B. e R. di GLG

gianfranco

 

Qui

Non è affatto vero che Maroni sia sparito. L’ho visto nelle ultime sere per ben due volte in lunghe interviste; una dall’Annunziata e l’altra non ricordo dove, ma comunque non un “tocca e fuggi”. Ha mostrato molto affetto per Berlusconi, è stato amichevole ma più formale verso Salvini. La sensazione netta, almeno per quanto mi riguarda, è che si senta il vero intermediario tra il “nano” e il leader leghista. Su “La Verità” (che non è on line) ho letto in velocità un articolo (non ho comprato il giornale), in cui si supponeva (a mio avviso intelligentemente) che non sono cessati i contatti tra il berlusca e Renzi. Nelle ultime battute prima del 4 marzo, alcuni giornalisti, meno fintoni di altri, hanno più volte avanzato l’ipotesi dell’“inciucio” tra i due, che era infatti in piena preparazione e aveva provocato il generale favore con cui il continuamente perseguito legalmente leader di F.I. è stato “coccolato” e trattato bene dai suoi pluriennali nemici della “sinistra” e dei vertici della UE (e anche di quelli confindustriali). I risultati elettorali hanno reso difficilissima questa prospettiva. Tuttavia, non si creda che i contatti tra dem. e parte della direzione “azzurra” siano cessati. Il gioco è molto complicato e difficile da condursi. Si nota Salvini trattare con i pentastellati, i quali si dichiarano tuttavia apertamente ostili al “nano” perché sanno bene dove porterebbe un accordo con costui. Nel contempo, però, mostrano piena disponibilità verso Usa e Nato, ammorbidiscono i toni verso la UE. Malgrado i “dialoghi” tra Salvini e Di Maio, il primo ha subito ricucito la possibile rottura con Berlusconi mentre il secondo, appunto, continua a dichiararsi indisponibile a qualsiasi accordo con quest’ultimo. Toti, che ha parlato ultimamente non so quanto di necessario “svecchiamento” di F.I., non porta a fondo la sua azione. Giorgetti (eletto presidente al Senato) è lo stretto collaboratore di Salvini; è abbastanza noto che è ben accreditato presso l’Ambasciata statunitense.
In questo bailamme, il cui risultato è certo assai problematico, qual è a mio avviso il fine che si vuol conseguire? Mettere in difficoltà e confusione i pentastellati. Malgrado si dica, a mio avviso con molta superficialità e approssimazione, che “5 stelle” e Lega hanno programmi simili, la realtà è piuttosto differente. E il fatto che Di Battista si sia defilato (non dalla campagna elettorale e da dichiarazioni impegnate), quasi tenendosi “in riserva”, appare indicare l’effettivo carattere di tale movimento. Di fatto, il Pd – che appariva come l’erede del Pci approdato infine al filo-atlantismo, trascinandosi dietro buona parte della sua “base popolare” pressoché incapace ormai di comprendere alcunché – con la “rottamazione” di Renzi è approdato ad un legame stretto con ambienti finanziari fra i più inaffidabili, con la cooperazione detta “rossa” pur essa ormai corrotta e con ambienti culturali “radical-chic” (molti provenienti dal sessantottismo peggiore e più opportunista e ambizioso). Le masse popolari e i ceti medi più “bassi” si sono spostati verso quella mescolanza mal digerita che è il “grillismo”. La Lega cerca certo di fare concorrenza in quest’ambito, ma deve stare molto attenta perché in fondo vorrebbe rappresentare soprattutto i ceti piccolo-imprenditoriali e anche gruppi di professionisti e “partite Iva”, che si trovano soprattutto in aree nordiche.
La sorda competitività esistente tra “5 stelle” e Lega nell’ambito di detti ceti popolari e medio-bassi apre qualche speranza per gli “inciucisti” renzusconiani. L’obiettivo principale, per i leghisti, sembra essere il movimento che ha preso circa un terzo dei voti espressi; qui è il bacino che si vorrebbe cercare di svuotare. Di Maio & C. devono quindi stare molto attenti a non tirare troppo in lungo e a non cedere al centro-dx complessivo; poiché quest’ultimo – senza il coraggio di liquidare, e assai brutalmente, il “vile nano” – rischia forse ancor più di loro, ma può comunque trascinarli in un logorante tira e molla che non credo sia sopportabile per buona parte degli italiani. D’altra parte Salvini, malgrado le sue chiacchiere (e con la spina nel fianco di Maroni, mentre Toti nicchia e sembra poco deciso all’interno di F.I.), ha la metà dei voti dei competitori; egli vorrebbe tentare la sottrazione di votanti all’“alleato”, ma è abbastanza isolato poiché la Meloni sembra opporsi a qualsiasi trattativa con Di Maio. Insomma, inutile adesso tirarla troppo in lungo. Per il momento, si deve assistere a questo continuo collocarsi e ricollocarsi. Vedremo forse fra un po’ come andrà delineandosi la situazione. Tuttavia, si stia attenti a non dare per morto troppo presto il Pd e Renzi. Certo sono messi molto male, ma confidano nell’insulsaggine e inettitudine degli altri, dei “vincitori” delle elezioni. E il berlusca è sempre lì, pronto a servire gli ambienti UE con cui si è impegnato al contenimento dei “populisti”; se non ci riesce, gli faranno fare una brutta fine. Ma è quella fine che invece dovrebbero fargli fare i suoi “alleati”; troppo scialbi e maneggioni, non mi sembra abbiano la stoffa di autentici leader politici. Molto lieto se mi sbaglierò e ci sarà la lieta sorpresa del calcio in culo al vile traditore e al suo corrispondente piddino.

