B. e R. di GLG

gianfranco

 

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Non è affatto vero che Maroni sia sparito. L’ho visto nelle ultime sere per ben due volte in lunghe interviste; una dall’Annunziata e l’altra non ricordo dove, ma comunque non un “tocca e fuggi”. Ha mostrato molto affetto per Berlusconi, è stato amichevole ma più formale verso Salvini. La sensazione netta, almeno per quanto mi riguarda, è che si senta il vero intermediario tra il “nano” e il leader leghista. Su “La Verità” (che non è on line) ho letto in velocità un articolo (non ho comprato il giornale), in cui si supponeva (a mio avviso intelligentemente) che non sono cessati i contatti tra il berlusca e Renzi. Nelle ultime battute prima del 4 marzo, alcuni giornalisti, meno fintoni di altri, hanno più volte avanzato l’ipotesi dell’“inciucio” tra i due, che era infatti in piena preparazione e aveva provocato il generale favore con cui il continuamente perseguito legalmente leader di F.I. è stato “coccolato” e trattato bene dai suoi pluriennali nemici della “sinistra” e dei vertici della UE (e anche di quelli confindustriali). I risultati elettorali hanno reso difficilissima questa prospettiva. Tuttavia, non si creda che i contatti tra dem. e parte della direzione “azzurra” siano cessati. Il gioco è molto complicato e difficile da condursi. Si nota Salvini trattare con i pentastellati, i quali si dichiarano tuttavia apertamente ostili al “nano” perché sanno bene dove porterebbe un accordo con costui. Nel contempo, però, mostrano piena disponibilità verso Usa e Nato, ammorbidiscono i toni verso la UE. Malgrado i “dialoghi” tra Salvini e Di Maio, il primo ha subito ricucito la possibile rottura con Berlusconi mentre il secondo, appunto, continua a dichiararsi indisponibile a qualsiasi accordo con quest’ultimo. Toti, che ha parlato ultimamente non so quanto di necessario “svecchiamento” di F.I., non porta a fondo la sua azione. Giorgetti (eletto presidente al Senato) è lo stretto collaboratore di Salvini; è abbastanza noto che è ben accreditato presso l’Ambasciata statunitense.
In questo bailamme, il cui risultato è certo assai problematico, qual è a mio avviso il fine che si vuol conseguire? Mettere in difficoltà e confusione i pentastellati. Malgrado si dica, a mio avviso con molta superficialità e approssimazione, che “5 stelle” e Lega hanno programmi simili, la realtà è piuttosto differente. E il fatto che Di Battista si sia defilato (non dalla campagna elettorale e da dichiarazioni impegnate), quasi tenendosi “in riserva”, appare indicare l’effettivo carattere di tale movimento. Di fatto, il Pd – che appariva come l’erede del Pci approdato infine al filo-atlantismo, trascinandosi dietro buona parte della sua “base popolare” pressoché incapace ormai di comprendere alcunché – con la “rottamazione” di Renzi è approdato ad un legame stretto con ambienti finanziari fra i più inaffidabili, con la cooperazione detta “rossa” pur essa ormai corrotta e con ambienti culturali “radical-chic” (molti provenienti dal sessantottismo peggiore e più opportunista e ambizioso). Le masse popolari e i ceti medi più “bassi” si sono spostati verso quella mescolanza mal digerita che è il “grillismo”. La Lega cerca certo di fare concorrenza in quest’ambito, ma deve stare molto attenta perché in fondo vorrebbe rappresentare soprattutto i ceti piccolo-imprenditoriali e anche gruppi di professionisti e “partite Iva”, che si trovano soprattutto in aree nordiche.
La sorda competitività esistente tra “5 stelle” e Lega nell’ambito di detti ceti popolari e medio-bassi apre qualche speranza per gli “inciucisti” renzusconiani. L’obiettivo principale, per i leghisti, sembra essere il movimento che ha preso circa un terzo dei voti espressi; qui è il bacino che si vorrebbe cercare di svuotare. Di Maio & C. devono quindi stare molto attenti a non tirare troppo in lungo e a non cedere al centro-dx complessivo; poiché quest’ultimo – senza il coraggio di liquidare, e assai brutalmente, il “vile nano” – rischia forse ancor più di loro, ma può comunque trascinarli in un logorante tira e molla che non credo sia sopportabile per buona parte degli italiani. D’altra parte Salvini, malgrado le sue chiacchiere (e con la spina nel fianco di Maroni, mentre Toti nicchia e sembra poco deciso all’interno di F.I.), ha la metà dei voti dei competitori; egli vorrebbe tentare la sottrazione di votanti all’“alleato”, ma è abbastanza isolato poiché la Meloni sembra opporsi a qualsiasi trattativa con Di Maio. Insomma, inutile adesso tirarla troppo in lungo. Per il momento, si deve assistere a questo continuo collocarsi e ricollocarsi. Vedremo forse fra un po’ come andrà delineandosi la situazione. Tuttavia, si stia attenti a non dare per morto troppo presto il Pd e Renzi. Certo sono messi molto male, ma confidano nell’insulsaggine e inettitudine degli altri, dei “vincitori” delle elezioni. E il berlusca è sempre lì, pronto a servire gli ambienti UE con cui si è impegnato al contenimento dei “populisti”; se non ci riesce, gli faranno fare una brutta fine. Ma è quella fine che invece dovrebbero fargli fare i suoi “alleati”; troppo scialbi e maneggioni, non mi sembra abbiano la stoffa di autentici leader politici. Molto lieto se mi sbaglierò e ci sarà la lieta sorpresa del calcio in culo al vile traditore e al suo corrispondente piddino.

