SCUSATE IL RITARDO, MI PIACE LA CALMA, di GLG 3 marzo ‘13

Scritto da: Gianfranco La Grassa (03/03/2013)

1. Ormai ritardo del tutto e parto da lontano e con le mie ipotesi, che si rivelano esatte in un discreto numero di casi. Nel 1993, sono convinto che gli Usa (certi “ambienti democratici”) erano già soddisfatti del risultato conseguito in Italia con “mani pulite”, manovra giudiziaria nient’affatto pulita di magistrati assai sensibili al richiamo d’oltreatlantico alimentato mediante il “pentito” Buscetta, utilizzato appunto da questi “ambienti democratici”. Il regime Dc-Psi fu annientato e i piciisti – che avevano cambiato denominazione subito dopo il crollo del “socialismo reale”, esplicitando infine gli accordi intercorsi con gli Usa fin dal 1969 e ulteriormente rafforzati con il ben noto viaggio compiuto in tale paese (1978) dall’altrettanto ben noto loro esponente – erano stati investiti della successione alla guida d’Italia in quanto camerieri prediletti e obbedienti agli ordini statunitensi. Ripeto che probabilmente agli americani ciò bastava, tanto più che l’anno prima con la riunione sul Britannia (solo una data simbolo) era stata messa a punto la svendita di importanti settori strategici dell’industria pubblica, evidentemente giudicata poco sensibile ai diktat dei “cotonieri” italiani.

Per disgrazia degli intelligentoni americani, esistevano in Italia due personaggi meno intelligenti, assai rancorosi invece, che ce l’avevano in particolare con Craxi. Agnelli aveva avuto più volte a ridire con quest’uomo che ben conosceva la funzione antinazionale svolta dalla Fiat, monopolizzatrice del settore auto con gravi danni per l’ulteriore sviluppo (più equilibrato) italiano (non andava nemmeno dimenticata la funzione del gruppo dirigente di tale azienda all’epoca del 25 luglio e 8 settembre 1943). Anche De Benedetti vedeva Craxi come fumo negli occhi poiché aveva bloccato la svendita della SME a lui stesso (una svendita ad un quarto del valore realizzato solo due anni dopo vendendo ad altri) in quanto favore che gli stava facendo Prodi, presidente dell’IRI.

I due avevano ben presente che Craxi aveva tentato di lanciare nuovi settori industriali meno legati ai nostri “cotonieri”, e l’aveva fatto dando in particolare una spinta a Berlusconi. Costui, di cui non so se una radiografia metterebbe in chiara luce una spina dorsale, aveva di fatto già abbandonato il leader socialista nella disgrazia e non si era all’inizio manifestato contrario a “mani pulite”. Gardini fu un po’ più grintoso nel tentativo di compromesso, ma fu spazzato via. I due rancorosi industriali (se si possono definire industriali!), si misero in testa di punire Berlusconi per i suoi trascorsi e la sua ascesa; gli scatenarono quindi contro un altro “genio” (quello che guidava allora i rinnegati piciisti) con la sua “gioiosa macchina da guerra”, che avrebbe dovuto smembrare le aziende del “nostro” e farle cadere nelle mani dei mandanti. Berlusconi tentò all’inizio di far entrare altri in politica, appoggiò subito il patto Mario Segni-Maroni, fatto saltare in 24 ore da Bossi per motivi ignoti, ma che continuo a non credere affatto casuali (in fondo anche la Lega appoggiò all’inizio “mani pulite” per prendersi l’elettorato Dc-Psi; e forse non fu solo questo a provocare il rifiuto del suo leader).

Due-tre mesi prima delle elezioni del ’94, Agnelli – sempre credendosi quel monarca, che aveva dato un contributo al “compromesso storico”, nome in codice del tradimento dei piciisti a favore dell’“atlantismo”, con il patto del ’75 sulla scala mobile firmato assieme a Lama (gli altri leader sindacali furono di contorno rispetto al sedicente comunista, “nemico del capitale”) – lasciò cadere dal suo “maestoso trono” di autentico “tamburo principal della banda d’Affori” la storica frase: “i miei interessi di destra sono meglio difesi dalla sinistra”, passata alla storia come la summa delle prerogative di uno iettatore. Questa la nostra classe dirigente! Agnelli è stato fatto passare per un genio quando la sua limitatezza – basta vedere la liquidazione di Ghidella, dotato di mentalità industriale, per portare in auge il finanziere Romiti; in un’azienda che cianciava di “qualità totale” e altre cazzate varie – comincia a trapelare oggi, ma sempre con gente ancora “timida”, che tuttavia accenna a patrimoni spariti non si sa bene dove e come (o magari invece lo si sa, ma si fa ancora una voluta confusione), ecc. Ma lasciamo perdere, non è questione nostra; così come non possiamo intervenire sui sospetti crescenti circa il “suicidio” di Edoardo Agnelli.

Quanto è accaduto da allora in poi, negli ultimi vent’anni – con l’intervento del Berlusca che ha messo tutti questi “bei tomi” in surplace a faticare in continuazione, a sputtanarsi sempre più mediante uso di una indecorosa magistratura, senza tuttavia mai venire a capo di nulla – è cosa di cui questo blog ha trattato spesso. Non che si sia finito di dire tutte le porcherie che questi “pessimi soggetti” – alcuni difesi dalle loro prerogative istituzionali – hanno combinato a danno di questo povero paese. Comunque adesso saltiamo ai giorni nostri.

2. Si pensava che quella che si è voluta mascherare da sinistra (progressista) – cioè la massa di cialtroni vendutisi per due soldini, scambiati nella loro crassa ignoranza e totale inettitudine per dollari d’oro – avesse imparato qualcosa da tutte le “prese in culo” ricevute dal cavaliere, debole di schiena certamente, non genialissimo, ma furbacchione. Costui è in grado di giocarsi simili rintronati – compreso il “genio” D’Alema, che solo il “malizioso” Cossiga finse di considerare intelligente per blandirlo e manovrarlo come un burattino durante l’aggressione alla Jugoslavia – facendoli morire di rabbia con belle fanciulle pagate per certificare (burocraticamente) le sue prestazioni sessuali, mentre i poveri piddini continuano a fantasticare nella loro “kermesse” a mano.

