Basta diktat esterni (di GLG)

gianfranco

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a questo punto, non credo che si dovrebbero avere più tanti riguardi. Anche una crisi istituzionale farebbe bene al paese. Malgrado quel che dicono certi farabutti definiti “di sinistra”, nessun presdelarep si è mai comportato in questo modo così “accanito”. E lasciamo per favore perdere proprio Luigi Einaudi, che con Pella aveva fatto scelte diverse e non mettendosi in aperto e irrimediabile contrasto con la DC (visto che Pella era al 100% uomo di tale partito, che lo accettò senza tanto fiatare; anzi una gran parte dei democristiani ne fu soddisfatta). A questo punto, si faccia la prova del nove. Si propongano Borghi o Bagnai. Se qualcuno si mettesse di traverso, allora sarebbe misura appropriata chiamare la popolazione a farsi sentire con chi crede di poterci ridurre a portaborse di Merkel-Macron. E si capisca che ormai vanno reimpostate le alleanze internazionali. Gradualmente se ciò è possibile; alzando invece di un bel po’ la voce se ci si tratta da semplici esecutori di ordini altrui. E si arrivi alla resa dei conti con la “divinità mercato”, con la BCE e quant’altro. E la si smetta di ricordare la Grecia. Tsipras & C. si comportarono da scolaretti inconcludenti. Certamente, bisognerebbe essere capaci di paralizzare le “quinte colonne” interne: Pd e “sinistra” varia, chiunque voglia essere “portavoce” del Partito Popolare Europeo, i nostri “cotonieri” impropriamente definiti imprenditori. E si dovrebbero dare alcune “soddisfazioni” alle forze dell’“ordine costituito”, intavolando con loro discussioni “amichevoli”, per far loro capire il vantaggio di restare almeno “neutrali” di fronte ad una popolazione, la cui maggioranza ha ormai bisogno di rappresentanti effettivamente autorevoli e non piegati ai diktat di chicchessia.

LI SOPRANI DER MONNO VECCHIO

gianfranco

LI SOPRANI DER MONNO VECCHIO [quelli dei paesi europei e UE; note mie tra parentesi]

C’era una volta un Re [in Italia] cche ddar palazzo
mannò ffora a li popoli st’editto:
<<Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo,
sori vassalli bbuggiaroni, e zzitto!

Io fo ddritto lo storto e storto er dritto;
pòzzo vénneve a ttutti a un tant’er mazzo;
Io, si vve fo impiccà, nun ve strapazzo,
ché la vita e la robba Io ve l’affitto.

Chi abbita a sto monno senza er titolo
O dde Papa, o dde Re, o dd’Imperatore [o di presdelarep]
quello nun po’ avé mmai vosce in capitolo>>.

Co st’editto annò er boja pe ccuriero,
interroganno tutti in zur tenore;
e risposero tutti: E’ VVERO, E’ VVERO.

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A questo punto, si può dire che l’Italia è arrivata quasi al livello di vergogna della Repubblica di Weimar. Per fortuna – in questo caso bisogna considerarla una fortuna – la popolazione italiana è una massa di “affastellati” senza grande dignità, molto ben rappresentati dalle maschere di Pulcinella e Arlecchino. Se non fosse così si rischierebbero avvenimenti molto gravi come nel 1933 in Germania. Quegli immondi detti ancora “di sinistra” hanno il coraggio di affermare – in tutti i luoghi della politica e dell’informazione – che ci sono “indebite pressioni” dei due partiti (che sembravano vicini al governo) sul presidente della repubblichetta Italia. Mentre un qualsiasi cervello con neuroni funzionanti capisce che si tratta dell’esatto contrario. Tuttavia, continuo a ritenere che c’è qualcosa di non detto, di “coperto”, per consentire simile atteggiamento di totale subordinazione ai poteri centrali europei.
D’altronde, alla “sinistra” va associata – sia pure con differenti manifestazioni della stessa subordinazione – quella che altrettanto ridicolmente viene denominata “destra”, quella degli “alleati” di Salvini. Costui è “arrabbiato” (solo?) e Di Maio mette un like alla sua dichiarazione (non una dichiarazione di pieno e totale appoggio contro le indebite pressioni altrui?). Ci vuole ben altro. Preoccupante anche il fatto che Spadafora – personaggio che ha percorso svariati cammini politici e che è uomo molto vicino a Di Maio – si sia sfilato dalla compagine governativa. Intendiamoci bene: Savona è nettamente filo-atlantico (anche se appartiene all’atlantismo della prima Repubblica, che aveva qualche minima dignità d’autonomia) e fortemente antitedesco; in ogni caso, nell’attuale contesto internazionale, essere contro la Germania significa mettere in crisi dati assetti dell’atlantismo degli ultimi decenni, quelli legati all’establishment americano in conflitto con Trump.
In ogni caso, non credo proprio che un governo capace di dare autonomia e rispetto all’Italia possa nascere senza ampi movimenti di malcontento popolare e molto ben diretti da gruppi organizzati in grado di affrontare uno scontro di estrema durezza (ma proprio estrema, senza quartiere). Nulla di tutto questo è sul tappeto. Quindi, o il governo non nasce o ne nascerà uno amputato di gambe e braccia, che galleggerà, annaspando, per poco tempo. Questa popolazione è fottuta per l’ennesima volta e continuerà a brontolare, di fatto sonnecchiando e andando sempre più verso la completa servitù a poteri esteri.

