NESSUNO O TUTTI, O I FUCILI O LE CATENE, di GLG

gianfranco

 

Nessuno o tutti – o tutto o niente.
Non si può salvarsi da sé.
O i fucili – o le catene.
Nessuno o tutti – o tutto o niente.

Strofa ricorrente nella poesia di Brecht “Nessuno o tutti” composta nel 1934, uno dei fatidici anni ’30: ascesa del nazismo al potere, guerra civile in Spagna, Fronte popolare in Francia, inizio della seconda guerra mondiale. Sono inoltre gli anni della grande crisi iniziata nel ’29 negli USA e mai veramente superata se non con il violento scontro bellico. E come ultimo ma essenziale: gli eventi in URSS che accompagnarono la forte crescita industriale e la creazione di una grande potenza, determinante nell’esito della guerra mondiale; poi divenuta per quasi mezzo secolo il polo contrapposto agli USA.

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Non ci si faccia ingannare da quel “non si può salvarsi da sé”. Non significa certo che si deve attendere di ricevere aiuto da altri. Invece, ci si deve unire e formare una “legione” per salvarsi, non certo credere di poterlo fare da soli, pensando ai fatti propri. Tuttavia anche il ben noto detto “l’unione fa la forza” va accettato con prudenza. Ci sono sempre condizioni per l’esercizio della forza, compresa una vera convinzione fortemente sentita da tutti i partecipanti ad una impresa e la presenza di un gruppo, in genere abbastanza ristretto rispetto all’insieme, che sappia dirigere con autentico sapere strategico. E poi c’è anche il caso e la fortuna o sfortuna.
Vi è però un’affermazione più forte e pregnante nella strofa ripetuta più volte ad intervallare quelle diverse fra loro: “Schiavo, chi ti libererà?…..”, “Affamato, chi ti sfamerà?….., “Vinto chi ti vendicherà?……, “Perduto, chi oserà?……”. Si dice senza esitazione: “Tutto o niente”; questo è quanto si potrà – ma soprattutto si dovrà nel momento saliente della lotta – ottenere. Insomma nessuna via di mezzo, nessun compromesso con il nemico giurato, nessun cedimento ad uno sciocco sentimento caritatevole nei confronti di chi ha sempre dominato con arroganza e prepotenza. E “tutti o nessuno” dovranno compartecipare alla decisiva vittoria contro lo spietato sopraffattore. Infine l’ultima avvertenza, la più forte e priva di sfumature: “o i fucili o le catene”. O si resterà servi supini e vili o si dovranno imbracciare armi adeguate ad abbattere coloro che stanno al vertice di una società ormai insopportabile per la maggioranza di quella data popolazione.
Ebbene, credo che oggi stia tornando di attualità questa poesia brechtiana; un po’ in tutto l’“occidente”, ma soprattutto in questo nostro paese, che dovrebbe finalmente vergognarsi di buona parte della sua storia dall’Unità ad oggi, sempre in bilico tra una potenza straniera e l’altra. E non per giocare all’interno delle contraddizioni tra queste – così come oggi bisognerebbe fare tra USA, Russia e Cina – ma per stare sempre al servizio di una d’esse: oggi appunto gli USA, nostri finti “liberatori” ed effettivi “occupanti” da tre quarti di secolo a questa parte. La maggioranza della nostra popolazione – soprattutto i ceti meno abbienti com’è ovvio – mi sembra malcontenta. Tuttavia mi sembra anche confusa; non si stanno inoltre minimamente formando dei gruppi dirigenti di vera competenza strategica. Quelli più vicini alla parte malcontenta cercano solo voti e quindi posticini in cui stare comodamente “sdraiati” senza mai liberare veramente il paese da ogni servitù. Ci vorrà ancora un certo numero d’anni prima che si precisino, su scala mondiale, decisive divergenze e necessità di nuove “supremazie”. Poi si vedrà che fine farà l’Italia: o “nessuno o tutti, o tutto o niente”. Ma ricordando soprattutto:

O I FUCILI O LE CATENE!!!

DEDICATO A NOI STESSI

 

Dedicato ai collaboratori e lettori del blog da parte di Giellegi

Dici: «Per noi va male. Il buio
cresce. Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
noi siamo ora in una condizione
più difficile di quando
si era appena cominciato.
E il nemico ci sta innanzi
più potente che mai.
Sembra gli siano cresciute le forze, ha preso
una apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può più mentire.

Siamo sempre di meno. Le nostre
parole d’ordine sono confuse. Una parte
delle nostre parole
le ha stravolte il nemico fino a renderle
irriconoscibili.
Che cosa è ora falso di quel che abbiamo detto?
Qualcosa o tutto?
Su chi contiamo ancora?
Siamo dei sopravvissuti, respinti
via dalla corrente? Resteremo indietro, senza
comprendere più
nessuno e da nessuno compresi?
O dobbiamo sperare soltanto
in un colpo di fortuna?»

Questo tu chiedi. Non aspettarti
nessuna risposta
oltre la tua.

Bertolt Brecht, Augusta 1898 – Berlino 1956