CI VUOL BEN ALTRO CHE LEGA E 5 STELLE PER RISOLLEVARE L’ITALIA

aula-parlamento-italiano

L’incertezza post elettorale è solo questione di spartizione di incarichi e posti a sedere. Non bisogna farsi ingannare da chi, in questo momento, forte dell’ affermazione del 4 marzo scorso, minaccia un nuovo ricorso alle urne. Improbabile accada, considerato l’istinto di sopravvivenza del neoeletto. Sottobanco stanno tutti trattando, o quasi, anche se, ovviamente, Lega e M5S, essendo le compagini che hanno preso più voti, mirano a guidare il governo prendendosi la parte più ampia della torta. Di Maio non fa altro che lanciare rassicurazioni all’estero. L’aspirante premier dei pentastelluti ha ampiamente rassicurato Nato, Ue e mercati sul senso di responsabilità del suo partito. I poteri forti internazionali possono stare “sereni”, il M5S non ammannirà sorprese a lorsignori. Inoltre, le simpatie dei vertici grillini per la sinistra e i suoi addentellati giudiziari, sindacali, cooperativistici, civici ecc., sono innegabili. Esiste una convergenza tematica e corporativa che facilita gli approcci tra le parti. Salvini, invece, continua a muoversi nel solco di un sovranismo di bassa lega che non incute timore ai circoli euro-americani e prosegue il dialogo con Berlusconi, il più grande traditore di questi ultimi tempi, il quale a sua volta fa il piedino a Renzi sotto le macerie del Pd (i due non hanno ancora rinunciato a “salvare la patria” dall’instabilità, per affossarla meglio). Se ti accompagni ad un vile (più del tempo tattico necessario) forse hai molto in comune con lui. In un modo o nell’altro sono tutti compromessi con i guasti degli anni passati, anche se con un peso diverso di colpe. Chi ha governato o appoggiato gli esecutivi degli anni scorsi ha perso qualsiasi credibilità. Ha rovinato un intero Paese e non si sgraverà facilmente dai suoi delitti. Chi si è opposto non lo ha fatto con la giusta convinzione o con idee alternative ai partiti liquidatori dello Stato, dimostrandosi non all’altezza dei compiti di cui questa epoca necessita. Anche ciò costituisce un crimine nei confronti del popolo italiano. L’elettorato ha per ora premiato i meno coinvolti nel malgoverno ma di fronte all’ incompetenza dei neofiti non tarderà a ricollocarsi, ritornando confusamente sui suoi passi o disaffezionandosi più profondamente alla politica. Purtroppo, manca una forza di rottura che, senza tentennamenti e miseri cabotaggi, sia in grado di dire due paroline chiare a vecchi e nuovi sabotatori nazionali, facendosi capire dalle masse. Come fece Hitler nelle ’32 quando il suo partito conquistò la maggioranza relativa del Reichstag. Le sue dichiarazioni furono coerenti con le azioni successive del partito nazista, dentro e fuori le aule parlamentari:
“Ci siamo dati un obiettivo, spazzare questi partiti politici fuori dal parlamento. I contadini, gli operai, i commercianti, la classe media, tutti sono testimoni… invece loro preferiscono non parlare di questi 13 anni passati, ma solo degli ultimi sei mesi… chi è il responsabile? Loro! I partiti! Per 13 anni hanno dimostrato cosa sono stati capaci di fare. Abbiamo una nazione economicamente distrutta, gli agricoltori rovinati, la classe media in ginocchio, le finanze agli sgoccioli, milioni di disoccupati… sono loro i responsabili! […]Noi non siamo come loro! Loro sono morti, e vogliamo vederli tutti nella tomba!Io vedo questa sufficienza borghese nel giudicare il nostro movimento… MI HANNO PROPOSTO UN’ALLEANZA. Così ragionano! Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico… noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta. E’ un movimento che non può essere fermato… non capiscono che questo movimento è tenuto insieme da una forza inarrestabile che non può essere distrutta… noi non siamo un partito, rappresentiamo l’intero popolo, un popolo nuovo.”
Come ho commentato altrove, ci tengo però a sottolineare che non sono mai stato nazista (l’unica tessera da me presa è stata quella del partito comunista), la soluzione del führer era l’unica possibile per uscire dal pantano weimariano, provocato da partiti corrotti e incapaci, succubi di un ordine internazionale vessatorio e iniquo che ridusse la Germania sul lastrico.
Putroppo, in Italia manca una forza del genere, con i suoi corpi di sicurezza (non dimentichiamo le sa e le ss, senza le quali Hitler non avrebbe spaventato un moscerino) e i collegamenti con i drappelli coercitivi statali (anche militari) stufi delle commedie parlamentari autodistruttive della Germania di Weimar.
E’ vero che mancano simili protagonisti assertivi (probabilmente i tempi non sono nemmeno maturi) ma sarebbe auspicabile che, almeno, M5S e Lega si mettessero temporaneamente insieme per spazzare via tutto il canagliume che dall’inizio della II Repubblica ci ha portati ad una completa disfatta geopolitica, sociale ed economica. Una volta ripulito l’ambiente con i giusti sistemi (legali, finché efficaci…) si sarà fatta opera utile al paese. Da un ambiente più salubre, libero dalle mummie berlusconiane e dai loro alleati di sinistra, potrebbero fiorire nuove generazioni di attori politici, più propense a far sbocciare l’indipendenza ed il benessere nazionale. I leghisti e i grillini, avranno avuto il merito di aver preparato il campo a questa fioritura di avanguardie proiettate su un futuro meno ameno di quello che ora ci aspetta, guadagnandosi così la riconoscenza dei posteri. Questo è l’unico compito positivo che possono svolgere facendosi poi prontamente da parte. È d’uopo una tempra diversa per cambiare i destini di questo Stato a brandelli che loro non possono avere perché generati da un incubo.

 