 

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Qui

sospetti non forse eguali ai miei, ma non troppo dissimili. I “5 stelle” sono in fondo morbidi con il Quirinale, cioè con i poteri europei, cioè con la Nato e gli Stati Uniti (anche se adesso bisogna barcamenarsi tra i due establishment in conflitto laggiù). Il problema centrale non è Savona; semmai questo è sintomo di un grave asservimento della “regione Italia” ai poteri centrali della UE, quelli franco-tedeschi, a loro volta in sordo conflitto “intestino”, con Macron che è più “possibilista” della Merkel verso la nuova presidenza statunitense (pur restando indeciso non sapendo come andrà a finire il conflitto interno agli Usa). Salvini minaccia di rompere tutto se non si accetta Savona. Si accanisce sull’effetto di una causa ben più grave; esattamente come fa con l’immigrazione che è anch’essa effetto di ben altra causa da combattere con vera determinazione. Quindi, si sta barando.
Salvini vuol arrivare eventualmente alla rottura per portare avanti l’altro programma, che è influenzato dal “vile nano”. Di Maio, pure, spera di rigettare la colpa del fallimento sulla Lega e di riprendere a sondare “l’altro forno”. E tutti e due grideranno al non rispetto del voto della popolazione, che nelle elezioni si era spostata decisamente a favore dei due partiti ora vicini all’abbandono del tentativo governativo. Ognuno dei due partiti darà la colpa all’establishment (e in subordine all’altro partito, visto come concorrente elettorale). Fregata in toto la popolazione che ha votato secondo la sua insoddisfazione nei confronti del Pd e di FI, che erano già pronti all’inciucio (bastava che il primo risultasse appena un po’ sopra il 20% e la seconda in vantaggio rispetto alla Lega). D’altra parte, questa popolazione un po’ si merita questo raggiro poiché dovrebbe dare chiara indicazione che ormai non ne può più ed è decisa a seguire un’autentica organizzazione politica di netta rottura con tutto il vecchio mondo; sia europeista sia statunitense.
Il governo è ancora in alto mare e comunque non sarà mai fatto per restare a lungo né guiderà minimamente il paese verso gli obiettivi indicati nella campagna elettorale; e non per motivi economici (la mancanza di risorse) come vogliono venduti e idioti del giornalismo e sedicenti e inetti “esperti universitari”. Qui manca ben altro. Si avvicinano tempi in cui solo chi sarà capace di spazzare via la politica degli ultimi 70 anni, sterminando i suoi “cultori”, potrà far rivivere il proprio paese. Bisogna prendere a calci chi canta “bella ciao” e intonare finalmente il vero, grande, motivo: “pietà l’è morta”.

 

 

POCHE CONSIDERAZIONI, MA SUFFICIENTI, di GLG

gianfranco

Importante (per la formazione del nuovo governo italiano) è certo quanto avverrà in merito al Ministero dell’economia. Ricordo inoltre che anche agli esteri (e qualche altro Ministero) ci sarebbe molto da discutere sui nomi che si stanno facendo. Eppure credo che l’evento odierno più rilevante sia l’incontro a quattr’occhi tra Salvini e Berlusconi (perfino Bernini e Gelmini sono state fatte andar via). Manifesterò allora un sospetto, forse esagerato; eppure credo ch andrà grosso modo così. C’è un accordo tra Salvini e i suoi “alleati”. Questi sparano a zero su di lui perché appunto non si abbiano sospetti, ma sono in buona parte d’accordo. Non era facile farsi dare l’incarico a “destra” da Mattarella solo assicurando che alla fine avrebbero trovato i voti (dei voltagabbana) per ottenere la maggioranza. E ne occorrevano varie decine. Meglio che la Lega “tradisse” gli “alleati” (in accordo con essi o almeno con alcune persone che sanno) per“imbarcare” nell’avventura i “5 stelle”, che si sono logorati un po’; mentre la Lega al momento è cresciuta nei sondaggi e assicurerebbe quindi al centro-dx il superamento del 40%, soglia considerata cruciale per mettere in mostra quanta “democrazia” esiste, avendo la maggioranza parlamentare contro il restante 60% o quasi della popolazione. Fra qualche mese (non credo troppo presto, si potrebbe perfino arrivare al prossimo anno, alle europee, anche se non è facile) i due “governativi” litigheranno di brutto e Salvini ne approfitterà per rompere e tornare alla vecchia alleanza. Si cercherà di creare le condizioni per un ritorno alle urne, convinti appunto di arrivare al 40%; anche se pure la Lega dovrà pagare un certo “pedaggio” per il fallimento. Evidentemente si spera che torni a crescere FI e magari pure FdI. Possibile che Di Maio non capisca queste intenzioni? Le capisce, ma non può tornare indietro dopo aver puntato tutto sul fare il governo (anche con i “due forni”; e alla fine uno dei due si è aperto). Evidentemente, adesso bisogna recitare fino in fondo il “governo del cambiamento” che risponde al malcontento di una popolazione per gran parte infatti molto insoddisfatta della politica fin qui sopportata. Quando tutto fallirà, i “5 stelle” faranno il possibile per scaricare la colpa sulla Lega, in modo da tornare a crescere e a impedire, in eventuali nuove elezioni, che il centro-dx raggiunga il fatidico 40%. Prima però di far sciogliere il Parlamento, i “5 stelle” faranno un nuovo tentativo con l’altro “forno”, sperando che siano maturate condizioni di maggiori difficoltà per Renzi e si aprano appunto quelle prospettive rivelatesi impossibili nel primo tentativo di accordo con il Pd. Spero che non vada così, ma ho molti sospetti in merito.

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  Interessante anche il fallimento dell’incontro tra Usa e Corea del nord. Spero ci si ricordi che avevo rilevato la sua ottimaprobabilità, ma non proprio la certezza. E anche ora mi permetto di affermare che l’incontro è fallito per il momento, ma non è detto che lo sia definitivamente. Ho già scritto le mie previsioni circa la situazione nell’area del Pacifico tra vent’anni o giù di lì. Adesso non posso diffondermi in merito. In ogni caso, il gioco ad “avantindré” che si sta conducendo (in specie per colpa degli Usa; basti pensare alle dichiarazioni degli ultimi giorni sulle sorti dellaLibia di Gheddafi, che hanno convinto Kim a puntare i piedi) è legato al fatto che non ci si vuol intendere sul significato della “denuclearizzazione” accettata dal nord Corea. Tutti a ripetere la solita sciocchezza: Kim accetta di eliminare i suoi arsenali atomici e dovrà fidarsi delle assicurazioni amichevoli (figuriamoci!) degli Stati Uniti. Ho ripetuto mille volte che i nordcoreani accettavanosoltanto di mettere termine ad ulteriori esperimenti perché hanno già un buon arsenale, hanno fabbricato anche la bomba H e il missile per portarla fino agli Stati Uniti. Hanno già le conoscenze e basi necessarie a costruire ulteriori armi atomiche. Ed è una “dote” che porteranno quando si arriverà alla graduale riunificazione delle due Coree. Quanto alla Cina, potrà non piacerle, nel lungo periodo, che nasca ai suoi confini una subpotenza economicamente e militarmente robusta; tuttavia, se adesso il nord cedesse alle richieste di totale smantellamento dell’ottimo armamento posseduto, la Corea del sud resterebbe una forte economia, ma sempre sotto il tallone politico-militare Usa. Allora, ai suoi confini la Cina continuerebbe ad avere una potenza come quella oggi predominante e prepotente invece di una subpotenza di buona forza, ma certamente inferiore a quella cinese.

