La Cina è vicina?

Cina

 

Da oggi l’Italia è una colonia cinese. Lo scrivono i giornali. Prima che i mandarini ci invadessero con le loro merci eravamo un Paese libero. Ora i nostri figli nasceranno con gli occhi a mandorla e ci abbasseremo mediamente di qualche centimetro all’anno. La pelle dei connazionali tenderà sempre più al giallo e pronunceremo la “l” al posto della “r” per empatizzare linguisticamente con i nostri nuovi padroni. Dopo l’Inter anche la Juventus passerà ai cinesi e non vincerà più un campionato. Gli oggetti si romperanno presto ma non ci prenderemo la briga di ripararli perché costeranno meno e li sostituiremo con altri di più scarsa durata. Diremo Amelica anziché America e calo anziché caro. Che brutta china con la Cina vicina. Eppure qualcosa non torna in questi racconti da quattro renminbi che leggiamo sui quotidiani. Con l’iniziativa di accogliere i cinesi a braccia aperte ci saremmo inimicati tutti, dall’Ue agli Usa, i quali non vedono bene un simile avvicinamento. Pechino è il primo competitore dell’Occidente a livello mondiale, dicono questi grandi analisti del piffero, eppure Washington e Bruxelles, nonostante qualche rimbrotto, ci avrebbero lasciati fare. Siamo seri. Se gli americani non si sono opposti, con tutte le loro forze, come in occasione degli accordi coi russi per i gasdotti, è perché non temono così tanto l’Impero di Mezzo come altri avversari, meno intraprendenti economicamente ma molto più attrezzati militarmente e “geopoliticamente”. I rapporti che contano, quelli che riguardano i settori strategici, non sono stati toccati e, per esempio, il 5G è stato escluso dai documenti firmati. Anzi, storicamente gli Usa hanno legato con la Cina per limitare lo strapotere sovietico e ci sono riusciti nonostante i due giganti comunisti condividessero, sulla carta, una speculare ideologia. Nemmeno la solidarietà tra bandiere rosse impedì a Mao di accordarsi con Nixon, considerati i problemi avuti con Mosca, soprattutto dopo la morte di Stalin, profondamente stimato dal Grande Condottiero.
La carta stampata però fa un mestiere sporco e anziché dare notizie rovescia la realtà per servire le menti che tirano i fili dei suoi falsi discorsi. Possiamo star certi che le intese sino-italiane rientrano in quella marginalità di movimento consentita da Washington ai pianeti della sua orbita e non inficiano il quadro strategico complessivo dell’Egemone. Anzi, si tratta di “tolleranze” ammesse allorché sono in atto mutamenti negli equilibri mondiali e nei rapporti di forza generali. Rammentiamo ancora una volta ai pennivendoli che i cinesi potrebbero essere rintuzzati in qualsiasi momento dai nostri protettori oltreoceanici perché costoro hanno basi e armamenti sul suolo nazionale. Ma i botoli dei media si fanno terrorizzare dai Panda Bond coi quali i Wang, gli Zhang e i Chen avrebbero dato il via alla colonizzazione del BelPaese. C’è una tara economicistica che fa credere ai più che basti comprarsi i titoli di uno Stato per controllarlo, così in quest’ottica la Cina sarebbe persino più potente degli Usa perché possiede il debito pubblico americano. Ovviamente, sono balle che i sedicenti esperti alimentano per nascondere altro, cioè che essi ricorrono alla stupidità per meglio servire la propaganda dei dominanti. Riporto, con commento tra parentesi quadre, un florilegio di tutte queste sciocchezze apparse ieri su un quotidiano nazionale molto vicino alla Lega: “Si chiamano «Panda Bond» e trasformeranno l’Italia in una riserva cinese. Sono le nuove obbligazioni che da oggi la Cassa Depositi e Prestiti potrà emettere per finanziare le aziende italiane che operano in Cina, ma denominate in renminbi e scambiate esclusivamente sul mercato del Dragone. Di fatto un pezzo del nostro apparato produttivo che il presidente Giuseppe Conte ha ceduto in uno dei tanti accordi firmati con Xi Jinping. E siamo pure contenti: masochismo puro”… “Con questi modi il gigante asiatico intende colonizzare il mondo: lo ha già fatto con l’Africa, dove ha fornito capitali per grandi opere pubbliche, salvo richiedere indietro con interessi salati i fondi anticipati, diventando proprietaria delle infrastrutture [qui ci si dimentica di dire che i cinesi sono stati sbattuti fuori da qualche paese africano, perdendo tutti i loro investimenti e senza risarcimenti, grazie all’aiuto di una manina occidentale, a testimonianza del fatto che la sola economia non può nulla contro la minaccia armata dei prepotenti]… “Perché è vero che gli accordi commerciali e industriali sono sacrosanti in quanto portano sviluppo e benessere [solita leccatina al libero-scambio, non guasta mai soprattutto quando si sta scrivendo di impedire di far circolare liberamente le merci perché non sono quelle ‘giuste’], ma è altrettanto vero che il fine ultimo della Cina è un altro. Affermare la propria egemonia, utilizzando la leva economica, demografica e militare. Ma se è comprensibile che possano cascarci i Paesi africani, davvero non si comprende come possa farlo l’Italia che è la settima potenza mondiale [gli unici che vengono ad affrancarci sono gli americani che ci hanno liberato persino dalla libertà, tutti gli altri portano con loro sempre un brutto retropensiero]… “Davvero siamo tanto disperati da dover porgere il nostro collo al cappio cinese? L’enfasi con cui si esaltano gli accordi firmati in questi giorni altro non è che una resa alla nostra impotenza e una certificazione di debolezza economica e politica”. … “Con Xi Jinping a Roma abbiamo siglato la nostra condanna a morte [addirittura!]…Al presidente della Repubblica Popolare Cinese tutto è permesso. Bandiera rossa ha sempre il suo fascino in Italia e da due giorni sventola sul Quirinale. Ma rosso è anche il colore del demonio. E quando il diavolo ti accarezza, come sta facendo la Cina con noi, è perché vuole prendersi l’anima [tocco anticomunista e teologico finale, casomai fosse sfuggita la sostanziale cialtroneria dello scrivente]”.

