Metodi americani, di GLG

LA GRASSA

Gli statunitensi uccidono al-Baghdadi e prendono i pozzi petroliferi di Assad

L’uccisione di al-Baghdadi ricorda quella di bin Laden

due articoli molto precisi e più che credibili. Nessun pianto certo per la morte del “Califfo” come nessuna, a suo tempo, per Bin Laden. Tuttavia, è chiaro che si sapeva dov’era quest’ultimo così come si sapeva dov’era il primo. Gli Usa di Trump e quelli di Obama (con Hillary Clinton) sono in forte attrito, ma comunque mentono e recitano “commedie” tutti e due. Solo che ci sono strategie diverse; e Bin Laden fu assassinato da coloro che lo avevano aiutato a mettere in piedi Al Qaeda. Il “Califfo” – non poi tanto morto da codardo – si è suicidato e con i figli; qualcosa che semmai assomiglia vagamente al suicidio dei Goebbels (anche loro da non com-piangere, ma certamente da non accusare di viltà). Le due morti dei capi degli islamici “terroristi” (assassinio e suicido) sono state viste (o almeno lo si è finto) in diretta TV, con lo “wow” della Clinton e l’esultanza di Trump. Mentre Obama (tramite Arabia Saudita e Qatar) mise in piedi l’Isis per poi combatterlo (esattamente come già si era fatto con Al Qaeda) e vantarsene, forse Trump ha semplicemente proseguito la lotta a tale organizzazione. Tuttavia, poteva annientare il “grande capo” assai prima, ma non conveniva agli USA. E’ del tutto evidente che – da quando la Russia ha salvato Assad dalla fine che volevano procurargli proprio gli “yankees”, esattamente simile a quella di Gheddafi – si è svolta una recita, piuttosto meschina e miserabile, in cui hanno avuto un qualche ruolo pure i curdi (per conto degli Usa) contro l’Isis, ma per tenere occupato un pezzo di Siria con i pozzi petroliferi. Poi ci si è serviti della Turchia – di volta in volta blandita e minacciata da Trump per la sua recente azione anti-curda – allo scopo di avere una più sicura occupazione di quell’area. E adesso, si è potuto dare il tocco finale (cioè: finale per il momento) con l’uccisione del capo dell’Isis. La Russia (che nutre dubbi sulla fine del “Califfo”) deve stare in campana e gioca varie carte; pur essa non si scontra veramente con la Turchia, ma certamente starà ben attenta a quest’ultima mossa che vorrebbe rendere definitiva l’occupazione dei pozzi petroliferi. Seguiamo, seguiamo. Non piangiamo le morti dei servi degli Stati Uniti, ma cerchiamo di capire chi sono i peggiori “terroristi” e “assassini”. E se nel “mondo” islamico (o comunque in quello che fu “il Terzo”) abbiamo appunto servi dai modi piuttosto rozzi e brutali, dalle “nostre parti” abbiamo personaggi “gentili” e di “buone maniere”. Quali sono i più pericolosi alla lunga? Non è affatto l’islamismo a mettere in forte pericolo la nostra civiltà; questo l’errore di personaggi come la Fallaci o, più recentemente, come Houellebecq. Il pericolo è tutto interno all’“occidente”, che non riesce a trovare una nuova classe dominante sostitutiva di quella ormai “alla fine”, nata dalla fusione degli industriali “cotonieri” e di un ceto intellettuale prodotto dalla totale degenerazione di “ultrarivoluzionari” falliti e dunque vendutisi per continuare la loro devastante opera culturale.

E so già che gli “amici” di questo luogo non sapranno leggere nemmeno un centesimo di quanto qui contenuto. E si terranno la loro ignoranza del destino che li attende.

