SUL REFERENDUM “TAGLIO DEI PARLAMENTARI”

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Il 20 e 21 settembre gli italiani verranno disturbati per l’ennesimo referendum inutile, voluto da una classe politica senza arte né parte che convoca i cittadini ad esprimersi su questioni prive di rilevanza, al pari di chi le reclama.
Votare sì o no non muterà i destini di questo Paese che non può essere curato con simili dosi omeopatiche laddove soffre di patologie politiche serie, prima fra tutte una pietosa subalternità internazionale, agli Usa e all’Ue, a causa della quale è stato retrocesso ai gradini più bassi della geopolitica mondiale.
Ci troviamo di fronte ad un ulteriore esercizio di ipocrisia degli inetti che occupano le aule parlamentari, giunti agli atti di autolesionismo, con il taglio di “organico”, per placare l’odio della patria nei loro confronti.
Il paradosso referendario salta però subito all’occhio. Chi voterà sì vorrebbe fosse un no, perché è talmente incapace nella vita reale da temere la ricollocazione in uno spazio civico in cui non ha abilità da spendere.
Chi vota no, vorrebbe votare sì per non passare da parassita delle risorse pubbliche. Ciò che tiene in vita gli uni e gli altri è un bieco moralismo da quattro soldi e trenta denari. Quest’ultimo elemento sostituisce l’agire politico quando non esiste un progetto di società ma esclusivamente approcci ideologici degenerati. Quando la politica non c’è il vuoto che lascia viene colmato dal fariseismo il cui epilogo è un giustificazionismo di infimo livello, conseguenza dell’impossibilità di tenere fede al proprio stesso oltranzismo dei principi. 5 stelle docent.
Detto ciò, quello che mi è veramente insopportabile, ancora più del sì masochista di chi utilizzerà il suo mocassino per prendersi a calci nel di dietro è il no “perculante” di quelli che vorrebbero ridurre il numero dei parlamentari ma soltanto “all’interno di una riforma complessiva dello Stato, a partire dal superamento del bicameralismo paritario e dall’innesto di strumenti di equilibrio come, ad esempio, una riforma autenticamente federale della Repubblica e l’elezione diretta del Capo dello Stato (Libero di oggi). Sembra una supercazzola ed effettivamente lo è. Chi dovrebbe riformare la macchina statale, i medesimi che l’hanno vituperata, svenduta e distrutta? E con quali idee? Le solite scemenze sul federalismo, il presidenzialismo, l’equilibrismo istituzionale? I tempi sono davvero brutti e sono richieste ben altre accelerazioni decisionali. Non è più un problema di assetti istituzionali ma di abbattimento e ricostruzione dello stato di cose presenti che fa letteralmente schifo. Dobbiamo inventarci qualcosa di innovativo, rinunciando ai vecchi schemi mentali. Dobbiamo defenestrare l’intera classe dirigente e i suoi apparati ormai marciti. Dobbiamo disfare l’Italia e rifarla daccapo perché qui si muore!