La repressione delle parole genera mostri

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È la repressione delle parole che crea la malvagità. Ascoltate questo incredibile monologo di Dustin Hoffman che andrebbe diffuso ovunque, soprattutto in presenza di quegli sciocchi radical chic, festicisti (non è un errore di battitura, sono loro salottieri del piffero) di lemmi politicamente corretti, che infestano la vita pubblica. La repressione delle parole, con la quale pensano di educare il prossimo, è peggio di qualsiasi fascismo, comunismo e nazismo che, in verità, non erano peggio dell’imbecillità cosmpolitica stragista di cervelli. Imponendo vocaboli, circonlocuzioni, eufemismi, giri di parole credono di modificare il mondo, eliminare la povertà, stabilire la pace mondiale, far discendere la fratellanza universale ma ottengono l’effetto contrario. Non esiste inferno che non si annunci come un paradiso. Questi balordi sono un problema e come tale devono essere trattati. Un problema lo affronti e lo risolvi con ogni mezzo necessario prima che la situazione degeneri. Siamo già molto in ritardo perché questi sicofanti occupano da decenni i mezzi di comunicazione, l’editoria, i parlamenti, gli Stati, le istituzioni, le missioni di carità, i cessi metropolitani ecc.ecc. Vanno stanati ovunque si nascondano perché intendono far regredire il genere umano fino al gradino più basso dell’idiozia. Per perseguitare chi non accetta di silenziarsi o di esprimersi a modo loro si servono di gogne mediatiche e di azzeccagarbugli votati alla causa del diritto rovesciato. Anche scrivere qualcosa su Facebook può essere rischioso, perché detti ghostbusters della civiltà vanno a spulciare dappertutto per iniziare pogrom virtuali o meno virtuali. Sono le nuove purghe demenziali, quelle che nessun dittatore del passato avrebbe mai avuto il coraggio di avviare perché nessuno ci tiene a passare alla storia quale fesso internazionale dei secoli. I politicamente corretti non temono questo sdegno epocale perché sono uomini dell’eterno presente, durano poco quanto le loro inutili vite sprecate a pesare le parole. La forma è sì importante ma i concetti lo sono anche di più. Una cosa che sfugge al radical sciocco in preda agli intorcinamenti linguistici. Tuttavia, questo nascondimento della realtà attraverso le definizioni è un vero e proprio progetto politico nefasto. La gente però sta dimostrando ovunque di averne le palle piene di questa fraseologia vuota, condizionante negativamente l’esistenza. Infatti, ad ogni neologismo moralista corrisponde stranamente un impoverimento economico, sociale, culturale. E’ sempre più evidente al colto e all’inclita. Qualcosa non torna ed il trucchetto delle élite parolaie è stato smascherato. La rottura tra popolo e classi dirigenti è ormai del tutto consumata, cosicché il popolo, base della loro narrativa democraticistica fino a ieri, viene ora considerato un pericolo per la democrazia stessa essendo quest’ultima non più un modo di governo della società ma l’abito talare di simili gruppi attaccati al potere. Essendosi identificati con la democrazia i drappelli politicamente corretti non hanno altra via che togliere i popoli che li odiano per continuare ad esistere come cratos senza demos, come cratos contro demos. Aveva pertanto ragione Brecht: il popolo non è d’accordo, nominiamone un altro o, per l’appunto, creiamo una narrazione cosmopolita in cui i confini del popolo sono interiori anziché esteriori. Ma ciò che non ha un fuori ha un interno estremamente caotico e confuso. Voilà i cittadini del mondo che non hanno più cittadinanza da nessuna parte, nemmeno a casa loro.

Interessante, da questo punto di vista, la riflessione che riporto sotto:

“Se i governanti non hanno nulla in comune con i governati, allora quelli su cui governano diventano indeterminati e il popolo si trasforma nei “popoli”. Ne risulta una comunità politica multiculturale o multietnica, in cui quello che prima era il “popolo” è trasformato solo in un gruppo etnico come gli altri in un dato territorio. Ciò alleggerisce notevolmente il peso della gestione, in particolare dove la democrazia, intesa alla vecchia maniera, non è più rilevante. Il rapporto tra governanti e governati diventa più una relazione coloniale che un tratto dello Stato nazionale in quanto tale. Il processo di transizione verso il governo multiculturale è illuminante a questo riguardo, e sfrutta proprio i meccanismi inerenti al cambiamento di posizione delle élite. Qualsiasi critica al nuovo pluralismo è immediatamente interpretabile come razzista, antidemocratica e come una visione passatista, per quanto sia parte dello stesso processo di globalizzazione. In questo contesto ideologico, il disordine sconvolgente e spesso violento che induce alla migrazione di massa è invertito sino a rappresentare un arricchimento della società ospitante. L’immigrazione è quindi completamente positiva e la multiculturalizzazione della società è espressa in termini evolutivi. In gran parte della discussione, le attitudini della “gente” sono rappresentate come pericolosamente razziste, dispertamente bisognose di rieducazione. I programmi scolastici sono impiegati per insegnare ai bambini la tolleranza, e c’è grande enfasi sociale sulla questione del razzismo in generale. Decisivo è anche il fatto che razzismo e democrazia siano messi assieme, così che l’essere critici verso il multiculturalismo significa allo stesso tempo essere antidemocratici”. (Friedman, politicamente corretto).

Non occorrono altri commenti ma un solo obiettivo chiaro, sbarazzarsi, e presto, di questi decadenti mezzi morti che ancora afferrano i vivi.

