QUANTA SOPPORTAZIONE CI VUOLE, scritto da GLG, 24 nov. ‘12

Scritto da: Gianfranco La Grassa (24/11/2012)

Per uno come me, abituato a “dire pane al pane….ecc.”, è difficoltoso seguire le vicende italiane senza indignarmi con gli interpreti meschini di una squallida farsa. Abbiamo ai nostri vertici dei figuri di basso livello, senza arte ne parte; quindi assai pericolosi per le nostre condizioni di vita in un futuro sempre più tenebroso. Essere alla mercé di gente simile dà molto fastidio. Comunque, ammetto che non serve a nulla offenderli né augurare loro la fine che indubbiamente meriterebbero. D’altra parte, attualmente la situazione mondiale, e italiana per quanto ci concerne più da vicino, è avvolta nella nebbia. Le incertezze sono tante e tipiche della neostrategia del caos seguita dagli Usa almeno dal 2006 (ma con accelerazione dall’elezione del nuovo presidente americano, adesso rieletto). Nel 2008 è iniziata pure una crisi economica che ci accompagnerà a lungo. Non si traggano però conclusioni circa rapporti di causa/effetto tra essa e il mutamento strategico; gli eventi s’influenzeranno a lungo vicendevolmente, pur non essendo strettamente interdipendenti.

La suddetta strategia del caos ha ottenuto risultati non indifferenti nelle pretese “rivolte arabe” (nel nord-Africa) del 2011; e sta conseguendo discreti risultati pure nel nostro paese, ormai avviato lungo una china discendente difficilmente risalibile. Lo sfacelo era già in pectore da tempo, ma si è accelerato dalla fine del 2010 (una data significativa è il 14 dicembre quando Berlusconi si salvò dalla sfiducia per appena tre voti, dopo l’abbandono di Fini, ecc.). In quell’anno vi erano stati gli importanti viaggi negli Usa dello stesso Fini (incontratosi con i democratici John Kerry e Nancy Pelosi) e soprattutto di Napolitano, il vero garante di Obama in Italia. Se l’ultimo premier regolarmente eletto nel nostro paese sia stato spaventato o si sia convinto a collaborare all’accelerazione del degrado italiano è assai poco importante. Prendiamo in considerazione soltanto alcuni “fatti” e vediamo se essi ci possono suggerire indicazioni di massima.

Intanto, dopo averlo ricevuto con tutti gli onori a Roma, Berlusconi abbandonò al suo destino nel 2011 Gheddafi, pur trincerandosi dietro un’apparente freddezza e distacco rispetto all’aggressione Nato e affidando i più sgraditi compiti a Frattini (agli esteri) e La Russa (alla Difesa). L’Italia partecipò pienamente, malgrado le apparenze, alla guerra contro la Libia (con un numero elevato di missioni aeree e non solo consentendo l’uso delle sue basi). Questo impegno, forse assolto troppo in sotto tono, non ha impedito il ridimensionamento drastico dei nostri interessi conquistati nel paese arabo, spesso in collegamento con la Russia. Fu anzi Putin, tornando proprio dalla Libia (e Algeria) nell’agosto del 2003, a fermarsi in Sardegna da Berlusconi, spingendo per l’accordo tra Eni e Gazprom che condusse al punto alto del progetto Southstream (da tempo l’Eni ha drasticamente ridimensionato la sua partecipazione in esso) e che ebbe comunque riflessi di rilievo pure nei confronti di un’alleanza con il paese arabo. Riflessi oggi molto ridimensionati, ma non completamente scomparsi proprio perché solo ufficialmente gli aggressori della Libia sono stati soprattutto francesi e inglesi (con dietro gli Usa che diedero una bella spinta e fornirono molti “servizi logistici”, fra cui la prima salva di oltre cento missili mare/terra che spianò la strada alle successive operazioni); gli italiani si sono conquistati alcuni “meriti”, tenuti però sotto traccia.

Complicità o costrizione alla stessa da parte di Berlusconi, questo ha oggi poca rilevanza. Egli se ne dovette comunque andare (forse l’accordo c’era fin dall’inizio o forse no) e arrivò Monti, evitando accuratamente le elezioni; evento già deciso da mesi e il cui verificarsi è stato preparato dagli Usa (di cui egli è un fiduciario decisamente “passivo” e remissivo, tanto quanto Draghi) tramite il loro garante italiano, il presidente della Repubblica. Da allora Berlusconi ha agito con un continuo andamento a zig zag, che ha disorientato il suo elettorato e ha infine condotto allo sfascio del Pdl e del centro-destra in genere (poiché, per altra via, si è trovato modo di mettere zizzania nella Lega, approfittando di reali reati commessi da suoi dirigenti e adepti, ma soprattutto aiutando l’ascesa di Maroni, ormai ben introdotto in dati ambienti filo-atlantici, pur se non allineato con il progetto “Monti premier”).