Vi ricordate quando, in data di cui ora non mi sovvengo, Berlusconi si avvicinò a Obama e a voce sufficientemente alta gli disse che lui era un perseguitato dalla magistratura? I tontoloni di sinistra – ma tonto è soprattutto il “popolo” dei loro fan perché i dirigenti capirono, ne sono convinto – si scandalizzarono per questo ulteriore vulnus alla dignità nazionale, mai offesa invece da tutte le aziende strategiche che essi contribuiscono ad indebolire e a rendere svendibili all’estero. In realtà, Obama rispose a bassa voce, ma poi Palazzo Chigi (ecco il furbone che frega pure Obama) rivelò che egli pronunciò (all’incirca) la seguente frase: “Non preoccuparti: o non caschi o caschi in piedi”. La Casa Bianca non smentì e il furbetto si sentì relativamente tranquillo. Poté svendere tutto ciò che di politico si poteva svendere per non irritare gli Usa della neostrategia, in specie durante la cosiddetta primavera araba; e mandò in malora quel minimo d’asse costituito con Putin e Gheddafi. Tradì tutto ciò che c’era da tradire per evitarsi guai grossi e alla fine accettò di andarsene e di appoggiare perfino il governo finto-tecnico Monti, verso cui poi ci raccontò d’essere stato contrario fin dal primo momento.

Se ben ricordate, ci fu un momento in cui dissi che, se lo avessero lasciato tranquillo, il furbetto avrebbe costituito al massimo un partito del 10-12% (se gli andava più che bene, del 15%) per avere sempre qualche possibilità di manovra; tenuto conto che la stupidità dei suoi avversari gli avrebbe consentito margini d’azione di un qualche rilievo. Ma i rinnegati non imparano mai nulla; qualcosa li rode dentro, non sono tranquilli, si svegliano di notte nel terrore, madidi di sudore, e devono sempre pensare a come cancellare la vecchia onta di non essere riusciti a liquidare il Berlusca per conto di Agnelli e De Benedetti. Sono convinto che Obama, come i vecchi ambienti democratici degli anni ’93-94, era già abbastanza tranquillo, sufficientemente soddisfatto del risultato raggiunto, avendo un Draghi piazzato già da prima della sua elezione alla BCE, avendo ancora per qualche tempo in Italia un ottimo “amico” in Napolitano, che stava guidando Monti a sfasciare tutto il possibile per indebolire e rendere del tutto maneggiabile il nostro paese. Anche la Germania aiutava per i suoi interessi. Tutto tranquillo, dunque.

No, gli americani hanno bisogno di cambiare gli ambasciatori che solitamente inviano a Roma. Questi non capiscono gran che dell’Italia e degli italiani, soprattutto non riescono a comprendere che, quando ampi settori di popolo, di organismi politici e di istituzioni sono abituati a tradire da tempo immemorabile, tutto marcisce e bisogna essere profondi conoscitori dei processi di putrefazione per seguirli nel loro reale evolvere. Obama, dopo lo scambio di quelle frasette con Berlusconi, stava tranquillo. Intanto, però, Napolitano si agitava più del necessario, sceglieva come premier (e futuro successore) un uomo di mediocrità imbattibile, provocava tradimenti presso gente del Pdl di particolare squallore, nel mentre si accresceva l’ingordigia di tutti i deficienti del Pd e Sel. Non parliamo dei magistrati invasati che dovrebbero essere espulsi dal paese a inviati a Timbuctù. Questa che ci si ostina a chiamare sinistra, con tutti i suoi ridicoli strumenti da giocatori delle tre palle, è una massa di coglioni da lasciare senza fiato; decerebrati di tal fatta non si trovano da nessuna parte, sono da campionato del mondo. Vi assicuro, provo un po’ di pena per Obama, perché non si attendeva di trovare simili sprovveduti.

Se avesse chiamato negli Usa Berlusconi, avesse dato a lui i soldi che ha dato alla Fiat per prendersi la Chrysler (cioè per far credere che è così mentre è il contrario), gli avesse concesso di compiere la stessa operazione (apparenza opposta alla realtà) con qualche bella azienda del genere Mediaset laggiù (in modo che avrebbero trovato anche più spazio i figli di primo letto senza troppo sgomitare con gli altri), ecc. avrebbe risolto brillantemente la situazione. Di che cosa aveva paura? Che i traditori, sentendosi traditi, si sarebbero messi a fare la fronda, sarebbero andati “verso est”? Ma va là, questi, appena lo “zio Sam” avesse l’intelligenza di cagarli, sarebbero distrutti, sfracassati, in un anno dovrebbero sciogliere tutti i loro partiti e partitelli. I sindacati resisterebbero forse tre anni, poi anche loro a casa a calci in culo.

3. Ovviamente, scherzo. In ogni caso, penso che l’Amministrazione statunitense non sia gran che preoccupata per quanto avviene in Italia. Forse più inquieti sono i tedeschi, ma anche qui non confondiamo le carte. In definitiva, con queste elezioni, si sono agitati di più i socialdemocratici teutonici, di livello politico e mentale non troppo più elevato di quello dei nostri “piddini”. Del resto, poveracci, forse si sono persino sacrificati per fornire un “assist” a Napolitano; di modo che questi fosse in grado di riconquistare un po’ della sua dignità e influenza largamente corrose per farsi passare quale grande mediatore e manovratore nel trovare qualche soluzione “all’italiana”.

Non mi si chieda adesso di esprimermi su tutte le formule che potrebbero essere escogitate per continuare a svolgere in Italia la non politica degli ultimi vent’anni. Resto un po’ sorpreso di fronte agli entusiasmi di chi pensa che la vittoria del malcontento e della protesta irrazionale e a-politica (detta antipolitica in modo del tutto improprio) sia il sintomo di una svolta storica nel nostro paese, e di una svolta sostanzialmente positiva. Sono un “corrotto” dalla politica, credo che questa debba sempre guidare le azioni compiute in una data società. Se qualcuno fa scomposta agitazione moralistica e grida all’anti-politica, capisco a volo che si tratta come minimo di pasticcioni (speriamo non peggio). Certamente, il sintomo di malessere esiste, forse è profondo, forse lo è meno (o comunque molto mal indirizzato) di quanto certuni sperano. In ogni caso, non vengo a dire che nulla è accaduto (ma quel che avvenne nel ’93-’94 fu forse nulla?). Tuttavia, resta l’“acerbità” di un popolo disabituato a discutere di vera politica. Non nutrirei quindi illusioni in eccesso.

