Un vero governo

aula-parlamento-italiano

Le elezioni appena concluse hanno decretato la vittoria dei 5Stelle al sud e della Lega al Nord. Nella coalizione di centro-destra non va bene F.I., mentre si rafforza il partito della Meloni. Il Pd è crollato ovunque, anche nelle roccaforti d’antan. Leu ha superato di poco la soglia di sbarramento. Le ali estreme, Casapound e Potere al popolo, praticamente non esistono così come lo spauracchio della contrapposizione fascismo/antifascismo, con il quale i media hanno cercato di rinfocolare ataviche quanto immaginarie diatribe (con lo scopo di instradare gli elettori verso i gruppi dell’establishment).
Né i pentastellati né i centrodestri hanno la maggioranza per dare vita ad un esecutivo stabile. Si aprono i giochi per alleanze che consentano agli uni o agli altri di insediarsi a Palazzo Chigi. A Salvini e soci mancano una cinquantina di deputati ed una trentina di senatori per raggiungere l’obiettivo. Ai grillini molti di più. Quest’ultimi però sono il movimento più votato d’Italia e sembrano avere più chance di farcela orientandosi a sinistra. Renzi vuole impedire che ciò accada perché ha intenzione di farsi un partito personale spaccando il Pd. Ma se quest’ultimo entra nel governo nessuno lo seguirebbe più per cui ha mandato in scena le prime dismissioni-non dimissioni della Storia.
In ogni caso, sia Salvini che Di Maio dovranno scendere a patti con qualcuno annacquando le loro promesse elettorali, se non anche la loro visione politica che già non era un granché.
Il vero nodo della questione è questo: il mondo ha di nuovo il coltello tra i denti, trascinato dall’ondata multipolaristica. Cambiano i rapporti di forza globali. La Russia crea missili imbattibili. La Cina incrementa i propri arsenali. Gli americani non hanno mai smesso di spendere in armi e di migliorarle. Altre potenze regionali si comportano minacciosamente e mostrano i muscoli dove possono o dove ritengono di averne diritto. L’Italia ne sta pagando il prezzo, sia dentro che fuori i confini, indebolendosi su tutti i fronti. Basta una minaccia dei mercati per modificare la politica interna o una nave turca per ridimensionare quella estera.
Al cospetto di questi grandi temi che dicono grillini e leghisti? Di Maio è volato a Washington e si è accomodato con qualche trilaterale mentre Salvini non è andato più in là di critiche all’euro, all’Ue e alla Germania, ora divenute pure più “costruttive”. Il resto dei programmi è fuffa su reddito di cittadinanza, Flat tax e altre misure economicistiche ecc. ecc. che possono lenire ma non risolvere problemi che hanno natura soprattutto extra economica.
Come ha scritto invece Alberto Negri: “La Russia, Erdogan, la guerra in Siria, Cipro, Israele, Egitto, la Libia e l’Eni: un minuto per capire la strategia del gas. Le cose in sostanza stanno così. Se il gas russo va da Erdogan in pratica la Russia aggira l’Ucraina e trasferisce una quota della dipendenza europea da Mosca ad Ankara. Il progetto Tap (gas dell’Azerbiajan all’Italia) va avanti ugualmente perché interessa la Turchia anche se fa concorrenza a Mosca. Ma il gas di Cipro e del Mediterraneo orientale scompagina i piani della Turchia di diventare un hub decisivo del gas per l’Europa. Se poi a questo aggiungiamo il gas di Israele e quello dell’Egitto la posizione strategica turca si indebolisce. Peggio ancora se un giorno il gas iraniano passasse dall’Iran all’Iraq fino ai terminali in Siria: è questo uno dei motivi della guerra per procura anti-iraniana contro Assad da parte di Turchia e monarchie del Golfo. E per finire mettiamoci pure l’Algeria e la Libia già collegate da due gasdotti con l’Italia: ed ecco che si capisce bene perché hanno fatto fuori Gheddafi. L’Italia, con Eni, entra in tutti o quasi i progetti citati e questo evidentemente infastidisce diversi attori regionali e non. Nessuno di questi argomenti strategici per l’Italia è minimamente entrato nella campagna elettorale: non sono difficili da capire li ho sintetizzati qui in 18 righe, ovvero un minuto di lettura”.
E non solo di strategia energetica si tratta ma, soprattutto, di ricollocazione geopolitica dell’Italia e dell’Europa in un contesto in profonda trasformazione. Su questo i nostri cosiddetti populisti nulla hanno detto e nulla hanno da dire. Non c’è speranza. Questi signori non hanno capito il vero spirito dei tempi, per questo sono già perdenti e non potranno fare meglio (ma nemmeno peggio, credo) di chi li ha preceduti. Tuttavia, essere meglio di chi li ha preceduti non basterà a risollevare il Paese. Non fare male o fare bene non basta più, qui occorre fare qualcosa di grandioso e innovativo, revisionando il passato per costruire il futuro, guardandosi intorno dove siamo circondati da lupi.