La censura in nome della democrazia, di A. Terrenzio

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Che la sinistra italiana fosse entrata in un vicolo cieco, che fosse l’ideologia mainstream ostile a qualsiasi discorso contrastante la narrazione dominante, era cosa ormai nota da tempo e l’abbiamo descritta in tutte le salse, ma e’ da qualche tempo in atto una deriva repressiva di ogni forma di dissenso che sta calpestando i basilari principi costituzionali, fondativi di uno Stato di diritto.
Curiosita’: esattamente come si urla al pericolo della deriva nazista prima di qualsiasi appuntamento elettorale, aumentano repressione del dissenso e disprezzo della volonta’ del corpo elettorale, ad ogni batosta ricevuta dalle forze di sinistra. Ed in tal senso appunto, va letta l’iniziativa della comissione contro l’odio.
Non ultime, le elezioni in Umbria hanno certificato la morte clinica del governo “giallo-fucsia”, dove la coalzione di centro- destra, guidata da Matteo Salvini, ha praticamente asfaltato la candidata del centro-sinistra con 22% di scarto, in una regione dove la sinistra comandava da cinquant’anni.
La batosta elettorale umbra e’ l’”allarme rosso” che ha disposto nuove misure coercitive e restringenti la liberta’ di opinione, capzisiosamente scambiata per “hate speech.” Ovviamente, la condanna dell’odio e della violenza, non valgono se queste sono rivolte alla leader di FdI, vittima di una aggressione verbale senza precedenti, da parte di griffati giornalisti di “Repubblica”, dove l’editorialista Francesco Merlo ha dato il meglio di se’, definendo Giorgia Meloni con sostantivi che vanno dal piu’ leggero “coattina” al piu esplicito “Kapo Laziale”, per tacere degli insulti sessisti sul suo aspetto fisico.
E’ ormai sempre piu’ evidente che i padroni del discorso giornalistico e televisivo, abbiano tutto l’interesse ad alzare il livello della provocazione per crimininalizzare le prevedibili reazioni dell’altra parte.
Anche FB, il principale “social network” usato da un italiano su tre, e operante in regime di monopolio, ha appena censurato la pagina del quotidiano “Il Primato Nazionale” e bannato decine di migliaia di profili collegabili all’area sovranista.
Queste iniziative di repressione della liberta’ di espressione, sono elementi inquivocabili della criminalizzazione del dissenso e il fenomeno, come abbiamo accennato, diventa tanto piu’ pervarsivo, quanto aumenta la spaccatura tra popolo e palazzo.
Con l’avvento dell’arrabbacchio governativo, l’alleanza “monstre” PD-M5S, sta mettendo in atto provvedimenti in materia di lotta all’evasione fiscale, come l’utilizzo obbligatorio del Pos anche per I piccoli commercianti, l’eliminazione del contante e pene severissime per gli avasori oltre i 100 mila Euro, fino a 7-8 anni di cacere. Praticamente chi evade il fisco viene paragonato ad uno stupratore.
Inoltre la nuova manovra economica, prevede un aumento della tassazione su prodotti come merendine e bibite gassate, senza ovviamente sfiorare di striscio, grandi gruppi bancari o multinazionali come Amazon e come appunto Facebook, libere pero’ di applicare la censura a chi non si adegua al verbo dell’ideologia globalista.
Il vero nemico resta quello “interno”
Se il regime di sorveglianza panoptica si fa gradualmente piu’ stringente, non possiamo esimerci dal commentare dei dati che ormai solo conduttori televisivi degni di una Gruber o di un Corrado Formigli possono minimizzare.
La Sinistra italiana, non esiste piu’, o se esiste, e’ parte di un mondo marginale e totalmente scollegato dalla realta’.
Le elezioni in Umbria sono state probabilmente un test che ha avuto il merito di fotografare una realta’ replicabile su scala nazionale: da una parte una classe distante dal paese reale, minoritaria, spesso corrotta ed attaccata alla poltrona, dall’altra, la maggioranza dei cittadini che si riconosce ormai nel semplice “normalismo” (altro che estresmismo!) di una nuova “destra- centro, che perora quello che in ogni Paese non appestato dalla retorica “progre”, sarebbe considereato il minimo sindacale: sicurezza, stop all’immigrazione, abbassamento di un regime di tassazione diventato insostenibile e soprattutto lavoro e dignita’. Ovvio che tale destra “sovranista” abbia facilita’ nell’intercettare lo stato di esasperazione della gente, se ha di fronte la sinistra piu’ stupida e degenerata di sempre.
Dopo il suicidio dei pentastellati ed il probabile tramonto politico di Di Maio, appare abbastanza evidente che a restare in campo sara’ solo il Partito Democratico, che per quanto decimato, rimane una forza politica stabile nel nostro Paese, in grado di condizionare decisioni politiche vitali per la nostra sopravvivenza come Nazione. Proprio in questi giorni si parla di una possibile cessione dell’Eni alla Total e di una fusione del gruppo Fiat con Peugeot, coi francesi al comando. E’ ormai una certezza consolidata che tale partito sia il piu’ nefasto della storia repubblicana e che il suo perdurare al potere sara’ garanzia di svendita a prezzo di saldo dei pochi gioielli che ci rimangono. A proposito di svendite, l’ex Presidente dell’IRI Romano Prodi, in una intervista di qualche giorno fa, ha dichiarato senza un briciolo di vergogna di essere stato costretto da Ciampi a fare le privatizzazioni quale prezzo per entrare nell’UE. Cose di cui noi eravamo gia’ a conoscenza, ma che adesso trovano conferma nello stesso protagonista di quell’ignobile stagione.
Il M5S, dicevamo, e’ ormai un partito in agonia, e contrariamente a cio’ che chi scrive si aspettava, verra’ cannibalizzato sia da Salvini che dal PD, riproponendo la vecchia diade destra-sinistra, seppur declinata nella formula globalisti vs sovranisti.
Per quanto inadeguata ed insufficiente possa essere la proposta sovranista, soprattutto in campo politico-internazionale, rimane necessario sbarazzarsi dei nemici interni. Tali nemici occupano i gangli pricipali del sistema di potere nazionale, a cominciare dal Presidente della Repubblica, legato mani e piedi al Partito dell’antinazione. Il Quirinale resta l’ago della bilancia in grado di equilibrare ogni manovra politica che determini un cambiamento reale nelle scelte politiche del Paese, soprattutto per quanto riguarda il nostro collocamento nell’Ue e nella Alleanza atlantica. Possiamo stare piuttosto certi che tale legislatura durera’ almeno fino alla prossima elezione del PdR, presumibilmente Mario Draghi o Romano Prodi, cosi’ da garantire continuita’ con le politiche di asservimento all’establishemnt europeista.
Non e’ affatto un caso che Giorgia Meloni, subito dopo l’esito delle elezioni regionali, abbia espresso l’urgenza di procedere alle elezione dirette del PdR.
Oltretutto, riprendendo un pensiero espresso da Adriano Scianca, la “destra”, non ha mai saputo bene distiguere il “Governo” dal “Potere”, quest’ultimo spesso coincidente con gli apparati, le lobby, tv pubblica, alta amministrazione di Stato, il cosiddetto “Deep State”, che a partire dalla Sec. Rep., e’ sempre stato saldamente nelle mani dei post-comunisti, occhettiani allora, renziani oggi.
I “sovranisti” devono necessariamente operare un cambiamento nello “Stato profondo” italiano, se vorranno imprimere una svolta alla propria futura azione di governo. Non si potra’ di certo battagliare contro i vari Moscovici e Lagarde, se non si neutralizza’ l’azione di ostruzionismo che tali apparati operano per sabotare ogni cambiamento.
Si annunciano tempi bui per i critici dell’ordine domaniante. Possiamo stare certi che “commissioni” spunteranno come funghi, come quella istituita dalla Cirinna’ col pretesto della “lotta all’omofobia”, ma che in realta’, come quella della Segre, serviranno a spaventare ed indimidire ogni forma di critica alla dittatura del politicamente corretto.

