Sul referendum autonomistico

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L’unico risultato che produrrà il referendum per l’autonomia in Veneto e Lombardia è l’indebolimento della segreteria Salvini, a favore di Maroni e Zaia, con conseguente rafforzamento della leadership di Berlusconi all’interno del centro-destra. I governatori leghisti preferiscono mantenere il loro movimento nell’orbita delle vecchie alleanze coltivando il proprio orticello nordista, contro qualsiasi svolta nazionale. Berlusconi, infatti, si è schierato a favore della consultazione non per convinzioni federalistiche ma per convenienze elettorali e politiche. Ovviamente, il Cavaliere predilige trattare con uomini che non aspirano a fargli le scarpe e si accontentano di posticini istituzionali (non disdegnando nemmeno quelli ministeriali a Roma ladrona). Oggi lo ribadisce anche Sallusti nel suo editoriale che Salvini dovrà ridimensionarsi accettando la “ritirata” e l’egemonia di Berlusconi sulla coalizione.

Del resto, basta ascoltare le ragioni di chi sostiene l’autonomismo per rendersi presto conto che si tratta di miseri pretesti per rafforzare il proprio potere locale e null’altro. Costoro sostengono che occorre far fare ai territori incrementando le materie di competenza e lasciando in loco maggiore gettito fiscale. In particolare, Lombardia e Veneto, motori economici della Penisola, così favorite, diventerebbero la locomotiva che trainerebbe anche il centro-sud. In realtà, per quanto alcune regioni siano governate più saggiamente di altre, la devolution ha dimostrato di aver moltiplicato sprechi e inefficienze, nonché il numero di consorterie ristrette che reclamano la loro fetta di torta ad ogni livello. In verità, ciò che manca seriamente a tutto il Belpaese è una dotazione di strateghi politici con una visione meno gretta e particolaristica di quella in auge. I problemi strutturali dell’Italia sono da tempo gli stessi solo che prolungando le varie deficitarietà la situazione va peggiorando. Lombardia e Veneto stanno meglio del resto dell’Italia, pur attraversando ugualmente una fase di crisi, non per merito di Lega, Fi o Pd. Queste regioni hanno saputo svilupparsi negli anni in diversi settori sfruttando il contesto internazionale, la posizione geografica e le caratteristiche socio-culturali. Sono pregi e fortune (di altri momenti, con altre classi politiche) attualmente messi a dura prova dalla congiuntura sfavorevole (un periodo di lunga stagnazione), con insoddisfazione della cittadinanza. Tuttavia, i problemi non si risolveranno con più autonomia e non sarà quest’ultima a far volare la Penisola come dicono i suoi cantori. Inoltre, si verificherebbero a catena altre diatribe territoriali poiché anche le altre regioni avrebbero, ad un certo punto, il diritto di chiedere un uguale trattamento coltivando le medesime false credenze. La Basilicata, serbatoio nazionale, dovrebbe gestire in proprio petrolio e gas? Dove va, infatti, un locomotore senza carburante? La Puglia i proventi del turismo e del suo tessuto di piccole imprese? Ecc. ecc. Sono tutte sciocchezze. L’Italia si salva con un’autentica politica industriale che spinge le imprese ad uscire dal loro guscio e a crescere come giganti multinazionali, perché piccolo non è bello, piccolo è debole. Si salva con uno Stato forte che tutela gli investimenti interni e internazionali di tali industrie e che prepara i mercati globali alle penetrazioni dei campioni nazionali. Si salva proteggendo le aziende strategiche dagli assalti stranieri grazie a politiche estere autonome nel nuovo clima multipolare. Se non si procede in questa direzione le vive attività del Nord, più che trascinare il meridione, si faranno inglobare, in maniera ancillare, nei più ampi e attrezzati processi produttivi della Mitteleuropa, stritolate da una concorrenza spietata senza le protezioni del proprio Stato.

Per cambiare strada dobbiamo sostituire queste élite nazionali e regionali di incompetenza abissale. Questa operazione di palingenesi politica non avverrà con un referendum consultivo ma con una rivoluzione generale che scuota dalle fondamenta Roma e le sue regioni.