Lasciate ogni speranza voi che votate di GLG

gianfranco

Ogni sorpresa è mancata, si è ufficialmente saputo ciò che già era evidente. Il “nano” ha proposto il “grigio” uomo di “destra” come possibile premier. Tra i due “grigi” ho la sensazione che sia un po’ meno scuro Gentiloni (non tanto, un po’) mentre Tajani è proprio il più “insulso” essere a-politico presentato in questa misera campagna elettorale. Il “nano” non poteva d’altronde avere in testa nessun altro suo servo così piattamente fedele. Nemmeno desta in fondo sorpresa che costui venga accettato da Salvini, il quale ormai è in “caduta libera” come ogni altro politicante fasullo. L’altra componente della coalizione di “centro-dx” non nasconde il suo mal di pancia, ma comprendo che non ha i voti sufficienti per poter alzare la voce oltre un dato tono.
Guardate questo fuori onda assai prezioso, che la dice assai lunga: qui

 

Salvini è addirittura preoccupato che il Pd vada sotto il 20%, vuole almeno il 22%. Pensate che marcio opportunista è. E sa benissimo degli accordi tra il suo “collega” Maroni e il “nano”. L’importante è che i “5 stelle” – con cui lui nemmeno ha tentato qualche approccio, restando invece schiacciato su chi è pronto a tradirlo in ogni momento – non vadano troppo avanti. Anche dei “pentastellati” è impossibile dire qualcosa di ben definito poiché ancora è molto poco chiaro che cosa faranno del loro cospicuo pacchetto di voti (e probabilmente pure di parlamentari) che dovrebbe essere il più numeroso, però in perfetta solitudine (almeno in prima battuta). Con chi poi tenteranno di allearsi, ammesso che ciò risulti possibile? Dipende dai voti espressi domenica; allora sapremo quale “cumulo di immondizie” ricoprirà principalmente il suolo italiano. Propendo ancora per un finale accordo (non comunque facilissimo) tra Pd, FI, LeU e “maroniani”. Però anche Salvini tenterà di tirare la coltre un po’ più verso di lui; e pure i “5 stelle” alla fine (diciamo forse, non diamolo per scontato in assoluto) tenteranno qualche escamotage, che li faccia entrare in lizza per la suddivisione delle spoglie di questo povero paese. Ci saranno probabilmente i transfughi delle varie liste, che non se la sentiranno di accettare i diversi possibili “inciuci”. Non saranno però molti; e saranno quindi assai più che compensati in numero dai parlamentari, che passeranno da uno schieramento all’altro pur di garantire i loro 5 anni di lauto stipendio.
Insomma, siamo prossimi alla più meschina e squallida farsa elettorale – vera “magnifica” espressione di questa pantomima detta “democrazia” e “libera scelta del popolo sovrano” – mai avutasi in Italia. Eppure, dopo la liquidazione della “prima Repubblica” (non esaltante, per carità, ma non a simili livelli di vergogna e opportunismo) mediante la sporca operazione detta “mani pulite” – i novelli “badogliani” non hanno avuto nemmeno il coraggio di sconfiggerla politicamente – eravamo già scesi assai in basso. Adesso battiamo ogni altro primato precedente. Se proprio si vuol votare, si eviti almeno lo schieramento di centro-sx e anche quello di centro-dx (dove l’unica a mantenere un minimo di dignità è la “ragazza”, ma conta poco in voti). Soprattutto si capisca che il nemico principale, non semplicemente da battere ma da spazzare via, è il “vile traditore per tutte le stagioni”. E addosso a chi continua a tenergli bordone.
Dovremmo pure parlare dei nostri “cotonieri”, che sia pure in sordina sono all’origine di tutti i mali di quest’ultimo quarto di secolo. E si ascolti l’ultimo discorso di Boccia, molto significativo; altri bei “badogliani”. Tuttavia, si avrà modo di dedicarsi a loro più avanti. Adesso “godiamoci” questa domenica di “fulgido esempio” di come un paese va incontro al suo “amaro destino”.