IL “VILE NANO”, ILPRINCIPALE NEMICO, di GLG

gianfranco

“Salvini dice no a un accordo anche con il Pd e i democratici si ritagliano ormai un ruolo all’opposizione. BERLUSCONI PERO’ E’ CONVINTO CHE LE ELEZIONI ANTICIPATE SAREBBERO UN PERICOLO [maiuscolo mio]. E Mattarella prende tempo” (dal “Giornale” del “padrone” nel cartaceo di oggi). Ho fatto maiuscolo per fare vedere che cosa vorrebbe il “figlio di….”. Credeva di diventare il leader del centro-dx, adesso si trova spiazzato; e lo stesso accade per il Pd (sempre in mano a Renzi, per il momento), che sperava in un 22-23% e di avere come interlocutore il suddetto “figlio di….”. Per loro le nuove elezioni sarebbero un pericolo; e soprattutto per il “nano”, che verrebbe di nuovo perseguitato nei modi indubbiamente infami che contraddistinguono certa nostra magistratura. Questa volta, però, sarebbero incazzati anche i vertici della UE, cui egli aveva dato assicurazioni e addirittura messo come candidato premier l’inespressivo e intellettivamente poco dotato Tajani. Adesso deve temere veramente anche per Mediaset. Renzi e il “vile” stanno tentando sicuramente di fare “compere” massicce tra chi non vuole perdere lo stipendio e addirittura la pensione (enorme è il numero dei neoeletti; l’80% fra i pentastellati a quanto ho letto).
Per questo Mattarella prende tempo; anche lui attende se mai ci potesse essere qualche “colpo di mano” dei perdenti. Devono essere un po’ più veloci i “5 stelle” e soprattutto la Lega, che ha la possibilità di dare un colpo definitivo ai vermiciattoli forzaitalioti. Un gioco non “a somma zero” e che vedremo come verrà condotto. Se sono intelligenti, i due maggiori partiti possono andare a nuove elezioni in cui “sbancano”. Ma è una situazione complicata con molti “nemici” che tramano. Questi, comunque, hanno poco da temere. Di Maio si è già sbracato su fedeltà alla UE, alla Nato, ecc. E’ in effetti una specie di operazione Macron (“all’italiana” come al solito, noi siamo i “Pulcinella” di sempre). Bisognerebbe capire meglio perché Di Battista, pur impegnandosi allo stremo nella campagna elettorale (in modo da acquistare meriti), si è defilato dalla votazione con scuse “personali” non chiarite.
Incredibile comunque quello che sta facendo pure il “civile occidente” (via via più decadente) con la tensione verso la Russia, inventandosi avvelenamenti in serie. Se la popolazione ci cade, allora siamo veramente vicini allo zero assoluto, all’entropia massima. Povera nostra “civiltà”, una volta era qualcosa che inorgogliva anche chi era scettico o anche “contro” un simile assetto sociale.
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IL PIÙ INFIDO di GLG

gianfranco

Mutatis mutandis, si è ripetuta in un certo senso la farsa delle elezioni comunali a Roma quando Berlusconi, presentando Marchini, fece perdere il ballottaggio alla Meloni per poco nei confronti del piddino Giachetti. Allora, i due “alleati” del cosiddetto cavaliere ingoiarono il rospo, continuando a restare appiccicati a lui senza denunciarlo per quel traditore che è. Adesso per le regionali del Lazio fanno persino di peggio; dopo lungo tergiversare accettano lo squallido Parisi come candidato, uno che ha perso le comunali a Milano pur opposto allo scialbo Sala. Parisi stesso ha mostrato una certa sorpresa. Questa una parte della sua dichiarazione rilasciata al momento dell’accettazione:

