REPETITA JUVANT….. NE DUBITO MA INSISTO Scritto da GLG il 12 maggio 2012

Scritto da: Gianfranco La Grassa (12/05/2012)

1. Ritorno su un argomento che tratto da quaranta e passa anni – il pubblico e il privato – per divertimento mio e per l’utilità di pochi altri; mentre il “grosso” continuerà a sparare banalità in proposito. Cominciamo da una questione assai vecchia, oggi dimenticata mentre non è affatto così poco significativa per afferrare l’incomprensione che i più mostrano davanti a tale argomento. Continua sul sito






35 comments to “REPETITA JUVANT….. NE DUBITO MA INSISTO Scritto da GLG il 12 maggio 2012”

  1. giellegi Says:

    scusate, ho fatto un casino a pag. 9. Invierò al più presto all’inseritore il testo corretto. Intano sostituite il primo capoverso con il testo seguente:
    “La stessa creazione dell’Europa detta Unita, dell’area dell’euro, ecc. è stata realizzata nel segno della dipendenza sempre più pesante e destrutturante. Da ciò sono probabilmente derivate le occasioni per la finanza di pensare di risolvere le varie situazioni con le sue manovre, nel contempo arricchendosi. Si è cianciato tanto di globalizzazione, ma non si è formato nessun gruppo attivo nella sfera politica in grado di svolgere strategie globali. Se un gruppo dei dominanti (detto ancora in termini un po’ generici) in una delle sfere della società è carente, un altro prende il suo posto; e il processo è favorito precisamente dall’articolarsi mondiale delle relazioni tra paesi pre e subdominanti, perché è in questi ultimi che vengono in primo piano gli agenti della sfera economica e, in essa, quelli dei settori finanziari nei paesi subsubdominanti; perché il “tutto” è surdeterminato dalla predominanza della politica (strategia veramente globale) del paese centrale di una certa area.”
    Grazie e ancora scusa
    glg

  2. ws Says:

    Magmifico saggio.Purtroppo ” la soluzione” ( che ovviamente condivido ) e’ molto ( troppo) “teorica”, non esiste alcuna elite ” sovranista” in grado di prendere in mano il paese, anche perche’ l’ attuale elite del paese e’ cosi’ mediocre ed entusiasta collaborazionista che i pochi eventuali ” elitarii” dotati di spirito e progetti sovranisti verrebbero subito isolati ed eliminati.
    E cosi’, nell’ eventualita’ ( ovviamente augurabile ) che saltassero ,a causa del precipitare della “crisi alta”, gli equilibri geopolitici in cui siamo incardinati ,avremmo il grosso problema che non ci sia nessuno in grado di prendere il controllo del paese sollevandolo dalla sua condizione di “subdominato” :-(

  3. giellegi Says:

    sono d’accordo con ws e anche con Buffagni (in commento posto in altro articolo), anche se apparentemente dicono cose diverse. In ogni caso, avrò modo di discutere ancora di queste “faccenduole”. Piuttosto, devo sempre rilevare le solite cose. Son certo soddisfatto del numero dei lettori del blog, molto aumentato (ovviamente solo i redattori sono in grado di constatarlo). Sono anche lieto del numero di letture cui è stato sottoposto oggi, sabato, il mio articolo. Noto però che si sceglie di non commentare i pezzi più lunghi e complessi. E’ logico che il liquido sceglie sempre le vie di minor resistenza per diffondersi. Però sbattere la testa su di un muro rinforza il cuoio capelluto.
    glg

  4. Io non so chi sono Says:

    In linea di massima sono d’accordo con il saggio del “Prof”( a furia di leggere il blog mi avrà plagiato :) ), anche se devo ammettere che probabilmente non riesco a cogliere tutte le implicazioni dei riferimenti al periodo fascista( ho “solo” 28 anni he!). Ovviamente per una giusta nozione di interesse generale si dovrebbe considerare l’intrinseca conflittualità di questa, dovuta al suo costituirsi come risultante del conflitto tra diversi interessi particolari. Dunque sovente, dietro la retorica del pubblico interesse si celano individui, de facto non troppo interessati alla filantropia. E fin qui nulla di scandaloso, se non l’ipocrisia. Parlando d’Italia e delle comunità di individui che concretamente la costituiscono arriviamo al primo problema. La comunità d’individui discute dei problemi che l’affliggono utilizzando categorie obsolete o inadeguate, eterodiretta da media e industria culturale, dirette emanazioni delle elites. Come giustamente nota spesso Glg, è utopistico credere che qualcuno per amor della Patria, di Dio, del Progresso, del Popolo, dello Spread, del Bread&Breakfast, dello Spritz etc, etc, salvi il Paese( o il Mondo). L’unico modo in cui si può rimettere in piedi il sistema Italia è per la necessità e volontà di sopravvivenza di ogni sua parte( sottintendo che sciaguratamente qualcuno dovrà perire, non è il paese delle meraviglie questo). Posto che per l’organizzazione dl consenso delle grandi masse si dovrà studiare bene le attuali elites, come formare la nuova elite? Come formare un nuovo blocco borghese consapevole di sé stesso e della necessità e convenienza di sostenere quella data elite come rappresentante dei propri interessi? La storia ci insegna che un mezzo spesso rivelatosi efficace è stato quello di muoversi nell’ombra. Obiettivi da non trascurare: appoggiarsi ai vecchi dominanti facendo leva sulla loro avidità, avere l’appoggio delle forze armate, trascinare determinati poteri forti dalla propria parte usando la moneta del sicuro guadagno. In tutto ciò come migliorare anche lo stato sociale? Migliorar solo cercando di investire a livello industriale sulle reali risorse italiane, creando posti di lavoro e formando personale idoneo. Per non farla lunga, da ogni necessità bisogna trarre un punto di forza. Il grande problema, e nucleo nevralgico nel costituirsi di una nuova società, secondo me è consta nel raggiungere una posizione di potere soddisfacente nello strutturarsi attraverso il necessario rapportarsi a poteri esteri. Scusate la frammentarietà, la mia tastiera funziona malissimo, è stato un incubo buttar giù ‘ste righe.

  5. gm Says:

    Per mia utilità ed eventualmente anche per quella di altri lettori, ho cercato di assemblare alcuni di quelli che mi sembrano i punti più significativi delle riflessioni di glg.
    Mi sembra che tutti i passi siano come pilastri su cui si regge una perfetta costruzione razionale e logica che vorrei sintetizzare in forma di alcune domande e risposte.

    Domanda: in un’ottica (o strategia) di lungo periodo come si può scuotere il predominio Usa e recuperare autonoma sovranità?
    Risposta: non con l’immediata, e non preparata, uscita dall’euro o con la inane volontà di riprendere in mano il controllo della propria Banca Centrale (perché si sarebbe fatti a pezzi in “due balletti”)
    né con la sedicente “lotta sociale”
    bensì con la creazione, nei vari paesi europei, di gruppi “sovranisti”.
    Domanda: da chi sono formati questi gruppi?
    Risposta: da gruppi politici di indipendenza nazionale che
    a) hanno come punti di riferimento imprese in settori strategici siano esse pubbliche o private
    b) hanno addentellati nell’amministrazione centrale dello stato e nell’apparato coercitivo dello stato
    c) non devono farsi guidare se non marginalmente da intenti sociali e dalle lotte sociali dei singoli strati sociali (per la normale difesa di condizioni di vita in netto peggioramento ) perché la lotta per l’indipendenza nazionale non può venire oggi – salvo imprevisti mutamenti di scenario – dalla sedicente “lotta sociale” sebbene questa non debba essere snobbata.