SPUNTI E RIFLESSIONI, di GLG

gianfranco

Per ragioni contingenti, legate a problemi di vita personale, ho assistito a questa campagna elettorale più che a ogni altra precedente. E ho avuto così modo di misurare quanto siamo caduti in basso. Se ricordo le “Tribune elettorali” di “tempi antiqui”, non posso che essere allibito. Mai visto simile squallore. Forse sarò un po’ riduttivo (anzi senz’altro lo sono, e volutamente): quello che non mi ha fatto accapponare la pelle è stato un comunista d’antico stampo (mettiamo, ad es., Marco Rizzo). Tuttavia, continuo a ritenere il movimento comunista un grande movimento storico del passato, ma non più proponibile oggi. Ripeto che stiamo entrando in una nuova epoca; e in una situazione simile è indubbiamente difficile trovare la “via giusta”. Come disse Marx, “l’analisi comincia post festum”; e grosso modo corrisponde alla frase hegeliana (cito a memoria) sulla nottola di Minerva che si alza in sul far della sera (a giornata trascorsa e compiuta, insomma).
Ripeto quanto già detto e scritto altre volte: la fase storica attuale, dal punto di vista delle analisi politico-sociali, può essere in qualche modo assimilata a quella tra la conclusione della fase radicale della “Rivoluzione francese” – ma ancor meglio mi rifarei al Congresso di Vienna del 1814-15 (“Restaurazione”) – e i moti del 1848-49, un po’ enfatizzati ma in fondo brevi e francamente abbastanza confusi. Per inciso, ricordo di aver sostenuto, per altri versi, che l’epoca attuale ricorda quella della seconda metà ‘800 (con la “grande stagnazione” 1873-95, il declino inglese per quanto non ancora robusto, l’affermarsi graduale del multipolarismo soprattutto con la crescita delle potenze Usa, Germania e, un po’ più tardi, Giappone). Tuttavia, nello stesso periodo del XIX secolo si andò verso l’organizzazione del cosiddetto “movimento operaio” (nel 1864 la Prima Internazionale, nel 1889 la Seconda, quella decisamente più rilevante, scioltasi nel 1914-15 con il primo grande scontro mondiale tra potenze in buona parte già capitalistiche e con la fase finale del capitalismo “borghese”, il cui prototipo fu appunto quello inglese della prima rivoluzione industriale, predominante per larga parte dell’ottocento, dopo il Congresso di Vienna).
Tornando alle analisi politico-sociali nella fase iniziata con la “Rivoluzione francese” e poi entrata in quella di transizione che condurrà, dopo un bel po’ di tempo, al policentrismo conflittuale acuto anticipatore degli eventi sconvolgenti del XX secolo, abbiamo le prime analisi certo ancora poco ben formate (e criticate poi da Marx) di Sismondi (1773-1842, personaggio quindi proprio coevo alla prima rivoluzione industriale) e il comunismo di Filippo Buonarroti (1761-1837, più o meno coetaneo di Sismondi). Fra i primi sussulti della nuova epoca metterei, anche se in anticipo, Babeuf (1760-97, morto assai presto perché accoppato in seguito alla “Congiura degli eguali” del 1796). Solo Marx, che nasce nel 1818 e ha quindi trent’anni nel 1848, può compiere l’“analisi post festum”, utilizzando come “laboratorio” (vedi la Prefazione al I libro de “Il Capitale”) l’Inghilterra, cioè il capitalismo “borghese”, traendone perciò conclusioni che si riveleranno superate (e non lo si comprese se non dopo più di un secolo) poiché la fase “imperialistica” (lo scontro policentrico acuto sfociato nella I guerra mondiale) fu effettivamente la leniniana “ultima fase” di quel tipo di capitalismo; l’errore di Lenin (come di tutti i marxisti) fu quello di non capire che non era l’ultima fase del capitalismo “tout court”, di pensare che dopo la fine di quel capitalismo (protrattosi in Europa, in fase decadente, ancora durante il periodo fra i due conflitti mondiali) si affermasse la “rivoluzione proletaria”, rimasta invece al palo; perché la classe operaia non era per nulla affatto rivoluzionaria (ma tradunionistica come si pensava fosse solo quella inglese) e la sperata rivoluzione degli “oppressi e sfruttati” fu alla fin fine una lotta di liberazione nazionale di paesi a stragrande maggioranza contadina contro il colonialismo di vecchio stampo (anglo-francese).
Adesso siamo nella fase di transizione ad una nuova epoca, di cui si intravvedono importanti elementi, non però consolidatisi in precisi orientamenti dinamici e in stabilizzate strutture dei rapporti sociali. Il nostro ultimo libro – già dal titolo: “In cammino (verso la nuova epoca”) – lo afferma esplicitamente. E’ soltanto possibile avanzare delle ipotesi e soprattutto fissare sempre meglio gli errori di prospettiva compiuti dalla scienza sociale (anche da quella corrente iniziata con Marx) nell’epoca ormai già trascorsa. E’ grave che molti studi teorici (quasi tutti direi) e gli scontri sociali che si vanno acuendo – in seguito però al prevalente conflitto tra potenze nel nuovo multipolarismo in avanzata – si attardino tuttora in superate ideologie, di grande rilievo un secolo fa, ancora parzialmente utilizzabili mezzo secolo fa, ma oggi al lumicino. Non capiremo alcunché e favoriremo un grosso degrado ed una cancrena inguaribile della nostra società – sia politicamente che culturalmente – se non ci svegliamo un bel po’. Non basta la crescita economica né la tumultuosa evoluzione delle tecnologie. Ci stiamo istupidendo, non vediamo al di là di qualche cm. dal nostro naso.
Per il momento, mi arresto qui.
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CHE SQUALLIDE ELEZIONI di GLG

gianfranco

 