In ogni modo, non voglio nemmeno prendere subito e di getto posizioni da assumere semmai quando i giochi di coloro, che hanno le carte in mano, si faranno più chiari. Per il momento, credo che anche chi sta al vertice del sistema Italia sia molto incerto. Ciò che deve essere tenuto presente, però, è che tale sistema, come detto già più volte, è eminentemente “aperto”; la sua evoluzione interna dipende all’80% almeno dallo scambio di “materiale energetico” con l’esterno. La vera politica è questo materiale, ed esso proviene dall’estero; per tale motivo qui da noi ci si limita al moralismo e scandalismo: è il modo di assolvere gli impegni presi con i mandanti di altri paesi (uno sopra a tutti), senza che il popolo possa rendersi conto d’essere in mano ad altri per il suo destino. La Magistratura è un pezzo rilevante di questa struttura orientata al ricevimento degli ordini dall’esterno. E non c’è bisogno che i singoli magistrati siano dei servi; è sufficiente consentire loro di agire secondo le ossessioni formalistiche, la completa ignoranza politica e strategica, tutti presi come sono dai codici e dalle “fattispecie”. Il problema non è loro, è di chi li lascia liberi di compiere operazioni che sono “naturalmente” distruttive, perché questo è il loro compito precipuo quando sono privi di museruola.

I più preoccupati all’estero non possono non essere i tedeschi, poiché la Germania ha assunto un ruolo di guida (o comunque di primaria rilevanza e influenza) in ambito euro-unionista. Ai tedeschi interessa nella sostanza poco dell’andamento dell’economia reale italiana. L’importante è che non debbano di fatto trasferire “risorse” per sostenere politicamente un certo governo; non nel senso precipuo del Governo, semplicemente un certo orientamento nell’amministrazione degli affari italiani, interni ed esteri. Il costo diverrebbe superiore a quello dell’unificazione della Germania. Credo che gli Stati Uniti, come già detto, siano più tranquilli, grazie alla loro potenza, alle basi (non solo militari, sia chiaro) che hanno da noi; possono effettuare un controllo a distanza, con una certa elasticità e senza far troppo vedere le briglie (e la frusta). L’atlantismo è un veleno inoculato per settant’anni e ha agito pervadendo e guastando ogni aspetto della vita degli europei, compresi ormai in pieno i francesi che, grazie al gollismo, resistettero un po’ di più.

Non vi è alcun modo di ripartire, cercando di disintossicarci dal veleno, se si continua con fughe in avanti circa l’arrivare presto agli Stati Uniti d’Europa (con decine di culture, lingue, costumi, modi generali di vita, ecc. del tutto diversi, forgiati in secoli e secoli di storia). Non c’è unificazione monetaria che tenga, non c’è “dittatura” possibile di una Banca Centrale, ha ben poco senso l’elezione di un autentico Parlamento unico, l’instaurazione già avvenuta di una zona di libero scambio e di “virtuosa” competizione mercantile, la generica (e falsa) volontà di svolgere una politica estera comune. Ingenuità, comunque colpevole, oppure furfanteria di maneggioni che tentano soluzioni di ripiego per mantenere i popoli europei sotto l’egida statunitense? Perché non vi è alcuna autonomia possibile con l’utopia di un’unione politica reale dell’intera Europa o anche di gran parte dei suoi paesi.

Si deve (o, detto meglio, dovrebbe) prendere le mosse dall’esistente, da paesi diversi l’uno dall’altro con il mantenimento, e rafforzamento, degli Stati detti nazionali, che non hanno affatto finito la loro funzione, non sono per nulla soverchiati – come hanno preteso certi cretini e farabutti, anche “ultrasinistri” – dalle imprese multi (anzi trans secondo i cretini di cui sopra) nazionali. Sono soverchiati invece dalla strapotenza statunitense, dopo il veleno atlantista sparso, come appena ricordato, da settant’anni e con l’unica, inane, resistenza di De Gaulle. Non credo si debba riprendere con l’ideologia della grandeur, tanto meno mi sembra ci si possa scaldare al suono della parola Patria. E nemmeno si deve credere che possiamo rifarci al nostro “grande passato”. Meno che meno lo può l’Italia, ma sono convinto che conviene anche ad altri paesi europei non esaltarsi troppo.

Si deve ricominciare. E lo si deve dal potenziamento dei vari Stati. I quali non sono però entità mistiche, benevole o malefiche, bensì strumenti dell’operare di determinate forze. O queste rappresentano la servitù, così com’è oggi, oppure devono essere delle élite che sappiano andare ben oltre la comprensione (sempre stata storicamente scarsa per non dire nulla) delle popolazioni. I paesi europei – e anche in tal caso l’Italia è un paradigma difficilmente superabile – sono sistemi aperti; aperti a correnti straniere, la più forte delle quali sappiamo bene da dove proviene, e da settant’anni a questa parte! Ci sono i soliti frettolosi che vorrebbero mettere il “carro avanti ai buoi”, che forse pensano sia “la coda a muovere il cane”. Deve invece nascere prima un cagnolino, con il suo bel codino ancora debole e tremolante. Si deve formare e crescere, in alcuni paesi europei, una nuova forza (lo ripeto: d’élite!) in grado di proporsi – poi si vedrà, strada facendo, se con metodi (fintamente) “democratici” come quelli in voga attualmente, o in altro modo – la presa di possesso dello strumento Stato per usarlo in funzione del turare le falle, le voragini, di quei “sistemi aperti” che sono tali paesi. Non si propone un misero protezionismo economico, ma una decisa protezione politica rispetto agli influssi stranieri (soprattutto uno).

Simili forze d’élite non nasceranno d’un colpo, non si formeranno certo a partire dal malcontento popolare e dal suo interno, un malcontento mai capace di capire i veri termini del problema. Anzi, va detto di più: se tale malcontento esplode prima della nascita di minimi nuclei di nuove élite, se è affidato a demagoghi della “comunità d’intenti”, del “tutti decidono tutto”, dell’“ognuno porta il suo contributo in perfetta eguaglianza con gli altri”, e altre menzogne e/o sciocchezze simili, possiamo essere certi della completa ed esaustiva apertura di quel sistema/paese all’esterno, della sua devastazione e sottomissione totale a centri dominanti esteri. Tali eventuali nuove élite, se si manifestassero in dati paesi della nostra area, dovrebbero porsi in collegamento fra loro ben prima della presa dello Stato (insisto: come strumento di “otturazione” delle troppe falle di un sistema aperto).