INVADERE LA SVEZIA, DISTRUGGERE IL POLITICAMENTE CORRETTO.

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Bisogna invadere la Svezia e occorre farlo subito. La Svezia non è più il posto delle fragole ma è il regno dei necrofili, la patria dei senza genere dove gli asterischi impediscono agli uomini di essere uomini, alle donne di essere donne e a tutti di essere umani. Dove domina l’agrammaticale ogni cosa è lecita, anche il cannibalismo. La Svezia, patria del politicamente corretto, è il crepuscolo dell’Europa e della civiltà occidentale. Chiunque abbia letto il libro di J. Friedman, Il conformismo morale come regime, che racconta le vicissitudini decandentistiche degli scandinavi, sa che non stiamo esagerando. La Svezia è l’avamposto degli ultracorpi dell’integrazione e della differenza indifferenziata che rende la società una poltiglia disumana e disgustosa. Il disgusto è proprio il vessillo di un luogo simile perché solo uno svedese, senza arte culinaria né parte gastronomica, poteva arrivare a proporre il consumo di carne umana per tutelare l’ambiente.

“Magnus Soderlund, professore alla School of Economics di Stoccolma, durante un programma televisivo locale, dedicato a un evento sul “cibo del futuro“, ha suggerito che potrebbe essere necessario ricorrere al cannibalismo per salvare il nostro pianeta dai cambiamenti climatici.
Soderlund ha anche aggiunto come potrebbe necessario organizzare più seminari sulla necessità di consumare carne umana per fermare il riscaldamento globale. Secondo questo ricercatore, mangiare cadaveri umani anziché carne e verdure potrebbe essere la soluzione al problema ambientale, poiché sostituirebbe l’industria della carne e l’agricoltura, che, secondo diversi ambientalisti, è in gran parte responsabile del riscaldamento globale.
Mangiare carne umana per salvare il pianeta: la proposta in Svezia
Mangiare carne umana, secondo il ricercatore, libererebbe, inoltre, la civiltà da uno dei tabù più antichi. ”Oggi consumare il corpo di un cadavere – spiega – significa oltraggiare in qualche modo il defunto”. L’intervento del ricercatore e professore svedese, è andato in onda la scorsa settimana, ed è stato accompagnato da una rappresentazione grafica alquanto scioccante, di forchette che infilzano delle mani umane”.

Viviamo veramente in un ambiente di mentecatti.

Non mancherà qualcuno che lo prenderà sul serio e inizierà a modificare la dieta con menù innovativi: stinco di Gianni al forno, testina di Michele con patate, capocollo di Alfredo con insalata, petto di Alberto con verdure grigliate, Antonella in porchetta e Lucia in salmì.

Bisogna bombardare Stoccolma, prima che questi vichinghi che hanno scambiato la civiltà per una ricetta ci mettano in pentola. In fin dei conti, eliminare la Svezia sarebbe una piccola perdita per il pianeta ma un grande vantaggio per quel che resta della nostra povera specie, di sempre meno Homines Sapientes e di molti stolti. Metterei ovviamente in salvo i film di Ingmar Bergman affinché la Svezia possa essere ricordata esclusivamente per le sue ultime menti eccellenti prima della mutazione antropologica. Finirebbe questa dittatura della sciocchezza che consegna persino dei Nobel per la pace o per la letteratura a chi ammazza e a chi non sa scrivere.