 

Per cambiare bisogna confliggere

10.jpg-Potenze in conflitto per la supremazia

 

Non siamo dispiaciuti circa la possibile nascita di questo governo Lega-5S. Non lo siamo per quello che rappresenta, non per quello che riuscirà a fare. Non ci facciamo pertanto illusioni sulla pars construens ma quella destruens esiste nei fatti ed è in atto. I servi di sinistra e di destra, che in questi ultimi decenni hanno sgovernato l’Italia, sono stati puniti nelle urne e messi da parte. Il vecchio establishment inizia ad avvertire tutti i rischi del caso e proverà i classici colpi di coda come tutte le bestie ferite. Ovviamente, non si è ancora arreso, con i suoi boiardi, i giornali e i giornalisti, le cricche industriali e finanziarie, le clientele, gli appoggi esteri ecc. ecc., tutti ostili al nuovo esecutivo in corso di formazione. Se Lega e 5S tentenneranno, si faranno irretire dai compromessi, ammansire dall’aria dei palazzi, stordire dalla ritualità burocratica dei ministeri, dai cattivi “consigli” delle figure istituzionali, esauriranno presto le loro energie e saranno risucchiati nel vuoto politico precedente che è pienezza di sottomissione agli Usa e all’Ue. Come già detto, sia avverte una variazione di clima ma ciò non è sufficiente a decretare il grande cambiamento necessario, il quale passa proprio da quei temi che Lega e 5S temono ancora di affrontare: il mutamento delle alleanze internazionali (anche come dichiarazione di principio). Fuori dall’Ue ma, soprattutto, fuori dal campo occidentale americanocentrico. Apertura verso la Russia, possibilmente collegandosi a quei gruppi strategici tedeschi che stanno perseguendo questo intento, anche se sottotraccia o puntando solo sui rapporti commerciali. Non alimentare lo spauracchio germanico che non esiste. Chi utilizza queste pregiudiziali antitedesche vuole solo coprire i ben più ferali americani. Sono quest’ultimi che impediscono alla sovranità delle patrie europee di uscire dal fango

Ci vuole fegato per rompere la gabbia d’acciaio della sudditanza. Bisogna essere disposti ad una lotta senza incertezze, mentre in mancanza di tali presupposti si sarà costretti a soccombere o a tradire.

“Il potere politico è proprio la sintesi ufficiale dell’antagonismo nella società civile… alla vigilia di ogni trasformazione generale della società, l’ultima parola della scienza sociale sarà sempre: Il combattimento o la morte: la lotta cruenta o il nulla. Così, spiegato, si pone il problema”. Marx (che cita dopo i due punti G. Sand).

Se non si vuole rischiare lo scontro non si è politici, lo tengano a mente i vari “trasformatori”, reali o sedicenti.

 

E’ CADUTA LA MASCHERA DI PURI SERVI E VENDUTI! di GLG

gianfranco

La vergogna e infamia di questi politicanti e di questi giornalisti e intellettuali in svendita ha finalmente raggiunto vertici impensati. La maschera è caduta di brutto. Debbo apprezzare, negli ultimi giorni, quasi solo un Belpietro, giornalista di “destra” (diverso però da quelli berlusconiani, puri fantocci pieni di m….). Non parliamo degli sporcaccioni di “sinistra” (e “antifascisti”, tipo Repubblica, Corriere, ecc.), una cloaca a cielo aperto. Da quando sembrava esserci la prospettiva di governo, vomitano continuamente gli art. 92 e 95 della Costituzione (nessuno disse nulla quando venne rieletto un presdelarep contro ogni norma costituzionale); e vogliono farci passare questa Repubblica da operetta come fosse presidenziale sul tipo di quella Usa e diFrancia.

Il vero fatto è che, come già detto nei giorni scorsi, noi non siamo una Repubblica, bensì una regione (e nemmeno a statuto speciale) della Ue, i cui poteri centrali ci stanno riducendo ad area da sfruttare per cercare di mettere a posto la situazione in Germania e Francia. Invece di chiudere l’Ilva (una acciaieria fra le maggiori), bisognava non farla cadere nelle mani di un’impresa straniera. Egualmente, la CDP, con soldi pubblici, invece di tentare il ri-controllo della Telecom, ha semplicemente favorito un fondo americano, puramente interessato ai giochi sui pacchetti azionari, contro unaltra straniera, la Vivendi. Non siamo certo come il Texas, l’Arkansas, la California e via dicendo nell’ambito degli Stati Uniti d’America. Lo ripeto: siamo una regione ormai devastata da poteri “altri”.

Si pretenda Savona all’economia e qualche altro vero sovranista agli Esteri. Agli Interni qualcuno che la smetta di insistere solo sull’immigrazione. Non è il problema centrale; l’eccesso di arrivati certo non “integrabili” in pochi anni; e accolti con guadagni abietti da vermi ipocriti che fingono la “carità cristiana” è effetto della vera causa: il predominio degli Usa con i loro sicari nella UE, che hanno messo a soqquadro intere aree dell’Africa e del Medioriente.

Non si combina niente con due movimenti come quelli messi in gioco per fare un governo; e con uno dei due che non si capisce che gioco fa, facendosi insultare dai “nanetti berlusconiani” e da “patrioti” che mostrano la giustezza della famosa frase di Samuel Johnson (pronunciata nel 1775; buona come “predizione”) sull’ “ultimo rifugio delle canaglie”. In effetti, questo è il problema:troppe canaglie in questo paese. Occorrono strumenti adeguati a sfoltirne il numero. Ma prima di tutto occorrerebbe una popolazione meno frastornata, che “invocasse” l’arrivo di veri “giustizieri”. Se ci si preparasse all’arrivo, può essere che qualcuno si incoraggi.