Ma andate a cacale!

UN’ALTRA PUGNALATA ALL’ITALIA

SudItaliabordello

 

Strano modo di tutelare il nostro interesse nazionale quello della Lega. Il Corriere della Sera riporta una nota da Palazzo Chigi, vergata dal movimento di Salvini, in cui si afferma che: “nelle ultime settimane il governo, condividendo la crescente preoccupazione in termini di cybersecurity da parte della comunità internazionale inclusi USA, G7 e la stessa Commissione europea ha lavorato all’ ampliamento del Golden Power con particolare riferimento allo sviluppo della tecnologia 5G”.
Quest’ultima, come abbiamo già scritto, comporta uno sviluppo accelerato in settori importanti ma, evidentemente, gli Usa non sono affatto contenti dello scenario e quindi si stanno frapponendo tra i cinesi, che detengono il primato di detto sistema, e i loro possibili interlocutori. Possiamo immaginare che il viaggio di Giancarlo Giorgetti a Washington, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio in quota leghista, di fine febbraio, servisse a discutere anche di questo dossier. Dico anche perché in realtà avranno esaminato cose molto più serie, come politica estera, intelligence, ecc. ecc. Tutti temi sui quali tra noi e gli Usa esiste da tempo una ”dialettica”, quella servo-padrone. Non sarà stato il viaggio “culturale”, al di là dell’Atlantico, di Napolitano del 1978, che di fatto sancì lo spostamento di campo del Pci sotto l’ala statunitense, anticipato dalle dichiarazioni di Berlinguer del ’76 circa “l’ombrello Nato”, ma il momento storico suggerisce che qualcosa di grosso aleggia nell’aria, viste le trasformazioni politiche in corso a livello geopolitico. La mutata azione americana rifarà i connotati alle sue tradizionali sfere d’influenza, ricalibrando o sconvolgendo le precedenti formule.
Infatti, le dichiarazioni leghiste gridano vendetta e costituiscono l’ennesimo tradimento ai danni di questo pauvre pays. Siamo dominati da più di settanta anni dagli americani, in tutti i settori chiave e negli assetti strategici, ma si arriva a paventare di un pericolo cinese ancora inesistente nei fatti. Ieri temevamo i gialli per le merci a basso costo ora siamo terrorizzati dai loro progressi. Se vanno oltre l’involtino dobbiamo stare attenti al mandarino. Qualcosa non quadra nelle narrazioni di questi difensori della patria dell’ultima ora che fino a ieri volevano resecare l’Italia, isole comprese.
Vorremmo però ricordare ai nostri governanti del cambiamento che i principali problemi della cosiddetta cybersecurity in Europa sono venuti tutti da oltreoceano. Gli yankee hanno intercettato chiunque sul vecchio continente, ai livelli apicali di Stati e governi, facendo scoppiare scandali che però non si sono risolti in nulla, proprio perché questi controllano l’Ue “manu militari” e con spie sparse ovunque. La stessa Unione Europea è una loro creazione. Lo è dai primi passi di una integrazione forzata e gestita ideologicamente (con l’ingombro statunitense legittimato retoricamente per impedire il ritorno delle dittature) all’indomani della II Guerra Mondiale, pilotata dalla Cia, dal Fbi e dagli stessi militari che impiantavano basi ovunque fosse utile farlo. I grandi padri fondatori dell’Europa erano tutti finanziati dallo “straniero” e i loro nipotini sono ugualmente comprati o minacciati, a seconda del loro grado di sudditanza.
Questa è la realtà, ma qualcuno ha ancora davanti agli occhi una grande muraglia immaginaria che ci costerà sempre più cara, in termini di autonomia ed indipendenza, da Lisbona a Vladivostok.

Dove passano gli eserciti americani non passano le merci di terzi.

Cina

Gli affari si dovrebbero concludere quando sono convenienti e nel luogo in cui sono più favorevoli. Questo ci insegna la triste scienza e i suoi ancor più tristi economisti. In teoria. Ma in pratica le cose stanno affatto diversamente. Il mercato è sovrano, domanda ed offerta determinano i prezzi. Chi è più bravo si arricchisce e chi sbaglia perisce. I paesi devono specializzarsi nelle produzioni in cui sono più competitivi, ecc. ecc. Se lo Stato, con le sue ingerenze, interrompe l’agire della mano invisibile il sistema si inceppa e si precipita nelle crisi. Le imprese devono districarsi da sole senza finanziamenti pubblici. Sono tutte balle o quasi, ovviamente, che vengono a galla quando chi comanda davvero si vede pestare i piedi da un concorrente troppo spavaldo che arriva a rompergli le uova nel paniere. Cinesi, russi, italiani, francesi e assiro-babilonesi sono avvisati. La globalizzazione è solo un altro nome del predomino americano, come diceva Kissinger. se a Mosca si mettono in testa di vendere troppe materie prime in giro per il mondo o a Pechino di esportare merci danneggiando i business preponderanti di Washington ogni teoresi può andare a farsi benedire ed il pugno di ferro finalmente uscire dal guanto di velluto. A fortiori, perché gli Usa comprendono bene che dietro certe iniziative commerciali si celano obiettivi (geo)politici ben più sostanziali. Ora, la via della seta non è un vero pericolo per la Casa Bianca ma certe attività vanno coordinate, cioè autorizzate. Altrimenti l’Egemone è costretto ad alzare la voce e i sottoposti a farsela sotto. E se ne vedono già tanti tra i nostri politici con la cacarella che si tirano indietro persino per qualche contrattino da poco. E’ vero che la questione della rete 5g ha un suo peso strategico, tanto che Mattarella è immediatamente intervenuto a rassicurare gli Usa sul fatto che quest’ultima sarà esclusa da eventuali intese, tuttavia, è proprio essa che dovrebbe interessarci di più per le sue novità. Non sono un esperto di tecnologia ma da quello che leggo in giro si tratterebbe di una rivoluzione plurisettoriale che passa dall’informazione e della comunicazione per influenzare trasporti, manifattura, industria, energia, sanità, ecc. ecc. Le chiavi del sistema sarebbero in mano ai cinesi e questo agli americani non piace. Eppure, poiché gli statunitensi controllano i settori più avanzati questa differenziazione dell’offerta sarebbe giustificata. Del resto, non è stata proprio Washington a far saltare il gasdotto South Stream, che dalla Russia sarebbe sbucato in Italia, col pretesto che questo avrebbe reso l’Europa troppo dipendente da un solo fornitore? Si vede che se l’offerente è yankee il problema non si pone. Quindi la Cina sarebbe un pericolo perché ci invita a concludere accordi commerciali. La Russia sarebbe una minaccia perché ci invita agli accordi energetici. Questi paesi utilizzerebbero patti e contratti per ingerirsi nei nostri affari e condizionare le nostre scelte. Un vero attentato alle nostre libertà democratiche. Invece, la presenza militare diretta degli USA sul nostro suolo, da nord a sud della Penisola, è garanzia di indipendenza non di occupazione da parte di un paese straniero. Nevvero? Dove passano gli eserciti americani non passano le merci di terzi, reinterpretando Bastiat.