Ormai è chiaro come il Sole. Anche i giornalisti, ultimamente, lo fanno abbastanza ben capire. Il “nano” è stato accolto dai vertici UE e dai “cotonieri” italiani (industriali del piffero, di cui sono ottimi rappresentanti “quelli” del treno Italo, venduto pochi giorni fa). Di fronte alle difficoltà di Renzi (del resto era chiaro quanto poco intelligente sia), ormai si punta soprattutto al “grigio” e sempre sonnolento Gentiloni con appoggio del “nano”, di Maroni (che non si sa quanti parlamentari leghisti avrà a disposizione; e anche qui si dimostrerà se Salvini ha un po’ di coglioni o è un coglione lui stesso), di LeU (forse non tutti). Poi, tenuto conto che non esistono più partiti in senso proprio e “destra” e “sinistra” sono termini che usiamo per puro comodo, ci sarà un bel numero di parlamentari transfughi per non rinunciare a migliaia e migliaia di euro di stipendio; e per i nuovi (che sono in buon numero) maturerà anche la pensione dopo un po’ di tempo.
Il “nano” non deve sbagliare il colpo; altrimenti questa volta se la vedrà proprio brutta. Gli “alleati” (soprattutto il leghista poiché la “ragazza”, certamente la più intelligente e “provveduta” dei tre, ha troppo pochi voti) hanno perso l’occasione di illustrarne gli innumerevoli tradimenti. E adesso annasperanno in vera difficoltà. Quel nanetto politico si è venduto al 100% ed è legato mani e piedi al suo ruolo piattamente servile, che deve assicurare l’assoluta fedeltà italiana a questa sempre più disgustosa UE. Per fortuna è in atto negli Usa un processo di ostilità acute interne, che non si sa come andrà a finire. E comunque, qualunque sarà la sua conclusione, mostra che quel paese non ha più una dirigenza all’altezza del suo ruolo di predominante. Ha ancora una potenza bellica assai elevata, l’economia che sembra “tirare” (però attenti a quanto accadrà entro un tempo non lunghissimo); tuttavia, non ha la supremazia anche politica d’un tempo. Quindi il dissidio interno è più acuto che ai tempi dell’assassinio di Kennedy o del watergate di Nixon. Comunque si concluda, non credo che gli Usa riprenderanno il ruolo di un tempo. Da qui una serie di possibilità per alcuni paesi europei se in essi venisse a galla una dirigenza degna di questo nome e con la capacità di mettere in atto, con prudenza ma lucidità e decisione, una politica di graduale autonomia rispetto al “paese padrone”, di diversa politica industriale (basta “cotonieri”, si eliminino!), di proiezione (sempre in autonomia) verso la Russia; e, inoltre, di maggior impegno verso l’area in cui vanno rafforzandosi subpotenze quali Iran e Turchia, il che significa anche attenzione alla situazione mediorientale con Siria in primo piano (e in Libia).
Malgrado tutto, non credo sia giustificata l’eccessiva attenzione alle elezioni di domenica prossima. Il risultato effettivo (quello delineato nelle prime righe) è ormai assicurato indipendentemente da quello in termini di voti. Dovranno al massimo mutare le alchimie necessarie ad ottenere il numero di parlamentari – personaggi, quasi tutti, di squallore indescrivibile – adeguato a quanto già deciso. L’unica soluzione positiva e che creerebbe sorpresa sarebbe una percentuale di votanti eguale a quella delle recenti elezioni a Ostia (un terzo di votanti). Sarebbe evidente la non rappresentatività di questi buffoncelli che invece il “poppolo” andrà ad eleggere. E una simile disaffezione potrebbe suggerire a dei “ben intenzionati” qualche mossa per sbaraccare via tutta questa marmaglia di opportunisti e inetti. Non si verificherà purtroppo nulla del genere; ancora si accentuerà la nostra decadenza. Speriamo che, di passo in passo, si arrivi alla resa dei conti; e tanto più violenta quanto più ci sarà esitazione e perdita di tempo.