    Non si può negare che tutto questo ragionare sia perfettamente coerente e neppure mi sentirei di dire che non sarebbe la strada migliore da prendere. Ma mi domando: quali possibilità di successo ha una strategia quale quella così disegnata?
    E’ vero! Le “lotte sociali” non sono in grado, sia per mancanza di consapevolezza sia anche per la frammentazione sociale di porsi l’obiettivo dell’indipendenza nazionale rispetto al predominio Usa ma siamo sicuri che non ce l’abbiano per porsi almeno l’obiettivo intermedio e immediato dell’indipendenza dai gruppi di potere (cotonieri) subdominanti europei guidati dietro le quinte dagli Usa ma guidati, sul davanti della scena, dalla Germania in primis? Mi sembra invece che la Grecia indichi che questa possibilità esiste e possa, quindi, esistere anche per l’Italia e almeno per tutti gi altri paesi attualmente massacrati dalla merkel e dai suoi maggiordomi europei.
    Mi domando: ci sono segnali sulla possibilità di crescita di questi ambienti “sovranisti” in assenza di “lotte sociali” o, comunque, sostanzialmente disinteressandosi delle stesse? Dovunque giro lo sguardo non riesco a individuarli da nessuna parte e, se ci sono, sembrano starsene acquattati o, peggio, sembrano adeguarsi anch’ essi al padrone d’oltre oceano (e al suo principale vassallo europeo) non molto diversamente dai cosiddetti “cotonieri” nostrani (a meno che non si voglia cogliere segnali “sovranisti” in qualche articolo di Belpietro o di Feltri o di qualche generale in pensione) ! Come mai?
    Francamente non vedo su quali elementi si basino tutte queste speranze su possibili gruppi “sovranisti” e sicuramente ne vedo molto meno di quelli che invece potrebbero nascere proprio dalle “lotte sociali” (e considero “lotta sociale” anche l’ultimo voto amministrativo) sia per la loro capacità di creare quei blocchi sociali di cui si lamenta l’assenza sia per la loro possibilità di scuotere tutto il sistema al punto di favorire l’emergere proprio di quei gruppi “sovranisti” che si auspicano.
    Io non so in cosa sfoceranno le attuali lotte sociali (in grecia, spagna, italia ecc) . E’ probabile che saranno semplicemente represse con la fame, la galera o, peggio ancora, nel sangue. Ma credo che senza di esse difficilmente si formerà mai qualche gruppo “sovranista” in qualche parte d’europa…forse perché sono influenzato dalle vecchie idee secondo cui sono proprio le “lotte sociali” (quelle un tempo definite “lotte di classe”) ad alimentare e acuire le contraddizioni e i conflitti all’interno dei gruppi di potere? Può darsi! Quel che mi sembra certo è che non stiano affiorando in nessuna parte d’europa dove c’è una sostanziale “pace sociale”.

  6. ws Says:

    “io non so chi sono” ha detto
    “La storia ci insegna che un mezzo spesso rivelatosi efficace è stato quello di muoversi nell’ombra.”

    questo e’ un argomento assai scabroso, ci stiamo tutti infatti confrontando con l’ idea che da circa 200anni ci siano ” forze oscure che muovono il mondo ” essendo in effetti evidente che molti degli avvenimenti storici recenti esulano dagli schemi classici della geopolitica (un esempio su tutti questa UE con questo euro ).
    E’ chiaro che quindi l’ argomento deve essere trattato con grande attenzione e prudenza; personalmente indulgo sempre ad una visione “komplottista” , ma proprio per questo non apprezzerei mai una politica di tipo “Komplottista”, in quanto in una struttura oscura e manipolativa essere a nostra volta manipolati sarebbe facilissimo.
    Percio’ l ideale per me e’ una azione politica di tipo “leninista”, cioe’ un programma politico chiaro e dibattuto , e quindi “rivelato” a quelle “masse ” che devono essere comunque “mobilitate” , ma ovviamente perseguito ANCHE come metodi “riservati” se non ” machiavellici”, senza i quali non ci puo’ essere alcun successo.

  7. giellegi Says:

    anche Lenin non rivelò tutto quello che faceva. Ebbe quasi certamente contatti con inglesi e tedeschi (nemici fra loro), anche se sembra siano stati più proficui i secondi. Non si sa niente in proposito, eppure mi sa che in qualche occasione (non rara) ebbe alcuni rapporti con ambienti “riservati” degli apparati zaristi. E non si tratta di opportunismo, ma del tener conto che sempre, nelle fila del nemico, c’è gente che dice: non si sa mai, parliamo anche con questi, magari in futuro….. Certamente, è tutto assai pericoloso e, se le cose vanno male (tanto male), ci si rimette perfino la pelle. Una condizione fondamentale è, infatti, che la situazione sia minimamente aperta a più possibilità per il futuro. Ad es., secondo me le BR erano in buona fede (gli “infiltrati” ci sono sempre, spesso si tengono perfino cari per far sapere al nemico ciò che si vuol fargli sapere), ma hanno valutato in modo grandemente errato sia la situazione nazionale (imminenza di qualche colpo di Stato; quello greco, pur transitorio e trattato spesso da burletta, è stato meno irrilevante di quanto si è detto, tutto è stato nascosto; ridiamo pure al film di Monicelli, ma non pensiamo che abbia rappresentato la realtà) e soprattutto internazionale (confronto tra Usa e Urss che sarebbe sfociato in uno scontro mondiale acuto, con la Cina creduta saldamente attestata su posizioni maoiste e rivoluzionarie). Modestia a parte, già nel 1970 io davo per scontato il declino irreversibile del “socialismo reale” e quindi della potenza sovietica fondata su quella determinata organizzazione politica, incapace di tener conto dei mutamenti nelle strutture sociali e dell’impasse economico-produttiva. Quanto al colpo di Stato ero incerto, ma ero convinto che nessuno dei gruppetti (m-l, operaisti, “casinisti” vari) avrebbe intaccato la forza del Pci lanciato verso la collaborazione con l’atlantismo. Proprio perché il campo capitalistico era in netta prevalenza sull’altro. Chi ha visto più giusto (ed è stato totalmente “silenziato” dai fottuti figli di troia, anche nella “sinistra” del Pci, interna ed esterna al partito), lo si è appurato nel giro di vent’anni (un periodo lunghetto per la nostra misera vita).
    Quanto alle speranze per l’oggi non ne ho affatto molte, ma siamo qui e dobbiamo egualmente anche pestare acqua nel mortaio se del caso; altrimenti andiamo a puttane e organizziamo dei “bunga bunga”. Se non altro, si spera sempre di trasmettere qualcosa nel futuro, magari sotterraneamente e senza poi venire apertamente riconosciuti da chi riafferrerà determinati fili. Il “romanticismo rivoluzionario” riconosce solo i Pisacane o i Guevara, ecc.; ed è giusto sia così, poiché c’è sempre bisogno di “bandiere” da sventolare e di emozioni da suscitare. Ci sono però tanti oscuri travet che hanno creato, nelle diverse epoche, l’humus necessario ad una ripresa. In ogni caso, esistono oggi “spezzoni” di quelli che diciamo, più o meno propriamente, sovranisti. Si tratta di capire dov’è la loro debolezza che li rende così mascherati, sospettosi di rapporti con chi li appoggerebbe. In un recente art. sul blog ci sono due righe in cui finalmente si parla apertamente di “uccisione” di un “nostro” (italiano) agente, fatta passare per incidente. E’ un piccolo segnale di ciò che capita se non si sta attenti. I rapporti di forza sono molto sfavorevoli; e, in questa fase (molto fine-ottocentesca), anche le potenze, che crediamo fiere antagoniste degli Usa, non lo sono affatto, ci riserveranno sorprese, come già nei fatti libici. I sovranisti, in Europa, sono molto soli.
    Le lotte sociali, ho detto di non snobbarle. L’agitazione antipolitica e moralistica (e che si fa condurre per mano da coloro, fra i dominanti, che si lamentano della cattiveria della finanza) non è comunque lotta sociale. Ci sono molte persone in buona fede e schifate dell’andazzo attuale. Non respingiamole in modo preconcetto; tuttavia, se non maturano presto e restano al livello dell’”infanzia”, non avranno funzione positiva. E poi, giuste le lotte per le proprie condizioni di vita e di lavoro, giusto protestare per lo smantellamento progressivo di ogni garanzia sociale. Tuttavia, si tratta di lotte senza via di uscita se, nel medio periodo, non nasce un’organizzazione unificante le “masse” e adusa all’uso della forza. Abbiamo contro degli assassini inveterati (anche se spesso uccidono, appunto, in forma di “incidenti”), guidati dagli Usa. Abbiamo Stati strutturati per fare, con mille “gira(s)volte”, gli interessi di dati gruppi dominanti nelle varie parti del mondo. La via di una diversa organizzazione è la famosa corda che deve passare per la cruna dell’ago.
    glg

  8. giellegi Says:

    http://www.ilgiornale.it/interni/il_procuratore_antimafiaun_premio_berlusconiper_impegno_antimafia/antimafia-palermo-pietro_grasso-antonio_ingroia/12-05-2012/articolo-id=587558-page=0-comments=1

    un’altra “rata” del “pagamento” del complice. “O non caschi o caschi in piedi” gli disse Obama. Incerto il significato: quello che è accaduto significa che l’hanno fatto cascare (comunque in piedi)? O forse, il cambio di governo faceva parte del “gioco” di non farlo cascare? La risposta più facile è la prima; stiamo però attenti al sottile, e a volte oscuro, significato dei giochi in atto.
    glg