Se un simile processo avrà modo di innescarsi non è dicibile adesso. In ogni caso, non credo proprio che sarà rapido; dubito che possa acquisire una forza sufficiente prima del reale affermarsi del multipolarismo, al momento assai imperfetto. Impossibile, dunque, fare previsioni esatte; molto dipende da fattori che adesso non siamo in grado di conoscere, non comunque nella loro importanza e peso quanto ad effetti futuri. E’ tuttavia ragionevole affermare fin d’ora la scarsa incidenza del ridiscutere adesso i trattati dell’unione europea odierna. Mi pare che siamo pur sempre “al carro avanti ai buoi”! I trattati vengono considerati come se avessero valore in sé, al di fuori dei rapporti di forza tra le varie organizzazioni politiche europee oggi esistenti; rapporti di forza di cui i trattati sono il condensato, la precipitazione. Essi valgono – ma sempre stiracchiati in vari sensi – fin quando non avvengano veri mutamenti e lacerazioni nell’ambito di tali organizzazioni, oggi maggioritarie nella nostra area; e tenendo conto della perdurante prevalenza dell’influsso “atlantico”, d’oltreoceano. Si crede, in una situazione internazionale simile, a ritocchi dei trattati, a nuove formule più favorevoli “ai popoli”? Sinceramente, ne dubito assai. Lieto sempre di sbagliarmi, ma continuo a pensare che simili pensieri siano sciocchezze utopiche.

Senza stare tanto a discutere sulle prospettive di alleanze e collegamenti tra gli organismi partitici dopo le elezioni italiane, senza interessarsi ossessivamente delle prospettive di questo o quello schema di governo – per favore, manteniamo fermo il giudizio circa la pochezza della “democrazia elettoralistica” – cerchiamo di analizzare la nostra penosa situazione e di cogliere anche i primi sintomi, certo al momento non individuabili, di un qualche sussulto di interesse per nuove élite che abbiano come programma la “riparazione” di questo colabrodo che è il nostro sistema/paese nei confronti di ogni spiffero proveniente dall’esterno. Vedremo.






28 comments to “SCUSATE IL RITARDO, MI PIACE LA CALMA, di GLG 3 marzo ‘13”

  1. F. Says:

    Caro Gianfranco – è un privilegio conoscerti, soprattutto perché certe cose le hai pensate prima e meglio di tutti in Italia; questo articolo secondo me è una gran bella sintesi delle ipotesi che hai esposto nei tuoi libri da 20 anni a oggi. Lo userò per introdurre alcuni giovani amici intelligenti al tuo pensiero.

    F.

    Si deve ricominciare. E lo si deve dal potenziamento dei vari Stati. I quali non sono però entità mistiche, benevole o malefiche, bensì strumenti dell’operare di determinate forze. O queste rappresentano la servitù, così com’è oggi, oppure devono essere delle élite che sappiano andare ben oltre la comprensione (sempre stata storicamente scarsa per non dire nulla) delle popolazioni. I paesi europei – e anche in tal caso l’Italia è un paradigma difficilmente superabile – sono sistemi aperti; aperti a correnti straniere, la più forte delle quali sappiamo bene da dove proviene, e da settant’anni a questa parte! Ci sono i soliti frettolosi che vorrebbero mettere il “carro avanti ai buoi”, che forse pensano sia “la coda a muovere il cane”. Deve invece nascere prima un cagnolino, con il suo bel codino ancora debole e tremolante. Si deve formare e crescere, in alcuni paesi europei, una nuova forza (lo ripeto: d’élite!) in grado di proporsi – poi si vedrà, strada facendo, se con metodi (fintamente) “democratici” come quelli in voga attualmente, o in altro modo – la presa di possesso dello strumento Stato per usarlo in funzione del turare le falle, le voragini, di quei “sistemi aperti” che sono tali paesi. Non si propone un misero protezionismo economico, ma una decisa protezione politica rispetto agli influssi stranieri (soprattutto uno).[...]“

  2. Gianfranco La Grassa Says:

    troppo buono, come si usa dire. In ogni caso, grazie. Prima o poi spero di sviluppare meglio il discorso sulle élite e sul perché uso ormai tale termine e non quello di avanguardia, impiegato quando si pensava all’esistenza (cioè alla formazione endogena al processo di sviluppo dei rapporti sociali inerenti al modo di produzione capitalistico) della Classe (Operaia) che avrebbe liberato per sempre l’umanità da ogni giogo e da ogni sfruttamento. L’avanguardia è un distaccamento avanzato delle truppe (le “masse”). Ma per quanto riguarda il partito bolscevico (paradigma di ogni grande e ferrea élite rivoluzionaria), Lenin riprese ampiamente le tesi di Kautsky (che fu comunque un grande marxista) secondo cui l’avanguardia nasce “a fianco delle” masse, non “dalle” masse. E del resto leggersi (adesso non ho tempo di cercarle) le frasi di Marx nel Manifesto su come si forma il partito dei comunisti. Ne riparleremo, anche se adesso sembra solo un’utopia.
    glg

  3. fourfive19 Says:

    Mi si permetta di fare alcune brevi considerazioni sull’operato di Craxi e successivo “terremoto” di Tangentopoli.
    Invito tutti a considerare questi tre punti:

    1. Spesso si dice che gli USA (con al seguito sempre i loro “fedeli” lacché) da Mani Pulite in poi volessero attuare un sistema bipolare perfetto con due coalizioni, spurgate dai residui semi-sovranisti del passato, una di centro-destra e una di centro-sinistra che si sarebbero alternate al potere con cadenza quasi quinquennale.
    Niente di più falso. La “Seconda Repubblica” non doveva essere strutturata come in realtà si forgiò con la discesa in campo di Berlusconi, che costrinse i “Cotonieri” alla “difensiva”.
    La “Seconda Repubblica” (peraltro mai nata!) doveva essere un regime politico “unipolare” a matrice “democristiana” con un nuovo Centro-Sinistra dominante e un Centro-Destra “consociativo”.
    Il progetto dei “Cotonieri”, una volta tolti di mezzo Craxi e Andreotti, era quello formare una coalizione che doveva occupare stabilmente il potere formata dal Partito Popolare in posizione egemone attraverso il cosiddetto potere di interdizione e dal Partito Democratico della Sinistra (PDS).
    L’opposizione (in posizione succube) doveva essere condotta invece da tre partiti: il CCD, MSI, e un Partito giustizialista che doveva corrispondere grosso modo al partito di Di Pietro, IDV.
    Inoltre, all’epoca si puntava chiaramente ad emarginare la Lega Nord e Rifondazione Comunista che dovevano sparire a poco a poco dal sistema politico grazie a un sistema elettorale “uninominale maggioritario”, all’epoca vigente, che schiacciava i partiti che non facevano parte di alcuna “coalizione”, come appunto la Lega Nord e Rifondazione Comunista.