Il BISOGNO REALE di GLG

gianfranco

 

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l’articolo berlusconiano trasuda un vero gongolare per aver allontanato la pur pallida prospettiva di un accordo, successivo alle elezioni, tra “5 stelle” e Lega, l’unico che avrebbe rappresentato una effettiva “zeppa” tra i piedi dell’ormai svelato (e da tutti finalmente “chiacchierato”) inciucio tra Pd e F.I. La Lega ha scelto di partecipare a quest’ultimo e punta a mantenere i suoi voti verso il 15%, in modo da poter poi reclamare il suo gruzzoletto di posticini nelle varie amministrazioni pubbliche. Ulteriore dimostrazione che chi “gioca” solo sul piano elettorale alla fine getta la maschera e si svende. La Lega tornerà ad essere un partito “ancella” (del “vile nano”) nell’accozzaglia detta “centro-destra”; e resterà di fatto nordico. Per il momento, temo lunghetto, ha vinto Berlusconi che ha i suoi migliori referenti leghisti in Maroni e, appena un po’ in sordina, in Zaia. Salvini aveva del resto mostrato il suo trasformismo con il mutato atteggiamento sulla UE e sull’euro. Sia chiaro che non ritengo essenziale il semplice “rumoreggiare” su questi temi. Ci vuole ben altro; ed infatti anche queste posizioni si mostrano per quello che sono, semplici mascherature e agitazione scomposta per avere un po’ di voti. Una volta ottenuto (nei sondaggi intanto) questo risultato, si passa subito all’incasso, mostrando chiaramente la propria miserabilità e inconsistenza politica.
Tuttavia, farsi vedere ancora patrioti e per la Nazione, magari organizzare marcette su Roma che sono semplici “caricature” di comportamenti di epoche definitivamente passate, serve soltanto ai farabutti che si gonfiano il petto con il vuoto e declamatorio antifascismo; e non solo di “sinistra” perché anche le “destre” sedicenti moderate urlano pur esse contro il fascismo (e contro il comunismo) e vomitano in modo inconsulto e perfettamente ignorante il loro mal inteso liberalismo, autentico sfregio di quello reale d’altra epoca e semplice finzione atta a nascondere un atteggiamento depredatorio verso la popolazione sempre più smarrita. Non ci si libererà di simile immane vergogna che attanaglia il paese (e del resto anche il resto dell’“Occidente”, sia pure in forme meno eclatanti) fino a quando non si afferrerà un’idea tale da unire quote decisive di popolo “incazzato”. Occorrerà però nel contempo la formazione di un autentico gruppo dirigente che – trattando adeguatamente anche con settori, credo per nulla soddisfatti, degli apparati di sicurezza – vada veramente a Roma assai poco pacificamente, entri a Palazzo Chigi, Montecitorio e Palazzo Madama, ne tiri fuori tutti gli occupanti che lì si troveranno (molti saranno già scappati e altri dichiareranno d’essere sempre stati dalla parte dei “nuovi arrivati”; l’Italia è il paese di Pulcinella), facendoli sfilare in diretta TV sotto le ben note “forche caudine”. E poi a casa a curarsi le sculacciate e pedate prese dalla folla osannante.
Purtroppo quel momento non è vicino; buona parte della popolazione brontola ma è senza direzione alcuna. Tuttavia, tutto sta marcendo; chi capisce qualcosa lo avverte, ne sente la puzza. Nella storia è però impossibile dire quando la misura sarà colma. Si colmerà e si avrà la “rigenerazione”; il quando non si riesce al momento a predire.

IL VERO PROGETTO DEI POTERI ITALIANI SERVI DEGLI USA, di GLG

gianfranco

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finalmente un articolo di una certa serietà e che dice quanto noi di C&S sosteniamo da anni. Questo è il progetto effettivo dei poteri dominanti servi comunque degli Usa; anche se l’attuale attrito interno a quel paese crea problemi grossi anche al servitorame. Certamente tutto dipende dai voti che prenderanno il Pd e F.I. e dal numero dei parlamentari eletti nelle loro liste. Comunque, non escluderei che una parte della “sinistra” a sinistra del Pd e una parte di Lega e Fdi, con la promessa di qualche vantaggio di sottogoverno, vadano alla fine ad aiutare comunque i due partiti “complici”. E nemmeno si escludono, come già in questa legislatura, ampie compere di parlamentari, anche individuo per individuo (o per piccoli gruppi). In ogni caso, il progetto è ormai questo. E chi non lo denuncia dimostra che è di fatto connivente.

