DIFFICOLTA’ PER IL “TERRORISMO”, di GLG

gianfranco

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Un articolo ben documentato e molto chiaro in merito all’andamento delle vicende che riguardano il cosiddetto Stato islamico negli ultimi tempi. Purtroppo sono un disordinato e non mi riesce facile trovare quanto vado scrivendo (a volte non so bene nemmeno dove ho cacciato lunghi articoli di carattere teorico, figuriamoci gli altri). Tuttavia, ricordo di avere più volte scritto, pur non facendo previsioni a breve periodo, che alla fine anche l’Isis sarebbe entrato in quella fase “di stanca” e progressivo esaurimento che ha già colto Al Qaeda, malgrado ogni tanto ancora si torni a parlare di qualche non vivida fiammata di tale organizzazione, cui – ricordiamocelo – viene ancora attribuito l’abbattimento delle due Torri gemelle l’11 settembre del 2001; e il cui presunto capo (Bin Laden), dopo anni di “residenza coatta” a pochi Km. da Islamabad (di fatto prigioniero dei pakistani, ma certamente senza avere troppi fastidi né pressioni di consegna da parte americana), sarebbe stato ucciso dai Navy Seals perché stava per opporre resistenza alla cattura e prendere in mano un mitra.

Si ricordi la ben nota sceneggiata di Hillary Clinton e altri maggiorenti politici e militari che avrebbero assistito via TV alla cattura ed effettivo assassinio del presunto capo di Al Qaeda, di cui si era scoperto infine il “covo” (in realtà era prigioniero dei pakistani e dunque anche degli americani, che lo tenevano in serbo per le varie evenienze elettorali del presidente Obama). Hillary lanciò il ben recitato “wow”, quando gli “alti” spettatori finsero di vedere la soluzione finale. In realtà, sono convinto che, quando si ritenne opportuno chiudere la parentesi di Al Qaeda per inneggiare all’ottimo comportamento delle forze di sicurezza americane (in modo che il popolo potesse sentirsi più tranquillo e grato ai “delicati” personaggi che lo governano e prendono in giro), Bin Laden venne prelevato, accoppato e se ne fece sparire il corpo “a scanso di equivoci”. Del resto, siamo abituati allo specifico genere di criminalità in uso negli Stati Uniti, dove politica e gangsterismo hanno ormai una lunga vita “coniugale” (senza quei facili “divorzi” che coinvolgono attori e cantanti).

Perché ho rifatto questa più lontana “istoria”? Per il semplice fatto che è ora di finirla con tutte queste menzogne sul terrorismo islamico. Non vi è dubbio che – data la situazione venutasi a creare con tutto il caos provocato nel mondo islamico dopo l’attacco degli Usa all’Afghanistan, seguito da molti altri disordini voluti dagli Usa (anche, non scordiamocelo, ai confini della Russia, in Cecenia e nelle Repubbliche centroasiatiche in particolare), che hanno poi trovato speciale accelerazione nel 2011 con l’infame “primavera araba”, approvata pure dai farabutti della presunta “sinistra radicale” europea e italiana (quanto deve essere riscritta la storia degli ultimi anni!) – vi è stata senza dubbio la “fiammata” islamica, che ha conquistato perfino alcune migliaia di “spostati” in paesi europei (ma si tratta di una netta minoranza dei “combattenti”). Resta il fatto che i capi di tale “fiammata” sanno bene quali rapporti intrattengono con i dirigenti Usa e di una serie di paesi arabi (a questi ultimi strettamente legati), da cui sono stati ampiamente alimentati e foraggiati per una serie di finalità non ancora del tutto note.