LE PROTESTE IRAN di GLG

gianfranco

Qui

al di là del linguaggio ben noto che si usa da parte delle forze al potere in simili circostanze, credo si possa in ogni caso arguire con una certa fondatezza come dietro i sommovimenti in Iran – largamente “caricati” dai nostri organi d’informazione secondo tecniche in uso in tutte le “rivoluzioni” che fanno comodo a Usa e paesi loro asserviti – ci siano più forze legate al vecchio potere (Ahmadinejad) che non rivoltosi desiderosi di ammodernare il paese secondo il modo di vita e la cultura “occidentali”. E con un buon aiuto – che sappiamo procedere da un complesso di Servizi e di altre associazioni varie – da parte degli Stati Uniti, soprattutto dopo che Trump ha deciso di non cercare più di sfruttare le contraddizioni intraislamiche come aveva fatto Obama, irritando Israele, ad es. firmando l’accordo nucleare con l’Iran.
Ridicolissime le accuse, ampiamente diffuse (io ho sentito la scemetta della Maglie farsene portavoce in TV l’altra sera), secondo cui l’Iran attuale finanzia i terroristi. I finanziatori dell’Isis sono stati gli Usa con Arabia Saudita e Qatar; la prima di queste due si è poi ritirata, ma dopo la sconfitta cocente subita dal “Califfato” in Siria. Il merito principale dell’operazione spetta alla Russia, ma l’Iran, con gli hezbollah, è subito scesa in campo in difesa di Assad; quindi ha combattuto i terroristi, non finanziati. E del resto, sconfitto (in quell’area) l’Isis, si sa che ci sono altre organizzazioni islamiche radicali in procinto di prenderne il posto, sempre in funzione anti-governo siriano (e anche irakeno), essendo pienamente appoggiate dai farabutti (e criminali), che accusano appunto gli iraniani governativi attuali di simpatie filo-terroristiche.
Se la rivolta iraniana, che comunque è stata appoggiata ma non certo promossa e sorretta da forze “moderniste” filo-occidentali, dovesse essere effettivamente soffocata, si tratterebbe di un altro insuccesso per Usa e “occidentali” malgrado Trump – i centri che lo appoggiano e portato alla presidenza, non certo come singola persona secondo le balle raccontate da una massa di idioti e mentitori – abbia fatto, e stia ancora facendo, il possibile per mettere una pezza agli svarioni commessi da Bush (strategia aggressiva diretta) e Obama (strategia del caos con uso di sicariato vario come ad es. in Libia e Ucraina). Non è detta l’ultima parola; e non è stata certo detta nell’area asiatica con gli strepiti contro il Nord Corea. Ci sarà da “divertirsi”; per il momento gli Usa (con tutta la loro strapotenza) e gli asserviti (ma sempre più divisi e astiosi fra loro) paesi europei non sembra stiano cogliendo smaglianti successi. Sempre attenzione massima alla fase molto interessante in cui ci stiamo inoltrando.
E qui, in questo paese sfatto in mano a politicanti (di governo e d’“opposizione”) scadenti oltre ogni limite del credibile, dovrà infine nascere la forza che, smettendola con la pantomima di fascismo o comunismo, usi semplicemente la “forza bruta” (ma usata con consapevolezza) per spazzare via (con radicale eliminazione) tutta questa merda che ci sta soffocando con il suo puzzo. Addosso sempre più a “sinistri” – eredi di un piciismo traditore e vile – e “destri” detti moderati e antipopulisti.

CHE IMMANE DISASTRO (MENTALE), di GLG

gianfranco

Come immaginavo, la frase sullo “spezzare il braccio” era inserita in un discorso di irritazione e perfino d’un certo pericolo nell’ambito di scontri in cui gli “altri” usavano sassi, bottiglie e perfino qualche bombola. Manca sempre un’analisi minimamente lucida, fredda, oggettiva, dei fatti. Come del resto avvenne anche per il grave evento di Genova nel 2001. Non m’interessa né sono capace di portare solidarietà alla polizia e nemmeno di piangere per morti che non sono eroi o di indignarmi per frasi estratte da un contesto di caos, violenza, conflitto, non provocato da una parte sola. Noto solo che il “duro” ministro Minniti, tanto elogiato perfino dall’opposizione (da una sua parte almeno) ha mostrato la corda non appena si è trattato di essere veramente coerente con una linea di intransigenza. Ciò conferma che è stato messo a quel posto per placare un po’ l’indignazione crescente di buona parte della popolazione, che ancora non afferra però la vera posta in gioco in questi ultimi anni di autentica fogna che viene ancora chiamata politica.
Questo individuo è sempre stato uno dei più decisi filo-atlantici, cioè filo-americani; e servile sostenitore proprio delle Amministrazioni Clinton-Bush-Obama, caratteristiche di un paese potente militarmente ma in relativo declino di popolarità e influenza (di pura immagine da sempre). Ed è stata soprattutto quella di Obama, la peggiore e più truffaldina, subdola, ma sostanzialmente delinquenziale, a provocare quei fenomeni di selvaggia e incontrollata migrazione e di terrorismo “diffuso”; il Califfato era semplicemente una parentesi non destinata a durare nemmeno per i progetti della presidenza statunitense, la vera sostenitrice dell’Isis, pur se in forma mascherata come fanno sempre i gangster. Adesso, alcuni centri USA stanno cercando – almeno questa è la sensazione – di rimediare al caos eccessivo provocato dalla strategia obamiana. Trump non insegue nessun obiettivo veramente diverso da quelli che non può non porsi il paese predominante da oltre settant’anni (malgrado il periodo del bipolarismo USA-URSS). E’ però assurto alla direzione del paese inaspettatamente e forse quando non era ancora arrivato al capolinea l’establishment rappresentatosi in Obama e in Hillary. Il conflitto è perciò assai forte, obbliga l’attuale presidenza a continui dietro-front, a mutamenti di linea improvvisi e spiazzanti; resta comunque l’orientamento decisamente filo-Israele per un certo controllo dell’area mediorientale, l’opposizione netta all’Iran (e sembra pure all’Egitto, ma qui gli USA saranno forse un po’ camaleontici), l’atteggiamento anguillescamente benevolo verso la Russia di Putin (con la speranza che possano avanzare forze interne più legate a Medvedev o comunque a settori che si spingano in senso filo-occidentale).
La nostra povera Italia è sempre priva di una forza che spazzi via tutti. L’imbecillità e l’arroganza della “sinistra” sembra il risultato della marcescenza di vecchi ideali – mal digeriti anche all’epoca in cui furono esaltati – risalenti al ’68 e, fenomeno tipicamente nostrano, al ’77. Buona parte dei politicanti e intellettuali del piffero sono o gli stessi o gli ancor peggiori derivati di quelle ideologie, che condussero comunque alla miserabile fine degli “ultrarivoluzionari” in apologeti dei peggiori poteri dominanti che abbia mai avuto l’Italia o in finti antagonisti di questi ultimi. Come recita un canzone di Gaber, che cito all’ingrosso, erano marxisti-leninisti e sono divenuti catto-comunisti. Ma Gaber è morto tempo fa; ora i catto-comunisti sono divenuti semplici buonisti, ipocriti ricchissimi radical-chic che vogliono tutta la benemerenza versata a piene mani sui “diversi”, affinché questi ultimi li difendano dalla fine che si meritano e che faranno. Solo che devono farla presto, altrimenti finiremo tutti nella merda.
Questi farabutti verminosi sono ormai arrivati a livelli di idiozia talmente incredibile da provocare reazioni di stampo antico e che non credo siano positive. Fanno gli antifascisti; ma se tanto mi dà tanto, è facile predire che favoriranno la rinascita di sentimenti fascisti o simil-tali. Ricordo sempre Salvemini che nel 1923, pur essendo sicuramente non fascista, di fronte al disgusto provocato (giustamente) in lui dal maleodorante coacervo allora rappresentato da Giolitti-Turati, augurava lunga vita e successo pieno a Mussolini. Torneremo a quei sentimenti; e non saranno gli ambigui, gli ambivalenti, alla Minniti ad impedirlo. E’ indispensabile compiere uno sforzo, che capisco complicato e difficoltoso, per giungere ad afferrare la nuova fase storica che avanza, non voltando la testa indietro verso impianti ideologico-politici che hanno troppo il sapore dell’“ormai passato e defunto”.
E’ ormai impellente – questione di vita o di morte – eliminare tutti i “marxisti-leninisti” (falsi) divenuti catto-comunisti (falsi) divenuti infine buonisti (ipocriti). E addosso ai cretini patentati che fanno da contorno a questi mascalzoni da una vita (dagli anni ’70 almeno).

