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	<title>Conflitti e Strategie &#187; Frattini</title>
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	<description>Analisi Geopolitica</description>
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		<title>I MACCHERONI DI REGIME</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 08:53:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Petrosillo</dc:creator>
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<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><img src="http://www.talentilucani.it/images/stories/cucina-maccheroni.jpg" alt="cucina-maccheroni" width="200" height="112" />Per  avere a che fare con certi maccheroni di regime bisogna essere di grano  duro. Trattandosi però di un confronto tra impastatori di trame, vince  chi è più vermicello o chi è più maltagliato. Guardandoli con le mani  nella pastasciutta riusciamo a capire come fanno a sedere alla stessa  tavola imbandita il troccolo Frattini e la mezzaluna del governo  provvisorio libico Ali Zeidan, la tro(n)fietta La Russa e il fidelino Jalil, presidente scotto del CNT.      Il 27 settembre scorso, lo gnocchetto Frattini, ha aperto alla Farnesina  un convegno intitolato “il mosaico libico e la tessera italiana”,  invitando 50 esperti (?) e le nuove autorità libiche per inaugurare il  ristorante dei futuri rapporti economici e culturali tra i due stati. Lo  scialatiello Zeidan ha sfottuto la nostra bavetta degli Esteri  affermando che continueranno a comprare pasta dall’Italia e quindi noi a  produrla ed esportarla per loro. A questo ha aggiunto che l’Italia non  ha mai migliorato i piatti libici, né in termini culturali, né politici.  Solo tripoline crude alle quali lorsignori voraci oggi preferiscono  paté de foie gras<em> </em>ed hamburger all’americana. Fine  dell’amatriciana, passiamo al secondo (posto). Ridotta la nostra nazione  ad un pastificio di tonnarelli, mentre già tutti gli altri paesi ci  considerano chi un’industria di ortaggi secchi, chi un caseifico di  provoloni, il bigol(o) politico di casa nostra si è alzato con la coda  tra le gambe, senza abbaiare alla trenetta presa sul collo, per recarsi  ad una più importante presentazione di un ricettario sulle azioni di  contrasto allo sfruttamento degli animali. Frattini era coinvolto  direttamente in questa vicenda avendo da tempo perso la posizione eretta  ed essendo un ghiottone di figure e pasta barbine. Qualche settimana  più tardi si sono invece incontrate la fregnaccia La Russa e la linguina Jalil  dalla cui bocca sono usciti ingredienti indigeribili circa il  passato colonialista nostrano sulla quarta sponda. Ha riferito Jalil   che “Durante il colonialismo italiano ci fu un’era di grandi costruzioni  e sviluppo, mentre gli ultimi 40 anni con Gheddafi sono stati l’esatto  opposto […] Penso che durante il colonialismo italiano ci fosse una  legge giusta, c’era sviluppo agricolo. Invece con Gheddafi tutti i  valori e i principi sono stati demoliti e rovesciati, le risorse libiche  non sono mai state usate per i libici”. Giusto il contrario di quello  che aveva affermato il suo aiuto cuoco alla nostra pappardella  diplomatica, detto altrimenti il bombardone romano ripieno di boria. E  meno male che lo chef Berlusconi qualcosa di buono lo aveva condito con  il nostro dirimpettaio ammettendo responsabilità storiche all’olio di  ricino e  torchietti violenti fino alla morte verso gli autoctoni  soggiogati. Ma noi italiani siamo bravissimi a passare dalla padella  alla brace e da una pietanza all’altra credendo anche di essere i più  furbi. Adesso ci tocca l’amaro (in bocca) e siamo pure soddisfatti della  scodella di lenticchie che i nostri amici occidentali ci hanno fatto  ingurgitare a forza. Nessuno però critica il cattivo servizio dei nostri  governanti, chiamati così perchè sono la versione al maschile delle  governanti. Buona pennichella post-prandiale, al popolo sfarinato ed  elicoidale.</p>