HANNO GIA’ DECISO SULLE VOSTRE TESTE E VOI LI VOTATE?

dem

Come abbiamo già scritto, sia io che La Grassa, andare a votare questa volta non solo non serve a niente, come in passato, ma legittima un sistema marcio, il quale ha già stabilito di fregarsene delle preferenze elettorali e di andare a costituire un governo pateracchio, per continuare a servire Usa e Ue. Questa regola varrà chiunque vinca e possiamo dimostrarlo. Partiamo dal partito che, senz’altro, conquisterà la palma di organizzazione più votata, i 5 Stelle. Se è stato scelto Di Maio, e non Di Battista, è proprio perché il “virgulto” campano ha una spiccata propensione a dare rassicurazioni a Washington, Londra, Bruxelles e ai partiti di sinistra che, laddove le cose dovessero mettersi proprio male, non tarderanno a concludere un accordo con lui, anche in ordine sparso. Di Battista, invece, sarebbe stato più divisivo o propenso a guardare dall’altra parte (la Lega), per la sua storia personale, con un padre che fu consigliere del Msi. Aver investito il primo e non il secondo ha preventivamente determinato la strada che il Movimento prenderà subito dopo il 4 marzo. Passiamo al centro-destra dove Fi e Lega si disputano la leadership della coalizione. Se vince Berlusconi sceglierà un Premier “inclusivo” che non dispiaccia al Pd. A quel punto la Lega o uscirà dall’alleanza oppure dovrà tenersi personaggi come Draghi e Tajani o qualche altro ircocervo similare. In ogni caso tutte le promesse fatte da Salvini in campagna elettorale saranno tradite. Lo stesso vale per Fdi. Se la Lega avrà la meglio, Berlusconi romperà l’alleanza (il tradimento è il suo forte, come attestano molti episodi della sua storia politica) impedendo a Salvini di essere nominato Presidente del Consiglio. Molti parlamentari della Lega seguiranno Maroni che troverà un accordo col Cavaliere includendo il Pd e proveranno a formare una larga maggioranza, portandosi dietro transfughi sparsi da altre compagini (pure da Fdi). Non sottovalutate l’istinto di sopravvivenza di chi verrà eletto, il quale per mantenere un posto a sedere in aula sarebbe disposto a vendere anche la madre o la consorte. Basta guardare ai numerosi passaggi di campo dell’ultima legislatura. Il Pd, invece, è quello che si è tenuto aperte più opzioni. E’ d’accordo con Berlusconi per le larghe intese ma non avrebbe difficoltà a stringere patti con il M5Stelle, pur dovendosi, rendendosi fattibile quest’ultima circostanza, liberare di Renzi. Defenestrare un altro ingombrante segretario non è un grosso problema per un partito che è abituato a mangiarsi i deboli e i perdenti, purché si mantenga il potere. Gli altri cespugli fluttueranno in base al vento o ne saranno spazzati via. Leu, per esempio, è nato per oscillare e offrire il proprio appoggio a chi si posiziona meglio, dando manforte al Pd. I restanti gruppetti, se riescono ad eleggere qualcuno, faranno testimonianza o diventeranno serbatoi dove andare a pescare all’occorrenza, per il “bene della patria”.
Dunque, se vi approcciate al voto con lo spirito di chi spera ancora in un cambiamento, lasciate perdere. Contribuirete solo a legittimare i pessimi scenari descritti sopra. Che nella Lega ci siano Bagnai e Borghi non è motivo sufficiente per provarci, perché la loro elezione non sposterà gli equilibri e non modificherà i temi all’ordine del giorno. Bagnai e Borghi saranno pure due brave persone, con qualche nuova idea in testa, ma finiranno stritolati dal “meccanismo” democratico e dalla disciplina di partito. Volete mandare Cpi in parlamento? Fate pure, tali ragazzi sono vogliosi e simpatici ma vivono in un’epoca superata e non sono adatti al presente. Non faranno danni (se non a se stessi, ricordate che il rito statale muta i caratteri, anche dei più tetragoni) ma nemmeno garantiranno benefici.
Dunque, stando così le cose, perché sprecare tempo recandosi alle urne quando, comunque, ogni decisione verrà presa sulle vostre teste da sodalizi à la carte che nasceranno da interessi loro e non vostri? Rifiutare la scheda, invece, vi permette di dimostrare il disprezzo che nutrite verso questa squallida forma di coinvolgimento popolare, soltanto apparente, chiamata democrazia elettorale. C’è sempre la possibilità e l’aspettativa che domani, magari, qualcuno raccoglierà questa rabbia e ne farà una tempesta. Se vi mostrate disciplinati con gli aguzzini i tempi del riscatto si allungano o sfuggono…