  9. ws Says:

    sono anchio meravigliato del fatto che tengano ancora in piedi il pupazzo B .E’ chiaro infatti che i servi anti-B , a cominciare dai killer con l’ ermellino, non vedono l’ ora di fare fuori ” il mostro” e mangiarselo, ed e’ altrettanto vero che nell’ ottica della gestione della servitu ‘ e’ sempre esemplare punire un servo un po ribelle.
    Quindi e’ il padrone che tiene in piedi B e percio’ si tratta di un mossa calcolata su una visione “lunga ” che andra’ capita . Il servo servira’ ancora .

    siamo davanti ad un atteggiamento “lun

  10. Io non so chi sono Says:

    Eppure muoversi nell’ombra è fondamentale, da sempre, in più di un senso. Vi porgo un esempio, che secondo me descrive bene quanto la cultura dominante condizioni anche i possibili “rivoluzionari”. Sarò brevissimo: un giorno, stavo ascoltando dei ragazzi quasi 30nni, che dicevano, seriamente, di voler organizzare un flash-mob consistente nel radunre 50 persone almeno e svaligiare un market per dimostrare al Paese che la gente ha fame. Ehhh!

  11. gm Says:

    da ws : “… non apprezzerei mai una politica di tipo “Komplottista”, in quanto in una struttura oscura e manipolativa essere a nostra volta manipolati sarebbe facilissimo.
    Percio’ l ideale per me e’ una azione politica di tipo “leninista”, cioe’ un programma politico chiaro e dibattuto , e quindi “rivelato” a quelle “masse ” che devono essere comunque “mobilitate” , ma ovviamente perseguito ANCHE come metodi “riservati” se non ” machiavellici”, senza i quali non ci puo’ essere alcun successo”.

    Concordo con ws. Difficile che cambi qualcosa (naturalmente in senso “progressivo”) se non si riesce a mobilitare le “masse” o, come preferirei dire, “ampi ceti popolari” in cui vanno ricompresi i settori del lavoro autonomo, della piccola impresa, almeno parte anche di quel “general intellect” che mi sembra stia subendo anch’esso significativi processi di espulsione dalla produzione, di sottoutilizzazione se non addirittura di emarginazione.
    Contrariamente a quanto mi sembra affermato (ripetutamente)da glg, considero altamente improbabile (sebbene non sia da escludere in linea di ipotesi) che l’emersione di gruppi “sovranisti” possa precedere la mobilitazione delle masse e le lotte sociali (magari questo potesse avvenire! ci risparmieremmo un sacco di problemi in più!) ma saranno proprio queste a permettere che quei gruppi emergano o escano finalmente allo scoperto. Ammesso che frammenti “sovranisti” oggi esistano, forse le ragioni del loro sostanziale silenzio attuale(che anche glg registra) sta proprio nel fatto che se si guardano attorno non vedono nulla su cui in qualche modo appoggiarsi.
    Quanto al fatto di negare valore di “Lotta sociale” all’agitazione antipolitica e moralistica mi sembra un giudizio tropo severo se l’agitazione (che a me sembra antipartitica più che antipolitica) è mossa da autentiche finalità antisistema. Vedremo meglio in seguito se fenomeni tipo M5S sono mossi da queste finalità oppure da altro. Per il momento, il fatto che sia mosso anche da ragioni “morali” non ritengo che debba essere motivo di condanna perché “c’è sempre bisogno di “bandiere” da sventolare e di emozioni da suscitare”.
    Naturalmente, con riferimento alle lotte sociali, è poi giustissimo affermare : “Tuttavia, si tratta di lotte senza via di uscita se, nel medio periodo, non nasce un’organizzazione unificante le “masse” e adusa all’uso della forza

  12. ws Says:

    1)x “io non so chi sono”
    organizzare “piazzate” e’ tuttaltro che “muoversi nell’ ombra ” :-)
    Chi si “muove nell’ ombra” opera con metodi diversivi per progetti e finalita’ tenute segrete anche ai propri livelli esecutivi , tutto il contrario di una organizzazione ” leninista” dove ” pubbliche” sono le finalita’ ( nel tuo caso dimostrare che “la gente ha fame ” ) e “segreta” e’ solo la tattica ( come nel tuo caso saccheggiare di soprpresa un supermarket )
    2) x gm
    e’ chiaro che il motore di ogni lotta politica e’ l’ esplosione di un disagio economico-sociale , ma l’ esistenza di questo disagio non basta a produrre un reale rovesciamento politico, anzi in genere si hanno solo scoppi di disordine che disastrono la societa’ senza sloggiare i dominanti e nella sostanza peggiorando solo la condizione dei “disagiati”. Solo la presenza di elites in grado di gestire politicamente questo disagio ( e non certo per filantropia sia chiaro ) permette un reale cambiamento. In pratica l’ avanzamento di una societa’ avviene solo dove gli interessi di popolo ed elite si saldano ( il famoso SPQR romano…) sta a questa elite “presentarsi” al “popolo” e al ” popolo” capire di dover sostenere questa ” elite”, e questo e’ l’ esatto contrario di ” muoversi nell’ ombra “, questo e’ fare ALTA politica.
    3) ed e’ qui che “casca l’ asino ” delle conclusioni di glg . Se esiste ( e di regola per diversi motivi esiste sempre ) una fazione “sovranista” dell’ elite italiana, perche’ e’ cosi’ ” timida” ? Molto probabilmente perche’ in 70 anni di intelligente gestione coloniale amerikana , in una specie di orticultura all’ incontrario le buone piante “sovraniste ” sono state tagliate per tempo e le male piante collaborazioniste efficacemente seminate e concimate .
    Tra qualche secolo quando tutto questo ” presente” sara’ stato storicizzato sara’ appunto evidente proprio in questa “intelligence” la superiorita’ degli USA ,esattamente come ci appare oggi evidente che il fondamento della superiorita’ romana fu nella sua organizzazione politico-militare.

  13. Roberto Buffagni Says:

    Esco ammirato dalla lettura del saggio di Gianfranco. Ecco, questa è la descrizione della forze in campo preliminare ad ogni analisi del compito storico presente. Mi sembra esatta anche la descrizione dei requisiti necessati alla formazione di un gruppo sovranista. Aggiungerei soltanto un paio di cose. Che la disgregazione in corso della Lega è un fatto positivo, perchè libera forze e fornisce la dimostrazione che da questa situazione non si esce sperando di agganciarsi alla Germania e spezzando, in modo formale o informale, l’unità della nazione. E che molto, se non tutto, si gioca sulla disgregazione parallela del PdL, perchè il nucleo di qualsiasi gruppo sovranista non può nascere che “a destra”, visto che “a sinistra” la crosta ideologica da rompere prima di imporre la la centralità del tema politico “sovranità” è più spessa. Quanto alla clandestinità e all’illegalità, mi permetto di suggerire una cosa sola: se ne parla (per analizzarla storicamente e teoricamente) passeggiando per i boschi, dopo un buon pranzo ben innaffiato in trattoria. trovo sconsigliabile scriverne nei commenti ad un blog, dove la facilità e l’immediatezza della scrittura via web rende inevitabili sbavature, e anche ironie che magari possono essere fraintese.