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		<title>CACCIATI E SPENNATI</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2011 09:56:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Petrosillo</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><img src="http://www.talentilucani.it/images/stories/la%20russa.png" alt="la russa" width="200" height="179" />Italiani:  pane, amore, fantasia. Popolo di santi, navigatori ed amatori,  spaghetti e mandolino, pistole e preservativi, pizza e mozzarella  &#8216;ncoppa, cantanti, cantautori e canzonatori, dop, doc e IGT, tarantella e  taranta, pizzica e bballe &#8216;o roccorol, o’ sole mio ed il mare impetuoso  al tramonto. Certo, noi italiani siamo anche (ma, <em>ça va sans dire,</em> non solo<em>)</em> i nostri luoghi comuni che esportiamo all’estero, insieme al resto, per  venderci meglio e fare i mariuoli con gli altri e tra di noi.          Nessuno lo nega, ma ora l’aria è cambiata e stiamo seriamente  peggiorando. Non c’entra niente il bunga bunga ed il fichi fichi.  Eravamo gli inimitabili esecutori del pacco, doppiopacco e  contropaccotto ma poi sono arrivati La Russa e Frattini ed ormai  facciamo solo la figura dei farlocchi e dei meschini. Metti due zucconi a  guidare importanti dicasteri e le barzellette si capovolgono in realtà.  Che non fa ridere. Gabbati e burlati dal francese, dall’inglese e  dall’americano. E‘ questo il contrappasso che ci tocca dopo decenni di  freddure sciovinistiche, a sfondo internazionale, favorevoli al  connazionale. Iniziamo da La Russa. Uno con quel cognome doveva buttarsi  nel business dei materassi o nella filiera delle gnocche dell’est da  inviare al Premier ed, invece, ce lo ritroviamo a reggere il Ministero  della difesa. Siccome La Russa se non spara bombe in Libia spara cazzate  in Brasile si è messo in testa di fare la voce grossa con le autorità  carioca per il caso Battisti. I vertici di Brasilia dopo aver sentito il  suo nome hanno sbadigliato a lungo, ma non sono riusciti a chiudere  occhio per i lamenti che provenivano da Roma. Battisti se lo terranno e  dato che insistiamo con questa litania che disturba i loro sogni faranno  saltare il banco di commesse strategiche per le nostre imprese di  punta. Si parla di un giro d’affari intorno ai 10 miliardi di euro che  coinvolge Fincantieri, Eni e Finmeccanica. Guarguaglini e Scaroni sono  preoccupati, dopo i deserti della Sirte temono di vedersi sbarrate anche  le spiagge di Rio. I soldi, tuttavia, li perderà il sistema-paese e non  La Russa che anziché finire in Siberia, come meriterebbe, potrebbe  ricevere una vacanza premio a Copacabana dai nostri concorrenti esteri.   Passiamo a Frattini. Questo rapace della diplomazia nostrana col becco  di pollo e la coda di pavone aveva rassicurato la pubblica opinione  nazionale sui risultati della guerra e sulla messa in sicurezza degli  interessi italiani grazie agli accordi presi col CNT. Ma i versi  accalorati del nostro allocco ministeriale stonavano con quelli  dell’aquila imperiale che aveva evitato di inquadrarci tra i predatori  in volo di Tripoli, nonché amici piumati dei capponi di Bengasi. A ciò  si aggiungeva la trasvolata anzitempo, a beccamenti ancora in corso, di  Cameron e Sarkozy, per accreditarsi quali unici fringuelli liberatori  della Libia. Oggi, ben al di là dei cinguetii di Frattini che affibbiava  ai critici italiani l’appellativo di gufi antipatriottici si scoprono  finalmente le carte e per noi sono una sfilza di due di picche. Le PMI  stanno trasmigrando dal Paese nordafricano perché scalzate dalle  omologhe anglo-francesi. Lo denuncia il Presidente della camera di  Commercio Italafrica Centrale secondo il quale  Tripoli e Roma non  cantano affatto sullo stesso ramo, e questo a tutto danno delle nostre  aziende che sono costrette a lasciare le gabbie dorate per far posto ai  barbagianni di Parigi, di Londra e financo di Ankara. Insomma, noi non  eravamo uccelli del malaugurio quando insinuavamo che saremmo stati  coperti da escrementi di piccione e lui non era un  falco con la vista lunga quando affermava che c&#8217;era mangime per tutti.   Anzi, ha venduto l’uccello sulla frasca senza nemmeno averlo avvistato  ed ora si ritrova in pentola come una quaglia. Così, a causa di un  tordo che si crede un politico, siamo stati tutti spennati e siamo  rimasti senza il becco di un quattrino. Complimenti a lui e all&#8217;uccello  che lo ha messo al mondo istituzionale.</p>