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L’OBIETTIVO DEI POTERI DOMINANTI ITALIANI: VICINANZA F.I. E PD, di GLG

gianfranco

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Non mi erigo certo a difensore della Lega, che merita quello che sta avvenendo proprio per l’incapacità, legata alla smania elettorale, di denunciare quello che è il figuro più miserabile della vita politica italiana almeno dal 2011 a questa parte, cioè Berlusconi, falso loro alleato che sta subdolamente svolgendo la sua funzione di gettare in una parte dell’opposizione (detta di centrodestra) le basi del disfacimento. Un anno fa F.I. era scesa nei sondaggi sotto il 10%. Il brontolio confuso e sempre incerto di Lega (e anche FdI) hanno riportato in su tale partito mentre la Lega è rimasta al palo del 13-14%. Adesso questa Lega codarda subisce la sottile malevolenza dei berluscones oltre a quella aperta del Pd, soprattutto renziano. E lo stesso devo dire dei “5 stelle”. Nessuna particolare simpatia per un partito pasticcione, che ha giocato su una dirittura morale e politica ormai piuttosto intaccata. Anche in tal caso, però, si constata con chiarezza l’attacco concentrico di P-idioti e berlusconiani. Ci vuole così tanto a capire che il “vile d’Arcore” è il vero elemento di corruzione del sistema politico italiano? Renzi (o chi eventualmente lo sostituisse, ma credo non sarà facile; e poi non è la questione centrale da discutere) è a suo modo scoperto nell’affermare ciò che vuole ottenere. Berlusconi è invece una vera “lingua biforcuta”; è ambiguo, viscido, subdolo.
Non mi si dica che Salvini e Meloni sono così scemi da non capire che il vero disegno dei poteri dominanti in Italia è di arrivare ad un accordo tra Pd e forzaitalioti; senz’altro non scevro di contrasti, creati tuttavia a bella posta per mai svelare alla popolazione la vera alleanza che si andrà costituendo a danno dei nostri “destini”. No, non sono stupidi, capiscono, ma sono abbagliati dalla prospettiva elettoralistica. Abbiamo bisogno di altre forze, ancora da nascere (almeno così sembra), in grado di rovesciare tutti i tavoli e prendere il potere per via assai diversa; e che poi mettano fuori dalla scena politica italiana con metodi “d’urgenza” tutti questi cialtroni e malfattori. Lunga è la via, ma il primo passo è l’eliminazione dei forzaitalioti e del loro capo, il “Gano di Maganza” di turno in questo paese sempre abituato ai tradimenti e ai voltafaccia. Denunciarlo a tutto campo, smerdarlo ogni giorno, ogni ora. Isolarlo insomma; sarà costretto a smascherarsi, non avrà altra strada da percorrere che quella di mostrare il suo vero volto, quello della “morte rossa” per questo paese (si ricordi il racconto di Edgar Allan Poe). Senza il suo doppio gioco, si arriverà ad una reale contrapposizione netta tra i due schieramenti, che debbono restare nemici acerrimi in modo da scatenare infine la “soluzione” necessaria: presa del potere senza complimenti e con programmi chiari e netti, in primo luogo in politica estera. Fine dell’atlantismo e della sua copertura “union-europeista”, inventata da personaggi finanziati dagli Usa dal 1945 e anche prima (si vedano comunque in proposito gli studi di Joshua Paul).
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L’onta libica

