SE LORO SI DICONO DISGUSTATI… di G.P.

Senza nomeSe durassimo in eterno
Tutto cambierebbe
Dato che siamo mortali
Molto rimane come prima.

 Bertolt Brecht

 

Tenete bene a mente questi nomi, perché tutti i parlamentari in questione hanno dichiarato di essere stanchi e delusi dal governo Prodi e che pertanto ritireranno il loro appoggio al professore bolognese. Si tratta di Willer Bordon, Mauro Bulgarelli, Francesco Caruso, Franco Turtigliatto, Fernando Rossi, e Salvatore Cannavò. A questi recalcitranti della “buon ora” si è aggiunta anche la Senatrice Franca Rame la quale, dopo aver mandato giù uno stagno di rospi, dichiara oggi che la sua esperienza nel centro-sinistra è finita. A riprova della sua decisione irrevocabile la Rame sta per dare le dimissioni dal Senato con una lettera ufficiale al suo Presidente, scavalcando i giornalisti i quali potrebbero travisarne le reali ragioni, ipse dixit.

Certo che ce n’è voluto di tempo per realizzare ciò che più lapalissiano non avrebbe potuto essere, almeno per noi che ancor prima della vittoria elettorale dell’Ulivo avevamo preconizzato quello che sarebbe accaduto. Non avevamo la sfera di cristallo ma ci eravamo limitati a ricostruire gli intrecci di potere coalizzatisi dietro Prodi, un coacervo di parassiti industrialdecotti e di grandi finanzieri che senza l’appoggio della politica sarebbero finiti con le gambe all’aria.

Anche sulla sinistra ci eravamo espressi negativamente, non per innata tendenza all’estremismo ma perchè tutti i segnali andavano nella direzione di un’accettazione pedissequa dei diktat della parte più moderata dello schieramento (ovvero quella più infida per i suoi rapporti con la GF e ID), al solo fine di partecipare alla spartizione di briciole di potere, quelle che Bertinotti e compagni hanno ricevuto in dote per un matrimonio nefasto con le forze più retrive del sistema politico-economico italiano.

Dalla guerra in Iraq al rifinanziamento delle missioni in Afghanistan, dalle politiche contro il lavoro all’aumento delle tasse, è stato un tourbillon di promesse non mantenute (sottoscritte da tutti i leader di centro-sinistra in un programma elettorale a metà tra il "pre-epopeico" e l’apotropaico, la formula più adeguata per ingannare elettori creduloni e facilmente suggestionabili) alle quali è seguito il solito discorso ideologico e noioso sul deficit da saldare e sul pericolo rappresentato dalle “devste”.

Non a caso, la stessa Franca Rame continua a rimuginare i temi di allora e a ruminare argomenti fasulli che nulla hanno a che vedere con i veri errori commessi dal governo. La Rame sostiene che la sua delusione deriva dall’incapacità della compagine governativa di prendere di petto annose questioni come la legge sul conflitto d’interessi, quella sul falso in bilancio e la c.d. Cirami. Se queste sono le motivazioni più cogenti per lasciare il parlamento la Senatrice farebbe bene a restarci, mantenendo almeno la coerenza di affondare con la nave.

Anche l’ex disobbediente Caruso ammette di essere stato fin troppo ligio agli ordini di partito, asseverando una sequela di provvedimenti iniqui che hanno avuto come unico scopo quello di tenere in vita Prodi e di corroborare la vanità del Presidente della Camera, finendo così per dare il colpo di grazia all’ala radicale della coalizione già in profonda crisi d’identità.

Il partito di Bertinotti sta barcollando pesantemente sotto le innumerevoli defezioni, per ora solo annunciate,  da parte delle varie minoranze interne. Speriamo che, per una volta almeno, alle belle parole seguano azioni di significato politico. La democrazia partecipativa nel partito è finita da un pezzo e il gruppo dirigente decide il da farsi a seconda degli umori governisti di Giordano e di Bertinotti, senza un minimo di dibattito interno. Da questo punto di vista, il rinvio annunciato del Congresso nazionale del partito serve proprio ad evitare che altri dubbi vengano sollevati contro il “blob rosso” in marcia. Stando così le cose, la via più breve per superare la buriana è rappresentata proprio dal quel guazzabuglio elettoralistico chiamato “Cosa Rossa”, una masnada di predoni con un forte istinto di autoconservazione istituzionale, senza nessuna prospettiva politica concreta che non sia quella di fare cassa per i propri apparatnik. Dunque, mai come in questo caso la soluzione si preannuncia peggiore del male. Parola di Turigliatto, Cannavò ecc. ecc.

C’è tempo però per votare un ultimo provvedimento, utile a dare un futuro ancor più roseo a questa razza padrona asserragliata in parlamento; pare difatti che i deputati abbiano deciso di premiarsi e di aumentarsi lo stipendio di 200 euro. Chissà come si comporteranno i nostri parlamentari riottosi su questa proposta.