 

Fuoco incrociato di GLG

gianfranco

La più demente e smemorata dichiarazione di stasera è stata quella della Gelmini: “Conte è un tecnico come Monti e noi ci opporremo”. Alla fine del 2011, il vile nano, in accordo con Napolitano malgrado qualche brontolio, se ne andò lasciando appunto il posto a Monti, per il cui governo Forza Italia (null’altro che un gruppo di suoi camerieri) votò; ivi compresa la legge Fornero, l’inasprimento fiscale, ecc. Adesso questi cialtroni si oppongono a Conte, che viene indicato quale premier (con ostilità appunto del presdelarep) di un governo che ha propositi esattamente contrari. Quindi è logico che dei semplici complici del Pd renziano (malgrado fingano di essergli contro) siano del tutto ostili ad un governo Conte mentre erano favorevoli a quello Monti (e subito dopo a Letta). Ed è ancora più incredibile che pretesi “fratelli d’Italia” si schierino sulla stessa linea di quelli che mostrano forsennata ostilità a chi almeno a parole rimanda al mittente le minacce della UE, del PPE, dei vari organismi finanziari e del “Dio Mercato”, che ci considerano da sempre solo degli sguatteri di poteri stranieri.
Ho sentito anche qualcuno che, alla certo risibile asserzione di Di Maio su Conte quale “amico del popolo”, ha sentenziato: come Marat, uno della Rivoluzione francese. A parte l’imbecillità di simile accostamento, fatto senza alcun tono ironico, affermo che purtroppo i futuri (non ancora sicuri) governanti non hanno a disposizione alcun Robespierre; non si farà nulla in questo paese fin quando qualcuno non avrà il coraggio di far funzionare la ghigliottina. Ed è inutile che la Le Pen manifesti soddisfazione perché in Italia va al governo l’“amico” Salvini (che mi sembra si sia un po’ allontanato da lei negli ultimi tempi). Nemmeno la leader del FN riesce a combinare alcunché di positivo nel paese che di quell’ammirevole arnese fu l’inventore.
In ogni caso, non mi sembra che questo Governo nasca bene; non ha la decisione sufficiente a risolvere la situazione nell’unico modo in cui potrebbe essere risolta. E del resto nemmeno la popolazione italiana (perfino quella che ha votato i due partiti governativi) ha il coraggio necessario per affrontare un vero tornante del tipo necessario a risorgere. Incredibile che, dopo quanto affermato dal “nano” e dai suoi servi (dichiarazioni offensive al massimo grado, piene di totale disprezzo), Salvini ancora non rompa senza alcuna esitazione. Se nascerà questo governo – il presdelrep è evidentemente contrario e tutti si appellano a lui perché agisca andando ben oltre le sue prerogative, venendo a raccontarci che l’art tal dei tali (ora citano il 92 ora il 95) gli attribuisce poteri che esistono solo nelle repubbliche presidenziali – durerà assai poco. Per durare sarebbe necessario uno scontro frontale capace di spazzare via gli altri partiti e i loro gruppi dirigenti. Deve essere risanato al 95% pure il fronte dell’informazione mediatica. E nello stesso senso vanno trattati gli abietti ambienti imprenditoriali che designo sempre come “cotonieri”.
In ultima analisi, è indispensabile che declini ben di più l’arrogante “paese padrone” d’oltreatlantico e che veramente si affermi un mondo multipolare con soprattutto la Russia in posizione sempre più forte e in grado di stabilire azioni ancora più incisive (e in aree più estese) rispetto a quelle condotte in Siria. Ci vorranno anni (non moltissimi, ma pur sempre troppi) prima che si creino le condizioni di un conflitto di ampiezza tale da consentire l’autentica disinfestazione del nostro paese, che non può essere limitata solo ad esso. Siamo “in cammino verso una nuova epoca” (questo è certo), ma è un cammino ancora lungo poiché risente di oltre settant’anni di perdita d’ogni dignità da parte di quest’area detta Europa; con in testa il nostro paese, uno dei peggiori soprattutto nell’ultimo quarto di secolo. No

PUR NELL’INCERTEZZA IL GIOCO SI FA PIU’ CHIARO, di GLG

gianfranco

Si continua a fare politica tramite la magistratura. Si era iniziato con “mani pulite” (rifaremo semmai la cronistoria), ancora un mese fa con la sentenza di Palermo si è tenuto “sotto schiaffo” il “nano” per presunti contatti con la mafia, adesso lo si “riabilita” (termine del tutto improprio perché la condanna resta e la pena è stata scontata) per consentirgli di rientrare al Senato (c’è sovraffollamento tra i suoi fan, magari a pagamento, per lasciargli uno scranno nell’“alta camera”) e mettere meglio i paletti (comunque già lo sta facendo da tempo) alle mosse di Salvini. Ho sentito ieri sera anche la “ragazzotta bionda” di FdI, che stimavo un po’ e che ha dimenticato (ha voluto dimenticare) come il “leale alleato” l’abbia fottuta alle Comunali di Roma presentando Marchini e facendole perdere il ballottaggio a favore del piddino Giachetti. Il “basso” politicante, recatosi nel 2011 a piegarsi davanti a Obama, non ha mai abbandonato veramente il patto del Nazareno. Questo è saltato proprio per poter continuare sotto traccia, senza aperti connubi Pd-FI, in modo da essere ancora più efficace.
Il vile gioco del “neobadoglio” (con il “bel tipino” Renzi) è stato messo i crisi dall’inaspettato sorpasso della Lega su FI il 4 marzo. Si sono messi di buzzo buono; per un certo periodo l’“argine al populismo” e la garanzia di assoluta “fedeltà” della “regione” Italia al potere centrale europeista (in sottile contrasto tra Macron e Merkel) è stata assunta dal “governatore” di detta regione. Adesso con il rientro del “nano” si potrà più apertamente giocare almeno in due a quest’“argine”, nel mentre Renzi ha scongiurato fin da subito ogni possibile contatto con “altri” (tipo ad es. i 5 stelle). Ieri sera, appunto, dall’Annunziata la Meloni ha fatto chiaramente capire che, con l’entrata ormai aperta del berlusca in campo, è poco utile che Salvini continui a giocare con Di Maio. Era del tutto evidente il consiglio di non proseguire nella trattativa e di far fallire il governo. E dopo che questi ipocriti di Lega e Fdi avevano tuonato contro i voltagabbana – e proponevano perfino un cambio di Costituzione in modo che chi fosse stato eletto parlamentare in un partito, se cambiava idea, fosse obbligato a dimettersi – ieri sera la Meloni diceva che è ancora possibile tornare ad un governo di centro-dx (mancante di almeno una cinquantina di senatori e anche deputati) in grado di trovare i voti in Parlamento, cioè appunto quelli di chi viene eletto da una parte e si sposta dall’altra.
Sono tutti sommamente disgustosi e marci opportunisti, solo interessati a basse operazioni di potere. Adesso vedremo gli effetti della “riablitazione” sulla nascita o meno di questo già “affannato” governo. Ma se anche nasce, lo sarà per poco. Già è intervenuto Maroni a sostenere di tornare a giocare apertamente con il “nano”. E il “leale” Salvini (altro personaggio la cui ambiguità è ormai manifesta a tutte lettere) farà durare assai poco questo governo, anche nascesse. Tornerà l’“inciucio” se questa popolazione continua a non capire nulla delle manovre di questi furfantelli da trivio. Si conferma che siamo servi. Qualcuno, come Salvini, manifesta idee un po’ diverse (molto poco) in fatto di UE e di rapporti (solo commerciali) con la Russia, ma garantisce tutte le alleanze con la UE, con la Nato, con gli Usa (chiunque vincerà in tale paese “padrone”). Tutto è di una chiarezza smagliante; anche l’incapacità della popolazione di afferrare che tutti questi sono materiale di scarto, rifiuti accoccolati in discariche a pieno controllo di poteri stranieri. E c’è chi finge patriottismo, rispolvera ideali di una insopportabile vecchiezza ultrasecolare, mostrando solo d’essere un ipocrita e un falso. Che epoca! Di una bassezza mai riscontrata dalla nascita di questa nazione.