Fin dall’inizio, pensai che Berlusconi – ormai messo alle strette e impossibilitato a proseguire la politica internazionale che il suo “senso affaristico” gli aveva suggerito da un certo momento (2003 appunto) in poi – fosse entrato nella determinazione di liberarsi di un carico così grosso come il Pdl, ormai incartapecorito e con gruppi dirigenti sbandati in varie direzioni e nemici fra loro (alcuni addirittura pronti a votarsi a Monti, cioè a Napolitano, cioè a Obama, senza più se né ma), arrivando alla costituzione di un partito del 10-12% o poco più, sufficiente comunque a contrattare compromessi con altri schieramenti politici italiani in notevole frammentazione. Non sono sicuro di avere interpretato correttamente le sue intenzioni pur se quanto sta accadendo in questi giorni sembra rendere abbastanza credibile la mia impressione. In ogni caso, la questione interessante, da tenere presente, è la seguente: nel 2008 il Pdl prese il 37% dei voti, oggi i sondaggi lo danno al 15. Vi sono senza dubbio frange che si verseranno nel “Movimento 5 stelle”, ma sembra trattarsi di “frattaglie”. Vi è un 20% circa di elettorato (non del Pdl, proprio del corpo elettorale italiano) che al momento è in attesa e dunque sembra volersi astenere; diciamo che ha qualche somiglianza con l’elettorato Dc-Psi dopo “mani pulite”, sottovalutato da chi voleva attribuire il governo agli ex comunisti (e pidiessini), con il contorno di alcuni settori democristiani e socialisti del tutto minoritari; una massa di voti che alla fine si riversò su Berlusconi, “tirato per i capelli” ad entrare in politica per salvare se stesso.

Non credo che la storia si ripeterà. Allora fu abbastanza facile convincere un elettorato sprovveduto – e inviperito per un’operazione giudiziaria che aveva travolto i suoi partiti di riferimento, salvando artatamente l’ex Pci – del pericolo che i comunisti stessero arrivando al potere (appoggiati da Agnelli e dalla Confindustria, e dalla “manina d’oltreoceano” per usare un’espressione di Geronimo, alias Cirino Pomicino; proprio comunisti doc insomma!). Oggi, questo 20% non intende spostarsi a “sinistra”, ma certamente non è poi tanto spaventato dal “comunismo in agguato”. I maggiori sprovveduti sono attualmente i giornalisti e i propagandisti del centrodestra, in testa proprio i berlusconiani, che ancora rispolverano un simile pericolo e hanno il coraggio di indicare in Napolitano un nostalgico del sovietismo. Come semplice esempio, cito un pezzo di Sallusti (che non scuso pur comprendendo la sua amarezza per le vicende, senz’altro assurde, in cui sta incorrendo): “Non parliamo di Napolitano, capo della magistratura, che non ha proferito parola in tutti questi giorni dimostrando di essere quello che è: un rancoroso comunista [nemmeno tra virgolette, ndr] che pensa così di prendersi una squallida rivincita sulla storia che lo ha visto sconfitto” (Il Giornale, 23 novembre).

C’è invece da parlarne, eccome, perché Napolitano è un “comunista” che ha mantenuto a lungo tale etichetta, avendo però cambiato contenuto per almeno due volte. Intanto, da n. 2 della “corrente” (non ufficiale perché il Pci non aveva frazioni organizzate) amendoliana passò di fatto a fianco di Berlinguer, segretario nel 1972, ma già fortemente influente nel partito come vicesegretario dal 1969. In secondo luogo, in concomitanza con questa confluenza, iniziò proprio nel 1969 lo spostamento del Pci – per necessità mascherato durante un ventennio, ma sempre meno man mano che l’Urss s’indeboliva – verso l’alleanza atlantica, cioè verso la sudditanza agli Stati Uniti. Il viaggio “culturale” napoletaniano in tale paese (nel 1978) fu lungamente preparato, con molti risvolti segreti di cui è difficoltoso (e soprattutto pericoloso) parlare. Così come sarebbe da chiarire tutta la contemporanea vicenda del “rapimento Moro”, su cui non è mai stata detta la verità, bensì l’esatto contrario della stessa. Comunque, quel che qui interessa è soltanto la trafila compiuta dal Pci per passare da una sponda all’altra, passaggio in cui l’attuale presdelarep ha agito da protagonista (uno dei protagonisti), potendo tranquillamente vantarsi d’essere stato fra i vincitori, fra coloro che hanno puntato sul “cavallo” giusto. Gli sconfitti furono Moro (e Fanfani) e poi Craxi, che s’illuse nel 1989 di avere battuto gli avversari piciisti (difficile capire simile marchiano errore, che Andreotti non commise, subito consapevole che la sua “era” stava finendo).