ANDIAMO ALMENO UN PO’ SOTTO L’EPIDERMIDE, di GLG

gianfranco

Sentendo parlare pretesi esperti di politica internazionale, con posti direttivi in Istituti di tale tipo, penso di essere stato defraudato di qualche carica di rilievo. Apprezzo molto due o tre di questi esperti; la maggioranza mi sembra assai discutibile. Ho cominciato a sentir parlare di III guerra mondiale all’epoca della crisi dei missili a Cuba nel 1962; e sghignazzavo. Ho sghignazzato non so quante altre volte per lo stesso motivo; l’ultima è stata poco tempo fa in occasione della crisi tra Usa e Corea del nord. E adesso vediamo come sta andando a finire. Tuttavia, è da qualche tempo che viene annunciato l’incontro tra Trump e Kim (che dovrebbe esserci salvo altre commedie dell’ultimo momento). Solo che tutti parlavano di accettazionedella denuclearizzazione da parte del “dittatore” nordcoreano. Ho subito scritto che non aveva affatto promesso questo, ma solo la sospensione dei test nucleari e di quelli relativi ai missili balistici; e dopo essere arrivato alla bomba H e al missile intercontinentale. Ed infatti, adesso che l’annuncio c’è stato ufficialmente, all’entusiasmo di Trump corrispondono alcuni distinguo di altri per il fatto che Kim ha appunto promesso la sola sospensione degli esperimenti, precisando che ormai ha ottenuto abbastanza per avere un certo potere di deterrenza.

Quello che non si è capito è che la partecipazione dei nordcoreani alle Olimpiadi nel sud Corea non era dovuto al potere dello sport in tema di sviluppo di rapporti amichevoli. Anche in tal caso, ho subito fatto presente come la mossa “sportiva” fosse solo un passo politico ben preciso per aprire una strada, che èproseguita con incontri tra le autorità dei due paesi; e a giorni ve ne sarà uno ancora più importante. Pure la Cina, come Trump, manifesta ufficialmente soddisfazione per la decisione di Kimmentre non è per nulla contento il premier giapponese, che già da tempo insiste per il riarmo del suo paese; è evidente che la Corea del nord era una buona scusa per portare avanti questo disegno. Adesso, quindi, egli fa mostra di non credere alla sincerità di Kim onde continuare ad avere il pretesto per il riarmo. Pure la soddisfazione dei vertici Usa e cinesi dipende dal fatto che in ogni caso si tratta delle due massime potenze nell’area del Pacifico; e non hanno da temere gran che da quanto si profila all’orizzonte (e non viene tuttavia nemmeno menzionato). Sarà un processo ovviamente complesso e difficile, ma è più che chiaro che tutte le ultime mosse – anche nel momento della “grave crisi” tra Trump e Kim – fanno capire come alla lunga le due Coree si riunificheranno e daranno vita, con la potenza industriale del sud e quella bellica del nord, ad una buona subpotenza regionale;appunto nell’area del Pacifico.

E’ ovvio che Usa e Cina resteranno le due potenze maggiori in quell’area; ma la nascita della Corea riunita (che richiederà ancora passi complicati da compiere, sia chiaro) può mettere in moto tutta una serie di squilibri e riequilibri, tutti da vedere. E il Giappone sarà sempre più ansioso di partecipare al “gioco”. Anche perché mi sembra che i vertici giapponesi non siano come quelli germanici, incapaci di riprendersi dalla sconfitta subita nel 1945 e solo interessati ad essere i “maggiordomi” (in concorrenza con i francesi) del gruppo di servitori europei degli Stati Uniti. I giapponesi sembrano invece voler risorgere in modo autonomo. Difficile adesso pronunciarsi su paesi come l’India o il Pakistan, ecc.

D’altra parte, l’area del Pacifico non è isolata dal resto del mondo. Di conseguenza, la rivalità tra le due maggiori potenze “laggiù” (Usa e Cina) sarà influenzata dalla presenza dell’area europea e africo-mediorientale, dove sta venendo in evidenza la Russia (paese che si estende però anche in Asia in contatto con la Cina). E con la presenza di due subpotenze quali Iran e Turchia, che non si mostreranno asservite ad altri e giocheranno sulle contraddizioni tra le due maggiori potenze nell’area in questione; appunto Usa e Russia. Insomma ci sarà da divertirsi a seguire tutte le capriole e gli zig zag che compiranno potenze (tre fondamentalmente) e subpotenze nelle diverse regioni del globo. La terza guerra mondiale – e come verrà combattuta? Altro enigma – è ancora lontana; arriverà, occorre sempre che alla fine ci si batta per la supremazia (naturalmente per un certa epoca storica, poi tutto ricomincia sempre daccapo). Per il momento, lo ripeto, divertiamoci; come accade sempre quando bisogna risolvere una serie di puzzles.