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		<title>Salviamo i delfini, abbattiamo i frattini</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 06:38:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Petrosillo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[delfini]]></category>
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		<description><![CDATA[Salviamo i delfini ma abbattiamo i frattini. Risparmiamo la vita al globicefalo nippo-coreano ma fiociniamo...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Salviamo i delfini ma abbattiamo i frattini. Risparmiamo la vita al globicefalo nippo-coreano ma fiociniamo il tricefalo franco-anglo-americano. E con lui tutti quei barracuda delle cancellerie che fanno razzie di popoli e nazioni chiamando i loro pasti democratizzazioni. Ed allora apriamo pure la caccia ai nostri pescicani di gabinetto e alle trote salmonate da letto, mettiamoli tutti in cottura per interrompere questa tortura. Preserviamo i parafiletici marini ma staniamo i banchi di dicasteriali assassini. Basta con questo scatolame ministeriale sottaceto o sotto sale tenuto per le squame dalla superpotenza mondiale.   Checché ne dica quel pesce d&#8217;aprile che guida la nazione, questo non è un paese da deiezione, questo è un Paese cotto e mangiato perché non ha più una direzione ed una ricetta per la situazione. Se ci facciamo condurre in alto mare da carapaci incapaci che nuotano all’indietro e con la testa piegata è inevitabile che si finisce dalla padella alla gratella. I nostri antenati erano mammiferi politici ben saldi sulla terra mentre ora siamo nelle mani di cetrioli di mare senza spina dorsale. Siamo figli di MM, Ministronzi di governi in balneazione e Mignotte-sirene di aule legislative in ricreazione. Pertanto, apriamo pure il nostro cuore ai simpatici abitanti del fondale ma chiudiamo la bocca ai pesci sega del bipolarismo parlamentare. E’ meglio un premier cetaceo che un ittiosauro del cretaceo con gli occhi del mollusco arrapato. Stando all’interpretazione astrologica attuale vivremmo nell’era dell’acquario oroscopale, quella  della solidarietà, della democrazia, della fratellanza, dell’ambiente, dell’umanitarismo e dell’apertura mentale. Eppure ti guardi in giro e vedi soltanto chiusura branchiale e sottomissione ancestrale.  Sarà per questo che ai nostri ippocampi di governo non arriva più l’ossigeno all’ippocampo del cervello. Altrimenti non si spiega come mai Frattini si sia lanciato nell’accorato appello per salvare i delfini dopo aver fatto macellare i tripolini. Ad un giornalista che lo ha schiumato ben bene, il nostro menestrello degli esteri al cartoccio, ha pure replicato indignato che non si maltrattano gli odontoceti per alimentare la cosmesi. Si è detto sorpreso da tanta insensibilità sottomarina e da tanta crudeltà belluina. Lui è un pesce palla diplomatico molto sensibile al reato di ittiocidio generalizzato.  Con queste affermazioni da animalista globale (nel senso che lui racchiude in sé tutti i tratti dell’animale) è finito direttamente nell’olio bollente del ridicolo e del patetico-pinnale. Mentre infuria una guerra criminale sulla quarta sponda nazionale lui lancia tali appelli da sardina alla romana o da crostaceo in salsa americana. Non avevo mai visto un ministro così colorito, iridescente, mutualistico come un pesce pagliaccio.  Ma pure questo ci tocca sentire da questi alti rappresentanti dello Stato finito in un barile che si vendono al mercato come mitili ignoti di un paese perduto nelle profondità della storia.</p>
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		<title>SE LA CARNEFICINA LA FANNO I RIBELLI, IL MONDO LA IGNORA (a cura di GIELLEGI)</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 16:49:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco La Grassa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Frattini]]></category>
		<category><![CDATA[Gheddafi]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; di Giancarlo Perna (Il Giornale del 2 settembre) All’ombra dello strapotere Nato, i ribelli...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } --><span style="color: #222222;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #222222;"><strong>di </strong>Giancarlo Perna (Il Giornale del 2 settembre)</p>