Oggi viene battuto nella sostanza pure Berlusconi, dopo vent’anni in cui è riuscito soltanto ad intralciare il passo ai sedicenti comunisti (atlantisti!). Il “comunista” Napolitano è quello che lo ha richiamato alla realtà durante l’aggressione alla Libia – sulla quale il cavaliere, o realmente o per finta, giocava allo schizzinoso – ricordandogli che non si potevano abbandonare gli “alleati” della Nato, organismo che solo un mentitore potrebbe ritenere autonomo rispetto agli ordini perentori degli Stati Uniti. Il fallimento di Berlusconi, così come quello ormai evidente e finale dei suoi seguaci, è dipeso precisamente dall’aver voluto fingere l’esistenza di comunisti rancorosi perché travolti dalla sconfitta dell’Urss. La stupidità – o meglio la menzogna sciocca e detta per timore dei più potenti americani – ha infine travolto chi, fin dall’inizio del resto, non riuscì, lui, a travolgere gli ex piciisti, come sarebbe stato possibile ove si fosse avuto il coraggio di sfidare gli Stati Uniti. Si è agito invece da Don Abbondio di fronte ai “bravi”, servitori della potenza egemone, e si è quindi ricevuta la lezione degli ultimi due anni; forse inevitabile comunque.

A questo punto, credo si possa dare per scontata la vittoria elettorale di quella che ancora ci si ostina a chiamare “sinistra” (con la presunta esistenza di una “destra”, opinione ancora più ridicola dati gli esiti cui va incontro il Pdl e, credo con poca differenza, pure la Lega, che al massimo cercherà qualche sponda nel campo “ufficialmente” avverso). Il progetto più gettonato sembra essere: Monti alla presidenza della Repubblica, qualcuno del Pd premier con alcuni degli attuali “tecnici” governativi come ministri e con la presumibile presenza di scampoli di “centristi” alla Casini, Montezemolo e gente del genere. E’ però bene usare spesso il “sembra”, perché credo che non tutto sia ben definito e si lascino perciò aperte altre prospettive; fra l’altro, magari, una utilizzazione in tono minore dello stesso Berlusconi se riuscisse a ri-galvanizzare una parte di quel 20% di astensionisti cui ho sopra accennato.

Nel 1970-71, seguendo le analisi del mio Maestro francese Bettelheim, predissi la fine del “socialismo reale”, che non era comunque affatto il socialismo previsto dai comunisti marxisti; una fine certa (al 95%) nel se, incerta invece nel quando. Quando venne Gorbaciov (1985) – e questa volta in contrasto pure con Bettelheim – predissi che costui sarebbe stato il liquidatore di quel sistema sociale e politico (e quindi economico); anche in tal caso senza alcuna presupposizione sui tempi e modalità (che furono in effetti abbastanza sorprendenti per velocità e mancanza di una qualsiasi resistenza). Dico questo perché mi sento oggi di predire, sempre nell’ambito del certus an incertus quando, che il “sistema Italia” – indicato erroneamente come “seconda Repubblica” mentre, pur essendo crollata la prima, non si è mai transitati ad una nuova e si è utilizzata la decrepita Costituzione per fingere una consistenza politica del tutto inesistente – sta andando incontro al tracollo più indecente della sua storia. La “sinistra” al governo, con tutti i contorni possibili, sarà l’annuncio del finale “pirotecnico” cui, prima o poi, assisteremo. E c’è da augurarsi che a nessuno riesca di rimettere in piedi un nuovo “intralcio” tipo Berlusconi (o qualcosa del genere) perché il nostro crepuscolo sarebbe ancora più torbido e drammatico.

Credo si possa, a questo punto, ritenere assai probabile che il finale della farsa (tragica) sarà piuttosto traumatico. Dopo vent’anni di non politica – da “mani pulite” in poi abbiamo assistito soltanto al “Berlusconi sì oppure no” – la “scopa” che spazzerà via tutta l’“immondizia” purtroppo accumulatasi dovrà essere usata da mani energiche, qualunque sia la soluzione cui si andrà incontro: il ritrovamento di una nostra dignità e sovranità o l’accettazione di una simil-colonizzazione assai avvilente. “Frankestein” – una classe non dirigente di tipo economico-finanziario del tutto indecente, con i suoi referenti principali in un centro-sinistra altrettanto indecoroso – ha voluto creare il suo “Mostro” (Berlusconi). Così l’ha dovuto inseguire tutta la vita (come nel libro di Mary Shelley) e morirà con lui in un finale di squallore tra i “ghiacci dell’Artico” che, in questo caso, saranno probabilmente illuminati da sinistri roghi “purificatori”. E con l’Italia si troveranno in difficoltà, forse minori ma non inessenziali, altri paesi europei; molti saranno i cambiamenti cui si assisterà nel prossimo decennio.

Non ci resta che seguire l’andamento di eventi sempre più meschini e molto pesanti per la nostra sopravvivenza. Sarebbe necessario si creassero infine collegamenti opportuni tra coloro che credono ancora alla possibilità di una resurrezione italiana (e dell’Europa, ma delle nazioni!).