Tradimento continuo di GLG

gianfranco

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Ormai il “nano” è scatenato in tutti i sensi. Non mette in dubbio di essere il leader della coalizione (e ha certo ragione vista l’inconsistenza dei suoi “alleati”) poiché F.I. straccerà le altre formazioni; quindi dice apertamente che il premier lo sceglierà il suo partito cioè lui (fra se stesso e qualche suo servitorello). Afferma che non è stato lui a volere il nome di Berlusconi nel simbolo (in caratteri più grandi di tutto il resto), ma il suo partito poiché lui è il leader carismatico e incontrastato (e allora se nessuno lo contrasta con quale libertà è stato scelto? Questi omuncoli nemmeno sanno il senso delle parole che pronunciano). Poi ha assicurato che con Maroni non c’è nessun rapporto. Figuriamoci! Maroni ha rinunciato alla cadrega, abbastanza sicura, perché verrà eletto in Parlamento e poi aspirerà ad un buon posto (ad es. ministrucolo dell’Interno) in un governo che, se sarà necessario, nascerà dall’inciucio tra “destri” e “sinistri”, cui Maroni ha buone possibilità di convincere una parte dei leghisti. Ed infatti subito Salvini, che certamente ha colto l’inghippo, ha affermato che Maroni, rinunciando alla poltrona regionale, non può aspirare a fare ancora politica. Come ha fatto finora, alla fine il “capoleghista” accetterà la scelta, nata da un accordo celato tra il “nano” e il presidente lombardo, perché egli non sa pensare ad altro che ad un pacchetto di voti e di eletti. Pur di ottenere questo “meraviglioso” risultato chinerà la testa come ha sempre fatto dopo qualche fuoriuscita “di facciata” (tipo il patto dal notaio; e dov’ è finito caro Salvini? E avrebbe garantito qualcosa con un uomo infido e traditore di tutto e di tutti, che non hai avuto il coraggio di denunciare apertamente?).
Altra notazione. Che il “nano” sia pronto ad ogni tradimento lo dimostra il fatto che ha dichiarato, già qualche settimana fa, che dopo il voto, se i numeri non consentiranno alcun governo – cioè non lo consentiranno se gli schieramenti restassero fedeli ai loro programmi in contrasto – può tranquillamente restare Gentiloni, che dovrà però preparare nuove elezioni entro tre mesi. Mentitore sfrontato! I parlamentari eletti – per molti dei quali sarà la prima volta – rinuncerebbero a 5 anni di quel po’ po’ di stipendi e con pensione in via di formazione? Se i numeri saranno quelli che ci si aspetta – senza credere alla balle del “nanetto” che punta al 45% e sa perfettamente di dire una cazzata; ma la dice proprio per i cazzoni dei suoi seguaci e per tutti coloro che si fanno scientemente prendere per fondelli, tipo i suoi “alleati”, per portare a casa un po’ di eletti con il cui voto poter poi contrattare qualche buon posto nelle varie istituzioni – assisteremo al più immondo mercato di tutta la storia di questo paesello ormai ridotto ad una cloaca a cielo aperto. Vedremo svendite e passaggi di campo di tutti i generi, alchimie nauseabonde, tutto il peggio del peggio per non andare a casa e restare a devastare questo paese per il vantaggio di un manipolo di veri furfanti quali mai si sono visti finora. Sarà uno spettacolo interessante. E ancora più interessante sarà accertare quanto è grande la pazienza e la sopportazione di questo popolo che rischia di superare ogni limite dell’abiezione umana.