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SIAMO QUASI ALL’ULTIMA SPIAGGIA, di GLG

gianfranco

http://www.corriere.it/esteri/17_luglio_11/tv-irachena-isis-pronta-ad-annunciare-morte-al-baghdadi-f8c2c3de-661b-11e7-99cd-8ba21567bad4.shtml

questa volta la notizia sembra vera. In ogni caso, è chiaro che è già finita una fase dell’Isis, così come era finita da tempo quella di Al Qaeda quando si decise di assassinare Bin Laden in Pakistan. Con quell’assassinio – visto (per finta) in diretta TV dai vertici statunitensi, con la Clinton (brava attrice in questo caso) che lanciò un “wow” quando vide (sempre per finta) sparare addosso al vero o presunto capo dell’organizzazione terroristica, alimentata tramite i soliti paesi arabi nell’“era” George Bush – detta organizzazione non ha cessato le sue attività, ma le svolge in modo, diciamo così, endemico, senza più azioni dotate di clamore del tipo di quella dell’11 settembre 2001 contro le “due Torri” (anche tale azione ha destato e continua a tenere vivi molti dubbi). Dopo Al Qaeda, viene lanciata in “era” Obama l’Isis (sempre tramite Arabia Saudita e Qatar e altri), che serve alla nuova strategia del caos statunitense, praticata in grande stile a partire dal 2011 con la “primavera araba”, una delle massime vergogne dell’“occidente” e della “sinistra” europea (con al seguito perfino i comici e disgustosi residui dei gruppetti “comunisti”), inneggianti al massacro di Gheddafi e all’evoluzione “democratica” (sic!) dei paesi del Nord Africa e del Medioriente. Adesso – che sia morto o meno il Califfo, che i gruppi “obamian-clintoniani” riescano o meno ad aver ragione di Trump – quella strategia è di fatto morta; entreremo nella fase “endemica” anche dell’Isis.
Cosa s’inventerà di nuovo, per rallentare il multipolarismo in avanzata e l’evidente difficoltà degli Stati Uniti (e dei vertici di questa abominevole UE), non è facile al momento immaginare. Comunque, non è finita la fase “terroristica” e probabilmente altri fenomeni tipici della stessa (attentati in Europa, migrazioni massicce e destabilizzanti, ecc.) continueranno a manifestarsi. Tuttavia, vivremo pur sempre la fase di declino (non si sa quanto lunga) di questo establishment “occidentale”, ormai catastrofico per le sorti dell’intera società mondiale. Speriamo si riesca ad eliminarlo (nel senso più letterale del termine) in tempi relativamente brevi; altrimenti conosceremo un’epoca di disfacimento di questa “civiltà” ormai vetusta e odorante di stantio. Speriamo nella rinascita, che non potrà però avvenire senza violenze assai accentuate nei confronti di una “classe dirigente” (sia politica che economica) veramente marcia e maleodorante. Lo ripeto: devono essere eliminati tutti questi decrepiti gruppi politico-economici. Ci si sbrighi; sennò pazienza, ci sarà un passaggio d’epoca che vedrà spostarsi altrove il “faro” di una nuova umanità. Care nuove generazioni “occidentali”, che dai sondaggi risultate sempre essere le più favorevoli agli imbroglioni, avete voglia di rimettervi in carreggiata? Muovetevi allora, spazzate via tutta la melma accumulatasi in quest’area negli ultimi decenni. Oppure dormite e godetevi i vostri sogni dorati; avrete la vostra terribile punizione e la vostra baldanza giovanile non vi salverà da altri massacri e orrori vari.