18 comments to “QUANTA SOPPORTAZIONE CI VUOLE, scritto da GLG, 24 nov. ‘12”

  1. F. Says:

    Riguardo all’ultima frase dell’articolo, sottolineo con forza che occorre appunto cercare alleanze credibili con gruppi francesi, tedeschi, russi per tentare di costituire un fronte prima di tutto “geostrategico”, centrato sullo sviluppo auto-centrato dello spazio economico eurasiatico.
    Ciò sembra a molti una “piccola” mossa, in quanto non mette *di per sé* in questione la natura dei rapporti sociali. Tuttavia sarebbe una prima mossa dirompente in quanto la feccia che ci governa è saldamente inquadrata in una architettura politico-economica atlantista, come ben sappiamo. Inoltre, rilanciare il concetto di “Europa delle Nazioni” aprirebbe spazi a più solide cooperazioni con “agenti strategici” russi, francesi e (ma con più discrezione) tedeschi. Anche questo sarebbe una rottura profonda con l’esiziale “federalismo europeo” dei vari Monti, Amato, Prodi, etc.
    Non chiedetemi chi, nello squallido panorama politico italiota odierno, sia in grado di compiere queste due mosse di politica estera; sta di fatto che un gruppo di persone pensanti, per quanto piccolo, debba cercare se non altro di “suscitare” tali alleanze e (ri)schieramenti (che per inciso portano alla scomunica totale e definitiva da parte della “asinistra”).
    F.

  2. Sharmaan Says:

    Credi veramente che ci possa essere un futuro per l’Italia?
    Non pensi che la resurrezione dell’attuale Italia passi necessariamente dalla divisione in due o tre nazioni? Il contenitore Italia fu fatto dalle potenze europee proprio per non funzionare.

    Non credo ci possa essere un futuro che non passi da:

    - Ripudio del debito, e contestuale proibizione costituzionale di indebitamento per la pubblica amministrazione

    - Uscita dall’euro, e dalla “indipendenza” delle banche centrali.

    - Divisione del contenitore Italia in due o tre nazioni indipendenti.

    Eventualmente l’area Nord potrebbe, su altre basi, far parte della zona monetaria “euro”, ma non certamente l’area Sud.
    I Poteri Forti, prima Europei e poi Atlantici, hanno sempre insistito, tra le altre cose, sul ventre molle meridionale per attuare la loro opera di controllo politico.

    Mi piacerebbe avere un tuo sintetico parere.

  3. Quanta sopportazione ci vuole. Says:
  4. Gianfranco La Grassa Says:

    solo una notazione con leggerezza. Ricordo il film di Richardson (1965) “Il caro estinto”, secondo me veramente gustoso e intelligente con una soluzione finale di genio. Non posso stare a raccontarlo, chi non lo conosce s’informi. Volevo solo introdurre una notiziola altrettanto gustosa. In Cina (per il momento a Zhoukou, città di 12 milioni di abitanti) hanno deciso di liberare i cimiteri traslocando i cadaveri (o forse anche le cassette con resti cremati, non so) in fosse comuni; nel film, almeno, li inviavano in orbita “celeste” (così erano più vicini a Dio) con vecchi missili Atlas residuati, venduti a buon prezzo da vertici militari sedotti da belle fanciulle in uscita da bare di lusso (e a “luci rosse”). I terreni dei cimiteri cinesi serviranno per capannoni aziendali e costruzioni immobiliari. Quando si parla di cineserie! Inutile negarlo, sono all’avanguardia nella fantasia “macabra” (le torture cinesi sono le più raffinate).
    glg

  5. Gianfranco La Grassa Says:

    più seriamente:
    http://www.ilgiornale.it/news/interni/pronto-nuovo-partito-silvio-859018.html

    si tenta di riprendere il “tormentone”. Dubito abbia lo stesso successo e l’identica durata del precedente. Tanto più che ormai il “nanetto arcorano” sarà spento su tutta la linea, “intrugolerà” con Monti e/o con gli ambienti “obamiani” ai vertici della “colonia” Italia, non servirà a stoppare o rallentare, come accadde un tempo, la liquidazione dei settori strategici, ecc. ecc. Servirà ad accentuare il caos e disfacimento di questo paese, accelerando una qualche soluzione.
    glg

  6. Gianfranco La Grassa Says:

    data la fase storica negativa, mi sembra positiva una “Europa delle nazioni”; transitoria, ma di una transitorietà che credo dovrebbe essere piuttosto lunga. Tuttavia, ciò sarebbe positivo solo se in alcune rilevanti nazioni europee si formassero organizzazioni politiche in grado di abbandonare la commedia della marcia “democrazia” all’americana (adatta alla società dei funzionari del capitale, che ha preso il posto del capitalismo borghese ottocentesco, finito con la prima guerra mondiale). Occorrono altre forme (politiche e ideologiche) di coinvolgimento e trascinamento del cosiddetto ceto medio, ormai la maggioranza della popolazione nei suoi vari strati, per annientare (e s’intenda il termine in senso molto forte) i “cotonieri” e le loro rappresentanze politiche e intellettuali, puntello della subordinazione agli Usa. In questa prospettiva, mi sembrerebbe dannoso dividere ulteriormente i paesi, fosse pure la sola Italia, in due o tre tronconi. Non sono un “mistico della Nazione”; come non lo sono dello Stato, mero insieme di apparati necessari al conflitto strategico e da utilizzare quindi, nell’attuale fase, contro la suddetta subordinazione agli Stati Uniti. Si deve allora mantenere il massimo di potenza, paese per paese (europeo), solo facendo in modo che quest’ultima sia utilizzata per l’affrancamento dalla servitù. Compito difficile, ma da non complicare con l’indebolimento dei singoli paesi.
    glg