In definitiva. Ci sono poche probabilità che il risultato elettorale consenta ad una delle coalizioni presentatesi in gara di assumere coerentemente il governo del paese. Quindi l’inciucio tra Pd e F.I. resta comunque la soluzione più probabile; e altrettanto probabilmente con una serie di cambi di campo di una parte dei cialtroni eletti o magari con appoggi di alcuni settori “a sinistra” o invece “a destra” dei due partiti “felloni” principali (o perfino da entrambe le parti). Se invece, per una sorta di miracolo (e solo se i pentastellati avranno un tracollo), una delle due coalizioni (“centrodestra” più facilmente, almeno allo stato attuale delle previsioni) avesse la possibilità di nominare il governo, il “nano” sta mettendocela tutta fin d’ora per essere la carta decisiva. E’ aiutato da molte parti, anche un tempo nemiche, in Italia e in sede europea. Per inciso, onde fargli capire che avrà molti favori se obbedisce, lo hanno pure premiato con la trasmissione dei mondiali di calcio assegnata a Mediaset. Egli deve però garantire che, se del caso, dovrà tenere bene sotto controllo ogni lamentela o puntata troppo polemica verso gli organismi europei e i governi (oggi in prima fila il francese con attivismo sfrenato di Macron, viste le attuali difficoltà della Merkel) che li controllano: questo è importante soprattutto in questo momento di contrasto fortissimo negli Usa tra il vecchio establishment – cui finora gli “europei” sono stati fedelmente asserviti – e quello nuovo che potrebbe riservare sorprese (anche se sembra che Trump snaturi un bel po’ le sue iniziali venature programmatiche, ma potrebbe essere una tattica del momento, che si presenta per lui complicato). Le manovre dell’infido (e perfido) con elementi come Maroni vanno viste secondo questa prospettiva. Arrivati a questo punto, non mi sembra che i due suoi “alleati” abbiano possibilità di tirarsi fuori da questa fogna. Altre forze dovrebbero nascere e forse, visto lo schifo che avremo dopo le elezioni, nasceranno, ma temo con lentezza e ritardi ormai pericolosi per il paese.
Quello che comunque è interessante notare è che in Italia – a differenza della Francia – tutte le operazioni di inganno e raggiro della popolazione vengono operate da settori che si sono affidati prima ad un novantenne, ora ad un ottantenne. Sono chiaramente settori popolati da zombi; non esiste in Italia un effettivo establishment con un minimo di credibilità. Il fatto grave è che questi furfanti hanno occupato ogni spazio nei media, dove imperversano i loro tirapiedi di una bassezza e mediocrità assolute. Bisogna spazzarli via. E non certo con il voto; per il momento ci si lamenta e tuttavia si dormicchia. Speriamo che, senza sembrare, qualcuno ci prepari una bella sorpresa, accettabile pure tra due-tre anni; non esageriamo però nei ritardi