PS Sento adesso la voce del possibile premier: Giulio Sapelli o Conte. A dir la verità, se ben ricordo le ultime cose sentite, il primo non sarebbe niente male. Quindi dico magari; Conte meglio di no. Tuttavia, mi auguro che non brucino subito il proposto. I “garanti” della fedeltà dell’Italia alla UE sono sempre pronti ad utilizzare quella grossa “inesattezza” su Einaudi che nomina Pella. Ricordo bene il fallimento nel 1953 della “legge truffa” (così è passata alla storia; e il premio di maggioranza scattava al 50% +1 non al 40% come propongono questi “democratici” che vogliono il “bene del popolo”, cioè di un 40% di votanti, non di elettori, che comanderebbero così sulla maggioranza della popolazione). E da quel fallimento, nacque (dopo un primo incarico a De Gasperi o qualcosa di simile) la nomina di Pella, che era comunque del partito di maggioranza. Allora adesso, il “garante delle Istituzioni” dovrebbe semmai nominare un premier del partito di maggioranza; magari non Di Maio ma uno di quel partito. Così fece Einaudi! Non dico altro perché sapete cosa può accadermi se rivelo quello che penso. Ripeto che l’Italia è ridotta a semplice regione (e non a statuto speciale) dell’Europa, il cui potere centrale (oggi contestato ad est, Patto di Visegrad, e a nord, Svezia, Norvegia, Danimarca, ecc.) vede il sordo conflitto tra Francia e Germania. Entrambe per garantire la genuflessione agli Usa; la Francia blandisce un po’ Trump (con moderazione per vedere come andrà a finire), la Germania sta ancora dalle parti del precedente establishment. Una meraviglia, un’epoca di disfacimento di un’antica area di civilizzazione.

 

SE VA AVANTI COSI’, di GLG

gianfranco

Se va avanti così, credo proprio che non andrò a votare a questo inverecondo referendum. Già potete immaginare quanta voglia ho di siglare NO assieme a coloro che non hanno dato proprio nulla alla Resistenza (anche perché nemmeno sanno nulla della guerra) e ci hanno poi raccontato – in specie a partire dagli anni ’70, quando lo stesso Pci diretto da Berlinguer intrallazzò segretamente con gli Stati Uniti – che chi aveva scelto di lottare da quella parte, lo aveva fatto soltanto per liberarci dal fascismo; tanto per cadere sotto un ben altro regime d’occupazione che, personalmente, ho potuto godere fin dall’inizio. Mentre chi ha veramente partecipato alla guerra partigiana, pensava ingenuamente ad un possibile rivolgimento sociale. Come ammise persino un Cossiga, la gran parte dei combattenti e più dell’80% dei caduti apparteneva al Pci, i cui militati volevano “fare come in Russia” (cioè nell’Urss). Lasciando perdere ogni giudizio sull’illusione di costoro, in ogni caso non sono andati in montagna e spesso incontro alla morte per consegnarci agli odiati americani.

Se andassi al voto, come detto altre volte, voterei NO turandomi il naso e solo per un piccolo sputacchio a Renzi, che considero deleterio – più o meno come i precedenti – per le sorti di questo paese. So però che una vittoria del NO non cambierebbe assolutamente nulla. Intanto Renzi non se ne andrà se non lo decideranno ben altre forze (non i votanti) che lo ritenessero ormai inadatto al compito che sta svolgendo da tempo. Verrebbe comunque sostituito da uno simile a lui. Quanto alle opposizioni, hanno consentito ad un ambiguo personaggio come Berlusconi (finto oppositore) di riprendere perfino troppa importanza. Gli altri due mi sembra che non riescano proprio a trovare il loro ruolo. La lotta contro il governo deve denunciare in primo luogo l’asservimento dell’Italia. Non alla Germania come fanno i cialtroni e venduti per imbrogliare le carte, bensì agli Stati Uniti, da eleggere quale nemico assoluto; ovviamente finché resteranno (e lo saranno ben a lungo) la potenza predominante. Altro che referendum sulle riforme costituzionali!