“Oggi ho ricevuto l’invito dai leader del Centrodestra a candidarmi come Governatore della Regione Lazio. Come molti di voi sanno, su questa ipotesi già circolata nei giorni scorsi abbiamo avuto una lunga discussione all’interno della nostra segreteria e tra i Referenti Regionali. Si è trattato di una scelta difficile. Solo pochi giorni fa il Centrodestra, con una decisione incomprensibile, ci ha voluto escludere dall’apparentamento e oggi ci chiede di portare Energie PER l’Italia e me stesso a supporto della corsa per il Governo della Regione Lazio. Anche in Lombardia Energie PER l’Italia sarà una forza determinante per il Governo della Regione.”

Parisi parla di “decisione incomprensibile”, ma possiamo essere certi che l’ha discussa e concordata in gran segreto con il “badoglio”. Il neocandidato comprende benissimo perché questi ha voluto ancora una volta fottere Salvini e Meloni, che hanno anche in questa occasione accettato di essere fottuti. Andiamo di pochi giorni indietro. Berlusconi è ricevuto in pompa magna dai vertici della UE (Juncker e Lopez), assicura d’essere il baluardo contro i “populisti” – assegnando tale qualifica ai soli pentastellati, mentre “quelli della UE” non perdono occasione di attribuire tale qualifica alla Lega, in rapporti (per la verità sempre più tepidi) con la Le Pen – e afferma d’essere perfettamente d’accordo sul 3% del rapporto deficit/Pil imposto dalla UE (non però, qualche tempo fa, a Germania e Francia). Salvini, presentando fra l’altro come suoi candidati due economisti anti-euro, mugugna e dice che manco per niente l’Italia si atterrà al 3%. Berlusconi, al rientro in Italia, intervistato da chi gli fa notare tale incongruenza tra “alleati”, risponde che non ha detto nulla di diverso da Salvini; avrebbe solo affermato che lui vuol tanto attenersi alle disposizioni europee, perché ama infinitamente l’Europa (al contrario dei “cattivi” ex-grillini), però certo nei limiti del possibile. No, non aveva posto alcun limite, ma proprio adesione convinta e completa. Questo è il traditore che più traditore non si trova in tutta la pur “trista” storia del nostro paese. Un infido matricolato, che tuttavia mena per il naso i due “alleati” come e quando vuole. E questi continuano a piegarsi, soprattutto la più “piccolina”. Vedremo come va a finire questo schifo incredibile della politica italiana, dove centro-dx e centro-sx fanno a gara a chi puzza di più. Se i numeri dei parlamentari lo consentiranno, vedremo il “nano” convergere verso i piddini e LeU, mandando al diavolo i due “insipidi” che continuano a trantranare e a restare a lui incollati; così come del resto anche un D’Alema ha fatto capire con l’ipotesi del premier “del Presidente” (cioè una miseranda “grosse koalition” all’italiana). L’unica vera novità sarebbe un’astensione almeno al 40%, ma ne dubito con la coglioneria congenita di questa popolazione nostrana.