Sul referendum autonomistico

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L’unico risultato che produrrà il referendum per l’autonomia in Veneto e Lombardia è l’indebolimento della segreteria Salvini, a favore di Maroni e Zaia, con conseguente rafforzamento della leadership di Berlusconi all’interno del centro-destra. I governatori leghisti preferiscono mantenere il loro movimento nell’orbita delle vecchie alleanze coltivando il proprio orticello nordista, contro qualsiasi svolta nazionale. Berlusconi, infatti, si è schierato a favore della consultazione non per convinzioni federalistiche ma per convenienze elettorali e politiche. Ovviamente, il Cavaliere predilige trattare con uomini che non aspirano a fargli le scarpe e si accontentano di posticini istituzionali (non disdegnando nemmeno quelli ministeriali a Roma ladrona). Oggi lo ribadisce anche Sallusti nel suo editoriale che Salvini dovrà ridimensionarsi accettando la “ritirata” e l’egemonia di Berlusconi sulla coalizione.

Del resto, basta ascoltare le ragioni di chi sostiene l’autonomismo per rendersi presto conto che si tratta di miseri pretesti per rafforzare il proprio potere locale e null’altro. Costoro sostengono che occorre far fare ai territori incrementando le materie di competenza e lasciando in loco maggiore gettito fiscale. In particolare, Lombardia e Veneto, motori economici della Penisola, così favorite, diventerebbero la locomotiva che trainerebbe anche il centro-sud. In realtà, per quanto alcune regioni siano governate più saggiamente di altre, la devolution ha dimostrato di aver moltiplicato sprechi e inefficienze, nonché il numero di consorterie ristrette che reclamano la loro fetta di torta ad ogni livello. In verità, ciò che manca seriamente a tutto il Belpaese è una dotazione di strateghi politici con una visione meno gretta e particolaristica di quella in auge. I problemi strutturali dell’Italia sono da tempo gli stessi solo che prolungando le varie deficitarietà la situazione va peggiorando. Lombardia e Veneto stanno meglio del resto dell’Italia, pur attraversando ugualmente una fase di crisi, non per merito di Lega, Fi o Pd. Queste regioni hanno saputo svilupparsi negli anni in diversi settori sfruttando il contesto internazionale, la posizione geografica e le caratteristiche socio-culturali. Sono pregi e fortune (di altri momenti, con altre classi politiche) attualmente messi a dura prova dalla congiuntura sfavorevole (un periodo di lunga stagnazione), con insoddisfazione della cittadinanza. Tuttavia, i problemi non si risolveranno con più autonomia e non sarà quest’ultima a far volare la Penisola come dicono i suoi cantori. Inoltre, si verificherebbero a catena altre diatribe territoriali poiché anche le altre regioni avrebbero, ad un certo punto, il diritto di chiedere un uguale trattamento coltivando le medesime false credenze. La Basilicata, serbatoio nazionale, dovrebbe gestire in proprio petrolio e gas? Dove va, infatti, un locomotore senza carburante? La Puglia i proventi del turismo e del suo tessuto di piccole imprese? Ecc. ecc. Sono tutte sciocchezze. L’Italia si salva con un’autentica politica industriale che spinge le imprese ad uscire dal loro guscio e a crescere come giganti multinazionali, perché piccolo non è bello, piccolo è debole. Si salva con uno Stato forte che tutela gli investimenti interni e internazionali di tali industrie e che prepara i mercati globali alle penetrazioni dei campioni nazionali. Si salva proteggendo le aziende strategiche dagli assalti stranieri grazie a politiche estere autonome nel nuovo clima multipolare. Se non si procede in questa direzione le vive attività del Nord, più che trascinare il meridione, si faranno inglobare, in maniera ancillare, nei più ampi e attrezzati processi produttivi della Mitteleuropa, stritolate da una concorrenza spietata senza le protezioni del proprio Stato.