SITUAZIONE DECISAMENTE DISPERANTE, di GLG

gianfranco

 

 

Non è che abbia particolare simpatia per Trump. In effetti, certe “sfuriate” (perché tali sembrano essere nel modo di manifestarsi) contro piccoli paesi detti “socialisti” (i cretini li chiamano addirittura “comunisti”) come Nord Corea e adesso anche Cuba (debolissima e ormai lontana dai “fasti”, quanto meno ideologici, di tanti anni fa) mi sembrano un po’ ridicole e non proprio comprensibili. Poco spiegabile pure l’accanimento contro l’Iran, che ha posizioni assai differenti (ad es. su Assad in Siria e sull’Isis) rispetto al Qatar, dichiarato Stato canaglia da altri paesi arabi, ma certamente su suggerimento, e anzi spinta, della nuova presidenza Usa. Nello stesso tempo questa ha posizioni assai variegate sulla Cina, che certamente non è, come spesso si favoleggia, in urto con la Corea del Nord. Lo stesso dicasi, nella sostanza, nei confronti della Russia, con cui Trump viene accusato, in piena malafede, d’aver fin troppo “flirtato”. Non si constata comunque una qualche coerenza nel comportamento di questo personaggio, che certamente non agisce in modo individuale e umorale. Tuttavia, è difficile comprendere bene chi rappresenta, dato che il “coro” contro di lui sembra generale.

E’ in ogni caso piuttosto evidente che il vecchio establishment (e lo ripeto: vecchio ma non superato) è rimasto sbilanciato dall’inaspettata sconfitta della propria rappresentante e sta accentuando la pressione per cacciare il vincente. I gruppi di vertice, tutti tesi ad abbattere quest’ultimo, non sono soltanto quelli democratici, ma anche, almeno in larga parte, i repubblicani. Mostrano tutti molta fretta di raggiungere lo scopo, sembrano preoccupati di una permanenza troppo lunga di Trump nella sua posizione di potere. Nel contempo, i vari gruppi che controllano la UE e i paesi europei sono pressoché tutti allineati con questo establishment del paese “padrone” e pur essi sono contrari alla durata della nuova presidenza. Direi che il tentativo in atto è quello di risolvere la situazione entro l’anno o almeno entro un anno; ma proprio come massimo limite e con preoccupazione apparentemente in veloce rafforzamento man mano che passa il tempo.

Insomma, non è facile capire cosa c’è dietro questo scontro effettivamente assai duro tra un fronte abbastanza ben individuabile – i democratici che puntavano tutti sulla Clinton, e quella cospicua quota dei repubblicani esplicitamente non favorevoli al neopresidente – e un altro che invece non lo è, almeno così mi sembra. In definitiva, Trump sarà forse il più debole, ma non proprio così facilmente eliminabile. Non è escluso che l’imprevedibilità delle sue mosse sia in definitiva ragionata e programmata per mettere in confusione e disorientare il preciso, e più compatto, fronte avversario. Faccio l’esempio della gazzella che fugge davanti al leone. Cerca in tutti i modi di cambiare la direzione di fuga, si mette insomma a zigzagare, nel modo più disordinato, casuale e difficilmente precisabile possibile; così crea incertezza e anche rabbia nell’inseguitore, che talvolta abbandona la caccia perché accusa stanchezza. In campo animale, il comportamento è dettato da quello che definiamo istinto (magari perché non capiamo bene da che cosa è determinato); nel nostro mondo, vi è il ragionamento, il calcolo delle conseguenze di improvvisi e apparentemente erratici mutamenti del comportamento e degli obiettivi posti, che a volte lo sono per pura finzione onde sviare l’avversario.

Ripeto che mi sembra piuttosto certa la necessità per gli anti-Trump di liquidarlo al più presto. Il fatto che si sia arrivati addirittura a parlare di un (vero o presunto) amante della moglie, di cui lui sarebbe informato (e tollerante), sta proprio a indicare non solo lo squallore di una lotta per null’affatto politica, ma anche una fretta di arrivare al successo, fretta che potrebbe risultare controproducente (in effetti, mi sembra che non si sia troppo insistito su questa vergognosa mossa). L’interessante è notare che tra i servi europei, si sta manifestando la stessa preoccupazione e desiderio di veloce liquidazione. Evidentemente, un cambio del fronte “padronale” al comando negli Stati Uniti, provocherebbe gravi sconquassi anche fra i servi. Si manifesta, fra l’altro, lo stesso livore verso il governo inglese; non perché ritenuto proprio vicino a Trump, ma perché in ogni caso indebolisce il fronte dei servi con l’uscita di quel paese dalla UE. Anche in tal caso, si arriva a mosse squallide come il dar ampia voce a poco sensate accuse verso la May perfino per l’incendio del grattacielo.