  7. ws Says:

    Credo che ogni sovranismo non possa prescindere dall’ esperienza gollista. Al dila ‘ di ogni pregiudiziale ideologica e’ difficile trovare un altro leader tanto abile , idealista ma spregiudicato, e di una visione strategica a cosi’ ampio raggio ; bastera’ citare i suoi concetti di ” europa delle patrie” e ” europa dall’ atlantico agli urali ” gia’ espressi sulle rovine della WWII
    Eppure anche De gaulle ha miseramente fallito. Si puo’ attribuire il suo fallimento a vari elementi ” tecnici” ( l’ alleanza necessaria con i rothshild-francia :-)) o di valutazione politica ( l’ essersi dimesso dopo il referendum regionalista fallito , invece di fare ” dimmettere” i traditori nel SUO partito :-)), ma in realta’ la causa e’ un altra ; nessun uomo, neppure il piu grande genio, puo’ contrastare i processi degenerativi della societa’ , la ” forza” sta sempre nella massa degli uomini i leader possono solo guidarla ma non invertirla.
    Per invertire un processo sociale occorre molto tempo , generazioni, e per questo alla francia occorrevano molti ” degaulle” (e non certo il direttore generale dei rothshild-francia a succedere al generale :-))

    E se ha fallito la francia di de gaulle quale speranza per l’ italietta post-berluschista ? Direi che ormai ” rien ne va plus” :-(

    In merito poi alla querelle dell’ ” italia una ed indivisibile ” purtroppo anche la posizione teoricamente giusta di glg , e’ sorpassata senza speranza ( perlomeno dal 1943) . Non esiste accumulo di potenza in un accrocco sociale disomogeneo , nemmeno la ferrea volonta del Generale potrebbe rimettere in moto questa baracca :-(

    Una italia “unita o divisa” e’ ormai una questione sensa senso, siamo ” carne di porco” e saranno altri a decidere se e come ” macellarci” :-(

  8. Gianfranco La Grassa Says:

    non voglio stare a citare la solita abusata frase di Gramsci. D’altronde, quando uno ha il cancro, le uniche scelte che mi sembrano razionali sono o suicidarsi, abbreviando le sofferenze, oppure continuare a lottare sino a che morte non sopravvenga. Lasciarsi andare e attendere, nell’inedia più completa, è soluzione che, almeno al presente, non mi attrae. Però non vi è dubbio che la situazione è “disperata”.
    glg

  9. Giancarlo Says:

    Lasciarsi andare ed attendere? Certamente no al primo verbo, certamente si al secondo! Mi sembra che l’analisi del blog riguardo alla attuale situazione sia chiara per tutti, la situazione italiana è distinata ad aggravarsi sempre di più e niente, a meno di una catastrofe planetaria, potrà cambiarne il corso. Le elezioni del 2013 ne saranno un ulteriore passo, oramai la strada è segnata e nessun partito, se anche lo volesse (parlo dei partiti italioti attualmente in voga), potrebbe porvi rimedio. Chiaramente nemmeno il M5S e neppure i rimasugli dell’ex sinistra radicale che stanno cercando sotto l’ombrello arancione di De Magistris, un momento di sintesi che sarà un fallimento perchè manca totalmente di correttezza analitica della situazione interna ma sopratutto internazionale. Quindi attendere l’inevitabile catastrofe che, a mio parere, non sarà repentina ma lenta come un’agonia. Per questo occorrerà continuare a studiare la situazione e farsi trovare pronti, chi ancora calcherà la polvere di questo pianeta, per il dopo catastrofe. E questo farsi trovare pronti significa continuare a studiare e ad analizzare la situazione scorgendo tutti i più reconditi aspetti. Mi sembra che GLG lo abbia ribadito più volte.