ODIO GLI ANTIFASCISTI

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Davvero non se ne può più di quei cialtroni che gridano al ritorno del fascismo. Chi lo afferma è meno di un fascista e peggio di qualunque altro essere umano. Il fascismo non torna perché la storia non perdona. Inoltre, tanti fascisti furono onesti e sinceri. Gran parte del popolo italiano divenne fascista perché non ne poteva più di socialisti e liberali che tradivano la nazione e la facevano sprofondare nel fango degli eventi. Un antifascista come Salvemini lo confermò chiaro e tondo augurandosi che Mussolini riuscisse a sbarazzarsi dei Giolitti e dei Turati, le vecchie mummie, per risollevare un Paese corrotto ed umiliato. Ma i cialtroni non tornano semplicemente perché loro non se ne sono mai andati. Siamo letteralmente circondati. Costoro, col loro carico di balle, attraversano i secoli aumentando o diminuendo di numero senza mai sparire del tutto. Ci sono tempi felici in cui vengono perseguitati, rincorsi nelle loro case, eliminati in gran numero ma mai, purtroppo, definitivamente debellati. La nostra è l’epoca dei cialtroni in fitta schiera e l’Italia è il loro ritrovo preferito. Prendiamola subito di petto la questione, partiamo da quel tronfio chiacchierone di Umberto Eco che dall’alto della sua superiorità morale, che è sempre bassezza intellettuale, s’inventò la categoria del fascismo eterno, l’ur-fascismo, per poter eternamente rinfacciare ai non allineati al suo verbo di essere tutti dei potenziali bastardi che sotto gli abiti civili nascondevano la camicia nera. Tutti torturatori ignoranti meno che lui, ovviamente, gran cerimoniere di riti resistenziali che triturava le palle al prossimo con le sue rampogne da quattro soldi. Un vero odiatore che disprezzava chiunque si discostasse dalla sua posizione, certamente giusta ed irreprensibile. Quali erano per Eco le caratteristiche del fascismo eterno?
Eccole:
1. il culto della tradizione. 2. il rifiuto del modernismo. 3. il culto dell’azione per l’azione 4. la mancanza di spirito critico. 5. la paura della differenza. 6. l’appello alle classi medie frustrate. 7. l’ossessione del complotto. 8. Il sentirsi umiliati dalla ricchezza ostentata e dalla forza dei nemici. 9. il complesso di Armageddon quale antipacifismo. 10. L’elitismo e il disprezzo per i deboli. 11. Il culto dell’eroismo. 12. Il sessismo. 13. Il populismo. 14. l’uso di una neolingua ingannatoria.
Sembra il programma dei governi di sinistra (e di destra) degli ultimi vent’anni che coltivano la tradizione dei loro collegi elettorali, rifiutano il progresso industriale e svendono i gioielli di famiglia, agiscono solo per i fatti propri, non fanno autocritica sulle loro scelte, elargiscono mance alle clientele, temono il confronto serio sulle faccende strategiche, allevano traditori, parlano lingue incomprensibili alle masse, si sentono superiori all’uomo della strada, si descrivono come i migliori, ascoltano solo i loro cerchi magici, alimentano frottole antiscientifiche. Senza entrare troppo nei dettagli, che sono più ridicoli della classificazione, ognuno sa che questi elementi si trovano mescolati in vario modo in tutta la collettività, in ogni settore sociale, in tutti i partiti, nella testa dei singoli individui. Ovunque. In molti li sfruttano. Nessuno scampa all’ur-fascismo? Certo che no, a meno che non si chiami Uberto Eco. Leggere Eco serve solo per imparare ad adorare Eco, il correttissimo antifascista del terzo millennio ormai finito tra i fantasmi sempre invocati da quand’era in vita. Non c’è nient’altro da apprendere. La verità è che gli antifascisti dei giorni nostri sono tutti dei gran ciarlatani che nascondono dietro l’antifascismo la loro spietata dittatura. L’antifascismo è il nuovo totalitarismo, con la sua neolingua politicamente corretta, il suo disprezzo delle differenze, il suo odio per gli avversari, l’elitismo, il culto dei migranti messi contro il resto della gente, il razzismo verso gli oppositori e i critici ecc. ecc.
Ora leggo pure che quell’altro genio di Cremaschi ha scritto: “dal 1945 i fascisti si sono sempre mascherati in vario modo, spesso reagendo sdegnosamente a chi ricordava loro chi realmente fossero”. Appunto, se fosse davvero così l’ultima loro maschera si chiamerebbe antifascismo ed è la peggiore di tutte. Tuttavia, ribadisco che i fascisti d’antan erano più sani di questa masnada di venduti e truffatori.

Il dominio del politicamente corretto

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Non si può più parlare perché la grammatica è maschilista, non si può più pensare perché è in atto un’autocensura preventiva delle idee per non offendere nessuno, persino mangiare è diventata una guerra tra bande di proibizionisti. Scopare neanche per scherzo, si rischia l’accusa di stupro. Altro che fascismo, nazismo e comunismo. L’oscurantismo è hic et nunc. Il politicamente corretto è la peggiore dittatura di tutti i tempi, dominio di classi dirigenti decadenti che vogliono trascinare la collettività in un inferno di divieti per perpetuarsi al potere. La libertà è ormai una vecchia meretrice che gronda sangue dalle mani e bava dalla bocca. Usa i diritti come una spada per percuotere la gente e dividerla in minoranze che si scannano a vicenda. Essere liberi significa diventare servi di ogni idiozia marginale e chi non si piega viene messo alla gogna. Le donne contro gli uomini, i gay contro gli eterosessuali, i migranti contro gli autoctoni, i bianchi contro i negri, i vegetariani contro gli onnivori ecc. ecc. I popoli che unanimemente la rifiutano si beccano bombe di democrazia sulla testa. Bisogna liberarsi della libertà per tornare ad essere un po’ più liberi. Occorre una lotta di liberazione contro la libertà per vivere liberamente (senza illudersi per questo di essere veramente liberi). Solo una libera dittatura, l’unica in grado di coinvolgere grandi masse di popolazione, ci potrà salvare dalla dittatura della libertà, instaurata dalla minoranza dei politicamente corretti e umanamente corrotti.