Per cambiare strada dobbiamo sostituire queste élite nazionali e regionali di incompetenza abissale. Questa operazione di palingenesi politica non avverrà con un referendum consultivo ma con una rivoluzione generale che scuota dalle fondamenta Roma e le sue regioni.

NON FACILE ORIENTARSI, di GLG

gianfranco

 

 

La Lega Nord è scesa in piazza Santa Croce a Firenze per dire No alla riforma costituzionale promossa dal governo Renzi. Il segretario del Carroccio, dopo aver attacco il presidente del Consiglio e Silvio Berlusconi prima dell’evento, ha lanciato la propria candidatura a premier: “Non c’è più tempo da perdere” [dall’ANSA di qualche giorno fa].

 

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Ho letto pochi giorni fa questa notizia, ma poi sui vari giornali, che citano solo i discorsi fatti durante la manifestazione, non vedo gli attacchi a Berlusconi. Del resto, la confusione è massima. La minoranza piddina si è scissa e, com’è già noto, Cuperlo fa da sponda a Renzi. Maroni sembra che abbia fatto a Firenze un discorso di alleanza con Salvini. Toti di F.I. era lì, ma Parisi si è defilato e i berlusconiani non perdono occasione per far sapere che per loro il capo resta il solito doppiogiochista (rifiutato perfino dal Padreterno che lo aveva ormai in mano). E mentre il “nano” fa sapere che c’è solo qualche apparente somiglianza con Trump giacché lui non è di “destra”, il suo designato, Parisi appunto, polemizza apertamente con chi era a Firenze, sostiene che così si perdono i “moderati” e dichiara esplicitamente che, anche vincesse il NO, non verrebbe chiesto a Renzi di dimettersi; anzi si è disposti a discutere di un possibile accordo “nazionale”.

E’ del tutto evidente che Berlusconi si comporta come all’epoca dell’aggressione alla Libia. Si piegò fino al pavimento davanti a Obama, disse per pura forma che aveva perplessità su quell’operazione ma pronunciò il “sic transit gloria mundi”, lasciando che massacrassero colui che aveva ricevuto a Roma con tutti gli onori nemmeno un anno prima. Solo quando in Libia si è constatato il caos creato dall’operazione Usa con i suoi sicari europei, il traditore ha cominciato a sostenere che l’aveva previsto, che era contrario, ecc. Non parliamo del fatto che, pur mettendo in giro l’altra balla d’essere stato liquidato quale premier contro la sua volontà, in realtà ha pienamente accettato di mettersi da parte su ordine del rappresentante Usa in Italia, che diede il governo a Monti, cui seguirono Letta e infine Renzi. E il vile ha sempre finto una “responsabile” opposizione a quest’ultimo; in realtà, un effettivo sostegno, tradendo continuamente i suoi pretesi “alleati” (ricordarsi sempre del suo comportamento alle elezioni a Roma, dove riuscì a fottere la Meloni con un candidato burletta).

Bisogna mettersi finalmente in testa che questo “badogliano” è l’autentico intralcio di chi vuole un minimo di rinnovamento in Italia. Renzi si presenta per quello che è, costui è invece un vigliacco, un mestatore, uno che sta preparando l’appoggio non tanto al Pd (partito anch’esso ormai superato nei fatti), bensì proprio a coloro (ambienti politici ed economici) che intendono creare un regime soffocante e prendi tutto. Un regime ancora peggiore di quello democristiano, senza poi considerare che non ci saranno uomini di un qualche valore (come ce n’erano nella prima Repubblica), ma solo nanetti cattivi e pericolosi del tipo di Renzi e le sue Ministre e viscidi intriganti come il vegliardo che paga le giovanette per prestazioni varie.