Qui in Europa, si sono mostrati tutto sommato soddisfatti della vittoria di Trump quelli che vengono definiti “populisti” (prima erano “fascisti” o perfino “nazisti”; e talvolta così sono ancora chiamati). Si tratta di presunte “destre” – oggi “destra” e “sinistra” non hanno proprio più il significato che ci si ostina a voler loro attribuire per semplificarsi i compiti della lotta politica, incapace di porsi in linea con la nuova “epoca” in fase di apertura – per il momento in difficoltà dopo un breve periodo in cui sembravano avere il vento in poppa. O tali partiti politici riadattano velocemente e con energia i loro obiettivi, le loro mosse politiche, le alleanze stipulate fra formazioni che si guardano con sospetto (invero non irragionevole); o deperiranno e al massimo vivacchieranno senza troppo infastidire chi comanda. Ribadisco che uno dei motivi della debolezza di tali forze è la loro testarda subordinazione all’ideologia della “democrazia” elettorale; basata scioccamente sull’affermazione “ogni testa un voto” per poi trovare sempre nuove formule di tipo maggioritario (o di un proporzionale “impuro”) in nome della governabilità, cioè del predominio di una parte della popolazione votante anche inferiore al 50%; e senza minimamente tener conto che se l’astensionismo cresce, come sta avvenendo da decenni, ciò significa che quote sempre più consistenti di “teste” non avvertono alcuna preferenza per dei politicanti cialtroni in aumento esponenziale.

Piuttosto interessante, e intelligente a quanto sembra, il comportamento del governo russo. Lasciamo da parte la balla dell’aver influenzato, anzi aiutato in modo decisivo, l’elezione di Trump. Una simile accusa, che mette in dubbio la “fedeltà” nazionale di comunque rilevanti centri di potere statunitensi, serve per i fini di quell’establishment che puntava sul caos per creare un terreno “acquitrinoso” tutto intorno al vero antagonista degli Usa. In realtà, il vertice russo sembra aver capito che lo scontro in atto oltre atlantico riduce l’efficacia della strategia americana avversa al proprio paese e offre spazi e tempi più ampi al suo rafforzamento. Ambigua mi sembra invece la politica cinese, che non è affatto, come si racconta, in alleanza con quella russa. Forse ci saranno alcuni accordi, tipici di ogni situazione multipolare, in cui si nota sempre una serie di balletti fra paesi vari. Tuttavia, credo che Putin sappia di doversi guardare le spalle; e lo scontro in corso negli Stati Uniti offre possibilità anche in questa direzione. Più perdura, meglio è per i russi. Per un più acconcio giudizio sulle posizioni cinesi, mi sembra necessario attendere ancora.

Se l’Europa continua con questo tran tran, il suo servaggio si acuirà e sarà sempre più appiattito verso una parte durante lo scontro multipolare in accentuazione nel prossimo futuro. E l’appiattimento aprirà la strada al decadimento e degrado europei sempre più accelerati e devastanti. Sarà la fine di ogni nostro apporto positivo al futuro del mondo. Saremo un enorme pantano, con l’incrocio di un gran numero di correnti fangose per null’affatto amalgamate; e con piccoli gruppi di orrendi rospi che gracideranno ossequienti in direzione ovest, mentre più ampi raggruppamenti di mollicci ranocchi d’ogni colore s’infastidiranno vicendevolmente e impediranno ogni e qualsiasi ordine nel loro movimento differenziato alla superficie di una melma sempre più putrida e maleodorante.

Oltre questa previsione è difficile andare; a meno che non si veda avanzare, non so però da quale direzione, un deciso gruppo di armati con ottimi strumenti, che stabilisca alleanze diverse (più verso est che verso ovest) e usi metodi di adeguata e metodica disinfestazione nei confronti dei rospi gracidanti e dei ranocchi riuniti intorno a questi