«Il politicamente corretto è diventato uno strumento delle “classi dominanti”, l’idea di un comportamento appropriato per mascherare meglio il loro “predominio sociale” e mettersi
la coscienza a posto. A poco a poco, il politicamente corretto è perfino diventato un marcatore di questo “predominio” e uno strumento di controllo sociale, un modo di distinguersi dai “bifolchi” e di censurarli, di delegittimare la loro visione del mondo in nome della morale. Ormai la gente deve fare attenzione a quello che dice. E va di male in peggio, specialmente nelle università. La forza di Trump nasce probabilmente dall’aver rotto con questa cappa di piombo. Per esempio, la gente molto ricca in genere tiene un profilo basso mentre lui se ne vanta. Suppongo che una parte degli elettori preferisca questo all’ipocrisia dei politici conformisti».
«Attraverso Radical Chic descrivevo l’emergere di quella che oggi chiameremmo la “gauche caviar” o il “progressismo da limousine”, vale a dire una sinistra che si è ampiamente liberata di qualsiasi empatia per la classe operaia americana. Una sinistra che adora l’arte contemporanea, si identifica in cause esotiche e nella sofferenza delle minoranze ma
disprezza i rednecks (bifolchi ndr) dell’Ohio. Certi americani hanno avuto la sensazione che il partito democratico fosse così impegnato a fare qualsiasi cosa per sedurre le diverse
minoranze da arrivare a trascurare una parte considerevole della popolazione. In pratica quella parte operaia della popolazione che, storicamente, ha sempre costituito il midollo del partito democratico. Durante queste elezioni l’aristocrazia democratica ha deciso di favorire una coalizione di minoranze e di escludere dalle sue preoccupazioni la classe operaia bianca. E a Donald Trump è bastato chinarsi a raccogliere tutti quegli elettori e convogliarli sulla sua candidatura».
«Nessuno si prende la briga di definire correttamente cosa si intende per aggressione sessuale. È una categoria estremamente sommaria che va dal tentato stupro alla semplice attrazione, e da questa confusione nascono tutti gli eccessi. Sono diviso tra lo spavento, come cittadino, e il divertimento, come romanziere, per questa meravigliosa commedia
umana. Se continua di questo passo, questa storia può diventare la più grossa farsa del Ventunesimo secolo. Sulla stampa, ancora adesso sul New York Post e sul New York Times, ci sono articoli in prima pagina con titoli a caratteri cubitali. Oggi qualsiasi uomo dedichi qualsiasi sorta di attenzioni a qualsiasi donna, per esempio sul posto di lavoro, diventa un “predatore”. Da quando è scoppiato il caso Weinstein, sento dappertutto uomini che dicono alle giovani donne che frequentano “non dovrei farmi vedere con te in questo o quel posto”, “lavoriamo nella stessa impresa e sono in una posizione più alta della tua, farebbe una pessima impressione”. Ormai gli uomini si preoccupano perché trovano attraenti certe donne. Improvvisamente ci ritroviamo in opposizione con le leggi naturali dell’attrazione che ora bisognerebbe ignorare. Nessuno parla di quelle donne, tuttavia numerose,
che provano un piacere concreto e considerevole a incontrare sul posto di lavoro un collega che trovano attraente. Un uomo che altrimenti non avrebbero avuto occasione di incontrare. Penso che il mondo non sia cambiato così tanto da mettersi a proclamare che oggi all’improvviso le donne non vogliono più suscitare l’attenzione degli uomini. In realtà non è cambiato niente, eccetto il fatto che le donne dispongono di un potente strumento di intimidazione che prima non avevano. Adesso possono rimettere al loro posto gli uomini le cui attenzioni sono troppo estreme o che esse giudicano troppo volgari, possono eliminare un rivale sul piano professionale o magari vendicarsi di un amante “troppo mascalzone”. Per accusare qualcuno di aggressione sessuale sembra che ormai basti la parola di una donna e alcuni stanno già chiedendo un rovesciamento dell’onere della prova e che sia l’uomo sospettato a dover provare la propria innocenza».

Tom Wolfe intervista a La Repubblica.