Da questo punto di vista, è indubbio che l’elezione di Trump alla presidenza degli Usa (se non assisteremo a strani capovolgimenti della “grande democrazia”, ma ne dubito almeno per il momento) ha creato molti grattacapi a quello che è il reale progetto portato avanti, con contatti segreti e fingendo di essere opposti l’uno all’altro, da Renzi e Berlusconi. Questo progetto – per cui lavorano nemmeno tanto nell’ombra personaggi come Gianni Letta e Confalonieri – è di arrivare a qualcosa che assomigli a quel “partito della nazione”, di cui si era già vociferato un bel po’ di tempo fa. Con la Clinton, tutto sarebbe andato liscio; e anche la polemica di Renzi con gli organi della UE, del tutto consentita e perfino spinta da Obama (e che sarebbe stata senz’altro approvata pure dalla prevista “successora”), era funzionale ad ingannare molti antieuropeisti (alcuni falsi e pericolosi, ma altri decisi effettivamente in tal senso).

Adesso, i vertici della UE sbandano e le dichiarazioni di Juncker contro Trump ne sono un evidente segno; sono stati presi alla sprovvista. Non mi lancio però per il momento in supposizioni premature. E’ in ogni caso chiaro che nella UE era appoggiata la politica del caos obamiana; e anche così si spiega l’atteggiamento benevolo della Merkel verso gli immigrati, una delle manovre per creare disgregazione sociale nei principali paesi europei al fine di favorire certi gruppi predominanti statunitensi assieme ai “cotonieri” dalle nostre parti (e il TTIP, visto con disfavore da Trump, era in fondo qualcosa in linea con simile politica).

Adesso, questi servi, abituati all’ormai abitudinario strisciare di fronte a dati vertici degli Stati Uniti, hanno paura che tutto venga rimesso in discussione. Non credo verrà meno, nella sostanza, la volontà d’oltreatlantico di “influenzare” la UE; tuttavia, non è escluso che i nuovi ambienti statunitensi al comando – se ce ne sono di ben precisi e in fase di consolidamento – potrebbero decidere di avere nel nostro continente altri referenti, meno impopolari di quelli attuali ormai aborriti da consistenti fasce di popolazione. Passata la prima reazione scomposta di smarrimento, gli attuali dirigenti europei tenteranno di riprendere la fiducia anche degli eventuali diversi dominanti Usa. E’ tutto da vedere.

Le forze effettivamente autonomiste in Europa, che finora hanno agito con spirito troppo tatticistico (soprattutto in Italia), dovrebbero essere molto più chiare e nette nel dire che non si accetterà più la direzione degli Stati Uniti. Se Trump mantiene certe idee di allentamento della presa in Europa (anche attraverso la Nato), bene. Se vorrà favorire un certo rapporto con la Russia, ancora meglio. In ogni caso, le forze veramente autonomiste devono prendere in mano la situazione e pretendere, senza alcuna “timidezza”, che Trump segua sul serio quanto dichiarato. Inoltre, è indispensabile attaccare con estrema durezza le forze dette “progressiste”, che finora ci hanno condotto al più avvilente servaggio, e indirizzarsi a nuovi e fattivi rapporti con la Russia. La si smetta di cianciare, come ha fatto in questi giorni proprio Salvini, di liberarsi della stretta dei poteri finanziari. I poteri da contestare e respingere sono quelli provenienti dai vertici statunitensi, quelli attivi dalla fine della guerra mondiale ad oggi; e soprattutto quelli che hanno approfittato del crollo del sedicente campo “socialista”.

E adesso vediamo un po’ chi ha vera coerenza nel parlare della nostra indipendenza!