e sorveglianza.” Sembra che le richieste non siano state accolte. “Così hanno assunto alcune persone che fanno il lavoro in privato.”
http://www.reuters.com/article/2012/07/27/us-syria-crisis-centre-idUSBRE86Q0JM20120727
F7
Siria: intelligence tedesca, Houla e le altre stragi opera di al-Qaeda, il governo non c’entra.
Il collegamento alla notizia e’ questo:
http://italian.irib.ir/notizie/mondo/item/110797-siria-intelligence-tedesca,-houla-e-le-altre-stragi-opera-di-al-qaeda,-il-governo-non-c-entra
Anche oggi scappa alla “destra” una mezza verità. Scrive Sallusti (editoriale del Giornale) che finalmente è venuta alla luce l’operazione Napolitano-Monti. No, caro mio, Monti è un semplice impiegato; il disegno è di Obama (cioè degli Usa, di “certi” Usa) con alle sue dipendenze Napolitano, “amico” di lunga data di chiunque comandi negli Stati Uniti, già dagli anni ’70 dell’altro secolo. Poi il “nostro” scrive che comanda il denaro, la Finanza, mentre è ora che torni a farsi avanti la politica. No, caro mio, la Finanza comanda semmai in Italia, e la politica è in questo paese assente dall’epoca di “mani pulite” e della sporca operazione che realizzò. Ma dietro la finanza c’è una politica, solo che è quella degli Stati Uniti; fino al 2006 di un tipo, adesso in via di cambiamento. Cari miei destrorsi, fin quando non avrete il coraggio di denunciare i vostri stessi padrini/padroni, fin quando cercherete solo di battere i concorrenti di “sinistra” nel prestare servizio ai violenti e sanguinari americani, non potrete che dire mezze verità, cioè effettive bugie intere.
glg
Lascia un commento
You must be logged in to post a comment.