PS  Riporto quanto scritto il 28 marzo

http://www.corriere.it/…/kim-mistero-viaggio-segreto…

Di nuovo il tema della denuclearizzazione. Non credo sia in discussione. Semmai ci può essere un arresto (o magari sosta) negli esperimenti; tanto la Corea del Nord ha già raggiunto buoni risultati potendo ormai fabbricare anche la bomba H. Quanto già ottenuto basta per costruire un arsenale atomico; ed è probabile che anche senza ulteriori esperimenti si possano compiere passi aggiuntivi in merito alla produzione di bombe ancor più potenti. Il nord Corea, inoltre, ha anche sperimentato il missile a lunga gittata. Il paese ha tutti gli elementi per mettere in piedi un percorso, certo abbastanza lungo, per giungere ad un’unica Corea piuttosto forte, vera subpotenza che può farsi rispettare sia dalla Cina che dagli Usa. Da mesi parlo di questa prospettiva. Ultimamente ne ha parlato anche Limes; è dagli anni ’50-’60 del secolo scorso che il sottoscritto fa previsioni azzeccate, a partire dal XX Congresso del Pcus del febbraio 1956 e poi sulla crisi dei missili a Cuba nell’ottobre ’62 (e nel frattempo una serie di previsioni azzeccate sul percorso del Pci). Potrei citare ancora le supposizioni sui motivi e sui “creatori” del watergate contro Nixon; e ancora sulle vere motivazioni del rapimento e uccisione di Aldo Moro (con relativo viaggio di Napolitano negli Usa nello stesso periodo); e poi sulla funzione di Gorbaciov con liquidazione del “blocco socialista”, ecc. ecc. Mai avuto la soddisfazione di una sola citazione da gente che è arrivata con ritardi immani a capire ciò che stava accadendo.
Chiusa la parentesi, e tornando all’argomento principale, la Cina non può non avere qualche preoccupazione per il sorgere della subpotenza appena citata ai suoi confini, ma sarebbe tutto sommato in grado di controllarla. Tenere il nord Corea sotto protezione, ma far si che il sud Corea resti sotto il tallone, sempre più pesante, degli Stati Uniti, credo sia una prospettiva peggiore. Così pure per i nordcoreani. Denuclearizzando, dovrebbero restare sotto lo scudo (nucleare) cinese, rinviando sine die la prospettiva di riunificazione del paese con rafforzamento netto delle due metà. Gli unici ad avvantaggiarsi del fatto sarebbero gli Stati Uniti, da cui la Corea del sud non potrebbe mai affrancarsi. Anche per la Cina – a meno che non pensino, nel più lontano futuro di chiara acutizzazione del multipolarismo, a qualche “alleanza” con gli Usa in funzione antirussa (e antigiapponese, poiché anche tale paese, in tempi medio-lunghi, giungerà a riarmarsi) – non sembra conveniente la prospettiva di una definitiva subordinazione del sud Corea agli Usa.
In definitiva, credo che i colloqui cino-nordcoreani saranno tesi a trovare punti di collaborazione per il periodo immediato e in tempi medi, favorendo anche eventuali trattative di Kim con Trump (di cui si parla di incontro, ancora non si sa quando né se alla fine ci sarà), ma soprattutto favorendo tutte le misure utili a favorite il graduale sganciamento del sud Corea dalla sudditanza stretta a Washington. Il nord Corea non dovrebbe rinunciare alla notevole potenza atomica raggiunta, che è un buon patrimonio che può portare “in dote” nel futuro prevedibile “matrimonio” con la parte meridionale. Se ci fosse sul serio la denuclearizzazione del nord, bisognerà mutare le ipotesi sui rapporti tra Cina e Usa a medio-lungo termine.

 

È UN MONDO DIVERSO

mondo

Quando nel 2007 scoppiò negli Stati Uniti la bolla immobiliare, dando avvio alla lunga recessione giunta ai nostri giorni, prevedemmo che la soluzione alla stessa non sarebbe arrivata facilmente. Tuttavia, ritenemmo anche che la débâcle inizialmente finanziaria (e poi anche reale) non costituisse il sintomo di un crollo del sistema globale ma quello di una sua lenta ristrutturazione, soprattutto in senso geopolitico. Mentre ottimisti e catastrofisti snocciolavano i loro dati a sostegno dell’una o dell’altra tesi, vaticinando improbabili riprese o imminenti crolli definitivi, noi parlammo subito di crisi da sregolazione geopolitica, da perdita di centro gravitazionale, avverso la quale potevano trovarsi soltanto rimedi palliativi che non avrebbero tolto il male al corpo in quanto erano in atto mutazioni “genetiche” dell’ordine mondiale. Gli Stati Uniti, infatti, avevano dimostrato di non poter gestire la monocraticità del loro comando in seguito al rafforzamento di alcuni attori regionali (Russia e Cina in primo luogo). Inevitabilmente, si sarebbe rimessa in moto la Storia che, nella formazione mondiale capitalistica, si annuncia con scossoni di tipo economico. Quest’ultimi però, come scrive La Grassa, sono fenomeni superficiali che celano problematiche ben più profonde: “Il terremoto, magari con annesso tsunami, è evento catastrofico che colpisce a fondo la vita degli uomini; ed è ancora imprevedibile, checché se ne dica a volte con somma insipienza. Tutti, evidentemente, fuggono disordinatamente nel momento cruciale, poi iniziano ad organizzarsi in previsione di eventuali nuove scosse e pensano infine alla ricostruzione. Il sismologo sa tuttavia che il tremore di superficie, così disastroso, dipende da scontri tra strati del terreno che avvengono a grande profondità; più profondi sono tali urti e frizioni, maggiore è l’energia accumulata per anni e decenni (talvolta secoli) e più intenso e violento è il suo scaricarsi; tanto più ampia è inoltre la zona colpita dallo sconquasso… le grandi crisi del XX secolo sono state quella del 1907 e quella, decisamente più rilevante e passata alla storia come la crisi (per antonomasia), del 1929. Entrambe iniziarono con l’aspetto più superficiale di tale terremoto, quello finanziario, quello che sembra più colpire, ancor oggi, la fantasia “popolare”; dove per popolo si deve intendere semplicemente la gran parte degli ignari, adeguatamente influenzati dall’informazione ricevuta dai “santoni” della scienza sociale detta economia”.
Tuttavia, è bene ricordare che ciascuna di questa crisi condusse a delle guerre tra alleanze di paesi, I e II conflitto mondiale. Solo al termine del redde rationem tra potenze si uscì veramente dal periodo buio con una ridefinizione dei rapporti di forza internazionali e la divisione del pianeta in due blocchi contrapposti, ciascuno egemone nel suo campo. Poté così tornare la “regolazione” economica, soprattutto in occidente, dove gli Usa, divenuti predominanti, imposero la loro visione d’integrazione (gerarchica) alle formazioni sociali collegate. La stabilità fu a lungo assicurata al netto di più o meno brevi periodi recessivi (per esempio negli anni ’70) che non essendo però di tipo geopolitico-strutturale potevano essere governati, nei frangenti, con misure di tipo economico. Quando però è l’architettura stessa dell’ordine politico mondiale a mutare le medicine “finanziarie” e i provvedimenti economici servono a poco. E’ il caso dei nostri tempi che si annunciano di accentuato multipolarismo che, a sua volta, sfocerà in un’epoca di acuto policentrismo in cui la lotta per la supremazia tra Stati si farà più serrata, con la possibilità di scontri bellici senza esclusione di colpi (per ora ancora relativamente lontani). Di segnali ne abbiamo ormai in abbondanza, la Russia ha da tempo rotto gli equilibri e l’unilateralità americana (Siria docet) e si spera che altre nazioni seguiranno questa strada, proprio in accordo con questo Paese che sta tracciando il cammino per un prossimo futuro libero (o meno oppresso) dal tallone di ferro statunitense.