UN DIBATTITO E UN CONFLITTO DEVIATI, di GLG

gianfranco

A me non interessa molto la discussione sullo ius soli, poiché ritengo che l’“integrazione” manchi completamente soprattutto con riferimento ai p-idioti, agli “antifascisti” che nulla sanno della Resistenza, della storia dell’“infausto ventennio”, della seconda guerra mondiale, del 25 luglio e 8 settembre ’43, delle discussioni post-guerra, della scelta tra monarchia e Repubblica, dell’Assemblea Costituente, del Fronte popolare, dell’uccisione di Giuliano (e poi di Pisciotta che voleva rivelare chi l’aveva accoppato, con ciò facendo probabilmente capire qualcosa della lotta “autonomista” siciliana, condotta da quelli che non furono del tutto irrilevanti per lo sbarco degli americani in Sicilia), e via dicendo.
Il motivo fondamentale per cui ritengo un’aberrazione la volontà d’approvare una simile misura – che ha effetti non indifferenti sulla popolazione italiana, infatti assai divisa in merito – è che siamo assai vicini alle prossime elezioni e quindi ad un governo eletto infine secondo le regole in cui i “sinistri” dicono di credere, le regole della loro “democrazia”. E’ evidente che siamo in presenza di bugiardi; costoro non credono minimamente a quello che affermano ogni secondo momento. Hanno paura che il voto non li premi (e ricordo, en passant, che l’astensione riguarda ormai oltre due terzi dell’elettorato; una bella manifestazione della volontà popolare e di un governo espressione di quest’ultima!). A meno che non si voglia alla fin fine rinviare anche la “democratica” espressione degli orientamenti della popolazione votante. Altrimenti, la si lasci prima di tutto votare e poi deciderà la prossima maggioranza. Ricordo, fra l’altro, che quella attuale è risultata dal fatto che oltre un terzo dei parlamentari ha cambiato casacca: eletti in una lista, sono poi trasmigrati tra le fila degli attuali s-governanti.
La si smetta poi di cianciare sull’integrazione. Negli Stati Uniti, è da un bel pezzo che ci sono immigrazioni; e ci sono ancora le China Towns, ancora dissidi e scontri tra neri e bianchi (malgrado la favoletta che la penultima elezione presidenziale ha sancito la perfetta assimilazione di popolazioni diverse). Gli Stati Uniti non sono una nazione (e una popolazione “integrata”) nel vero senso del termine (come non lo erano nemmeno l’Urss o la Jugoslavia, mentre invece lo è la Cina, per l’85 o 90% Han). Se gli Usa andassero incontro a fenomeni di indebolimento (appunto come quelli dell’Urss e della Jugoslavia), si assisterebbe ad una loro bella “disintegrazione”. Non è minimamente sufficiente che i bambini d’altra provenienza (e anche da più di una generazione) siano nati in un dato paese, abbiano frequentato le scuole di quest’ultimo, ecc. Certo, fra tutti loro parlano la stessa lingua (in modo spesso un bel po’ approssimato, basti pensare al degrado subito dalla povera lingua italiana), si frequentano in locali vari, assistono agli stessi concerti, tendono a scopare insieme e anche a sposarsi in molti casi. Perché però non si diffondono le statistiche circa le separazioni tra individui di etnie e culture diverse rispetto alle unioni fra “omogenei” in tal senso? Si straparla come sugli stupri; ce ne sono di più commessi dagli italiani affermano i “politicamente corretti”; e poi si constata che il 43% degli stessi sono opera di un comparto della popolazione che sarà sul 5% o giù di lì di quella italiana vera e propria.
Il vero fatto è che questi semicolti della “sinistra”, bugiardi a tutto tondo, hanno la (giusta) sensazione d’essere finiti, d’essere ormai degli zombi. E allora cercano schiere di asserviti fra cui reclutare fra un po’ di tempo bande di violenti e bastonatori (o anche uccisori) per spaventare ed eliminare i loro potenziali seppellitori. Che la nostra popolazione (con alla testa gli astenuti dalle malefiche elezioni) infine decida; vuole crepare lei o vuol liberarsi dei “buonisti”, degli “accoglienti”? Qualche annetto ancora e poi si deciderà se l’Italia sarà quella che ancora, anche se con sempre maggiore difficoltà, conosciamo (grosso modo ormai); oppure se diverrà invece una mescolanza frammentata di popolazioni con abitudini, mentalità, cultura, tradizioni, insomma STORIA, completamente differenti. Ci vuole certo rispetto reciproco e nessun complesso di superiorità tra popoli diversi. Bisogna però essere consci della propria diversità e non fingere che si è tutti eguali. Tutti siano tenuti allo stesso livello, ma differenti e gelosi, anzi orgogliosi, delle proprie specifiche caratteristiche. Questo è un atteggiamento sano e veramente sincero, che può evitare conflitti distruttivi. I “sinistri” non vogliono questo. Intendono restare al potere pur se da un quarto di secolo hanno ormai dimostrato di non esserne capaci, di star riducendo questo paese all’asfissia. E per questo fingono la possibilità di integrazione con quelli che si sforzano di asservire ai loro scopi; qualcuno dei quali viene anche ammesso tra le loro fila perché ha caratteristiche tali da poter divenire un capo. Tale ammissione serve alla propaganda dell’integrazione dei “diversi”, oltre al vantaggio di una assai migliore trasmissione dei comandi verso gli asserviti, che così agiscono con più convinzione sotto la direzione dei manigoldi distruttori del nostro futuro al fine di mantenere il loro potere, pur essendo quest’ultimo in fase di corrosione.