  14. giellegi Says:

    sono molto d’accordo con Roberto salvo che sull’ultimo invito. Il “terrorismo” (che adesso si vorrebbe di nuovo sfruttare) è stato un fatto eminentemente politico e la sua analisi è parte integrante di tutto il resto; sia internazionalmente che nazionalmente. Sarebbe un po’ limitativo sottolineare e rinviare alle mie analisi del socialismo reale risalenti al 1970 (e perfino prima), se non si parla anche di quello. Limitativo pure parlare del Pci, delle sue svolte, degli indubbi “programmi” che aveva (a differenza comunque della “sinistra” attuale) se non si capisce quel fenomeno, i suoi antecedenti, i suoi moventi, i suoi errori di analisi, ecc. ecc. Sto parlando degli anni ’70 (e all’inizio), non delle degenerazioni successive (comunque riallacciantesi al “prima”). Non ho fatto ironia di sorta né battute. Del resto, passeggiando per i boschi, con boccali di vino, ecc. si potrebbe dire di più. Sarebbe un pranzo molto lungo, e andrebbero via addirittura botti di vino e se ne uscirebbe ciucchi “dannati”. Però, per il resto, siamo d’accordo.
    glg

  15. gm Says:

    ws, sembra che a volte non ci si capisca sebbene si dicano sostanzialmente le stesse cose. Ho detto anch’io (anche rubando un’espressione di glg) che senza un’organizzazione (preferisco quest’espressione a quella di “elites”) che ne assuma la guida, le lotte sociali (che, invitabilmente, almeno inizialmente non possono che scaturire da quello che, con linguaggio mellifluo alla monti, si usa definire “disagio sociale” ) sono destinate al fallimento!
    Il problema è che, come rievato credo da tutti anche in questo blog, purtroppo questa organizzazione attualmente proprio non si vede! Speriamo che nei prossimi mesi possa nascere qualcosa in questa direzione.
    Quanto all’esistenza di “settori sovranisti” tra i dominanti, in teoria penso che esistano nonostante i “tagli” degli americani perché per quanto si possa cercare di fare tabula rasa, c’è sempre qualche filo d’erba che sopravvive. il problema è che non sono, credo, molto coraggiosi oppure non ritengono che ci siano ancora le condizioni ottimali per uscire allo scoperto. Ma se davvero si riuscisse a far collassare questo sistema, chissà?

  16. giellegi Says:

    http://www.ilgiornale.it/esteri/schiaffo_alla_merkel/germania-regionali-elezioni-spd-cdu-angela_merkel/13-05-2012/articolo-id=587675-page=0-comments=1

    comincio anche a divertirmi. Questi idioti del centro-destra quasi fanno il tifo perfino per i socialdemocratici purché vengano puniti quelli – Sarkò e Merkel – che hanno fatto un sorrisetto di sprezzo, accennando al loro clown preferito: “el poer nano” di Arcore. Hanno idee politiche molto ferme e ideali liberistici non proprio immarcescibili. Dato il grigiore della situazione, prendiamo quel po’ di comico che balena qua e là. Certo non so se ci siano stati altri periodi storici in cui politici, giornalisti, intellettuali, hanno ammassato cumuli di merda tanto alti. Però è bene, molto bene.
    glg

  17. gm Says:

    Mentre le piazze greche, spagnole e anche inglesi si riempiono di manifestanti contro i governi e le politiche di “rigore” teutoniche imposte dalla ex-comunista merkel, in italia sembra che gli unici manifestanti siano gli alemanno e alcuni seguaci del partito papista (o papale?) contro l’aborto.
    Spero, anzi sono sicuro, che non sia questa la destra alla quale pensa Buffagni come possibile laboratorio di coltura di un futuro partito “sovranista”. Spero che non sia neppure quella di un Frattini, di un tremonti, di un cazzola e via dicendo perché l’elenco sarebbe molto lungo.
    Che il partito “sovranista” possa nascere a destra più che a sinistra (per le ragioni indicate da Buffagni) è probabile. Molto meno probabile mi sembra il fatto che possa nascere dalla disgregazione del Pdl e da qualche suo frammento. Per il momento, nonostante la batosta elettorale subita, tutto quello che ne è venuto fuori da quei lidi è stata una lettera di circa 40 pidiellini punti nell’orgoglio dalle insinuazioni montiane (presto smentite) sui disastri che avrebbero causato negli anni del loro governo ( detto per inciso ora il sobrio monti, dal “disagio sociale” è passato a parlare di “forti tensioni sociali”…. Che stia finalmente per capire qualcosa della situazione reale? ).
    Gli americani non sono intelligenti perché, come dice ws, sono stati bravi a tagliare ogni cespuglio “sovranista” – chiunque altro sarebbe stato abbastanza furbo o intelligente dal fare la stessa cosa, anche un presidente analfabeta del burundi – ma perché hanno capito la lezione del 92 e si guardano bene dall’affossare completamente il B.
    Gli fa ancora comodo per tenere sotto controllo la ciurmaglia pidiellina.
    Perciò credo che ci sia poco da sperare e illudersi che da quelle parti nasca qualcosa di buono ai fini di una politica “sovranista” italiana.
    Ancora meno c’è da illudersi che nasca nella sinistra (per modo di dire) dei vendola, dei di pietro, dei bersani ecc. sebbene ci sia da augurarsi che le “lotte sociali” (e con questo intendo anche il voto o, meglio, il non voto) siano in grado di disgregare – ancor più di quanto non sia già avvenuto – anche il partito dell’ubriacone-accattone ber_sano bersani.
    Forse, più che da tutti questi “signori” o dalle loro aziende pseudo politiche, una possibile forza sovranista potrà sorgere solo da luoghi che attualmente non siamo neanche in grado di immaginare.
    Perciò più che “cercare l’uomo” col lanternino forse in questa fase sarebbe più importante stimolare (anche con una maggiore attenzione ad esse) le lotte sociali.

  18. Roberto Buffagni Says:

    gm scrive: “Spero, anzi sono sicuro, che non sia questa la destra alla quale pensa Buffagni come possibile laboratorio di coltura di un futuro partito “sovranista” ”

    Ok, faccio un outing complessivo, perchè patti chiari amici cari.
    In una scala da 1 a 10, la mia simpatia ideologica e umana per la “destra” PdL è sempre stata intorno allo 0. Berlusconi come personaggio un tempo mi faceva ridere, lo trovavo buffo e un po’ patetico per la sua vanità bambinesca, la sua ansia di piacere a tutti, la sua fasullaggine ansiosa; adesso, dopo che si è disonorato abbandonando vilmente il suo ufficio senza combattere, mi fa pena e ribrezzo: gli darei la mano solo con i guanti.
    Ho votato Berlusconi più volte perchè sono contrario al non voto, e in omaggio alla sentenza machiavellica di “torre il men tristo per buono”, perchè ritenevo che difendesse meno peggio gli interessi del ceto medio e fosse leggermente meno prono alle potenze straniere (diciamo a 110° invece che a 90°) della sinistra. Adesso queste considerazioni non rispondono più alla realtà. La componente AN del PdL non mi suscita particolari simpatie, perchè non sono, nè sono mai stato, nè mai diventerò fascista, e quindi la mia affinità con le vicende dell’MSI è molto, molto scarsa, anche nella versione 2.0
    Per formazione e persuasione sono, anzi sarei un cattolico liberale (marchio registrato, ogni riferimento alla versione odierna del liberalismo è puramente casuale)). Se Casa Savoia non si fosse suicidata l’8 settembre 1943, sarei anche e volentieri monarchico. Dalla Chiesa mi aspetto solo che continui ad amministrare i sacramenti e a non taroccare il Vangelo; giudico la sua funzione politica in Italia complessivamente negativa, almeno nella fase attuale. Il pensatore politico con il quale mi sento maggiormente in sintonia è Giacomo Noventa (pseudonimo del poeta e saggista italiano Giacomo Ca’Zorzi, 1898 – 1960; fu tra le altre cose maestro di Franco Fortini).
    Essendo totalmente impraticabili, inattuali, prive di prospettiva quanto quelle di un bordighista o di un legittimista borbonico, queste posizioni hanno almeno un vantaggio: che quando ragiono di politica mi devo orientare, a prescindere dalle mie inclinazioni, etc., sull’unico affetto e legame realmente e storicamente esistente che mi resta, vale a dire quello con la patria e il popolo italiano. (Poi mi posso sbagliare, va da sè).
    Morale, se dico che il nucleo di una auspicabile forza sovranista può spuntare solo a destra, lo dico esclusivamente perchè faccio un calcolo delle probabilità. Se spunta a sinistra un Chavez o un Morales o un Fidel Castro o un Peròn italiano, mi metto a scrivere in spagnolo e stappo lo champagne. Se spunta un tizio sovranista, di destra o di sinistra, che mi dà l’impressione di poter innescare una guerra civile vera e propria, e/o di essere autenticamente intenzionato allo sterminio di massa, mi ci metto CONTRO, schierandomi insieme a chiunque, Mario Monti e Obama compreso, perchè di guerre civili ne abbiamo avute già abbastanza e non ci hanno fatto bene.
    Adesso come adesso, la forza politica sovranista più vitale e meglio organizzata mi sembra Casapound. La quale però presenta l’handicap incapacitante del riferimento esplicito al fascismo della R.S.I. Da un canto, questo riferimento esplicito è un forte elemento identitario che ne ha consentito la nascita e lo sviluppo fino alla forza attuale, notevole; dall’altro, è un limite gravissimo, che le impedisce di porsi alla testa di un movimento sovranista perchè la pregiudiziale antifascista è ancora troppo forte: da un canto, la esporrebbe a un attacco devastante da parte dei poteri istituzionali italiani e sranieri, dall’altro allontanerebbe troppi potenziali aderenti. Io stesso, ad esempio, potrei collaborare con una forza guidata da Casapound solo in quanto persuaso che il fascismo è una esperienza storicamente conclusa e non riproponibile (che insomma non è più pericoloso).
    La disgregazione del polo moderato e della Lega sono una occasione, una potenzialità, niente di più (ma neanche niente di meno). Il problema, a mio avviso, è: chi può intervenire su questa potenzialità per tentare di tradurla in realtà effettiva dandole forma?
    Ecco qua.