LE MENE ELETTORALI di GLG

gianfranco

A “Matrix”, il “badoglio” ha affermato – oltre alla faccenda sulla speculazione, ecc. – che lui conta di arrivare al 25% e il cdx al 45%. O è deficiente, e non credo sia arrivato alla completa demenza senile, oppure sta dicendo pari pari quanto intende fare. Vuole comunque avere più voti di Salvini e Meloni insieme (e il primo ha pure il suo Jago in casa: Maroni). Dopo di che, si procederà a tentare il “governo del presidente” (per dirla alla d’Alema) o, detto più terra terra, dell’“inciucio”. A “Linea notte”, poco fa, ho però sentito dire che, dai sondaggi attualmente in circolazione (presso i giornali restii a stampare quelli più realistici), Pd e F.I. insieme non dovrebbero avere i numeri sufficienti. Quello che in molti si aspettano è l’appoggio di LeU al suddetto governo del pateracchio. Adesso tra questo “distaccamento” del Pd e la “casa madre” è forte la polemica. E perché? La risposta è molto semplice. Ci sono fior di elettori della vecchia tradizione di “sinistra” che non sopportano Renzi; si asterrebbero se capissero dove andranno a finire i loro voti. Il “distaccamento” deve recuperarli; poi, quanti più voti riuscirà ad avere, tanto più otterrà dai “partiti dell’inciucio” per porre in atto il progetto pienamente appoggiato anche dai vertici della UE. Anche così, tuttavia, è difficile il conseguimento dei voti per l’inciucio. C’è però, come già detto, l’Jago della Lega e svariati voltagabbana pronti a passare da un campo all’altro. L’unica reale alternativa potrebbe essere che Lega e “5 stelle” la smettano di guardarsi di traverso (ma adesso comunque lo devono fare) e accertino se i loro numeri possono bastare. Sarebbe indispensabile, io credo, che anche la Meloni entrasse nella partita; e ciò potrebbe esserle difficile e magari perderebbe parlamentari se lo volesse fare. In ogni caso, il fuoco di fila, concentrico, contro i “5 stelle” (cui, si sarà notato, non partecipa la Lega) è dovuto alla preoccupazione del “vile nano” di non poter ottemperare alla promessa fatta ai vertici UE di “battere i populisti” e di fare un governo di assoluta fedeltà europea. Tutto si può raccontare salvo che questo ceto, che di politico non ha un bel nulla, stia pensando agli interessi del paese. In ogni caso, il nemico da battere, inutile fare confusione in merito, è proprio il “traditore” di sempre, la “quinta colonna” nel centro-dx. Se costui arrivasse dietro la Lega, opererebbe egualmente i suoi sporchi disegni, che sarebbero in tal caso molto più difficoltosi. E pure i vertici UE potrebbero indispettirsi e togliergli ogni stampella.

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IL NON VOTO SPAVENTA PIU’ DEL VOTO

dem

Mentre fate i conti con la vostra coscienza che vi impone il voto (ma che coscienza di cartapesta avete?) i farabutti già studiano come mettervi nel sacco. Se non volete rendervi complici della più grande schifezza secolare NON ANDATE A VOTARE. Lo so che siete de coccio ma quanti altri elementi vi si debbono offrire per portarvi a ragionare?

Ecco Sallusti su Il Giornale di oggi:

” il quesito è: «Pensate che Forza Italia,o tutto il centrodestra,debba allearsi con Renzi?», ovvio che la risposta è «No,mai».
Ma se fosse: «Vi alleereste con Renzi per impedire che vadano al governo Di Maio,Grasso e la Boldrini?», immagino che solo un pazzo potrebbe rimanere sulla sua posizione antiinciucio,o grande coalizione che dir si voglia”. Sallusti chiama i nemici di Berlusconi e Renzi i grillocomunisti. Ancora con simili sciocchezze. Il vero pericolo sono gli imbroglioni che urlano al comunismo e al fascismo per preservarsi in un potere sempre più marcio e corrotto.

Inoltre, calcolate pure che gli inciuciatori ricorreranno alla più vasta ed intensa campagna acquisti parlamentare che si possa immaginare. Vedrete quanti deputati e senatori riusciranno a comprare da ogni partito per il loro scopo.

Lo scenario tracciato è pressoché inevitabile. Fate vobis.

Ecco una dichiarazione di Giulio Andreotti che sembra darmi ragione (però pare sia una bufala ma cambia poco, è quello che penso)

“Voi pensate che noi politici, il giorno delle elezioni ci mettiamo incollati davanti al televisore, come fate voi, per vedere chi vince e chi perde?

A noi, non ce ne frega nulla, tanto il potere è uno solo [in realtà sono più di uno e lottano per lo stesso dominio].

A noi interessano solo i dati di quanti non vanno a votare, quante schede bianche e quante annullate.

Perché se il non voto arriva al 60%, per noi è finita! Significherebbe che il popolo ha sfiduciato tutto il sistema politico.

I giudici non sarebbero più sotto scacco e farebbero immediatamente i processi per davvero. E finiremmo tutti in galera!

Ma per fortuna nostra, voi questo non lo sapete e continuate a ripetere le frasette che vi mettiamo in bocca, come: se non vai a votare ti rimetti alla volontà degli altri che ci vanno”.

E rideva di gusto. ..

La persona che conosco gli rispose: “Scusi, ma chi glielo garantisce che, quando esco di qua, non racconto ciò che lei mi ha appena detto”?

E Andreotti: “Lo faccia, lo faccia pure! La prenderanno per scemo”!