Nel gioco sono probabilmente entrate anche le rivalità tra le due subpotenze turca e iraniana. Si sono comunque verificate molte manovre, dal nord Africa e verso il Medioriente, che si sono concentrate pure sul tentativo di buttare giù Assad in Siria e sulla fortissima tensione creata in Irak, ecc. Gli esaltati dalla religione islamica si entusiasmano e vanno in giro a fare i suicidi; ma i loro capi sanno bene di che si tratta, prendono accordi con chi di dovere e si destreggiano in mezzo ai giochi in questione. E gli intellettuali e giornalisti, ecc., difensori della “nostra civiltà”, fanno da cassa di risonanza (alcuni, pochi, in buona fede, altri perché sono dei tirapiedi degli Usa e genia “di contorno”), stonandoci la testa e raccontandoci che, al massimo a metà secolo, saremo tutti in mano all’Islam. Bene, io faccio una previsione diversa e poi i più giovani diranno chi ha avuto ragione. Nel giro di un ventennio (mi prendo largo) passeremo dal multipolarismo in tendenziale crescita (un assetto mondiale in cui ancora una potenza è superiore alle altre; un po’ come tra guerra civile americana e primo decennio del ‘900) al policentrismo conflittuale acuto del tipo di quello caratterizzato dalle due guerre mondiali del ‘900. Come sarà in questa fase storica il conflitto per la supremazia mondiale, quali altre fasi di “assestamento” vi saranno, ecc., non lo so prevedere. Dico solo che non è il “destino islamico” quello che ci aspetta, ma qualcosa di ben diverso e che altre volte si è visto nella storia di questo nostro mondo. Tutto sarà assai diverso nelle forme, ma la sostanza del conflitto per la supremazia sarà invece abbastanza simile.

Una delle solite code. Nessuno ha ancora riflettuto abbastanza sul fatto che, nel periodo più acceso del “terrorismo islamico”, l’Italia è stata risparmiata da eventi drammatici come quelli verificatisi in Francia, Germania, ecc.; malgrado abbia accoppato uno dei loro (a Sesto San Giovanni) e malgrado i nostri “esimi” Servizi abbiano messo in allarme più volte le “istituzioni” (e la popolazione). Chissà perché, questo mi ricorda quando ci furono (anni ’70 e dintorni) contatti di importanti politici italiani (governanti e “oppositori”) con Arafat e il “terrorismo” palestinese; fatto che ci preservò tutto sommato da pericoli estremi (si racconta di contatti tra BR e palestinesi; secondo me, altra balla propagandata dagli americani e governanti italiani per nascondere le loro manovre con alcuni membri di questo spezzone del “rivoluzionarismo” italiano, dimostratosi molto utile, ad es., nel “caso Moro”, e non solo), salvo irritare gli israeliani che ci misero sull’avviso di non esagerare con l’abbattimento dell’Argo nel novembre ’73.

Beh, per il momento terminiamo qui. Però avremo ancora modo di “divertirci” con tutti i casini che gli Stati Uniti continueranno a provocare in giro per il mondo al fine di ritardare la crescita di altre potenze “fastidiose”; fino a quando il multipolarismo non si muterà nel ben temuto policentrismo.

Le nuove forze di Al Qaida in Siria di R. Vivaldelli

siria

Una notizia che cambia la geografia della guerra in Siria e forse anche un certo tipo di narrazione. Dopo la sconfitta di Aleppo, alcune importanti fazioni jihadiste ribelli hanno deciso di convogliare in un’unica entità. A tirare le fila è naturalmente Al-Nusra, la diramazione siriana di Al-Qaeda, che qualche mese fa aveva deciso di ribattezzarsi Jabhat Fateh al-Sham per rendersi più “presentabile” agli occhi del mondo. Come riporta un comunicato ufficiale reso noto da Al Masdar News, le milizie ribelli anti-Assad avrebbero raggiunto un accordo e sarebbero confluite in un nuovo soggetto chiamato Hayat Tahrir al-Sham (“Organizzazione per la liberazione del Levante”).

I gruppi ribelli confluiscono nella nuova alleanza di al-Nusra

A sottoscrivere la nascita di questa inedita “federazione” islamista – che, di fatto, rappresenterà il braccio armato di Al-Qaeda in Siria – diverse milizie attive nel nord del Paese: Jabhat Fateh al-Sham, il movimento Nour al-Din al-Zenki , il fronte Jabhat Ansar al-Dine  Liwa al-Haqq. Dopo l’annuncio del 28 gennaio, altre fazioni jihadiste e salafite hanno deciso di confluire nell’organizzazione, compresi diversi miliziani del movimento Ahrar al-Sham (il più importante gruppo che costituisce il Fronte Islamico). Si tratta di islamisti che, secondo Amnesty International, sarebbero responsabili di torture e uccisioni sommarie nella regione. Terroristi e tagliagole pronti a tutto pur di rovesciare Bashar al-Assad.