Situazione in Asia di GLG

gianfranco

QUi

Di nuovo il tema della denuclearizzazione. Non credo sia in discussione. Semmai ci può essere un arresto (o magari sosta) negli esperimenti; tanto la Corea del Nord ha già raggiunto buoni risultati potendo ormai fabbricare anche la bomba H. Quanto già ottenuto basta per costruire un arsenale atomico; ed è probabile che anche senza ulteriori esperimenti si possano compiere passi aggiuntivi in merito alla produzione di bombe ancor più potenti. Il nord Corea, inoltre, ha anche sperimentato il missile a lunga gittata. Il paese ha tutti gli elementi per mettere in piedi un percorso, certo abbastanza lungo, per giungere ad un’unica Corea piuttosto forte, vera subpotenza che può farsi rispettare sia dalla Cina che dagli Usa. Da mesi parlo di questa prospettiva. Ultimamente ne ha parlato anche Limes(1); è dagli anni ’50-’60 del secolo scorso che il sottoscritto fa previsioni azzeccate, a partire dal XX Congresso del Pcus del febbraio 1956 e poi sulla crisi dei missili a Cuba nell’ottobre ’62 (e nel frattempo una serie di previsioni azzeccate sul percorso del Pci). Potrei citare ancora le supposizioni sui motivi e sui “creatori” del watergate contro Nixon; e sulle vere ragioni del rapimento e uccisione di Aldo Moro (con relativo viaggio di Napolitano negli Usa nello stesso periodo); e poi sulla funzione di Gorbaciov con liquidazione del “blocco socialista”, ecc. ecc. Mai avuto la soddisfazione di una sola citazione da gente che è arrivata con ritardi immani a capire ciò che stava accadendo.
Chiusa la parentesi, e tornando all’argomento principale, la Cina non può non avere qualche preoccupazione per il sorgere della subpotenza appena citata ai suoi confini, ma sarebbe tutto sommato in grado di controllarla. Tenere il nord Corea sotto protezione, ma far si che il sud Corea resti sotto il tallone, sempre più pesante, degli Stati Uniti, credo sia una prospettiva peggiore. Così pure per i nordcoreani. Denuclearizzando, dovrebbero restare sotto lo scudo (nucleare) cinese, rinviando sine die la prospettiva di riunificazione del paese con rafforzamento netto delle due metà. Gli unici ad avvantaggiarsi del fatto sarebbero gli Stati Uniti, da cui la Corea del sud non potrebbe mai affrancarsi. Anche per la Cina – a meno che non pensino, nel più lontano futuro di chiara acutizzazione del multipolarismo, a qualche “alleanza” con gli Usa in funzione antirussa (e antigiapponese, poiché anche tale paese, in tempi medio-lunghi, giungerà a riarmarsi) — non sembra conveniente la prospettiva di una definitiva subordinazione del sud Corea agli Usa.
In definitiva, credo che i colloqui cino-nordcoreani saranno tesi a trovare punti di collaborazione per il periodo immediato e in tempi medi, favorendo anche eventuali trattative di Kim con Trump (di cui si parla di incontro, ancora non si sa quando né se alla fine ci sarà), ma soprattutto favorendo tutte le misure utili a favorite il graduale sganciamento del sud Corea dalla sudditanza stretta a Washington. Il nord Corea non dovrebbe rinunciare alla notevole potenza atomica raggiunta, che è un buon patrimonio da portare “in dote” nel futuro prevedibile “matrimonio” con la parte meridionale. Se ci fosse sul serio la denuclearizzazione del nord, bisognerà mutare le ipotesi sui rapporti tra Cina e Usa a medio-lungo termine.

 

(1)

“Seoul non è disposta a fungere da vittima sacrifcale di un confitto fra Washington e Pyongyang, esposta com’è alle artiglierie nordcoreane. Di più: la crisi sembra accompagnarsi alla riscoperta delle antiche radici nazionali condivise a nord e a sud del 38° parallelo, in parte sopravvissute alla guerra del 1950-53 e a 65 anni di separazione non consensuale. E se c’è qualcosa su cui i coreani sono quasi unanimi è l’odio per il Giappone invasore e colonizzatore (dal 1905 al 1945, per il primo quinquennio in forma di protettorato), esplicito al Nord, rattenuto per cogenza strategica al Sud – dunque tanto più opprimente. A osservare le immagini pubbliche, si direbbe che fra i dirigenti delle due Coree sia in corso una simpatica rimpatriata, in attesa di un possibile vertice fra i due leader. Il colmo per i giapponesi è stato veder sfla- re insieme gli atleti della Corea «alleata» e di quella nemica alle Olimpiadi invernali di Pyongchang. In testa all’allegro drappello pancoreano, l’alfere inalberava una bandiera bianca con ricamato in blu pallido il profilo della penisola nazionale integra e unita, più la provocatoria appendice delle rocce di Liancourt. Ovvero gli isolotti fottanti nel Mare del Giappone (Mare dell’Est secondo Seoul) battezzati Tokdo dai coreani e controllati dalla Corea del Sud ma rivendicati come Takeshima da Tokyo, cui la capitale nipponica, che li vuole afferenti al distretto di Oki (prefettura di Shimane), ha appena dedicato un museo”.