<p>All’ombra dello strapotere Nato, i ribelli libici proclamano il «diritto» di uccidere Gheddafi. Come reagisce a questa barbarie l&#8217;Occidente che pure -così sostiene- è in Libia per salvare vite? Facendo lo gnorri. A nessuno esce un fiato, né a Parigi, né a Londra, né a Washington.<br />
Fa eccezione Roma. Qui, <em><strong>nello stesso giorno in cui gli ex compari che hanno tradito Gheddafi ne minacciavano l&#8217;uccisione, il ministro degli Esteri, Frattini, ha lanciato un appello per salvare i delfini. Non c&#8217;entra, ma è ciò che ha fatto. In Giappone -paese che vai, usanza che trovi- in settembre si apre la caccia al mite cetaceo e il titolare della Farnesina ne è rimasto sconvolto. «Voi che avete tanto sofferto -ha detto in tv ai giapponesi -, non fate soffrire i delfini». Della battaglia che sarà ingaggiata per uccidere il rais, e della scontata carneficina, a Frattini invece non importa un piffero</strong></em>. Sbandieriamo motivi umanitari, ma siamo cinici. Sciagurati signori di una guerra coloniale che ha trasformato uno scontro tribale in conflitto vero, moltiplicando morti e distruggendo ciò che restava del diritto internazionale.<br />
<em><strong>Neanche la Chiesa si è scaldata più di tanto. In questo, il Vaticano -col suo corteo di francescani e anime pie- è stato simile ai pacifisti squillo i quali, volendo sgranchirsi, sono andati in Val di Susa a spaccare binari e teste, ma non hanno mosso in dito per la pace.</strong></em> <em><strong>Il papa ha certamente riservato in questo ultimi mesi più invettive al consumismo che ai furori della Nato</strong></em>. Concludo ricordando l&#8217;eloquente atteggiamento <em><strong>verso il vicario apostolico di Tripoli, Martinelli. Il prelato, che ha sempre smentito le stragi di regime prese a pretesto dalla Nato per intervenire, è stato zittito dopo qualche apparizione tv. I suoi appelli alla ragione vagano qua e là sul web, ma né la grande stampa, né la Chiesa gli hanno più dato retta. Come se disturbasse una regia scritta nelle stelle</strong></em>. (l’evidenziazione è mia; in pratica l’ho dovuto fare per quasi tutto l’articolo).</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #222222;">Sono certo imbranato, ma ho fatto difficoltà a trovare questo articolo sul Giornale on line per riportarlo qui. Comunque si trova a pag. 15 del cartaceo, circondato (alle pagg. 14 e 15) da altri pezzi assai più lunghi, in evidenza e meno piacevoli a leggersi. Comunque, ne risulta bene il quadro dello squallore della Conferenza che si sta tenendo a Parigi, dove 60 avvoltoi (ma pochi quelli che contano veramente) si preparano a spolpare la preda sbranata dalla Nato, e che si fa finta sia stata conquistata da una “rivoluzione democratica”, mentre si ha a che fare con criminali e assassini da trivio, comunque non certo peggiori di quelli che sono riuniti a Parigi. </span></p>
<p><span style="color: #222222;">Dagli articoli risulta più che evidente il “tradimento” infame del nostro premier, e anche dei paesi che dovrebbero contrastare le mire dei predoni statunitensi con i loro sicari preferiti. Parlo di Russia e Cina, ricopertisi di m….. al pari di tutti gli altri. Ho scritto tradimento tra virgolette non perché sia soltanto presunto, ma perché bisogna mettersi in testa che le canaglie in vena di spartirsi il mondo non tradiscono veramente; semplicemente svolgono la loro funzione di canaglie, e basta. Bisogna abituarsi a questa situazione, non certo nuova nella storia ignobile di questa società umana che dovrebbe sparire se veramente esistesse la “giustizia”. Facciamo una certa difficoltà ad abituarci; non mi tiro fuori dal mucchio, anch’io faccio difficoltà. Tuttavia, se siamo razionali, dovremmo sapere queste banali verità. </span></p>