  10. Giancarlo Says:

    Vado assolutamente OT (ma non vedo dove potrei postare questa domanda), cosa ne pensano gli altri blogghisti ed in particolar modo GLG sulla ME-MMT di Paolo Barnard e del suo Manifesto (che dovrebbe comparire oggi sul Corriere della sera)?
    http://memmt.info/site/wp-content/uploads/2012/11/Programma_memmt.pdf

    Io di macro economia ne mastico assai poco, anzi quasi per niente, mi interesserebbe sapere il parere degli altri, sopratutto di GLG
    Grazie

  11. Gianfranco La Grassa Says:

    intendevo “attendere, nell’inedia più completa”, la morte. Esattamente ciò che non si deve fare soprattutto se si ha 50 anni o meno. La frase “finché c’è vita c’è speranza” può essere una consolazione assai opinabile quando il tempo futuro è corto, ma altrimenti ha buone probabilità d’essere un’affermazione sensata; dello stesso tipo de “il bel tempo e il brutto tempo non durano tutto il tempo”, o anche della faccenda delle sette vacche grasse e sette magre. Diciamo che per il momento non si combina nulla più che scrivere, il che appare indubbiamente un semplice sfogo. D’altra parte, non si riesce a trovare un collegamento con ambienti sovranisti (anche esteri); se ne parla, se ne parla, ci sono altri che scrivono cose un po’ diverse dalle nostre, ma non in modo tale da escludere collaborazione e contatti, invece possibili; e tuttavia non si riesce a far nulla, ognuno resta a coltivare il suo orticello (ignoto agli altri). Sembra esserci solo Monte(prez)zemolo a “fare sistema” (ma esclusivamente nel suo cervello da “supergenio” ereditato dal padre “Cordero”).
    glg

  12. Gianfranco La Grassa Says:

    la nuova (o moderna) teoria monetaria non è di Barnard, che se ne fa solo portavoce. La conosco poco. Tempo fa ne ho letto la volgarizzazione di Barnard stesso in una lettera ad un imprenditore (non so dove ritrovare il testo), ma è un po’ poco: in certi passi mi sembrava di leggere Pinocchio, quando credeva che, seminando zecchini d’oro, nascesse l’albero degli stessi. Tuttavia, sia chiaro che non sono un tecnico né un conoscitore profondo di questioni monetarie e finanziarie. Secondo me, basterebbe tornare semplicemente a certe impostazioni classiche keynesiane. Tuttavia, ho già chiarito i miei dubbi sull’economicismo di certe trattazioni della crisi, che sono come lo studio dei “terremoti”, effettuato dimenticando lo scontro tra falde tettoniche profonde (il conflitto strategico tra dominanti, sia all’interno dei vari paesi sia nell’articolazione mondiale della lotta tra paesi o nazioni). Adesso sto facendo un altro lavoro sull’argomento, ma non so quando sarà pronto. Non sono comunque convinto che tutto il problema stia nell’uscire dall’euro e tornare alla piena sovranità della propria moneta con possibilità di inondare il mercato di denaro dal settore governativo a quello non governativo (direi dal pubblico/statale al privato). Detto questo, concordo che la questione del debito sia una bufala, che lo sappiano anche quei delinquenti che ci governano (per conto dello straniero americano). Probabilmente sarebbe utile una non belligeranza, magari un’alleanza, con questi “monetaristi” (non nel senso tradizionale del termine), in specie sul piano politico dell’opposizione al tipo di organismi politici, che domineranno ancora in Italia portandola allo sfacelo. Mi sembra tuttavia che costoro siano molto presuntuosi e “autosufficienti” e abbiano le smania di tutti i “maitres à penser”: imporre la loro “scuola”, la loro visione. Sembrano quasi porsi a candidati alla successione, sperando che infine i dominanti, una volta fallito il progetto attuale, chiamino loro in quanto “salvatori” (ammetto che magari non è così, ma in questi frangenti sono un po’ “andreottiano”, penso male). Semplicemente per una politica monetaria differente? O per una autentica autonomia e indipendenza dagli Usa, il che richiederebbe un diverso sistema di alleanze, con spostamento ad est? Vedremo. Al momento, sono loro a non volere collaborazioni con tipi come noi. Lo ripeto: mi sbaglierò, ma li vedo un po’ arroganti e presuntuosi, credono di “avere la scienza infusa”.
    glg

  13. Giancarlo Says:

    Ringrazio GLG per la sua risposta sulla ME-MMT, ho scritto Barnard per non dover scrivere la lista degli economisti di cui Barnard si fa portatore, sopratutto Mosler. Concordo anche io che a leggere il Manifesto si resta sconcertati e si è portati a dire: “E’una favola” oppure “Non è una favola ma allora tutto quello che ci raccontano è tutto ma tutto falso”. Nella mia ignoranza abissale di monetarismo sono anche io, modestissimamente, dello stesso parere di GLG, insomma mi sembra troppo bello per essere vero. Un sano e rinnovato neo-keynesismo mi sembrerebbe più attuabile e realistico. Oltretutto mi sembra che Barnard manchi completamente di analisi geopolitica e sia troppo attaccato al “mito americano” anche se, indubbiamente, la ME-MMT sarebbe abbastanza rivoluzionaria anche per l’America.
    Gli economisti della MMT e gli altri economisti “alternativi” sulla piazza sono portati a ritenersi gli unici portatori della “Verità” e questo li porta a diatribe personalistiche che lasciano sconcertati e nell’ignoranza (il sottoscritto) coloro che vorrebbero saperne di più. Però, secondo me, la MMT è comunque qualche cosa di nuovo che si sta muovendo nell’asfittico panorama italiano e questo non è un danno.