    2. Bettino Craxi aveva in mente un ben preciso progetto politico: creare un sistema di multinazionali “made in Italy”. Aveva cominciato con Silvio Berlusconi, stava proseguendo con Raul Gardini attraverso l’operazione “Enimont” che avrebbe dato all’Italia una “multinazionale” della chimica.
    Craxi, non potendo contare troppo sull’appoggio dell’industria pubblica dominato dalla DC, aveva capito che la “globalizzazione” si sarebbe fronteggiata con le “multinazionali” e non con le “impresette”.
    Le iniziative di Craxi avrebbero sicuramente aumentato il prestigio e la forza economica del nostro paese in campo internazionale. Distruggerlo è stato un grosso errore.

    3. Il PSI fino a Craxi fu sempre filo-palestinese.
    Sostenne anche finanziariamente la causa della liberazione della Palestina e Craxi fu anche incriminato per avere preso una tangente da Berlusconi di 10 miliardi di Lire che passò alla casse dell’OLP. In Italia esisteva un “grande partito Filo-Arabo”: Andreotti, Moro, Craxi, tutta la sinistra.
    Il PSI ebbe anche una visione assai progressista, direi rivoluzionaria, della lotta dei popoli dell’America Latina, fu “Bolivariano”.
    Negli anni 70′ Craxi fu mandato da Nenni in missione diverse volte in Argentina, in Cile e altrove.
    Il PSI lottò strenuamente per liberare la Cina dall’isolamento in cui volevano restringerla gli americani. Pietro Nenni, Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, fece un viaggio in Cina, che fece scalpore nel mondo. Insomma sdoganò la Cina nel mondo “Occidentale”.

  4. Gianfranco La Grassa Says:

    sono nella sostanza d’accordo, ricordando tuttavia che la linea americana Kissinger-Nixon era intesa a sdoganare la Cina (e con ancora Mao) e a fare la pace in Vietnam a certe condizioni (poi tutto saltò per i motivi ben noti). Solo non credo che la liquidazione di Craxi sia stata un errore, ma sia stata dovuta alla prevalenza di dati settori dell’industria italiana. Inoltre, credo che almeno alcuni importanti ambienti Usa volessero proprio un completo predominio nella sfera politica dei piciisti, ormai ricattabili e vendutisi anima e corpo. E poi c’erano appunto i vari Agnelli, De Benedetti e consoci vari, il peggio del peggio.
    glg

  5. ws Says:

    ottimo ” riassunto”.

    per quanto riguarda craxi, non santifichiamolo perche’ ha perlomeno commesso due errori da “dilettante”
    1) non ha curato la qualita’ delle proprie forze, con il suo ” partito di nani e ballerine ” pieno di opportunisti interessati soprattutto a se stessi ( e alle proprie tasche).Cosi’ all’ attacco di ” mani pulite” i “suoi ” non solo si sono subito sbandati , non solo lo hanno tradito in massa, ma erano addirittura loro stessi la zavorra che lo tirava a fondo.
    2) aver avallato lo ” sdoganamento democratico ” del PCI,nella sciocca illusione che finito l’ URSS quel partito fosse allo sbando , mentre invece esso rimaneva una macchina compatta seppure passata al servizio dell’ altro padrone.

  6. gian Says:

    Complimenti, gli articoli di Glg sono un continuo di lezioni politiche da imparare e far proprie.

    Anche in Germania si sta muovendo qualcosa, gruppi scettici all’euro.
    http://www.linkiesta.it/partito-anti-euro-tedesco#ixzz2MYSNXYbx

    Saluti e buon lavoro.

  7. FrancoDAttanasio Says:

    Sì in effetti anch’io, come Gianfranco nel suo penultimo commento che vediamo qui, stavo pensando ci sia necessità di rileggere qualcosa sul partito e la sua organizzazione, dai classici; mi sembra, correggimi Gianfranco se sbaglio, che anche sul “Che fare” di Lenin ci fossero aspetti interessanti a proposito.

    Ciao.

  8. Gianfranco La Grassa Says:

    no, per carità, non vorrei essere frainteso, nessuna sopravvalutazione di Craxi. Non a caso non capì, come capì Andreotti, che la fine del mondo bipolare avrebbe portato ad un’operazione del tipo di quella fatta poi secondo le modalità di “mani pulite”, cioè un passaggio di consegne ai piciisti rinnegati. Dopo la “caduta del muro” entrò in euforia credendo che ormai fosse giunto il suo momento, mentre il “Giulio” era nero come il carbone. Fra l’altro, uno che puntava a rafforzare (per rendere più solida la sua influenza politica) settori industriali meno asserviti di quelli “cotonieri” era inconcepibile lanciasse la campagna di rivalutazione di Proudhon. Costui (e Sismondi) vanno bene adesso per i “grillini” e tutti i decrescisti scemi, ma è assurdo che venisse sfruttato (del resto male) da un tipo come Craxi. Troppa voglia di fare le scarpe al Pci, convinto di poter divenire il primo partito della “sinistra”. E così non stabilì mai quel minimo di alleanza con gli amendoliani. Insieme, avrebbero forse potuto contrastare il disegno portato avanti da Berlinguer (e poi Napolitano) a partire dal 1969 con accelerazione progressiva negli anni ’70 e seguenti fino all’esplicitazione dopo il crollo dell’est “socialistico”. Ha fatto veramente errori colossali.
    glg

    PS Non vi è dubbio che il “Che fare” è uno dei testi fondamentali per la questione del partito e la discussione delle “avanguardie”, ecc. Come tutti i testi di Lenin è di difficilissima lettura, perché su cento e passa pagine bisogna saper estrarre un complesso di frasi (sparse qua e là) che, messe tutte insieme, non credo superino le 10 (esagerando 15). Lenin sviluppa sempre le sue concezioni teoriche, con improvvisi autentici squarci “abbaglianti”, in mezzo ad una continua analisi della situazione storicamente specifica (la congiuntura) in cui si sta muovendo e “mollando gomitate” violente a tutti coloro che gli “stanno rompendo il c….” in quel frangente.