In definitiva, tornare all’unità delle opposizioni sotto l’egida del berlusconiano Parisi (che qualcuno sospetta voterà SI) in nome del NO al referendum è quanto di peggio si potesse immaginare. Tale recita elettorale – dove una parte (e non certo la migliore) del PD, i vecchi “fu piciisti”, voterà NO e una parte dei sedicenti “destri” SI, a dimostrazione della confusione esistente; e anche con forte probabile astensione – non doveva essere posta al centro della contestazione netta e irriducibile verso un governo dannosissimo per il paese. Averlo fatto è la migliore dimostrazione che non esiste nessuna reale e ed efficace opposizione; solo dei ciarlatani alla ricerca di maggiori spazi per partecipare pure loro alla spartizione delle spoglie di questa povera Italia. Basta con questo ceto politico. Se all’opposizione ci sono settori interessati alla nostra rinascita, comincino fin d’ora con tutt’altra linea politica. Gli Stati Uniti come nemici senza alcuna riserva; i loro servi da pensare fin d’ora come traditori del paese di cui liberarsi appena possibile. Invece dobbiamo vedere Berlusconi, Salvini, Meloni, stretti l’uno all’altro, sorridenti e sotto la dicitura: “uniti per il NO”. Una vera turlupinatura.

Sì, credo che non andrò a votare per favorire un simile trio, cui si aggiungeranno i D’Alema, i Bersani e non so quanti altri personaggi che hanno ridotto l’Italia in questo stato. E giocano a fare i politici!

IL MARASMA NON CALA 7 feb ‘12

1. La responsabilità dei magistrati è un’“offa” per un centro-destra in pieno disfacimento. Prima di tutto vedremo se il provvedimento passerà indenne alle prove successive. Inoltre chi deve giudicare della responsabilità? Se abbiamo sempre “comunisti” tra i magistrati, poco cambia. Non vale comunque la pena di insistere sull’argomento. In effetti, i poveracci del Pdl si buttano su qualsiasi cosa serva a dimenticare che ormai il loro leader sembra un comico d’avanspettacolo di provincia. Effettivamente, lascia sorpresi un così marcato disfacimento. Adesso, scrivono Il Giornale e perfino Libero (che sembrava un po’ più lucido del “rivale”), il Berlusca si sta rimettendo dal “trauma” del licenziamento e ricomincia a fare politica. Non è vero che, come sostenuto dal Financial Times, vuole ritirarsi; per l’ennesima volta è stato frainteso. Non avrebbe tuttavia intenzione di rimettersi a fare il premier, si limiterà alla parte del “padre nobile” (un bel titolo per un fifone che ha tradito tutti) e del suggeritore (di quanto gli verrà ordinato da oltreatlantico e dalle quinte colonne interne).

Intanto, diciamo che non ha subito alcun trauma. Ha effettuato i suoi tradimenti in piena complicità con l’Obama del “non caschi o caschi in piedi” e con la sua longa manus in Italia (sul Colle), con cui il Berlusca, dopo aver per qualche mese sostenuto di essere in tensione (che non faceva scoppiare per puro senso di responsabilità), ha pranzato o cenato pochi giorni fa accompagnato da Letta, trovandosi con lui in delizioso accordo. Egli sostiene pure che con la Lega si tratta solo di scherzi da ragazzi o di bronci infantili, che tutto va bene. Intanto, pretende di essere in contatto con il Pd per cambiare la legge elettorale onde fare un bello scherzo ai partiti minori (ma anche alla Lega stessa) per ridurli al lumicino quando arriveranno le elezioni. Per il momento, l’ex premier sembra il Tecoppa di Ferravilla, che pretendeva che gli avversari stessero fermi altrimenti non riusciva ad infilzarli con la spada. Un’altra frase di Tecoppa ha però giusta popolarità: meglio essere vigliacchi per mezzora che morti per tutta la vita. A Berlusconi non basta mezzora; per vivere deve ormai essere vigliacco per tutto il resto della sua vita.

Ha iniziato nel 2009, dopo un viaggio molto personale (un solo accompagnatore, se ricordo bene, al suo seguito) da Putin; adesso non rammento se in estate o in ottobre. Già allora scrivemmo che era probabilmente andato a chiedere “aiuto”, dato che non controllava affatto i Servizi italiani, ed il malcontento Usa – ormai eravamo entrati in pieno nella New America che ha eletto Obama e che già dal 2010 iniziò a far meglio intuire le sue nuove mosse – si manifestava con evidenza. D’altra parte, tradire quegli impegni con la Russia, che aveva preso senza l’acre opposizione della Old America, gli arrecava probabilmente notevoli danni, non solo politici (bisognerebbe conoscere i retroscena dell’incontro con Putin in Sardegna nel 2003, che diede impulso decisivo ai fruttuosi rapporti Gazprom-Eni, adesso entrati in difficoltà). Evidentemente, il viaggio non fu positivo. Alla fine dell’anno vi fu la statuetta del Duomo di Milano in faccia (ma non penso ad alcun complotto, è stato a mio avviso un puro caso, tuttavia di quelli che marcano pur sempre gli eventi). Il 2010 è un anno di forte accentuazione delle pressioni (scandalistiche e altre più minacciose) su Berlusconi. L’anno si chiude con il voto del 14 dicembre, in cui per soli tre voti Berlusconi si salvò dalla sfiducia; e il “poppolo di sinistra”, una massa di anarcoidi imbecilli, che credeva alla liquidazione del Mostro, mise a soqquadro Roma.

Rivelammo su questo blog i nostri più vivi sospetti di avvenuti “cedimenti strutturali” del cavaliere, di accordi possibili con gli Usa (sempre via Napolitano, mentre l’azione di Fini sembrava, ma solo sembrava, fallita). Non potevamo saper dove il fifone si sarebbe spinto; lo si è visto nel corso del 2011. In un solo anno ha liquidato ogni parvenza di politica estera meno succube di quella patrocinata dalla “sinistra”. Non indipendente, non scordiamo né l’Irak né l’Afghanistan, ecc. Tuttavia, vi era stata la condanna della provocazione georgiana (americana in realtà) alla Russia, e altre mosse dimostrative per mantenere in piedi tutta una serie di accordi, energetici ma non solo (basti pensare agli affari fatti da Finmeccanica), con tale paese; oltre all’accoglimento trionfale di Gheddafi a Roma, la dichiarazione di scuse per i crimini commessi dagli italiani in Libia molti anni addietro, con ulteriori affari per Eni e Finmeccanica e migliaia di medie e piccole imprese.