  14. roberto buffagni Says:

    Quand’ero giovane, durante il corso d’addestramento mi fu spiegato che un ufficiale poteva ricevere un ordine che si dà di rado, ma si dà: “Resistere fino all’annientamento”.
    Qui, dove non si spara, ti annientano (moralmente) se non resisti, quindi…
    Quanto alle soluzioni politiche, è evidente a tutti che non ce ne sono, a portata di mano. Resta però tanto da fare; c’è da pensare, e c’è da stabilire rapporti, almeno di conoscenza e di stima, con chi la pensa in modo compatibile. Sarà difficile formalizzarli e stabilizzarli, perchè per questo ci vogliono i mezzi; ma non va disprezzata neanche l’azione più piccola e modesta.
    Non mi pare che il punto sia elaborare programmi politici. Il punto è gettare le basi minime per l’elaborazione di una nuova cultura politica, che altri, eventualmente, trasformeranno in programmi e partiti, se e quando se ne aprirà l’opportunità.

  15. aldo Says:

    Assolutamente d’accordo con Buffagni: oggi sotto attacco è in particolare il ceto medio, composto in Italia da MILIONI di persone. In un contesto del genere “anche l’azione più piccola e modesta” replicata anche solo “per centomila” ha un peso non indifferente. Io nel mio piccolo cerco di “rompere” il muro di bugie e ignoranza che ci circonda da decenni con chiunque mi capiti a tiro. Dobbiamo diventare “rompiballe” di professione.

  16. Sharmaan Says:

    Non sono d’accordo che dividere l’Italia in due o tre nazioni sia un indebolimento, anzi.
    La creazione dell’Unione Europea e della moneta unica Euro sono a mio avviso strumenti dei Poteri Forti (oggi americani, ieri europei, ma sempre quelli sono), così come lo fu a suo tempo la creazione del contenitore Italia: sistemi per la dominazione dei popoli.

    Quindi il rompere gli strumenti con cui i Poteri forti esercitano il proprio dominio mi sembra condizione necessaria per sottrarci al dominio “atlantista”. (Personalmente ritengo che definire i Poteri forti come anglo-americani-sionisti sia corretto ma riduttivo; basti vedere le condizioni declinanti della popolazione usa, o quelle psicodeliranti della popolazione israeliana, per capire che per i Poteri Forti non esistono primariamente gli interessi nazionali, hanno interessi sovranazionali, interessi di Sistema)

    Alcuni degli strumenti con cui i Poteri forti esercitano la propria azione sono tra gli altri: l’Unione Europea, l’Euro, il debito pubblico, la globalizzazione commerciale, le migrazioni di massa, le guerre Nato, la “indipendenza” delle banche centrali dal sistema democratico e sovrano di ogni nazione…

    A mio avviso accettare questi strumenti di cui sopra, significa accettare gli strumenti della propria dominazione, mentre rifiutarli significa iniziare un percorso di liberazione.

    Guardiamo per un momento l’Euro, in modo semplice, e guardiamo perché la creazione di una moneta unica per aeree economicamente differenti sia appunto uno strumento pauperizzazione, di gerarchizzazione e , in ultima analisi di dominio del Sistema sui popoli.

    Guardiamo una cosa che succede oggi: mille euri hanno un potere di acquisto maggiore in Germania (o in Svizzera) che in Italia: è ovvio, le inefficienze si pagano.
    A Berlino gli immobili costano meno che a Milano, costa meno la benzina, l’energia…, l’indice dei prezzi al consumo è sempre minore in Germania che in Italia, è ovvio: le inefficienze costano.

    http://it.global-rates.com/statistiche-economiche/inflazione/indice-dei-prezzi-al-consumo/cpi/germania.aspx

    http://it.global-rates.com/statistiche-economiche/inflazione/indice-dei-prezzi-al-consumo/cpi/italia.aspx

    Un tempo il mercato avrebbe almeno parzialmente e imprecisamente prezzato la differenza richiedendo per esempio 1300 euri italiani per 1000 euri germanici. Oggi non lo si può più fare e la moneta, l’euro, perde una delle sue principali caratteristiche, quella di misurazione di valore.
    Ora cosa fai se i tuoi stessi mille euri valgono di più in un area che in un’altra, dove li vai a spendere? E così succede che la Germania sia un paese esportatore netto, e l’Italia sia diventata un paese importatore netto, ovvero afflusso di ricchezza nella ricca Germania e deflusso di ricchezza dalla meno ricca Italia. La Germania ha circa un +6% di Pil di saldo commerciale con l’estero, l’Italia circa -0,8 di Pil.