I ribelli fedeli ad Al-Qaeda hanno deciso di dare origine a questa nuova alleanza per contrastare, in modo più efficace e serrato, l’avanzata dell’esercito arabo siriano e delle forze lealiste nel nord-ovest della Siria. Questa strategia dovrebbe aiutare a centralizzare il processo decisionale degli islamisti e ad ottenere un maggior coordinamento, prima molto complesso e difficoltoso, a causa delle tensioni interne che si sono susseguite, anche con degli scontri a fuoco, tra le varie e innumerevoli fazioni ribelli  salafite in questi ultimi mesi.

Abu Jaber è il nuovo leader

Il leader scelto dall’organizzazione, secondo quanto si legge nel comunicato, è l’emiro Abu Jaber Hashem al-Sheikh, già a capo del gruppo ribelle Ahrar al-Sham, mentre parrebbe che il fondatore di Al-Qaeda in Siria, Abu Mohammad al-Julani, per il momento abbia deciso di rimanere nelle retrovie. Tahrir Al-Sham ora è di gran lunga la più importante formazione jihadista presente nella regione di Idlib, capace di contare su decine di migliaia di combattenti . La presenza di gruppi come Nour al-Din al-Zenki in questa nuova alleanza guidata da Al-Qaeda dà ragione alla Federazione Russa e al Ministro degli Esteri Sergej Lavrov quando, lo scorso ottobre, accusò gli Stati Uniti di non essere in grado di separare i “moderati” dai terroristi.

La Russia aveva ragione: non esistono “moderati”

Lo stesso Ministro degli Esteri aveva al tempo definito “tagliagole” i membri della milizia di Nour al-Din al-Zenki, denunciando la stretta vicinanza di questa banda ribelle con i terroristi di al-Nusra :”Washington include due formazioni ribelli alleate di Daesh e almeno otto di al-Nusra nella lista dei partecipanti alla tregua – dichiarò Lavrov – Inoltre, la decisione di includere Ahrar ash-Sham e i tagliagole di Nour al-Din al-Zenki in questo elenco, è inaccettabile. Gli Usa non hanno adempito alla loro promessa fatta mesi fa di separare al-Nusra dall’opposizione moderata”. Un’accusa che, alla luce dei fatti, si è rivelata corretta.

Il declino del Free Syrian Army

Questo ulteriore dato, naturalmente, può giocare a favore della Russia presso i colloqui di pace di Astana. Se la narrazione dei “ribelli moderati” imposta dagli Usa e alleati è stata più volte messa in crisi, gli ultimi fatti certificano, ancora una volta, quanto fosse debole. A tutto questo si aggiunge l’inesorabile declino dell’ambiguo Free Syrian Army. Come riporta Al Masdar News, da inizio 2017 l’FSA controlla un territorio molto contenuto in Siria e deve fare i conti con un numero, sempre più esiguo, di sostenitori e seguaci, confluiti  nelle compagini jihadiste e in al-Nusra. L’ultimo vero ostacolo verso la vittoria di Assad è dunque rappresentato dall’ultima reincarnazione di Al-Qaeda?

LA SOLITA RECITA A SOGGETTO, di GLG

gianfranco

 

 

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evidentemente fa parte del gioco che comporta l’alimentazione del “terrorismo” (il Male) per poi combatterlo in nome del Bene, di cui si ergono portatori gli stessi alimentatori. Difficile adesso capire se veramente, com’è già accaduto per Al Qaeda, gli Usa stiano giungendo alla fine della loro utilizzazione del sedicente Califfato. Ci si ricordi che Al Qaeda era molto più gerarchizzato dell’Isis; tale organizzazione ha molte diramazioni in piccoli gruppi abbastanza sciolti e perfino autonomi, le cui azioni vengono poi rivendicate dalla “Casa Madre”. Quindi, non sarà immediatamente chiaro se gli Usa sono o meno giunti a ritenere esauriti o quasi i compiti affidati in segreto al “terrorismo islamico”.  I fatti avvenuti in Turchia – il cui vertice è sunnita come l’Isis e soprattutto è sicuro finanziatore dello stesso – complicano ulteriormente l’interpretazione della fase in cui siamo entrati adesso. Sembra che il governo turco se la sia presa davvero con gli Usa, ritenuti gli effettivi ispiratori di un tentato (molto seriamente o solo come avvertimento?) colpo di Stato militare; e dopo una serie incredibile di attentati nel paese, ufficialmente attribuiti all’Isis. Bisogna ben dire che la situazione è assai difficilmente leggibile; come sempre avviene quando ci si avvia verso il multipolarismo (ma ancora con funzione preminente degli Usa). Inoltre, credo che per definire, appena un po’ meglio, la situazione, si debba attendere chi sarà il prossimo presidente americano. Si preciserà un po’ meglio quale strategia sarà preferibilmente attuata dal gruppo vincente.