In pochi mesi tutto è stato liquidato. Un solo dato significativo. Nel Southstream l’Eni è passata dal 50% (piena comproprietà a due con Gazprom) al 20 %; e tale gasdotto, che sembrava in dirittura d’arrivo, si è fatto battere dal “ramo nord” (in cui è la Germania in piena compartecipazione con l’azienda russa). Si tratta però appunto del semplice segnale di una situazione degradata all’estremo in cui l’Italia è stata condotta alla più completa e vergognosa sottomissione. Berlusconi ha agito (evidentemente guidato “per manina” e senza più orgoglio alcuno) in modo da andare incontro a sconfitte su sconfitte, all’erosione costante della sua maggioranza ridotta al minimo, all’abbandono di questo o quell’infimo personaggio (maschile o femminile) da lui scelto. Ha fatto finta, già a partire dalla vile aggressione alla Libia (patrocinata da Napolitano con la scusa della fedeltà alla Nato, degna fine per chi aveva cominciato appoggiando la repressione del 1956 in Ungheria con tracotanza e aggressività verso i semplici dubbiosi tipo, mettiamo, un Di Vittorio), di essere recalcitrante, sempre però cedendo infine.

Il suo compito è stato di coprire la liquidazione della sua stessa politica estera (quella interna non è mai esistita) con i flebili vagiti di “autonomia”, concessagli di fatto (malgrado quanto è stato rivelato dai ben noti documenti “segreti”, pubblicati da Assange con la finta contrarietà di chi in realtà ne ha consentito la diffusione) dagli Stati Uniti della precedente Amministrazione. Egli ha assolto il compito e in qualche modo verrà sicuramente ricompensato, malgrado la vischiosità degli odî sparsi per vent’anni dalla sinistra (dei rinnegati), che si è vista soffiare la vittoria quale premio del suo tradimento [oggi sappiamo, per “merito” di De Benedetti, che all’inizio del ’94 Agnelli, “grande sponsor” di tale sinistra cui affidava la difesa dei suoi interessi di inetto imprenditore, assegnava a Berlusconi il 3% dei voti; De Benedetti arrivava al 10%. In definitiva, la Confindustria dei “cotonieri” italiani – i “grandi parassiti” e industriali incompetenti e protervi, che fecero da servi all’operazione statunitense di liquidazione del regime Dc-Psi mediante “mani pulite” (e il pentito Buscetta, in galera negli Usa) – era convinta di andare “in carrozza” al nuovo regime dei venduti dell’ex eurocomunismo, mettendo così in mostra l’imbecillità politica di questa classe “dirigente” incapace e corrotta].

Resto convinto che, fin quasi all’ultimo momento, non era ancora deciso se far “cascare in piedi” Berlusconi o tenerselo ancora per un certo periodo di tempo. Si è parlato, questo è vero, di progetti (napoletaniani) intorno a Monti fin dall’estate. Poi c’è stato il convegno a Todi, in cui Passera mostrava già certi progetti politici. E non vi è dubbio che la svolta verificatasi in Italia ha visto un nuovo compromesso tra gli Usa e la Chiesa, dopo le legnate che questi si erano date in passato (almeno dal 2005, momento di sostituzione del cattolico Fazio con l’“amerikano” Draghi alla Banca d’Italia), provocando in alcuni personaggi progetti di riavvicinamento tra cattolici e greco-ortodossi. Il che, detto per inciso, mostra come la nuova strategia Usa sia pronta alle “geometrie variabili”: apertura a settori islamici come a quelli cattolici, cercando di non creare eccessivi malumori degli israeliani.

2. In ogni caso, l’incertezza circa la sorte da riservare a Berlusconi – se utilizzare ancora i suoi servigi al governo o invece fargli passare la mano, ma con l’impegno a mantenersi in campo per non lasciare spazio libero ad eventuali altri progetti politici meno controllabili – è durata probabilmente fin quasi all’ultimo. Poi il dado è stato tratto. Tuttavia, si procede a vista approfittando della confusione ormai creata nella popolazione, che disistima in massa i politici e quindi concede al momento spazio a presunti tecnici, la cui inettitudine è manifesta per chi abbia un minimo di raziocinio, ma non lo è affatto per la gran massa – sia quella convinta d’essere “la destra” sia quella che si pensa come “sinistra” – totalmente disaffezionata e disorientata. Il governo ha proceduto con le due “alternative” già considerate: colpire l’elettorato (è troppo parlare di base sociale che non esiste proprio) di “destra” con imposte di tutti i generi (e la “mitica” lotta all’evasione fiscale) e quello di “sinistra” con l’attacco al sistema pensionistico e adesso alle difese minime dei lavoratori, con discorsi chiaramente provocatori e fatti apposta per irritare sui mammoni che non vogliono andarsene lontano da casa, sui “nullafacenti” del posto fisso, ecc.

Monti si è perfino lanciato nell’affermare che bisogna rassegnarsi a trovare lavoro anche fuori d’Italia. Poiché non credo si riferisca ancora all’emigrazione dei manovali nelle “Americhe” o in Germania, Svizzera, Belgio, ecc. (magari con qualche altra “Marcinelle”), sembra ovvio il riferimento a lavori qualificati. Alla faccia delle vecchie polemiche contro la miseria culturale italiana (e soprattutto della destra), con i fondi di ricerca (che nelle Università servono solo per allevare alcuni prediletti dei nuovi baronetti) ridotti al minimo, la conseguente “fuga dei cervelli”, ecc. Adesso, questa fuga viene invece incoraggiata; e non contrastata dalla “sinistra molto colta” e interessata alla “ricerca”.