IL MULTIPOLARISMO E’ SEMPRE IN CRESCITA, di GLG

gianfranco

A quanto si può afferrare sinora, non sembra affatto che la Corea del Nord abbia manifestato, nel suo invitare ad un colloquio diretto gli Usa, l’accettazione di una “denuclearizzazione” come scrivono i nostri giornali e, mi sembra, anche quelli statunitensi. Kim sembra disposto ad eventualmente sospendere i test nucleari. Vedremo cosa chiederà in cambio; in ogni caso, sembra avere un certo numero di bombe atomiche, sufficienti alla “deterrenza”, oltre al fatto che credo abbia in mano tutti gli elementi per costruirne ancora. Al massimo può essere che esperimenti ulteriori fossero necessari ad accrescere la potenza delle bombe, ma non so se questo è proprio necessario e, in ogni caso, i nordcoreani sono arrivati fino alla bomba H (ad idrogeno); quella della “fusione” di atomi (un po’ come avviene nel Sole, dove quattro nuclei di H si fondono in uno di elio) e non della semplice “fissione” di nuclei d’atomi pesanti quali plutonio e uranio (la fissione serve semmai da innesco alla fusione della bomba H). Quest’ultima è molto più potente, libera energia anche migliaia di volte superiore a quella della bomba su Hiroshima. Inoltre, il Nord Corea ha recentemente sperimentato un missile a lunga gittata che può arrivare almeno alla parte degli Usa sul Pacifico (il famoso “West” di tanti film americani).
In definitiva, tenuto conto dei recenti approcci con la “rivale” Corea del Sud (il cui presidente sembra non avere nulla in contrario rispetto ai rapporti con il nord), possiamo ben dire che il “folle, feroce dittatore” Kim – un personaggio che dimostra d’avere più cervello di certi suoi antagonisti e detrattori – può ben consentirsi la “distensione”; anche perché la Cina non può certo abbandonarlo e veder accadere in quel paese qualcosa che possa condurre ad avere gli Stati Uniti ad un passo da casa con tutta la Corea sotto il loro tallone. Alla lunga, la Cina non sarà contentissima di avere accanto una Corea riunificata che sarà una subpotenza regionale di buon “rispetto” (economia florida del sud più potenza bellica del nord in un unico paese). Questo processo richiede però i suoi tempi e comunque non è come avere “addosso” fin d’ora la potenza statunitense in un’unica area territoriale a essa sottomessa. Credo che nei colloqui che inizieranno prossimamente (se va bene l’incontro tra Kim e Trump), saranno gli USA a porre più problemi, anche se le nostre fonti informative, abituate alla menzogna, farebbero cadere tutte le responsabilità di una possibile rottura sul suddetto “folle e feroce dittatore”.
E’ indubbio che gli Stati Uniti, con pedissequamente al seguito quella Unione Europea da loro patrocinata (e di cui hanno pagato tutti i “nobili padri fondatori” come dimostrato dal ricercatore americano Joshua Paul), non si aspettavano questa veloce avanzata del multipolarismo. Si è tanto cianciato di BRICS, ma è ovvio che, se Russia e Cina fossero state potenze come Brasile e Sudafrica e in fondo pure l’India, il monocentrismo statunitense – non perfetto come non lo può mai essere; e non lo era nemmeno quello inglese tra Congresso di Vienna e seconda metà dell’ottocento – sarebbe stato assicurato a lungo. Invece no, Russia e Cina si staccano da quel contesto e hanno mostrato una sorprendente ascesa. Non semplicemente economica come sempre la considerano i “limitati” cultori di tale settore “scientifico” (solo dei tecnici in realtà) perfettamente inconsapevoli dei problemi politici relativi alle “sfere d’influenza”.
La Cina ha fra l’altro molto ridotto il tasso di crescita del PIL (a due cifre), ma deve temere solo la rigidità della sua struttura sociale interna e di molti suoi apparati politici e amministrativi. La Russia, considerata il risultato disastroso di un crollo improvviso dell’Urss e del suo sedicente “impero” (che tale non era affatto, anzi è stato un motivo di debolezza appunto “strutturale” della sua sfera d’influenza), ha avuto un recupero inaspettato per tutti (ammetto che pure io, invischiato in una vecchia mentalità, sono rimasto sorpreso assai). Credo sia indispensabile ripensare bene il “17 sovietico”, ma ancor più la sedicente “costruzione del socialismo” (soprattutto negli anni ’30 con Stalin) che in realtà ha posto le basi di una notevole potenza capace di contrapporsi agli Usa (comunque superiori) per quasi mezzo secolo. Il suo “crollo” non ha significato la scomparsa di quanto effettivamente messo in piedi; semplicemente è venuto al pettine l’ostacolo impediente costituito dall’ideologia di quella presunta “costruzione” e della “classe operaia” come soggetto della stessa. Oggi la Russia marcia più spedita, libera dagli intralci politico-ideologici che ormai la imbrigliavano. Non tutto è a posto, forse, ma comunque negli ultimi anni ha mostrato capacità di reazione alle “sottili” (si fa per dire) aggressioni dell’occidente (di fatto gli Stati Uniti) di notevole rilievo. In particolare, la vicenda siriana è stata piuttosto significativa.
Incredibile è infatti quanto sta avvenendo proprio nella “nostra” parte di mondo (Usa ed Europa). Innanzitutto, mi riferisco all’elezione di Trump con forte avversione del vecchio establishment, che continua nel suo tentativo di destabilizzare la neopresidenza. Tutta la stampa “bene”, gran parte della TV continuano ad avversarla. E per far questo ci s’inventa perfino rapporti di quasi alleanza tra il nuovo vertice e la Russia, tesi che si sta rivelando sempre più demenziale. Il colmo è poi stato raggiunto con l’accusa a Putin di aver ordinato l’avvelenamento di una ex spia in Inghilterra, già scambiata da otto anni e che viveva tranquillamente da allora in un posto noto e senza alcun problema. A due settimane dal voto presidenziale in Russia, sarebbe stato dato l’ordine di avvelenamento; e senza nemmeno riuscire nell’intento. E i motivi addotti per dimostrare la diretta colpevolezza di Putin raggiungono il vertice della idiozia, incredibile da parte di coloro (inglesi) che sono stati dominatori del mondo e di quelli (americani) che lo vorrebbero essere adesso. Alla ex spia sarà magari stata somministrata – lui consenziente (per “obbligo”) con tutta probabilità – una dose minima di veleno da parte degli inglesi (forse pure avvertendo se non addirittura in accordo con gli statunitensi); finora non mi sembra che nessuno abbia potuto vederlo e visitarlo e si continua a dire che è in pericolo di vita senza che si possa appurare alcunché in tal senso.