Tradimento continuo di GLG

gianfranco

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Ormai il “nano” è scatenato in tutti i sensi. Non mette in dubbio di essere il leader della coalizione (e ha certo ragione vista l’inconsistenza dei suoi “alleati”) poiché F.I. straccerà le altre formazioni; quindi dice apertamente che il premier lo sceglierà il suo partito cioè lui (fra se stesso e qualche suo servitorello). Afferma che non è stato lui a volere il nome di Berlusconi nel simbolo (in caratteri più grandi di tutto il resto), ma il suo partito poiché lui è il leader carismatico e incontrastato (e allora se nessuno lo contrasta con quale libertà è stato scelto? Questi omuncoli nemmeno sanno il senso delle parole che pronunciano). Poi ha assicurato che con Maroni non c’è nessun rapporto. Figuriamoci! Maroni ha rinunciato alla cadrega, abbastanza sicura, perché verrà eletto in Parlamento e poi aspirerà ad un buon posto (ad es. ministrucolo dell’Interno) in un governo che, se sarà necessario, nascerà dall’inciucio tra “destri” e “sinistri”, cui Maroni ha buone possibilità di convincere una parte dei leghisti. Ed infatti subito Salvini, che certamente ha colto l’inghippo, ha affermato che Maroni, rinunciando alla poltrona regionale, non può aspirare a fare ancora politica. Come ha fatto finora, alla fine il “capoleghista” accetterà la scelta, nata da un accordo celato tra il “nano” e il presidente lombardo, perché egli non sa pensare ad altro che ad un pacchetto di voti e di eletti. Pur di ottenere questo “meraviglioso” risultato chinerà la testa come ha sempre fatto dopo qualche fuoriuscita “di facciata” (tipo il patto dal notaio; e dov’ è finito caro Salvini? E avrebbe garantito qualcosa con un uomo infido e traditore di tutto e di tutti, che non hai avuto il coraggio di denunciare apertamente?).
Altra notazione. Che il “nano” sia pronto ad ogni tradimento lo dimostra il fatto che ha dichiarato, già qualche settimana fa, che dopo il voto, se i numeri non consentiranno alcun governo – cioè non lo consentiranno se gli schieramenti restassero fedeli ai loro programmi in contrasto – può tranquillamente restare Gentiloni, che dovrà però preparare nuove elezioni entro tre mesi. Mentitore sfrontato! I parlamentari eletti – per molti dei quali sarà la prima volta – rinuncerebbero a 5 anni di quel po’ po’ di stipendi e con pensione in via di formazione? Se i numeri saranno quelli che ci si aspetta – senza credere alla balle del “nanetto” che punta al 45% e sa perfettamente di dire una cazzata; ma la dice proprio per i cazzoni dei suoi seguaci e per tutti coloro che si fanno scientemente prendere per fondelli, tipo i suoi “alleati”, per portare a casa un po’ di eletti con il cui voto poter poi contrattare qualche buon posto nelle varie istituzioni – assisteremo al più immondo mercato di tutta la storia di questo paesello ormai ridotto ad una cloaca a cielo aperto. Vedremo svendite e passaggi di campo di tutti i generi, alchimie nauseabonde, tutto il peggio del peggio per non andare a casa e restare a devastare questo paese per il vantaggio di un manipolo di veri furfanti quali mai si sono visti finora. Sarà uno spettacolo interessante. E ancora più interessante sarà accertare quanto è grande la pazienza e la sopportazione di questo popolo che rischia di superare ogni limite dell’abiezione umana.