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La vicenda dell’attacco alla Libia di Gheddafi del 2011 attesta non solo l’inettitudine di tutta la classe dirigente italiana a svolgere le sue funzioni ma anche la sua attitudine intrinseca a tradire gli interessi nazionali. Il tradimento è un fatto oggettivo che può concretarsi sia con una decisione presa ma anche con una non presa, da parte di chi ha in mano le redini del potere. Chi occupa un posto di responsabilità statale e non adempie ai suoi compiti può trasformarsi in un traditore per il fatto esclusivo di essersi sottratto alla scelta o di aver sbagliato opzione di fronte a questioni dirimenti per la salvaguardia nazionale. In questo episodio in particolare, non siamo soltanto in presenza di errori volontari ed involontari ma di omissioni belle e buone che hanno mutilato la politica estera del Paese, compromettendo anche la sua sicurezza interna. I media si accaniscono contro i furbetti del cartellino mentre nelle istituzioni abbiamo assenteisti politici cronici e recidivi che complottano contro lo Stato.
Da questo punto di vista ha ragione Salvini, però andrebbero processati tutti i vertici di quella fase storica, non solo l’ex inquilino del Quirinale. Almeno se quello che racconta Schifani, all’epoca degli avvenimenti Presidente del Senato, è vero. Afferma Schifani: “Eravamo all’Opera di Roma. Muti dirigeva il Nabucco. Alla fine del primo atto, il presidente della Repubblica ci chiese di trasferirci in un salottino riservato…il capo dello Stato, il sottoscritto, il premier Silvio Berlusconi, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il consigliere Bruno Archi, Gianni Letta e Paolo Bonaiuti…Archi ci mise in contatto con il ministro degli Esteri Franco Frattini che era a New York. E Frattini ci dipinse un quadro drammatico…L’Onu aveva votato una risoluzione che istituiva la no fly zone sula Libia. Ma soprattutto Sarkozy ci aveva fatto sapere che l’indomani avrebbe annunciato al mondo l’intervento militare e l’invio dei Mirage su cielo di Tripoli…Il momento era assolutamente drammatico, forse il più drammatico della mia presidenza. Sarkozy ci poneva davanti a una sorta di fatto compiuto: intervenire con la coalizione, che comprendeva Londra e Washington, oppure rimanere ai margini. E ci dava un ultimatum, poche ore per decidere…Una situazione complicata e fu in quel clima di ansia che Napolitano fece il passo decisivo…Napolitano disse testualmente: L’Italia non può rimanere fuori…Berlusconi soffriva, era visibilmente contrariato, stava quasi male. Si capiva benissimo che non condivideva per niente quella posizione…ma il presidente, che era anche il capo supremo delle Forze armate, con quell’ intervento chiuse la discussione. Pollice verso, partita finita.”

Ciò significa che da un lato c’era un Presidente della Repubblica che premeva per l’aggressione di uno Stato col quale avevamo siglato patti di amicizia e di collaborazione economica e dall’altro vi era un Premier incapace di impedire il disattendimento degli accordi siglati con un gesto forte di dissenso, come le dimissioni. Berlusconi, anziché rinunciare all’incarico, ha asseverato le iniziative belliche contro la Libia rendendosi complice del Colle. Le macchie indelebili sono, dunque, ampiamente distribuite tra i protagonisti citati. La cosiddetta “sofferenza” personale di B. non è un’attenuante, semmai è da considerarsi aggravante, perché egli, pur avendo compreso la gravità della situazione, il disonore che ne sarebbe derivato per l’Italia e i rischi internazionali connessi, non si è opposto ai guerrafondai ma si è unito a loro. Se oggi dalla Libia giungono sulle nostre coste migliaia di disperati, ai quali si mescolano anche terroristi, se abbiamo perso affari strategici in quella terra per miliardi di euro e se il caos nel mediterraneo ci minaccia così da vicino, è colpa di tutti loro. In solido. Lo scaricabarile non laverà l’onta. I danni provocati alla nazione saranno un macigno sulla loro memoria. Il Tribunale della Storia non distrugge i nastri.

 

BUGIE SU BUGIE E L’IGNORANZA DEGLI “ANTICOMUNISTI”, di GLG

gianfranco

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/napolitano-coniglio-1428048.html