E’ appunto la decadenza di questo “occidente” (asservito agli Usa) che lascia abbastanza sorpresi. Non si pensava si fosse arrivati così in basso. Dopo il crollo dell’Urss – ritenuto, appunto erroneamente, definitivo – gli Usa si sono sentiti in piena fase storica monocentrica. Sono passati dieci anni e poco più e si sono accorti che così non era. Ha iniziato Bush jr. con manovre aggressive, ma abbastanza “decentrate” (Afghanistan, Irak, poi Georgia e approntamento della crisi ucraina; e probabilmente “disturbi” nella zona caucasica). Poi Obama ha accentuato la strategia aggressiva, tentando quel caos che si credeva di poter utilizzare per mettere pienamente in “lista d’attesa” ogni futura pretesa russa. Si sono liquidati regimi “fedeli” (Egitto, Tunisia, ad es.) e anche quello di Gheddafi, tutt’altro che nemico come lo si voleva far passare. Non a caso era avverso ad Hamas e tutto sommato non proprio dalla parte dei palestinesi nei confronti di Israele; e non vedeva certo di buon occhio certi musulmani, come dimostra la soddisfazione con cui la sua caduta è stata salutata dall’ Iran e anche dalla Turchia, le due subpotenze regionali (musulmane, anche se una sciita e l’altra sunnita) in crescita nella zona.
Poi si è deciso di aggredire la Siria (qui incontrando la netta opposizione dell’Iran e l’appoggio della Turchia fino a tempi recenti, quando poi questa si è accorta del pericolo rappresentato da certi favoritismi statunitensi verso i curdi); si sono favorite e finanziate organizzazioni radicali, le cui “ricadute” terroristiche in Europa hanno creato al suo interno quell’iniziale scombinamento che dovrebbe andare accrescendosi. Si è anche cercato di mettere sciiti contro sunniti mostrando una qualche “apertura” con i patti sul nucleare tra Usa e Iran, con ciò provocando l’irritazione della Turchia. Tutto sommato, però, quella strategia aveva l’obiettivo principale di rinsaldare una struttura di potere in Europa (nella UE e nei governi dei vari paesi) tendenzialmente sempre più asservita agli Usa (anche tramite la rinnovata funzione fortemente aggressiva della Nato) e quindi pronta ad essere molto conflittuale nei confronti della Russia. Questo era lo scopo principale della politica statunitense, altrimenti non si capisce quell’aver creato una enorme confusione nel continente africano (in particolare con la “primavera araba”) e in medioriente (aggressione alla Siria), che appaiono abbastanza lontani dai confini russi.
Diciamo che il caos creato si è riversato sull’“occidente”, provocando il ripensamento di altri centri strategici statunitensi, che sembrano avere il loro portavoce in Bannon, un individuo per certi versi simile per lucidità a Kissinger, al vertice di altri “centri” favorevoli a Nixon e allora sconfitti con il watergate (di cui fu strumento Mark Felt, dirigente FBI e “gola profonda” ispiratrice di due miserabili giornalisti elevati al rango di “eroi delle libera stampa”, lo schifo “profondo” della falsa democrazia “all’americana”). E anche ora, almeno al momento, chi sta dietro Trump ha apparentemente liquidato Bannon (e altri, ma di “contrapposto sentire”) e fa scegliere al neopresidente un andamento ondivago, difficile da comprendere appieno. Intanto, però, egli sta subendo una serie di sconfitte pericolose (l’ultima in Pennsylvania) alternate ad alcuni successi. Tutt’altro che rassicurante mi sembra pure l’andamento dell’economia, per il momento fondamentalmente favorevole. Starei però attento a cantare vittoria; non dico di ricordare proprio Herbert Hoover, eletto presidente nel 1928 (ed entrato in carica, come al solito, nel gennaio del ’29) sull’onda di una esaltata prosperità propagandata come quasi secolare e che finì invece in un anno. Magari adesso non finirà così male, tuttavia ho la sensazione che in troppi (anche qui da noi) si sentano prossimi ad un completo rasserenarsi della situazione, ad un rilancio assai vivace “dopo” la grave crisi iniziata nel 2008; si stia attenti, questa non è affatto superata, è anzi più probabile che si resti almeno sul “grigio” (e speriamo non volga invece al nero).
Per non stancare il lettore, termino al momento qui, anche se si affollano le questioni sul “tappeto” (della storia) come nella mia testa. E’ impressionante il compito che dovremmo almeno iniziare ad assolvere, sia per il presente futuro immediato sia per il passato falsato da storici (ed economisti e politologi e sociologi) di una indecenza unica pur occupando ignobilmente le cattedre universitarie di tutti i paesi “occidentali”, da cui impartiscono lezioni di ignoranza ai giovani. E sono assunti e pagati proprio per compiere simile misfatto del tutto utile ai poteri dominanti di una bassezza mai prima riscontrata in questa parte di mondo. Mi rivolgo con insistenza a individui più giovani di me affinché si possano raggruppare alcuni nuclei di studiosi pronti al “riscatto” da simile vergogna, ma mi accorgo di continuare a predicare nel deserto. Guardate che il multipolarismo (come detto nel titolo) sembra proprio avanzare con una certa sicurezza; questo dovrebbe infonderci coraggio e determinazione. Invece si sta perdendo tempo.