  19. ws Says:

    caro gm , ovviamente diciamo ” quasi” le stesse cose, l’ unica differenza e’ che “elite” e’ una parola per me piu’ stringente che ” organizzazione” che poi non e’ altro che lo strumento d’ opera delle elite.
    Credo pero’ che bisogna precisare che per ” elite”io intendo cio’ che sta sopra la massa in termini di “mezzi”,intendendo in questi anche i mezzi intellettuali, ma purtroppo non solo.La frustrazione di glg che si percepisce nei sui scritti e che aver capito, e gia’ da molti anni, non e’ servito a nulla per mancanza di “mezzi” operativi.
    in quanto a questa nostre elite che come dici tu
    “non ritengono che ci siano ancora le condizioni ottimali per uscire allo scoperto”
    mi viene da ridere se veramente e’ questa la ragione. “Le condizioni ottimali” non ci saranno mai, “le condizioni” vanno create e colte accettando un alea di rischio, daltronde ” noblesse oblige”
    In realta’ qui si tratta di limiti di questa elite (in genere) pavidita’,visione corta, grossolanita’ piccineria opportunismo faciloneria, disonesta morale ed intellettuale ect … insomma quel “badoglismo” che essendo le elite lo specchio del popolo da cui provengono sembra ormai un tratto inemendabile del popolo italico ( …sempre in media ) e che appunto si trova perfettamente rappresentato nell’ “arcitaliano” berlusconi.

    Quando penso alla deriva in termini di qualita’ delle elite italiche dai ” padri della patria ” ( mazzini , garibaldi, cavour … tutti ovviamente emeriti gaglioffi sia chiaro :-) ) ai loro attuali ” pronipoti” non posso che concludere che gli ultimi 150 anni di italia siano stati buttati nel cesso della storia :-(

  20. giellegi Says:

    Roberto, non identifichiamo però la guerra civile e lo sterminio di massa; sono molto differenti. E non credo che la guerra civile faccia male, nemmeno in Italia. Ho vissuto la Resistenza da bambino (è caduto il fascismo e si è innescata quando ero appena divenuto balilla, mi ero soltanto provato la nuova divisa dopo aver abbandonato quella di figlio della Lupa). Comunque, l’ho in qualche modo vissuta, anche perché il tutto era ancora piuttosto vivo, nei ricordi e nei racconti, ecc., nel ’50 quando ho iniziato i primi approcci alla politica. Del resto, avevo sorelle molto più grandi di me, con i loro compagni di festicciole, di gite in bicicletta e partite a tennis (la vita, che ricordo come fosse oggi, non era lontanissima da quella descritta nel “Giardino dei Finzi Contini”). La scossa di quella guerra civile ha svegliato molti, ha reso dei ragazzi, autentici “bamboccioni”, uomini responsabili, che nel dopoguerra hanno combinato qualcosa di molto meglio che, appunto, festicciole, amoretti, sciocchezze “al chiar di Luna”, ecc. Quindi, certi choc fanno bene all’età giusta, e danno un nuovo senso alla vita ed uno slancio a generazioni un po’ imbambolate. Certo, ci sono molte durezze, a volte spietatezza; ma non credo si maturi nella quiete e nel “coccolarsi”. Se qualcosa scoppiasse, si vedrebbero giovani, ai quali oggi non si dà alcun credito, divenire degli individui creativi e coraggiosi; una trasformazione che, pur bambino, mi colpì molto perché riguardò una marea di ragazzi più o meno conosciuti, e ritenuti dei bambolotti. Adesso, lo ammetto, mi sento un po’ vecchio; eppure, non so, quasi quasi non disdegnerei una nuova stagione come quella. Il vero fatto è che non è proprio all’ordine del giorno, ne mancano mille presupposti. Quindi, il discorso “di fase” (e per chissà quanti anni) non può che essere diverso. Tutto lì.
    glg

  21. giellegi Says:

    http://www.youtube.com/watch?v=BogCRgXVmP4

    sembra una cosa diversa che non c’entra; ed invece c’entra, eccome. La vicenda è diversa, ma il tema conduttore è pur sempre in una frase del monologo finale (tratto dal testo di Joyce): vale la pena di vivere una vita insulsa (da “morti” senza nemmeno averne coscienza) o morire giovani nel pieno di un’esperienza che rende vivi. Qui l’alternativa è in fondo negativa, perché l’esperienza esaltante è vissuta nel pieno del romanticismo eroico (in politica l’equivalente è il mito di Che Guevara, per me fondamentalmente negativo). Solo che se l’alternativa è la vita che si accorge di aver vissuto il protagonista (da morto senza saperlo, proprio perché rappresenta la “morte” del mondo borghese con il suo decoro ormai fasullo e di maniera), è logico che l’esperienza romantica della moglie sembra “eroica”, sembra l’aver veramente vissuto. Il discorso sarebbe lungo, e chissà che non lo si possa riprendere in futuro.
    glg

  22. Roberto Buffagni Says:

    Caro Gianfranco,
    diceva mio nonno, che andò volontario nella I GM 18 anni e se la fece tutta, dal ’15 al 18, che “la guerra gratta la vernice”, cioè fa vedere l’uomo che sta sotto alla superficie delle abitudini, delle convenzioni, etc.: nel bene e nel male. Nella guerra civile ’43-45 ho avuto dei parenti sia di qua che di là, qualcuno anche ammazzato. Sono stato in Libano con la missione italiana, negli anni ’80, e ne ho vista di persona un’altra, per niente light.
    Questa palude, questa disgregazione e decadenza del popolo e della nazione a cui sono affezionato mi fa male, per me e per il pensiero angoscioso dei figli, di fronte ai quali non mi sento a posto, sotto questo profilo (cosa gli lascio/lasciamo?).
    Non sono pacifista, la vita militare mi piaceva, e per l’uso della violenza in caso di necessità non ho ripugnanza, anche se ho constatato che ci si fa il callo troppo facilmente e troppo in fretta, e ci si prende anche gusto.
    Concordo anche sul fatto che ci sono circostanze in cui un popolo può tentare di risolvere i suoi problemi solo con una guerra civile. La guerra civile italiana ’43 – ’45 può aver fatto bene ad alcuni, anche a molti italiani, per la ragione che tu adduci, vale a dire per la trasformazione spirituale che sempre produce l’assunzione diretta di responsabilità e il confronto con la propria e l’altrui morte (“la guerra che toglie la vernice”). Non ha fatto bene all’Italia, perchè ha ribadito l’identificazione dell’italianità con una parte politica che già era il principale difetto “strutturale” del fascismo (prima italiano = fascista, poi italiano = antifascista) e ha lasciato una eredità di menzogne e di risentimento che ci pesa ancora sulle spalle e sull’anima.
    Non ne voglio un’altra, sia perchè mi fa orrore l’inevitabile uccisione di civili innocenti (vista, è indimenticabile), sia perchè, paradossalmente, prima di fare una guerra civile, i contendenti si devono chiarire le idee (sapere perchè combattono), e noi aspettiamo di chiarircele da settant’anni. Per fortuna, come dici giustamente, non esistono oggi in Italia due parti politiche con strategie politiche praticabili e tanto divergenti da richiedere lo scontro a morte. Tra le tante cose spiacevoli che dobbiamo registrare, almeno questa è una buona notizia.