<p><span style="color: #222222;">In ogni caso, non conosco Perna, altre volte ha scritto pezzi che non mi sono molto piaciuti; nemmeno credo che abbiamo proprio le stesse idee su come vanno oggi le cose nel mondo e in Italia. Però questo breve, ma veramente pungente, articolo parla con essenzialità e molto sdegno per le infamie che si stanno commettendo. Ripeto: infamie per noi, “ordinaria amministrazione” per i banditi raccoltisi a Parigi. Disgustosa, ma malgrado tutto divertente, la notazione sul “ministrino degli esterini”, soprannominato Frattini (o è invece il suo nome?), che si commuove per i delfini. Per i quali mi commuovo anch’io sia chiaro; solo se i giapponesi fiocinassero lui farei i salti dalla gioia. Personaggi verminosi riuniti nella bella Parigi. Questi sono però i “subumani” che agiscono nel mondo, questi sono quelli che comandano (anche come servi in piccole aree sottoposte al predominio dei veri “grandi”, che poi al momento si riducono soprattutto ad uno). Sappiamolo infine, e comprendiamo fino in fondo la nostra impotenza e pure la nostra vergogna per assomigliare, come fattezze e struttura anatomica, a questi “alieni”. </span></p>
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		<title>Non è più tempo di “Frattinate”</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jul 2011 07:29:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Germinario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articles]]></category>
		<category><![CDATA[Bindi]]></category>
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		<category><![CDATA[Frattini]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi concedo una breve divagazione dagli argomenti centrali e seriosi del prossimo articolo; solo, però,...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } --><span style="font-size: medium;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Mi concedo una breve divagazione dagli argomenti centrali e seriosi del prossimo articolo; solo, però, per afferrare meglio e rendere più comprensibile una categoria di pensiero e uno stato d&#8217;animo legato ad una precisa linea di condotta ricorrente, nei momenti topici, nel nostro paese.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Avrei  potuto coniare altri neologismi: </span></p>
<p>“<span style="font-size: medium;">Larussate”, ma avrei indotto i lettori ad una interpretazione della situazione nostrana sì decadente, ma tutt&#8217;altro che soporifera con l&#8217;aggiunta di un riferimento ad un personaggio “parvenu”, ma troppo legato agli ambienti ruspanti paesani e naif da sagra folkloristica;</span></p>
<p>“<span style="font-size: medium;">Bindolate”, ma farei un torto all&#8217;onestà e all&#8217;assoluta incapacità di raggiro dell&#8217;esponente del PD direttamente proporzionale alla sua scarsa capacità e alla sua ottusità  politica;</span></p>
<p>“<span style="font-size: medium;">Franceschinite”; anche qui, avrei sviato i lettori verso una interpretazione ecumenica, pauperistica e pacifista della situazione; l&#8217;esatto contrario di quello che rappresenta, nella pochezza, l&#8217;esponente del PD;</span></p>
<p>“<span style="font-size: medium;">Maronate”, ma farei un torto alla discrezione e alla capacità tattica sin qui dimostrate dal Ministro e secondo big della Lega;</span></p>
<p>“<span style="font-size: medium;">La Finite”!! Nella doppia interpretazione, la prima intesa come intimazione a smetterla, la seconda come patologia terminale, di solito particolarmente fastidiosa, rappresenta più che una corrente di pensiero reale, dotata di forza propria, un auspicio. Mancano, purtroppo, sia la/le figure politiche in grado di porre in atto la prima e contestualmente la condizione conclusiva di una situazione, purtroppo, ancora destinata a protrarsi e languire per troppo tempo la seconda. Potrebbe essere l&#8217;espressione dello stato d&#8217;animo personale spazientito del Presidente della Camera, particolarmente propenso a tattiche e scelte suicide nell&#8217;immediato, ma suscettibili di gratificazioni future.  