CONTRO L’IMPERO DEL BENE, CONTRO LA CHARITY CONNECTION. P. MURRAY

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Questo è il Bene, è la vecchiaia del mondo,la terza età sempiterna del nostro pianeta. Il tramonto del maligno è la grande incognita del nostro tempo. Cosa si nasconde sotto questo strato di vernice, sotto il cerone, sotto questa coltre di candida purezza, dietro le litoti zuccherose, sotto questa glassa di innocenza sciroppata? Sotto questa liscivia senza fosfati? La risposta non è immediata. Nell’assenso generale il Bene prende il posto del Male, certo, ma solo a patto che si continui a dire e ridire che mai il Male è stato tanto minaccioso, spaventoso, paralizzante;e che tutto ciò sia filmato, provato, documentato, repertoriato, in diretta, in differita. Credere nell’esistenza del Male è la condizione di sopravvivenza della società stessa e delle sue infinite performance filantropiche. La Beneficenza è un modo di dire,la Carità un effetto di stile. Non dovete fare altro che crederci, essere toccati dalla fede che salverà lo Spettacolo (il rinvio al concetto di Guy Debord mi sembra, al momento, irrinunciabile), e soprattutto urlarlo, ripeterlo, dire sempre di più e più forte che anche voi adorate quello che deve essere adorato,che condannate fermamente tutto quello che deve essere condannato, il razzismo sempre, il localismo, il localismo terrorista, gli integralismi islamici, tutti i populismi, tutti i qualunquismi,il traffico d’avorio e di pelliccia, l’ambaradan della Parigi-Dakar, la rinascita dei nazionalismi nei paesi dell’ex Blocco sovietico. Dilige et quod vis fac,diceva Sant’Agostino. Ama e fa’ quello che vuoi. Oggi sarebbe piuttosto: Di’ che ami e fa’ tutti i soldi che vuoi… La mia ingenuità è durata a lungo. Pensavo che le Cause Buone e Giuste fossero ovvie, naturali,lampanti;e che le cose interessanti da dire iniziassero proprio laddove il buon senso viene meno. Mi sbagliavo. Non basta essere contro la morte, l’apartheid, il cancro, gli incendi boschivi;non basta volere la tolleranza, il cosmopolitismo, le feste dei popoli e il dialogo tra le culture;non basta condividere le sofferenze degli etiopi, dei nuovi poveri, degli affamati del Sahel. No, non è sufficiente. La cosa fondamentale è dirlo e ridirlo, ripeterlo mille volte al giorno. Certo, bisogna anche trovare il modo di dirlo. Perché essere un vero bene dicente non basta, quello che conta è l’atteggiamento,l’impressione, l’allure: ogni sacrosanto momento è buono per scoprire l’Eldorado delle buone azioni. Pensare giusto è un sapere a sé stante,una competenza; pensare giusto è pensare bene ma con quel tanto di aggressività da far credere all’ascoltatore, al lettore o allo spettatore, che tu sei li, audace,solo,coraggiosamente e impareggiabilmente solo, contro nemici terribili. Fanno sempre molto riderei pugni e i muscoli in mostra di chi fa finta di aver consacrato la propria vita alla Beneficenza. Facile, no?, arbitrare partite già giocate; niente male, eh?,conoscere in partenza il vincitore della battaglia; confortanti, i conti già regolati. Coordinare ricerche di morti è, a modo suo,una sinecura. In un mondo sempre più complesso,inestricabile, perso nelle propri e mistificazioni,ci aggrappiamo al tempo passato, quando esistevano ancora il Bene e il Male. Bianco sulle macchie più difficili,nero per scuri perfetti. Luce bianca purissima.Notte. Non crediate di trovare grandi sorprese nel pattume della Storia. La telefatwa di qualche anno fa contro Heidegger ha mostrato una serie di cose interessanti.SCOOP!HEIDEGGER ERA NAZISTA.Il massimo onore consisteva allora nel portare a riva una carcassa di tedesco purosangue già divorato dai mille squali del tempo che scorre. Rivelare un bel segreto filosofico di Pulcinella:un atto di puro eroismo, un’impresa epica. Come la paura che abbiamo noi qui, a casa, al calduccio,la paura di Saddam,di Ceausescu,di Pol Pot e digentaglia del genere. Ai distillatori del ben pensare testato e garantito servono cattivi della stessa stoffa delle loro virtù da strapazzo. Il peggior criminale può diventare una fiction per i nostri schermi perché il terrorismo del Bene – inseparabile dalla civiltà di massa(la lingua della massa è binaria: sì-no, buono-cattivo, bianco-nero) per vivere ha bisogno di nemici semplici,su misura,di orrori spaventosi in provetta, ben impacchettati. Ed è grazie a loro che il Bene potrà estendere il suo dominio di indiscutibile esemplarità. L’hitlerizzazione dell’avversario è un riflesso incondizionato. Negli ultimi tempi, Khomeini, Breznev, Gheddafi, Jaruzelski, per fare qualche nome a caso, sono stati eletti Hitler dell’anno a maggioranza assoluta, con il pericolo vero, poi, dieliminarelaspecificitàdecisiva dell’abominio hitleriano. Si fa tutto un gran parlare dell’esercito iracheno (addirittura«il quarto al mondo»),come della Securitate rumena.Ci devono iniettare senza soluzione di continuità la fede nella realtà reale della neorealtà.Viviamo in un’atmosfera di religiosità furiosa. E non sto parlando della buona vecchia religione di una volta, perché l’ateismo avanza, lo vediamo tutti, l’indifferenza si diffonde, le grandi fedi di un tempo (quelle sì che erano veramente follie,in quanto tali, potevano giustificare la follia religiosa) sono sostanzialmente sparite. La nostra religione è ancora più delirante: la vera fede, oggi,è credere nello Spettacolo…. Ah! Le opere dei Misericordiosi! Oggi sono i cantanti, gli attori,gli sportivi, i creativi della pubblicità,sono loro,lo sappiamo, i veri modelli del nuovo esercizio di apologetica spettacolare. Vi sbattono in faccia il loro entusiasmo senza colpo ferire, con così tanto trasporto,si lanciano con così tanto fervore contro la droga,contro la miopatia congenita,contro le alluvioni, contro la fame nel mondo,per i diritti dell’uomo, per salvaguardare l’esistenza dei curdi,e con toni cosi convincenti, partecipi, commossi, che anche voi avete la sensazione,nel vederli scagliare le loro frecce coraggiose in pertugi tanto inesplorati, anche voi credete,per un attimo, che quelle Cause le abbiano scoperte loro. Che spettacolo palpitante! Management degli
affetti speciali! Predatori del Bene perduto!Telefono azzurro dei Perseguitati! … Ma la vera goduria è quando tutti insieme i campioni delle Cause Buone e Giuste calcano le scene,quando si riuniscono per discutere,per dibattere sulle loro convergenze, quando cercano sfumature, varianti, quando in una disgustosa complicità si spalleggiano e si inventano conflitti che non esistono. Guardateli, ascoltateli, sono arrivati,ci sono tutti,tutti la stessa famiglia,le nostre Dame della criminalità misericordiosa. Perché fare i nomi?Perché citare le trasmissioni? I programmi? È il quadro d’insieme che è maestoso: una Charity connection di pura classe. Se le volessero davvero fare,le distinzioni,cambierebbero il ritornello. Sbaglio o nel Sud Italia ogni anno nelle rappresentazioni della Passione, il Cristo è interpretato proprio da certi mafiosi arcinoti? Cos’altro si fa, oggi, sui set di fine secolo?…La Banca Mondiale dei diritti dell’uomo è ilponderoso organismo di riciclaggio dei loro capitali. Una dichiarazione filantropica, una sola, e vi saranno spalancate le porte di sconfinati paradisi fiscali, mille volte più inespugnabili di Panama o delle Isole Cayman. Bisogna comunque riconoscere che sono maestri nell’arte della contestazione, della controversia fasulla,dell’antagonismo duro e puro di bimbi più sani e più puliti.Stalkeraggio emotivo che nessuna legge potrà punire! Eh sì, il Bene ha invaso tutto; un Bene un po’ speciale però, elemento che complica ulteriormente le cose. Una pagliacciata di Virtù,o meglio,più esattamente: quello che resta di una Virtù non più pungolata dalla furia del Vizio. Un Bene riscaldato. Un revival del Bene che sta all’«Essere Infinitamente Buono» della teologia un po’ come un quartiere «riqualificato» sta ai rioni di una volta, costruiti lentamente, assemblati con pazienza, in base al tempo e al caso;o come quelle porcate di«aree verdi»stanno al buon vecchio verde normale, di alberi cresciuti alla bell’e meglio senza chiedere niente a nessuno;o ancora,se preferite,come uno scaffale di bestseller sta alla storia della letteratura. Un Bene riscaldato,una nostalgia di Bene,perché il Bene reale è impossibile. Ci rimane come una specie di premio di consolazione. Un Bene di consolazione, ecco. Tali barbarie non potevano più continuare!Era ora che finissero gli orrori!Ora basta,si dorme!Aletto!Tubini e tubetti,chimica, orari di visita, tivù in camera. Ciak si cura!Il medico non ride più del prete, ormai si sono fatti carico, insieme, mano nella mano, del nostro avvenire. Anestesia all’uopo. Cura del sonno.Calmanti.Tutti a nanna.