  23. giellegi Says:

    Credo di essere d’accordo su moltissime cose. Proprio per questo, ritengo che a volte (non è un principio generale) gli choc sono complessivamente (mai totalmente, non esiste) positivi. Sinceramente, a me sembra che la situazione attuale (e non solo in Italia) dipenda proprio da un progressivo marcire di quelle che erano contrapposizioni a volte troppo schematiche e rozze, ma altre volte dense di contenuti e di vitali balzi in avanti. Se oggi diciamo che non ha senso distinguere destra da sinistra, ecc. è proprio perché tutto è divenuto melma, poltiglia, palude. Certo, oggi pesa ancora quel passato di divisioni nette; ed è l’elemento ormai negativo, che va superato. E speriamo lo sia al più presto. Solo che io mi auguro un suo superamento non per arrivare all’embrassons-nous, bensì per giungere progressivamente ad una trasformazione delle forze nemiche, ad una differente configurazione dello scontro (che dovrà essere “mortale” se vuol cambiare qualcosa) in un altro campo diversamente “strutturato”. Questa è epoca di transizione, in cui non si escude affatto il verificarsi di eventi “mortali” (non dico in Italia, sia chiaro), che non porteranno però a nulla di buono. Saranno eventi più simili a quello libico, con disgregazione ancora maggiore. A me non piace la violenza, mi incazzo quando vedo le immagini della guerra; e a prima vista sembra incomprensibile che vi si giunga. Però ci si è sempre giunti; e quando non c’è guerra generale, ce ne sono continuamente di “locali”. E quando non c’è guerra, ci sono altri modi di ammazzarsi, non sempre togliendo direttamente la vita alle persone. Allora, ci devono essere momenti più vivificanti, con il manifestarsi di campi strutturati e di disposizione delle forze in campo, in cui lo scontro produca infine una nuova trasformazione della società (di una o più), che tirerà meglio avanti per una data fase storica; e poi si ricomincia la danza.
    glg

  24. Giancarlo Says:

    Ho letto con interesse ed ho apprezzato l’”outing” di Buffagni. Contrariamente a lui, però, io non credo che un autentico movimento sovranista possa uscire dalla destra, nel caso che cita lui, da Casapound, e questo perchè in Italia, ma non solo, esiste fortissima la pregiudiziole antifascista che castrerebbe qualsiasi tentativo di Casapound o di qualche ambiente similare. Io penso che un autentico movimento “sovranista” potrebbe arrivare solamente da sinistra, ma non è detto che arrivi. Vi faccio due esempi alla luce di due realtà (forse anche solo virtuali): esiste (?) il Movimento popolare di Liberazione di Pasquinelli e l’Associazione Riconquista della sovranità di Stefano D’Andrea. Sono entrambe della stessa derivazione, ma mentre la prima ha imboccato il “sovranismo” di sinistra rifiutando a priori qualsiasi contatto con eventuali e simili movimenti di altre estrazioni e quindi, in definitiva, castrandosi con le proprie mani, la seconda naviga in un limbo al momento difficilmente decifrabile. Entrambe, però, denotano chiaramente la loro origine, nonostante l’ARS si affanni a presentarsi come movimento sovranista nè di dx e nè di sx, è evidente da tutte le loro prese di posizione e dai commenti inseriti nel loro blog, dove anche io scrivo qualche volta, che la pregiudiziale antifa è ancora troppo forte. Per cui ritengo che neanche il MPL e neanche l’ARS possano costituire l’ossatura di un futuro movimento “sovranista”, però ritengo che solo da quella direzione possa venire quella novità sovranista che tanti, compreso il sottoscritto, aspettano come la manna del cielo. Ci sarà mai? Non lo so, però mi sento di escludere che possa, per i motivi sopra indicati venire da dx. Questo stesso blog in cui ci troviamo a scrivere in questo momento non è certamente di provenienza destrosa

  25. ws Says:

    Per favore facciamola finita con il ” fascismo” e il suo ” anti- fratello ” !
    la geopolitica e’ lo scontro di entita’ statuali, non di ideologie e il problema dell’ italia e’ che e’ una entita’ statuale debole indipendentemente dall’ ideologia con cui pretende di rappresentarsi.
    E di questa debolezza hanno colpa sia ” caino” che “abele”., il primo per essersi fatto stupidamente portare a perdere una guerra-trappola e il secondo per aver accettato con sciocco entusismo la condizioni di quella sconfitta.

  26. giellegi Says:

    http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201205141222-ipp-rt10085-bankitalia_debito_pubblico_record_in_cassa_entrano_meno_tasse

    mi sembra logico e naturale, non vedevo altre possibilità. Solo che adesso ricominciano con lo spread, il crollo di borsa, ecc. Comunque, questo è il capitalismo reale con la sua economia, la sua politica, il suo funzionamento. E questi sono i temi che a mio avviso vanno affrontati, anche mediante astrazioni teoriche, ma che siano solo quelle in grado di misurare e spiegare – al di là degli erratici andamenti quotidiani; e per ipotesi, cioè senza la sicumera di chi vaneggia sulla “verità” – il possibile funzionamento della nostra formazione sociale. Il resto sia silenzio; la chiacchiera serve sempre i “cotonieri”, non c’è alcun bisogno di supporre mala fede o “pagamento”.
    glg

  27. giellegi Says:

    circa la possibilità che vengano in essere movimenti (meglio organizzazioni) di tipo nazionale, sono d’accordo con Roberto. A quella che viene ancora detta sinistra (moderata, estrema, con le solite etichette) non appartiene veramente un orientamento del genere, a parte il tentativo di inventarsi “vie nazionali al socialismo” o la “difesa della patria socialista”, che era semplicemente l’Urss; per cui si inventò pure il “movimento per la pace” (negli anni ’50 soprattutto) che, credo di poterlo assicurare, tutto voleva fuorché la pace, ma era ritenuto tatticamente utile in quel periodo. I gruppettini che cita Giancarlo (uno credo di averlo conosciuto a sufficienza in passato) sono realtà perfino involutesi rispetto al “primo impulso”. Il fatto è che sembra molto difficile che da una situazione così compromessa come l’europea salti fuori qualcosa. Direi che anche la vittoria delle “sinistre” in Francia e Germania (e perfino in Grecia, dove si tratta di quella “radicale”) non preannunciano nulla di positivo, anzi la continuazione dell’equivoco che ha caratterizzato la storia d’Europa dal 1945 in poi. Ha ragione anche ws circa la pantomima (oggi) della lotta tra fascismo e antifascismo, con la precisazione che quello nettamente prevalente già dalla seconda metà degli anni ’60 (e poi a valanga dai ’70 in poi) è stato quello dei rinnegati e traditori; però, se hanno vinto, un motivo “oggettivo” ci sarà stato, no? La vedo nera, se debbo essere sincero.
    glg

  28. Roberto Buffagni Says:

    a giancarlo:
    Grazie mille per l’attenzione. Non conosco se non per sentito dire i movimenti ai quali lei allude, e quindi non posso commentare altrimenti che ribadendo che per quanto mi riguarda, non ho preferenze. Che vengano da destra o da sinistra, la cosa importante è dove vanno. Sarebbe bene che il nucleo di un movimento sovranista non dovesse partire proprio da zero, cioè che potesse contare su un po’ di fondi, un po’ di personale esperto, e soprattutto di una cultura politica decente.
    E’ mia persuasione (non ho dati, me lo dice l’intuizione e posso sbagliare) che chiunque si proponga una azione politica sovranista e tiri in ballo le due parole “comunista” o “fascista” per definirsi si ferma prima di partire. Lo stesso vale, anche se in minor misura (si fanno tre o quattro metri) autodefinendosi come “cattolici”, “laici”, “moderati”, “nord” “sud”. Per fare un partito sovranista bisogna autodefinirsi come “patrioti italiani”, punto. Lo so che in Italia non è facile, e infatti siamo qui che ce la cantiamo e ce la suoniamo. Però la porta è quella. Brancolando, in un precedente commento all’articolo sui risultati del voto dicevo infatti che l’unico esempio valido e attuale nella storia politica italiana postunitaria è il vecchio P.R.I. delle origini popolari e mazziniane. Sarà una cavolata, probabilmente, ma continuo a pensare che ci vorrebbe qualcosa del genere. Per dirla proprio terra terra: ci vorrebbe uno che rileva il marchio con l’edera, il faccione dell’Apostolo, e va a pescare i detriti della Lega e del PdL, naturalmente rivolgendosi a tutti i “patriotes de droite et de gauche” che ci stanno.

    a ws:
    Lei ha ragione, ma non è possibile imporre al popolo italiano un corso accelerato di geopolitica. Dirò di più: neanche le eventuali élites sovraniste potrebbero trovare la motivazione personale necessaria alla loro azione nella pura geopolitica e nell’interesse di ceto o personale. In realtà, se uno si mette a fare calcoli di interesse, in questa situazione e facendo una previsione realistica del prossimo futuro si deve allineare ai probabili vincenti, che NON sono le forze sovraniste, specie in Italia. Quindi, ci vuole un sovrappiù di motivazione che se vuole, possiamo definire “prerazionale” o anche “irrazionale”, anche se io non la chiamerei così (io la chiamerei indipendenza, che è un atteggiamento spirituale prima che un obiettivo politico).