La difesa dall’Isis passa dalla scuola di F. Boezi

il ratto d'europa

Il susseguirsi di attentati nelle nazioni occidentali sta contribuendo a riportare in vita un certo spirito europeo. Lo scrive Francesco Alberoni in questo pezzo.  L’orgoglio europeista rinasce. Ma di quale Europa abbiamo bisogno per avere gli anticorpi contro il terrorismo? Di quale idea d’Europa? Anni di pensiero unico e di buonismo esasperato hanno contribuito a depotenziare del tutto le radici culturali di un continente che, una volta, era simbolo di forza e rigidità valoriale. Per le nuove generazioni l’Europa è, oggi, “un’opportunità”. Di viaggiare, di conoscere culture differenti, di fare esami in università geograficamente distanti. Una possibilità di sradicamento, in sintesi. Non potrebbe che essere così: il militarismo, la gloriosa storia militare del vecchio continente, è considerata al pari di un reflusso inaccettabile. Esemplificativamente, Lepanto è una bestemmia e la Folgore italiana può essere bistrattata durante una parata ufficiale. I Mille vengono raccontati come un gruppo di scapestrati guidati da un romantico barbone, l’eroica resistenza borbonica come un inopportuno retaggio reazionario. I classici, come più volte ribadito, sono considerati inutili, anacronistici, privi di futuribilità.  Pillole di un quadro culturale complessivo che palesa, direbbe Joseph Ratzinger, un rifiuto di sè stessi prima ancora che degli altri. La distruzione scientifica di qualunque portata identitaria. A questo, ovviamente, contribuisce la scuola, sia quella europea sia quella italiana, impegnata in una rarissima opera di destrutturazione di qualsiasi materia, nozione o visione del mondo che non sia allineata al pensiero unico. Hanno preso la Divina Commedia e ne hanno fatto un romanzo rosa: Dante, allucinato per Beatrice, discende negli inferi come un antico tronista in esterna. Tra gli autori latini resiste l’idolatria di Catullo, uno dei primi esponenti del pensiero debole. L’epopea napoleonica è ricordata solo per l’introduzione di alcuni diritti civili e non per l’incredibile serie di successi bellici. L’elenco sarebbe lunghissimo, ci vorrebbe un libro. Quello che interessa dire, è, in sintesi, che l’Isis, quel terribile mostro che terrorizza le nostre vite, è un nemico contro cui abbiamo pochissimi anticorpi. Sapere chi siamo stati, forse, non contribuirebbe a renderlo meno spaventoso, ma potrebbe almeno aiutare tutti noi a ricordare che, a combattere la galassia jihadista sul suolo nazionale, non ci sono solo amanti  del sempre più redditizio mercato dei cosmetici, specie tra gli uomini, ma anche eredi di una tradizione valoriale, spirituale e sì, bellica, in grado di contrastare qualunque mostro fondamentalista compaia dalle nostre parti. Ma abbiamo deciso di raccontare agli studenti che Alessandro Magno era un precursore della liquidità amorosa, più che un geniale artefice di una strategia gramsciana di conquista identitaria. E questo, statene certi, non aiuta.

DIFFICOLTA’ PER IL “TERRORISMO”, di GLG

gianfranco

Qui

Un articolo ben documentato e molto chiaro in merito all’andamento delle vicende che riguardano il cosiddetto Stato islamico negli ultimi tempi. Purtroppo sono un disordinato e non mi riesce facile trovare quanto vado scrivendo (a volte non so bene nemmeno dove ho cacciato lunghi articoli di carattere teorico, figuriamoci gli altri). Tuttavia, ricordo di avere più volte scritto, pur non facendo previsioni a breve periodo, che alla fine anche l’Isis sarebbe entrato in quella fase “di stanca” e progressivo esaurimento che ha già colto Al Qaeda, malgrado ogni tanto ancora si torni a parlare di qualche non vivida fiammata di tale organizzazione, cui – ricordiamocelo – viene ancora attribuito l’abbattimento delle due Torri gemelle l’11 settembre del 2001; e il cui presunto capo (Bin Laden), dopo anni di “residenza coatta” a pochi Km. da Islamabad (di fatto prigioniero dei pakistani, ma certamente senza avere troppi fastidi né pressioni di consegna da parte americana), sarebbe stato ucciso dai Navy Seals perché stava per opporre resistenza alla cattura e prendere in mano un mitra.

Si ricordi la ben nota sceneggiata di Hillary Clinton e altri maggiorenti politici e militari che avrebbero assistito via TV alla cattura ed effettivo assassinio del presunto capo di Al Qaeda, di cui si era scoperto infine il “covo” (in realtà era prigioniero dei pakistani e dunque anche degli americani, che lo tenevano in serbo per le varie evenienze elettorali del presidente Obama). Hillary lanciò il ben recitato “wow”, quando gli “alti” spettatori finsero di vedere la soluzione finale. In realtà, sono convinto che, quando si ritenne opportuno chiudere la parentesi di Al Qaeda per inneggiare all’ottimo comportamento delle forze di sicurezza americane (in modo che il popolo potesse sentirsi più tranquillo e grato ai “delicati” personaggi che lo governano e prendono in giro), Bin Laden venne prelevato, accoppato e se ne fece sparire il corpo “a scanso di equivoci”. Del resto, siamo abituati allo specifico genere di criminalità in uso negli Stati Uniti, dove politica e gangsterismo hanno ormai una lunga vita “coniugale” (senza quei facili “divorzi” che coinvolgono attori e cantanti).

Perché ho rifatto questa più lontana “istoria”? Per il semplice fatto che è ora di finirla con tutte queste menzogne sul terrorismo islamico. Non vi è dubbio che – data la situazione venutasi a creare con tutto il caos provocato nel mondo islamico dopo l’attacco degli Usa all’Afghanistan, seguito da molti altri disordini voluti dagli Usa (anche, non scordiamocelo, ai confini della Russia, in Cecenia e nelle Repubbliche centroasiatiche in particolare), che hanno poi trovato speciale accelerazione nel 2011 con l’infame “primavera araba”, approvata pure dai farabutti della presunta “sinistra radicale” europea e italiana (quanto deve essere riscritta la storia degli ultimi anni!) – vi è stata senza dubbio la “fiammata” islamica, che ha conquistato perfino alcune migliaia di “spostati” in paesi europei (ma si tratta di una netta minoranza dei “combattenti”). Resta il fatto che i capi di tale “fiammata” sanno bene quali rapporti intrattengono con i dirigenti Usa e di una serie di paesi arabi (a questi ultimi strettamente legati), da cui sono stati ampiamente alimentati e foraggiati per una serie di finalità non ancora del tutto note.