  9. aldo Says:

    Andreotti forse capì quando ammazzarono Salvo Lima…

  10. Gianfranco La Grassa Says:

    http://www.ilgiornale.it/news/interni/berlusconi-predica-calma-pd-dovr-trattare-noi-892038.html

    ecco il furbacchione, ma certo cialtrone e opportunista. D’altra parte è un bruco; poiché è senza spina dorsale e striscia, è impossibile leggergli negli occhi in anticipo le sue intenzioni, bisogna aspettare che sbavi e studiare la densità e velocità di evaporazione della bava.
    glg

  11. ws Says:

    In ogni caso con B ci sara’ ancora da “divertirsi ” come lunedi 26 febbraio, visto che ancora gli ” antiB” non vogliono dargli il da lui sempre agognato ” salvacondotto”.

    Anzi non ritengo improbabile , se ” l’ abbronzato” non mantera’ la promessa del suo ” caschi in piedi” , che il ” topo” sara’ costretto a “ruggire” ancora e che stavolta non si limitera’ a ” ruggire” solo contro la “bieca germania “.

    Perche’ per quanto ridicolo ed improbabile come ” patriotta” , SE COSTRETTO, B sara’ mille volte piu’ ” sovranista” di grillo..( il che ci da la misura in che pantano siamo :-()

  12. Giancarlo Says:

    Grillo non è sicuramente sovranista, il berluska è stato costretto a ritornare in campo dopo l’ultima condanna che gli ha fatto capire che qualcuno non ha rispettato i patti sottoscritti. Adesso bisognerà vedere e capire nella melma italiota se chi non ha rispettato i patti era del “gruppo” di Bersani o di qualche altro gruppo. Se il mister X fosse del gruppo Bersani il beluska può stare più tranquillo, se invece appartiene al gruppo che si prepara a far le scarpe anche a Gargamella, ne vedremo delle belle.

  13. fourfive19 Says:

    ………il berluska è stato costretto a ritornare in campo dopo l’ultima condanna che gli ha fatto capire che qualcuno non ha rispettato i patti sottoscritti……….

    Nel corso dell’ultima visita del presidente americano in Italia, Silvio Berlusconi aveva esposto a Barak Obama la sua situazione e si era lamentato con lui degli attacchi che egli subisce da oltre venti anni da parte di una parte della Magistratura (una parte).
    Barak Obama gli aveva così risposto: “Non ti farò cadere da primo ministro! Ma se proprio dovrai cadere (nel senso che nemmeno io ci posso fare niente n.d.r.) allora ti farò cadere in piedi!”.
    Evidentemente nemmeno le difese di Obama bastano più.

  14. fourfive19 Says:

    @Ws – per quanto riguarda craxi, non santifichiamolo perche’ ha perlomeno commesso due errori da “dilettante”

    Ti assicuro che non era mia intenzione santificare Craxi, però:

    - Bettino Craxi, Raul Gardini, Gabriele Cagliari e Sergio Castellari (tutti socialisti) stavano vendendo ai paesi canaglia aggressivi chimici e armamenti nucleari in cambio di maggiori forniture di petrolio per la loro nuova creatura finanziaria l’Enimont.

    - “i nemic” del PSI, all’epoca camuffarono le carte processuali e le informazioni dell’intelligence per fare apparire agli occhi di americani e israeliani che i socialisti italiani (in combutta con quelli del Belgio, l’on.le Van der Miest in particolare, anche lui assassinato dai Servizi segreti, sotto le mentite spoglie di un falso suicidio – vedi: [nl.wikipedia.org]) stavano vendendo ai paesi canaglia aggressivi chimici e armamenti nucleari in cambio di maggiori forniture di petrolio per la loro nuova creatura finanziaria l’Enimont, quando invece questo non era vero.

    L’ex-ministro socialista fiammingo André Cools, fu assassinato perchè voleva svelare ai Comandi Nato alcuni segreti relativi a una misteriosa fornitura di propellente speciale da parte dell’Aviazione belga a Saddam Hussein, propellente che aveva messo – sia pure per breve tempo – il dittatore irakeno nelle condizioni di colpire con ogive nucleari, chimiche e/o batteriologiche il territorio dello Stato di Israele tramite il supercannone.
    La sera dello stesso giorno in cui fu assassinato André Cools aveva appuntamento con il Comandante Generale della Nato, il quale quello stesso dì si doveva recare appositamente a Liegi per incontrarlo.
    Chi furono i responsabili di quella fornitura? Se lo si riuscisse a sapere si scoprirebbero d’acchitto tanti misteri italiani del 1992 e del 1993.

    - con la caduta del muro di Berlino (1989) e quindi al venir meno della necessità per gli Stati Uniti di appoggiare i “tradizionali” partiti anticomunisti DC-PSI. Craxi e Andreotti erano diventati ingombranti per il nuovo assetto geopolitico post-guerra fredda.

  15. MT. Says:

    Grazie al professor La Grassa per questo ulteriore scritto, per l’analisi come sempre lucida e cristallina, ovviamente condivido punto per punto e virgola per virgola. Illuminante, oltre l’analisi della “situazione concreta” attuale, anche l’accenno al discorso delle elite, discorso secondo me fondamentale e sul quale non credo si debbano avere divergenze di opinioni. Lenin vi dava molta importanza,mi sembra, non per niente vi ha speso molte pagine sull’argomento, ed ha organizzato il partito bolscevico in tal senso, premurandosi di creare un’elite rivoluzionaria affiancata alle masse (che hanno comunque un certo ruolo, ma solo nelle ultimissime fasi della presa del potere, a giochi già fatti). La storia ha dato ampiamente ragione del metodo leniniano, che è riuscito a raggiungere quegli immensi e positivi rusultati. Il processo di formazione di un’elite del genere comunque è più o meno lungo e indeterminabile e occorrerebbe il ripetersi proprio di un fenomeno del genere (tipo bolscevismo), ovviamente attualizzato a adattato ai nostri tempi, perchè tante cose sono cambiate, e senza nessun tipo di nostalgismo

  16. ws Says:

    @ fourfive

    la mia e’ una puntualizazione non un’ accusa. Come ha messo in evidenza glg craxi infatti si puo’ classificare piu’ come un incosciente presuntuoso che come un cosciente “sovranista”.