  29. giellegi Says:

    http://www.ilgiornale.it/interni/lega_senatur_si_e_arresomaroni_sara_nuovo_capo/segreteria-roberto_maroni-umberto_bossi-lega_nord/14-05-2012/articolo-id=587784-page=0-comments=1

    in effetti si chiude un’epoca; o meglio è un ulteriore segno della chiusura di un’epoca. Qualcuno si era illuso di poter fare opposizione solitaria e radicale a Monti, senza partecipare a quel complesso movimento (di caos) portato avanti da qualche mese: logorio di Monti, ma nel contempo scatafascio continuo della situazione italiana con tentativi su tentativi di trovare “la quadra” (avrebbe detto qualcuno) in direzione di una scomposizione-ricomposizione della merda (non) politica di questo paese. Se si passa attraverso un periodo di astensione, non ne sono affatto scontenti, l’importante è trovarsi senza via d’uscita come mi sembra si profili in Grecia. Poi, l’effettiva uscita vedrete che cloaca sarà; ma la popolazione non sarà più in grado di capirci qualcosa. Tenuto conto che siamo in un paese cosiddetto avanzato (capitalisticamente), arriveremo ad una situazione “libica”. Non dico che ci sia un disegno preciso, tanto meno che stia agendo una mente direttiva unica. Tuttavia, sussiste un ventaglio di possibili ridefinizioni della suddetta cloaca; e la Lega di Maroni (e Tosi) – autori dello sconquasso del partito per prenderselo mettendo nella più totale confusione mentale i “militanti di base” (con il “cervello all’ammasso” come quelli del Pci) – è un tassello in tale direzione. Bisognerebbe avere infine il coraggio di ammetterlo definitivamente (per una fase storica, sia chiaro, non in eterno): la popolazione non può contare nulla di nulla, può solo creare le basi (il caos) per uno sconvolgimento che sarà infine portato da gruppi “ben collocati”. Quali? Mah, credo che di preciso non lo sappiano nemmeno coloro che dall’estero e dall’interno muovono (a casaccio) le pedine.
    glg

  30. ws Says:

    caro buffagni niente “lei” non sono abbastanza autorevole da meritarlo e poi in internet non si usa.
    In genere sono daccordo su quanto dici , salvo sui ” patrioti” che non sono mai dei filantropi disinteressati, ma gente risoluta ad affermarsi senza servire qualcunaltro, perche’ parafrasando il “meglio primi in gallia che secondi a roma” hanno bisogno della ” gallia” per non servire una “roma” che odiano per motivi loro, in genere inizialmente ideali ma non solo.

    Per il resto ho sentito anchio in gioventu’ il fascino del PRI ( e di altri “patriottardi” simili, ad esempio montanelli) ma era tutta fuffa; nella sostanza solo traditori senza altra ambizione che servire “roma” dicendo di volerlo fare in nome della “gallia”.

  31. gm Says:

    L’uscita dall’euro, così ci dicono in molti, non sarebbe una soluzione e ci ridurrebbe sul lastrico.
    Però non ho trovato ancora nessuno che mi spieghi e motivi questa visione catastrofica.
    Ho sentito dire, invece, da qualche (credo) autorevole professore, che nessuno, tanto meno un economista, è in grado di prevedere con esattezza gli effetti di una simile decisione.
    Allora, considerato che, invece, gli effetti della permanenza dell’euro sono quelli che giornalmente greci, spagnoli, italiani stiamo concretamente provando già da un bel pezzo, tanto vale – direi – rischiare.
    Si dice anche che siamo in una situazione tale per cui anche le “lotte sociali” e l’ idea stessa dell’astensionismo nelle elezioni prossime venture (sperando che ci saranno) non modificherebbero affatto il quadro della situazione.

    Supponiamo allora, com’è probabile, che prosegua sostanzialmente la politica di “rigore” montiano-merkeliano (anche se truccata con qualche propagandistico provvedimento per la “crescita”) .
    Gli effetti saranno: ancora maggiore crisi produttiva e riduzione alla fame di ampie fasce di popolazione – si va alle elezioni (anticipate oppure alla scadenza naturale).
    A questo punto si affacciano 2 ipotesi:
    1) Il PD non collassa – anche grazie al “non astensionismo” – e tutto il cosiddetto centro sinistra (magari anche qualche spezzone del centro o della destra) prende in mano il governo (portando avanti la stessa sostanziale politica di “rigore” più o meno mistificata). Possiamo essere abbastanza certi, allora, che la crisi si approfondisce con ulteriore asservimento agli obama-merkel e ulteriore impoverimento delle “masse”.
    Se le masse abbozzano (anche per becera e fideistica adesione al principale partito dei cotonieri, il PD) non ci sono sostanziali problemi per i “cotonieri”. In caso contrario: disordini e rivolte sociali con 3 diversi possibili sbocchi:
    1,1) i “cotonieri” (PD in testa) riescono a reprimere per conto proprio le sollevazioni popolari
    1.2) Emergono gruppi “sovranisti “che, appoggiati dalla popolazione, mettono all’angolo i “cotonieri”
    1.3) Nessuna delle due ipotesi: allora ci penserà qualche rude golpista (scelto nelle stanze della Cia) … fine della storia per un bel pezzo!

    2) anche il PD collassa per effetto dell’astensione e della dispersione del voto fra vari piccoli partiti : in tal caso si prospetta una situazione politica simile alla grecia con sostanziale impossibilità di formare un governo. A meno di un golpe preventivo, poiché diversamente dalla grecia abbiamo già fatto l’esperienza del “governo” tecnico , non rimarrebbe che andare a nuove elezioni che potrebbero vincere solo chi finalmente s’impegnasse ad uscire dal “rigorismo” teutonico e per una diversa politica di sviluppo. A questo punto si creerebbero le condizioni migliori per l’emerge di un partito (o gruppo) “sovranista” (perché, credo sia corretto supporre che una forza “sovranista” non può che essere favorita da una politica di autonomia dagli sgherri di obama: BCE e tutto il resto)

    Conclusione: mi sembra che, ai fini dell’emersione di un partito “sovranista” l’ipotesi migliore sia la seconda la quale, come già detto, sarebbe favorita proprio dallo sviluppo delle “lotte sociali”, da un ampio astensionismo e conseguente collasso del sistema dei principali partiti nelle prossime elezioni.
    p.s. mi scuso per la lunghezza ma non sono riuscito a essere più sintetico.

  32. Giancarlo Says:

    Solo una precisazione, la mia “previsione” che un realtà “sovranista” possa avvenire in Italia solo da sinistra, non riguarda mie eventuali simpatie personali verso quell’area, sia mai, ma una semplice considerazione sul fatto che in Italia, ad ogni piè sospinto, viene tirato fuori dal cilindro magico dela politica la parola antifascismo. Ws che mi legge, penso, su CDC sa benissimo che il sottoscritto è tutto fuorchè antifascista, il mio discorso era solamente un discorso asettico, neutrale, da osservatore esterno, un osservatore che valutando la politica italiana prende atto che 67 anni di antifascismo, il più delle volte di maniera, ha lasciato i suoi sedimenti, guasti o sani, secondo le prospettive di ciascuno, ma li ha lasciati. Una forza “sovranista” di destra potrebbe essere soggetta ad un ricatto “etico-politico” continuo di questo tipo. Tutto qui.