adesso basta anche con le menzogne di questi superficiali e anche ignoranti “destri”. L’unica cosa corretta riferita nell’articolo è che fu certo Napolitano a volere l’approvazione dell’aggressione a Gheddafi e a sostenere che non si poteva non stare con gli alleati della Nato. Questa stabilì soltanto la “no-fly zone” sulla Libia, ma non riuscì a prendere una decisione chiara sul vero e proprio misfatto, compiuto non solo da Sarkozy (come sembra da questo articolo), ma anche dall’Inghilterra. Inoltre, basta anche con il far finta che tutto ciò era una scelta francese; faceva invece parte della nuova strategia obamiana del caos, in cui si cambiava quella bushiana fondata sull’attacco diretto (vedi Afghanistan 2002 e poi l’Irak 2003 con l’ormai più che documentata balla delle armi di distruzione di massa possedute da Saddam, raccontata da Colin Powell all’ONU, mentre l’allora Ministro degli Esteri francese prendeva nettamente le distanze). La strategia obamiana prevedeva invece l’uso di servitori delinquenziali che, come tutti i soggetti di tale tipo, chiedono certamente di godere alcuni vantaggi (e soprattutto, in quell’occasione, di fregare gli interessi italiani in Libia; e non solo). Tutti scordano che, poco prima che i due sicari partissero contro Gheddafi, navi americane nel Mediterraneo spedirono varie decine di missili a distruggere difese aeree e quel po’ di aviazione della Libia.
Ci si scorda poi che l’“affranto” Berlusconi poteva opporsi nettamente a quell’aggressione (mentre il suo Ministro degli Esteri, Frattini, l’appoggiava apertamente) e non limitarsi a quella frase (pur essa scordata da chi ha memoria corta): “sic transit gloria mundi”, con la quale si accettava vergognosamente e vigliaccamente l’infamia, che avrebbe condotto a quell’autentica macellazione del leader libico. Basta anche con la contraddizione in termini: Napolitano “comunista e filoamericano” (anzi: stalinista e filoamericano). Nessun comunista e stalinista era filoamericano. Conoscevo fior di “amendoliani” (i cosiddetti “miglioristi”); non erano già più comunisti perché in via di netta socialdemocratizzazione, criticavano nettamente il regime politico vigente in Urss, ma nel mondo bipolare stavano comunque con quest’ultima e non con gli Usa. Nel 1969 (vicesegreteria del Pci a Berlinguer, che ne divenne segretario nel 1972), il Pci (e non la parte “migliorista”) iniziò trattative segrete e coperte con gli Usa per quel passaggio di campo (di stampo “badogliano”) che poi compì un bel passo avanti con il viaggio (raccontato ridicolmente come “culturale”) di Napolitano negli Usa, iniziato un po’ dopo che Moro (con la sua bella borsa di documenti mai trovati e mai rivelati dalle BR, ampiamente “infiltrate”) era stato rapito. Infine, con il crollo del campo “socialista” (1989) e dell’Urss (1991), si ebbe la svolta decisiva e scoperta del Pci (che aveva ormai iniziato la sua trafila: Pds-Ds-Pd) divenuto il migliore e più infame segugio degli Stati Uniti, partecipando nel 1999 (governo D’Alema) all’aggressione clintoniana alla Serbia di Milosevic, pur esso definito del tutto impropriamente comunista.
Infine la più incredibile manomissione storica di questo demenziale articolo: Togliatti e Mao che avrebbero spinto la riluttante Urss ad invadere l’Ungheria nella ben nota repressione dell’ottobre 1956. Dopo il XX Congresso del Pcus (febbraio 1956), si erano prodotte all’interno dell’Urss forti divisioni, che portarono l’anno successivo allo scontro aperto. In un primo momento, Molotov, Malenkov, Kaganovic e Scepilov (che era stato fino allora kruscioviano, ma che si era accorto dove portasse la sua politica) riuscirono nel Presidium del partito a sconfiggere (e buttare fuori) Kruscev. Questi ribaltò la situazione convocando il CC del partito; e lì vinse espellendo a sua volta i suddetti quattro. Quelle contraddizioni interne spiegano l’atteggiamento sovietico nell’ottobre ’56 in Ungheria; all’inizio reazione incerta e dopo, quando l’insurrezione si precisò anche nei suoi contorni filo-atlantici (altro elemento che gli anticomunisti viscerali e mentitori scordano), repressione durissima. Figuriamoci se Togliatti e Mao potevano condizionare il “centro” del campo “socialista” (cazzata orba!).
Le contraddizioni interne al Pcus continuarono. Ci fu la pagina di storia da me raccontata nella sua “verità” (non come l’hanno alterata gli ignoranti e in malafede storici di tempi grami come quelli dal 1945 in poi), cioè la crisi di Cuba. Accordo fra Kruscev (bisognoso di un gesto forte di fronte alla fronda interna sempre più robusta) e Kennedy per mettere i missili sovietici nell’isola da poco divenuta castrista. Opposizione interna al presidente americano, accordi (segretissimi) saltati, figuraccia krusceviana, ritiro dei missili e infine, nel giugno 1964, il leader sovietico fu spazzato via. E non terminò lì perché, dopo il ventennio brezneviano, venne un altro “Kruscev”, cioè Gorbaciov. E anche qui mi vanto, di fronte a tutti gli ormai “andati” comunisti (e marxisti) che si crogiolavano con la rifondazione della “via al socialismo”, di avere fin dal 1986 (un anno dopo l’insediamento del mediocrissimo nuovo leader sovietico) previsto (non il quando e il come, ma nella sostanza) l’affondamento dell’Urss.
Per quanto riguarda la Cina di Mao, va ricordato che essa entrò già in dissidio (politico, ma anche come conseguenza di quello teorico e ideologico) con l’Urss dopo il XX Congresso del Pcus. Da quel momento, fu l’intero Pcc in contenzioso con l’insieme della direzione sovietica, non con il solo Kruscev; come dimostra il violento scambio di lettere tra i due comitati centrali dei rispettivi partiti nel 1963. In quell’occasione, il Pcc al completo (anche la parte che, dopo la “rivoluzione culturale” del 1966, fu indicata come “linea nera”, diretta da Liu-sciao-ci, o come diavolo si scrive) si contrappose all’intero gruppo dirigente sovietico. Nel 1957, dopo le prime crepe con l’Urss, Mao scrisse il rilevante “Sulle contraddizioni all’interno del popolo”, in cui cominciava a rivedere la tesi dell’incrollabile unità del paese durante la “costruzione del socialismo”. E quel primo “timido” tentativo finì per teorizzare, appunto con la “rivoluzione culturale”, la continuazione della lotta di classe tra borghesia e proletariato nel partito e nello Stato anche dopo la presa del potere comunista, concludendo che in Urss (e negli altri paesi di quell’area) la prima era tornata al potere e lo stesso rischio correva la Cina precisamente con la “linea nera”.
Questa, anche se necessariamente illustrata per brevi cenni, una storia un po’ più vera e complessiva di quella raccontata da certi giornalisti “di destra”, il cui anticomunismo primitivo conduce a scrivere sciocchezze quasi incredibili. Basta così con questo caldo da sfinimento.
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BASTA CON IL “VILE NANO”. CACCIARLO AGLI INFERI! di GLG