Caduto, o decaduto, appare evidente. Se cadrà in piedi o nell&#8217;ignominia e nell&#8217;oblio, dipenderà dal profeta e giudice di Washington, certamente per scelte opportunistiche, non per un senso di riconoscenza, sentimento del tutto assente negli umanitaristi e, quindi, un sentimento del tutto sconosciuto al paladino della pace e dei diritti americano, almeno così come lo hanno eletto i sinistri nostrani. In questo, nel suo destino, paradossalmente, Gianfri appare accomunato al suo ex mentore ed attuale acerrimo nemico Silvio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il termine “Frattinata” mi pare, invece, particolarmente adatto a descrivere quella particolare propensione alla resa e al sostegno gratuiti al potente di turno o di lunga data con repentini e ingiustificati voltafaccia amorali, una qualità, quest&#8217;ultima, del tutto secondaria in politica e diplomazia, ma che di solito comportano la salvezza o la gratificazione servile di un gruppo dirigente e l&#8217;affossamento e la decadenza del paese che rappresentano. Ma se Badoglio e la Casa Reale fecero tutto con la segretezza e la schiena curva di chi è consapevole del fallimento e del peso della vergogna, la “Frattinata” esprime la stessa propensione, ma con una espressione diversa: uno stato d&#8217;animo giulivo, tipico di uno scavezzacollo che si è concesso qualche trasgressione nelle incursioni in lande esterne ma pronto a rientrare con allegra non “chalance” nei ranghi e a infierire in prima fila allegramente sia sui suoi ancora amici, visto che formalmente gli antichi sodalizi risultano in corso, sia, con implacabile coerenza e leggerezza, su se stessi. Tanta implacabile masochistica coerenza porterà, nella vicenda libica, vera e propria apoteosi e  crepuscolo dell&#8217;approccio del nostro Ministro degli Esteri sempre più evanescente e in ombra,  all&#8217;epilogo beffardo: i registi dell&#8217;impresa (Obama, Cameron, Sarkozy) impegnati a contendersi tra loro e trattare sulle risorse ed i contratti già destinati al nostro paese dall&#8217;amico del nostro giulivo, nemico loro, particolarmente indispettito, però, del tradimento dell&#8217;amico Silvio e della leggerezza del vicario Frattini, nonché concentrati sull&#8217;esproprio banditesco e cialtrone dei fondi esteri del paese sovrano; il servo sciocco impegnato a sostenere ad oltranza gli scherani in declino e cialtroni di Bengasi e meritarsi, così, la leadership del prossimo intervento umanitario e le pacche riconoscenti sulle spalle: l&#8217;accoglienza in esilio dorato, nel proprio paese, dei cialtroni, predatori, tagliagole e ladroni del Consiglio di Bengasi. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Un tratto comune caratterizza la badoglieide e la frattinata: la presenza determinante di un Savoia.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Spero che il prossimo esempio di solidarietà internazionale che, certamente, servirà a rinsaldare anche la solidarietà nazionale e la buona coscienza dei paladini dei diritti sia solo una mia ipotesi fantasiosa.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Spesso, però, la realtà supera la fantasia, così come la pena subentra all&#8217;ironia.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Anche nel nostro ceto politico più disastrato si sta facendo strada  l&#8217;inquietudine della consapevolezza di prossime scelte politiche irreversibili e difficilmente gestibili e il sorriso leggero si sta spegnendo, tranne che per i giulivi ad oltranza.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Le loro fila, però, si stanno sempre più assottigliando.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">John che ride di gusto perchè prende schiaffi da Jò perchè Jò lo ha scambiato per Robert ha troppi lividi; la risata si sta trasformando in un ghigno agonico, ma le botte certamente continueranno;al posto dei rapaci arriveranno i mangiatori di carogne .</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">A meno di un qualche sussulto; anche i generali, i militari veri, più fedeli all&#8217;alleanza hanno fatto più volte notare, al proprio ceto politico che una cosa è l&#8217;alleanza una cosa è accontentarsi semplicemente delle pacche sulle spalle.</span></p>
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		<title>VERGOGNA INFINITA (GLG 15 luglio 11)</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 11:29:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco La Grassa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articles]]></category>