Se si dovesse affermare – e anche con una eventuale vittoria della Clinton – una linea politica che richiede la riduzione della funzione dell’Isis (come già accadde per Al Qaeda), nel giro di un paio d’anni si vedrà ridursi la frequenza e l’importanza dell’azione dei vari “tagliagole”. Anche se ripeto quanto detto: l’Isis e le sue diramazioni non hanno lo stesso ordine gerarchico di Al Qaeda. Di conseguenza, pur con la riduzione dell’alimentazione “centrale” (proveniente, sempre per vie assai intricate e indirette, dalla potenza predominante), si potranno avere colpi di coda di una certa rilevanza. In ogni caso, non è ancora chiaro – soprattutto in attesa del risultato delle elezioni presidenziali statunitensi – se veramente ci si servirà di meno dei “terroristi”. Penso di sì, qualsiasi sia tale risultato; ammetto però ampi margini d’errore, soprattutto perché sono un disinformato. Se invece ci azzecco, vi sarà sempre minore emergenza per attentati e massacri vari.

Credo tuttavia che continuerà l’afflusso di migranti dalle zone “calde”. E si andranno aggravando allora i fenomeni di difficile integrazione, di crescita della malvivenza, anche organizzata. Crescerà il disordine e il disagio reciproco (fra i cittadini dei vari paesi e coloro che arrivano in numero troppo elevato per un tranquillo “assorbimento”), che dovrebbe infine condurre a tensioni sociali non indifferenti. Tuttavia, il risultato di queste ultime non è immediatamente leggibile nei suoi possibili risultati. Di sicuro, non vivremo anni tranquilli e sereni. E la crisi attuale, che di fatto dura dal 2008 (siccome non è arrivato il 1929 c’è chi si illude di esserne già uscito o almeno in uscita), corroderà a fondo i nostri sistemi di vita e anche di pensare, lo stesso nostro tran tran quotidiano, ecc. Attendiamo “fiduciosi” il patatrac.

 

Aggiunta.

Qui articolo

 

Situazione interessante, ma sempre non leggibile facilmente ed univocamente. Per il momento, prendiamo nota che gli Usa – difficile dire se in modo definitivo o meno – hanno ripreso la strategia dell’intervento diretto e non tramite i sicari, così come avvenne con il massacro della Libia di Gheddafi condotto dalla Nato ma sotto l’apparente guida di Francia e Inghilterra. Vi fu pure un appoggio italiano assai più marcato di quanto fu fatto apparire con i finti “dubbi” di Berlusconi; tale appoggio fu accompagnato dalla sostanziale liquidazione di gran parte delle posizioni italiane raggiunte negli anni precedenti il cedimento del “nano d’Arcore” ad Obama (vedi sempre riunione del G8 a Deauville nel maggio 2011), anni in cui vi furono accordi tra l’allora premier italiano, Putin e Gheddafi, quelli che portarono fra l’altro al progetto del gasdotto Southstream (50% a testa tra Gazprom ed Eni), poi ridimensionato (per la nostra azienda) e infine saltato. Oggi, l’Italia mostra la sua assoluta subordinazione agli Usa con un appoggio immediato e indiscusso alla nuova mossa del “padrone”. E anche “quel” governo libico, che ha chiesto l’intervento (con obbedienza “pronta, cieca, assoluta” a quanto voluto dagli americani), ha posto in pieno risalto il fatto d’essere una loro creatura (d’altronde è stato messo in piedi dalla Nato).