Sicuri che non sia meglio ignorare le urne?

Scemo chi vota.

dem

 

I votanti cosiddetti antisistemici stanno mandando la logica a farsi benedire. Ne ho sentite di tutti i colori. Il riassunto però è questo: forse votare non serve però non si sa mai. Qualcuno eccepisce, inoltre, che ci sono partiti e personalità che sostengono temi contro il potere, perché avversi all’euro o a Soros. Nel frattempo però questi rivoltosi dei miei stivali vanno a spasso con Berlusconi, il peggior traditore che ci sia in questo momento sulla scena politica. In ogni caso, mi è stato contestato, anche non votare non serve. In parte è vero, in parte no. È vero nel senso che non votare non sposta nessun equilibrio elettorale. Ma a noi che ci frega degli equilibri elettorali? Noi vogliamo screditare questa democrazia inutile e deleteria evitando di farci coinvolgere in un rito apotropaico a favore del palazzo. Capovolgendo Gaber, la libertà (senza esagerare) è non partecipazione. Ergo, non votare significa non sedersi ad una partita truccata rifiutando le “regole” di un gioco dal quale si esce sempre perdenti. Col tempo questo mero rifiuto può diventare più assertivo ed aprire spazi politici di autentica contestazione dell’esistente, fornendo sostegno a nascenti gruppi e avanguardie per il recupero della sovranità nazionale. Solo fuori dalla democrazia ce la possiamo fare. In secondo luogo, i cadaveri parlamentari se la faranno sotto senza la vasta investitura popolare. Non si può essere impopolari senza il popolo. Solo con il consenso del popolo si può agire contro il popolo. Qualsiasi misura restrittiva che dovranno adottare scatenerà in loro le ansie e i pensieri più reconditi. Sono farabutti ma conoscono i pericoli del dover governare senza il polso della situazione. Ribadisco, chi è davvero avverso a questo statu quo putrescente non si fa attirare dalle liturgie delle urne. Chi cede è invece fottuto e resterà ancora deluso dai paladini in cui sta riponendo la sua fiducia, anche se questi promettono fuoco e fiamme.

IL 4 MARZO: ELEZIONI PER IL GOVERNO DI ALTO TRADIMENTO, di GLG

gianfranco

Sul “Giornale” (quello on line), ci sono in questo momento ben 5 articoli contro i “grillini”. E’ una vera ossessione di F.I. che, se non prende abbastanza voti, non può proporsi come garanzia della possibilità di costituire un governo assieme al Pd (pur esso molto traballante come voti).
E non è finita qui. Subito dopo c’è un articolo sull’intervista (penosa) al “nano”, in cui egli si è definito “il mago Silvio”. Cito un passo dell’articolo in cui si riporta una sua precisa dichiarazione (tra virgolette e sul suo giornale):

Il nome del candidato premier di Forza Italia? «Penso che lo si sia abbastanza capito negli ambienti giornalistici, però mi sono impegnato a fare il nome solo quando ne avrò autorizzazione diretta e personale da lui, comunque prima delle elezioni. Sarà un uomo. Garantisco che sarà il candidato ideale, che avrà splendidi rapporti con tutti i Paesi europei e con il Partito popolare europeo».

Avete capito? Questo è il pestilenziale garante dell’asservimento dell’Italia ai servi degli Usa, i dirigenti di quella UE voluta, fin dalla fine della seconda guerra mondiale, dalla potenza predominante che pagò quei venduti; come ormai si sa (ma non se ne fa mai una bella propaganda) dai documenti ritrovati ancora nel 2000 da Joshua Paul della Georgetown University:

Qui

Chi voterà F.I. è un nostro nemico, anche peggiore di Renzi e del Pd perché questi almeno non fingono come i forzaitalioti e il loro capo, il peggiore di tutti gli uomini politici di ogni tempo in Italia (che ne ha avuti di traditori e nemici del paese). Chi sta con questo “ultrabadoglio” è poi inutile che venga a fare del patriottismo e sostenga l’orgoglio d’essere italiani. Chi sta in quella coalizione è infido e subdolo, un bugiardo fra i più vergognosi e pericolosi.
Non andate a votare. O se proprio volete farlo, allora non restano che i “5 stelle”. Proprio per il fatto d’essere pasticcioni, possono ostacolare la trama ormai non più oscura del “Gano di Maganza” (pardon: d’Arcore). Anche se queste elezioni non si giocano tra partiti (come nella prima Repubblica). Qui avremo almeno i tre quarti degli eletti pronti a passare di campo e a vendersi pur di non rischiare nuove elezioni, che farebbero subito perdere loro il lauto stipendio e, per i nuovi arrivati, il diritto ad un’ottima pensione per la quale deve passare un tot di tempo. Nella passata legislatura, dei 1000 parlamentari (400 senatori e 600 deputati) ben 560 sono passati di campo. Adesso avremo almeno 8-900 quaquaraqua pronti al “salto della quaglia”. Non lo faranno tutti, solo quelli di cui i venduti alla UE e agli Usa hanno bisogno per fare un governo di aperto tradimento. Ma pensate come tutti vorranno essere quelli utili a tal uopo. Sarà una corsa a chi fa prima. E qui, non vi è dubbio, vi saranno assai probabilmente un bel po’ di “grillini”, se saranno tanti e vi sarà quindi bisogno di loro. Tuttavia, penso che sia più probabile la svendita di chi già oggi si è messo nelle due coalizioni di gran lunga peggiori e al di là di ogni immaginazione. Sappiate quello che farete il 4 marzo!