gianfranco

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non so cosa ci voglia ancora per i cretini e meschini dei suoi “alleati”. Adesso addirittura porta in auge Calenda, ministro del governo piddino, il cui unico merito è di essere nipote di Luigi Comencini (meno di essere figlio di Francesca Comencini). Un individuo che ha riscosso successo presso i grandi imprenditori italiani (privati), quelli che hanno portato il paese, già quinta e poi sesta potenza industriale (mezzo secolo fa), alla penosa situazione odierna; e che tutto sommato vogliono la forte immigrazione che ha fatto scendere i salari. Secondo lo stesso Boeri, gli immigrati (e quelli “non in nero”!) prendono il 15% in meno del salario degli italiani. Il vile “nano” pretende di rassicurare gli inetti suoi “alleati” (che hanno perso l’occasione di sputtanarlo mille volte) dicendo che il Nazareno è finito. Semplicemente perché Renzi è in questo momento in netta difficoltà; tornasse a risalire, si butterebbe a pesce in nuovi accordi.

E ha il coraggio di affermare che Gheddafi era un uomo leale e ne tesse le lodi. La memoria di questo popolo è così corta? Il vigliacco era premier quando il leader libico è stato aggredito (e senza nessun accordo nella Nato) e lui ha solo trovato modo di pronunciare il “sic transit gloria mundi”. E anche mente dicendo che la responsabilità di quell’aggressione è di un leader europeo. Intanto sono stati due Stati, Francia e Inghilterra, a dar fuoco alla miccia. Inoltre, solo dei mascalzoni abituati a sempre mentire possono far finta di non sapere che si è trattato di una mossa della strategia obamiana (autrice della sedicente “primavera araba”, appoggiata da tutte le immonde “sinistre” europee e italiane in specie), basata sull’uso di “alleati” (di sicari) al contrario di quella di Bush, convinto dell’azione diretta (come in Afghanistan e Irak). Prima dell’attacco franco-inglese, navi americane lanciarono alcune decine di missili e distrussero quel poco di aviazione e difese aeree libiche.