In definitiva. Ci sono poche probabilità che il risultato elettorale consenta ad una delle coalizioni presentatesi in gara di assumere coerentemente il governo del paese. Quindi l’inciucio tra Pd e F.I. resta comunque la soluzione più probabile; e altrettanto probabilmente con una serie di cambi di campo di una parte dei cialtroni eletti o magari con appoggi di alcuni settori “a sinistra” o invece “a destra” dei due partiti “felloni” principali (o perfino da entrambe le parti). Se invece, per una sorta di miracolo (e solo se i pentastellati avranno un tracollo), una delle due coalizioni (“centrodestra” più facilmente, almeno allo stato attuale delle previsioni) avesse la possibilità di nominare il governo, il “nano” sta mettendocela tutta fin d’ora per essere la carta decisiva. E’ aiutato da molte parti, anche un tempo nemiche, in Italia e in sede europea. Per inciso, onde fargli capire che avrà molti favori se obbedisce, lo hanno pure premiato con la trasmissione dei mondiali di calcio assegnata a Mediaset. Egli deve però garantire che, se del caso, dovrà tenere bene sotto controllo ogni lamentela o puntata troppo polemica verso gli organismi europei e i governi (oggi in prima fila il francese con attivismo sfrenato di Macron, viste le attuali difficoltà della Merkel) che li controllano: questo è importante soprattutto in questo momento di contrasto fortissimo negli Usa tra il vecchio establishment – cui finora gli “europei” sono stati fedelmente asserviti – e quello nuovo che potrebbe riservare sorprese (anche se sembra che Trump snaturi un bel po’ le sue iniziali venature programmatiche, ma potrebbe essere una tattica del momento, che si presenta per lui complicato). Le manovre dell’infido (e perfido) con elementi come Maroni vanno viste secondo questa prospettiva. Arrivati a questo punto, non mi sembra che i due suoi “alleati” abbiano possibilità di tirarsi fuori da questa fogna. Altre forze dovrebbero nascere e forse, visto lo schifo che avremo dopo le elezioni, nasceranno, ma temo con lentezza e ritardi ormai pericolosi per il paese.
Quello che comunque è interessante notare è che in Italia – a differenza della Francia – tutte le operazioni di inganno e raggiro della popolazione vengono operate da settori che si sono affidati prima ad un novantenne, ora ad un ottantenne. Sono chiaramente settori popolati da zombi; non esiste in Italia un effettivo establishment con un minimo di credibilità. Il fatto grave è che questi furfanti hanno occupato ogni spazio nei media, dove imperversano i loro tirapiedi di una bassezza e mediocrità assolute. Bisogna spazzarli via. E non certo con il voto; per il momento ci si lamenta e tuttavia si dormicchia. Speriamo che, senza sembrare, qualcuno ci prepari una bella sorpresa, accettabile pure tra due-tre anni; non esageriamo però nei ritardi