		<category><![CDATA[Craxi]]></category>
		<category><![CDATA[Frattini]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p>Qualcuno si era illuso (ed io con lui, sia pure abbastanza parzialmente perché dubito dell’intelligenza e limpidezza del personaggio) che Stefania Craxi sarebbe stata un migliore sostituto del vergognoso Frattini come Ministro degli Esteri (è solo sottosegretaria). Questa intervista caccia ogni dubbio. E’ inqualificabile come il suo titolare. Quest’Italia è ancora peggiore di quella di Badoglio e dei Savoia. Qui non c’è una guerra persa alle spalle; solo puro spirito di tradimento e un accodarsi vigliacco allo straniero. Abbiamo a che fare con gentaccia, che tradirebbe chiunque per bassi interessi. Comunque, c’è qualcosa che ci è ignoto e che dunque non valutiamo bene. Per il momento, accontentiamoci di dire che fanno schifo; nemmeno gli scarafaggi provocano in me simile repulsione istintiva.</p>
<p>Pregherei G.P. di trovare e mettere l’articolo di Bechis su Libero di oggi; tratta di altre questioni, ma fa vedere in che mani ormai siamo. E’ necessario trovare chi sappia spazzare via questa ciurmaglia di sbandati, arroganti, mignatte e infami. Sono tutto il peggio dell’umanità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.ilgiornale.it/esteri/minacce_vuote_governo_illegittimo/15-07-2011/articolo-id=534999-page=0-comments=1">Stefania Craxi: &#8220;Minacce vuote da un governo illegittimo&#8221;</a></p>
<p>di Emanuela Fontana</p>
<p><strong>Roma &#8211; Onorevole Stefania Craxi, il primo ministro libico ha annunciato che Tripoli chiuderà i rubinetti del petrolio all’Eni. Ve lo aspettavate?</strong><br />
«Mi sembra una dichiarazione curiosa. Noi riconosciamo come governo legittimo della Libia il consiglio di transizione, non il governo di Tripoli. Gli impianti petroliferi sono fermi da tempo, trattandosi di un Paese sotto embargo, che significa l’impossibilità a stringere accordi economici con chi che sia».</p>
<p><strong>Dunque non c’è preoccupazione per la minaccia di Mahmoudi?<br />
</strong>«È una dichiarazione che lascia il tempo che trova.</p>
<p><strong>I vostri interlocutori commerciali saranno ora i membri del consiglio transitorio di Bengasi?<br />
</strong>«Il Cnt ora ha un problema di mezzi finanziari e di vendita di prodotti petroliferi nella zona di Bengasi. Il decreto di rifinanziamento delle missioni estere ci consente l’uso dei beni libici congelati in Italia come garanzie per operazioni commerciali e crediti. Si apre la prospettiva di prestiti e forniture per diverse centinaia di milioni di euro».</p>
<p><strong>Anche l’Eni avrà un ruolo nella collaborazione con i ribelli?<br />
</strong>«L’Eni sta iniziando a fornire prodotti petroliferi raffinati dietro copertura assicurativa della Sace per ottanta milioni di euro. Queste sono alcune delle iniziative che l’Italia presenterà domani (oggi, ndr) a Istanbul alla quarta riunione del gruppo di contatto sulla Libia».</p>
<p><strong>Le altre proposte?<br />
</strong>«Un piano politico di offerta di negoziato alle due parti, un immediato cessate il fuoco, un tavolo politico Tripoli-Bengasi, un governo di unità nazionale per un’assemblea costituente e quindi per le elezioni. Proporremo anche il rafforzamento del ruolo dell’inviato speciale dell’Onu».</p>
<p><strong>Porrete l’accento sulla priorità delle Nazioni Unite per contenere l’intraprendenza francese?<br />
</strong>«Se i francesi avessero promosso contatti segreti con il governo di Tripoli, noi questo lo valutiamo come un errore».</p>
<p><strong>L’operazione della Nato doveva durare pochi giorni e invece sono passati quattro mesi dall’inizio del conflitto. Crede davvero in un negoziato rapido?<br />
</strong>«Io sono sempre stata la meno ottimista del governo su una soluzione a breve termine. Ora occorre davvero il grande impegno di tutti per arrivare a una soluzione politica. Non possiamo bombardare all’infinito. La condizione deve essere naturalmente che Gheddafi lasci».</p>
<p>ARTICOLO DI FRANCO BECHIS:</p>
<p>http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&#038;currentArticle=11ZN5Z</p>
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