Berlusconi è un mentitore, viscido, pronto alle peggiori giravolte e tradimenti; e si è venduto a Obama, lo ripeterò un milione di volte, a Deauville (G20) nel maggio 2011 per salvare i suoi interessi personali. Da allora ha sempre operato per portare l’opposizione a scelte tali da favorire la nascita di una Dc in sedicesimo, un immondo intruglio di miserabili opportunisti, con semplici critiche inoffensive verso la UE (questo imbroglione matricolato aveva perfino fatto il nome di Draghi come possibile premier italiano) e pronti a sempre servire qualsiasi gruppo sarà al comando negli Usa. Se i suoi “alleati” (e Toti, che giocava a differenziarsi un po’ dall’interno) non lo combattono e continuano a pensare a qualche voto (e ne perderanno a favore di FI, se così continuano), vanno trattati allo stesso modo di questa infinita abiezione del peggiore doppiogiochismo cui ci hanno abituati i ceti dirigenti italici.

PS Lascio la foto per chiedere: i due “figuri” che ha al fianco sono Salvini e Meloni? Sono molto cambiati: mutazione genetica?

PS II Ah, mi ero scordato la sua sparata su FI al 30% e sul coacervo di opportunisti sotto la sua direzione al 51%. Dato che non penso sia un visionario cretino, è ovvio che sa benissimo di star affermando un puro “sogno”, che è però, nel contempo, un “pizzino” ai suoi futuri reali “alleati” centristi: stiamo tutti insieme e le “ali”, vecchia “sinistra” nostalgica e “populismi”, saranno messi in angolo.

DI LETAMAIO IN LETAMAIO, di GLG

gianfranco

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se Salvini continua a sbagliare si troverà sempre peggio. Boeri non sbaglia né vive nel “sogno”, conduce un’operazione che un giorno, magari appena corretta ed edulcorata, potrebbe servire alle forze “centriste”, che tentano di rafforzarsi sulla base delle difficoltà crescenti per Renzi al fine di perpetuare una situazione italiana tesa al disastro; disastro per il paese, ma successo per coloro che lo procurano e continuano a tenersi in sella e a “mangiarsi” l’Italia. In Francia, i marpioni hanno dovuto cambiare cavallo perché i “vecchi” erano ormai spompati ed elettoralmente in forte caduta. Qui, sperano invece nella soluzione morbida – detta “centrista” e “moderata”, tipo vecchia Dc, ma in versione da farsa (tragica però per noi) – con Renzi o senza Renzi, ma con Pd e F.I. che continueranno a creare la “palude” in cui tutti possano essere immersi e impediti nei movimenti. Spazzare via Berlusconi, non accontentarsi delle difficoltà di Renzi. Gli “alleati” del “nano”, pur sospettosi e recalcitranti, sono essi stessi infettati dal virus elettorale (è contro questo che dovrebbe essere dichiarato obbligatorio il “vaccino”, le altre malattie fanno ridere in confronto); di conseguenza, non combineranno mai nulla e si faranno logorare e infine “spolpare”. Occorrono altre forze, che siano uno tsunami per tutte le cialtronesche organizzazioni attive nella sfera politica. Quanto al ceto che si pavoneggia da intellettuale, grandi purghe e chiusura temporanea di ogni ordine di scuola, che va ripulita al 100% da chiunque sostenga il “politicamente corretto”.
Non ci si affatichi a ricordarmi che questo non appare all’orizzonte, che il virus delle “libere elezioni” – da cui siamo infetti da oltre 70 anni e che proviene da oltre atlantico – continua a dilagare e mietere vittime. Lo so bene; io continuerò semplicemente a sostenere ciò che sarebbe necessario, ciò che rappresenterebbe l’unica via di uscita. Poi, se il “poppolo” rifiuta la soluzione, io mi sento semplicemente con la coscienza a posto. Entro vent’anni, non dico io ma quelli che la pensano (e soprattutto penseranno) come me, potranno constatare che quanto qui detto è fortemente realistico. E magari ci sarà qualche altro “piazzale Loreto” (o similare), in cui gli opportunisti, di cui i popoli pullulano, commetteranno le solite avvilenti sceneggiate. Niente di nuovo sotto il Sole; di tragedia in tragedia, di farsa in farsa, di letamaio in letamaio, la società “va avanti”.

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