    Infatti il problema ( che evidentemente craxi non aveva capito ) e’ che nessun ” sovranista” in italia puo’ ” campare” a lungo ,non solo perche’ abbiamo un occhiuto padrone che sa ben dosare la mano dalla corruzione alla minaccia alla ( quando necessaria ) eliminazione fisica, ma anche perche’ qua in italia c’ e’ una grande abbondanza di sciacalli pronti a sbranare anche quelli che al padrone sarebbe meglio convenuto solo ” richiamare” , causando a costui quindi pure qualche danno, come si vede nel caso di berlusconi e la sua eterna faida con i nostrani ” cotonieri” e gli ex-pciisti

    berlusconi infatti altro non vorrebbe che farsi gli affari propri servendo il padrone , ma questo gli riesce solo quando comandano i repubblicani, mentre deve lottare per sopravvivere quando invece comandano quei democratici che non sanno tenere a bada la loro muta .

    quindi o obama richiama i suoi ” cani” mantenendo le promesse fatte a B o assai probabilmente si trovera’ in qualche guaio non previsto :twisted:

  17. fourfive19 Says:

    @lagrassa…. campagna di rivalutazione di Proudhon……

    Il “Craxismo” si era presentato proprio come il tentativo di rinnovare la “storia” del Socialismo Italiano, sganciandola definitivamente dal marxismo, con il discusso “ritorno a Proudhon”.

    Craxi diede una lettura di Proudhon del tutto “illegittima”.
    Craxi e gli intellettuali che lo affiancavano (Paolo Flores D’Arcais, Luciano Pellicani) cercarono di definire una teoria politica socialista che facesse veramente i conti con la realtà del Capitalismo “post-moderno” ed in questa ricerca pensarono che fosse necessario andare all’origine di questa tradizione.

    Il gruppo dirigente craxiano, verso la fine degli anni 70′ rispolverò il pensiero di Proudhon in una feroce critica al marxismo-leninismo difeso dal PCI. Craxi, quindi sfrutto le corrette critiche “anarchiche” all’autoritarismo insito nella concezione marxista; ma in quel frangente la riscoperta di Proudhon fu però del tutto “strumentale”: l’interpretazione che egli diede dell’anarchico socialista francese fu soprattutto in chiave “riformista moderna” con chiari intenti polemici ANTICOMUNISTI (ed ecco la cecità craxiana).

    In definitiva il PSI craxiano travisò il pensiero di Proudhon, in chiave “anticomunista”, dimenticando che di fatto, il “marxismo” era stato abbandonato, oramai, dallo stesso PCI.

  18. Gianfranco La Grassa Says:

    http://www.ilgiornale.it/news/interni/premier-targato-bankitalia-ripianare-buco-monti-892397.html

    http://www.ilgiornale.it/news/interni/grillo-e-casaleggio-sbarcano-roma-siamo-qui-dare-fiducia-892175.html

    sembrano tutti all’opera per rifilarci altre fregature. Credo che, oltre alla mala fede, ci sia anche l’incapacità di comprensione dei cosiddetti tecnici. Comunque, non traiamo ancora conclusioni; aspettiamo di vedere cosa combinano questi devastatori.
    glg

    PS http://www.ilgiornale.it/news/interni/m5s-crimi-ci-ripensa-no-ai-tecnici-nostro-governo-892516.html
    Cambio di passo. Meglio vedere come si assesterà la faccenda. In ogni caso, che non si abbia la visione di un rilancio dell’industrialismo atto a dare forza ad un sistema/paese, mi sembra quasi sicuro

  19. Giancarlo Says:

    Stiamo andando verso il governo tecnico? Presumo di si. Bisognerà fare digerire la cosa a Bersani, la cui carriera politica (nel caso), finisce qui e bisognerà farla digerire anche a quella parte del PD che non ha ancora digerito il fatto di non poter governare. Ad ogni modo sono affaracci del PD e delle sue contraddizioni interne, Napolitano e i mercati costringeranno i piddini a bere l’amaro calice fino in fondo. Il M5S? Da votante non posso che essere soddisfatto dell’esito del mio voto, per creare questa situazione di empasse ho dato il vito a Grillo e compagnia, cosa faranno da ora in poi non mi interessa più di tanto.
    Il nuovo governo tecnico proseguirà il massacro sociale ed economico dell’Italia, ragion per cui diventa sempre più necessaria la formazione di un autentico soggetto sovranista che inglobi al sue interno comunisti sovranisti (di Rizzo), eurasiatisti, tremontiani (si tremontiani), ex e anche attualmente in carica manager di industrie pubbliche, vari ed eventuali (noi). E’ un sogno? Può essere, ma vedendo anche quello che si sta muovendo nei trombati di RC qualche speranza non manca.

  20. MT. Says:

    Purtroppo vedo un futuro di macerie e devastazioni andando avanti di questo passo, stavolta siamo davvero nelle mani di ignoranti privi completamente di cultura storico-politica (e di lucidità mentale) e vigliacchi senza spina dorsale, e ce n’è per tutti i gusti, dai tecnici ai veteropolitici ai finti contestatori-moralisti, tutte le gradazioni dell’imbecillità praticamente. Reclamo a viva voce delle immense “purghe” in grande stile.

  21. Gianfranco La Grassa Says:

    Il Pdl è pienamente connivente con la prospettiva di governo tecnico; il che la dice lunga sulla loro polemica contro Monti. Berlusconi è furbo nel senso della furbizia del “ragazzo di strada”, del “borgataro”. Cerca di salvarsi con giravolte e strisciamenti (appunto: il bruco) dai nuovi assalti giudiziari. Che crepi anche lui, ovviamente. Tra Pd e Pdl saremo conciati per benino. Una massa di furfanti e anche imbecilli. Il tutto condito con “tecnici” che sono la quintessenza dell’incapacità di vedere “la Luna”; guardano come perfetti beoti “il dito” e credono che con un paio di forbicine per unghie ed una limetta possono risolvere tutto. Possono servire per strette pratiche amministrative di lunghezza giornaliera; se si deve andare alla settimana o più, occorre una forza politica che li guidi e li fucili all’istante appena commettono il minimo svarione. Devono obbedire e basta.
    glg

  22. MT. Says:

    “che non si abbia la visione di un rilancio dell’industrialismo atto a dare forza ad un sistema/paese, mi sembra quasi sicuro” GLG – ecco spiegato anche perchè i decrescisti, i grillini, gli ambientalisti e antimodernisti assortiti vengono arruolati dagli attuali predominanti a pieno titolo nella truppa dei distruttori del paese, con il compito appunto di demolire completamente ogni minimo slancio industrialista al fine di renderci completamente succubi perchè privi della sovranità di cui lo sviluppo di un’industria “strategica” forte è il necessario costituente. Di qui tutta l’importanza data dai circoli culturali dominanti ai gruppi summenzionati, che finiscono appunto nell’enorme calderone dei cretini sfasciatori insieme a tutti gli altri, ai vecchi partiti, ai tecnici, ognuno con il proprio specifico ruolo nella distruzione e nel caos. E’ quindi anche ulteriormente dimostrato che ogni idea, che si presenti anche molto critica, che riesce ad avere una anche minima risonanza mediatica, genera sempre come minimo dei sospetti.