    (Piccolo excursus: oggi il mercato del cambio intraeuropeo è stato rimpiazzato dallo “spread” sui bond. E’ ovvio che non siano logicamente la stessa cosa, ma lo sono psicologicamente, e la psicologia è fondamentale. In pratica è come se ci fosse venuto meno un parametro che almeno inconsciamente riteniamo valido e di cui almeno inconsciamente sappiamo non potere fare a meno, quello della misurazione dell’inefficienza e del rischio tra i varii stati, e quindi lo abbiamo rimpiazzato con lo “spread” sui bond. Psicologicamente è successo questo, e dovrebbe insegnarci qualcosa.)

    L’ipotesi di moneta unica è una ipotesi affascinante, ma è ideale. La realtà è molto differente e non può essere tralasciata, altrimenti succede sempre immancabilmente lo stesso processo: se adottiamo soluzioni troppo ideali ci pensano poi la Natura e la Storia a fare il loro corso e a riportarci duramente con i piedi per terra. E’ quello che sta succedendo. E’ quello che Loro hanno fatto succedere sfruttando la psicologia di massa del “ tutti insieme, all together, dai battiamo le mani…”.

    D’altra parte l’esperienza storica del contenitore Italia dovrebbe farci riflettere: in fondo non sta capitando niente di schematicamente differente di quello che già non sia capitato unendo colpevolmente il Settentrione e il Meridione di Italia. L’Italia non ha mai potuto ben sopportare una moneta unica, la lira, e difatti è potuta andare avanti solo con enormi trasferimenti parassitari di soldi dal Nord al Sud, e con una enorme immigrazione dal Sud verso il Nord, cose che non hanno mai fatto del bene né al Nord né al Sud. Quindi si dovrebbero ben capire i vantaggi e gli svantaggi delle “monete uniche” applicate a zone estremamente differenti.
    La moneta è uno strumento, è una scarpa: non possiamo portare tutti lo stesso numero. I bambini giocano spesso a mettersi le scarpe dei “grandi”, li avete visti, no, che si mettono le scarpe del papà e vanno in giro per casa,è un gioco che fanno da migliaia di anni. Ma parimenti è anche facile allettare i “popoli bambini” sempre con gli stessi giochetti.

    Questo di cui sopra è uno dei motivi per cui appunto ritengo che non si possa uscire dalla attuale condizione di subordinazione ai Poteri Forti senza adottare alcune misure per scardinarne gli strumenti, alcune di queste misure sono: ripudio del debito, e contestuale proibizione costituzionale di indebitamento per la pubblica amministrazione; uscita dall’Euro, e dalla “indipendenza” delle banche centrali, quindi ritorno delle banche centrali sotto il controllo del Ministro del Tesoro; e per quanto riguarda il contenitore Italia in due o tre nazioni con politiche monetarie e commerciali indipendenti.

  17. Gianfranco La Grassa Says:

    nessuna particolare prevenzione, però sharmaan pensi a quanto lui stesso dice: la moneta è uno strumento. Non mi soffermo tanto sul fatto di dover mettere scarpe troppo strette o troppo larghe. Mi interessa di più sapere se si hanno i piedi solidi e soprattutto se sono robusti i muscoli delle cosce e dei polpacci (e anche le ossa che corrono nella gamba). Mi sembrano strumenti più idonei a dare bei calcioni. Se cominciamo con le fratture e gli strappi muscolari, temo che ci indeboliremo. Occorre una “struttura” (una forza politica assai poco “democratica” e non confusionaria) che tenga il tutto saldo e cominci con i calcioni (intanto ad Obama; sempre un nome indicativo, sia chiaro).
    glg

  18. ws Says:

    intendevo “attendere, nell’inedia più completa”, la morte. Esattamente ciò che non si deve fare soprattutto se si ha 50 anni o meno.

    Verissimo, il mio punto di vista e’ infatti quello di un sessantenne logorato da trentanni di “prediche inutili”. Non ho piu niente da sperare se non un rallentamento nel disfacimento che ci travolge.

    Il problema si pone per i giovani , che a quanto pare ,nell’ insieme,non sono che una massa di decerebrati e/o edonisti , salvo una significativa minoranza che ha scelto , per dirla con lenin, di ” votare con i piedi ” andandosene, che se e’ una cosa positiva in quanto accelera la dissoluzione del sistema, di certo una soluzione non e’.

    Purtroppo quindi siamo nella fase che possiamo solo cercare di capire e “cercare” di ridurre al livello individuale le bastonate che ci pioveranno addosso, e non vedo ne come ne dove si possa costituire una massa politica in grado di contrastare l’ attuale corso degli eventi :-(
    Probabilmente per una qualche reazione efficace servira’ un altra generazione interamente cresciuta in questa ” austerita’”. Ma allora mi domando cosa sara’ rimasto della passate capacita’ del paese ? come in tutte le malattie si aveva piu’ probabilita’ di salvare l’ ” organismo” italia allora , ai primi sintomi, piuttosto che reagire domani nella fase acuta della degenerazione funzionale del ” sistema italia”

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