  33. giellegi Says:

    tutto sensato e realistico. Proprio per questo è difficile che si manifestino forze di autonomia, per l’affermazione delle quali deve proprio finire ogni vecchia dicotomia: destra/sinistra, fascismo/antifascismo. Il primo antifascismo – che Cossiga stesso disse essere all’80% costituito dai comunisti – aveva bene o male un concetto diverso dalla “Liberazione”, quindi dalla sottomissione agli americani, di cui solo adesso si cominciano a raccontare i misfatti compiuti alla sbarco in Sicilia (con accordo con la mafia e tutto il resto che seguì, tipo Giuliano, ecc.). I comunisti non potevano vincere, se avessero vinto sappiamo bene che cosa fu il “socialismo reale”. Tutto esatto, ma comunque l’antifascismo affermatosi fu perfino peggiore del fascismo, perché affossatore dell’unità nazionale, di ogni minima difesa della propria autonomia. Qualche resistenza ci fu proprio da parte di alcuni settori Dc e Psi (Moro, Craxi, ecc.). Il Pci ebbe sprazzi fino agli anni ’60, poi con il “terribile” Berlinguer, di cui anche gli anticomunisti hanno fatto un santino (et pour cause), si è avuto il tracollo totale. Per “accidente storico” (e la stupidità politica di Agnelli e Confindustria, che usarono il “bamboccio” Occhetto) si ebbe l’intermezzo Berlusconi, durato perfino incredibilmente data la pochezza dell’uomo (fenomeno ancora da spiegare). Adesso, a meno di sussulti, che non possono venire da chi ancora ha il cervello “a sinistra” (ed è figlio dell’antifascismo di “Repubblica” e di tutti quei figli di tr…), non ci si salva. Quell’antifascismo deve esser estirpato, altrimenti si finirà come previsto e programmato mediante l’operazione “mani pulite” e la distruzione dei puntelli di potere dei “timidi autonomisti” (molto timidi), puntelli rappresentati dall’industria “pubblica”, ecc. Non facciamoci quindi illusioni; finché dura questa cultura dell’antifascismo – certo alimentata anche da chi continua con le nostalgie del fascismo – siamo fottuti, siamo sotto il tacco dei “liberatori”, cioè dei massacratori alla stessa guisa dei tedeschi di allora (nessuna differenza più tra i due, non è revisionismo storico, è rifiuto di una favola che ha incatenato la popolazione italiana ad un destino infame). Basta fascismo e antifascismo (ma sul serio) e morte alla “sinistra”, deve finire come i poveri siculi invasi dagli “alleati”.
    glg

  34. Roberto Buffagni Says:

    Gianfranco ha spiegato bene il suo, ma anche il mio pensiero a proposito della questione fascismo/antifascismo.
    Ma anche Giancarlo ha ragione: vista la forza d’inerzia della pregiudiziale antifascista in Italia, per non incontrare soverchie resistenze una forza sovranista dovrebbe spuntare da ambienti antifascisti. Però nella cultura politica dell’antifascismo, il tema della sovranità nazionale non c’è (più: un tempo, seppur timidamente e marginalmente, c’era, v. corrente sociale della D.C. con Mattei, Fanfani e Moro, settori del P.S.I., e poco altro). Può rispuntare? A occhio e croce, non mi sembra possibile. O meglio: mi sembra anche possibile che in alcuni piccoli gruppi che vengono dalla cultura antifascista albeggi l’idea sovranista, ma purtroppo
    a) se si rivolgono al popolo “di destra” (Lega, PdL) incontrano la resistenza anticomunista, antisinistra, etc., a causa della diseducazione politica subita
    b) se si rivolgono al popolo “di sinistra” non se li fila nessuno e/o non appena si tratta di mettere insieme “patrioti di destra e sinistra” entra in gioco la pregiudiziale antifascista, anche qui a causa della diseducazione politica subita.

    Sarebbe anche bene che per non dare esca agli antifascisti, i fascisti la smettessero di mettere in primo piano la loro identità. Ma anche qui, le difficoltà e le resistenze (psicologiche) si moltiplicano, perchè
    1) questi ambienti (e parlo soprattutto della destra radicale, quella che da dato vita a Casapound) sono riusciti a sopravvivere a una serie impressionante di sanguinose sconfitte (a partire dal ’45), persecuzioni giudiziarie e non solo giudiziarie, umiliazioni, coinvolgimenti in trame oscure, etc., solo abbarbicandosi alla loro identità, alla parola data, alla memoria dei caduti, etc. Quando uno è vissuto d’onore, più o meno come il giapponese che continua la guerra sull’isoletta deserta, non è facile andare da lui e pretendere che dica, “OK, la fase storica richiede che faccia ciao con la manina all’imperatore.”
    2) Hanno ottimi motivi per ritenere che la storia gli dia ragione e che la situazione attuale preluda a un ritorno a piena attualità del fascismo. La motivazione politica principale dei migliori tra coloro che scelsero la R.S.I. (esperienza alla quale si rifà la DR, insieme al nazismo)fu che il voltafaccia di Casa Savoia, oltre a essere disonorevole, consegnava l’Italia come colonia in mano alle potenze straniere capitalistiche. La previsione era esatta, e adesso non è più così difficile accorgersene. Poi secondo il mio avviso sbagliano nel ritenere che il fascismo sia all’ordine del giorno, ma questo è un altro discorso.
    3) C’è in questi ambienti un piccolo vantaggio rispetto a quelli di sinistra, vale a dire che sono meno impermeabili al dialogo con la parte avversa. Sia perchè dopo una pluridecennale diabolizzazione gli fa piacere che qualcuno li tratti da interlocutori politici alla pari; sia perchè è più facile intavolare un discorso sulla base di un reciproco rispetto conquistato sul piano umano (se sei sincero, coraggioso, e ticomporti onorevolmente puoi star sicuro che con te ci parlano volentieri). Negli ambienti di sinistra l’appartenenza ideologica tende a contare di più, nel tracciare le frontiere oltre le quali “hic sunt leones”.

    Si vede insomma che in Italia “le mort saisit le vif”, come diceva Marx citando, se non rammento male, le disposizioni giuridiche feudali sul diritto di proprietà. La trappola mortale fascismo/antifascismo ci tiene ancora fra le sue ganascie, anche se sono fatte d’ombra e di menzogne.
    La cultura politica realistico-patriottica che avrebbe potuto liberarcene, ad esempio il liberalismo classico (all’indomani della fine della guerra, B. Croce scrisse che dovevamo guardarci dagli alleati angloamericani “come da tigri e belve feroci”) è stata spazzata via insieme a Casa Savoia e all’esperienza unitaria prefascista, sciolta nel bidone d’acido dell’8 settembre (quante volte dovremo citare questa data maledetta?).
    Ecco perchè dicevo, in un post precedente, che si dovrebbe recuperare il vecchio P.R.I. e il faccione dell’Apostolo: perchè temo che non abbiamo nient’altro.
    Per tentare di dare una cultura politica decente a una forza sovranista, siamo costretti a risalire a PRIMA della frattura fascismo/antifascismo, e in quel baule di roba vecchia l’unica giacca non completamente mangiata dalle tarme è il vecchio mazzinianesimo.
    Fondare una cultura politica (cultura, non linea politica) non è affare di un minuto e neanche di un anno. Se la si vuole ready-made o fast food da asporto, c’è Grillo.
    Io non ho niente contro Grillo, che fa quel che può; solo che con tutta la buona volontà, e accreditandogli l’assoluta buona fede, Grillo non comincia neanche a bastare. E’come se io, che sono un discreto nuotatore, mi mettessi in capo di traversare la Manica a nuoto.
    Una cultura politica sovranista decente esige che uno pensi la sua patria, la sua nazione,la loro storia, la sua identità culturale e il suo posto nell’Europa e nel mondo: e questo solo per cominciare, come premessa necessaria e non sufficiente.
    Ora, con il vecchio mazzinianesimo, restaurato e aggiornato, si può forse cominciare a fare qualcosa; con Beppe Grillo, purtroppo, no. Sottolineo il purtroppo: non ho snobismi, un politico vero può saltar fuori anche dai cassonetti, in questo momento l’Italia avrebbe bisogno di una forza sovranista come l’alpinista incrodato ha bisogno di una guida alpina che lo soccorre, e mi andrebbe bene Grillo, Coccinella, Farfalla; mentre le sole che vedo scorrazzare sono le Locuste.

  35. Giancarlo Says:

    Caro Roberto, hai capito esattamente quello che volevo dire. Hai centrato anche maledettamente bene l’analisi psi-sociologica dell’ambiente “neofascista”. Non possono rinunciare al fascismo e alla loro identità perchè, nel bene o nel male, è l’unica cosa che rimane loro. E lo dico senza voler insultare o sminuire. Ma è così.
    Giellegi ha detto una grandissima verità: per venire fuori da questa situazione dobbiamo debellare l’antifascismo, non si scappa, senza l’eliminazione di questo cancro non ne veniamo fuori.

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