Situazione intollerabile, di GLG

gianfranco

Francamente la situazione mi sembra giunta ad un livello piuttosto intollerabile se ci fosse soltanto un po’ di buon senso. A Mirandola un marocchino (o forse algerino, maggiorenne o forse minorenne) dà fuoco alle 2 di notte alla stazione dei vigili urbani e negli appartamenti soprastanti si muore, si è gravi all’Ospedale, si è feriti o intossicati. La colpa viene attribuita, sembra anche dai pentastellati, al Ministro degli Interni perché il tipaccio aveva un decreto di espulsione (che doveva essere eseguito proprio oggi) e lui “non ne era a conoscenza”. Che un Ministro debba conoscere ogni espulsione che deve essere attuata mi sembra di una idiozia unica. Al massimo può promuovere qualche punizione per chi ha tardato. Tuttavia, l’espulsione doveva essere attuata oggi, quindi dopo che il fattaccio era già avvenuto la scorsa notte. A Torino (o forse altrove) un nigeriano, scoperto a spacciare droga, stacca con un morso la falange di un dito ad un carabiniere. Non so se anche questo verrà addossato al solito Ministro.
Il vero fatto è che la popolazione dovrebbe cominciare ad agitarsi sul serio. Basta manifestazioni di centri sociali (figli di papà benestanti annoiati e violenti senza nessuna idea precisa in testa) e di accoglienti umanitari, di cattolici ipocriti e baciapile. Occorre che si muovano quelli dei quartieri popolari, senza però che debbano attendere le indicazioni di sciocchini come quelli di Casapound o tipi del genere; e soprattutto rivolgendo adeguata violenza, non semplicemente verbale e a base di minacce e volgarità, contro i partiti dell’accoglienza e i loro seguaci. E si lascino alla fine da parte anche quelli come i leghisti che sono solo attaccati ai giochi elettorali. Se la popolazione si muove esclusivamente nei suoi settori minoritari e quasi sottoproletari e se non si individuano i veri nemici – di cui gli eventuali illegali tra migranti, rom e altri (anche del tutto italiani) sono in fondo miseri strumenti – non si otterranno risultati positivi, si favoriranno anzi i farabutti che hanno imperversato per anni in questo paese e che ancora occupano il 90% dei media e degli apparati importanti dello Stato. Anche a livello di organismi economici e finanziari troppi sono quelli che debbono essere colpiti a fondo e messi in condizioni di non più nuocere per “cent’anni a venire”.
Un forte elemento di debolezza è proprio il torpore di questa popolazione che, nei suoi settori più numerosi e senza dubbio operosi, non riesce ad orientarsi nella nuova epoca di frizioni crescenti e sempre più accesamente conflittuali. Troppo tempo è passato dall’accettata occupazione USA seguente alla sconfitta nella seconda guerra mondiale, una sconfitta per nulla riscattata da una presunta guerra di liberazione, mai avvenuta. C’è stata solo in mezza Italia l’azione di formazioni partigiane (quelle comuniste) ben agguerrite, ma non effettivamente egemoni fra la popolazione (salvo forse che in Emilia) e che avevano ben precisi progetti di impossibile realizzazione in quel contesto bellico: eserciti dei gruppi dominanti nei paesi che ci hanno vinto e occupato, decisamente avversi a quei progetti. Tre quarti di secolo sono passati sotto l’influenza “atlantica” (cioè ai piedi dei predominanti statunitensi) mentre il sedicente “socialismo” si è dissolto ormai da trent’anni. Dovrà passare ancora del tempo prima di accorgersi della necessità stringente di abbandonare la subordinata “alleanza” con il declinante, ma ancora forte, “impero americano”, passando infine ad una decisamente autonoma alleanza con qualcuno dei nuovi “poli” in crescita di potenza; personalmente credo che ci si debba avvicinare alla Russia (lo ripeto per i sordi: mantenendo piena indipendenza).
Oggi non c’è una sola forza politica che abbia una politica estera come quella che ci porterebbe infine all’effettivo affrancamento da ogni servilismo. Sul piano interno abbiamo forze del tutto marce quali “sinistre” e “destre” conniventi con un europeismo di puro disastro economico e sociale. Anche i sedicenti “sovranisti” (o populisti) sono ancora troppo invischiati in una politica incapace di programmare autentici sviluppi. Tutte le forze politiche in questo momento attive sono regredite paurosamente perfino rispetto alle politiche relativamente “keynesiane” di alcuni decenni successivi al 1945. Occorre ormai una violenza rigeneratrice che spazzi via il mortifero atlantismo, cui si è sempre piegato quello che è stato detto europeismo in modo del tutto improprio. Occorre una effettiva rivoluzione; e non per mutare fino in fondo gli assetti sociali, ma soltanto per ripulire alcuni paesi europei dall’ “immondizia” accumulata soprattutto dalla fine del secolo scorso. In Italia deve nascere una forte organizzazione in grado di attuare questo risanamento con metodi adeguati; con al seguito certamente una buona quota della popolazione, soprattutto dei ceti medi e bassi, ma senza inseguire la conquista “pubblicitaria” di un consenso molto debole e ballerino. Occorre determinazione e consapevolezza dell’ormai pericoloso ritardo accumulato senza ancora essersi nemmeno posti il problema di spazzare via il pattume ingannevolmente denominato “sinistra” e “destra”. Al macero tutto questo “materiale di scarto”.