5 STELLE E STRISCE

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Il M5S ha scelto gli Stati Uniti. Il viaggio di Di Maio a Washington, per l’accreditamento con la superpotenza, non lascia adito a dubbi. Più perniciosi degli incontri al Dipartimento di Stato sono state però le dichiarazioni del candidato Premier di Grillo e quelle del responsabile del programma di politica estera dei pentastelluti, Manlio di Stefano. Entrambi hanno affermato che per l’Italia gli Usa sono il primo partner strategico e che la Penisola non intende mettere in discussione né la sua adesione alla Nato né gli accordi di permanenza delle basi americane sul suolo nazionale. Di Stefano si è micragnosamente aggrappato ai contratti sottoscritti dalle parti per giustificare la sua posizione. Un modo davvero vile di abdicare alle proprie responsabilità, in una fase in cui i rapporti di forza mondiali sono in forte rivisitazione per l’emergere di concorrenti degli Usa. Insomma, una resa incondizionata allo straniero, che occupa il Belpaese dalla fine della II guerra mondiale. Pacta sunt servanda ma se non c’è rispetto delle esigenze di tutti i contraenti è più che legittimo far decadere i patti. E’ tutta qui la forza riformatrice del partito di Grillo? Quella del duo Di Maio-Di Stefano è una visione davvero grama della geopolitica mondiale che definire conservatrice è persino poco. Si tratta di un approccio reazionario ai problemi globali mentre si appresta un’epoca di grandi mutamenti che rimette in discussione i vecchi equilibri planetari, quasi ovunque ma, evidentemente , non in Italia. Davvero strano che un partito come quello di Grillo, che pretende a piè sospinto rivoluzionare tutti i campi dell’esistenza umana (prendendo molte cantonate antiscientifiche) e della cultura nostrana, si dimostri così attaccato all’esistente sui temi cruciali della politica estera. A dir la verità, tra i 5 stelle ci sono anche correnti filo-russe, come quella di Petrocelli, ma mi pare che queste siano già state messe in minoranza. Mi auguro di sbagliare. La scelta di Di Maio Premier ha però effettivamente costituito un punto di svolta nell’agenda del partito, ormai accodatosi alla causa americana. Tuttavia, il multipolarismo costituisce il vero banco di prova del processo storico che stiamo vivendo e dobbiamo giudicare le varie compagini politiche soprattutto su questo argomento. Chi ostacola la Storia su questa prospettiva è sicuramente un nemico dell’Italia futura. Ciò non toglie che il M5S giochi oggettivamente, in questa convulsa congiuntura, un ruolo di disturbo di piani ancora più ferali, quelli dell’alleanza Renzi-Berlusconi, che rappresenta il peggio che ci potesse capitare, in quanto v’è certezza che l’obiettivo di quest’ultima sia esclusivamente di costituire un partito della nazione disponibile a servire qualsiasi gruppo sarà al comando negli Usa, anche a costo di distruggere l’Italia.

Perde l’Italia

dem

Elezioni in Sicilia. Si è verificata la disfatta del Pd e dei suoi favoreggiatori, come Alfano che non entra nel parlamentino dell’isola. Il centro-destra si è affermato largamente e Berlusconi si è subito intestato la vittoria “dei moderati”, sminuendo il contributo degli alleati, Lega a FdI i quali cantano vittoria ma farebbero meglio a guardarsi le spalle. Evidentemente, non hanno ancora imparato le lezioni del passato, anche recente, quando B., per esempio, fece di tutto per far naufragare i sogni capitolini della Meloni. Quest’ultima e Salvini hanno resuscitato il mostro che li divorerà e che insieme a Renzi (il quale è tramortito ma non fuori causa) preparerà la palude moderata in cui si consumeranno le ultime energie dell’Italia. Il M5S è il primo partito, avendo persino doppiato il Pd, tuttavia, correndo da solo, non gli è riuscita la grande impresa. L’augurio dei suoi avversari è di logorarsi con tutte queste “quasi vittorie” che alla lunga diventeranno un’unica grande sconfitta. I cespugli di sinistra superano il quorum ma hanno un peso politico del tutto irrilevante. L’astensione è stata del 54% circa, dato che conferma il grado di putrescenza della democrazia italiana. Come dice giustamente La Grassa, gli stessi elementi che privano di valore i referenda, se non raggiungono il quorum del 50%, sono pronti ad innalzare archi di trionfo quando conseguono consensi ben sotto quella soglia, grazie ai quali accedono alle cadreghe e alle casseforti pubbliche. Gli elettori danno un segnale chiaro di disaffezione e, persino, di disgusto per il teatrino partitico nazionale che sta trascinando il Paese, isole incluse, verso l’abisso. Chi spera, però, che basti il malcontento generale per sbarazzarsi dei sicofanti che ci sgovernano si sbaglia di grosso. Se non emerge il vettore di composizione delle forze che si stanno accumulando nelle viscere della società non arriveremo mai a sbocchi positivi, anzi l’autodistruzione lenta ma inesorabile resterà l’unico orizzonte possibile per questa nazione tristemente in rotta. Eppure il trucco c’è e si vede. Gli unici a non vederlo sono gli inconsapevoli collaborazionisti berlusconiani. Lo svela pure Ferrara che la partita è pilotata perchè le prossime elezioni saranno una gara di balle: “Berlusconi va con Salvini ma si prepara a governare con Renzi, Renzi va addirittura con D’Alema o altri ‘de sinistra’ ma si prepara a governare con Berlusconi”. In questa sintesi c’è tutta l’Italia di domani, ancora serva di dolore ostello e bordello degli americani.

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