SOLO CHI E’ LIBERO E’ VIVO

Le dichiarazioni di Berlusconi riportate dal Corsera, subito smentite dall’interessato ma altrettanto prontamente riconfermate dalla redazione del quotidiano di via Solferino, lasciano attoniti per l’ingenuità e per la vigliaccheria di cui sono zeppe. Il Premier, secondo voci del suo entourage, avrebbe detto di sentirsi minacciato da Gheddafi il quale vorrebbe farlo fuori. Il nostro Presidente del Consiglio non poteva attendersi un odio minore da un ex-alleato, accolto in Italia come un esotico compagno di merende e immediatamente scaricato alle prime avances della Comunità Internazionale. I due sembravano vitelloni in gita per il Mediterraneo a caccia di affari e di puledre, principi azzurri avanti con l’età ma  ancora a cavallo della Storia, condottieri vicini alla pensione accompagnati da amazzoni delle dune ed avvenenti signorine buonasera, giusto per non farsi mancare nulla, dal deserto alle Alpi. Lo “sceicco” ed il cavaliere condividevano tende e prebende, contratti e photo opportunities, parole sdolcinate e intese cordiali, manifestazioni d’amore ed indirizzi di politica estera. Gli italiani tolleravano i loro eccessi in quanto, pur occupando quest’ultimi il davanti della scena, erano solo collaterali agli investimenti reciproci e alla reciproca prosperità economica che andava a vantaggio dei due popoli. Poi d’emblée, dalle strette di mano e dalle pacche sulle spalle si è passati agli sganassoni a tradimento e alla negazione di qualsiasi simpatia. Così non si fa, in amicizia come in amore, ed anche quando ci si separa bisognerebbe mantenere un po’ di dignità e di rispetto. Pertanto, c’è poco da sorprendersi se ora l’amante ingannato mediti la tremenda vendetta. “Sono in pericolo di vita, e purtroppo non solo io ma anche i miei figli”, ha affermato B. dimenticando che Gheddafi ha già perso figli e nipoti per il suo voltafaccia, ed ancora, “A Tripoli c’erano manifesti giganti che mi ritraevano con Gheddafi mentre ci stringevamo la mano. Lui ha preso il nostro intervento militare come un tradimento”. Non è che lui l’ha presa così e che proprio il Premier si è comportato come un gran bastardo, come un infido sciupalleati che ha scaricato il libico focoso per farsi ingroppare da uno scipito inglese e da uno svampito francese. Doveva pensarci bene, sia perché questo abbandono sta danneggiando tutta la nazione, sia perché la nostra reputazione sprofonda definitivamente nel mare nostrum dal quale difficilmente la vedremo mai più risalire. Purtuttavia, la parte più grave delle parole di B. è quella in cui egli afferma che “a suo tempo avevo messo in guardia i nostri partner internazionali e anche in patria avevo spiegato che l’operazione non sarebbe stata facile e che ci avrebbe potuto danneggiare. Poi, davanti alle pressioni degli Stati Uniti, alla presa di posizione di Napolitano e al voto del nostro Parlamento, che potevo fare? Non sono io a decidere. Ma vai a spiegarlo a chi è abituato a comandare come Gheddafi. Le regole della democrazia non le capisce”. Il rais forse non capirà la democrazia ma B. non capisce assolutamente niente, è sempre stato un politico dai bassi istinti che per contrappasso ora prende percosse sullo scroto dai suoi ministri, dalla Nato e dai volenterosi, tutti vogliosi di afferrarlo alle spalle. Se non è lui a decidere, se non è lui ad indicare l’agenda al suo governo, se non è lui che si fa sentire sulla platea mondiale per tutelare gli interessi nostrani chi dovrebbe farlo allora? Com’è possibile che sia il Presidente della Repubblica, al quale la Costituzione non affida il compito di sceverare la direzione della politica estera, a decidere di entrare in una guerra che ci danneggia? Dato che B. si è sempre considerato un fervente liberale vorremmo ricordargli le parole di Benedetto Croce il quale sosteneva: “solo chi è libero è veramente vivo”. Lui, sotto questo aspetto, è già morto e sepolto, e non c’è nemmeno da attendere i sicari di Gheddafi, costoro sono gente seria e pietosa che non ha alcuna intenzione di accanirsi e di infierire su una carcassa politica.