Se a queste dichiarazioni montiane, aggiungiamo la polemica sull’art. 18, è pienamente dimostrata la miseria di questi individui che blaterano tutto il giorno nei media. Disgustosa in tal caso la “destra”, tutta lanciata contro la solo presunta illicenziabilità dei lavoratori (delle imprese medie e grandi); ma anche la “sinistra” perché ne fa soltanto questione di difesa di coloro da cui avere i voti e i contributi sindacali. Il problema di fondo, per un cervello normalmente funzionante, è diverso. Innanzitutto, la crisi è generale e colpisce anche paesi dove non c’è l’ombra di qualcosa come l’art. 18. In secondo luogo, la debolezza italiana dipende dal non poter manovrare a piacimento i lavoratori salariati? E questa sarebbe la sesta o settima potenza industriale? Le innovazioni tecnologiche e, ancor più, quelle di prodotto che fine hanno fatto? Si compete sul mercato internazionale solo in base ai costi della mano d’opera? E con queste belle idee si cerca di battere i cinesi e altri paesi a basso costo del lavoro; e che tuttavia non sono così rozzi e industrialmente inetti (come i nostri confindustriali!) da pensare che ci si combatte e si vince sfruttando questo vantaggio. Anzi, anche “laggiù” inizia ad alzarsi il livello salariale, nel mentre si hanno notizie di colossali investimenti in settori strategici e moderni, dove il rapporto “capitale/lavoro” – che in tal caso non è il rapporto sociale, ma quello più banale tra investimenti in capitale fisso e salari dei lavoratori – è assai elevato (pur impiegando quote di tecnici ad alta specializzazione e quindi meglio pagati).

Siamo in mano a parassiti, industriali (e finanzieri) di bassissima levatura, intenti solo a schiacciare la gran massa del lavoro produttivo (dipendente e autonomo) – in ciò aiutati da quote di “nani e ballerine”, gentaglia dai mille lavori inutili e veramente nullafacenti – per estrarne ogni “goccia di sudore”, in uno “sfruttamento” che non ha nulla a che vedere con quello teorizzato da Marx: semplice differenza tra valore creato dal lavoro e valore della forza lavoro che lo crea, una differenza che aumenta non con la sferza del negriero bensì con l’aumento della produttività dovuto proprio alle innovazioni. Gli ignoranti industriali e banchieri italiani, che straparlano di Marx responsabile del gulag e altre minchionerie simili, nemmeno sanno che il “poveretto” accreditava i capitalisti di saper fare almeno il loro mestiere. Ignobili imbecilli; e sono professoroni alla Bocconi e nelle altre putrefatte Università di questo paese governato da imbroglioni.

Questi buoi da traino stanno completando l’opera di Ciampi, Prodi, Draghi e compagni di sfascio del paese e dei suoi punti industriali alti (ormai pochi) di carattere strategico; il tutto per soddisfare quegli industrial-finanzieri arretrati e per nulla innovativi, che trovano convenienza nel rendere il nostro sistema-paese puramente complementare, e dunque succube, di quello predominante. E nel mentre portano a compimento quest’opera mirabile, ci raccontano assieme ai loro gazzettieri e specialisti di economia (che si fingono liberisti; ora si può essere in disaccordo con questi ultimi, ma senza pensare che siano dei semplici stipendiati dei parassiti) che siamo poco competitivi, in un’economia mondiale in fase depressiva di lungo periodo, perché il “fattore lavoro” è rigido, non si adatta alle leggi del mercato. Mobilità e ancora mobilità. Dicano apertamente, come settant’anni fa Pigou, che ci si deve adattare alla produttività marginale di tale fattore, considerazione all’epoca sbertucciata da un Keynes, pur con i suoi limiti di mero economista.

Qui si ciancia a vuoto e intanto andiamo bellamente in malora. Ripeterò fino alla noia che questo governo fa parte della strategia di impantanamento e crisi di particolare intensità che deve colpire certi paesi, in quanto utili in quelle date aree per consentire libere manovre ai predominanti nel loro tentativo di riprendere l’iniziativa mondiale, un po’ in ribasso negli ultimi anni. Impossibile fare previsioni sicure a lungo o anche medio raggio. Pochi giorni fa, Monti ha affermato che l’esperimento italiano è molto interessante poiché ha mostrato il “disarmo dei partiti contrapposti” (Pd e Pdl essenzialmente), che potrebbero perfino, forse, collaborare ad eliminare ogni opposizione alla loro spartizione del bottino concesso ai propri servi dagli Usa (questo Monti non l’ha detto, è ovvio), magari ponendo mano ad una nuova legge elettorale ad hoc. Il premier ha però chiarito che un simile esperimento, per dare i suoi migliori frutti, deve durare almeno qualche anno, quindi oltre il 2013.

Questa è dunque una delle opzioni in campo, la sospensione duratura anche della “democrazia formale” sempre sbandierata dai falsi difensori della Costituzione, la cui decrepitezza favorisce comunque il suo sfondamento in qualsivoglia direzione. Ci sono però molte altre possibili prospettive. Non si creda che siano chiare nemmeno a coloro che in questo momento stanno compiendo nel nostro paese il classico experimentum in corpore vili. Si va per tentativi. L’orientamento di fondo è tuttavia delineato, sia per la “destra” (e per il vigliaccone che pretende ancora di orientarla) sia per la “sinistra”; entrambe in un cul de sac, da cui esse stesse tentano di uscire con incerte ristrutturazioni e con le “primarie”, comica e peregrina imitazione degli Stati Uniti. L’orientamento di fondo è la definitiva subordinazione del paese agli Usa; forse pure a qualche loro sicario preferenziale, ma anche questo non è fatto trasparente giacché gli andamenti della politica in Francia e Germania non sono ben definiti e limpidi per i prossimi anni.

Bisognerà seguire, giorno dopo giorno, le giravolte di questi sciagurati. E sarà necessario chiarire sempre meglio che cosa significa interesse del paese (che non è semplicisticamente l’interesse nazionalistico), in stretta dipendenza con l’aggregazione o invece disgregazione del complesso tessuto dei rapporti sociali. Questi governanti, i politici che li appoggiano pressoché in toto, i “tecnici”, i ceti parassiti, i media che mentono a pagamento, tutto il coacervo di forze disgreganti insomma, lavorano alla perdita del paese nel suo complesso per accentrare ancor più la ricchezza nel periodo, più che decennale, di depressione cronica, in cui si accentuerà la lotta per la supremazia; questa potrà conoscere momenti di apparente involuzione, ma i segnali decisivi ci indicano il contrario. Non esiste programmazione nel disordine crescente cui assistiamo; si procede a vista, seminando soprattutto zizzania, facendo terra bruciata, “aprendo le chiuse” a casaccio affinché si crei una palude melmosa in cui tutti si impantanino.

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