  23. ws Says:

    mi sembra piuttosto chiaro che avremo comunque un governo ” agendista” perche’ in questo momento nessuna delle “4 forze” ha intenzione di rompere con la “schivitu del debito “.

    Qui pero’ incominciano i ” dolori” per bellanapoli , perche’ una fiducia al senato andra’ comunque trovata anche solo per imbastire il ” comandato” nuovo governo da macelleria sociale e svendita del paese .

    E qui i casi sono due :
    o si sputtana grillo dando ” assistenza” al PD
    o si sputtana l’ intero partito anti-B ( pddini&cotonieri) chiedendo ” l’ assistenza ” della PDL , ma stavolta dando a B il suo tanto desiderato ” salvacondotto” .

    Perche’ l’ idea di spaccare la PDL ” modello fini ” e’ ora impossibile. Grazie al precedente colpo di mano di bellanapoli LA PDL e’ stata interamente ripulita di “berluschisti tiepidi ” e sara’ difficile trovare nuovi ” tipini fini” ( datosi anche la brutta fine dei quelli vecchi :twisted:)

    Daltra parte insistere nell’ idea di eliminare B per via giudiziaria sarebbe l’ ennesimo autolesionismo del PD. Il blocco berluschista sopravviverebbe senza fratture , ma molto piu incarognito, con un B ridotto a ” martire” e cosi’ spinto solo su posizioni sempre piu pericolosamaente ” Popuiliste”

    Quindi per me sono tutti in trappola e sotto scacco di essere massacrati dal ” berluscon furioso” . Percio’ se berlusconi non lo ” pagano” lo dovranno eliminare fisicamente , in un modo pero’ non diretto ( del viagra ” tagliato” ? :twisted:)

    Ma per entrambe le cose dovra’ decidere direttamente il padrone, bellanapoli non ne ha ne la facolta’ ne la procura :-)

  24. fourfive19 Says:

    Caro giancarlo, condivido pienamente.
    C’è solo da augurarsi che la situazione attuale possa portare ud uno “sfaldamento” dei partiti PD-PDL, per dar vita ad una autentica e rinnovata formazione “sovranista” o “nazionale”.
    Tra non molto tempo cresceranno due nuovi fronti: i NEO-COMUNISTI (socialisti), i NEO-NAZIONALISTI e i cosiddetti “Tremontiani” del centrodestra, spesso tacciati di “colbertismo”.
    Entrambi rivendicheranno diritti che questi smidollati finti “destroidi” & “sinistroidi” al potere anglo-americano ci stanno togliendo con i loro “tradimenti” da anni.

    Direi di lasciar perdere, Rizzo, Diliberto, Ferrero e tutta l’accozzaglia raccolta da Prodi per il suo ultimo governo (Do you Remember? 2006) da “barzelletta”. Erano al governo e cosa sono riusciti a fare?
    In aula dicevano si a tutte le “porcate” volute dal governo Prodi, poi una volta fuori andavano a manifestare contro quello stesso governo di cui facevano parte, di cui erano addirittura ministri.
    Sul ruolo di “utili idioti” stile Bertinotti e Vendola, più che altro hanno fatto sorgere “leader” e capetti vari come “capopopolo” di movimentucoli vari, per condurre di “retroguardia”.
    La classica tecnica del “Gatekeeper”. Trovare dei “gonzi” quando c’è da fare cassa di voti, poi una volta al potere fare l’esatto contrario e sedare i movimenti con finte iniziative per sfogare il dissenso e fare in modo che non si “evolva fuori dagli schemi”.

    Che se ne stiano zitti i “pagliacci rifondaroli” e “finto-comunisti”, di danni ne hanno causati fin troppi.

  25. aldo Says:

    Non vorrei risultare monotono, ma quello che sta avvenendo in Vaticano va tenuto in conto. Le cronache del Conclave già proclamano: “i cardinali italiani, aspiranti protagonisti, sono stati messi nell’angolo”. Se davvero è così, cosa faranno ora? Le sorti della Chiesa italiana stanno procedendo parallelamente a quelle del resto del Paese? E se sì, è possibile “saldare i due fronti”?

  26. Giancarlo Says:

    E sembra che Renzi si stia attrezzando per far fuori una volta per tutte lo “smacchiatore di giaguari”

    http://affaritaliani.libero.it/politica/renzi-rovina-i-piani-di-bersani050313.html

  27. Giancarlo Says:

    @ fourfive19.

    Quando parlo di Rizzo e di comunisti “sovranisti” chiaramente non mi riferisco a Ferrero e Diliberto. Però per un soggetto sovranista non si può prescindere, secondo me, da eventuali comunisti “sovranisti”.

  28. Gianfranco La Grassa Says:

    http://www.ilgiornale.it/news/interni/m5s-capogruppo-insiste-fascismo-difendo-linizio-e-non-892508.html

    ecco a che cosa serve questo antifascismo, come tanta polemica contro il “revisionismo storico”. Io resto “non revisionista” e legato alla Resistenza, ma ormai da tempo ho capito che genere di antifascisti (del tipo Savoia-Badoglio, pur se questi fetenti lo negano) si sono affermati con il giornale Repubblica e soci, con il trapasso del Pci verso l’atlantismo, di cui si è scritto già più volte, ecc. ecc. Ormai la società italiana è avvelenata da costoro e la disintossicazione non è nemmeno iniziata per un po’. Vogliono impedire la riconsiderazione storica non tanto del fascismo in sé, ma proprio del loro falso antifascismo. Sono pericolosissimi, sono degli autoritari faziosi, ottusi, feroci, ma in salsa “democratica”. Sono quelli che urlano contro la bestialità dei nazisti, ma scusano Dresda e soprattutto Hiroshima e Nagasaki e tutto quel che hanno combinato gli Usa nel mondo dal 1945 ad oggi. Urlano contro i crimini dei comunisti, ma non parlano più del milione di (presunti o veri) comunisti ammazzati in Indonesia nel ’65 dai loro sicari (e prendo solo un esempio tra i mille massacri fatti). Si chinano riverenti (ipocriti!) su, che so, Matteotti o i Fratelli Rosselli, ma tutti gli assassinati dai Servizi americani, dal Mossad, ecc. non sono evidentemente esseri umani. Sono, in definitiva, i peggiori e più pericolosi per le nostre sorti.
    glg

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