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LA “VERA STORIA” SI SVOLGE COSI’

gianfranco

Qui

 

articolo interessante, che tratta di argomenti più rilevanti di quelli di cui siamo spesso costretti a parlare, data anche la miseria del nostro paese (e della UE in genere). Intanto, si nota che gli stessi Stati Uniti sembrano sempre più propensi a lasciar perdere la “scusa” della lotta al “terrorismo”, da loro stessi ispirato e finanziato (tramite gli Stati ben noti, loro “alleati” succubi) per poi arrivare a porsi come i salvatori dallo stesso; a volte con gesti simbolici – atti alla credulità delle popolazioni del tutto sprovvedute in fatto di politica – quali, ad es., l’assassinio di Bin Laden, organizzato come una ripresa cinematografica. E sembra che ormai pure la Cina abbia superato l’altra “rappresentazione”, quella della supremazia commerciale e del finanziamento del debito pubblico americano (in questo è ormai seconda rispetto al Giappone), soltanto misure di primo approccio che devono lasciare il posto, avanzando il multipolarismo, al vero metodo per la conquista delle sfere di influenza, quello militare con potenziale futuro scontro bellico.
Come scrissi fin nel titolo di un mio libro, tutto torna ma diverso. Gli sciocchi pensano che ormai si vada verso l’esaurimento delle guerre in termini propri e si avrà infine soltanto lo scontro nel settore dell’informazione e della manipolazione dell’opinione, una sorta di lavorio psicologico di massa, accompagnato dalla crescente influenza culturale e ideologica di qualche potenza (e da questo punto di vista resterà a lungo quella Usa). Per cui magari qualcuno è convinto che la “svolta epocale” consista nel can can delle “femmine molestate” o nella lotta per i diritti degli omosessuali. Per fortuna degli Stati Uniti, oltre a Hollywood esiste anche il Pentagono e altri organismi che sanno bene dove si dovrà infine combattere per mantenere (o perdere) la supremazia. La Grecia “conquistò” culturalmente Roma (così si racconta, abbastanza superficialmente), che restò la dominatrice del mondo per secoli. Più di recente, la Francia ebbe grande influenza culturale quando però era ormai ridotta a potenza di secondo rango e perse infine ogni potere nelle sue zone di predominio: dall’Africa del nord all’Indocina, ecc. E non parliamo dell’Inghilterra. Le guerre non si combattono più con le lance e poi con le bombarde, siamo andati ben oltre. Resta però il fatto che la vera preminenza si conquista con le aree di influenza vere e proprie (che oggi non richiedono più pesante occupazione territoriale e amministrativa diretta, affidata invece a gruppi sociali asserviti interni ai paesi facenti parte di una di tali aree).
Verrà presto meno la ben nota fregnaccia del predominio dei soldi, di coloro che li possiedono e li manovrano nelle varie organizzazioni finanziarie mondiali. Vinceranno anche nel “commercio”, nella “ricchezza”, i paesi che sapranno organizzare meglio proprio la conquista delle “sfere d’influenza”, conquista attuata con adeguata preparazione bellica e infine la vittoria nel confronto diretto e aspro in quest’ambito. Certo, le guerre saranno combattute con nuove armi, che magari ricordano i film di fantascienza, ma i risultati non saranno precisamente quelli di tali film, saranno meno manifestamente orrorifici e assai più umilianti per i perdenti. Saranno quelli che subiamo noi europei dalla fine della seconda guerra mondiale ad opera dei predominanti “predatori” d’oltreatlantico. Con una lunga, ma inefficiente e vana, resistenza dell’Urss per circa mezzo secolo; una resistenza presa – ancora una volta per nostra inconsistenza (e proprio principalmente teorica) – per vera opposizione e alternativa alla supremazia statunitense, opposizione non a caso crollata nell’“espace d’un matin”. Ed effettivamente crollata senza bisogno di un vero scontro bellico, ma perché l’essenziale – e non l’avevamo compreso – si era alla fin fine giocato nello scontro del 1939-45. La storia ha di questi “ritardi”, non “paga mai il sabato”.
Come ci si rincoglionisce sulla finanza “dominatrice”, egualmente lo si fa per le “meraviglie” della tecnologia in mirabolante cambiamento ogni “due secondi”. No, le lotte per le “sfere d’influenza” – le vere artefici delle “svolte storiche” – sono più lente, procedono anche nei “fondali sottomarini” (non solo quelli reali, pure in senso figurato), hanno caratteri che non si osservano nelle urla e agitazioni di chi crede che cambiando “costumi e senso morale (etico)” si è stabilmente provocata una “svolta epocale”. Vi accorgerete sulla vostra pelle che cosa alla fine stabilisce senza mezzi termini tali “svolte”. Ed è da queste tragedie che prendono avvio nuove epoche di grandezza; perfino, a volte (non sempre), dello “spirito umano”, delle sue “filosofie”, dei nuovi modi di pensare il mondo e le finalità “ultime” della nostra esistenza (che non saranno mai le “ultime”, ne verranno poi altre).

PS http://www.ilgiornale.it/redirect/mondo/taiwan-adesso-lancia-l-allarme-cina-pronta-ad-attaccarci-1486342.html

Magari, sarebbe veramente ora! Anche perché vorrei vedere la reazione degli Usa, in pieno conflitto interno. E intanto la Corea del nord è passata in secondo piano in poco tempo; ma potrà tornare “in auge” altrettanto velocemente. Tipico, proprio tipico di questi tempi di completa incertezza; nemmeno i “grandi” fanno previsioni certe e sanno prendere decisioni tassative e con lungimiranza.

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