Interessante anche la posizione espressa nell’articolo. Sembra vi siano ancora qui da noi alcuni nostri settori critici nei confronti del totale appiattimento sugli Stati Uniti, sacrificando del tutto i nostri interessi in quell’area. Tuttavia, quello che si tengono ancora quale loro leader non sembra al momento attuale avere alcuna intenzione di risalire la china dopo il cedimento del 2011 a Obama; penso che il “nano” abbia ormai le mani completamente legate. E ancora una volta risalta la debolezza dei suoi certo malfermi alleati (Lega e FdI), che non sanno denunciare quanto accaduto. Si conferma: l’Italia è in posizione di estrema debolezza, è il più succube fra i subordinati agli Stati Uniti. La “sinistra” è senza dubbio quella che ha condotto il nostro paese in questa disastrosa situazione servile (l’azione di questi mascalzoni viene da lontano, dai vertici direttivi del Pci all’inizio anni ’70). La “destra” non ha più la forza di opporsi veramente; al massimo qualche suo settore brontola, manifesta sordamente del malcontento, ma in definitiva perde tempo e favorisce questo andamento mortale per l’Italia.

 

QUANT’E’ BBELLA E BBONA LA “DEMOCRAZIA”

LAGRA2

 

 

Articolo da Il Giornale

 

Dimostrazione ulteriore di come sia la “democrazia” americana. Ci si ricorda benissimo che all’epoca in cui fu ucciso, assieme ad altri, il Console Usa a Bengasi, era apparso chiaro che non gli era stata fornita protezione alcuna, anzi si era minimizzato il pericolo (e la responsabilità venne attribuita proprio alla Clinton), perché in quel momento gli Stati Uniti stavano alimentando e favorendo la crescita dell’organizzazione sostitutiva di Al Qaeda, cioè l’Isis, che sappiamo bene poi che cosa ha fatto in questi ultimi anni. Adesso gli Usa tendono forse a metterla un po’ da parte, ma all’epoca assolutamente no. E il Console di Bengasi è stato in un certo senso sacrificato alle esigenze di quel periodo. Questo Baldasaro ha quindi detto solo la verità. Tuttavia, non si possono perdere voti di elettori che di politica non capiscono nulla e sono perfettamente disinformati sui fatti. Quindi, anche Trump deve affrettarsi a smentire la verità. Questa è la “democrazia”, per difendere la quale si fanno dichiarazioni ipocrite e roboanti sulle dure misure adottate in Turchia, dove evidentemente la situazione non è ancora completamente al sicuro dalle mene americane di questi ultimi tempi. E visto che ci siamo, nella mia assoluta impotenza mi permetto egualmente di protestare perché l’Europa continua a trattare per il patto transatlantico con un paese in cui c’è la pena di morte nei tre quarti degli Stati federati. Non si può ammettere la Turchia nella UE se introduce la pena di morte (che cosa ridicola: la Turchia non dovrebbe entrarci perché non c’entra nulla con l’Europa!). E si dovrebbe stabilire un patto, che danneggia la nostra economia creando un’unica area di cosiddetto libero scambio, con un paese dove la pena di morte già esiste ed è praticata da sempre? E per di più con la barbara e dolorosa attesa nel “braccio della morte”? Fate schifo “democratici” del piffero!

Ps. Visto che ci sono aggiungo qualcosa di diverso. Di tutte le ultime roboanti dichiarazioni di Trump, l’unica di possibile effettuazione è la separazione, affidandole ad organismi diversi, tra operazione di “credito ordinario” e operazioni “d’affari” (magari di finanza speculativa). Tutto il resto sono panzane di impossibile applicazione perché gli Usa non sopravviverebbero più, dopo centocinquant’anni di crescita di potenza in seguito alla guerra civile (1861-65) fino a diventare il paese predominante nel mondo. Senza più essere la prima potenza mondiale, il paese si sfascerebbe. Se Trump non lo sapesse, sarebbe un grave pericolo per il suo paese e accelererebbe poi una drastica revisione della politica estera americana, che avvicinerebbe il confronto policentrico. In realtà, sono convinto che sappia bene le cose e punta soltanto, demagogicamente, a differenziarsi dalla Clinton sperando che il popolo, ignaro come sempre dei reali bisogni di una potenza, sia affetto da desiderio di pacifismo ingenuo. Mi sbaglierò, ma credo che quel popolo voterà in maggioranza per la Clinton. Se sbaglio, contentissimo; tutto andrà accelerandosi.