Nel gioco sono probabilmente entrate anche le rivalità tra le due subpotenze turca e iraniana. Si sono comunque verificate molte manovre, dal nord Africa e verso il Medioriente, che si sono concentrate pure sul tentativo di buttare giù Assad in Siria e sulla fortissima tensione creata in Irak, ecc. Gli esaltati dalla religione islamica si entusiasmano e vanno in giro a fare i suicidi; ma i loro capi sanno bene di che si tratta, prendono accordi con chi di dovere e si destreggiano in mezzo ai giochi in questione. E gli intellettuali e giornalisti, ecc., difensori della “nostra civiltà”, fanno da cassa di risonanza (alcuni, pochi, in buona fede, altri perché sono dei tirapiedi degli Usa e genia “di contorno”), stonandoci la testa e raccontandoci che, al massimo a metà secolo, saremo tutti in mano all’Islam. Bene, io faccio una previsione diversa e poi i più giovani diranno chi ha avuto ragione. Nel giro di un ventennio (mi prendo largo) passeremo dal multipolarismo in tendenziale crescita (un assetto mondiale in cui ancora una potenza è superiore alle altre; un po’ come tra guerra civile americana e primo decennio del ‘900) al policentrismo conflittuale acuto del tipo di quello caratterizzato dalle due guerre mondiali del ‘900. Come sarà in questa fase storica il conflitto per la supremazia mondiale, quali altre fasi di “assestamento” vi saranno, ecc., non lo so prevedere. Dico solo che non è il “destino islamico” quello che ci aspetta, ma qualcosa di ben diverso e che altre volte si è visto nella storia di questo nostro mondo. Tutto sarà assai diverso nelle forme, ma la sostanza del conflitto per la supremazia sarà invece abbastanza simile.

Una delle solite code. Nessuno ha ancora riflettuto abbastanza sul fatto che, nel periodo più acceso del “terrorismo islamico”, l’Italia è stata risparmiata da eventi drammatici come quelli verificatisi in Francia, Germania, ecc.; malgrado abbia accoppato uno dei loro (a Sesto San Giovanni) e malgrado i nostri “esimi” Servizi abbiano messo in allarme più volte le “istituzioni” (e la popolazione). Chissà perché, questo mi ricorda quando ci furono (anni ’70 e dintorni) contatti di importanti politici italiani (governanti e “oppositori”) con Arafat e il “terrorismo” palestinese; fatto che ci preservò tutto sommato da pericoli estremi (si racconta di contatti tra BR e palestinesi; secondo me, altra balla propagandata dagli americani e governanti italiani per nascondere le loro manovre con alcuni membri di questo spezzone del “rivoluzionarismo” italiano, dimostratosi molto utile, ad es., nel “caso Moro”, e non solo), salvo irritare gli israeliani che ci misero sull’avviso di non esagerare con l’abbattimento dell’Argo nel novembre ’73.

Beh, per il momento terminiamo qui. Però avremo ancora modo di “divertirci” con tutti i casini che gli Stati Uniti continueranno a provocare in giro per il mondo al fine di ritardare la crescita di altre potenze “fastidiose”; fino a quando il multipolarismo non si muterà nel ben temuto policentrismo.

IL DISUMANO E’ UMANO

siria

“Non uccidere recita il settimo comandamento della nostra religione. Ma quando degli invasati senza alcuna umanita’ ma con solo come cattiva compagna una religione che sembra fatta apposta per uccidere…allora ci viene incontro la Bibbia che dice:’Occhio per occhio e dente per dente’. Dio capira’ perche’ siamo costretti ad uccidere delle belve che di umano non hanno nulla.”