 

NON ANDATE A VOTARE

dem

Il mio consiglio è di disertare le urne. Per screditare tutti i partiti ma, soprattutto, la democrazia elettorale. Deve cadere la maschera dell’investitura popolare per mettere i lestofanti politici di fronte alle loro responsabilità. I gruppi e gli omuncoli che fino ad oggi si sono fatti scudo della preferenza accordata loro dai cittadini per colpirli nei loro diritti e nelle loro certezze non potranno più parlare e agire in nome e per conto del popolo. Se, come diceva Wilde, la democrazia significa semplicemente prevaricazione sul popolo da parte del popolo per il popolo, rinunciando il popolo a votare, la democrazia si mostrerebbe finalmente per quello che realmente è: prevaricazione di alcuni sui molti, ma senza l’assenso dei più. Voglio vederli i nostri parlamentari chiedere ancora sacrifici alla comunità, distruggendo sanità, pensioni, scuola, lavoro e indipendenza statale richiamandosi ai loro sempre più scarsi militanti o alle loro ristrette burocrazie di casta. Alla domanda “chi vi autorizza a fare ciò?” dovrebbero replicare “il mandato conferitomi dagli iscritti al mio partito”. L’effetto è abbastanza comico, anche se conoscendo i nostri illustri rappresentanti non tarderebbero a mettersi in ridicolo. Per il bene della patria, s’intende. Pauvre pays sempre più pays pauvre.
Però se alle prossime elezioni l’astensione raggiungesse il 70 o l’80% (il 90% sarebbe l’apoteosi nazionale) questi farabutti non avrebbero diritto nemmeno a dirigere il loro condominio. Occuperebbero ugualmente le cariche, facendosi preventivamente nominare tutti senatori a vita, ma svolgerebbero le faccende pubbliche in preda al panico, timorosi della reazione della gente ad ogni misura restrittiva. Si può governare anche contro il popolo ma mai senza il popolo. L’astensione è il partito più temuto delle future consultazioni. Del resto, i soggetti politici sono già d’accordo che governeranno, più o meno, tutti insieme perché, sicuramente, qualcuno ce lo chiederà da fuori i confini nazionali e nessuno avrà la forza di sottrarsi alle pressioni (e minacce), nemmeno quelle compagini che ora sembrano contro i poteri forti, interni ed esterni. Infine, perdurando le criticità e le scelte sbagliate, i timori di costoro si volgeranno in terrore. Prima o poi, e lorsignori lo sanno, arriva sempre qualcuno a raccogliere la disaffezione delle moltitudini per trasformarla in vendetta e, sa va bene, anche in riscatto. Il popolo è boia, ci mette un attimo a scordarsi le buone maniere e a travolgere tutto, se glielo si lascia fare e se gli si concede quel minimo d’impunità necessaria alle grandi scazzottate. Dunque, cacatevi addosso, come nella canzone del film, La Tosca, di Magni. Se poi è ben indirizzato da élite consapevoli (che per ora non si vedono, per fortuna dei farabutti parlamentari), dopo le mostruosità, esce rinnovato dai bagni di sangue commessi e subiti. Il processo non avverrà subito ma speriamo decanti a partire dal marzo a venire. Dunque, non sottostate al rito elettorale perché se servisse a qualcosa in ogni caso non ve lo lascerebbero fare (come affermava Twain). Utile è, invece, non andare per rendere più palpabile un disprezzo collettivo che qualcuno crede ancora di poter controllare, sfottendo il popolo con i migranti e l’antifascismo, il femminismo, l’ecologismo ecc. ecc..
Se provano a dirvi che anche un solo voto può essere determinante, richiamandovi ad un senso civico che loro non dimostrano mai, rispondete che a memoria vostra nessun precedente appuntamento si è chiuso con un voto di scarto. Il vostro conta lo 0,000002% del totale. Ovviamente, vale anche per l’astensione ma tutti i sondaggi ci dicono che siamo in vantaggio. Siamo il non partito dell’avvenire che non elegge candidati ma esseri pensanti e arrabbiati che abbatteranno questa democrazia di liquidatori dell’Italia.

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