La strategia dell’isteria

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La strategia dell’isteria con la quale i politicamente corretti sperano di mantenersi in sella, distillando odio puro, senza distinzioni di razza, sesso e religione, ma lamentando l’immaginaria riacutizzazione delle discriminazioni xenofobe, di genere e di fede, procurerà tanti danni all’Italia ma, forse, riuscirà a risvegliare dal fondo dell’abisso forze devastanti che verranno finalmente a spazzare via simili demoni dostoevskiani, con il loro armamentario ideologico pestilenziale. Quando si sarà fatta piazza pulita dei laidi buonisti di ogni colore politico, con persecuzioni, torture e altri episodi estremi di vendetta e di rabbia, la ragione tornerà a rischiararsi convogliando le energie in eccesso in una saggia e assennata opera di ricostruzione della società. Ma prima di quel momento, dovranno scorrere abbondanti fiumi di sangue perché siamo circondati da una massa enorme di zozzoni senza coscienza e senza pietà che sta avvelenando un’intera epoca storica. Il fascismo non c’entra niente con le spontanee reazioni della gente alle umiliazioni subite a causa delle iniziative di una classe dirigente immonda e asservita ai peggiori cliché dell’odierna decadenza. Di fronte a questo scempio, dovremmo pure stare zitti secondo lorsignori. Non possiamo pronunciare la nazionalità di chi commette atti di violenza, non possiamo indicare la sua chiesa, pur se in nome di essa è stata compiuta una strage, non possiamo specificare il sesso per non urtare l’apparato genitale di nessuno. Nel far questo, però, possiamo benissimo violentare il cervello, l’unico organo che non trova più difensori.
La Lezione di Alfonso Berardinelli a Michele Serra e Massimo Cacciari:
“Michele Serra … venerdì scorso dedica la sua rubrica di prima pagina alla correttezza o non correttezza politica di precisare, nelle notizie, di quale nazionalità sono, ogni volta, chi stupra e chi è stuprato. Precisarlo, secondo Serra, sarebbe scorretto, poiché per la legge, per i codici, “gli uomini sono tutti uguali” e “ogni sottolineatura enfatica della nazionalità di un reo come della nazionalità della vittima è in parte stupido, in parte strumentale”. La sottolineatura enfatica certo non va, ma l’informazione non credo che vada condannata. Se fosse cosi, la cronaca, il giornalismo, non esisterebbero. E’ razzistico dire che…Simenon era un seduttore compulsivo, Sandro Penna un pederasta, Wittgenstein un sessuofobo? Quella suscettibilità di Serra per un momento mi ha dato i brividi. Ho visto l’umanità senza volto né colore né età, una sfilata di sagome identiche e vuote, non esseri umani ma ombre. Serra è anche uno scrittore. Perché non vede che la mancanza di dettagli reali spegne l’immaginazione? La seconda quisquilia, un po’ più corposa, la trovo nell’intervista a Cacciari sulla sinistra, che “non deve inseguire la destra sulla questione degli immigrati” (stesso giornale, stesso giorno). Secondo il filosofo, mai contento della sua ingrata sinistra che non lo ascolta, non gli ubbidisce mai, si assiste oggi a “una deriva estremamente pericolosa”. Quale deriva? Quella per cui il ministro dell’Interno Minniti “cerca di tradurre in ‘moderatese’ quello che certa destra urla in modo forsennato”. La paura e le urla sarebbero, secondo Cacciari, tipiche della “crisi di regime” che stiamo vivendo. E cosi, continua, viene voglia di tapparsi le orecchie, perché “subentra la logica amico nemico”. Strano che proprio il filosofo che ha masticato per anni le teorie di Carl Schmitt, secondo cui la politica nasce come logica che oppone amico a nemico, si scandalizzi e si turi le orecchie pur di non ascoltare i fragori della lotta politica. E lo stesso filosofo che dichiarava di non credere più alla distinzione fra destra e sinistra, ora si allarma se vede che un problema reale, quello delle grandi migrazioni, determina fra sinistra e destra qualche punto di contatto. Perché lo determina? Ma per il semplice fatto che ogni schieramento politico, per vincere le elezioni (cosa che preoccupa moltissimo Cacciari), deve ascoltare la società, i cittadini, le loro voci e le loro urla. L’Italia pullula di più che maturi ex comunisti, o tuttora comunisti, che vorrebbero rispedire subito in Africa i “troppi” africani che si vedono in giro nelle nostre città. Cacciari dice che con un Minniti che si avvicina, secondo lui, alla destra (e non semplicemente a un sentire diffuso!) “perderemo le elezioni”. Ma non è distinguersi nettamente sul problema degli immigrati che farà vincere o no la sinistra: direi che distinguersi su tutti gli altri problemi conta molto di più, a scopi elettorali. E poi, vincere. E’ mai bastato vincere le elezioni, se poi non si sa governare?

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