Riporto questo pezzo da un articolo de Il Giornale che è il reportage di guerra da Sirte dove sta – così sembra – per essere ultimata l’eliminazione dei guerriglieri dell’Isis. Tenuto conto di una valutazione complessiva di che cos’è (o cos’è stata l’Isis) nel gioco geopolitico complessivo degli Usa (così come per un altro periodo e con modalità differenti lo fu Al Qaeda), mi va bene che gli “estremisti” islamici vengano sconfitti. E se faranno la fine di Al Qaeda (che ogni tanto gli “occidentali” ritirano fuori, ma sempre più stancamente) ne sarò soddisfatto. Una fase del “caos” statunitense finirebbe e adesso, probabilmente dopo novembre (elezione presidenziale nella potenza preminente), vedremmo quali saranno le altre mosse. Non accetto però che mi si parli, con il solito manicheismo, delle belve che sono sempre gli altri, così come pure i mostri (come furono definiti, ad es., i nazisti). Tutti gli uomini, di qualsiasi parte, diventano belve in date contingenze. E solo le belve possono combattere e battere altre belve, uccidendole selvaggiamente. In vita mia, ho spesso, quasi sempre direi, appoggiato alcuni contro altri; non mi sono però mai sognato di pensare che i “miei” fossero il Bene Supremo e gli altri il Male del Demonio. Dal punto di vista delle pratiche “disumane” impiegate (cioè massimamente umane, poiché l’uomo è idealista e opportunista, pietoso e carogna infame, ecc. nel contempo), i partigiani erano perfettamente eguali ai repubblichini. Nell’età della ragione, essendo divenuto comunista, stavo da una parte, quella dei vincitori; non però perché avevano vinto. Inoltre, conoscevo tante di quelle storie immonde di azioni partigiane che facevano venire la pelle d’oca. In definitiva, non ho alcuna pietà per i combattenti dell’Isis, che li ammazzino pure. Non mi si venga però a raccontare che “di qua” ci sono quelli che portano la pulizia, l’ordine, la giustizia o non so quali altre balle irritanti. Da questa parte stanno i combattenti per la Nato e il “suo” governo. Ed io sono anche contro la Nato, gli Usa, ecc. Allora, uccidete quelli dell’Isis. E speriamo che un giorno ci sia qualcuno che ucciderà quelli della Nato. E poi…. poi la storia continuerà imperterrita tra eccidi e salvataggi. Per un lungo periodo di tempo non sarà sempre facile schierarsi veramente da una parte o dall’altra. Infine arriverà il tempo del regolamento “finale” (finale solo per la fase storica che adesso stiamo vivendo nel suo “periodo di mezzo”) e – non io che non ci sarò, ma quelli come me – sceglieranno una data parte, quella contro gli Stati Uniti. E le belve si scateneranno ancora, portando la “pulizia” (quella dei vincitori).

QUANT’E’ BBELLA E BBONA LA “DEMOCRAZIA”

LAGRA2

 

 

Articolo da Il Giornale

 

Dimostrazione ulteriore di come sia la “democrazia” americana. Ci si ricorda benissimo che all’epoca in cui fu ucciso, assieme ad altri, il Console Usa a Bengasi, era apparso chiaro che non gli era stata fornita protezione alcuna, anzi si era minimizzato il pericolo (e la responsabilità venne attribuita proprio alla Clinton), perché in quel momento gli Stati Uniti stavano alimentando e favorendo la crescita dell’organizzazione sostitutiva di Al Qaeda, cioè l’Isis, che sappiamo bene poi che cosa ha fatto in questi ultimi anni. Adesso gli Usa tendono forse a metterla un po’ da parte, ma all’epoca assolutamente no. E il Console di Bengasi è stato in un certo senso sacrificato alle esigenze di quel periodo. Questo Baldasaro ha quindi detto solo la verità. Tuttavia, non si possono perdere voti di elettori che di politica non capiscono nulla e sono perfettamente disinformati sui fatti. Quindi, anche Trump deve affrettarsi a smentire la verità. Questa è la “democrazia”, per difendere la quale si fanno dichiarazioni ipocrite e roboanti sulle dure misure adottate in Turchia, dove evidentemente la situazione non è ancora completamente al sicuro dalle mene americane di questi ultimi tempi. E visto che ci siamo, nella mia assoluta impotenza mi permetto egualmente di protestare perché l’Europa continua a trattare per il patto transatlantico con un paese in cui c’è la pena di morte nei tre quarti degli Stati federati. Non si può ammettere la Turchia nella UE se introduce la pena di morte (che cosa ridicola: la Turchia non dovrebbe entrarci perché non c’entra nulla con l’Europa!). E si dovrebbe stabilire un patto, che danneggia la nostra economia creando un’unica area di cosiddetto libero scambio, con un paese dove la pena di morte già esiste ed è praticata da sempre? E per di più con la barbara e dolorosa attesa nel “braccio della morte”? Fate schifo “democratici” del piffero!

Ps. Visto che ci sono aggiungo qualcosa di diverso. Di tutte le ultime roboanti dichiarazioni di Trump, l’unica di possibile effettuazione è la separazione, affidandole ad organismi diversi, tra operazione di “credito ordinario” e operazioni “d’affari” (magari di finanza speculativa). Tutto il resto sono panzane di impossibile applicazione perché gli Usa non sopravviverebbero più, dopo centocinquant’anni di crescita di potenza in seguito alla guerra civile (1861-65) fino a diventare il paese predominante nel mondo. Senza più essere la prima potenza mondiale, il paese si sfascerebbe. Se Trump non lo sapesse, sarebbe un grave pericolo per il suo paese e accelererebbe poi una drastica revisione della politica estera americana, che avvicinerebbe il confronto policentrico. In realtà, sono convinto che sappia bene le cose e punta soltanto, demagogicamente, a differenziarsi dalla Clinton sperando che il popolo, ignaro come sempre dei reali bisogni di una potenza, sia affetto da desiderio di pacifismo ingenuo. Mi sbaglierò, ma credo che quel popolo voterà in maggioranza per la Clinton. Se sbaglio, contentissimo; tutto andrà accelerandosi.